Il messaggio dietro la rimozione di tutte quelle frodi assistenziali ai danni degli USA è sostanzialmente uno: i dollari dei contribuenti non verranno più dirottati verso attività avulse dal controllo americano. Non più indirizzati da Londra, Parigi, Bruxelles, Singapore, o una SIU ad esempio. I titoli dei giornali allarmistici e i post apocalittici sui social sulla rovina americana non tengono affatto conto che sono gli europei a dover capire come tenere alta la liquidità man mano che il sistema eurodollaro viene prosciugato. In parole povere, è questo prosciugamento che sta facendo salire i rendimenti a livello obbligazionario e li sta facendo salire a un tasso accelerante in Europa soprattutto, la quale ha avuto un disperato bisogno del carry trade sullo yen per controllare il livello dei differenziali di rendimento tra i titoli europei e quelli del resto del mondo. I giapponesi non sono più disposti a fornire pasti gratis in tal senso. Con cosa vorrebbero sostituirlo? Secondo la Lagarde, Pontes. Perché, quindi, un Congresso (popolato da traditori e vandali) dovrebbe fermare il CLARITY Act che fornirebbe regole e norme coerenti a banche e altre istituzioni americane riguardo gli asset digitali, mentre l'UE se ne esce improvvisamente con una regolamentazione in tal senso che vorrebbe venisse adottata a livello internazionale? Lo stesso discorso possiamo farlo riguardo le recenti idiozie pronunciate da Anthropic sull'IA. Si tratta di barriere, ostacoli e rallentamenti posti da un continente indietro su tutto e che ha una disperata necessità di non far uscire capitali. Guardate ai differenziali di rendimento tra i decennali tedeschi o inglesi e quelli giapponesi: equilibrio precario. Fate lo stesso esercizio sostituendo i primi con il decennale francese: esplosione in alto. Cosa significa? La BCE e l'UE stanno perdendo il controllo, così come mostrano il pair EUR/USD schiantatosi a 1.13 e il DXY che punta verso i 102 (starebbe a 110 se tale paniere considerasse anche lo yuan).
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di Thomas Kolbe
(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/lerosione-della-liberta-nellue-dalla)
In politica estera, l'Unione Europea si è trovata sempre più sulla difensiva. Sul fronte interno, il Green Deal ha gravemente danneggiato le fondamenta economiche. Insieme ai suoi pilastri principali, Berlino e Parigi, la Commissione europea con sede a Bruxelles sta portando avanti la costruzione sistematica di un apparato di censura per insabbiare i propri fallimenti.
L'acceso dibattito sulla censura di piattaforme impopolari come Nius è ben più di un semplice segnale d'allarme. Il Ministro-Presidente dello Schleswig-Holstein, Daniel Günther, ha offerto una profonda analisi degli strumenti strategici della politica attuale durante la trasmissione di Markus Lanz sulla ZDF. I successivi tentativi, a tratti disperati, del politico – insieme al conduttore e ai media statali – di ritrattare le sue richieste di censura, dichiarate apertamente, nei confronti di piattaforme e media critici come Nius, dimostrano la gravità della situazione: la Germania sta scivolando lentamente ma inesorabilmente verso uno stato di sorveglianza.
Il lato volgare della censura
Il dibattito sul controllo dell'opinione pubblica, soprattutto nello spazio digitale, ha anche un lato volgare e sfrenato, come ha potuto constatare Apollo News qualche mese fa. In quell'occasione, la sezione locale del Partito della Sinistra ha apertamente invocato, se necessario, azioni violente contro la redazione per costringerla ad abbandonare il quartiere. La dichiarazione recitava: “Bisognerebbe prendere a calci i giornalisti”. Questo è ben più di una semplice gaffe verbale di ideologi radicalizzati. Segna una rottura nella cultura politica della Repubblica Federale, in cui elementi repressivi, confrontati con una crisi economica latente e crescenti critiche alla linea politica, emergono apertamente e senza remore.
Stiamo assistendo a un tentativo di delegittimazione di ciò che è visibile: il diritto democratico alla libertà di parola e al libero dibattito. La natura stessa dei nuovi media digitali – la loro capacità di creare gruppi di opinioni frammentati – li rende pericolosi per un sistema politico sempre più concentrato sul controllo. Media come Apollo News contribuiscono a un autentico dibattito pubblico e, in tal modo, sfuggono all'autorità interpretativa degli apparati consolidati, rappresentando una minaccia per la censura.
Un modello a livello UE
A livello europeo, emerge uno schema tattico-mediatico. I rappresentanti a Bruxelles e i loro sostenitori a livello nazionale perseguono un obiettivo chiaro: quando subiscono pressioni esterne, come nel conflitto in Groenlandia con gli Stati Uniti, si presentano pubblicamente come vittime. A livello nazionale, tuttavia, adottano proprio la posizione di cui accusano il presidente americano Donald Trump: agire con la forza, senza alcun riguardo per una negoziazione equa.
La narrazione creata in questo modo è in gran parte veicolata da un apparato mediatico strettamente allineato alle linee di politica di Bruxelles. Lo abbiamo visto nella linea di politica sul clima (come riportato da Apollo News): in primo luogo, si instaura la narrazione di un'emergenza esistenziale, la storia di un pianeta in fiamme si radica nel discorso pubblico nel corso degli anni. A ciò segue la costruzione di un'economia di trasformazione pianificata centralmente e rigorosamente regolamentata. Le critiche a questa strategia sono state finora emarginate attraverso una forma di censura velata, equiparando i critici a complottisti sui media pubblici. Il critico viene ridicolizzato, umiliato a livello di dibattito pubblico.
