venerdì 13 gennaio 2023

Inflazione, recessione e declino dell'egemonia statunitense

 

 

di Alasdair Macleod

In un lontano futuro potremmo guardare indietro al 2022 e al 2023 e marcarli anni cruciali. Finora abbiamo visto emergere allo scoperto il conflitto tra l'America e i due egemoni asiatici, cosa che ha portato a una crisi energetica autoinflitta nell'alleanza occidentale. La tendenza quarantennale del calo dei tassi d'interesse è terminata, sostituita da una nuova tendenza al rialzo le cui conseguenze e durata sono ancora sconosciute.

L'alleanza occidentale entra nel nuovo anno con crescenti timori di recessione. I responsabili delle politiche monetarie si trovano di fronte a un dilemma: dare la priorità all'inflazione dei prezzi lasciando salire i tassi d'interesse, o propendere per un ulteriore stimolo monetario e garantire che i mercati finanziari si stabilizzino, le loro economie non subiscano una recessione e le finanze pubbliche non vadano in crisi?

Questo è l'enigma che dovrà essere risolto nel 2023 per Stati Uniti, Regno Unito, UE, Giappone e altri nel campo dell'alleanza occidentale. Le condizioni economiche sono nettamente diverse nell'Asia continentale: la Cina sta mostrando le prime fasi di un miglioramento economico; l'economia russa non è stata gravemente danneggiata dalle sanzioni, come vorrebbero farci credere i media occidentali; tutti i membri delle organizzazioni commerciali asiatiche stanno godendo dei vantaggi di petrolio e gas a buon mercato, mentre l'alleanza occidentale volta le spalle ai combustibili fossili.

Il messaggio inviato all'Arabia Saudita, al Consiglio di cooperazione del Golfo e persino all'OPEC+ è che i loro affari futuri sono con gli egemoni asiatici. Com'era prevedibile, gravitano tutti in questo campo: stanno abbandonando la sfera d'influenza guidata dagli americani.

Il 2023 vedrà le conseguenze della fine del petrodollaro. Gli esportatori di energia si stanno facendo strada verso nuovi accordi commerciali nel tentativo di sostituire il dollaro e si parla di una nuova valuta asiatica di saldo commerciale. Ma possiamo aspettarci che le esportazioni di petrolio siano compensate da investimenti interni, in particolare tra Arabia Saudita, CCG e Cina. Il surplus più evidente nel 2023 è di dollari detenuti a livello internazionale, il cui valore d'uso è destinato a calare lasciandolo come un guscio vuoto. Una tempesta perfetta per il dollaro e per tutti coloro che navigano con esso.

Quelli di noi che vivranno abbastanza a lungo da guardare indietro a questi anni probabilmente li troveranno fondamentali sia per le valute che per le alleanze mondiali. Probabilmente segneranno la fine della supremazia occidentale e l'emergere di un nuovo dominio economico asiatico.


La minaccia dei tassi d'interesse nei confronti delle valute occidentali

È un segno di quanto sia peggiorata la condizione delle economie occidentali, quando i rialzi dei tassi d'interesse di pochi punti percentuali sono sufficienti per minacciare una crisi economica. La colpa può essere attribuita interamente alla macroeconomia post-classica, e come un cane con un osso, i loro sommi sacerdoti si rifiutano di lasciarla andare. Nonostante tutte le prove contrarie, ora vorrebbero farvi credere che l'inflazione sia transitoria, sebbene abbiano ammesso la possibilità che gli obiettivi riguardanti l'inflazione possano essere leggermente alzati. Ma la vera preoccupazione è che, sebbene i tassi d'interesse debbano ancora riflettere adeguatamente l'entità della svalutazione monetaria, sono saliti abbastanza da far precipitare il mondo in recessione.

Nel loro modo di pensare, o è inflazione o recessione, non entrambe. Una recessione è una domanda in calo e quest'ultima porta a un calo dei prezzi. Quando sono presenti sia l'inflazione che la recessione, non possono spiegarlo e ciò non si accorda con i loro modelli computerizzati, pertanto gli economisti mainstream insistono sul fatto che gli aumenti dei prezzi al consumo torneranno all'obiettivo del 2% o giù di lì, perché il rialzo dei tassi d'interesse scatenerà una recessione e la domanda calerà. Ci vorrà solo un po' più di quanto pensassero inizialmente.

Ora dicono che il pericolo non è più solo l'inflazione, occorre invece trovare un equilibrio. La politica dei tassi d'interesse deve tenere conto dei crescenti segni di recessione, il che significa che i rendimenti obbligazionari dovrebbero smettere di salire e, dopo i precedenti ribassi, i mercati azionari dovrebbero stabilizzarsi. Per loro questa è la via della salvezza. Perseguendo questa linea di pensiero, le autorità e i gruppi di pensiero istituzionali sono riusciti a contenere le aspettative d'inflazione, aiutati dall'indebolimento dei prezzi dell'energia.

Da marzo il WTI ha ritracciato del 50% la salita sperimentata negli ultimi due anni. Il gas naturale è sceso del 40% rispetto al massimo di agosto. Se si deve credere ai media occidentali, la Russia è continuamente sull'orlo del fallimento e la normalità dei prezzi tornerà presto. Senza contare che scompariranno altresì le pressioni inflazionistiche derivanti dall'aumento dei prezzi dell'energia e dei generi alimentari.

Quello che sta realmente accadendo è che il credito bancario sta iniziando a contrarsi. Il credito bancario rappresenta oltre il 90% del denaro e del credito in circolazione e la sua contrazione è grave. È un cambiamento nella psicologia di massa dei banchieri, in cui l'avidità dei profitti derivanti dai prestiti è sostituita dalla cautela e dalla paura delle perdite, portando alla sopraccitata contrazione del bilancio. Questo è stato il punto dietro il discorso di Jamie Dimon in una conferenza a New York lo scorso giugno, quando ha modificato la sua descrizione delle prospettive economiche da "tempesta" a "uragano". Provenendo dal banchiere commerciale più influente del mondo, è stata l'indicazione più chiara sul dove ci trovassimo nel ciclo del credito bancario: il mondo è sull'orlo di una grave recessione creditizia.

Anche se la loro analisi è viziata, i macroeconomisti hanno ragione a essere molto preoccupati. Oltre i nove decimi della valuta statunitense e dei depositi bancari stanno ora affrontando una significativa contrazione. Questo è un problema particolare, in precedenza esacerbato dai lockdown e dai problemi nelle supply chain. Dà alle banche commerciali un enorme grattacapo: se iniziano a strappare il tappeto del credito da sotto i piedi delle imprese non finanziarie, creeranno un collasso economico che minaccerebbe il loro intero portafoglio di prestiti.

È molto più facile per un banchiere richiedere prestiti che finanzino posizioni in asset finanziari. Ed è anche semplice richiamare e liquidare le garanzie quando un prestito inizia a deteriorarsi. Questo è il motivo per cui il settore finanziario e i relativi asset sono stati finora nel mirino.

Le banche centrali considerano questo come il loro peggior incubo. È quello che ha portato al crollo di migliaia di banche americane in seguito al crash di Wall Street nel 1929-1932. Incolpando il settore privato per il crollo degli anni '30, i banchieri centrali e gli economisti keynesiani giurarono che non sarebbe dovuta accadere mai più una cosa del genere.

Ma poiché questo barattolo di latta è stato calciato lungo la strada per troppo tempo, non stiamo solo fissando la fine di un ciclo del credito decennale, ma potenzialmente un evento superciclico pluridecennale che fa impallidire gli anni '30. E date le maggiori forze in gioco oggi, potenzialmente anche peggio.

Possiamo facilmente capire che, a meno che la FED e le altre banche centrali non alleggeriscano le loro politiche monetarie restrittive, ne conseguirà un crollo del mercato azionario. E questo è ciò che abbiamo visto quando la tendenza dei tassi d'interesse ha iniziato una nuova traiettoria al rialzo lo scorso gennaio. Per la FED prevenire un crollo del mercato azionario è quasi certamente una priorità più immediata che proteggere la valuta. Non è che alla FED non importi, ma non può fare entrambe le cose.

Di conseguenza mentre possiamo vedere i pericoli derivanti dalla contrazione del credito bancario, possiamo anche vedere che la FED e le altre principali banche centrali hanno dato la priorità alla stabilità del mercato finanziario rispetto al rialzo dei tassi d'interesse. La pausa negli aumenti dei prezzi dell'energia insieme alle affermazioni dei media generalisti che la Russia sarà sconfitta hanno contribuito a dare ai mercati un gradito, ma temporaneo, periodo di stabilità.

Anche la volontà di continuare a rialzare tassi d'interesse sarà temporanea. Infatti i responsabili delle politiche monetarie non hanno alcuna alternativa se non dare priorità alla prevenzione della deflazione del credito bancario piuttosto che al sostegno delle loro valute. Non hanno altra scelta che combattere la recessione con un'ulteriore inflazione monetaria, un aumento dei deficit pubblici e attraverso un nuovo quantitative easing.

Oltre alle iniziative delle banche centrali per mantenere i rendimenti obbligazionari il più bassi possibile, dovranno essere finanziati i disavanzi pubblici a causa del calo delle entrate fiscali e delle spese extra per contrastare il declino dell'attività economica. E dato che il mondo ruota attorno al dollaro, nelle prime fasi di una recessione la FED probabilmente supporrà che possano essere ignorate le conseguenze per i tassi di cambio sulla scia di un nuovo giro di svalutazione monetaria. Ci si può anche aspettare che tutte le altre principali banche centrali collaborino; il punto sulla cooperazione economica mondiale è che a nessuna banca centrale è consentito seguire una linea indipendente.

