lunedì 27 agosto 2018
Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 27/8/2018
Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin. Approfondimenti e idee mediante l'analisi dei diversi indicatori legati al prezzo e dei vari archi temporali, mettendo insieme un'ipotesi concreta del dove sta andando da qui. Ci sono sostanzialmente due pattern che si stanno sviluppando in parallelo nell'andamento di prezzo di Bitcoin, e ne sviscereremo tutti i possibili ed eventuali esiti.
È possibile consultare l'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin--27-8-2018-99d3db66316d
Preparatevi ad una maxi-svalutazione cinese
di James Rickards
Per oltre un anno ho sostenuto che le minacce commerciali del presidente Trump dovevano essere prese sul serio, mentre la maggior parte di Wall Street le ha minimizzate. Ora le guerre commerciali sono qui come ci aspettavamo, e peggioreranno prima di essere risolte.
Le guerre tra valute sorgono in una condizione di troppo debito e di crescita troppo scarsa. Le potenze economiche cercano di sottrarre la crescita ai loro partner commerciali svalutando le loro valute per promuovere le esportazioni ed importare l'inflazione.
Ma la Cina non può percorrere molto a lungo la via dei dazi.
Importa solo circa $150 miliardi di esportazioni statunitensi. Alla velocità con cui stanno andando, finiranno le merci su cui imporre dazi. Trump può andare avanti perché gli Stati Uniti importano molto di più dalla Cina.
Ma i cinesi sono ossessionati dal non voler perdere la faccia. Il presidente cinese Xi è appena stato nominato dittatore a vita. Non vuole iniziare il suo nuovo regime dittatoriale facendo marcia indietro da un braccio di ferro con Donald Trump. Quindi ha bisogno di un'altra opzione.
Affinché la Cina continui a combattere, ha bisogno di una risposta asimmetrica; ha bisogno di combattere la guerra commerciale con qualcosa di diverso dai dazi.
La Cina detiene oltre $1,200 miliardi di titoli del Tesoro statunitensi. Alcuni analisti dicono che la Cina può scaricare questi titoli del Tesoro sui mercati mondiali e far aumentare i tassi d'interesse negli Stati Uniti. Ciò farà aumentare anche i tassi dei mutui, danneggerà il mercato immobiliare negli Stati Uniti e potrebbe scaraventare l'economia statunitense in una recessione. Gli analisti la definiscono "l'opzione nucleare della Cina" quando si tratta di combattere una guerra finanziaria con Trump.
C'è solo un problema.
Tale opzione è un disastro. Se la Cina vendesse alcuni dei titoli del Tesoro USA in suo possesso, si auto-danneggerebbe perché qualsiasi aumento dei tassi d'interesse ridurrebbe il valore di mercato di ciò che ha ancora in pancia.
Inoltre ci sono un sacco di acquirenti in giro se la Cina diventasse un venditore. Quei titoli del Tesoro USA verrebbero acquistati dalle banche degli Stati Uniti, o persino dalla stessa FED. Se la Cina perseguisse una versione estrema di questo dumping, il Presidente degli Stati Uniti potrebbe interromperla con una sola telefonata al Tesoro USA.
Questo perché gli Stati Uniti controllano il libro mastro digitale che registra la proprietà di tutti i titoli del Tesoro USA. Potrebbero congelare i conti obbligazionari cinesi e questa sarebbe la fine. Quindi non vi preoccupare quando sentite che la Cina può vendere i titoli del Tesoro statunitensi. La Cina è bloccata. Non ha una cosiddetta opzione nucleare in questo mercato.
Ma se non può vincere una guerra commerciale, può provare a vincere una guerra tra valute invece...
Sebbene la Cina non abbia una cosiddetta "opzione nucleare", questo non significa che non abbia proiettili in una guerra finanziaria. La Cina non può imporre tanti dazi quanto Trump e non può scaricare i titoli del Tesoro USA, ma può contrastare la guerra commerciale combattendo una guerra tra valute.
Se Trump impone dazi del 25% sulle merci cinesi, la Cina potrebbe semplicemente svalutare la propria valuta del 25%. Ciò tornerebbe a rendere meno i cari i prodotti cinesi per gli acquirenti statunitensi. L'effetto netto sul prezzo rimarrebbe invariato e gli americani potrebbero continuare a comprare beni cinesi allo stesso prezzo in dollari.
L'impatto di una tale svalutazione non sarebbe limitato alla guerra commerciale. Uno yuan più economico esporta deflazione dalla Cina verso gli Stati Uniti e rende più difficile per la FED raggiungere il suo obiettivo d'inflazione.
