martedì 23 dicembre 2014

Il ruggito della tigre





di Francesco Simoncelli


Nel libro A Tiger by the Tail, che rappresenta una raccolta dei migliori scritti di F. A. Hayek, viene utilizzata questa metafora per rappresentare quello che sono le banche centrali nella loro essenza. Attraverso le loro politiche tentano di direzionare a piacimento le sorti del libero mercato, pensando scioccamente che se un domatore riesce a prendere una tigre per la coda allora avrà il pieno controllo dell'animale. L'animale, invece, va dove vuole e per un po' questo coincide con la volontà del domatore. Quest'ultimo si illude di aver sottomesso l'animale, e non considera come un bivio sulla strada che sta percorrendo insieme al felino rappresenti la fine della sua illusione. Infatti, qualora l'animale dovesse prendere una strada alternativa e in contrasto con quella del domatore, il nostro sfortunato protagonista finirebbe per essere divorato dalla tigre a seguito dei continui strattonamenti della coda.

Allo stesso modo, i banchieri centrali credono di poter condurre i loro affari perturbando insistentemente l'ambiente di mercato, pensando che in questo modo tutto andrà secondo i piani. Per un po' le cose vanno così, ma infine gli aggiustamenti in accordo con i desideri degli individui emergono prorompenti, e non possono essere che esauditi pena un dolore maggiore.



NUOVE BOLLE, VECCHIA STRATEGIA

Sin dallo scoppio della bolla delle dot-com abbiamo potuto osservare come la FED, ad esempio, abbia perseguito una strategia di boom/bust ciclica per permettere ad un'economia pianificata di poter sopravvivere. Suddetta bolla, infatti, è stata sostituita dalla bolla immobiliare che ha permesso ai banchieri centrali di comprare tempo e far credere all'opinione pubblica di aver calmato la tigre. Nel 2008 si è verificato un nuovo bust, stavolta più travolgente del precedente, poiché la banca centrale americana è stata costretta a ricorrere a misure di politica monetaria senza precedenti nella sua storia economica. In questo modo non solo si è provato spasmodicamente a tenere a galla quelle realtà che più hanno sofferto durante la crisi, ma nel frattempo si è anche provato a gonfiare nuove bolle in modo da incanalare le cosiddette "risorse inattive" verso tali settori. Un palliativo.

Ci sono riusciti. Dopo il tonfo del settore immobiliare, il denaro quasi gratis elargito dai banchieri centrali ha permesso a determinate entità, come gli hedge fund, di imbastire un enorme carry trade tra questo flusso di denaro, le abitazioni pignorate comprate a quattro soldi e gli affitti. Sono stati concepiti tutta una serie di nuovi prodotti finanziari in grado di resuscitare un settore necessitante una pulizia. Invece sono intervenuti i banchieri centrali con le loro cosiddette politiche anticicliche e hanno smorzato questa pulizia poiché avrebbe intaccatto quelle entità protette dal suo cartello. Ho discusso di questo argomento qui: http://francescosimoncelli.blogspot.it/2014/12/gsib-calciare-il-barattolo-diventa.html






L'interruzione di suddetta pulizia ha permesso l'emersione di nuovi errori i quali hanno alimentato nuove bolle. E' stata reflazionata la bolla immobiliare, è stata alimentata una nuova bolla azionaria per permettere alle attività improduttive di staccare nuovi profitti da titoli sempre più tossici ed è stata gonfiata una nuova bolla nel settore petrolifero. C'è una tale euforia in quest'ultimo settore che si sente parlare di come gli Stati Uniti siano diventati la nuova Arabia Saudita, in grado di esportare quantità crescenti di oro nero e permettere una discesa dei deficit. Guardiamo il quadro generale. Se davvero il prezzo del petrolio scenderà a $40/bbl. (cosa molto probabile, anche perché il prezzo nel 2000 era di $20/bbl. e nel 2008 era a $30/bbl.) questo significa che tutti gli investimenti di capitale fatti dalle varie industrie di questo settore andranno sotto pressione, questo significa che tutti i posti di lavoro creati negli ultimi anni nel settore petrolifero saranno a rischio, questo significa che questa gigantesca bolla era basata sul presupposto falso che il prezzo del petrolio sarebbe rimasto perennemente a $80-100/bbl.

Ora che la FED sta mettendo il freno alle sue politiche espansionistiche e ha annunciato di voler aumentare i tassi di interesse il prossimo anno, i potenziali investimenti improduttivi nel settore dell'olio di scisto dovranno essere liquidati a causa di una mancanza di fondi a buon mercato con cui mantenerli a galla. La mania dietro il sostegno del prezzo del petrolio ad un'altezza diversa da quella del mercato verrà smascherata dalla volontà della FED di far scoppiare questa bolla.




Cosa accadrà all'economia americana? La stessa cosa che è accaduta tutte le altre volte: una recessione. Tutti quei posti di lavoro che fino ad ora sono stati creati nel settore energetico verranno liquiditati, perché sono state assunzioni basate su una falsa espansione dell'attività produttiva. L'illusione di sostenibilità ha tenuto vivi questi posti di lavoro, ma la realtà necessita di una loro liquidazione perché economicamente inutili; ma quasi sicuramente molte di queste famiglie avranno fatto progetti per il futuro, cosa che implica una casa, un mutuo, beni durevoli, ecc. Tutto ciò verrebbe spazzato via, perché basato su basi economiche insostenibili, e la bolla nel settore petrolifero non farebbe altro che mettere pressione ad altre bolle, come quella delle cartolarizzazioni del flusso degli affitti nel mercato azionario, la bolla dei prestiti studenteschi, la bolla dei mutui per le automobili, la bolla dei titoli di stato USA, ecc. Verrebbe a cadere un castello di carte che si regge solamente sulla capacità della banca centrale di calciare il barattolo ancora una volta.

Ma come avrete capito, questo barattolo cresce in maniera spropositata ad ogni calcio. Finirà per essere incalciabile.

La cosa peggiore è che un sacco di banche commerciali ha finanziato un sacco di compagnie petrolifere, sono stati concessi parecchi fondi mutuabili ad attività che li avrebbero scaricati in investimenti improduttivi. Quindi se il prezzo del petrolio dovesse continuare a scendere raggiungendo una soglia critica per questi prestiti, essi diventeranno automaticamente irripagabili e andranno a rimpinguare la mole già grande di NPL in pancia ai TBTF. Il loro bilanciò di contrarrà e, in assenza di aiuti super partes, andranno in bancarotta. Stesso discorso per tutti quegli investitori che sono stati risucchiati in questo business, la loro sorte è la stessa di tutti coloro che si sono lasciati trasportare dall'euforia. E come accade per ogni recessione, la riallocazione delle risorse umane e materiali tende a riportare un minimo di salubrità in un mercato intossicato dalle manipolazioni dei banchieri centrali. I tassi di interesse aumenteranno perché falliranno quelle entità sostenute artificialmente, e non perché sarà la banca centrale a deciderlo. Ricordate, la FED non sa dove andrà la tigre.

Ma cosa è accaduto a seguito della bolla immobiliare? I tassi di interesse sono stati abbassati a livelli talmente bassi che una cosa del genere non si era mai vista nella storia dell'economia. Questo perché la FED, attraverso i vari giri di quantitative easing, ha aiutato i protetti dal suo cartello a rimanere in attività. E' stata una mossa contro la volontà del mercato di pulire gli errori del passato, e tale mossa non ha fatto altro che portare a conseguenze più estreme, come le bolle che abbiamo visto nei grafici precedenti. Alla prossima recessione, cosa potrà fare la FED? Di certo non potrà abbassare ulteriormente i tassi di interesse visto che già sono allo zero. L'unica soluzione è l'inaugurazione del fantomatico QE4. Ma questo significa ulteriore crowding out di risorse materiali e umane verso settori alimentati artificialmente, significa sprechi di risorse, significa scavarsi la buca senza accorgersene. In realtà i banchieri centrali ne sono consapevoli, ma sono in trappola: appena lasceranno la coda della tigre verranno sbranati, se continueranno a strattonarla verranno sbranati. Qual'è la prova? Le riserve in eccesso sono ancora tutte lì.

