venerdì 16 gennaio 2015

Benvenuti nell'era del Grande Default





di Francesco Simoncelli


Parlare dei mercati finanziari oggi, equivale a parlare di un centro di salute mentale. Voglio dire, come si può pretendere di continuare a sostituire bolle su bolle e sperare di farla franca? Ormai non è più una questione riguardante la svogliatezza dei banchieri centrali nel voler imparare dai propri errori, bensì la volontà di perseverare ad ignorare quelli passati e commetterne di nuovi. E' per questo motivo che il panorama economico odierno è costellato da una serie di bolle che trascineranno, ancora una volta, le persone di Main Street a dover pagare per errori che non hanno commesso. Saranno nuovamente chiamate a ricoprire il ruolo di garanzia collaterale dietro gli squilibri generati dai pianificatori centrali. Non c'è scampo. Finché si girerà la testa dall'altro lato, i ladri potranno continuare indisturbati a mettere le mani nelle tasche dei passanti negligenti. Credono che i loro portafogli siano al sicuro. Credono di aver adottato contromisure adeguate per impedire ai ladri di fuggire col malloppo. Credono di poter fare affidamento su un sistema che con una mano offre un segno di pace, e con l'altra fa segno ad un complice di trafugare la ricchezza nelle tasche del povero illuso.

In questo modo il malcapitato girerà per la città senza accorgersi di essere stato derubato, fiducioso che la sua protezione è garantita da qualcuno di cui fidarsi. Non si accorgerà di nulla finché non entrerà in un negozio e dovrà pagare per quello che desidera acquistare. Quello sarà un risveglio amaro. Se la confusione annebbierà la sua testa, inveirà contro il cielo. Se lascerà il giusto spazio alla deduzione logica, capirà chi è il responsabile dietro la rapina e prenderà adeguate contromisure.



E' QUESTA SPAZZATURA CHE TIENE VIVO IL MERCATO AZIONARIO?

I media mainstream ultimamente hanno strombazzato ai quattro venti la notizia di come gli USA siano tornati ad essere la "locomotiva" della ripresa economica globale. Su quali basi? Non è chiaro. Potete leggere qui come la presunta ripresa economica statunitense non sia altro che fumo e numeri manipolati: http://francescosimoncelli.blogspot.it/2014/12/il-ruggito-della-tigre.html

Il dato interessante che vi voglio ricordare è quello dei $500 miliardi di bond spazzatura legati al settore petrolifero. La disperazione degli ingegneri finanziari è talmente grande, da aver addirittura abbassato il valore di titoli che in un mercato non ostacolato avrebbero tassi di interesse altissimi. Invece nell'attuale panorama economico, pervaso da tassi di interesse di riferimento prossimi allo zero, la fame di rendimenti delle varie attività presenti sul mercato le ha portate ad inglobare nei loro bilanci asset di dubbia qualità. Con quale denaro? Quello fornito generosamente dalla FED, che col suo aiuto ha permesso ad attività economiche decotte di tenere aperti i battenti. Rappresentando delle attività che drenano ricchezza, poiché incapaci di generare risultati positivi in accordo con un mercato onesto, devono aumentare i rischi delle loro scommesse al fine di poter staccare profitti e chiudere l'anno in attivo (o perlomeno in pareggio). Le manipolazioni della FED vengono trasferite come un'onda al mercato più ampio, incanalando gli illusi verso quei trading che all'apparenza sembrano degli affari irripetibili.




I titoli riguardanti il settore petrolifero nell'intero mercato dei junk bond ricoprono circa il 20% e con l'attuale discesa del prezzo del petrolio, nonché la liquidazione di investimenti diventati improduttivi, il settore dell'energia sta accusando il colpo. La bolla dell'olio di scisto rappresenta il cosiddetto canarino nella miniera. A meno di interventi da parte delle autorità bancarie centrali, le bancarotte nel settore dell'olio di scisto si ripercuoteranno in tutto il mercato dei titoli spazzatura. Dal grafico qui sopra potete notare quali sono stati i rendimenti di tali titoli una volta che la realtà economica ha provato ad imporre le sue sanzioni. Sono altamente pericolosi e tossici. Negli ultimi cinque mesi c'è stato un sostanziale e costante aumento di questi tassi, segno che c'è un certo fermento nell'aria.

Infatti, come ci spiega questo articolo sul The New American, gli investitori nel mercato dei junk bond sono in qualche modo nervosi e si stanno dirigendo verso le uscite. Aumenti simili portano con sé una certa probabilità di crollo. E' accaduto nel 2001. E' accaduto nel 2008. Accadrà di nuovo. L'attuale panorama economico sta facendo scommesse in base ad una politica monetaria allentata che ha distorto la distinzione netta tra società generatrici di ricchezza e quelle sperperatrici di ricchezza. La scommessa pericolosa, a questo giro, è stata quella di pensare che il prezzo del petrolio sarebbe rimasto perennemente a $80-100/bbl. senza particolari intoppi. L'euforia è stata alimentata dalla FED. Ora che il tapering sta facendo aleggiare gli spettri di un possibile aumento dei tassi di interesse la prossima primavera, la realtà sta cercando di pulire gli squilibri del passato.

