martedì 10 maggio 2011

La Sfinge Parla!

Eccola qua! La exit strategy in azione. Uno degli strumenti di zio Ben è stato sfoderato la settimana scorsa in tutta la sua inutile lucentezza; cosa ha risolto? Meno di niente.

Anzi i nuvoloni neri si addensano ancora di più e mentre i predecessori di Hel-Ben se la sono data a gambe tocca a lui raccogliere i cocci. Ma non ha scampo, gli rimane solo Krugman come fedelissimo di sempre. Deve conciliare una ripresa che non potrà mai avvenire sotto l'attuale ambiente di pianificazione centrale, poichè il sistema attuale incentrato su tale "tattica" è a lungo andare fallimentare come si sta dimostrando essere. Bernanke è il clown che deve andare davanti le telecamere a prendere i pomodori in faccia, i veri manovratori (quelli a cui sta parando il culo) non mostrano le loro facce
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di Robert P. Murphy


La grande notizia finanziaria di questa settimana è stata la prima conferenza stampa della Federal Reserve. La stampa finanziaria ed i blogger hanno già analizzato fino all'ultima sillaba il discorso di Bernanke, ma fornirò alcune osservazioni che non ho visto da nessun'altra parte.


Perchè Ci Importa di Quello che "Bernakkio" Ha da dire?

Ad un certo livello è assurdo che il mondo intero penda dalle labbra di Ben Bernanke. Si è sbagliato letteralmente su qualsiasi grande punto della bolla immobiliare e poi sulla crisi. Quindi, perchè dovremmo preoccuparci delle sue previsioni riguardo l'economia o le sue raccomandazioni per come terminare la crisi?

La risposta, ovviamente, è che la Federal Reserve ha il potere di distruggere l'economia mondiale. Le persone cercano il significato di ogni punto e virgola di Bernanke perchè potrebbe fornire loro un indizio della prossima mossa della FED. Il terrificante potere della FED ha iniziato a far comportare il resto delle persone come la famiglia terrorizzata che viveva con quel ragazzino da brividi della serie Twilight Zone.


Prezzi Stabili = Inflazione al 2%?

In omaggio ad Orwell i funzionari della FED spesso fanno riferimento al loro scopo del (all'incirca) 2% d'inflazione nei prezzi come "stabilità dei prezzi". A suo (o a quello di colui che gli scrive i discorsi) credito, Bernanke si rivolge direttamente a questa apparente contraddizione (da notare che le citazioni in questo articolo sono riferite al minutaggio riguardo questo video su YouTube della sua conferenza stampa). Ecco Bernanke a circa 4:20:

«Da 1,7% al 2,0%, il tasso di inflazione in accordo col mandato è maggiore di zero per un vario numero di ragioni. Forse la più importante, tentare di mantenere l'inflazione a zero incrementerebbe i rischi di sperimentare un attacco esteso di deflazione, o di stipendi e prezzi in diminuzione, che a loro volta potrebbero condurre a far cadere l'occupazione al di sotto del suo livello massimo sostenibile per un periodo prolungato. Pertanto lo scopo di letteralmente zero inflazione non è coerente con il duplice mandato della Federal Reserve.»


L'analisi di Bernanke è abbastanza tradizionale; il tipico punto di vista nella maggior parte degli economisti è che i prezzi in calo sono di gran lunga peggiori dei prezzi in salita. Sebbene comune, questo punto di vista ha sorprendentemente poche basi nella realtà.

Un argomento dice che i prezzi in caduta sono male perchè mettono in azione un effetto valanga. I consumatori si aspettano che i prezzi cadano, così posticipano i loro acquisti, facendo cadere i prezzi anche di più. Ma ciò potrebbe anche essere il problema con l'inflazione dei prezzi: i consumatori si aspettano che i prezzi aumentino, così accelerano i loro acquisti facendo aumentare i prezzi ancora di più. Su questo criterio non c'è ragione di preferire l'inflazione alla deflazione, eccetto per la visione (incorretta) Keynesiana per cui "la spesa" di per sé è una buona cosa ed è quella che guida l'economia.

Un altro problema con la paura standard dei prezzi in discesa, è che vediamo la sua logica fallire nell'industria dei computer. Ogni acquirente di computer sa benissimo che se posticipa il suo acquisto di un anno, acquisterà un computer migliore per la stessa quantità di denaro. E quindi? Ho appena "provato" che l'industria del computer non si può espandere, perchè nessuno stringe mai i denti e fa un acquisto?

Storicamente ci sono stati lunghi periodi nella storia degli Stati Uniti in cui i prezzi sono caduti lentamente ed i salari sono rimasti stabili. Questa deflazione nei prezzi non ha condotto al disastro; era coerente con la crescita economica reale. Le persone associano la "deflazione" con la terribile Grande Depressione, ma la maggior parte non sa che l'Indice dei Prezzi al Consumo è caduto regolarmente (anche se molto più lentamente) dalla fine del 1925 fino al 1929, nel mezzo degli Anni Ruggenti — un tempo difficilmente associato ad una stagnazione economica.

Una volta che le aspettative delle persone si sono adattate alla nuova realtà, un sistema di denaro sonante che mantiene il proprio potere d'acquisto promuoverebbe praticamente una maggiore crescita economica. Le persone potrebbero fiduciosamente fare piani economici a lungo termine e non avrebbero bisogno di partecipare a varie stretegie di hedging per proteggeresi dalla svalutazione della valuta.


Invertendo la Casualità

A circa 6:50 Bernanke dice: "Il declino stimato nel tasso di disoccupazione è relativamente basso, perchè la crescita economica è stimata che sarà solo di poco al di sopra il trend del ritmo di crescita dell'economia".

Questo tipo di affermazione è caratteristica ed è anche senza senso. Gli economisti mainstram parlano come se il "PIL" sia questa cosa esterna che si espande e si restringe basato sulle scosse elettriche del governo e della banca centrale, e caspita! se potesse crescere abbastanza tanto, spingerebbe l'occupazione lungo tutta la sua crescita.

Nella realtà c'è bisogno che i lavoratori (ed altre risorse) producano cose, non viceversa. Se un terremoto uccide metà della forza lavoro, allora il PIL (reale) colerà a picco perchè ci saranno metà delle persone che andranno nelle industrie e negli uffici.

D'altra parte, se la FED ed il governo smettessero di interferire con la ripresa naturale del mercato dalla bolla immobiliare, allora i salari ed i prezzi si aggiusterebbero ai loro livelli corretti e le imprese inizierebbero ad assumere di nuovo. Vedremmo poi il PIL espandersi naturalmente.

In questo contesto la frase di sopra di Bernanke è analoga ad un meteorologo che dichiara: "Ci aspettiamo che la tempesta finisca sabato, perchè stiamo proiettando un brusco calo dell'attività degli spazzaneve".


