Un differenziale di rendimento agli attuali 170 punti tra i decennali tedeschi e americani è possibile solo in un contesto in cui la BCE manipola pesantemente il rapporto. L'articolo di oggi sottolinea l'ennesimo esempio di una lunga serie già documentati su queste pagine: la Germania, un tempo locomotiva d'Europa, è diventato un carretto. I rendimenti delle sue obbligazioni dovrebbero essere molto più alti, ma grazie alle manipolazioni della BCE/BOE sul lato lungo della curva dei rendimenti americana e l'appoggio del Canada (Paese con una parvenza restante di garanzie collaterali), viene venduta l'illusione che l'UE sia più attraente per i mercati dei capitali rispetto agli Stati Uniti. Questa illusione sta venendo erosa lentamente, ma inesorabilmente. Il piano di spese di Bruxelles è il seguente: a partire dal 2028 il bilancio annuale della Commissione dovrebbe passare dagli attuali €170 miliardi a €285 miliardi, un incremento pari al 68%. La Von der Leyen punta a raggiungere la cifra complessiva di duemila miliardi di euro nell'arco di sette anni. È un piano quinquennale cinese. Un aumento di quasi il 70% tra un quadro finanziario e l'altro non rappresenta una semplice espansione di bilancio; questa megalomania fiscale cela una trasformazione sistemica. L'ultima trovata degli esperti di redistribuzione a Bruxelles – i fautori di un'economia basata sui sussidi – consiste nello stoccare la CO2 catturata sotto i fondali del Mare del Nord e del Mar Baltico; un'idea che richiede una fantasia davvero fuori dal comune. Di recente la presidenza irlandese nel Consiglio dell'UE ha proposto un taglio di €141 miliardi al bilancio di Bruxelles: si tratterebbe di circa €20 miliardi in meno all'anno, ovvero una riduzione dell'8% rispetto alla proposta iniziale della Commissione. Ciononostante il bilancio registrerebbe comunque una crescita superiore al 55%. Per il cancelliere tedesco, la proposta irlandese è risultata inaccettabile. Mese dopo mese, la Commissione europea sollecita i mercati dei capitali per ottenere nuova liquidità attraverso l'emissione di obbligazioni. Solo quest'anno circa €180 miliardi di nuovo credito sono affluiti nelle casse di Ursula von der Leyen. Tale credito – garantito collettivamente dagli Stati membri, sebbene una pratica del genere sia ufficialmente vietata – finanzia l'intero apparato. Grazie a queste risorse, leader socialisti come lo spagnolo Pedro Sánchez arrivano a finanziarsi e saranno i contribuenti europei a dover saldare il conto, e i consumatori non avranno altra scelta se non quella di pagare la propria quota di questo sperpero politico attraverso l’inflazione che esso genera. Nell’agosto dello scorso anno Bruxelles ha trasferito a Madrid oltre €23 miliardi, di cui €16 miliardi sotto forma di prestiti; altri €6,23 miliardi sono arrivati nell’agosto di quest’anno. Finora la Spagna ha ricevuto complessivamente €78 miliardi. Che l'UE ricorra alla repressione finanziaria per costringere banche, investitori e risparmiatori privati ad acquistare Eurobond, o che invece offra titoli a tassi di interesse allettanti che il mercato accetti di buon grado, non fa più molta differenza ormai. Il «club del debito» europeo ha già urtato l’iceberg nel mercato obbligazionario e gli unici rimasti sul ponte di comando di questa nave destinata al naufragio sono quei funzionari pubblici talmente inebriati dalla propria brama di potere da non essersi accorti di aver dato il via al capitolo conclusivo della loro stessa storia.
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di Thomas Kolbe
(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/la-germania-respinge-un-investimento)
A Groß-Gerau, in Assia, un progetto da un miliardo di euro è stato bloccato dall'opposizione dei cittadini e dalla maggioranza del consiglio comunale. La città appare ora l'emblema del declino della Germania: arretrata, ostinata e irrimediabilmente persa in un'epoca che non lascia spazio a un solipsismo passivo.
Con circa 27.000 abitanti, Groß-Gerau beneficia di collegamenti diretti con Francoforte e Darmstadt, il che la rende una città ideale per i pendolari. Qui vive la tradizionale classe media tedesca: in parte al riparo dagli sconvolgimenti economici e sociali del Paese, ma al contempo sufficientemente vicina ai principali centri di sviluppo da ritrovarsi improvvisamente sotto i riflettori.
La CDU ha votato a favore del progetto
Il consiglio comunale ha respinto la proposta di un data center della società statunitense, Vantage Data Centers, a seguito delle proteste dei residenti. Con i voti di SPD, Verdi e Sinistra, la città ha bocciato un investimento privato di circa €2,5 miliardi.
