giovedì 19 marzo 2020

Meglio insegnare alla ragazze ad essere individualiste piuttosto che femministe





di Mariia Chaplia


Sono stata definita femminista molte volte nella mia vita, anche se non mi sono mai considerata tale. Penso che se il femminismo abbia davvero a che fare con l'uguaglianza delle opportunità, che senso avrebbe inventare una nuova parola? Abbiamo già l'individualismo per questo. Tuttavia il termine "femminismo" ha superato il suo significato iniziale molto tempo fa. I successi e gli insuccessi del movimento si sono ulteriormente ampliati nella nostra vita quotidiana.

Il primo problema con il femminismo, indipendentemente dal significato che gli date, è che anche il termine stesso individua un particolare gruppo di persone, le donne, facendo appello al "genere femminile". Si sostiene spesso che il termine sia usato per delineare il gruppo target del movimento, tuttavia quando si evidenzia un gruppo si contribuisce alla segmentazione della società. Non c'è niente di sbagliato in questo, fino a quando però il gruppo non inizia a chiedere privilegi e concessioni non necessarie. Questo trattamento speciale viene giustificato sostenendo che una certa setta della società è responsabile dei loro guai.



Opportunità contro risultato

Il movimento femminista è stato particolarmente efficace nel promuovere ogni sorta di misura volta a garantire che le donne fossero libere di perseguire i propri obiettivi come gli uomini, come le quote di genere. È fondamentale distinguere tra uguaglianza di opportunità, uno dei pilastri dell'individualismo, e uguaglianza di risultato che invece indebolisce l'individualismo.

Il concetto di diritti sociali, come il diritto all'istruzione, sancito in molte costituzioni, viene esercitato attraverso la ridistribuzione. Io, per esempio, vorrei vedere gli stati di tutto il mondo allontanarsi dalla pratica della ridistribuzione, tuttavia questi diritti sociali sono radicati nella società e persisteranno. Nonostante ciò, è inaccettabile che gli stati si intromettano nel diritto delle donne ad ottenere un'istruzione alla pari con gli uomini.

Solo perché le donne sono state storicamente sottorappresentate in alcune aree, come la politica e il mondo degli affari, non significa che dovremmo cercare di compensare ora assumendo più donne in tali professioni. Questo corso d'azione è profondamente sbagliato. È impossibile correggere le ingiustizie del passato a causa della mancanza di conoscenza. Ancora più importante, ciò va ad indebolire l'avanzamento professionale e il successo basati sul merito.



Perché competere con gli uomini quando si può essere un individuo?

Un altro problema (e probabilmente molto più importante) causato dal femminismo è che insegna alle donne a competere con gli uomini. Paradossalmente, facendo appello al "genere femminile" il femminismo ha ridotto il suo ruolo. Ha anche scatenato rabbia e risentimento nei confronti degli uomini a causa del fatto che venivano visti come nemici.
Il famoso detto di Sun Tzu, "Conosci il tuo nemico meglio di te", sembra proprio essere al centro del femminismo radicale che ha demonizzato gli uomini. Qualsiasi tipo di femminismo presuppone la concorrenza, tuttavia la sua essenza è diversa da quella abbracciata invece dagli individualisti

Le donne hanno cercato di competere con gli uomini in base ai termini sanciti da questi ultimi. Coloro che hanno fallito sono generalmente i più rumorosi quando si tratta di richiedere privilegi, come quelle industrie non competitive che richiedono sussidi.

Usare le tattiche del tuo concorrente può aiutarvi a mantenere il posto, ma non vi aiuterà a vincere la gara. Proprio per questa ragione il femminismo non ha ancora vinto e non lo farà mai se continua nella sua forma attuale. La vittoria del femminismo è possibile solo se si dissolve nell'individualismo.

Margaret Thatcher lo disse meglio:
La missione delle donne non è quella di migliorare lo spirito maschile, ma di esprimere quello femminile; non è preservare un mondo creato dall'uomo, ma creare un mondo mediante l'infusione dell'elemento femminile in tutte le sue attività.

L'individualismo è una filosofia che tratta tutti gli individui allo stesso modo, indipendentemente dal loro genere, razza, educazione ecc. È un sistema di idee basato sul merito e, quindi, si occupa principalmente del valore che ogni individuo può portare al mondo. L'individualismo ci incoraggia a sfruttare ciò che abbiamo e ciò che potremmo ottenere.

Insegnare alle ragazze a competere con gli uomini è una strategia imperfetta e sbagliata. È tempo che iniziamo ad insegnare alle ragazze a competere come individui e ad usare il genere femminile a proprio vantaggio in una competizione equa e orientata alla creazione di valore basata sulla parità di opportunità.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 18 marzo 2020

Gli stati stanno usando il coronavirus per distogliere l'attenzione dai loro casini

Vorrei aprire l'articolo di oggi con un commento dell'amico e collega Francesco Carbone che mi trova pienamente concorde: «Vediamo, a cosa sta servendo il coronavirus? Direi, senza ordinare le voci in ordine di priorità e considerare l'elenco esaustivo, per:
  1. implementare ulteriori misure di controllo sulla popolazione, 
  2. sgonfiare le bolle finanziarie pompate dalle banche centrali ma continuando a stampare allegramente trilioni. 
  3. ottenere il verde per sforare serenamente i vincoli di bilancio. 
  4. terrorizzare la gente e sottometterla all'unico protettore dotato apparentemente di superpoteri: lo Stato.
Perfetto proprio. se non cascava come manna dal cielo dovevano proprio inventarselo.»
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di Daniel Lacalle


Il monitoraggio globale dei casi di Coronavirus della Johns Hopkins University mostra che il tasso di mortalità dell'epidemia è molto basso. Al momento della stesura di questo articolo sono stati registrati 92.818 casi, 3.195 decessi e 48.201 guarigioni. È normale che i media si concentrino sulle prime due cifre, ma penso che sia più importante ricordare l'ultima. Le guarigioni sono più di dieci volte i deceduti.

Ho partecipato a numerosi dibattiti sui media internazionali in cui gli scienziati sottolineano questo fattore per prevenire le reazioni di panico tra la popolazione. La storia ci mostra che queste influenze hanno tassi di mortalità decrescenti e sono contenute rapidamente. Dobbiamo ricordare le vittime e le loro famiglie, e pregare per una rapida risposta da parte della comunità scientifica, una soluzione che sicuramente arriverà... anche se non nel tempo che gli operatori di mercato ed i media vorrebbero.

L'impatto economico è completamente diverso. C'è più logica nella reazione negativa dei mercati, perché l'impatto del coronavirus si aggiunge ad un'economia globale già debole che stava mostrando una crescita anemica, un debito elevato e una stagione degli utili deludente prima che qualsiasi malattia fosse inclusa nelle stime.

Le ramificazioni non sono poche. La Cina ha messo in quarantena 21 province che rappresentano circa il 90% delle esportazioni e l'80% del PIL. Tredici province, che rappresentano circa il 51% del PIL cinese, hanno iniziato a riprendere l'attività economica, ma ad un ritmo molto lento. Gli indici dei gestori degli acquisti in Cina (PMI) hanno raggiunto il livello più basso degli ultimi decenni, anche al di sotto delle cifre del 2008. Il PMI manifatturiero è sceso a 35,7 a febbraio, rispetto ai precedenti 50 e le stime di 46. Ancora più importante, il PMI non manifatturiero è crollato ad un minimo storico di 29,6 rispetto al precedente 54,1.

Pochi analisti si aspettavano di vedere i dati da recessione in Cina, anche nelle loro stime più negative. La Cina potrebbe arrivare ad un PIL pari a zero nel primo trimestre, il che mostra l'entità del caos economico.

Le PMI menzionate sono importanti per due motivi: la produzione, che era già scarsa e in contrazione nella maggior parte delle economie più importanti, è destinata a crollare nel primo trimestre; i settori non manifatturiero e dei servizi hanno mantenuto a galla l'economia globale in una contrazione degli utili e della produzione, e questa volta saranno colpiti più duramente e più a lungo.

Perché? Perché l'unica azione che le autorità possono intraprendere per prevenire il collasso dei sistemi sanitari dei loro Paesi è quella di chiudere le frontiere, limitare i viaggi, annullare grandi riunioni ed eventi e ridurre l'attività commerciale internazionale per rallentare la velocità di diffusione del virus; non perché il tasso di mortalità sia alto, ma per evitare un massiccio flusso di cittadini negli ospedali e la carenza di medicinali.

La reazione delle autorità in molti Paesi e la paura dell'ignoto generano un effetto domino: annullamenti delle decisioni di investimento e un crollo del commercio internazionale. Non possiamo cadere nel panico ingiustificato né essere eccessivamente compiacenti, come leggiamo in alcuni documenti di ricerca economica di febbraio, secondo cui tutto questo (a livello economico) sarà risolto in un mese o due mesi e la crescita mondiale verrà rilanciata .