Non Abbiamo Nulla da Temere tranne la Stessa Inflazione

Intorno a 9:50 Bernanke parla di tautologia mascherata da saggezza economica:

«L'incremento a breve termine dell'inflazione non ha suggerito alla Commissione di inasprire la propria politica in questo frangente. La prospettiva della Commissione sull'inflazione è fondata su aspettative di prolungata stabilità dell'inflazione a lungo termine. Se le famiglie e le aziende continuano ad aspettarsi l'inflazione per ritornare ad un livello di mandato in accordo col medio termine, allora è improbabile che gli aumenti dei prezzi delle merci inducano effetti di rimbalzo, in cui l'inflazione prende parte nei prezzi escluse le materie prime e nei salari nominali. Così, oltre a monitorare l'inflazione stessa, la Commissione presterà particolare attenzione alle aspettative dell'inflazione ed alle possibili indicazioni di effetti di rimbalzo.»


Lo ammetto sarò leggermente scorretto col nostro nobile presidente, ma la sua frase di cui sopra si traduce all'incirca: "L'inflazione non sfuggirà di mano finchè le persone non capiranno che sarà sfuggita di mano. Ma la stiamo guardando e proprio ora non è sfuggita di mano, così non ci aspettiamo che ci sfugga di mano. Se le persone pensassero che lascerei esplodere il tutto davanti le nostre facce, sarei già stato licenziato".


Non Preoccupatevi, Bernanke Ha i Suoi "Strumenti"

Alla fine delle sue osservazioni preparate (a 11:00), Bernanke dice:

«La Commissione rimane fiduciosa che ha gli strumenti di cui necessita per restringere la politica monetaria quando le condizioni economiche lo richiederanno. E nello scegliere il tempo in cui iniziare la politica di normalizzazione, come anche il ritmo di questa normalizzazione, considereremo attentamente entrambe le parti del nostro duplice mandato.»


Ho scritto anche in precedenza sulla mia mancanza di fiducia in Bernanke e nei suoi strumenti. Nello scpecifico il problema è che egli sta comprando seguendo l'analisi della curva di Phillips che pensavo fosse stata completamente screditata dalla stagflazione degli anni settanta negli Stati Uniti. Come nel caso dello Zimbabwe illustrato di recente — quando la disoccupazione era a circa il 90% come anche l'inflazione nei prezzi era piuttosto alta — un paese può soffrire di una massiccia inflazione anche con "un debole utilizzo delle risorse".

No, non sto suggerendo che gli Stati Uniti saranno come lo Zimbabwe l'anno prossimo. Ma Bernanke & Co. continuano ad agire come se il tutto fosse un'ovvia questione di quando chiudere il rubinetto monetario: ovvero, di quando la ripresa decolla, la disoccupazione diminuisce e l'inflazione inizia ad aumentare.

Tuttavia cosa accade se, diciamo, il dollaro e la borsa crollano entrambi più del 30% in una settimana, il petrolio arriva a 175$ al barile, l'Indice dei Prezzi al Consumo aumenta mensilmente del 8%, mentre la disoccupazione salta al 12%? Cosa farebbe in questo scenario Bernanke? Finora ha parlato come se ciò fosse impossibile. La sua risposta (circa 14:25) ad una domanda sulla rimozione dell'alleggerimento monetario sicuramente non affronta questo tipo di scenario doppiamente minaccioso.


La FED non Può Controllare i Prezzi del Carburante?

A circa 18:05 un giornalista del Wall Street Journal ha domandato dei prezzi del carburante. Bernanke ha replicato che i prezzi in aumento del petrolio erano guidati dalla domanda emergente del mercato e dalle interruzioni nell'offerta nei punti caldi del Medio Oriente.

E' vero, se guardassimo ad una sola merce in particolare — come il petrolio — allora sarebbe difficile districare gli effetti delle singole condizioni del mercato dagli effetti generali delle politiche monetarie.

Ma Bernanke passerebbe un brutto quarto d'ora nello spiegare il perchè le merci in generale stanno aumentando di prezzo, in particolare oro ed argento, che sono gli hedge tradizionali contro la svalutazione della valuta. Il grafico seguente (da questo sito web) mostra un indice dei prezzi del petrolio in termini di dollari statunitensi ed in grammi d'oro:




Come indica il grafico, dalla fine degli anni quaranta fino all'inizio degli anni settanta il prezzo del petrolio misurato in dollari statunitensi e grammi d'oro non si è mosso di granchè. Ma poi partendo dal 1972 — poco dopo che Nixon chiuse la finestra dell'oro — le due linee hanno iniziato a dividersi, col divario che si è ampliato terribilmente negli anni recenti. Sebbene il grafico sfortunatamente finisca a dicembre 2007, l'andamento sin da allora è abbondantemente lo stesso: il petrolio è schizzato in su ed è crollato nel 2008, ma sia l'oro che il petrolio sono aumentati tremendamente sin dall'avvento dei programmi straordinari di "rifornimento di liquidità" di Bernanke.


Conclusione

Datemi del cinico o del paranoico (o entrambi), ma praticamente non proverei a prendere troppo sul serio le dichiarazioni di Ben Bernanke. Non penso che i potenti banchieri sarebbero andati incontro a miriadi di problemi per stabilire uno strumento di centralizzazione solo per consegnarne le chiavi ad un professore di Princeton.

Nondimeno è sempre spassoso analizzare le giustificazioni che fornisce il presidente della FED per le politiche che causano cicli di boom-bust ed erodono il potere d'acquisto del dollaro.

Posso solo sperare che Bernanke sia tanto furbo quanto i suoi due predecessori e sappia abbastanza da dimettersi poco prima che la borsa crolli di nuovo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 9 maggio 2011

Prossima Fermata: "Il Lungo Termine"





di Johnny Cloaca


Chissà perchè il pensiero comune si ferma sempre al concetto "più denaro = più ricchezza". Come se bastasse essere ricoperti di foglietti di carta per far crescere l'economia o creare occupazione; bè, finchè si gioca ad asso piglia tutto siamo tutti d'accordo. L'ultimo pirla in questo modo rimane col cerino in mano, mentre chi arriva prima ha fatto già scorte. Geniale! Soprattutto se si tratta di gonfiare le tasche dei soliti "amici degli amici". Infatti questa mentalità è parecchio diffusa tra i banchieri centrali (Bernanke in primis), i quali pensano che basta un pò di toner ed un foglio di carta per risolvere ogni problema. Ma quello dei deficit? Ormai credo sia largamente chiaro che i deficit dei vari governi siano insostenibili. Ma di tagli neanche l'ombra. Ne andrebbe delle ri-elezioni, altrimenti.

Ma non solo per gli Stati Uniti, anche in Europa. Finchè si salveranno banche e governi, le persone in cima ai piani alti non cadranno mai. Potranno essere rimpiazzate, ma le loro poltrone rimarranno sempre lì, calde ed in attesa; dei dollari non gliene fotte, è la nostra produttività che cercano. Scambiare il loro vantaggio per i beni materiali. E chi pagherà per tutto questo? Il povero pirla di prima col cerino. Questi tizi possono andare avanti sfruttando la demenza dell'elettore medio, che non solo partecipa al loro gioco contribuendo con le proprie tasse a foraggiare un sistema basato sul furto ma dà fiducia al sistema dando in prestito al governo quel poco di denaro che gli resta (comprando buoni del Tesoro) credendo di mettere i propri risparmi al sicuro.[1] Infatti nonostante il governo degli Stati Uniti sia sommerso dai debiti gli viene dato un bel AAA; sta pompando merda nel mondo, ma facciamo finta che sia cioccolata. Quando la bolla obbligazionaria scoppierà sarà un vero disastro. I tassi diminuiscono ancora. E la Federal Reserve è sempre lì, pronta ad "intervenire".