Inoltre le ultime due volte che la Cina ha provato a svalutare la sua valuta, agosto 2015 e dicembre 2015, i mercati azionari statunitensi sono crollati di oltre l'11% nel giro di poche settimane. Quindi se la guerra commerciale dovesse intensificarsi, come mi aspetto, non preoccupatevi che la Cina imponga dazi doganali.
Guardate la valuta, ecco dove la Cina reagirà. Quando lo farà, i mercati azionari statunitensi saranno le prime vittime.
Forse pensate che sia improbabile perché sarebbe una reazione estrema da parte della Cina, ma dovete mettervi nei panni della leadership cinese.
Queste non sono questioni accademiche per i leader cinesi, entrano nel cuore della loro legittimità al governo.
L'economia cinese non si limita a fornire posti di lavoro, beni e servizi. Riguarda la sopravvivenza del Partito Comunista Cinese che affronta una crisi esistenziale se non riesce ad apparire forte. L'imperativo della leadership cinese è quello di evitare disordini sociali.
Se la Cina andasse incontro ad una crisi finanziaria, Xi potrebbe perdere rapidamente quello che i cinesi chiamano "Il mandato dal cielo". Questo termine descrive l'intangibile benevolenza e il sostegno popolare che sono stati necessari agli imperatori per governare la Cina negli ultimi 3,000 anni.
Se il mandato dal cielo è perduto, un governante può cadere rapidamente.
Metà degli investimenti della Cina sono uno spreco totale di capitali; producono lavori ed utilizzano input come cemento, acciaio, rame e vetro, ma il prodotto finito, che sia una città, una stazione ferroviaria o un'arena sportiva, è spesso una cattedrale nel deserto che rimarrà inutilizzata.
Negli ultimi anni la crescita cinese è stata del 6.5-10%, ma in realtà è stata più vicina al 5% o più bassa una volta effettuato un aggiustamento agli sprechi. Il paesaggio cinese è disseminato di "città fantasma" che sono il risultato di investimenti improduttivi e di un modello di sviluppo imperfetto.
Quel che è peggio è che queste cattedrali nel deserto vengono finanziate con un debito che non potrà mai essere ripagato, senza contare la manutenzione necessaria nel caso volessero essere utilizzate in futuro.
Essenzialmente la Cina ha di fronte un dilemma senza una via d'uscita: da un lato, la Cina ha guidato la crescita negli ultimi otto anni con credito in eccesso, investimenti infrastrutturali inutili e schemi di Ponzi.
La leadership cinese lo sa, ma ha dovuto tenere in moto la macchina della crescita per creare posti di lavoro per milioni di migranti che si trasferivano dalle campagne alle città e per sostenere i posti di lavoro per altri milioni già nelle città.
I due modi di sbarazzarsi del debito sono la deflazione (che si traduce in liquidazioni, fallimenti e disoccupazione) o inflazione (che si traduce in furto di potere d'acquisto, simile ad un aumento delle tasse).
Entrambe le alternative sono inaccettabili per i comunisti, perché mancano della legittimità politica per sopportare disoccupazione o inflazione. Entrambe le politiche causerebbero disordini sociali ed innescherebbero una potenziale rivoluzione.
Le contraddizioni interne della Cina sono tante e deve confrontarsi con un sistema bancario insolvente, una bolla immobiliare e uno schema di Ponzi (es. wealth management products, WMP) da $1,000 miliardi che sta iniziando a crollare.
Uno yuan molto più debole darebbe alla Cina un po' di spazio di manovra politico in termini di utilizzo delle sue riserve per risolvere alcuni di questi problemi.
Una maxi-svalutazione della sua valuta è probabilmente il modo migliore per evitare i disordini sociali che terrorizzano la Cina.
Quando ciò accadrà, probabilmente entro la fine di quest'anno in risposta alla guerra commerciale di Trump, gli effetti non saranno limitati alla Cina. Una grande svalutazione dello yuan rappresenterà un evento critico come lo è stato quello dell'agosto e dicembre 2015 (entrambe le volte le azioni degli Stati Uniti sono scese oltre il 10% in poche settimane).
La Cina non ha un'opzione nucleare nella guerra commerciale, ma ha un'arma molto potente che è pronta ad usare.
Saluti,
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/
venerdì 24 agosto 2018
I banchieri centrali non tollereranno la deflazione, non importa a quale costo
di Alasdair Macleod
"L'inflazionismo richiede un aumento della quantità di denaro, senza sospettare che ciò ridurrà il potere d'acquisto del denaro." ― Ludwig von Mises, The Theory of Money and Credit
Non sorprende che con lo stallo degli indici azionari, la comunità finanziaria sia sempre più preoccupata che il mercato toro nelle azioni stia volgendo al termine. Naturalmente questo fa sì che gli investitori si preoccupino... e ci sono molte cose di cui preoccuparsi.
