mercoledì 20 maggio 2026

Il capro espiatorio dell'inflazione in Germania: perché Hormuz è una comoda storia di copertura

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-capro-espiatorio-dellinflazione)

L'economista Gerrit Heinemann ha lanciato un allarme sul quotidiano Bild riguardo a un drastico aumento dei prezzi dei prodotti alimentari in Germania. Lo studioso dell'Università di Scienze Applicate del Basso Reno ha incentrato la sua analisi sul massiccio incremento dei prezzi dei fertilizzanti. Una quota significativa di questi – stimata intorno a un terzo della produzione mondiale – viene trasportata attraverso lo Stretto di Hormuz. A seguito del doppio blocco dello Stretto, anche questo settore è entrato in una situazione di scarsità globale, costringendo gli agricoltori di tutto il mondo ad adeguare i prezzi, con conseguenti ripercussioni sui prezzi al consumo.

Heinemann conclude che l'indice dei prezzi alimentari in Germania potrebbe aumentare fino al dieci percento quest'anno. A Berlino si è già affermata una narrazione ormai consolidata, e c'è un ampio consenso: la crisi di Hormuz è la sola responsabile del disastro. Eppure a marzo l'inflazione di fondo aveva già raggiunto circa il 2,7% su base annua. L'aumento dei prezzi in tutto lo spettro dei beni, soprattutto energia e immobili, diventati scarsi a causa dell'emigrazione, ha accompagnato il declino economico della Germania per diverso tempo. Solo il drastico calo degli investimenti privati e la generale moderazione dei consumatori hanno leggermente attenuato le pressioni sui prezzi negli ultimi anni.

Ciò che spicca in questo sviluppo è la costante revisione al rialzo delle previsioni sull'inflazione. A marzo c'era consenso tra il Ministero dell'Economia e i principali istituti di ricerca sul fatto che l'inflazione si sarebbe attestata intorno al tre percento quest'anno. All'inizio di aprile, dopo un mese dall'inizio della crisi iraniana, gli economisti del Fondo Monetario Internazionale prevedevano aumenti dei prezzi tra il cinque e il sei percento.

Ora arriva il colpo del dieci per cento sui prezzi dei prodotti alimentari. Si potrebbe anche dire così: il colpevole dell'aumento dei prezzi in Germania è stato trovato. Stampa e governo tedesco puntano il dito contro Washington in ogni occasione, dove si troverebbe il presunto artefice del disastro: Donald Trump. Ma questa tesi regge?

Contemporaneamente all'improvviso aumento delle previsioni sull'inflazione, si registrano ripetute revisioni al ribasso dei tassi di crescita economica della Germania. Dopo oltre due decenni di ristrutturazione ecosocialista, politica monetaria accomodante e ora un debito pubblico in rapida espansione, l'economia tedesca può essere descritta in poche parole: è in una drammatica fase di contrazione, mentre i prezzi continueranno a salire in un contesto di crisi di produttività e investimenti. Per inciso, i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati di oltre il 40% tra il 2019 e il 2025, poiché i mercati finanziari e l'economia in generale sono stati inondati di credito a basso costo durante il periodo di lockdown, come documentato dall'Ufficio federale di statistica.

Hormuz è una distrazione banale dalle disastrose linee di politica che il cartello dei partiti tedeschi persegue da tempo per costruire un nuovo socialismo verde. Stiamo assistendo a un radicale cambio di paradigma, senza precedenti dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. È risaputo che l'energia a basso costo, l'apertura tecnologica, un'economia di mercato funzionante e una moneta stabile sono stati i fattori che un tempo hanno sostenuto il successo economico della Germania.

Si sta rivelando ora molto costoso essere in contrasto con il suo più importante fornitore di energia e materie prime, la Russia, e aver di fatto dichiarato un conflitto perpetuo con Mosca. La storia ci insegna che il fervore ideologico va sempre di pari passo con il fanatismo. Far saltare in aria la propria capacità nucleare è stata, letteralmente, una scommessa sconsiderata, un atto di cieco infantilismo ideologico raramente visto in altre parti del mondo nella nostra epoca.

Insieme a Bruxelles, Berlino sta perseguendo una politica di terra bruciata per quanto riguarda il ritorno a un quadro energetico basato sul mercato e a solidi principi normativi. Indipendentemente dalla gravità dell'attuale crisi energetica, i politici tedeschi rimangono fedeli alla loro ideologia di socialismo verde. Aggrappandosi rigidamente alla ricerca di rendite tramite la CO₂, a grottesche regolamentazioni climatiche e a una politica energetica fuori controllo, il Paese si è intrappolato in una camicia di forza geopolitica. L'economia tedesca è ora con le spalle al muro e Berlino ha trovato la sua soluzione: la classe media tedesca verrà dissanguata per finanziare gli eccessi di debito della capitale e nascondere la portata del disastro.

Ciò che sta peggiorando drasticamente la situazione nelle ultime settimane è una serie di attacchi in tutto il mondo contro le infrastrutture delle raffinerie. Che si tratti degli Stati Uniti, dell'Australia, o della Russia dilaniata dalla guerra, i problemi si stanno intensificando. Per la Germania un ulteriore colpo è rappresentato dalla decisione della Russia di interrompere il transito del petrolio kazako verso la raffineria di Schwedt attraverso l'oleodotto Druzhba.

È giunto il momento di sviluppare le risorse energetiche nazionali – estrazione di gas tramite fracking, e trivellazioni nel Mare del Nord e nel Mar Baltico – per segnalare ai mercati e ai consumatori il ritorno a una linea di politica razionale. Solo così la Germania potrebbe dichiarare la fine della sua illusione post-illuminista. Sarebbe urgente un'iniziativa a livello europeo per finanziare e costruire impianti nucleari, eppure Bruxelles e Berlino hanno deciso diversamente: se necessario, l'accesso all'energia sarà razionato. L'espansione dell'ecosocialismo deve proseguire a tutti i costi: l'energia diventa così una leva di potere politico sui cittadini, i quali soffrono a causa della rigidità ideologica e dell'incapacità intellettuale dei politici europei di ridurre la dipendenza energetica attraverso meccanismi di mercato e soluzioni negoziate.

Il problema dell'inflazione è autoinflitto. Solo una narrazione mediatica completamente distorta e ideologicamente orientata, incentrata sulla crisi iraniana e sulle conseguenze di una linea di politica energetica centralizzata, hanno finora impedito all'opinione pubblica di percepire correttamente il disastro economico. Il 2026 sarà probabilmente l'anno in cui l'evasione dalla realtà avrà gravi conseguenze economiche.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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