venerdì 21 agosto 2020

Il futuro della sterlina nel caso di un collasso del dollaro

 

 

di Alasdair Macleod

Negli articoli più recenti ho sostenuto la tesi della vulnerabilità del dollaro al verificarsi di un collasso del suo potere d’acquisto. Questo articolo si focalizza sui fattori che andranno ad incidere sul futuro della sterlina. 

La valuta inglese è molto vulnerabile ad una crisi sistemica del sistema bancario, con le banche del continente europeo che sono le più quotate sui tra le G-SIB [dall’inglese “Global-Systemically Important Banks” o “banche importanti a livello sistemico”, ndt.]. L’esecutivo britannico, nello scegliere di parteggiare per gli Stati Uniti e tagliare i legami diplomatici con la Cina, ha dato un calcio a quella che sarebbe potuta essere l’unica possibilità di non legare il collasso della sterlina a quello del dollaro.

Una possibilità di salvezza potrebbe derivare dalla Germania, nel caso in cui questa decida di abbandonare la valuta europea che sta affondando e decida di costruirne una – più solida – tutta sua, dal momento che essa possiede delle consistenti riserve d’oro. Ma per quanto ne sappiamo sinora, queste sono solo delle speculazioni sul lungo periodo.

Infine, sulla linea di quanto fatto dalla FED e dalla BCE, la Banca d’Inghilterra ha ascritto a sé una quantità di poteri circa le questioni monetarie che è superiore a quella di cui è consapevole la classe politica, essendo – questa – ignorante circa le dette questioni.

In conclusione: è altamente improbabile che la sterlina possa sopravvivere dopo il collasso del dollaro, evento – questo – che per qualsiasi serio analista di questioni monetarie più che una probabilità sta diventando una certezza.

 

Introduzione

Nei recenti articoli ho illustrato le dinamiche della scomparsa del dollaro. Una stampa di denaro sempre più consistente continua ad essere usata per tenere a galla quelle attività più colpite dalla crisi economica causata dal coronavirus, arrivata esattamente nel momento in cui c'è stato il giro di boa che dà inizio alla fase discendente del ciclo del credito (resa estremamente rovinosa a causa della soppressione del commercio internazionale mediante l’imposizione di dazi). Solo un cieco non riuscirebbe a vedere che si sta verificando quella che tutti chiamano “la fine della globalizzazione”, con tutte le conseguenze annesse e connesse. Essendo il lubrificante che consentiva gli scambi internazionali, il dollaro sta venendo sempre meno domandato dagli stranieri e verrà venduto dagli stessi; gli operatori esteri possiedono qualcosa come $27.000 miliardi in titoli statunitensi e denaro cash, una cifra che – approssimativamente – si avvicina al 125% del PIL statunitense del 2019.

Questo fatto rende il dollaro doppiamente vulnerabile a due eventi che si stanno sviluppando all’interno dei confini statunitensi: una crisi bancaria globale e una depressione. La prima fa sì che si verificherà un tentativo – quasi scontato, dal momento che la FED non ha altre opzioni – della banca centrale americana di sottoscrivere tutte le obbligazioni bancarie, mentre la seconda provocherà una risposta basata su politiche keynesiane all’ennesima potenza. Inoltre una crisi di tale portata è destinata a portare il dollaro in cattive acque per i motivi già visti, al di là di quelli legati ad esigenze di liquidità a breve termine.

La crisi economica sul punto di emergere è differente da quella del 2008, peggiorata con il crollo della Lehman, perché quella che stiamo vivendo è una crisi caratterizzata da un collasso di asset non finanziari che – a causa della loro insolvibilità – determineranno una crisi del sistema bancario nel suo complesso, mentre la crisi della Lehman Brothers era prevalentemente limitata alla diffusa speculazione sulla proprietà edilizia, fenomeno – questo – prevalentemente verificatosi negli Stati Uniti. Stiamo parlando – quindi – di un problema di liquidazione degli errori economici del passato, metastatizzati in una quantità di debito ormai abnorme. Liquidare gli errori di una speculazione esagerata in un determinato settore è molto più facile della liquidazione di un gran numero di errori che affliggono l’economia reale. 

Una nuova crisi sistemica è imminente, perché la pratica di gonfiare i prezzi degli asset finanziari attraverso la stampa di denaro porterà prima o poi ad un vicolo cieco. I segni sono già evidenti, dal momento che – per gli osservatori indipendenti – è impossibile conciliare logicamente un aumento del valore delle azioni con le attività dell’economia reale che sono sull’orlo del collasso, attività – queste – che diventano progressivamente più insostenibili ogni giorno che passa. Le banche commerciali si trovano nel bel mezzo dell’incudine e del martello della crisi, dal momento che le stesse estenderanno il credito sebbene i debiti classificati come inesigibili abbiano raggiunto un tasso di crescita mai visto prima. 

La tensione creatasi a causa della manipolazione dei mercati da parte delle autorità monetarie, non potrà far altro che risultare in una crisi sistemica che farà il paio con il collasso nel valore degli asset finanziari. Legando le loro sorti all’inflazione dei prezzi, un collasso delle valute fiat sarà impossibile da evitare. Alla fine, questa è la lezione che ci dà John Law quando – nel 1720 – il suo sistema del Mississippi cadde rovinosamente in circa sei mesi e la sua cartamoneta divenne cartastraccia. 

La ragione di tutto ciò non è difficile da capire. Un evento della portata di una crisi bancaria distrugge l’ottimismo degli investitori; un fatto – questo – che nel breve termine è risolvibile con l’apertura dei rubinetti del credito da parte dei prestatori di ultima istanza. La FED può tentare di aumentare la liquidità, ma non può eliminare le situazioni di insolvenza strutturale. Le conseguenze di tutto ciò sono che gli asset di rischio, a cominciare dai capitali di rischio, vengono venduti nello stesso momento in cui cominciano le insolvenze; e quando l’inflazione dei prezzi che supporta il sistema bancario smette di salire, i rendimenti delle obbligazioni vengono rivalutati ed i default diventano la prassi comune: le obbligazioni spazzatura diventano “spazzatura al quadrato” e quelle investment grade diventano spazzatura. Senza contare la rivalutazione dei requisiti di finanziamento del governo, assieme al costo di salvare l’economia reale: i rendimenti delle obbligazioni governative smetteranno di essere sotto il controllo della banca centrale. 

Moneta e debito, in questo contesto, sono come la materia e l’antimateria: quando si riuniscono assieme in una voragine finanziaria smettono di esistere. Una tempesta finanziaria è destinata a colpire – per primo – il dollaro, dal momento che esso è la valuta di riserva del mondo. Il suo potere d’acquisto, inizialmente misurato rispetto a quello delle altre valute, sarà poi misurato rispetto a beni e servizi reali come l’energia e altre materie prime di importanza essenziale per la vita di tutti i giorni. Il segnale di come tutto ciò avverrà viene dato dal prezzo dell’oro, il quale cresce ad un tasso sostenuto e per questo risulterà essere la causa della crisi per le banche specializzate in metalli preziosi, sulle quali già gravano perdite nell’ordine dei $38 miliardi nel solo mercato dei futures del Comex. L’unica via d'uscita degli Stati Uniti da questa situazione è quella di accettare un ritorno al gold standard. Ma questo va contro quella che è la natura della FED e del Tesoro statunitense; e darebbe un potere inaccettabile ai cinesi, i quali hanno di fatto monopolizzato il mercato dell’oro fisico. 

Di conseguenza siamo sul punto di una distruzione globale di tutte le valute fiat, che comincerà con quella del dollaro; una crisi è simbolicamente espressione del calo nella fiducia dei nostri governi, i quali stanno invariabilmente cadendo in bancarotta. E quando la popolazione di uno stato capisce che la ragione della salita dei prezzi non è, come viene spesso detto, causata dall’avidità dei capitalisti, quanto piuttosto dal calo nella credibilità delle valute fiat, è impossibile stabilizzare tale processo. 

Sebbene il destino del dollaro sembri essere segnato, viene da pensare anche al destino delle altre valute. In un modo o nell'altro, ci sono gli stessi fattori alla base delle crisi di tutte le valute fiat e la scomparsa del dollaro richiederà che i sopravvissuti a questa guerra debbano trovare un qualche elemento di solidità a loro supporto. In questo articolo ci concentreremo su come la sterlina possa programmare questo esito e se le autorità monetarie inglesi possano salvare la valuta inglese dal destino che perseguita il dollaro.

 

Illusioni a Westminister e Whitehall

Per fornire un contesto di lettura ai lettori esteri, è forse opportuno sottolineare la differenza tra questi due posti: Westminister è associato con il parlamento ed i politici, mentre Whitehall è associato agli uffici di alto livello dello stato, il servizio burocratico [nel Regno Unito, il “Civil Service” è la burocrazia permanente o sostiene il governo di Sua Maestà, ndt.] i cui uffici sono nella via di Westminister con questo nome. Il servizio civile assiste i politici nelle loro decisioni, di conseguenza entrambi i rami dell’esecutivo devono comprendere ed apprezzare le diverse soluzioni alle crisi. Con riferimento alle questioni monetarie, costoro hanno lasciato una grande discrezionalità a Threadneedle Street, il punto della città in cui si trova la sede della Banca d’Inghilterra.

