venerdì 7 agosto 2020

L'erba cattiva non muore mai: un nuovo New Deal





di Alasdair Macleod


Finora l’attuale situazione economica, così come la risposta degli stati alla stessa, assomiglia in tutto e per tutto a quella della depressione degli Anni Trenta: quello che deve ancora arrivare è il crollo del valore degli asset finanziari e una crisi del sistema bancario.

Quando le dimensioni della crisi del sistema bancario sarà nota, si conoscerà in modo più esplicito la dimensione delle politiche inflazionistiche che sono state alla base della stessa. Ma nel gioco politico dietro a tutto ciò, il presidente Donald Trump si trova nel ruolo del presidente Hoover e di conseguenza il suo avversario, Joe Biden, inizierà a fare proposte politiche dal contenuto simile alle ultime politiche di Roosevelt. In Gran Bretagna Boris Johnson ha già parlato di un nuovo “New Deal” e nei suoi “Cento Giorni” il suo Cancelliere dello Scacchiere si sta impegnando per fornirglielo.

Negli Anni Trenta ci fu una deflazione dei prezzi, frenata solo dalla svalutazione del dollaro a partire dal 1934. Questa volta l’inflazione dell’offerta di moneta non conosce limite alcuno e la distruzione di ricchezza inevitabilmente connessa con questo fenomeno costituirà un fardello ulteriore (rispetto a quanto accadde novant’anni fa) alla già grave situazione economica presente.



Introduzione

Boris Johnson ha di recente paragonato il suo piano di ricostruzione post-COVID con quello di Roosevelt. Il “New Deal” ha una carica retorica tale che persino un libertario come Boris Johnson non può astenersi dal nominare. In effetti, al netto del fatto che abbia usato tale espressione a puri fini retorici, Johnson sembra non conoscere le condizioni pregresse che condussero l’economia in questa fase di depressione.

Se così fosse non sarebbe poi una situazione tanto anormale, anche per un politico di stampo libertario. Franklin Delano Roosevelt è immensamente popolare tra la cerchia di inflazionisti che – da molti anni – sono i principali scrittori di fatti economici dell’era moderna. Ciononostante il presidente Roosevelt non detiene il record per essere stato il primo a pensare di “dover fare qualcosa” – record, questo, detenuto dal presidente Hoover. Tuttavia la storia che viene insegnata è che FDR sia l’eroe che si sbarazzò del suo predecessore “senza cuore”, il quale non era intervenuto nell’economia e che si rifiutò di salvarla da una catastrofe “innescata dal libero mercato” a causa del suo atteggiamento passivo nei confronti della crisi. Non c’è niente di più lontano dalla realtà: Hoover era un presidente votato alla filosofia economica dell’interventismo, essendo stato Calvin Coolidge (il suo predecessore) l’ultimo presidente a credere nelle virtù di una economia di libero mercato.

Pochi anni fa una trasmissione della BBC elencava trionfalmente le virtù del “New Deal” rooseveltiano: Stephanie Flanders, all’epoca corrispondente economico della BBC, portò avanti ancora una volta il mito di un presidente Hoover non interventista e di un Roosevelt che, al contrario, possedeva la giusta ricetta macroeconomica. In un fotogramma girato nientemeno che alla Diga di Hoover, mostrò come quello rappresentasse un fulgido esempio di uno stimolo fiscale di successo realizzato da FDR. Sebbene non completata fino al 1936, la costruzione della stessa cominciò nel 1931 quale progetto voluto dal presidente eponimo Hoover, il quale – quindi – perseguì il medesimo programma di politiche interventiste ben prima di Roosevelt. Quella diga non fu mai nei progetti di Roosevelt, e l’indizio di ciò si trova nel nome della diga stessa. Le ricerche condotte dalla Flanders e dalla BBC sono state o faziose, o insufficienti o – alternativamente – cieche; forse è più probabile che siano state un misto delle tre cose.

Il mito che si è riuscito ad instillare persino nella mente di Johnson è dirompente a tal punto che riesce a far credere perfino a persone intelligenti che la Terra sia piatta. La storiella che vuol far passare Roosevelt come il “salvatore” dell’economia è una base fondamentale per l’ideologia interventista dei giorni nostri; potremmo dire che la stessa esistenza di questo mito è la base per la promozione di programmi di welfare all’elettorato. Quello che si configura come un cieco ottimismo dei giorni nostri nei confronti del ruolo salvifico di Roosevelt è la teologia dominante dei tempi moderni; ma il modo in cui il mondo viene visto dai teologi non può cambiare la realtà dei fatti, e citare Roosevelt ed il suo programma di stimoli fiscali quale modello per la conduzione della politica economica del mondo di oggi equivale a ripetere gli errori che hanno portato alla più lunga depressione che si sia mai verificata nel corso della storia economica degli Stati Uniti.

Se si volessero riassumere in poche parole le ragioni del fallimento delle politiche interventiste statali, si dovrebbe dire che esse sono tali perché colui (lo stato) che le mette in pratica è incapace di cogliere e capire i cambiamenti connessi al sistema di mercato. In tale sistema, infatti, i cambiamenti sono all’ordine del giorno: singole attività così come interi settori industriali nascono, si evolvono e scompaiono in un processo di selezione naturale al cui vertice vi è il consumatore. La risposta statale nei confronti delle crisi è sempre mirata a ricondurre l’economia ad uno stato di “normalità”, inteso come uno “stato” rigido in cui una data economia si trova prima di una crisi. Per fare ciò, lo stato protegge le attività economiche ed i posti di lavoro di ieri; il risultato – quindi – è quello di privare il mercato della sua capacità dinamica (al centro del processo di mercato stesso) di allocare in modo corretto e dinamico le risorse richieste secondo le modalità decise dal consumatore. Ed è esattamente questo il motivo per cui la Grande Depressione è durata fino all’inizio della Seconda Guerra Mondiale.



Il “dietro le quinte” della depressione

Prima dell’avvento di Hoover, ogni presidente statunitense riteneva che se l’economia fosse stata lasciata a sé stessa, il sistema di mercato avrebbe provveduto a riaggiustarsi da sé. La depressione postbellica dei primi anni Venti venne affrontata esattamente con questa filosofia, dal momento che venne lasciato che essa facesse il suo corso: durò appena diciotto mesi e fu il preludio a quello che fu un periodo di rivoluzione tecnologica foriero di un’enorme quantità di benefici in termini di qualità della vita per tutti gli americani. Dopo la morte del presidente Harding nel 1923, venne eletto presidente Calvin Coolidge che, sebbene convinto sostenitore del laissez-faire, era di fatto completamente ignorante (nel senso più stretto della parola) delle politiche monetarie portate avanti dal chairman della neonata Federal Reserve, Benjamin Strong, più anziano di Coolidge di una decina d’anni. La politica monetaria della FED è stata la causa di un boom inflazionistico che si concluse con il crollo del mercato azionario nel 1929.

Nel 1927 Coolidge annunciò che non si sarebbe ricandidato per assumere l’incarico una seconda volta e – di conseguenza – Herbert Hoover venne eletto presidente nel 1928, circa un anno prima del crollo del mercato azionario.

Alimentata da un orientamento liberista, ma allo stesso tempo “drogata” dallo stimolo inflazionistico della FED basato sul credito non coperto, per usare un epiteto molto in voga tra gli storici, l’economia dell’epoca stava “ruggendo”. Oggi possiamo fare dei paragoni con i giorni nostri. Boris Johnson è diventato primo ministro esattamente dopo un periodo di crescita spinta dall’inflazione; ma l’aspetto più importante è l’affinità politica con il presidente Trump, le cui politiche economiche interventiste sono pericolosamente vicine a quelle di Hoover quando questi era Segretario del Commercio durante l’amministrazione Harding. Hoover rimpatriò dei migranti e Trump ha costruito un muro, entrambi con l’idea che ciò sarebbe servito a salvaguardare i posti di lavoro nazionali; e, come Hoover, Trump fa leva sui dazi doganali per proteggere i contadini e le imprese da quella che ritiene essere una competizione “sleale”.

