mercoledì 19 settembre 2018

L'inverno sta arrivando... per l'economia





di Christopher P. Casey


I fan della serie "Il Trono di Spade" conoscono bene il motto della Casata Stark: "L'inverno sta arrivando". Questo motto mette in guardia contro una catastrofe imminente, causata dagli Stark stessi, o da un devastante periodo pluriennale di freddo, o da qualcosa di molto più inquietante a nord del la barriera.

Da quando l'economista sovietico Nikolai Kondratieff scrisse The Major Economic Cycles nel 1925, le recessioni sono state associate al clima invernale. Sebbene le teorie di Kondratieff fossero fantasiose come la serie Il Trono di Spade, usare le stagioni come un'analogia per le fasi di un ciclo economico potrebbe essere utile. Se la primavera rappresenta la ripresa e l'estate il picco della crescita economica, allora l'economia americana potrebbe essere in autunno. Tutti dovrebbero essere cauti quanto i cittadini di Westeros.



Perché l'inverno sta arrivando

Sono pochi gli economisti mainstream che riescono a prevedere una recessione. Citano "forti" (un termine chiave nei verbali del Federal Open Market Committee) statistiche economiche, un mercato azionario "sano" (nonostante i guadagni altamente concentrati nei cosiddetti titoli "FANG") e pochi segnali di allarme tra gli "indicatori guida". Ma lo stesso esatto sentimento esisteva prima dell'ultima recessione, e nel gennaio 2008, esattamente un mese dopo l'inizio a livello tecnico della recessione, il presidente della Federal Reserve, Ben Bernanke, dichiarò: "La Federal Reserve al momento non prevede alcuna recessione."

In che modo il presidente Bernanke aveva torto allora, e perché oggi gli economisti mainstream sono ugualmente in errore? La risposta sta nelle loro teorie errate del ciclo economico. Senza una teoria che descriva accuratamente le recessioni, osservare gli indicatori principali o altri segni di rallentamento è totalmente inutile. Si può solo prevedere comprendendo la causalità alla base.

La Scuola Austriaca spiega i cicli economici, la loro fenomenologia (ad esempio, il "cluster di errori" esibito dalle imprese e dagli attori economici), la loro ricorrenza e perché si siano ripetuti con una certa regolarità sin dal XIX secolo (riserva frazionaria e/o banche centrali). In breve, quando l'offerta di moneta viene aumentata artificialmente, i tassi d'interesse vengono abbassati e distorti. Poiché i tassi d'interesse sono un segnale di mercato per tutte le imprese e gli attori economici, gli investimenti e gli acquisti che in precedenza apparivano non redditizi o insostenibili ora sembrano economicamente vantaggiosi o ragionevoli. Tuttavia queste spese sono in realtà "mal investite" rispetto al livello naturale dei tassi d'interesse. Quando i tassi d'interesse tornano al loro livello e alla loro struttura naturali, ne consegue una recessione. Le recessioni sono una condizione inevitabile che corregge gli investimenti improduttivi riallocando il capitale verso usi più produttivi.

Cosa causa la fine del boom artificiale e l'inizio dell'inverno? Ludwig von Mises offrì una spiegazione succinta nel Capitolo XX del suo capolavoro L'Azione Umana:
Il boom può durare solo fino a quando l'espansione del credito progredisce ad un ritmo sempre più accelerato. Il boom termina non appena ulteriori quantità di mezzi fiduciari non vengono più introdotte sul mercato dei prestiti.

Negli Stati Uniti il tasso di crescita di "ulteriori quantità di mezzi fiduciari" sta rasentando la linea piatta (come rappresentato dalla linea rossa sotto). La metrica monetaria più rilevante da analizzare è la definizione Austriaca di offerta di moneta, nota come "True Money Supply" ("TMS"). Sviluppata da Murray Rothbard e Joseph Salerno (e commentata spesso da Ryan McMaken sul Mises Institute), la TMS cattura più accuratamente le attività della Federal Reserve rispetto alle misure tradizionali come M2. Dal marzo 2017, ha una media di espansione a poco più il 4%.


Dal momento che la teoria Austriaca del ciclo economico descrive l'impatto dell'espansione e della contrazione monetaria sui tassi d'interesse che, a loro volta, influiscono sull'economia, i tassi d'interesse indicano anche una possibile fine all'attuale espansione economica artificiale?



Quando arriva l'inverno

I tassi d'interesse sono certamente aumentati. Dopo essere sceso al di sotto dell'1.4% poco più di due anni fa, il decennale USA è scambiato con un rendimento vicino al 3.0%. Ma nella previsione di una recessione, i tempi e le probabilità sono meglio analizzati osservando la struttura dei tassi d'interesse (conosciuta come curva dei rendimenti) piuttosto che il livello generale del tasso d'interesse.

La curva dei rendimenti è una rappresentazione grafica dei rendimenti dei titoli a tasso fisso rispetto alla quantità di tempo che manca alla loro scadenza. Esistono vari metodi per misurare la "piattezza" della curva dei rendimenti, ma uno dei più popolari è il rendimento di un'obbligazione a lungo termine (ad esempio, il decennale USA) meno il rendimento di un bond a breve termine (ad es. il biennale USA). Sulla base di questa metodologia, la curva dei rendimenti si è appiattita estensivamente negli ultimi anni, a livelli osservati l'ultima volta prima della Grande Recessione.


Storicamente una curva dei rendimenti che si appiattisce abbastanza da diventare invertita, cioè, quando i tassi d'interesse a breve termine sono più alti dei tassi d'interesse a lungo termine, di solito ne segue una recessione. Una curva dei rendimenti invertita possiede un potere unico di prevedibilità.

