martedì 16 giugno 2026

Il vertice dell'UE sul mondo digitale mette in luce la crisi dell'innovazione in Europa

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di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-vertice-dellue-sul-mondo-digitale)

A Berlino è tornata la stagione dei vertici. Dopo gli incontri di crisi con le industrie automobilistica e siderurgica, l'attenzione si è concentrata sul prossimo punto critico: l'economia digitale. Finora le autorità di regolamentazione dell'UE l'hanno letteralmente strangolata.

Grande accoglienza presso il campus EUREF di Berlino: circa 900 partecipanti provenienti dal mondo della politica, dell'economia e della scienza di tutta Europa si sono recati nella capitale per il Digital Summit. Tra i relatori di spicco: il cancelliere Friedrich Merz e il suo omologo francese Emmanuel Macron, entrambi alle prese con forti difficoltà politiche nei rispettivi Paesi.

Anche sul piano politico l'Europa è ufficialmente entrata in modalità di crisi. L'elevato numero di vertici economici ne è la prova e non promette nulla di buono per i prossimi anni. Considerando l'economia digitale, che ha dato il via alla prossima grande rivoluzione economica, si deve concludere che il panico a Bruxelles, Parigi e Berlino è giustificato.

Il divario tecnologico tra l'economia dell'Eurozona e i concorrenti di Stati Uniti e Cina appare, al momento, incolmabile. Rivoluzione europea? Non pervenuta.


Mercato dei capitali senza vita

Uno sguardo ai numeri grezzi offre una chiara percezione della stagnazione tecnologica: negli Stati Uniti quest'anno vengono investiti oltre $340 miliardi nell'intelligenza artificiale, dopo i $244 miliardi del 2025. In Cina il settore privato mobilita circa $100 miliardi per modernizzare i processi digitali.

Anche includendo generosamente il Regno Unito, l'UE raggiunge a malapena i €25 miliardi, una quota trascurabile su scala globale.

Amazon da sola investe circa $118 miliardi, quasi cinque volte il capitale dell'intera economia dell'UE, che può dare il suo modesto contributo solo attraverso circa il 50% di finanziamenti pubblici. Una situazione imbarazzante dal punto di vista politico, disastrosa dal punto di vista economico.


Vertice senz'anima

Il dilemma della politica europea è emerso chiaramente dai discorsi di Berlino. Fin dall'inizio il quadro normativo si è rivelato eccessivamente rigido, soffocando l'innovazione e rendendo l'economia digitale dipendente, soprattutto da giganti americani come Amazon, Google o Microsoft. Il software SAP? Spesso proviene dagli Stati Uniti!

Una delle principali richieste del vertice era quindi quella di ridurre questa dipendenza da potenti concorrenti stranieri.

La Commissione europea ha annunciato, in occasione del vertice, che nei prossimi dodici mesi esaminerà come una regolamentazione più rigorosa possa arginare le presunte pratiche anticoncorrenziali dei fornitori di servizi cloud come Microsoft Azure e Amazon Web Services. Si prospetta una dura battaglia contro il governo statunitense, che senza dubbio si opporrà con forza.

Nel frattempo il cancelliere Merz ha ribadito il suo appello alla sovranità digitale europea e ha messo in guardia contro la dipendenza dal software americano. Si tratta di plasmare attivamente il futuro digitale, ha ribadito, avviando un processo di recupero per colmare il divario con la concorrenza.


Intervento statale

I politici europei giungono alla solita conclusione: finanziamenti pubblici. Questi rappresentano già circa il 40% del volume totale nel settore dell'intelligenza artificiale in Europa e saranno sempre più destinati alla formazione e alla fidelizzazione dei talenti IT europei.

Dovrebbe inoltre contribuire a costruire un'infrastruttura digitale indipendente, in particolare nei servizi cloud e nella sicurezza informatica, un altro tallone d'Achille dell'economia europea.

L'associazione di categoria Bitkom chiede una semplificazione radicale delle leggi digitali dell'UE e una drastica riduzione degli obblighi di rendicontazione. Il GDPR si è rivelato un fallimento costoso e insensato, come altri elementi dell'eccessiva regolamentazione di Bruxelles. Legge sull'intelligenza artificiale e legge sulla protezione dei dati: tutto deve essere rivisto, semplificato o abolito.


Tassazione digitale come ultima spiaggia?

Allo stato attuale l'economia digitale dell'UE non è in grado di crescere o di tenere il passo con i concorrenti internazionali. Un altro punto di discussione: una tassa digitale sui ricavi pubblicitari degli operatori globali, in particolare delle aziende statunitensi. Di recente il Ministro della Cultura, Wolfram Weimar, ha presentato l'idea in tono polemico.

Ma cosa cambierebbe concretamente? In Europa lo Stato ostacola l'innovazione. Troppi capitali transitano attraverso canali pubblici, impedendo l'emergere di un mercato del capitale di rischio funzionante e in grado di finanziare queste innovazioni.

I partecipanti al vertice si sono resi conto che l'UE si trova di fronte a un compromesso: la massima protezione dei dati ostacola la crescita del settore. L'UE dovrà liberalizzare la normativa e restituire il controllo dei dati agli utenti. Questo tema sarà al centro di un dibattito parlamentare a Bruxelles.