La pericolosa combinazione di una massiccia espansione del credito realizzatasi negli Anni Venti e la promulgazione, nell’ottobre del 1929 – lo stesso mese del crollo di Wall Street – dello “Smooth-Hawley Tariff Act”, può servire come utile framework per decodificare la situazione in cui versa il sistema economico statunitense dei giorni nostri. Al di là di alcune differenze di tempistica, quello che differenzia i due eventi concerne la tipologia di moneta corrente: prima dell’aprile 1933 il dollaro era liberamente convertibile in oro al tasso di cambio di $20,67 l’oncia; oggi il dollaro è totalmente scoperto e quindi se negli anni Trenta i prezzi erano relativamente stabili, oggi la loro tendenza è al rialzo.

Con l’approvazione dello Smooth-Hawley Tariff Act, esattamente nel punto di inversione del ciclo del credito, il Congresso fece sì che le previsioni economiche peggiorassero sensibilmente, facendo quindi sì che i banchieri chiedessero indietro i pagamenti dei prestiti contratti con loro. Con ciò l’economia cominciò a contrarsi e il lato interventista di Hoover prese il sopravvento. Per citare le sue memorie: “[...] la prima domanda che si sollevò immediatamente era quella concernente l’opportunità e la correttezza di un intervento del Presidente e del governo federale teso ad indagare le cause ed implementare un rimedio ai mali economici che affliggevano il Paese [...]. Nessun Presidente prima di allora aveva mai creduto che ci fosse spazio per una qualche azione governativa in tali casi. Indipendentemente dall’esperienza accumulata nelle precedenti occasioni, i presidenti avevano fermamente sostenuto che il governo federale era separato da tali crisi [...] pertanto aprimmo le sperimentazioni in un nuovo campo”.

Hoover convocò una serie di incontri alla Casa Bianca con i pezzi grossi dell’industria e del mondo finanziario per persuaderli ad investire e a mantenere invariati i salari monetari allo scopo di mantenere alta la spesa in consumi. Come i keynesiani d’oggigiorno, Hoover credeva che la linfa vitale dell’economia fosse la spesa in consumi, non capendo la connessione di questa attività con quella della produzione, attività – quest'ultima – che concettualmente e temporalmente è preliminare dal momento che consente di realizzare i prodotti senza i quali non potrebbe esserci consumo alcuno. La visione hooveriana di mantenere invariati i salari si riflette in quella moderna secondo cui andrebbero garantiti dei saggi salariali minimi, che sebbene innocui a livello superficiale mostrano in realtà come certe attività possano essere antieconomiche.

Come nel caso dell’economia moderna, la FED era lì per premere l’acceleratore sulla stampante monetaria. Secondo Murray Rothbard, la FED: “Stava aspettando lì pronta per mettere una pezza alla falla della depressione con un’ulteriore dose di inflazione monetaria. Intervenne immediatamente per espandere il credito, per sostenere le oramai consolidate posizioni dell’alta finanza. In un atto che non aveva alcun precedente nella storia economica americana, la FED si intromise nei mercati finanziari durante la settimana del crollo – l’ultima settimana di ottobre – ed in questo breve periodo espanse le riserve delle banche appartenenti ad essa per un totale di $300 milioni. Durante quella settimana, la FED raddoppiò le sue detenzioni di obbligazioni governative aggiungendo in tal modo $150 milioni alle riserve e scontò ulteriori $200 milioni per le ‘member banks’”.

La politica monetaria dell’epoca è un doppione delle politiche monetarie di oggi. In termini di prezzi monetari correnti, i $300 milioni di allora equivalgono ai $26.000 miliardi di oggi, usando l’oro come fattore di conversione. Lo stimolo monetario di oggi è mille volte più grande in termini reali.

Nel 1932 Roosevelt ottenne una vittoria schiacciante contro Hoover e – come da tradizione all’epoca – era pronto per insediarsi il marzo successivo. Solo una settimana prima, un tentativo di omicidio ai danni di Roosevelt colpì l’uomo sbagliato che morì poco dopo. Le banche erano tutte sull’orlo del fallimento, i contadini erano in rivolta e il numero dei disoccupati cresceva: era chiaro che le politiche reflazionistiche di Hoover stavano fallendo così come era chiaro che lui fosse l’uomo meno popolare d’America. Se facciamo un salto in avanti di ottantotto anni vediamo il presidente Trump seguire le orme di Hoover in questo anno elettorale; e possiamo essere abbastanza sicuri che Joe Biden, qualora venisse eletto, si autoproclamerà il nuovo FDR e sfornerà la sua versione del “New Deal”.

Roosevelt allora pronunciò il suo discorso, che includeva la famosa frase: "Quindi, prima di tutto, lasciatemi esprimere la mia ferma convinzione che l'unica cosa che dobbiamo temere è la paura stessa". Il suo discorso venne seguito dai cento giorni, la prima volta che un presidente fissò un programma del genere.

In Gran Bretagna Rishi Sunak, il nuovo cancelliere, sta ora perseguendo la sua versione dei “Cento giorni”, annunciando sussidi e nuovi aiuti finanziati dall'inflazione monetaria. Certo, Sunak rimane un sostenitore del libero mercato ma deve ancora dimostrare che le sue misure siano temporanee. Nel frattempo, il presidente Trump sta distruggendo le finanze della sua amministrazione nel tentativo di contenere le conseguenze economiche del coronavirus.

Si dice che ripetere un'azione fallimentare alla ricerca di un risultato diverso sia un segno di follia. Hoover e Roosevelt sono stati i pionieri delle politiche economiche fallimentari di oggi, ed i loro successori del dopoguerra non hanno scuse, ma il problema è più profondo di così: dal momento che vi è un’approvazione pubblica per tali misure, anche un politico economicamente esperto deve fornire soluzioni percorrendo questi binari fallimentari. È ciò che fa sì che la storia si ripeta. Invece dei segnali di mercato, sono i fattori psicologici a guidare la politica; incluso il desiderio della popolazione di vedere lo stato fornire soluzioni facili alle difficoltà economiche. Ma la lezione proveniente dall'era di Hoover è che siamo sul precipizio di un crollo economico a seguito di una combinazione di eccessiva creazione di credito negli anni precedenti ed introduzione di dazi commerciali. E ben prima che si palesasse il coronavirus.

La psicologia suggerisce che questa volta i politici e le autorità monetarie seguiranno lo stesso corso di prima, ancora più aggressivamente. Finora l'evidenza supporta questa tesi e ci consente di anticipare gli errori che verranno commessi in futuro.



Il ciclo del credito e le banche

Una caratteristica d'importanza notevole che caratterizzò il crollo di Wall Street (così come dell'insorgenza della depressione) furono i fallimenti bancari. Non solo le 24.000 banche commerciali americane dell’epoca avevano esteso il credito senza garanzia durante gli anni '20, ma le loro riserve erano in una certa misura fittizie. Ciò derivava dal doppio processo di conteggio degli assegni nel meccanismo di compensazione, rimanendo nelle riserve di cassa della banca su cui veniva prelevato mentre veniva immediatamente accreditato alle riserve di cassa della banca ricevente.

Ma quando la popolazione iniziò a prelevare contanti in quantità crescenti, venne a galla il fatto che questa liquidità fosse fittizia. Il panico bancario ebbe inizio nel novembre del 1930 nel Tennessee, quando una rete corrispondente a Nashville crollò dopo che la Bank of Tennessee chiuse i battenti, costringendo oltre 100 istituti a sospendere le operazioni. E mentre la contrazione del credito bancario progrediva, ulteriori sistemi corrispondenti fecero la stessa fine. Quello era solo l'inizio. La Banca degli Stati Uniti a New York venne raggiunta da una nuova crisi bancaria a Chicago il giugno seguente, questa volta nel settore immobiliare. Nel 1932 chiusero oltre 2.000 banche e nel 1933 altre 4.000.