Sin dalla crisi della Lehman, i Quattro Cavalieri dell'Apocalisse hanno gettato lunghe ombre sulla scena finanziaria. Ma dal momento che gli asset finanziari hanno continuato a salire di valore negli ultimi nove anni, i gestori di fondi, spaventati da rischi sistemici di un tipo o di un altro e dalla perenne minaccia di un nuovo crollo, sono stati costretti a scartare le loro opinioni ribassiste.
Il più delle volte, non è molto più di una questione di enfasi. Ci sono sempre buone notizie e cattive notizie. In veste di investitori, scegliete in modo semi-cosciente in cosa credere.
Ci sono motivi per cui preoccuparsi, di questo non c'è dubbio. Perlopiù derivano dalle conseguenze di precedenti interventi statali. Gli stati stanno pian piano soffocando la produzione del settore privato con richieste sempre più rapaci ai contribuenti e stanno ricorrendo alla stampa di denaro per finanziare i deficit. In realtà, c'è un limite alla spesa pubblica, perché impoverisce la base imponibile. Eppure gli stati, con pochissime eccezioni, cercano di nascondere questa verità aumentando ulteriormente i deficit di bilancio e la spesa. In questo il presidente Trump non è solo.
La bancarotta è il risultato finale. E non credete che gli stati non possano andare in bancarotta. Possono, e lo fanno distruggendo le loro valute, come sottinteso da von Mises nella citazione d'apertura. Gli inflazionisti cui fa riferimento von Mises giustificano la loro posizione credendo che l'inflazione sia corroborante e che la deflazione sia devastante. Tutte le statistiche che indicano un rallentamento nella crescita dell'offerta di moneta o nell'economia sono quindi considerate come un avvertimento contro la deflazione.
Gli inflazionisti riciclano semplicemente la "teoria della deflazione del debito" di Irving Fisher, la quale non è più rilevante. Fisher sostenne che in una crisi economica, i crediti inesigibili costringevano le banche a liquidare le garanzie, abbassandone i valori. E mentre i prestiti precedentemente buoni perdono la copertura delle garanzie, le banche sono costrette a liquidare anche quelle.
Ma non funziona più così. Le banche centrali hanno rimosso la disciplina impartita dall'oro, in modo che possano intervenire per prevenire le crisi finanziarie ed economiche, piuttosto che lasciarle fare il loro corso. Hanno completamente abbracciato l'inflazione, adottando la scusa di un'espansione monetaria e creditizia come una panacea.
Pertanto, quando arriverà la prossima la crisi, le banche centrali prenderanno provvedimenti per garantire che la quantità di denaro non si contragga. È una previsione che possiamo fare con assoluta certezza. E ogni volta che si verifica una crisi, è necessario un maggiore sforzo monetario per uscirne. Ma questo non è un problema per una banca centrale che ha due obiettivi prioritari: non il targeting dell'inflazione e della disoccupazione in quanto tale, ma garantire che non si verifichi mai una recessione e finanziare, attraverso la stampa di denaro, se necessario, l'escalation della spesa pubblica.
Le oscillazioni minori non rappresentano la crisi del credito
Dobbiamo discriminare tra i problemi momentanei che devono affrontare le banche centrali e l'inevitabile crisi alla fine del ciclo del credito. Affrontare i problemi mentre si presentano è diventata una routine, la giustificazione per un''inflazione continua. La crisi del credito è un'altra questione. I banchieri centrali non sembrano rendersene conto, ma la crisi del credito è una loro creazione, il modo in cui i mercati alla fine correggono le distorsioni create dalla precedente politica monetaria. Finché le banche centrali sopprimeranno i tassi d'interesse ed espanderanno il denaro e il credito, ci saranno crisi periodiche.
L'innesco per la crisi del credito è sempre lo stesso. Il livello generale dei prezzi rischia di aumentare incontrollatamente, riflettendo la perdita del potere d'acquisto della valuta. Ciò costringe la banca centrale a rialzare con riluttanza i tassi d'interesse fino al punto in cui le ipotesi delle imprese sui ritorni del capitale, basate sui costi di finanziamento, cambiano da profitti a perdite. A quel punto la montagna accumulata di debiti si indebolisce fatalmente.
La tempistica del rialzo dei tassi d'interesse che scatena la crisi è determinata dalla velocità con cui l'inflazione monetaria si rispecchia nei prezzi. E la gravità della crisi dipende dalla dimensione della montagna di debiti che deve essere liquidata.
Questo non ha nulla a che fare con le oscillazioni minori. In vista di una crisi del credito ciclica, le banche centrali si occupano abitualmente degli incendi economici che scoppiano in un paesaggio economico sempre più desolato. Sono molto brave. I corsi azionari delle banche europee, come Deutsche Bank e Credit Suisse, sollevano preoccupazioni per il rischio sistemico, ma la BCE e la BNS garantiranno sempre che il credito sia a loro disposizione. E se siamo preoccupati per il rischio sistemico dei principali colossi finanziari europei, perché i prezzi delle azioni delle grandi banche statunitensi come JPMorgan, Goldman Sachs e Bank of America sono così forti?