Come ha spiegato l'economista Robert Murphy:
Non c'è stato neanche un falso positivo, ma ogni recessione sin dal 1950 ha avuto una curva dei rendimenti invertita (o quasi invertita) che l'ha preceduta. In altre parole, non ci sono falsi negativi né quando si tratta dei poteri predittivi della curva dei rendimenti nel periodo postbellico.

Il riconoscimento della capacità prognostica della curva dei rendimenti si estende oltre gli economisti Austriaci, infatti anche molti degli economisti della Federal Reserve citano questo fenomeno. La Federal Reserve Bank di New York, nell'introdurre alcune di queste ricerche, riconosce "la regolarità empirica che l'inclinazione della curva dei rendimenti è un affidabile fattore predittivo dell'attività economica reale futura".

Riconoscere questo fatto è diverso dal comprenderlo, poiché gli economisti mainstream non sono in grado di offrire una spiegazione. Tuttavia, i segnali di recessione lanciati dalla curva dei rendimenti aderiscono bene alla teoria Austriaca del ciclo economico, la quale dimostra l'importanza che hanno le banche nel creare moneta ed abbassare i tassi d'interesse (cosa che rende più ripida la curva dei rendimenti, in quanto la maggior parte della loro influenza risiede nelle scadenze a breve termine). È l'inversione della creazione di moneta, e l'impatto delle banche sui tassi d'interesse, che fa salire i tassi d'interesse a breve termine in maniera sproporzionata (il modo tipico con cui la curva dei rendimenti si appiattisce).

Inoltre, se il boom artificiale finisce quando i tassi d'interesse non sono più artificialmente soppressi, allora è ovvio che anche la struttura dei tassi d'interesse tornerà al suo stato naturale. Una curva dei rendimenti più piatta si combina con la struttura naturale dei tassi d'interesse attesi in un libero mercato. L'economista austriaco Jesús Huerta de Soto ha descritto la ragione alla base del libero mercato che genera curve dei rendimenti più piatte:
[...] il tasso d'interesse di mercato tende ad essere lo stesso in tutto il mercato o in tutta la struttura produttiva della società, non solo a livello intratemporale, cioè in diverse aree del mercato, ma anche intertemporale [...] la stessa forza imprenditoriale, alimentata da un desiderio di profitto, condurrà le persone a disinvestire in fasi in cui il tasso d'interesse [...] è inferiore, relativamente parlando, e ad investire in fasi in cui il tasso d'interesse atteso [...] è più alto.

In breve, il potere predittivo della curva dei rendimenti è eguagliato solo dal potere esplicativo della teoria Austriaca del ciclo economico. Se continua a appiattirsi e poi ad invertirsi, probabilmente ne seguirà una recessione volta a correggere gli investimenti improduttivi creati in precedenza.

Ma piuttosto che abbracciare con tutto il cuore l'analisi della curva dei rendimenti, i funzionari di alto rango della Federal Reserve si accontentano del suo utilizzo. Come i maestri di Westeros in conclave per determinare l'avvento dell'inverno, spesso riconoscono le recessioni solo dopo il loro avvento.



Conclusione

Le somiglianze tra il clima nel Trono di Spade e lo stato dell'economia degli Stati Uniti sono stranamente simili. Prima del recente inizio dell'inverno, Westeros ha vissuto un periodo insolitamente lungo di bel tempo dopo l'inverno precedente. Allo stesso modo, secondo il National Bureau of Economic Research, l'attuale espansione degli Stati Uniti è la seconda più lunga di sempre in poco più di nove anni (110 mesi).

Inoltre, proprio come le recessioni non sono fenomeni endogeni al libero mercato (ma piuttosto, come discusso sopra, causati da un'espansione artificiale dell'offerta di moneta tipicamente prodotta/coordinata dalle banche centrali), così anche gli inverni in Westeros sembrano essere generati da un fonte artificiale, esogena. Come spiega il protagonista John Snow quando descrive i White Walkers: "Il vero nemico non aspetterà la tempesta. Porta la tempesta." Il Re della Notte è la versione del Presidente della Federal Reserve nel mondo reale (con la differenza principale che il Re della Notte porta intenzionalmente all'inverno).

Infine, come il prossimo inverno a Westeros, la prossima recessione potrebbe rivelarsi insolitamente severa secondo gli standard storici. Nel Trono di Spade, molti personaggi credono che l'attuale inverno sarà il peggiore in 1000 anni. Date le macchinazioni monetarie senza precedenti della Federal Reserve sin dal 2008, la prossima recessione potrebbe rivelarsi peggiore dell'ultima e potenzialmente devastante come la Lunga Notte.

Circa un anno fa l'allora presidente della Federal Reserve, Janet Yellen, riteneva che la prossima crisi finanziaria potesse essere evitata per almeno una generazione:
Direi che non ci sarà mai un'altra crisi finanziaria? [...] Probabilmente accadrà in un momento molto lontano nel tempo rispetto ad adesso. Ma penso che siamo molto più sicuri adesso [...] e spero che non accadrà durante le nostre vite, e non credo proprio che accadrà .

Non sai niente, Janet Yellen. L'inverno sta arrivando.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 18 settembre 2018

No, gli stati con la sovranità monetaria non possono emettere tutto il debito che vogliono





di Daniel Lacalle


In questa era di follie monetarie, si tende ad ascoltare tutti i tipi di opinioni e soprattutto quelle fuorvianti sulla politica monetaria. Tuttavia, se ce n'è una che è davvero fantascienza, quella è la MMT.

Uno dei suoi principi è basato su una fallacia: "Un Paese con la sovranità monetaria può emettere tutto il debito di cui ha bisogno senza il rischio di andare in default"

Innanzitutto, non è vero. Un rapporto di David Beers presso la Bank of Canada ha identificato tra il 1960 ed il 2016 27 Paesi sovrani insolventi a livello di valuta locale.