Il mondo bancario di oggi è molto diverso. Invece di molte migliaia di piccole banche, il sistema è dominato da grandi colossi internazionali, banche globali di rilevanza sistemica (G-SIB). Operano secondo le norme ed i regolamenti del Comitato di Basilea, attualmente Basilea III, amministrato dai regolatori nazionali.

Sfruttando la corruzione derivante dal doppio conteggio degli assegni, le banche di oggi mettono in gioco il medesimo sistema, questa volta aiutato e favorito dai regolatori, i quali – purché i moduli siano correttamente compilati – sono felici di chiudere un occhio, oppure chiuderli tutt’e due e far finta di guardare dall'altra parte. Infatti, come hanno dimostrato i loro stress test, preferirebbero non approfondire la questione della capitalizzazione bancaria carente.

La debolezza del sistema bancario globale è illustrata nel Grafico 1, che mostra la leva finanziaria tra gli attivi totali nei bilanci delle banche “G-SIB” e la loro capitalizzazione di mercato. I regolatori persistono nell'usare invece la relazione tra gli attivi totali e il patrimonio netto, nonostante il mercato valuti il ​​capitale proprio di una banca ad un valore considerevolmente inferiore al valore contabile.


Le valutazioni azionarie delle aziende bancarie all'8 luglio hanno beneficiato dell’iniezione di liquidità nei mercati azionari globali, con il valore delle azioni di Deutsche Bank, ad esempio, quasi raddoppiato rispetto un minimo di €4,50 a metà marzo. La ripresa non è un segno di forza ritrovata, ma riflette semplicemente la grave disconnessione tra i valori degli asset finanziari in salita e l'economia in declino.

Le debolezze dell'attuale sistema sono descritte in un documento sulle grandi banche del Regno Unito, creato congiuntamente da Dean Buckner e Kevin Dowd. Il Grafico 1 è stato costruito usando la metodologia in quel documento. È una lettura fortemente raccomandata per chiunque cerchi di comprendere i gravi rischi associati non solo al sistema bancario del Regno Unito, ma ai G-SIB in tutte le giurisdizioni oltre ad altre banche significative non presenti nell'elenco G-SIB.

Con un sistema bancario globale fondamentalmente debole, gravato da un’eccessiva leva finanziaria e sull’oro di un collasso praticamente garantito se teniamo conto del deteriorarsi delle attuali condizioni finanziarie ed economiche, un nuovo fallimento bancario potrebbe far sembrare l'ondata di fallimenti bancari nel 1930 a Nashville come un picnic. Il fallimento di una sola grande banca in qualsiasi parte del mondo rischia di degenerare in un panico diffuso, perché la regolamentazione globale ha fatto sì che tutti partecipassero ad un gioco pericoloso in cui tutti condividono le stesse debolezze in misura maggiore o minore.

Un altro errore fatale, a seguito della crisi della Lehman, è stato quello di concordare nuove regole affinché i costi dei futuri fallimenti bancari venissero sostenuti dai detentori di obbligazioni e dai grandi depositanti, nonché dagli azionisti e non dagli stati. Fortunatamente il bail-in è stato pensato per essere facoltativo, ma esiste il rischio che in una crisi bancaria diffusa uno o più membri del G-20 lo possano scegliere come mezzo per sopravvivere. Tra salvataggi centrali e bail-in, la semplice nazionalizzazione e conservazione di tutti i depositi dei clienti diventa meno probabile, provocando un crollo non solo tra le banche salvate, ma un panico in tutte le obbligazioni bancarie e depositi importanti.

L'interdipendenza bancaria globale di oggi suggerisce che è più probabile una grave crisi, probabilmente già iniziata, a causa delle iniezioni di liquidità che hanno avuto luogo dallo scorso settembre col caos nel mercato dei pronti contro termine.

Una differenza rispetto agli anni Trenta è che il denaro contante oggi rappresenta una percentuale inferiore dell'offerta complessiva di denaro, essendo i pagamenti in gran parte elettronici. Non possiamo escludere depositanti che fanno la fila per ritirare i loro fondi con delle operazioni bancarie, ma oggi le banche in fallimento trovano fondi molto più rapidamente con mezzi elettronici, in particolare da saldi di conti più grandi privi di protezione dei depositanti.

Uno dei motivi per cui le banche centrali hanno incoraggiato l'abbandono del denaro contante è quello di ridurre la vulnerabilità delle banche alle vecchie operazioni bancarie. Invece, agendo come fornitore di liquidità pronto ad intervenire, anche quando altre banche riducono le linee di credito ad un istituto in sofferenza, l'intenzione è che nessuna banca debba fallire. Con la creazione di riserve bancarie attraverso il QE e l'utilizzo della funzione pronti contro termine per fornire liquidità dall'oggi al domani, le banche commerciali stanno già attingendo a questo supporto, senza il quale quasi sicuramente ci sarebbe già stata una crisi bancaria.

Su questa base, possiamo dire che i fallimenti bancari sono già tra di noi, solo che sono nascosti alla vista del pubblico. Tutto ciò che serve è che i detentori di obbligazioni bancarie ed i grandi depositanti si sveglino e si rendano conto dei rischi per il loro capitale, poi la crisi bancaria diventerà di dominio pubblico. Ed è per questo che non è possibile far scendere i valori degli asset finanziari, perché se accadesse l'intero sistema finanziario crollerebbe rapidamente.



Differenze monetarie

Negli anni '30 il dollaro era liberamente convertibile in oro fino a che, un mese dopo l'insediamento di Roosevelt, venne approvato un ordine esecutivo che vietava la proprietà del metallo giallo e certificati connessi all'oro. Era il preludio alla politica di svalutazione del dollaro a $35 l'oncia che sarebbe iniziata il gennaio successivo. A parte questa svalutazione, e nonostante la sua non convertibilità in oro, il dollaro conservò il suo valore di cambio oggettivo, mentre la depressione portò al calo dei prezzi per i beni scambiati e le materie prime.

Il calo dei prezzi era la naturale conseguenza della contrazione del credito bancario, dell'imposizione di dazi commerciali e delle operazioni fallite di sostegno ai prezzi. Invece di incolpare il credito bancario scoperto, fu l'oro a finire sotto accusa. Gli inflazionisti avevano il controllo della narrazione degli eventi, ma non potevano cestinare del tutto l'oro: ciò non sarebbe accaduto fino al 1971.

Oggi non c'è niente a supporto del valore delle valute fiat. Non vi è quindi alcuna restrizione nel dispiegamento di una tassa inflazionistica per bilanciare i libri contabili statali. Misurato in oro, il dollaro ha già perso il 98% del suo potere d'acquisto dalla fine degli anni sessanta, e ora la sua offerta viene aumentata ad un ritmo senza precedenti.

L'errore commesso dalle banche centrali è stato quello di non capire che il denaro è semplicemente il meccanismo per convertire il lavoro di un individuo in consumo. È il mezzo con cui confrontiamo un bene con un altro. Non è un mezzo per valutare la convenienza o la carenza di un bene, come sembrano pensare gli economisti moderni. In tal caso, i prezzi attuali e futuri avrebbero sostanzialmente l'effetto che si aspettano.

Il fallimento della politica monetaria è in gran parte dovuto alla mancata comprensione del ruolo del denaro nell'economia. Non è stato il crescente potere d'acquisto del dollaro negli anni '30 a far contrarre l'economia, ma la contrazione del credito bancario combinato con i dazi commerciali. Allo stesso modo, il calo del potere d'acquisto del dollaro non stimolerà da solo i consumi e non eliminerà le distorsioni nel mercato. Per non parlare poi dei cambiamenti nella quantità di denaro, dannosi per molti altri aspetti: la svalutazione monetaria impoverisce l'economia, l'esatto opposto dell'effetto previsto.

