venerdì 9 gennaio 2015

Rannichiatevi e copritevi — La calma sta finendo, la tempesta è in arrivo





di David Stockman


Il 15 Settembre 2008 è stato il giorno in cui la Lehman è morta e le banche centrali del mondo sono andate all-in guidate dalla FED. E' stato un tuffo epocale nella deformazione monetaria più pericolosa che il mondo abbia mai visto.

In quel momento era in atto una liquidazione di quel che rimaneva dei mercati dei capitali. Una pulizia dal marciume speculativo che si era accumulato durante l'era Greenspan. Ma la falsa depressione sbandierata dall'accolito della FED, Ben Bernanke, non ha lasciato operare questa pulizia. Lo zio Ben sventolava il feticcio di una'imminente Grande Depressione 2.0 — mandando nel panico Washington, Wall Street e il resto del mondo.

Il giorno successivo AIG sembrava come Ground Zero — il luogo in cui è stato confezionato l'intero "contagio" sistemico. In verità AIG non era portatrice di un misterioso contagio finanziario che era arrivato da una cometa dello spazio profondo.

Come la storia ha ormai dimostrato, gli $800 miliardi nel bilancio patrimoniale di AIG erano perfettamente solvibili. Non un contratto d'assicurazione sulla vita, né una polizza in qualsiasi parte del mondo era in pericolo la mattina del 16 settembre.

L'unica cosa marcia erano i CDS (credit default swap) della filiale inglese di AIG, i quali erano monumentalmente illiquidi. Joseph Cassano e gli altri incompetenti che la gestivano, avevano passato i due decenni precedenti a raccogliere monetine (i premi dei CDS) di fronte ad un rullo compressore, mentre si sfregavano le mani all'idea di tutti quegli utili — tutto per il bene dei loro bonus stratosferici.

Ma con l'implosione del mercato dei mutui cartolarizzati, dovevano soddisfare le margin call sui contratti d'assicurazione alla cui base c'erano CDO ipotecari. In verità, però, tutta la montagna dei CDS era una falsa assicurazione sebbene la holding di AIG non avesse ricevuto un'accertazione giuridica sulle centinaia di miliardi di dollari e asset liquidi sistemati in decine delle sue principali filiali.

Sul piano giuridico e sul flusso di cassa, l'impero assicurativo di Hank Greenberg era essenzialmente un fondo comune. Cassano e la sua combriccola stavano implicitamente impegnando asset (attraverso un rating AAA sponsorizzato da AIG) appartenenti a qualcun altro — cioè, le altre filiali e i commissari statali che li controllavano.

Eppure questo fatto scandaloso non solo non ha scatenato una crisi mondiale, non ha affatto scatenato una crisi. Sì, le centinaia di miliardi di contratti CDS venduti da Cassano a Londra, erano fasulli e non potevano essere rimborsati — dal momento che la holding non aveva capitale liquido disponibile. Tuttavia venivano acquistati da una dozzina delle più grandi banche del mondo, tra cui Deutsche Bank, Barclays, Societe Generale, Bank of America/Merrill Lynch e Goldman Sachs, tanto per citare alcuni dei soliti sospetti. E come ho documentato in The Great Deformation, queste banche avrebbero potuto permettersi il lusso di subire il colpo dei CDO — colpo ampiamente meritato tra l'altro.

Per quanto riguarda il primo punto, il bilancio complessivo delle grandi banche colpite era di circa $20 bilioni all'epoca e la perdita potenziale sui contratti CDS, che la holding di AIG non poteva coprire, era di circa $80 miliardi. Dopo tutto la maggior parte dei CDO che queste mega-banche aveva acquistato e poi magicamente trasformato in crediti AAA, era costituita dalle cosiddette tranche “super-senior”. Il sudiciume alla base delle strutture di capitale dei CDO — che hanno generato profonde perdite — era stato impegnato dagli investitori e dai fondi fiduciari istituzionali in villaggi di pescatori norvegesi e roba simile.

Così il giorno della resa dei conti per la frode rappresentata dai CDS di AIG, non sarebbe affatto stata una minaccia per il sistema bancario del mondo. Le perdite potevano essere pari allo 0.5% delle loro posizioni combinate — una botta unica che i broker di Wall Street avrebbero consigliato di ignorare e che avrebbe potuto intaccare i bonus dei banchieri l'anno successivo o anche meno.

E quei banchieri stupidi dovevano essere puniti per la loro negligenza, stupidità e avidità. Purtroppo Cassano non è mai stato incriminato per la sua caterva di CDS fasulli, nonostante fosse una frode in bella vista. Chiunque avesse letto il 10K di AIG avrebbe visto che il suo bilancio consolidato era pingue di stop ai dividendi e limiti di capitale imposti dalle autorità di regolamentazione alle filiali. Cassano non ha mai, mai avuto il denaro per soddisfare richieste di margin call o per ripagare i crediti reali; le sue illusioni se le sono bevute solo i fessi.

Ma questo fiume di stupidità e negligenza era davvero enorme se consideriamo la storia dell'era finanziaria moderna; era davvero il Rubicone. Il Segretario Paulson, Bernanke e la cricca di Wall Street, trasformando con destrezza di mano un colpo trascurabile al bilancio delle mega-banche del mondo — la maggior parte delle quali era istituzioni quasi-socialiste in Europa e sarebbero state salvate dai loro governi in ogni caso — nel presunto crollo del possente AIG, hanno aperto la porta all'attuale follia monetaria globale.

All'epoca AIG era una sottospecie di gold standard finanziario — un pachiderma con un bilancio AAA che teneva insieme l'intero mercato finanziario. Quando di punto in bianco — senza neanche un paio di giorni di preavviso per il pubblico attento — sembrava finita in un buco nero da $180 miliardi, non solo sarebbe nato il mito del crollo sistemico e del "contagio" finanziario; ma avrebbe guadagnato una risonanza immediata anche in tutta Wall Street e Washington.

Il resto è storia, come si suol dire. E che fantastica, ma deplorevole storia è stata. A causa dei maledetti feticci del passato che oggi animano il giornalismo mainstream, ci si è già dimenticati dei bilanci mastodontici delle banche centrali — i quali non esistevano neanche lontanamente sei anni fa. Infatti, era una cosa inimmaginabile allora — anche per lo stesso Bernanke.

Ma dopo il catalizzatore AIG, è giunta alla ribalta la folle stampa monetaria. Come illustrato qui sotto, ci sono voluti 94 anni affinché la FED aumentasse il suo bilancio a $900 miliardi — qualcosa raggiunto costantemente, creando nuovo credito dal nulla nel corso degli anni e dei decenni. Ma in sei settimane dalla cosiddetta crisi AIG, Bernanke ha fatto quello che i suoi predecessori avevano realizzato in un intero secolo.

E poi non si è fermato più. Per combattere il presunto nemico del "contagio" e impedire una sana pulizia di Wall Street, alla fine del 2008 ha quasi triplicato il bilancio della FED e da lì è andato ancora oltre.




E naturalmente non è stata solo la FED ad arroventare le rotative della stampante monetaria. A causa della loro ideologia keynesiana, le altre banche centrali del mondo hanno seguito l'esempio. Al tempo della crisi, il bilancio combinato di FED, BCE e BoJ era di $3.5 bilioni o circa l'11% del PIL. In breve tempo questo numero avrebbe raggiunto $11 bilioni o il 30% del PIL del cosiddetto G-3.

Se contiamo la BOE, la PBOC, le banche centrali degli esportatori di petrolio, la Russia, la banca centrale indiana e quella australiana, avremo un bilancio totale superiore ai $16 bilioni o circa il triplo del livello pre-crisi.




Questo tsunami di credito delle banche centrali ha fatto poco per l'economia reale in luoghi dove il settore privato aveva già raggiunto un "picco del debito", come negli Stati Uniti e in Europa; e ha alimentato un ultimo giro di investimenti improduttivi in luoghi dove tale picco non era stato ancora raggiunto, come Cina, Brasile e gran parte del resto dei mercati emergenti.

Ma in tutti questi Paesi non ha fatto altro che alimentare un'inflazione nei prezzi degli asset finanziari che nessuno aveva mai visto prima.

Prima del raffreddamento recente, i mercati azionari di tutto il mondo avevano raggiunto una capitalizzazione di circa $75 bilioni rispetto ai $25 bilioni del marzo 2009. E, sì, $50 bilioni di guadagni in un batter d'occhio hanno fatto meraviglie per il patrimonio netto del cosiddetto 1%.