Questo significa che se il prezzo del petrolio continuerà a calare, cosa molto probabile, gli investimenti improduttivi che si sono sviluppati intorno al suo prezzo manipolato incapperanno in perdite e infine andranno in bancarotta. Se volete sapere dove andrà il mercato azionario quest'anno, tenete gli occhi aperti sul mercato dei titoli spazzatura.



ESUBERANZA IRRAZIONALE O MANIPOLAZIONE CRONICA?

Nonostante i segnali allarmanti provenienti da questi mercati, lo show continua e lo fa con la benedizione dei protagonisti nei media mainstream che si crogiolano nei numeri senza guardare i fondamentali. Preferiscono il fumo all'arrosto. Quindi una volta che esploderanno loro in faccia questi liquami finanziari, saranno catapultati direttamente nella critica più veeemente e spasmodica al cosiddetto "libero mercato", ignorandone l'essenza, poiché dal loro punto di vista ha concesso spazio ad una sorta di esuberanza irrazionale. Quest'ultima, secondo loro, è la responsabile del caos finanziario che scaturirà dalla prossima recessione e invocheranno, inoltre, l'intervento delle banche centrali e degli stati affinché si prendano cura di un ambiente economico cronicamente incline a saturarsi di investimenti improduttivi.

Non comprendono causa ed effetto in economia, quindi senza una teoria solida e un modello di studio come cartina tornasole, vagano per le lande delle prove empiriche. Quella che ad esempio viene decantata come ripresa degli Stati Uniti non è altro che una ripresa nominale, ovvero, solo sulla carta. Si guardano i numeri sui monitor e si dice che l'economia è in ripresa. No, questa fantomatica "ripresa" è fasulla ed è basata su un castello di carte a cui basterà un alito di vento per crollare. La sequenza di bolle che sta sostenendo questa illusione e l'ingegneria finanziaria alla base, permettono di sventolare dati confortanti circa l'economia. Prendete ad esempio l'occupazione. Oltre ai part-time, la maggior parte dei posti di lavoro è stata risucchiata da quegli stati che hanno visto sul loro suolo l'eurzione della bolla dell'olio di scisto. Nel resto degli altri stati le cose sono stagnanti, se non in declino. E l'unica cosa che sta profumando un cadavere decrepito, sono le spese pubbliche e l'inutilità dei numeri del PIL.




Ora che la FED si è presa una pausa dal QE, pian piano la realtà tornerà a far sentire la sua voce. Il prezzo del petrolio continua a scendere tornando ad un livello consono tra domanda/offerta. Questo metterà pressione a quelle attività che, sfruttando i finanziamenti quasi gratis dello zio Ben, sono prosperate sottraendo risorse umane e materiali all'economia. Ovvero, invece di generare ricchezza, l'hanno sprecata. La bolla dell'olio di scisto sarà solo la prima di una lunga serie di bolle che hanno permesso di tenere in piedi la baracca. Sarà come il 2008, ma stavolta con una dose maggiore di dolore economico.

Oltre ai prodotti finanziari tossici basati sui prestiti "allegri" alle industrie nel settore petrolifero, non scordiamoci anche le cartolarizzazioni nel settore immobiliare le quali si basano sul flusso degli affitti. Ebbene guardiamo questi due grafici. Il primo rappresenta l'aumento dei prodotti finanziari legati agli appartamenti in affitto rispetto a quelli legati alle case in vendita. Il secondo rappresenta un grafico sugli affitti e la loro ascesa da 4 anni a questa parte, proprio dopo che la bolla immobiliare ha toccato il fondo. Questa è la nuova bolla che va a sostituire quella dei subprime del 2007, solo che allora i pacchetti di titoli spazzatura comprendevano mutui rischiosi ora, invece, comprendono titoli legati alla sostenibilità degli affitti. Dato che la bolla nel settore energetico ha risucchiato capitali e risorse umane, quando scoppierà dovrà liquidarli. Chi sarà in grado di sostenere un affitto alle stelle senza lavoro? E dove pensate che siano finiti quei prodotti dell'ingegneria finanziaria se non nella pancia di qualche TBTF? Più non performing loans, più errori, più distorsioni.





Ma la cosa non cambia nemmeno in un Paese come il Giappone, in cui lo stimolo monetario è arrivato a livelli abnormi, il mercato obbligazionario presto diventerà una discarica di carta a cielo aperto e i salari reali sono a livelli infimi. Secondo alcuni, infatti, questi risultati rappresentano il "successo". La realtà ci dice invece come stanno le cose, ovvero, le azioni della banca centrale e i suoi effetti stanno impoverendo progressivamente il popolo giapponese. Sin da quando Abe ha inaugurato la sua ricetta per far riprendere l'economia giapponese, lo Yen ha perso il 40% del suo valore. In nome di quale teoria, se non quella scioccamente propugnata dal keynesismo, si può pensare che impoverire gli attori economici possa garantire un qualche ventaggio economico? Come si possono stimolare le esportazioni in un Paese che, data la natura del suo territorio, è costretto ad importare la maggior parte dei beni di cui usufruisce? Di conseguenza invece di stimolare le esportazioni, l'elisir keynesiano dell'Abenomics non ha fatto altro che peggiorare i conti commerciali giapponesi.