Resta da vedere fino a che punto arriverà la distruzione del denaro fiat, ma come mostra il Grafico 2, l’offerta di moneta M1 è già aumentata bruscamente: del 104% annuo dal 24 febbraio al 22 giugno.




Conclusione

Sfortunatamente i governi dei Paesi sviluppati stanno facendo gli stessi errori nell'attuale crisi economica che hanno commesso novant'anni fa. Come nel caso della depressione tra il 1930 ed il 1933, possiamo essere quasi certi che ci sarà una crisi bancaria. Questa volta, però, sarà globale e quasi certamente richiederà che le banche diventino di proprietà pubblica. Il costo sarà immenso e sarà pagato con mezzi inflazionistici.

Le sue dimensioni significheranno una distruzione senza precedenti della ricchezza, difficile quindi aspettarsi una ripresa economica. Inoltre la sovvenzione, da parte degli statalisti, delle industrie esistenti per paura della disoccupazione ostacolerà e non aiuterà la ripresa economica; e fintanto che le valute fiat manterranno un valore di cambio, non potrà esserci ripresa economica.

Infatti la differenza più importante rispetto agli anni '30 è il denaro, il cui valore potrebbe crollare del tutto. Guidati dalla teoria economica Austriaca, possiamo essere certi delle conseguenze economiche che dovremo affrontare negli anni a venire. Per quanto riguarda le conseguenze politiche a lungo termine, possiamo solo tirare ad indovinate.


[*] traduzione di Giordano Felici per Francesco Simoncelli's Freedonia: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 6 agosto 2020

Lo stato è vorace per i vostri dati sulle criptovalute





di Allan Stevo


Il governo venezuelano ha di recente annunciato che il suo servizio amministrativo per l'identificazione, la migrazione e gli stranieri (SAIME) ora accetta Bitcoin come metodo di pagamento per i passaporti.

Il problema è che Bitcoin non è anonimo, ma pseudoanonimo.

Interagire con qualsiasi stato usando Bitcoin significa rivelargli il wallet da cui state pagando. La blockchain è pubblica. Quando commentatori come Caitlin Johnstone e Stefan Molyneux, o organizzazioni come il Mises Institute o la TOR Foundation chiedono contributi in Bitcoin, si può seguire i soldi con un esploratore blockchain per vedere quanto arriva e come viene speso. Si può anche vedere chi c'è dietro la donazione, se un donatore non ha prestato molta attenzione a proteggere la propria privacy.

Non vorrei mai che il governo venezuelano, il governo degli Stati Uniti o chiunque altro potesse abusare di tali informazioni per poter sbirciare nelle mie finanze in criptovalute, soprattutto non attraverso una transazione legata al mio passaporto. Chi può dire che la prossima volta che comparirò ad un checkpoint sull'immigrazione non sarò segnalato per avere troppi Bitcoin o per aver speso soldi per una causa politicamente scorretta?

Sebbene il governo venezuelano dedichi solo una frazione delle risorse che il governo degli Stati Uniti dedica allo spionaggio degli americani, non è necessario fornire a nessuno stato dati personali aggiuntivi. La conoscenza nelle mani dello stato sarà usata come un'arma nelle mani dello stato.

Ci sono un sacco di elenchi di grandi wallet in Bitcoin e ci sono persone che si fanno un nome guardando il passaggio di Bitcoin da un conto all'altro. Tra questi c'è il governo degli Stati Uniti.

Il 6 febbraio 2018 il presidente della Commodity Futures Trading Commission (CFTC), Chris Giancarlo, ha detto davanti il Comitato Bancario del Senato degli Stati Uniti che il governo degli Stati Uniti utilizza exchange come Bitstamp, Coinbase, itBit e Kraken per tenere traccia del settore.

Chainalysis, gestito dal cofondatore di Kraken ed ex-COO Michael Gronager, esiste per legare l'identità personale alle transazioni di Bitcoin. Il loro modello di business è la riduzione della privacy personale delle altre persone, i dati che poi monetizzano vendendoli ai loro clienti. Molto più sinistro di Google o Facebook, che almeno anonimizzano i dati prima di venderli agli inserzionisti, Chainalysis collega i dati personali della vita reale, incluso il nome legale, ad un wallet specifico. Esistono molti concorrenti nell'analisi della blockchain.

Di recente Coinbase è stato messo sotto accusa per avere un servizio simile, Coinbase Analytics, che ha un contratto con il Dipartimento della Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. "Coinbase si unisce ad un gruppo affollato di società di analisi delle criptovalute (Chainalysis, Elliptic, CipherTrace e altri) in lotta per un pezzo della torta federale. Le agenzie di tutti gli angoli del governo degli Stati Uniti stipulano regolarmente contratti con società di criptovalute per il loro software di tracciamento, contratti per un valore di milioni dollari e talvolta estendendoli per anni", riferisce Coindesk.

Gli exchange che richiedono il KYC (know your customer) ai loro clienti sono un luogo perfetto per la raccolta dei dati. Coinbase potrebbe monetizzare e semplificare il processo di raccolta dei dati, non solo addebitando commissioni per i loro servizi in quanto exchange, ma facendo un ulteriore passo avanti e monetizzando i dati dei loro utenti, rendendoli il ​​prodotto. Ciò è particolarmente dannoso nel mondo delle criptovalute ossessionato dalla privacy e dalla libertà.

Quanti soldi ci sono voluti per questa compagnia da $8 miliardi affinché vendesse i clienti degli exchange al governo degli Stati Uniti? Le informazioni fornite dal governo mostrano che il contratto ha un importo di aggiudicazione attuale di $49.000, con un potenziale di altri $134.750 in totale nei prossimi quattro anni.

Coinbase ha rassicurato gli utenti che sta solo raccogliendo dati disponibili al pubblico sui suoi utenti, niente di più. Il suo CEO, Brian Armstrong, ha incoraggiato gli utenti a non usare Bitcoin se non vogliono essere spiati da Coinbase, ma ad usare invece criptovalute basate sulla privacy.

Fortunatamente il mercato sta rispondendo a queste incursioni sulla privacy:
  • Esistono exchange decentralizzati come Bisq che non possono essere facilmente tracciati perché non esiste un'entità centrale da segnalare.
  • Stiamo assistendo all'introduzione di "coin basate sulla privacy". Sono progettate per essere molto più difficili da rintracciare, alcune potrebbero persino essere impossibili da tracciare, anche se molto tempo fa ho appreso che la parola "impossibile" non è poi così accurata, poiché la possibilità o l'impossibilità è semplicemente una questione di volontà e risorse disponibili.

Questa tesi, conservare la privacy nelle transazioni Bitcoin, è particolarmente pertinente in quanto la privacy continua ad essere attaccata sempre di più.
  • I senatori degli Stati Uniti Lindsey Graham (R-South Carolina), Tom Cotton (R-Arkansas) e Marsha Blackburn (R-Tennessee) hanno introdotto il "Lawful Access to Encrypted Data Act", una legge anti-criptovalute che insiste sul fatto che tutta la crittografia senza una backdoor per lo stato è illegale. Seguire un tale ordine significherebbe la morte della crittografia.
  • Scott Alexander di Slate Star Codex è stato minacciato di doxxing dal New York Times e di conseguenza ha cancellato il suo blog popolare per motivi di privacy. Il New York Times si è difeso affermando che ha una politica per identificare tutte le persone di cui scrive. Alexander, dopo un mese di silenzio sul New York Times, ritiene che la minaccia si sia attenuata. Rimane l'insensibile disprezzo per la privacy.
  • Google e Apple stanno implorando gli stati affinché consentano loro di utilizzare i telefoni cellulari per monitorare la posizione degli utenti in nome dell'ultima causa contro la libertà: la salute pubblica.