Ma ha fatto anche qualcosa di diverso; ha distrutto le restanti vestigia di una stabilità dei mercati finanziari e di un price discovery onesto. Dopo 6 anni di tsunami monetario delle banche centrali, i segnali di mercato genuini sono stati annacquati; le posizioni short sono state seppellite; gli scettici sono stati buttati fuori a calci; gli investitori anziani si sono ritirati; gli speculatori hanno acquistato "protezioni" (cioè, scommesse sull'S&P 500) a pochi spiccioli; e la legge "comprare nei ribassi" è diventata inattaccabile.

Ancora più importante, i mercati dei capitali sono stati trasformati in casinò praticamente privi di tutte le informazioni economiche......tranne i comunicati stampa delle banche centrali, utili per il front-running da parte di banche commerciali, società di intermediazione e hedge fund. Alla fine, l'unico motivo per comprare nei mercati era l'irrefrenabile salita di tutte le classi di asset rischiosi; e l'unico rischio di cui valeva la pena preoccuparsi, era rappresentato dai comunicati dei banchieri centrali e dei loro tirapiedi a Wall Street.

Fino a quando la truffa della banca centrale andrà avanti, non vi sarà motivo per non comprare, comprare, comprare. Il più grande pagliaccio nel mondo finanziario, Jim Cramer di CNBC, è diventato un profeta. Infatti, la spensieratezza di quest'uomo è diventata parte integrante del casinò.

E il VIX è la pistola fumante. Nell'arco di circa 72 mesi, i banchieri centrali del mondo hanno buttato il rischio finanziario fuori dal casinò.




In realtà, non l'hanno bandito; hanno solo fatto finta che non esistesse. Quando ogni asset finanziario aumenta, il casinò crea la propria garanzia collaterale: il guadagno di ieri diventa il titolo ipotecato, o ri-ipotecato, di domani a garanzia del prossimo giro di acquisti. E finché i valori patrimoniali si gonfiano, il rischio insito in queste catene viene smorzato.

Ma questo è esattamente il motivo per cui l'attuale madre di tutte le bolle finanziarie è così pericolosa e instabile. L'"offerta" marginale dipende da garanzie i cui valori sono gonfiati, caratteristica nascosta nella selva e nelle trame di tutto il sistema finanziario globale. Per esempio, quando due sere fa il mercato azionario cinese ha subito un vuoto d'aria del 5.5% nel giro di pochi minuti, è accaduto perché le autorità finanziarie hanno cancellato obbligazioni repo emesse da agenzie di sviluppo locali fallite.

Detto in modo diverso, l'economia mondiale è piena di bombe ad orologeria finanziarie, perché la repressione finanziaria della banca centrale ha causato un drastico mispricing di quasi ogni classe di asset finanziario.

Come ha fatto notare Ambrose Evans-Prichard, la ZIRP delle banche centrali ha compresso radicalmente i mercati del debito del mondo. Questo significa che i tassi di capitalizzazione — la base per valutare decine di migliaia di miliardi di titoli a reddito fisso e immobiliari in tutto il mondo — sono così ridicolmente bassi da essere addirittura stupidi:

Ormai è chiaro che il mondo è diventato dipendente dagli stimoli delle banche centrali. Bank of America ha detto che 56pc del PIL mondiale sono attualmente supportati da tassi di interesse pari a zero, e così anche 83pc di titoli nelle borse mondiali. La metà di tutti i titoli di stato del mondo, rende meno dell'1pc. Circa 1.4 miliardi di persone stanno vivendo con tassi negativi, in una forma o nell'altra.

Inutile dire che questa repressione finanziaria delle banche centrali ha scatenato un inseguimento scriteriato per "rendimenti" o guadagni di breve termine. Di questi tempi il concetto di "esuberanza irrazionale" pare aver acquisito una nuova connotazione. Prendete in considerazione, ad esempio, gli sfortunati investitori in fondi comuni o i gestori istituzionali che hanno acquistato CLO e CDO nel settore energetico. Qual è la garanzia per i rendimenti al 5% pubblicizzati da questi fondi — titoli spesso emessi e gestiti dalla stessa gente che l'ultima volta ha venduto prodotti finanziari simili nel settore immobiliare?

La garanzia è rappresentata da prestiti a leva emessi da operatori nel settore dell'olio di scisto. La garanzia collaterale dietro questi prestiti a leva, a sua volta, è rappresentata dalle rocce di scisto che sono risultate inutili fino al 2005 e oggi risulterebbero altrettanto inutili senza un costo del greggio nettamente più alto e un costo dei capitali nettamente più basso.

Detto in altro modo, la garanzia dell'olio di scisto va a farsi friggere dopo circa due anni, a meno che non venga lanciato nuovo denaro nei pozzi petroliferi e i prezzi del petrolio non tornino ben al di sopra dei $75-80 al barile. Ma con il prezzo del petrolio che ora sta sprofondando verso i $50, presto le perforazioni si fermeranno, la produzione andrà a farsi benedire, il valore della garanzia dell'olio di scisto regredirà a zero, i mutuatari andranno in default, i CLO nel settore energetico imploderanno e i cacciatori di rendimenti verranno lasciati con un pugno di mosche in mano.

Non si può dire la stessa cosa per i titoli di stato italiani al 2%? Come ricordato di seguito, l'economia italiana non è cresciuta per sei anni, il suo rapporto debito/PIL è schizzato in alto e il suo sistema politico si sta disintegrando.





Quindi, da dove è arrivata la "domanda" dopo il "whatever it takes" di Draghi che in soli 24 mesi ha abbassato dal 7% al 2% il rendimento di questa spazzatura obbligazionaria?

Beh, l'ha creata la BCE stessa. Gli speculatori hanno fatto front-running alla dichiarazione di Draghi, hanno comprato un mucchio di obbligazioni italiane e quindi hanno scaricato i loro acquisti nel mercato dei pronti contro termine. Sì, la ZIRP delle banche centrali significa essenzialmente un carry trade a costo zero; è la fonte di quella domanda a cui non interessa se il 2% è sufficiente. I bond vengono trattenuti solo per qualche giorno o addirittura per qualche ora, almeno finché può essere sfruttato il mercato dei pronti contro termine e i prezzi obbligazioni continuano a salire.

Poi, un bel giorno, le cose vanno a rotoli. Credete che le obbligazioni internazionali in dollari — un esempio del debito da $9 bilioni dei mercati emergenti — emesse dalle banche turche a garanzia dei loro prestiti rappresentino una storia diversa? Basta solamente guardare alla catena di garanzie. Istanbul è composta da chilometri di appartamenti ed edifici commerciali vuoti che sono la garanzia dei prestiti bancari turchi. Ma qual è l'equity dei costruttori immobiliari che hanno stipulato questi prestiti — se non il loro "investimento" nel governo di Erdogan? Il più delle volte il suddetto equity è costituito dagli acconti sullo spazio di costruzione; denaro sborsato dagli speculatori che l'hanno preso in prestito dalle stesse banche.

In un mondo pervaso dalla ZIRP, le catene di garanzie collaterali si estendono così in profondità nel mondo sotterraneo della speculazione che nessuno riesce più a capire cosa appartiene a chi. Almeno finché le cose non esplodono. Poi apprenderemo del "rischio" che era stato spinto sotto il tappeto durante la grande bolla degli ultimi 6 anni, proprio come è successo nel settembre 2008.

In breve, il rischio è venuto fuori dal suo nascondiglio; le catene di garanzie collaterali si stanno incrinando; le bombe ad orologeria finanziarie stanno cominciando ad esplodere.

Non c'è nulla di particolarmente nuovo in questi sviluppi — anche perché è la terza volta che accade in questo secolo. Ma forse stavolta c'è qualcosa di diverso.

Questa volta la carneficina finanziaria potrebbe essere peggiore, perché il recente tsunami monetario della banca centrale è stato decisamente più grande e più virulento di quello che ha preceduto l'evento Lehman o l'implosione delle dot-com.

Inoltre le banche centrali ora hanno terminato la polvere da sparo asciutta — i tassi di interesse sono già a zero. Questo significa che un ricorso ad una nuova espansione monetaria non potrà essere giustificato come un tentativo di "stimolare" la macro-economia mediante un abbassamento temporaneo dei tassi di interesse a livelli "straordinariamente" bassi.

