mercoledì 22 marzo 2017

La connessione tra inflazione e disoccupazione





di Frank Shostak


Un calo del tasso di disoccupazione negli Stati Uniti al 4.6% il novembre scorso, rispetto al 4.9% del mese precedente e al 5% del novembre dell'anno precedente, ha spinto alcuni commentatori a suggerire che siamo quasi vicini al cosiddetto tasso naturale, che si ritiene essere a circa il 4.5%.

Si ritiene che una volta che il tasso di disoccupazione scende al di sotto di un tasso "ottimale" — chiamato Non-Accelerating Inflation Rate of Unemployment (NAIRU) — esso scatena una spirale inflazionistica.




Questa accelerazione del tasso d'inflazione avviene attraverso un aumento della domanda di beni e servizi. Fa salire anche la domanda di lavoratori e mette pressione sui salari, rafforzando la crescita del tasso d'inflazione.

Quindi da questo punto di vista sarà difficile per il presidente Trump abbassare le aliquote fiscali e aumentare la spesa per infrastrutture, senza rischiare un forte aumento del tasso d'inflazione. O almeno, così si sostiene.

Da notare che a ottobre dell'anno scorso, il tasso di crescita annuale dell'indice dei prezzi al consumo era all'1.6% rispetto allo 0.2% dell'ottobre dell'anno precedente.

Ciò aumenta anche le probabilità che la Federal Reserve debba adottare una posizione più aggressiva per quanto riguarda i tassi d'interesse, in modo da contrastare ogni possibilità di un tasso d'inflazione in accelerazione.




Il NAIRU è una misura arbitraria, derivata da una correlazione statistica tra le variazioni dei prezzi al consumo e il tasso di disoccupazione. Ciò che conta nel quadro NAIRU è se la teoria "funziona", vale a dire, se un calo del tasso di disoccupazione al di sotto del parametro di riferimento possa risultare in un tasso d'inflazione in accelerazione.

Utilizzare una correlazione statistica come base di una teoria, significa che "tutto fa brodo". Ad esempio, supponiamo che esista una forte correlazione tra il reddito di Jones e il ritmo di crescita dei prezzi al consumo. Più è alto il tasso d'aumento del reddito di Jones, più sarà alto il tasso d'aumento dei prezzi al consumo.

Quindi si potrebbe facilmente concludere che, al fine di esercitare un qualche controllo sul tasso d'inflazione, la banca centrale debba guardare con attenzione il tasso d'aumento del reddito di Jones. Questo esempio è tanto assurdo quanto il concetto del NAIRU.

Lo scopo di una teoria è presentare i fatti della realtà in forma semplificata. La teoria deve provenire dalla realtà e non da qualche idea arbitraria che si basa su una correlazione statistica.

Contrariamente a quanto si pensa comunemente, una forte attività economica non causa un aumento generale dei prezzi dei beni e servizi e un surriscaldamento economico etichettato come inflazione. Indipendentemente dal tasso di disoccupazione, purché ogni aumento delle spese sia sostenuto dalla produzione, non potrà verificarsi alcun "surriscaldamento".

Il surriscaldamento emerge una volta che aumenta la spesa senza che sia sostenuta dalla produzione, una situazione che si verifica quando viene aumentata la massa monetaria. Una volta che aumenta la massa monetaria, si genera uno scambio di nulla per qualcosa, o un consumo senza aggiunte precedenti alla produzione.

Come regola generale, un aumento dello stock di moneta è seguito da aumenti generali nei prezzi dei beni e servizi. I prezzi sono un altro nome per la quantità di denaro che le persone spendono in cambio dei beni che acquistano. Quando il denaro viene iniettato nell'economia, non finisce istantaneamente in tutti i mercati, ma ci finisce a tappe — c'è un ritardo. Ecco, quindi, la ragione per l'intervallo di tempo tra il cambiamento della massa monetaria e le variazioni dei prezzi.

Se la quantità di denaro in un'economia aumenta, mentre la quantità di merci rimane invariata, più soldi saranno spesi per una data quantità di merci (e, di conseguenza, i prezzi aumenteranno). Al contrario, se lo stock di moneta resta invariato, non sarà possibile spendere di più per tutti i beni e servizi, quindi non sarà possibile alcun aumento generale dei prezzi. Per la stessa logica, in un'economia in crescita con una quantità crescente di merci ed un stock di moneta invariato, i prezzi scenderanno.



Limitare la spesa pubblica e la creazione di denaro dal nulla porterà alla creazione di ricchezza

Se il presidente Trump dovesse sigillare tutte le scappatoie per la creazione di denaro "dal nulla" ed abbassare la spesa pubblica, questo lascerà più ricchezza reale nelle mani di coloro che la possono creare. Ciò rafforzerà il processo di creazione della ricchezza.

Un rafforzamento del processo di creazione della ricchezza consentirà un aumento della produzione di beni e servizi, vale a dire, un rafforzamento della crescita economica. Di conseguenza questo corrisponderà al declino del tasso di crescita dei prezzi dei beni e servizi. (Ricordate, le feritoie per la creazione di denaro "dal nulla" sono sigillate.) Questo corrisponderà anche ad una diminuzione del tasso di disoccupazione.