Non stupisce se i prezzi delle importazioni siano saliti di quasi 30 punti percentuali negli ultimi due anni, andando ad intaccare seriamente quelle aziende che devono lavorare con materie grezze e altri input provenienti dall'estero.





E' una linea di politica che "funziona" solo nel breve termine, poi il mercato si aggiusta alle nuove tendenze e fa pagare uno scotto altissimo per le manipolazioni del passato. La ricchezza attraveso la stampante monetaria è un'illusione passeggera e fugace, destinata a schiantarsi contro le rocce della realtà economica: il Giappone è un ospizio la cui popolazione in invecchiamento supera la forza lavoro. E con un debito alle stelle, un'implosione di tale sistema non solo è un evento da temere ma anche uno a cui prepararsi. Nel frattempo, però, i credenti nella fede keynesiana hanno tirato fuori lo spauracchio della deflazione per nascondere sotto il tappeto le cosneguenze velenose delle loro politiche: il Giappone è seppellito sotto una mole strabordante di debiti e la sua industria è stata costantemente abbattuta pezzo dopo pezzo. In altre parole, il Giappone è in bancarotta.




Non c'è uno straccio di prova che un'inflazione ad una data cifra possa far resuscitare questo Paese. Non c'è uno straccio di prova che il Giappone abbia affrontato una deflazione dei prezzi negli anni passati (come non c'è deflazione dei prezzi nell'economia occidentale). Sebbene il tasso di risparmio delle famiglie giapponesi sia diminuito nel tempo, il Paese ha sperimentato una sorta di stabilità dei prezzi sin dagli anni '90. I burocrati keynesiani hanno sventolato lo spauracchio della deflazione per razionalizzare la monetizzazione del debito pubblico; è come se la banca centrale fosse stata autorizzata a perorare una manipolazione costante di tutto il sistema finanziario, basata sull'illusione che il denaro fiat e le bolle possano stimolare produzione, reddito e ricchezza. Detto in altro modo, le politiche fiscali e monetarie di stampo keynesiano hanno sepolto i settori pubblici sotto pile di debito insostenibile. Il Giappone ha raddoppiato la posta in gioco, perché un'intera generazione di banhcieri centrali è stata istruita a credere nella dissolutezza monetaria e a rimandare nel tempo i problemi. Quelli del Giappone sono stati rimandati al 2017, e Shinzo Abe si sta rivelando per quello che è: un folle.




Ma non è il solo. Pensate alla Svizzera. Il mese scorso la BNS ha annunciato la volontà di sforare in territorio negativo per quanto riguarda i tassi di interesse, ovvero, chiunque volesse acquistare franchi svizzeri deve pagare una sorta di "tassa". La strategia è quella di tenere alla larga coloro che desiderano scostarsi dall'area Euro, impedendo di conseguenza un apprezzamento della valuta svizzera. La loro ostinazione prevede un tasso di cambio franco-euro a 1.20, e questo significa che la BNS sarà pronta a sfornare nuova base monetaria per acquistare tutto il pattume cartaceo presente sul mercato. Ora che la FED si è presa una pausa dal QE, stanno entrando in scena i suoi sostituti. Prima il Giappone, poi la Svizzera. Il bilancio della BNS è aumentato di cinque volte negli ultimi sei anni, abbattendo l'immagine di quello che una volta era considerato un Paese di rettitudine monetaria.

La BNS ha annunciato ufficialmente di aver aderito al vangelo del keynesismo. Sosterrà, quindi, una politica mercantilista all'ennesima potenza: impedire alla popolazione autoctona di godere di importazioni a basso prezzo al fine di sovvenzionare le esportazioni; ovvero, svendere i prodotti creati in Svizzera. Questa visione distorta del commercio venne confutata da Adam Smith nel 1776. Venne confutata ancor prima da David Hume nel 1753. I keynesiani, però, continuano a non capirlo. I media mainstream e le aule accademiche pendono dalle loro labbra, quindi la popolazione svizzera si beccherà banconote cartacee mentre le persone all'estero otterranno merci a prezzi stracciati.

