giovedì 10 marzo 2011

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mercoledì 9 marzo 2011

Sul Socialismo ed i Socialisti

Frank Chodorov è un maestro. In questo estratto vengono illustrati gli aspetti principali delle tendenze socialiste: in termini di società ed in termini di governo. Vengono analizzati inoltre anche gli aspetti a cui la gente piace dare ascolto e vuole sentirsi dire per abbandonare il prorpio raziocinio e seguire il primo venditore di fumo che si presenta alla porta. Una truffa che viene montata giocando sulla psiche del cittadino facendo che sia egli stesso infine a stringersi sempre più il cappio al collo.

Il socialismo è la via più breve per manipolare a favore di pochi la società e l'economia.

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di Frank Chodorov


[Questo articolo è un'estratto dal capitolo 8 de Out of Step (1962). Un file audio MP3 di questo articolo, letto da Ted Whelan, è disponibile per il download.]


Ero uno sbarbato tra i 10 ed i 12 anni quando, facendo delle commissioni per mio padre, correvo per Grand Street. Era, e lo è, una via molto trafficata nel centro di New York, ma in quei giorni era un'istituzione costituita da un numero di imprese lungo la strada chiamate "coffee saloon". Queste, presumo, servissero cibo, ma quando le frequentavo nei pomeriggi fornivano solo tazzoni di caffè e grossi pezzi di torta. I clienti, o gli abituè, sembravano essere meno interessati nel mangiare e bere quanto a discutere delle nozioni metafisiche di Karl Marx o Kropotkin.

Ognuna di queste imprese acquisiva una caratteristica propria, derivante dalla particolare ideologia richiesta dalla sua clientela o da un'interpretazione di quella ideologia enunciata da alcuni sapientoni auto-nominati che avevano un seguito. C'era almeno un "saloon" che solo i veri credenti frequentavano, il loro passatempo principale, oltre a discutere di argomenti dicutibili sulla scienza "marxista", era castigare i revisionisti che parlavano per ore in un altro "saloon".

Quest'ultimi, che si definivano social-democratici, spendevano la maggior parte del loro tempo a provare l'un l'altro la correttezza delle riforme che avevano inventato; accidentalmente dovevano aver ragione, poichè la maggior parte delle riforme fu in seguito adottata dai democratici e poi dai repubblicani. Ma, in generale, questi socialisti erano evolutivi piuttosto che rivoluzionari; sognavano del giorno in cui il capitalismo sarebbe andato in rovina per le sue deficienze interne, quando una sola spinta da parte del proletariato lo avrebbe rovesciato. Desideravano lasciare che le immutabili forze della storia facessero il lavoro e si accontentavano di parlare; c'era poca inclinazione ad aiutare le forze della storia. Ciò fu prima che Lenin presentasse la sua dottrina del dinamismo.

Oggi ci sono in giro molto pochi socialisti come quelli che si trovavano a Grand Street, anche in questo paese o in Europa, eccetto, forse, al Kremlino. Se ne sono andati i dogmatici, i socialisti "scientifici", con cui ero deliziato nel parlare al campus del Columbia College o che schernivo sui palchi improvvisati a Union Square, New York. Sono scomparsi non solo perchè le misure che chiedevano sono state largamente accettate e sono state istituzionalizzate, ma per lo più perchè la loro posizione teorica è stata minata dall'esperienza.

Ce ne sono inoltre pochi che spendono una buona parola per la teoria del valore nel laborioso lavoro industriale, o appoggiano a parole la teoria del valore aggiunto marxista, la quale era la chiave di volta della sua teoria dello sfruttamento e della sua accusa al capitalismo. L' "esperimento" russo ha mostrato che lo Stato può essere costruito sulle ossa del proletariato, come anche sulle ossa dei capitalisti, e la relativa teoria "dell'appassimento dello Stato" è andata a farsi benedire insieme a tutte le altre nozioni. Non c'è nessuno con cui parlare e tutte le ore che spendo leggendo il Das Kapital, per un fine dialettico, ora sembrano essere sprecate. Peccato, poichè ho speso bel tempo con questi socialisti.

Ma questa è la strada della conoscenza empirica: fa confusione con le teorie proposte, con sicurezza, da economisti logorroici e scienziati sociali nelle torri d'avorio. Il capitalismo, senza il beneficio di una teoria ed operante solamente sul motivo mondano del profitto, ha confutato Marx in ogni punto. Per essere sicuri, gli economisti della Scuola Austriaca hanno confutato la teoria del valore del lavoro — secondo cui il valore di una cosa è determinata dalla quantità di lavoro impiegata per produrla — mostrando che il valore è interamente soggettivo e non ha alcuna relazione con qualsiasi lavoro. Ma i capitalisti hanno fatto a modo loro; quando le persone volevano una cosa ed erano desiderosi di pagarla, i capitalisti la facevano e quando non c'era alcuna domanda per una cosa semplicemente non la facevano. C'è da dire che il consumatore mette il valore su ciò che vuole.

La teoria del valore aggiunto sosteneva che i capitalisti pagavano per il lavoro salari necessari al sostentamento e trattenessero come profitti tutto quel lavoro prodotto al di sopra questo livello di sostentamento; ma il capitalismo ha dimostrato che i salari venivano dalla produzione e che più capitale fosse stato usato nella produzione più grande sarebbe stata la produttività del lavoro e di conseguenza più grandi le sue ricompense. Il capitalismo ha aumentato i salari, non li ha abbassati come Marx predisse. Così tanto che il lavoratore con una lavatrice ed un'automobile ha perso ogni traccia di "consapevolezza della classe operaia". Gioca anche a golf.

Al capitalismo ci sono voluti quasi cento anni per demolire il socialismo "scientifico" con un metodo pragmatico, ma lo ha fatto attraverso un lavoro con cui il Das Kapital è stato messo a riposo senza un requiem. Anche la nazionalizzazione del'industria, una volta priorità massima di tutti i programmi socialisti, ha perso il suo fascino.

In Inghilterra i sindacati, che forniscono la mole di fondi per il Labour Party, hanno abbandonato la strada della nazionalizzazione per due motivi: primo, in uno sciopero contro un'industria detenuta da privati il governo può essere chiamato come mediatore ed il governo può sempre, per ragioni politiche, essere chiamato in favore degli scioperanti, mentre uno sciopero contro un'industria nazionalizzata è difatti uno sciopero contro il governo, o una rivoluzione, con risultati discutibili; secondo, l'inefficienza di un'industria controllata burocraticamente è troppo evidente per garantire persino una discussione.