Viene anche promossa una narrazione che presuppone che un rallentamento dell'offerta di moneta possa rappresentare un allarme preventivo di una recessione. Il grafico qui sotto lo mette nel giusto contesto.
Sì, di recente c'è stato un rallentamento del tasso di crescita di M2. Ma non si discosta molto dal tasso medio di incremento, mostrato dalla linea nera, negli ultimi cinque anni. E non vale la pena di riproporre il grafico M1, che è molto simile, nonostante la FED stia riducendo le dimensioni del suo bilancio.
Raramente viene messo in discussione il modo in cui viene utilizzato il credito bancario
Quello che non ci dicono i grafici sull'offerta di denaro è dove vengono distribuiti i soldi tra due gruppi di mutuatari. Il denaro creato ex novo, principalmente credito bancario, è allocato nel settore finanziario, che non è incluso nel PIL eccetto le commissioni, o in asset non finanziari, in cui sono inclusi beni e servizi. Inoltre nel PIL non ci sono tutte le attività intermedie business-to-business che si indirizzano verso la produzione e la consegna di beni e servizi inclusi nel PIL. Ed è il B2B che prende in prestito per investire.
È solo quando il denaro extra influenza la produzione di articoli presenti nell'indice dei prezzi al consumo che viene registrata l'inflazione dei prezzi. Tuttavia non possiamo sapere come venga allocato questo denaro extra tra le divisioni arbitrarie stabilite dagli statistici. I tentativi di far sposare i cambiamenti tra le misure monetarie più ampie con la domanda non sono mai convincenti.
Ma come proxy per l'attività di business non finanziario lontano dal mondo delle grandi società, il grafico seguente sembra confermare che le normali attività commerciali sono andate avanti normalmente ed è stato così negli ultimi sei anni, anche se non lo direste dai titoli della stampa finanziaria.
A seguito della grande crisi finanziaria, le piccole/medie imprese sono andate avanti con gli investimenti nella produzione. Ma c'è un'osservazione interessante qui, evidenziata dal grafico: nei primi mesi di ogni anno non è stato accesso quasi nessun prestito e leasing extra, quindi la tendenza a lateralizzare di M2 dall'inizio di gennaio potrebbe non essere nulla di cui preoccuparsi. Inoltre, tenendo conto di questa stagionalità, sembra che la domanda di prestiti e leasing finora sia più forte rispetto a qualsiasi altro momento nei cinque anni precedenti.
Gli strateghi degli investimenti esaminano le tendenze statistiche per discernere i punti di svolta in azioni e obbligazioni, quando la creazione/distruzione di ricchezza da parte dei mercati toro/orso potrebbero essere la forza trainante di queste tendenze statistiche, avendo poco a che fare con l'economia stessa. In questo contesto, il grafico successivo mostra l'accumulo del margin debt nel settore finanziario e come è diventato ampio da essere potenzialmente destabilizzante.
Il punto in cui il calo del margin debt lancia segnali di allarme per il mercato azionario è una cosa, ma è improbabile che possa destabilizzare l'economia non finanziaria da solo. Val la pena di notare che è sceso di $21 miliardi a febbraio, e presumibilmente di più a marzo. Mentre alcune di queste finanze sono gestite da broker che fungono da banche ombra, le riduzioni dei prestiti sui titoli si rifletteranno in un rallentamento del ritmo di crescita dei prestiti bancari. Ma nessuna di queste distinzioni viene fatta notare dagli scribacchini finanziari, attribuendo tutti i cambiamenti nell'offerta di moneta alla domanda nell'economia non finanziaria.
Un'altra statistica che preoccupa gli scribacchini è il differenziale LIBOR-OIS, il quale è improvvisamente aumentato. Questa è la differenza tra il tasso di prestito nel mercato monetario a Londra e il tasso overnight dell'indice swap, un derivato che è legato al tasso d'interesse privo di rischio. Di conseguenza il differenziale è considerato come un'indicazione dei rischi per il prestito bancario.
La spiegazione di questo aumento è sconosciuta. Si potrebbe puntare il dito all'andamento dei corsi azionari delle banche europee di rilevanza sistemica, come Deutsche Bank e Credit Suisse, il quale suggerisce un maggiore rischio di controparte nei mercati monetari di Londra rispetto a New York. Ma se le cose stanno così, le banche centrali seguiranno da vicino la cosa e saranno pronte ad intervenire se necessario.