L'interconnessio delle varie bolle ha come referenti ultimi lo stato e le banche commerciali, e il compito ufficioso del settore bancario centrale è quello di salvaguardare queste due entità. A qualsiasi costo. Gli errori continueranno ad accumularsi. Le bolle continueranno a gonfiarsi. Mentre il deleveraging verrà assorbito in totale dalla popolazione in generale. I banchieri centrali credono di poter utilizzare questo cuscinetto in modo indefinito, non è così. La mole degli errori accumulati nel tempo è così grande che sta indebolendo progressivamente il panorama economico in cui gli attori svolgono i loro affari.





Janet Yellen, se terrà fede a quanto detto, dovrà operare la più grande politica restrittiva mai vista nella storia economica degli Stati Uniti, più acre rispetto a quella di Volcker tra il 1979 e il 1982. La recessione risultante sarà devastante, considerando tutte le bolle finora gonfiate. E' molto probabile che non lascerà che accada, quindi farà quello che la FED ha fatto sin dal 2008: inflazionerà. Il prezzo del petrolio tornerà a salire, il dollaro tornerà a scendere e Main Street continuerà a soffrire per i cattivi investimenti altrui. Alla fine, è la stessa cosa che vediamo ripetersi ogni volta che all'orizzonte si prospetta una recessione: più interventismo. E' accaduto con Greenspan. E' accaduto con Bernanke. Accadrà con la Yellen. I primi due sono riusciti a farla franca, lasciando la patata bollente al prossimo sventurato di turno. Ora è il turno della Yellen, con Greenspan che invece concede interviste a tutto campo ammettendo il proprio fallimento e addirittura consigliando agli investitori di comprare oro.

Ai banchieri centrali non interessa il libero mercato. Sono stati messi lì per un motivo. Faranno la loro parte. Ignoreranno, quindi, i segnali di mercato. Ignoreranno, quindi, gli insegnamenti e gli avvertimenti della Scuola Austriaca. Faranno affidamento esclusivo a quello che hanno imparato durante la loro carriera accademica: se qualcosa non ha funzionato finora, allora più della stessa cosa funzionerà. Questo è l'ABC del keynesismo. Questa è la via verso il fallimento.



ANDARE ALLA CIECA

Il 17 aprile dell'anno scorso il Financial Times ha pubblicato un articolo dal titolo "Central bankers say they are flying blind". Non poteva scegliere un titolo più appropriato. Il contenuto di quell'articolo rappresenta una delle critiche più azzeccate all'establishment bancario centrale proveniente da un quotidiano mainstream. Il ricorso alle misure "non convenzionali" non rappresenta altro che un tentativo disperato di tenere insieme i pezzi di un sistema monetario decrepito. Come è già stato scritto in un articolo precedente, l'attuale politica della FED e delle altre banche centrali non ha uno scopo e un obiettivo predefinito; è stata scelta questa strada letteralmente per caso. Funziona? Bene, allora verrà continuata. Non funziona? Bene, si proverà qualcos'altro. Non c'è un piano definito. Non c'è previsione del futuro, nonostante si voglia far credere il contrario con la cosiddetta forward guidance. Non ci sono gli strumenti adatti nelle mani dei banchieri centrali per fare davvero quello che dicono. Non li hanno mai avuti.

Prima sono stati tirati quasi allo zero i tassi di interesse e ogni anno sin dal 2008 la fine di tale politica è sempre stata rimandata nel tempo. "Fin quanto è necessario" recitano i comunicati stampa della FED e della BCE. Non contenti della loro manifesta incompetenza, hanno iniziato a puntare il dito sulle stime del PIL. "Quest'anno si è chiuso con cifre deludenti, ma dal prossimo le cose cambieranno." Sono sei anni che non cambiano affatto: http://francescosimoncelli.blogspot.com/2014/10/il-rompicapo-dellarea-euro-cose.html

Visto che anche questo esperimento faceva trasudare tutta la loro incompetenza e impotenza, i banchieri centrali hanno iniziato a parlare di monitorare il tasso di inflazione (dei prezzi). Quale tasso? Non quello reale, bensì quello manipolato ad hoc dagli istituti di statistica. Infatti dopo averli ripuliti di tutti quegli asset di cui necessitiamo realmente ed averli compressi in un aggregato più ampio, si sventolano cifre prossime agli allarmi di deflazione. Ma visto che le persone stanno affrontando la situazione inversa, hanno ripiegato sulla disoccupazione. Anche qui, numeri record che segnalano un tasso di disoccupazione tra la popolazione tra i più alti di sempre, per non parlare degli scoraggiati e di coloro che sono usciti dalla forza lavoro affindadosi alla carità dello stato. Tra tutte queste misure abbiamo avuto il QE1, il QE2, il QE3 (in doppia salsa), il LTRO, il LTRO2, il TLTRO, l'OMT, l'Operazione Twist, il TARP, il Tapering, i meccanismi di salvataggio intra-europei, bail-in, bail-out, e quant'altro. Niente di tutto questo ha funzionato.

L'ultima trovata in ordine cronologico è il cosiddetto Piano Juncker. L'essenza di tale piano può essere riassunta in tre parole: shovel-ready project. E' tutto fumo. E' keynesismo modellato per i tempi moderni. Si è sbandierato ai quattro venti di come tale piano comprendesse nientemeno che €315 miliardi. Non era vero. Diversamente dagli squilli di tromba dei media mainstream mi sono preso la briga di verificare. La commissione parte con un budget di €8 miliardi, i quali fungono da garanzia per il doppio di tale cifra. Qual è il potere di leva dietro questa "magia"? Il fatto che gli investimenti che saranno finanziati con gli €8 miliardi non falliranno tutti in una volta, quindi si può garantire per una cifra maggiore di quella che si ha a disposizione. La Banca degli Investimenti Europea aggiunge a questi numeri altri €5 miliardi. Potenzialmente, saremmo arrivati a €21 miliardi. A questo punto la BIE potrebbe emettere bond per raccogliere fino ad un totale di €60 miliardi. Il potere di leva qui aumenterebbe, anche perché ci sarebbe da domandarsi chi tra i vari stati in bancarotta comprerebbe tali obbligazioni. Ah, certo, molto probabilmente lo zio Mario... non credo proprio che suddetti bond possano rientrare nel piano di Maastricht.

A questo punto verrebbe tirato in ballo il settore privato affinché aiuti l'UE ad arrivare ai fatidici €315 miliardi. Stiamo parlando di un leverage di 1:40 quasi.

Supponiamo che la BIE voglia investire in un progetto congiunto tra Francia e Italia da €10 miliardi. Il capitale di base dell'investimento sarà, ad esempio, di €2 miliardi mentre il resto dovrà sovvenzionarlo il settore privato. Quei soldi messi dalla BIE serviranno solamente come "prima linea" nel caso di perdite e per attrarre gli investimenti privati. Quale garanzia ci sarà che l'investimento sarà produttivo? Nessuna. Anzi, date le basi con cui viene finanziato molto probabilmente fallirà. Il problema, che ancora non è stato compreso dai pianificatori centrali, è che la crisi attuale non è ciclica, bensì strutturale. Affonda le sue radici nel sistema stesso che si vuole salvare. Le contorsioni e gli accapigliamenti per salvare a tutti i costi questa Europa rappresentano le cause stesse del fallimento. La fiducia degli eurocrati, purtroppo, è nei modelli DSGE keynesiani, non nel libero mercato.

I modelli dei banchieri centrali e dei pianificatori centrali presuppongono una situazione di equilibrio, statica. La realtà è totalmente diversa.



TUTTI CONTRO TUTTI

Sebbene le principali banche centrali del mondo si stiano coordinando per stampare denaro e tenere ancora un po' in piedi l'attuale sistema economico, lo scopo dietro questa strategia è quella solita nenia mercantilista che maschera con una patina di virtù tale azione scellerata. Sin dal 2010, infatti, la guerra valutaria tra i vari Paesi del mondo si è intensificata ad un ritmo pauroso, soprattutto dopo l'ultima decisione della BoJ di mettere sotto steroidi il proprio quantitative easing. In questo modo si tenta di svalutare la propria divisa per stimolare temporaneamente le vendite all'estero. I consumatori esteri non possono far altro che rallegrarsi per questi regali. Se la prima cosa a cui avete pensato è una sovvenzione, lo avete fatto perché questa è realmente una sovvenzione. Il consumatore estero viene letteralmente pagato per acquistare merce a prezzo scontato.

