mercoledì 16 settembre 2026

La transizione della Germania all'economia pianificata, con la guerra contro la Russia come fattore determinante

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/la-transizione-della-germania-alleconomia)

Il professor Moritz Schularick, presidente dell'Istituto Kiel per l'Economia Mondiale (IfW), ha trovato la soluzione definitiva ai problemi economici della Germania. In un'intervista alla Neue Osnabrücker Zeitung (NOZ), l'economista ha lamentato una mancanza di leadership nella politica tedesca in materia di armamenti. La considera un elemento centrale per una politica industriale attiva in grado di risollevare la Germania dalle sue difficoltà economiche. Schularick prevede che la produzione di armi fungerà da, per usare le sue parole, “motore dell'occupazione”.

Ha detto testualmente: “Se vogliamo che l'Europa diventi presto veramente autonoma in materia di difesa e non rimanga dipendente dagli Stati Uniti, dal movimento MAGA, allora il Ministro della Difesa Boris Pistorius deve ricevere l'ordine di collaborare con i partner europei per sostituire, in futuro, gli Stati Uniti e le loro capacità”.


Retorica di guerra fatale

“Ordine di marciare”, autosufficienza militare: il vocabolario è al tempo stesso rivelatore e pericoloso. Sembra che la politica e la ricerca economica vicina allo Stato stiano convergendo su un percorso comune per quanto riguarda la politica militare e la gestione industriale sempre più pianificata centralmente. Un ritorno ai principi di mercato appare come una favola negli ambienti degli economisti tedeschi: nessuno crede più nel potere curativo della liberazione dai diktat climatici, dall'eccessiva regolamentazione e dagli oneri fiscali.

Secondo Schularick, la politica dovrebbe istituire un coordinatore di alto livello per gli armamenti al fine di gestire i fondi di investimento in risposta alla minaccia russa. Forse si immagina in questo ruolo? Dopotutto, entro la fine del decennio sono previsti investimenti per la difesa superiori a €500 miliardi per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti.


Carenze di capacità produttiva

Schularick ha criticato la lentezza estrema con cui si sta incrementando la produzione di armi. Dall'inizio della guerra, quattro anni fa, non è stato fatto nulla per aumentare significativamente la capacità produttiva.

“Quanti missili Taurus vengono completati al mese? Nemmeno una manciata”, si lamenta. Un evidente deficit nella politica industriale, conclude poi.

Qui emerge il nuovo spirito dell'“accademia” economica tedesca: tutto ruota attorno alla tanto decantata politica globale di indirizzo industriale, un'azione attiva ora perseguita da Bruxelles e Berlino, pericolosamente alimentata da ricerche allineate allo Stato.

Ciò che era stato previsto da tempo con un margine di sicurezza di tre quarti sembra ora stia accadendo. I pianificatori centrali, tra cui Schularick, presumono di poter riconvertire la capacità produttiva industriale tedesca inutilizzata nel settore della difesa. La produzione di automobili civili, a loro avviso, può essere facilmente convertita in produzione di carri armati. Oltre a produrre beni che le famiglie private non richiedono, questo crea un'ulteriore industria dipendente dai sussidi, che consuma risorse destinate alla produzione civile e aumenta artificialmente i costi per i cittadini.


L'etica del lavoro “riscoperta” dalla Germania in tempo di guerra

Schularick si entusiasma per il promettente futuro dell'economia di guerra, riscoprendo sorprendentemente un'etica del lavoro da tempo assente in Germania. Osserva che la produzione è ancora prevalentemente su un unico turno, cinque giorni alla settimana. Apprendiamo, quindi, che questi sono i lavori del futuro economico della Germania.

Nessuno sembra pensare a cosa si dovrebbe produrre nei prossimi anni per evitare di ritrovarsi con gli scaffali vuoti dopo sole tre settimane in un potenziale conflitto. Non si tratta solo di veicoli blindati, ma anche di tecnologie future come sistemi autonomi, satelliti, intelligenza artificiale o robotica, aggiunge Schularick. In tutti questi settori, l'industria tedesca è rimasta indietro.

Da dove deriva questo svantaggio competitivo, si chiede il pianificatore centrale? Forse dalla politica tedesca e dall'apparato burocratico di Bruxelles che agiscono come antagonisti interni?

L'intervista mette in luce il divario crescente tra la realtà economica e la torre d'avorio ermeticamente chiusa della politica, della ricerca finanziata dallo Stato e dei media compiacenti, i quali promuovono questa enorme cattiva gestione economica senza valutare criticamente la reale forza militare della Russia, che non è in grado di effettuare un'invasione continentale.

Abbiamo già visto questo schema durante l'era COVID: una volta messo in moto, l'apparato mediatico affiliato allo Stato diffonde narrazioni attraverso giornali, radio e schiere di bot sui social, sopprimendo il libero dibattito. Le storie sull'occupazione russa vengono difese con toni apocalittici, logorando l'opinione pubblica.


Il mondo dei sogni dei pianificatori centrali

Come immaginano, nella pratica, tecnocrati come Schularick, Merz o von der Leyen, la conversione delle linee di produzione in beni militari? Oltre al finanziamento, si pone la questione del trasferimento di conoscenze. I progetti provengono da Internet o dal ministero di Boris Pistorius?

Il trasferimento di conoscenze necessario per costruire un'economia di guerra a pianificazione centralizzata a partire dall'industria civile è immenso e richiede molto tempo. Persino dopo decenni di amare esperienze con la transizione verde, che ha solo allontanato i capitali dalla Germania, le curve di apprendimento politiche rimangono negative.

Era questo l'obiettivo? Mettere l'industria alle strette con politiche climatiche fino a farla crollare, per poi riempire le capacità produttive liberate con la produzione di armi?

Al di là del fallimentare sistema dei sussidi per il clima, emerge una nuova fonte di sfruttamento: il settore della difesa europeo. È a dir poco opinabile che questo esperimento possa resistere alle reali condizioni economiche – calo della produttività, aumento del debito. I pianificatori centrali come Schularick avranno sicuramente una spiegazione: sono stati ostacolati da forze contrarie all'integrazione europea, all'economia di guerra comune e all'accumulo di debito da parte di Bruxelles.


L'illusione della pianificazione centralizzata

Non serve una profonda competenza economica per capire che la militarizzazione è destinata al fallimento; basta dare una rapida occhiata alla storia del XX secolo. Oltre alla cattiva gestione delle risorse, ci sono questioni di sovranità nazionale, interessi geopolitici divergenti dell'UE e un'Unione divisa, soprattutto con un blocco orientale timoroso di un conflitto contro la Russia.

Il fatto che persino economisti come Schularick cedano al richiamo di una potente pianificazione centrale dimostra che non sono immuni alla vanità personale. Sicuramente sperano che i loro istituti ne traggano vantaggio, magari con un incarico ministeriale come coordinatore degli armamenti. Chissà quali descrizioni di lavoro circolano già a Berlino e Bruxelles.

È tragico, eppure il motto che sembra regnare ovunque è: “Dopo di noi, il diluvio”.

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[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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