Il settore privato sbaglia nel pensare che la scelta sia tra inflazione o recessione. Non è più una scelta, ma una questione di sopravvivenza sistemica. Quasi certamente si verificheranno una contrazione del credito nelle banche commerciali e un'espansione compensativa del credito da parte del sistema bancario centrale. La prima porta a un crollo dell'attività economica e la seconda è un onere troppo grande per essere sopportato da una valuta già inflazionata. Non si tratta di stagflazione, condizione che secondo le credenze neo-keynesiane non dovrebbe verificarsi, ma di una replica di quanto accadde a John Law e all'economia francese nel 1720. La scomoda verità è che le politiche di stimolo monetario finiscono invariabilmente con l'impoverimento di tutti.


Il ruolo del credito e la soluzione finale

Per definire le probabilità con cui si svolgeranno gli eventi nel 2023, dobbiamo rivisitare le basi della teoria monetaria e la differenza tra denaro e credito. È la persistente svalutazione di quest'ultimo ad essere stato il problema principale ed è probabile che intaccherà i piani di qualsiasi nazione che cerchi di sfuggire alle conseguenze monetarie attraverso uno spostamento dall'alleanza occidentale alla partnership russo-cinese.

Probabilmente è troppo tardi per qualsiasi soluzione pratica al dilemma politico affrontato oggi dalla politica monetaria delle banche centrali occidentali. Quando i banchieri commerciali si risvegliano collettivamente di fronte ai rischi di prestito creati in gran parte dal loro precedente ottimismo, gli istinti di sopravvivenza entrano in gioco e ridurranno la loro esposizione al rischio ove possibile. La conseguenza è un ciclo del credito boom/bust. Nella fase di bust non solo vengono eliminati gli investimenti improduttivi, ma falliscono anche le banche con un indebitamento eccessivo. Sebbene l'intenzione sia quella di attenuare gli effetti ciclici sull'economia, la risposta dello stato e del sistema bancario centrale peggiora le cose, con la politica monetaria che indebolisce la valuta.

È importante comprendere che con un sistema monetario solido, l'eccessiva espansione del credito viene scoraggiata. Nell'attuale sistema, invece, accade il contrario. L'estrema leva finanziaria nei rapporti tra attivi e patrimonio netto delle banche d'importanza sistemica, ben oltre venti volte in Giappone e nell'Eurozona, è dovuta alla soppressione artificiale dei tassi d'interesse. È solo con un indebitamento estremo che le banche commerciali possono trarre profitto dal più esiguo dei margini di credito quando vengono loro imposti tassi di deposito pari a zero e negativi.

Poiché il credito bancario si riflette nei depositi dei clienti, un ciclo di eccessiva espansione e contrazione del credito bancario diventa economicamente distruttivo. La soluzione propugnata da molti economisti della Scuola Austriaca è quella di vietare del tutto il credito bancario, sostituendo i depositi in mutuum, dove il denaro o la valuta diventano proprietà della banca e il depositante creditore, con depositi in commodatum, dove la proprietà rimane al depositante. In base a questi accordi le banche fungono da semplici intermediari per quei risparmiatori che desiderano mettere i loro risparmi a disposizione dei mutuatari in cambio di un rendimento.

Il problema con questo rimedio è quello della gallina e dell'uovo. La produzione richiede un anticipo di capitale per fornire prodotti con profitto a tempo debito. Il mondo reale richiede quindi il credito e anche che i risparmi per il reinvestimento del capitale siano inizialmente finanziati tramite il credito. Quindi, che piaccia o no ai neo-Austriaci, siamo bloccati con depositi in mutuum e banche che funzionano come commercianti di credito.

Questo è quanto possiamo spingerci con le banche commerciali e il credito bancario. L'altra forma di credito in circolazione è rappresentata dalle banconote. Per stabilizzare il loro valore chi le emette deve essere pronto a scambiarle con monete d'oro e una volta che ha stabilito riserve auree sufficienti, l'emissione di eventuali banconote aggiuntive deve essere coperta da un'ulteriore garanzia di monete d'oro.

Ma deve essere fatto molto di più. I deficit pubblici non devono essere consentiti se non su base strettamente temporanea e la spesa pubblica totale ridotta al segmento più piccolo possibile in rapporto all'economia. Significa perseguire una linea di politica atta a revocare gli obblighi per le agenzie governative di fornire servizi alle persone, mantenendo solo il minimo indispensabile affinché il governo funzioni nel fornire leggi, difesa nazionale e protezione degli interessi di tutti senza clientelismi. Tutto il resto può essere solo responsabilità degli individui che si organizzano e pagano essi stessi i servizi di cui hanno bisogno. Significa che devono essere licenziati la maggior parte dei burocrati impiegati improduttivamente ed essere ridistribuiti in modo produttivo nel settore privato. Una sana etica del lavoro tornerà così a sostituire l'aspettativa che l'ozio sarà sempre sovvenzionato.

Date le realtà politiche, ciò non può accadere se non come risposta a un grave crollo del credito, delle valute fiat e dell'economia. Detto in modo semplice: crisi prima, soluzione poi. Pertanto non esiste alcuna alternativa pratica alla continua svalutazione delle valute fiat fino a quando chi le utilizza non le abbandonerà del tutto etichettandole come prive di valore.


La transizione dalle valute fiat a... cosa?

C'è un problema fondamentale che dobbiamo prendere in considerazione ora che il declino a lungo termine dei tassi d'interesse è giunto al termine, ed è così che se la caverà il dollaro in futuro. Sebbene il dollaro abbia perso il 98% del suo potere d'acquisto sin dalla fine di Bretton Woods, è stato un processo abbastanza graduale da non minare il suo ruolo di mezzo di scambio internazionale. Ha conservato un valore sufficiente per fungere da valuta di riserva mondiale ed è l'arma principale con cui l'America ha esercitato la sua egemonia.

È il suo ruolo di arma per condurre guerre finanziarie che lo potrebbe infine portare alla rovina, oltre a minare i poteri d'acquisto delle valute ad esso allineate. Tagliando fuori la Russia dal sistema SWIFT, l'alleanza occidentale sperava che insieme alle sanzioni la Russia sarebbe stata messa in ginocchio. Quella linea di politica è fallita, come di solito accade con le sanzioni, mentre il messaggio inviato a tutte le nazioni non allineate era che l'America e i suoi alleati potevano rendere prive di valore le riserve monetarie nazionali senza preavviso. Di conseguenza c'è stato un ripensamento mondiale sull'uso dei dollari e del resto delle altre principali valute emesse dai Paesi membri dell'alleanza occidentale.

In questo momento di transizione da un dollaro militarizzato, c'è incertezza tra le nazioni allineate con l'asse russo-cinese su come rispondere, oltre a vendere valuta fiat per acquistare più lingotti d'oro. Ma l'enorme quantità della prima rispetto ai secondi suggerisce che ai valori correnti l'oro non è disponibile in quantità sufficienti per trasformare in modo credibile le valute fiat in sostituti del metallo giallo. Tuttavia sarebbe logico che l'asse russo-cinese ricco di oro e le nazioni nella loro sfera d'influenza proteggessero le proprie valute da una catastrofe monetaria in rapido sviluppo. Finora nessuna di loro sembra disposta a farlo introducendo standard aurei a beneficio dei propri cittadini.

Solo la Russia, sotto la pressione delle sanzioni moentarie e commerciali, ha lascamente legato il rublo alle esportazioni di energia e materie prime. Nel più vago dei termini, potrebbe essere considerato un equivalente sintetico di un legame tra il rublo e l'oro.

Misurato in valute fiat il prezzo del petrolio è estremamente volatile, mentre in denaro reale, l'oro, è relativamente stabile. Misurato in oro il prezzo del petrolio oggi è inferiore di circa il 20% rispetto al 1950. Da allora il prezzo massimo raggiunto dal petrolio, se misurato in oro, è stato di un 2X e il minimo un calo dell'85%; ciò si confronta con un aumento in dollari del 5.350% e nessun calo. Se l'oro fosse liberamente scambiabile e fosse libero dalla speculazione nei mercati delle materie prime e dagli effetti dei boom/bust indotti dal denaro fiat, il prezzo del petrolio in oro sarebbe stato ancora più stabile.

Insistendo sul fatto che quelli soprannominate da Putin come nazioni ostili debbano acquistare rubli per pagare il petrolio russo, la domanda di rubli sulle borse estere si è legata alla domanda di petrolio russo, che a sua volta si è legata più strettamente all'oro che alle valute ostili. Ma sembra che nella stampa generalista riconoscere un tale legae sia un passo troppo difficile da compiere. Quando si tratta di sostituire il dollaro con una nuova valuta commerciale, le discussioni iniziali delle potenze asiatiche hanno suggerito una certa soluzione.

L'Unione economica eurasiatica (EAEU), costituita principalmente da un sottoinsieme di nazioni nell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (SCO), ha annunciato all'inizio di quest'anno che si stavano prendendo in considerazione piani per una valuta di saldo commerciale, coperta da materie prime e valute degli stati membri.

Finora i membri della SCO hanno limitato la loro discussione ai modi per sostituire il dollaro ai fini delle transazioni tra di loro, un progetto a lungo termine guidato non tanto dal cambiamento in Asia, ma dall'aggressione commerciale degli Stati Uniti e dalle politiche egemoniche del dollaro. A seguito delle sanzioni russe imposte dall'Occidente, è probabile che i pericoli di un'immediata crisi del dollaro vengano ora affrontati con maggiore urgenza dai governi e dalle banche centrali di tutta l'Asia.

Con l'Occidente che precipita in una crisi sistemica e monetaria, nessun governo sembra sapere cosa fare. Solo la Russia è stata costretta ad agire, ma anche i russi si stanno muovendo a tentoni (vaghi progetti su un gold standard o la soluzione di Sergey Glazyev). Oltre a dirigere una commissione istituita per fornire consulenza su una nuova valuta di saldo commerciale, Glazyev è un consulente economico senior di Vladimir Putin.