L'attuale scenario fa solamente parte di quella che viene chiamata "race to debase", dove ogni banca centrale tenta di avvantaggiarsi sulle altre svilendo la propria divisa. Sebbene questa folle corsa verso il fondo venne innescata dal dollaro, i due LTRO della BCE hanno tirato dentro anche la BNS. A seguito dello tsunami di euro sfornato da Draghi, i banchieri centrali svizzeri si sono "difesi" rispondendo allo stesso modo e in misura maggiore. Ciò, insieme all'aiuto della FED, ha permesso di tenere a galla l'Unione Europea. Siamo giunti ad una fase successiva della crisi mondiale: se prima si poteva ricorrere alla "race to debase" per avvantaggiarsi, l'accumulo di errori economici mai ripuliti sta costringendo le varie banche centrali del mondo a coordinarsi affinché possano calciare tutte insieme il barattolo. Come abbiamo visto nella sezione precedente, il mercato mondiale è talmente saturo di spazzatura finanziaria che ormai nessuno sa cosa sia di chi. L'interconnessione e la scarsa ponderazione del rischio hanno messo in pericolo il sistema monetario fiat che ormai ha bisogno di manipolazioni costanti e sempre più assurde per sopravvivere. Questo significa che presto entrerà in gioco anche la BCE con un QE vero e proprio (in un modo o nell'altro, monetizzando ad esempio bond legati al piano Juncker come spiegato qui: http://francescosimoncelli.blogspot.it/2014/12/il-ruggito-della-tigre.html ).

E' inevitabile. Così come è inevitabile che la FED non normalizzerà la sua linea di politica quest'anno e farà ricorso ancora una volta al QE. La necessità nascerà dallo scoppio della bolla dell'olio di scisto, la quale metterà a rischio, in una sorta di reazione a catena, anche le altre bolle gonfiate finora (Es. bolla obbligazionaria, bolla prestiti studenteschi, bolla azionaria, reflazione bolla immobiliare, tanto per citarne alcune) dalle politiche "non convenzionali" messe in campo sin dal 2009. Quando accadrà, il prezzo del petrolio tornerà a salire. Ogni illusione legata ad una possibile normalizzazione della linea di politica andrà a farsi benedire, una volta per tutte. Intrappolati in una sorta di stimolo "perenne", una tale strategia può funzionare nel breve termine ma nel lungo periodo condanna la popolazione ad un'agonia economica culminante con la depletazione irreversibile del bacino dei risparmi reali.



UN ESEMPIO EFFICACE

Quando una banca centrale decide di intervenire, va sul mercato secondario e rastrella, principalmente, quanto più pattume obbligazionario statale che può. Allo stato piace, perché potrà indebitarsi a tassi di interesse irrisori e fuori mercato. Chi ci rimette sono gli investitori privati. Attualmente il decennale italiano rende a circa il 2%, e chi decide di investire in tale strumento finanziario non ne ricaverà quasi niente. Anzi, molto probabilmente ci perderà. Gli italiani, quindi, hanno smesso di risparmiare e stanno abbandonando i loro investimenti classici, soprattutto quelli riguardanti i buoni del Tesoro. Se una volta il nostro Paese era rinomato per l'alto tasso di risparmio, ora non è altro che l'ombra di sé stesso.




Perché? Perché l'inflazione distrugge i risparmi. Più in generale, le politiche monetarie allentate distruggono il risparmio. Il keynesismo loda l'inflazione monetaria e l'inflazione dei prezzi, pensa che attraverso di essa si possa raggiungere una prosperità in ascesa: "I prezzi di oggi sono alti, ma quelli di domani saranno ancora più alti, quindi consumate!" Allo stesso modo, lo stato loda l'inflazione monetaria e l'inflazione dei prezzi perché in questo modo può vivere oltre i propri mezzi senza che la maggior parte della popolazione se ne accorga, e può ammassare enormi quantità di debiti in forza del fatto che la bance centrale entrerà in scena per svalutarli. Ma come è possibile tutto ciò? Come fanno a farla franca? Fino a quando possono farla franca? Facciamo un esempio.

Quando pensate al processo inflazionistico, pensate a come esso avviene. Pensate ad una dose di droga allucinogena che causa dipendenza. Così come una tale sostanza entra nell'organismo in un punto specifico del corpo (es. la vena), anche il processo inflazionistico entra nell'economia in un determinato punto. Nello specifico, attraverso un'espansione artificiale dell'offerta di moneta da parte delle banche centrali; gli effetti di questa pratica vengono distribuiti inizialmente al settore bancario e a quello statale. Ovvero, entrambe queste istituzioni sono in grado di accedere ad un ammontare di denaro senza aver prima prodotto qualcosa per entrarne in possesso. Questo significa che mediante il processo di espansione monetaria, ci sono delle figure privilegiate nell'ambiente economico che accedendo per prime ai nuovi fondi creati del nulla possono usufruirne per avvantaggiarsi rispetto al resto della società.