Fonte: Bank of Canada

David Beers spiega: "Un punto di vista di lungo termine da parte di alcuni investitori è che i governi raramente vanno in default per il debito sovrano in valuta locale. Dopotutto, dicono, i governi possono adempiere a questi obblighi stampando moneta, cosa che a sua volta può ridurre il peso del debito attraverso l'inflazione come nella Germania del 1923 e la Jugoslavia del 1993-94. Certo, è vero che l'inflazione elevata può essere una forma di default per il debito in valuta locale. Tuttavia, si verificano inadempienze contrattuali e ristrutturazioni, e sono più comuni di quanto spesso si suppone."

Fonte: Bank of Canada

No, un Paese con la sovranità monetaria non può emettere tutto il debito di cui ha bisogno senza rischio di insolvenza. Deve emetterlo in valuta estera proprio perché pochi si fiderebbero delle sue politiche monetarie. La maggior parte dei cittadini locali è la prima ad evitarne l'esposizione e ad acquistare dollari USA, oro o criptovalute (ora), temendo l'inevitabile: la maggior parte di questi stati tenterà di coprire i propri squilibri fiscali e commerciali svalutando ed impoverendo tutti i risparmiatori.

La sovranità monetaria non è nemmeno qualcosa di cui lo stato può decidere. La fiducia e l'uso di una moneta fiat non è dettata da un governo, né conferisce a suddetto governo il potere di fare ciò che vuole con le politiche monetarie.
Ci sono 152 valute fiat che sono diventate cartastraccia a causa di un eccesso d'inflazione. La loro durata media è stata di 24.6 anni e la durata minima è stata di 7 anni. Infatti 82 di queste valute sono durate meno di un decennio e 15 di esse sono durate meno di 1 anno.

Fonte: Bloomberg

Dato che il mondo delle valute è relativo, il cittadino medio del mondo preferirà l'oro, le criptovalute, i dollari USA o gli euro e lo yen, piuttosto che le proprie valute.

Perché? Quando gli stati e le banche centrali di tutto il mondo cercano di attuare la stessa politica monetaria sbagliata degli Stati Uniti e dell'Europa o del Giappone, ma senza la sicurezza degli investimenti, le istituzioni e la libertà di capitale, cadono nella loro stessa trappola: indeboliscono la fiducia dei propri cittadini nel potere d'acquisto della propria moneta.

La risposta della MMT: basta avere istituzioni stabili ed affidabili. Bene, ma neanche questo funziona. La prima falla nella fiducia è precisamente la manipolazione della valuta per finanziare una spesa pubblica eccessiva. Il cittadino medio potrebbe non comprendere la svalutazione monetaria, ma certamente capisce che la sua valuta non è una riserva valida di valore, o un valido sistema di pagamento. Questo perché il valore della valuta non è dettato dallo stato, ma dagli accordi di acquisto stipulati con tali mezzi di pagamento.

Gli stati considerano sempre i cicli economici come un problema di mancanza di domanda, la quale deve essere "stimolata". Vedono le bolle del debito e degli asset come piccoli "danni collaterali" nella ricerca dell'inflazione. E le crisi diventano più frequenti mentre il debito sale e le riprese economiche diventano più deboli.

Fonte World Bank, Deutsche Bank

Gli squilibri degli Stati Uniti, dell'Eurozona, o del Giappone sono evidenti anche nella debole crescita della produttività, nell'elevato indebitamento e nella diminuzione dell'efficacia delle politiche economiche (leggete: "JP Morgan: Il QE potrebbe avere conseguenze devastanti dopotutto").

Fonte IIF, BIS

I Paesi non accendono prestiti in valuta estera perché sono stupidi o ignorano la fantascienza della MMT, ma perché i risparmiatori non vogliono il rischio di una svalutazione della moneta, non importa quale sia il rendimento. I primi che evitano il debito in valuta nazionale tendono ad essere i risparmiatori nazionali e gli investitori, proprio perché comprendono la storia della distruzione del potere d'acquisto a causa delle politiche monetarie dei loro stati.

Circa il 48% dei $30,000 miliardi dei prestiti transfrontalieri mondiali sono valutati in dollari USA, in aumento rispetto al 40% di un decennio fa, secondo la Banca dei Regolamenti Internazionali. Non perché i Paesi sono stupidi e non vogliono emettere moneta locale, ma perché c'è poca richiesta reale.

Fonte: IIF

Pertanto gli stati non possono decidere unilateralmente di emettere "tutto il debito di cui hanno bisogno in valuta locale", proprio per la diffusa mancanza di fiducia nella banca centrale o del perverso incentivo degli stati a svalutare a piacimento.

A mano a mano che le riserve si esauriscono ed i cittadini vedono che il loro governo sta distruggendo il potere d'acquisto della valuta, i ministri parlano di "guerra economica" ed "interferenze dall'estero", ma sanno cosa succede veramente. Gli squilibri monetari sono in ascesa e poi vanno fuori controllo.

Fonte: Capital Economics

L'inflazione non viene risolta con (più) tassazione.

Molti sostenitori della MMT risolvono questa equazione dell'inflazione causata dall'eccesso monetario, negando che l'inflazione sia sempre un fenomeno monetario ed affermando che l'inflazione sarebbe risolta con la tassazione. Non è fantastico?

Lo stato trae vantaggio dalla creazione di nuovi capitali, aumenta enormemente i suoi squilibri ed incolpa gli ultimi destinatari del denaro creato ex novo per l'inflazione risultante (risparmiatori e settore privato), così "risolve" l'inflazione creata dalle sue stesse politiche tassando nuovamente i cittadini. L'inflazione è una tassa illegale, come disse Milton Friedman.

