mercoledì 22 agosto 2018

Morgan Stanley: “L'orgia di vendite è iniziata; questa correzione sarà la più grande sin da febbraio”

Ecco una breve lista di indicatori che è meglio tenere d'occhio per tracciare con maggiore precisione il momento in cui il castello di carte della Finanza delle bolle crollerà. Si chiede spesso il "quando" accadrà un certo evento, ma si ignora il fatto che sia una concatenazione di eventi a far scaturire un determinato esito. Di conseguenza ecco perché è impossibile sapere il quando. Si può all'incirca fare una stima, ma niente con precisione esatta (ed i lettori di questo spazio virtuale sanno perché). Comunque ecco alcuni indicatori da tenere d'occhio per cercare di individuare con un certo anticipo l'inizio di un bear market: inversione della curva dei rendimenti, declino costante e lento delle azioni bancarie statunitensi, record del riacquisto di azioni, niente rimbalzo del mercato cinese nonostante un allentamento monetario, BoJ e BCE procedono convinte col quantitative tightening, crash del prezzo del petrolio. Inutile sottolineare e ricordare come in caso di inizio bear market andare "long" sull'oro sia una priorità per puntellare il proprio schema di hedging; accanto ad esso le criptovalute ricoprono un ruolo altrettanto importante (per chi fosse interessato e volesse muovere i primi passi in questo mondo, allora ricordo che esiste questo servizio offerto dal blog che si può consultare.)
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da Zerohedge


Mentre gli operatori istituzionali di Morgan Stanley stavano avvertendo che l'attuale vendita di azioni tech è "diversa questa volta", ovvero che "non si può avere una perdita di >$100 miliardi in un nome noto e non avere un danno collaterale", il principale stratega azionario statunitense di Morgan Stanley, Mike Wilson, ha esternato parole ancora più dure: "La vendita di azioni è appena iniziata e questa sarà la correzione più grande di quella che abbiamo sperimentato a febbraio".

La ragione di ciò è la stessa discussa da Nomura: "Il trade più importante dell'ultimo decennio si sta ora invertendo", il che significa che la crescita dominante del mercato tech nello scorso decennio è ora scomparsa, almeno per il momento.


La ragione è semplice: dopo che i prezzi azionari dei titoli tecnologici sono stati spazzati via nel primo semestre, i loro utili nel secondo trimestre sono stati un disastro portando alla discesa spettacolare di Facebook e Twitter.

Questo, a Morgan Stanley, suggerisce che i rischi per il rally azionario stanno crescendo, e con i tassi di crescita che hanno raggiunto il picco, lo slide di 3 giorni iniziato giovedì non farà che peggiorare:
Venerdì ha mostrato segni di esaurimento del mercato. Togliendo il forte trimestre di Amazon e un PIL nel secondo trimestre molto forte, gli investitori si sono infine trovati di fronte alla domanda "che cosa vedo ora?"

Come promemoria, Morgan Stanley era l'unica banca che l'8 luglio ha declassato i titoli tecnologici a "Sell". Wilson aggiunge: "A dire la verità, non abbiamo riscosso molto interesse tra i clienti che vogliono seguirci lungo questa strada". Tuttavia, aggiunge un po' allegramente, "dal nostro aggiornamento sulle utenze il 18 giugno, i settori difensivi hanno sovraperformato significativamente".

Di seguito è riportato il grafico che Wilson definirebbe il suo "giro della vittoria".


Wilson continua:
Mentre la nostra chiamata non prevedeva alcun mancato guadagno, suggeriva invece che c'era molto più rischio nelle azioni tech e nei titoli azionari in generale rispetto a quanto percepito. Pertanto, anche un buon guadagno potrebbe portare ad un'azione di prezzo deludente, mentre ogni trade perso sarebbe severamente punito. Dal nostro punto di vista, gli utili più deboli da diversi leader nelle azioni tecnologiche e ogni opportunità mancata su Netflix e Facebook, erano semplicemente un ulteriore supporto alla nostra chiamata.

Qui Morgan Stanley invoca anche il concetto di "gregge sciocco" toccato in precedenza da Citi, con Wilson che ha ammesso che "il mercato ha inviato alcuni segnali fuorvianti nelle ultime settimane, limitando il danno agli indici generali".
Riteniamo che ciò abbia semplicemente portato ad un falso senso di sicurezza nel mercato. La ciliegina sulla torta è stata rappresentata forse dalle dichiarazioni positive dopo i colloqui tra Juncker e Trump, i quali hanno spinto i principali indici oltre i livelli chiave di resistenza alla fine della sessione di mercoledì. L'azione dei prezzi nell'ultima mezz'ora di contrattazione di mercoledì ha mostrato alcune prove di potenziali "acquisti dettati dal panico".

Wilson aggiunge che anche la stessa Morgan Stanley "stava attraversando un periodo difficile, in quanto l'indice S&P ha superato il nostro obiettivo al rialzo a 2830". Tuttavia tutto è cambiato solo 2 giorni dopo, e venerdì il mercato è finalmente scoppiato.
Togliendo il forte trimestre di Amazon e un PIL elevato nel secondo trimestre, gli investitori si sono finalmente trovati di fronte alla proverbiale domanda "cosa devo aspettarmi adesso?" La vendita è iniziata lentamente, costruita in modo costante e ha scottato i più grandi vincitori dell'anno.

La morale della favola per Wilson e Morgan Stanley è che "la vendita è appena iniziata e questa correzione sarà più grande di quella che abbiamo sperimentato a febbraio". Ma la notizia peggiore è che una liquidazione delle azioni tech "potrebbe benissimo avere un maggiore impatto negativo sul portafoglio medio, il quale è concentrato su azioni tech e small cap".

Ha ragione: come promemoria, la stragrande maggioranza delle azioni più ampiamente detenute dalla comunità degli hedge fund sono quelle tecnologiche.