Si osservi inoltre che in un'economia senza ostacoli con un minimo coinvolgimento dello stato nell'attività economica e in assenza di creazione di denaro "dal nulla", avrà luogo un uso efficiente delle risorse. In un ambiente del genere, nessuno avrebbe bisogno del cosiddetto NAIRU. Tale ambiente sarà favorevole all'espansione della ricchezza reale, ad un basso tasso di disoccupazione e ad un declino del tasso d'inflazione.

Si noti inoltre che in un'economia di mercato, qualsiasi forma di disoccupazione sarà di natura volontaria. Gli individui saranno pagati in conformità con il loro contributo alla produzione di ricchezza. Chiunque insista per un salario superiore a quello che è il suo contributo alla creazione di ricchezza, rimarrà disoccupato.

Tuttavia le probabilità che Donald Trump abbraccerà uno stato minimo, con le feritoie alla creazione di denaro "dal nulla" sigillate, sono praticamente pari a zero.



Una maggiorazione della spesa pubblica metterà a repentaglio la creazione di ricchezza

Quindi suggeriamo che qualsiasi espansione della spesa pubblica rischia di indebolire ulteriormente il processo di creazione di ricchezza e causare difficoltà economiche.

Ovviamente se il processo di creazione di ricchezza è ancora in grado di assorbire tutti gli abusi provenienti dall'espansione dello stato e dalle politiche monetarie sconsiderate delle banche centrali, allora le politiche di Donald Trump e della FED all'inizio sembreranno avere successo.

Questa illusione si dissolverà una volta che il bacino della ricchezza reale finirà su un percorso discendente. Poi l'economia cadrà in una grave crisi economica.

Qualsiasi presa di posizione accomodante da parte della Federal Reserve e dello stato, serviranno solo a peggiorare le cose. Ricordate, lo stato non è un'entità che genera ricchezza — la consuma soltanto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 21 marzo 2017

Denaro reale e perché ne avete bisogno ora





di Bill Bonner


Molti anni fa, prima dell'invenzione della moneta moderna o del capitalismo, la gente possedeva lo stesso una certa quantità di ricchezza – anche se limitata. E aveva ancora modo di tenerne traccia. Il principio del "commercio equo" sembra essere nel nostro DNA.

Se date qualcosa al vostro prossimo, non vi aspettate che vi colpisca in testa. Vi aspettate che vi dia qualcosa in cambio. E se gli date una mucca e lui vi dà la metà di un coniglio, un qualche istinto vi dice che non è "giusto".

Le piccole comunità potevano tenere traccia di chi doveva cosa a chi. Ma con l'evoluzione della civiltà, è risultato necessario un nuovo tipo di denaro.

In un gruppo di persone in una valle isolata, ci si poteva ricordare che un vostro cugino vi doveva dare qualcosa pari al valore del cinghiale che gli avevate dato... e che dovevate offrire vostro figlio o figlia alla famiglia da cui avevate ottenuto vostra moglie... e così via.

Ma al crescere del gruppo, la gente ha avuto bisogno di un modo per regolare le operazioni senza doversi fidare delle persone con cui stava facendo affari o ricordare cosa doveva a chi.

Quando Aristotele descrisse il "denaro", aveva in mente il nostro denaro moderno – qualcosa che non è ricchezza, ma agisce come un segnaposto per la ricchezza. Si tratta di informazioni; ci dice quanta ricchezza reale è possibile rivendicare.

Negli ultimi 5,000 anni, il miglior tipo di denaro è stato l'oro (e in misura minore l'argento). L'oro è molto utile in quanto denaro. Con esso è possibile fare affari con perfetti sconosciuti. Può essere usato per sostituire quasi qualsiasi quantità di ricchezza. In seguito la cartamoneta – che rappresenta unità d'oro o argento – ha facilitato ancora di più il commercio. Senza questo denaro moderno, un'economia avanzata non sarebbe stata possibile.

Il denaro reale permette un'elaborazione della divisione del lavoro, e fornisce all'intero sistema le informazioni di cui ha bisogno per funzionare. Non si può costruire un'automobile, per esempio, senza una vasta rete di input – lavoro, acciaio, batterie, vetro, gomma – provenienti da tutto il mondo.

E per metterli insieme in qualsiasi modo ragionevole, è necessario sapere quanto costa ognuno di loro. Prendere la gomma dalla Malesia sarà molto più efficiente che cercare di prenderla da fornitori finlandesi; il prezzo, espresso in unità di denaro, ve lo dirà immediatamente.

Questa è il motivo per cui alti livelli d'inflazione portano l'economia ad arenarsi. Il segnaposto perde il suo posto. Non si capisce più quanto costano le cose. E da un momento all'altro, il vostro posto in fila cambia.

Un'altra caratteristica importante del denaro moderno è che le transazioni sono definitive. Vi do un pollo... voi mi date una piccola moneta d'oro. Affare fatto. Non bisogna preoccuparsi di ciò che accadrà in futuro. Ho i miei soldi e non vi devo niente, così come voi non dovete nient'altro a me.

Sì, c'è sempre la possibilità che l'oro possa perdere valore... che non potrebbe tenere molto bene il suo posto in fila. Non è una grande preoccupazione, però.

I prezzi vanno su e giù. Ma secondo The Golden Constant di Roy William Jastram, il valore dell'oro oggi è circa lo stesso di quello che era – nella misura in cui queste cose possono essere misurate con precisione – 500 anni fa. E non devo preoccuparmi di una terza parte, perché non c'è nessuna terza parte, o controparte, in questa operazione.