In primo luogo, la politica dello stato alimenta un trasferimento di ricchezza dai risparmiatori al settore politico, e quindi aumenta le tasse per "risolvere" l'inflazione che ha creato. Doppia tassazione.

Ricordate cosa è successo in Argentina? Questo è esattamente ciò che i vari governi hanno fatto: distruggere la valuta, creare più inflazione e mandare in stagflazione l'economia.

Questi due fattori, inflazione e alta tassazione, incidono negativamente sulla competitività e sulla facilità di attrarre capitali, investire e creare posti di lavoro, relegando una nazione con potenziale enorme, come l'Argentina, nelle posizioni finali dell'indice del World Economic Forum, quando invece dovrebbe essere in cima.

Inflazione eccessiva e tasse elevate sono due fattori quasi identici che nascondono una spesa pubblica eccessiva che frena l'attività economica. La spesa pubblica consolidata ha raggiunto il 47.9% del PIL nel 2016, una cifra chiaramente sproporzionata. Anche se consideriamo la spesa pubblica primaria, cioè escludendo il costo del debito, la spesa pubblica è raddoppiata tra il 2002 e il 2017.

L'idea che il debito di un Paese non sia una passività, ma semplicemente un asset che sarà assorbito dai risparmiatori, non importa quali, è errata in quanto non considera tre fattori.
  1. Nessun debito è un asset perché lo dice lo stato, ma perché c'è una reale domanda per esso. Lo stato non decide la domanda per quel titolo o quello strumento di credito, ma lo decidono i risparmiatori. Ed i risparmi non sono illimitati, quindi anche la spesa in deficit non è infinita.
  2. Nessuno strumento di debito è un asset attraente se viene imposto ai risparmiatori attraverso la repressione. Anche se lo stato impone la confisca dei risparmi per coprire i suoi squilibri, la fuga di capitali si intensificherà.
  3. Il debito pubblico è impossibile da vendere quando l'investitore e il risparmiatore sanno che il governo distruggerà il potere d'acquisto della sua valuta per trarre beneficio dal cosiddetto "inflazionamento del debito". La reazione è immediata.

L'idea socialista secondo cui gli stati che creano artificialmente denaro non causeranno inflazione, perché l'offerta di moneta aumenterà in tandem con l'offerta e la domanda di beni e servizi, è semplicemente fantascienza.

Lo stato non ha una comprensione migliore o più accurata dei bisogni e della domanda di beni e servizi o della capacità produttiva dell'economia. Infatti ha tutti gli incentivi per spendere e trasferire le sue inefficienze a tutti gli altri.

Sotto al cosiddetto "stimolo della domanda interna" si annidano solamente incentivi perversi, e lo stato crea squilibri monetari più grandi per mascherare il deficit fiscale creato dalla spesa e dal prestito senza un reale ritorno economico. Crea un'inflazione massiccia e una stagnazione economica, mentre la produttività crolla ed impoverisce tutti.

La realtà è che la forza della valuta e la domanda reale a lungo termine di obbligazioni, sono i segni della salute di un sistema monetario. Quando tutti cercano di giocare alla FED senza la libertà economica e le istituzioni degli Stati Uniti, giocano col fuoco. L'illusione monetaria può ritardare l'inevitabile, una crisi, ma avviene più velocemente e più duramente se gli squilibri vengono ignorati.

Tuttavia, quando questa follia manda in bancarotta l'ennesimo Paese che c'ha creduto, la folla della MMT vi dirà che le cose non sono state fatte correttamente. E che se non siete, non loro, allora non capite cos'è il denaro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 17 settembre 2018

L'innalzamento graduale dei tassi d'interesse può prevenire il bust?





di Frank Shostak


I policymaker della FED sono del parere che se c'è necessità di rialzare i tassi d'interesse, dovrebbe essere un processo graduale in modo da non destabilizzare l'economia.

L'approccio graduale offre agli individui un sacco di tempo per adeguarsi alla politica monetaria più ristretta. Questo aggiustamento a sua volta neutralizzerà un possibile effetto dannoso che potrebbe avere sull'economia.

Ma è possibile che una politica monetaria graduale possa eliminare il danno inflitto all'economia dalle precedenti politiche monetarie allentate? Secondo il pensiero economico dominante, sembrerebbe di sì.

Nei suoi vari scritti, il campione della scuola monetarista, Milton Friedman, ha sostenuto che esiste un lag variabile tra i cambiamenti nell'offerta di moneta e il suo effetto sulla produzione e sui prezzi reali. Friedman sostiene che a breve termine i cambiamenti nell'offerta di moneta saranno seguiti da cambiamenti nella produzione reale. Nel lungo periodo, secondo Friedman, le variazioni monetarie avranno solo un effetto sui prezzi.

Ne consegue che i cambiamenti nel denaro rispetto all'attività economica reale tendano ad essere neutrali nel lungo termine e non neutrali nel breve periodo. Quindi secondo Friedman:
Nel breve periodo, che può essere fino a cinque o dieci anni, i cambiamenti monetari incidono principalmente sull'output. Nei decenni, il tasso di crescita monetaria influisce principalmente sui prezzi.[1]

Secondo Friedman, l'effetto del cambiamento nell'offerta di moneta si manifesta prima nella produzione e quasi mai nei prezzi. È solo dopo un lungo intervallo di tempo che suddetto cambiamento inizia ad avere un effetto sui prezzi. Questa è la ragione, secondo Friedman, del perché nel breve periodo il denaro può far crescere l'economia, mentre nel lungo periodo non ha alcun effetto sulla produzione reale.