Il denaro è un mezzo di scambio. Aumentarne il volume non farà magicamente apparire lavoro, beni strumentali e beni di consumo. Il denaro inflazionato costa meno e viene speso, certo, ma ciò non vuol dire prosperità; le persone non sono incentivate a risparmiare perchè il denaro inflazionato dalla banca centrale non vale un cazzo, quindi o lo spendono o lo piazzano in borsa...Dio solo sa quanta cartaccia c'è là dentro! Il mercato inoltre lancia segnali distorti agli imprenditori che non avendo riferimenti incappano negli investimenti improduttivi che vanno avanti finchè la banca centrale pompa denaro, i polli investono nelle azioni di queste industrie e così cresce la bolla.













Ci siamo fatti un bel giro del mondo come avrebbe fatto Marty McFly (tante grazie, Doc!) e l'acqua a quanto pare non è salata e non è nemmeno acqua... Infine diamo un osguardo anche a MZM. E', pertanto, un buon indicatore di quanto denaro sta praticamente girando nell'economia. Comodo, no?

























Credo sia chiaro come la massa monetaria sia cresciuta negli anni, ma prendete in considerazione solo il periodo 2001-2008. L'inflazione monetaria ha costituito quegli investimenti improduttivi nel mercato immobiliare e nei derivati.[2] Come la tabella riassume, le distorsioni nel consumo e negli investimenti vanno avanti fino a quando, dato il "restringimento" della riserva di capitale esteso in molte direzioni (eventi del periodo 2006-2007), il commercial-paper market collassa; i tassi d'interesse aumentano (mostrando la balla detta dalla banca centrale) e gli imprenditori si vedono costretti a liquidare gli investimenti che sembravano buoni durante il periodo di boom.

E la tabella riassuntiva ed i grafici sinora proposti, come dicono che hanno reagito le banche centrali ed i governi? Le prime hanno stampato moneta ed i secondi hanno provveduto a socializzare le perdite (nazionalizzazioni). Se si vogliono quindi risolvere i problemi causati da queste espansioni del credito, bisognerebbe in primis smettere di inflazionare la massa monetaria. Quello che c'è bisogno ora sono un aumento dei risparmi per gettare solide fondamenta di una ripresa; risparmi attraverso i quali è possibile investire in un panorama non alterato.




Il trend di cui sopra non promette nulla di buono. D'altronde il panorama inflazionistico in cui ci troviamo erode invisibilmente coloro che tentano di mettere da parte qualche cosa per il futuro tentando di riportare in carreggiata l'economia. La soluzione è semplice, manomettere l'elicottero di zio Ben, tagliare la spesa (che aumenta solo il deficit) e ridurre al minimo le pastoie del governo sull'economia. Laissez-faire. La prosperità può essere solamente raggiunta attraverso investimenti saggi, guidati dall'accumulo di denaro e permessi dalla naturale divisione del lavoro.

Voi ci credete che accadrà? Ecco il punto. Finchè le persone non ri-acquisteranno fiducia nel governo e nella sua possibilità di sistemare le cose l'oro continuerà a cavalcare in su. C'è un solo problema, la pianificazione centrale è arrivata al suo ultimo giro; la prossima fermata è il fatidico lungo termine ed i freni d'emergenza sono andati.

Le azioni non vi salvaguarderanno. Provate a guardare il grafico del Dow Jones, notate niente di strano? Coincidenze? Un aiuto per il lettore curioso: guardato il crollo e la ripresa in che momenti avvengono...





Guardate l'oro, ora.




Al momento bisogna evitare perdite e soprattutto garantirsi qualcosa che conservi il proprio potere d'acquisto. Il dollaro è carta, non ha un valore fisso. C'è bisogno di altre valute per misurarlo.[3]



























Esatto, ha iniziato a scavare così a fondo che presto diventerà un reperto archeologico. L'oro, invece, E' l'unità di misura per eccellenza. Chiedetevi quanto denaro vi sarebbe servito per comprare una macchina ieri e quanto ve ne servirebbe oggi. Poi fate la stessa cosa con l'oro. Potere d'acquisto, è quello che conta.

La febbre dell'oro del 1800 aprì un'epoca eccezionale per gli Stati Uniti; la febbre dell'oro di oggi farà capire una volta per tutte a chi acnora non ci è arrivato quanto sia senza valore la carta svolazzante garantita solo dalle promesse di persone con la pistola ed il distintivo.


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Note

[1] Frank Chodorov, Out of Step, Non Comprate i Bond del Governo.

[2] Tabella riassuntiva della crisi: 2007/2010 ‐ Eventi e Risposta Governi / Istituzioni.

[3] Forty Years of Hurt, The Economist, 4 maggio 2011.

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domenica 8 maggio 2011

Capitalismo contro Statalismo #3







{Terza ed ultima parte. Qui la Prima parte. Qui la Seconda parte.}







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di Murray N. Rothbard

Infatti i liberals americani, che per decenni sono stati i principali araldi ed apologeti del big government e del welfare state, sono sempre più insoddisfatti dei risultati dei loro stessi sforzi. E poiché, proprio come all’epoca del dispotismo orientale, il potere dello Stato non può mantenersi a lungo senza un corpo di intellettuali che diffonda gli argomenti e le ragioni atte a guadagnare il sostegno ed il senso di legittimità tra la gente, i liberals (la stragrande maggioranza degli intellettuali americani) si sono comportati sin dal New Deal come i sacerdoti del big government e del welfare state. Tuttavia molti liberals stanno iniziando a capire che sono stati al potere, hanno plasmato la società americana per quattro decenni ormai ed è chiaro loro che qualcosa è andato radicalmente storto. Dopo quattro decenni di welfare state in patria e “sicurezza collettiva” all’estero, le conseguenze del liberalism del New Deal hanno chiaramente portato crescenti sfaceli e conflitti interni mentre, all’estero, interventismo e guerra perpetua. Lyndon Johnson, durante il quale i liberals sono diventati molto infelici, faceva riferimento a Franklin Roosevelt chiamandolo correttamente il suo “grande Papà”, e tale parentela era abbastanza chiara su tutti i fronti sia interni che esteri. Richard Nixon è scarsamente distinguibile dal suo predecessore. Per cui se molti liberals sono diventati stranieri e paurosi in un mondo da loro stessi creato, allora forse l’errore sta proprio nello stesso liberalism.