L'oro è denaro "che non ha bisogno di fiducia". Non dobbiamo fidarci del tipo da cui l'abbiamo ottenuto. E non è stato emesso o creato da qualche agenzia governativa, quindi non dobbiamo avere fiducia nei federali affinché ne conservino il valore.

Quando il sistema monetario degli Stati Uniti è stato cambiato in due mosse – prima quando Lyndon Johnson nel 1968 chiese al Congresso di abrogare l'obbligo di una riserva d'oro per sostenere la valuta degli Stati Uniti e poi quando nel 1971 Richard Nixon chiuse la convertibilità del dollaro in oro – il governo degli Stati Uniti ha reintrodotto una forma di denaro più primitiva.




Con questa nuova moneta, l'economia degli Stati Uniti – e, per estensione, gran parte dell'economia mondiale – è stata plasmata da credito superiore ai risparmi disponibili. Migliaia di miliardi di dollari in nuovi alberghi, case, aziende, centri commerciali, fabbriche, cene, farmaci – e quasi tutto il resto – sono stati finanziati con questo credito vuoto.

Prima o poi questo debito deve fare i conti con la deflazione o l'inflazione. Ma qualcuno alla fine paga: con la deflazione, paga il creditore quando il suo credito va a male; con l'inflazione pagano tutti attraverso l'aumento dei prezzi.

Sin dal 1971 la fiducia nel dollaro da parte dell'americano medio è stata premiata con una perdita enorme – circa il 95% del valore del dollaro è scomparso. Come ci si aspetterebbe, questo nuovo denaro non è più degno di fiducia. Ogni operazione coinvolge terze parti – il custode della moneta.

Diciamo che avviate un'impresa e la vendete per $1 milione. Voi sapete che potete scambiare quei soldi per un valore di beni e servizi pari ad un milione di dollari. Il denaro rappresenta risorse per un valore di un milione di dollari. Sono usciti fuori da qualcosa con un valore tangibile che è stato aggiunto all'economia.

Ma se quel milione di dollari fosse stato prestato da una banca commerciale o stampato dalla banca centrale, piuttosto che guadagnato onestamente e risparmiato, non ci sarebbe una corrispondente aggiunta di beni e servizi all'offerta mondiale.

Questo è solo un altro modo di guardare alla classica teoria quantitativa della moneta. L'offerta di beni e servizi deve sempre essere bilanciata rispetto al denaro disponibile. Se la quantità di denaro disponibile (o di credito) è doppia e l'offerta di beni e servizi resta invariata, anche i prezzi dovrebbero raddoppiare. Non immediatamente, ma spesso all'improvviso.

L'oro si distingue in quanto non può essere estratto facilmente. I costi d'estrazione tendono ad aumentare con i livelli di PIL e dei prezzi in generale. Così l'offerta di questo tipo di denaro tende a salire più o meno in linea con l'offerta di beni e servizi.

I prezzi rimangono più o meno stabili. Non esiste alcun custode di cui ci si debba preoccupare. Si tratta di una valuta che non ha bisogno di fiducia. Il grafico qui sopra vi mostra come il prezzo in dollari dell'oro sia rimasto abbastanza stabile fino all'avvento del nuovo sistema monetario nel 1971.

Dal momento che il custode – terze parti – è entrato in scena, il valore del biglietto verde è sceso da $40 per oncia d'oro a $1,200 per oncia.

Questo è qualcosa di cui preoccuparsi, tanto più che i livelli di debito stanno raggiungendo nuovi record e l'impegno del custode nel mantenere stabile il valore del dollaro sta sbiadendo. I federali in realtà vogliono un dollaro più debole e non esitano a dirlo.

Ma almeno questa minaccia è compresa, anche quando non pienamente apprezzata. È qualcosa "da manuale". Aumentate l'offerta di denaro e, a parità di condizioni, aumenterete i prezzi. Non aumenterete i livelli di ricchezza, né il PIL; cambierete solo il rapporto tra beni e servizi disponibili rispetto al denaro disponibile.

Un'altra cosa da manuale è anche la seguente: in un sistema con denaro onesto, non si può prestare denaro che non si ha. Non si poteva prestare oro a meno che non si disponesse di quell'oro da dare in prestito. Nessun prestito al di sopra del risparmio disponibile = nessun aumento artificiale della massa monetaria = nessuna inflazione dei prezzi (né negli asset, né nei beni di consumo e servizi). Nessun boom artificiale = né alcun conseguente bust.

Quindi, vedete, ci sono evidenti vantaggi con l'oro, se si desidera avere un sistema monetario onesto. E mentre il sistema monetario pre-1971 non aveva raggiunto questo ideale, l'inaffidabilità del denaro post-1971 è ben dimostrata nel grafico qui sopra. La sua disonestà è illustrata dalla quantità di credito creata sin dal suo inizio – circa $59,000 miliardi.

Anche questo è qualcosa da manuale. Questo è credito in eccesso, superiore ai risparmi reali disponibili. Si tratta di una frode e produce una crescita insostenibile e fraudolenta.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 20 marzo 2017

Trump ha perso la grande occasione di bonificare la palude





di David Stockman


Janet Yellen ha affermato che rimarrà in carica fino alla durata naturale del suo mandato (gennaio 2018) e ha sfacciatamente tenuto conferenze al Congresso mettendo in guardia dai pericoli dell'interferenza politica con la banca centrale.