Secondo Friedman, la principale ragione della non neutralità del denaro nel breve periodo è la variabilità del lasso di tempo tra il denaro e l'economia. Di conseguenza egli ritiene che se la banca centrale dovesse seguire un tasso di crescita monetaria costante, ciò eliminerebbe le fluttuazioni causate dalle variazioni del tasso di crescita dell'offerta di moneta. La regola della crescita monetaria costante potrebbe anche rendere neutrale il denaro nel breve periodo e l'unico effetto sarebbe solo sui prezzi generali.

Quindi secondo Friedman:
In media, esiste una stretta relazione tra i cambiamenti nella quantità di moneta e il successivo andamento del reddito nazionale. Ma la politica economica deve occuparsi del singolo caso, non della media. In ogni caso, c'è molto slittamento. È proprio questo margine, questa scioltezza nella relazione, questa mancanza di corrispondenza meccanica uno-a-uno tra i cambiamenti monetari e nel reddito, la ragione principale per cui ho a lungo favorito per gli Stati Uniti una politica monetaria quasi automatica in base alla quale la quantità di denaro crescerebbe ad un ritmo costante del 4 o 5% all'anno.[2]

Nel suo discorso d'accettazione del Nobel, Robert Lucas ha sollevato un problema:
Se tutti capiscono che alla fine i prezzi aumenteranno in proporzione all'aumento dell'offerta di denaro, quale forza impedirà che ciò accada immediatamente?[3]

Di conseguenza, Lucas ha suggerito che la ragione per cui il denaro genera un effetto reale a breve termine non è tanto dovuta alla variabilità dei ritardi temporali, ma al fatto che i cambiamenti monetari siano previsti o meno. Se la crescita monetaria fosse prevista, le persone si adeguerebbero piuttosto rapidamente e non ci sarebbero effetti reali sull'economia. Solo un'espansione monetaria non anticipata può stimolare la produzione.

Inoltre, secondo Lucas:
D'altra parte, espansioni monetarie inattese possono stimolare la produzione poiché, simmetricamente, le contrazioni inattese possono indurre depressione.[4]

Sia Friedman che Lucas, sebbene per ragioni leggermente diverse, sono del parere che sia auspicabile rendere neutro il denaro al fine di evitare una crescita economica instabile e quindi insostenibile.

L'attuale pratica dei policymaker della FED sembra incorporare le idee di Friedman e Lucas nel cosiddetto quadro di politica monetaria trasparente. Questo quadro accetta l'opinione di Lucas secondo cui la politica monetaria anticipata potrebbe portare ad una crescita economica stabile. Questo quadro riconosce anche che un graduale cambiamento della politica monetaria, nello spirito della regola della crescita monetaria costante di Friedman, potrebbe rafforzare la trasparenza.

Se politiche monetarie inaspettate possono causare una crescita economica reale, cosa c'è di sbagliato? Perché non sorprendere costantemente le persone e generare più ricchezza reale?



Denaro, aspettative e crescita economica

Ciò che è necessario per la crescita economica è un bacino crescente dei risparmi reali, il quale va a finanziare varie persone che sono impegnate nella creazione di beni capitali. Un aumento dell'offerta di denaro in quanto tale non ha nulla a che fare con questo. Al contrario, porta solo ad un consumo non supportato dalla produzione di ricchezza reale. Di conseguenza ciò comporta un indebolimento del bacino dei risparmi reali, che a sua volta indebolisce la crescita economica. Tutto ciò che la stampa di denaro può ottenere, è un riorientamento dei risparmi reali dalle attività creatrici di ricchezza verso attività che la sprecano. Quindi non può esserci alcuna crescita economica a causa di questo riorientamento.

Se una crescita monetaria imprevedibile indebolisce la crescita economica reale attraverso la diluizione del bacino dei risparmi reali, perché si osserva che l'aumento dell'offerta di denaro è associata ad un aumento degli indicatori economici come il PIL reale?

Suggeriamo che tutto ciò che osserviamo in realtà è un aumento della spesa monetaria — questo è ciò che descrive il PIL. Più denaro verrà stampato, più alto sarà il PIL. Il cosiddetto PIL reale è semplicemente il PIL nominale meno un indice dei prezzi privo di significato. Quindi la cosiddetta crescita economica osservata è solo il riflesso dell'espansione monetaria e non ha nulla a che fare con la crescita economica reale. Per inciso, la crescita economica reale non può essere misurata come tale: non è possibile stabilire un totale sensato sommando patate e pomodori.

Mentre la crescita monetaria imprevedibile non può far crescere l'economia, produce sicuramente un effetto reale indebolendo il bacino dei risparmi reali e indebolendo così l'economia reale.

Allo stesso modo una crescita prevista dell'offerta di denaro non può essere innocua per l'economia reale. Anche se il tasso di crescita è pienamente anticipato, c'è sempre qualcuno che ottiene il nuovo denaro per primo. Di conseguenza anche una crescita prevista dell'offerta di denaro metterà in moto uno scambio di niente per qualcosa.

Ad esempio, prendete in considerazione l'individuo che si aspetta pienamente il corso futuro della politica monetaria. Questo individuo decide di prendere in prestito $1,000 da una banca. Quest'ultima gli presta i $1,000 che ha creato "dal nulla". Dato che questi soldi non sono coperti da precedenti produzioni di ricchezza reale, metteranno in moto uno scambio di nulla per qualcosa o un riorientamento dei risparmi reali dai creatori di ricchezza al mutuatario dei nuovi $1,000 creati. Questo riorientamento, e quindi un effetto reale negativo sul bacino dei risparmi, non può essere impedito dall'aspettativa degli individui sulle politiche monetarie.