Quindi il processo inflazionistico entra in un punto specifico dell'economia e nel tempo invade il resto dell'economia più ampia. Così come una sostanza allucinogena ha bisogno di tempo per raggiungere i recettori a cui si potrà legare e scatenare, quindi, il suo effetto biologico, l'inflazione monetaria invaderà l'economia più ampia dopo un certo lasso di tempo. Ciò non toglie come il suo sia fondamentalmente un effetto redistributivo della ricchezza presente in un determinato momento nell'economia presa in considerazione. Infatti, coloro che entrano in possesso del nuovo denaro creato dal nulla sono in grado di esercitare questo loro potere redistributivo comprando beni ai prezzi di ieri e ai quali i mercanti riuscivano a vendere le loro merci accontentando i vari attori di mercato. In questo modo coloro che hanno accesso per primi al denaro di nuova creazione possono usufruire del cosiddetto "pasto gratuito", ovvero, poter comprare più merci ad un prezzo effettivamente scontato. Agendo in questo modo costringono i mercati ad aumentare i prezzi in modo da adattare l'offerta di beni alla nuova quantità di denaro presente sul mercato, danneggiando di conseguenza coloro che riceveranno il denaro di nuova creazione più avanti nel tempo o non lo riceveranno affatto. Infatti, prima che questi ultimi attori di mercato possano entrare in possesso del denaro di nuova creazione, devono spendere un ammontare superiore di denaro per comprare beni e servizi ad un prezzo maggiorato intaccando il loro cumulo di risparmi per far fronte a tali spese. Nel momento in cui entrano in possesso del nuovo denaro, il potere redistributivo dell'inflazionismo monetario ha già avuto effetto sul panorama economico e ha eroso parte del potere d'acquisto della moneta, nonché parte dei risparmi di Main Street.

Non solo lo stato riesce, in questo modo, ad imporre una tassa invisibile sulla popolazione ignara, ma una volta che ci si accorge del dolore economico che ne deriva il furto è già stato compiuto e il ladro è scappato col malloppo. Inoltre le banche commerciali, a fronte di un cumulo di risparmi diminuiti all'interno del panorama economico, sono in grado di offrire linee di credito a buon mercato e indebitarsi diventa più "facile". Ma non è la stessa cosa che accade anche con una sostanza allucinogena? Una volta che ha raggiunto i recettori su cui è in grado di legarsi, rilascia la sostanza biologica di cui è portatrice. Il corpo, di conseguenza, percepisce una sensazione di euforia; anche se in realtà si sta facendo del male incosapevolmente. Allo stesso modo, nel processo inflazionistico vengono concessi nuovi prestiti a fronte di un risparmio reale inesistente per quella valanga di liquidità che si vuole trasmettere nell'economia più ampia. Gli imprenditori, credendo di poter avviare attività che prima erano economicamente impraticabili a causa di una bacino dei risparmi reali più esiguo, cadono in errore. Ma in tale frangente c'è spazio solo per l'euforia. Vengono inaugurate nuove attività credendo che in mancanza di profittabilità le perdite potranno essere tamponate attraverso nuovi prestiti.

Ricordate che è l'accesso facile al credito che tiene in piedi queste attività altrimenti insostenibili, e tale credito facile si è materializzato grazie alla stampante monetaria della banca centrale. Ma come abbiamo detto qualche rigo più sopra, sebbene l'euforia faccia da protagonista il corpo del drogato viene progressivamente indebolito e debilitato. Le attività improduttive, avendo accesso facile al credito, riescono ad espandersi e sottraggono risorse preziose a quelle attività, invece, che in un mercato epurato da queste distorsioni sarebbero state premiate in modo sano e onesto. Questo significa che viene data la priorità a beni capitali che saranno utilizzati da attività improduttive. Questo significa che le materie prime saranno ri-direzionate verso quelle attività improduttive. Questo significa che una quantità crescente di lavoratori si sentirà spinta ad entrare a far parte di queste attività improduttive. L'illusione della loro profittabilità può durare finché durerà un ambiente economico caratterizzato da credito facile. Sebbene la loro natura improduttiva si rivelerà ex post, ovvero, una volta che l'espansionismo della banca centrale rallenterà o cesserà del tutto, i prodotti che sfornano sono semplicemente inutili. Attirando verso di loro risorse materiali e umane, e producendo di conseguenza beni e servizi superflui, i costi inizieranno ad aumentare in tutto il panorama economico poiché è come se si stesse sovvenzionando lo spreco. E data la natura scarsa delle risorse economiche, sprecarle comporta un costo da pagare.

L'aumento dei prezzi è paragonabile al segnale che il corpo del drogato sta iniziando a "tollerare" la sostanza allucinogena. Infatti, a fronte della dose iniziale di droga, non si avrà lo stesso effetto euforico. L'organismo avrà sviluppato una quantità maggiore di recettori che dovranno essere "riempiti" affinché si possa sperimentare di nuovo l'euforia iniziale. Finché questi recettori non verranno eliminati fisiologicamente, la necessità di "riempirli" si farà sempre più insistente nella mente del drogato. Resistervi sarà molto più difficile rispetto alla prima dose. L'impellenza di ricreare l'euforia iniziale, per cancellare il dolore derivante dall'eliminazione dei recettori, sarà l'elemento motore che condurrà il drogato a perdurare sulla via verso l'auto-distruzione. L'inflazione funziona allo stesso modo. Dopo che il sistema economico inizia a "tollerare" la nuova quantità di denaro, iniziano a palesarsi le prime incrinature. La competizione fasulla a cui vengono sottoposte le aziende che sarebbero state proficue in presenza di un mercato non drogato dal credito facile e i prezzi distorti derivanti dal nuovo denaro che lentamente invade l'economia più ampia, inducono in errore sempre più persone. Gli investimenti diventano ridondanti e vengono attuati solo nella prospettiva che prezzi più alti riusciranno a garantire profitti in grado di ripagare gli investimenti iniziali. Il panorama economico diventa una distesa di attività cloni. Il calcolo economico e la divisione del lavoro ne risentono pesantemente.