Energia e cultura dell'innovazione

L'economia del futuro sarà basata sui dati, dipenderà da infrastrutture energetiche stabili e da startup altamente competitive che graviteranno attorno a poli tecnologici. Nulla di tutto ciò esiste oggi in Germania. Risultato: gli investitori internazionali sono in gran parte disinteressati al Paese.

Considerando le dimensioni del mercato unico europeo, la solidità patrimoniale residua e la robusta struttura accademica, strangolare completamente l'economia digitale rappresenta un vero e proprio successo politico. Bruxelles ha creato il quadro normativo ben prima che si affermasse un'economia digitale di rilievo. Quando si tratta di controllare e manipolare il libero mercato, Bruxelles agisce con efficienza, ma anche con metodi distruttivi.


Necessario un ritiro della Commissione

Uscire da questa trappola normativa e stimolare l'imprenditorialità digitale richiederebbe una rottura radicale con le cattive pratiche: abrogare norme come l'AI Act o il GDPR, fermare gli interventi in corso tramite il Digital Services Act (DSA) e il Digital Markets Act (DMA), che regolano il mercato digitale europeo in modo capillare.

Eppure il vertice ha mostrato scarsa comprensione del problema autoinflitto. Bruxelles considera le crescenti critiche al DSA e al DMA come un attacco al suo potere. La regolamentazione digitale, al pari delle linee di politica sul clima, deve essere vista nel contesto del rimodellamento ideologico dell'euroeconomia. Bruxelles è il centro di comando di questo processo fatale e la pressione dell'autorità di regolamentazione aumenta con l'aggravarsi della recessione.

Le barriere di mercato devono cadere, l'imprenditorialità deve essere più libera, gli oneri fiscali ridotti e lo Stato deve arretrare dal suo dominio sul mercato dei capitali. Sciogliere il nodo gordiano della regolamentazione digitale attraverso una liberalizzazione radicale per consentire la crescita di ecosistemi europei autonomi è sembrato, al vertice di Berlino, una favola.


Scontro tra filosofie

Raramente le filosofie politiche e i paradigmi economici statunitensi ed europei si sono scontrati così violentemente come nell'economia digitale. Le controversie sulla censura di Bruxelles, sul DSA (Digital Security Act) e sul previsto monitoraggio delle chat hanno causato tensioni reali, intensificatesi da quando il vicepresidente statunitense JD Vance ha criticato la censura europea alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco.

La lotta per i diritti civili, la libertà di parola e il diritto di proprietà è chiaramente un terreno di scontro nello spazio digitale: libertà contro sorveglianza, responsabilità individuale contro stato paternalista – Stati Uniti contro Unione Europea? In linea generale si potrebbe interpretare in questo modo, ma gli Stati Uniti dovranno anche affrontare il problema del potere di mercato dei propri oligopoli digitali e stabilire se i nuovi concorrenti possano accedere liberamente al mercato, o se le attività di lobbying, come a Bruxelles, debbano proteggere Amazon e simili dalla concorrenza.


Spazio di rischio digitale

Per l'autorità di regolamentazione europea, lo spazio digitale rappresenta soprattutto un rischio sulle narrazioni: uno spazio pubblico illimitato e difficile da disciplinare, che alimenta l'opposizione anziché reprimerla.

I recenti attacchi da parte di politici tedeschi contro piattaforme statunitensi come X e Meta riflettono una crescente consapevolezza – e la perdita di controllo – in aree di conflitto cruciali per la politica e l'ideologia dell'UE: la linea politica sul clima, il conflitto in Ucraina e l'aggravarsi della crisi economica, ampiamente sottovalutati dalla stampa.

Il rischio che si formi un'opposizione critica in modo opaco, decentralizzato, polemico e altamente visibile rimane sempre presente.


Errore e controllo

Nel dibattito sul futuro digitale dell'economia dell'Eurozona, incombe lo spettro dell'euro digitale e la questione della sovranità individuale nello spazio digitale.

Anche solo il tentativo di integrare questa tecnologia come forma di dominio statale centralizzato nei mercati monetari e dei capitali dimostra che Bruxelles non comprende la tecnologia digitale come una questione di concorrenza decentralizzata, che prospera con una regolamentazione statale minima.

Con il Genius Act e l'integrazione delle stablecoin statunitensi nel sistema bancario – un mercato monetario quasi alternativo – Washington attribuisce la creazione di credito maggiormente al settore privato.


Anacronismo europeo

Tutto indica una fusione sincronizzata tra la creazione decentralizzata di moneta e le applicazioni tecnologiche dell'intelligenza artificiale, motivo per cui il tentativo dell'UE di centralizzare e regolamentare rigidamente questi elementi è destinato al fallimento.

Il Vertice Digitale ha confermato i timori europei: la politica europea è intrappolata, a livello intellettuale e burocratico, in un modello in cui i finanziamenti pubblici, la regolamentazione capillare, le norme sul lavoro e un dibattito pubblico fortemente censurato costituiscono il modello ideologico di riferimento.

Questo non può e non potrà finire bene se il progresso tecnologico spinge verso la libertà.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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