C'è un lato positivo: mentre la leadership decennale delle azioni tech potrebbe finire, potrebbe essere di sollievo per gli investitori a lungo in cerca di valore, i quali sono stati schiacciati perché la crescita ha costantemente sovraperformato il valore per anni e anni.


Tuttavia sta iniziando un'inversione come abbiamo scritto in "Entire Equity Universe In Turmoil": Hedge Funds Crushed As Value/Growth Unwinds" e proprio lunedì le azioni di valore avevano già sovraperformato le azioni tech dell'1.8%.


Potrebbe essere solo l'inizio di un lungo periodo d'inversione di tendenza, mentre gli hedge fund ricolmi di azioni tech finiranno fuori mercato.


Se un'inversione è davvero imminente, i profitti per gli investitori in cerca di valore (almeno quelli che sono ancora vivi) potrebbero essere fenomenali ed arriverebbero a spese di una catastrofe brutale, ora che il mondo si sta spostando da uno stimolo monetario ad uno fiscale, come suggerito in precedenza da Marko Kolanovic di JPM.

Vi è un'ulteriore considerazione: come fa notare Bloomberg, le correlazioni tra tutti i fattori degli investimenti stanno di nuovo salendo, cosa che sta aumentando il rischio sistemico per gli investitori attivi, e questi "collegamenti possono solamente continuare a stringersi man mano che gli investitori prestano maggiore attenzione alle minacce globali".


Tutto questo minaccia un altro gruppo di investitori: come spiega Bloomberg, non solo gli stessi fattori hanno paralizzato i fondi quantitativi, "ma correlazioni crescenti rendono difficile per i manager scrollarsi di dosso fattori di rischio indesiderati" secondo Fraser Jenkins, che raccomanda di ridurre il rischio attivo.
"Con la crescita che diventa meno sincronizzata, ci stiamo dirigendo verso una fase in cui stiamo iniziando a rallentare", ha scritto Fraser Jenkins.

Presumendo che Morgan Stanley abbia ragione, e il mercato stia per affrontare una brusca e dolorosa caduta, la più grande domanda è proprio quanto in là possa andare il presidente Trump prima di lanciare l'ennesimo attaccoa alla FED e richiedere la fine del tightening e l'inizio di un nuovo giro di QE...


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 21 agosto 2018

JP Morgan: il QE potrebbe avere conseguenze devastanti dopotutto





da Zerohedge


Circa 9 anni dopo che vari blog (tra cui anche quello che state leggendo, ndT) hanno messo in guardia di come le conseguenze negative a lungo termine del QE avrebbero superato ampiamente quelle positive (che si sono perlopiù limitate ad arricchire i ricchi e creare l'illusione di una stabilità economica costruita sulle fondamenta marce di migliaia di miliardi di dollari sfornati dalla banca centrale), nientemeno che JPMorgan ammette oggi che il QE potrebbe avere conseguenze finanziarie, economiche e politiche devastanti.

Cos'ha spinto questo emozionante momento di introspezione monetaria?

Secondo Nick Panigirtzoglou di JPM, è stato il rapporto della scorsa settimana della BoJ, in cui ha espresso preoccupazione per gli effetti collaterali negativi delle sue politiche di QE (soprattutto mantenendo il rendimento del decennale giapponese fissato attorno allo 0%) e per il forte, seppur breve, innalzamento dei rendimenti obbligazionari mondiali che hanno dimostrato ancora una volta quanto siano pesanti le politiche di monetizzazione della banca centrale nel determinare la fascia sinistra della curva dei rendimenti.

E, come il mercato ha dimostrato, un cambio di politica aggressivo e una successiva riduzione dell'assorbimento di obbligazioni da parte della BoJ avrebbero intensificato il quantitative tightening già in atto da parte della FED e della BCE, e secondo JPM rappresenta "un significativo rischio di coda che ha generato un intenso dibattito tra i nostri clienti".

Quindi, quali sono questi possibili effetti collaterali "devastanti" insiti nelle politiche monetarie non ortodosse?

Ecco un elenco delle principali conseguenze negative derivanti dal QE secondo JPMorgan:

1. Bolle negli asset ed un collasso delle spese in conto capitale: anche se il QE ha probabilmente esercitato pressioni al ribasso sui rendimenti obbligazionari, il significativo aumento dei bilanci delle banche centrali hanno reso potenzialmente più difficile l'uscita e hanno sollevato rischi di un aumento delle percezioni riguardo la monetizzazione del debito. Potenzialmente crea bolle speculative riducendo i rendimenti degli asset rispetto alle norme storiche, ed un eventuale ritorno alla normalità potrebbe essere accompagnato da forti cali dei prezzi. Le percezioni sulle bolle degli asset possono quindi anche aumentare l'incertezza a lungo termine. A sua volta, una maggiore incertezza potrebbe impedire agli agenti economici, come le imprese, di spendere: esattamente il crollo delle spese in conto capitale osservato negli ultimi dieci anni, quando le imprese hanno utilizzato il debito a buon mercato per acquistare le proprie azioni, facendo arricchire i team di gestione.

2. Aziende zombi e bassa produttività. I bassi spread creditizi ed i bassi rendimenti delle obbligazioni societarie sono una conseguenza prevista del QE, ma non senza distorsioni. Permettendo alle aziende improduttive ed inefficienti di sopravvivere, aiutate dai bassi costi di servire il debito, il QE potrebbe potenzialmente ostacolare la distruzione creativa che ha luogo durante un normale ciclo economico. In linea di principio, il QE potrebbe quindi rendere le economie meno efficienti o produttive nel tempo. Il dibattito sulle cosiddette società "zombi" è stato particolarmente intenso in Giappone, considerato il basso tasso di rotazione nel mondo delle aziende. Secondo l'OCSE, il tasso di avvio e di chiusura delle imprese in Giappone è di circa il 5%, circa un terzo di quello nelle altre economie avanzate, ed i vari commentatori incolpano le politiche ultra-accomodanti della BoJ per questo problema.