La separazione fisica tra Westminister e la City è importante. Non solo gli affari in materia monetaria sono stati pienamente delegati alla Banca d’Inghilterra, ma sono state sviluppate anche delle diverse culture, con Westminister ed il ministero del Tesoro che ritengono di avere il controllo sulle questioni monetarie. Ma, come si dice, il potere corrompe e il potere assoluto corrompe in modo assoluto. Non ci sono – nei fatti – dei pesi e contrappesi in riferimento al potere della Banca d’Inghilterra sugli affari monetari; e non è possibile licenziare il suo governatore senza innescare una crisi monetaria.

La BoE è culturalmente vicina alla BCE, alla FED e alla Banca dei Regolamenti Internazionali piuttosto che a Westminister. La politica monetaria non è più focalizzata nel realizzare l’interesse nazionale, quanto piuttosto quelli dei banchieri che – ora come ora – detengono un potere maggiore di quello detenuto dalla classe politica e che hanno dato priorità ai loro di interessi. Molto tempo fa Mayer Amschel Rothschild lo disse molto chiaramente: “Lasciatemi il controllo dell’emissione di moneta e non mi importa di chi scrive le leggi”.

La situazione in Gran Bretagna fa eco a quella degli Stati Uniti negli Anni Venti. Coolidge fu l’ultimo presidente americano a favore del laissez-faire, sebbene egli non sia stato capace di riconoscere quello che Benjamin Strong stesse facendo con il potere della banca centrale americana. Costui supervisionò la manipolazione del credito insieme a Norman Montague della Banca d’Inghilterra: la rapida espansione del credito bancario e l'istituzione di un mercato dei biglietti con l'obiettivo di copiare il successo delle “case di sconto” di Londra. Il deragliamento di questo credito scoperto portò al crollo di Wall Street e alla depressione degli Anni '30.

Allo stesso modo l'anno scorso è stato eletto un governo britannico di stampo quasi libertario, determinato a gestire le storture causate da un Whitehall eccessivamente burocratico, incentrato sul processo anziché sugli obiettivi. Come Coolidge non si rendono conto che il vero potere risiede nell'odierna controparte di Montague Norman in combutta con l'odierna copia di Benjamin Strong: Andrew Bailey e Jay Powell.

Dobbiamo capire l'importanza del rapporto tra BoE e politici. Supponiamo che i ministri chiave del governo comprendano l'importanza di ritornare ad un gold standard e siano disposti a rinunciare alla possibilità di finanziare la spesa pubblica con mezzi inflazionistici. Ciò non farà altro tagliare i ponti con i consulenti del servizio civile, tutti neo-keynesiani incalliti. E la BoE combatterà fortemente per resistere, perché un gold standard rimuove il potere della Banca stessa. Ciò rende estremamente improbabile che il governo britannico, qualora decida una svolta improntata al libero mercato, possa sottrarsi ai finanziamenti inflazionistici, anche in caso di un crollo monetario. E la situazione attuale si sta deteriorando rapidamente, troppo rapidamente perché dei rapporti controversi tra Westminster, Whitehall e la BoE possano far riprendere il controllo su una moneta in rovina.

Una possibile via di fuga è stata preclusa nelle ultime settimane, dal momento che i britannici si sono schierati con gli Stati Uniti e quindi contro la Cina e la sua situazione economica più promettente. Le politiche economiche della Cina sono tutt'altro che ideali se analizzate nel framework teorico del libero mercato. La Cina è messa nella stessa situazione di tutte le altre principali nazioni, e fa affidamento su finanziamenti inflazionistici per sviluppare le proprie infrastrutture, nonché le comunicazioni e le strutture di trasporto panasiatiche. Ma almeno la sua valuta è sostenuta da un alto tasso di risparmio, pari a circa il 45% circa, fatto – questo – che oltre a ridurre la tendenza all'inflazione dei prezzi derivante dall'inflazione monetaria, fornisce il capitale necessario per gli investimenti nella produzione.

Una propensione al risparmio è stata la caratteristica distintiva dell’economia e del marco tedesco durante il secondo dopoguerra, così come per quanto riguarda lo yen giapponese; un destino – questo – che è ora condiviso dallo yuan cinese. E a differenza della Gran Bretagna e dei suoi alleati, gli oneri del debito a causa dei servizi sociali statalizzati della Cina sono minimi, quindi i futuri costi del governo sono più facili da controllare.

Il Regno Unito ha deciso di schierarsi con il potere in declino di ieri per motivi democratici e culturali, nonché in ragion della "relazione speciale". Ha respinto un'alleanza con la più dinamica delle maggiori potenze, che – con la Russia come suo alleato – sta rapidamente diventando la superpotenza del mondo, dominando l'Eurasia e l'Africa. Di conseguenza non c'è dubbio che gli eventi attuali, istigati dall'America, abbiano dato alla Cina ciò che vuole davvero: la libertà dall'egemonia americana e dalla sua valuta sopravvalutata. Ora può far progredire la sua economia, grazie ai suoi risparmiatori, mentre gli Stati Uniti continuano a distruggere la loro attraverso consumi sconsiderati e inflazione monetaria.

Inoltre la Cina ha monopolizzato il mercato dell'oro fisico; scacco matto per le valute fiat. E non solo gli Stati Uniti troveranno intellettualmente difficile tornare all'oro e praticamente impossibile tornare ai necessari bilanci in pareggio, ma tutto ciò che promuove l'oro gioca la partita della Cina: l'America perde quindi ogni speranza nella guerra finanziaria condotta contro la Cina.

 

Le banche britanniche sono particolarmente a rischio

Sulla base del suo ruolo preminente nel commercio, per circa 200 anni la città di Londra è stata un importante centro in Europa per la finanza internazionale. La metà di quel tempo è stata trascorsa nel contesto monetario di un gold standard tra le guerre napoleoniche e la prima guerra mondiale. A seguito di quest'ultima, New York è diventata sempre più potente mentre Londra ha ceduto il passo. Dopo la seconda guerra mondiale e la discesa della Gran Bretagna nelle pratiche interventiste e nei controlli sui cambi, Londra è diventata meno rilevante fino all'era Thatcher, quando la rimozione dei controlli sui cambi e la ristrutturazione del potenziale produttivo della City hanno reso Londra di nuovo pienamente rilevante per la finanza globale.

La massiccia espansione delle attività finanziarie dalla metà degli anni ottanta riflette l'approccio britannico non nazionalistico nei confronti delle imprese. Nel contesto europeo, questo è il motivo per cui i nazionalisti di Francoforte e di Parigi, dando la preferenza ai campioni nazionali, non hanno mai potuto competere, e il motivo per cui le banche europee hanno scelto Londra come sede per basare le loro attività di prestiti e investimenti bancari non nazionali.

Un collasso generale della valuta fiat spazzerà via praticamente tutte le attività finanziarie esistenti a Londra: derivati ​​“over-the-counter”, finanza commerciale, obbligazioni ed eurobond, azioni - queste saranno solo alcune delle perdite. Per quanto riguarda il governo del Regno Unito, le entrate fiscali derivanti da queste attività rappresentano oltre il 10% del suo reddito totale e il loro fallimento genererà immediatamente un deficit di bilancio corrispondente - praticamente impossibile da finanziare in queste condizioni. L'altro lato della medaglia è ciò che accadrà al sistema bancario del Regno Unito in un collasso sistemico globale, a cui il Regno Unito è molto esposto a causa della sua preminenza finanziaria.

Secondo il database della Banca d'Inghilterra, il totale degli asset in sterline e in valuta estera delle istituzioni finanziarie al 31 maggio ammontava a £8.120 miliardi, 3,6 volte il PIL del Regno Unito. In una crisi bancaria il governo non avrebbe altra scelta che nazionalizzare queste risorse o in alternativa sottoscrivere le perdite sui prestiti nella loro totalità. Inoltre, senza il continuo supporto di valori stabili degli asset finanziari – cosa che è inconcepibile a seguito di una crisi sistemica di qualsiasi entità – le passività nette saranno scoperte e le perdite si accumuleranno. In altre parole, se in questo contesto inflazionistico i mercati azionari crolleranno e saliranno i rendimenti obbligazionari, il governo sarà esposto ad ulteriori perdite catastrofiche.

La banca dati della Banca d'Inghilterra non include attivi e passivi delle filiali estere degli istituti finanziari, cifre, queste, che rappresentano un ulteriore onere sostanziale. Non aspettatevi la loro inclusione automatica in nessun pacchetto di salvataggio. Queste perdite dovranno essere affrontate in altri centri finanziari e dato che i centri offshore non dispongono di reti di sicurezza per i depositanti, le perdite e le conseguenze saranno considerevoli. Né tali salvataggi includono il sistema bancario ombra, i cui numeri stimati dall'Ufficio per le statistiche nazionali aggiungono ulteriori £2.200 miliardi.

