giovedì 6 settembre 2018

Come lo stato ha inventato il nostro attuale sistema di prigionia inefficiente





di Chris Calton


Nel sistema giuridico moderno, la vittima di un crimine viene punita due volte. Nel caso di una rapina, ad esempio, la vittima viene derubata dal ladro e poi, se il criminale viene arrestato e imprigionato, la vittima viene nuovamente derubata dallo stato per finanziare l'incarcerazione. In un libero mercato tale industria carceraria farebbe alzare non pochi sopraccigli. Ma molti libertari affermano che in una società libertaria emergerebbero sistemi simili. Come con così tante cose, la storia è in grado di offrire ulteriori informazioni sul problema.

Per la maggior parte della storia anglosassone, le carceri sono state in gran parte protagoniste assenti nel sistema di giustizia. L'istituzione e l'espansione del carcere come mezzo per punire i criminali avvenne solo quando lo stato invase ulteriormente il sistema giudiziario.

Dopo la conquista normanna del 1066, il common law anglosassone venne progressivamente assorbito dal royal law nel corso di molti secoli. Sebbene il sistema giuridico divenne più controllato dallo stato, le punizioni per la maggior parte della storia inglese continuarono ad essere basate sulla restituzione (risarcimento) piuttosto che sulla punizione. Proprio come nella teoria giuridica libertaria, se una persona violava la legge comune — che in genere significava aggressione nei confronti di una persona o di una proprietà — la vittima avrebbe fatto causa all'aggressore, sarebbe stato condotto rapidamente un processo e il colpevole avrebbe pagato un risarcimento alla vittima per compensare il danno causato. Allo stesso modo, i contratti disciplinavano le dispute sui testamenti o tra i commercianti. L'uso delle prigioni era limitato a tenere in custodia le persone in attesa del processo, e poiché le punizioni si basavano sul risarcimento, l'incentivo per un processo rapido era integrato nel sistema.

Entro un secolo dalla conquista normanna, poiché la corona aveva già iniziato ad assorbire alcuni dei tribunali e ad assumere giudici, le persone venivano trattenute più a lungo per attendere i giudici reali. Enrico II, che salì al potere nel 1154, introdusse innovazioni giuridiche che includevano tribunali permanenti composti da giudici professionisti e giudici itineranti, i quali centralizzavano parti del sistema giuridico. Poiché il nuovo sistema stabiliva che alcune infrazioni dovevano essere giudicate da giudici itineranti, i prigionieri dovevano essere detenuti fino a quando non sarebbe arrivato uno di questi giudici. Ciò significava tempi di attesa più lunghi per processi che erano monopolizzate dalla corona, e quindi l'espansione dell'uso delle celle di prigione. Tuttavia l'incarcerazione non era ancora vista come una punizione.

Poiché alcune infrazioni erano praticamente diventate tra la corona e il colpevole — proprio come il nostro sistema giuridico moderno di legge fiat, dove una disputa criminale è tra un fruitore di marijuana e lo stato — la punizione era il risarcimento alla corona piuttosto che uno alla vittima dell'aggressione. Questa forma di risarcimento era chiamata "amercement", o multa.

Enrico III, che salì sul trono inglese nel 1216, sovrintendette il movimento per usare le prigioni come forma di punizione. A quel tempo, però, era ancora solo per i detenuti che si rifiutavano di pagare la multa alla corona. Per costringere i prigionieri a pagare la multa alla corona — di solito perché si rifiutavano di dichiararsi colpevoli del crimine per il quale erano stati condannati — erano incatenati finché non cedevano o morivano. Ma le prigioni non erano ancora una punizione in sé, bensì uno strumento per l'estrazione coercitiva delle entrate per la corona.

Ma le carceri costano denaro e ora che erano abituate ad ospitare i prigionieri più a lungo dell'attesa per un processo rapido, i costi aumentavano. Lo scopo era aumentare le entrate attraverso questo sistema, quindi spendere i soldi delle tasse per mantenere le prigioni era controproducente. Per finanziare il costo della gestione di un carcere, gli sceriffi — che in origine erano gli esecutori governativi delle corti reali — avevano la licenza di gestirlo mediante pagamento di una tassa alla corona. Gli sceriffi allora fecero soldi prelevando quote di detenzione dai prigionieri e vendendo servizi.