Invece una nuova esplosione del bilancio della FED in stile Bernanke, come quella che ha fermato il tracollo finanziario nell'autunno/inverno 2008-2009, verrà considerata esattamente per quello che è — ciarlataneria monetaria e una mossa dettata dalla disperazione.

Quindi rannichiatevi e copritevi. Questa tempesta potrebbe essere apocalittica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 8 gennaio 2015

Sarebbe un male per l'economia se il petrolio scendesse a $3 al barile?





di Gary North


Se il prezzo del petrolio scendesse a $3 al barile, e vi rimanesse per 10 anni, sarebbe una cosa buona.

E se questo portasse ad una massiccia disoccupazione nel settore petrolifero? Sarebbe una cosa buona.

Ma il compito primario di un'economia di libero mercato non è quello di equilibrare l'offerta e la domanda? Sì. Quindi non è importante che l'occupazione rimanga alta dimodoché anche la produzione possa rimanere alta? Questo è il punto di vista del keynesismo. E' anche il punto di vista del mercantilismo. Ma la domanda è sbagliata. Un'azienda non impiega un sacco di gente affinché la produzione rimanga alta. Impiega un sacco di persone affinché la produzione soddisfi la domanda ad un prezzo che è vantaggioso per l'azienda. Se un'azienda continuasse a produrre grandi quantità di merci che non potrebbero essere vendute con profitto, commetterebbe un errore terribile. Sprecherebbe risorse. A questo punto sarebbe meglio chiudere bottega. Andare a pesca. Fermare lo spreco.

L'economia di libero mercato, secondo Adam Smith, e anche secondo Ludwig von Mises, dovrebbe produrre beni al fine di soddisfare la domanda dei clienti. Il compito dell'economia di libero mercato non è quello di impiegare più persone possibili. Non è fare in modo che gli investitori ricevano un tasso di rendimento normale. Il compito dell'economia di libero mercato è quello di permettere ai consumatori di trovare tutto ciò di cui hanno bisogno ad un prezzo che sono disposti a pagare. Tale prezzo viene definito prezzo di compensazione. Il compito centrale degli imprenditori è quello di creare una produzione che sarà venduta con profitto ad un prezzo di compensazione.

Cos'è un prezzo di compensazione? E' il prezzo oltre il quale nessuno venderà l'oggetto e nessuno lo acquisterà, a meno che tale prezzo non cambi. Se un imprenditore è in grado di prevedere quale sarà questo prezzo, e quindi organizzerà la capacità produttiva al fine di soddisfare questa domanda ad un prezzo che produrrà un profitto, allora il denaro investito sarà stato ben speso e ne guadagnerà altro.

Il compito dell'imprenditore non è quello di capire quante persone dovrebbero essere impiegate, ad eccezione di un unico scopo: produrre qualcosa che il mercato comprerà. Non è compito dell'imprenditore servire i lavoratori. Il compito dell'imprenditore è servire gli acquirenti. Qualsiasi altro punto di vista porterà ad una qualche variante del mercantilismo. Adam Smith confutò tale posizione nel 1776, ma il mondo è pieno di mercantilisti che non hanno letto Smith, o che non capiscono Smith, o che non ritengono vantaggioso ammettere quanto affermato da Smith perché vogliono sbancare col mercantilismo. E, in fin dei conti, è proprio quello che fece Adam Smith. Un anno dopo aver scritto La Ricchezza delle Nazioni (1776), finì sul libro paga del governo come capo dell'ufficio doganale del ramo scozzese dell'Impero Britannico. Fece soldi riscuotendo i pagamenti tariffari che credeva fossero un male per l'economia.



PETROLIO MENO CARO

Sfregamenti di mani nervosi, lamenti e stridori di denti sono i protagonisti delle preoccupazioni odierne in cui il prezzo del petrolio scende e le compagnie petrolifere perderanno un sacco di soldi.

Alcune persone credono davvero che il compito numero uno dell'economia di libero mercato sia quello di fornire agli investitori tassi di rendimento alti. Poi, sempre secondo il loro punto di vista, quello successivo sarebbe la concessione di saggi salariali al di sopra di quelli di mercato. Solo alla fine queste persone si concentrano sul compito dell'imprenditore, e cioè equilibrare l'offerta e la domanda ad un prezzo che lo mantenga in affari.

La discesa del prezzo del petrolio è un male per quelle persone che hanno investito in titoli spazzatura emessi da un sacco di compagnie petrolifere, le cui azioni sono scese di circa il 60%. I loro bond stanno andando anche peggio. Ciò che è buono per il consumatore americano, e per ogni altro consumatore, è petrolio a basso costo che viene venduto a prezzi bassi. Ciò permette ai consumatori di raggiungere più efficacemente i loro obiettivi. Il fatto che un sacco di aziende in questo settore stiano andando in bancarotta poiché hanno preso in prestito troppo denaro, non è di alcun interesse per i consumatori. "Non è un nostro problema."

Se i produttori di petrolio vogliono vendere petrolio ad un prezzo particolare, e questo prezzo è vantaggioso sia nel breve sia nel lungo periodo (si pensi all'Arabia Saudita), è irrilevante se un sacco di compagnie petrolifere americane (che non avrebbero mai dovuto iniziate i loro progetti) ora scoprono di essere in bancarotta. Dovranno vendere i loro beni a quegli imprenditori che sono stati abbastanza intelligenti da rimanere fuori dal mercato dell'olio di scisto. Il petrolio sarà ancora nel terreno, ma gli investitori che hanno pagato l'attrezzatura per estrarlo hanno fatto un grosso errore. Non hanno visto quello che stava per succedere. Hanno perso il loro investimento. Questo è un loro problema, non dei consumatori. E non è nemmeno un problema del Federal Reserve System, del Dipartimento del Tesoro, o di chiunque altro voglia estrarre sangue da una rapa.

La disoccupazione salirà sicuramente nel North Dakota. Questo è un male per tale stato, ma al resto del Paese non importerà. Anche se portasse disoccupazione in Texas, varrebbe lo stesso principio. Qualcuno ha fatto un errore e il calo del prezzo del petrolio ha portato grandi perdite per quelle persone che l'hanno commesso. Questo è il sistema dei prezzi di libero mercato. Questo è il sistema profitti/perdite. Si tratta solo di trasmettere le informazioni ai partecipanti. Le informazioni che sta trasmettendo ai dirigenti delle aziende che hanno preso in prestito troppo denaro sono queste: "State per andare in bancarotta. Siete stati pesati sulla bilancia e siete stati trovati mancanti. Finirete fuori da questa linea di mercato. Qualcun altro vi sostiuirà."

Questa è esattamente l'informazione che deve essere trasmessa a queste persone. E' anche l'informazione che deve essere trasmessa alle persone che saranno in grado di comprare questi cattivi investimenti ad un prezzo ribassato. Poi saranno in grado di staccare degli utili una volta che il prezzo del petrolio risalirà.

Il prezzo del petrolio tornerà a salire. Nel febbraio 2009, West Texas Intermediate commerciava un barile di petrolio a $37.51. Alla fine di dicembre, il prezzo era arrivato a poco meno di $80 al barile. Ma quelle persone che hanno investito sul presupposto che non sarebbe ritornato a $37.51 al barile hanno perso. I loro investimenti costavano troppo. Avrebbero dovuto aspettare a comprare. Questa è l'imprenditorialità: perdite e profitti.

E' un bene avere un sacco di petrolio ad un prezzo economico. E' un male per quegli imprenditori nell'olio di scisto che non sono stati molto bravi a prevedere tale esito, ma questo non è un problema dei consumatori. Questo non è un problema del governo federale. Questo non dovrebbe essere un problema del Federal Reserve System.



MERCANTILISMO KEYNESIANO

Purtroppo il keynesismo è una forma di mercantilismo. Il keynesismo insegna che la ricchezza viene creata dall'investimento, in particolare dall'investimento degli stati che spendono a deficit. Il keynesismo ritiene fondamentale che l'investimento vada avanti, anche se la produzione non risultasse proficua. Il keynesismo è convinto che deficit pubblici e tassi di interesse abbassati dalle banche centrali, se combinati, generano occupazione. E' vero; creeranno occupazione. Poi, quando la domanda dei consumatori non conferma le decisioni prese dagli imprenditori keynesiani sovvenzionati dalle politiche statali, scopriamo che le loro iniziative erano fallimentari. Questa è una cosa buona. Quando un'impresa produce perdite, dovrebbe essere eliminata dal processo di mercato. Questo è ciò che accadrà a molte aziende che hanno scommesso sul fracking e che per rimanere redditizie hanno bisogno di un prezzo del petrolio a $80 al barile.

