giovedì 20 maggio 2021

Thanos avrebbe avuto un finale diverso se avesse avuto un maestro in economia

 

 

di Art Carden

È finita: un mese e ventidue film dopo, i miei figli ed io abbiamo visto tutti i film della serie Marvel Cinematic Universe/Avengers, da Iron Man ad Avengers: Endgame. Sono rimasto impressionato dal modo in cui hanno concluso la saga (seguono spoiler).

Sarebbe stato tutto diverso se Thanos non si fosse aggrappato ad una teoria sgangherata sui limiti della crescita economica.


Thanos ha torto

Come Thanos spiega a Gamora in Infinity War: "È un semplice calcolo: questo universo è finito, le risorse sono limitate, se la vita non viene controllata, cesserà di esistere". E come crede di poterla correggere? Raccogliere tutte e sei le pietre dell'infinito, schioccare le dita e far sparire metà della vita nell'universo.

Proprio come il presidente George W. Bush "ha abbandonato i principi del libero mercato per salvarlo da sé stesso" durante la Grande Recessione, Thanos ha sterminato metà universo per salvarlo. Oppure, usando le parole di Ebenezer Scrooge, Thanos ha preso misure proattive per "ridurre la popolazione in eccesso".

Ahimè, sia Thanos che Scrooge hanno torto: non c'è nessun "eccesso di popolazione". Ogni nuova vita è una benedizione, non una maledizione, perché porta con sé non solo un'altra bocca da sfamare ma un'altra mente con cui avere idee e creare risorse. Questa è la semplice intuizione che, a mio modesto parere, avrebbe dovuto valere un premio Nobel all'economista Julian Simon: la mente è la risorsa definitiva.

Thanos presume che le "risorse" siano definite oggettivamente. Questo non è vero: possiamo descrivere le caratteristiche fisiche, temporali e spaziali degli oggetti, ma ciò che rende qualcosa una "risorsa" è la nostra capacità di identificare come possiamo usare le sue caratteristiche per soddisfare i nostri desideri. Qualcosa non è una risorsa fino a quando non sappiamo come può essere usata.


La prosperità è illimitata

Thanos esalta la propria volontà e determinazione a salvare la vita ponendovi fine, ma la sua più importante debolezza è la mancanza di immaginazione (economica). Cosa sarebbe successo se avesse scartato il suo piano originale e avesse invece notato le intuizioni di Adam Smith sugli effetti dell'aumento della produttività grazie alla divisione del lavoro? Una delle prime lezioni che gli studenti imparano in economia è che il commercio crea ricchezza: ci permette di ottenere di più da una quantità fissa di input, o, che è essenzialmente la stessa cosa, ci permette di ottenere una certa quantità di output con meno input. Le possibilità su una Terra in cui il Wakanda esporta grandi quantità di vibranio sono praticamente infinite, ma tutto ciò non graffia nemmeno la superficie di quello che sarebbe possibile con il commercio interstellare, la migrazione e la divisione del lavoro. Thor e gli Asgardiani sono "superumani", ma anche lui ha avuto problemi con il suo teletrasporto e aveva bisogno di assistenza.

Thanos potrebbe replicare che ciò non fa altro che spingere il problema su un'altra scala, perché finiremmo con lo stesso risultato e poi la crescita della popolazione interstellare rispetto a risorse limitate porterebbe al declino della sussistenza come previsto a suo tempo da Thomas Malthus.

Ma questo non cambia il fatto che la crescita economica e la prosperità sono esponenziali rispetto ai materiali, e l'intero franchise Avengers illustra come la prosperità sia illimitata. Si tratta di una rivisitazione di storie già raccontate usando personaggi introdotti per la prima volta decenni fa e che, a loro volta, erano allora aggiornamenti moderni di eroi classici e, nel caso di Thor, provenienti da un'antica tradizione mitologica. Non c'è limite al numero di modi in cui possiamo immaginare Thor e gli altri Avengers, così come non c'è limite al numero di modi in cui possiamo immaginare Spider-Man, o Shakespeare, o "When the Levee Breaks".

A marzo ho scritto un pezzo su come la musica dei Prodigy dimostra che non ci sono limiti al progresso economico. Finché ci sono nuovi modi per combinare suoni e immagini, e fintanto che ci sono nuovi modi per raccontare storie vecchie e nuove, ci saranno nuovi modi per vivere vite più piene, più ricche e più significative. Se Thanos avesse capito questo, forse ci sarebbe stato un Endgame completamente diverso, più prospero e meno distruttivo in cui Gamora, Black Widow e Tony Stark non solo sarebbero sopravvissuti, ma avrebbero prosperato.

 

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 19 maggio 2021

Perché essere ottimisti sul clima e soprattutto sulla CO2

 

 

di Robert L. Bradley Jr.

Un dibattito tra l'ottimista John Christy (Università dell'Alabama, Huntsville) ed il pessimista Kerry Emanuel (Massachusetts Institute of Technology), ospitato da Russ Roberts di EconTalk, ci ha ricordato che la scienza del clima è ben lungi dall'essere risolta. Emanuel, da parte sua, autore del manuale di 70 pagine What We Know About Climate Change (MIT Press: 2018), ha dichiarato: "Se avessi scritto un libro intitolato What We Don't Know about Climate Science sarebbe stata un'enciclopedia".

Amico e nemico concordano su un punto: la scienza del clima naviga nell'incertezza. Ma ancora più importante, ci sono chiare ragioni per essere ottimisti in un mondo ricco di CO2.

È opportuno rivedere un po' di fisica. L'articolo 12 dell'accordo sul clima di Parigi istruisce i Paesi membri a "migliorare l'istruzione, la formazione, la consapevolezza della popolazione, la partecipazione della popolazione ed il relativo accesso alle informazioni [...] con azioni di potenziamento nell'ambito del presente accordo". Gli attivisti per il clima, a questo proposito, stanno facendo pressioni affinché studiare il cambiamento climatico sia obbligatorio nelle scuole, in modo da "costruire un ampio sostegno per risolvere il cambiamento climatico e per avere una società più equa".

Ma l'istruzione sul clima dovrebbe presentare in modo equo entrambi i lati di una materia complessa. Conclusioni ingiustificate su una crisi climatica provocata dall'uomo non informerebbero la popolazione. A tal fine dovrebbero essere evidenziati diversi argomenti contro l'allarme climatico (e la trasformazione forzata dell'energia) per contrastare l'idea malthusiana secondo cui il progresso economico sta generando il caos climatico.

Iniziamo con alcune nozioni di base.

In primo luogo l'anidride carbonica (CO2) non è un inquinante tradizionale. I criteri degli inquinanti atmosferici sono ozono (O3) a livello del suolo, particolato (PM), monossido di carbonio (CO), piombo (Pb), anidride solforosa (SO2) e biossido di azoto (NO2). Una concentrazione di CO2 pericolosa (come potrebbe verificarsi in uno spazio ristretto) è nell'ordine delle migliaia di parti per milione (ppm); i livelli di CO2 nell'ambiente sono di circa 415 ppm, pertanto la CO2 è un inquinante designato politicamente.