Come ha sottolineato il giornalista Peter Chawaga: "La privacy sta diventando una delle risorse più scarse al mondo".

Se questi attacchi alla privacy fossero senza conseguenze, forse uno potrebbe sentirsi sollevato, ma come dimostra l'attuale ondata di annientamento della cultura (da Central Park Karen al dito medio di Seattle Karen) avere una telecamera accesa quando viene immortalato un comportamento spiacevole può essere sufficiente per distruggere le fragili vite che molti vivono. C'è quasi una fame sociopatica nel voler distruggere una persona... Quanto sarebbe peggiore l'impatto di quella folla di sociopatici se anch'essi avessero accesso a tutti i dati finanziari di una persona?

È un grande momento per più crittografia e più privacy, e un momento terribile per aiutare gli stati o qualsiasi altra organizzazione a riempire database che un giorno potranno essere usati contro di voi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 5 agosto 2020

Quando finirà questa follia?





di Jeffrey Tucker


Ero seduto nella stanza verde di uno studio televisivo a Manhattan il giorno in cui è arrivata la tempesta. Era giovedì 12 marzo 2020 e stavo aspettando con ansia il mio turno per intervenire, sperando che i treni non si fermassero prima che potessi lasciare la città. Fortunatamente non si sono fermati, ma metà di tutto il resto sì.

In quel giorno, tutti sapevano cosa sarebbe successo. C'era il panico nell'aria, fomentato principalmente dai media e dai personaggi politici. Un mese prima l'idea di un lockdown era impensabile, ma in quel momento sembrava che potesse essere applicata.

Un uomo barbuto, magro, dall'aspetto saggio e con gli occhiali in stile Freud, si era seduto di fronte a me, appena uscito dallo studio. Era lì per riprendere fiato dopo l'intervista, ma sembrava profondamente turbato.

"C'è paura nell'aria", dissi rompendo il silenzio.

“La follia è tutt'intorno a noi. La popolazione ha un disturbo della personalità che ho trattato per tutta la mia carriera ".

"Cos'è che fai?" chiesi.

"Sono uno psichiatra specializzato in disturbi d'ansia, deliri paranoici e paura irrazionale. Ho trattato questi sintomi per anni, sia come individuo che come specialista. È abbastanza difficile contenere questi problemi in tempi normali e ciò che sta accadendo ora è una diffusione di questa grave condizione medica a tutta la popolazione. Può succedere con qualsiasi cosa, ma qui vediamo una paura primaria della malattia trasformarsi in panico di massa. Sembra quasi intenzionale. È tragico. Una volta iniziato, potrebbero essere necessari anni per riparare il danno psicologico".

Mi sedetti un po' sbalordito, in parte perché parlare in termini così apocalittici era qualcosa di nuovo in quel momento storico e in parte per via della certezza della sua opinione. Alla base dei suoi brevi commenti c'era la convinzione che non ci fosse nulla di particolarmente insolito in questo virus. Ci siamo evoluti con loro e abbiamo imparato a trattarli con calma e professionalità. Ciò che distingue il momento attuale, diceva, non era il virus ma una sorta di follia pubblica.

Ero uno dei primi tra gli scettici della narrativa mainstream, ma anche io non ero sicuro che avesse ragione sul fatto che il vero problema non fosse fisico ma mentale. In quel momento, anche io ero cauto nello stringere mani e mi portavo dietro il gel disinfettante. In seguito ho scoperto che molti medici hanno cercato di calmare le persone per settimane, sollecitando il normale funzionamento della società piuttosto che il panico. Comunque ci sono volute settimane affinché mi rendessi conto che aveva ragione: la principale minaccia che la società doveva affrontare era una condizione psicologica.

Avrei dovuto immediatamente rivolgermi ad un libro che al liceo era uno dei miei preferiti. Si tratta di Extraordinary Popular Delusions and the Madness of Crowds di Charles Mackay (1841). Mi è piaciuto leggerlo perché, pur evidenziando la follia umana, sembrava anche indicare che noi come civiltà ci troviamo in quello stesso periodo storico.

Mi divertiva leggere e scoprire quanto fossero ridicole le persone in passato, con improvvisi momenti di panico per capelli e barba lunghi, gioielli, streghe, diavolo, profezie e stregonerie, malattie e cure, ipotesi sulla terra, tulipani, praticamente qualsiasi cosa. In un numero sorprendente di casi che descrive, la malattia era considerata prova di una forza maligna all'opera. Una volta che la paura raggiunge una certa soglia, la normalità, la razionalità, la moralità e la decenza svaniscono e vengono sostituite da stupidità e crudeltà.
Nel leggere la storia delle nazioni, scopriamo che, come gli individui, i quali hanno i loro capricci e le loro peculiarità, i loro momenti di eccitazione ed incoscienza, anche intere comunità improvvisamente si fissano su un oggetto e impazziscono nella sua ricerca; milioni di persone rimangono simultaneamente colpite da un'illusione, e la inseguono, fino a quando la loro attenzione viene catturata da una nuova follia più accattivante della prima. Vediamo una nazione, dai suoi membri più alti a quelli più bassi, che improvvisamente viene catturata da un feroce desiderio di gloria militare; un'altra che improvvisamente impazzisce per uno scrupolo religioso; e nessuna delle due rinsavisce fino a quando non vengono versati fiumi di sangue e seminati gemiti e lacrime affinché poi siano raccolti dai suoi posteri [...]. Gli uomini pensano come mandrie; si vedrà che impazziranno in gruppo, mentre rinsaviranno solo lentamente, e uno alla volta.

Dopo il 2005, quando Internet divenne un archivio serio per la conoscenza umana e divenne accessibile quasi a tutti, anch'io fui tentato dall'idea che saremmo entrati in una nuova era di illuminazione in cui le frenesie di massa sarebbero state rapidamente smorzate da una saggezza di massa.

Potete verificare le prove della mia ingenuità con il mio articolo del 5 aprile 2020: With Knowledge Comes Calm, Rationality, and, Possibly, Openness. Pensavo che l'evidenza dell'impatto estremamente discriminatorio del virus su oltre 70 persone con comorbidità avrebbe causato un'improvvisa consapevolezza: questo virus si stava comportando come un normale virus. Non saremmo tutti morti, avremmo usato la razionalità e ne saremmo usciti. Ricordo di aver scritto che i media avrebbero riportato il nuovo studio e il panico sarebbe finito.

Ho sbagliato, insieme alla mia sensazione che tutta questa roba si sarebbe fermata il lunedì successivo. Lo psichiatra che ho incontrato a New York aveva ragione: la droga della paura aveva già invaso l'opinione pubblica. Una volta assunta, ci vuole molto tempo per riprendersi. Tale condizione è peggiorata dalla politica, che non ha fatto altro che alimentarla la paura. Questa è la malattia più politicizzata della storia.

Durante questa dura prova abbiamo appreso che, nonostante la nostra tecnologia, le nostre conoscenze, la nostra storia di prosperità e pace, non siamo più intelligenti dei nostri antenati e, per certi aspetti, non intelligenti quanto i nostri genitori e nonni. L'esperienza del COVID ha causato un'inversione di massa: un ritorno alle superstizioni e al panico, i quali hanno sporadicamente definito l'esperienza umana nei secoli passati.

Alla fine le persone rinsaviranno, ma come scrisse Mackay: le persone "impazziscono in gruppo, mentre si riprenderanno solo lentamente, e una alla volta".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 4 agosto 2020

Cosa deve fare la Germania per avere una ripresa veloce





di Philipp Bagus


Il 29 giugno il parlamento tedesco ha reagito come fanno normalmente i parlamenti quando c'è un problema, vale a dire, consentire al governo di spendere di più. Per rispondere alle difficoltà economiche dovute all'epidemia di virus C e al lockdown, ha approvato un tipico pacchetto di stimolo keynesiano al fine di stimolare la domanda aggregata.