Vi è un'ulteriore complicazione, ovvero il divorzio delle attività cinesi dall'Anglosfera, che interessano sia HSBC che Standard Chartered, due grandi banche britanniche con importanti attività cinesi e legate, in generale, all’estremo oriente. La politica della situazione è in contrasto con la realtà finanziaria e le critiche al regime non democratico della Cina rischiano di finire in un tentativo di salvataggio di queste banche da parte della BoE e del Tesoro inglese, mentre gli affari in rapida scomparsa lasciano gli inglesi a detenere le rimanenti passività.

 

Il contesto della Brexit

Il Regno Unito sta negoziando condizioni commerciali con l'UE da applicare dopo il periodo di attuazione che scade alla fine di quest'anno. La promessa di un futuro basato su un gold standard, che certamente si accorda con le intenzioni del Primo Ministro, si incarna nei principi del libero scambio. Vengono proposti porti liberi. Con i membri del Commonwealth è possibile negoziare facilmente delle condizioni vantaggiose con buona volontà da entrambe le parti, e gli accordi con il Giappone e la Corea del Sud possono essere semplicemente rinnovati. Ma la prospettiva di un accordo accelerato con gli Stati Uniti potrebbe risultare meno probabile, con il presidente Trump sempre più distratto dalle preoccupazioni interne in questo suo anno elettorale.

La mancanza di un accordo commerciale con l'UE è una minaccia per il Regno Unito minore di quanto si pensi comunemente, chi ci perde è di gran lunga l'UE. Tuttavia il Regno Unito è ancora obbligato finanziariamente ai programmi economici dell'UE. Secondo “Brexit Central”, nell'ambito dell'attuale quadro finanziario pluriennale, la Gran Bretagna potrebbe essere agganciata per crediti finanziari fino a €478 miliardi. Più importante è il rischio di controparte nel sistema bancario britannico in caso di crisi bancaria dell'UE.

Nel Grafico 1 le banche di rilevanza sistemica globale (GSIB) in Europa e nel Regno Unito sono evidenziate in giallo. Le banche più fortemente indebitate si trovano nell'area Euro, dal momento che le attività di bilancio totali vengono confrontate con la capitalizzazione di mercato del patrimonio netto delle banche. Delle quindici più altamente indebitate, solo tre banche non sono europee e tutte e tre le GSIB britanniche rientrano in questa categoria.

La più esposta dei GSIB è Société Generale, attualmente con degli asset che sono oltre 100 volte la sua capitalizzazione di mercato. Le difficoltà delle principali banche private tedesche, Deutsche e Commerzbank (non una GSIB), sono state ampiamente trattate, così come quelle delle banche italiane, spagnole e greche. Quando una crisi sistemica colpisce i mercati globali, ci sono buone probabilità che inizi in quelle nazioni che cadono nel fuso orario europeo, per il quale Londra rimane il centro finanziario di riferimento.

 

Non è solo una questione di COVID-19

Finora la spesa pianificata in relazione al coronavirus ammontava a £190 miliardi stimati, circa il 7% dell’aggregato monetario M1. La speranza è che una volta superata la crisi, l'economia tornerà alla normalità, la cosiddetta “ripresa a forma di V”. Man mano che questa prospettiva si allontana, gli uomini d'affari rivedranno le loro previsioni e la maggior parte chiuderà o ridimensionerà le proprie operazioni.

Lo scopo del programma di ricollocamento era quello di colmare una ripresa a forma di V e prevenire la disoccupazione di massa, ma che termina in ottobre, avendo tenuto fuori dalle statistiche sulla disoccupazione oltre nove milioni di persone. A meno che non ci sia una sorta di miracolo, molti di questi saranno disoccupati quando, o anche prima che finisca il programma per il blocco dei licenziamenti.

La spesa extra per il programma di licenziamenti e altri sussidi è stata coperta dal programma di Quantitative Easing da £200 miliardi della Banca d'Inghilterra su base una tantum. Senza dubbio, man mano che la situazione si evolverà, occorreranno ulteriori finanziamenti che seguano questo pattern, altrimenti i costi di finanziamento aumenteranno rapidamente.

Dopo aver fatto una dormita ed aver riflettuto su una “ripresa a forma di V”, non è chiaro come il governo pianifichi la sua uscita. I governi commettono quasi sempre l'errore di pensare che esista una normalità economica alla quale si può tornare al netto di una situazione precedente. Questo è il presupposto alla base della misurazione statistica e della modellizzazione economica. Invece le economie sono dinamiche, tranne che in un regime totalitario in cui tutto è razionato da un comitato centrale. Ma sappiamo che questo è un discorso che non funziona, come dimostrato quando è caduto il muro di Berlino.

Non esiste quindi uno stato economico "normale" a cui tornare. Sovvenzionare le imprese esistenti e fornire personale è un onere imposto al sistema economico che impedisce allo stesso di sostenere i necessari cambiamenti nella produzione al fine di soddisfare i consumatori, che avranno cambiato le loro esigenze e desideri. Ad esempio, se il coronavirus viene domato e tutte le interazioni sociali torneranno ad essere come prima, è ragionevole presumere che i consumatori non si riverseranno in massa sul mercato per richiedere dei SUV di lusso, ma i produttori hanno investito pesantemente la loro produzione in questa direzione negli ultimi vent'anni. Prima del lockdown, i rivenditori ritenevano necessario avere filiali in ogni città e in ogni centro commerciale, al fine di garantire e mantenere la quota di mercato. Le loro priorità sono ora cambiate da questi obiettivi strategici alla conservazione del capitale.

Per essere onesti, Rishi Sunak, il Cancelliere, sembra comprendere questo punto e ha reso disponibile finanziamenti senza interessi alle piccole e medie imprese. In parte, questo verrà utilizzato per stabilizzare le proprie finanze, ma offre agli imprenditori l'opportunità di finanziare nuove iniziative. Ma anche in questo caso, il capitale sovvenzionato viene di solito utilizzato solo una tantum piuttosto che per finanziare un'impresa sistematicamente, portando ad investimenti improduttivi smascherati dal prossimo ciclo del credito.

Ma c'è una cosa chiara: anche con un governo dominato da ministri più libertari di qualsiasi altro sin dall'era Thatcher (e quindi solidale con le soluzioni del libero mercato), non esiste un piano di uscita che riconosca pienamente il ruolo dei mercati liberi. La spesa pubblica in proporzione al PIL è aumentata, aumenterà ulteriormente ed è improbabile che scenda. Né vi è alcuna comprensione dell’esplicitarsi del ciclo del credito e delle sue conseguenze a livello globale. Viene dimenticato il rallentamento del commercio globale, che per una nazione imprenditoriale è di vitale importanza. Per diversi motivi, quindi, la crescente crisi del dollaro si sta ripercuotendo anche sulla sterlina.


Può la sterlina evitare il destino del dollaro?

La soluzione economica per preservare la valuta può essere facilmente descritta. Il problema è se i policymaker la riusciranno a capire dopo decenni di intervento keynesiano ed inflazione. Non solo le teorie di Keynes devono essere eliminate, ma anche l'intero paradigma macroeconomico. E deve esserci un'accettazione inequivocabile del fatto che il ruolo dello stato deve essere ricondotto solo alla difesa della nazione, alla disposizione di legge e ordine, e al mantenimento di un diritto contrattuale chiaro e semplice. Le tasse devono essere sostanzialmente ridotte, ma anche i bilanci devono essere mantenuti in pareggio e quindi il livello di spesa pubblica ridotto. Il socialismo deve essere abbandonato e le persone devono poter costruire e mantenere la propria ricchezza.

Il fatto che tale risultato possa essere raggiunto senza passare ad un gold standard è stato dimostrato in Germania in seguito al crollo del marco nel 1923, e di nuovo in Germania nel 1948 quando Ludwig Erhard pilotò la nazione dalla distruzione del dopoguerra a diventare la nazione europea più ricca dal tempo della sua riunificazione. La sua ricetta era semplice: rimuovere il controllo dell'economia dalle amministrazioni militari alleate e restituirlo al popolo.

La Germania aveva stabilità monetaria senza oro, ma in base all'accordo di Bretton Woods il dollaro rappresentava un'ancora, direttamente (o indirettamente nel caso delle colonie della Gran Bretagna e della Francia) al metallo giallo. La Germania usò questo spazio di respirazione per costruire le proprie riserve auree. La bassa spesa pubblica, una crescente cultura del risparmio e un aumento delle esportazioni permise agli scambi esteri di fissare con sicurezza un tasso per il marco, dandogli ulteriore credibilità. Ma oggi tale stabilità di cambio non esisterà quando il dollaro crollerà, ad eccezione di quelle nazioni che intraprendono un'azione monetaria adeguata.