Il prezzo del petrolio potrebbe tornare anche a quella cifra. Nulla dice che debba rimanere al livello attuale, cosa che sta infliggendo enormi perdite ad imprenditori che non hanno previsto quanto sta accadendo. Ma questa non è una minaccia per l'economia americana o l'economia mondiale. Il fatto che gli imprenditori che hanno preso decisioni sbagliate subiscano perdite, è una cosa assolutamente buona. E' un bene per l'economia. Riduce gli sprechi. Espelle dal mercato quegli imprenditori che non hanno previsto con precisione la situazione attuale. Questa è la giustificazione tradizionale del sistema di libero mercato, e tale logica non è cambiata solo perché il prezzo del petrolio è sceso del 50% da giugno.

Non cessa mai di stupirmi come quelle persone che si professano sostenitrici del libero mercato, siano in realtà dei keynesiani. Credono davvero che sia un male per l'economia quando emerge la natura improduttiva di investimenti fatti da imprenditori mediocri e il loro valore cola a picco. Questo è ciò che sta accadendo oggi per quanto riguarda l'olio di scisto. I consumatori dovrebbero rispondere così: "Non è un nostro problema."



CONCLUSIONE

La produzione non è il grande vantaggio del capitalismo. La produzione che possiede una domanda ad un prezzo specifico, è il grande vantaggio del capitalismo. Il concetto chiave è il prezzo di compensazione. Non la produzione aggregata. Non l'occupazione aggregata. Non la stabilità dei prezzi aggregati. E' questo, e solo questo: la produzione che possiede una domanda ad un prezzo oltre il quale nessun altro comprerà o venderà. Questo è tutto. Questa è l'economia in una lezione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 7 gennaio 2015

La soluzione monetaria russa





di Alasdair Macleod


L'ipotesi che segue, se attuata, è certo che avrà un effetto significativo sull'oro e sul rapporto tra oro e tutte le valute cartacee.

La ri-monetizzazione dell'oro da parte di una grande potenza come la Russia, richiamerebbe l'attenzione sui difetti delle valute fiat emesse da quegli stati incapaci o non disposti a fare lo stesso. Sarebbe uno scisma in un ordine monetario mondiale basato sul dollaro.

La Russia ha chiarito il suo preminente obiettivo monetario: farla finita con il dollaro statunitense per quanto riguarda il commercio estero, un'ambizione che condivide con la Cina e i suoi partner asiatici. Inoltre, nel breve termine, la debolezza del rublo sta indebolendo l'economia russa costringendo la Banca Centrale di Russia (BCR) ad imporre tassi di interesse alti per difendere la valuta e ad aumentare il peso del debito in valuta estera. Non c'è dubbio che uno degli obiettivi delle sanzioni economiche della NATO è quello di danneggiare l'economia russa, indebolendone la valuta, e questa politica sta funzionando poiché quest'anno il rublo è sceso del 30% nei confronti del dollaro (con la prospettiva di ulteriori cali).

La Russia si sta confrontando con la realtà: usare i dollari negli scambi esteri la mette in svantaggio nella guerra valutaria contro l'America e i suoi alleati della NATO. C'è una soluzione che è stata suggerita in un recente articolo di John Butler, ed è quella di collegare il rublo all'oro o, più correttamente, inaugurare un gold exchange standard.[1] Il professor Steve Hanke della John Hopkins University ha proposto in alternativa che la Russia stabilisca un comitato valutario per stabilizzare il rublo. Il professor Hanke sottolinea che nel 1918, dopo la rivoluzione bolscevica quando la Gran Bretagna e altre nazioni alleate invasero e controllarono brevemente la regione, la Russia settentrionale legò il rublo alla sterlina inglese. Quello che non ha detto è che all'epoca la sterlina sarebbe stata accettata come sostituto dell'oro, quindi un comitato valutario era l'equivalente di un gold exchange standard ma in terre straniere.

Nel corso degli anni il professor Hanke ha prestato il suo consiglio a diversi governi affinché introducessero un comitato valutario, ma probabilmente possiamo escluderla come opzione per la Russia a causa del suo desiderio di tagliare i ponti col dollaro. Tuttavia l'idea di Butler (Es. legare il rublo all'oro) è sicuramente fattibile. Il debito estero del settore pubblico russo ammonta a soli $378 miliardi in un'economia da $2 bilioni, le sue riserve di valuta estera ammontano a $429 miliardi di cui oltre $45 miliardi sono in oro fisico, e il deficit di bilancio di quest'anno è probabile che sarà di circa $10 miliardi, considerevolmente meno dell'1% del PIL. Questi rapporti suggeriscono che un gold exchange standard potrebbe funzionare fintanto che viene mantenuta una disciplina fiscale e viene moderata l'espansione del credito.

Una volta inaugurato, i russi non verrebbero limitati nell'acquisto e nella vendita di oro per conservare il tasso di cambio del metallo giallo. La BCR ha anche il potere di gestire la liquidità dei rubli, e come sottolinea John Butler, potrebbe emettere obbligazioni a cedola che sarebbero attraenti rispetto al possesso di rubli in contanti. Con l'emissione di questi titoli, al pubblico verrebbe offerto un rendimento superiore ai tassi di leasing con cui l'oro viene commerciato sul mercato di Londra. Pertanto, mentre si tornerebbe ad avere dimestichezza con il denaro sonante, la popolazione regolerebbe i propri affari finanziari ad un tasso di interesse notevolmente inferiore a quello attuale del 9.5%-10%, ma nel contesto di una moneta sonante verrebbe sempre rimborsato. Ovviamente la BCR dovrebbe monitorare l'espansione del credito bancario al fine di garantire che tassi di interesse più bassi non producano un pericoloso aumento dei prestiti bancari compromettendo tale organizzazione.

In breve, la banca centrale potrebbe facilmente contrastare qualsiasi tendenza al rimborso in oro dei rubli, ritirando questi ultimi dalla circolazione e limitando il credito. Inoltre bisognerebbe prendere in considerazione i rubli all'estero, ma la situazione attuale è favorevole. E' probabile che gli speculatori nei mercati dei cambi abbiano venduto rubli in cambio di dollari ed euro a causa della situazione ucraina e per sfruttare i prezzi del petrolio più bassi. L'annuncio di un gold-exchange standard potrebbe quindi portare ad una maggiore domanda estera di rubli nei mercati valutari, perché queste posizioni verrebbero chiuse quasi certamente. Poiché oggi vi è un basso appetito per l'oro fisico nei mercati dei capitali occidentali, sarebbe improbabile che i titolari esteri di rubli li possano scambiare per l'oro, preferendo di venderli in cambio di altre valute fiat. Ora potrebbe essere un buon momento per introdurre un gold-exchange standard.

La minaccia più grande ad una parità rublo-oro deriverebbe probabilmente dalle bullion bank di Londra e New York che acquisterebbero rubli da presentare alla BCR in cambio di lingotti, così da coprire le loro posizioni short. Ciò potrebbe essere eliminato da normative a restrizione di tali scambi, ma anche permettendo l'emissione di rubli per accordi non commerciali e non il contrario.

Possiamo constatare che la gestione di un gold-exchange standard è certamente possibile. Stando così le cose, il tasso di cambio potrebbe essere impostato vicino ai prezzi correnti, diciamo 60,000 rubli l'oncia. Invece di un intervento nei mercati valutari, la BCR dovrebbe utilizzare le sue riserve di valuta estera per costruire e conservare oro a sufficienza in modo da gestire comodamente il tasso di cambio rublo-oro.

Una volta stabilita la connessione rublo-oro, è probabile che il prezzo dell'oro si stabilizzerà rispetto alle altre valute, e probabilmente aumenterà qualora venga ri-monetizzato. Dopo tutto, la Russia ha circa $380 miliardi di riserve di valuta estera, la maggior parte delle quali può essere utilizzata per acquistare oro. Tale numero equivale a quasi 10,000 tonnellate di oro ai prezzi correnti, a cui possono essere aggiunti i ricavi futuri dall'esportazione di energia. E se altri Paesi cominciassero a seguire l'esempio della Russia, anch'essi si ritroverebbero a vendere dollari per l'oro.