Immaginiamo che in Europa e negli Stati Uniti un cappotto costi rispettivamente €100 e $100. In queste condizioni non ci sarebbe alcun incentivo a scegliere l'uno o l'altro cappotto, il consumatore sceglierebbe quello migliore dal proprio punto di vista. Molto probabilmente basandosi su fattori estetici. Immaginiamo, quindi, che la FED dia il via ad una campagna di svalutazione del dollaro, a seguito della quale il costo di una giacca negli Stati Uniti cala a $50. In questo modo l'incentivo del prezzo induce il consumatore europeo a prediligere il prodotto USA perché in questo modo può acquistare, da un giorno all'altro, un prodotto in più rispetto al prezzo pre-svalutazione. Il settore dell'export, quindi, vede aumentare significativamente le proprie vendite e la cosa richiama in tale settore una quantità maggiore di risorse materiali e risorse umane. Infatti, il paravento che spesso i pianificatori centrali adottano per giustificare una pratica tale è quella della creazione di posti di lavoro. Se ci limitiamo ad osservare ciò che si vede, essi hanno ragione. Ma cos'è che, invece, non si vede?

A fronte di una divisa svalutata, i costi delle importazioni salgono. Tutti quei materiali di cui hanno bisogno le industrie in patria lievitano di prezzo e, col passare del tempo, anche i fattori di produzione all'interno della filiera dell'export iniziano ad aumentare di prezzo annullando, de facto, il vantaggio competitivo iniziale. Si torna al punto di partenza, ma il paese che ha svalutato la propria divisa si ritroverà con costi maggiorati in patria e una minore presenza di beni da cui attingere per soddisfare la domanda dei clienti interni. Una crescita genuina delle esportazioni può avvenire solo a fronte di una presenza di capitali supportati da una rete di risparmi reali. Negli ultimi dieci anni la Germania, ad esempio, ha visto la propria popolazione privilegiare il risparmio rispetto al consumo e questo ha consentito al Paese di sfruttare un bacino di capitali superiori i quali, a loro volta, hanno spronato una produzione maggiore. Aumentando quantità e qualità dei suoi prodotti, la Germania ha potuto aumentare le sue esportazioni. Diversamente da quello che, invece, è accaduto nella periferia dell'Eurozona: tasse e deficit statali hanno falciato il risparmio. Ora la soluzione "geniale" degli spandaccioni progressisti è quella di tassare la Germania affinché gli sprechi di quelle nazioni dalle mani bucate vengano foraggiati. Giammai viene considerata l'altra soluzione: liberare il risparmio da tasse e dal crowding out dei deficit statali. Ciò che sostengono gli spendaccioni progressisti è paradossale: sbraitano contro la capacità altrui per giustificare la loro incapacità.

Quella a cui stiamo assistendo oggi è la cosiddetta "race to debase", poiché mancando ai banchieri centrali punti di riferimento concreti nell'economia non possono far altro che cercare di fregare silenziosamente il prossimo in modo da guadagnare ulteriore tempo. E' questo uno dei motivi principali per cui non c'è ripresa. E' questo il motivo per cui la ridondanza degli investimenti sta sfornando prodotti inutili e il Baltic Dry Index continua a languire in territori bassissimi. In questo contesto il dollaro continua a rafforzarsi, anche se è più corretto dire che sono le altre valute che stanno declinando. I mercati, infatti, si aspettano che i tassi di interesse negli Stati Uniti tornino a salire a seguito della promessa della Yellen e che il Giappone e l'Europa continuino a stampar denaro. I nipponici lo stanno già facendo, e a ritmi pazzeschi, mentre invece si aspettano che Draghi implementi un QE a tutti gli effetti. (Seppure in modo contorto, la monetizzazione del debito degli stati europei da parte della BCE c'è, c'è stata e ci sarà: http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-12-10/dove-sono-finiti-soldi-bce-due-terzi-banche-italiane-li-hanno-messi-btp-164249.shtml )

La FED alzerà i tassi l'anno prossimo? Non credo proprio. E anche se ci proverà, tutto ciò che accadrà sarà l'avvento di una nuova recessione. Perché? Perché l'altezza dei tassi di interesse dovrebbe essere decisa dal libero mercato, non dai banchieri centrali. Recessione che, tra l'altro, si acuirà trasformandosi in una depressione non appena le varie bolle presenti sul territorio statunitense inizieranno a risentire di un panorama economico che troncherà la loro fonte di sovvenzionamento primaria: denaro fiat quasi gratis e tassi di interesse ultra bassi. I bei tempi finiranno. Poi i banchieri centrali torneranno ad ergersi a "salvatori" delle valute. Salvarle da cosa? Il libero mercato. Ciò non impedirà al dolore economico di farsi strada nel panorama economico. La fede nei banchieri centrali e nella banca centrale come stabilizzatore dei mercati sarà messa alla prova, frantumandosi in mille pezzi.



CONCLUSIONE

L'obiettivo delle banche centrali è quello di tenere in piedi il teatro Kabuki della crescita economica attraverso le bolle. Le trame economiche attraverso le quali ha cercato di raggiungere suddetto scopo attraversano tutta una serie di bolle che scoppieranno se davvero la decisione sarà quella di lasciar aumentare i tassi di interesse il prossimo anno. La bolla in prima linea è quello dell'olio di scisto, che a seguito del calo del prezzo del petrolio dopo il Tapering intaccherà i finanziamenti coi quali fino ad ora le grandi aziende in questo settore hanno portato avanti i loro affari. I pericoli insiti nello stimolo monetario delle banche centrali metterà pressione alle obbligazioni spazzatura che sin dal 2010 le aziende petrolifere hanno emesso. Ammontano a circa $550 miliardi. Una ad una, tutte le bolle gonfiate fino ad ora e su cui è stata basata la crescita nominale di oggi, scoppieranno. Non credo che lo lasceranno accadere. La FED riprenderà ad intervenire, portando a livelli assurdi l'interferenza nel mercato.

Sono convinto che il futuro non avrà come protagonista il denaro fiat. La Cina l'ha intuito. Si sta allontanando dal dollaro. Al giorno d'oggi le corse agli sportelli vengono fatte da dietro un computer. I titoli di stato vengono lasciati maturare e non vengono rinnovati. Al giorno d'oggi la Cina è il più grande estrattore d'oro, non esporta oro e ha consigliato alla propria popolazione di acquistare oro. E' molto probabile che nel futuro prossimo vedremo un renmimbi agganciato all'oro per permettere alla Cina di avviare un soft landing per i suoi errori rispetto all'hard landing che l'Occidente sperimenterà.

I banchieri centrali occidentali sono in lizza per ricevere il premio "Darwin Award" per la stupidità con cui stanno facendo cadere nell'oblio le valute da loro supervisionate: credono di poter costringere la tigre (libero mercato) che stanno cavalcando ad andare dove vogliono loro. Verranno divorati.


lunedì 22 dicembre 2014

Vendere, vendere, vendere... La follia dei banchieri centrali ha raggiunto vette epiche





di David Stockman


Il sistema finanziario globale è in frantumi. Ovunque nel mondo la fantomatica crescita si sta raffreddando, gli investimenti vacillano, il commercio rallenta, c'è una grande capacità industriale in eccesso, c'è un picco del debito privato, i bilanci pubblici sono al collasso, ci sono guerre valutarie, il conflitto politico-militare si sta intensificando e c'è una disconnessione senza precedenti tra economie sature di debito e mercati finanziari irrazionalmente esuberanti.

Eppure due banche centrali hanno promesso maggiore eroina monetaria e, presto, l'indice S&P 500 raggiungerà i 2070. Cioè, i robo-trader hanno gonfiato il rapporto PE del suo paniere di aziende con sede negli USA di circa venti volte i guadagni segnalati.

E questi guadagni rappresentano sicuramente un pericolo in un mondo in cui il Giappone sta colando a picco, il castello di carte della Cina è al collasso, l'Europa sta affondando in una tripla recessione e la falsa ripresa negli USA sarà presto smentita per il 5° anno consecutivo. Quindi va da sé che se esistesse un "price discovery" nel casinò di Wall Street, il tasso di capitalizzazione di questi guadagni palesemente taroccati (ossia, gonfiati grazie a riacquisti di massa) sarebbe decisamente meno esuberante.

In realtà non è cambiato nulla per quanto riguarda lo stato precario del mondo. Tranne... tranne che lo zio Mario ha fatto l'ennesima promessa vuota — questa volta farà qualsiasi cosa "per aumentare il più velocemente possibile l'inflazione e le aspettative di inflazione"; e, quasi contemporaneamente, i compagni disperati a Pechino assestavano un'altra forte gomitata nello stomaco dei risparmiatori cinesi, abbassando il tasso di deposito di 25 punti base, al 2.75%.