Dobbiamo essere cauti perché la carta coronavirus verrà utilizzata, come la Brexit e la guerra commerciale, per ridurre le stime di crescita globale già ottimistiche.

Prima della notizia della malattia, economie come Spagna, Francia, Italia, Germania, Giappone e Cina stavano già mostrando debolezza nel quarto trimestre del 2019. L'energia e le materie prime industriali, che ora sono entrate in una fase di correzione, avevano già iniziato l'anno con prezzi deboli. Non possiamo dimenticare segnali importanti come il Baltic Dry Index, che riflette l'enorme sovraccapacità globale e il crollo dei prezzi dei trasporti marittimi, o i bassi volumi fatti registrare dagli esportatori di rame, petrolio, carbone e ferro.

Nella sua analisi dei rischi economici, PricewaterhouseCoopers ha mostrato una stima dell'impatto economico globale che il coronavirus può generare: potrebbe erodere fino a circa lo 0,7% del PIL globale, usando la metodologia di Johns Hopkins, McKibbins e Lee. Tuttavia tale impatto può essere considerato conservativo, visto che bisogna anche prendere in considerazione la perdita del valore di mercato delle azioni ed il calo dei PMI cinesi. Bloomberg ha fatto salire l'impatto a $1.000 miliardi, considerando che l'effetto su materie prime, industrie e servizi sarà probabilmente maggiore di quanto temuto a breve termine e la ripresa potrebbe non essere a V come prevede la maggior parte degli analisti, bensì molto più lenta.

È essenziale ricordare la precedente debolezza di molte economie, in particolare nella zona Euro, a causa del debito in eccesso, della bassa crescita e dell'elevato interventismo. Non possiamo dimenticare l'impatto sui mercati emergenti, poiché affrontano un enorme muro di scadenze di oltre $1.400 miliardi di debiti proprio mentre il prezzo delle materie prime crolla ed i volumi esportati scendono a nuovi minimi.

Deutsche Bank ha analizzato le economie più esposte alla malattia e ha concluso che la Corea del Sud, il Giappone e il Messico saranno probabilmente i più colpiti, mentre gli Stati Uniti, che esportano molto poco (l'11% del PIL, più o meno) subiranno un impatto minore.

L'errore più grande è quello di cercare di mascherare l'impatto economico della malattia tagliando i tassi d'interesse e iniettando più liquidità. Nessuna società investirà con tassi sotto zero se si troverà ad affrontare un calo delle vendite a causa della malattia; inoltre c'è un eccesso di compiacenza tra gli stati che vedono i loro rendimenti obbligazionari raggiungere livelli ancora più bassi. Il calo dei rendimenti dei titoli sovrani fa credere agli stati che stanno facendo la cosa giusta e che non vi sono rischi. Due grossi errori. I rendimenti obbligazionari bassi sono un segnale di avversione al rischio alto, non di politiche statali eccellenti.

Cina e Hong Kong hanno promesso massicci programmi di spesa per "compensare l'impatto economico". Enormi cattedrali nel deserto, inutili progetti di spesa pubblica per mascherare l'impatto economico di un determinato evento, possono generare un effetto molto peggiore e accelerare il percorso verso la stagflazione. I prezzi aumentano a causa degli shock nelle supply-chain e la crescita economica è stagnante.

Non dimentichiamo le lezioni del Giappone: il Paese ha speso più di $6.000 miliardi in enormi piani infrastrutturali dopo lo scoppio della sua bolla immobiliare e l'economia è diventata meno dinamica e più indebitata.

Sono convinto che si troverà una soluzione medica a questa malattia, ma l'economia reale e la scienza non si muovono velocemente come vorrebbero gli operatori di mercato.

L'eccesso di pessimismo riflesso in questi giorni può essere spiegato solo dal precedente e imprudente eccesso di ottimismo che gli agenti dei mercati finanziari hanno manifestato alla fine del 2019 e all'inizio del 2020, quando i mercati azionari hanno raggiunto nuovi picchi nonostante le notizie del coronavirus in Cina, gli utili delle aziende deludenti ed una situazione macro scoraggiante.

Nelle prossime settimane dovremo iniziare a pensare ad importanti effetti collaterali, come l'aumento dei tassi di insolvenza ed i rischi nei Paesi emergenti esposti a forti squilibri monetari e commerciali.

Le banche centrali e gli stati non maschereranno il reale impatto economico della malattia, anzi il contrario. Misure di quarantena aggressive peggioreranno una tendenza economica già debole.

Molti la chiamano "incertezza", ma abbiamo molte certezze:
  • L'impatto di questa malattia sarà più lungo di quanto la maggior parte vorrebbe.
  • Le banche centrali e gli stati cercheranno di mascherare i rischi con una maggiore repressione finanziaria e monetaria, e affogheranno la cosa in un mare di spese.

Come in tutti gli episodi di panico, uno dei maggiori rischi è rappresentato dagli stati che sentono il bisogno di fare qualcosa, contribuendo allo stesso panico che sono chiamati a mitigare. Prendere misure interventistiche non necessarie, barricare l'economia e mascherare il rischio è persino peggio rispetto al problema stesso.

Mi fido della comunità scientifica e delle reti di collaborazione globale, ma non dimenticatelo: la carta coronavirus sarà utilizzata come scusa per ridurre le stime di crescita e di occupazione, incolpare un nemico esterno e permettere agli stati di avere miliardi in più di spesa alimentata dal debito.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 17 marzo 2020

Rimpiazzare lo stato-nazione





di Gary North


Tra una generazione lo stato-nazione diventerà molto meno potente di quanto lo sia oggi. Ci sono molte ragioni, ma quella principale è economica.

La bancarotta è inevitabile dal punto di vista statistico a causa dei programmi pensionistici nazionali e di assistenza pubblica. Ciò indebolirà la loro legittimità ed è una tesi sostenuta nelle sezioni conclusive di due libri pubblicati due decenni fa: The Rise and Decline of State di Martin van Creveld (Cambridge University Press, 1999) e From Dawn to Decadence di Jacques Barzun (HarperCollins, 2000). Quest'ultimo è un tour de force, un monumentale progetto intellettuale di un maestro storico. Aveva 93 anni quando è stato pubblicato... stupefacente.

Di recente il mio amico Doug Casey ha scritto un articolo su questo tema. Si affida più alla fantascienza che alla storia, ma questo solleva un problema: come gli studiosi, gli autori di fantascienza non sono d'accordo sui loro scenari. Tuttavia questi ultimi, essendo letterari, sono più divertenti da leggere rispetto ai grossi libri di storia. Parlo da persona che ne ha letti molti e ne ha scritto uno (1.000 pagine).



SCI-FI E FUTURO

Comincio riportando le parole iniziali di Casey.
La fantascienza ha sempre offerto uno sguardo al futuro più accurato di qualsiasi think tank. Per prima cosa, un buon libro è il prodotto di un genio, non di una commissione che cerca di raggiungere un consenso. E questo tipo di narrativa consente di fare ipotesi in modi che una "persona seria" non può fare in saggistica.

Ogni persona istruita dovrebbe leggere i classici di Jules Verne, Robert Heinlein, Isaac Asimov e Arthur C Clarke, tra gli altri.
Sono d'accordo. Il mio gusto nella lettura quando ero bambino (1950-51, 8 e 9 anni) è stato modellato da Dimension X. Questi erano racconti radiofonici basati sugli autori dell'età d'oro della fantascienza: Asimov, Heinlein e soprattutto Bradbury. Al liceo lessi i loro libri, oltre a libri e racconti di Sturgeon e Sheckley. Ma ho smesso di leggere questo filone anrrativo quando sono andato all'università. Non sono mai tornato indietro ed è stato un prezzo elevato da pagare.

Aggiungete Neal Stephenson all'elenco. Sono stato un fan del romanzo The Diamond Age da quando è stato pubblicato nel 1995. Consiglio vivamente di leggerlo.
Non ho letto questo libro, ma l'ho ordinato.

Ci sono molti temi in Diamond Age che fanno riferimento ad un futuro molto vicino (intorno al 2050), quando la nanotecnologia ha trasformato gran parte della vita. Anche se non è così radicale come credo che sarà effettivamente.

Ma un tema nel libro è decisamente perfetto: la creazione di "phyle" come principale forma di organizzazione sociale e politica. La parola deriva dalla stessa radice di phylum, dal greco, che significa "tribù" o "clan". Ma penso che sia anche un gioco di parole su "filiale", con le sue connotazioni di famiglia.

