La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-media-tedeschi-hanno-dipinto-trump)
L'apparizione di Donald Trump al World Economic Forum è stata dipinta dalla stampa tedesca come l'incarnazione stessa del male sullo sfondo bianco incontaminato della neve di Davos. Presentare politici come von der Leyen, Merz e Macron come controparti “buone” non fa che smascherare questo spettacolo mediatico per quello che è: una farsa.
Tra il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la stampa tedesca si è instaurato un rapporto di amore-odio. Quasi ogni volta che appare in pubblico – cosa che, in effetti, accade quotidianamente – i burocrati nelle redazioni reagiscono con un riflesso pavloviano. Persino il suo discorso a Davos, pronunciato senza rancore nonostante il palese scetticismo dell'Europa nei confronti degli Stati Uniti, ha provocato una reazione di massima difesa.
Stabilire il contrasto
Der Stern dipinge Trump come l'isolatore dell'Occidente, un politico di potere che “ha mangiato la torta dell'umiltà” a Davos, e allo stesso tempo etichetta il suo discorso come una dichiarazione di bancarotta della NATO. Come per mantenere viva a tutti i costi la lotta tedesca contro Trump, la Frankfurter Rundschau ha avvertito di non lasciarsi cullare dal tono moderato del presidente degli Stati Uniti. Il titolo recita marziale: Trump vende sempre bene.
La stampa tedesca è irritata anche dal fatto che Trump esponga regolarmente leader europei, come Emmanuel Macron, al pubblico ludibrio. Persino la Tagesschau invia i suoi fact-checker contro di lui. Il suo discorso, a quanto dicono, è stato costellato di inesattezze e falsità.
Se solo fossero altrettanto precisi e attenti quando Macron, Merz e von der Leyen accumulano bugie su bugie, che si tratti delle loro politiche interne, dello stato dell'economia, del conflitto in Ucraina, o della fallita transizione energetica che sta ora trascinando l'Europa in una spirale di povertà.
Nemmeno il fatto che uno stato di sorveglianza orwelliano stia sorgendo davanti ai nostri occhi, ampiamente sostenuto dalla Germania, turba i giornalisti tedeschi. In breve: noi siamo i buoni, il male siede alla Casa Bianca. E noi, i buoni, stiamo solo proteggendo i docili agnelli d'Europa dal veleno tossico dello spirito patriottico che gli americani sono ansiosi di iniettare con la loro virile ossessione per la governance del “si può fare”.
Disprezzano il sano patriottismo, uno stato snello, la lotta ostentata per la libertà di parola e lo smantellamento del colosso delle ONG: tutte queste conquiste di una civiltà matura che il centralismo di Bruxelles cerca di condensare nell'iper-stato europeo per il “bene comune”.
Insieme alla politica, la stampa tedesca ha consolidato una visione del mondo manichea. Ogni apparizione esagerata del Presidente degli Stati Uniti, forse difficile da digerire per i gusti europei, non fa che facilitare il camuffamento. Gli interessi politici degli americani – plasmati dalle pressioni interne, dalle ondate di proteste finanziate dall'esterno, dalla crisi del fentanyl e dalla costosa Pax Americana accettata silenziosamente dall'Europa – non giocano alcun ruolo nelle considerazioni strategiche della stampa tedesca.
Si schiera con i presunti buoni: coloro che sfruttano l'apocalisse climatica, l'europrotezionismo e lo smantellamento sistematico delle libertà civili. Proiettando costantemente la rabbia dell'opinione pubblica per la crescente crisi del Paese su una figura che incute odio, la stampa riesce a distogliere l'attenzione dai propri fallimenti. Quella figura è Donald Trump.
Distanza crescente
Alla luce della crisi migratoria europea e della disastrosa transizione energetica, non si dovrebbe ammettere che Trump ha ragione su questi temi? L'arrogante condiscendenza della stampa tedesca riflette solo il distacco della sua casta politica. Dal punto di vista di un eurosocialismo di matrice tedesca, lo spirito americano, la presunta mentalità da cowboy e la spontaneità vengono ridicolizzati. Ascoltarsi a vicenda non è più auspicabile; la posizione americana è considerata antagonista e, all'interno dello spirito woke, moralmente riprovevole.
Un riflesso talmente tanto insensato che è quasi fisicamente doloroso seguire un simile giornalismo. Il compito della stampa non dovrebbe essere quello di spiegare la vera situazione geopolitica dell'Europa e le sfide derivanti dalla scarsità energetica e dalla limitazione delle risorse?