I socialisti tedeschi, finora i più valorosi tra i protagonisti marxisti, hanno dichiarato che la nazionalizzazione deve essere ripristinata solo se avanza per "fini socialisti"; altrimenti l'industria può essere lasciata in mani private. La verità è che la condizione dei lavoratori è così migliorata in una libera economia che non apprezzano alcun cambiamento ed i teorici socialisti, ansiosi di voti, hanno dovuto cambiare le loro teorie in modo da aggiustarle per il loro seguito.

Quindi, cos'è il socialismo senza Marx? Posi la domanda ad un funzionario del Partito Socialista Francese e ricevetti la seguente risposta:
«Marx non avrebbe potuto anticipare i grandi avanzamenti tecnologici dei secoli scorsi e, di conseguenza, mentre le sue teorie erano corrette al suo tempo non si applicano alle condizioni del presente. Nonostante ciò Marx ha fatto molto per il movimento della classe operaia al suo tempo ed ancora da al nostro movimento direzione ed ispirazione.»


C'è da dire che non esiste alcuna posizione teorica per i socialisti, nessun postutlato che li guidi e loro devono "perseguirlo ad orecchio". Per necessità si sono ridotti all'opportunismo e sono di conseguenza diventati solamente politici, non rivoluzionari. In ogni paese i socialisti sono diventati cercatori di cariche pubbliche, con lo scopo di mantenere le redini del governo con metodi parlamentari e per nessun'altra ragione se non godere delle prerogative ed i benefici della carica. Potere nell'interesse del potere è il loro attuale scopo.

Bene, come si acquisisce il potere in un paese governato dal suffragio popolare? Promettendo all'elettorato tutti i loro più fervidi desideri ed essere più sregolati nelle promesse rispetto all'opposizione. Così il socialismo è diventato solamente welfarismo e con il welfarismo viene anche il controllo dell'economia nazionale. Ma mentre il marxismo mirava a controllare l'economia per lo scopo di distruggere il capitalismo, il socialismo moderno pare direzionato a controllare l'economia nell'interesse del controllo; perfino invocare qualcosa chiamato economia "mista", parzialmente libera e parzialmente controllata.

In breve i socialisti di ogni dove hanno adottato il programma dei "liberali" americani. In Europa coloro i socialisti convinti ancora sostengono la loro fedeltà al nome dal momento che il nome "liberale", trattenendo ancora il suo significato originale, ovvero qualcuno che vorrebbe rimuovere le leggi, non li fa proliferare, mentre la mentalità socialista in questo paese ha distorto la parola nel suo significato opposto. Ma il socialista europeo ed il "liberale" americano sono entrambi energumeni dell'interventismo di governo negli affari dell'uomo; entrambi hanno un desiderio di potere; ed entrambi si offrono di comprare i voti con il denaro delle tasse. I programmi e le tattiche dei due sono identici. Non hanno una qualsiasi posizione teorica e una qualsiasi filosofia sul governo o sull'economia, con cui possono essere giudicati. Entrambi sono degli opportunisti.

Ritornando a Grand Street; a quell'epoca non potevo seguire il ragionamento — se può essere chiamato ragionamento — dei vari sapientoni che parlavano per ore in questi "saloon", ma acquisii un'antipatia per i socialisti che sin da allora è rimasta dentro di me. Un bambino è guidato dagli istinti, che sono impacchettati nel suo piccolo cervello quando arriva in questo mondo. Proprio come il suo fascio di muscoli può essere sviluppato lungo certe linee, o i suoi sensi affinati con la pratica, così i suoi istinti (o temperamento, se volete) possono essere perfezionati o allenati con l'educazione; ma allenati o non, il lignaggio originale si manifesta nella sua reazione col suo ambiente e questa reazione rimane costante. Questo è perchè essi sono, nel grado di devozione o aderenza alla dottrina, cattolici o ebrei di tutti i tipi e democratici o repubblicani di tutti i tipi. Questo è ciò che vogliamo dire quando diciamo che il bambino è un matematico "nato" o un politico "nato". Il suo istinto lo direziona verso un dato corpo di pensiero e nessuna quantità di discussioni o educazione può svezzarlo da esso. Sarà trasportato verso quel corpo di pensiero non importa quali influenze influiranno su di lui, semplicemente a causa della sua insita inclinazione intuitiva verso di esso.

Socialisti si nasce, non ci si diventa (e così anche per gli individualisti). In un certo senso la spinta di base verso il socialismo è in noi tutti, dal momento che ognuno di noi è incline ad imporre il proprio set di valori sugli altri; cerchiamo di "migliorare" l'altro collega attraverso i nostri particolari standard. Ma la maggior parte di noi prova ad "elevare" l'altro collega e, incontrando resistenza, ci rinuncia poichè sarebbe un lavoro senza speranza. Il socialista, tuttavia, ha un'intuitiva urgenza di potere, potere sulle persone, e procede ad appoggiare questa urgenza con un'etica: cerca potere per uno scopo umanitario. Vorrebbe "elevare" tutta l'umanità al suo ideale. Dal momento che l'individuo non desidera essere "elevato" e rivendica qualcosa chiamato diritti, il socialista si impegna a provare che l'individuo non esiste, che un'amorfa cosa chiamata "società" è il solo fatto della realtà e procede ad imporre il suo set di valori su questa cosa. Avendo fatto questa scoperta — che la società è qualcosa di più grande dlla somma delle sue parti, con un'intelligenza ed uno spirito proprio — il socialista indossa la sua lucente armatura e si avvia in una gloriosa avventura per il suo miglioramento. Lavora per il "bene sociale" — che è quello che voleva fare sin da quando divenne consapevole del suo istinto.

Non ho mai incontrato un devoto socialista che non considerava se stesso come un leader — se non come capo della rivoluzione, allora almeno come commissario degli stuzzicadenti della nona compagnia. Egli non è una parte rimpiazzabile della cosa chiamata società ma era destinato, dalla nascita, ad essere un regolatore di qualcosa. Questo desiderio di potere è abbastanza comune anche tra i non socialisti, ma mentre gli altri sembrano desiderosi di vincere i loro stimoli seguendo le regole del mercato, il socialista rivendica lo scettro perchè ha una missione. E' un consacrato.

A tale riguardo il socialista non è differente dai milioni di burocrati che ora infestano l'ordine sociale; il burocrate è, come il socialista, un condottiero per selezione naturale.