È forse più probabile che i cambiamenti fiscali negli Stati Uniti stiano incoraggiando le società statunitensi a trasferire fondi in dollari dalle banche di Londra a New York, cosa che fa aumentare i tassi del dollaro a Londra, dove è impostato il LIBOR, rispetto a New York.
Come progredisce il ciclo del credito
Gli investitori che cercano di comprendere le principali tendenze dei mercati finanziari dovrebbero tenere d'occhio il ciclo del credito. Il primo punto da notare è che sono trascorsi nove anni dall'ultima crisi del credito e non ci sono ancora segnali che la crescita economica sia finita. Tuttavia, con il progredire del ciclo, la storia e la teoria monetaria ci dicono che i tassi d'interesse iniziano a salire dai livelli artificialmente soppressi dalle banche centrali. Questo sta accadendo ora, cosa che ci porterà nella fase finale del ciclo del credito.
I mercati obbligazionari hanno tutti raggiunto il picco e i loro rendimenti sono in aumento, e non solo nel breve termine, dove i prezzi sono correlati con i tassi d'interesse. Il rendimento del decennale USA ha toccato il minimo all'1.46% a giugno 2016, invece ora è arrivato al 2.79%. Il rendimento del trentennale USA ha toccato il fondo nello stesso periodo al 2.182%, e ora rende il 3.02%.
In generale, l'aumento dei rendimenti obbligazionari a medio e lungo termine anticipa l'aumento dei prezzi di materie prime, beni e servizi, conseguenza della precedente espansione monetaria. Le condizioni aziendali sembrano quindi migliorare e i mercati azionari hanno rispecchiato questo ambiente favorevole.
Sta diventando chiaro che un ulteriore balzo dei rendimenti obbligazionari confermerà la fine di un mercato rialzista nell'azionario e l'inizio di un mercato ribassista. Ma ciò non segnerà la fine dell'attuale fase del ciclo del credito e l'inizio della crisi. Anche se le azioni affronteranno un crash simile a quello del 1987, il ciclo del credito continuerà piuttosto che entrare nella fase di crisi.
Sta per iniziare la fase conclusiva dell'espansione del credito prima della crisi del credito. Sembra che la domanda aumenterà, mentre saliranno i prezzi ed i tassi d'interesse rimarranno ancora bassi. Sarà una fase caratterizzata da una crescente convinzione tra gli imprenditori: devono accendere più prestiti per investire. Possiamo già anticipare i fattori che porteranno a questo stato di cose.
Il presidente Trump ha tagliato le tasse ed aumentato le spese. Adesso ci sarà uno stimolo fiscale sostanziale nell'economia statunitense, perlopiù finanziata finora dall'inflazione monetaria. È destinato a creare ottimismo a breve termine, ma essendo basato sul denaro fiat, sarà un'illusione. La conseguenza sarà un'accelerazione dell'inflazione dei prezzi, poiché il denaro extra verrà assorbito dall'economia non finanziaria. I mercati obbligazionari anticiperanno tassi d'interesse più alti, quindi le banche, perdendo denaro sui loro investimenti obbligazionari, competeranno per l'attività di prestito nell'economia non finanziaria. Per un breve periodo l'economia in generale, sostenuta da una politica fiscale favorevole alle imprese, sembrerà crescere rapidamente.
L'aumento dei prezzi, inizialmente visto dalle imprese come uno stimolo per la produzione mentre i costi dei prestiti restano soppressi grazie alla FED, accelererà alimentato da troppi soldi a caccia di troppo pochi beni. Tuttavia il contesto economico sembrerà migliorare solo durante il periodo di tempo in cui l'economia assorbirà l'inflazione monetaria e la rifletterà in prezzi più alti. Quando sui mercati si capirà che i prezzi del prossimo anno saranno significativamente più alti di quelli nel presente, il valore delle preferenze temporali per i prestiti aumenterà, indipendentemente dalla politica monetaria della FED.
Per allora la crisi sarà su di noi. Il passaggio da politiche fiscali stimolanti a tassi d'interesse e rendimenti obbligazionari in forte rialzo potrebbe essere improvviso. Nel peggior momento possibile, la FED sarà costretta ad aumentare il tasso dei Fed Fund per proteggere un dollaro in declino. Se non avranno già iniziato a farlo, le attività finanziarie andranno in crash, insieme ai beni fisici i cui valori sono impostati dai tassi d'interesse, come le proprietà residenziali.
L'America non è la sola a stimolare i mercati. I tassi d'interesse sono anche soppressi nell'Eurozona, in Giappone, in Gran Bretagna e in Svizzera, i quali beneficiano tutti dell'evoluzione economica in Cina. Quegli economisti che nelle ultime settimane hanno proclamato che alla fine la crescita sincronizzata continuerà ad andare avanti, non si rendono conto che le conseguenze inflazionistiche sui prezzi non fanno altro che anticipare la crisi del credito globale.