Non è stato fino al 1500 che le carceri hanno iniziato ad assomigliare ai sistemi penitenziari moderni, con le Case di Correzione finanziate dallo stato e utilizzate in gran parte come un modo per "riformare" i poveri vagabondi (in realtà, le Case di Correzione erano un modo per ottenere manodopera a basso costo per lo stato o i suoi amici). Tuttavia questo non sarebbe rimasto per molto il modo di trattare i criminali, poiché una legge del 1597 consentì di concedere la grazia ai prigionieri disposti a firmare un contratto come servi, fornendo molti dei primi lavoratori della Virginia, tra le altre colonie.

Originariamente il trasporto dei servi a contratto veniva pagato dal proprietario terriero che acquistava il servo (questo era sovvenzionato dal headright system che concedeva al proprietario terriero 50 acri di terra per ogni dipendente a contratto). Il risultato di questo sistema fu che i proprietari terrieri non pagavano per il trasporto di servi — in particolare i servi che erano criminali. Così, nel 1718, la corona approvò il Transportation Act, il quale assegnava le entrate dello stato alla gestione dei prigionieri pagando per il loro trasporto nelle varie colonie britanniche.

Nel diciottesimo secolo, la corona finanziò il sistema carcerario attraverso le Case di Correzione e il Transport Act, e le carceri stavano iniziando ad apparire molto più vicine alla loro forma moderna. I prigionieri indossavano uniformi e facevano lavori pesanti, ed il risarcimento era diventato un ricordo del passato. Con un buon comportamento, i detenuti avrebbero potuto ottenere una liberazione anticipata e, con un cattivo comportamento, avrebbero potuto guadagnare una frustata. Verso la fine del secolo, specialmente con la secessione delle colonie americane dalla Gran Bretagna, la reclusione era diventata la forma primaria di punizione per i criminali.

Nella teoria libertaria, la questione di come le carceri funzionerebbero in un libero mercato non sembra essere mai stata risolta. Alcune persone sostengono che mentre le prigioni "private" di oggi non sono veramente private come lo sarebbero in un libero mercato, ci sarebbe un sistema redditizio e superiore di detenzione per gestire i criminali violenti senza l'esistenza di finanziamenti attraverso le tasse. Mentre è impossibile provare o confutare questo argomento con la sola teoria, la storia del sistema giuridico anglosassone ci offre una prospettiva preziosa. E, come dimostra la storia, le prigioni non sono mai state il prodotto del libero mercato.

Per ulteriori informazioni, si veda: The Enterprise of Law: Justice Without the State di Bruce Benson.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 5 settembre 2018

La follia fiscale di Trump e il momento Wile il Coyote di Wall Street





di David Stockman


Non c'è mai stata una coppia più incoerente dal punto di vista fiscale di quella Trump e Steve Mnuchin. Dopo aver letto la recente affermazione di quest'ultimo, secondo cui finanziare $1,000 miliardi di deficit dello zio Sam sarà un gioco da ragazzi, capiamo come abbia fatto a sedersi per 10 anni nel consiglio di amministrazione di Sears senza accorgersi che la società stava andando in bancarotta.

In ogni caso, fissando un deficit di $1,200 miliardi per l'anno fiscale 2019, Steve pare non abbia capito che la FED è in modalità QT e che prosciugherà denaro dalle obbligazioni ad un ritmo annuo di $600 miliardi a partire da ottobre. Dopotutto, nessuno che sappia far di calcolo si aspetterebbe che il mercato obbligazionario possa "facilmente gestire" quelli che saranno $1,800 miliardi di bond del Tesoro USA senza casa.

Ma a quanto pare Steve non è il solo a non capire cosa sta succedendo. Anche se Wall Street pare abbia capito l'antifona, potrebbe ancora credere che la FED sia dalla sua parte e che quando arriverà il momento critico, metterà in pausa il QT per prevenire qualsiasi sgradevole crollo nel casinò.
Cioè, è presumibilmente ancora sicuro acquistare durante i ribassi o puntare sul trade swing tra la 50-DMA e la 200-DMA, perché tanto ci penserà Powell. Quindi non abbiate paura cari scommettitori: a circa 2615 sull'indice S&P 500 (l'attuale 200-DMA), la cavalleria dell'Excles Building accorrerà in soccorso.

Questo sembrerebbe essere il significato del grafico qui sotto. Quello che invece ci dice davvero è che, dopo nove anni di acquisti frenetici, Wall Street ha essenzialmente disarcionato la cavalleria.

Di conseguenza negli ultimi due anni la 200-DMA ha tenuto, ma gli impulsi di acquisto sono stati interamente basati sulla fiducia e non sulla FED. Quindi la politica della "forward guidance" e un tiepido ritmo di rialzi dei tassi hanno surclassato gli scommettitori di Wall Street.