3. I rendimenti bassi distruggono i risparmiatori, rendendo i ricchi più ricchi. Uno degli impatti più evidenti del QE è stato il calo dei tassi di sconto, cosa che a sua volta ha creato un effetto ricchezza attraverso il sostegno dei prezzi degli asset. Tuttavia questo effetto ricchezza non è equamente distribuito ed i bassi tassi di sconto significano che i risparmiatori soffrono di un'erosione del reddito.

4. Inasprimento delle guerre tra valute. Il QE potrebbe inasprire le cosiddette "guerre tra valute". Il valore dello yen giapponese è crollato dopo l'inizio dell'Abenomics nel novembre 2012 ed è rimasto ai minimi storici da allora, aiutato dalla politica monetaria ultra accomodante della BoJ. Questo è mostrato nel grafico qui sotto. I principali concorrenti del Giappone tra i Paesi sviluppati ed in via di sviluppo hanno avvertito la pressione di questo deprezzamento, sebbene non sia chiaro se il deprezzamento significhi necessariamente che lo yen sia sottovalutato.


5. La NIRP ferisce l'economia e soffoca l'offerta di credito. Oltre una certa soglia, i tassi d'interesse negativi possono avere conseguenze non intenzionali quali una minore redditività bancaria, tassi di prestito bancario più alti, una ridotta creazione di credito per l'economia reale, un indebolimento del funzionamento dei mercati monetari ed una riduzione della liquidità nei mercati obbligazionari. E ci sono buone ragioni per ritenere che la soglia al di sotto della quale i tassi negativi hanno conseguenze indesiderate, sia più alta in Giappone che in Europa, non ultimo a causa dei margini d'interesse più bassi con cui operano le banche giapponesi... I tassi fortemente negativi hanno preso il loro pedaggio sul reddito da interessi delle banche danesi e svizzere. I proventi da interessi netti in % degli asset sono diminuiti nel 2015 per le banche danesi e svizzere in seguito all'introduzione di tassi molto negativi in ​​questi Paesi nel gennaio 2015.


6. Distorce i mercati repo a causa di carenze di garanzie collaterali. Non sono solo le banche commerciali a subire danni a causa del QE. La riduzione della liquidità nei mercati monetari e in quelli dei pronti contro termine, è un altro effetto collaterale. Le carenze di garanzie hanno ostacolato i mercati dei pronti contro termine degli Stati Uniti. La BoJ e la BCE hanno inflitto danni simili ai mercati dei pronti contro termine europei e giapponesi, poiché la garanzia delle obbligazioni sovrane è stata ritirata col QE ad un ritmo ancora più forte. Si potrebbe argomentare che il danno al volume degli affari e alla liquidità potrebbe essere stato ancora maggiore con il QE della BoJ e della BCE rispetto al QE della FED, perché la BoJ e la BCE sono andate oltre la FED abbassando il loro tasso di riferimento in territorio negativo. I rendimenti negativi possono ostacolare i volumi di negoziazione e la liquidità, in quanto gli operatori nel mercato monetario sono meno disposti a negoziare a tassi negativi.

7. Fondi pensione paralizzati a causa di un aumento dei deficit. I rendimenti obbligazionari più bassi aumentano i deficit dei fondi pensione e delle compagnie assicurative, facendo pressione affinché i passivi siano coperti da attivi adeguati. Questa pressione per allontanarsi dagli asset a reddito fisso verso titoli azionari ed altri asset ad alto rischio, è più forte in Paesi come il Giappone, dove le pressioni demografiche sono più intense. Ad esempio, la proporzione della popolazione di età pari o superiore ai 65 anni in percentuale alla popolazione tra i 15-64 anni, è aumentata costantemente, con il Giappone che invecchia più rapidamente degli Stati Uniti o dell'Europa. Generalmente l'invecchiamento della popolazione significa che le allocazioni tendono a spostarsi verso strumenti relativamente più sicuri, poiché la capacità di resistere a maggiori prelievi di capitale diminuisce con l'invecchiamento delle persone.


Ciò che sorprende in Giappone è che, contrariamente ai fondi pensione pubblici che si sono spostati verso le azioni, i fondi pensione privati ​​giapponesi hanno fatto il contrario spostandosi ancora di più verso le obbligazioni.


8. Il QE forza i consumatori a risparmiare ancora di più. Il rendimento al ribasso sull'indice obbligazionario Bloomberg Global Agg Yen si attesta attualmente vicino allo 0.15%, circa un sesto della sua media nell'espansione precedente alla crisi finanziaria. Oltre all'effetto di ridurre l'indebitamento dopo la crisi finanziaria e la crisi del debito sovrano dell'area Euro, il QE ha svolto un ruolo nel ridurre i rendimenti a lungo termine. In particolare i programmi di QE della BoJ e della BCE, i quali hanno visto diventare negativa l'emissione netta di titoli di stato al di fuori del bilancio del settore pubblico.


Questi rendimenti bassi, a loro volta, deprimono il reddito che gli investitori ricevono dalle obbligazioni, inducendoli a risparmiare ancora di più, facendosi beffe dell'assioma ampiamente accettato dagli economisti dietro al QE.

9. L'ascesa del populismo e gli attriti politici. Un rischio di coda a lungo termine creato dal QE è il potenziale di attriti politici, i quali potrebbero aggravarsi in futuro soprattutto una volta che il QE diventa un carry trade negativo per le banche centrali; vale a dire, quando gli interessi sulle riserve in eccesso iniziano a salire al di sopra del rendimento che ricevono sui loro possedimenti di obbligazioni.

La morale della favola secondo JPMorgan:
Queste questioni politiche potrebbero diventare un grosso problema in Giappone se nel futuro l'Abenomics, incluse le politiche ultra-accomodanti della BoJ, verranno percepite come un esperimento fallito che ha portato benefici limitati all'economia e alla società giapponesi.