Pertanto un presupposto per stabilizzare la valuta senza oro è che vi siano altre valute stabili. Dopo che questa crisi spazzerà via le valute puramente fiat, richiederà quindi un ritorno al sostegno aureo per i pochi sopravvissuti. La Gran Bretagna vendette stupidamente la maggior parte del suo oro quando Gordon Brown era Cancelliere dello Scacchiere e le rimangono solo 310 tonnellate. Stiamo parlando quindi di £8.600 l'oncia se prendiamo come riferimento l'aggregato monetario M0, posizionandosi in svantaggio rispetto ai vicini europei.

Vale la pena di notare che Germania, Francia ed Italia hanno riserve auree significative. Una soluzione sub-ottimale per loro sarebbe quella di trasferire tali riserve alla BCE e utilizzarle per stabilizzare l'euro. Inutile dire che si possono avere soluzioni migliori. La BCE ha dimostrato, con le sue politiche monetarie, di dipendere interamente da un denaro non sano, con il quale sta distruggendo il sistema bancario della zona Euro. La sua gestione è incapace di essere rieducata e dovrebbe essere smantellata prima che faccia più danni.

Nel frattempo la Bundesbank è stata costretta a tacere sulla questione, nonostante abbia all'interno della BCE alcuni uomini influenti, ma per loro assumere il controllo della politica della BCE sarebbe politicamente divisivo, rendendo praticamente impossibile garantire stabilità monetaria.

La scelta pratica sarebbe quella di ritirarsi. La politica tedesca, la cui esperienza è stata forgiata da due crolli valutari negli ultimi cento anni, suggerisce fortemente che la Germania dovrebbe abbandonare l'euro ed avere una propria valuta coperta dall'oro. Questo rappresenterebbe uno sviluppo importante, che porterebbe ovviamente alla distruzione dell'euro. Ma con il crollo del dollaro e l'attuale gestione della BCE, sarebbe comunque visto come un risultato sempre più probabile.

Se un nuovo marco tedesco avesse un supporto in oro, i Paesi Bassi probabilmente si unirebbero per formare il nucleo di un nuovo blocco. Francia e Italia hanno le riserve auree, ma mancano di una disciplina fiscale tale che permetta loro un certo controllo sui loro bilanci. In ogni caso, in Europa potrebbe emergere un denaro solido, nel qual caso le giuste politiche economiche nel Regno Unito potrebbero avere la possibilità di stabilizzare la sterlina, perché ci sarebbe una base di valutazione comparativa sugli scambi con l'estero ed un collasso del sistema monetario potrebbe essere evitato. Ma tra il dire ed il fare c'è di mezzo il mare, e l'implementazione di un tale sistema solido è altamente improbabile.


Conclusione

Nonostante abbia il governo più libertario negli ultimi quarant'anni, non vi è alcun segno che tutti i ministri più anziani capiscano davvero le questioni monetarie. Inoltre, affidando la responsabilità del denaro alla Banca d'Inghilterra, a Westminster e Whitehall si ha la sensazione che non ci sia preoccupazione di come la Banca raggiunga obiettivi concordati sulla disoccupazione e sull'inflazione dei prezzi. Il risultato è che la Banca è ora più potente dell'esecutivo, pianificando politiche monetarie con altre banche centrali anziché a beneficio diretto delle Isole britanniche.

La Gran Bretagna affronterà un momento difficile nei prossimi mesi. Una crisi bancaria globale può essere prevista, richiedendo al governo e alla BoE di sostenere tutti gli obblighi bancari. Le politiche monetarie distruttive della BCE, con le quali la BoE è stata complice, dovrebbero spingere la Germania a ristabilire il marco, coprendolo con l'oro per formare il nucleo di un nuovo sistema monetario europeo solido. Purtroppo non c'è garanzia di questo risultato.

Inoltre, sottomettendosi alla politica anti-cinese degli Stati Uniti, la Gran Bretagna ha eliminato l'unica possibile linea di vita economica e monetaria a sua disposizione. Chiaramente nessuno al governo pensa che questo sia davvero importante, mostrando una mancanza di visione strategica.

Sarà il coraggio dei britannici su cui dovremmo fare affidamento se vogliamo preservare la salute della valuta.


[*] traduzione di Giordano Felici per Francesco Simoncelli's Freedonia: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 20 agosto 2020

I segni di una “cinesizzazione” dell'economia europea alimentano l'ennesima frenesia degli investitori

 

 

di Brendan Brown

L'emergere del Piano europeo di ripresa, che ha preso forma definitiva durante i negoziati a Bruxelles (18-21 luglio), ha corso insieme all'euro e ai titoli di stato italiani, unendosi ad una più ampia frenesia degli asset nel mezzo di un'economia globale ancora depressa . Gli investitori alla spasmodica ricerca di rendimenti decent in un mondo di repressione monetaria, stanno inseguendo l'ennesima narrativa nebulosa, questa volta sull'Europa, anche se i narratori chiave hanno un evidente interesse ad ammaliare un vasto pubblico.

Come esempio calzante, una delle principali banche d'investimento statunitensi, i cui ex-impiegati includono potenti funzionari in banche centrali europee e ministeri delle finanze, ci sta dicendo che gli "stimoli giganti", sostenuti in una certa misura da Germania e Paesi Bassi, promettono una "nuova alba" per l'UE e l'euro. Di conseguenza i commentatori finanziari descrivono una fuga precipitosa di fondi globali (investitori retail italiani assenti) in titoli di stato italiani (rendimenti decennali ora scesi all'1% rispetto al 2,4% a metà marzo) e nell'euro (oltre $1,17/euro alla fine di luglio rispetto a $1,10 alla vigilia dello scoppio dell'epidemia).

Se c'è una nuova alba, è per la cinesizzazione dell'Europa: stimoli "made in China" somministrati ad un sistema finanziario gravemente in difficoltà e mantenuto integro dalla repressione finanziaria e monetaria. Stimolo qui significa che gli stati e le banche sostengono una serie di progetti di investimento selezionati che devono essere perseguiti da imprese pubbliche designate. I giudici in Europa saranno una nuova sottocommissione a Bruxelles, con pochissima responsabilità a quanto pare, nonostante i migliori sforzi olandesi. La buona notizia (cattiva per gli speculatori a Tokyo e oltre) è che la resistenza olandese potrebbe ancora riuscire a sabotare il treno dell'UE prima che viaggi molto più in quella direzione.

Tornando alla narrativa mainstream: l'UE ha ora messo insieme le sue azioni, attuando nell'arco di sette anni (2021-27) un programma di spesa cumulativa pari a €750 miliardi, circa il 5,5% del PIL (UE) di un anno, di quale un terzo sarà per progetti cosiddetti "green". La Germania e l'Olanda, i maggiori contributori netti al bilancio dell'UE, hanno ritirato le loro tradizionali polemiche sulla "mutualizzazione del debito". Per il prossimo decennio questi due Paesi trasferiranno gradualmente fondi dal bilancio dell'UE per compensare gran parte della componente di aiuto (€390 miliardi) nel piano di ripresa. Il finanziamento dello “stimolo” (comprensivo dell'erogazione di finanziamenti agevolati per progetti imprenditoriali pari a €360 miliardi), avverrà tramite l'emissione di speciali obbligazioni UE garantite congiuntamente da tutti i Paesi membri; ciò dovrebbe rivelarsi un investimento molto interessante per i money manager globali. Il sostegno tedesco e olandese, insieme al gigantesco "programma pandemico" della BCE di acquisto di obbligazioni (QE) e prestiti diretti alle banche (LTRO), dissipa lo spettro di una crisi di solvibilità per banche e stati sovrani più deboli.

Insomma, secondo i narratori mainstream, il sogno eurocratico dell'euro che vince sul dollaro sta per diventare realtà. Ci dicono che queste nuove obbligazioni europee verranno accolte molto bene dagli investitori globali alla ricerca di un'alternativa liquida e sicura a quelle denominate in dollari, fino ad ora in "offerta scarsa" (strano quando lo stock totale dei titoli di stato francesi da solo è superiore a €2.800 miliardi, con rating di credito simile e rendimento negativo). Per inciso, la principale banca d'investimento statunitense e le sue altre compagne di viaggio in Europa, che incoraggiano il ​​piano dell'UE, sarebbero in prima fila per le commissioni su questi €750 miliardi di emissioni obbligazionarie dell'UE.

Anche così, meglio non dire gatto se non ce l'hai nel sacco, dato come potrebbe emergere una crisi del debito globale con il suo epicentro in Europa prima che finisca questa recessione o addirittura depressione. Gli investitori globali potrebbero ancora aprire gli occhi e vedere il panorama della post-epidemia attraverso una lente diversa da quella fornita dai narratori mainstream felici per il piano di ripresa europeo.