Dalle poche informazioni rese disponibili, sembra che la commissione monetaria EAEU di Glazyev stia escludendo un gold standard per la nuova valuta commerciale. Al contrario, ha preso in considerazione strutture alternative senza raggiungere finora alcun accordo, ma affinché il progetto vada in porto devono essere scartate le proposte per includere le valute nazionali nel suo paniere di valutazione. Non solo si tratta di un'area in cui è improbabile che Glazyev ottenga facilmente un consenso tra gli stati membri, ma includere una gamma di valute fiat non è ragionevole e non soddisferà l'obiettivo finale, ovvero trovare un sostituto credibile al dollaro. Per mantenere la fiducia nella nuova moneta, la struttura dev'essere semplice e trasparente.

Dal comunicato stampa della commissione monetaria all'inizio di quest'anno, ci sono stati ulteriori sviluppi che potrebbero influenzare la sua costruzione. Guidato dall'Arabia Saudita, il Consiglio di cooperazione del Golfo sta voltando le spalle al dollaro come pagamento per petrolio e gas. Ancora una volta questo sviluppo è attribuibile alle politiche sul cambiamento climatico dell'alleanza occidentale. Non solo quest'ultima ha dimostrato che le riserve estere possono essere rese senza valore dall'oggi al domani, ma le politiche sul cambiamento climatico inviano un chiaro messaggio: per il Consiglio di cooperazione del Golfo il futuro del commercio non è con l'alleanza occidentale. Per relazioni commerciali stabili a lungo termine, devono rivolgersi all'asse russo-cinese.

Sta accadendo davanti ai nostri occhi. La Cina ha firmato un accordo di 27 anni con il Qatar per il suo gas. Il presidente Biden ha tentato di stringere un accordo con l'Arabia Saudita per ulteriore produzione di petrolio, ma è stato un niente di fatto. Invece il presidente Xi si è assicurato un accordo energetico e d'investimento a lungo termine, in base al quale l'esposizione monetaria dell'Arabia Saudita allo yuan è ridotta al minimo attraverso programmi d'investimento cinesi.

Proprio così, un aumento dell'offerta di denaro della Cina è una prima indicazione che, spinta da energia a basso costo e programmi d'investimento in infrastrutture, la sua economia è nelle prime fasi di una nuova fase di crescita, mentre l'alleanza occidentale deve affrontare una recessione potenzialmente profonda. È probabile che l'effetto monetario supporti il tasso incrociato yuan/dollaro, cosa che i sauditi molto probabilmente avranno preso in considerazione nei loro calcoli, ma avranno bisogno di qualcosa di più. Vorranno influenzare le valute a favore della loro bilancia commerciale e le loro opzioni sono di ridurre al minimo i saldi sulla base dei flussi d'investimento in entrata, come menzionato sopra. Possono cercare d'influenzare la costruzione della valuta di saldo commerciale EAEU, oppure possono accumulare ulteriori riserve auree nella misura in cui desiderano proteggere le valute fiat che ricevono.

Per l'alleanza occidentale la campana a morto per il petrodollaro significa che il 2023 vedrà una sostanziale riduzione di dollari nelle riserve ufficiali di tutte le nazioni dell'asse russo-cinese e di quelle ad esso amiche. L'accumulo di dollari nelle riserve estere sin dalla fine di Bretton Woods è stato considerevole e la sua inversione è destinata a creare ulteriori difficoltà alle autorità statunitensi. Infatti continuano a essere venduti i titoli del Tesoro statunitensi di proprietà straniera e continua a essere ridotta la montagna da $32.000 miliardi tra asset finanziari e depositi bancari. La possibilità di una corsa agli sportelli del dollaro, facendo salire i prezzi delle materie prime, rappresenterà un grosso problema sia per gli Stati Uniti che per l'intera alleanza occidentale.


Conclusione

Abbiamo analizzato il deterioramento delle prospettive sistemiche e monetarie per le valute fiat, prevalentemente quelle del sistema occidentale. Sia la teoria economica classica che quella marxista indicano che una crisi del genere alla fine sarebbe arrivata per le valute fiat, e la guerra finanziaria contro la Russia è diventata un ulteriore fattore che ha accelerato tale processo.

Dopo aver soppresso i tassi d'interesse a zero e anche al di sotto, adesso i mercati stanno imponendo un loro rialzo sulle teste delle autorità monetarie. Stiamo assistendo al passaggio da un ambiente monetario dipendente dagli asset finanziari a uno dipendente dalle materie prime: nelle parole di Zoltan Pozsar di Credit Suisse, Bretton Woods II sta finendo e sta nascendo Bretton Woods III.

Per questo motivo c'è un crescente interesse su come si evolverà il mondo con valute basate sulle materie prime. Quest'anno la Russia ha protetto con successo il rublo collegandolo alle esportazioni di energia e materie prime e nel processo ha indebolito le valute occidentali.

Sebbene sia sempre un errore prevedere i tempi, il fatto che nessuno nell'establishment finanziario stia discutendo su come utilizzare le riserve auree per proteggere le proprie valute indica chiaramente che siamo ancora all'inizio dell'evoluzione della crisi delle valuta fiat. Coloro lungimiranti che pianificano una nuova valuta di saldo commerciale panasiatico, alternativa al dollaro, stanno cercando di coprirla con materie prime. Da quando Sergei Glazyev ha annunciato un'inchiesta sulla questione, il passaggio del Medio Oriente dal petrodollaro alle valute asiatiche non solo inietta una nuova urgenza nelle deliberazioni della sua commissione, ma è destinato ad avere un impatto significativo sul suo esito.

Le implicazioni per l'alleanza occidentale non giocano alcun ruolo nelle attuali politiche monetarie. Le relative banche centrali agiscono come se non ci fosse alcun pericolo, ma ogni dubbio che le valute fiat saranno sostituite da valute legate a beni tangibili, rappresentati dall'oro o meno, sta venendo fugato dalla luce dei recenti sviluppi.

Dato che né l'establishment né la popolazione hanno una comprensione di base di cosa sia il denaro, non sorprende che gli attuali sviluppi finanziari ed economici siano così poco compresi e che i corretti rimedi per le nostre attuali condizioni monetarie ed economiche siano così prontamente scansati.

Questi errori e omissioni dovrebbero essere invece affrontati subito, già in questo 2023.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 12 gennaio 2023

Pochi capiscono come funziona il sistema monetario e questo non va bene

 

 

di Joakim Book

“Se vuoi fare una torta di mele da zero, devi prima inventare l'universo.” – Carl Sagan

Tra le prime obiezioni che sorgono per chiunque conosce per la prima volta Bitcoin c'è il classico "è troppo complicato da capire". Ed è vero, alla fin fine: chiavi private, tempi dei blocchi, regolazioni della difficoltà, UTXO, transazioni CoinJoin non censurabili, hash-qualcosa, ecc. La curva di apprendimento è ripida e, per la maggior parte, i motivi per scalarla sembrano pochi.

La prima volta che mi è stato presentato Bitcoin in pratica (non in teoria, perché per anni i libertari tecno-balbettanti mi avevano introddotto all'idea senza successo però), il tipo esperto di tecnologia che avevo di fronte fallì l'impresa.

Innanzitutto mi fece scaricare un'app dall'aspetto losco, per la quale non avevo spazio sul mio telefono, quindi, ironia della sorte, dovetti prima rimuovere alcuni podcast sull'economia monetaria. In secondo luogo, fece in modo che l'app generasse alcune parole casuali e, in assenza di carta e penna, me le fece digitare nell'app "appunti" del mio telefono (salvata nel cloud!). In terzo luogo, provò a inviarmi 100.000 sat, ma la connessione a Internet irregolare sul suo telefono continuava a interrompere il processo.

Chiaramente quella sera non sarei diventato un bitcoiner convinto. Le difficoltà del processo sembravano insormontabili: la cura peggiore della malattia del sistema bancario centrale.

Dopo aver fatto funzionare adeguatamente il suo telefono, e la mia cortese pazienza si esaurì una mezza dozzina di volte nel frattempo, finalmente riuscì a inviare i sats e alla fine disse trionfante: "Vedi, vedi! Questa transazione è avvenuta senza che nessuno lo sapesse!"

Non impressionato, tirai fuori una banconota da $5, gliela porsi e imitai beffardamente il suo trionfo: "Vedi, vedi! È successo senza che nessuno lo sapesse e nessuno poteva impedirci di farlo!"

I beni al portatore non sono una novità nella storia del denaro e tutto ciò di cui mi aveva convinto era che Bitcoin fosse un modo digitale complicato per farlo. Ma se il patito della tecnologia non può spiegarlo senza sforzi, che speranza c'è per voi e per me? E state disintermediando un sistema bancario il cui scopo è effettuare pagamenti in modo efficiente e sicuro e rendere possibile l'attività di prestito. Nessuno stava cercando di fermare i pagamenti di nessuno: di cosa parlava quel tizio, quindi?

Sarebbero passati anni prima che fossi stato in grado di vedere quei problemi delle attuali reti di pagamento fiat. 


LA COSA SORPRENDENTE DI BITCOIN NON È LA SUA NATURA DIGITALE

Sul palco della conferenza su Bitcoin del 2021, Alex Gladstein ha voluto illustrare la semplicità dell'utilizzo di Bitcoin inviando sats in tempo reale alla campagna di raccolta fondi organizzata da Strike. Era stranamente simile al fanatico di Bitcoin che ho descritto sopra:

Gladstein: “Quindi sono sulla pagina di Strike, proprio qui, e andrò avanti e donerò, vediamo, due dollari di bitcoin, a Strike [...]. Sta per andare... ed è andata. Questo è un bene al portatore che si è appena spostato all'istante in tutto il mondo. E non ho chiesto il permesso a nessuno.”