Il costo della vita della popolazione russa dovrebbe iniziare a scendere non appena il rublo si stabilizzerà, in particolare per quei beni essenziali alla vita. Ciò ha implicazioni politiche fortemente positive rispetto al dolore attuale dell'inflazione dei prezzi alimentari all'11.5%. Nel corso del tempo il risparmio nazionale crescerebbe, stimolato da un welfare state ristretto, da una stabilità monetaria di lungo termine e da tasse basse. Questo è l'ambiente ideale per lo sviluppo di una forte base manifatturiera, come ha chiaramente dimostrato l'esperienza post-bellica della Germania, ma senza i suoi costi sociali e fiscali alti.

Gli economisti occidentali, istruiti nella gestione della domanda, penseranno che sia una follia imporre un gold-exchange standard e rinunciare alla possibilità di espandere la quantità di moneta fiat, ma ignorano l'evidenza empirica di una Gran Bretagna prospera che nel 1844 aveva un gold standard. Non capiscono che l'inflazione monetaria crea incertezza per gli investimenti di capitale e distrugge i risparmi reali necessari per finanziarli. Invece credono alla fallacia che il progresso economico possa essere gestito attraverso la svalutazione della valuta e la distruzione dei risparmi.

Essi danno per scontato che la Russia abbia bisogno di svalutare i suoi costi per rendere redditizi il settore energetico e minerario. Ancora una volta, questa è una fallacia esposta dall'esperienza del 1800, quando tutti gli interessi britannici oltremare, che fornivano le materie prime all'Impero, erano gestiti in base ad una sterlina d'oro. La Russia, infatti, per non essere gravata dai costi ingestibili dei debiti e del welfare, per mantenere i mercati del lavoro flessibili e poco regolamentati e per avere un bilancio in pareggio, può gettare le basi di un impero eurasiatico duraturo abbracciando un gold-exchange standard; come la Gran Bretagna dopo le guerre napoleoniche, il futuro della Russia giace nelle nuove opportunità e non nelle industrie e nelle istituzioni presenti.

In poche parole, è il caso che la Russia prenda in considerazione un passo del genere; se cogliesse questa opportunità di stabilire un gold-exchange standard, non ci saranno conseguenze per i suoi rapporti economici con il resto del mondo, lo stesso vale per le questioni geopolitiche.

Per le nazioni occidentali sarebbe difficile accusare la Russia di voler indebolire il sistema monetario globale basato sul dollaro. Dopo tutto, nel corso della riunione del G20 a Brisbane è stato detto al presidente Putin che la Russia non era la benvenuta come partecipante agli affari internazionali, e la linea ufficiale della FED afferma che l'oro non ha più un ruolo nella politica monetaria.

Tuttavia, se la Russia adottasse un gold-exchange standard è quasi certo che risveglierebbe questioni mai sparite all'interno delle altre nazioni del G20, soprattutto i tentativi di lunga data delle banche centrali di de-monetizzarlo. Potrebbe segnare l'inizio della fine per il sistema monetario internazionale basato sul dollaro, dividendo il mondo in due fazioni: quelli che vorrebbero seguire l'esempio della Russia e quelli che non potrebbero o non vorrebbero. Il discriminante potrebbe essere il livello di spesa pubblica e il livello delle passività di lungo termine del welfare state, perché gli stati che succhiano troppa ricchezza dalle loro popolazioni e devono affrontare costi sociali crescenti non saranno in grado di soddisfare le condizioni necessarie per ancorare le proprie valute all'oro. In questa categoria possiamo metterci quasi tutte le nazioni avanzate, le cui valute sono prevalentemente il dollaro, lo yen, l'euro e la sterlina. Altre nazioni senza questi oneri e che godono di tax rate più bassi, hanno la possibilità di impostare un gold-exchange standard se desiderano isolarsi da una futura crisi monetaria fiat.

Lo scopo di questo articolo è, inoltre, quello di esaminare lo stesso caso ma per altri paesi, come la Cina, la quale sta lavorando ad un obiettivo simile. Naturalmente la Russia potrebbe non contemplare attivamente un gold standard, ma ogni giorno che passa Vladimir Putin sta mostrando il desiderio di consolidare il controllo politico ed economico della Russia sulla regione eurasiatica, mentre si allontana da America ed Europa occidentale. L'istituzione dell'Unione Eurasiatica Economica, il dominio dell'Asia in partenariato con la Cina attraverso lo Shanghai Cooperation Organisation e i piani per istituire un'alternativa alla rete di pagamenti bancari SWIFT, sono tutte testimonianze del suddetto esito. Sarebbe quindi negligente escludere quella cosa che potrebbe mettere fine ai tentativi esteri di indebolire il rublo e l'economia russa: spostare la guerra valutaria lontano dagli scambi con l'estero e nel mercato dell'oro fisico, dove Russia e Cina hanno le carte migliori da giocare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


___________________________________________________________________________________

Note

[1] Dal punto di vista tecnico un gold standard è uno standard monetario in cui la merce di scambio è l'oro, i depositi e le banconote sono interamente garantiti da monete d'oro, e nell'economia circolano monete d'oro. Un gold exchange standard permette l'utilizzo di altri metalli come monete e l'emissione di valuta e credito senza la piena copertura di oro, purché la banca centrale possa convertirli in oro su richiesta.

___________________________________________________________________________________


martedì 6 gennaio 2015

Un dialogo sulla giustizia sociale





di Gary North


Che cos'è la giustizia sociale? L'economista Walter Williams ci dà una risposta.

"Io mi tengo quello che guadagno, e voi conservate quello che guadagnate. Se credete di meritare qualcosa di quello che io guadagno, siete pregati di spiegare il perché."

Il dottor Williams è scettico circa le motivazioni di quelle persone e di quei gruppi con interessi particolari che chiedono ai politici e ai burocrati di ruolo di usare la violenza contro coloro che beneficiano dallo scambio volontario, il tutto in nome della giustizia collettiva. E' anche scettico circa i risultati promessi dai difensori di tale intervento.

Viviamo in un'epoca in cui gli elettori hanno eletto politici che votano per programmi di intervento dello stato. Persone con distintivi e pistole minacciano coloro che prosperano attraverso lo scambio. Eppure la disuguaglianza economica è ancora dilagante. Ma scopriamo anche un'altra cosa: chi diventa molto ricco sembra essere in grado di evitare il lungo braccio della legge. In realtà sembrano esserne i beneficiari. Un secolo dopo che il movimento Progressista ha incassato i suoi più grandi trionfi -- il Federal Reserve System, l'imposta federale sul reddito e l'elezione diretta dei senatori -- vi è ancora disuguaglianza economica. Gli eredi spirituali del movimento Progressista offrono una soluzione: più della stessa cosa.

Quelli di noi che sono scettici nei confronti dei Progressisti e dei loro eredi, propongono una restrizione al potere dello stato.

Se si ottiene giustizia individuale, ci sarà una maggiore giustizia sociale. Questa è la nostra posizione. Iniziamo ad essere ascoltati. Nel frattempo, l'economia occidentale è nelle mani di banchieri centrali non eletti e di poche decine di grandi banche, spalleggiate dalle stesse banche centrali. Ci viene detto che le banche centrali sono necessarie perché ci assicurano l'indipendenza del settore bancario dalla politica. I difensori della giustizia sociale ci credono -- tutto in nome della democrazia di massa. Quello che abbiamo,invece, sono i cartelli più potenti della storia: i cartelli delle banche commerciali.

La coerenza non è uno dei punti di forza di coloro che difendono la giustizia sociale.

Per comprendere meglio le loro posizioni, immaginate un dibattito tra un liberal e uno scettico.


* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *


Liberal: Vengo in nome del Popolo.

Scettico: Quale popolo?

L: Gli Oppressi, i Diseredati, Gli Sfruttati, Le Vittime di Forze Malevole che Sfuggono al Loro Controllo.

S: Intendi gli elettori indecisi sul welfare.

L: Io non la metterei così.

S: Infatti.

L: Sei un apologeta di un libero mercato non regolamentato.

S: Sono un apologeta della proprietà privata.

L: Vuoi dire "Ogni uomo per sé stesso."

S: Intendo "Ogni uomo con sé stesso."