Ma il QT e l'enorme drenaggio di liquidità nei mercati obbligazionari ci dicono cosa ci aspetta in futuro, e Steve, i day trader ed i robo-trader ora stanno semplicemente scegliendo di ignorarlo... fino a quando non potranno più farlo.

Quello che stiamo dicendo è che non esiste nessun "supporto di Powell" a 2615 (200-DMA), o 2460 (400-DMA), o addirittura a 2250 (800-DMA).

Al contrario, a nostro giudizio c'è il 15-20% di un ribasso prima che la FED ceda, ma a quel punto sarà troppo tardi.

Per esempio, quando non ci sarà alcun supporto da parte di Powell come ci si aspettava, il casinò arriverà al suo momento Wile il Coyote. Ed a quel punto non ci sarà nulla per fermare la macchina mortale di ETF/operazioni di parità di rischio/fondi a leva/trend following CTA e altri giochi alimentati dalla Finanza delle Bolle.


Potreste chiamarla una tempesta perfetta. Steve e Donald sono completamente ignari del mostro fiscale che hanno scatenato, mentre gli arroganti banchieri centrali credono davvero di aver conferito all'economia di Main Street forza e slancio sufficienti.

Di conseguenza il QT non è "dipendente dai dati" ed è considerata da Powell e dal suo gruppo una politica implicita. Infatti, non lo menzionano più nei loro commenti post riunione.

Come è chiaro dal grafico qui sotto, la grande contrazione è una realtà ed i $70 miliardi mostrati qui sono solo l'inizio del dumping obbligazionario. In arrivo c'è un altro 40% di contrazione derivante dal deflusso di quello che un tempo era il portafoglio GSE da $1,800 miliardi della FED.


I vertici della FED potrebbero tergiversare sul numero esatto e sui tempi dei rialzi dei tassi d'interesse a seconda della PCE e dell'AHE (paghe orarie medie); ma in fin dei conti tutto ciò è secondario.

Ciò che conta è il QT ed il dumping obbligazionario da $600 miliardi, e quest'ultimo non ha affatto a che fare con l'inflazione o la curva dei rendimenti.

Invece si tratta della preservazione della base di potere della FED e ciò richiede ricaricare la sua faretra di possibilità in modo da essere adeguatamente pronta per la prossima recessione.

Mancano solo 10 mesi per battere il record di espansione economica degli anni '90 (119 mesi), ma per allora anche i pianificatori keynesiani della FED saranno in grado di vedere la proverbiale scritta sul muro. E sanno anche che non osano rischiare di affrontare una recessione senza avere la possibilità di fare qualcosa, almeno per non apparire ridicoli come il famoso Imperatore Nudo.

Forse è per questo che il numero due della FED, John Williams, appare così fiducioso. Quest'ultimo ha passato una vita alla FED di San Francisco e sta per assumere il ruolo di capo della FED di New York. Avendo forse già dimenticato le farneticazioni ottimistiche dell'estate del 2007, Williams ha affermato di recente che non c'è motivo di esitare sulla campagna di normalizzazione della FED.

Gente, se ciò non desta preoccupazioni, non possiamo immaginare cosa potrebbe farlo. Dopotutto, a meno che non pensiate che la produzione industriale sia totalmente superfluida nel mondo odierno, quello che abbiamo è proprio l'esatto opposto di un'economia forte.

La produzione industriale reale è cresciuta di appena l'1.2% dal picco pre-crisi di dieci anni fa, mentre il consumo di beni durevoli è aumentato del 53%. Saremmo più che disposti a scommettere che non è sostenibile, né è una base lontanamente ragionevole affinché la FED dichiari "missione compiuta" per quanto riguarda la prosperità di Main Street.


Tuttavia questo ci porterà alla grande collisione nel mercato obbligazionario: per la prima volta nella storia, le armi finanziarie combinate dello stato (il Tesoro USA e la FED) venderanno il debito pubblico, esistente e nuovo.

E non stiamo esagerando: pensate all'emissione record di $488 miliardi durante il primo trimestre, un campanello d'allarme anche per chi ha le fette di prosciutto sugli occhi.

La vera parte spaventosa, tuttavia, è la tempistica e l'impostazione ciclica. Ora siamo nel mese #110 della cosiddetta espansione economica e le armi finanziarie combinate di Washington scaricheranno $1,800 miliardi, o quasi il 9% del PIL, nei mercati delle obbligazioni.

Al contrario, all'apice del quarto trimestre 2000, lo Zio Sam aveva un surplus del 2.3% del PIL e la FED stava ancora assorbendo il debito esistente ad un ritmo annuo di $40 miliardi. Alle attuali dimensioni economiche, ciò equivarrebbe ad un ritmo di $500 miliardi.