La CO2 è un nutriente, il "gas della vita", con benefici scientificamente provati per piante, alberi e colture. "I futuri aumenti di CO2 faranno crescere la produttività delle aziende agricole, miglioreranno la resistenza alla siccità, rafforzeranno la sicurezza alimentare e contribuiranno a creare un pianeta più verde e più rigoglioso", conclude la CO2 Coalition.

In secondo luogo la CO2 atmosferica è un gas in traccia. In termini percentuali, la CO2 costituisce circa lo 0,04% dell'atmosfera. Quindi nel momento in cui gli scienziati affermano che i cambiamenti incrementali nelle concentrazioni atmosferiche di CO2 dovuti all'attività umana (bruciando combustibili fossili, principalmente) sono la "valvola di controllo" del clima globale, hanno molte spiegazioni da dare.

Il clima cambia senza influenze umane, infatti cambia fondamentalmente a causa delle forze naturali: variabilità solare (diretta e indiretta), cambiamenti orbitali, correnti oceaniche, eruzioni vulcaniche, variabilità interna come il ciclo El Niño-La Niña e l'oscillazione artica. Anche l'effetto farfalla. "Il clima è in continua evoluzione", ha dichiarato James Hansen, padre dell'allarmismo climatico:

Il clima fluttuerebbe anche senza alcun cambiamento dovuto a forzature climatiche. L'aspetto caotico del clima è una caratteristica innata delle equazioni fondamentali che descrivono le dinamiche del sistema climatico.

Cercare di ridurre questi fattori ad un punto decimale, o postulare il ceteris paribus a margine della natura, difficilmente produce una scienza consolidata nel tentativo di isolare e misurare l'effetto serra potenziale.

In terzo luogo, mentre l'effetto di riscaldamento netto della CO2 sul clima globale è stato stabilito qualitativamente, la compensazione del raffreddamento degli aerosol di solfato ha incognite di misurazione. Un tempo le emissioni di SO2 facevano temere il raffreddamento globale, persino l'inizio di una nuova era glaciale. Tale paura infondata fu sostenuta da scienziati mainstream come Stephen Schneider, nonché da John Holdren, consigliere scientifico di Barack Obama.

"La minaccia di un'altra era glaciale era l'argomento di molte discussioni scientifiche e popolari negli anni '70", ha dichiarato il meteorologo Harold Bernard in The Greenhouse Effect (1980: p. 23):

Libri e articoli intitolati "The Cooling", "Blizzard", "Ice" e "Una mini era glaciale potrebbe iniziare tra un decennio" spuntavano come funghi in ogni dove. La teoria del "lampo di neve" venne resa popolare dalle presentazioni televisive di "The Weather Machine" nel 1975. E certamente gli inverni della fine degli anni '70 furono sufficienti a far venire i brividi alla nostra immaginazione.

È necessaria umiltà quando si ha a che fare con la scienza del clima. Eventi e dati possono cambiare in modi che richiedono spiegazioni ex post ed ispirano nuove teorie. I ricercatori non sono necessariamente lontani dalla fase "più sai, più ti rendi conto di non sapere".

Quarto, la scienza consolidata si ferma quando entra in gioco l'allarmismo. In particolare il riscaldamento iniziale da CO2 è modesto, benigno e positivo per la biosfera e il benessere umano. Si tratta di effetti di feedback molto dibattuti e irrisolti che elevano il riscaldamento iniziale a livelli problematici per l'adattamento del mercato.

I modelli climatici sono in fase di sperimentazione, perché la sensibilità al clima dipende da equazioni complesse che potrebbero essere sbagliate o incomplete. Quello che Judith Curry chiama il mostro dell'incertezza riguardo il clima si traduce in un modello di errore in entrata e in uscita che ha afflitto i neo-malthusiani sin dal modello del MIT nei primi anni '70.

Quinto, per ogni allarme scientifico c'è sempre una moderazione di tale allarme. L'accoppiata passato travisato e pretese esagerate usata dagli attivisti sul clima/scienziati è preponderante, dall'aumento della temperatura e del livello del mare alla frequenza degli uragani/intensità di siccità/inondazioni per l'acidificazione degli oceani. Bjorn Lomborg e Roger Pielke Jr., in particolare, presentano regolarmente statistiche e tendenze che raffreddano l'iperbole climatica.


Il vero monito

I rapporti sul clima sui media mainstream sono sempre cattive notizie, sempre. L'aumento della CO2 è descritto in modo negativo, mai in modo benigno o positivo. Ma perché l'influenza umana sul clima mondiale dovrebbe essere unidirezionale? Il clima naturale è "ottimale?" Un calo dei livelli di CO2 rappresenterebbe una gioia per il clima? Questa stranezza riflette la filosofia, non la scienza: l'influenza antropica sul clima non può essere positiva perché non è naturale.

In assenza di questo tipo di filosofia, si può accogliere con favore una maggiore fotosintesi attraverso l'arricchimento atmosferico di CO2. Anche il caldo può essere definito migliore, dato che le morti legate al freddo sono superiori a quelle da caldo. Le temperature minime stanno salendo tanto o più delle massime, in particolare nelle regioni più fredde nei periodi più freddi dell'anno. Non una bella notizia, nemmeno per la produzione alimentare in tutto il mondo, stimolata in parte dall'inverdimento globale grazie ai gas serra.

Ci sono vantaggi, non solo svantaggi, derivanti dall'influenza umana sul clima mondiale. L'imprenditorialità lavora per elevare il bene e minimizzare il male, creando il progresso.

È interessante notare che gli allarmisti sul clima non hanno una teoria dell'imprenditorialità, ma solo prescrizioni per uno stato più grande che corregga i presunti fallimenti dei mercati.


Conclusione

Lo slogan capitalistico "la ricchezza è salute" ha dimostrato d'essere la migliore politica climatica. La condizione umana è migliorata radicalmente nell'ultimo secolo grazie all'aumento delle emissioni di CO2 e della sua concentrazione atmosferica. La forte riduzione della mortalità legata al clima parla da sé. Come afferma Alex Epstein, i combustibili fossili "non prendono un clima naturalmente sicuro e lo rendono pericoloso; prendono un clima naturalmente pericoloso e lo rendono sempre più sicuro".

L'allarmismo climatico, mai provato, è ipotetico e lo è sempre di più. I modelli climatici stanno prevedendo in modo infondato un riscaldamento del mondo reale. Secondo gli economisti del clima, il riscaldamento antropogenico di fascia più bassa capovolge la presunta esternalità da negativa a positiva. In ogni caso, come chiosa il famoso scienziato Roy Spencer: "Non c'è crisi climatica. Non c'è emergenza climatica".


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 18 maggio 2021

Le radici neo-marxiste della MMT

 

 

di Antony P. Mueller

È difficile ignorare l'influenza di Michal Kalecki sulla MMT: con le sue radici nella teoria macroeconomica neo-marxista, Michal Kalecki porta nella MMT l'eredità della teoria del valore-lavoro e dell'analisi marxista di stato e di classe. Per Kalecki esistevano due classi nell'economia: i capitalisti (la borghesia) e gli operai (il proletariato). Il marxismo ha inoltre preparato le basi teoriche per l'espansione della spesa pubblica, in particolare nei Paesi del terzo mondo. Sebbene la maggior parte dei Paesi in via di sviluppo abbia abbandonato questa teoria, essa celebra il suo ritorno mascherata da "MMT".