Gladstein è riuscito molto meglio a illustrare un pagamento (istantaneo) rispetto al tipo che per primo ha provato a inviarmi bitcoin tanti anni fa. Naturalmente il pubblico ha fatto "Wow!" ed ha applaudito, ma il critico avrebbe potuto ugualmente rispondere con "Sì, e quindi? Anche Venmo lo fa".

In un episodio per il "Bitcoin Magazine Podcast", Mark Maraia ha spiegato il suo approccio al cosiddetto "onboarding boomers": quel gruppo demografico con denaro, tempo e una sana paura dello stato, ma non esattamente noto per il suo avanzato know-how tecnologico. “Dimenticate tutta la teoria”, dice Maraia, indicando oggetti di uso quotidiano come computer o iPhone: onestamente, sapete come funzionano? “Non ne ho assolutamente idea”, dice, e aggiunge “E va bene così!”

La sua battuta è simpatica e confortante: nessuno capisce la tecnologia X, e va bene, perché vediamo cosa fa la e possiamo usarla. Allo stesso modo, se non capite Bitcoin va bene lo stesso.

E invece non va bene.

Capire cosa può fare Bitcoin per voi, il suo caso d'uso, richiede di comprendere l'attuale sistema monetario. A differenza di un telefono, di un'auto, o di un computer, non vi è alcun valore aggiunto visibile nell'utilizzo di Bitcoin per un occidentale che non è mai stato sanzionato, non ha mai fatto nulla d'illegale, non ha mai cercato di acquistare beni o servizi che un intermediario di pagamenti o lo stato disapprovava, ha il proprio stipendio (e risparmi!) indicizzati all'inflazione, non capisce perché si verificano le recessioni e non ne risente (se dipendente pubblico), o cosa fanno le banche centrali o da dove vengono i soldi.

Non ho bisogno di capire nessuna delle tecnologie alla base di un telefono per vedere come potrei usarlo e come potrebbe semplificarmi la vita. Al contrario, il valore aggiunto di Bitcoin è legato alla sua alternativa "rispetto a cosa" nell'attuale sistema monetario a cui il 99% di noi non pensa mai, non ci causa mai problemi relativi ai pagamenti e di conseguenza non vi prestiamo attenzione.

(Fonte)

Una carta Visa in Apple Pay può pagare "istantaneamente" anche cose dall'altra parte del mondo. Per i trasferimenti internazionali, Wise o Revolut, o una pletora di altre tecnologie fintech, possono trasferire denaro in tutto il mondo in pochi secondi.

La tecnologia non è il punto, il digitale non è il valore aggiunto.

Naturalmente la maggior parte dei bitcoiner sa che l'analogia Visa-Wise-Apple-Pay è errata. E il nerd del mio aneddoto avrebbe potuto sostenere la tesi di Saifedean Ammous secondo cui Bitcoin ha la vendibilità nello spazio, cosa che manca alla mia banconota da $5. Ma per capire gran parte di ciò che distingue Bitcoin è necessario approfondire la questione monetaria. Cosa succede quando effettuiamo un pagamento tramite banca? Cos'è il denaro?

I trasferimenti internazionali, o le carte Visa emesse dalla banca, richiedono l'identificazione in un modo in cui Bitcoin non lo richiede; non prevedono il saldo finale (i pagamenti possono essere revocati successivamente); i bonifici bancari sono spesso saldi netti differiti (sebbene i pagamenti lordi in tempo reale vengano implementati in un numero sempre maggiore nelle reti di pagamento delle banche centrali). I fondi in Venmo, PayPal o altri livelli inferiori del sistema bancario, sono autorizzati nel senso che una qualsiasi della mezza dozzina di entità necessarie affinché un pagamento vada a buon fine potrebbe bloccarlo, per ragioni tecniche o ragioni di controllo/autoritarie.

Pensare che un pagamento Venmo sia simile a un trasferimento di Bitcoin on-chain, perché sembrano la stessa cosa, è un errore piuttosto elementare. Sono entrambi digitali, entrambi implicano il trasferimento di "denaro" (qualunque cosa significhi), entrambi consentono il trasferimento di valore da un luogo all'altro. Ma per capire perché sono diversi, voi – come la citazione di Carl Sagan sopra – dovete prima spiegare l'intero sistema monetario: dove può andare storto, su cosa si basa, come entra nuovo denaro, cosa fanno le banche, quali entità hanno il potere di bloccare, ritardare, ispezionare o addebitare commissioni per le transazioni, cosa state rischiando detenendo passivamente una valuta in costante deprezzamento.

A merito di Gladstein, egli espone i problemi dei cosiddetti unbanked i quali farebbero impallidire qualsiasi problema di pagamento che la maggior parte degli occidentali abbia mai affrontato. Ma il nocoiner medio non lo capisce, questo è il motivo per cui leggiamo regolarmente notizie in cui giornalisti finanziarii dalla dubbia intelligenza mettono insieme Bitcoin, stablecoin, token non fungibili (NFT) e valute digitali delle banche centrali (CBDC). O quando il presidente della Federal Reserve afferma che le CBDC rendono obsoleta la necessità di Bitcoin o delle stablecoin: per qusta gente si tratta della stessa cosa, ovvero modi nuovi e digitali di custodire e spostare ciò che sembra essere qualcosa di prezioso.

La FED deve aiutare a gestire il sistema del dollaro, quindi una volta che verrà adottata la sua soluzione tecnica, seppur stravagante, non ci sarà bisogno di alternative private. E il "denaro programmabile" sembra davvero fantastico, almeno fino a quando la sua programmazione non vi impedisce di acquistare ciò di cui avete bisogno.

(Fonte)

Da Gita Gopinath dell'FMI apprendiamo che la debacle Russia-Ucraina “stimolerebbe l'adozione della finanza digitale, dalle criptovalute alle stablecoin fino alle valute digitali delle banche centrali”.

Il conflitto, quindi, potrebbe stimolare qualsiasi cosa tranne Bitcoin? La finanza è già digitale; il denaro fiat è già digitale. La FED aggiusta la base monetaria digitalmente, attraverso acquisti e vendite di asset tramite la sua filiale di New York. Il dollaro è già discrezionale e autorizzato, controllato, regolamentato e sorvegliato. Cosa offre una valuta digitale del sistema bancario centrale (CBDC)?

Semmai peggiorerebbe la politicizzazione dei problemi legati alle banche su entrambi i lati del campo di battaglia di Donetsk, con un controllo ancora maggiore da parte di autoritari che vogliono imporre ciò che le persone possono o non possono fare con i "loro" soldi. Non avete bisogno di una blockchain o di un token per fare il 99% di quello che le nuove criptovalute tentano di fare; e quelle che sembrano fare qualcosa di utile, non lo fanno meglio di Bitcoin.

Al di là delle prime ore e dei primi giorni, prima che i trasferimenti internazionali potessero arrivare comodamente alle banche ucraine, non c'era nulla che le "criptovalute" in generale potessero fare per l'Ucraina; il suo problema era reale, non monetario. Aiutare i rifugiati in fuga a contrabbandare i loro risparmi contro un sistema bancario ostile? Certo, Bitcoin ha sempre eccelso in questo obiettivo, ma come se la caverebbe una CBDC emessa e governata dalla Banca Nazionale dell'Ucraina? O peggio, Ripple, il cui CEO ha dichiarato con orgoglio:

Per chiarire ogni confusione, RippleNet (pur essendo in grado di fare molto di più rispetto allo SWIFT) rispetta il diritto internazionale e le sanzioni OFAC. Punto e basta. 

Invece di essere la forma di denaro senza autorizzazione e non censurabile a cui aspira Bitcoin, i suoi "concorrenti" sostengono con orgoglio la censura e le sanzioni statali:

RippleNet, ad esempio, è sempre stata – e rimane ancora oggi – impegnata a NON lavorare con banche sanzionate o Paesi che sono controparti soggette a restrizioni. Ripple e i nostri clienti supportano e applicano le leggi OFAC e KYC/AML.

Rispettare le sanzioni autoritarie è l'opposto di ciò che fa il denaro libero.

Ripeto: la tecnologia non è il punto; il digitale non è il valore aggiunto.

Il valore aggiunto di Bitcoin è la libertà e l'indipendenza che derivano dal detenere il proprio denaro a titolo definitivo, non gravato da una banca, un intermediario di pagamenti, un regolatore finanziario o un fisco. Non è soggetto alle richieste stravaganti del vostro sovrano autoritario, eletto democraticamente o meno. Serve a non subire più le conseguenze asinine degli eccessi monetari che gli attuali amministratori monetari hanno causato.

Bitcoin è denaro per la libertà, per un secolo di libertà. Ma per capire veramente perché le cose stanno così, dovete vedere cosa c'è di sbagliato nel sistema che tenta di rovesciare.

Capire come funziona il sistema monetario fiat è fondamentale per comprendere Bitcoin.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 11 gennaio 2023

La trappola del cambio di governo in Russia

 

 

di Tom Luongo

Il cambio di governo in Russia è di gran moda in questo momento. È l'ennesimo episodio dello spettacolo più longevo dell'MI-6, “Russia – Fragile ambiente di governo per Putin”, trasmesso quotidianamente dai nostri media cooptati dall'intelligence.

E, ehi, grazie a Elon Musk questa non è più una teoria del complotto, nonostante le proteste dei cattivi.

Il quadro attuale è punteggiato da storie regolari di attacchi di droni ucraini a basi aeree o centrali elettriche russe. C'è anche un importante articolo che ha fatto il giro del mondo su come la Russia stia affrontando cellule dormienti di sabotatori che operano per eliminare infrastrutture critiche.

Non che io dubiti che sia vero, ovviamente gli Stati Uniti e il loro "alleato chiave nella NATO" (*colpo di tosse* il Regno Unito *colpo di tosse*) sono pienamente impegnati a sconfiggere la Russia, ma ciò che è interessante è il fatto che sta accadendo ora mentre essa effettua grandi mosse per riorganizzare le sue forze armate e combattere questa guerra a lungo termine.