Ora se traslate cosa ha detto JPM riguardo al fallimento del QE in Giappone al pezzo "An Orgy of Blood" di Clarmond Wealth nel Regno Unito, noterete che ogni giorno che passa le sue conclusioni incarnano sempre di più la realtà:
Quando gli storici guardano indietro e poi vedono i bilanci delle banche centrali, giustamente concluderebbero che ci sia stata una guerra mondiale visto che ogni bilancio si sta avvicinando o superando i livelli del 1945. Tuttavia la preoccupante verità è che non ci sono nemici esterni da sconfiggere; i banchieri centrali stanno solo mantenendo la traiettoria di crescita che chiediamo.

L'era degli slogan.

L'attuale contratto sociale è impantanato nelle sabbie mobili della finanza globale. È tenuto in vita dai giganteschi bilanci delle banche centrali, che coprono i loro governi in modo che i politici non debbano fare scelte spiacevoli di fronte ai loro elettori. Questo comportamento codardo dà origine a slogan di ogni genere, i quali forniscono liste di rimedi ma tutti falsi. Take bank control”…”America First”…”One Belt, One Road”…”Ein Volk, ein Reich, ein Fuhrer”…”One Man - One Kill”. Le banche centrali stanno attualmente fornendo il credito in eccesso che, in passato, è stato seguito da un'orgia di sangue.



[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 20 agosto 2018

Le infezioni della pianificazione monetaria centrale, Parte #5





di David Stockman


Il grafico qui sotto riflette i robo-trader di Wall Street che si godono l'ultimo giro di bevute. Non pensiamo che questo particolare triangolo verrà rotto portando il trend di prezzo nella stratosfera finanziaria.

Quando il 26 gennaio l'indice S&P 500 ha raggiunto i 2873, c'erano 170 punti tra la 50-DMA e la 200-DMA.

Da allora il gap si è drasticamente ridotto. Dato che il mercato ha progressivamente perso il suo momentum, la 50-DMA (linea blu) è costantemente scesa, anche se il momento statistico della sua massima esplosione a gennaio ha portato la 200-DMA leggermente più in alto.

Quindi ora lo spread è di soli 67 punti, il che significa che i bambini stanno finendo lo spazio in cui giocare. E questo significa, a sua volta, che un attacco sibilante non può essere molto lontano.


La ragione è semplice: ciò che ha fatto salire il mercato azionario nella stratosfera della storia delle valutazioni, sta ora sbiadendo.

Per intenderci, la FED sta decisamente seguendo il QT (quantitative tightening) e prosciugherà enormi quantità di denaro dai bacini obbligazionari; e la narrativa ottimista sta raggiungendo rapidamente la sua data di scadenza, in quanto l'attuale espansione economica ottuagenaria sta esaurendo il tempo e l'energia.

Per quanto riguarda quest'ultimo punto, la natura fraudolenta di questa storia era di nuovo in mostra questa mattina con il rapporto mensile sul mondo del lavoro. Incorporati in esso c'erano due grafici che in teoria sono impossibili in base al modello macroeconomico della vasca da bagno della FED.

Da un lato, il rapporto del BLS ha affermato che il tasso di disoccupazione di aprile ha raggiunto il 3.9%. Questo è il punto più basso dal dicembre 2000 e rappresenta la piena occupazione secondo lo standard convenzionale.


Dall'altra parte, il tasso negli aumenti delle ore di lavoro per i dipendenti nella produzione è arrivato a solo il 2.6% su base annua.

È lo stesso livello a cui è stato per quattro anni consecutivi, anche se il tasso di disoccupazione è costantemente diminuito; ed è molto al di sotto degli aumenti salariali del 4-5% che hanno prevalso all'inizio del secolo, quando il tasso di disoccupazione U-3 aveva raggiunto l'ultima volta la soglia del 4%.

Inutile dire che se il tasso di disoccupazione U-3 misurasse  la "fiacchezza" nel mondo del lavoro, i salari aumenterebbero prontamente.

Infatti esso misura poco più che il rumore statistico emanato dai modelli di occupazione profondamente sbagliati del BLS.


A dire il vero, le teste di legno non hanno avuto problemi a dire che si aspettavano suddetta mancanza nei salari, ma sono le stesse balle che hanno spacciato come minimo sin dal 2014, quando il tasso U-3 è sceso sotto il 6%, che nella sua saggezza Bernanke aveva definito la linea di confine della zona della piena occupazione.

Quindi, quello di cui ci stiamo occupando qui non è semplicemente una questione di grado: la narrativa del "tutto va bene" è costruita su menzogne ​​istituzionalizzate che servono i bisogni di Wall Street e della FED.

Poi, quando le bolle finanziarie scoppiano inesorabilmente, le storie di razionalizzazione ex post sono fabbricate per spiegare il fallimento delle precedenti spiegazioni.

L'ultima volta è stato il "contagio" che presumibilmente ha sconvolto l'economia "goldilocks" della FED. Come mostrato nel secondo grafico qui sopra, la crisi si stava agitando lentamente nel nirvana keynesiano della piena occupazione già alla fine del 2007, e su un percorso praticamente identico a quello presente.

Ovviamente è evidente che Wall Street desidera disperatamente d'illudersi, ed è per questo che i robo-trader si scontreranno all'interno dei loro punti sui grafici e sulle medie mobili fino a quando non farà capolino un "evento imprevisto" a scombinare le carte in tavola.

Nel frattempo la narrativa del "tutto va bene" diventa più logora di mese in mese. Come ha osservato Jeff Snider nel suo commento sul rapporto del BLS, ad un certo punto diventa piuttosto difficile nascondere 16.6 milioni di lavoratori scomparsi.

Ciò che intende è che se il tasso di partecipazione alla forza lavoro non fosse precipitato da oltre il 67.0% al livello attuale del 62.8%, oggi ci sarebbero 16.6 milioni di persone in più nell'economia statunitense all'apparente tasso di disoccupazione del 3.9%.



I keynesiani respingono interamente il punto di Snider in base alla vaga teoria che i pensionamenti e l'invecchiamento demografico degli Stati Uniti spieghino gran parte del cambiamento nel tasso di partecipazione.