La tesi secondo cui "i deficit non contano" non ha origine dall'economista inglese John Maynard Keynes, ma dall'economista polacco molto meno conosciuto Michal Kalecki (1899-1970). Questo economista marxista è annoverato tra i precursori della MMT. Kalecki spinse l'idea che la spesa pubblica creasse da sola l'avanzo di risparmio nel settore privato; i deficit, quindi, erano una caratteristica permanente di una politica economica volta a mantenere la piena occupazione. Mentre Keynes sottolineò che l'accumulo del debito pubblico non deve sfuggire al controllo e quindi dovrebbe essere liquidato nei tempi del boom, la posizione di Kalecki afferma che il debito pubblico poteva essere accumulato senza dover affrontare alcun limite.

Per dimostrare il suo punto di vista, Kalecki distinse tra il consumo dei capitalisti e quello dei lavoratori. Diversamente dal modello keynesiano, in cui il consumo è una parte della domanda aggregata insieme agli investimenti, alla spesa pubblica e alle esportazioni nette, Kalecki disse che il consumo dei capitalisti dipendeva dai profitti mentre quello dei lavoratori dipendeva dai salari che guadagnavano.

Keynes sosteneva che il risparmio è quella parte del reddito nazionale che non viene consumata. Al contrario, l'ipotesi macroeconomica kaleckiana afferma che i lavoratori consumano tutto il loro reddito. I lavoratori hanno un tasso di consumo marginale pari ad uno ed un tasso di risparmio pari a zero. Per i capitalisti, la situazione è diversa: il loro reddito esiste sotto forma di profitti e questi, così afferma la teoria kaleckiana, derivano dalla differenza tra reddito nazionale e salario. Poiché il consumo dei lavoratori è uguale al loro salario, l'investimento ed il consumo del capitalista sono un residuo. In una peculiare torsione dell'argomentazione ancora fondata sul suo modello di economia capitalista come società di classi, ne consegue che i profitti sono determinati dall'ammontare dell'investimento dei capitalisti stessi e dall'entità del loro consumo.

Joan Robinson, un buon amico e collega di Keynes e Kalecki a Cambridge, ha riassunto così la teoria kaleckiana: "I lavoratori spendono ciò che ottengono ed i capitalisti ottengono ciò che spendono".

Michal Kalecki disse:

[...] il deficit di bilancio si finanzia sempre da solo; vale a dire, il suo aumento provoca sempre un aumento proporzionale dei redditi e cambiamenti nella loro distribuzione tanto da far accumulare risparmi sufficienti per finanziarlo [...]. In altre parole, i risparmi netti sono sempre uguali al deficit di bilancio più gli investimenti netti [...] qualunque sia il livello di investimento privato, il deficit di bilancio produrrà sempre un importo uguale di risparmio per finanziare questi due elementi.

Non differendo dal modello keynesiano di base, in cui il reddito è composto da consumi, investimenti, spesa pubblica ed esportazioni nette, Kalecki determina il risparmio privato come quella parte del reddito che rimane al netto delle tasse e dei consumi. Questi risparmi privati ​​sono, secondo il modello kaleckiano, uguali agli investimenti, alla bilancia commerciale e al deficit pubblico. Nel modello kaleckiano investimenti e deficit di bilancio sono la controparte del risparmio privato. Questa tesi è anche il punto focale della MMT, la quale afferma, come sostenuto da Mosler, che nella misura in cui lo stato aumenta il suo debito, aumenta la ricchezza finanziaria nel settore privato.

La macroeconomia è in equilibrio fintanto che i conti risultano complessivamente in equilibrio. La somma della differenza tra investimento e risparmio, tra deficit di bilancio e bilancia commerciale, è zero. Gli investimenti dei capitalisti e i deficit pubblici generano contemporaneamente i risparmi per finanziare le spese. Secondo questo modello, i deficit di bilancio permanenti e l'accumulo incessante di debito pubblico non rappresentano una minaccia, perché il surplus di risparmio aumenterà grazie ai deficit fornendo così i fondi necessari per finanziarlo.

Impigliati nelle loro riformulazioni matematiche di un'identità contabile macroeconomica, gli aderenti alla MMT perdono di vista un grosso problema: più uno stato spende, meno investirà il settore privato. In altre parole: mentre ci sarà un surplus di risparmio privato, non sarà il risultato di maggiori risparmi ma del calo degli investimenti. I conti si equilibrano, mentre l'economia reale affonda.

Nella macroeconomia convenzionale, il risparmio fornisce i fondi per finanziare gli investimenti ed un deficit di bilancio riduce il risparmio nazionale. La MMT, sulle orme di Kalecki, prende tale enunciato e lo mette sottosopra: più i capitalisti investono, maggiore sarà la spesa in deficit dello stato, maggiore sarà il surplus del risparmio nazionale. Sulla base di una serie di equazioni simili al modello di Kalecki, i sostenitori della MMT promuovono la spesa in deficit affinché alimenti la crescita economica. Il loro slogan, "i deficit non contano" e che la spesa pubblica non ha limiti, è abbracciato dai Democratic Socialists of America (DSA) e dai politici ad essi associati. La MMT serve come strumento intellettuale per giustificare un aumento sostanziale della spesa pubblica ed una spesa per il welfare state.

In passato, il modello kaleckiano non ha mai preso piede nelle nazioni industrializzate. Anche la ricetta della politica keynesiana fu abbandonata dopo la disastrosa stagflazione degli anni '70. La teoria di Kaleck è stata più influente per le politiche di sviluppo ed è ancora un punto di riferimento per la variante post-keynesiana della teoria della domanda aggregata.

La macroeconomia kaleckiana promuove politiche di deficit pubblico sistematiche senza tener conto delle loro conseguenze sull'onere del debito pubblico e sull'inflazione. Questo modello favorisce gli investimenti indipendentemente da qualsiasi orientamento imprenditoriale, operando esclusivamente con gli aggregati e trascurando completamente le basi microeconomiche. Come il modello keynesiano, Kalecki ignora non solo i prezzi relativi ma anche il livello dei prezzi.

Nonostante il suo nome, la MMT è priva di una teoria dei prezzi ed una teoria monetaria. Non sorprende che quei Paesi che hanno seguito il modello kaleckiano siano stati devastati da un massiccio sperpero di capitali, da uno tsunami di investimenti improduttivi e da un'inflazione elevata. In America Latina, dove questo tipo di ragionamento è ancora in voga in alcuni circoli, le politiche di spesa pubblica senza freni hanno creato un'economia caratterizzata da bassa produttività, bassi salari e diffusa miseria.

L'economia kaleckiana favorisce gli investimenti in termini puramente quantitativi, perché questa teoria sostiene che i deficit di bilancio creano il proprio finanziamento e quindi l'investimento significa automaticamente maggiori entrate. Nella macroeconomia kaleckiana, il capitalista crea automaticamente i suoi profitti e consumi. La conclusione è che se lo stato diventa un capitalista, raccoglierebbe i profitti da sé. Assumendo la funzione di investitore, lo stato assumerebbe il ruolo di classe capitalista e sarebbe in grado di consumare ciò che spende.