L'ambiente o l'educazione hanno poco a che fare con la costruzione del socialista. Può venire da una casata benestante, dove tutto il suo retaggio dovrebbe indirizzarlo verso il capitalismo o potrebbe venire dai bassifondi. In realtà molti dei leader tra i socialisti, coloro che fanno molto per far avanzare la causa, sono eredi di grandi fortune accumulate sotto il capitalismo. A volte è sostenuto che la loro urgenza di distruggere il sistema scaturisca da un senso di colpa; pensano, secondo questa teoria, che non sono titolati a godere delle ricchezze che hanno ereditato, che i ricchi si sono originati da un sistema iniquo e sono costretti da questo senso di colpa a dedicare se stessi alla distruzione del sistema. Non sostengo questa teoria e sottolineo il fatto che solo pochi di questi rampolli con grandi ricchezze diventano socialisti, mentre la grande maggioranza mette i propri soldi in imprese produttive o li consuma in una vita lussuosa. Questi pochi nacquero con un'obbligo innato per il socialismo. Non c'è altro modo per spiegare la loro idiosincrasia.

L'istruzione fornisce solamente le parole e le idee che si accordano con l'inclinazione primordiale del socialista. Accetterà al valore di facciata tutte le teorie, tutte le figure ed i grafici che sostengono le sue nozioni preconcette e rigetterà bruscamente qualsiasi argomento o dato che sostiene l'idea della libertà individuale. Non si può insegnare niente a nessuno che non sappia già in senso reale. Una classe di matricole può essere sottomessa a tutte le litanie del credo socialista; la maggioranza accetterà quello che viene insegnato loro al solo fine di passare di grado, ma una minoranza rabbrividirà a tali insegnamenti, mentre una più piccola minoranza nei loro cuori li rigetterà. Coloro che rispondono favorevolmente agli insegnamenti sono arrivati intuitivamente preparati per apprendere ciò, mentre coloro che li trovano repellenti erano allo stesso modo istintivamente opposti ad essi.

D'altra parte provate a svolgere un corso d'economia classica o insegnare ad un gruppo il significato dei diritti naturali, nonostante si siano assorbite tutte le parole di libertà, alcuni se ne andranno completamente non convinti. Alcuni blocchi emozionali impediscono alle idee di attecchire. E ciò è anche vero per tutti i professori collettivisti; leggono tutti i libri che l'individualista ha molto a cuore, ma la lettura li lascia freddi alle idee; sono collettivisti perchè la natura li ha direzionati verso il collettivismo.

E' di gran lunga vero che la maggioranza dei nostri educatori è socialista. Ma ciò non deriva dal fatto che siano stati istruiti nel credo, bensì che la maggior parte di loro che intraprende la carriera pedagogica è per natura incline al socialismo. L'insegnamento è per acclamazione generale una professione nobile, prende questa reputazione dal fatto che i suoi professionisti generosamente e senza aspettative di ricompense pecuniarie si incaricano di inculcare i valori nel giovane. Ma è anche una professione che è rimossa dalle discipline del mercato ed in quanto tale si appella a coloro che trovano queste discipline ripugnanti; non trovano piacevole il mercanteggiare e la contrattazione del mercato, non hanno nessuna inclinazione a trattare del tema della concorrenza. Dal momento che il nostro sistema d'istruzione è ampiamnente dominato dal governo ed inoltre è monopolisticamente controllato, attrae coloro che sono a favore del controllo; ovvero, è una tentazione per la mantealità socialista.

Il nostro attuale raccolto di professori universitari fu attratto da questa professione durante il New Deal. Poi accadde che il presidente Roosevelt diede il benvenuto nella burocrazia ad una moltitudine di professori chiamati a sperimentare, a spese dei contribuenti, alcune idee sul "miglioramento sociale" che avevano estrapolato dai discorsi e l'opportunità così offerta di "fare qualcosa" attraeva un numero di giovani uomini e donne (perchè erano internamente socialisti) ad insegnare; sembrava la strada giusta per entrare nella burocrazia, dove si poteva aiutare ad aggiustare il mondo. E' lì che appartengono, alla burocrazia, poichè è lì dove ci si toglie dal mercato.

Tuttavia per quanto vasta sia la burocrazia non ci sono posti per tutti i professori e molti non hanno nemmeno il conforto di un impiego temporaneo nei progetti del governo; la maggior parte deve rimanere nei campus per il resto della propria vita e fanno del loro meglio per imporre agli studenti i valori acquisiti durante i loro giorni da studente. Sono ancora dei New Dealer; infatti ne hanno ereditato l'istinto.

Un'altra piccola prova che sostiene la mia tesi secondo cui il socialismo è intuitivo e non acquisito, è la mia esperienza con ex-socialisti ed ex-comunisti. Ho conosciuto un pò di loro e, con una eccezione, benchè avessero mollato il socialismo teorico erano tutti a favore dell'interventismo del governo; anche quella sola eccezione era a favore del nostro impegno in una "guerra preventiva" contro la Russia. Tutti loro erano uomini intellettualmente onesti e rigettavano Marx sulla base dell'evidenza e dei dettami della logica; tutti loro erano disgustati dalle immoralità del sovietismo. Tuttavia non potevano accettare con impegno totale i principi del laissez-faire economico, né potevano sottoscriversi all'idea che un governo potesse essere negativo. Sostenevano la nozione che il governo dovesse intervenire nel mercato per il "bene sociale", che il potere politico potesse essere esercitato a beneficio dell'umanità. Erano dei socialisti loro malgrado. Davano l'impressione che se solo fossero stati al comando, il socialismo avrebbe aggiustato tutto. Altre credenze erano eterodosse, ma la loro era ortodossa.

Dal momento che il socialismo è così ben istituzionalizzato, dal momento che rappresenta l'ordine attuale introdotto attraverso metodi democratici, si potrebbe sostenere che quasi tutti, o almeno la maggioranza delle persone, sono socialisti. Non è così. La persona media non è minimamente interessata ad alcuna ideologia, essendo soddisfatta di andare avanti come meglio può sotto qualsiasi condizione imposta ad essa. Per essere sicuri, quasi tutti sono attirati dalla prospettiva di ricevere qualcosa in cambio di niente e dal momento che ciò è quello che i nostri socialisti — che si definiscono "liberali" — offrono, quasi tutti sono disposti ad andare avanti coi loro programmi.

Prendere un regalo, tuttavia, non implica l'accettazione della filosofia del donatore. Il proletario ed il plutocrate accetteranno entrambi un sussidio senza considerare le conseguenze, pensando solo al godimento immediato e trascurando i motivi del donatore; il welfarismo non vincola il ricevente ad alcuna ideologia.

In realtà è la capacità umana all'adattamento che il socialista tiene in considerazione per far avanzare la sua causa. Egli tenta la gente non sospettosa con la sua offerta di qualcosa in cambio di niente e quando diventa assuefatta alla sua proposta, cosicché la considerino un "diritto", egli procede a caricarla con regali addizionali, l'accettazione dei quali diventa più facile ad ogni nuova donazione. Il suo scopo è di istituire un regime di statalismo, in cui una burocrazia regola il mercato, pianifica l'economia e regolamenta le persone. Ma ci arriva per gradi, basando il suo programma sulla capacità di adattamento piuttosto che sull'accettazione consapevole del suo ideale.

