martedì 28 aprile 2026

Mises, Rothbard e la teoria libertaria della guerra giusta

Il mercato del petrolio è diventato negli ultimi anni un coacervo di grande volatilità, con una media mobile a 5 anni del suo rapporto prezzo/range che supera il 7% su base settimanale, un valore superiore addirittura a quello di Bitcoin. Dovrebbe essere il mercato più noioso del pianeta, dato che tutti ne dipendono, e invece è quello più nervoso del pianeta. Sembra quasi diventato una penny stock... Inutile dire che se è diventato un trend, allora aignifica che qualcuno ne sta traendo profitto; qualcuno collabora con altri per crearla questa volatilità. Essa è nemica della certezza. In alcuni casi frena gli investimenti e in altri li dirotta verso investimenti meno redditizi: energia eolica, solare, ecc. Se vogliamo un mondo in cui l'incertezza può essere ridotta al minimo, lo scopo essenziale dell'azione umana, allora bisogna accettare che a volte è necessario rivendicarlo questo mondo... anche insistentemente. Nessuno ve lo consegnerà su un piatto d'argento, anzi chi trae profitto dal caos vi venderà una versione edulcorata della realtà affinché possa continuare a conservare un tale assetto della società. Sebbene il background misesiano parli generalmente di incentivi, è bene ricordare che gli esseri umani hanno anche l'incentivo a gerarchizzare la società e nascondere le proprie azioni affinché possano applicare quell'atavica pulsione: ovvero, vivere al massimo col minimo sforzo. Ecco perché il SOFR è stato l'inizio di questa guerra. Per generazioni gli investitori sono stati ricattati da persone malvagie affinché accettassero questa mancanza di certezze sugli investimenti, per assecondare il cinismo o una mancanza di fiducia nell'umanità. Questa è la verità e tutto riconduce all'intersezione tra la vendita di una narrativa e il colpire le persone disperate nel loro punto debole... il portafoglio. In definitiva, i prezzi del petrolio tenderanno a scendere perché i fondamentali sono ribassisti soprattutto, perché questo sistema di controllo dei prezzi sta venendo distrutto dall'amministrazione Trump. Sta smantellando il controllo di Londra sui flussi petroliferi attraverso l'applicazione studiata di dollari, materie prime e power politics. Trump ora ha la mano sul rubinetto globale del petrolio e può regolarne la volatilità. Gli Stati Uniti ora sono coloro che ne determinano i prezzi a livello mondiale, che vi piaccia o no.

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di Daniel Lacalle

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/mises-rothbard-e-la-teoria-libertaria)

Stati Uniti e Israele ancora oggi sono in guerra contro l'Iran. Il conflitto è iniziato il 28 febbraio con i bombardamenti a sorpresa che hanno ucciso la Guida Suprema, Ali Khamenei, e altri alti funzionari. Da allora gli attacchi alle infrastrutture sono proseguiti, causando gravi interruzioni dei servizi essenziali e un'escalation delle tensioni nella regione. Di conseguenza l'Iran ha attaccato obiettivi nei Paesi del Golfo e ha rafforzato il suo controllo sullo Stretto di Hormuz.

Il conflitto ha danneggiato l'economia in tutto il mondo, alimentando l'inflazione e i timori di interruzioni delle catene di approvvigionamento.

La guerra è spesso considerata un modo per proteggere Israele, le nazioni del Golfo e, in ultima analisi, gli Stati Uniti da una brutale dittatura teocratica che mirava a costruire armi nucleari ed era il principale finanziatore del terrorismo mondiale. Tuttavia esiste una domanda comune tra i libertari: le idee libertarie supportano l'invio di truppe in altri Paesi per fermare la tirannia?