Inutile dire che la differenza tra il drenaggio di $1,800 miliardi di liquidità dal mercato obbligazionario nell'anno fiscale in arrivo rispetto a fornire $500 miliardi di liquidità, è quanto di più esplicito si possa avere.

Tra l'altro, anche dopo due tagli fiscali non finanziati e due guerre durante il mandato di George W. Bush, il drenaggio di fondi dal mercato obbligazionario era di soli $140 miliardi nel 2007 o solo dell'1.0% del PIL.

Questo ci mette in acque inesplorate, dove la pura e semplice matematica promette una carneficina economica e finanziaria.

Scommettiamo che Steve suderà copiosamente e gli scommettitori di Wall Street si pentiranno del giorno in cui hanno scommesso sull'inesistente supporto di Powell.

Per quanto riguarda la "goldilocks economy", il suo nome sarà maledetto nei corridoi dell'Eccles Building mentre i pianificatori monetari centrali fuggiranno dall'edificio.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 4 settembre 2018

Dalla “spirale disastrosa” al semplice “disastro”: il debito italiano affronta un “enorme cambiamento strutturale”

Man mano le banche centrali hanno pompato denaro nel sistema finanziario nell'ultimo decennio, nazioni come la Turchia e altre economie di mercati emergenti hanno colto l'opportunità di incrementare il debito "a buon mercato" per aumentare la propria produttività. La Turchia ha attirato capitali dall'Europa alla ricerca di rendimenti più elevati a causa della ZIRP/NIRP della BCE. Ora abbiamo una crisi in Turchia che è anche il risultato del QE di Draghi che ha spinto il capitale in Turchia e ha fallito nel rilanciare l'economia europea. La BCE è preoccupata per la salute delle banche dell'Europa meridionale, le quali hanno prestato ingenti somme di denaro alla Turchia. Secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali, le banche spagnole detengono €83.3 miliardi di debito turco, le banche francesi ne detengono €38.4 miliardi e le banche italiane ne detengono €17 miliardi. Tutto ciò è più che sufficiente per far mettere la mani ai capelli a tutti, soprattutto dal momento che Mario Draghi continua a dire che smetterà di comprare il debito sovrano dell'UE entro la fine dell'anno. Se questa ipotesi si concretizzerà, allora possiamo dire addio a tutte le promesse del nuovo governo italiano, perché le loro fantasie di "crescita" si basano esclusivamente sulla stampante monetaria europea. Ma, alla fine, una volta che i tassi inizieranno a salire in Europa, scopriremo che Draghi non ha altra scelta se non continuare a comprare debito o lasciare che i tassi esplodano verso l'alto.
__________________________________________________________________________________


da Zerohedge


All'inizio di luglio, abbiamo rivelato che era tornata in Europa una forza familiare.

Secondo i dati della BCE, nel mese di maggio, quando il mercato ha visto sconvolgimenti senza precedenti nel mercato obbligazionario sovrano italiano, i possedimenti di titoli di stato italiani in pancia alle banche commerciali italiane hanno fatto registrare livelli record a €28.4 miliardi, afflussi maggiori rispetto a quelli osservati durante la crisi del debito sovrano europeo nel 2012.


Questo circolo vizioso di banche del Paese X (in questo caso l'Italia) che acquistano obbligazioni del Paese X durante i periodi di stress, col supporto della BCE, è stata per anni la tanto temuta spirale distruttiva del debito sovrano dell'Europa. E, come l'Italia ha chiaramente dimostrato, i tentativi ripetuti e aggressivi di regolatori e policymaker europei di interrompere definitivamente la spirale, più di recente con l'introduzione della direttiva BRRD del 2014, che cercava di rimuovere la necessità e la possibilità di salvataggi bancari a favore del bail in, è stata un misero fallimento.

È anche un grosso problema.

In una nota pubblicata da Goldman, l'analista italiano della banca, Matteo Crimella, scrive che "i cambiamenti regolamentari e di vigilanza, insieme al rischio di un peggioramento dei ratio/rating delle banche a causa di debolezze del mercato sovrano, potrebbero spingere le banche nazionali a smettere di ricoprire il ruolo di compratori."

In altre parole, gli istituti di credito italiani potrebbero non essere più disposti a riacquistare i titoli di stato nazionali durante i momenti di stress del mercato, cosa che Bloomberg definisce "un enorme cambiamento strutturale della domanda nella seconda nazione più indebitata dell'area Euro".