Anche se il denaro viene pompato in modo tale che tutti possano riceverlo istantaneamente, i cambiamenti nella domanda di moneta possono variare. Dopotutto, ogni individuo è diverso dagli altri. Ci sarà sempre qualcuno che spenderà i soldi appena ricevuti prima di qualcun altro. Questo naturalmente porterà al riorientamento della ricchezza reale dai primi ricevitori agli ultimi.

Possiamo quindi concludere che, indipendentemente dalle aspettative, una politica monetaria allentata indebolirà sempre le fondamenta dell'economia reale, mentre una politica monetaria ristretta andrà ad arrestare questo processo. Quindi la politica monetaria non può mai essere neutrale.



Può un tightening graduale impedire un bust?

Poiché la crescita monetaria, sia prevista che inattesa, dà origine al riorientamento dei risparmi reali, significa che qualsiasi restringimento monetario rallenta questo riorientamento. Varie attività economiche, che si sono sviluppate sulla scia di forti pompaggi monetari, a causa di un atteggiamento monetario più ristretto ottengono meno finanziamenti reali. Ciò a sua volta significa che queste attività ricevono meno sostegno e corrono il rischio di essere liquidate. È la liquidazione di queste attività quello che chiamiamo bust.

Ovviamente una posizione monetaria più ristretta da parte della FED va ad esercitare pressioni sulle varie attività in bolla. Quindi, quanto più la posizione della FED sarà ristretta, tanto più lento sarà il ritmo di riorientamento dei risparmi reali, il che a sua volta significa che si verificherà una maggiore liquidazione di varie attività in bolla. Nelle parole di Ludwig von Mises:
Il boom provocato dalla politica delle banche di estendere il credito deve necessariamente finire, prima o poi. A meno che non siano disposte a lasciare che la loro politica distrugga completamente il sistema monetario e creditizio, le banche stesse devono interromperlo prima che si verifichi la catastrofe. Più lungo è il periodo di espansione del credito, e più a lungo le banche ritardano nel cambiare la loro politica, peggio saranno le conseguenze degli investimenti improduttivi e della speculazione disordinata che caratterizza il boom; e di conseguenza più lungo sarà il periodo di depressione e più incerta la data della ripresa e il ritorno ad una normale attività economica.[5]

Di conseguenza l'opinione secondo cui la FED possa rialzare i tassi d'interesse senza alcuna recessione, non regge. Ovviamente se il bacino dei risparmi reali è ancora in espansione, questo potrebbe attenuare la gravità del bust. Tuttavia, date le politiche monetarie sconsiderate della banca centrale statunitense, è abbastanza probabile che l'economia statunitense possa già avere una riserva stagnante o forse in declino di risparmi reali. Questo a sua volta corre il rischio di far cadere l'economia statunitense in una grave crisi economica.

Possiamo quindi concludere che il punto di vista popolare secondo cui le politiche monetarie trasparenti e graduali consentiranno alla FED di rafforzare la propria posizione senza una recessione, si basa su idee errate. Non esiste una politica monetaria "senza shock", come non esiste un'espansione monetaria che possa essere veramente neutrale sul mercato.

A prescindere dalla trasparenza, una volta che viene introdotta una posizione monetaria più restrittiva, si mette in moto una crisi economica. La gravità del bust è condizionata dalla lunghezza e dall'ampiezza della precedente posizione monetaria allentata e dallo stato del bacino dei risparmi reali.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Milton Friedman, The Counter-Revolution in Monetary Theory. Occasional Paper 33, Institute of Economic Affairs for the Wincott Foundation. London: Tonbridge, 1970.

[2] Milton Friedman, The Counter-Revolution in Monetary Theory.

[3] Robert E. Lucas, Jr Nobel Lecture: Monetary Neutrality, Journal of Political Economy, 1996, vol. 104, n. 4

[4] Ibid.

[5] Ludwig von Mises, The "Austrian" Theory of the Cycle. The Ludwig von Mises Institute 1983.

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sabato 15 settembre 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, Litecoin, Ethereum e Dash, 15/9/2018


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica del prezzo delle criptovalute. Oggi andremo a prendere in considerazione potenziali aree ottimali d'entrata nel mercato di Litecoin ed Ethereum, oltre a segnalare opportunità di breve termine in tali mercati e in quello di Dash. Oltre a ciò aggiorneremo le prospettive di prezzo di Bitcoin nel breve e medio/lungo termine.
È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin--litecoin--ethereum-e-dash--15-9-0b2e9413fd5b


venerdì 14 settembre 2018

Perché gli stati e le banche centrali odiano chi investe in oro





di Francesco Simoncelli


Se possedete oro, siete in guerra. Siete sotto assalto. Fareste meglio a capirlo presto.

C'è una guerra contro di voi. I politici e i banchieri centrali che hanno scatenato questa guerra contro di voi sono determinati affinché perdiate denaro sul vostro investimento. Il motivo: acquistando oro avete dimostrato che non vi fidate delle politiche monetarie della banca centrale. Avete fatto un passo che conferma la vostra mancanza di fiducia nello stato e nella banca centrale. Oggi nessuno stato è vincolato da un gold standard. Nessuno stato, nessuna banca centrale e nessuna banca commerciale è obbligata per legge a riscattare la cartamoneta o i conti bancari in oro ad un tasso di cambio fisso.

Gli stati e le banche centrali sono slegate dal gold standard. Quando svalutavano la valuta, le persone che capivano cosa stava succedendo si recavano presso la loro banca locale e scambiavano moneta cartacea o le voci sui conti bancari in monete d'oro o d'argento. Comprendevano che l'aumento dell'offerta di moneta avrebbe portato ad un aumento dei prezzi, e che l'oro sarebbe uscito dalle banche commerciali e dalla banca centrale della nazione.