Questo è come si è sviluppato lo schema della nostra "previdenza sociale"; partendo dal 1935 con "l'assicurazione" sull'anzianità per un numero limitato di persone, essa ha esteso la sua copertura, aumentato i suoi onorari, forzato altri a finire sotto la sua egida e, ovviamente, aumentato le tasse; includerà a breve i servizi medici per gli anziani, da cui scaturirà la medicina socializzata per tutti.

Ho visto introdurre il welfarismo come una misura temporanea, intesa come sollievo delle masse durante la Depressione e l'ho guardato crescere in una politica permanente della nazione, così tanto che anche se lo si mette in discussione si viene considerati con l'oltraggioso nome di reazionari. In 25 anni si è permesso che un americano su sei sia il ricevente di sussidi di qualche tipo da parte del governo e il numero è in crescita. Per non sbagliare, i reali beneficiari del sistema pagano per quello che prendono, in tasse ed in inflazione, e pagano in aggiunta il costo amministrativo della raccolta e della distribuzione della generosità.

Ovviamente è stato tutto fatto dal processo democratico, votando uomini di un'inclinazione socialista e, essendo la democrazia quello che è, il processo di socializzazione del paese non può essere fermato. Una persona può votare per entrare nella schiavitù, sebbene non possa votare per uscirne.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 8 marzo 2011

Cosa c'è Dietro la Guerra delle Valute? #2







{Seconda ed ultima parte.}





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di Antony P. Mueller


Brasile

Quando il ministro delle finanze del Brasile ha ripetuto i suoi avvertimenti a gennaio 2011 ed ha detto che "la guerra delle valute si sta trasformando in una guerra commerciale", Mantega ha lanciato un segnale al mondo confermando che l'escalation della guerra commerciale è iniziata. A causa del massiccio afflusso di denaro dall'estero, la valuta brasiliana si è improvvisamente rivalutata e l'economia brasiliana stava perdendo competitività.

In modo da ridurre l'impatto nella propria economia interna, il Brasile ha dovuto intervenire nei mercati di cambio estero diminuendo il grado di rivalutazione della valuta. Agendo così le autorità monetarie hanno dovuto comprare valute estere, principalmente dollari statunitensi, in cambio del proprio denaro interno.

Perseguendo una simile politica nell'ultimo paio di anni, il Brasile ha incrementato le proprie riserve di cambio estero da circa 50 miliardi a 300 miliardi di dollari statunitensi.[1] Tuttavia nonostante questi interventi sul cambio estero, la valuta brasiliana si è rivalutata drasticamente in confronto al dollaro statunitense ed alle altre valute.

Secondo varie stime il commercio estero del Brasile soffre di un tasso di cambio sopravvalutato all'incirca del 40%. Di conseguenza l'attuale bilancio del Brasile, che era ancora in eccedenza nel 2007, è sceso in picchiata in un deficit di 47,5 miliardi di dollari nel 2010.[2] Nel frattempo, da quando un boom artificiale ha avuto luogo come il risultato di una massiccia espansione monetaria, l'economia brasiliana soffre di una lenta de-industrializzazione.[3]

Parte dell'esplosione dell'attuale deficit di bilancio del Brasile può essere spiegato dalla debole domanda dei suoi partner di commercio, che sono scesi in picchiata in una recessione prolungata. Oltre questa circostanza, c'è stato un altro nesso causale in azione: l'afflusso di fondi dall'estero che ha spinto il tasso di cambio fornendo le basi ad un incremento esorbitante della base monetaria del paese.[4]

La combinazione di un'ampia liquidità in patria, di una debole domanda da alcuni partner di commercio esteri e di una forte rivalutazione del tasso di cambio ha fornito le basi per una vasta espansione delle importazioni che hanno ecceduto le esportazioni. Diversamente da un paese come la Germania, per esempio, la cui industria è abbastanza resiliente contro la rivalutazione della valuta, il Brasile assomiglia ai paesi della periferia meridionale dell'eurozona come incapacità di far fronte efficaciemente ai problemi legati ad una valuta sopravvalutata.

Quando nel gennaio 2011 un nuovo governo ha preso il potere in Brasile, il neo-presidente, Dilma Rousseff, ha dichiarato nel suo discorso di inaugurazione che proteggerà il Brasile "da una competizione sleale e dal flusso speculativo indiscriminato di capitale". Guido Mantega, il precedente e nuovo ministro delle finanze brasiliano, non ha esitato ad associarsi quando ha affermato che il governo ha un numero "infinito" di strumenti di intervento a propria disposizione con cui proteggere gli interessi nazionali. Mantega ha detto che il governo è pronto ad usare la tassazione e misure commerciali in modo da fermare il deterioramento della bilancia commerciale del Brasile.


Cina

I paesi che formano il gruppo favorito che viene preso di mira dai flussi finanziari internazionali in cerca di rendimenti più alti competono tra di loro in modo da impedire che le loro valute vengano rivalutate troppo, e come gruppo questi paesi competono contro la Cina nello sforzo di mantenere un tasso di cambio comeptitivo.

La posizione della Cina forma parte di un ampio nesso causale, che include bassi tassi d'interesse ed espansione monetaria negli Stati Uniti, che alimenta una maggiore domanda di importazioni. Dato che la Cina ha svalutato drasticamente il suo tasso di cambio all'inizio degli anni ottanta, questo paese era in prima linea nel guadagnare un vantaggio dall'impennata di importazioni dell'America; la Cina ha agguantato l'opportunità d'oro di trasformarsi nel maggiore esportatore verso gli Stati Uniti.

In modo da mantenere la propria valuta al suo livello sottostimato, le autorità monetarie cinesi devono comprare l'eccedenza del cambio estero che si accumula nel supplemento della bilancia commerciale acquistando preferibilmente titoli e bond del Tesoro degli Stati Uniti. In questo modo la Cina diventa il creditore principale dell'America. Nei decenni passati la Cina ha aumentato la propria posizione di cambio estero da un magro 165$ miliardi nel 2000 ad una quantità che aveva raggiunto i 3$ trilioni alla fine del 2010.

Dagli anni ottanta fino all'inizio dei novanta, la Cina ha svalutato la propria valuta da meno di 2 yuan per dollaro statunitense ad un tasso di cambio di 9 yuan per dollaro statunitense. E nonostante il suo enorme supplemento nella bilancia commerciale, la Cina ha solo leggermente rivalutato lo yuan da allora, posizionando il tasso di cambio all'attuale 6,56 yuan per dollaro statunitense.