La ragione: con il QE della BCE che si concluderà alla fine dell'anno, cresce il dubbio che le banche italiane possano o continueranno a servire come compratori marginali, un'offerta d'acquisto che storicamente ha stabilizzato un mercato che per l'Europa è il suo "Tallone d'Achille". Di conseguenza crescerà il bisogno di un "compratore marginale" di obbligazioni italiane, anche se non è chiaro chi potrebbe intervenire.

"Se le istituzioni finanziarie nazionali continueranno a comportarsi come una costante (e potenzialmente crescente) fonte di domanda per il debito sovrano, rimane una questione fondamentale per i prossimi mesi (e potenzialmente anni). La fine degli acquisti della BCE col QE, insieme alla tendenza degli investitori esteri a ridurre in modo significativo la loro esposizione al debito sovrano nei periodi di maggiore volatilità (Allegato 3), aumenterà la necessità di un compratore marginale di BTP italiani", ha scritto Crimella, prendendo atto di ciò che abbiamo mostrato un mese fa, ovvero le vendite di titoli di debito italiani a lungo termine (incluso il debito societario) da parte di investitori esteri per circa €33 miliardi, la maggior parte assorbito dal settore finanziario nazionale.

Un grafico familiare che abbiamo mostrato in precedenza, e che dimostra la posizione dominante della BCE negli acquisti di obbligazioni italiane, è mostrato di seguito, questa volta per gentile concessione di Goldman.


Nel frattempo, gli investitori hanno già iniziato a chiedersi chi sarà questo fantomatico "compratore marginale" e senza alcuna risposta stanno facendo l'unica cosa logica: vendere, e come mostra il grafico qui sotto, i rendimenti del decennale italiano sono saliti a livelli visti l'ultima volta durante la crisi di maggio.


La cosiddetta spirale distruttiva, il rischio che banche deboli finanzino i loro governi destabilizzando i mercati del debito sovrano e viceversa, è da tempo una parte costante della realtà del debito sovrano europeo; sebbene fosse meno preoccupante quando la BCE avrebbe acquistato titoli sovrani tramite il QE.

Vi sono ulteriori considerazioni, secondo le quali le banche nazionali potrebbero non essere più presenti per il governo italiano quando si tratterà di dover accaparrare il debito sovrano. Secondo Goldman, queste possono essere suddivise in due categorie chiave:
Innanzitutto, le banche italiane sono regolate da autorità sovranazionali che sottopongono le esposizioni sovrane a stress test. Questo è un segnale che suggerirebbe ai supervisori di "cambiare l'impostazione predefinita che prevede un occhio di riguardo al mercato obbligazionario nazionale e rendere i portafogli delle banche più diversificati", osserva Goldman.

Secondo, l'Italia, come sempre, affronta enormi problemi interni. I politici populisti sembrano determinati a perseguire un budget espansivo, alimentando la preoccupazione per la sostenibilità del debito.

Crescenti dubbi sul fatto che la spirale distruttiva resterà innocua hanno spinto i differenziali di rendimento tra il decennale italiano e tedesco a 286 punti base, avvicinandosi al picco di maggio e, come aggiunge Goldman: "La sottoperformance delle banche italiane nelle fasi di alta volatilità dei BTP è maggiore ora che nel 2011-2013", anche se a quanto pare non c'è alcuna crisi del debito sovrano in Europa al momento.

Goldman mostra quindi l'andamento delle banche italiane rispetto alle istituzioni monetarie e finanziarie dell'area Euro durante le diverse fasi del mercato delle obbligazioni sovrane.
Raggruppiamo i rendimenti bancari in periodi che hanno visto una forte riduzione del differenziale dei decennali BTP-Bund (da variazioni settimanali inferiori a -20 punti base) e fasi di forti aumenti (superiori a +50 punti base di aumento settimanale). Abbiamo scoperto che:
  1. esiste una netta correlazione negativa tra sottoperformance/sovraperformance delle banche italiane e fluttuazioni nello spread tra BTP e Bund; 
  2. questo schema di correlazione era sostanzialmente nullo nel periodo pre-crisi;
  3. al momento, la media sotto/sovraperformance delle banche italiane associate a movimenti di "coda" nel differenziale BTP-Bund sembra essere superiore rispetto alla crisi del periodo 2011-2013.


L'aumento della correlazione negativa "suggerisce che le banche italiane stanno sopportando il peso dell'attuale turbolenza nel mercato obbligazionario sovrano, più che in precedenti e comparabili periodi di vendite di titoli sovrani italiani" scrive Goldman, e aggiunge che "la minore propagazione della volatilità dei BTP ad altri mercati periferici e l'elevata esposizione delle banche al rischio sovrano domestico, accompagnata dalla quota ancora elevata di crediti in sofferenza, potrebbe aver amplificato questa sottoperformance, contenendo ricadute azionarie estere".