L'obiettivo del pacchetto di stimolo economico era quello di riportare l'economia tedesca verso un "percorso di crescita sostenibile [...] che garantirà posti di lavoro e prosperità". Interpreto qui il termine "crescita sostenibile" come crescita che gli individui vorrebbero davvero e che sosterrebbero attraverso le loro azioni volontarie in un'economia di mercato. Si tratta quindi di una crescita che non si basa su sovvenzioni fiscali e debito pubblico e che si sgretolerebbe senza tali sovvenzioni o in caso di indebitamento pubblico eccessivo. In parole povere, il finanziamento di nuove strutture mantenute in vita solo da sussidi statali continui non può essere descritto come crescita sostenibile.



La situazione iniziale

Il virus C e le reazioni politiche all'epidemia hanno portato ad uno shock mondiale di domanda e offerta. Dal lato dell'offerta, la produzione ha dovuto essere interrotta a causa della malattia, del lockdown e dell'interruzione delle catene di approvvigionamento. Inoltre vi sono problemi di società indebitate con liquidità insufficiente: poiché molte aziende non potevano e non possono più produrre, la produzione globale è crollata.

Dall'altra parte ci sono stati cambiamenti drastici dal lato della domanda. Innanzitutto, meno produzione significa naturalmente meno domanda (Legge di Say), un lavoratore le cui ore di lavoro sono state ridotte produce di meno, guadagna di meno e quindi richiede anche meno in termini reali.

Inoltre la composizione della "domanda aggregata" è cambiata: vi è una minore domanda di turismo, trasporti e attività ricreative che implicano un contatto fisico con altre persone. Al contrario, la domanda per attività, servizi e prodotti digitali che aumentano la sicurezza sanitaria (ad es. mascherine) è aumentata. Alcuni di questi cambiamenti nella domanda ci accompagneranno nel lungo periodo: ad esempio, un declino a lungo termine del trasporto aereo ed un aumento dell'apprendimento e del lavoro da casa potrebbero portare a cambiamenti strutturali nella domanda.

La domanda cambierà anche nel lungo periodo, perché c'è stata una massiccia ridistribuzione a causa della crisi del virus C e delle relative restrizioni. Mentre, ad esempio, i dipendenti pubblici non hanno subito perdite finanziarie, gli imprenditori e i dipendenti privati hanno subito gravi perdite. Chi ha tratto profitto dalla crisi del virus C ha aumentato la domanda per i suoi prodotti rispetto a chi è risultato perdente.

A causa dello shock della domanda e dell'offerta, i fattori di produzione devono adattarsi alle nuove circostanze. È necessaria una ristrutturazione della struttura produttiva: alcune aziende e settori devono ridursi; altri devono espandersi. Alcune aziende devono essere ricapitalizzate, in particolare quelle che hanno un modello di business redditizio ma sono state costrette a fermarsi; altre dovrebbero scomparire del tutto. In un'economia di mercato, i consumatori decidono quali aziende e settori vincono/perdono attraverso le loro decisioni di acquisto. Sarebbe una presunzione di conoscenza per lo stato decidere a livello centrale quali settori e società dovrebbero ricevere nuovo capitale e quali no.

La necessaria ristrutturazione implica una riallocazione delle risorse, essenziale per il desiderato ritorno ad un percorso di crescita sostenibile. La riallocazione dei fattori di produzione dipende, da un lato, dalle istituzioni economiche, che possono facilitare o ostacolare la ripresa, e dall'altro dall'intervento statale, che rischia sempre di porre l'economia su un percorso insostenibile e creare dipendenze difficili da revocare. Questa riallocazione deve anche tenere conto della fragilità finanziaria dell'economia.



Cosa può facilitare una ripresa?

Cosa si deve fare per accelerare una ripresa?

Innanzitutto, tutte le normative che impediscono la produzione devono essere terminate soprattutto quelle legate al virus C. Inoltre ci sono molte normative che rendono il mercato del lavoro tedesco poco flessibile. Nel settore energetico, nel settore sanitario e nel settore automobilistico ci sono molti regolamenti, alcuni dei quali abbastanza nuovi, che ostacolano gravemente la produzione in Germania.

È la libertà economica, che utilizza meccanismi di aggiustamento basati sul mercato, che riduce gli effetti negativi degli shock di domanda e offerta e facilita una rapida ripresa economica. E questa intuizione teorica può anche essere illustrata empiricamente. La libertà economica ha accelerato il ritorno ad un percorso di crescita nel caso dell'influenza spagnola del 1918: nel lungo termine i Paesi con un maggiore grado di libertà economica hanno sofferto meno delle conseguenze della pandemia. Questa scoperta è coerente con altri studi empirici che dimostrano che la libertà economica è associata a recessioni meno gravi e riprese più rapide.

In secondo luogo, c'è il problema delle ricapitalizzazioni. Senza di esse alcune aziende scompariranno, perché il loro capitale è esaurito o perché la domanda si è spostata. Al fine di riattivare una crescita sostenibile, sono quindi necessari investimenti privati ​​per ricapitalizzare le società con modelli di business redditizi a lungo termine o per creare nuove società nei settori più promettenti. In altre parole, la ricapitalizzazione deve concentrarsi su società redditizie e sulla creazione di nuove società in base agli spostamenti della domanda.

Due condizioni devono essere soddisfatte affinché questi investimenti si materializzino: in primo luogo, le nuove opportunità di profitto devono essere scoperte da imprenditori in concorrenza ed è qui che deve entrare in gioco la deregolamentazione; in secondo luogo, è necessario incentivare i risparmi privati ​​(riduzione dei consumi) senza che essi siano assorbiti dallo stato attraverso un aumento del debito pubblico.

Entrambe le condizioni devono essere soddisfatte, perché se i risparmi privati ​​aumentano ma non ci sono nuove opportunità di profitto, gli investimenti confluiranno in attività non produttive come i titoli di stato; se, dall'altra parte, vengono scoperte nuove opportunità di profitto ma non ci sono risparmi, allora non nasceranno affatto.

Esiste il pericolo che le tasse e il debito pubblico assorbano il risparmio privato, pertanto, se si vuole raggiungere un percorso di crescita sostenibile, le tasse sul capitale e sui profitti dovrebbero essere abbassate. Tuttavia il piano di stimolo tedesco non le abbasserà, bensì ridurrà temporaneamente l'imposta sul valore aggiunto (IVA), il che comporterà un aumento dei consumi, vale a dire, un minor risparmio. L'abbassamento delle imposte sulle plusvalenze, delle imposte sulle successioni, delle imposte sulle donazioni e delle imposte sul reddito delle società incoraggiano il risparmio e l'accumulo di capitale. Queste misure aumenterebbero anche l'attrattiva della Germania agli occhi degli investitori internazionali e potrebbero attirare risparmi dall'estero.

Per raggiungere un percorso di crescita sostenibile, anche il settore privato dovrebbe essere sostenuto riducendo il disavanzo pubblico e la spesa pubblica. Una spesa pubblica più bassa mette a disposizione del settore privato risorse che altrimenti sarebbero state sequestrate dallo stato e che possono contribuire alla ristrutturazione.

Sfortunatamente la spesa pubblica è aumentata e di molto. E tutto ciò significa meno risorse al settore privato, poiché lo stato non ne crea di nuove. Non è Babbo Natale.

Esistono diversi modi in cui lo stato può ottenere il controllo di queste risorse che spende in seguito. Innanzitutto attraverso aumenti delle tasse, il che non è il caso di questo programma di stimolo visto che è finanziato attraverso la spesa in deficit.