Oddio mio!

Prima del dicembre scorso — dopo l'elezione presidenziale — la FED ha trascorso l'anno intero a rimanere seduta sui tassi d'interesse quasi a zero per nessuna ragione plausibile. Il motivo principale era quello di perpetuare la bolla nel mercato azionario e quindi garantire l'elezione di Hillary Clinton con conseguente perpetuazione del sistema di Wall Street/Washington.

A suo merito, Donald Trump ha denunciato questa intromissione politica durante la campagna elettorale, definendola "vergognosa" e progettata per mantenere gonfiate le medie azionarie fino all'otto novembre.

Aveva ragione. Eppure, nonostante la sua vittoria scioccante, la Yellen ha la temerarietà di negare la realtà; praticamente il bue che dice cornuto all'asino. Il suo partito keynesiano-statalista è stato ripudiato dal popolo americano, ma zia Janet insiste sul fatto che il suo diritto a rimanere a capo della FED non è stato intaccato di un virgola.

Inoltre, questa non era la solita nenia circa la presunta "indipendenza" della FED, piuttosto una sorta di messaggio non tanto velato all'attuale presidente.

Voleva dire che per i mandarini monetari arroganti che gestiscono la banca centrale della nazione, la sua elezione era irrilevante e che, in ogni caso, la FED non aveva nulla a che fare con i fallimenti economici che hanno portato la maggioranza degli elettori nell'entroterra statunitense a votare per Trump.

Oh sì, invece!

Nel grande schema delle cose, la distruzione di una determinazione onesta dei prezzi nei mercati finanziari e la trasformazione dei piani alti delle grandi società americane in tane d'ingegneria finanziaria, è esattamente ciò che ha fatto finire in un fosso il capitalismo americano.

Infatti il pompaggio monetario e la repressione finanziaria sono stati più dannosi della tassazione, la regolamentazione e tutte le altre intrusioni statali nel libero mercato.

Questo perché i tassi d'interesse incredibilmente bassi hanno innescato una corsa folle per rendimenti decenti tra i manager delle obbligazioni, i quali a loro volta hanno passato gli ultimi 7 anni a fare offerte d'acquisto per obbligazioni societarie e altri titoli di debito.

Ma i capitali artificialmente a basso costo non hanno generato un boom degli investimenti per Main Street, come invece recita il catechismo keynesiano. I geni nell'Eccles Building non hanno fatto i conti con il fatto che quando si falsificano i prezzi degli asset finanziari, come il rendimento dei titoli obbligazionari, si crea una reazione a catena di ulteriori distorsioni, falsificazioni e cattivi investimenti.

Il mercato azionario è estremamente sopravvalutato — probabilmente il 50% o più — ed è diventato un agente di distruzione del capitalismo piuttosto che un forum efficace per la raccolta e l'allocazione del capitale azionario.

Inutile dire che i cosiddetti economisti conservatori che consigliano Trump — ed il GOP — non capiscono affatto questo punto. Dovrebbero tornare a leggere Adam Smith — visto che non si accorgono che la moneta della banca centrale rovina il libero mercato e ne distrugge le regole.

La massiccia ingegneria finanziaria ha creato una deformazione orribile guidata dalla Finanza delle Bolle della banca centrale. Ha deformato i prezzi del debito, favorendo un'allocazione errata del capitale.

In tale contesto, i cosiddetti economisti conservatori continuano ad abbaiare contro una pressione fiscale troppo elevata — e questo è vero perché, per definizione, tutte le tasse sono sempre troppo alte.

Ma la questione più importante, il motivo per cui gli investimenti delle imprese e la creazione di occupazione sono in fase di stallo in America, non è perché l'IRS le ha prosciugate fino al midollo. In realtà, il General Accounting Office (GAO) ha studiato le dichiarazioni dei redditi di tutte le grandi aziende statunitensi dal 2008 fino al 2012 e ha scoperto che il 20% delle grandi imprese non ha pagato alcuna imposta sul reddito delle società.

Inoltre le grandi aziende statunitensi nel loro complesso, hanno pagato solo il 14% del loro reddito al netto delle tasse in imposte sul reddito. Ciò non è nemmeno vicino alla cifra legale del 35%, o anche a quella effettiva del 22%, spesso citata dagli esperti fiscali. Ma quest'ultima include tasse estere, statali e locali, che non cambierebbero anche se la cifra legale degli Stati Uniti scendesse a zero.

Non fraintendetemi qui. L'imposta sul reddito delle società degli Stati Uniti è una stupida ed inefficiente reliquia di un'epoca precedente. Dopo tutto, l'esattore delle tasse non riuscirà a stare al passo col mondo di oggi, dove il capitale si sposta istantaneamente, dove la tecnologia, i prodotti ed i servizi di sourcing, nonché gli impianti ed i servizi d'immagazzinamento, cambiano costantemente.

L'imposta sul reddito delle società ha generato appena $300 miliardi nell'anno fiscale 2016, o l'1.6% del PIL — rispetto al 8-9% nel periodo d'oro degli anni '50, dove poteva avere un senso marginale. Ma oggi, è solo un modo per dare lavoro a figure professionali come commercialisti, avvocati e consulenti tributari.