E, come aggiunge Bloomberg, "in un netto richiamo al fatto che il ciclo di feedback non è ancora del tutto annullato, il capitale investito a causa delle oscillazioni del debito sovrano italiano è stato superiore alle attese nell'ultimo trimestre per almeno due delle banche del Paese".

Queste considerazioni renderanno le banche italiane più riluttanti ad acquistare debito sovrano domestico durante i periodi di agitazione, afferma Goldman, e avverte che questa scomparsa dei compratori arriva nel momento peggiore possibile: proprio mentre la BCE si appresta a terminare il suo programma di stimoli senza precedenti, eliminando il ruolo dell'Europa come compratore di ultima istanza.

E la battuta finale: proprio come gli Stati Uniti, l'Italia spera anche di espandere la propria spesa in deficit, cosa che porterebbe ad una maggiore offerta di bond statali, e in un contesto di calo della domanda, porterà ad un mercato profondamente sensibile anche ai più piccoli cambiamenti di domanda/offerta; o come conclude Goldman: "La necessità di un compratore marginale di BTP italiani potrebbe diventare esasperante, specialmente se il governo perseguisse un'espansione fiscale ingombrante, e ci fosse ferma riluttanza da parte delle banche nazionali a ricoprire tale ruolo portando ad un deficit della domanda."

E dato che per la seconda nazione più indebitata d'Europa ciò equivarrebbe a rendimenti nettamente più alti nella migliore delle ipotesi, e alla bancarotta nel peggiore dei casi, a meno che Roma non trovi entro pochi mesi un altro compratore di ultima istanza per sostituire Draghi, la "spirale distruttiva" dell'Europa diventerà pura e semplice "distruzione".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 3 settembre 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 3/9/2018


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin. Prima di iniziare vorrei puntualizzare come il target delineato nelle precedenti analisi, $7200, sia stato raggiunto e per chi volesse consultare quelli nuovi può farlo riprendendo la precedente analisi tecnica. In questa nuova analisi, passeremo al vaglio i vari indicatori di prezzo ed i diversi archi temporali, cercando inoltre di capire cosa aspettarci nel breve termine dal prezzo di Bitcoin e spiegando in che modo l'ultimo picco nelle posizioni short potrebbe influenzare il prezzo.
È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin--3-9-2018-4fe5bd12f340


La Legge del Vantaggio Comparato





di Alasdair Macleod


I dibattiti sulla Brexit e le macchinazioni commerciali del presidente Trump hanno dimostrato la cecità di persone altrimenti intelligenti nei confronti della Legge del Vantaggio Comparato. Vorrei fornire una definizione contemporanea:
"La Legge del Vantaggio Comparato afferma che un'entità massimizza le proprie risorse producendo ciò che gli offre il miglior rendimento, delegando nel contempo la produzione di tutti gli altri prodotti e servizi ad altre entità."

Questa è la giustificazione dietro il principio della divisione del lavoro, ma è sorprendente come la gente la ignori quando si parla di commercio transfrontaliero, in particolare chi parla ancora della Brexit e delle politiche commerciali di Trump.

La Legge ha una lunga storia e di solito era associata a David Ricardo, il quale applicava il principio per spiegare il commercio tra due Paesi. Sarebbe stato meglio spiegarlo in termini più elementari, ma dobbiamo ricordare che nel 1817, quando Ricardo pubblicò il suo Principles of Political Economy, in cui vi dedicò alcuni paragrafi, quel commercio era un problema politico.

Il commercio internazionale divenne apertamente politico quando nel 1806 Napoleone ordinò un blocco di tutti gli scambi commerciali con la Gran Bretagna.[1] James Mill, nel suo Commerce Defended del 1808, attaccò questi errori commerciali, undici anni prima che Principles di Ricardo venisse pubblicato.

Oggi abbiamo il vantaggio di una migliore comprensione del libero scambio, quindi possiamo spiegare la Legge del Vantaggio Comparato in termini più pertinenti. Ci sono due questioni da affrontare: economiche e politiche. La questione economica è presto spiegata.

Possiamo farlo in due fasi, prima assoluta e poi comparativa. Gli esseri umani si specializzano in qualcosa e in tutte le economie cooperative non sono esperti nella produzione della maggior parte dei beni e servizi di cui hanno bisogno. Pertanto ha senso massimizzare la propria produzione facendo le poche cose in cui siamo individualmente bravi e acquisendo dagli altri le cose supplementari di cui necessitiamo, altri che sono migliori di noi nel produrle. Sarebbe improduttivo per un contadino creare il proprio fornello o lavatrice. Allo stesso modo sarebbe privo di senso, e poco pratico, che gli operai si dedicassero all'agricoltura. Pertanto l'agricoltore ha un vantaggio assoluto nella sua specializzazione rispetto agli operai, e questi ultimi hanno un vantaggio assoluto rispetto all'agricoltore nella propria linea di produzione.