Quindi, questa è la sequenza. Le obbligazioni raggiungono il picco, seguite dalle azioni, e poi arriva una crisi del credito. Il primo punto è stato soddisfatto, forse siamo entrati nel secondo e abbiamo ancora il terzo evento davanti a noi. E se le prove sotto i nostri occhi non bastano, abbiamo l'ignoranza dei banchieri centrali in materia come quando Janet Yellen disse: "Direi che non ci sarà mai più un'altra crisi finanziaria? Probabilmente mi sto spingendo troppo oltre, ma penso che siamo molto più sicuri rispetto al passato e spero che non avverrà, e infatti non credo che avverrà".
Che arroganza! Ricorda la cosiddetta "esuberanza irrazionale" di Greenspan nel dicembre 1996, prima che il Dow quasi raddoppiasse, e la sua conversione al Nuovo Paradigma di Larry Summers nel 2000, poco prima che scoppiasse la bolla delle dot-com. È la prova che coloro che si sono presi la responsabilità di proteggerci dai rischi finanziari non hanno alcuna conoscenza del ciclo del credito e del loro ruolo nella sua creazione. Ma si tradurrà in una massiccia deflazione?
Se per deflazione si intende un aumento del potere d'acquisto del dollaro, la risposta deve essere "No". Secondo le opinioni dei banchieri centrali, la deflazione deve essere evitata a tutti i costi, perché anche una lieve recessione potrebbe rovinare le finanze pubbliche. Questo è il motivo per cui la FED e le altre banche centrali faranno tutto il possibile per fermarla. Ma il loro potere è limitato: ridurre i tassi d'interesse e lanciare ancora più denaro nell'economia.
Lungi dalla deflazione, l'unica risposta della FED alla prossima crisi del credito sarà l'adozione di misure che porteranno alla distruzione finale del dollaro. Seguiranno altre banche centrali. I deflazionisti non hanno idea di quello che dicono e inconsapevolmente si conformano alla descrizione di von Mises sugli inflazionisti ingenui.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/
giovedì 23 agosto 2018
Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 23/8/2018
Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin che, oltre a vagliare i vari archi temporali e annessi ad essi i diversi indicatori, cercheremo di trovare un pattern di prezzo che in qualche modo sia coerente con l'attuale fermento per quanto riguarda l'annuncio della SEC sugli ETF, delineando eventuali scenari a breve e medio termine, oltre ad aggiornare il quadro più ampio di questo bear market.
È possibile consultare l'analisi tecnica al seguetne indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin--23-8-2018-e2271d3f6c7e
L'energia verde è competitiva senza il supporto dello stato?
Il passaggio all'energia verde si sta dimostrando tanto difficile in parte perché l'energia rinnovabile trova difficoltà a scalare (basti pensare agli ettari di terra ed ai chilometri di costa che dovrebbero essere coperti dalle turbine eoliche se l'energia eolica producesse la stessa quantità di energia che producono i combustibili fossili). Un altro svantaggio dell'energia verde è l'inaffidabilità dell'offerta. Le turbine eoliche hanno bisogno del vento per far girare le pale, le turbine dell'acqua hanno bisogno di pioggia per riempire le dighe ed i pannelli solari hanno bisogno di luce solare. Quando la natura non collabora, l'energia verde diventa imprevedibile. A complicare ulteriormente le cose, l'energia verde è ancora sostanzialmente più costosa delle fonti di energia convenzionali. In quanto tale, la crescita economica e, di conseguenza, il tenore di vita delle persone, continuerà a dipendere dall'uso dei combustibili fossili. La buona notizia è che i processi di produzione stanno diventando più rispettosi dell'ambiente in gran parte del mondo. La maggior parte delle persone ritiene che le aziende, lasciate a se stesse, non possano essere considerate affidabili dal punto di vista ambientale. E, a rigor di termini, è vero che le imprese si preoccupano principalmente dei loro profitti. Il consumo di energia, tuttavia, rappresenta in genere una grande quota delle spese aziendali. E quindi c'è un forte incentivo per le aziende a ridurre il loro consumo di energia. È nell'interesse dei produttori, in altre parole, mantenere bassi i costi energetici. Questo è uno dei motivi per cui le emissioni globali di CO2 per dollaro di produzione, ad esempio, sono diminuite da 0.8 kg nel 1990 a 0.3 kg nel 2014, o più del 50%. In altre parole, il profitto può essere la spinta per eccellenza ai miglioramenti tecnologici nei processi di produzione come metodo comprovato per ridurre il consumo di carburante per dollaro di produzione e, di conseguenza, ridurre le emissioni di CO2. E questo processo diventerà ancora più incisivo quando il costo delle energie rinnovabili diminuirà in relazione alle alternative meno rispettose dell'ambiente.