La politica economica di Kalecki richiede che la funzione d'investimento venga sottratta al capitalista nel settore privato e trasferita allo stato. Attraverso il suo investimento, il consumo dello stato potrebbe quindi essere aumentato. La politica suggerita prevede spesa pubblica finanziata in deficit ed investimenti che aumenterebbero il consumo sia dello stato che della popolazione allo stesso tempo. Malgrado il mondo delle favole promesso da queste teorie, non è mai accaduto che i deficit di bilancio si autofinanziassero attraverso maggiori risparmi. Invece i Paesi che hanno seguito il modello di Kalecki hanno sofferto di stagflazione cronica e sono rimasti bloccati nel sottosviluppo, situazione nota anche come trappola del reddito medio.

Mentre molti Paesi in via di sviluppo hanno abbandonato l'approccio fallito dello sviluppo basato sul debito e si sono rivolti a politiche economiche solide, negli Stati Uniti e in altre parti del mondo sviluppato sta accadendo l'opposto. L'entusiasmo che hanno incontrato le proposte di istruzione gratuita, assistenza sanitaria per tutti e un'infrastruttura ecologica completamente rinnovata, è totalmente ingiustificato. Se realizzati, questi piani non porteranno prosperità e giustizia sociale, ma iperinflazione, stagnazione economica e caos socio-politico.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 17 maggio 2021

Bitcoin ed una lezione sui mercati dell'elettricità

 

 

di Joakim Book

Nella loro disperazione di trovare una ragione per cui Bitcoin è terribile-cattivo-distruttivo-orribile e moralmente riprovevole, gli autori del blog del Financial Times, Alphaville – Jemima Kelly, Jamie Powell, Izabella Kaminska – stanno rapidamente esaurendo gli argomenti.

Il loro ultimo è il "FUD ambientale", un classico nel nostro mondo di élite ossessionate dall'ambiente, dove qualsiasi cosa lontanamente associata al Clima garantisce una sorta di supremazia morale. Se tutto il resto fallisce, c'è sempre la colpa per associazione. Quindi ecco le lamentele per l'impatto ambientale derivante dall'energia utilizzata dai nodi e dai minatori della rete Bitcoin.

La cosa così strana di questa obiezione è che, in primo luogo, l'impatto è globalmente piccolo e, in secondo luogo, a chi importa? Qualcuno, da qualche parte, sta usando l'energia in modi che voi disapprovate (scioccante, lo so) e a cui l'unica risposta ragionevole deve essere "Sì, e?"

Poche società libere (o che dicono di esserlo) si preoccupano di controllare l'uso dell'energia, lasciando che i giornalisti dell'establishment decidano cosa è consentito, cosa è dannoso e cosa deve essere eliminato. Le persone guidano auto, a volte solo perché vogliono, a volte solo per competere per vedere chi è il più veloce; le persone vanno in vacanza, soprattutto perché lo vogliono; la gente compra roba, costruisce cose, si diverte con le cose, quasi tutte consumano energia e quasi mai richiedono fogli di autorizzazione dai loro padroni moralmente superiori. Almeno non ancora...

Gettare Bitcoin nella mischia in qualche modo pare cambiare tutto. Qualcuno, da qualche parte, sta usando il proprio hardware specializzato per sostenere la rete, quando invece avrebbe potuto utilizzarlo per, non so, gestire una sala server ed ospitare tutte le vostre incredibili immagini su Instagram. Qual è il fabbisogno energetico di Bitcoin che innesca davvero queste persone? Se pensate che Bitcoin sia un terribile meccanismo di pagamento, una valuta scadente, o solo una grande moda finanziaria, questi sono argomenti basati sul merito: cosa c'entra l'energia?

Ad un'osservazione superficiale è perfetto per dire "beccato!": se pensate che il valore aggiunto di Bitcoin sia zero o negativo, Kelly lo definisce "una asset class distruttiva", qualsiasi quantità di energia sarebbe uno spreco, un incubo climatico, una catastrofe ambientale. Dopotutto, sentiamo spesso che questa presunta truffa monetaria consuma elettricità al pari di Paesi di piccole o medie dimensioni. Quando il New York Times usa parole come "fattorie enormi" e "scaffali infiniti di computer" sappiamo che deve essere un male.

Come al solito quando i giornalisti parlano di cose terribili, dobbiamo scavare un po' più a fondo e sondare un po' di più: porre quelle domande fastidiose – quanto? È molto? Rispetto a cosa?

Le stime per l'utilizzo dell'elettricità da parte dell'intera rete Bitcoin sono dappertutto, in parte perché nessuno sa davvero quanti minatori ci siano e quale attrezzatura stiano utilizzando (e per questioni ambientali quale fonte di elettricità alimenta le loro strutture). Le stime basse si aggirano intorno ai 40 TWh all'anno, un po' meno di quanto il Massachusetts ha utilizzato nel 2019; le stime alte invece riportano fino a 100 TWh all'anno, all'incirca la produzione di elettricità della Carolina del Sud o della Louisiana. Prendiamo come punto di riferimento quest'ultimo caso.

Parliamo del 2,5% dei 4.000 TWh di elettricità utilizzati nell'anno record americano del 2018, o meno dello 0,4% della produzione mondiale di elettricità nel 2019. Inoltre se l'uso mondiale di elettricità è diminuito dell'1% lo scorso anno a causa delle misure contro il virus C, i "risparmi" potrebbero alimentare l'uso presente dell'intera rete Bitcoin fino al 2024 (o 2028 secondo la stima più bassa). Se Bitcoin non fosse esistito, si può dire con certezza che la nostra brigata di Alphaville avrebbe trovato qualcun altro di cui lamentarsi: forse l'illuminazione natalizia (7 TWh), le stazioni sciistiche (2-5 TWh) o il gioco online (75 TWh). Forse le reti bancomat del sistema bancario mondiale (25 TWh)?

Ricordate che stiamo ancora parlando dell'uso dell'elettricità; il gioco di prestigio della brigata di Alphaville è quello di equiparare l'uso a "davvero dannoso per l'ambiente". Ma questa stessa obiezione può essere mossa per la produzione di elettricità utilizzata per alimentare i computer di questi giornalisti, o il riscaldamento dei loro appartamenti (combustibili fossili?) o l'elettricità che illumina le loro case buie e fa funzionare i loro elettrodomestici. Sebbene minuscolo in proporzione a migliaia e migliaia di minatori che sostengono una rete monetaria decentralizzata, il valore aggiunto di Alphaville è chiaramente inferiore a zero e quindi sicuramente un orribile spreco di elettricità.

Se vivete in ​​un mondo di medie e aggregati, allora non sarete sorpresi di Kelly quando scrive che poiché la maggior parte delle attività minerarie è in Cina, dove "i due terzi di tutta l'elettricità è generata dal carbone", l'estrazione di Bitcoin deve essere davvero sporca.