Ciò implica che all'improvviso all'interno dell'UE c'è una significativa negazione della portata di tale impegno.

La recente ammissione dell'ex-cancelliere tedesco Angela Merkel, secondo cui gli accordi di Minsk sono stati solo un escamotage per guadagnare tempo e armare l'Ucraina per la guerra, può essere interpretata in diversi modi.

Ma per me, sapendo che la narrativa dominante è stata quella d'inquadrare questa come una guerra per procura guidata dagli Stati Uniti contro la Russia, l'ammissione della Merkel si incastra perfettamente in tale teoria. Ricordate, ho sempre fatto distinzione tra la cricca di Davos e i neoconservatori.

Ho sempre considerato i neoconservatori come gli utili idioti dei davosiani più leninisti. La Merkel è un tenente davosiano impegnato, se mai ce n'è stato uno.

La Merkel sta alimentando quella narrativa americana iper-aggressiva sottolineando come la sua parte a Minsk era qualcosa di richiesto dagli Stati Uniti e che ha accettato senza riserve.

Dobbiamo quindi credere che questo sia un treno guidato dagli Stati Uniti su cui l'UE è stata tenuta in ostaggio, come se fosse il dannato Snowpiercer.

Sì, certo...

Ha molto più senso invece sostenere che la Merkel abbia usato i suoi buoni rapporti con Putin per negoziare sul Nordstream 2, sapendo benissimo che sarebbe stato un campo minato geopolitico.

Quando vi fermate a pensare all'intera saga del NS2, se la Merkel è stata sincera nel guadagnare tempo per entrare in guerra con l'Ucraina, allora segue che l'oleodotto è stata solo un'altra Minsk strategica; sprecare non solo il tempo della Russia, ma anche miliardi di dollari in un progetto che non avrebbe mai dato i suoi frutti?

In quest'ottica il denaro speso per il NS2 è stata una delle prime vittime di questa guerra che va avanti dal rovesciamento del presidente ucraino Viktor Yanukovich nel 2014.

Se vista attraverso tali lenti la situazione attuale diventa ancora più pericolosa che mai, perché vi permette di capire la profondità di quanto siano arrabbiati i russi e quanto siano impegnati nella guerra.

Ciò significa che il loro miglior gioco strategico è intrappolare l'Occidente in un tritacarne ucraino economicamente, politicamente e militarmente. Rivoltargli contro le sue stesse macchinazioni.

E questo mi porta a un recente post di Martin Armstrong. Martin sta osservando i cicli e prevede che un gruppo di essi coinciderà col periodo marzo/aprile 2023 in relazione alla guerra e a Putin.

Come sempre, è necessario studiare un po' il background della modellazione del futuro di Martin, ma sono felice di coinvolgerla se fornisce intuizioni.

Capisco il motivo per cui Martin Armstrong è molto preoccupato per come andranno le cose i prossimi anni, perché gli psicopatici al comando in tutto l'Occidente non hanno la retromarcia, attaccano solamente.

Se siete confusi riguardo a ciò in cui queste persone credono davvero e verso dove sia diretto il futuro della Russia, il seguente articolo dell'Hudson Institute – il miglior esempio d'istituzione neocon – dovrebbe chiarirvi le cose.

Quello dell'Hudson Institute non è un articolo di opinione su potenziali obiettivi, o da leggere come una lista di desideri dei matti; è un insieme di salde convinzioni che derivano dalla loro visione di analisi demografica della Russia e dalla loro missione di eliminare i resti dell'Unione Sovietica.

Questa è una lotta ideologica per i neocon, la fine della Russia è la loro religione.

Ecco perché sono così facili da manipolare, rendendoli i perfetti utili idioti nel gioco più ampio della cricca di Davos.

Per la mente neocon (sic!), è una conclusione scontata che la Russia stia per crollare. Vi rimando al mio articolo dell'altro giorno sui modelli, la "pigrizia" e l'abisso tra la conoscenza reale e quella percepita.

È questa attenzione all'ordine delle operazioni che è importante, in modo da dare un senso a ciò che sta accadendo oggi nel mondo.

Una delle mie lamentele più comuni con i miei "fratelli libertari" è che saltano sempre alla "fine del gioco" senza pensare alle mosse che ci portano lì.

Nella teoria monetaria possiamo fare i conti e renderci conto che il sistema è condannato. Prendendo tale variabile e aggiungendola al mix politico possiamo risolvere l'equazione geopolitica e poi fare grandi dichiarazioni su dove vada a parare il tutto.

E quando ciò accade, le persone si trincerano con arroganza nelle loro conclusioni e poi il loro pregiudizio di conferma prende il sopravvento. Di conseguenza ogni dato conferma ciò che vogliono vedere e ignorano i cigni neri all'orizzonte.

I neoconservatori e la cricca di Davos hanno già mappato la fine dei giochi futura e hanno verificato le mosse quotidiane. Sono come i libertari che ho descritto sopra, i quali aspettano solo il collasso che potrebbe non arrivare mai.

E devo ringraziare Martin Armstrong per avermi aiutato a superare quella stessa arroganza. La sua incessante attenzione all'"ordine delle operazioni" è il suo più grande attributo.

È da qui che penso provenga l'ansia di Martin per Putin e la Russia, e ancora una volta, credo abbia ragione. Il personale guida le linee di politica, dopotutto, ma questo vale per entrambi i lati della divisione politica.

Credo, però, che stia interpretando male la situazione in Russia quando si tratta di Putin.

Infatti, pur avendo "fonti" in Russia, l'analisi di Martin su Putin è piuttosto debole: solo perché i neocon credono di poter fomentare abbastanza caos internamente, di poter rovesciare Putin, non significa che alla fine accadrà.

Ha funzionato nel 2015 quando Putin è scomparso dalla sfera pubblica per due settimane e lo stesso Armstrong ci ha detto che aveva a che fare con un tentativo di colpo di stato interno al Cremlino, che poi Putin ha minimizzato?

Allora dovettero affrontare sanzioni minori, ma ebbero un problema monetario più grande rispetto a quello del 2022 perché nel 2014 la Russia non era preparata per una guerra economica a tutto campo. Putin disse a Gazprom e Rosneft di ripagare il loro debito in dollari e di diversificare la loro struttura di pagamento.

Non l'hanno fatto e alla Russia è quasi costato tutto.

Putin, con l'aiuto di Xi, li ha salvati, ma, come sempre, è abbastanza ovvio che abbia ottenuto qualcosa in cambio: più lealtà da parte loro.

I timori di Martin derivano dal non credere che Putin abbia sempre compreso la sua posizione nei confronti dell'Occidente. È ingenuo da parte sua pensare che Putin, che nel 2015 definì l'occidente "non capace di accordi", credesse che Minsk sarebbe mai stata implementata o che il Regno Unito non avrebbe oltrepassato ogni linea rossa.

Mentre Minsk ha fatto guadagnare all'Ucraina il tempo di armarsi, ha fatto guadagnare a Putin il tempo di costruire le armi e i sistemi necessari per fermarla, dimostrando al mondo che l'Occidente si stava preparando alla guerra contro la Russia così come stava facendo anche quest'ultima.

La strategia che Putin ha impiegato nel trattare con Gazprom e Rosneft nel 2015, in modo da assicurarsi gli alleati nazionali di cui avrebbe avuto bisogno oggi, è stata utilizzata anche per assicurarsi gli amici di cui avrebbe avuto bisogno a livello internazionale.

Il 2022 è la prova di ciò.

La strategia di Putin è sempre stata quella d'ignorare lo strangolamento militare ed economico dell'Occidente ai danni della Russia e utilizzare la diplomazia e l'intermediazione per accumulare alleati in tutto il mondo per il momento in cui l'Occidente avrebbe deciso di colpire in Ucraina.

Poi ha colpito prima che fossero pronti.

Martin, a mio avviso, con la sua analisi sta proiettando le proprie paure su Putin.

E non penso che ci faccia un favore pubblicando il suo grafico del “Ciclo di Putin”, perché non è in linea con nessuna delle sue grandi mosse.

Questo ciclo canna il rientro della Crimea in Russia (marzo 2014), il discorso di Putin alle Nazioni Unite nel 2015 e le mosse in Siria, cosa che ha inaugurato il suo grande modello di fiducia economica (28-30 settembre 2015). S'è perso per strada anche il discorso in cui ha delineato la sua strategia per sconfiggere l'Occidente alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco nel 2007; il discorso sullo stato dell'Unione nel marzo 2018, dove ha mostrato le armi che ci hanno portato su questa strada (e lì i neocon hanno capito che la loro finestra per abbattere la Russia si sarebbe chiusa definitivamente se quelle armi fossero state prodotte).

Non voglio essere troppo duro, perché è ovvio che Martin è allo stesso tempo sincero, ben informato e giustamente preoccupato per la difficile situazione di Putin. È ovvio che quest'ultimo è stato preso di mira per essere eliminato, è il capitano che guida la nave russa e ai pazzi di Mosca vengono date tutte le scuse per sbarazzarsi di lui.

Ma vi ricordo che la Russia, come l'Iran e più della Cina, è prima una civiltà e poi un sistema. Per questo motivo la pressione esterna e l'infiltrazione interna non avranno lo stesso effetto che hanno qui in Occidente.

Sì, sia l'Iran che la Russia sono corrotti, ma lo sono in modi diversi rispetto all'Occidente. Iraniani e russi comprendono questa corruzione molto meglio degli analisti di Langley che alimentano i think tank di K-Street.

E questa, penso, è la differenza principale. Putin potrebbe dover respingere un altro giro di traditori al Cremlino nel 2023, ma non penso che non ne sia consapevole. Infatti quello che direi è che la sua strategia con i traditori interni non è diversa da come tratta i suoi avversari occidentali: lascia loro credere che sia alle corde e poi li schiaccia dopo che si sono esposti.