Il libro ipotizza che nel futuro prossimo la maggior parte degli stati-nazione sarà andata in bancarotta. È abbastanza logico, perché sono un modo disfunzionale per organizzarsi. E sta accadendo proprio davanti ai nostri occhi. Nessuno dei Paesi in Medio Oriente, Africa o Asia centrale ha coerenza, sono solo il risultato dell'abilità militare di alcuni sovrani o di alcuni politici che tracciano linee su una mappa. Gli stessi stati-nazione esistono solo dal XVII secolo. Prima  la gente non era leale nei confronti di un Paese; era fedele ad un capo, un re o un imperatore.
Seguendo van Creveld direi che l'origine dello stato moderno lo si possa ricondurre alla fine del XV secolo ed inizio XVI secolo. Enrico VIII è un esempio calzante di questa transizione. Enrico VII, suo padre, la avviò a Bosworth Field nel 1485, ma era un re prudente e fiscalmente conservatore a differenza di suo figlio.

Nel complesso sono d'accordo con il punto di Casey riguardo alla lealtà delle persone prima dello stato-nazione. Quello che ho difficoltà a credere è che questo aspetto possa essere invertito. Non penso che la storia ritorni al passato, quindi non credo che saremo mai più fedeli a capi specifici. Non penso che i re stiano tornando. Di tutte le domande che tormentano i predittori di oggi, quella riguardo la legittimità politica è la più assillante. La legittimità è necessaria per comprendere e spiegare l'esistenza dei governi civili e di altre forme di governo. Non vedo alcuna alternativa ai rappresentanti eletti nel prossimo futuro. Il mondo s'è bevuto la favoletta della democrazia: distintivi e pistole.

La lealtà verso un Paese può avere un senso, almeno ad un livello atavico primitivo, purché gli abitanti del “Paese” condividano una lingua, una religione, un'etnia e costumi comuni. Ma non ha senso quando hanno poco in comune. Quindi è naturale che i vari gruppi religiosi, etnici, razziali, culturali o economici all'interno di un Paese che è diventato troppo grande, troppo "diverso" e troppo "inclusivo" ad un certo punto se ne vogliano andare. Tutti riconoscono, anche se non lo dicono, che un governo nazionale è solo un veicolo per il furto, a beneficio del gruppo che lo controlla.
Casey è un libertario. La sua analisi libertaria si applicherebbe altrettanto bene ai governi civili locali. I governi locali sono più piccoli, ma in quelle regioni in cui vive l'80% della popolazione, comprendono ampie variazioni di impegni e lealtà. I codici di avviamento postale fanno una grande differenza, come discute Charles Murray nel suo libro Coming Apart (2012). Non parla di codici di avviamento postali segregati razzialmente, il che renderebbe la sua discussione ancora più complessa. Parla solo di quelli dei bianchi.

Man mano che il mondo diventa più istruito, l'uomo medio diventa più consapevole di questo fatto. E quando i viaggi in aereo ed Internet diventano universali, le persone iniziano a rendersi conto che potrebbero non avere quasi nulla in comune con i loro cosiddetti "connazionali" e molto di più in comune con le persone che potrebbero essere dall'altra parte del globo, molti dei quali si sentiranno allo stesso modo nei confronti dei propri connazionali.

Posso dire che ho molto più in comune con gli amici in Congo o in Cina che con i miei vicini qui in America. Non ho nulla in comune con loro. Queste persone non solo non sono miei amici, sono anche passività e possono trasformarsi in nemici nelle giuste circostanze. Preferirei associarmi a persone con cui condivido valori ed interessi comuni, non solo lo stesso documento di identità governativo.
Ho vissuto in un parcheggio per roulotte durante tutta la scuola di specializzazione e non ero a stretto contatto con nessuno dei miei vicini. Ma oggi non sono nemmeno a stretto contatto con nessuno dei miei attuali vicini. Siamo diventati tutti patate da divano. Ci siamo voltati verso l'interno tra le quattro mura delle nostre case, ma ci siamo voltati verso l'esterno attraverso Internet. Penso che la maggior parte di noi pensi e agisca a livello nazionale più di quanto pensi ed agisca localmente. Questa abitudine sarà estremamente difficile da cambiare. Il costo dell'organizzazione politica locale continua ad aumentare ed i giornali locali stanno scomparendo. Per noi è più economico seguire le notizie nazionali che le notizie politiche locali. Questa legge economica è ancora in vigore: quando il prezzo scende, la domanda sale.

Vorrei riproporre ad un antico slogan politico: "Non puoi battere qualcosa con niente". Ma c'è un altro slogan politico: "Tutta la politica è locale". Penso che entrambi siano veri. Il problema oggi è questo: la politica locale è stata emarginata a causa della spesa federale. La grande sfida per la politica locale è quella di ottenere più soldi dal governo federale. Ogni comunità vuole ottenere finanziamenti sopra la media. Ciò cambierà a causa del Grande Default, quando i governi nazionali finiranno i fondi per finanziare le prestazioni pensionistiche promesse ed i servizi sanitari nazionali.

In ogni caso, quasi tutti gli stati-nazione del mondo sono gravati da debiti, tasse, regolamenti e sempre più conflitti tra gruppi. Lo stato nazionale è un dinosauro; non ha più senso in un mondo con la tecnologia e la demografia odierne.

Questo spiega ciò che abbiamo visto nell'ultima generazione: la rottura degli stati. L'URSS divisa in 15 componenti, la Jugoslavia in sei, la Cecoslovacchia in due, il Sudan in due. Questo è solo il round di apertura. La maggior parte dei Paesi europei cova movimenti secessionisti, la Russia dovrebbe infine rompersi in una dozzina di nuovi stati, la Cina in almeno una mezza dozzina, il Brasile in almeno due, la Bolivia in almeno due, ecc.
Questo processo continuerà. Non abbiamo bisogno di leggere libri di fantascienza per capirlo. Ciò di cui abbiamo bisogno dalla fantascienza è l'immaginazione per capire sostituirà la tradizionale politica democratica.

VIOLENZA MILITARE E TERRORE

La ragione principale che viene data per l'esistenza stessa dello stato-nazione è difendere i suoi abitanti. Ma, con la natura mutevole della guerra, questa è una delle cose che è meno in grado di fare. Può difendersi da un attacco nucleare? No. Nella migliore delle ipotesi può solo minacciare di contrattaccare.

Un Paese con un grande esercito di stanza in tutto il mondo, non solo non può difendere i suoi cittadini, ma attira attacchi facendosi nemici tra i nativi in ​​luoghi lontani. In passato non importava: gli indigeni erano immobili e impotenti. Oggi possono andare ovunque e accedere ad un'ampia varietà di armi.

Gli stati sono uniti contro il "terrorismo" perché non solo è una tattica molto efficace contro lo stato-nazione, ma può essere usato solo contro lo stato-nazione. Agli stati non potrebbe importare di meno delle persone che finiscono uccise in un attacco terroristico. A loro importa perché minaccia la loro esistenza.

Nel mondo di oggi gli stati-nazione non rappresentano più il grande rischio per gli altri stati-nazione. Piuttosto sono gruppi come ISIS e al Qaeda che rappresentano una minaccia molto più grande. Non possono essere distrutti facendo cadere una bomba nucleare sulle loro città; non hanno città. Possono essere ovunque, ma possono facilmente attaccare le città dei loro nemici. E queste sono solo le minacce islamiche note, probabilmente ce ne saranno molte altre di molte varietà, su modelli diversi come la Red Army Faction, Aum Shinrikyo, o FARC.
Questa analisi è coerente con quella di van Creveld. È uno storico militare.

Il modo più sicuro per evitare un attacco nell'era delle armi atomiche, biologiche e chimiche a basso costo e facilmente disponibili è quello di disperdersi. Almeno non far parte di uno stato-nazione a livello geografico.
Non ci stiamo disperdendo, ci stiamo invece concentrando. Molte persone vivono nelle grandi città e c'è un movimento costante dalla campagna alle grandi città. La Cina è il classico esempio nella storia del mondo, ma è un processo che in Occidente è andato avanti sin dal 1800.

BENEFICI

Non far parte di uno stato-nazione migliora molte cose per una persona, ma non è una soluzione totale. Ciò che Diamond Age rappresenta, e penso che accadrà, è che le persone formeranno phyle, unendosi in un'alleanza secondo ciò che è più importante per loro. O il modo in cui si "identificano da soli", per usare un termine attualmente in voga. Gli ebrei notoriamente rimangono uniti rispetto ai goyim. Questo è uno dei motivi per cui almeno una parte di Israele (probabilmente escluso Hasidim ed i Palestinesi) sopravviverà come nazione. Una delle ragioni per cui i mormoni hanno così tanto successo è che si aiutano a vicenda, come gli ebrei. I musulmani (anche se raramente hanno successo economico per altri motivi culturali) fanno sicuramente lo stesso. Le persone fatte della stessa pasta (nonostante tutta l'isteria per il razzismo), infatti, tendono a raggrupparsi.
Sono d'accordo. Ecco la domanda che mi pongo: "In che modo i gruppi locali ripristineranno la legittimità politica locale che hanno costantemente ceduto sin dalla fine della seconda guerra mondiale?" Ecco un principio generale: il potere scorre verso coloro che si assumono la responsabilità. In un periodo in cui i governi nazionali andranno in bancarotta, i governi locali acquisiranno una maggiore legittimità. Questi ultimi però sono tuttora in difficoltà fiscali, quindi le associazioni volontarie locali inizieranno a raccogliere i pezzi dello stato-nazione fallito.