Vediamo. Può essere vero che la crescita europea stia vacillando perché non c'è abbastanza inflazione? Il boom immobiliare e finanziario cinese si sta raffreddando rapidamente perché la Banca Popolare Cinese (PBoC) è stata troppo avara?

La risposta è ovviamente un NO risonante. Allora perché le azioni dovrebbero salire sulla base di due annunci che non possono assolutamente alleviare la recessione in Europa o il crollo degli investimenti in Cina?

Non può trattarsi solo di dati discutibili. Oggi il PIL reale dell'Europa non è superiore a quello nel terzo trimestre del 2006. E' evidente come il rallentamento temporaneo dell'inflazione al consumo (a causa dei prezzi del petrolio in calo e dell'impatto transitorio dei tassi di cambio) non possa spiegare questa lunga tendenza verso il nulla.




Infatti, durante questo stesso periodo l'ICP dell'Europa è aumentato di quasi il 20%. Dove sta scritto o è stato provato che un'inflazione media al 2% annuo generi una crescita economica? Non c'è uno straccio di prova per tale proposizione — quindi l'impegno di Draghi nel voler raggiungere questa fatidica cifra per salari e conti bancari delle famiglie europee, non significa necessariamente una maggiore crescita, più profitti e più capitalizzazione di mercato dell'S&P.




In effetti, l'intero clamore per la "deflazione" e l'impegno di Draghi a fare tutto il necessario per aumentare in fretta l'inflazione, ha a che fare con un "allarme" transitorio degli ultimi 12-18 mesi nell'indice dei prezzi. Ma questa è la prima volta che un cambiamento nel ciclo globale delle materie prime e nel tasso di cambio dell'euro causa un tonfo temporaneo dell'andamento dei prezzi al consumo? I dati storici gridano "No".




In realtà, l'unico modo in cui l'indebolimento dell'inflazione può impattare sulla crescita di breve periodo del PIL reale è se i consumatori aumentassero nettamente il loro tasso di risparmio, in attesa di prezzi più bassi. Questa è l'affermazione banale degli stampatori folli keynesiani, ma dove sono le prove? Dopo un temporaneo aumento del tasso di risparmio personale in Europa durante la Grande Depressione, esso è regredito alla sua recente media storica ed è rimasto piatto, anche se i tassi di inflazione hanno decelerato sin dal 2012.




No, il problema in Europa non è troppo poca inflazione nel breve periodo; il problema sono i livelli impressionanti delle tasse, il debito pubblico e il dirigismo interventista che rappresenta un ostacolo permanente e debilitante per la crescita. Draghi ha già portato a zero i tassi di deposito della BCE, e le conseguenze ora si stanno diffondendo rapidamente a imprese e consumatori attraverso il sistema bancario. Chi finanzierà questa montagna di debito pubblico a rendimenti reali negativi, quando il fast money è sbucato fuori dalla BCE andando ad abbassare il valore dell'euro?




Allo stesso modo, il segnale della notte scorsa dalla Cina era un avvertimento per correre ai ripari. La Stapmante Popolare della Cina è rimasta accesa giorno e notte in tutto questo secolo, e sin dal 2000 ha ampliato il proprio bilancio di nove volte. Ora anche i suoi padroni del capitalismo rosso a Pechino sanno che tutto ciò ha alimentato livelli abnormi di costruzioni edili, investimenti improduttivi e speculazione immobiliare da capogiro in tutto il paese. Il fatto che abbiano dovuto aprire ancora una volta il rubinetto monetario è la prova che non possono fare a meno della stampante monetaria, e che un duro atterraggio è solo una questione di tempo.




La strada che sta percorrendo la Cina è monitorata dal canarino nelle miniere di ferro. Come quasi tutto il resto, la sua industria siderurgica è massicciamente sovradimensionata. Ha 1.1 bilioni tonnellate di capacità, ma circa 600 miliardi tonnellate di domanda sostenibile. Detto in altro modo, la capacità di acciaio in eccesso è superiore alla produzione combinata di Stati Uniti, Giappone ed Europa messi insieme. Di conseguenza, quando la sua bolla immobiliare scoppierà, il mercato mondiale sarà inondato di acciaio a basso costo e ogni sorta di prodotto legato ad esso, tra cui le automobili. Durante l'anno in corso, la Cina esporterà più acciaio rispetto a quello che produrrà l'industria statunitense.




In breve, c'è una marea di deflazione industriale in arrivo a causa di due decenni di repressione finanziaria alimentata dalle banche centrali di tutto il mondo. Ciò, a sua volta, scatenerà una corsa al ribasso per le banche centrali — una corsa già in atto dato che il Giappone sta scavando la fossa allo yen. Presto il resto dell'Asia orientale — e soprattutto la Cina — dovrà unirsi alla corsa o scoprirà quanto velocemente le sue economie basate sull'export coleranno a picco.

Poi toccherà ai manovratori disperati della BCE, poiché anche la macchina dell'export tedesca vacillerà di fronte alla crollo della crescita in Cina e alle svalutazioni competitive in tutto il mondo. Detto in altro modo, gli annunci delle banche centrali di ieri sera erano il segnale di partenza per un'implosione monetaria che presto scuoterà i mercati finanziari e la produzione reale, il commercio, l'occupazione e il reddito a livello mondiale.

Qualcuno dovrebbe riprogrammare gli algoritmi. In caso contrario, uno di questi giorni strapperanno un titolo di giornale in cui ci sarà scritto a caratteri cubitali: "Vendere, vendere... vendere."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 19 dicembre 2014

Ehi Austriaci, dov'è l'inflazione?





di Nick Newell


Di tutte le critiche che ricevono gli economisti Austriaci, questa è la più ragionevole e legittima di tutte. Molti economisti Austriaci (così mi hanno detto) hanno previsto che quando Ben "The Bubble" Bernanke inflazionò drasticamente l'offerta di moneta in risposta alla Grande Recessione del 2009, ciò avrebbe causato un'inflazione galoppante. Poiché una cosa del genere non è avvenuta, l'economia Austriaca è al 100% sbagliata e tutti i colleghi Austriaci dovrebbero andare a sedersi in un angolo e lasciare che i keynesiani rompano alcune finestre per noi.

Questa è la saggezza convenzionale, ci viene detto, sia che si tratti di meme su Facebook o di Paul Krugman e gente della sua risma. Se ci troviamo di fronte all'inflazione nel senso più stretto del termine, ovvero, il potere d'acquisto di un'unità di valuta, allora no, non vediamo inflazione. Guardare ad un indice di inflazione equivale a rivolgersi all'economia keynesiana per ottenere una spiegazione: aggrega tutte le informazioni tranne quelle importanti.



Ciò Che Si Vede

Ecco i valori effettivi dell'inflazione calcolati dal Bureau of Labor Statistics (BLS). Come si può vedere, l'inflazione è rimasta intorno al 2-3% negli ultimi 14 anni, e questi valori renderebbero certamente orgogliosi i banchieri centrali e rappresenterebbero una pacca sulla spalla affinché continuino su questa strada. Rallegratevi, l'inflazione non è un problema! I prezzi sono stabili e tutto va bene. Ma aspettate, non c'è stata una gigantesca bolla immobiliare nel 2008?

Durante la bolla immobiliare l'inflazione era a circa il 2-3%, eppure ha completamente distrutto la nostra economia e le conseguenze di quell'evento ancora oggi si riverberano nell'ambiente economico. Quindi la questione non riguarda solo l'assenza di un'inflazione galoppante. Dovremmo guardare a qualcosa di più che un singolo numero di un indice.



Ciò Che Non Si Vede

Prima di tutto dobbiamo partire enunciando la funzione del denaro. Non è utilizzato per uno scambio diretto; non acquistiamo denaro al fine di utilizzarlo direttamente per soddisfare i nostri bisogni. Non mangiamo il denaro, né lo usiamo come carta da parati nella nostra casa (se qualcuno lo fa, per favore mi inviti a cena a casa sua). Il suo unico utilizzo è nello scambio indiretto; scambiamo i nostri prodotti col denaro solo per utilizzarlo in un secondo momento per entrare in possesso di un altro bene che useremo direttamente per soddisfare i nostri bisogni. Poiché in un potenziale scambio non tutti possono desiderare ciò che possediamo, e viceversa, usiamo il denaro per aggirare questa doppia coincidenza dei bisogni.