Quindi una riduzione dell'imposta sul reddito delle società al 15% — o addirittura una sua eliminazione — è una splendida idea, perché ridurrà il costo degli adempimenti fiscali pendenti sulle aziende. E col tempo, le risorse liberate — tra cui avvocati fiscali riciclati — contribuiranno ad aumentare la produttività e la crescita dell'economia degli Stati Uniti.

Ma nel breve termine questo tipo di riduzione fiscale da sola non contribuirà molto a rilanciare gli investimenti delle imprese in attività produttive, la crescita e l'occupazione. I killer nel mondo degli affari di oggi sono i CEO, i CFO ed altri alti dirigenti che occupano i piani alti delle grandi aziende.

Ma ecco il punto.

Sono creature del sistema d'incentivazione artificiale e di mispricing del capitale che è controllato dalla FED. Quindi, fintanto che la cricca di keynesiani nel mercato azionario rimane in carica, non ci sarà alcun boom degli investimenti per far tornare grande l'America.

Invece i soldi risparmiati da una riduzione dell'imposta sulle società, andrà a finire in riacquisti di azioni proprie e in altre forme d'ingegneria finanziaria destinati a gonfiare i prezzi delle azioni e il valore delle stock option dei piani alti delle grandi aziende. Allo stesso modo, il "condono fiscale" progettato per permettere alle aziende statunitensi di riportare $2 miliardi off-shore negli Stati Uniti — si tradurrà anch'esso in riacquisti di azioni proprie, dividendi e altri affari proprio come accaduto nel 2004.

In breve, non ci sono iniziative di politica fiscale o normativa fiscale che possano rilanciare la crescita fino a quando il mercato azionario non crollerà e non verrà eliminato del tutto il flusso di denaro gratuito che ha reso selvaggia la speculazione, trasformando suddetto mercato in una bisca clandestina.

Quindi lasciare Janet Yellen e il suo collega insopportabile, Stanley Fischer, al potere, sarebbe il colmo della follia per l'amministrazione Trump. L'effetto sarebbe quello di mantenere gonfiata questa gigantesca bolla a Wall Street, giusto il tempo per far ricadere su Donald Trump il suo inevitabile scoppio.

Come ho detto, il suo compito doveva essere quello di sradicare le erbacce!

Trump doveva chiedere le loro dimissioni il 20 gennaio stesso. Questo semplice, ma decisivo comando, avrebbe causato un immediato scoppio delle bolle folli a Wall Street.

Ma questo è esattamente il punto, ed è coerente con il modo in cui agì Ronald Reagan nel 1981. Se Trump è eccezionalmente bravo in qualcosa, è quello di creare piñata politiche che poi possono essere colpite più e più volte.

Avrebbe potuto incolpare l'amministrazione Obama per la necessaria epurazione del casinò. E avrebbe anche dovuto incolpare il drappello di pianificatori monetari centrali della FED che hanno gonfiato bolle dopo bolle — svuotando Main Street di capitale, investimenti, crescita, posti di lavoro e potere d'acquisto.

Ecco come Trump avrebbe potuto iniziare la bonificazione della palude, ma non l' ha fatto.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 17 marzo 2017

Il destino dell'Europa è segnato





di Alasdair Macleod


L'ultima conseguenza della cattiva gestione economica in Europa è stata il fallito tentativo di riforma costituzionale in Italia.

Il popolo italiano ne ha avuto abbastanza del fallimento economico del suo governo, e s'è rifiutato di darvi più potere.

L'UE e il progetto dell'euro sono stati un disastro economico per tutti i partecipanti, inclusa la Germania, che alla fine sarà costretta a rinunciare ai sudati risparmi che ha prestato agli altri membri della zona Euro. Sappiamo con assoluta certezza che l'euro si autodistruggerà e la zona Euro si disintegrerà.

La classe politica e la BCE sono guidate da credenze economiche — non posso conferire loro dignità definendole teorie ragionate — che renderanno sicuro questo risultato. Inoltre insistono sull'uso di statistiche che non sono corrette per la funzione dichiarata: il miglior esempio è il PIL, che ho criticato all'infinito e non mi ripeterò qui. Inoltre i numeri sono travisati dagli statistici governativi: l'IPC e le cifre legate alla disoccupazione sono i principali esempi.

Questo articolo prende un pezzo scritto da William Hague sul Daily Telegraph per illustrare quanto siano profonde le incomprensioni, anche per un politico relativamente illuminato, riguardo questo mix di assurdità e di propaganda statistica. Questo articolo farà anche riferimento ad un discorso tenuto questa settimana a Liverpool da Mark Carney, governatore della Banca d'Inghilterra, mostrando quanto anch'egli sia disconnesso dalla realtà. Molte delle idee sbagliate che ritroviamo in lui e in Haegue sono condivise da quasi tutti, quindi per la maggior parte passano inosservate.

Hague accusa l'euro per tutti i mali d'Europa: "[...] ha reso alcuni paesi, come l'Italia e la Grecia, più poveri mentre altri più ricchi", ed è certamente un sentimento comune. Ma non è mai colpa della valuta, ma di quelli che cercano di usarla per ottenere risultati politici ed inevitabilmente falliscono nel loro intento.