Se, dunque, ci deve essere un arretramento dello Stato, dovrà esserci un’altra rivoluzione ideologica che riscopra i radicali classici del diciassettesimo e del diciottesimo secolo. Gli intellettuali dovranno, in larga parte, rinunciare al loro ruolo di difensori dello Stato e assumere di nuovo la loro funzione di difensori della verità e della ragione contro lo status quo. Negli ultimi anni vi sono stati segni di disillusione da parte degli intellettuali, ma il cambiamento è stato ampiamente in direzione sbagliata. Come risultato, nell’attuale divisione tra liberals e radicali all’interno dell’intellighentsia, nessuna delle due parti ci fornisce i requisiti della civiltà, i requisiti per mantenere un ordine industriale prospero e libero. I liberals ci hanno offerto la spuria razionalità del servizio tecnocratico allo Stato Leviatano che consiste nel sistemare ingranaggi manipolati nella macchina burocratica-industriale del governo. La soluzione del liberalism ad ogni problema interno sta infatti nel tassare, creare più moneta e stanziare più fondi federali; mentre la sua soluzione per le crisi estere è “mandare i Marines” (accompagnati, ovviamente, da pianificatori politico-ecnomici per attenuare la distruzione che i Marines causano). Certo non possiamo continuare ad accettare le soluzioni offerte da un liberalism che ha palesemente fallito. Ma la tragedia è che i radicali hanno preso i liberals alla lettera: identificando ragione, tecnologia e industria con l’attuale ordine liberal-mercantilista; i radicali, per opporsi all’attuale sistema, hanno voltato anche loro le spalle alle proprie precedenti indispensabili virtù.


In breve i radicali, sentendosi spinti verso un rifiuto viscerale del mondo liberal, del Vietnam e del sistema di scuola pubblica, hanno adottato la medesima identificazione dei liberal del loro sistema con la ragione, con l’industria e la tecnologia. Per cui i radicali levano il loro grido contro la ragione in favore di emozioni ed un vago misticismo, contro la razionalità a favore di una spontaneità indefinita e capricciosa, contro il lavoro e la lungimiranza a favore dell’edonismo e la lascivia, contro la tecnologia e l’industria a favore di un ritorno alla “natura” ed alle tribù primitive. Agendo così, adottando un nichilismo dilagante, i radicali ci stanno offrendo una soluzione ancor meno praticabile dei loro nemici liberal. Al posto dell’omicidio di milioni di persone in Vietnam sostituirebbero, in effetti, la morte per fame della vasta maggioranza della popolazione mondiale. Il punto di vista dei radicali infatti non può essere accettato da persone ragionevoli, e la maggioranza degli americani, nonostante la sua ignoranza o i suoi errori, è scaltra abbastanza da rendersene conto e da render chiaro e a volte brutale il suo rifiuto nei confronti dei radicali e dei loro alternativi etica, società e stile di vita.


Il punto centrale di questo saggio è che la gente non dev’essere costretta a scegliere tra l’alternativa del monopolio liberal del welfare-warfare state, repressivo e bellicoso, da un lato e l’irrazionale e nichilistico ritorno al primitivismo tribale dall’altro. L’alternativa dei radicali è evidentemente incompatibile con una vita prospera ed una civiltà industriale; ciò è di una chiarezza cristallina. Ma meno chiaro è il fatto che anche il liberalism corporativo di Stato è a lungo andare incompatibile con una civiltà industriale. La prima strada offre alla nostra società un suicidio rapido; la seconda un assassinio lento e prolungato.


C’è, invece, una terza alternativa che è passata inosservata nel grande dibattito tra i liberali ed i radicali. Questa alternativa consiste nel ritorno agli ideali ed alla struttura che hanno generato il nostro ordine industriale e di cui abbiamo bisogno per la sua sopravvivenza di tale ordine nel lungo termine, il ritorno al sistema che ci riconsegnerà industria, tecnologia e prosperità in rapida crescita, senza guerra, militarismo e soffocante burocrazia governativa. Questo sistema è il capitalismo del laissez-faire, quello che Adam Smith chiamò “il sistema naturale di libertà”; un sistema che si fonda su un’etica che incoraggia la ragione, la determinazione ed il successo individuali. I teorici libertari del diciannovesimo secolo, uomini come i francesi dell’epoca della Restaurazione, Charles Comte e Charles Dunoyer, e l’inglese Herbert Spencer videro chiaramente che il militarismo e lo statalismo sono reliquie e regressi verso il passato, che sono incompatibili con il funzionamento di una civiltà industriale. Ecco perchè Spencer e gli altri opposero al principio “militare” quello “industriale” e sentenziarono che o l’uno o l’altro avrebbe prevalso.


Quel che io sto suggerendo, in breve, utilizzando le categorie ipersemplificate rese popolari da Charles Reich, è un ritorno alla “Coscienza I”, una coscienza che viene bruscamente scartata da Reich ed i suoi lettori mentre procedono nel grande dibattito tra la “Coscienza II e III”. Per Reich la Coscienza I fu resa obsoleta dalla crescita della moderna tecnologia e dalla produzione di massa che avevano reso inevitabile la svolta verso lo Stato corporativista. Ma qui Reich non è abbastanza radicale; sta semplicemente adottando la convenzionale storiografia liberal secondo cui il big government fu reso necessario dalla crescita su larga scala dell’industria. Se avesse familiarità con l’economia, Reich comprenderebbe che sono proprio le economie avanzate industrialmente che richiedono un libero mercato per sopravvivere e prosperare; al contrario, una società agricola può tirare avanti all’infinito sotto il dispotismo a patto che ai contadini sia lasciata abbastanza della loro produzione per sopravvivere. I paesi comunisti dell’Europa orientale hanno scoperto questo fatto negli anni recenti; più si industrializzano, più grande ed inesorabile sarà il loro allontanamento dal socialismo e dalla pianificazione centrale e l’avvicinamento verso un’economia di libero mercato. Il rapido cambiamento dei paesi dell’Europa orientale verso il libero mercato è uno dei più rincuoranti e drastici sviluppi degli ultimi due decenni; tuttavia questa tendenza è ancora passata inosservata, poichè la sinistra trova il cambiamento dallo statalismo e dall’egualitarismo in Yugoslavia e negli altri paesi dell’Europa orientale estremamente imbarazzante, mentre i conservatori faticano ad ammettere che ci possa essere un qualsiasi elemento di speranza riguardo le nazioni comuniste.


Inoltre Reich è chiaramente ignaro delle scoperte di Gabriel Kolko e di altri storici recenti che hanno completamente rivisto la nostra raffigurazione delle origini dell’attuale welfare-warfare state. Lontano dalla versione imposta dalla grande industria secondo cui le regolamentazioni e il big government erano inevitabili, fu precisamente l’efficacia della libera concorrenza a condurre i grandi uomini d’affari in cerca di posizioni di monopolio a rivolgersi al governo in modo da acquisire tali privilegi. Non c’era nulla nell’economia che richiedesse oggettivamente un passaggio dalla Coscienza I alla Coscienza II: solo il vecchio desiderio umano di sovvenzionamenti e di privilegi speciali creò la “controrivoluzione” dello statalismo. Infatti, come abbiamo visto, questo sviluppo blocca ed ostacola solo il funzionamento dell’industria moderna; la realtà oggettiva richiederebbe un ritorno alla Coscienza I. In questo mondo di assai rapidi cambiamenti nei valori e nelle ideologie, tale mutamento di coscienza non può essere scartato come impossibile; cose di gran lunga più strane sono accadute.