Le economie vincenti dopo questa epidemia saranno quelle in cui il processo di distruzione creativa guidato dalle forze del libero mercato genererà opportunità d'investimento su una scala tale da portare una rivoluzione di prosperità. Il piano di ripresa che la UE ha ora elaborato va nella direzione opposta. I narratori mainstream affermano che l'elevato componente "green" farà conquistare all'Europa una posizione di leadership nei settori dei combustibili rinnovabili e della protezione ambientale; la stessa logica che ha guidato i programmi di mega-stimolo di Obama nel 2009-10.

Ci sono già motivi di scetticismo visti gli intensi negoziati intra-UE per un approccio top-down, secondo cui i fondi dovrebbero essere erogati in modo sproporzionato nei Paesi che hanno sofferto maggiormente l'epidemia, un processo che ha portato la Polonia ad ottenere la quota maggiore relativa alla dimensione della sua economia. L'Italia è sulla buona strada per ottenere circa il 20-25% dell'esborso totale (equivalente cumulativamente a circa il 10% del PIL di un anno), la componente di aiuto nel periodo 2021-23 e la componente di prestito agevolato più avanti. C'è una certa enfasi sul rinnovamento del settore sanitario, una sfida impossibile date le possibili penetrazioni della mafia negli ospedali per operazioni di riciclaggio di denaro.

Questi esborsi di fondi di per sé non miglioreranno la qualità del credito dei titoli di stato italiani, a meno che per qualche miracolo non trasformino in meglio l'economia italiana. (Sì, l'erogazione di aiuti e prestiti può essere interrotta se un Paese membro obietta che il beneficiario non rispetta gli orientamenti dell'UE sulla sua politica di bilancio, ma questo non è certo un serio freno.) Il debito pubblico italiano in percentuale del PIL è destinato a salire al 155% l'anno prossimo, dal 135% alla vigilia dell'epidemia, indipendentemente dal piano di ripresa economica dell'UE. Per ora le obbligazioni italiane sono la mania globale, l'equivalente moderno, forse, degli enormi acquisti speculativi di banconote reichsmark nei primi anni '20. Ma c'è uno spettro che infesta l'Europa: quei risparmiatori del nord Europa, in particolare Olanda e Germania già appesantiti dalla repressione monetaria (sintomatizzata da tassi negativi) imposta dalla BCE, continueranno a rimanere quiescenti soprattutto quando il flusso di plusvalenze su scommesse ad alto rischio si trasformerà in perdite?

La resistenza olandese all'accordo UE e la sua conquista di una riduzione sostanziale della componente di aiuto, si scontrano con l'opinione che la strada per la solidarietà europea è ora chiara. Infatti potrebbe benissimo essere che la cancelliera tedesca Merkel fosse sotto alcuni aspetti il ​​burattinaio della resistenza olandese, usandola per spingere con forza per la riduzione degli aiuti, che il suo stesso partito (CDU/CSU) sarebbe felice di assecondare dato il forte antagonismo al finanziamento della generosità UE anche tra l'elettorato tedesco. Le elezioni generali sono previste entro un anno sia in Germania che in Olanda.

Quelli che acclamano la frenesia dell'euro sulla base del fatto che la resistenza olandese è stata spezzata, non lasciando più seri ostacoli all'unione fiscale, hanno torto. Non c'è nulla nel piano di ripresa che induca l'Olanda o la Germania ad intervenire e garantire i debiti degli altri Paesi membri dell'UE (oltre al finanziamento del piano stesso). La principale area di solidarietà dell'UE è ora la BCE, la quale espande il suo gigantesco bilancio per finanziare i prestiti a banche deboli e stati deboli.

Anche qui la solidarietà non è garantita che sia permanente e può essere revocata. La Germania o l'Olanda, e addirittura l'Austria o il Lussemburgo, possono ancora abbandonare con effetto retroattivo le operazioni di solidarietà della BCE. Ognuno di questi Paesi membri può uscire dall'unione monetaria europea e convertire solo i depositi e i titoli di stato dei propri residenti in una moneta nazionale, lasciando quindi ai non residenti il peso delle perdite sui crediti. Qualunque sia la narrativa mainstream, la repressione finanziaria e monetaria amministrata dalle élite dell'euro non è un presidio così forte come nel caso del comando comunista cinese.

 

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 19 agosto 2020

Come il capitalismo ha diffuso meglio l'immunità collettiva

 

 

di Jeffrey Tucker

Dall'inizio di questa storia del virus, le élite politiche hanno usato il linguaggio bellico. Il nemico invisibile sarebbe stato contenuto, soppresso e sottomesso. E poi... sarebbe andato via.

Le tattiche sarebbero state: divieti ai viaggi, blocchi, chiusure, distanziamento fisico obbligatorio e mascherine. I modelli informatici hanno dimostrato che avrebbe funzionato al 100%, tanto che libertà, diritti umani e libertà di associazione potevano anche andare al diavolo.

Siamo stati tutti usati come personaggi non giocanti in un esperimento sociale, una cosa mai vista in tutta la storia dell'umanità e in un modo in conflitto con tutti i valori in cui credevamo in precedenza come società libere.

Nessuno in carica chiede la vostra o la mia opinione. Siamo qui solo per svolgere il nostro ruolo in un modello basato su guardie e ladri. È la ludicizzazione del dispotismo.

Il dogma ha continuato a svilupparsi in modi sempre più strani, con restrizioni assolutamente spregevoli a bar e ristoranti, e persino l'affermazione che i cori, gli strumenti a fiato e lo stesso organo a canne diffondono malattie. L'American Guild of Organists è stata costretta a fornire un lungo documento che giustificasse l'esistenza della musica sacra. La devastazione nella comunità artistica è palpabile. La carneficina è davvero insondabile. E in peggioramento: i regolamenti sugli ascensori renderanno i grattacieli americani inutilizzabili.

E se questo paradigma fosse sbagliato? Nessun libro sulla biologia cellulare e molecolare che ho trovato menziona i lockdown e lo stare a casa come modi per sconfiggere un virus. "Per la maggior parte dei virus che attaccano gli esseri umani", afferma Cell and Molecular Biology for Dummies, "le vostre uniche difese sono la prevenzione e il vostro sistema immunitario".

Strano non è vero? Niente sul presunto potere dei politici di schiacciare un virus. Non dovrebbe sorprendere che l'analisi statistica più completa finora condotta concluda che "chiusure delle frontiere, blocchi completi e test diffusi non sono stati associati alla mortalità COVID-19 per milione di persone", il che significa che non c'è prova che una qualsiasi di queste misure distruttive abbia salvato vite umane.

Una caratteristica sorprendentemente strana della retorica dei media generalisti durante questi terribili mesi è stata la messa a tacere delle voci che parlavano dell'immunità come il modo per sconfiggere un virus di questo tipo. AIER li ha segnalati per tempo ma, in qualità di lettore seriamente scontento del New York Times, posso dirvi che il tema immunità tramite anticorpi non è stato sufficientemente coperto.

Tutto ciò è improvvisamente cambiato con un pezzo apparso ieri: Can You Get Covid-19 Again? It's Very Unlikely, Experts Say. Questo pezzo equivale ad una confutazione globale delle migliaia di ridicoli articoli che hanno affermato come questo virus fosse così senza precedenti, così letale, così misterioso, che l'unica opzione era quella di buttare via tutta la moralità e trattare le persone come animali.

Dice il NYT:

Sebbene si sappia ancora poco sul coronavirus, a soli sette mesi dall'inizio dell'epidemia, il nuovo virus si sta comportando come la maggior parte degli altri [...]. Potrebbe essere possibile che il coronavirus colpisca la stessa persona due volte, ma è altamente improbabile che lo faccia in una finestra breve o faccia ammalare più seriamente le persone una seconda volta [...]. Le persone infettate dal coronavirus producono molecole immunitarie chiamate anticorpi. Diverse squadre hanno riferito che i livelli di questi anticorpi diminuiscono in due o tre mesi, provocando un po' di costernazione. Ma un calo degli anticorpi è perfettamente normale dopo la scomparsa di un'infezione acuta, ha affermato il dottor Michael Mina, immunologo dell'Università di Harvard. Molti medici "si grattano la testa dicendo: "Sarebbe un virus incredibilmente strano se non portasse ad una forte immunità, ma si sbagliano", ha detto il dottor Mina. "Non esiste caso più da manuale di questo".

"Molecole immunitarie chiamate anticorpi". Il NYT scrive come se qui venisse introdotta una nuova parola, nonostante le truppe di George Washington avessero già capito il punto e perseguirono pericolosamente tecniche di inoculazione contro il vaiolo.

Quindi pensiamo a questo: prendete il virus C-19, lo superate (come fa il 99,8%, specialmente le persone senza malattie pregresse) e poi ottenete protezione contro quel virus e altri possibili virus simili per un po'. Il vostro sistema immunitario migliora. La coevoluzione di milioni di anni tra esseri umani e virus compie un altro passo nella direzione del progresso. L'implicazione: piuttosto che correre e nascondersi, forse qui è necessario un po' di coraggio scientificamente informato.

Sì, ma se fosse vero, non lo direbbero anche epidemiologi competenti e accreditati? Si scopre che molti lo fanno, solo che non vengono ascoltati perché i media ed i politici li ignorano.