Prima che l'euro entrasse in vigore, diverse valute avevano diversi tassi d'interesse, i quali riflettevano la valutazione del mercato riguardo il rischio di credito. Il governo greco, prendendo in prestito in dracme, pagava tipicamente interessi oltre il 12%, mentre la Germania poteva pagare il 3% in marchi. Il fatto che esistessero tassi differenti in diverse valute, imponeva ai mutuatari una sorta di disciplina di mercato.

Dopo l'introduzione dell'euro, i tassi d'interesse per i mutuatari sovrani si sono diretti verso il tasso più basso, che era quello della Germania. Ecco la ragione: le banche potevano aumentare i prestiti nei mercati obbligazionari e monetari per fare soldi facili col differenziale tra i tassi tedeschi e gli altri, presupponendo che l'intera baracca sarebbe stata garantita dalla UE e dalla BCE. Era perfettamente ragionevole aspettarsi questo risultato, ma non è chiaro se i burocrati a Bruxelles erano abbastanza intelligenti da sapere che sarebbe successo. Se si aspettavano un esito del genere, allora hanno ignorato volontariamente le eventuali conseguenze, e se non se lo aspettavano, erano semplicemente ignoranti punto e basta.

Questi stessi burocrati hanno piegato le regole che essi stessi avevano originariamente definito per consentire ai paesi di aderire all'euro. In base al trattato di Maastricht, i deficit di bilancio dovevano essere inferiori al 3% del PIL ed il rapporto debito pubblico/PIL inferiore al 60%. Né la Germania, né la Francia hanno rispettato questi parametri. Invece il governo greco ha mentito, con la piena conoscenza e l'incoraggiamento degli altri membri. No, Hague, è colpa dei policymaker, non della valuta.

Poi continua: "L'adesione all'euro ha costantemente impoverito gli italiani." Non è così. Sono stati gli italiani che hanno utilizzato un euro a buon mercato per prendere in prestito in modo sconsiderato. Loro, e solo loro sono responsabili della cattiva gestione della loro economia e dei loro problemi di debito, che per inciso oggi superano il limite di Maastricht di oltre il 75%.

Hague, inoltre, spaccia la favoletta dei presunti benefici che l'euro ha consegnato alla Germania: "I tedeschi continuano ad esportare facilmente e hanno eccedenze di bilancio, mentre gli italiani arrancano e sprofondano nel debito." Questa affermazione tra virgolette sarebbe senza dubbio vera se la prendessimo per quella che è, ma è sbagliato incolpare l'euro. Invece la colpa è degli squilibri fiscali relativi ai tassi dell'espansione del credito bancario e dell'orrore supplementare dei saldi TARGET2. Quest'ultimo artificio ha lo scopo di uniformare gli squilibri monetari che altrimenti emergerebbero sulla scia degli squilibri commerciali. Ma coloro che li hanno progettati sembravano essere completamente all'oscuro che l'unico modo per controllare gli squilibri commerciali, passa attraverso una scarsità di denaro ed accumuli che derivano rispettivamente da deficit ed eccedenze commerciali. Invece i saldi TARGET2 rendono positiva la carenza di denaro che deriva dalle importazioni in eccesso, e riducono le eccedenze di denaro che si accumulano nelle mani degli esportatori. Riciclano i soldi spesi dagli italiani in modo che possano essere spesi di nuovo, o anche accumulati fuori d'Italia, all'infinito. I saldi TARGET2 sono la prova vivente di quanto ci sia di ridicolo dietro al progetto dell'euro.

Hague fornisce un'eccezione alla sua tesi, citando la maggiore produttività della Germania e suggerendo che l'unica via d'uscita per l'Italia è quella d'attuare riforme coraggiose per aumentare la produttività allo stesso livello di quella della Germania. Non dice quali potrebbero essere queste riforme, ma lo dico io: il nuovo governo dovrebbe ridimensionarsi dal 52% del PIL a meno del 40%, meno è meglio è. Porre fine alla distruzione del capitale da parte dello stato, farà miracoli. Le politiche fiscali dovrebbero favorire i risparmiatori. Allo stesso tempo, dovrebbe essere permesso agli italiani di andare avanti con la loro vita e capire che lo stato non li sosterrà con elargizioni sociali.

Infine la conclusione di Hague, sebbene sia corretta dal punto di vista giuridico, non è corretta da un punto di vista strettamente economico. Egli afferma che lasciare l'euro è molto più complicato che lasciare l'Unione Europea, non essendoci un Articolo 50. Egli implica che se l'Italia ritornasse alla lira, non c'è dubbio che crollerebbe rapidamente portandosi dietro le sue banche, perché i creditori italiani si aspetterebbero d'essere rimborsati in euro, mentre il costo dei prestiti in lire continuerebbe ad aumentare rapidamente, indebolendo le finanze pubbliche.

Tuttavia, contrariamente a tutto quello che i keynesiani hanno insegnato agli studenti creduloni, l'obiettivo economico dell'indipendenza monetaria dovrebbe essere quello di una moneta solida, non in continuo deprezzamento. L'Italia ha abbastanza oro per organizzare un gold exchange standard per sé stessa o, in alternativa, potrebbe creare un comitato valutario con l'euro e garantire che la lira conservi valore agli occhi dei creditori stranieri. In entrambi i casi si richiede qualcosa di nuovo ai politici italiani: devono stringere i denti sulle finanze pubbliche e permettere che il capitale sia riassegnato dalle imprese moribonde a nuove attività imprenditoriali dinamiche. Si può fare, e l'Italia emergerebbe rapidamente come una nuova forza industriale.