Ludwig von Mises, scrivendo durante la lotta contro la Germania nazista, sostenne un rapido intervento militare. Nel suo libro, Omnipotent Government: The Rise of of the Absolute State and Total War (1944), Mises affermò che statalismo, socialismo e autarchia conducono al controllo assoluto da parte dello stato, cosa che a sua volta sfocia inevitabilmente nella violenza. Il nazismo non fu un'anomalia, ma l'inevitabile conseguenza di tali linee di politica, e il compromesso era irraggiungibile. Mises sostenne che il nazismo non era solo un problema tedesco, ma anche una minaccia per le civiltà occidentali. Il lettore può notare forti parallelismi tra il regime iraniano e i suoi legami politici e terroristici con altri regimi totalitari, così come le sue politiche di “morte all'America”, “annientamento di Israele” e le sue intenzioni espansionistiche nei confronti delle nazioni sunnite.

Mises riteneva che, se il nazismo non fosse stato distrutto, il risultato sarebbe stato un'espansione del totalitarismo, cosa che avrebbe ridotto le persone a “schiavi in ​​una società governata dai nazisti”, dove l'individuo non avrebbe avuto alcun diritto.

“La realtà del nazismo pone a tutti un'alternativa: distruggerlo, o rinunciare all'autodeterminazione, ovvero alla libertà e alla stessa esistenza come esseri umani. Se si cede, saremo schiavi in un mondo dominato dai nazisti”. Mises esortò gli Alleati a “combattere disperatamente fino a quando il potere nazista non sarà completamente annientato”.

Mises era chiaramente contrario alla neutralità, dato che affermava: “Nella situazione attuale la neutralità equivale a sostenere il nazismo”, sottolineando che una vittoria decisiva, o la sconfitta definitiva del nazismo, erano le uniche vie per ristabilire la pace e l'ordine liberale. Solo dopo la “totale distruzione del nazismo” si sarebbe potuta iniziare a costruire una società libera. Si può sostenere che Mises credesse che il governo avesse un ruolo nella protezione della civiltà dal totalitarismo.

Nel 2026 un seguace di Mises direbbe che il totalitarismo teocratico del regime iraniano, che include l'espansione della sua influenza e del suo potere a livello mondiale, la repressione del dissenso, le guerre per procura e la ricerca di armi nucleari per distruggere Israele, è simile allo statalismo nazista. Il mondo libero potrebbe ricorrere ad attacchi per distruggere la potenza militare e la leadership del regime iraniano al fine di proteggersi ed evitare una guerra più ampia nella regione o a livello mondiale. Se tutti avessero collaborato per fermare Hitler prima, la Seconda guerra mondiale forse non sarebbe scoppiata. Oggi l'uso della forza contro Teheran potrebbe potenzialmente fermare un olocausto nucleare, il terrorismo sciita, l'espansione totalitaria, o il massacro di manifestanti civili iraniani.

Murray Rothbard non condivideva questa tesi. Riteneva che tutte le guerre combattute dallo stato fossero sbagliate, a prescindere da chi fosse il nemico. Rothbard scrisse del principio di non aggressione nei suoi articoli, “Guerra, pace e lo Stato”, e nella sua più ampia teoria libertaria del conflitto. La violenza, affermava, è accettabile solo per la protezione degli individui da specifici criminali, e non contro individui innocenti o attraverso la coercizione statale. “È accettabile usare la violenza contro i criminali per proteggere il proprio diritto alla vita e alla proprietà; tuttavia è assolutamente inaccettabile violare i diritti di individui innocenti”.

Rothbard affermava che i Paesi non possono combattere guerre giuste perché si finanziano con le tasse e finanziano le proprie forze armate con la coscrizione obbligatoria. Ricordava inoltre che le armi moderne sono così letali da uccidere sempre anche i civili. Persino una guerra “difensiva” contro la tirannia conferisce al Paese coinvolto maggiore potere in patria. “La guerra è la salute dello Stato. La vera libertà dalla tirannia deve venire dagli oppressi che si ribellano ai loro oppressori, non da forze esterne che si limitano a insediare un nuovo governante”. Rothbard probabilmente definirebbe gli attacchi congiunti tra Stati Uniti e Israele in Iran “espansione statale aggressiva”, a prescindere dal grado di autoritarismo di quello stato. Potrebbe sostenere che le guerre in Medio Oriente sembrano non finire mai, a supporto della sua tesi secondo cui la “liberazione” straniera porta sempre a una maggiore oppressione in patria.