Il potere d'acquisto misura la quantità di unità monetaria espressa in prezzi delle merci. Per misurare l'inflazione, il Bureau of Labor Statistics (BLS) la calcola sulla base di un "paniere" di prodotti selezionati per formare l'Indice dei Prezzi al Consumo (ICP). La variazione del costo totale del paniere viene poi utilizzata per determinare quanto è cambiato il potere d'acquisto della moneta.

Questo "paniere" rappresenta beni reali, merci che usiamo direttamente. Il denaro rappresenta una sorta di rivendicazione su questi beni reali. Pertanto, se le rivendicazioni su questi beni reali aumentano mentre i beni reali rimangono gli stessi, allora dovremmo aspettarci inflazione. Ciò sarebbe vero se la nostra economia fosse chiusa (se non commerciasse con altri paesi), se la tecnologia rimanesse stagnante, se la popolazione rimanesse stabile, se la preferenza per i saldi di cassa di persone, imprese e banche rimanesse stabile e se le tasse rimanessero costanti.

Se tutte queste condizioni fossero vere, se le rivendicazioni sui beni reali aumentassero (diciamo del 20%) e i beni reali rimanessero gli stessi, il potere d'acquisto di queste rivendicazioni (denaro) diminuirebbe. Il rapporto tra denaro e beni reali aumenterebbe da 1:1 a 1.2:1.

Il problema con questa logica semplicistica è che nessuna di queste condizioni è vera nell'economia reale. Allora perché non si vede inflazione?

Diamo un'occhiata ai possibili motivi per cui l'inflazione non è alta, nonostante un drammatico aumento dell'offerta di moneta.


Saldi di Cassa

I saldi di cassa di persone, banche e imprese potrebbero essere in aumento (accumulano denaro). Questo denaro non entra nel circolante e finché non viene speso non andrà ad aumentare i prezzi.

La FED può inflazionare l'offerta di denaro quanto vuole, ma non può costringere le persone a spendere la nuova moneta; può solo incoraggiare le persone, le imprese e le banche a farlo. Se le persone non spendono la nuova moneta, non entra nel sistema e l'inflazione non può verificarsi... ancora.

Supponiamo di avere un reddito di $10,000 di cui $9,000 vengono spesi in consumi o investimenti. Questo significa che ora il saldo di cassa sarebbe di $1,000 , cioè, si trattiene il 10% del proprio reddito come denaro nel portafogli. Ora supponiamo che l'offerta di moneta aumenti del 10% e si riceva nuovo denaro proporzionale alla quantità che si possiede. Il reddito aumenterebbe del 10%, da $10,000 a ($10,000)(1.1) = $11,000. Ma supponiamo che si decida di non aumentare il consumo o l'investimento nonostante l'aumento del proprio reddito. Verrebbero ancora spesi $9,000 in consumi o investimenti, e il resto rappresenterà un saldo di cassa di $2,000.

Fino a quando questa nuova moneta non verrà spesa, l'inflazione non influenzerà la struttura dei prezzi delle merci che si comprano. Anche se il nuovo denaro è in possesso dei consumatori, se non viene introdotto nell'economia non inciderà sui prezzi perché l'aumento dell'offerta di denaro è finita direttamente nei saldi di cassa. L'inflazione non si verificherà fino a quando i saldi di cassa non diminuiranno.

Il saldo di cassa esiste in caso di necessità, in caso si voglia comprare qualcosa in futuro. E' come una rivendicazione di beni reali ma nel futuro. Aumentare il proprio saldo di cassa è paragonabile ad aumentare rivendicazioni su beni reali futuri. Nel grafico qui a fianco, se la nuova moneta aumenta semplicemente il saldo di cassa, ciò rappresenterà solo una rivendicazione futura sui beni reali e non influenzerà i prezzi nel presente. Il riquadro rosso indica ciò che riguarda l'attuale struttura dei prezzi, vale a dire, le rivendicazioni future non stanno influenzando i prezzi attuali anche se la quantità di denaro è aumentata.

Supponiamo che nell'esempio di prima, in cui il reddito è aumentato a $11,000 a causa dell'inflazione, si decida di tenere la stessa proporzione sotto forma di saldo di cassa (ovvero, il 10% del reddito). A questo punto vengono spesi $9,900 e il saldo di cassa sarebbe di $1,100. L'aumento della spesa nominale fa sì che i produttori aumentino i prezzi delle cose che vengono acquistate, e in questo modo l'inflazione si farà strada nell'economia. Piuttosto che rimanere seduti sul denaro, viene aumentata la quantità di denaro spesa causando un aumento dei prezzi.

Ora che abbiamo stabilito come un saldo di cassa maggiore sia in grado di prevenire l'inflazione, possiamo chiederci: le persone, le imprese e le banche hanno aumentato i loro saldi di cassa? La risposta è sì.

“Le imprese statunitensi al di fuori del settore finanziario sono in possesso di più liquidità che mai nei loro bilanci, con $1.64 bilioni alla fine del 2013. Questa rappresenta una crescita del 12% rispetto al record precedente nel 2012 [...]”

Un sacco di "nuovo" denaro non è stato introdotto nell'economia. Invece è stato trattenuto dalle aziende nei propri saldi di cassa. Fino a quando le aziende li continueranno ad aumentare, parte dell'inflazione verrà attutita... almeno finché non li diminuranno spendendo il nuovo denaro.


Deficit Commerciale

I deficit commerciali ci permettono di "esportare" la nostra inflazione verso quei paesi che adottano il nostro dollaro. Una volta che questo denaro ritorna negli Stati Uniti, allora anche la relativa inflazione inizierà a palesarsi. Gli Stati Uniti hanno un grande deficit commerciale, il che significa che stiamo importando molti più beni di quanti ne stiamo esportando in altri paesi. Gli Stati Uniti hanno deficit commerciali fin dagli anni '70, ed ecco il grafico a partire dal 2000.

Nel 2013 il deficit commerciale era di $476 miliardi. Questo significa che gli stranieri hanno saldi di cassa in dollari americani che non vengono spesi in prodotti americani per la somma di $476 miliardi, ma solo nel 2013. E' la stessa cosa di individui o imprese che aumentano i propri saldi di cassa a livello nazionale. Questo denaro viene trattenuto piuttosto che essere speso in prodotti americani. Almeno finora. Simili ai saldi di cassa, rappresentano rivendicazioni future e non influenzano l'attuale struttura dei prezzi.

Ad un certo punto i dollari americani torneranno di nuovo negli Stati Uniti, sia attraverso lo scambio diretto con l'acquisto di maggiori esportazioni americane sia attraverso altri mezzi indiretti. Una volta che accadrà, quello sarà il momento in cui l'inflazione inizierà ad aumentare. Se si tratterà delle esportazioni, aumenterà la domanda dei fattori di produzione (gli input) nelle industrie esportatrici, aumentando i prezzi di questi fattori e rimuovendo capitale dalle industrie non esportatrici. Ci sarà più concorrenza per il capitale, che vedrà un aumento di prezzo, e gli aumenti dei prezzi si diffonderanno gradualmente nell'economia americana.


Avanzamenti Tecnologici

I progressi tecnologici diminuiscono il prezzo delle merci, consentendoci di spendere i nostri risparmi in beni supplementari. Pensate, ad esempio, ai computer. Ecco l'indice dei prezzi dei personal computer e delle unità periferiche calcolato dal BLS. Dal 1999 il prezzo di queste cose è sceso di circa l'85%.

Questo significa che nel 2009 si potevano spendere $100 per la stessa cosa che dieci anni prima costava $700. Un risparmio di $600 da spendere per altre cose. Il potere d'acquisto dei redditi aumenta perché la stessa quantità di denaro può comprare più cose in modo da migliorare il proprio tenore di vita. Non aumenta il reddito nominale, diminuisce il costo della vita.

L'inflazione, invece, riduce i vantaggi che ci vengono donati dal progresso tecnologico. Considerando lo stesso esempio dei computer, supponiamo un notevole inflazionamento dell'offerta di moneta in quei 10 anni (in realtà la FED l'ha fatto e lo fa ancora). Supponiamo che l'inflazionamento sia stato così tanto che il potere d'acquisto di un dollaro sia diminuito dell'85%, vale a dire, $7 del 1999 valgono solo $1 nel 2009. Supponiamo, inoltre, l'acquisto di un computer nel 1999 e poi di un altro nel 2009. A prima vista potreste pensare che il costo di un computer e delle relative periferiche non cambi. Vengono spesi $700 nel 1999 per un computer e viene spesa la stessa quantità anche nel 2009.