Nei decenni passati la Cina è diventata il creditore principale del deficit di bilancio degli Stati Uniti. Insieme ad altro denaro che arrivava dall'estero, il governo degli Stati Uniti fu sollevato dal bisogno di tagliare la spesa. L'afflusso di capitale estero ha permesso anche al governo degli Stati Uniti di pagare bassi tassi d'interesse per il proprio debito rispetto a quello che avrebbe dovuto pagare se fosse stata disponibile solo l'offerta di risparmi interna. Le importazioni estere hanno messo pressione al livello dei prezzi, e la banca centrale degli Stati Uniti non ha potuto continuare l'espansione monetaria senza un effetto immediato sul tasso dell'inflazione nei prezzi.

Se la Cina vuole mantenere la propria posizione competitiva attraverso una valuta sottostimata, le autorità monetarie cinesi devono continuare la loro politica di intervento nei mercati di cambio estero. Come conseguenza dell'acquisto di dollari dai suoi esportatori, l'offerta monetaria della Cina continua a salire, gettando ulteriore benzina su un boom interno che è già a pieno ritmo.

Anche di più rispetto alla loro controparte brasiliana, i dirigenti della Cina hanno fallito nell'esercitare moderazione e ristrettezza quando si parla di misure interventiste. Finchè la leadership della Cina presume che esiste un guadagno dalla manipolazione del tasso di cambio, gli interventi sulla propria valuta andranno avanti.


Fragilità Finanziarie Mondiali

Sin dall'abbandono del gold standard il sistema finanziario globale è stato in disordine. Tutte le disposizioni monetarie internazionali che sono state stabilite sin da allora sono finite in crisi ed infine crollate. Per quasi cento anni uno schema interventista è stato portato avanti e poi è caduto subito a pezzi.

Quando i dirigenti delle politiche monetarie e fiscali negli Stati Uniti ed in Europa hanno abolito tutte le limitazioni contro l'interventismo subito dopo la crisi finanziaria dei mercati, governi socialisti ed interventisti in tutto il mondo si sono sentiti giustificati. Per lungo tempo sono stati convinti che solo attraverso il controllo dello Stato poteva essere ottenuta la stabilità finanziaria. A causa delle politiche adottate dai paesi occidentali nel loro futile tentativo di sconfiggere la crisi dei mercati finanziari, i leader delle cosidette economie emergenti sono diventati degli interventisti senza scrupoli.

I leader politici nel mondo si sono sbarazzati di quel poco sostegno che fornivano al libero mercato ed hanno impostato un ritorno sulla via della schiavitù.

E' principalmente causa dell'ignoranza se il sistema monetario moderno viene etichettato come un sistema libero o di laissez-faire. Infatti non solo la "merce" fondamentale di questo schema, ovvero il denaro creato dal nulla, ma anche il suo prezzo e la sua quantità vengono ampiamente determinati dalle istituzioni politiche come le banche centrali.

E' più che assurdo quando, di fronte alle crisi ed ai conflitti, viene invocato più interventismo del governo: è stato in primo luogo l'interventismo dello Stato che ha gettato le basi per l'apparizione di quei problemi.

I cosidetti flussi di capitale internazionali "speculativi" sono già avvenuti decenni fa. Ciò che è cambiato sin da allora è la quantità di capitali vaganti e la velocità con cui vengono emessi nel mondo. Sarebbe sbagliato descrivere questi movimenti finanziari come un'espressione del libero mercato. Il fatto, per esempio, che nel 2010 le transazioni giornaliere sul mercato internazionale delle valute abbiano raggiunto un volume di quattro trilioni di dollari è il risultato dell'espansione non ostacolata del denaro creato dal nulla e del massiccio interventismo dello Stato nei mercati di cambio estero.[link PDF]

L'incremento dell'offerta di denaro mondiale che ha avuto luogo per molti anni trova la sua integrazione in un boom modniale degli asset. L'inflazione del denaro fa salire il prezzo dei metalli preziosi, delle risorse naturali e del cibo. Ancora una volta il mondo sperimenta un periodo di finta prosperità non dissimile dalla bolla immobiliare e da molti altri episodi, che conducono alle precedenti crisi finanziarie.


Conclusione

Gli sforzi politici di guadagnare vantaggi competitivi attraverso la svalutazione del tasso di cambio semina sfiducia tra le nazioni; ed il conseguente regime di incertezze ostacola gli affari della comunità. Nel tempo il conflitto per i tasso di cambio tende a distruggere la divisione del lavoro mondiale.

Ancora una volta il sistema monetario internazionale è sull'orlo di un collasso. Come nel passato la ragione principale dietro l'attuale conflitto è l'estrema espansione monetaria. Sistemi monetari errati producono tumulti non solo in patria ma anche nell'arena internazionale. L'eccessiva espansione monetaria, che è la causa degli investimenti improduttivi interni, è anche la radice delle distorsioni economiche a livello globale.

Senza un cambiamento fondamentale nello stesso sistema monetario, senza un ritorno al denaro sonante, il sistema monetario internazionale rimarrà in uno stato di fragilità permanente — sempre oscillante tra l'abisso di una depressione deflazionistica ed una finta fuga dall'iperinflazione. Questo è il destino del mondo quando le nazioni applicano sistemi monetari con denaro creato dal nulla e li pongono sotto un'autorità politica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


(I). Link alla Prima Parte


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Note

[1] Vedi questa ricerca in portoghese: Instituto de Pesquisa Economica Aplicada (IPEA).


[2] Ibid.


[3] "Documento Oficial Alerta Para Desindustrializacao." Planajemento.

[4]
Instituto de Pesquisa Economica Aplicada (IPEA).

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lunedì 7 marzo 2011

Cosa c'è Dietro la Guerra delle Valute? #1

Nei post precedenti è stato parlato in abbondanza del pericolo dell'inflazione, ora vediamo cosa comporta questa terribile malattia per il resto del mondo. In sintesi, gli effetti che sparge in tutto il mondo e perchè si ricorre a questo subdolo espediente. Svalutare la propria moneta comprota vantaggi immediati, ma nel lungo termine rappresenta un sabotaggio della propria economia e, "di riflesso", quella delle altre nazioni; le persone continuano ad ignorare questo aspetto e preferiscono prendersela coi benzinai (ricorda molto la richiesta di impiccaggione per i panettieri all'indomani dell'entrata in vigore dell'euro).
{Parte 1 di 2}.

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di Antony P. Mueller


A settembre 2010, poco prima che il summit finanziario internazionale del Gruppo dei Venti (G20) avesse luogo in Sud Corea, il ministro delle finanze brasiliano Guido Mantega ha dichiarato che il mondo sta sperimentando una "gerra delle valute" dove "è strategia globale svalutare artificialmente le valute".