Questa è la valutazione del colonnello Doug MacGregor sulla strategia di Putin sul campo di battaglia in Ucraina. È difficile sostenere che non avrebbe perseguito la stessa strategia all'interno della stessa Russia, se MacGregor ha ragione.

Il personale, ancora una volta, detta le linee di politica.

Niente di tutto questo vuol dire che non sarà un percorso infido per Putin nel 2023. Altroché se lo sarà.

L'Occidente crede che le umiliazioni che hanno inflitto a Putin lo costringeranno a lasciare l'incarico.

Ma la Russia di oggi sembra essere, come ha detto Alex Mercouris in un recente video, “a prova d'imbarazzo”.

Questo è ciò di cui Martin è preoccupato, che gli imbarazzi degli attacchi dei droni e la mancanza di successo militare creeranno disordini per Putin in patria.

Sarei più preoccupato se Putin farà una grande mossa nelle prossime settimane in Ucraina; che lui, di nuovo, "faccia la prima mossa" e anticipa ciò che l'Occidente aveva già pianificato.

Gli attacchi dei droni all'interno della Russia fanno parte di queste umiliazioni, ma penso che Armstrong, come i neocon, stia valutando il danno politico a Putin come se egli fosse un politico americano.

Noi siamo quelli con l'aria d'invincibilità. I russi, grazie alla corretta inquadratura del conflitto da parte di Putin, propaganda se volete, non si fanno illusioni sulla situazione.

Capiscono che il loro governo è disfunzionale, capiscono che l'Occidente non si dà pace per il loro rifiuto di essere colonizzati o spazzati via dalla faccia della Terra e capiscono anche che Putin non è perfetto, ma non è un traditore globalista.

Un attacco aereo qui o un'offensiva fallita lì non cambiano i fatti che hanno sempre saputo; non partono dalla posizione di arroganza imperiale.

Siamo quelli la cui psiche è fragile; lono quelli che hanno attraversato il fuoco (gli anni '90) e sono sopravvissuti.

Questo è il motivo per cui è più probabile che noi crolleremo se il nostro decantato potere militare vacilla o, peggio, viene sconfitto. Ora torniamo alle mie tesi sulla Merkel, Minsk e il NS2 e ditemi se riuscite a vedere la trappola che la cricca di Davos ha teso ai neoconservatori e all'establishment politico statunitense che vivono nella bolla delle loro conclusioni scontate.

L'obiettivo di queste provocazioni è, ancora una volta, far agire prematuramente la Russia e dare all'Occidente l'alto livello morale per mobilitarsi per la guerra totale.

La Russia è un Paese che cerca di rialzarsi, o almeno di non farsi inghiottire dal logoramento. Non è una potenza coloniale che cerca di evitare l'inevitabile dissoluzione. Il tempo è il suo alleato.

Putin dovrà rispondere a questi attacchi, avrà bisogno di una grande vittoria politica nei prossimi mesi. Se parliamo di ostacolare la sua situazione politica in questo momento, un grande aspetto negativo è la sua cancellazione della maratona annuale di domande e risposte, ma questo fatto può essere letto in due modi.

Richiede un sacco di lavoro organizzare un tale evento e dovrebbe trascorrere settimane a prepararsi, quando invece non dovrebbe sprecare il suo tempo mentre conduce una guerra. Questo è il messaggio giusto da inviare alla sua gente, non impegnare risorse statali per riparare un gabinetto rotto a Irkutsk.

L'Occidente vuole farvi credere che lui non vuole affrontare una popolazione arrabbiata per la sua guerra impopolare.

La mia risposta è: "Ok, Boomer".

Ora chiedetevi chi stia stanziando $4 milioni per membro del Congresso per la "sicurezza personale" in un disegno di legge approvato dopo le elezioni...

Ciò che dovrebbe innervosirvi in tutta questa situazione è che l'unica persona a cui presumibilmente mancano pochi mesi per essere distrutta è quella più calma, comprendendo il suo destino.

“Sapete cosa si dice tra il popolo russo? Coloro che sono destinati all'impiccagione, non annegano”.

– VLADIMIR PUTIN

Sapete, ora che ripenso a questa citazione, non sono così sicuro che Putin stesse solo descrivendo sé stesso.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 10 gennaio 2023

Austerità: una soluzione concreta per far guarire l'economia

 

 

di Mark Thornton

L'austerità funziona. Sappiamo cos'è e non ci piace, ma funziona. Di solito significa tagliare i consumi e le spese, saldare i debiti, impegnare beni e lavorare più ore per ripristinare la propria situazione economica.

Potreste aver bisogno di "austerità" perché avete perso il lavoro, la vostra casa è bruciata, o avete un figlio inaspettato in arrivo. Potreste intraprendere azioni simili se l'economia fosse in crisi: è essenzialmente la stessa cosa che tagliare le spese per risparmiare per un acconto su una casa, pagare per l'istruzione di un figlio, o accumulare un fondo per la pensione.

Le aziende fanno lo stesso: ritardare espansioni, licenziare lavoratori, tagliare le spese, lavorare più ore e vendere beni. L'aspetto contabile del problema è semplice: tagliare le spese, aumentare le entrate, saldare i debiti e pareggiare il bilancio.

Negli ultimi decenni il termine è stato sempre più applicato a quegli stati che reagiscono a carenze di entrate, debiti in crescita, declassamenti del credito e mandati dei creditori. Anche se dolorosa, l'austerità funziona bene per individui e aziende, ma può esserci un grosso problema quando viene applicata allo stato. Questo articolo spiega come funziona l'austerità per risolvere i problemi economici e come politici e burocrati minano il processo e l'economia per il loro arricchimento personale. Il nostro compito, quindi, è inquadrare il significato in modo corretto affinché gli oppositori dell'austerità, che invece traggono profitto direttamente dalle prebende statali, possano essere confutati. L'austerità è la forza dietro il processo di ripresa economica.


L'economia dell'austerity

Rob Parenteau di The Richebacher Letter ha coniato l'espressione "economia dell'austerity" per descrivere la propensione verso tali linee di politica, come il taglio del bilancio e la deflazione, che sono spesso sostenute dagli economisti della Scuola Austriaca. Paul Krugman, l'araldo del keynesismo moderno, usa regolarmente suddetta espressione e la considera un'illusione, un'ideologia pericolosa e una tesi fallimentare. Iperboli a parte, l'espressione è un tentativo di rimproverare i sostenitori con un gioco di parole che combina linee di politica orientate all'austerità con la Scuola Austriaca, i cui economisti sostengono tale strategia correttiva.

La maggior parte dei burocrati, economisti e politici detestano l'idea di tagliare i bilanci pubblici e preferiscono sempre aumenti di bilancio. La normale riluttanza, e persino l'imbarazzo dell'austerità individuale, si trasforma in una calamità contro l'umanità quando applicata agli stati. Ciò che l'individuo realizza come un percorso di auto-miglioramento, è considerato intollerabile da politici e burocrati.

La visione contraria all'austerità trae vigore direttamente dall'interesse personale, non dalla scienza. Ancora più importante, l'efficacia di una tale linea di politica dipende dal tipo di austerità applicata. Gli interessi di politici e burocrati pregiudicano le misure utilizzate per pareggiare il bilancio e questo ha un impatto negativo sull'efficacia dell'austerità nel riportare l'economia alla prosperità. In nome dell'"austerità", i politici promuoveranno linee di politica inefficaci e distruttive, indebolendone l'efficacia percepita.

Ad esempio, le politiche di "austerità" possono comportare tagli e aumenti delle tasse. Gli sgravi fiscali portano ad un aumento della produzione di beni economici, come il cibo; al contrario gli aumenti delle tasse possono portare a un incremento delle entrate nel breve periodo e potrebbero incrementare la produzione di beni non economici, come le navette spaziali, ma indeboliscono la ripresa economica e il tenore di vita. Gli aumenti possono persino far salire il prodotto interno lordo (PIL) nel breve periodo, come durante le guerre, ma i tagli delle tasse aumenteranno la produzione di beni, la prosperità e il tenore di vita, cosa che si rifletterà sul PIL nel lungo periodo.

Un adeguato pacchetto di linee di politica improntate all'austerità contiene riduzioni fiscali, ma non aumenti fiscali o nuovi tipi di tasse. Se lasciato a politici e burocrati, tale pacchetto tenderà ad essere ricco di aumenti delle tasse e povero di riduzioni fiscali.

Tutte le linee di politica incentrate sull'austerità comportano tagli alla spesa, ma che tipo di spesa viene tagliata e di quanto? Ad esempio, i tagli permanenti che eliminano alcune funzioni dello stato avranno un effetto economico salutare sulla liberazione delle risorse, il potenziamento della concorrenza, l'aumento dei posti di lavoro produttivi e la riduzione dei rischi per gli imprenditori. Ciò è particolarmente vero per i giovani, i quali giustamente si preoccupano se i loro sforzi e il loro capitale vengono distrutti da tasse più elevate e inflazione. Piccoli tagli temporanei alla spesa non risolvono il problema di fondo e non risolvono i problemi critici a lungo termine.

Per quanto riguarda la spesa, politici e burocrati si concentreranno su tagli temporanei e mirati ai servizi statali. I soliti noti qui includerebbero il servizio pubblico di raccolta dei rifiuti, l'accesso ai parchi nazionali e i servizi legati a licenze e passaporti. Gli stati massimizzeranno il dolore per i cittadini affinché possano incamerare più entrate e salvare i posti di lavoro dei burocrati e le spese a favore dei clientelisti. È una situazione più simile a un ricatto che a un razionale dibattito sul bilancio.