In certo un senso l’adozione di valori ed istituzioni libertarie sarebbe un ritorno al passato; in un altro, sarebbe un profondo e radicale avanzamento. Pur essendo i più vecchi libertari essenzialmente dei rivoluzionari, essi permisero che successi parziali li trasformassero dal punto di vista strategico e tattico in apparenti difensori dello status quo, cioè meri oppositori del cambiamento. Assumendo questa posizione, i primi libertari persero la loro prospettiva radicale; poichè il libertarismo non è mai risucito ad imporsi pienamente. Quello che essi devono fare oggi è tornare ad essere “radicali” ancora una volta, come Jefferson, Price, Cobden e Thoreau furono prima di loro. Per fare ciò devono tenere alto il vessillo del loro scopo ultimo, il trionfo definitivo dell’antica logica dei concetti di libero mercato, libertà e diritti di proprietà privata. Tale fine ultimo è la dissoluzione dello Stato nell’organismo sociale, la privatizzazione del settore pubblico.


In contrasto alla visione disfunzionale della New Left, questo è un obiettivo pienamente compatibile con il funzionamento della società industriale ed anche con la pace e la libertà. A fin troppi dei più vecchi libertari mancò il coraggio intellettuale di andare avanti e invocare una vittoria totale, invece di accontentarsi di un trionfo parziale, e applicare i loro principi nel campo della moneta, della polizia, dei tribunali e dello Stato stesso. Essi non hanno dato retta al monito di William Lloyd Garrison secondo cui “il gradualismo in teoria è eternintà nella pratica”. Dal momento che la pura teoria non è mai tenuta in primo piano, come potrà mai essere raggiunta?


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


sabato 7 maggio 2011

Capitalismo contro Statalismo #2







{Seconda parte di tre. Qui la Prima Parte. Qui la Terza parte.}







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di Murray N. Rothbard

E così abbiamo una massa di intellettuali che per abitudine sogghigna al "materialismo" ed ai "valori materiali", che esalta l'assurdità secondo cui stiamo vivendo in "un'era di post-scarsità" che permette una cornucopia di produzione illimitata senza richiedere a nessuno di lavorare o produrre, che attaccano la nostra sproporzionata ricchezza come qualcosa di empio in una perversa ri-creazione di una nuova forma di Puritanesimo. L'idea è che la nostra macchina di capitale sia automatica e duratura, che qualsiasi cosa venga fatta o non venga fatta ad essa non importa perchè andrà avanti all'infinito — questo è il contadino che distrugge ciecamente la gallina dalle uova d'oro. Già stiamo iniziando a soffrire per il declino dei beni strumentali, per le restrizioni e le tasse ed i privilegi speciali che sono stati sempre più imposti alla macchina industriale nei decenni recenti.

Sfortunatamente stiamo sempre di più rendendo rilevante il terribile avvertimento del filosofo spagnolo Ortega y Gasset, che analizzò l'uomo moderno come

in ricerca di se stesso in un mondo così eccellente, tecnicamente e socialmente, [egli] crede che è stato prodotto dalla natura e non pensa mai agli sforzi personali degli individui altamente capaci che hanno immaginato la creazione di questo nuovo mondo. Ancora meno egli ammetterà l'idea che tutti questi impianti ancora richiedono il sostegno di certe virtù umane, il minimo fallimento delle quali causerebbe la rapida scomparsa del magnifico edificio nella sua interezza.

Ortega sosteneva che "l'uomo nella massa" avesse un tratto fondamentale: "la sua radicale ingratitudine verso tutto quello che ha reso possibile la facilità della sua esistenza". Questa ingratitudine è l'ingrediente base nella "psicologia del bambino viziato". Come Ortega dichiara:
«Erede di un'ampio e generoso passato...la nuova comunità è stata viziata dal mondo intorno ad essa...le nuove masse si ritrovano in presenza di una prospettiva piena di possibilità ed inoltre, con una certa sicurezza, con ogni cosa pronta nelle loro mani, indipendenti da qualsiasi sforzo precedente a loro favore, proprio come abbiamo trovato il sole nei cieli...E queste masse viziate sono abbastanza stupide da credere che l'organizzazione materiale e sociale, posizionata a loro disposizione come l'aria, abbia la stessa origine dal momento che non li ha mai delusi ed è quasi perfetta come lo schema naturale delle cose [...]

Visto che non vedono oltre i benefici della civiltà, meravigliandosi di invenzioni e costruzioni che possono essere solo mantenute da un grande sforzo ed una grande lungimiranza, immaginano che il loro ruolo è limitato a domandare tassativamente quei benefici, come se ne avessero un diritto naturale. Nei disordini causati dalla scarsità di cibo, la folla va in cerca di pane ed il mezzo che in generale utilizza è quello di sfondare le panetterie. Ciò potrebbe servire come simbolo dell'atteggiamento adottato, su una scala più vasta e complicata, dalle masse di oggi verso la civilizzazione da cui sono sostenuti.»[1]


In un'era in cui un numero illimitato di intellettuali irresponsabili invoca la distruzione della tecnologia ed il ritorno ad una "natura" primitiva il cui solo risultato potrebbe essere la morte per fame della stragrande maggioranza della popolazione mondiale, è istruttivo richiamare la conclusione di Ortega:

La civilizzazione non è "solo qui", non si auto-sostiene. E' artificiale e richiede un artista o un artigiano. Se si vuole fare uso dei vantaggi della civilizzazione, ma non si è preparati ad occuparsi della difesa della civilizzazione — si è fregati. In un batter d'occhio ci si ritrova senza la civilizzazione [...]. La foresta antica appare nel suo stato primitivo, proprio come se le tende che coprono la Natura fossero state scostate.[2]

Il regolare declino dei puntelli della nostra civilizzazione iniziò nel diciannovesimo secolo e fu accelerato dalla Prima Guerra Mondiale, dagli anni trenta e dalla Seconda Guerra Mondiale. Il declino consistette in un veloce inversione di marcia rispetto alla Rivoluzione ed un cambiamento orientato verso il vecchio ordine di mercantilismo, di statalismo e di guerra internazionale. In Inghilterra il capitalismo laissez-faire di Price e Priestly, dei Radicali e di Cobden e Bright, e della scuola di Manchester, fu rimpiazzato da uno statalismo Conservatore che conduceva verso un Impero aggressivo ed una guerra verso altri poteri imperiali. Negli Stati Uniti la storia fu la stessa, poichè gli uomini d'affari si rivolsero sempre di più al governo per imporre cartelli, monopoli, sovvenzioni e privilegi speciali. Qui come nell'Europa occidentale l'avvento della Prima Guerra Mondiale fu un grande punto di svolta — aggravò l'imposizione del militarismo e della pianificazione interna dell'economia da parte del governo, e l'espansione imperiale e l'interventismo oltreoceano. Le gilde medioevali furono ristabilite sotto una nuova forma — quella dei sindacati con la loro struttura di restrizioni ed il loro ruolo di partner minori del governo e dell'industria nel nuovo mercantilismo. Tutti questi finimenti dispotici del vecchio ordine ritornarono sotto una nuova forma. Invece del monarca assoluto, abbiamo il Presidente degli Stati Uniti che brandisce un potere di gran lunga maggiore rispetto a qualsiasi altro monarca del passato. Invece di una nobiltà costituita, abbiamo un'Establishment con potere e ricchezza che continua a governarci malgrado il partito politico che si trova tecnicamente in carica. La crescita di un'amministrazione statale bipartisan, concentrata sia su una politica interna che estera, l'avvento di freddi tecnici del potere che pare siedano in posizioni di comando nonostante chi votiamo (gli Acheson, i Bundy, i Baruch, i McCloy, gli Edgar J. Hoover), tutto sottolinea la nostra sottomissione crescente ad un elite che cresce sempre più ingrassata e privilegiata grazie alle tasse che sono in grado di estrarre dalla gente.