Quindi ecco la mia previsione di ciò che accadrà nelle prossime due generazioni. Molti stati-nazione crolleranno o scompariranno. Per inciso, non credo che gli Stati Uniti sopravviveranno, il Paese condivideva una cultura comune, sebbene con pittoresche variazioni regionali, ma ora non è più così. L'elezione di Trump ha cristallizzato un lungo sobbollimento e un crescente antagonismo. Non è che gli americani abbiano solo una differenza di opinione politica, ora tutto si riduce al reciproco odio culturale ed a livello viscerale. È stato solo esacerbato dalla spinta per il "multiculturalismo", un concetto stupido e distruttivo.
La crisi economica colpirà più duramente a livello nazionale che a livello locale. Ciò non basterà a distruggere la legittimità storica posseduta dai governi nazionali, ma la danneggerà seriamente. Ogni governo nazionale dovrà condividere la legittimità con i governi locali. Man mano che i finanziamenti disponibili a tutti i livelli del governo civile si ridurranno, altre istituzioni inizieranno a sostituire la perdita della lealtà che è stata trasferita ai governi nazionali dalla fine della seconda guerra mondiale. Questa lealtà non andrà alle Nazioni Unite, ma andrà nella direzione opposta. Ci sarà decentralizzazione, non centralizzazione.

La tecnologia della decentralizzazione è molto più potente della tecnologia della centralizzazione. Questa premessa è ora in fase di test in Cina. L'aumento del monitoraggio del credito sociale da parte del governo centrale attraverso l'informatizzazione sta sfidando il processo di decentralizzazione. Il governo cinese sta prendendo una forte posizione contro i "selvaggi" armati di smartphone.

Prendete ad esempio la California, la Costa ovest. Ancora adesso si parla di divorzio dall'odiato entroterra del Paese. Ma anche la California non ha senso come entità politica. Cos'hanno in comune la popolazione messicana con la Silicon Valley? Niente. Cos'hanno in comune gli hippy nella Contea di Humboldt con i tizi di Los Angeles? Niente. Cos'hanno in comune gli agricoltori della Central Valley con chiunque altro nello stato? Niente.

Per inciso, possiamo abbattere Canada e Messico allo stesso modo. Entità molto più piccole all'interno di questi (e di tutti gli altri) Paesi sarebbero molto più vitali, ma ancora anacronistiche e subottimali.
Non la vedo proprio così. Qualcosa del genere arriverà, regione per regione, ma in modo informale. Oggi, quando parliamo di fedeltà politica, le alleanze politiche locali negli Stati Uniti e in Canada sono ancora focalizzate sul governo nazionale. L'alto livello di secessione in Canada ha raggiunto il picco due decenni fa in Québec. Questa tendenza è svanita e non c'è nulla di paragonabile negli Stati Uniti.

Quindi cosa accadrà? Ovunque le persone si riorganizzeranno per supportarsi reciprocamente, ma tutto questo non avrà molto a che fare con la politica come la conosciamo ora. Formeranno phyle.

Un concetto scandaloso, lo so. Ora potete perché le idee radicali sono presentate al meglio sotto forma di romanzi.
L'America si muoverà verso il decentramento politico, ma non ci sarà secessione politica formale. Piuttosto sarà una secessione operativa. Il Deep State non è necessario per il governo nazionale come lo è invece il Partito comunista in Cina. Credo che il Congresso sia in disaccordo su tutto tranne che sul mantenimento del sistema pensionistico.

Al contrario, i sovrani comunisti cinesi sono ancora uniti. Vogliono mantenere il potere nel governo centrale. Il loro è un sistema molto più fragile di quello dell'Occidente: fragile economicamente, politicamente e, soprattutto, ideologicamente. I leader del Partito Comunista si stanno aggrappando ad un'ideologia morta. Il marxismo non sosterrà gli sforzi del governo centrale nel voler creare una distopia come quella in 1984 di George Orwell. L'inevitabile crisi economica che scuoterà il sistema creditizio in Cina indebolirà la legittimità che è stata trasferita dal popolo cinese al governo nazionale comunista. I comunisti hanno scommesso sul mercantilismo del sistema bancario centrale e la perderanno.



BANDIERE E LEALTÀ

Concordo pienamente con Casey per quanto riguarda l'interesse economico. È importante seguire il denaro. Quando grandi quantità di denaro cesseranno di arrivare da Washington, le lealtà politiche cambieranno.

L'interesse economico a livello regionale sostituirà l'attuale interesse personale a livello nazionale. Ma ciò non implica necessariamente che tutte le lealtà alla bandiera nazionale saranno sostituite da lealtà alle bandiere locali, per non parlare delle bandiere regionali inesistenti. Le bandiere sono importanti come simboli. Quando Gorbaciov abbassò la bandiera comunista e alzò la bandiera russa il 25 dicembre 1991, quello rappresentò un enorme cambiamento simbolico.



Non credo che succederà nulla di simile negli Stati Uniti e in Canada.

L'Unione Sovietica era un impero militare basato su un'ideologia comune: il marxismo. Gli Stati Uniti non sono mai stati così centralizzati a livello nazionale. Non c'è mai stato un mondo e una vita comuni ad unificare gli americani che fossero simili al marxismo. Il vecchio adagio si è dimostrato vero in URSS: più sono grandi, più rumore fanno quando cadono. Non credo che gli Stati Uniti cadranno nel modo in cui è caduta l'Unione Sovietica. Non penso che qualcuno abbasserà la bandiera nazionale in nessun punto all'interno dei confini nazionali, ma non la saluteremo con entusiasmo come in passato.

Nell'ultimo mezzo secolo gli americani l'hanno salutata sempre meno e la guerra del Vietnam pose fine a questa pratica. La diffusa opposizione alla guerra ha indebolito la legittimità politica a livello nazionale. Costrinse Lyndon Johnson a non candidarsi come Presidente nel 1968. Questo processo di ridotta fedeltà emotiva continuerà e non è affatto qualcosa di nuovo. Le sfilate del 4 luglio sono un ricordo del passato. Non prevedo un cambiamento radicale in futuro, sto prevedendo il proseguimento di una tendenza già esistente.

Dovremmo seguire il denaro. Dovremmo anche seguire le confessioni. In cosa credono le persone? Le confessioni politiche vengono incarnate dalle bandiere. Dubito seriamente che le bandiere locali sostituiranno quella nazionale. Non credo che vedremo bandiere locali sventolare su edifici della capitale sopra a quella nazionale.

Fino a quando non ci saranno confessioni regionali comuni che sostituiranno la lealtà nazionale di oggi, e quindi la legittimità nazionale di oggi, la bandiera a stelle e strisce continuerà a sventolare. Fino a quando non ci saranno bandiere locali che sventoleranno più in alto rispetto a quella nazionale, lo scenario di Casey rimarrà fantascienza.

I simboli sono importanti e non è sufficiente seguire il denaro. È necessario, ma non sufficiente. Dobbiamo anche prestare attenzione ai simboli. Le bandiere rappresentano la nostra lealtà politica. Non ci sono bandiere economiche, non ci sono bandiere religiose, per ora ci sono solo bandiere politiche. È meglio prestare attenzione a questo fatto quando si disegnano scenari immaginativi del futuro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 16 marzo 2020

“Giù la maschera!” La defenestrazione dei banchieri centrali





di David Stockman


Gli storici si meraviglieranno sicuramente della grande illusione dell'era attuale, vale a dire, la convinzione pressoché universale che i banchieri centrali possano stampare e trascinare l'economia di Main Street verso un'espansione inarrestabile e una prosperità sempre crescente senza alcun rischio che i loro strumenti non potessero contenere e contrastare.

Questa credenza ha avuto enormi conseguenze spiacevoli: ha reso fragili le economie inondate dalla leva finanziaria, la finanziarizzazione e la speculazione; pochi ammortizzatori degli shock e meccanismi assicurativi come secondi fornitori e fonti locali per la produzione fisica e linee di liquidità di riserva per le operazioni finanziarie.

Poi è arrivato il Pipistrello Nero del 2020 (al posto del cigno nero) con il suo contagio economico. Correndo ad una velocità considerevole attraverso una catena di approvvigionamento globale infinitamente complessa e profondamente ancorata allo Schema rosso di Ponzi, la rottura dell'attività economica sta già dimostrando che le banche centrali non sono affatto onnipotenti.

Proprio come non sono in grado di stampare anticorpi per arrestare la malattia del coronavirus, non possono stampare materie prime, beni intermedi, componenti e sottogruppi per riavviare le supply chain interrotte. Il Super-QE non lo farebbe; i tassi sotto zero non sarebbero d'aiuto; e la forward guidance richiamerebbe alla mente solo Re Canuto che cerca di contrastare le onde del mare.