L'estrazione di Bitcoin è un'attività concorrenziale, quasi interamente determinata dai prezzi locali dell'elettricità (anche se i costi di finanziamento ed i rischi legali contano). Pertanto i minatori di Bitcoin sono in una posizione eccellente per cercare e trovare energia bloccata, energia che non riesce a trovare la sua strada sul mercato, energia che non ha costi di opportunità: gas naturale che altrimenti sarebbe stato bruciato, capacità idroelettrica che sarebbe stata svuotata, turbine eoliche che altrimenti sarebbero state spente o staccate dalla rete.

Quando ARK Invest e Square hanno pubblicato una relazione sulle prospettive di energia rinnovabile per i minatori di Bitcoin, hanno parlato di strutture minerarie accanto all'energia bloccata come supplemento per superare il problema dell'intermittenza. "Intermittenza", ringhia Kelly, ridicolizzando gli autori per non aver capito che Bitcoin consuma elettricità senza poi riportarla indietro: non è il meccanismo di stoccaggio che risolve il problema irrisolvibile delle energie rinnovabili.

Un breve promemoria dei tre problemi fondamentali delle energie rinnovabili:

  1. non producono molta elettricità quando ne abbiamo bisogno: notte, sera e nell'emisfero settentrionale, inverno;
  2. producono molta elettricità quando non ne abbiamo molto bisogno: di giorno e d'estate;
  3. producono questa elettricità geograficamente lontano da dove ne abbiamo bisogno: pianure rurali, offshore, isole.

Per ognuno di questi problemi, quello che finiamo per fare nelle reti elettriche con abbondanza di energia solare ed eolica è:

  1. avere una costosa alimentazione di backup, per lo più a gas naturale o centrali a carbone, pronta per iniziare a produrre elettricità quando il vento o il sole non saranno sufficienti. Questo è il motivo per cui i costi dell'elettricità aumentano, non diminuiscono, quando vengono aggiunte più energie rinnovabili alla rete.
  2. Quando il sole e l'energia eolica stanno per spegnere le loro reti a causa della sovrapproduzione, di solito accade una di queste due cose: i piccoli Paesi come la Danimarca possono esportare la loro elettricità a vicini più grandi come la Germania e la Svezia (scaricando il problema a qualcun altro), o le energie rinnovabili vengono semplicemente spente. L'anno scorso i prezzi all'ingrosso dell'elettricità sono addirittura scesi sotto lo zero per indurre i consumatori industriali a prendere l'elettricità in eccesso dai produttori.
  3. Le nostre linee di trasmissione sono piene di capacità: nel breve termine torniamo a spegnere le fonti intermittenti e nel lungo termine attraversiamo la nostra campagna con più linee di alluminio per accogliere la condivisione trans-continentale dell'elettricità in eccesso.

I sostenitori istituzionali di Bitcoin come Cathy Wood di ARK Invest o Jack Dorsey, contro i quali la brigata di Alphaville dirige il suo attuale FUD ambientale, non hanno pensato a questi problemi. I produttori di energia bloccata, come gli impianti idroelettrici sovradimensionati nelle quattro province cinesi dove apparentemente è localizzata la maggior parte del mining di Bitcoin, non possono portare i loro beni sul mercato, ma possono compensare alcuni dei loro costi fissi vendendoli ai minatori di Bitcoin. Wood, Dorsey e Brett Winton (direttore della ricerca presso ARK) hanno discusso il caso in modo goffo, implicando che Bitcoin potrebbe aiutare l'energia solare ad alimentare l'intera rete elettrica? Sì. Hanno quindi torto a dire che vendere elettricità in eccesso ai minatori aiuta a finanziare la produzione di elettricità rinnovabile (o non rinnovabile)? No.

Al contrario Nic Carter, maestro nello smontare il FUD ambientale, scrive:

Il gas naturale completamente fuori rete non ha nulla a che fare con il consumo energetico domestico o commerciale. Non sarebbe mai stato monetizzato, consumato o consegnato alle famiglie. Il suo destino era semplicemente quello di essere bruciato o sfiatato.

Se parte dell'elettricità in eccesso – del tipo sbagliato, nel posto sbagliato, nel momento sbagliato – può essere utilizzata per estrarre Bitcoin e finanziare le operazioni del fornitore di elettricità, non è un miglioramento dell'efficienza? I minatori di Bitcoin aspirano l'energia inutilizzata, bloccata e sprecata del mondo, fornendo quattrini extra per il produttore di elettricità marginale, rinnovabile o meno. Se per voi è un male, dovreste ripassare l'ABC del fare affari.

Dovremmo essere scettici sulle mode finanziarie, su tutto ciò che è nella cosiddetta Everything Bubble e dovremmo discutere sui molti attributi monetari di Bitcoin, soprattutto perché mette in evidenza come funzionano gli altri sistemi monetari. Ma le accuse ambientali nei confronti delle operazioni di mining di Bitcoin sono come sbattere la testa contro un muro di mattoni, cosa non molto utile da fare. Il problema non è il fabbisogno energetico di questi prodotti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 14 maggio 2021

Le conseguenze economiche di una contrazione del credito

 

 

di Alasdair Macleod

Oltre a finanziare l'escalation dei disavanzi pubblici, le banche centrali devono affrontare un ulteriore problema se vogliono evitare un crollo: sostituzione del credito bancario, ormai in contrazione, al settore privato non finanziario. Il problema arriva nel momento peggiore possibile nel ciclo del credito bancario, poiché i bilanci delle banche commerciali sono altamente indebitati come non lo sono mai stati.

Le banche stanno già riducendo le loro allocazioni di credito al settore privato non finanziario. Tuttavia, come sottolinea questo articolo, è praticamente impossibile per le banche centrali persuadere le banche commerciali ad aumentare il finanziamento della produzione. Questo perché devono proteggersi dall'aumento dei fallimenti, poiché il sostegno correlato alla pandemia viene ritirato in un momento di massimo stress di bilancio.

Il ritiro del credito bancario quando la domanda dei consumatori post-lockdown è scatenata, ostacolerà la produzione e l'offerta di beni ai consumatori, facendo aumentare ulteriormente i prezzi in generale i quali già subiscono pressioni al rialzo a causa delle materie prime e ad altri costi. Un'ulteriore inflazione monetaria non farà che peggiorare il problema, poiché il potere d'acquisto delle valute fiat è già debole. Ma per le banche centrali e gli stati espandere la quantità di denaro è l'unica risorsa che hanno a disposizione se vogliono rinviare un crollo su vasta scala.


Introduzione

Ovunque si parla di una forte ripresa economica dopo la fine dei lockdown. La marea di denaro non speso dovrebbe inondare tutte le principali economie occidentali quando riprenderanno le normali attività.

Inoltre gli stati e le banche centrali continueranno a stimolare le economie. La versione più estrema sono i piani del presidente Biden, i quali prevedono un piano di soccorso da $1.900 miliardi, un piano per le famiglie americane da $1.800 miliardi e un ulteriore piano infrastrutturale da $2.300 miliardi. Si tratta di $6.000 miliardi di spesa aggiuntiva rispetto alla normale spesa obbligatoria di circa $4.000 miliardi all'anno su una base imponibile di soli $3.500 miliardi. Biden dice che tasserà i ricchi per pagarne una parte. Ciò non ha mai generato molte entrate aggiuntive in passato, quindi è ragionevole presumere che i soldi saranno tutti presi in prestito, quasi tutti con dollari inflazionati.