In realtà no. Inoltre il modello di segnalazione dell'occupazione/disoccupazione del BLS è essenzialmente un cumulo di spazzatura che potrebbe essere stato rilevante durante i tempi dei vostri nonni.

Cioè, si basa sulla nozione errata che gli input di lavoro possono essere misurati con precisione da un'unità chiamata "lavoro" e che una tendenza economica in movimento tende a rimanere in movimento.

Al contrario, nel mondo di oggi il lavoro è part-time, il che significa che contare le unità di "lavoro" equivale a sommare mele, arance e pere. L'indagine sulle famiglie, ad esempio, considererebbe ugualmente "occupata":
  • un lavoratore a 10 ore settimanali senza benefici;
  • un lavoratore con tre posti di lavoro part-time e che rappresentano meno di 36 ore settimanali con alcuni benefici;
  • un lavoratore nella produzione a 50 ore settimanali (con straordinari) con un pacchetto di benefici completo.

Oltre a ciò, i sondaggi mensili sottostanti sono primitivi e del tutto privi di controllo di qualità tra gli intervistati. Di conseguenza gli statistici del BLS cercano di compensare questa superficialità con aggiustamenti ad hoc, stime approssimative (ad esempio il famigerato modello di nascita/morte) e modelli statistici che proiettano essenzialmente nel mese corrente la linea di tendenza statistica in corso.

In breve, la relazione mensile sui posti di lavoro non è un'istantanea empirica accurata di dove sia effettivamente il mondo del lavoro nel mondo reale; è una proiezione di dove dovrebbe essere.

Così quando Hampton Pearson (CNBC) riporta il numero come dovrebbe essere, le teste di legno discutono con entusiasmo dell'ennesimo rapporto "solido" nel mondo del lavoro.

E questo è anche il motivo per cui il rapporto del BLS è inutile nei punti di svolta del ciclo economico. Durante il crollo dell'occupazione nel periodo 2008-2009, ad esempio, superò il livello mensile di circa 500,000 posti di lavoro al mese.

Detto in modo diverso, la tendenza naturale di un'economia capitalista è quella di espandersi se la forza lavoro cresce e se lo stato non rallenta eccessivamente gli investimenti e la crescita della produttività.

Queste forze naturali di recupero sono entrate tiepidamente in scena dopo la correzione del 2008-2010. Rappresentano il recupero di circa 8.5 milioni di posti di lavoro persi durante la Grande Recessione ed i modesti aumenti che sono stati generati sin dal raggiungimento del breakeven nel 2014.

Ma ciò che è importante, è il tasso di crescita delle unità lavorative impiegate e la loro relazione con la potenziale forza lavoro disponibile, non il modello semplificato del BLS. Quest'ultimo, fondamentalmente, fluttua seguendo l'espansione del ciclo economico e consente al politburo monetario nell'Eccles Building di vantarsi per ciò che in realtà non è altro che un proxy statistico.

Inutile dire che pensiamo che esista un modo molto più perspicace e accurato per esaminare l'utilizzo della forza lavoro e valutare se sia stato raggiunto o meno un buon punto.

Nel dicembre 2000 (l'ultima volta che l'U-3 ha fatto registrare 3.9%), quello che consideriamo il tasso di disoccupazione complessivo era al 34.6%. Oggi si attesta al 40.0%.

Dall'inizio del secolo, quindi, c'è stato un enorme deterioramento nell'uso dell'offerta potenziale di lavoro da parte dell'economia americana. E mentre i baby-boomer invecchiano rapidamente e il carico del welfare state sale, questa è una cosa molto brutta.

Detto in altri termini, gli Stati Uniti non hanno utilizzato gli ultimi 9 anni della cosiddetta ripresa per tornare competitivi, come suggerito dal rapporto del BLS.

Invece hanno sprecato un decennio mentre è cresciuta l'ondata dei pensionamenti, continuando ad arretrare per quanto riguarda la capacità di crescita economica e l'aumento dei redditi reali. Questi ultimi sono assolutamente essenziali per pagare le tasse, le quali saranno necessarie per evitare che il welfare state degli Stati Uniti vada fiscalmente a gambe all'aria nei prossimi decenni.

E questo è estremamente rilevante anche per il mercato azionario.

Nulla nella logica o nella storia economica dice che si possono capitalizzare guadagni infinitamente crescenti (che è ciò che mostrano i profitti attuali al 24X) quando un'economia si sta dirigendo verso la linea piatta, o peggio verso una crisi fiscale generazionale che porterà al collasso il castello di carte da $69,000 miliardi di debiti su cui attualmente poggia l'economia statunitense.

In questo contesto, misuriamo la forza lavoro potenziale della popolazione statunitense tra i 20-69 anni e ipotizziamo che in teoria ogni adulto possa lavorare 2000 ore all'anno nel mercato del lavoro.

Ciò evita l'ovvio problema che ricorre nelle statistiche del BLS: infatti esso conta tre posti di lavoro in una famiglia di due genitori che assume una governante a tempo pieno, ma un solo lavoro per la stessa famiglia in cui un coniuge lavora, uno rimane a casa e nessuno dei due assume una terza persona per fare le faccende domestiche.

La stessa logica si applica al trentenne ancora in una scuola di specializzazione che vive coi prestiti dello zio Sam agli studenti; o l'ex-impiegato che vive dell'assegno della disabilità perché si è chinato troppo sulla macchina da scrivere; o il 60% dei beneficiari di buoni pasto che attualmente non hanno un posto di lavoro; o i milioni di millennial nello scantinato di mamma e papà che vendono bottiglie di birra vuote su eBay.

Molti fattori determinano se le potenziali ore di lavoro vengono dissipate nelle faccende domestiche, negli studi, nei servizi sociali, o nel seminterrato dei genitori. Ma il tasso d'interesse sui fondi overnight è sicuramente quello che c'entra di meno.

Tuttavia secondo le odierne circostanze demografiche e fiscali, il tasso di disoccupazione totale dovrebbe scendere affinché lo Zio Sam possa trovare le entrate fiscali necessarie per prevenire una guerra civile tra qualche anno.