Ovviamente è troppo presto per dire se il Covid-19 sia il Big Bang o se sarà presto sconfitto dalle autorità di salute pubblica in tutto il pianeta, facendo così tirare un sospiro di sollievo alle catene di approvvigionamento globali paralizzate. Ma anche presumendo quest'ultima ipotesi, la presunta onnipotenza del sistema bancario centrale finirà per essere spazzata via dalla storia. Non solo la FED non riuscirà a rilanciare le catene di approvvigionamento interrotte, ma non potrà nemmeno svolgere i suoi compiti convenzionali, vale a dire, far aumentare l'inflazione interna del 2,00% ogni anno e far sì che la crescita della produzione aderisca senza sosta al percorso di un PIL a piena occupazione.

Questo perché in un mondo che ha ormai raggiunto il Picco del Debito, $255.000 miliardi a livello globale e $74.000 miliardi nei soli Stati Uniti, gli strumenti della FED non sono solo impotenti, sono in realtà maligni.

Ora è più che evidente che l'impatto della massiccia espansione del suo bilancio (QE) e della brutale repressione dei tassi d'interesse nel mercato monetario non va mai oltre i canyon di Wall Street. Gonfia sempre di più il prezzo degli asset finanziari a causa della confluenza simbiotica tra speculatori sui carry trade e l'ingegneria finanziaria promossa dai piani alti delle grande aziende d'America.

Di conseguenza il capitale è stato trasformato artificialmente in speculazioni finanziarie e monetarie. Allo stesso tempo, i bilanci delle famiglie e delle imprese sono stati gravemente compromessi, dovendo pensare al presente piuttosto che investire per il lungo termine. In sostanza, nessuno dei vari "stimoli" è finito nelle tasche di Main Street. Né la produzione, né l'occupazione, né l'inflazione sono materialmente influenzati dagli incessanti interventi e macchinazioni della FED sui mercati finanziari.

Prendete ad esempio l'obiettivo d'inflazione al 2,00% di cui parlava Lael Brainard la scorsa settimana. In primo luogo, ci chiediamo esattamente perché si stia lamentando delle persistenti carenze nei numeri dell'inflazione e quindi della necessità di ancor più "accomodamento monetario" per far sì che l'inflazione diventi più calda fino a raggiungere una media sempiterna del 2,00%.

Il fatto è che l'IPC, meno i suoi componenti alimentari ed energetici, ha superato il 2,00% per 23 mesi consecutivi. Come può esserci una carenza?

Infatti non abbiamo bisogno di una lente d'ingrandimento per comprendere la storia: c'è una sola barra sotto la linea sacra del 2,00% nel grafico qui sotto.


Ovviamente la FED ha un diverso metro di misura dell'inflazione chiamato deflatore PCE che sottostima le cifre, ma fino a quando non ha formalmente adottato l'inflation targeting a gennaio 2012 in base a suddetto deflatore, l'IPC meno cibo ed energia era visto come un proxy utile per il tasso d'inflazione tendenziale.

Infatti la storiella della lowflation non regge, perché secondo questa gente un'inflazione al di sotto del 2,00% invita alla deflazione, che, a sua volta, incoraggia i consumatori a differire la spesa in previsione di prezzi futuri ancora più bassi. Questa è una totale assurdità, anche perché il crollo del prezzo degli smartphone non avrebbe permesso ad Apple di sfoggiare una capitalizzazione di mercato da $1.400 miliardi.

Almeno i banchieri centrali keynesiani non hanno sostenuto che il calo dei prezzi di cibo ed energia spingerà i consumatori di mangiare di meno, o guidare meno miglia, o congelarsi in casa in attesa che i prezzi del carburante smettano di scendere!

Se c'è un problema di bassa fluttuazione dell'intero IPC, ed i responsabili non sono cibo ed energia, chi è?

E non stiamo solo parlando degli ultimi 23 mesi. Ecco l'intero arco da quando è stato adottato l'inflation targeting. Durante il periodo di 97 mesi a partire da gennaio 2012, l'IPC meno cibo ed energia è andato oltre il 2,00% su base annua più della metà del tempo, mentre il tasso medio all'1,95% annuo era gomito a gomito con il bersaglio.

Quindi se Brainard vuole davvero una media pluriennale al 2,00%, beh, ce l'abbiamo già avuta.

Cioè, a meno che non vogliano sostenere che la perdita media di 5 punti base all'anno in quasi un decennio sia più di un errore di arrotondamento. Sarebbe più che assurdo altrimenti.


Ma c'è un punto più importante in qusta storia. Quale controllo diretto ha la FED sui prezzi delle materie prime trainati a livello globale, così come i loro cugini di secondo grado, i manufatti, i cui prezzi sono alimentati in modo schiacciante dai mercati globali?

Infatti una disaggregazione del deflatore della PCE smaschera la menzogna della presunta lowflation, vale a dire, dal gennaio 2012:
  • Il deflatore PCE per i servizi (linea viola) è salito del 19,4%, o del 2,31% all'anno;
  • Il deflatore PCE per le merci (linea rossa) è calato del -5,3%, o del -0,70% all'anno;
  • Il deflatore PCE complessivo (linea nera) è salito di appena l'1,34% annuo perché viene abbassato dai prezzi globali dei beni, anche se i prezzi nazionali per i servizi hanno persistentemente superato l'obiettivo del 2,00%.

Ed è per questo che la FED non può raggiungere il suo obiettivo d'inflazione, proprio come non può stampare gli anticorpi o le consegne della catena di approvvigionamento; non può forzare l'inflazione a marciare bene perché la sua recente assenza nei mercati delle materie prime e dei beni è radicata nell'economia globale.

Il livello di mendacia tra Brainard, Powell e il resto di coloro preoccupati per una bassa inflazione non potrebbe essere più evidente che nei due grafici qui sotto.

Ovviamente Brainard & Co. sa che la linea viola (servizi domestici) è salita costantemente più in alto, mentre la linea rossa (beni scambiati a livello globale) è scesa da quando è iniziato l'esperimento dell'inflation targeting nel 2012.

Non è forse arrivato il momento che ammettano di non avere la possibilità di sintonizzare i prezzi globali del petrolio o i produttori ad alta intensità di lavoro e quindi rinunciare a ciò che è essenzialmente uno stupido progetto (l'inflazione non provoca prosperità!)?

O se devono persistere per salvarsi la faccia, dovrebbero cambiare nuovamente misura e concentrarsi sui servizi domestici (nonostante il crescente impatto dell'India sui servizi). Solo così potrebbero dichiarare vittoria!


Infatti se si osserva più da vicino la linea viola (servizi domestici), espressa come tasso di variazione anno su anno, la bugia della lowflation è mascherata in tutto e per tutto. Negli ultimi otto anni è rimasta persistentemente al di sopra del 2,00%.

Inoltre il deflatore PCE totale (linea nera), che è il Santo Graal dell'Eccles Building, non ha raggiunto l'obiettivo perché è stato fortemente abbattuto dall'eccesso mondiale di capitale industriale, dai trasporti a basso costo e dall'abbondante manodopera a basso costo che è stata drenata dalle risaie e dai villaggi dell'Asia.


Infatti l'impotenza della FED rispetto al suo obiettivo d'inflazione è vera anche sul fronte della produzione e dell'occupazione. Su questo punto sta costantemente perfezionando i suoi strumenti di repressione del mercato monetario (25 punti base alla volta) e ricalibrando i suoi acquisti di obbligazioni.

Ma perché? Dopotutto la fase di espansione del ciclo economico, lunga ma debole e alimentata dalla tendenza intrinseca di capitalisti e lavoratori a desiderare di più e produrre di più, ha dimostrato che la FED non ha nulla a che fare con essa.

Le famiglie erano già incagliate al Picco del Debito 11 anni fa alla vigilia della crisi finanziaria e le imprese sono state risucchiate dalle speculazioni con l'ingegneria finanziaria.

Ciò significa che il canale di trasmissione tradizionale dai mercati monetari, del debito e dei capitali a Main Street è completamente rotto. Lo “stimolo” non è mai arrivato a quest'ultimo e, invece, è rimasto sequestrato a Wall Street dove è andato a finanziare la speculazione ed a spingere i prezzi degli asset di rischio sempre più in alto.

La linea blu rappresenta la produzione industriale totale (produzione, costruzione ed energia/miniere). Da gennaio 2012 ha oscillato in modo sostanziale, passando da un +4,5% annuo ad un -4,5% annuo. Ma questa oscillazione sostanziale non ha alcuna relazione con le azioni della FED durante tale periodo.

La linea rossa rappresenta il quantitative easing (QE) e il tasso di variazione anno su anno del bilancio della FED. Durante suddetto periodo di otto anni è passato dal +40% all'apice del QE nel 2013, al -20% nel 2019 durante il QT e al +50% durante il successivo ritorno al pompaggio di liquidità.