Altre economie avanzate stanno seguendo un percorso simile, anche se in modo meno eclatante. A misurare tutto questo sarà il PIL, il quale aumenterà in modo sostanziale entro la fine dell'anno. Tornerà la cosiddetta "crescita". Questo blog ha spesso avvertito i propri lettori di non lasciarsi fuorviare dal PIL, che è semplicemente una misura riguardante il denaro totale in circolazione. Con tutti gli stimoli monetari, suddetto totale aumenterà in modo sostanziale, rendendo il termine "crescita" privo di significato economico. Se il PIL fosse stato inventato negli anni '20, il blocco europeo che comprendeva Germania, Austria, Ungheria e Polonia avrebbe dimostrato una crescita spettacolare e l'IPC avrebbe visto il "PIL reale" più che raddoppiare, addirittura quadruplicare o più. Sarebbe stato dichiarato un miracolo economico, anche se la realtà era purtroppo molto diversa.

Questo è il problema con la macroeconomia e le sue statistiche. È una non scienza che nel PIL descrive un'economia ciclica uniforme, confondendo un'economia che si presume essere immutabile con una dinamica invece. Il PIL è importante per gli stati perché quantifica la loro base di entrate, il che giustifica la sua popolarità statalista, ma è inutile per i meteorologi indipendenti. Invece un approccio razionalista all'economia, comprendendo che le leggi economiche esistono e che sono apodittiche, è l'unico modo per comprendere la condizione attuale ed i pericoli dell'inflazionismo totale.

L'analisi che scaturisce dalle banche d'investimento e dalle operazioni di gestione degli investimenti, essendo del tutto macroeconomica, è viziata per queste e altre ragioni e deve essere ignorata se si è alla ricerca di risultati economici e monetari genuini. Suddetta analisi, infatti, ignora i problemi reali: i fattori sottostanti che determinano la vita dopo la fine dei lockdown ed il ruolo delle banche che forniscono credito.


La vita dopo i lockdown

Quando i lockdown verranno ritirati, possiamo aspettarci che coloro che hanno accumulato fondi non spesi ridurranno i loro saldi di cassa. Ma la fine dei lockdown non è una questione di bianco e nero. È probabile che in molti Paesi vengano imposte nuove restrizioni di viaggio e non vi è alcuna garanzia che non vedremo nuove ondate di "varianti".

Sappiamo anche che gli individui i cui saldi bancari sono aumentati durante i lockdown sono prevalentemente membri della classe media, la coorte che ha accesso ai mutui ed ai finanziamenti al consumo. E sono i suoi membri che acquistano case, costruiscono imprese, comprano yacht e veicoli da diporto. Sono l'obiettivo degli inserzionisti e il pilastro dei media mainstream. Su questi i media inneggiano alle prospettive di ripresa. Chi invece è ignorato sono i mal pagati, i dipendenti dal welfare state ed i disoccupati. Prima della pandemia, è stato spesso riportato che circa il 70% degli americani e dei britannici con uno stipendio viveva di paga in paga sbarcando il lunario, fattore che rappresenta un minaccioso buco nero per l'economia post-lockdown.

Con le supply chain ancora nel caos, è improbabile che i beni, e in misura minore i servizi, saranno in grado di soddisfare la domanda prevista. Oggi i produttori di motori sono costretti a sospendere la produzione a causa della carenza di microchip; i produttori di tutte le merci e gli assemblatori di componenti sono ugualmente minacciati di interruzioni della fornitura; i container sono posizionati in modo errato per far fronte a qualsiasi aumento della domanda dei consumatori e alcuni esperti del settore ritengono che i guai della logistica globale non verranno risolti prima della fine dell'anno.

I prezzi in generale stanno già aumentando più rapidamente di prima.

Probabilmente la questione più importante respinta dai macroeconomisti è lo stato del ciclo del credito bancario, che combinato con l'aumento dei dazi commerciali contro la Cina fa rima con l'economia globale tra il 1929-1932. Il sistema bancario statunitense ha visibilmente esaurito lo spazio di bilancio a settembre 2019, cosa segnalata da una crisi nel mercato dei pronti contro termine. Poco dopo, a febbraio 2020, i vincoli di liquidità hanno fatto crollare il mercato azionario statunitense, facendo eco alla fase di settembre-ottobre 1929. Il seguente grafico mostra quel ciclo rispetto ad oggi, con la differenza che nel ciclo precedente i prezzi erano in oro a $20,67 l'oncia, mentre i dollari di oggi sono scoperti.

Novant'anni fa gli eccessi dell'espansione del credito bancario insieme ai dazi promossi dallo Smoot-Hawley Tariff Act finirono per far crollare i prezzi di tutto, dalle azioni alle materie prime. Fu quell'esperienza che portò una serie di economisti a concludere che il problema fosse il crollo dei prezzi, ignorando il fatto ovvio che era la conseguenza di precedenti eccessi di credito associati ai dazi commerciali. I successivi sviluppi della statistica, dell'economia matematica e della macroeconomia portarono quindi ad un processo di de-monetizzazione dell'oro.

L'aggiunta mensile di $120 miliardi in QE annunciato il 20 marzo 2020 spiega perché l'indice Dow ha ripreso a salire invece di continuare a seguire il modello 1929-32. Il QE è un'iniezione di liquidità in fondi pensione e fondi assicurativi, da spendere in asset di rischio, principalmente titoli di debito societari e azioni.

Questa è una politica deliberata del sistema bancario centrale nella convinzione che un mercato azionario in crescita rafforzi la fiducia economica, ignorando le conseguenze a lungo termine. Sebbene abbia funzionato finora e abbia incoraggiato una prospettiva rialzista continua, nasconde la situazione sottostante di un mercato azionario pericolosamente sopravvalutato in un momento in cui le prospettive economiche si stanno deteriorando.

La bolla del denaro fiat non si limita solo ai mercati azionari. Il seguente grafico illustra come una gamma di prezzi per diversi asset sia aumentata dopo il diffuso sell-off nel marzo 2020, quando la FED ha abbassato i tassi a zero e ha annunciato un QE di $120 miliardi ogni mese. Prima di quell'evento, i prezzi di tutti questi asset erano scesi.

Da allora le criptovalute hanno registrato performance spettacolari, seguite dalle materie prime e dalle azioni. La nuova versione dell'offerta di moneta M2 (M2SL) è aumentata del 22,8%, provocando aumenti di prezzo molto maggiori nelle tre categorie citate, mentre il dollaro ha perso l'11% sul suo indice rispetto ad altre valute.

Possiamo vedere che se stiamo entrando in una fase di contrazione del ciclo del credito bancario, qualsiasi ripresa economica sarà statistica e non reale, perché il capitale non sarà disponibile per finanziare una ripresa della produzione. Tenendo conto di una base ristretta di classi professionali che riducono i saldi bancari accumulati, l'interruzione delle supply chain e gli effetti dell'inflazione dei prezzi sulle materie prime e altri costi, i risultati economici possono sembrare diversi rispetto a novant'anni fa, ma l'unica vera differenza sarà il denaro.