Supponiamo che il contadino coltivi il grano. Supponiamo inoltre che altri agricoltori coltivino grano della stessa qualità, o di qualità migliore, ad un costo inferiore. In tal caso, il primo agricoltore prenderà in considerazione la possibilità di coltivare qualcos'altro, grazie al quale i suoi profitti saranno probabilmente maggiori. Gli altri agricoltori hanno un vantaggio comparato rispetto al primo agricoltore e se il primo agricoltore trova una nicchia più redditizia rispetto alla produzione di grano, otterrà un vantaggio comparato rispetto agli altri agricoltori già specializzati nella sua "nuova" produzione.

In altre parole, un vantaggio assoluto è il semplice dispiegamento di abilità attraverso la divisione del lavoro. Il vantaggio comparato è lo sviluppo di competenze per massimizzare la produzione. Il vantaggio comparato è estremamente importante perché, riconoscendolo, impieghiamo il capitale in modo più efficiente, essendo il capitale denaro, attrezzature, manodopera e le nostre capacità. Nel processo massimizziamo il valore e il progresso economico di tutti.

Una legge aprioristica che è sempre vera in economia, come quella del vantaggio comparato, non conosce confini nazionali. Se le imprese cinesi possono produrre acciaio a basso costo rispetto alle imprese negli Stati Uniti, le imprese siderurgiche statunitensi possono beneficiare del vantaggio comparato acquistando acciaio cinese a basso costo. E se i produttori cinesi hanno accumulato così tanto acciaio che decidono di offrirlo sotto costo, i produttori statunitensi che acquistano quell'acciaio possono trarne beneficio.

Ovviamente un produttore di acciaio americano non gradirà che l'acciaio cinese sia più economico del costo di produzione negli Stati Uniti. Ma non ammettendo il vantaggio comparato, la società siderurgica statunitense sta semplicemente impiegando il capitale produttivo in modo meno efficiente di quanto potrebbe fare altrimenti. La gestione, come il nostro agricoltore di grano sopra, dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di cambiare la propria focalizzazione aziendale, magari nella produzione di acciai speciali, acquistando l'acciaio cinese come materia prima per linee più redditizie.

Ma poiché l'acciaio a prezzo inferiore proviene dall'estero, i lobbisti nell'industria siderurgica statunitense vedono un vantaggio nel giocare al nazionalismo, sottolineando che la Cina potrebbe mandare gli USA in bancarotta vendendo l'acciaio a prezzi stracciati prima di aumentarne nuovamente i prezzi. Ma se un produttore americano taglia i prezzi per smaltire le scorte eccedenti, nessuno dice nulla. Un'entità straniera che lo fa, invece, è considerata una questione diversa.

Questo è il motivo per cui la politica ignora la realtà del vantaggio comparato quando si tratta del commercio internazionale, e perché i politici sono ciechi di fronte alle leggi economiche e optano invece per i dazi. Questi ultimi fanno ciò che sono progettati per fare, e cioè sollevano i produttori nazionali dal dover impiegare il loro capitale al massimo vantaggio in un contesto globale. E nel tempo vediamo le conseguenze: le società nazionali diventano progressivamente meno efficienti e meno competitive nel commercio internazionale.

Fortunatamente i dazi elevati del passato sono limitati ai Paesi e ai blocchi economici estranei alle regole dell'OMC. L'UE impone dazi più elevati per proteggere una serie di imprese, costringendo i consumatori a pagare prezzi più alti di quelli che altrimenti pagherebbero.

Ma nonostante questo protezionismo, che i sostenitori ritengono sia un vantaggio per le imprese britanniche, il commercio britannico con l'UE è in calo rispetto a quello col resto del mondo. Ciò dimostra che, considerata nel complesso, l'industria britannica sta esercitando i suoi vantaggi comparati nel commercio globale, nonostante il presunto beneficio del libero scambio all'interno del mercato unico. Pertanto qualsiasi sollievo in questa direzione attraverso accordi di libero scambio, o preferibilmente senza alcun dazio, può essere visto come una molla per far diventare più salutare l'economia britannica. E soprattutto, le economie dei partner commerciali della Gran Bretagna trarrebbero vantaggio da un più efficiente dispiegamento di capitali nelle loro economie domestiche.