Ma sarà fatto? Purtroppo no, e qui dobbiamo concordare con Hague. In comune con i loro omologhi altrove, i politici italiani si sono circondati da "yes-men" economici, addestrati a giustificare gli interventi statali nell'economia. È diventato un circolo vizioso che in ultima analisi si concluderà con l'instabilità economica, una crisi ed un eventuale collasso.



Il pensiero di gruppo targato Carney

Hague, sebbene sia un politico britannico di alto livello molto rispettato, perlomeno non è coinvolto nelle politiche monetarie o fiscali in Italia. Molto più pericoloso è qualcuno con la mano sul timone monetario: Mark Carney, Governatore della Banca d'Inghilterra. Di recente ha tenuto un discorso a Liverpool e ha incolpato tutti tranne gli economisti della Banca d'Inghilterra per il fallimento economico in atto. Ha detto che i politici devono promuovere una globalizzazione che funzioni per tutti. Davvero? E come faranno? Egli ha accusato gli economisti mainstream per non aver capito "la realtà dei guadagni irregolari provenienti dal commercio e dalla tecnologia". Ma sicuramente noi tutti sappiamo che gli economisti mainstream, tra cui quelli nella stessa Banca d'Inghilterra, hanno un record impareggiabile nel fare le cose sbagliate. Aspettarsi che sfoggino improvvisamente previsioni cristalline, è un pio desiderio di Carney.




Ha poi rimproverato quelle aziende che non pagano le tasse. Questa è la classica retorica "è colpa di qualcun altro", e ha ignorato il fatto che il denaro utilizzato dal settore privato è più produttivo, a differenza di quello in mano statale che invece viene sprecato. Più tasse sono un desiderio dello stato, ma le tasse sono anti-produttive.

Il governatore ha sostenuto poi che la politica monetaria della Banca d'Inghilterra è stata "molto efficace" e che "i dati non supportano l'idea che il periodo di tassi bassi sia andato a beneficio dei ricchi ed a scapito dei meno ricchi." Ovviamente s'è scordato di dire come sia calato il potere d'acquisto degli stipendi fissi e dei pensionati, mentre i mercati azionari sono arrivati ai massimi grazie ai tassi d'interesse soppressi ed alle iniezioni di denaro attraverso il quantitative easing. Sì, caro Carney, i miei amici della classe media hanno tratto vantaggio dai loro investimenti e dalle loro proprietà grazie all'inflazione monetaria, ma ancora pagano i loro giardinieri e cameriere all'incirca lo stesso salario svalutato.

Questo punto è importante non solo per la cattiva gestione dell'economia nel Regno Unito, ma anche per quella europea. Carney s'è attirato numerose critiche per aver predetto rovina economica in caso di Brexit. Ciò presupponeva che restare in Europa fosse notevolmente meglio che lasciarla, e conferma che i suoi omologhi in Europa, propugnanti le stesse idee, hanno una comprensione della situazione economica quanto quella sua. Carney ha ovviamente sbagliato, ma ancora non c'è stato alcun mea culpa.

Se Carney e Hague vogliono criticare gli eventi economici attuali, dovrebbero iniziare a comprendere correttamente gli effetti negativi di un intervento fiscale e monetario. Devono rendersi conto che puntellare aziende defunte abbassando il costo del denaro e supportandole con contratti di governo, è da luddisti ed è distruttivo. E soprattutto dovrebbero rendersi conto che la gente comune è infinitamente adattabile: ha una grande capacità di resistere alla stupidità dello stato e a quella della banca centrale, e sarebbe invogliata a pagare le tasse se le fosse permesso di badare ai propri affari senza dover soffrire di una micro-gestione centralizzata.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 16 marzo 2017

I regali di Natale più venduti sin dal 1983





di Jeffrey Tucker


Lasciate che sia il mercato a decidere.

Queste sette parole sono tra le più rivoluzionarie nella storia del genere umano.

In un primo momento il mercato potrebbe apparire come una serie di segnali ed indicatori su un tabellone. Ma dietro i numeri ed i bilanci si trovano valori umani, indicatori sulla mappa che la gente usa per trovare la via d'uscita dallo stato di natura.

Con mercato, non intendiamo una forza spersonalizzata e al di fuori della nostra vita. Intendiamo le scelte delle persone riguardo la loro vita. Il mercato è quello che io e voi scegliamo, e cosa fanno gli altri per servire ogni nostro desiderio in un contesto di libertà e diritti umani.

Lasciare che il mercato decida significa accettare i risultati, anche se a livello personale vogliamo che accadesse qualcos'altro. Riconoscere questo fatto, ci darà più pace e prosperità di qualsiasi altro sistema che invece coinvolge imposizioni sulla vita e sulla proprietà altrui. Non dobbiamo amare ogni risultato, ma ci rendiamo conto che nel lungo periodo, e per la maggior parte delle persone, il mercato garantisce un accesso ad una vita migliore.