L: Alcune persone hanno più di quello di cui hanno bisogno.

S: Ho una soluzione.

L: Quale?

S: Crescita economica sufficiente, in modo che ognuno di noi abbia più di quello di cui ha bisogno.

L: Ma alcune persone avranno ancora più di altri.

S: Stai spostando l'argomento da "più di cui ha bisogno" a "più di altri."

L: E' la stessa cosa.

S: E invece no.

L: Io voglio una società in cui ognuno abbia ciò che gli serve. "Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni."

S: Come hai intenzione di realizzare tale società?

L: Con la mobilitazione degli elettori.

S: Ho capito. "Non rubare, a meno che non avrai la maggioranza dei voti."

L: Stai ricorrendo alla retorica.

S: Sì, ma è retorica basata sulla logica.

L: Nel tuo mondo i ricchi diventerebbero più ricchi e i poveri sempre più poveri.

S: Nel mio mondo il produttivo diventerebbe più ricco del meno produttivo.

L: Determinato dal ricco!

S: Determinato dalla clientela.

L: Ma il ricco usa la pubblicità per sfruttare questi clienti.

S: Assumono le stesse agenzie pubblicitarie che assumono i politici nei periodi elettorali.

L: Ecco perché abbiamo bisogno di leggi sui finanziamenti delle campagne politiche.

S: Questo è ciò che dicono sempre i politici in carica.

L: Voglio che tutti partano alla pari.

S: Come stabilito dai politici in carica.

L: Voglio neutralità.

S: Come stabilito dai politici in carica.

L: Un uomo, un voto.

S: Come quando i politici in carica modificano i distretti elettorali per favorire un certo partito.

L: Stai dicendo che non c'è neutralità?

S: Sistemi rivali di causa/effetto morale sono allergici alla neutralità.

L: Vuoi dire che non partiranno mai alla pari?

S: Non quando ci sono definizioni contrastanti di giustizia.

L: Allora come possiamo ottenere giustizia?

S: Riducendo il potere delle persone con distintivi e pistole.

L: Vuoi dire un governo più limitato?

S: Voglio dire un governo civile più limitato. Ci sono altre forme di governo. Ad esempio, che ne pensi di un maggiore auto-governo?

L: Ma questo significherebbe mettere la società nelle mani degli Sfruttatori.

S: Significherebbe mettere l'economia nelle mani dei clienti. La società è ciò che ne risulterebbe.

L: Ma le persone ricche rimarrebbero al comando.

S: Al comando di che cosa?

L: Dei mezzi di produzione.

S: Per utilizzarli come?

L: Per sfruttare Le Masse.

S: Vendendo loro quello che vogliono.

L: Ma non sanno cosa è bene per loro.

S: E sicuramente tu lo sai.

L: Sì. Ecco perché voglio aiutarle. Per il loro bene.

S: L'ho capito quando hai detto: "Vengo in nome del Popolo."

L: Ma io parlo davvero a nome del Popolo.

S: Chi lo dice?

L: Gli elettori.

S: Perché votano in questo modo?

L: Perché è stato insegnato loro a rispettare la giustizia sociale.

S: Dove li è stato insegnato?

L: Nelle scuole pubbliche.

S: Da chi?

L: Istruttori qualificati.

S: Selezionati da chi?

L: Esperti.

S: Selezionati da chi?

L: Esperti ancora più esperti.

S: Con quale autorità?

L: Con quella di esperti con una autorità statale.

S: Come sono arrivati ​​lì?

L: Con un concorso.

S: Indetto da chi?

L: Esperti.

S: Dove hanno sviluppato le loro competenze?

L: Al college.

S: Finanziati da chi?

L: I contribuenti, per lo più.

S: Questi esperti sono di ruolo -- fuori dal controllo politico.

L: Sì.

S: Perché?

L: Per mantenere la politica fuori dall'istruzione.

S: Con politica, intendi gli elettori.

L: Sì.

S: Vuoi dire Le Masse.

L: Sì.

S: Che non sanno cosa è bene per loro.

L: Sì.

S: E tu arrivi a loro nome.

L: Sì.

S: Sei di ruolo?

L: Non ancora.

S: Ma ci stai lavorando.

L: Molto.

S: L'incarico di ruolo è pagato profumatamente.

L: Nell'istruzione pubblica soprattutto.

S: Ma i punteggi dei test sono calati per una generazione.

L: Questo perché gli elettori non sono stati disposti a finanziare l'istruzione a sufficienza.

S: Perché non sanno cosa è bene per loro?

L: Esattamente!

S: Quindi vuoi limitare il libero mercato.

L: Sì.

S: Perché?

L: Perché si basa sull'interesse personale, non sull'interesse pubblico.

S: E tu lo fai per il pubblico interesse.

L: Sì.

S: Arrivi a nome delle Masse Sfruttate.

L: Sempre.

S: Perché non parlano a nome proprio? Perché hanno bisogno di te?

L: Perché non sanno parlare in modo eloquente.

S: Quindi tu sai farlo più loro.

L: Ho avuto un'istruzione superiore.

S: Ma vuoi farmi credere che non stai agendo nel tuo interesse personale.

L: Sì.

S: Desideri creare programmi di governo affinché operino a nome delle Masse Sfruttate.

L: Sì.

S: Chi gestirà questi programmi?

L: Gli esperti.

S: Dove hanno preso le loro competenze?

L: Te l'ho già detto.

S: Quanto saranno pagati questi esperti?

L: Un salario onesto per una giornata di lavoro onesta.

S: Determinato da chi?

L: Da esperti.

S: So dove stiamo andando a parare.

L: Comprendi alla svelta.

S: Quando lo comprenderanno anche i contribuenti?

L: Quando saranno in possesso di un'istruzione superiore.

S: Amministrata dal sindacato degli insegnanti.

L: I cui membri sono esperti.

S: Esperti di ruolo.

L: Sì.

S: Tranne in California, dove un giudice ha annullato l'essere di ruolo per gli insegnanti finanziati dalle tasse.

L: Ci sarà un appello.

S: Non c'è dubbio.

L: Questa sentenza sarà ribaltata in appello.

S: Perché?

L: Perché è un attacco a coloro che parlano a nome del Popolo.

S: Gente più o meno come te.

L: Persone istruite.

S: Questa è la tua versione di neutralità.

L: Sì.

S: Questa è la tua versione della parità di condizioni.

L: Sì.

S: E' di parte.

L: Nell'interesse delle Masse. Pertanto è in equilibrio.

S: E coloro che parlano a loro nome?

L: Tutti i punti di partenza sono uguali. Alcuni dovrebbero esserlo più di altri.

S: E' qualcosa che suona stranamente familiare.

L: Sì, infatti.

S: Non credo che possiamo essere d'accordo su ciò che costituisce la corretta definizione di "equilibrio".

L: Allora devono deciderlo gli elettori.

S: Fino a quando non restano a corto del denaro altrui.

L: Sei veramente uno scettico.

S: Già.


* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *


La morale della storia è questa: ogni ragionamento è circolare.

Ci sono circoli viziosi. Ci sono circoli virtuosi. Il dibattito sulla giustizia sociale è un circolo vizioso.

Ci sono persone con distintivi e pistole. Difendono la proprietà di qualcuno. Il dibattito verte su quale proprietà debba essere difesa.

E' un dibattito che verte su due punti di vista sul furto:

Non rubare.
Non rubare, a meno che non hai la maggioranza dei voti.

Fate la vostra scelta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 5 gennaio 2015

Siamo alle solite: Come con la bolla immobiliare, la FED sta ignorando la bolla dell'olio di scisto





di David Stockman


Quella in cui ci troviamo è la terza bolla degli ultimi due decenni generata dalla banca centrale, ma il nostro politburo monetario non s'è accorto di nulla. Vale a dire, i cattivi investimenti e la mania del debito dietro l'olio di scisto. Chiamatela pure sbronza monetaria. Non è esagerato dire che gli inquilini dell'Eccles Building meritino ogni singola parola del famoso epiteto di Talleyrand: "Non hanno imparato nulla e hanno dimenticato il resto." Vale a dire, durante l'ultimo ciclo hanno sostenuto di favorire la Grande Moderazione e la piena occupazione permanente. Non ha funzionato. Quando è scopiata la bolla immobiliare, ha spazzato via tutti i guadagni fasulli consentiti dalla baldoria monetaria di Greenspan/Bernanke. Alla fine del periodo di liquidazione terminato all'inizio del 2010, c'erano 2 milioni di posti di lavoro in meno rispetto a quelli all'inizio del secolo.