Il costo della vita dovrebbe essere in calo e il potere d'acquisto di un dollaro dovrebbe aumentare grazie a questi progressi. Ma l'inflazione ha rubato un po' di potere d'acquisto del reddito. Il costo nominale di un computer non è aumentato, quindi l'inflazione sembra stabile. Ma l'inflazione si è sostituita ai vantaggi delle innovazioni tecnologiche. Senza l'inflazione nel 2009 si sarebbe acquistato un nuovo computer e le relative periferiche, e nelle tasche del consumatore sarebbero rimasti $600. Con l'inflazione c'è solo l'acquisto di un computer senza ulteriori soldi nelle tasche.

Nel grafico qui di fianco, i $600 extra verrebbero spesi per altri beni reali. Ciò è rappresentato con la voce "real asset growth". Ma come si può vedere, le rivendicazioni sui beni reali sono aumentate a causa dell'inflazione, e la struttura dei prezzi sembra essere rimasta immutata.

Naturalmente questo è un semplice esempio per mostrare come l'inflazione vi deruba. In realtà l'inflazione ha spazzato via solo alcuni e non tutti i risparmi. Senza l'inflazione monetaria, l'indice dei prezzi dei computer sarebbe diminuito più nettamente, poiché il denaro avrebbe conservato più potere d'acquisto durante quel periodo di 10 anni e il costo della vita sarebbe diminuito in misura maggiore.

Ma qui stiamo parlando di un solo settore dell'economia. Immaginate come sarebbero meno costosi i prodotti di altri settori economici se i loro progressi tecnologici avessero potuto ridurre realmente il costo della vita nella stessa proporzione. Più denaro viene creato, meno vantaggio si ottiene da un minor costo della vita grazie alla tecnologia.



Leggere Tra le righe

Queste tre ragioni possono spiegare perché non vediamo un drammatico aumento dell'indice dell'inflazione. Ma il problema più grande è che le misure dell'inflazione non ci dicono se il capitale viene allocato al meglio per soddisfare le esigenze più urgenti dei consumatori, se i consumatori e i contribuenti sono derubati dai banchieri centrali e se la nostra economia è su un percorso sostenibile oppure in bolla.

Quali sono le risposte a queste domande? L'inflazione monetaria, insieme a tassi di interesse artificialmente bassi, induce solamente i consumatori ad un eccesso di consumi e gli investitori ad investimenti improduttivi. Non pensate che ci siano bolle? Chiediamolo ai maghi monetari del FMI (che credono agli unicorni, ai chupacabra e all'economia keynesiana): il FMI teme che tassi di interesse ultra bassi stiano alimentando bolle negli asset. Ma non preoccupatevi, l'inflazione è bassa. Stampare moneta non crea ricchezza; ruba il potere d'acquisto di coloro che la detengono.

Perché, dunque, l'inflazione è ancora così bassa? I saldi di cassa e le esportazioni non sono entrati nell'economia americana, ma un giorno accadrà. Anche gli effetti deflazionistici hanno contrastato l'inflazione.

Diversi economisti di diverse scuole, tra cui lo stesso Keynes, concordano profondamente sui mali dell'inflazione:

“L'inflazione è una tassa fuorilegge” – M. Friedman

“Non credo che sia esagerato dire che la storia è in gran parte una storia di inflazione, di solito generata dagli stati per il loro stesso tornaconto” – F. A. Hayek

“Con un continuo processo di inflazione, lo stato può confiscare, segretamente e inosservato, una parte importante della ricchezza dei suoi cittadini” – J. M. Keynes

Qualcuno trae beneficio dall'inflazione, ma di certo non sono i cittadini.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 18 dicembre 2014

Più QE per un elettorato zombificato





di Bill Bonner


“Niente è più persistente di quell'antipatia contro certe nazioni e l'affezione passionale nei confronti di altre dovrebbe essere esclusa, e al loro posto dovrebbero essere coltivati sentimenti giusti e amichevoli nei confronti di tutti. La nazione che si abbandona ad un odio abituale, o un affetto abituale, nei confronti di un'altra è in un certo senso schiava.” – Discorso di addio di George Washington


Il QE è morto. Lunga vita al QE!

Questa volta è stata la Banca Centrale Europea che ha portato gli alcolici. Gli investitori statunitensi si sono recati al bar e si sono serviti; il Dow è salito di 69 punti. L'oro ha continuano a scivolare.

Dal momento che la FED ha concluso il suo programma di QE, la Banca del Giappone e la BCE si sono fatte avanti promettendo più soldi ai mercati azionari.

Draghi ha affrontato una maggiore pressione affinché faccia di più per sostenere un rallentamento dell'economia della zona Euro dopo che la Banca del Giappone la scorsa settimana ha inaspettatamente annunciato di voler aumentare il suo bilancio di altri $730 miliardi.

E alla fine della sua riunione di ieri, la BCE ha annunciato un piano per comprare altri titoli garantiti da asset per un valore di €1 bilione. Questo porterà il bilancio della BCE ai livelli del 2012.

Secondo la narrazione mainstream, gli Stati Uniti sono sulla via della ripresa, mentre il Giappone e l'Europa arrancano.

La globalizzazione? Lasciate perdere. Gli Stati Uniti si sono apparentemente "separati" dal resto del mondo. E ora il Giappone e la zona Euro hanno bisogno di più QE.

La storia è interessante, ma falsa. Gli Stati Uniti non possono separarsi dal resto del mondo. Anche gli Stati Uniti stanno arrancando.

Questo è il messaggio vero e proprio dalle elezioni di medio termine. I democratici avevano promesso molto, ma non hanno mantenuto. Gli elettori — i cui redditi reali sono calati sin dalla fine del secolo — conoscevano la verità.

Ora è il turno dei repubblicani: fare promesse che non possono mantenere. Non possono mantenerle perché ci vorranno importanti cambiamenti per far riprendere l'economia. Gli elettori non vogliono alcuna modifica sostanziale. E comunque i repubblicani non hanno intenzione di fare alcun cambiamento.

Benefici e privilegi speciali hanno zombificato l'elettorato. Non vuole nulla di diverso, vuole semplicemente di più.

Che cosa sarebbe diverso?

Facile: un'imposta sul reddito piatta, una politica estera neutrale e un bilancio in pareggio.

C'è una qualche possibilità di realizzare una di queste cose? Avete sentito cosa ha promesso Mitch McConnell? Verrebbe votato da un solo membro del Congresso?

La Russia ha un'imposta sul reddito piatta al 13%. Semplice. Facile. Agevole da amministrare.

Una flat tax potrebbe far risparmiare miliardi e aiuterebbe le imprese, gli investitori e le famiglie. Ma il Congresso non potrà mai votare per una flat tax, perché vorrebbe dire rinunciare al suo potere di distribuire favori speciali.

Questo è ciò che rende un'elezione nazionale una sorta di incontro di wrestling — e non solo perché i concorrenti possono essere sbruffoni e incredibilmente stupidi. A volte c'è qualcosa di veramente importante in gioco: gli interessi privati delle élite contro l'interesse pubblico di tutti gli altri.

Per quanto riguarda una politica estera neutrale, potremmo semplicemente andarcene e guardare i sunniti e gli sciiti uccidersi a vicenda senza il nostro aiuto e la nostra artiglieria pesante. Questo potrebbe essere un bene per loro e per noi, ma sarebbe un male per il settore della sicurezza.

Ma aspettate... C'è "una minaccia terroristica globale che cerca di fare la guerra a tutti gli americani", hanno detto Mitch McConnell e John Boehner sul Wall Street Journal.

I terroristi non sembrano prendersela con gli svizzeri.

Perché no?

"Evitare coinvolgimenti esteri", disse Washington, pensando al futuro. Ma oggi, la città che porta il suo nome non ha mai rifiutato un tale coinvolgimento.

Un pareggio di bilancio?

Oops... abbiamo detto qualcosa di sbagliato?

Gli economisti di professione si coprirebbero la bocca per silenziare le loro risate.