Il credito bancario si sta contraendo

Ci sono due fonti attraverso le quali aumenta l'offerta di moneta: banca centrale e credito bancario. Storicamente la quantità di moneta generica, che include il lato deposito del credito bancario, è stata circa dieci volte la base monetaria della banca centrale. In seguito al fallimento della Lehman, quando le banche centrali hanno ampliato i propri bilanci attraverso il quantitative easing, questo rapporto è cambiato a causa delle riserve in eccesso create. Oggi negli Stati Uniti il ​​rapporto è sceso a meno di quattro volte e continua a scendere.

A seguito del fallimento della Lehman, che ha segnato l'inizio dell'ultima crisi del ciclo del credito bancario, il credito bancario è inizialmente aumentato ma poi è sceso nel 2010 quando l'economia ha subito un duro colpo e il prestito bancario al settore non finanziario si è contratto di $731 miliardi, o del 10,5%. Un aumento iniziale può essere spiegato dalla prima reazione di un banchiere ad una crisi inaspettata, ovvero credere che passerà rapidamente, mentre le richieste immediate di credito aumentano a causa dello shock e dovrebbero essere sostenute.

Anche a questo giro il credito bancario e il prestito al settore non finanziario sono inizialmente saliti come nel 2009, ma da allora sono scesi di poco più di $500 miliardi, come mostrato nel seguente grafico.

L'entità dei prestiti bancari è maggiore del 64% rispetto alla crisi della Lehman e l'entità dei problemi economici nell'economia non finanziaria è di gran lunga maggiore oggi. Così, rispetto al passato e anche senza una crisi bancaria, il ritiro del credito bancario dall'economia produttiva sembra essere appena iniziato e ha molta strada da fare. Dovrà quindi essere aumentata una combinazione di maggiori finanziamenti inflazionistici e garanzie statali, che inevitabilmente sostengono principalmente le società zombie, per compensare la contrazione del credito bancario, soprattutto se si vuole evitare un crollo da deflazione del debito.

Invece di prestare denaro a clienti non finanziari rischiosi, nell'ultimo anno i bilanci delle banche sono stati sempre più ridistribuiti in debiti statali e di agenzie governative a basso rischio. Ciò è particolarmente evidente nelle grandi banche, per le quali solo il 61% dei loro bilanci è ora esposto ai non finanziari rispetto al 71% nell'ottobre 2010. La frase usata per questa condizione negli anni '70 era "crowding out", con gli investimenti delle imprese e la ripresa economica ostacolati dalle richieste monetarie dello stato. Questa volta è lo stato insieme ad un settore finanziario altamente effervescente a fare il crowding out.

Allo stesso modo, scopriamo che anche il credito bancario nel Regno Unito sta rallentando. Ciò è mostrato nel seguente grafico. L'economia del Regno Unito condivide molti dei tratti anglosassoni degli Stati Uniti e alcune delle sue caratteristiche normative. La dimensione relativa del sostegno inflazionistico del Regno Unito alla sua economia durante la pandemia è stata inferiore a quella degli Stati Uniti. Ma con un indice di bilancio medio di 16,8 volte per le tre banche di rilevanza sistemica globale del Regno Unito, la potenziale contrazione del credito bancario è di gran lunga maggiore di quella negli Stati Uniti, le cui sette G-SIB hanno una media di 11 volte.

Il sistema bancario dell'Eurozona differisce da quello degli anglosassoni in quanto vi è generalmente una minore dipendenza commerciale dai colossi bancari. In particolare in Germania e in Francia, le reti di banche locali sono più vicine alle piccole e medie imprese che costituiscono la maggior parte di qualsiasi economia, e queste banche cooperative sono presenti in una certa misura anche nella maggior parte delle altre nazioni dell'Eurozona. Di conseguenza c'è meno spazio per l'intera coorte bancaria dell'Eurozona per passare dal settore creditizio a quello non finanziario ed a quello finanziario. Un'analisi delle statistiche di Eurostat mostra che il settore non finanziario conferma che i prestiti bancari stanno ancora aumentando ad un ritmo moderato, ma che i nuovi prestiti stanno diminuendo, come illustrato nel seguente grafico.

Per ora il problema è meno con le reti bancarie cooperative e più con le grandi G-SIB, di cui l'Eurozona ne ha sette, con un indebitamento operativo medio di 20,5 volte. Ciò significa che in media i crediti inesigibili e ribassi mark-to-market inferiori al 5% possono spazzare via il patrimonio netto.


Le banche commerciali condividono gli interessi delle banche centrali?

Si presume in modo errato che le banche commerciali siano controllate dalle banche centrali e che i loro interessi siano in linea con esse. La manipolazione dei tassi d'interesse e la fornitura di liquidità rafforzano questo punto di vista, ma nell'Eurozona anche gli interessi delle banche centrali nazionali non coincidono con quelli della BCE, essendo responsabili prima verso sé stesse, i loro regolatori e governi nazionali e solo in ultimo verso la BCE. Lo vediamo nel modo in cui le banche centrali nazionali nei Paesi PIIGS giocano con il sistema TARGET2 per nascondere i crediti inesigibili che sarebbero altrimenti registrati nei loro sistemi bancari nazionali.

Sebbene dipendano da sistemi di regolamentazione per le loro licenze, la responsabilità principale di tutte le banche commerciali è nei confronti dei loro azionisti e non delle banche centrali. La creazione del credito bancario non coinvolge affatto le banche centrali, e sebbene le autorità di regolamentazione stabiliscano il rischio e altri parametri operativi, non hanno alcun ruolo di gestione nelle banche commerciali. I banchieri commerciali prendono decisioni a scopo di lucro e sono sensibili a potenziali perdite. E come coorte rispondono e reagiscono alla stessa intelligenza di mercato, la quale guida il loro comportamento ciclico.

Nonostante tutti i tentativi delle banche centrali di attenuarne l'effetto, è per questo motivo che esistono cicli del credito bancario con una periodicità approssimativa di circa dieci anni. Possiamo respingere la speranza che, quando i banchieri commerciali percepiscono un rischio crescente nelle attività di prestito e sono più esposti a causa dell'indebitamento operativo, faranno ciò che vogliono le banche centrali. Immaginate se la FED convocasse una riunione dei presidenti delle G-SIB statunitensi per rassicurarli su una forte economia post-pandemia all'orizzonte e per persuaderli ad estendere più credito alle imprese per aumentarne vendite. Cosa si direbbero l'un l'altro dopo l'incontro? Sarebbero più rassicurati e sollevati, o sospetterebbero che essere stati convocati in un simile incontro equivaleva ad una FED molto preoccupata per le prospettive economiche?

Anche se i loro pensieri non fossero espressi apertamente, non c'è bisogno d'essere cinici per aspettarsi dubbi significativi sulla natura reale di un tale incontro. E che al loro ritorno nei loro uffici istruirebbero individualmente i loro manager ad esercitare una maggiore cautela nei prestiti.