Non preoccupatevi. La FED ha semplicemente raddoppiato la posta in gioco. Invece di espandere il proprio bilancio del 50%, come accaduto negli otto anni tra il 2000 e il 2008, ha letteralmente messo il turbo, gonfiando di cinque volte le sue passività in soli sei anni. Eppure, anche dopo i lavori sbandierati nella relazione di venerdì scorso, a novembre c'erano tre milioni di posti di lavoro in meno rispetto a quelli nei primi anni 2000.




Proprio così. Due cicli di folle espansione monetaria e ciò che hanno da mostrare sono due impennate di breve durata nelle statistiche dei posti di lavoro part-time, i quali svaniscono con lo scoppio delle bolle finanziarie.




Quindi, sì, i nostri pianificatori monetari hanno dimenticato il resto. Non importa quali siano stati i risultati effettivi. Il piccolo drappello di accademici non eletti e burocrati che controllano la banca centrale della nazione, crede di avere il diritto divino di poter accendere la stampante monetaria in qualunque momento voglia, anche se ciò danneggia il 99% degli americani che non ha i biglietti per il casinò come gli hedge fund.

Si potrebbe pensare che il presunto "economista del lavoro" si sentirebbe come minimo turbato a guardare il grafico qui sotto. Anche i liberal come la Yellen riconoscono di solito che la virtù principale dello stato è quella di generare "beni pubblici" che contribuiscono al benessere sociale — non che si tratti di una fonte di produttività e di creazione di ricchezza. Per questi compiti sono necessarie l'impresa privata e l'efficienza imprenditoriale.

Bene, allora. I pianificatori monetari come spiegano che le ore di lavoro nel settore delle imprese non agricole non ha visto alcun cambiamento sin dal terzo trimestre del 1999? Cioè, nada, nichts, niente, nisba negli ultimi 15 anni!




La FED non impara mai perché il suo è un incantesimo — vale a dire, la gestione di una dottrina religiosa. È per questo che la sua devozione per i pomposi "dati in entrata" è una farsa. Non c'è nulla di empirico e rigoroso in ciò che fa.

Anche ora che il tasso di disoccupazione ufficiale si trova da diversi mesi tra il 5-6%, il FOMC si vanta del suo successo nell'aver ravvivato l'economia mentre ha mantenuto il piede sull'acceleratore dello stimolo monetario "straordinario".

Parlando di "successo", poi, basta spendere anche solo poche ore a guardare il tasso di disoccupazione U-3 per capire che non vale la carta su cui è stampato: l'enorme dislocazione del tasso di partecipazione della forza lavoro. Cioè, il denominatore è truccato e il rapporto risultante è falso.

E dimenticate la scusa del pensionamento dei baby boomer. Il grafico qui sotto mostra il tasso di occupazione per quella parte di popolazione tra i 16 e i 54 anni. Si è schiantato durante gli ultimi due decenni di tremenda stampa monetaria. In particolare, la popolazione di età compresa tra i 16-54 è cresciuta di 37 milioni sin dal 2000, ma il numero di dipendenti non agricoli in questa fascia di età lavorativa è cresciuta di appena 4 milioni. Sì, l'economia iper stimolata dalla FED ha generato posti di lavoro solo per il 10% dei lavoratori di quella fascia d'età che sono entrati nella forza lavoro.

Solo un coro di cantori dottrinali lo definirebbe un "successo".




D'altra parte la linea di politica è stata sicuramente "non convenzionale". Ora siamo al 72° mese di ZIRP, e non c'è assolutamente nulla di simile nella storia economica del pianeta. E questa bizzarria della ZIRP non è neanche lontanamente riconducibile ad un qualche disturbo nell'economia privata, come ad esempio "la deflazione". Tassi a zero nel mercato monetario sono stati sfornati dall'Eccles Building.

Ma questa strategia non porta a niente di costruttivo, perché se la crescita e la ricchezza potessero essere generate dal denaro fiat esse sarebbero state le protagoniste degli ultimi 100 anni, e non solo degli ultimi sette. Le persone che hanno gestito questo Paese prima della governance monetaria attuale, non erano così stupide da aver trascurato questo presunto elisir economico; né erano così ingenue da pensare che premere il pulsante "stampa" più e più e più volte potesse magicamente sostituirsi al duro lavoro, agli sforzi produttivi, alle imprese e alla crescita.

Quindi i pianificatori monetari non hanno imparato niente. La ZIRP, il QE, la redistribuzione della ricchezza, il casinò del mercato azionario e tutto il resto dell'armamentario della FED con cui reprime e manipola i mercati finanziari, hanno tutti un unico effetto: gonfiare bolle finanziarie innaturali, insostenibili e inconcepibili.

Eppure l'Eccles Building, ancora una volta, non vede alcuna bolla quando addirittura sono palpabili in tutto il sistema finanziario. Fino alla fine la FED e tutti i suoi portavoce e maghi hanno negato l'esistenza di una bolla immobiliare. Nel marzo del 2007 Bernanke spiegò come fosse stata "contenuta". E contrariamente ai suoi apologeti, la Yellen era seduta proprio lì che inveiva contro la sobrietà monetaria.

In quell'anno eravamo arrivati all'apice della curva a parabola, infatti i prezzi delle case aumentarono per 111 mesi consecutivi tra il 1994 e il 2007. I prezzi medi delle case raddoppiarono durante quell'intervallo.

Ma questa spettacolare impennata non aveva nulla a che fare con l'economia della scarsità. Chiunque mezzo sveglio avrebbe notato che i prezzi del legname e dei materiali da costruzione non aumentarono nemmeno di poco, né i salari nelle imprese edili, nelle commissioni di intermediazione immobiliare o in qualsiasi altro fattore di produzione.

Niente. In fondo, il cuore della mania immobiliare era il prezzo dei terreni. Questo è l'asset per cui si pagano cifre esorbitanti quando la banca centrale armeggia con i prezzi dei capitali e del debito.




Anche se i prezzi dei terreni venivano spinti a livelli irrazionali, non c'era bisogno di spendere notte e giorno in discariche di dati per documentare il tutto. Tutto quello che bisognava fare era guardare il prezzo delle azioni dei costruttori edili.

Come ho documentato in The Great Deformation, la capitalizzazione di mercato dei sei costruttori edili più grandi della nazione (tra cui DH Horton, Lennar, Hovnanian, Pulte, Toll Brothers e KBH Home) salì da $6.5 miliardi nel 2000 a $65 miliardi nel 2005-2006. Eppure c'era solo bisogno di analizzare il bilancio e le informazioni di una qualsiasi di queste aziende e si sarebbe svelato l'arcano. Non erano affatto costruttori edili; erano banche di terreni che non possedevano un solo martello o una sega o un falegname o un elettricista.

Detto in modo diverso, l'impennata dei profitti dei costruttori edili non era altro che il guadagno speculativo sulle loro terre — guadagni guidati dalla mania dei mutui a buon mercato che era stata scatenata da Greenspan quando tagliò il cosiddetto tasso di interesse dal 6% all'1% in appena 30 mesi tra il 2001 e il 2004.

Infatti, tale stupidità è paragonabile ad una negligenza intenzionale. DH Horton era il mostro più grande — un negozio gigante che non ha mai costruito una singola casa, ma ha accumulato terreni e ha venduto prefabbricati a decine di migliaia. Al politburo monetario non è venuto in mente che i guadagni undici volte superiori in appena 5 anni di DH Horton non erano affatto profitti economici sostenibili?




Così ora arriviamo alle prove attuali della bolla finanziaria — il fatto che i titoli spazzatura e i prestiti a leva abbiano fatto registrare un'impennata nel settore energetico negli Stati Uniti nel corso degli ultimi decenni — e nello specifico nel settore dello scisto e del gas.

Gente, non c'è alcun bisogno di sapere che il prezzo del petrolio dovrebbe essere $80.28 al barile affinché la Eagle Ford finisca l'anno in pareggio, come ha dimostrato un documento recente, o $55 se si rivogliono tutti i "costi non recuperabili" come le locazioni per la superficie e le infrastrutture dei giacimenti di petrolio. Il punto è che un libero mercato non avrebbe mai investito $50 miliardi di capitali sottoposti a leva — figuriamoci $500 miliardi — in titoli sotto i 400bps e privi di rischio con cui speculare selvaggiamento nell'estrazione dell'olio di scisto.