Una delle voci coraggiose e intelligenti qui è Sunetra Gupta, la professoressa di epidemiologia che guida un team di esperti all'Università di Oxford.

La sua comprensione è così profonda che, in un'intervista, ha offerto una tesi affascinante sul perché la pandemia influenzale del 1918 sia stata l'ultima piaga veramente catastrofica che abbiamo visto il mondo moderno.

Secondo Gupta quando viviamo in tribù isolate che sono al riparo dall'esposizione, le persone diventano gradualmente più deboli e più vulnerabili. L'agente patogeno sbagliato arriva nel momento sbagliato e le persone non sono biologicamente preparate. Vengono spazzati via, ma con il capitalismo moderno è arrivata la fine di un tale isolamento sterile. Ci ha fornito nuovi metodi di viaggio, mescolanza, associazione, spostamento e quindi ha portato ad una maggiore esposizione alle malattie e agli anticorpi che ne derivano. Quindi, non sono solo migliori terapie e vaccini che ci hanno aiutato a sconfiggere alcune piaghe, ma le stesse immunità. Il nostro kit di strumenti biologici per combattere le malattie è stato migliorato attraverso i viaggi e il commercio globale.

Cito Gupta a lungo, iniziando con il suo tutorial sull'immunità ai virus del secolo scorso e stranamente dimenticato in questo secolo:

L'altro problema interessante di cui mi sono reso conto con questa particolare minaccia è che le persone lo trattano come un disastro esterno, come un uragano o uno tsunami, come se voi poteste chiudere la porta e alla fine sparirà. Non è così. L'epidemia è una relazione ecologica che dobbiamo gestire tra noi e il virus. Ma invece le persone lo vedono come una cosa completamente esterna [...]. Questo è l'asse della malattia, ma poi c'è l'asse socioeconomico, che è stato ignorato. Ma ce n'è un terzo, che riguarda il modo in cui vogliamo vivere le nostre vite. Ci stiamo chiudendo non solo alla malattia, ma anche ad altri aspetti dell'essere umani [...].

Penso che il compromesso sia molto estremo e la manifestazione di questo sono i 23 milioni di persone che saranno spinte al di sotto della soglia di povertà a causa di questo approccio da folli. I costi per le arti sono anche incredibilmente profondi: i teatri e tutte le altre forme di arte performativa. Ma anche l'arte intrinseca di vivere, che penso sia stata compromessa.

Gli atti di gentilezza vengono evitati. Qualcuno ieri mi diceva che la madre gli aveva detto: “Per favore non venite a casa, ci ucciderete” [...].

Ora vedo giovani terrorizzati, anche se si rendono conto che il rischio per sé stessi è basso, di contagiare un amico che poi lo passerà ai nonni. Questa catena di colpa è in qualche modo localizzata nell'individuo piuttosto che essere distribuita e condivisa.

Dobbiamo condividere la colpa. Dobbiamo condividere la responsabilità. E dobbiamo assumerci alcuni rischi noi stessi per adempiere ai nostri obblighi e rispettare il contratto sociale. Quindi vorrei che i politici lo ricordassero alla gente, perché è quello per cui sono stati eletti: vedere che il contratto sociale viene rispettato correttamente [...].

È molto difficile. Penso che non ci sia niente da fare se non ricordare alla gente che questo non è solo moralista, ma fuorviante. Perché in realtà l'unico modo in cui possiamo ridurre il rischio per le persone vulnerabili della popolazione è, per quelli di noi che sono in grado di acquisire l'immunità collettiva, farlo.

Anche se c'è un piccolo rischio. Ho 55 anni e qualche rischio minore lo correrei anch'io, ma sarei disposta a prenderlo, proprio come faccio con l'influenza. C'è il rischio che io muoia d'influenza, ma sono disposta a correrlo, perché so che se non lo faccio allora l'influenza apparirà come sempre, entrerà nella popolazione di individui immunologicamente depressi e rappresenterà un alto rischio d'infezione che avrà un effetto sproporzionato sulla porzione vulnerabile della popolazione.

Il modo per contrastarlo ora è dire, non solo è una buona cosa per i giovani uscire e diventare immuni, ma questo è quasi il loro dovere. È un modo di convivere con questo virus. È così che viviamo con altri virus. L'influenza è chiaramente un virus molto pericoloso, ma il motivo per cui non vediamo maggiori decessi per influenza ogni anno è perché, attraverso l'immunità collettiva, i livelli di infezione sono mantenuti al livello più basso possibile [...].

Ora per saperne di più sulla bellissima magia dell'immunità collettiva, che è stata di recente stimata essere del 10-20%:

[Immunità collettiva è] un termine tecnico per indicare la percentuale di popolazione che deve essere immune per prevenire la diffusione della malattia, il concetto centrale nelle vaccinazioni. È un concetto epidemiologico fondamentale, che è stato chiaramente sovvertito. Immagino che il fatto che includa la parola collettiva lo renda più facile da capire.

La verità è che l'immunità collettiva è un modo per prevenire la morte delle persone vulnerabili. Si ottiene a spese di alcuni che muoiono e possiamo fermare tale fenomeno proteggendo la classe vulnerabile. In una situazione ideale, proteggereste i più vulnerabili come meglio potreste, lascereste che le persone si occupassero dei loro affari, permettereste che l'immunità collettiva crescesse, vi assicurereste che l'economia non crolli, vi assicurereste che le arti siano preservate e vi assicurereste che le qualità di gentilezza e tolleranza rimanessero alte.

Viviamo invece in questo stato di terrore. Sì, i viaggi internazionali facilitano l'ingresso del contagio, ma ciò facilitano anche l'immunità.

E infine le implicazioni per la storia e al modo in cui il capitalismo ha messo fine al nostro sterile isolamento, ma ci ha anche portato l'immunità biologica e vite più lunghe.

Perché non ci sono più pandemie influenzali? Perché prima del 1918 non c'erano sufficienti viaggi internazionali o densità di individui per mantenere l'influenza come il genere di cosa stagionale che è ora. Si accumulerebbero sacche di persone non immuni e poi verrebbero devastate.

Questo è stato lo schema fino alla fine della prima guerra mondiale. Da allora molte di queste malattie sono diventate endemiche. Di conseguenza siamo molto più esposti alle malattie in generale e agli agenti patogeni correlati, quindi se arriva qualcosa di nuovo, stiamo molto meglio di quanto saremmo stati se non avessimo avuto una sorta di esposizione ad esso.

Se il coronavirus fosse arrivato in un ambiente in cui non avevamo una precedente esposizione ai coronavirus, saremmo stati molto peggio. Oltre alla protezione contro malattie gravi a seguito di esposizione a coronavirus correlati, una parte di noi sembra essere resistente alle infezioni.

Questa è una notizia fantastica. Si spera che ciò venga consolidato a livello scientifico, di laboratorio. Noi stessi stiamo esaminando come gli anticorpi contro i coronavirus stagionali possano avere un impatto sulla protezione contro infezioni e malattie.

Forse saremo in grado di costruire un quadro che rassicurerà la popolazione: in realtà stiamo molto meglio essendo stati esposti a coronavirus correlati. Ci troviamo in una posizione migliore per combattere questa infezione di quanto pensassimo.

Si potrebbe pensare che il punto di vista di questa dotta professoressa, offerto dalla sua posizione presso l'università forse più prestigiosa del mondo, avrebbe avuto una certa influenza sui media generalisti e sulla politica. Le implicazioni di ciò che dice non è solo che i lockdown sono sbagliati, va oltre: ci stanno rendendo meno sani e stanno adottando misure per invertire il progresso medico che abbiamo fatto in un secolo di viaggi, mescolanze e strette relazioni commerciali.

Le implicazioni del punto di vista di Gupta, e il suo capovolgimento della narrativa "seppellitevi in casa", offrono un nuovo modo promettente per comprendere la relazione tra il capitalismo ed i miglioramenti della salute umana che abbiamo sperimentato in un secolo. Lancia anche un monito: se continuiamo a dar retta alla retorica "seppelliamoci in casa" e tentiamo inutilmente di sopprimere il virus, finiremo per rendere tutta la società più povera sia materialmente che spiritualmente e infliggeremo anche un colpo fatale alla nostra salute biologica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/

 

martedì 18 agosto 2020

La teoria quantitativa della moneta e l'equazione dello scambio



di Kristoffer Mousten Hansen

Una delle prime cose con cui lo studente di economia può essere torturato quando studia la teoria monetaria è l'equazione dello scambio. Basata su una comprensione meccanicistica della teoria quantitativa della moneta, l'equazione pretende di mostrare la relazione tra l'offerta di moneta ed i prezzi dei beni. È uno degli errori ricorrenti dell'economia moderna.