Annunciando lo scoppio di una "guerra delle valute" Mantega voleva dirigere l'attenzione sui problemi causati dalle attuali manipolazioni sui tassi di cambio che i governi adottano in modo da guadagnare vantaggi economici. In questo senso la "guerra delle valute" denota il conflitto tra nazioni che sorge dalla deliberata manipolazione dei tassi di cambio in modo da guadagnare competitività internazionale attraverso la svalutazione della valuta.


Svalutazione Competitiva

Chiamare svalutazione competitiva una "guerra" potrebbe apparire un'evidente esagerazione. Tuttavia in termini della sua potenziale distruzione, l'attuale conflitto finanziario globale può essere messo allo stesso livello di una guerra reale.

In una prospettiva storica più ampia, l'attuale guerra delle valute è l'ultimo conflitto in una serie di acute crisi nel moderno sistema monetario internazionale. In un mondo di regimi monetari nazionali basati sul denaro creato dal nulla senza un ancoraggio fisico, l'instabilità della moneta interna si trasforma automaticamente in una instabilità nei tassi di cambio. Come già detto, l'attuale crisi dell'ordine economico internazionale è principalmente il risultato delle fragilità monetarie derivanti dall'errato sistema monetario nazionale e dalle sconsiderate politiche monetarie e fiscali interne.

La causa immediata della guerra delle valute che sta per entrare in uno grave stadio è la politica del massiccio quantitative easing praticata dalla banca centrale degli Stati Uniti. Qualunque sia stata l'intenzione originaria di questa politica, le conseguenze delle misure della FED includono l'espansione monetaria, bassi tassi d'interesse ed un dollaro più debole. Con i tassi d'interesse sul dollaro che raggiungono lo "zero bound", gli Stati Uniti si stanno unendo al Giappone nello sforzo di stimolare un'economia fiacca con massicci impulsi monetari.

Finora la guerra delle valute è stata controllata come una specie di guerra fredda. Il conflitto è entrato nella sua fase calda come un risultato delle politiche monetarie espansive che sono state messe in campo subito dopo la crisi dei mercati finanziari che è iniziata nel 2007. A dispetto del fatto che la crisi finanziaria stessa era un risultato delle politiche monetarie estremamente espansive degli anni precedenti, molte banche centrali hanno ora accelerato l'espansione monetaria nel vano tentativo di curare la malattia con le stesse misure che l'hanno causata in primo luogo.


Denaro Facile e Flussi Finanziari Internazionali

Quello che è emerso nell'arena finanziaria globale un paio di anni fa è l'interazione tra il denaro facile, i bassi tassi d'interesse, sbilanci internazionali nella bilancia commerciale, flussi finanziari e manipolazioni dei tassi di cambio. Il fallimento dei tentativi di curare il sovraindebitamento con più debito e di stimolare le economie deboli dando loro tassi d'interesse più bassi possibile, ha provocato un ripetuto schema di bolle e crash dove ogni fase finisce in un livello più alto di debtito del governo.

E' andata avanti una ricerca globale per rendimenti più alti non molto dissimile da quella avvenuta alla fine degli anni sessanta e settanta, quando gli Stati Uniti aumentarono la circolazione di moneta facendo aumentare il tasso d'inflazione ed i paesi che avevano i propri tassi di cambio connessi al dollaro statunitense soffrirono di una inflazione importata. Oggigiorno il formale sistema a tasso di cambio fisso basato sul dollaro non esiste più. E' stato rimpiazzato da un sistema che a volte è chiamato "Bretton Woods 2": una serie di paesi, in particolare in Asia questa volta, hanno fissato i loro tassi di cambio (anche se senza un formale accordo) al dollaro statunitense.

Se un paese vuole rallentare la rivalutazione del proprio tasso di cambio che deriva dalla conseguenza degli afflussi finanziari dall'estero, deve intervenire nei mercati di cambio estero e monetizzare almeno una parte del cambio estero. In questo modo le autorità monetarie incrementeranno automaticamente la riserva di denaro interna. In aggiunta, sotto questo sistema i paesi relativamente poveri si sentono forzati non solo a comprare il debito emesso dai paesi relativamente ricchi come gli Stati Uniti ma anche a comprare quei bond ai loro attuali bassi rendimenti.

Nelle attuali condizioni l'espansione monetaria diviene globalizzata ed invade anche quei paesi che desiderano praticare politiche monetarie restrittive. Livelli relativamente alti nel tasso d'interesse migliorano l'attrattiva delle valute ristrette. Così sempre più espansioni monetarie avvengono su scala globale, che a loro volta forniscono il carburante per la prossima grande ondata di flussi finanziari internazionali.

I paesi più deboli, che competono l'uno con l'altro sulla base di prezzi bassi, sono spinti verso un angolo; è solo una questione di tempo finchè sempre più governi inizieranno ad intervenire nei mercati di cambio estero comprando valute estere in modo da provare ad impedire ai loro tassi di cambio di essere rivalutati troppo e troppo velocemente.

Tuttavia usare il tasso di cambio come uno strumento in modo da guadagnare vantaggio economico o evitare una danno per l'economia interna è intrinsecamente in disaccordo con un ordine monetario globale corretto, perchè la svalutazione di un paese implica autoamticamente la rivalutazione della valuta di un altro paese e così il vantaggio che un paese prova ad ottenere sarà raggiunto mettendo un fardello sugli altri paesi.


Escalation

Riciclando nei mercati finanziari intorno al mondo l'equivalente monetario dell'eccedenza nella bilancia commerciale, le autorità monetarie di questi paesi formano una simbiosi con i paesi con deficit nella bilancia commerciale generando un'espansione monetaria mondiale di enormi proporzioni.

Le caratteristiche paradossali, o piuttosto perverse, dell'attuale stato delle cose furono illuminate poco tempo fa quando a gennaio del 2011 le autorità monetarie della Turchia decisero di abbassare la politica dei tassi d'interesse così da rendere l'afflusso di fondi esteri meno attraenti, nonostante il boom dell'economia turca mostra abbondanti segni di una bolla.

Le politiche dei tassi di cambio producono la solita spirale di interventismo: le conseguenze tendono a divergere dalle intenzioni originali, provocando ulteriori giri di interventi catastrofici. Questa escalation interventista non è solo limitata ad un'incessante ripetizione delle stesse politiche fallimentari, ma gli errori commessi in un'area politica influenzano anche altre parti dell'economia. Così è solo una questione di tempo prima che gli errori nella politica monetaria conducano a fiaschi finanziari e gli interventi nel tasso di cambio conducano a conflitti commerciali.