Il fatto è pochi giacimenti di scisto nordamericani farebbero soldi sotto i $55/barile WTI in base ad un ciclo completo (costo di locazione, tasse, spese generali, trasporto, innalzamento dei costi, ecc.). Come mostrato di seguito, tale cifra in realtà è inferiore di $10.




In breve, non appena il prezzo di mercato del petrolio incontrerà la prossima gamba al ribasso nell'area $50/bbl., gran parte del lavoro di fracking diventerà una scommessa perdente. Inoltre, dato lo stato vacillante dell'economia globale e l'enorme offerta in eccesso, è probabile che l'attuale crollo del greggio sarà più come quello del 1986 che quello del 2008-09, che venne resuscitato artificialmente dalle stampanti monetarie delle banche centrali del mondo.

Allora perché c'è una depressione nello scisto? Perché non esiste una combinazione più tossica di costi elevati fissi dei pozzi di petrolio, che producono il 90% della loro produzione in meno di due anni, e la vasta gamma di incertezza di breve periodo, che si applica al prezzo di vendita della merce più importante del mondo.

Sicuramente non c'è bisogno di ripeterlo, ma ecco il percorso del prezzo del greggio negli ultimi 100 mesi. Vale a dire, è andato da $40 al barile a $150, poi di nuovo a $40 fino a $115 e ora è tornato a circa $60 in quello che è un orizzonte temporale estremamente breve.




Ovviamente quello che abbiamo qui è un'altra gigantesca deformazione dei mercati dei capitali e del relativo flusso dell'attività economica. Il cosiddetto "miracolo dello scisto" non è avvenuto con qualche aiuto dalla tecnologia di Silicon Valley. La tecnologia di perforazione orizzontale e il fracking con i prodotti chimici esistono da decenni. E' l'economia che è cambiata, e questo è accaduto grazie all'Eccles Building con qualche aiuto da Wall Street.

Non era forse chiaro dopo i mutui tossici dell'ultima volta, che quando la banca centrale si impegna in una profonda e prolungata repressione finanziaria non produce altro che una corsa precipitosa verso dei "rendimenti" decenti (non garantiti da nessun rapporto ragionevole tra rischio/rendimento)? Non doveva essere lontanamente possibile vendere un junk bond sullo scisto o un CLO che si basassero su un asset con una vita effettiva di due anni e un flusso di entrate soggette a selvagge oscillazioni dei prezzi. La redditività di ogni emettitore di junk bond è sempre stata dipendente da un aumento senza fine del ciclo di emissione delle obbligazioni spazzatura.

Detto in modo diverso, gli operatori E&P negli scisti bituminosi e nel gas sono macchine che consumano drasticamente capitale. A causa dei ritmi in rapido declino dei pozzi di scisto, le imprese devono accedere a più e più capitale proprio per tenere in piedi l'attività. Se non incanalano soldi nel fondo dei pozzi, muoiono insieme a tutto il capitale che è stato utilizzato in precedenza.

Nel caso dell'olio di scisto, per esempio, si stima che se le perforazioni si dovessero fermare solo per un mese, la produzione a Eagle Ford, Bakken e in uno o due delle altre importanti province scenderebbe di 250,000 barili al giorno. Dopo quattro mesi il calo sarebbe di 1 milione di barili al giorno, e dopo un anno scomparirebbe circa la metà degli attuali quattro milioni di barili di olio di scisto.

Ecco perché tutto ad un tratto c'è tanto clamore sul "pareggio" dei bilanci. Ovviamente le nuove perforazioni non scenderanno a zero in qualsiasi scenario di prezzo, ma a tutti gli effetti la rivoluzione dello scisto potrebbe terminare altrettanto velocemente come il boom immobiliare del 2006-2007. In effetti il boom dei finanziamenti dello scisto presume l'eliminazione sia del ciclo dei junk bond sia del ciclo del prezzo del petrolio.

Inutile dire che è impossibile. Quindi la "correzione" imminente potrebbe essere tanto veloce quanto violenta, come è accaduto col crollo del settore immobiliare.




Infatti nel breve periodo il crash dello scisto potrebbe essere peggiore. La baldoria della perforazione alimentata dal debito degli ultimi 5 anni è ormai acqua passata e produrrà un aumento dei livelli di produzione per alcuni trimestri, fino a quando l'attività di perforazione non si ridurrà nettamente e alcuni degli operatori più capitalizzati smetteranno di scavare per evitare perdite sulle locazioni in scadenza.

Mentre il prezzo di mercato WTI è spinto verso i $50/barile, ricordiamo che il profitto per il produttore è molto meno. Nel caso della più grande provincia dell'olio di scisto, il Bakken, il ritorno è di $11 al di sotto del WTI. Di conseguenza si abbasserà il flusso di cassa e con esso evaporerà la fonte dei finanziamenti delle perforazioni.

Ma la grande gamba ribassista è in arrivo nel mercato dei titoli spazzatura. Questa volta Wall Street è stata ancor più spericolata rispetto a quanto accaduto con i mutui cartolarizzati tossici. Appena sei mesi fa ha venduto $900 milioni di titoli spazzatura legati a Rice Energy ad un rating CCC.

Tali titoli sono stati venduti a circa 400 bps sopra il decennale USA, e contro ogni previsione sono andati a ruba. Cioè, c'era una domanda di $4 miliardi che ha generato i seguenti risultati: ha prodotto $100 milioni di flusso di cassa cumulato rispetto ai $1.2 miliardi di spese in conto capitale. In breve, se il mercato dei titoli spazzatura muore, Rice Energy è spacciata.

In effetti il caso della Forest Oil, uno dei primi pionieri del gigante Eagle Ford, mostra cosa succede quando latitano i nuovi finanziamenti. A causa della scarsità di capitali, questa società una volta prospera ha fatto la fine della HR Horton — perdendo il 99% dellla sua capitalizzazione di mercato.




Ecco la cosa più importante, però. Rice Energy non è un'anomalia, è il manifesto dell'intero schema di Ponzi che ruota attorno al mercato spazzatura dell'olio di scisto. Prendete poi il leader leggendario del branco — Continental Resources (CLR). Il suo proprietario, Harold Hamm, ha brillantemente valutato l'opportunità del Nord Dakota una volta che è diventato chiaro che le banche centrali del mondo non avrebbero tollerato il tonfo del petrolio a $40 dopo la crisi finanziaria.

In assenza della massiccia epidemia di debito spazzatura, egli non avrebbe avuto i miliardi per il suo divorzio o per tenere a galla il valore delle sue azioni dopo il crollo del 40% dei prezzi del petrolio e il tonfo del 60% di CLR da metà anno. Nel corso degli ultimi 9 anni CLR ha generato $8 miliardi di flusso di cassa operativo rispetto ai $14 miliardi di spese in conto capitale — la maggior parte delle quali versate nel Bakken.

Le meraviglie del debito a buon mercato. CLR aveva $140 milioni di debito nel 2005, quando il boom dell'olio di scisto era ancora agli albori. Ora è aumentato di 43 volte: circa $6 miliardi.

Inutile dire che la questione non è se Harold Hamm possa trattenere i suoi miliardi. Invece la questione è se i tipi nell'Eccles Building al prossimo giro riusciranno a conservare la loro credibilità.

Man mano che il boom globale si raffredderà, la domanda di petrolio scemerà, il mercato dei titoli spazzatura finirà sotto pressione e i siti dell'olio di scisto cadranno in depressione; ed è probabile che qualcuno noti accidentalmente il grafico qui sotto.

Si tratta dell'ennesimo trucco della banca centrale. Venerdì scorso le cifre dell'occupazione nei 45 stati senza olio di scisto erano inferiori di 400,000 unità rispetto al 2007. Proprio così, negli ultimi sette anni non è stato creato neanche un posto di lavoro — nemmeno part-time.

Tutti i nuovi posti di lavoro sono spuntati nei 5 stati con l'olio di scisto. Cioè, sono stati prodotti dallo tsunami di capitali a buon mercato generato dalla FED: la banca centrale ha alimentato la ripresa globale la quale ha creato l'illusione di un prezzo del petrolio perennemente a $100.

Sì, il politburo monetario c'è cascato di nuovo.





[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/