Il risultato peggiore della struttura di fardelli mercantilisti e di restrizioni è stato quello di piazzare la nostra economia sotto una tensione sempre più crescente. Tasse più alte gravano su di noi ed il complesso militare-industriale devia un'enorme quantità di risorse, di capitale, di tecnologia, di scienziati e di ingegneri, da usi produttivi allo spreco distruttivo della macchina militare. Industria dopo industria è stata regolamentata ed inserita in un cartello fino al declino: le ferrovie, l'energia elettrica, il gas naturale e le industrie delle comunicazioni sono gli esempi più ovvii. Il settore immobiliare e quello della costruzione è stato sellato con il flagello di tasse alte sulla proprietà, di restrizioni sulla zona, di regolamenti edilizi, dell'equo canone e di norme sindacali sul lavoro. Visto che il capitalismo di libero mercato fu rimpiazzato dal capitalismo di Stato, la nostra economia iniziò sempre di più ad andare in rovina e le nostre libertà ad erodersi.

Infatti è istruttivo fare una lista delle aree con problemi universali della nostra economia e della nostra società, e tramite ciò troveremo un lampante leitmotif: il governo. In tutte le aree con problemi, l'operato del governo o il controllo è stato in special modo evidente.

Consideriamo:

  • Politica estera e guerra: Esclusivamente governative.
  • Coscrizione: Esclusivamente governativa.
  • Crimini nelle strade: La polizia ed i giudici sono un monopolio del governo, e così anche le strade.
  • Sistema Welfare: Il problema è nel welfare del governo; non c'è alcun problema speciale nelle agenzie private di welfare.
  • Inquinamento delle acque: La spazzatura posseduta dai municipi è scaricata nei fiumi e negli oceani posseduti dal governo.
  • Servizio postale: I fallimenti degli Uffici Postali sono supportati dal governo, non, per esempio, tra simili concorrenti privati di maggiore successo come i corrieri espressi e il Sistema Postale Indipendente d'America, per la posta di terza classe.
  • Il complesso industriale-militare: Risiede interamente nei contratti del governo.
  • Ferrovie: Sovvenzionate e pesantemente regolate dal governo per un secolo.
  • Telefonia: Un monopolio privilegiato del governo.
  • Gas ed elettricità: Un monopolio privilegiato del governo.
  • Settore immobiliare: tormentato dall'equo canone, dalle tasse sulla proprietà, dalle restrizioni sulla zona e dai programmi di rinnovo urbanistici (tutto del governo).
  • Autostrade: Tutte costruite e possedute dal governo.
  • Regolamentazioni sindacali e scioperi: Il risultato del privilegi elargiti dal governo, in particolare nel Wagner Act del 1935.
  • Tassazione alta: Esclusivamente governativa.
  • Le scuole: Quasi tutte governative, o se non direttamente, pesantemente sovvenzionate e regolate dal governo.
  • Intercettazioni ed invasioni delle libertà civili: Quasi tutte fatte dal governo.
  • Denaro ed inflazione: Il denaro ed il sistema bancario sono totalmente sotto il controllo e la manipolazione del governo.

Esaminate le aree con problemi e dovunque, come un filo rosso, troverete l'arrogante macchia del governo. Al contrario, si consideri l'industria del frisbee. I freesbie sono prodotti, venduti ed acquistati senza seccature, senza agitazioni, senza sfaceli di massa o proteste. Essendo un'industria relativamente libera, il business pacifico e produttivo dei frisbee è un modello di cosa l'economia americana una volta era e può ancora essere — se è liberata dalle catene repressive del governo.

In The Affluent Society, scritto alla fine degli anni cinquanta, John Kenneth Galbraith indicò il fatto che le aree governative sono le aree con i maggiori grattacapi. Ma la sua spiegazione sosteneve che noi abbiamo "affamato" il settore pubblico e che pertanto dovremmo essere tassati più pesantemente in modo da allargare il settore pubblico anche oltre a spese di quello privato. Ma Galbraith sorvolò il fatto lampante che la proporzione delle entrate nazionali e le risorse destinate al governo si sono espanse enormemente sin dal volgere del secolo. Se i problemi non sono apparsi in precedenza e sono apparsi in misura crescente precisamente nel settore governativo in espansione, il giudizioso potrebbe benissimo concludere che forse il problema giace nel settore pubblico stesso. E ciò è precisamente l'affermazione del libero mercato libertario. Problemi e sfaceli sono interni alle operazioni del settore pubblico e del governo in generale. Privato da un test guadagni/perdite per misurare la produttività e l'efficienza, la sfera del governo sposta il potere delle decisioni dalle mani di ogni individuo e gruppo di cooperazione, e posiziona quel potere nelle mani di tutta la macchina governativa. Questa macchina non solo è coercitiva ed inefficiente; è necessariamente dittatoriale perchè qualsiasi decisione potrebbe prendere, ci saranno sempre minoranze o maggioranze i cui desideri e scelte sono stati annullati. Una scuola pubblica deve prendere una decisione in ogni area: deve decidere se essere disciplinata o progressiva o una combinazione delle due; se essere a favore del capitalismo o a favore del socialismo o neutrale; se essere integrativa o segregativa, egalitaria o elitaria, e così via. Qualunque cosa decida, ci sono cittadini che sono permanetemente privati di qualcosa. Ma nel libero mercato, i genitori sono liberi di sponsorizzare qualunque scuola privata o volontaria che desiderano, e diversi gruppi di genitori saranno così in grado di esercitare la propria scelta senza ostacoli. Il libero mercato permette ad ogni individuo e gruppo di massimizzare il suo rango di possibilità, per prendere le proprie decisioni e scelte e metterle in azione.

E' ironico che il professor Galbraith non pare essere molto contento del settore pubblico per quello che ha ultimamente fatto vedere: nel complesso industriale-militare, nella guerra del Vietnam, in quello che Galbraith stesso ha propriamente deriso come il "Grande Affare Socialista" del presidente Nixon. Ma se il glorioso settore pubblico, se espanso dal governo, ci ha portato a questo grazioso compimento, forse la risposta è di far ritirare il governo, ritornare alla vera via rivoluzionaria per smantellare il Grande Stato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] José Ortega y Gasset, The Revolt of the Masses (New York: W. W. Norton, 1932), pp. 63–65.

[2] Ibid., p 97.

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venerdì 6 maggio 2011

Capitalismo contro Statalismo #1

Un saggio di cui si sentiva la mancanza. Un simile scritto è altamente il benvenuto perchè spiega una volta per tutte come il capitalismo sia stato "manipolato" ed introdotto nell'immaginario collettivo come il peggiore dei mali (subito dopo la deflazione e Alien vs Predator), a che scopo e da chi. Un poderoso resoconto della trasformazione del capitalismo di libero mercato in capitalismo di Stato, ovvero, da vantaggio per molti a vantaggio per pochi. Infatti molte voci mainstream dicono che oggi è il "capitalismo" il sistema economico che regna incontrastato, ma evadono le seguenti domande: il capitalismo di libero mercato prevede il salvataggio di banche? Prevede lo "stimolo" dell'economia? Prevede il furto a mano armata?