Le persone che possiedono monete d'oro sono scettiche riguardo le politiche fiscali e monetarie dello stato. Sono nemiche giurate dello stato e delle banche centrali. Il fatto stesso che si recano ad acquistare lingotti d'oro testimonia la loro mancanza di fiducia in stati e banche centrali.

Politici e banchieri centrali considerano tali persone come nemici dello stato. Faranno tutto il possibile per imporre perdite su queste persone, cosicché gli altri non prendano esempio da chi fa soldi nel campo dei metalli preziosi. La cosa peggiore che può accadere dal punto di vista di uno stato o di una banca centrale, sono persone completamente scettiche nei loro confronti che diventano ricche a seguito delle politiche scellerate di stati e banche centrali.

L'obiettivo dei politici e delle banche centrali è quello di assicurarsi che la popolazione sia anestetizzata per quanto riguarda gli effetti disastrosi di una grave inflazione monetaria sulla ricchezza reale. Un aumento del prezzo dell'oro invia un segnale a quei membri della società che si fidano dell'integrità e del buon giudizio dei politici e dei banchieri centrali. Il segnale dice: "Gli scettici stanno facendo soldi, voi invece state perdendo soldi. Comprate oro!"

I banchieri centrali non vogliono combattere gli investitori in oro vietando il metallo giallo. Vogliono continuare ad espandere l'offerta di moneta senza affrontarne le conseguenze nell'arena dell'opinione pubblica. Cercano modi per abbassare il prezzo dell'oro, perché esso è il termometro della politica monetaria della banca centrale. Oggi i banchieri centrali hanno una serie di politiche anti-oro. La politica più comune è quella di dare in leasing l'oro ad un gruppo specializzato di insider noto come bullion bank. La banca centrale dà in leasing l'oro a meno dell'1% d'interesse all'anno a tali banche. Le bullion bank vendono poi l'oro nel mercato privato, prendono i soldi e li investono in titoli di stato o altri investimenti che pagano molto più dell'1% all'anno. Quell'oro è sparito. Per recuperarlo, le banche centrali dovrebbero richiederlo indietro alle bullion bank. Queste ultime dovrebbero andare sul mercato dell'oro e acquistarlo. Ciò ne farebbe salire il prezzo e manderà bancarotta le bullion bank.

Quindi le banche centrali non chiederanno niente del genere alle bullion bank. Le banche centrali si limitano semplicemente a rinnovare i leasing, anno dopo anno, e le bullion bank investono i soldi che ottengono dalla vendita dell'oro. La popolazione rimane ignara di questi processi. Le banche centrali fanno finta di possedere ancora l'oro. Dicono che le loro riserve d'oro non sono cambiate. Ma, da un punto di vista economico, l'oro è sparito e non vi è alcuna possibilità che le banche centrali possano mai richiederlo indietro alle bullion bank.

Un altro modo in cui banche centrali e gli stati combattono gli investitori in oro è quello di annunciare, di volta in volta, che la banca centrale sta contemplando di vendere il proprio oro. Ciò spaventa alcuni investitori, che vendono il loro oro. Naturalmente altri investitori, che conoscono come funziona questo trucchetto, acquistano. Minacciando di vendere l'oro, le banche centrali cercano solo di abbassarne il prezzo.

Perché una banca centrale o una bullion bank dovrebbe comunicare in anticipo a chi intende vendere una gran parte delle sue riserve auree? Quando un grande possessore di commodity venderà la merce sul mercato aperto, non lo annuncerà in anticipo. Il suo obiettivo è massimizzare la quantità di denaro che guadagna con la vendita del bene. Se avverte in anticipo il mondo su quanto intende vendere e su quale periodo di tempo, questo diminuirà significativamente il prezzo della vendita. È economicamente irrazionale per un venditore di commodity dire in anticipo quanto intende vendere. Quando dico "economicamente irrazionale", ciò si intende sul presupposto che l'obiettivo è quello di realizzare un profitto. Ma se l'obiettivo non è quello di realizzare un profitto, ma piuttosto infliggere danni economici a persone che detengono una particolare merce come investimento, l'avvertimento ha senso.

Questo fatto indica il grado di ostilità delle banche centrali o delle bullion bank nei confronti delle persone che investono in oro. Sono disposti a subire una perdita in termini di quantità di denaro che avrebbero potuto ricevere se avessero effettuato la loro vendita nel più totale riserbo. Sono disposti a sopportare questa perdita perché credono che sia più importante creare incertezza nel mercato dell'oro piuttosto che massimizzare la quantità di moneta fiat ottenuta dalla vendita dell'oro. Sono così desiderose di infliggere perdite finanziarie agli investitori in oro che sono disposte a subire centinaia di milioni di dollari in perdite. Dopotutto, non sono i loro soldi.

L'esempio per eccellenza fu la decisione di Gordon Brown alla fine degli anni '90 di vendere la metà delle riserve auree detenute dalla BoE per conto della Gran Bretagna. La sua decisione costò al governo $10 miliardi. Spinse il prezzo dell'oro a poco meno di $260 l'oncia nel 2001. Inflisse danni ad una piccola minoranza di investitori in oro, ed inflisse enormi danni alle riserve economiche del suo Paese.

Chiunque dica che Gordon Brown comprendesse d'economia è un imbecille. Chiunque dica che Gordon Brown fosse invidioso degli investitori ha ragione. Egli rappresenta praticamente tutti i politici nazionali e tutti i banchieri centrali: odia il fatto che gli investitori in oro possano far salire il prezzo del metallo giallo mettendo così in imbarazzo il governo e la banca centrale.