Ma non sta succedendo. Nel dicembre 2000 c'erano 175.5 milioni di adulti tra i 20 ed i 69 anni, il che significa che la forza lavoro potenziale implicita ammontava a 351 miliardi di ore di lavoro all'anno. Durante lo stesso mese, il BLS misurava 229.5 miliardi di ore effettivamente impiegate nell'economia non agricola ad un tasso annuale.

Di conseguenza la disoccupazione ammontava a 121.5 miliardi di ore, o al 34.6% delle potenziali ore disponibili.

Al contrario la popolazione adulta tra i 20 ed i 69 anni ora è di 210.2 milioni e le ore disponibili ammontano a 420.5 miliardi all'anno. A fronte di ciò, la misura più recente del BLS mostra 252.5 miliardi di ore effettivamente impiegate, il che implica 168 miliardi di ore di lavoro disoccupate ed un tasso di disoccupazione complessivo del 40.0%.

Detto in modo diverso, tra le due volte in cui il tasso di disoccupazione U-3 è arrivato al 3.9% nel corso degli ultimi 18 anni, il livello del lavoro americano disoccupato è aumentato di 47 miliardi di ore l'anno.

Ancora più importante, il lavoro potenziale è cresciuto di 70 miliardi di ore, o dell'1.05% annuo in suddetto periodo, mentre le ore di lavoro effettivo sono aumentate solo di 23 miliardi, o dello 0.55% all'anno.

Per contro, durante i periodi di punta dal 1980 al 2000, la forza lavoro potenziale crebbe del 2.2% all'anno e le ore di lavoro effettivamente utilizzate aumentarono dell'1.9% all'anno.

Siamo quindi all'opposta del "tutto va bene". Nel 1980 i baby-boomer stavano iniziando ad invadere la forza lavoro, ed i tassi di partecipazione femminile nell'economia stavano aumentando rapidamente.

Al contrario, le ore del lavoro dipendente sono cresciute ad un quarto rispetto al tasso registrato sin dal dicembre 2000 e il tasso di disoccupazione è costantemente aumentato.

La ragione non è difficile da capire: la FED ha gravemente danneggiato l'economia di Main Street attraverso il suo massiccio incentivo inflazionistico ad inviare all'estero la produzione ed i posti di lavoro ad alto valore, trasformando nel frattempo i piani alti delle grandi aziende americane in tane predatorie di ingegneria finanziaria.

Allo stesso tempo, il welfare state ha drenato ulteriormente le risorse della manodopera con massicci aumenti di buoni pasto, pensioni di disabilità, Medicaid e altri programmi di assistenza sociale.

Il risultato sarà sicuramente molto diverso dal "tutto va bene" sventolato dai media generalisti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione.html

=> Potete leggere la Parte 2 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_14.html

=> Potete leggere la Parte 3 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_16.html

=> Potete leggere la Parte 4 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione_17.html


domenica 19 agosto 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin e delle principali Altcoin, 19/8/2018


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin e delle principali Altcoin. La mia analisi andrà come di consueto a sviscerare i vari indicatori ed archi temporali per formare una ipotesi coerente con ciò che osserviamo dai grafici, in modo da capire al meglio cosa succederà al prezzo di BTC nel breve/medio termine. Successivamente analizzerò alcune delle principali Altcoin tra cui ADA, BAT, ETC, LTC, XLM, ETH.
L'analisi tecnica è possibile consultarla al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin-e-delle-principali-altcoin--19-8-c5b96634aee9


venerdì 17 agosto 2018

Le infezioni della pianificazione monetaria centrale, Parte #4





di David Stockman


La direzione di Caterpillar ha commesso un peccato imperdonabile durante la teleconferenza della società nel primo trimestre di quest'anno: ha ammesso che i fagioli, se piantati, non fanno crescere piante che arrivano fino al cielo.

CAT aveva ventilato la possibilità dell'ennesimo trimestre "alla grande", secondo quello che si poteva leggere dagli algoritmi di trading. Nell'istante in cui questo "bip" ha attraversato le pagine della stampa, le azioni di CAT, già orribilmente sopravvalutate, sono balzate di un altro 2%, solo per scendere vertiginosamente quando il suo CFO, Brad Halverson, ha pronunciato tre parole ("high water mark") riguardo ai risultati del primo trimestre.

Ciò sarebbe costato $7 miliardi di capitalizzazione di mercato. Inutile dire che uno dei grandi mali della pianificazione monetaria centrale è che ha trasformato Wall Street in una petulante ed esigente orda di giocatori d'azzardo che credono che i prezzi delle azioni possano crescere fino al cielo; e che hanno il diritto di "comprare" sempre i segnali, che le notizie siano vere o meno.

Ad esempio, un team di gestione si è mai focalizzato sul tasso di riduzione del numero delle azioni proprie e ha riconosciuto che, prendendo in prestito denaro o deviando il flusso di cassa per finanziare tali riacquisti, stava creando rischi, per non parlare di pericoli, per le prestazioni future?

Qualche CEO indaffarato a pompare il suo ultimo contratto di fusione/acquisizione, ha mai riconosciuto che la tanto strombazzata "sinergia dei risparmi" potrebbe altrettanto facilmente ridurre le vendite, compromettere le prestazioni operative, o ritardare l'innovazione futura del prodotto, nonostante aumenti i margini ed i guadagni?

E soprattutto, quale compagnia ha mai ammesso che nonostante gli sforzi diligenti del management per migliorare ed eccellere, alla fine rimane sempre una creatura del ciclo economico? E che non vi è alcun ciclo economico nella storia registrata che non sia finito per un motivo o per un altro?

Ecco perché crediamo che la verità di CAT sia emblematica del momento attuale. Su base statistica, il ciclo attuale è diventato ottuagenario; e su una base fondamentale, ha vissuto di tempo preso in prestito tempo e denaro preso in prestito.