{Prima parte di tre}.
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di Murray N. Rothbard

[Questo articolo fu originariamente pubblicato in Outside Looking In: Critiques of American Policies and Institutions, Left and Right. New York: Harper and Row, 1972, pp. 60-74. Rishttp://www.blogger.com/img/blank.giftampato in The Logic of Action Two: Applications and Criticism from the Austrian School. Glos, UK: Edward Elgar Publishing Ltd., 1997, pp. 185-199.]


Sin dal primo momento abbiamo avuto grandi problemi con il termine "capitalismo". Quando ci rendiamo conto che il termine fu coniato dal nemico più famoso del capitalismo, Karl Marx, non c'è da sorprendersi che un analista neutrale o a favore del "capitalismo" potrebbe trovare il termine mancante di precisione. Il capitalismo tende ad essere un termine generico, un concetto d'insieme che i marxisti applicano praticamente a tutte le società sulla faccia del globo, con l'eccezione di pochi paesi "feudali" e delle nazioni comuniste (sebbene, ovviamente, i cinesi considerano la Yugoslavia e la Russia "capitalisti", mentre molti Trotskysti includerebbero anche la Cina). I marxisti, per esempio, considerano l'India un paese "capitalista", ma l'India, tormentata da un enorme e mostruoso sistema di restrizioni, caste, regolazioni di Stato e privilegi di monopolio, è tanto lontana dal capitalismo di libero mercato quanto può essere immaginato.[1]

Se dobbiamo mantenere il termine "capitalista", allora dobbiamo distinguere tra "capitalismo di libero mercato" da una parte e "capitalismo di Stato" dall'altra. I due sono così diversi come lo sono il giorno e la notte nella natura delle loro conseguenze. Il capitalismo di libero mercato è una struttura di scambi liberi e volontari in cui i produttori lavorano, producono e scambiano i loro prodotti con i prodotti di altri attraverso prezzi a cui si giunge volontariamente. Il capitalismo di Stato consiste in uno o più gruppi che fanno uso dell'apparato di coercizione del governo — lo Stato — per accumulare capitale per loro stessi espropriando la produzione di altri con la forza e la violenza.

In tutta la storia gli Stati sono esistiti come strumenti per una predazione organizzata e per lo sfruttamento. Non importa molto quale gruppo di persone prende il controllo dello Stato in un qualunque dato periodo di tempo, che siano despoti orientali, re, latifondiari, mercanti privilegiati, ufficiali dell'esercito o partiti comunisti. Il risultato è dovunque e sempre il danneggiamento forzato della massa dei produttori — nel corso dei secoli è stata ampiamente la classe contadina — da parte di una classe dirigente di governatori dominanti e della loro classe di burocrati. In generale lo Stato ha avuto inizio come puro banditismo e conquista, dopodiché i conquistatori si stabilirono tra i popoli soggiogati per estorcere un tributo permanente e duraturo sottoforma di "tassazione" e distribuire la terra dei contadini in enormi tratti ai signori conquistatori, che poi procedevano a ricavarne la "rendita". Un paradigma moderno è la conquista spagnola dell'America Latina, quando la conquista militare della classe contadina degli indiani nativi portò alla distribuzione delle terre degli indiani alle famiglie spagnole e lo stabilimento degli spagnoli come classe dirigente sulla classe contadina nativa.

Per rendere il loro governo permanente, i dirigenti dello Stato avevano bisogno di ottenere un tacito consenso dai loro sottomessi almeno per legittimare il loro dominio. Per questo scopo lo Stato ha sempre preso un corpo di intellettuali per diffondere un'apologia a favore della saggezza e della necessità del sistema esistente. L'apologia differisce nel corso dei secoli; a volte è la classe sacerdotale che usa il mistero ed i rituali per dire ai sottomessi che il re ha origine divina e si deve obbedire a lui; a volte sono i liberali Keynesiani che usano la loro forma di mistero per dire alla gente che la spesa del governo, apparentemente improduttiva, aiuta tutti incrementando il PNL e dare energia al "moltiplicatore" Keynesiano. Ma ogni volta lo scopo è lo stesso — giustificare il sistema di governo esistente e lo sfruttamento della popolazione sottomessa; ed ogni volta i mezzi sono gli stessi — i dirigenti dello Stato che condividono il loro potere ed una porzione del loro bottino con i loro intellettuali. Nel diciannovesimo secolo gli intellettuali, i "socialisti monarchici" dell'Università di Berlino, dichiararono orgogliosamente che il loro obiettivo principe era di servire come "la scorta degli intellettuali della Casa degli Hohenzollern". Questa è stata la funzione della corte degli intelelttuali, nel passato e nel presente — servire come la scorta di intellettuali per la loro particolare classe dirigente.

In un senso più profondo, il libero mercato è il metodo e la società "naturale" per l'uomo; può sorgere e pertanto sorge "naturalmente" senza un sistema intellettuale elaborato per spiegarlo e difenderlo. Il contadino analfabeta sa nel suo cuore la differenza tra il duro lavoro e la produzione da una parte e la predazione e l'espropriazione dall'altra. Se non è disturbata, si viene a creare una società agricola e commerciale dove ogni uomo lavora al compito a cui è più adatto nelle condizioni del tempo, e poi commercia il suo prodotto in cambio dei prodotti di altri. Il contadino coltiva grano e lo scambia col sale prodotto da altri o per scarpe del calzolaio locale. Se sorgono delle dispute sulla proprietà o sui contratti, i contadini e gli abitanti del villaggio portano i loro problemi all'uomo saggio dell'area, a volte l'anziano della tribù, per fare da arbitro.

Ci sono numerosi esempi storici sulla crescita e lo sviluppo di tali società puramente di libero mercato. Due possono essere menzionate qui. Una è la fiera della Champagne, quella che per centinaia di anni nel Medioevo fu il centro del commercio internazionale in Europa. Vedendo l'importanza di queste fiere, i re ed i baroni le lasciarono indisturbate, non tassate e non regolate, ed ogni disputa che sorgeva nelle fiere era risolta in una delle tanti corti volontarie ed in concorrenza mantenute dalla chiesa, dai nobili e dagli stessi mercanti. Un esempio più radicale e meno conosciuto è l'Irlanda celtica, la mancanza di un canale governativo che trasmettesse ed imponesse ordini e dettami dei conquistatori, ritardò la conquista per secoli.[2]