A prima vista l'intervento nel tasso di cambio può apparire tollerabile come il legittimo raggiungimento dell'interesse della nazione. Ma le politiche del tasso di cambio sono problemi che intrinsecamente tendono a fomentare controversie internazionali. Quando la politica nel tasso di cambio di un paese collide con gli interessi dei partner commerciali, la ritorsione reciproca dell'occhio per occhio tende automaticamente a portare ad una escalation di conflitti. Una volta che il processo di svalutazione competitiva è partito, la svalutazione di un paese invita gli altri paesi a svalutare i loro tassi di cambio. Come conseguenza, l'ordine monetario internazionale infine si disintegrerà, e presto o tardi il conflitto andrà oltre le emissioni delle valute ed influenzerà un ampio spettro delle relazioni politiche ed economiche.

Pertanto, a causa del sistema monetario errato, il sistema politico di pace internazionale è anch'esso costantemente a rischio. I conflitti monetari provocano confronti politici. Oltre ai costi immediati dei conflitti dei tassi di cambio che derivano dal danneggiamento del commercio internazionale, dell'investimento e perciò della divisione del lavoro internazionale, saranno anche danneggiati la certezza e la fiducia nell'arena politica internazionale.

La disputa sui tassi di cambio è la conseguenza delle tensioni contraddittorie che sono innate al sistema monetario moderno. A tale riguardo la guerra delle valute è un'espressione dei difetti che caratterizzano un sistema finanziario errato e distruttivo. Lo scoppio della guerra delle valute è un sintomo di un ordine monetario internazionale profondamente fallato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


(1). Link alla Seconda Parte


domenica 6 marzo 2011

Il Fascino del Settore Immobiliare

Protagonista dello scoppio della relativa bolla del 2008, il settore immobiliare continua la sua discesa; ma non è solo, è anche accompagnato dal dollaro. Era "bello" quando la FED stampava allegramente e sosteneva il boom del settore immobiliare, sembrava davvero non finisse mai quella crescita iperbolica, eh? Invece un bel giorno ha schiacciato il freno ed i fessi con mutui esorbitanti sono stati fregati. Ora la FED è principalmente impegnata a sostenere il debito enorme degli USA gonfiando la bolla obbligazionaria, mentre il settore immobiliare, giustamente, è in perenne discesa. Vediamo come stanno le cose in questo settore a quasi 3 anni dallo scoppio della bolla, cosa che forse farà piacere a Miss Brown che ancora non "ha capito" il perchè di questa caduta.
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di Fred Buzzeo


In questi giorni ognuno si sta sedendo sul ciglio della sedia in attesa della ripresa del settore immobiliare. Infatti durante gli ultimi dieci anni, tutti sono diventati dei drogati da settore immobiliare. E' difficile per me camminare per strada senza incontrare qualcuno che mi dice che il mercato abbia "toccato il fondo" o che il mercato è in "rimbalzo".

Mi chiedono se conosco qualcuno che potrebbe essere interessato a certe proprietà. E' giusta la tempistica? Posso raggiungere un accordo? Queste sono le domande con cui sono costantemente bombardato dai "drogati" da settore immobiliare che incontro mentre faccio i miei giri in cerca del prossimo affare — e del mio prossimo stipendio.

La maggior parte delle persone sono attratte dal settore immobiliare perchè percepiscono che sia un gioco molto potente. Immaginano di costruire imperi nel modo in cui la maggior parte di noi faceva quando giocava al Monopoli. Alle persone piace il settore immobiliare perchè è un investimento sexy. E diversamente dai bond e dalle azioni, può effettivamente essere toccato ed ammirato. Ci si può anche vivere dentro. E' parte del Sogno Americano.

Come promotore (immobiliare), posso dire per esperienza personale che completare un progetto, non importa quanto piccolo, ti conferisce un gran senso di soddisfazione. Ho colleghi d'affari che hanno trasformato intere linee dell'orizzonte in città. Wow! Mi fa venir voglia di precipitarmi in questo settore al solo pensarci.

Queste caratteristiche, tuttavia, sono quelle che rendono il settore immobiliare così imprevedibile e, perciò, pericoloso. Fortune sono state create e perse — a volte all'intero del corso dello stesso ciclo economico. La verità è che la maggior parte del processo di sviluppo del settore immobiliare non è nemmeno sotto il vostro controllo. Si può essere ostacolati in tutti i propri sforzi da qualche pianificatore del governo che non ha mai rischiato un dollaro del suo stesso denaro e che non ha mai aggigunto una singola unità all'inventario del settore immobiliare. Un riferimento degno di nota è anche il turbinio di alti e bassi che la maggior parte degli sviluppatori deve sopportare a causa delle politiche monetarie inaffidabili della Federal Reserve.

Visto che il mercato immobiliare costituisce una larga porzione del PIL, il governo guarda da vicino l'attività del settore immobiliare. Sono studiati la lista degli immobili ed i tassi sui posti vacanti. Anche il numero delle licenze di costruzione archiviate è monitorato insieme ad una dozzina di altre statistiche che fanno riferimento all'attività immobiliare.

Non si può negare che il settore immobiliare è una componente importante dell'economia. Infatti l'economia mondiale è attualmente in tilt a causa degli investimenti improduttivi che hanno trovato la loro via nel processo di sviluppo del settore immobiliare.

Inoltre il governo è focalizzato sulla stabilizzazione del mercato. Ogni giorno che leggete il giornale troverete qualche nuovo intruglio del governo che mira ad invertire il crollo del settore immobiliare. Infatti si legge ogni sorta di idea che mira a stabilizzare il mercato immobiliare cosicché la crescita economica possa essere stimolata.

Nonostante tutto il "sostegno" che il governo ha dato al mercato immobiliare negli ultimi anni, ha fatto molto poco. Anche il S&P/Case-Shiller Index ha indicato che il mercato immobiliare si è indebolito ulteriormente. Secondo le recenti cifre rilasciate, sei città hanno toccato nuovi fondi. Questa non è una buona notizia per i maghi del governo che lavorano sulla ripresa del settore immobiliare.

Inoltre la vera domanda da porre è, si può stimolare l'attività economica facendo muovere di nuovo al rialzo il mercato immobiliare? Mi pare che questo è come mettere il carro davanti i buoi. Lasciatemi spiegare:

In modo da far muovere di nuovo il mercato immobiliare, ci devono essere compratori in grado e desiderosi di acquistare. Le persone di solito sono in grado e desiderose di comprare quando hanno lavoro. Senza l'espansione economica, non c'è alcuna creazione del lavoro. Senza lavoro, le persone non hanno fiducia o potere d'acquisto per effettuare un acquisto o un investimento nel settore immobiliare.