Esiste una relazione tra la linea rossa e le oscillazioni dell'indice di produzione industriale (linea blu), che, a sua volta, determina i movimenti meno selvaggi del PIL?

Non c'è.

Lo stesso vale per il tradizionale ancoraggio del tasso dei fondi federali (linea nera). Se il loro indice di produzione industriale potesse parlare, direbbe di non averli mai visti prima d'ora.

Insomma l'economia cresce grazie alle componenti del capitalismo (lavoratori, imprenditori, investitori, inventori e risparmiatori), le quali rappresentano le fondamenta della produzione e degli investimenti. Rispetto a queste forze elementali, i banchieri centrali sono dei granelli di sabbia.


E questo ci porta alla grande ironia di un giorno in cui il casinò è precipitato di 1030 punti sul Dow perché l'onnipotenza del sistema bancario centrale si sta sgretolando di fronte al crescente impatto del Covid-19 sull'economia globale e sulla sua vasta ed intricata supply chain.

La FED finge che si tratti esclusivamente del bene di Main Street e delle metriche di occupazione, produzione, reddito e inflazione in base alle quali si misura la performance dell'ambiente economico, in realtà è impotente su tutto ciò che afferma di vigilare.

Allo stesso tempo afferma di essere concentrata sul mercato azionario, ma solo come osservatore imparziale.

Non è vero!

Tutto ciò che fa è condizionato dalla teoria del cosiddetto "effetto ricchezza a cascata" e dal timore che Wall Street possa rimanere a secco di droga monetaria. Quindi continua a capitolare e alimentare nuovamente le bolle che non osa far scoppiare.

La sua vera ignominia sta diventando sempre più evidente: ha gravemente danneggiato Main Street schiacciando risparmi, salari ed investimenti produttivi, mentre ha gonfiato una gigantesca bolla a Wall Street che afferma di non vedere. Ma ora la bolla ha sicuramente raggiunto il suo asintoto...

Nonostante ulteriori attacchi di idiozia da "stimolo", come l'appello dell'ex-presidente della FED di Minneapolis, Narayana Kocherlakota, profondi tagli dei tassi (a quanto, zero?), non è nemmeno all'altezza del compito di sostenere le pericolose neoplasie finanziarie che ha favorito; vale a dire, violando negli ultimi 30 anni ogni legge di finanza sostenibile, denaro onesto e buon senso, i banchieri centrali hanno finito per creare un mostro che porterà alla loro fine .


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 13 marzo 2020

Gli USA faranno la fine dell'Argentina





di Francesco Simoncelli


Il panico è uno scoppio di emozioni puramente umane. Non c'è vergogna nel cadervi preda. Questo accade soprattutto quando le persone che ne cadono vittima non hanno una soluzione alternativa. Dall'oggi al domani vedersi spazzare via quella idea che così tanti sforzi aveva richiesto per essere realizzata, crea un vuoto tale all'interno dell'animo umano che quest'ultimo non può far altro che divincolarsi nervosamente per cercare un appiglio ed esorcizzare la realizzazione della futilità delle sue precedenti azioni. In fondo, è normale che sia così. Questo ci ricorda infatti che tutti noi condividiamo lo stesso retaggio emozionale quando accadono eventi imprevisti che ci destabilizzano.  Ciò vale anche per i banchieri centrali che da qualche mese a questa parte hanno dimostrato di essere umani come tutti noi e non quelle figure onniscienti che i media dipingono.

L'aura di infallibilità serve a vendere una menzogna al pubblico, ma i media generalisti sono degli artisti in questo. Perché mordere la mano che li alimenta? E quindi vediamo copertine di riviste che inneggiano a presunti esseri superiori, la cui saggezza si innalza di fronte alla mediocrità comune.


Salvo poi scoprire la verità. Ovvero, che non sono altro che comunissime persone con tutte le loro debolezze e fragilità. L'ultimo esempio in ordine cronologico è la balla colossale che ha portato dapprima questi personaggi a dire che le nuove iniezioni di liquidità sulla scia del caos nel mercato dei pronti contro termine non fosse un nuovo QE. Un po' come i bambini che vengono colti con le mani nella marmellata e mentono nonostante l'evidenza, cercando di nascondere le loro malefatte con il semplice gesto di ritirare dietro le spalle le mani. Questa misura "non convenzionale" è nata dalla crisi del 2008/2009, quando la FED andò nel panico per cercare di salvare i mercati e l'economia.

Solo nel 2018 ha avviato un processo di normalizzazione, ma gli è esploso in faccia mentre i mercati crollarono del 20% nel quarto trimestre dello stesso anno. Balbettii e "Fedspeak" hanno dato in pasto a chi non vuol vedere una bugia sesquipedale per giustificare un'inversione a U: è tutto in nome della crescita economica. Le prove dimostrano il contrario, ma questo era prevedibile.

Ma concentratevi su cosa è successo sin dal 17 settembre dello scorso anno: una movimento verticale allucinante del bilancio della FED. Come è possibile non chiamare questa decisione panico? Davvero vogliamo credere che sono acquisti ordinati? Addirittura le operazioni TOMO si sono trasformate in POMO... ma inizialmente, come ben sappiamo, tutto questo circo era un "Non QE". Perché è così importante questo aspetto? Perché non è sostenibile, è una bolla. È stata la politica della FED che ha causato tutto ciò in prima istanza, quindi è interamente responsabile di ciò che accade quando scoppia una bolla. Il problema è che a questo giro le azioni hanno reagito in modo molto più estremo di quanto probabilmente si aspettassero i banchieri centrali e ora hanno una bella gatta da pelare per le mani.


La bolla del 2000 era figlia delle iniezioni di liquidità precedenti, così come quelle successive al crash delle dotcom hanno gettato le basi per la bolla immobiliare. I banchieri centrali hanno reagito negando eventuali correlazioni con le politiche monetarie fino a quando la cosa non è esplosa loro in faccia. E ora? Stessi errori (solo su scala più grande) e stesse negazioni. Quest'ultimo aspetto è esso stesso la prova regina del panico tra queste figure. Perché? Perché non ammetteranno mai che la FED, e le banche centrali in generale, stanno dietro le bolle degli asset finanziari che avvantaggiano un gruppo ristretto di persone a scapito di tutti gli altri. E per nascondere questa verità si è creato nel corso del tempo un convoglio di banche centrali che ha sincronizzato la propria politica monetaria. Basti pensare, infatti, che il bilancio della BOJ è oltre il 100% del PIL del Paese, mentre quello della BCE il 40% e quello della FED il 20%.

Ogni volta che ce n'è stato bisogno una banca centrale ha dato il cambio all'altra, imbarcandosi in un estremo tentativo di allungare quanto più possibile la fase di quasi-boom attraverso le politiche monetarie non convenzionali. La prima ad iniziare è stata senza dubbio la BOJ, il paziente zero di questo tipo di esperimento, seguita poi dalla FED che con i suoi interventi non solo ha cercato di stabilizzare l'economia americana dopo la crisi della Lehman, ma anche di dare una mano all'Eurozona. Favore ricambiato poi dal "whatever it takes" dello zio Mario. Un ulteriore esempio di quanto detto è stata l'iniezione di credito da parte della PBOC per rispondere al coronavirus. I titoli tecnologici ne hanno giovato, i FAAMNG, mentre il resto dei mercati ha continuato a scivolare verso l'oblio (soprattutto il Russell 2000, che incorpora piccole e medie imprese).

A che prezzo? Innanzitutto Main Street non ha affatto giovato del presunto effetto ricchezza a cascata scaturito da queste politiche monetarie allentate. Le aziende zombi ed il crowding out operato dal deficit pubblico continuano a sottrarre risorse economiche preziose e scarse dalle mani di chi le metterebbe a miglior frutto; senza contare la rottura della supply-chain asiatica a causa dell'isteria sanitaria. Ciò significa inflazione dei prezzi dilagante per chi rappresenta l'ultimo anello della catena monetaria. In secondo luogo ogni intervento finora messo in atto ha creato successivamente una classe di attività necessitante di continua salvaguardia a causa dell'azzardo morale innescato dall'intervento iniziale. Siamo partiti dal sistema bancario commerciale e dallo stato, siamo passati agli istituti di importanza sistemica globale e siamo adesso arrivati alla BCE che aiuta palesemente aziende private e alla FED che deve sostenere artificialmente gli hedge fund.

In terzo luogo ci sono tutte quelle entità finora salvate artificialmente dalla bancarotta che iniziano a dare segni di cedimento. E questo è un problema estremamente marcato in Cina, dove sulla scia della bolla immobiliare e del credito facile si sono moltiplicati i guai economici. Questi ultimi sono stati esacerbati dalla politica commerciale fortemente orientata all'export che non ha fatto altro che impoverire il Paese a vantaggio del resto del mondo. Ma i pasti gratis non esistono e nonostante tutta la liquidità esistente, le attività cinesi rischiano di rimanerne a secco tra tre mesi. A ciò si aggiunge anche la presenza di istituti che, per tenere vivo l'ottimismo sui mercati, procedono ad implementare piani di ristrutturazione per dare una parvenza di cambiamento positivo o attuano fusioni/acquisizioni per dare una parvenza di solidità.