L'aumento dei prestiti pubblici può essere finanziato in due modi: in primo luogo, può essere finanziato da reali risparmi privati, portando ad un crowding out degli investimenti privati ​​che invece sono importanti per la ristrutturazione economica; in alternativa il nuovo debito pubblico può essere finanziato attraverso la stampa di denaro e questo significa anche che lo stato ha accesso a risorse aggiuntive che altrimenti sarebbero state disponibili per il settore privato ad un costo inferiore. Quando l'offerta di moneta aumenta, lo stato fa aumentare i prezzi dei fattori di produzione e quindi le imprese private si ritrovano meno risorse disponibili. Risultato: la possibilità di investimenti privati ​​si riduce. Al fine di conseguire una crescita sostenibile è necessario ridurre le spese statali, ciò garantirebbe una ripresa più rapida in quanto il settore privato in difficoltà avrebbe più risorse a disposizione ed i suoi costi diminuirebbero.

Attraverso le sue spese aggiuntive, indipendentemente dal fatto che siano finanziate da aumenti delle tasse, da un ridimensionamento o da un aumento dell'offerta di moneta, lo stato toglie risorse al settore privato e impedisce una ripresa economica veloce.



Sovvenzioni e ridistribuzione

Riforme strutturali, deregolamentazione per promuovere l'aggiustamento al mercato e ristrutturazione della struttura produttiva non sono voci incluse nel pacchetto di incentivi. Non sono previsti tagli fiscali che stimolino il risparmio privato. Invece c'è una riduzione temporanea dell'IVA, che tende a stimolare un consumo aggiuntivo piuttosto che un ulteriore risparmio privato. Nemmeno il debito pubblico e la spesa pubblica diminuiranno, quest'ultima infatti salirà di quasi il 43%. Quasi la metà della spesa pubblica è finanziata con l'emissione di nuovi debiti e la solvibilità economica della Germania è ulteriormente minacciata dalla mutualizzazione del debito pubblico a livello europeo attraverso i canali già esistenti. Se i mercati finanziari diventeranno nervosi in futuro a causa di una crisi economica europea e alti livelli di debito pubblico, gli occhi verranno puntati sul debito pubblico tedesco.

La maggior parte delle misure del pacchetto di stimolo sovvenziona determinati gruppi d'interesse. Creano una ridistribuzione tra la popolazione, ma non servono per raggiungere un percorso di crescita sostenibile.

I sussidi includono finanziamenti per l'acquisto di auto elettriche, un bonus per bambini di €300, sussidi per istituzioni culturali, stati federali e comuni, promozione dell'assistenza all'infanzia, società ferroviaria pubblica, promozione di determinate regioni ed energia verde, nonché aiuti allo sviluppo. Queste sono tutte misure di pura ridistribuzione: prendono risorse da alcuni attori di mercato e le danno ad altri. Questo processo indebolisce la Germania nel lungo termine, poiché promuove imprese non redditizie, aumentando così i costi delle società tedesche redditizie e impedendo la creazione di nuove società.



Conclusione

Il pacchetto di stimolo non soddisfa il suo scopo ufficiale. Infatti è dannoso: la spesa pubblica non sarà ridotta, non ci saranno riduzioni fiscali o misure che consentano un maggiore risparmio privato, delle deregolamentazioni neanche l'ombra. Invece il pacchetto contiene una politica industriale; innovazione statale e pianificazione economica centrale; e sussidi e misure di ridistribuzione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 3 agosto 2020

C'è davvero una “seconda ondata”: più emorragie di posti di lavoro, redditi, inadempienze e fallimenti aziendali





di David Stockman


Il Tristo Mietitore dell'era moderna ha da tempo lasciato l'epicentro della sua breve furia a New York, dove le azioni sciocche di Cuomo hanno causato un'ondata di infezioni, malattie e morte nelle case di riposo, che rappresentano quasi interamente l'impennata nella conta delle morti CON Covid durante il mese di aprile

Al contrario, nel mese di luglio New York ha fatto tamponi a tutto spiano, ma non ha visto nuovi casi di Covid. Rispetto ad un totale di 1.250.000 tamponi durante il mese scorso, solo 13.872 sono risultati positivi e molti di questi sono le stesse persone che ripetono il test al fine di ottenere la licenza per tornare al lavoro.

In ogni caso, il tasso lordo dei positivi è solo dell'1,1% e probabilmente molto meno se i dati fossero stati de-duplicati.

Allo stesso modo, ci sono state in media solo 10 decessi CON Covid segnalati durante le prime tre settimane di luglio, una piccola frazione dei 500-800 decessi al giorno (la stragrande maggioranza nelle case di riposo) segnalati nel mese di aprile.

Inoltre, non vi è alcun mistero sul motivo per cui la curva sta (per fortuna) precipitando in basso: questo virus, come quello dell'influenza, colpisce prima la popolazione più debole e più vulnerabile, e in seguito tende a soccombere quando i sistemi immunitari delle parti più sane della popolazione si uniscono alla battaglia.


Ciò che significa tale naturale progressione del contagio è che il lockdown del Governatore Cuomo non aveva praticamente nulla a che fare con il ritiro gradito del coronavirus.

Ciò è evidente dal confronto con la Svezia, che praticamente non ha avuto alcun lockdown. Ieri il tasso di mortalità CON Covid era di 130 per 100.000 persone per lo stato di New York in generale, e di 235, 223 e 200 per 100.000 abitanti nel Bronx, nel Queens e a Brooklyn.

Al contrario, il tasso di mortalità in Svezia è stato di circa 55 per 100.000 abitanti, e la percentuale preponderante di questi era costituita da persone di età superiore ai 70 anni.

In ogni caso, il grafico qui sotto dice tutto. Il Governatore Cuomo non ha "appiattito la curva" rispetto al sistema sociale ed economico aperto in Svezia, e ha anche determinato un tasso di mortalità 2,5 volte più alto su base cumulativa.


Allo stesso modo, non c'è alcuna "seconda ondata" nelle cosiddette aree hot spot negli Stati Uniti del sud. Come nel caso di New York, il virus si sta semplicemente muovendo attraverso la popolazione in un lasso di tempo di un mese o due in ritardo rispetto alla diffusione del contagio originale nel Nordest; e, ancora una volta, sta incontrando il suo nemico naturale rappresentato dai sistemi immunitari delle parti più sane della popolazione.

La prova è semplice ed è misurata dal tasso di ospedalizzazione per nuovi casi. Quest'ultimo è precipitato dal 15-20% nei primi giorni del contagio in questi nuovi cosiddetti stati hot spot, ma ora è a cifra singola. I dati per nuovi casi, ricoveri e il rapporto di ricovero per i primi 20 giorni di luglio includono quanto segue:
  • Florida: 207.960 nuovi casi, 6.726 ricoveri aggiuntivi = 3,2%
  • Arizona: 65.968 nuovi casi, 1.962 ricoveri aggiuntivi = 3,0%
  • Tennessee: 36.245 nuovi casi, 1.047 ricoveri aggiuntivi = 2,9%
  • Georgia: 64.284 nuovi casi, 3.996 ricoveri aggiuntivi = 6,2%
  • Arkansas: 13.150 nuovi casi, 883 ricoveri aggiuntivi = 6,0%
  • Carolina del Sud: 35.046 nuovi casi, 1.328 ricoveri aggiuntivi = 3,8%
  • Mississippi: 21.642 nuovi casi, 610 ricoveri aggiuntivi = 2,8%

In una parola, i tassi di ospedalizzazione del 3-6% non sono indicativi di una crisi di salute pubblica o di una terribile malattia che sta devastando la popolazione. In realtà, sono solo leggermente al di sopra dei tassi di ospedalizzazione per la normale influenza invernale.

Il grafico seguente è la valutazione del CDC per le stagioni 2010-2018 e mostra che il tasso di ospedalizzazione per casi infetti è stato in media dell'1,5%-2,0% in tale periodo di otto anni; e questo a fronte di una generosa stima di malattie influenzali totali, non casi confermati in laboratorio come con le attuali statistiche di Covid.