L'aumento del prezzo dell'oro avverte l'opinione pubblica che le politiche fiscali degli stati e le politiche monetarie della banca centrale non possono essere considerate attendibili. Peggio ancora, un aumento del prezzo dell'oro trasmette la presenza di un'opportunità di profitto: sbarazzatevi del denaro fiat ed acquistate oro.

Oggi i politici e le banche centrali sono disperati nel voler impedire al grande pubblico di rendersi conto dell'enorme aumento che ha avuto luogo nella base monetaria di ogni nazione industriale occidentale. Non vogliono che la popolazione percepisca che le banche centrali sono nel panico a causa del disastro che si è verificato nei bilanci delle banche commerciali. Le grandi banche commerciali in tutto il mondo occidentale sono al limite della bancarotta. Le banche centrali e gli stati intervengono freneticamente per mantenere aperte le banche, al fine di confondere la popolazione sulle implicazioni della recessione economica mondiale, il risultato dell'espansione monetaria mondiale da parte delle banche centrali.

I prezzi trasmettono informazioni sulle condizioni economiche. Il prezzo dell'oro trasmette informazioni sulla probabilità dell'inflazione dei prezzi futura. È questa informazione che governi e banche centrali vogliono distorcere. Lo fanno manipolando il prezzo dell'oro attraverso il leasing e vendite annunciate in anticipo.

Quando un individuo investe in oro, sta dicendo che non si fida dello stato e della banca centrale. Un individuo che prende attivamente misure per aumentare il prezzo dell'oro, acquistandolo, dovrebbe essere consapevole che lui e le persone come lui saranno gli obiettivi dell'inganno, dell'invidia e del ridicolo messi in campo dallo stato e dalla banca centrale. L'acquisto di oro non equivale all'acquisto di altri prodotti. Altre commodity non sono percepite come pietre miliari della politica monetaria della banca centrale. Il prezzo dell'oro viene invece percepito in questo senso.

Il tentativo di stati e banche centrali di abbassare il prezzo dell'oro si ritorcerà contro di loro. Alla fine queste istituzioni finiranno l'oro da vendere, così come il FMI. Esauriranno l'oro da dare in leasing. Anche se non credo che i politici capiranno mai che l'oro delle loro nazioni è scomparso, lasciando solo IOU scritti da bullion bank comunque in bancarotta, penso che ad un certo punto le banche centrali smetteranno di dare in leasing l'oro. Smetteranno perché non ne avranno abbastanza per influenzare sostanzialmente il prezzo dell'oro.



Non penso che le banche centrali chiederanno alle bullion bank il rimborso del loro oro. Le bullion bank dichiarerebbero semplicemente bancarotta. Ciò esporrà pubblicamente i banchieri centrali come degli imbecilli,e questi ultimi non vogliono farlo sapere. Quindi l'oro è sparito e la popolazione non scoprirà che l'oro è sparito.

Ad un certo punto, il numero di investitori che capirà che è meglio comprare oro passerà da meno dell'1% della popolazione al 5%. Quando ciò accadrà, l'offerta di oro non aumenterà e il prezzo salirà alle stelle. Se ben il 10% della popolazione cercherà di investire in oro il 10% delle proprie risorse, il prezzo dell'oro arriverebbe a $10,000 l'oncia. Il mercato dell'oro è così marginale nel mercato globale delle commodity che il tentativo del 10% degli investitori di aumentare le proprie disponibilità di oro al 10% delle loro risorse, renderà ricchi i possessori del metallo giallo. Penso che ad un certo punto accadrà, ma penso che accadrà in un periodo di inflazione dei prezzi così brutto che il potere d'acquisto delle valute diminuirà così velocemente che arricchirsi col denaro fiat vendendo l'oro non convincerà gli investitori a venderlo.

Chi vincerà, quindi, la guerra dell'oro? Coloro che possiedono il metallo giallo. I grandi vincitori saranno le mogli indiane i cui padri hanno dato loro molto oro come dote. Anche i gold bug se la passeranno bene. Gli altri non arriveranno in tempo e, nel momento in cui il 10% o il 20% degli investitori avrà staccato guadagni grazie all'oro, costerà loro così tanto entrare in questo mercato che non staccheranno il genere di profitti che gli investitori d'oro invece avranno accumulato.

Gli stati e le banche centrali possono continuare a combattere la guerra mediante il leasing dell'oro, vendite a titolo definitivo e minacce di vendite, ma finchè gonfieranno la massa monetaria per offuscare il prezzo della depressione economica, saranno a corto di munizioni da sparare. Non possono entrare nel mercato dell'oro e ricostituirne l'offerta senza aumentarne il prezzo.

Le banche centrali stanno ampliando l'offerta di moneta, cosa che fornisce munizioni per quelli di noi che vogliono combattere la guerra dell'oro acquistandone altro. Al contrario, le banche centrali non stanno espandendo le loro riserve d'oro, ma piuttosto le stanno riducendo e quindi non saranno in grado di combattere questa lotta indefinitamente.

Potrebbero essere in grado di combatterla fino a quando la minaccia di una recessione incombe sull'economia mondiale. Ma quando la recessione finirà, o sembrerà finire, a causa della massiccia inflazione monetaria e dei grandi deficit statali ci sarà un nuovo mercato per l'oro che non avrà precedenti nella sua intensità. Questo non significa che tutti compreranno oro. Probabilmente non significa che anche il 20% degli investitori acquisteranno oro. Tutto ciò che occorrerà è che circa il 10% degli investitori deciderà di investire il 10% delle proprie partecipazioni in oro. Gli stati e le banche centrali stanno per perdere la guerra sul metallo giallo perché rifiutano di combatterlo con l'unica tecnica che può dare loro la vittoria: smettere di stampare denaro.