Questa è comunque la direzione per gran parte degli affari britannici, con l'industria che si sta rassegnando alla Brexit e sta semplicemente procedendo a massimizzare le risorse di capitale. Di recente City AM ha riferito che il 98% dei maggiori studi legali di Londra riteneva che la Brexit non avesse avuto un impatto significativo sui livelli occupazionali e il 95% pensava che non avesse avuto alcun impatto sulla redditività. Questo è importante, perché gli studi legali sono fondamentali per le attività finanziarie di Londra, e se non vedono alcuna perdita netta di attività verso altri centri europei dopo la Brexit, allora la stessa cosa vale anche per il resto della City.



Il ruolo della politica

Pertanto la negazione dell'importanza del vantaggio comparato nel commercio internazionale dipende interamente dalla politica, il nocciolo dell'argomentazione di Ricardo e Mills. Oggi la politica guarda solo ad una parte di tale questione, come gli interessi immediati di un produttore che cerca protezione dalla concorrenza straniera, ed ignora tutto il resto, in particolare la perdita di benefici per i consumatori e le conseguenze a lungo termine di una distribuzione meno efficiente del capitale da parte delle società nazionali.

Questi possono essere descritti come benefici invisibili del libero scambio. Invece è più facile credere alla proposta che questa o quell'industria abbia bisogno di protezione. Per questo motivo, il Ministero del Tesoro britannico, la Banca d'Inghilterra e anche i grandi affaristi prevedevano un crollo immediato delle loro prospettive economiche e commerciali sulla scia della Brexit, e fino ad oggi sono ancora emotivamente contrari.

Per coloro che comprendono la Legge del Vantaggio Comparato, la tesi di coloro che volevano rimanere in Europa è semplicemente protezionista. Non comprendendo ciò, vengono propagandate tesi irrilevanti e spurie come il modello gravitazionale del commercio. Il modello gravitazionale, che fu proposto per la prima volta negli anni '50, afferma fondamentalmente che le opportunità commerciali tra due Paesi sono inversamente proporzionali alla distanza tra loro. Pertanto l'UE dovrebbe essere il partner commerciale preferito per la Gran Bretagna.

Il modello gravitazionale ignora anche l'esperienza contemporanea: il commercio del Regno Unito con l'UE è in calo rispetto al totale, e il commercio con le giurisdizioni più lontane è in aumento, nonostante l'ulteriore ostacolo dei dazi dell'OMC. Inoltre la Cina sta accelerando il trasporto di merci attraverso l'Asia verso l'Europa, dimezzando il tempo impiegato. Ma questo non impedisce agli economisti mainstream, e ad altri contrari alla Brexit, di mettere i loro modelli obsoleti al di sopra del vantaggio comparato.

Se c'è un fallimento nel campo della Brexit, è stato quello di non istruire le persone nella Legge del Vantaggio Comparato. Forse ministri e alti funzionari statali non comprendono appieno le dinamiche del commercio, una mancanza vista su entrambe le sponde dell'Atlantico.

È ironico che Donald Trump, un non-politico che ha promesso di portare il senso degli affari al governo, si rivela essere il più antitetico nei confronti del commercio estero rispetto a tutti. Presumibilmente, come uomo d'affari, dovrebbe capire che non ha senso investire risorse nella produzione di qualcosa che gli altri fanno meglio. Eppure, in quanto politico, questa conoscenza è scacciata dal suo patriottismo, dallo sciovinismo, e forse persino dalla xenofobia.

Il risultato, sia in America che in Gran Bretagna dopo la Brexit, sarà probabilmente l'incentivo per il settore privato a massimizzare l'uso del capitale produttivo. Quasi tutta la produzione di beni e servizi è inizialmente rivolta ai mercati nazionali e la protezione dalla concorrenza estera consente ai produttori di ignorare quei cambiamenti che li manterrebbero competitivi a livello internazionale.

Queste erano le condizioni commerciali in Gran Bretagna negli anni '70, le quali la portarono ad essere il Paese malato d'Europa. Un ritorno a queste condizioni può essere facilmente evitato, se alle persone ordinarie vengono spiegati i motivi per cui accadde. E come si spera che questo breve articolo dimostri, la Legge del Vantaggio Comparato è relativamente facile da spiegare.

Dovremmo rinnovare i nostri sforzi per comunicarlo anche ai nostri leader, che mostrano ripetutamente meno comprensione della realtà economica rispetto a molti di quelli che rappresentano.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


___________________________________________________________________________________

Note

[1] William Spence, Britain Independent of Commerce, 1807.

___________________________________________________________________________________