Le nazioni europee farebbero bene ad allinearsi con gli americani, a fare pace con la Russia e a tornare alla ragione politica. Per la Westdeutsche Zeitung, tuttavia, il discorso di Trump a Davos era solo autocelebrativo; avrebbe diffuso menzogne e calunnie sul vecchio continente.
Aleggia soprattutto la speranza che tra tre anni a Trump succederà un presidente filoeuropeo e globalista, una figura sullo stile di Barack Obama, che riprenda il filo rosso del socialismo climatico e protegga gli europei dal loro peculiare isolazionismo e dalle sue conseguenze.
Se il progetto di socialismo climatico dell'UE dovesse crollare nel futuro prossimo, un'America forte e autonoma sarebbe la destinazione di una fuga di capitali in preda al panico, con una potenziale fine dell'apparato centrale di Bruxelles. Il ritorno al socialismo climatico avrebbe successo solo attraverso controlli di capitale con una CBDC, il che spiega gli attacchi dell'Europa alla presidenza di Trump. Il fatto che l'ex-governatore della Banca d'Inghilterra, Mark Carney, ora Primo Ministro canadese, si sia dedicato alla politica europea aggiunge particolare urgenza al tentativo degli Stati Uniti di controllare politicamente il proprio emisfero.
Il fallimento del progetto patriottico di Trump è proprio nell'interesse degli euro-socialisti. Per un decennio la stampa tedesca ha raffigurato l'immagine di uno sciovinista imprevedibile, irrazionale e intellettualmente limitato. La costante ripetizione di interpretazioni identiche delle sue azioni, la loro valutazione morale e la drammatica escalation sotto il mantra di un ordine mondiale basato sulle regole hanno creato una narrazione che non lascia spazio ad ambiguità: puramente manichea.
Da una parte: Trump, la personificazione del male, che mette all'angolo gli umanisti europei con i suoi dazi, arrivando persino a flirtare con un'aggressiva conquista di territori in Groenlandia. È Lucifero alla Casa Bianca. Dall'altra la luce, il bene: l'UE, il grande progetto di pace, originariamente solo un baluardo contro l'Unione Sovietica, ora reinventata nel corso dei decenni come la salvezza del clima e l'ultima istanza morale dell'Occidente.
Falso gioco
È proprio questo potere che da quattro anni alimenta la disastrosa guerra di logoramento nel Donbass. E non è Trump, ma i politici europei a instillare lo spettro di un'imminente invasione russa nelle menti e negli animi dei cittadini attraverso toni sempre più stridenti su tutta la stampa. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, viene evocato uno scenario di massima minaccia, screditando moralmente qualsiasi deviazione e dipingendo la prontezza negoziale come debolezza, o addirittura tradimento.
Le stragi in Ucraina rivelano il decadimento etico dell'Europa. Oltre a ciò l'escalation contro una potenza nucleare è militarmente sciocca, economicamente suicida ed eticamente riprovevole. Macron, Merz e von der Leyen sanno da tempo che questa guerra è impossibile da vincere, indipendentemente dai fondi inviati all'Ucraina.
Ora si tratta solo di ritardare la bancarotta dell'Ucraina nella speranza di un miracolo militare, che solo gli americani potrebbero imporre. E questo richiede, come detto, un nuovo presidente statunitense filoeuropeo.
Gli stati e le banche europei hanno investito massicciamente in Ucraina. Un crollo incontrollato potrebbe scuotere il sistema finanziario europeo in modo così violento che persino la grande crisi del debito di 15 anni apparirebbe un mero preludio.
Trump continua a cercare una soluzione negoziata a questo conflitto, che porrebbe fine al sogno europeo di un cambio di governo a Mosca e di uno sfruttamento controllato delle risorse russe, cruciali per la ricapitalizzazione degli stati e delle banche europei.
L'effetto manicheo della stampa contro la politica americana diventa ancora più pericoloso nel contesto del crescente apparato di censura europeo. Molti non si rendono conto che un eventuale fallimento di Trump eliminerebbe l'ultimo sostenitore della libertà di parola, del libero mercato e della deregolamentazione razionale.
Sono stati gli americani, il vicepresidente J. D. Vance e il Segretario di stato Marco Rubio, a intervenire ripetutamente a Bruxelles negli ultimi mesi, quando la libertà digitale su piattaforme come X, Telegram e Meta era stata seriamente minacciata.
Al contrario, l'elenco dei difensori europei della libertà è diventato pericolosamente breve.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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