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di Peter Van Doren
Il calo dei costi dei pannelli solari e la loro adozione diffusa sui tetti delle case in California, hanno portato a molte discussioni sulla competitività dell'energia verde. Mentre a prima vista può sembrare che l'energia solare e altre fonti di energia rinnovabile siano in grado di competere con le risorse convenzionali, un esame più attento delle caratteristiche e dei costi dei sistemi elettrici dimostra che le attuali tecnologie rinnovabili non sono economicamente competitive.
I costi fissi dei sistemi elettrici, i costi di capitale dei sistemi di trasmissione e distribuzione, sono elevati. In genere le tariffe effettive dell'elettricità non recuperano i costi fissi dall'utilizzo di elettricità; invece li recuperano tramite tariffe d'uso per kWh. Se i prezzi dell'elettricità fossero più efficienti, i clienti pagherebbero una tariffa elevata per l'uso dei sistemi di trasmissione e di distribuzione scollegata dalla quantità di elettricità che utilizzano e verrebbe addebitata loro una commissione variabile e separata in base al consumo effettivo. (Si veda questo articolo di Ahmad Faruqui e Mariko Geronimo Aydin per una discussione più approfondita sui prezzi dell'elettricità). Pertanto le bollette attuali non informano i consumatori su quanto siano alti i costi fissi del sistema.
Comprendere l'importanza e il recupero dei costi fissi è fondamentale, a causa del modo in cui i clienti con pannelli solari sono rimborsati per l'energia che generano. La produzione di energia solare in molti stati, in particolare in California, viene rimborsata a prezzi al dettaglio. Ma quando una famiglia produce energia solare e riduce l'uso di elettricità generata dal sistema, quest'ultimo risparmia solo i costi marginali che non ha dovuto produrre, che di solito sono molto inferiori alla tariffa al dettaglio. Nessuno dei grandi costi fissi viene risparmiato.
In California, a causa della struttura a più livelli delle tariffe al dettaglio, la discrepanza tra il tasso di vendita al dettaglio e la quantità risparmiata dal sistema grazie alla produzione solare è elevata. Il costo marginale della produzione di energia è di circa 6-10 centesimi per kWh, ma i clienti vengono rimborsati a tariffe al dettaglio complete (molti ad oltre 30 centesimi per kWh). Il rimborso a tassi di vendita al dettaglio sposta i costi fissi del sistema elettrico dalle famiglie con i pannelli solari ad altri utenti. Senza i pagamenti in eccesso, il solare decentralizzato non sarebbe competitivo.
Altre fonti di energia rinnovabile sembrano essere abbastanza competitive con il gas naturale. Secondo le stime dei costi totali delle varie tecnologie nel corso della loro vita operativa, il solare centralizzato su larga scala nei deserti del sud-ovest americano e la produzione di energia eolica su grande scala, hanno costi competitivi con il gas naturale. (Il vento in mare aperto è molto più costoso.)
Tuttavia, anche se i costi medi dell'eolico e del solare fossero gli stessi del carbone o del gas naturale, l'equivalenza dovrebbe essere qualificata. Diverse tecnologie che generano energia elettrica sono sostituti molto imperfetti. Il valore marginale dell'elettricità generata varia nel tempo, poiché la domanda varia in base all'ora del giorno e allo spazio a causa dei vincoli di trasmissione. Ad esempio, l'energia eolica è maggiore durante le notti invernali, quando la domanda è bassa, ed è più bassa durante l'estate quando la domanda è più alta. Il vento è anche molto più lontano da dove la gente vive e consuma elettricità, il che significa che comporta costi aggiuntivi per trasportare l'elettricità alle persone. Almeno la produzione di energia solare è elevata durante il periodo di picco della domanda estiva. Ma sia il solare che il vento non sono immagazzinabili, cioè, il loro output non può essere fatto variare su o giù.
Fino a quando non sarà disponibile un'energia verde competitiva ed immagazzinabile, le fonti di energia rinnovabile richiedono un supporto convenzionale di riserva. Poiché alla fine il sole tramonta e il vento smette di soffiare, la generazione di gas naturale, la cui produzione può essere variata (a volte rapidamente), deve essere disponibile come riserva. I costi fissi e variabili devono essere pagati da qualcuno. Questi costi nascosti devono essere presi in considerazione in qualsiasi calcolo di "competitività dei costi".