Tuttavia, il punto non ha bisogno di essere specificato: non chiudiamo bar, ristoranti, palestre, parrucchieri, cinema, centri commerciali ecc., ogni inverno a causa dell'influenza. Tuttavia questo è esattamente ciò che la dittatura sanitaria sta ora sollecitando per gli stati sopra elencati di fronte ad un virus che è solo leggermente più grave del normale.

Detto in altro modo, anche ora il 94-97% dei "nuovi casi" nei cosiddetti stati della zona rossa sono asintomatici o provocano lievi sintomi che poi guariscono. La presunta economia più grande di sempre è ora sommersa da disoccupazione, fallimenti aziendali, insolvenze nei pagamenti e una popolazione spaventata.

Inutile dire che è stato Fauci e la sua banda di cialtroni "esperti" che hanno spianato la strada a governatori, dipartimenti di sanità pubblica, sindaci e funzionari minori affinché potessero attaccare i mezzi di sussistenza e il benessere dei propri elettori.


Oltre al danno la beffa: Fauci ha avuto il coraggio di presentare lo stato di New York come brillante esempio al resto della nazione quando, in realtà, il governatore si è dannatamente sbagliato dato lo tsunami di morti nella casa di riposo dello stato.

Il fatto è che il tasso di mortalità di New York per 100.000 abitanti è ben più di 2 volte maggiore rispetto alle controparti europee di Italia, Spagna e Regno Unito; ed è in realtà più di 4,5 volte più alto della Florida e 9,5 volte più alto di quello del Texas.

Di fronte ad un tale giudizio sconsiderato, il marchio di fabbrica di Donald, "Sei licenziato!", sarebbe il minimo che ci si potrebbe aspettare. Soprattutto alla luce di funzionari Dem assetati di potere che hanno intensificato i loro attacchi all'economia di Main Street.

I sovrani Dem della contea di Broward, in Florida, per esempio, hanno emesso un ordine che richiede ai proprietari di abitazioni di imporre l'uso di amscherine per i visitatori nelle loro case, pena la multa o il carcere.

Allo stesso modo, il sindaco della contea Dale Holness "ha annunciato un coprifuoco e sanzioni penali se ci sono più di 10 persone nella propria casa o se c'è un raduno di più di 10 persone all'interno di un RESIDENCE PRIVATO".

Ovviamente la contea di Broward è solo un microcosmo rispetto al caos schiacciante nell'economia nazionale. Non stiamo più parlando solo di un paio di governanti aggressivi come quelli di New York, New Jersey e Michigan nei primi giorni dell'epidemia: quello che abbiamo ora è un vero e proprio esercito di funzionari ufficiali che lacerano letteralmente il tessuto della vita economica e sociale in gran parte dell'America.

Attenzione, però, perché quanto sta accadendo a livello economico non è causa del virus. L'economia pre-Covid era già fragile, piena di debiti, speculazioni e cattivi investimenti che inciampava in avanti sul ritmo di crescita residua del capitalismo, anche di fronte ai giganteschi ostacoli ad una prosperità sostenibile posti dallo stato e soprattutto dal sistema bancario centrale.

Quindi qualsiasi "cigno nero" avrebbe potuto innescare la profonda recessione ora in corso. Ma a causa del lockdown, le cose sono peggiorate molto più rapidamente.

Ad esempio, nulla di simile a questo grafico s'è mai stato visto prima negli annali della storia moderna. Rispetto ad un picco di 6,6 milioni di beneficiari dell'indennità di disoccupazione verso la fine della Grande recessione (maggio 2009), vi sono ora oltre 32 milioni di lavoratori che incassano benefici statali e federali dell'indennità di disoccupazione. Più del 20% dei 158 milioni di lavoratori occupati a febbraio.


Il danno ad entrate e spese di un esercito di disoccupati (32 milioni di persone) avrebbe fatto vacillare l'economia degli Stati Uniti mesi fa, perché nel mondo che Donald ha ereditato l'80% delle famiglie non ha sostegno finanziario o fondi da parte per i momenti difficili.

Ovviamente suddetto danno è stato temporaneamente attutito dall'eruzione senza precedenti di elargizioni provenienti dal welfare state, impacchettate nei salvataggi di tre mesi fa. Ciò include oltre $500 miliardi di sostegno salariale tramite il programma PPP, assegni da $1.200 che sono stati erogati a 160 milioni di cittadini e in particolare i $600 dollari a settimana di "aggiunta" ​​federale sui vantaggi dell'indennità di disoccupazione.

Inutile dire come l'impatto di questi ultimi abbia mascherato il dolore economico mostrato nel grafico sopra. Su base media nazionale, il normale programma di indennità di disoccupazione statale paga circa $500 a settimana, o un tasso annuo di $26.000 ai lavoratori coperti.

A notte fonda, durante le frenetiche sessioni legislative di fine marzo, il Congresso l'ha alzato a $1.100 a settimana, un tasso annuo di $57.200.

Ma l'aggiunta federale costa anche $75 miliardi al mese e ha messo quasi i due terzi dei destinatari disoccupati in una fascia di reddito più alta rispetto a quando avevano il loro lavoro; almeno quando svolgevano quest'ultimo producevano beni e servizi, i mattoni della macroeconomia.

Ora accade che alcuni dei senatori repubblicani hanno capito che non si può sborsare un sussidio da $75 miliardi al mese per la disoccupazione e aspettarsi che i motori della vita economica si riavviino, o che i resti sbrindellati dei conti fiscali di Washington si possano magicamente riparare.

Quindi c'è una possibilità piuttosto considerevole che ci sarà battaglia politica sull'imminente prolungamento del Salvataggio 4.0 e che ad agosto il gigantesco cuscino d'aria delle elargizioni del welfare che hanno mascherato il disastro del lockdown verrà improvvisamente sgonfiato.

Il grafico qui sotto, infatti, mostra come la fantasmagorica roba gratis di Washington abbia capovolto la tradizionale nozione di recessione e specialmente quella in cui un quinto della forza lavoro è disoccupata. Il grafico mostra il reddito personale mensile totale delle famiglie, compresi dividendi, interessi e profitti che finiscono principalmente al 10% più alto della società.

Incredibilmente ad aprile, quando le varie industrie, dai viaggi aerei ai ristoranti e ai bar di quartiere, erano deserte, il reddito totale delle famiglie era in realtà del 5% superiore a quello di gennaio, un periodo in cui Wall Street sosteneva che l'economia americana fosse in boom.

Da allora i redditi delle famiglie sono riusciti a rimanere al livello pre-Covid di gennaio, nonostante una perdita di erogazioni salariali ad un tasso annuo negativo di $850 miliardi.

Ciò che si prospetta per agosto e per molti mesi a venire, quindi, è il ritardo dei ricavi e la contrazione della spesa di un'economia malconcia che ha già subito un tonfo a due cifre nella produzione effettiva di beni e servizi.

Inutile dire che tutto ciò scioccherà Wall Street.


In ogni caso, gli indicatori in ritardo di oggi del disagio economico generato dal lockdown si aggraveranno enormemente. Questi grafici sulle mancate riscossioni degli affitti e le chiusure delle piccole imprese sono solo la punta dell'iceberg, e continueranno a peggiorare anche se verrà partorito un qualche Salvataggio 5.0 a Capitol Hill prima dell'inizio della vera stagione elettorale.



In effetti, su un numero qualsiasi di variabili ad alta frequenza, i dati sono già saliti e questo prima che il tonfo di agosto e la più feroce battaglia elettorale nella storia moderna abbiano preso il loro pedaggio.

E ora con i nuovi ordini di lockdown e una rinnovata campagna di isteria per il virus, c'è davvero una "seconda ondata" in arrivo: più emorragie di posti di lavoro, redditi, inadempienze e fallimenti aziendali.




[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/