Ci sono importanti elementi aggiuntivi da considerare nel dibattito. Le proteste in Iran del 2025 e del 2026 hanno dimostrato che era quasi impossibile rovesciare il governo dall'interno, come evidenziato dalla forte repressione governativa del dissenso e dalla mancanza di movimenti di opposizione efficaci in grado di sfidarne l'autorità. Alla fine di dicembre 2025 le proteste contro la crisi economica si sono trasformate rapidamente in richieste di cambio di regime in tutto il Paese. Le forze di sicurezza hanno ucciso decine di migliaia di persone nel gennaio 2026. Il governo iraniano ha interrotto la connessione Internet in tutto il Paese, ha arrestato oltre 50.000 cittadini, torturato e fatto sparire migliaia di persone e accelerato le esecuzioni. Questa brutale repressione, una delle più sanguinose della storia moderna, potrebbe sollevare dubbi sulla tesi di Rothbard. Quando un regime totalitario ha il controllo completo delle proprie forze di sicurezza ed è disposto a uccidere il proprio popolo, una rivoluzione interna, pacifica, o persino armata, diventa praticamente impossibile. Se il regime persegue politiche espansionistiche e finanzia il terrorismo e i regimi totalitari altrove, la situazione può diventare ancora più problematica, poiché tali azioni possono portare a una maggiore instabilità internazionale e al potenziale per conflitti esterni che distolgono l'attenzione dal dissenso interno.

Questa divisione di idee esemplifica la teoria libertaria della guerra giusta. Il principio di non aggressione riprende i vecchi concetti di guerra giusta – giusta causa, giusto obiettivo, ultima risorsa, proporzionalità e discriminazione – e li migliora. Si può attaccare solo chi rappresenta una reale minaccia aggressiva.

Entrambe le prospettive possono essere rilevanti nel contesto della guerra contro l'Iran e le opinioni possono variare a seconda della percezione personale della minaccia rappresentata dal regime iraniano. Il realismo di Mises può essere utilizzato per evidenziare l'aggressività del regime, le minacce a Israele e agli Stati Uniti, e l'uso del terrorismo e delle milizie per procura per giustificare attacchi mirati al minor numero possibile di vittime civili. I critici, seguendo Rothbard, potrebbero sostenere che la campagna viola i principi della guerra giusta perché fa uso della forza statale.

Il regime iraniano rappresenta una minaccia per la sicurezza mondiale e nazionale, o è solo un'altra autocrazia come tante altre nel mondo? La differenza di percezione sulla guerra probabilmente si riduce a questa domanda. Riflettiamo se riteniamo che le azioni del regime iraniano, sia all'interno che all'esterno del Paese, costituiscano una minaccia mondiale, o siano irrilevanti. Credo che possiamo tutti concordare sul fatto che il regime iraniano si distingua significativamente dalle altre dittature. È innegabile che il regime iraniano persegua una politica di annientamento di Israele, affermi che “la morte all'America non è uno slogan, ma una linea di politica” e sia coinvolto in attività terroristiche e nel finanziamento di dittature dall'America Latina al Libano. La domanda, quindi, è: quali azioni dovrebbero essere intraprese in risposta? La risposta dipenderà dalla visione che ciascuno ha della portata della minaccia mondiale che il regime iraniano rappresenta.

La guerra in Iran sta suscitando numerosi dibattiti tra i libertari, dimostrando che il libertarismo non è una setta che impone un pensiero unitario. Ciò che conta, in definitiva, è che l'indipendenza di pensiero e il libero arbitrio rimangano principi cardine del dibattito.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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