Un modello simile è evidente nel trattamento che l'UE riserva a Paesi come l'Ungheria. Poiché Budapest si è opposta per anni alle frontiere aperte e all'immigrazione di massa, viene sanzionata con lo stile di un noto prepotente: a volte attraverso tagli ai finanziamenti, a volte tramite minacce esplicite di sanzioni. Si tratta sempre di soldi. L'UE sanziona anziché negoziare. In sostanza, l'UE applica con precisione la strategia del “negoziatore” contro i propri cittadini.
Lo scorso anno la Romania ha subito un trattamento simile. Durante le elezioni presidenziali, è stata esercitata una forte pressione sull'apparato giudiziario affinché annullasse l'elezione, non desiderata, di un presidente conservatore di destra. L'obiettivo non era la competizione politica sul futuro del Paese, bensì l'intervento istituzionale e legale per controllare l'esito delle elezioni.
L'obiettivo esplicito della linea di politica dell'UE è quello di centralizzare il potere in modo permanente all'interno dell'apparato della Commissione di Bruxelles. Ciò può essere realizzato solo se le forze dissidenti, come la crescente opposizione di destra nell'Europa orientale, vengono tenute a bada e se le crescenti critiche al disastroso corso economico del Green Deal vengono sistematicamente escluse dal dibattito pubblico.
Il declino della Germania
Dal 2018, i tedeschi hanno assistito al graduale declino della loro industria e, con esso, all'erosione delle fondamenta della loro prosperità. L'idea “Net Zero”, ovvero la ristrutturazione forzata dell'economia verso un ordine completamente privo di CO₂, ha portato finora a un calo di circa il 14% della produzione industriale in Germania, secondo il Kiel Institute for the World Economy. La Camera di Commercio tedesca riporta che sono andati persi oltre 400.000 posti di lavoro nel settore industriale.
Mentre la creazione di valore industriale e la produttività si riducono, l'apparato statale si espande. La burocrazia e l'amministrazione prosperano, creando centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro che non generano alcun valore di mercato. Allo stesso tempo, un PIL stagnante o in calo – aggravato dalle continue migrazioni di massa – si ripercuote su una popolazione in crescita. Il risultato è un programma di lotta alla povertà su vasta scala, di cui il governo preferisce non parlare apertamente.
La legge sui servizi digitali come strumento di censura
Il dibattito su questo processo si sposta sempre più sulle piattaforme digitali. A fare da apripista sono X di Elon Musk, così come piattaforme secondarie come Telegram o Reddit, che offrono forum per lo scambio, la ricerca e il dibattito critico: luoghi in cui circolano informazioni che Bruxelles o Berlino non accetterebbero senza contestazioni. È proprio qui che risiede il problema dal punto di vista dei decisori politici: vogliono guadagnare tempo, convinti del successo della loro strategia di trasformazione sociale ed economica, mentre un'inversione di rotta significherebbe una perdita di potere.
Con il Digital Services Act (DSA), è entrato in vigore a livello europeo un quadro normativo completo. In parole semplici, obbliga le grandi piattaforme online a rimuovere, limitare o segnalare i contenuti classificati dal diritto dell'UE come illegali, incitanti all'odio o socialmente dannosi, inclusa la disinformazione. Le aziende sono inoltre tenute a rendicontare dettagliatamente tali azioni.
In pratica, il DSA obbliga aziende come Meta, X o TikTok – sotto la minaccia di pesanti multe – ad agire sistematicamente contro i contenuti ritenuti problematici, ad esempio su politica climatica, conseguenze della pandemia, migrazione, o guerra in Ucraina. Le misure includono cancellazioni, shadow banning, etichette di avvertimento e interventi profondi sugli algoritmi di raccomandazione.
I critici sostengono che i criteri di base sono spesso vaghi, il che sottopone il discorso politico a una pressione preventiva di moderazione, ancor prima che possa aver luogo un dibattito pubblico aperto.
La perfidia del DSA
La perfidia del DSA sta nel creare basi pseudo-legali deliberatamente vaghe, mascherandole da termini come odio, incitamento e disinformazione. Gli operatori delle piattaforme sono spinti da incentivi economici verso la censura preventiva. La chiarezza giuridica non è il fattore determinante; lo è la pressione economica esercitata tramite la minaccia di multe.
Insieme a una rete crescente di cosiddetti “segnalatori fidati” – ONG e soggetti privati che segnalano contenuti potenzialmente critici alle autorità nazionali – emerge un discorso pubblico più limitato. Le norme di conformità di Bruxelles vengono quindi di fatto applicate senza formalizzare un regime di censura.
In questo contesto, è comprensibile perché un politico come Daniel Günther offra con disinvoltura uno sguardo dietro le quinte nello spazio sicuro della radiotelevisione pubblica. Dove ci si crede inosservati, si dice ciò che altrove viene accuratamente celato: incapaci o non disposti ad apportare modifiche sostanziali alle politiche economiche, climatiche o migratorie, o ai rapporti con Mosca, i critici vengono eliminati tramite la censura.
La disputa, deliberatamente provocata, con gli Stati Uniti sul futuro della libertà di parola in Europa e le minacce rivolte alle aziende tecnologiche americane passano senza scrutinio alcuno. I costi politici vengono esternalizzati. In definitiva, è il cittadino a pagarne il prezzo, sia come contribuente, sia come utente, sia come partecipante censurato a un discorso pubblico sempre più ristretto.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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