La teoria quantitativa della moneta è stata una pietra miliare nello sviluppo della teoria economica. Si può far risalire al XVI secolo, all'italiano Bernardo Davanzati e Copernico, ma la teoria quantitativa è meglio conosciuta dalle elaborazioni di David Hume e David Ricardo. Questi teorici hanno tentato di spiegare la relazione tra i prezzi e la quantità di moneta sulla base delle leggi della domanda e dell'offerta. La loro conclusione principale era che un aumento della quantità di denaro porta necessariamente ad un aumento dei prezzi. Un corollario a questa conclusione è che non si guadagna nulla aumentando la quantità di denaro; qualsiasi quantità di denaro è adeguata per adempiere alla sua funzione sociale.

I progressi nella teoria monetaria avrebbero dovuto esaminare il modo in cui venivano determinate la domanda e l'offerta di moneta, qualcosa che Mises investigò e discusse a lungo nel suo Teoria della moneta e del credito del 1912. Nonostante il lavoro pionieristico di Mises, prese piede un'elaborazione diversa e del tutto inferiore della teoria monetaria: una versione meccanicistica della teoria quantitativa della moneta riassunta nella cosiddetta equazione dello scambio.

 

Anatomia dell'equazione dello scambio

L'equazione dello scambio divenne per la prima volta preminente con il libro di Irving Fisher del 1911: The Purchasing Power of Money. Poi i monetaristi ne diffusero l'uso in lungo e in largo. Milton Friedman, forse il monetarista più noto del ventesimo secolo, se l'è fatta stampare anche sulle targhe. Esistono diverse varianti dell'equazione ( M * V = P * T , M * V = P * Y , M * V = P * Q, per prendere le più semplici), ma nessuna di esse è sostanzialmente diversa dalla formula originale di Fisher: M * V = P * T. Quali sono i componenti di questa formula?

M indica la quantità di denaro, o meglio la quantità media in un dato periodo.

V è la velocità del denaro e, come vedremo, non è un concetto ben definito. I monetaristi di solito la presentano come il "giro d'affari" del denaro, o un indicatore di quanto "uso" si fa di ciascuna unità monetaria.

P è il livello dei prezzi, una media di tutti i prezzi in un dato periodo.

T è la somma delle transazioni nello stesso periodo.

Questa equazione mostra la relazione tra il lato monetario e il lato "reale" dell'economia. I suoi sostenitori affermano che l'equazione mostra chiaramente la relazione tra la quantità di denaro e il livello dei prezzi: se affermiamo che V e T sono costanti, allora un aumento di M necessariamente porta ad un aumento di P. Ora abbiamo una chiara prova della teoria quantitativa della moneta. O no?

 

Critica all'equazione dello scambio

Sia Mises che Rothbard hanno scritto critiche devastanti all'equazione dello scambio e attingeremo alle loro opere in quanto segue. Vale la pena di notare che l'approccio olistico alla base della teoria monetarista è del tutto inammissibile. Come scrisse Mises in The Theory of Money and Credit:

Per molto tempo si è creduto che la domanda di moneta fosse un fattore determinato da criteri oggettivi e indipendente da considerazioni soggettive. Si pensava che la domanda di moneta in una comunità fosse determinata, da un lato, dalla quantità totale di merci che dovevano essere pagate durante un dato periodo, e dall'altro dalla velocità di circolazione del denaro [...]. È inammissibile iniziare con la domanda di denaro della comunità. Quest'ultima è individualista in quanto tale, l'unico tipo di comunità in cui c'è una domanda di denaro, e non è un attore economico. Richiede denaro solo nella misura in cui i suoi singoli membri richiedono denaro. La domanda di denaro della comunità non è altro che la somma delle domande di denaro dei singoli attori economici che la compongono. Ma per i singoli attori economici è impossibile utilizzare la formula: volume totale di transazioni ÷ velocità di circolazione. Se desideriamo arrivare ad una descrizione della domanda di moneta di un individuo, dobbiamo partire dalle considerazioni che influenzano tale individuo nel ricevere e nello spendere denaro.

Sebbene questo errore dovrebbe essere più che sufficiente per squalificare l'equazione, è comunque utile e necessario esaminarlo in dettaglio. Esaminiamo quindi i suoi componenti.

M, la quantità di denaro, non presenta problemi. Il tipo esatto di crediti e sostituti monetari che dovrebbero essere considerati come parte dell'offerta di moneta in un'economia è oggetto di discussione, ma la quantità di denaro è un concetto chiaramente definito.

P e T sono più sospetti. Qual è il vero significato dietro questi termini? In realtà non sono altro che abbreviazioni statistiche di tutti i mestieri di un'economia in un dato periodo. P è la media dei prezzi e T è il numero di transazioni. Tuttavia questo significa che P * T è semplicemente ciò che i venditori hanno ricevuto in cambio per i loro beni e servizi, tradizionalmente simboleggiati da Y.

Questo ci porta a V. Come stabiliamo esattamente V? In netta contrapposizione agli altri termini dell'equazione, non c'è semplicemente un modo per arrivare a definire la grandezza di V. È semplicemente il fattore necessario per rendere vera l'equazione M = P * T.

Ci sono due modi per trovare V. Uno è semplicemente dividere P * T da M. L'altro, e quello utilizzato da Fisher, è iniziare con la somma delle spese per un determinato periodo, E, e la quantità di denaro, M. Poi si definisce V come il rapporto tra queste due grandezze: E / M = V. Sfortunatamente ciò non risolve ancora il problema di V non definita in modo indipendente. Introduce semplicemente un'altra variabile, E, nella nostra equazione.

Una piccola analisi mostra che l'equazione è veramente assurda se intende dire qualcosa sul ruolo della quantità di denaro in un'economia:

Se V = E / M,

quindi M * V = M * E / M,

e poi M * E / M = E.

E poiché già sappiamo che P * T = Y, l'equazione M * V = P * T riduce a E = Y.

L'intuizione rivoluzionaria dell'equazione dello scambio è quindi che la somma delle spese in denaro in un dato periodo deve essere uguale alla somma dei redditi in denaro per lo stesso periodo. È certamente vero che in ogni transazione la spesa dell'acquirente è necessariamente uguale al reddito del venditore, ma viene da chiedersi perché questo fatto dovrebbe essere elevato a pietra miliare della teoria monetaria.

E l'inflazione? Un difensore di Fisher e dei suoi innumerevoli epigoni monetaristi potrebbe affermare che l'equazione può essere utilizzata per mostrare la relazione tra la quantità di denaro ed il livello dei prezzi. Secondo il famoso detto di Friedman: "L'inflazione è sempre e ovunque un fenomeno monetario". Tuttavia questo non dice niente di più di quello che la teoria quantitativa aveva già stabilito senza gli elaborati ornamenti dell'equazione dello scambio. Infatti l'equazione descrive la relazione tra la quantità di moneta e l'inflazione in modo molto fuorviante, con i cambiamenti nel livello dei prezzi in funzione dei cambiamenti nella quantità di denaro. E questo è chiaramente errato.

 

L'alternativa: la teoria monetaria misesiana

L'equazione dello scambio si basa su un approccio fuorviante alla teoria economica. Postula l'esistenza di concetti aggregati, come la velocità e il livello dei prezzi, e che possiamo comprenderli senza guardare a cosa li provoca e cosa li fa cambiare. Qualsiasi considerazione di causalità è sacrificata a favore di formule impressionanti.

Mises e gli altri Austriaci hanno mostrato molto tempo fa come inquadrare la teoria monetaria, basata sulle idee fondamentali dell'azione umana e sulle valutazioni soggettive nell'economia. Piuttosto che fornire una descrizione completa delle intuizioni di Mises, illustriamo qui brevemente come egli concepisce un aumento della quantità di denaro e come alla fine ciò vada ad influenzare i prezzi.

All'inizio, prima dell'aumento della quantità di denaro, ogni individuo ha una certa disponibilità di liquida, determinata dall'utilità marginale del denaro. Ogni persona ha liquidità tanto grande che l'utilità dell'unità monetaria marginale supera l'utilità che si aspetta di guadagnare scambiandola con beni di consumo o di capitale.

Cosa succede quando la quantità di denaro aumenta? Questo aumento significa sempre che alcune persone guadagnano più soldi di prima. Supponiamo che gli amici intimi di J. Powell, il signor Goldman e la signora Sachs, scoprano improvvisamente che le loro disponibilità di liquidità siano aumentate. Ora la loro valutazione dell'unità monetaria marginale è cambiata, poiché hanno abbassato le loro scale di valore, per così dire. Il valore dell'unità marginale del denaro è ora inferiore per la signora Sachs e quindi utilizzerà parte del nuovo denaro per beni e servizi che ora sono classificati più in alto nella propria scala di valori.