Tra le altre cose, questo significa che il guadagno a due cifre strombazzato nei guadagni del primo trimestre dovrebbe essere preso con le pinze. Come nel caso illustrativo dei risultati di McDonald's, dove il guadagno pubblicizzato del 22% era in realtà gonfiato in termini economici (vedi Parte 2), la schiacciante quota dei guadagni del primo trimestre è dovuta a fattori una tantum come il taglio delle aliquote fiscali per le aziende, i riacquisti di azioni proprie e la valuta.

I primi due fattori sono ovvi, con le aliquote fiscali effettive che sono scese di 10-20 punti percentuali rispetto allo scorso anno e il conteggio delle azioni S&P 500 è diminuito del 2-3%. Ma l'impatto dei cambi sui guadagni dell'indice S&P è quasi altrettanto incisivo, dato che oltre il 50% degli utili è attribuibile alle operazioni estere.

Nel terzo trimestre del 2014, il tasso di cambio del dollaro ha toccato un minimo di 20 anni a poco meno di 103, secondo il grafico qui sotto. Allo stesso tempo, i guadagni annuali segnalati per le società dell'indice S&P 500 hanno raggiunto un massimo post-recessione di $106 per azione, in parte grazie ai forti guadagni concessi dal pattern del dollaro.

Poi le cose sono cambiate, com'è evidente nel grafico qui sotto: il dollaro si è rafforzato notevolmente nel corso dei tre anni successivi, salendo di oltre il 25% a 129 all'inizio del primo trimestre 2017.

Nel frattempo anche i prezzi del petrolio e delle materie prime e gli utili sono diminuiti drasticamente, il che significa che, in combinazione con un dollaro in aumento, gli utili dell'indice S&P hanno affrontato una battuta d'arresto. A metà 2016, gli utili annuali erano scesi a $87 per azione, o del 18%.

Poi è arrivata una breve risalita degli utili dell'indice S&P 500. Le materie prime ed il ciclo commerciale sono rimbalzati sotto la spinta di un gigantesco impulso di credito emanato dallo Schema Rosso di Ponzi, mentre lo scorso ottobre Pechino ha gonfiato di più la sua montagna di debiti in preparazione dell'incoronazione di Xi Jinping come governante a vita.

Ciò ha notevolmente aumentato gli utili dell'indice S&P nei settori dei materiali ed industriali. Allo stesso tempo, il dollaro ha subito una brutta caduta dal picco del gennaio 2017. È crollato del 10% ad un minimo di 115 alla fine di gennaio 2018, aggiungendo così ulteriori utili segnalati tramite i guadagni nella conversione.

Di conseguenza i guadagni nell'indice S&P 500 sembravano aver raggiunto i $117 per azione su base annuale a marzo 2018, un aumento del 17% rispetto ad un anno fa e del 36% rispetto al minimo a metà del 2016.

Ma, attenzione, perché il dollaro sta già invertendo la tendenza e con i rendimenti dei titoli statunitensi in aumento e la falsa "crescita sincronizzata" che sta crollando all'estero, il biglietto verde non ha altro posto in cui andare se non in alto. E anche se l'attuale forte rimbalzo del dollaro andrà in stallo, ha poche prospettive di un ulteriore calo del 10% su base trimestrale come avvenuto nel primo trimestre di quest'anno.

Ancora più importante, il giro degli utili nell'indice S&P negli ultimi quattro anni ammonta a solo un aumento del 2.4% annuo, e anche questa non è un'aberrazione.

Oltre alla possibilità che il CFO di Caterpillar fosse stato chiaroveggente, gli utili dell'indice S&P 500 sarebbero cresciuti ad un tasso del 3.0% annuo per l'intero decennio dal massimo pre-crisi di $85 per azione nel giugno 2007.

Detto in modo diverso, il ciclo economico è ora più vecchio di 42 mesi rispetto al picco provvisorio del settembre 2014; la crescita del PIL globale e interno sta di nuovo rallentando, mentre lo Schema Rosso di Ponzi lotta per evitare di capovolgersi sotto il suo massiccio debito; ed i margini di profitto stanno già scendendo su base aggregata.

Quindi dimenticatevi dei delta. In verità, il primo trimestre del 2018 è in realtà un momento cruciale per esaminare i fondamentali di un ciclo di affari e profitti che si scontra con la vecchiaia statistica.


Il flusso e riflusso dei risultati finanziari di CAT nell'ultimo decennio segue da vicino il viaggio del mercato più ampio verso il suo attuale declino, anche se in forma leggermente più drammatica e amplificata ciclicamente.

Inutile dire che tutto inizia con l'esplosione dei bilanci delle varie banche centrali globali da $2,000 miliardi a $22,000 miliardi negli ultimi due decenni. Questo aumento senza precedenti di credito fiat ha consentito un'eruzione ancora maggiore di debito globale ed un'espansione del PIL alimentata dal debito.

Durante i due decenni che hanno avuto inizio nel 1994, quando la Cina ha svalutato la sua valuta del 60% e Greenspan ha aperto i rubinetti monetari della FED, il debito globale è cresciuto a dismisura: +$185,000 miliardi, un tasso di aumento del 9.0% annuo.

Ciò ha fatto sì che anche il PIL globale si espandesse, passando da $28,000 miliardi a $78,000 miliardi. Eppure questo ha rappresentato un tasso di crescita sostanzialmente più modesto (5.3%), il che significa che il rapporto di leva del pianeta ha fatto un balzo sorprendente.

Il rapporto debito globale/reddito è salito dall'1.45X nel 1994, che rappresentava la media storica per i rapporti d'indebitamento a livello generale, al 2.90X nel 2014 e da allora ha continuato a salire più in alto.


Va da sé che il debito a buon mercato e la robusta crescita del PIL sono una combinazione paradisiaca dal punto di vista dei fornitori nell'industria delle spese in conto capitale.