Il panorama economico inizia a fare i conti con una prospettiva costellata da perdite e fallimenti. In assenza di una nuova dose di sostanza allucinogena in quantità maggiori, o nel nostro caso, in assenza di un inflazionismo monetario maggiore, le forze di mercato forzeranno nell'ambiente economico una recessione per ripulirlo da quelle attività che in assenza di un espansionismo monetario artificiale non sarebbero mai emerse. All'aumentare della dose iniettata, però, aumentano anche i recettori e questo rappresenta la fine del drogato: o morirà o andrà in bancarotta. Per quanto riguarda l'economia, invece, essa si deteriorerà: fallimenti sequenziali, prezzi in aumento, produzione distorta. I prezzi, segnali economici fondamentali, vengono sempre più annebbiati inducendo in errore un numero crescente di attori economici. Il processo inflazionistico, quindi, non può andare avanti per sempre, perché se esso viene portato alle sue estreme conseguenze, come accaduto in Germania nel 1923, distruggerà definitivamente l'unità monetaria. Questa è una conseguenza che i banchieri centrali non vogliono. Metterebbe in discussione la loro autorità. Come il drogato che perderebbe il lavoro, anche i banchieri centrali perderebbero la fiducia della popolazione: cambierebbero unità monetaria. Questo significa che drogheranno il sistema monetario quel tanto che basta per dare un senso di "normalità" all'organismo debilitato. Sebbene ciò ritarderà l'emersione di nuovi recettori necessitanti nuova droga, l'inevitabilità di questo processo porta con sé la sua stessa fine: o una depressione fa pulizia degli errori del passato, o l'attuale sistema monetario evaporerà davanti agli occhi dei pianificatori centrali.

In un modo o nell'altro c'è bisogno di passare attraverso un processo di liquidazione dei cattivi investimenti che porta con sé una determinata dose di dolore economico. Per quanto riguarda il drogato, dolore fisico. Il dolore necessario per fare pulizia sarà proporzionale alla quantità di distorsioni immessa nell'ambiente economico. Quindi, più sono state le distorsioni, maggiore sarà il dolore che bisognerà sopportare. Nel caso del drogato egli dovrà soffrire fisicamente affinché il suo corpo si riprenda dalla debilitazione e dall'assuefazione imposta dalla sostanza allucinogena, nonché riprende le sue normali mansioni (Es. mangiare regolarmente, tornare a lavoro, ecc.). Per quanto riguarda l'economia, invece, si tratta di re-indirizzare gli input affinché vadano a soddisfare i bisogni più urgenti degli attori economici, vale a dire, quelli soppressi dalla deviazione artificiale di risorse economiche dai creatori di ricchezza agli sperperatori di ricchezza. E' un prezzo duro da pagare? Certamente. Ma non sarebbe stato imposto se non si fosse sbagliato in prima istanza. E' il prezzo da pagare per sopravvivere. Infatti le persone che il drogato ha allontanato a causa delle sue abitudini errate, sono felici di sapere che egli ha abbandonato le grinfie illusorie di un percorso che avrebbe portato solo rovina. Sebbene sappiano gli errori commessi da chi si è drogato, tenderranno ad accusare la sostanza allucinogena per il cattivo comportamento. Cosa accade invece con l'economia di mercato? Non viene individuata la causa reale della catastrofe che ha avuto luogo. No, si ricercano tutti quegli effetti scaturiti e si prendono provvidementi a riguardo.

La depressione, non dimentichiamocelo, non è il prodotto di un fallimento intrinseco all'economia di mercato, come solgono affermare gli statalisti. E' il ritorno ad un'economia di mercato purgata dagli errori del passato. Un sistema free banking, anche senza il cento per cento di riserva, non potrà mai sviluppare il tipo di inflazione che nasce dalle politiche interventiste di un'economia di comando o mista. L'inflazione è il risultato diretto delle politiche statali, ed è allo stato a cui dobbiamo dare la colpa. E' soprattutto una questione morale, poiché se si lascia spazio allo stato di inflazionare arbitrariamente una moneta (soprattutto una che non deriva dalle scelte degli attori di mercato), la decadenza morale risultate porterebbe ad accettare progressivamente qualsiasi altro tipo di abuso messo in campo da questo apparato truffaldino. Significherebbe tornare ad usare di nuovo la sostanza allucinogena. Bisogna frenarsi. Come fare? F. A. Hayek in Denationalisation of Money descrive come il modo migliore per avere denaro onesto sia quello di lasciare la scelta agli individui, abolendo di conseguenza il monopolio di conio nelle mani dello stato. Valute private in concorrenza, dove quella migliore emergerebbe come mezzo di scambio preferito da parte degli attori di mercato. Una cosa del genere possiamo osservarla nella proliferazione delle valute digitali come Bitcoin.