Abbasso i prepotenti

Quelle sette parole, quindi, rappresentano un ripudio della dittatura, dell'autoritarismo, del dispotismo, e di ogni altra forma d'imposizione contro le persone e le loro esigenze. Suggeriscono una fiducia in un processo modellato dalle persone stesse, e le loro decisioni sono una guida migliore rispetto anche a quelle di persone presumibilmente più intelligenti armate di tutti i poteri dello stato. Suggeriscono una deferenza nei confronti di qualcosa al di fuori del nostro controllo diretto, ma all'interno del micro-controllo di tutti gli altri: non solo le persone che conosciamo, ma miliardi di persone che non conosciamo.

I risultati del mercato non alimentano l'utopia di nessuno. Ma questo è il punto: nessuno arriva a realizzare la visione di quello che dovrebbe essere, perché sappiamo che la realizzazione dell'utopia di una persona è molto probabile che porterà ad un incubo per tutti gli altri. Se si stabilisse un insieme minimo di regole generali – non rubare, non usare la violenza, non fare agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te – si creerebbe una cultura politica che genererebbe più opportunità per tutti di prosperare e realizzare i propri sogni.



Ma non è sbagliato?

C'è una critica persistente secondo cui il mercato sarebbe privo di sentimento, virtù e anche morale. Questo non è vero, e non bisogna far altro che guardare alle feste natalizie per averne conferma. Il più sacro dei periodi dell'anno è associato con l'apoteosi degli scambi commerciali. Questo non è un caso. Commercio significa persone che danno cose agli altri e che ne ricevono altre in cambio. Significa servire l'un l'altro in pace e con amore.

Se questo è vero, allora le feste natalizie dovrebbero ravvivare il mercato come null'altro. Ma c'è un problema: i risultati del mercato sono senza copione. Nessuno può anticipare chi vince e chi perde. Sfuggono ad un qualsiasi tentativo di previsione, e ci ricordano costantemente l'assenza dell'onniscienza in questo mondo.

E se amate la libertà, e siete disposti a convivere con la realtà dell'inconoscibilità del futuro, questa è una cosa bella. Potete dire: "Oh, è brillante" o "È davvero di cattivo gusto" o "Sebbene sia molto venduto lo trovo ridicolo", ma capite che è la cosa migliore se i consumatori abbiano facoltà di scelta e se i produttori siano in grado di mettere a disposizione la loro creatività al servizio delle masse.

Non è necessario amare i risultati del mercato per capire come tale sistema permetta alle persone di avere facoltà di scelta sulle decisioni cruciali di come la società utilizza le sue risorse produttive, creando sempre più ricchezza da cui tutti traggono beneficio.



E allora chi vince?

È decisamente entusiasmante guardare il mercato in azione, soprattutto quando si prende in considerazione il lungo termine, come ad esempio il 1983. A prima vista sembra folle e casuale. Perché qualcuno dovrebbe avere a cuore "Cabbage Patch Kids" o "Barney" il dinosauro o "Tickle Me Elmo?" Sono solo stupidi giocattoli, giusto? Forse no. Tutti questi prodotti hanno alimentato l'immaginazione umana e hanno permesso alle persone di immaginare mondi fantasiosi. Sono simboli degli aspetti più imprevedibili ed affascinanti della personalità umana.

Nessuno di questi giocattoli sarebbe potuto nascere dalla mente di un qualche pianificatore centrale, sia durante la campagna elettorale sia durante lo svolgimento della carica. Sono invece nati da un settore bellissimo, fantasioso e produttivo che noi chiamiamo mercato. Non possiamo far altro che rimanere basiti davanti a tutti i suoi misteri e sorprese, soprattutto davanti alla sua capacità di trovare lavoro laddove un qualsiasi pianificatore intellettuale, dittatore, o burocrate sapientone non sarebbe stato in grado.

Ma pensateci: il mercato incarna un'autenticità straordinaria. I risultati dicono la verità nuda e cruda: evidenziano ciò che è economicamente sostenibile nel quadro delle disponibilità esistenti tra risorse e tecnologia, e realizzano i nostri sogni a cui diamo più valore. Si noti che i risultati utilizzano la divisione del lavoro in tutti i modi possibili e immaginabili, a prescindere dalla classe, dalla razza, dal sesso, dalla lingua e dalla nazione. Il mercato non è limitato alla cosiddetta "identità" che ritroviamo nella politica di tutti i giorni.

Forse questo è il motivo per cui tanti intellettuali disprezzano il mercato. Esso rivela delle verità a cui non possono accedere, non importa quanto siano brillanti o che titoli di studio possano avere. Il mercato passa oltre ogni presunzione, ogni idea preconcetta di quello che dovrebbe essere, e presenta la realtà così com'è. Può non star bene, oppure si può vedere la meravigliosa personalità umana quando le persone hanno diritti e libertà.

Sono sicuro che mentre scorrerete la lista qui sotto, sorriderete e vi rallegrerete della bellezza del mercato. Un meraviglioso modello in cui a tutti gli acquirenti è permesso di dipingere un bel quadro. E i risultati sono sorprendenti, proprio perché nessuna persona è al comando.

E anche se ci sono decenni di storia a cui far riferimento, questa è una cosa che sappiamo; quello che non sappiamo, invece, è cosa ci porterà l'anno presente. È un mondo di gioie e sorprese, proprio come la mattina di Natale. Il mercato invita tutti a sperimentare tale gioia ogni giorno della propria vita.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/