Sono state necessarie attrezzature pesanti per estrarre metalli e combustibile dal sottosuolo, trasportarli in tutto il mondo, erigere nuove capacità di conversione ed infrastrutture, costruire nuove strutture di produzione e distribuzione, e favorire i guadagni in entrata con una vasta espansione degli edifici commerciali e residenziali.

Non sorprende se la spesa in conto capitale globale abbia avuto un'età dell'oro, quasi quintuplicata negli ultimi due decenni. Eppure ha raggiunto il picco nel 2012-13 e c'è un motivo innegabile.


In una parola, quello era il momento in cui l'enorme impulso di credito post-recessione proveniente dallo Schema Rosso di Ponzi ha raggiunto il picco, portando così la domanda globale di spese in conto capitale, e in particolare delle grandi macchine gialle di CAT, ai massimi storici.

Tuttavia quando Pechino ha schiacciato il freno a mano monetario poco dopo per far raffreddare la baldoria risultante di scavi, cotruzioni, investimenti scriteriati e speculazioni, i tassi di attività sono diminuiti drasticamente... solo per innescare un nuovo ciclo di espansione del credito e domanda globale che ha raggiunto il picco all'inizio del 2014.

Il ridimensionamento successivo nel 2015 e nel 2016 si è rivelato particolarmente intollerabile per i Suzerain Rossi di Pechino. Questo perché minacciava di rovinare la festa del 19° Congresso del Partito Comunista (che si tiene ogni 5 anni) nell'ottobre 2017 e l'ascesa pianificata di Xi al ruolo di Leader Supremo con più potere di qualsiasi altro oligarca comunista dopo Mao Zedong.

È stata la successiva impennata dell'impulso di credito della Cina, seguita da un'impennata di investimenti e produzione interna, che hanno riacceso la domanda ed i prezzi globali delle materie prime, nonché la produzione ed il commercio industriale mondiale durante la seconda metà del 2016 e fino al 2017.

Questa è diventato nota come "crescita globale sincronizzata" a Wall Street ed è stata il carburante che ha spinto il mercato azionario al suo picco nel gennaio 2018 e ha aiutato i guadagni a rimbalzare come sopra delineato.

Ma non è stato l'inizio di una perenne espansione globale; era solo una parentesi che serviva a Pechino e ora si sta rapidamente invertendo. Gli indicatori del sentiment delle imprese in Germania, che vivono per la domanda cinese di beni capitali e di automobili di lusso, sono la testimonianza di questa verità.


Inutile dire che al disfacimento dello Schema Rosso di Ponzi seguirà anche quello delle grandi macchine gialle.

Le vendite di CAT hanno raggiunto un picco di $66.3 miliardi nel giugno 2012, così come il suo reddito netto a $6 miliardi. Da allora in poi è stato un lungo scivolone, mentre il boom storico e irripetibile degli investimenti cinesi dopo la crisi finanziaria globale si è raffreddato rispetto al picco del 2012.

Data la lunga catena di inventari CAT attraverso la sua rete di rivenditori globali, le sue spedizioni sono diminuite per quattro anni consecutivi, con vendite che hanno toccato il fondo a settembre 2016 a $40 miliardi. Questo crollo del volume, a sua volta, ha comportato una severa compressione dei margini in un'attività altamente ciclica con enormi costi fissi.

Di conseguenza il reddito netto è crollato dell'83% a solo $1 miliardo a settembre 2016.

Ma ecco il punto: l'incoronazione di Xi nel 2016-2017 ha rappresentato un bottom per il mercato globale delle spese in conto capitale. Di conseguenza CAT ha iniziato a ricostituire gli inventari, gonfiando così le vendite ed i margini operativi registrati negli ultimi sei trimestri.

E questo, a sua volta, ha causato la lettura errata da parte degli algoritmi di trading a Wall Street. Tra l'inizio del 2016 e il picco del gennaio 2018, le azioni di CAT sono salite da $60 per azione a $170 per azione, con un aumento di $65 miliardi nella capitalizzazione di mercato.

Inutile dire che lo Schema Rosso di Ponzi non ripeterà il momento pirotecnico economico 2008-2012, ma gli analisti non hanno avuto problemi a spiegare un ritorno a $66 miliardi di vendite e $6 miliardi di reddito netto.

Ahimè, questo è solo un pio desiderio. Ma le vendite hanno ritracciato solo del 31% dal loro picco nel 2012 e l'utile netto ha recuperato solo il 24% del suo terreno perduto.


Inutile dire che qui sta la morale della favola.

Durante il trimestre appena conclusosi, il reddito netto annuale di CAT e il flusso di cassa operativo sono stati rispettivamente di $2.2 miliardi e $2.5 miliardi. Ciò si traduce in multipli di valutazione rispettivamente del 46X e 40X, al picco del gennaio 2018, e solo leggermente più bassi al prezzo attuale di $144 (rispettivamente 38X e 34X).

Nessuno sano di mente pagherebbe multipli così ridicolmente alti per un business violentemente ciclico che ha raggiunto il suo picco.

Inoltre il casinò di Wall Street non è né un libero mercato, né gli speculatori ed i robo-trader sono intenzionati a rappresentarlo.

La prova è nel grafico qui sotto. Nel corso degli ultimi quattro anni il flusso di cassa operativo di CAT è crollato del 58%, da $6 miliardi a soli $2.5 miliardi.

Allo stesso tempo, la sua capitalizzazione di mercato è aumentata di $40 miliardi, o del 67%, al picco del 26 gennaio all'inizio di quest'anno, ed è ancora in aumento del 40%.

C'è solo un modo in cui il "giù" diventa "su", e questo avviene attraverso un'enorme espansione dei multipli.

Infatti il multiplo del flusso di cassa di CAT è triplicato rispetto a quello storico del 11-12X: a quasi 34X al momento attuale.


Rimanete sintonizzati. Pensiamo che il casinò inizierà presto a pregare che queste cifre non siano un precursore dell'ennesimo ciclo in stile 2008-2009.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/



=> Potete leggere la Parte 1 a questo indirizzo: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2018/08/le-infezioni-della-pianificazione.html

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