Inoltre, per quanto riguarda il settore bancario per il quale si continua a riproporre normative ingenue sulla falsariga del Glass-Steagall Act, il modo per rendere competitivo e "onesto" questo settore passa attraverso il ritorno ad un free banking. Mises, infatti, sosteneva come questa particolare pratica bancaria potesse imprimere un certo grado di onestà nel settore bancario lasciando alla concorrenza l'onere di premiare e punire quelle aziende presenti sul mercato. Senza la protezione artificiale di un cartello come quello della banca centrale, il settore bancario commerciale sarebbe trattato alla stregua di qualsiasi altra azienda, e in caso di fallimento asset e clientela passerebbero a quelle realtà più in sintonia con la soddisfazione dei desideri degli individui. Queste sono le sanzioni punitive in caso di errori gravi e irreparabili. Questa è la legge del libero mercato. O decidiamo di abbandonare una volta per tutte le droga allucinogena del denaro fiat, oppure essa ci porterà alla morte economica, morale e politica.



CONCLUSIONE

Le fondamenta su cui è costruito l'attuale sistema monetario ed economico stanno marcendo a ritmo battente. Ovunque nel mondo il picco del debito riguardante settore pubblico e privato è un problema insormontabile. I vari stati stanno cercando di diluire i loro oneri inflazionando le proprie divise, ma cercando di mantenere le conseguenze di questo inflazionismo il più lontano possibile da Main Street. Poco alla volta, però, esso lo raggiungerà. Non c'è modo di controllare qualcosa come l'economia di mercato la quale è nelle mani dei miliardi di attori economici in tutto il mondo. Passo dopo passo, i piani ben congeniati dell'establishment si sfalderanno contro la realtà delle cose: l'attuale panorama economico è semplicemente saturo di errori economici.

ZIRP, NIRP e tutti gli altri abomini partoriti dal settore bancario centrale stanno uccidendo quel che rimane di un onesto price discovery all'interno del panorama economico mondiale. Prima il breve termine, poi il brevissimo termine. Poi l'oblio assoluto. Le attuali bolle, dalla reflazione immobiliare alla bolla obbligazionaria statale a quella azionaria fino a quella dello scisto, danneggerranno in gran parte quelle realtà che fino a ieri erano considerate big player. Esattamente. Così come i coyote, in assenza di altro cibo, si mangiano da soli, così l'attuale sistema in assenza di prede da spennare si sta fagocitando da solo.

La necessità è la madre delle invenzioni, e stiamo vedendo che i banchieri centrali ne hanno molta. Sono in trappola. Qualsiasi aumento dei tassi di interesse sopra lo zero sconquasserà l'attuale sistema monetario ed economico. Il rischio di perdere il controllo salirà al salire dei tassi di interesse. Quindi è possibile che possano permettere loro di salire per un po', ma poi si tornerà ancora ad intervenire per paura di non riuscire a mettere toppe ad una situazione che diventerà via via arroventata. Benvenuti nell'era in cui i banchieri centrali verranno smascherati per quello che sono. Benvenuti nell'era in cui le passività non finanziate dei vari stati decreteranno la riconsiderazione del ruolo dello stato nella società. Benvenuti nell'era del Grande Default.


giovedì 15 gennaio 2015

Gli stati dovrebbero imporre normative più stringenti sulle grandi imprese?





di Frank Shostak


L'economista francese Jean Tirole dell'Università di Tolosa, ha vinto l'ultimo (in ordine temporale) Premio Nobel per l'Economia grazie all'elaborazione di metodi più efficienti per la regolamentazione di quei settori dominati da poche grandi imprese. Secondo Tirole, le grandi imprese indeboliscono il buon funzionamento dell'economia di mercato poiché hanno la possibilità di influenzare i prezzi e la quantità di prodotti.

Di conseguenza questo indebolisce il benessere degli individui nell'economia. Secondo questo modo di pensare, l'inefficienza presuppone una deviazione da uno stato ideale di mercato come quello descritto nel quadro della "concorrenza perfetta".



Il Modello della "Concorrenza Perfetta"

Nel mondo della concorrenza perfetta, un mercato è composto dalle seguenti caratteristiche:

  • Sul mercato ci sono molti compratori e venditori
  • Vengono commerciati prodotti omogenei
  • Acquirenti e venditori sono perfettamente informati
  • Non ci sono ostacoli o barriere all'entrata nel mercato

Nel mondo della concorrenza perfetta, acquirenti e venditori non hanno alcun controllo sul prezzo del prodotto. Devono accettare quello che viene proposto loro.