Che terribile errore che sarebbe, si affretterebbero a dirvi. Dobbiamo incoraggiare bilanci sbilanciati. Dobbiamo fare in modo che la gente spenda soldi — i cittadini, le imprese e il governo — non che li risparmi.

Gli americani stanno arrancando in questo panorama economico; l'indebitamento netto delle famiglie americane è sceso sin dal 2007, ma le imprese e il governo stanno facendo di tutto per aumentare la schiavitù per i debiti.

Perché dovrebbe essere una buona idea spendere soldi che non si hanno?

Beh, esiste qualcosa chiamato "paradosso della parsimonia" e recita: il risparmio può essere buono per un individuo, ma è un male per l'economia nel suo complesso.

Quando una singola persona risparmia, egli migliora le sue finanze personali. Ma quando molte persone risparmiano, la spesa dei consumatori scende. Poi le vendite scendono... i profitti scendono... e l'intera economia scompare in una qualche topaia inesplorata.

È per questo che Martin Wolf sul Financial Times ha parlato di "troppi" risparmi per quanto riguarda il Giappone.

Come gran parte dell'economia moderna, il "paradosso del risparmio" è una sciocchezza.

Il risparmio offre alle famiglie un sostegno contro il disastro. Dà loro capitale di cui hanno bisogno per migliorare il loro tenore di vita.

Nella nostra azienda agricola, ad esempio, abbiamo una catasta di legna a circa 50 metri dalla porta della cucina. In inverno passiamo una discreta quantità di tempo solo a portare dentro casa la legna da ardere.

Quindi mettiamo da parte qualche risparmio... e usiamo i soldi per costruire una legnaia vicino alla casa. Risparmiamo tempo. Possiamo vivere più comodamente (un tenore di vita più elevato) e abbiamo tempo a disposizione per fare altre cose (più produzione).

La stessa cosa avviene in un'economia. Il denaro speso è denaro che è andato via per sempre. Ma il denaro risparmiato e investito è denaro che aumenta il nostro tenore di vita, aumenta i salari e aumenta la nostra ricchezza.

Gli Stati Uniti, il Giappone e l'Europa stanno ancora stimolando i consumi e scoraggiando il risparmio.

In Giappone, questa storia va avanti da più di 20 anni — con poco da mostrare a parte uno dei più alti rapporti di debito pubblico/PIL al mondo. Queste politiche hanno fallito in tutto il mondo. Questa è una delle ragioni per cui l'elettore americano si è rivoltato contro i democratici; li ha considerati colpevoli.

Ma sono estremamente popolari a Wall Street — la più grande fonte di finanziamento della campagna di rielezione di Mitch McConnell. Nel corso degli ultimi cinque anni, la FED ha incanalato $3.6 bilioni nel sistema finanziario, i quali sono per lo più passati, o si sono fermati, a Wall Street. Qualunque contributo ci sia voluto per sostenere lo sblocco del caveau della FED, deve essere stato l'investimento di maggior successo di sempre.

Il QE è morto?

Con questo tipo di adrenalina nelle vene di Wall Street, sarà sorprendente se non ritornasse più.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 17 dicembre 2014

La vera ragione per cui l'economia globale è un tale disastro – E come aggiustarla

La pubblicazione di oggi (costituita da 1 e 2 articoli dello stesso autore), come quella di qualche tempo fa di Richard Duncan, è un po' controversa. Le ragioni di fondo sono corrette, ma ci sono punti in cui l'autore non comprende la profondità di alcuni concetti espressi. Uno di questi è il fatto che le persone che creano ricchezza debbano essere lasciate in pace. Assolutamente giusto. Pensate a tutti coloro che hanno creduto in determinate idee e le hanno finanziate. Immaginate se invece fossero stati degli insegnanti in una scuola pubblica, ad esempio. Quale sarebbe stato lo standard di vita della società nel suo complesso? Ovviamente, peggiore. O per meglio dire, sarebbe stata privata di un componente essenziale per far avanzare la sua ricchezza  ad una velocità superiore. L'imprenditore è una figura fondamentale all'interno del panorama economico. Egli, rompendo i vincoli che fino a quel momento l'insieme degli attori economici aveva posto al progresso, riesce a migliore dapprima la sua condizione e di riflesso quella del resto della popolazione. Qual è il problema? Essere salvati dallo stato. Ciò significa remare contro la volontà degli attori economici. Ciò significa rallentare la possibilità che la società ha di migliorare sé stessa. Ciò significa rivolgersi ad un uomo con una pistola e un distintivo che andrà dagli altri uomini per riscuotere risorse da dare a chi è stato palesemente dichiarato "superfluo" (dal punto di vista produttivo). Inoltre, il denaro non è affatto una misura. E' semplicemente un mezzo attraverso il quale si facilita lo scambio tra due individui. Avere una chiara epistemiologia aiuta a districarsi in quella selva di concetti che ci troviamo di fronte ogni giorno nel panorama economico.
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di Steve Forbes


L'economia globale è un disastro perché la maggior parte di economisti, banchieri e leader politici non capisce uno dei temi più importanti: il denaro. Quando si tratta di politica monetaria, capiscono alla rovescia, grazie alle idee sgangherate di John Maynard Keynes.

Prima di Keynes & Co., gli economisti comprendevano come l'economia reale consistesse nella creazione di prodotti e servizi. Il denaro era il simbolo dell'economia. Rappresentava quello che la gente aveva prodotto. Era un facilitatore del commercio.

La capacità delle persone di commerciare tra di loro è il modo in cui raggiungere uno standard di vita più elevato. Il denaro misura la ricchezza; non è la ricchezza stessa. Si tratta di un credito nei confronti di prodotti e servizi che le persone hanno creato. Ecco perché la contraffazione è illegale; è un furto. Ma quando è lo stato che la pratica, lo chiama quantitative easing, o stimolo.

Il denaro riflette quello che facciamo nel mercato. Ma invece di riconoscere tale verità di base, Keynes disse l'esatto contrario. Secondo il suo modo di pensare, il denaro controllava l'economia.

Modificate l'offerta e potrete modificare la produzione economica, proprio come un termostato controlla la temperatura di una stanza. Lo stato, e non il mercato, è il vero motore del commercio.

Gli altri "attori economici", come investitori, venture capitalist, imprenditori e dirigenti d'azienda, sono secondari; si limitano a rispondere alle richieste dei funzionari di governo e ai banchieri centrali. (Mentre i monetaristi si concentravano esclusivamente sulla massa monetaria, Keynes riteneva che fosse utile impiegare gli strumenti fiscali, come ad esempio le spese e le tasse, per contribuire a guidare l'economia. Lui e i suoi accoliti, tuttavia, non comprendevano come le imposte fossero una barriera o un ostacolo per l'attività commerciale; le consideravano come un modo di controllare il potere d'acquisto totale di un'economia, o la "domanda aggregata".)

Keynes condivideva un punto di vista con gli economisti classici: considerava l'economia come una macchina che avrebbe dovuto funzionare senza problemi. Nel suo quadro teorico, i cosiddetti cicli economici — boom & bust — erano fenomeni da studiare fino a quando non si sarebbe trovato il modo di eliminarli. I classicisti pensavano che si sarebbe dovuta implementare più "concorrenza perfetta" tra le imprese, una regolamentazione statale minima, livelli prudenti di spesa pubblica, un gold standard e tasse basse, insieme ad una lotta contro le pratiche bancarie scorrette.

Il culto di Keynes pensava che il libero mercato fosse intrinsecamente instabile, i capitalisti erano i loro peggiori nemici e i funzionari statali saggi, come Keynes, erano necessari per salvare gli uomini d'affari da loro stessi. Attuate i giusti controlli statali — in primo luogo monetari — e l'economia scorrerà senza problemi.

Joseph Schumpeter riteneva che sia i classicisti sia i keynesiani fossero completamente in errore nel guardare l'economia come se fosse un orologio. Per lui "l'equilibrio" non esisteva. Infatti il mercato è in continua evoluzione; il ritmo varia, ma le cose non rimangono mai ferme. Nuovi metodi, nuove invenzioni e un tasso costante di miglioramento delle cose esistenti, fanno in modo che i funzionari statali non possano mai gestire un'economia nel modo in cui si guida una macchina.

L'unica, singola economia è quella globale. Eppure Keynes presumeva che l'economia britannica potesse essere trattata come se fosse un'entità isolata. Troppi paesi oggi formulano politiche secondo ipotesi simili.