Le banche commerciali non sono operazioni di passaggio che abbinano i depositanti agli obblighi di prestito. Inoltre i depositi non esistono: quelli che chiamiamo depositanti sono semplicemente creditori, una fonte di finanziamento. Di conseguenza l'attività e le motivazioni dei banchieri commerciali non ha quasi nulla in comune con quelle dei banchieri centrali.

I bilanci delle banche commerciali hanno una leva finanziaria troppo elevata per le attuali condizioni economiche e anche se le garanzie sui prestiti sono offerte dallo stato, i loro dirigenti cercheranno quasi certamente di ridurre l'esposizione totale dei prestiti al settore non finanziario.


La contrazione del credito bancario porterà ad una maggiore inflazione

Non dovrebbe sorprendere se il credito bancario si sta contraendo in un momento di crescenti fallimenti, in parte a causa anche dei lockdown. Questa mattina il Daily Telegraph ha riprotato che i regolatori bancari dell'UE hanno ufficialmente avvertito di uno tsunami di bancarotte mentre i programmi di supporto economico sono stati terminati. Lo ha riferito il Comitato europeo per il rischio sistemico: "Nella peggiore delle ipotesi, le insolvenze si materializzerebbero improvvisamente e innescherebbero una dinamica recessiva, causando ulteriori insolvenze" e ha continuato dicendo che il picco dei fallimenti aziendali potrebbe paralizzare le banche della regione poiché un aumento delle insolvenze sui prestiti ne comprometterebbe la capacità di finanziare la ripresa e potrebbe addirittura mettere a repentaglio il progetto europeo.

Non lasciatevi ingannare dall'uso del condizionale. È abbastanza importante vedere il più statalista dei regolatori concordare con il tono di questo articolo e non c'è dubbio che risultati simili siano probabili anche altrove.

Ma c'è di più in questo problema di quello ammesso dall'ESRB. Come sottolineato in precedenza, c'è anche il ciclo del credito bancario da considerare, che quasi certamente porterà le banche a ritirare il capitale circolante per un semplice motivo: tutto questo sta accadendo in un periodo in cui i loro bilanci sono altamente indebitati ed i banchieri temono sempre più la loro esposizione a potenziali crediti inesigibili. Questo è il motivo per cui stanno invece investendo in titoli di stato presumibilmente privi di rischio.

Potrebbe sembrare controintuitivo, ma la contrazione del credito bancario genererà prezzi molto più alti, soprattutto nel breve termine poiché limiterà l'offerta di beni, oltre all'aumento dei costi delle materie prime a monte.

In linea con l'economia keynesiana, i pianificatori centrali credono che la contrazione del credito e il calo dei prezzi vadano di pari passo e saranno quindi confusi quando no accadrà. Sarà interessante vedere come reagiranno ad una combinazione letale di contrazione del credito, aumento dei fallimenti e aumento dei prezzi allo stesso tempo. La reazione tradizionale dello stato in queste circostanze è di solito quella di introdurre rigidi controlli sui prezzi, una pratica con una lunga storia di fallimenti.

Nel 301 d.C. l'imperatore romano Diocleziano emanò un editto mettendo un tetto ai prezzi. Ne seguì un lungo periodo di svalutazione monetaria, ma gli effetti sui prezzi si fecero sentire eccome. Il risultato del suo editto fu che nei paesi e nelle città romane i negozi chiudevano ed i cittadini erano costretti a migrare nelle campagne per procurarsi il cibo e sopravvivere. Nonostante il ripetuto fallimento senza eccezioni dei controlli sui prezzi sin da allora, e sapendo in anticipo che falliranno ancora, i politici cercheranno quasi certamente di reintrodurli. I segnali di allarme saranno un clamore pubblico contro inesorabili aumenti dei prezzi, seguito da politici che daranno la colpa ai profittatori. I prezzi continueranno a salire ed a quel punto i controlli sui prezzi, dapprima minacciati, verranno infine implementati.

Lo stato moderno e la sua banca centrale risponderanno al problema della contrazione del credito bancario nei confronti del settore non finanziario facendosi da garanti, modificando i requisiti di adeguatezza patrimoniale per rafforzare i bilanci delle banche e creare spazio per espanderli, e anche fornendo ulteriore capitale investendovi direttamente. Dovrebbe essere chiaro dalle proposte per le CBDC, che sono solo l'ennesima forma di valuta fiat, che le banche centrali stanno iniziando a perseguire altri rimedi al problema del credito bancario cercando di aggirare completamente le banche commerciali e assumere il controllo diretto sia del denaro che dei flussi di credito. Ma fortunatamente per i cittadini che apprezzano la loro libertà personale è improbabile che ci sia tempo sufficiente per attuare tale soluzione alla contrazione del credito bancario.


I mercati determineranno i risultati

La ricerca di soluzioni macroeconomiche è sempre unica nel suo rimedio: risolvere ogni problema con una maggiore inflazione monetaria. Per un certo periodo sembra soddisfare due obiettivi opposti, finanziare i deficit pubblici e stimolare l'economia. Nella sua forma originale Keynes aveva proposto uno stimolo monetario durante le recessioni aumentando deliberatamente la spesa pubblica al di sopra del reddito derivante dalle entrate fiscali mediante prestiti, con l'intenzione di equilibrare i bilanci nella fase espansiva del ciclo economico. Dalla crisi della Lehman gli Stati Uniti e molti altri governi hanno continuato a far registrare deficit durante tutto il ciclo, dimostrando che l'intervento economico è fallito ovunque.

Man mano che i fattori ciclici iniziano a dominare i risultati economici, è probabile che ci sia un crescente senso di disperazione nei circoli statali. Il cuore del loro dilemma è che le tasse non possono essere aumentate in modo preservare la produzione e che non si può nemmeno pensare di tagliare la spesa pubblica. Sembra impossibile tornare ad una sorta di equilibrio; l'inflazionismo deve quindi continuare ad un ritmo crescente.

Mentre lo stato e le grandi banche traggono vantaggio dall'Effetto Cantillon, i perdenti sono gli elementi veramente produttivi nell'economia, insieme ai mal pagati e ai pensionati. La tassazione, che è chiaramente distruttiva dal punto di vista economico, è sempre più aumentata attraverso la svalutazione della valuta. Nell'Unione Europea lo stato medio pesa ora circa il 50% del PIL, vale a dire, lo stato sequestra in media il 50% della produzione e della spesa delle persone mediante la tassazione diretta ed inoltre c'è la tassazione indiretta attraverso la svalutazione della valuta. C'è forse da sorprendersi se l'UE sia uno stato fallimentare e che anche il regolatore del rischio europeo ora avverta della possibilità di una sua implosione?

E ora ci sono anche prove inconfutabili dell'aumento dei prezzi, sebbene la FED affermi che sia transitorio. Nel frattempo il QE, che è l'inflazione reale dietro la svalutazione della valuta, continua a $120 miliardi ogni mese e presto dovrà aumentare per compensare la contrazione del credito bancario al fine di finanziare la produzione. E dobbiamo tenere presente che negli Stati Uniti questo compito è quattro volte più grande della base monetaria.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/