La struttura prevista avrebbe fatto parte dell'infrastruttura digitale della regione Reno-Meno, incentrata su DE-CIX, uno dei più importanti centri internet al mondo. Si tratta delle nuove autostrade digitali mondiali: intelligenza artificiale, sistemi autonomi, guida autonoma, soluzioni cloud, tutte infrastrutture su cui fanno affidamento le principali economie come Stati Uniti e Cina per uscire dalla stagnazione economica.
Per la Germania, questi sviluppi sono considerati, nella migliore delle ipotesi, marginali. L'atteggiamento prevalente si maschera da superiorità ideologico-morale, utilizzando la regolamentazione per garantire che aziende e utenti non “si spingano troppo oltre”. Nella politica europea, la sfera digitale non è altro che un terreno di gioco per polemiche e meschine critiche al piano generale per la costruzione di uno stato ideale basato sul socialismo verde.
Con 18 voti a favore e 14 contrari, il consiglio comunale si è infine opposto al progetto. Solo la CDU, insieme al Kombi-FWG, lo ha sostenuto. Questo getta luce sulle dinamiche politiche tedesche: in assenza dell'AfD, la CDU agisce sorprendentemente in modo indipendente, sfidando persino il cosiddetto cartello dei partiti “firewall”. Che questo possa essere un segnale di una potenziale liberazione politica della Germania? O l'azione locale della CDU è stata semplicemente un'eccezione all'interno di un'ideologia altrimenti saldamente allineata a Bruxelles?
Il sito proposto si trovava a poche centinaia di metri dalle zone residenziali, separato da un parco industriale. Eppure, questo è bastato a far sì che le presunte preoccupazioni per il rumore dominassero il dibattito locale. I Verdi sostenevano che il data center avrebbe creato “corridoi termici” e deprezzato il valore degli immobili, una preoccupazione mai sollevata durante la costruzione di turbine eoliche. Mentre l'interesse pubblico ha sempre prevalso sulla proprietà privata durante la costruzione di parchi eolici, in questo caso l'ideologia ha sostituito una valutazione razionale del rischio. Fin dall'inizio, la politica locale ha cercato pretesti per bloccare il progetto, spinta dalla paura di assumersi responsabilità e dall'inerzia burocratica.
Scuse ed elusioni
Le giustificazioni addotte per respingere l'investimento erano tanto bizzarre quanto tipicamente tedesche: timide, sulla difensiva e prive di qualsiasi visione. Le entrate fiscali previste erano considerate insufficienti, i potenziali posti di lavoro minimi: una scusa dopo l'altra. La burocrazia si è radicata a tal punto che gli investimenti privati sono ormai percepiti come una minaccia piuttosto che come un'opportunità.
Questo sistema ha eroso le capacità di astrazione e trasformato la debolezza in superiorità morale. Il futuro non è più visto come malleabile, il cambiamento è percepito come un peso e l'immaginazione viene sistematicamente indebolita. Le persone imparano a seguire le regole invece di risolvere i problemi.
La soluzione consiste nel liberarsi da questa gabbia di ferro della regolamentazione, rilanciando l'innovazione e costruendo le infrastrutture essenziali per l'economia di domani.
Il villaggio degli ideologi verdi
La politica tedesca non ha mai avuto seri problemi a espropriare le case dei proprietari per installare turbine eoliche. La cosiddetta partecipazione dei cittadini non è altro che un palliativo per le reali perdite materiali inflitte ai residenti. Persino i simbolici sistemi di compensazione in alcuni Länder non riescono ad affrontare il disprezzo strutturale per i diritti di proprietà. La proprietà privata è vista con sospetto e trattata come una preda fiscale per ambizioni ideologiche.
Il progetto di Groß-Gerau avrebbe potuto rappresentare un'opportunità per implementare un modello di remunerazione equa orientato al mercato, anteponendo i principi economici alle logiche ideologiche. Invece, la Germania rimane in un “villaggio tribale” dal punto di vista psicologico: perennemente sulla difensiva contro la modernizzazione, con la burocrazia e le ONG che alimentano il provincialismo.
Per le aziende statunitensi, questa è prassi consolidata: i diritti di proprietà impongono negoziati seri con i residenti interessati, oppure il contenzioso garantisce un equilibrio. La Francia offre un esempio contrastante: il presidente Emmanuel Macron ha di recente investito €30 milioni nella “Silicon Valley” del suo Paese, mentre gli investimenti privati statunitensi superano di centinaia di miliardi tali iniziative statali. La lezione è chiara: l'Europa rimane vincolata alla centralizzazione, incapace di competere con sistemi più agili e orientati al mercato.
È giunto il momento che la Germania abbandoni la rigidità del socialismo climatico e inizi ad abbracciare nuovi modelli di business. L'ostinazione e la timidezza non devono più impedire al Paese di riconoscere le opportunità di crescita e innovazione.
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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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