giovedì 23 luglio 2026

La spirale negativa dei problemi fiscali in Francia: una nazione incapace di riforme

La stessa spirale negativa a livello economico, il benchmark del trentennale francese ha raggiunto un massimo preoccupante tra le altre cose, ha un parallelo anche a livello sociale. La neolingua orwelliana è stata adottata ad hoc dall'Unione Europea, infatti l'ultima iterazione di questa presa per i fondelli nei confronti dei sudditi europei è lo “Scudo Democratico”. La Commissione europea afferma che il suo obiettivo è creare uno spazio informativo “sicuro” in cui dovrebbero prevalere i messaggi “affidabili”, in pratica, le narrazioni allineate al consenso dominante. Il problema è che i criteri di “credibilità” dell'UE, di ciò che è considerato “disinformazione” e – cosa è particolarmente dannoso – di “discorso divisivo” sono estremamente vaghi e soggetti a interpretazioni ideologiche. Di conseguenza non saranno nemmeno tribunali indipendenti, ma piattaforme online che collaborano con organizzazioni non governative selezionate da Bruxelles a decidere quali contenuti potranno raggiungere i cittadini dell'Unione Europea. Vale la pena sottolineare il ruolo dei cosiddetti “trusted flaggers” e delle reti di fact-checker. Sono proprio queste entità, spesso finanziate con fondi pubblici dell'Unione Europea o degli stati membri, e ideologicamente uniformi, a ottenere una posizione privilegiata nel processo di moderazione dei contenuti. In pratica ciò significa delegare la censura a entità che non sono soggette ad alcun controllo democratico. Allo stesso tempo le restrizioni sulla targetizzazione e sul finanziamento dei messaggi politici rendono molto più difficile raggiungere gli elettori. In pratica le piattaforme più grandi, come Facebook, hanno già smesso di pubblicare annunci “politici” per evitare rischi legali. Non è più possibile promuovere liberamente petizioni contro l'aborto o le unioni tra persone dello stesso sesso. L'Unione Europea, sotto la bandiera della tutela della democrazia, ha iniziato a limitare sistematicamente la libertà di parola e il pluralismo politico. In questo modo ci si incammina lungo i sentieri storici di ogni regime autoritario, ricorrendo alla violenza e alla censura quando il consenso pubblico svanisce.

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-spirale-negativa-dei-problemi)

Quanto sta accadendo in Francia potrebbe presto trascinare l'intera Eurozona in una profonda crisi. Il Paese sta arrancando in una crisi fiscale, bloccato in una situazione di stallo politico che sembra insormontabile. Sul mercato obbligazionario il tempo stringe e il debito pubblico francese sfugge al controllo.

Il Primo Ministro Sébastien Lecornu ha celebrato una classica vittoria di Pirro: l'Assemblea Nazionale ha approvato a stretta maggioranza la sua bozza di bilancio sociale per il prossimo anno, ma la vittoria è arrivata a caro prezzo date le ampie concessioni che non faranno altro che peggiorare una situazione fiscale già esplosiva.


Strane coalizioni

Con 247 voti a favore, 234 contrari e 93 astensioni, l'Assemblea ha approvato un piano che prevede un deficit di €20 miliardi nel bilancio sociale, significativamente peggiore rispetto ai €17 miliardi inizialmente previsti. Sia il partito di Marine Le Pen che il blocco di estrema sinistra guidato da Jean-Luc Mélenchon hanno respinto la proposta.

È surreale: l'impasse politica ha portato la Francia in una situazione in cui l'estrema sinistra e l'estrema destra votano insieme, spingendo collettivamente il governo verso il collasso. Per il presidente Emmanuel Macron questo potrebbe presto significare la formazione di un altro governo fragile, poiché non vi è alcuna indicazione che la Francia possa uscire da questa catastrofica situazione di stallo.

Il disegno di legge poi è passato al Senato, dove la coalizione di governo detiene la maggioranza, ciononostante lo stallo politico continua.


Riforma delle pensioni in stallo: una paralisi permanente della riforma

Lecornu è stato costretto a congelare la riforma pensionistica prevista, che avrebbe innalzato l'età pensionabile da 62 a 64 anni. Invece la Francia la porterà solo a 62 anni e nove mesi. Il Paese mantiene il bilancio sociale più elevato dell'UE, pur conservando una delle età pensionabili più basse. Ancora una volta, la Francia elude la crescente crisi pensionistica, seguendo la Germania lungo lo stesso pericoloso percorso di un sistema a ripartizione al collasso. Parigi si rifiuta inoltre di affrontare le conseguenze fiscali dell'immigrazione clandestina, una bomba a orologeria sociale la cui miccia è già esplosa.