Un esempio in merito è la notizia recente riguardante HSBC e del suo piano di ristrutturazione. Questa storia l'abbiamo già vista durante tutte le altre crisi economiche precedenti e rappresenta un campanello d'allarme importante. Soprattutto se osserviamo il quadro generale, che vede l'economia di Hong Kong ormai in recessione, ci accorgiamo che questo può rappresentare benissimo un "punto di contagio" altamente probabile data l'interconnessione odierna dei mercati mondiali. Se poi consideriamo anche che Hong Kong potrebbe diventare la ground zero dell'helicopter money, come il Giappone lo è stato per il QE, possiamo già immaginare un quadro generale in cui identificare gli "untori" della prossima recessione.




INSTABILITÀ SOTTO LA SUPERFICIE

Il mercato sta già scontando un minimo di 2 tagli dei tassi quest'anno nei confronti della FED, questo a sua volta significa un margine di soli 5 tagli dei tassi in caso di recessione conclamata (supponendo che si proceda di 25 punti base in 25 punti base). Tutto ciò dopo un calo dei mercati di un mero 5%. Ricordiamo, comunque, che durante la Grande Recessione ci sono voluti 20 tagli dei tassi per placare i mercati che hanno visto percentuali ben più gravi... Inutile dire, quindi, che nel 2020 l'aumento dello stimolo monetario e fiscale sarà come gettare benzina sul fuoco della destabilizzazione e dell'incertezza.

Tutte le politiche monetarie/fiscali dell'ultimo decennio non sono altro che versioni estreme di politiche collaudate che banche centrali e stati hanno usato negli ultimi 75 anni per ammorbidire le recessioni e stimolare una crescita: abbassare i tassi d'interesse, aumentare il credito/liquidità e aumentare la spesa pubblica (cioè la spesa in deficit) per compensare il calo della spesa del settore privato. Queste politiche erano progettate per essere "stimoli" di breve termine che in genere duravano tra i 9 ed i 18 mesi. Ora sono diventate permanenti, poiché il sistema dipende da esse e ridurle significa provocare un crollo del mercato.

Il problema è che queste politiche creano distorsioni economiche che non possono essere risolte attuando quelle stesse strategie che li hanno causati: elevata disuguaglianza tra reddito e ricchezza, dipendenza dalle bolle negli asset per generare plusvalenze e gettito fiscale per le amministrazioni pubbliche, perdita della disciplina dei costi (prendere in prestito di più piuttosto che tagliare i costi attraverso l'innovazione o l'aumento della produttività e dell'efficienza), affidarsi al debito per finanziarsi porta a crescenti insolvenze, i tassi d'interesse a zero hanno generato un eccesso di capacità/sovrapproduzione poiché tutti cercano un ritorno veloce sul capitale e ora ci sono eccessi in tutto, rendimento dei risparmi sotto zero a causa dell'inflazione e spinta a giocare d'azzardo nei mercati, la dipendenza dagli "stimoli economici" riduce la resilienza sistemica rendendo l'intero sistema sempre più vulnerabile, il mercato azionario/obbligazionario ora è l'economia (o per meglio dire la più grande minaccia ad essa) e si è distaccato da ogni fondamentale economico reale (quindi deve essere protetto a tutti costi).

Quest'ultimo punto è quello più importante, poiché le banche centrali hanno trasformato il mercato azionario/obbligazionario in un "dispositivo di segnalazione". Non possono smettere di sostenerlo perché preoccupate di sconvolgere successivamente l'economia generale. Le banche centrali sono in una situazione di triplo svantaggio: non possono rimanere dove si trovano, non possono fare di più, non possono fare di meno. Sono ormai ostaggi della menzogna che esse stesse hanno creato.

Ci sono limiti, però, nell'incoraggiare un maggior indebitamento abbassando i tassi d'interesse a zero, perché il reddito deve pur sempre essere dedicato al pagamento dell'onere e ad un certo punto tutto il reddito disponibile viene consumato dal servizio del debito. E questo non è qualcosa che arriverà in futuro, sta già accadendo: aziende zombi (che sopravvivono solo aumentando il loro debito) stanno diventando sempre più numerose e le famiglie gravate da prestiti studenteschi, prestiti auto, carte di credito e mutui non possono permettersi più debiti anche ad interessi infimi.

Il fallimento di queste politiche  che hanno creato le distorsioni è ora visibile a tutti. C'è una via d'uscita? No. Che queste politiche non abbiano ripristinato la "crescita organica" (cioè una crescita che non dipende da tassi d'interesse a zero, bolle e decine di miliardi di dollari in stimoli permanenti) è un fatto che deve essere accettato insieme alla necessità di una dolorosa correzione. Le probabilità che ciò accada sono molto basse, poiché i policymaker perderebbero il sostegno della popolazione. Questo a sua volta vuol dire distorsioni sempre maggiori che alimenteranno l'instabilità economica, la frammentazione, il disordine sociale ed i crash finanziari.



LA VIA VERSO BUENOS AIRES

Sin dal 1999, in termini reali, sia i facoltosi che la classe media hanno arrancato: i primi hanno visto dimezzare il valore delle loro azioni, come misurate dal dollaro pre-1971, visto che nel 1999 ci volevano oltre 40 once d'oro per acquistare le azioni del Dow Jones, mentre adesso ce ne servono meno di 20. Il fato dei secondi è stato anche peggiore: prima del 1971 il salario minimo prima era di 1,42 grammi di oro all'ora, adesso è solo 0,32 grammi. In sostanza, le persone che vendono il loro tempo ora ottengono solo un quarto di denaro reale rispetto al passato. L'oro ha ormai superato i $1.600 l'oncia e sta segnalando che, in termini reali, quasi tutti quelli che contano la propria ricchezza in nuovi dollari stanno diventando più poveri.

Scrisse Ludwig von Mises:
L'inflazionismo non è un fenomeno isolato. È solo una parte delle idee total-economiche, politiche e socio-filosofiche del nostro tempo. Proprio come la politica monetaria salutare del gold standard è andata di pari passo con il liberalismo, il libero scambio, il capitalismo e la pace, così anche l'inflazione è parte integrante dell'imperialismo, del militarismo, del protezionismo, dello statalismo e del socialismo.

Quando nel 1853 gli argentini videro la nascita della loro costituzione, basata molto sul modello statunitense, ancora non sapevano che il loro sistema così impostato avrebbe aperto le porte a circa 100 anni di benessere. Nel 1914 gli argentini erano più ricchi degli italiani e l'espressione "ricca come un argentino" non era seguita da risate, ma da invidia. Poi, negli anni '40, Juan Perón "ha scoperto" come derubare la gente silenziosamente promettendo presunti pasti gratis. Nel decennio successivo nazionalizzò le industrie chiave, iniziò programmi di spesa aggressivi e ridistribuì la ricchezza su vasta scala. Cosa ci si poteva aspettare da queste scelte? Produzione in declino ed inflazione galoppante. Quest'ultima continuò a salire fino al 1980, quando i prezzi arrivarono ad un tasso di aumento del 1.000%.

L'inflazione dei prezzi ha contribuito a degradare la società, visto che sulla scia di questi eventi è aumentata la corruzione e la politica è diventata un teatro Kabuki. Oggi in Argentina funziona così: un gruppo di politici fa promesse stravaganti ed irrealistiche, viene eletto e quando si scopre ha rovinato l'economia un altro gruppo di politici lo sostituisce. Il nuovo gruppo tenta di correggere gli errori e le stranezze del primo gruppo, ma questo ritorno alla realtà è scioccante e doloroso per la maggior parte delle persone. Dopo qualche anno ne hanno abbastanza e rieleggono il primo gruppo di politici. A poco a poco diventa sempre più difficile andare avanti onestamente, quindi le persone iniziano ad ammirare coloro che vanno avanti disonestamente.

Quando il denaro viene corrotto, tutto il resto fa la stessa fine, perché con esso monitoriamo, controlliamo e regoliamo la nostra economia, le nostre spese, le nostre scelte e il modo in cui viviamo. È attraverso il denaro sano ed onesto che le persone comuni controllano DAVVERO lo stato, non attraverso frodi e raggiri come "contratti sociali" e amenità simili. E quando il denaro è fasullo, quando può essere creato a piacimento dai pianificatori monetari centrali, tutto il resto viene falsificato. La politica monetaria della FED è stata incentrata sul controllo dei mercati, mirando ad un tasso di inflazione dei prezzi del 2% e una piena occupazione. Inutile dire come questo potere sia stato continuamente abusato e la svalutazione monetaria è diventata una risorsa permanente per il finanziamento dello stato.