Una delle mie esperienze che illustra questo punto si è verificata quando ero uno studente di economia. Il budget dell'università doveva essere tagliato durante l'anno fiscale, perché lo stato stava registrando flussi di entrate inferiori a quelli previsti per far fronte alle spese preventivate. Ciò significava un congelamento delle nuove assunzioni, ma non si potevano toccare i dipendenti attuali, la loro retribuzione e i benefici ricevuti. L'unico elemento non esentato dal blocco della spesa era la carta per le fotocopie. Essa, però, era l'unica cosa tangibile di cui il dipartimento di economia necessitava per testare e valutare gli studenti!

Chi si oppone all'austerità dirà quindi che tagliare la spesa pubblica sia controproducente. Si sostiene altresì che ridurrà la domanda aggregata, il PIL e le entrate fiscali, aggravando il problema esistente. Si descrive la spesa pubblica come necessaria per tenere a bada gli "spiriti animali" nei mercati finanziari. I deficit sono "investimenti" che fanno crescere l'economia, l'investimento pubblico ha un effetto moltiplicatore, coma una sorta di oca dalle uova d'oro. Questa è tutta propaganda keynesiana, come ha anche spiegato il professor Salerno.


Ciò che fa davvero funzionare l'austerità

Si vuole che l'austerità sia efficace? Allora bisogna iniziare con ampi e permanenti tagli di bilancio che si traducono poi nell'eliminazione di posti di lavoro, attività, programmi, interventi e partecipazioni patrimoniali da parte dello stato. Immaginate i dipendenti pubblici che lasciano scrivanie e computer e interi edifici pubblici svuotati: una culla di opportunità e produttività.

Questa mentalità da "terra bruciata" è ciò che fa funzionare davvero l'austerità. Mette a disposizione grandi quantità di manodopera, riduce la spesa pubblica per beni/servizi e aumenta la quantità di terreni/immobili disponibili precedentemente controllati dallo stato. I tagli programmatici alla spesa possono persino richiedere ulteriori riduzioni fiscali che andranno ad aumentare ulteriormente la produzione.

Le risorse vengono liberate e riallocate al settore produttivo e le persone si trasformano da “consumatori di tasse” a “contribuenti”. Le ex-risorse statali saranno più efficienti nella gestione di profitti/perdite e più produttive con l'introduzione d'incentivi e l'eliminazione delle garanzie statali artificiali. Il potere della sovranità dei consumatori porterà a un aumento della produzione e a miglioramenti nei servizi, e maggiori livelli di soddisfazione dei consumatori, ampliando allo stesso tempo la base imponibile potenziale.

La riallocazione dei dipendenti pubblici sul mercato aumenta l'offerta di lavoro, oltre ad aumentarne la disponibilità e a ridurne il prezzo. Tagli alla spesa pubblica per arredi per uffici, elettricità, computer, parcheggi, carta, ecc. faranno salire anche la disponibilità di tali risorse e ridurranno il prezzo di quegli articoli che usano anche le aziende. Infine lo stato è il più grande proprietario di terreni, immobili e strutture, la maggior parte dei quali ha usi produttivi nel settore privato. Anche il più piccolo livello di esperienza su come funzionano lo stato e i mercati vi farà capire che questo non è un semplice trasferimento con benefici a somma zero, ma un vantaggio per la società.

L'abbassamento del prezzo delle risorse economiche è di grande aiuto per il settore privato. Quest'ultimo le utilizza in modo efficiente e ne aumenta la produttività, oltre a fornire prodotti di valore superiore rispetto al prezzo (cosa che lo stato non può fare). Le aziende sperimenteranno un aumento iniziale dei profitti, ma i risultati a lungo termine includeranno una maggiore concorrenza e prezzi più bassi, una maggiore efficienza e produttività e, naturalmente, un aumento della produzione, delle vendite e del consumo. La proverbiale torta economica diventerà più grande e le relative fette premieranno i contribuenti (lavoratori, capitalisti, proprietari di risorse e imprenditori) mentre meno verranno ridistribuite artificialmente per decreto (burocrati, politici, appaltatori statali e beneficiari del welfare). Ciò ovviamente stimola la produzione ed è più equo.


Le prove

La validità della tesi a favore dell'austerità per risolvere i problemi economici mi sembra schiacciante, dato che praticamente tutti quelli che conosco hanno dovuto "tirare la cinghia" in diverse occasioni e alla fine ce l'hanno fatta. Anche le aziende lo fanno regolarmente: adeguare la propria forza lavoro, vendere beni, interrompere le linee di produzione, tagliare i dividendi, ecc. Raggiungere gli obiettivi aziendali e sopravvivere.

Può funzionare anche nel caso degli stati. Ci sono molte ragioni per cui essi falliscono e diventano problemi economici da risolvere. Conoscete la storia: lo stato cresce rispetto all'economia che lo ospita, diventa sempre più radicato e disfunzionale, favorisce il clientelismo e chi non fa bene, attacca il successo e ospita i fannulloni, ricorre all'indebitamento e all'inflazione per il proprio finanziamento. Tutte queste tendenze alla fine sfociano in una crisi economica creata dalla spesa pubblica fuori controllo.

Che tipo di austerità funziona con lo stato? Il libro degli economisti di Harvard, Alberto Alesina, Carlo Favero e Francesco Giavazzi, Austerity: When It Works and When It Doesn't, esamina migliaia di misure fiscali attuate da sedici economie avanzate sin dal 1970. Dividono questi vari piani di austerità in quelli che si basano principalmente sugli aumenti delle tasse e quelli che si basano principalmente sui tagli alla spesa. Scoprono, quindi, che quei piani basati sull'aumento delle tasse sono profondamente recessivi a breve/medio termine e sono inefficaci nell'affrontare i problemi del debito; i piani basati sulla riduzione della spesa non sono profondamente recessivi a breve/medio termine (in termini di statistiche sul PIL) e sono efficaci nell'affrontare i problemi del debito, promuovendo al contempo la crescita economica.

Le prove supportano la tesi dell'austerità per individui, aziende, organizzazioni e stati. Non lasciatevi ingannare dagli espedienti, l'austerità comporta significativi tagli alla spesa e il difficile processo decisionale sulle priorità da finanziare o eliminare. Nel caso di uno stato in crisi economica, ci sarà molta sofferenza nel breve periodo distribuita su coloro che hanno legami con il suddetto, ma anche capitalisti, imprenditori, proprietari di risorse e manodopera.

A lungo termine ci saranno grandi vantaggi per tutti. Le linee guida per il successo sono una riduzione della portata dello stato e maggiori opportunità economiche da catturare successivamente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 9 gennaio 2023

Dopo il patetico spettacolo di Zelensky, che la spartizione abbia inizio!

 

 

di David Stockman

Il recente spettacolo al Campidoglio degli Stati Uniti è stato decisamente degno di conati. E non ci stiamo riferendo al detestabile pagliaccio guerrafondaio che si pavoneggiava sul podio in felpa e pantaloni da cargo, offrendo infinite bugie e false promesse sul perché i contribuenti e i consumatori americani vengono dissanguati in una guerra inutile.

No, ci riferiamo al patetico gruppo di deputati e senatori che hanno applaudito incessantemente e fragorosamente in risposta al clown che stava loro davanti, anche se a nessuno avrebbe mai dovuto essere concesso quel palco in primo luogo.

Dopotutto il saltimbanco che guida i resti in rapido decadimento di una nazione che non è mai stata costruita per durare, è stato in grado di portare il mondo sull'orlo della catastrofe economica e persino della guerra nucleare per una sola ragione: il duopolio bipartisan su Capitol Hill ha spalato enormi somme di denaro in Ucraina e nella guerra per procura di Washington contro la Russia.

E su questo punto i numeri vi dicono tutto quello che dovete sapere. Ad oggi Washington ha autorizzato $65 miliardi di aiuti economici e militari, con altre nazioni della NATO che hanno aggiunto ulteriori $32 miliardi. Inoltre l'abominio della legge Omnibus autorizzerà altri $45 miliardi che Zelensky ha già fatto intendere non essere abbastanza.

Stiamo parlando di $142 miliardi e oltre, il che a sua volta non ha alcuna possibilità di consentire la vittoria ucraina promessa da Zelensky. Infatti tale cifra rappresenta quasi il 91% del PIL prebellico dell'Ucraina nel 2020 ($156 miliardi) e un ordine di grandezza in più rispetto ai meno di $100 miliardi di PIL rimasti prima che l'imminente offensiva invernale della Russia lo cancellasse completamente.

In altre parole, questi sciocchi infatuati della guerra stanno consentendo la distruzione assoluta di città, paesi, villaggi, campagne ed economia di quello che era il trentesimo sistema politico più grande del mondo, anche se i suoi soldati e cittadini su entrambi i lati della linea del fronte vengono massacrati in centinaia di migliaia.

Contrariamente all'ingannevole retorica di Zelensky, non c'è nulla d'importante in gioco né per l'umanità, né per la sicurezza del "mondo libero", né, soprattutto, per la sicurezza e la libertà della patria americana. Assolutamente niente! E questo include tutte le idiozie proferite dal Partito della Guerra sullo stato di diritto, la santità dei confini e la libertà dei popoli dell'Ucraina e dei loro vicini, ripetute poi a pappagallo da Zelensky nella sua recente visita negli USA.

Come abbiamo più volte documentato, non si tratta di "un'invasione" russa ma di una guerra civile nelle "terre di confine" (ovvero "Ucraina" in russo) che prima della tirannia comunista dell'Unione Sovietica erano sempre state vassallo, e talvolta parte integrante, della Russia. L'attuale guerra civile, infatti, è stata fomentata nel 2014 dal governo illegittimo insediatosi a Kiev dopo il colpo di stato di Washington contro il presidente debitamente eletto e filorusso.