Ancora una volta possiamo rivolgerci alla legge di Say per un'aiuto qui. Un aumento nell'attività produttiva, e pertanto una crescita del lavoro, creerà la domanda per i prodotti in generale, inclusa la domanda per le case ed altri asset del settore immobiliare.

Con un tasso di disoccupazione al di sopra del 9%, per non parlare dell'attuale tasso di sottocupazione, l'economia degli Stati Uniti non è in posizione per creare una crescita significativa di posti di lavoro. Il piccolo imprenditore, il motore principale della crescita del lavoro, è ancora finanziariamente a corto di denaro ed incapace ad espandersi e creare valore. A meno che questa situazione non venga alterata, non ci sarà alcuna crescita significativa negli asset del settore immobiliare. Questa non è astrofisica.

Quindi secondo me la preoccupazione principale dovrebbe essere focalizzarsi sull'aumentare la capacità produttiva degli Stati Uniti. Essendo operativo in un libero mercato, potrei essere prevenuto. La mia prescrizione è perciò semplice — lasciare operare il libero mercato e raggiungeremo un nuovo equilibrio nel più breve tempo possibile. La Depressione del 1920-21 dimostra ciò in ultima istanza. E' durata un solo anno ed è stata etichettata come "la nostra ultima ripresa naturale alla piena occupazione". Questa breve durata e la minima quantità di interferenza del governo sono le ragioni per cui questa svolta economica venga convenientemente "dimenticata" dal mainstream.

Il mio prossimo suggerimento sconvolgerà molti non credenti: fermarsi nel provare a stabilizzare il mercato. Lasciare che il mercato si sgonfi. I prezzi del settore immobiliare sono ancora troppo alti in molte aree. Inoltre gli investitori esperti — almeno coloro che hanno ancora soldi a disposizione — non stanno comprando. Il rapporto rischio-ricavo non è ancora positivo, o almeno non è ancora accettabile.

I prezzi devono calare in un punto dove i pagamenti dei mutui non consumano l'intera busta paga. Dopo tutto ci sono ancora da comprare pane e latte, per non parlare dei pagamenti per l'istruzione del piccolo Johnny. E non concentriamoci solamente sul Housing Affordability Index (un indice di accessibilità all'abitazione, ndt), un dato che proprio prima del crollo ci diceva quanto poco costoso era possedere una proprietà.

La via appropriata per guardare a questa situazione è paragonare il costo dell'acquisto di una casa col costo dell'affitto di una unità simile. Se dopo aver calcolato le agevolazioni tributarie e qualsiasi possibile rivalutazione ha ancora più senso affittare che comprare, allora il prezzo è troppo alto. Quando commercializzo una unità, questa è la prima analisi che eseguo per determinarne il valore. Ovviamente la stima è più complicata per gli investimenti su proprietà più ampie dove dobbiamo impiegare l'analisi del flusso di cassa scontato ed altri modelli finanziari. Ma il punto cruciale dei problemi che stiamo affrontando oggi si trova nei mercati immobiliari primari e secondari.

Una deflazione nel mercato risanerebbe anche la fiducia degli acquirenti potenziali. Nessuno comprerà una casa che è sommersa e sull'orlo della chiusura. Ognuno vuole che ci sia un qualche valore nell'asset che compra. Non abbiamo ancora raggiunto questo punto.

Da un punto di vista personale — osservo gli asset immobiliari quasi ogni giorno — non riesco ancora a trovare un qualsiasi accordo che abbia senso. Le vendite allo scoperto sono la sola via possibile e molte di queste non sono ancora ragionevoli dato l'ammontare di lavoro necessario per portare l'unità ad uno stato commerciabile. In aggiunta, la maggior parte delle vendite allo scoperto finiscono col non chiudersi. Per proteggersi da ciò, le compagnie con cui ho a che fare richiedono una tariffa anticipata quando comprendono che stanno lavorando su una vendita allo scoperto.

E' solo quando i prezzi crollano al punto in cui l'affare ha senso che l'inventario degli immobili calerà a livelli normali — un segno che il "fondo" è stato raggiunto. Anche oggi l'inventario in molti mercati è troppo alto. Il 10 dicembre 2010 il livello dell'inventario nazionale era a 10,5 mesi. E' molto più alto in mercati specifici. Per esempio, ci vorrebbero approssimativamente 20 mesi per assorbire le diverse migliaia di unità prezzate al di sopra i 500 mila dollari che attualmente sono in vendita nella Contea di Miami-Dade. Un salutare inventario di case è all'incirca tra 4 e 6 mesi. Pertanto i prezzi sono ancora troppo alti.

Non mi danno affatto fastidio le risoluzioni per i compratori che hanno stabilito una sostanziale caparra e possiedono azioni nelle loro case ma semplicemente non possono pagare il mutuo a causa di una riduzione delle proprie entrate. Questo è un approccio di libero mercato che molti banchieri furbi stanno impiegando. Tuttavia quelle case che sono sommerse e non possono essere salvate dovrebbero andare dritte verso il pignoramento. Più velocemente accade, più velocemente il mercato raggiungerà il fondo e più velocemente il proprietario della casa sarà libero da questo pesante carico finanziario. Questa deflazione, una condizione che è semplicemente un riassestamento economico, è un requisito necessario per domare un mercato surriscaldato.

Lo stesso scenario è applicabile al mercato degli immobili commerciali. Dovunque si guarda si possono vedere spazi commerciali vacanti che sono stati occupati per anni dallo stesso inqiulino. Se i piccoli imprenditori sperimentano una perdita, alla fine chiuderanno e lasceranno vacanti gli spazi che una volta occupavano. A meno che le piccole imprese non inizino a crescere, gli spazi rimarranno vuoti. Inoltre non c'è alcun modo per aiutare il mercato degli immobili commerciali finchè non si genera un tasso salutare di formazione di piccole imprese.

Infine dovrei sottolineare che tutto il denaro del TARP dato alle banche non ha assolutamente fatto nulla per aiutare il consumatore ordinario. Tutto quello che ha fatto è stato aggiustare positivamente i bilanci delle istituzioni "troppo grandi per fallire". La maggior parte delle banche stanno sedute sul denaro contante e semplicemente non concedono prestiti finchè si trovano in una posizione estremamente favorevole. Ciò è ironico perchè sono stati proprio i loro prestiti senza ostacoli che hanno creato il casino in primo luogo.

Contrariamente al pensiero degli economisti di governo le banche non presteranno denaro, anche se appartiene di diritto al contribuente, semplicemente per incrementare il numero di prestiti non remunerativi nei loro bilanci. Perchè aggravare la situazione? A parte tutto, qualcuno veramente pensava che i salvataggi erano mirati a salvare il consumatore?


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/