Questa decisione mette a nudo la profonda negazione politica radicata nella classe dirigente francese: continuano a vivere a spese delle generazioni future, consumando risorse economiche che non esistono più. La Francia è diventata fondamentalmente incapace di riforme e sta precipitando in una grave crisi fiscale.

Il deficit di bilancio di quest'anno si aggira intorno al 5,6% del PIL; la proiezione eccessivamente ottimistica del governo francese per il prossimo anno è del 5%. Con enormi lacune nei conti sociali, nessuno sa spiegare come si possa raggiungere una cifra simile. È pura fantasia. Una previsione molto più realistica è un deficit compreso tra il 6% e il 7%.

La crisi politica francese rispecchia la sua paralisi economica. La produttività economica è in calo da anni. Con una quota statale del 57% del PIL, il governo francese blocca la libera allocazione dei capitali e assorbe proprio le risorse necessarie per rilanciare l'economia. La Francia non si è mai trovata a suo agio con l'economia di mercato e ora, come un gemello siamese delle disastrose linee di politica di Berlino, spinge la pianificazione centrale ancora più in profondità nell'economia.


Immobilismo economico

Con 68.000 fallimenti aziendali negli ultimi dodici mesi e un settore industriale in contrazione, il Paese si sta dirigendo a capofitto verso una grave crisi sociale, che si riflette già in un'inevitabile trappola fiscale.

La Francia sta vivendo un'ondata di fallimenti di proporzioni bibliche, che probabilmente costerà 400.000 posti di lavoro quest'anno. L'economia è in ginocchio e i francesi si rifugiano nell'illusione che un debito infinito possa in qualche modo risollevare il loro sistema di welfare.

Abbiamo visto cosa questo significhi per la stabilità dell'Eurozona: quindici anni fa la piccola Grecia perse l'accesso ai mercati e scatenò una crisi del debito che si diffuse a macchia d'olio in tutta Europa.

All'epoca, la credibilità della politica monetaria dell'Eurozona fu sacrificata per mantenere liquidi i mercati del credito, fortemente interconnessi, attraverso massicci interventi della BCE e anni di salvataggi.

Se la seconda economia dell'Eurozona dovesse subire un “arresto” sul suo mercato obbligazionario – un improvviso crollo della domanda per la crescente emissione di debito – gli strumenti tradizionali della Banca Centrale Europea non sarebbero sufficienti a contenerne le conseguenze.


Un cambiamento secolare nei titoli obbligazionari

In caso di crisi acuta, la BCE sarebbe pronta a intervenire. Il suo strumento principale sarebbe l'acquisto di titoli di Stato nell'ambito del PSPP (Programma di acquisto del settore pubblico). Ulteriore liquidità potrebbe essere iniettata attraverso operazioni di rifinanziamento mirate a lungo termine, o tramite il sostegno alle banche che detengono ingenti volumi di debito sovrano francese.

Il programma Outright Monetary Transactions (OMT) potrebbe essere attivato, consentendo l'acquisto diretto di obbligazioni di Paesi in crisi, sebbene solo nel rispetto di rigide condizioni fiscali. Ma nella prossima crisi queste condizioni saranno quasi certamente ignorate per evitare la disgregazione dell'Eurozona. La BCE ha già fornito le linee guida quando Mario Draghi pronunciò la sua famosa frase “a qualunque costo”.

Tuttavia l'influenza effettiva della BCE ha dei limiti: la parte a lunga scadenza del mercato obbligazionario – quella con scadenze superiori a dieci anni – è il segmento più profondo e liquido. Nessuna singola banca centrale può controllarlo completamente.

Da mesi i rendimenti a lungo termine sono in aumento, prima in Giappone e ora sempre più in diverse aree dell'Eurozona. Il mercato sta segnalando una perdita di fiducia nella sostenibilità del debito degli stati fiscalmente indisciplinati.

Nei mercati obbligazionari mondiali si è già verificato un punto di svolta epocale. Al suo culmine, segnerà la fine definitiva di ogni imminente crisi fiscale. Pensiamo all'Argentina: si avvicina l'era della motosega.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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