La lista di Forbes dei 400 americani più ricchi e la nostra lista dei miliardari globali, dimostrano che Schumpeter aveva ragione. Gli "attori economici" sono i cosiddetti elementi motore. Lo stato può ostacolare le loro attività, oppure può creare un ambiente in cui possano crescere e fiorire.

Ciò può sembrare scontato. Eppure le economie di tutto il mondo sono in difficoltà. I capi di governo e gli economisti parlano di politica monetaria, come se si potessero rinvigorire economie che stanno affogando a causa di una tassazione eccessiva, di una burocrazia soffocante e una enorme spesa pubblica.

(Ricordate, lo stato non crea risorse. Le prende attraverso la tasszione, i prestiti o l'inflazione, cioè — e qui Keynes aveva ragione — un'altra forma di tassazione.)

La maggior parte degli stati detesta la verità: la gente nelle nostre liste è essenziale per la prosperità e un tenore di vita più elevato. Lo stato vuole che i benefici di ciò che creano queste persone, ma non vuole che nessuno si arricchisca creandole.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Il Wall Street Journal di recente ha pubblicato un articolo dal titolo “Devaluation Gains Currency” che iniziava con questa frase: "I motori dell'esportazione del mondo stanno balbettando, mettendo pressione su molte nazioni affinché indeboliscano le loro valute in modo da far ripartire le loro economie."

Questa tattica — NON — ha funzionato tanto bene nei primi anni '30 quando nazioni in bancarotta si impegnavano disperatamente in svalutazioni competitive, un fenomeno che all'epoca era soprannominato "beggar thy neighbour". Quella brutta esperienza diede vita a nuove istituzioni nel secondo dopoguerra, create per evitare che una tale calamità si potesse ripetere.

Non siamo in procinto di sperimentare nulla sulla scala della Grande Depressione, ma ciò che sta avvenendo dimostra la scarsa comprensione economica di questi giorni.

Le vendite si sono dimostrate deludenti, sia all'estero sia in patria, a causa di una cattiva politica di governo: tassazione eccessiva, normativa del lavoro asfissiante, livelli osceni di spesa pubblica (i governi non creano risorse, ma le prendono dai produttori di beni e servizi), una scala crescente di clientelismo, una bufera infinita di regole sconcertanti ed editti e, naturalmente, politiche monetarie scriteriate. Se i paesi si concentrassero sul taglio dei tax rate e stabilizzassero le loro valute, le pulsazioni dell'attività commerciale accelererebbero improvvisamente, creando così le condizioni — leggi: pressioni — per altre riforme virtuose.

Adam Smith in La Ricchezza delle Nazioni demolì il dogma mercantilista secondo cui erigere barriere alle importazioni e sovvenzionare le esportazioni equivalga a creare ricchezza. Il commercio non è a somma zero; entrambe le parti beneficiano da una transazione. Un deficit della bilancia commerciale non equivale ad un'impresa che perde denaro; è un artefatto contabile (con brevi eccezioni, abbiamo avuto un deficit commerciale per più di 400 anni, sin da quando venne fondata Jamestown nel 1607).

Sentire lamentarsi la Federal Reserve dei paesi che svalutano le loro valute è davvero uno spasso, considerando che gli Stati Uniti sono dei manipolatori cronici in quanto nel 1971 hanno fatto saltare il sistema di Bretton Woods basato sull'oro. Un esempio di superficialità nell'uso della politica monetaria possiamo riscontrarlo nei primi anni dello scorso decennio quando il Dipartimento del Tesoro, con la connivenza della FED, ha deciso di svalutare gradualmente il biglietto verde al fine di "combattere" il nostro deficit commerciale. Il risultato è stato catastrofico.

Quando una valuta fondamentale come il dollaro viene svalutata, il denaro finisce in hard asset come le materie prime e le case. Gli investimenti produttivi sbiadiscono. Il prezzo del petrolio, che a partire dalla metà degli anni '80 aveva una media di poco più di $21 al barile, è schizzato alle stelle. Questo aumento ha portato molti a credere che eravamo a corto di roba, catalizzatore (insieme alla paura infondata che la Terra stesse per essere fritta dal sole) per centinaia di miliardi di dollari in sussidi per le "energie alternative".

Quando la politica monetaria si allontana dal conservare la salubrità di una moneta e affronta con decisione il panico finanziario occasionale, crea sempre danni.

Il pericolo non è la crescita economica perduta, ma le conseguenze politiche che sorgono quando le democrazie sembrano annaspare e le giornate di progresso sembrano agli sgoccioli. Queste circostanze sono terreno fertile per le tirannie.

La Federal Reserve è arrabbiata per la recente forza del dollaro, temendo che ciò possa sventare il suo desiderio di creare una certa quantità di inflazione e che quindi possa ritardare la crescita economica. Nella mente della FED un biglietto verde più forte danneggia le esportazioni, causando l'ennesimo stop alla crescita. Il risultato, borbotta la banca centrale, è l'ennesimo rinvio di una misura accennata in precedenza: l'aumento dei tassi di interesse a partire da metà 2015.

Le nuove paure della FED sono una cattiva notizia, perché porteranno a ciò che Janet Yellen & Co. temono di più: un'economia più debole. Non capita mai che la banca centrale riconosca che le sue azioni dopo il panico del 2008-09 siano state il più grande ostacolo ad una ripresa economica vigorosa.

Il credito è un fattore critico per il commercio, dal finanziamento delle scorte agli acquisti per l'espansione delle imprese esistenti. La profondità e l'ampiezza dei mercati dei capitali degli Stati Uniti hanno rappresentato un enorme vantaggio per la nostra capacità di nutrire nuove imprese e sopperire alle esigenze di tutti i giorni. La voglia senza fine della FED di "stimolare" l'economia — dall'Operation Twist a tutte le varianti di quantitative easing — ha avuto delle conseguenze non intenzionali: distorcere gravemente e ostacolare il funzionamento dei nostri mercati del credito e, di conseguenza, la capacità della nostra economia di espandersi.

I tassi di interesse sono il costo del credito. Sopprimerli ostruisce le arterie del commercio. Il governo federale ha avuto un accesso facile e quasi gratutito al denaro (deficit senza lacrime), come la maggior parte delle grandi imprese. Per altre aziende commerciali, tuttavia, la situazione è stata molto più difficile e incerta.

Ad esempio, la dimensione delle linee di credito si è ridotta, le condizioni in base a cui il denaro viene prestato sono più rigorose e le garanzie personali vengono richieste molto più frequentemente.

Paradossalmente i regolatori bancari ancora passano al setaccio la maggior parte dei prestiti alle piccole/medie imprese. "Rafforzate la vostra posizione di capitale" è l'ammonimento normativo rivolto alle banche, che ha invece l'effetto di sopprimere il prestito.

La Federal Reserve ha creato una grande quantità di denaro per finanziare i suoi acquisti di titoli di stato a lungo termine e titoli garantiti da ipoteca. Il settore privato ne è uscito danneggiato (effetto crowding out, NdT).

La FED si agita davanti alla popolazione sventolando la minaccia della deflazione. Ma le sue azioni stanno deflazionando l'economia, per non parlare dei mercati delle materie prime. Gli speculatori che si posizionano long su oro e petrolio, prendono nota.

Il bilancio obeso della nostra banca centrale ha accecato i suoi osservatori impedendo loro di vedere gli effetti delle azioni della FED. Sì, le riserve bancarie si sono moltiplicate più velocemente dei conigli. Ma grazie ai vincoli normativi e alla pressione di accumulare più capitale, così come la dipendenza di ricevere interessi su tali riserve in eccesso, non si è verificata una corrispondente espansione del credito.

La crescita dell'offerta di moneta M2 è stata anemica, un contrasto suggestivo con gli anni '70, quando un rigonfiamento delle riserve (di gran lunga inferiore a quello di oggi) portò a un'esplosione del costo della vita. All'epoca la FED acquistò solo titoli di stato a breve termine, gli ostacoli normativi ai prestiti erano relativamente miti e non c'era una soppressione a tutto campo del prezzo del credito.

La Federal Reserve fece un danno immenso negli anni '70. E lo sta facendo ancora oggi, anche se in modo molto diverso.

Sorprendentemente, allora come oggi, la critiche alla banca centrale americana sono per lo più smorzate. Questa entità, sempre più potente e dirompente, è un'istituzione rivestita di teflon impenetrabile.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/