Questo "cambio di governo" gestito da Washington, a sua volta, ha messo l'una contro l'altra le regioni dello stato artificiale dell'Ucraina sulla base di differenze di lunga data: lingua, religione, etnia ed economia, tra le altre cose. E quando le popolazioni di lingua russa della Crimea, del Donbass e delle zone costiere del Mar Nero hanno voluto secedere per timori di repressioni da parte dei politici ucraini, nazionalisti e neonazisti, che avevano preso il controllo del governo di Kiev, quest'ultimo ha scagliato contro di loro la sanguinosa violenza delle forze armate ucraine, incluso il battaglione Azov apertamente neonazista.

Vale a dire, la guerra civile istigata da Kiev contro le popolazioni di lingua russa dell'est e del sud infuriava da otto anni prima che Putin rispondesse alle loro richieste di aperta assistenza militare; e anche dopo che oltre 14.000 militari e civili separatisti erano stati uccisi dal violento assalto di Kiev contro quella che si presumeva fosse la sua stessa popolazione.

La risposta è arrivata anche 15 anni dopo che Putin aveva insistito (alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco nel 2007) che l'ingresso dell'Ucraina alla NATO e la collocazione di missili nucleari a pochi minuti da Mosca era una linea rossa che non poteva essere oltrepassata, ma che poi lo è stata a febbraio 2022.

Infine la cosiddetta "invasione" è arrivata anche dopo 10 giorni di massicci attacchi di artiglieria ucraina sul Donbass, quindi l'azione militare russa sulle repubbliche separatiste era praticamente imminente.

In breve, la "spartizione" di quella che fu la tirannica Repubblica socialista sovietica dell'Ucraina, un'entità che non era mai esistita fino a quando non fu fatta nascere da Lenin, Stalin e Krusciov, è l'unica soluzione alla fine di questo conflitto. Sono stati i neocon egemonisti di Washington che alla fine hanno catalizzato la scissione dopo il 2014 a causa della loro profonda ignoranza della storia di quella regione.

Infatti il dado fu tratto durante le ultime elezioni legittime nel 2010, quando il candidato filorusso, Yanukovich, vinse le elezioni nazionali per un pelo, con margini del 60-90% a est e a sud (aree blu della mappa sotto) contro il candidato nazionalista ucraino, Tymoshenko, la quale riscosse successi solo nelle aree economicamente meno prospere del centro e dell'ovest con simili margini (aree rosa).

Infatti basta annotare i nomi delle città nelle aree blu della mappa per capire che la guerra in Ucraina riguarda la spartizione, non la “libertà”, come Zelensky ripete ridicolamente: Kharkiv, Luhansk, Donetsk, Mariupol, Zaporizhia , Kryvyi Rih e Odessa hanno tutti votato blu nel 2010, sono stati in prima linea nella guerra civile dal 2014 e per lo più hanno votato per lasciare l'Ucraina e unirsi alla Russia durante i referendum di settembre.

Gli egemonisti, i neocon e i guerrafondai di Washington insisteranno sul fatto che questi referendum non sono validi, ma questo non tiene ovviamente contodei precedenti risultati elettorali: nelle aree blu di lingua russa della mappa qui sotto, non ci sono state segnalazioni di un movimento di "resistenza" tra le popolazioni locali in opposizione agli "occupanti" russi e ai presunti collaborazionisti che gestiscono i loro governi e le milizie separatiste. Semmai credono di essere stati "liberati", non "occupati".

Quindi ecco l'ultima follia del patetico teatrino di Zelensy e dei $141 miliardi che USA/NATO verseranno in quello che equivale a un genocidio de facto: ignorare i chiari contorni di una soluzione diplomatica e i potenziali confini dell'armistizio tracciati dal popolo stesso nelle elezioni del 2010.

Infatti con i referendum di Putin già conclusi nella maggior parte delle zone blu, non resta che mettere a tacere le armi, ratificare lo status quo territoriale e consentire a una conferenza internazionale di pace di portare alla sua logica conclusione la spartizione dell'Ucraina post-comunista.

Lo ha fatto la Jugoslavia post-comunista, lo ha fatto la Cecoslovacchia e tutte le altre popolazioni post-comuniste e ora stanno molto meglio. È giunto il momento che i confini creati da Lenin (dalla "Nuova Russia" e da parti dell'impero zarista e della Galizia del dopoguerra), da Stalin (dalla Polonia, dall'Ungheria e dalla Romania dell'era della seconda guerra mondiale) e da Krusciov (dalla Crimea russa) finiscano nella pattumiera della storia. Se il mondo sarà in grado di ritrarsi dal pericoloso precipizio su cui è ora precariamente arroccato, dipende solo dalla revoca di quelle decisioni prese dai carnefici e dai tiranni sovietici.

L'ironia è che Putin accetterebbe questa soluzione in un batter d'occhio, perché non vuole governare (e sovvenzionare pesantemente) tutta l'Ucraina rappresentata dalle aree rosa. Dubitiamo che sia così malvagio come afferma invece Washington, ma siamo abbastanza sicuri che sia troppo intelligente per voler governare quelle che sarebbero le popolazioni ostili di Kiev e Lviv, per non parlare delle popolazioni ancora più ostili della Polonia, i Paesi baltici e l'Europa occidentale.

Naturalmente Zelensky e la sua banda di distruttori assetati di sangue inveirebbero al cielo gridando allo scandalo. Beh, a meno che non ricevano un passaggio sicuro per trasportare sé stessi e i miliardi che hanno rubato ai contribuenti americani, e depositati in conti bancari segreti, verso rifugi sicuri e lontani dalle patrie che hanno distrutto con la loro ostinata promulgazione di gigantesche bugie.

Cioè, questa guerra mal concepita non riguarda minimamente la libertà e la democrazia. L'Ucraina è tanto autoritaria e corrotta quanto la Russia, e probabilmente ora lo è di più. Tutta la stampa dell'opposizione è stata chiusa o rilevata dallo stato, la maggior parte degli oppositori di Zelensky sono stati arrestati o uccisi, non ci sono più veri partiti di opposizione, l'apparato di sicurezza nazionale è stato in gran parte ripulito dai dissidenti e Zelensky ha di recente attaccato anche la Chiesa ortodossa russa.

E quando Zelensky ha consegnato alla Pelosi una bandiera di battaglia, suggerendo implicitamente che l'Ucraina sia sull'orlo della vittoria dopo il lungo assedio russo a Bakhmut? Ebbene, questo gesto ha rappresentato solamente una menzogna eclatante e una trovata pubblicitaria. A tal proposito le recenti parole del colonnello dei marine in pensione, Andrew Milburn, che è a capo di un gruppo di addestramento a contratto per preparare le reclute ucraine alla battaglia, ci ricordano che i pagliacci alla Camera e al Senato non avevano la minima idea di quello che stava succedendo quando hanno fatto una standing ovation a Zelensky per questa deplorevole trovata.

Milburn ha parlato della terribile situazione delle forze ucraine che combattono nel tritacarne di Bakhmut:

“Bakhmut è come Dresda e la campagna sembra Passchendaele”, ha detto riferendosi alla città tedesca distrutta dai bombardamenti alleati nella seconda guerra mondiale e al famigerato campo di battaglia della prima guerra mondiale. “È solo un posto orribile e miserabile”.

L'Ucraina custodisce da vicino le sue cifre sulle vittime, ma si ritiene che le sue forze stiano soffrendo molto intorno a Bakhmut.

“Hanno subito perdite straordinariamente elevate", ha detto Milburn delle unità addestrate con Mozart. “I numeri che leggete sui media generalisti, circa il 70% e oltre di vittime di routine, non sono esagerati”.

Nonostante il loro "forte morale", Milburn ha detto che i difensori “hanno un serio 'problema di rigenerazione', il che significa mettere in linea nuove reclute il più rapidamente possibile”. Ciò significa anche che coloro che vengono lanciati nella mischia hanno solo l'addestramento di base.

“In genere circa l'80% delle nostre forze non ha mai nemmeno sparato con un'arma prima”, ha detto Milburn. “Abbiamo il nostro bel da fare”.

Inutile dire che se la vostra parte viene paragonata a Dresda e Passchendale, ciò rivela orribili fallimenti e distruzioni militari. Tuttavia non ci sono dubbi sul fatto che l'inquietante truffatore che ha recitato le battute scritte per lui dai suoi burattinai neocon/NATO con la giusta quantità di accento ucraino, potrebbe essere stato comprato per una piccola parte dei miliardi che ha già rubato. Sicuramente un uomo piccolo come Zelensky ha un prezzo altrettanto modesto per poi "uscire di scena".

No, il problema sta nel pubblico al Campidoglio, non nel clown sul podio. I repubblicani infestati dai neocon stanno cercando di rompere l'abitudine di abbracciare le guerre infinite del Deep State americano, ma il progresso è dolorosamente lento e limitato a pochi sostenitori come Rand Paul.

Ma c'è speranza per il partito repubblicano, come forse indicato dal fatto che solo 86 su 213 membri della Camera erano presenti per il discorso di Zelensky.

Ciò significa che tutto il trambusto e le urla equivalevano a un raduno d'incoraggiamento democratico: cioè, i Democratici rimangono fermamente saldi nelle grinfie della guerra.

Potevate vederlo mentre saltavano continuamente in piedi e battevano energicamente le mani alla minima inanità del clown ucraino. Questo perché non solo questa guerra non riguarda la libertà e i diritti umani, e nemmeno lo stato di diritto, l'integrità dei confini o le regole di un ordine internazionale pacifico e stabile.

In realtà urlavano alla maniera delle scolarette contro il demonizzato presidente della Russia perchè secondo loro è stato lui a mettere Donald Trump alla Casa Bianca e ha allentato gravemente la loro presa sul potere politico per molto tempo a venire.

Alla fine la forza motrice dietro questa avventura mortale e spregevole non è altro che la sindrome bellica dei neocon. E dato il danno eterno che infliggerà ai contribuenti, ai lavoratori e ai consumatori americani, per non parlare dell'economia mondiale, è quanto mai da malati appoggiare questa devastazione. Il piccolo putiferio del 6 gennaio non regge al confronto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/