Le colonie americane furono benedette da un ceppo di pensiero libertario ed individualista che tentò di sostituire l'autoritarismo Calvinista, una corrente di pensiero ereditata dai libertari e dai radicali anti-statalisti della rivoluzione inglese del diciassettesimo secolo. Queste idee libertarie furono in grado di esercitare una presa più salda negli Stati Uniti che nei paesi madre poichè le colonie americane erano ampiamente libere dal monopolio feudale della terra che esisteva in Inghilterra.[3] Ma in aggiunta a questa ideologia, l'assenza di un governo centrale reale nella maggior parte delle colonie permise la crescita di una società di libero mercato "naturale" e spontanea, priva di qualsiasi governo politico. Ciò era particolarmente vero per tre colonie. Una era l'Albemarle, che in seguito divenne il nord-est della Nord Carolina, dove non è esistito alcun governo per decenni finchè la Corona Inglese concesse la gigantesca Carolina in concessione demaniale nel 1663. Un'altro esempio di spicco fu il Rhode Island, originariamente una serie di insediamenti anarchici fondati da gruppi di rifugiati dall'autocrazia del Massachusetts. Infine una serie di circostanze peculiari mise in atto un'anarchismo individualista in Pennsylvania per circa un decennio dal 1680 al 1690 circa.[4]

Mentre la società puramente libera e laissez-faire sorge spontaneamente dove le persone sono lasciate libere di esercitare le proprie energie creative, lo statalismo è stato il principio dominante in tutta la storia. Dove il despotismo dello Stato esistse già, allora la libertà può solo sorgere da un movimento ideologico auto-cosciente che intraprende una battaglia prolungata contro lo statalismo e rivela alle masse il grave difetto nell'accettazione della propaganda della classe dirigente. Il ruolo di questo movimento "rivoluzionario" è di mobilitare i vari ranghi delle masse oppresse, e di sconsacrare e delegittimare il potere dello Stato ai loro occhi.

E' nella gloria della civiltà occidentale dell'Europa occidentale del diciassettesimo e del diciottesimo secolo, in cui, per la prima volta nella storia, un'ampio, determinato e parzialmente vittorioso movimento sorse per liberare gli uomini dalle catene restrittive dello statalismo. Mentre l'Europa occidentale diveniva progressivamente avviluppata ad una rete coercitiva di restrizioni feudali e gilde e ai privilegi e monopoli dello Stato con il re che ricopriva il ruolo di signore feudale, il movimento di libertà sorse con lo scopo consapevole di liberare le energie creative dell'individuo, di costituire una società di uomini liberi da rimpiazzare la gelida repressione del vecchio ordine. I Livellatori, gli uomini del Commonwealth e John Locke in Inghilterra, i filosofi ed i Fisiocarti in Francia, inaugurarono la Rivoluzione Moderna nel pensiero e nell'azione che infine culminò nelle Rivoluzioni Francese ed Americana del tardo diciottesimo secolo.

Questa Rivoluzione era un movimento a nome della libertà individuale e tutte le sue sfaccettature erano essenzialmente derivate da questo fondamentale assioma. Nella religione il movimento sottolineava la separazione della Chiesa dallo Stato, in altre parole la fine della tirannia teocratica e l'avvento della libertà religiosa. Negli affari esteri questa fu una rivoluzione a nome della pace internazionale e la fine alle incessanti guerre in nome della conquista di Stato e della gloria dell'elite governante. Politicamente fu un movimento per privare la classe dirigente dal suo potere assoluto, per ridurre le opportunità del governo e mettere qualsiasi parvenza di governo rimasta al vaglio della scelta democratica e delle frequenti elezioni. Economicamente il movimento sottolineava la liberazione delle energie produttive dell'uomo dalle catene governative, cosicché agli uomini potesse essere permesso di lavorare, investire, produrre e scambiare dove avrebbero preferito farlo. Il famoso grido al potere era laissez faire: lasciateci esistere, lasciateci lavorare, produrre, comemrciare muoverci da una giurisdizione o paese ad un altro. Lasciateci vivere e lavorare e produrre senza ostacoli da parte di tasse, di controlli, di regolamentazioni o di privilegi di monopolio. Adam Smith e gli economisti classici erano solo il gruppo più economicamente specializzato di questo ampio movimento di liberazione.

Fu il successo parziale di questo movimento che liberò l'economia di mercato e perciò diede vita alla Rivoluzione Industriale, probabilmente l'evento più decisivo e più liberatorio dei tempi moderni. Non fu un caso che la Rivoluzione Industriale emerse in Inghilterra, non nella Londra gestita dalle gilde e controllata dallo Stato, ma nelle nuove città industriali e nelle aree che sorsero a nord dell'Inghilterra in precedenza rurali e pertanto non regolate. La Rivoluzione Industriale non poteva arrivare in Francia finchè la Rivoluzione Francese non liberò l'economia dalle pastoie dei proprietari feudali e dalle innumerevoli restrizioni locali sul commercio e sulla produzione. La Rivoluzione Industriale liberò gli uomini dalla loro miserabile povertà e disperazione — una povertà aggravata da una popolazione in crescita che non poteva trovare alcun impiego nell'economia congelata dell'Europa pre-industriale. La Rivoluzione Industriale, il raggiungimento del capitalismo di libero mercato, significò un miglioramento rapido e regolare nelle condizioni di vita e nella qualità della vita per un'ampia maggioranza delle persone, dei lavoratori, dei consumatori e dovunque l'impatto del mercato fosse percepito.

Area originariamente non sviluppata e scarsamente popolata, l'America non iniziò come un paese capitalista di riferimento. Ma dopo un secolo di indipendenza raggiunse la sua eminenza, e perchè? Non come il mito comune lo racconta, ovvero poichè avesse risorse naturali superiori. Le risorse del Brasile, dell'Africa, dell'Asia sono almeno tanto grandi quanto quelle dell'America. La differenza è a causa della relativa libertà negli Stati Uniti, perchè fu qui che l'economia di libero mercato fu permessa più che in ogni altro paese. Iniziammo liberi da una classe feudale o monopolistica di proprietari terrieri, ed iniziammo con un'ideologia fortemente individualista che si diffuse molto nella popolazione. Ovviamente il mercato negli Stati Uniti non fu mai libero e non ostacolato; ma la sua libertà relativamente più grande (in relazione con altri paesi o secoli) risultò nell'enorme rilascio di energie produttive, nei massicci beni strumentali e nello straordinario standard di vita che la massa degli Stati Uniti non solo godeva ma dava anche per scontato. Vivendo nel lusso più sfrenato che non poteva essere immaginato nemmeno dal più ricco imperatore del passato, stiamo agendo sempre di più come l'uomo che assassinò la gallina che covava uova d'oro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


(I). Link alla Seconda Parte

(II). Link alla Terza Parte


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Note

[1] Per un punto di vista sull'India da parte di economisti di libero mercato, vedi Peter T. Bauer, United States Aid and Indian Economic Development (Washington, D.C.: American Enterprise Association, 1959) e B.R. Shenoy, Indian Planning and Economic Development (Bombay and New York: Asia Publishing House, 1963).

[2] In tal modo, gli inglesi alla fine del diciannovesimo secolo ebbero grande difficoltà nello stabilire il loro dominio sulla tribù degli Ibos privi di Stato e in libero mercato nell'Africa occidentale. Sull'Irlanda, vedi Joseph R. Peden, "Stateless Societies: Ancient Ireland," The Libertarian Forum (April 1971) and the references therein.

[3] Sull'eredità ideologica dall'Inghilterra, vedi Bernard Bailyn, The Ideological Origins of the American Revolution (Cambridge, Mass.: Harvard University Press, 1967).

[4] Vedi Murray N. Rothbard, "Individualist Anarchism in the United States: The Origins", Libertarian Analysis (Winter 1970): 14–28.

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