In questo modo la nuova quantità di denaro si muove attraverso l'economia: i primi destinatari, il signor Goldman e la signora Sachs, spendono la nuova moneta finché le loro disponibilità liquide riflettono di nuovo la loro valutazione soggettiva dell'unità marginale. Nel frattempo la maggiore domanda di beni e servizi porta ad un aumento dei prezzi. I successivi destinatari del nuovo denaro (coloro che hanno fornito beni e servizi al signor Goldman e alla signora Sachs) si trovano ora nella stessa situazione dei primi ricevitori. Anche loro spenderanno il denaro aggiuntivo, portando ad un aumento dei prezzi dei beni per i quali li spendono. E così il processo continua, finché il nuovo denaro non viene distribuito nell'economia. Alcuni prezzi aumentano, mentre altri rimangono gli stessi. Alcuni hanno tratto vantaggio da questo processo, vale a dire coloro che hanno ricevuto per primi il nuovo denaro prima che i prezzi si adeguassero; altri hanno perso, vale a dire quelli che hanno sperimentato solo un aumento dei loro redditi monetari dopo l'aumento dei prezzi, o che non hanno mai visto il nuovo denaro.

 

Conclusione

Si spera che questa breve critica all'equazione dello scambio e il paragone con la teoria monetaria misesiana abbiano reso evidente che l'equazione dello scambio è una versione incoerente e meccanicistica della teoria quantitativa della moneta. Sfortunatamente le cattive teorie godono di lunga vita nelle scienze sociali, e questo è stato certamente vero per l'equazione dello scambio. Tuttavia se si vogliono comprendere i fenomeni monetari, il punto di partenza deve essere un completo rifiuto della teoria quantitativa meccanicistica. Gettatela nella pattumiera della storia!


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 17 agosto 2020

Il mondo intero sta affogando nel debito

Per capire cos'è il denaro al giorno d'oggi, in modo semplice e veloce, immaginatelo come un biglietto per ritirare un indumento. Vi recate in un ristorante, posate il vostro soprabito e in ritorno ricevete un biglietto che vi legittima a riprenderlo quando ve ne andate. Il denaro fiat è esattamente questo: biglietti aggiuntivi senza un corrispettivo aumento di indumenti nel guardaroba del ristorante. Con l'aggiunta di ulteriori biglietti, quindi, qualcuno diventa il proprietario di qualcosa che è vostro... solo che ancora non lo sapete. Questi biglietti dovrebbero rappresentare ricchezza reale, solo che aumentano più velocemente di quest'ultima. Il risultato? Inflazione dei prezzi. Volete comprare una macchina quando ieri sapevate che costava un solo biglietto e dopo tanto duro lavoro siete riusciti ad ottenerlo? Oggi ne servono due. E quando le persone vedono scomparire la ricchezza reale, si ritrovano per le mani più biglietti per ritirare indumenti che indumenti stessi. L'ultimo che riuscì a mettere un freno a questo treno in deragliamento fu Paul Volcker nel 1979, al giorno d'oggi nessuno può. Negli ultimi 40 anni il debito pubblico totale degli Stati Uniti è passato da soli $900 miliardi a $26.600 miliardi. Allo stesso modo, il debito aziendale oggi è 17 volte maggiore rispetto ad allora. Il bilancio della FED è aumentato 43 volte, da $163 milioni a $7.000 miliardi. Paul Volcker permise al tasso d'interesse chiave della Federal Reserve di salire fino al 20%. Chiunque provi a fare una cosa del genere ora assisterà al repentino crollo di tutti quei castelli di carte costruiti sin da allora. Più a lungo scorre il denaro fasullo, più le persone dipendono da esso: famiglie, imprese e anche lo stato. Inutile dire che questa situazione sta spingendo le persone a cercare protezione. Qualcosa che nessuno possa sfilare da sotto il loro naso, qualcosa che possa fornire loro un rifugio: oro e Bitcoin.

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di Daniel Lacalle

Secondo il Fondo Monetario Internazionale (FMI), il sostegno fiscale mondiale in risposta alla crisi sarà di oltre $9.000 miliardi, circa il 12% del PIL mondiale. Questa catena di stimoli, chiaramente eccessiva e gravosa, distorcerà le finanze pubbliche in un modo che non avevamo più visto dalla seconda guerra mondiale. L'enorme aumento della spesa pubblica e il calo della produzione porteranno ad un debito pubblico mondiale vicino al 105% del PIL.

Se aggiungiamo il debito privato anche, parliamo di $200.000 miliardi, un aumento globale di oltre il 35% del PIL, ben al di sopra del 20% visto dopo la crisi del 2008 e tutto in un solo anno.

Questo brutale aumento dell'indebitamento non impedirà alle economie di crollare rapidamente. Il problema principale di questi stimoli è che sono interamente orientati a sostenere una spesa pubblica senza freni e rendimenti obbligazionari artificialmente bassi. Questo è il motivo per cui una così massiccia risposta monetaria e fiscale globale non sta facendo molto per prevenire il crollo dell'occupazione, degli investimenti e della crescita. La maggior parte delle aziende, quelle piccole senza debiti e senza asset, vengono spazzate via.

La maggior parte di questo nuovo debito è stato creato per sostenere un livello di spesa pubblica che era stato progettato per un boom, non una crisi, e per aiutare le grandi aziende che erano già in difficoltà nel 2018 e nel 2019, le cosiddette società zombie.

Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, la percentuale di società zombi (quelle che non possono coprire i pagamenti degli interessi sul debito con i profitti operativi) è esplosa nel periodo degli stimoli giganti e dei tassi reali negativi, ed il loro numero salirà di nuovo alle stelle.

Ecco perché tutto questo nuovo debito non darà impulso ad una ripresa; probabilmente prolungherà la recessione.

Il debito non è né gratuito né irrilevante, come vogliono farci credere gli interventisti, anche se i tassi d'interesse sono bassi. Più debito significa minore crescita e un'uscita più lenta dalla crisi, con una minore crescita della produttività e un tiepido miglioramento dell'occupazione. L'argomento spesso ripetuto che "le cose sarebbe andate peggio se questi salvataggi e questi piani di spesa non fossero stati attuati" e che "nient'altro si sarebbe potuto fare", è facilmente confutabile: i Paesi che cadranno meno nel 2020, si riprenderanno per primi e lo faranno con i tassi di disoccupazione più bassi, sono quelli che hanno mantenuto piani di spesa prudenti, preservato il tessuto economico e affrontato la crisi sanitaria con protocolli seri. Corea del Sud, Taiwan, Singapore, Austria, Svizzera, Svezia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, ecc. Molti Paesi non sono caduti nella trappola della massiccia spesa pubblica, hanno prodotto risultati sanitari ed economici migliori rispetto alla maggior parte delle nazioni e lo hanno fatto con livelli più bassi di interventismo.

Tali Paesi dimostrano che non è necessario coprire l'economia con enormi squilibri di bilancio per garantire la salute.

È importante ricordare le cifre dell'indebitamento a causa della disconnessione tra mercati finanziari ed economia reale, che ha raggiunto livelli quasi record e presenta caratteristiche tipiche delle bolle. In primo luogo, questi enormi stimoli sono troppo grandi, troppo avventati e chiaramente orientati a sostenere i settori a bassa produttività. Tutto ciò è supportato da una politica monetaria che è passata dal fornire liquidità all'essere il fattore alimentante le bolle negli asset.

Il bilancio della Banca Centrale Europea è aumentato di quasi €2.000 miliardi finora ed è già più del 52% del PIL della zona Euro, molto più alto di quello della Federal Reserve, che è il 32,6% del PIL degli Stati Uniti, o della Banca d'Inghilterra, che è il 31,1%. Il bilancio della Banca del Giappone è già al 117% del PIL e le sue conseguenze dovrebbero essere un segnale di avvertimento per tutte le nazioni. I consumi sono crollati di nuovo a maggio e il Paese è rimasto fermo per due decenni, con un debito che supererà il 260% del PIL. Copiare il Giappone è la ricetta per la stagnazione secolare.

L'enorme aumento dei bilanci delle banche centrali per mantenere artificialmente bassi i rendimenti obbligazionari ha spinto i mercati azionari al rialzo, mentre l'80% delle società quotate ha abbandonato i propri obiettivi di profitto aziendale e gli analisti stanno tagliando le stime per il 2020, 2021 e 2022 alla massima velocità negli ultimi dieci anni, secondo JP Morgan e Bank of America.

Questa enorme azione delle banche centrali porta ad una disconnessione senza precedenti tra l'economia reale ed i mercati azionari. L'espansione dei multipli è accelerata proprio mentre le stime sugli utili sono precipitate.

Rendendo le obbligazioni sovrane eccessivamente costose, accadono due cose pericolose: gli stati credono che i bassi rendimenti sulle obbligazioni siano dovuti alle loro politiche e gli investitori corrono molti più rischi di quelli che pensano di avere nei loro portafogli.

Tutto ciò sembra innocuo se la bolla si espande e l'effetto placebo funziona, ma se i dati sui guadagni macro e sull'occupazione rimangono deludenti, il prossimo crollo potrebbe essere peggiore di uqello post-lockdown, perché potrebbe aggiungere una crisi finanziaria ad un'economia già debole. Sfortunatamente quando arriveràil prossimo crollo, stati e banche centrali ci diranno che sono necessari ulteriori stimoli.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/