Le future scoperte tecnologiche, come batterie più efficienti per immagazzinare elettricità e fonti di energia solare più economiche ed immagazzinabili, potrebbero rendere l'energia verde un sostituto migliore rispetto a quelli convenzionali. Ma per il momento, senza gli stati che si intrometterebbero, l'energia verde non è competitiva.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/
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di Peter Van Doren
Il calo dei costi dei pannelli solari e la loro adozione diffusa sui tetti delle case in California, hanno portato a molte discussioni sulla competitività dell'energia verde. Mentre a prima vista può sembrare che l'energia solare e altre fonti di energia rinnovabile siano in grado di competere con le risorse convenzionali, un esame più attento delle caratteristiche e dei costi dei sistemi elettrici dimostra che le attuali tecnologie rinnovabili non sono economicamente competitive.
I costi fissi dei sistemi elettrici, i costi di capitale dei sistemi di trasmissione e distribuzione, sono elevati. In genere le tariffe effettive dell'elettricità non recuperano i costi fissi dall'utilizzo di elettricità; invece li recuperano tramite tariffe d'uso per kWh. Se i prezzi dell'elettricità fossero più efficienti, i clienti pagherebbero una tariffa elevata per l'uso dei sistemi di trasmissione e di distribuzione scollegata dalla quantità di elettricità che utilizzano e verrebbe addebitata loro una commissione variabile e separata in base al consumo effettivo. (Si veda questo articolo di Ahmad Faruqui e Mariko Geronimo Aydin per una discussione più approfondita sui prezzi dell'elettricità). Pertanto le bollette attuali non informano i consumatori su quanto siano alti i costi fissi del sistema.
Comprendere l'importanza e il recupero dei costi fissi è fondamentale, a causa del modo in cui i clienti con pannelli solari sono rimborsati per l'energia che generano. La produzione di energia solare in molti stati, in particolare in California, viene rimborsata a prezzi al dettaglio. Ma quando una famiglia produce energia solare e riduce l'uso di elettricità generata dal sistema, quest'ultimo risparmia solo i costi marginali che non ha dovuto produrre, che di solito sono molto inferiori alla tariffa al dettaglio. Nessuno dei grandi costi fissi viene risparmiato.
In California, a causa della struttura a più livelli delle tariffe al dettaglio, la discrepanza tra il tasso di vendita al dettaglio e la quantità risparmiata dal sistema grazie alla produzione solare è elevata. Il costo marginale della produzione di energia è di circa 6-10 centesimi per kWh, ma i clienti vengono rimborsati a tariffe al dettaglio complete (molti ad oltre 30 centesimi per kWh). Il rimborso a tassi di vendita al dettaglio sposta i costi fissi del sistema elettrico dalle famiglie con i pannelli solari ad altri utenti. Senza i pagamenti in eccesso, il solare decentralizzato non sarebbe competitivo.
Altre fonti di energia rinnovabile sembrano essere abbastanza competitive con il gas naturale. Secondo le stime dei costi totali delle varie tecnologie nel corso della loro vita operativa, il solare centralizzato su larga scala nei deserti del sud-ovest americano e la produzione di energia eolica su grande scala, hanno costi competitivi con il gas naturale. (Il vento in mare aperto è molto più costoso.)
Tuttavia, anche se i costi medi dell'eolico e del solare fossero gli stessi del carbone o del gas naturale, l'equivalenza dovrebbe essere qualificata. Diverse tecnologie che generano energia elettrica sono sostituti molto imperfetti. Il valore marginale dell'elettricità generata varia nel tempo, poiché la domanda varia in base all'ora del giorno e allo spazio a causa dei vincoli di trasmissione. Ad esempio, l'energia eolica è maggiore durante le notti invernali, quando la domanda è bassa, ed è più bassa durante l'estate quando la domanda è più alta. Il vento è anche molto più lontano da dove la gente vive e consuma elettricità, il che significa che comporta costi aggiuntivi per trasportare l'elettricità alle persone. Almeno la produzione di energia solare è elevata durante il periodo di picco della domanda estiva. Ma sia il solare che il vento non sono immagazzinabili, cioè, il loro output non può essere fatto variare su o giù.
Fino a quando non sarà disponibile un'energia verde competitiva ed immagazzinabile, le fonti di energia rinnovabile richiedono un supporto convenzionale di riserva. Poiché alla fine il sole tramonta e il vento smette di soffiare, la generazione di gas naturale, la cui produzione può essere variata (a volte rapidamente), deve essere disponibile come riserva. I costi fissi e variabili devono essere pagati da qualcuno. Questi costi nascosti devono essere presi in considerazione in qualsiasi calcolo di "competitività dei costi".
Le future scoperte tecnologiche, come batterie più efficienti per immagazzinare elettricità e fonti di energia solare più economiche ed immagazzinabili, potrebbero rendere l'energia verde un sostituto migliore rispetto a quelli convenzionali. Ma per il momento, senza gli stati che si intrometterebbero, l'energia verde non è competitiva.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/
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