Con il BLS che ha soppresso i numeri dell'inflazione, la FED è riuscita a mantenere viva la menzogna sull'inflazione monetaria che non intacca negativamente il potere d'acquisto del dollaro ed i rendimenti dei bond statunitensi. La domanda cruciale è: avendo distorto i mercati al punto in cui il debito pubblico è tanto enorme quanto a prezzi irragionevoli, i pianificatori monetari centrali possono continuare a mantenere viva tale illusione?

Iniziamo col dire che è stata alimentata da due figure principali: gli investitori stranieri e gli hedge fund. I primi hanno avuto la tendenza a considerare i decennali USA e il dollaro un buon investimento, essendo molto liquidi e con mercati profondi, ma date le circostanze attuali questa visione sta per cambiar. Il rallentamento economico globale, in particolare nel commercio internazionale, riduce la possibilità di detenere liquidità in dollari, incoraggiando gli investitori a smettere di accumularli, o persino a venderli per sostenere i flussi di cassa delle loro attività in sofferenza. L'assenza di investitori stranieri, che in passato hanno assorbito quasi tutto l'aumento del nuovo debito del Tesoro USA, costituirà un grave problema per la FED in un momento in cui i requisiti di finanziamento del governo degli Stati Uniti continuano a salire.



Gli hedge fund, invece, hanno fatto soldi attraverso gli swap fx col differenziale di rendimento tra bond statunitensi e tassi d'interesse negativi in ​​euro e yen. Da quando il trade-weighted index del dollaro ha iniziato a rafforzarsi poco dopo l'elezione di Trump, queste posizioni sono aumentate proprio perché la sua redditività dipende da un dollaro stabile o in aumento, e qualsiasi segno di inversione porterà ad una smobilitazione delle posizioni a scapito del dollaro. La domanda di liquidità da parte degli hedge fund è stato uno dei motivi per cui la FED è stata costretta ad intervenire nel mercato dei pronti contro termine. Man mano che la domanda estera di dollari si è raffreddata, le pressioni nei mercati monetari dovute ad un timido tentativo di tightening ha messo a repentaglio il controllo della FED sui tassi d'interesse.

I mercati ormai hanno capito che i banchieri centrali sono stati presi dal panico e reagiranno prontamente in caso le cose inizino ad andare fuori controllo. Inutile dire come questa stessa reazione porterà le cose ad andare fuori controllo. Per un certo periodo la FED può far finta che gli shock esterni (es. coronavirus) possano giustificare un'accelerazione della stampa di denaro, ma i nodi stanno venendo al pettine ed i mercati alla fine si renderanno conto che l'unico acquirente per aumentare le quantità di debito del Tesoro a rendimenti  folli è la FED e basta. Saranno molto probabilmente gli stranieri a gettare la spugna e ne conseguirà una crisi del dollaro, e a sua volta una crisi nel mercato obbligazionario americano.


Mentre gli stranieri venderanno dollari e titoli denominati in dollari, il solo acquirente (la FED) sarà costretto a lasciar salire i tassi d'interesse. Ma se la FED persiste nel voler finanziare il deficit dello zio Sam, continuando a reprimere i tassi, gli stranieri accelereranno suddetta liquidazione.



ALLA RADICE DI TUTTI I MALI ECONOMICI

Sono stati due sostanzialmente i mali economici che hanno aperto le porte dell'inferno della pianificazione centrale e delle terribili conseguenze che ne sono scaturite. Due semplici avvenimenti che hanno rappresentato un cambiamento di mentalità epocale: la falsa confutazione della Legge di Say e l'introduzione dell'imposta sul reddito. In questo articolo analizzerò solo il primo, mentre una trattazione esaustiva del secondo la troverete leggendo l'ebook "Imposta sul reddito: la radice di tutti i mali", disponibile sulla vetrina autore del mio spazio su Lulu.com (un testo che si legge d'un fiato dato il tema trattato e la maestria di Chodorov nella scrittura).

La Legge di Say è stata negata da John Maynard Keynes e dai keynesiani che hanno dominato le sale accademiche dopo la seconda guerra mondiale. L'economia keynesiana persiste ancora oggi, in parte perché soddisfa i sospetti ingiustificati che accusano il capitalismo di essere intrinsecamente instabile, e in parte perché razionalizza l'intervento e l'attivismo dello stato. Molti economisti e politici, osservando le crisi che si sono succedute sin da allora, hanno implementato su scala sempre più crescente le politiche suggerite dai keynesiani, scoprendo ogni volta che le crisi erano peggiori di quelle precedenti.

Queste ultime sono state causate dalla ripetuta volontà di aggirare leggi economiche a priori attraverso sussidi statali, garanzie pubbliche e regolamentazione oppressiva dei vari settori produttivi. Ma ciò ha un costo, perché non si posso violare tali leggi. Una di queste è la Legge di Saye data l'importanza ecco un'utile serie di bullet point per fissarne i principi e riscoprirne l'innegabile solidità:
  • La Legge di Say afferma che l'offerta costituisce la domanda (non "l'offerta crea la propria domanda"), con il corollario che l'offerta aggregata è sempre uguale alla domanda aggregata. Non ci potrà mai essere una carenza (o un eccesso) di domanda aggregata rispetto all'offerta aggregata; i due fenomeni sono la stessa cosa (o "due facce della stessa medaglia") visti da prospettive diverse.
  • È fuorviante definire la Legge di Say come "l'offerta crea la propria domanda" (o, come si sente dire spesso, fornire coperte creerà una domanda per esse anche nel deserto). Le coperte di nuova creazione comportano una domanda per cose diverse da queste. Può esserci un "eccesso" di beni (o denaro) in alcuni mercati (a livello microeconomico), ma nessun "eccesso generale" in tutti i mercati (a livello macroeconomico), e negarlo significa cadere nella fallacia della composizione.
  • La produzione è la creazione di ricchezza (utilità) e la spesa è lo scambio di ricchezza, mentre le domande su chi guadagna ricchezza (e quanto e perché) riguardano la distribuzione della ricchezza; il consumo di ricchezza non equivale alla domanda, ma alla sua distruzione. La domanda non è equivalente al consumo; è il desiderio di acquisto sommato al potere d'acquisto (e quest'ultimo proviene solo dalla creazione dell'offerta o dal reddito percepito per crearla). Non si può esercitare la domanda se prima non si fornisce (si produce) qualcosa di valore da offrire agli altri in cambio dei loro beni. I mercati sono creati dai produttori, non dai consumatori in quanto tali (perché il consumo è la distruzione della ricchezza o dell'utilità).
  • Alla fine produciamo ricchezza per consumarla o risparmiarla, ma ciò non significa che il consumo "causa" la produzione (la distruzione è l'opposto della creazione). Ovviamente un po' di ricchezza viene consumata nel processo di creazione della stessa, ma su base netta non c'è creazione di ricchezza a meno che non vi sia un valore aggiunto (vendite che superano i costi = profitto). Il profitto non è una "detrazione" dal reddito (del lavoro), ma dalla produzione netta.
  • L'economia si concentra sulla produzione, lo scambio e la distribuzione della ricchezza, non sul suo consumo; data l'importanza e il primato della produzione in una civiltà che avanza e progredisce, bisogna preoccuparsi soprattutto della libertà, dei diritti, degli incentivi e degli inventori creativi e degli imprenditori.
  • La Legge di Say è vera in un'economia monetaria avanzata così come in un'economia di baratto, è vera nel breve termine così come nel lungo termine.
  • Quando produciamo cose in cambio di denaro, lo utilizziamo poi per spenderlo o risparmiarlo; ma il risparmio non è una "perdita" per il "flusso di spesa" (si risparmia ricchezza e si investe, il che significa spendere in beni capitali anziché spendere in beni di consumo). Se il denaro viene accumulato, non si verifica alcun calo della domanda totale; il denaro stesso è un tipo di bene e, se accumulato, viene poi richiesto. Una "scarsità" di denaro da sola non impedisce la crescita della produzione, implica semplicemente un calo del livello dei prezzi, ma questo dovrebbe essere inteso come "un costo della vita in calo".
  • Le recessioni economiche riflettono non una domanda nominale insufficiente (una presunta "carenza di denaro"), ma una minore offerta reale a causa di politiche pubbliche controproducenti (tassazione, regolamentazione, ecc.) che sequestrino la ricchezza e ne impediscono la creazione. La spesa pubblica non cura le recessioni promuovendo i consumi, ma ritarda solo la ripresa; la spesa pubblica è finanziata da tasse, prestiti o stampa di denaro, nessuno dei quali è di per sé pro-produzione.
  • Molti fattori (non macroeconomici) impediscono la piena occupazione, compresi i salari al di sopra del mercato (imposti da sindacati o politiche pubbliche), tassazione e normative inflitte ai potenziali datori di lavoro e dipendenti.