Presupporre l'informazione perfetta, e così l'assoluta certezza, implica che non vi è più spazio per l'attività imprenditoriale perché nel mondo della certezza non ci sono rischi e quindi non c'è bisogno di imprenditori.

Se le cose stessero così, chi introdurrebbe nuovi prodotti e in che modo? Secondo i sostenitori del modello della concorrenza perfetta, qualsiasi situazione reale che si discosta da questo modello è considerata non ottimale per il benessere dei consumatori. Essi raccomandano, quindi, che lo stato intervenga ogni volta che si palesa tale deviazione.

Contrariamente a questo modo di pensare, la concorrenza non scaturisce da un gran numero di partecipanti in quanto tali, ma è il risultato di una grande varietà di prodotti.



Concorrenza sui Prodotti, Non sulle Imprese

Maggiore è la varietà, maggiore sarà la concorrenza e quindi più benefici ci saranno per il consumatore.

Quando un imprenditore introduce sul mercato un nuovo prodotto — l'esito del suo sforzo intellettuale — acquisisce il 100% della nuova nicchia di mercato che si viene a costituire.

Seguendo la logica del modo di pensare comune, tuttavia, questa situazione non dovrebbe accadere perché non farà altro che indebolire il benessere dei consumatori. Se questo modo di pensare (ad esempio, il modello della concorrenza perfetta) venisse rispettato rigorosamente, non emergerebbero più nuovi prodotti. In un ambiente del genere, la gente lotterebbe per rimanere in vita.

Una volta che un imprenditore introduce sul mercato un nuovo prodotto e ne trae profitto, attira la concorrenza. Si noti che ciò che dà origine alla concorrenza è la volontà dei consumatori di acquistare il nuovo prodotto. I produttori dei vecchi prodotti devono sfornare nuove idee e nuovi prodotti per catturare l'attenzione dei consumatori.

Il punto di vista popolare, secondo cui un produttore che domina un mercato potrebbe sfruttare la sua posizione aumentando il prezzo al di sopra del livello competitivo, è errato.

L'obiettivo di ogni azienda è quello di fare profitti. Questo, tuttavia, non può essere raggiunto senza offrire ai consumatori un prezzo adatto.

E' nell'interesse di ogni uomo d'affari garantire un prezzo a cui la quantità che viene prodotta può essere venduta con profitto.

Nel fissare questo prezzo, il produttore-imprenditore dovrà considerare quanti soldi i consumatori sono propensi a spendere per il suo prodotto. Dovrà prendere in considerazione i prezzi dei vari prodotti della concorrenza. Dovrà anche prendere in considerazione i suoi costi di produzione.

Se il cosiddetto produttore dominante non terrà conto di questi fatti, subirà perdite.

Ma al di là di ciò, i funzionari statali come possono stabilire se il prezzo di un prodotto sia al di sopra del cosiddetto livello competitivo dei prezzi? Come possono sapere quale dovrebbe essere il prezzo competitivo?

Se i funzionari statali cercano di far rispettare un prezzo più basso, quest'azione potrebbe spazzare via l'incentivo a produrre il prodotto stesso.

Quindi, piuttosto che migliorare il benessere dei consumatori, le politiche dello stato serviranno solo a peggiorare le cose. (A tal proposito non esistono metodi matematici, per quanto sofisticati, che possano dirci quale dovrebbe essere il livello competitivo dei prezzi. Coloro che sostengono che le teorie dei giochi potrebbero farcela, sono sulla strada sbagliata.)

Contrariamente al modello della concorrenza perfetta, ciò che dà luogo ad un ambiente più competitivo non è un gran numero di partecipanti in un particolare mercato, bensì una grande varietà di prodotti competitivi. Le politiche dello stato, nello spirito del modello della concorrenza perfetta, distruggeranno la differenziazione dei prodotti e dunque la concorrenza.



I Prodotti Sono Eterogenei

L'idea che i vari fornitori possano offrire un prodotto omogeneo non è sostenibile. Infatti, se avvenisse una cosa del genere, perché mai un acquirente dovrebbe preferire un venditore ad un altro? (L'idea di far rispettare l'omogeneità del prodotto, al fine di emulare il modello della concorrenza perfetta, non porterà ad alcuna concorrenza.)

Dal momento che la differenziazione dei prodotti è l'essenza della libera concorrenza di mercato, significa che ogni fornitore di un prodotto ne ha il controllo al 100%. In altre parole, è un monopolista.

La differenziazione del prodotto è garantita dalla varietà di idee e talenti che possiede ogni imprenditore. Questa differenza di idee e talenti si manifesta nel modo in cui è fatto il prodotto, nel modo in cui viene confezionato, nel luogo in cui viene venduto, nel modo in cui viene offerto al cliente, ecc.

Per esempio, un hamburger che viene venduto in un bellissimo ristorante è un prodotto diverso da un hamburger che viene venduto in un negozio da asporto. Quindi, se il proprietario di un ristorante guadagna consensi dalla vendita di hamburger, qualcuno dovrebbe porre dei limiti alle sue attività? Dovrebbe, quindi, modificare il suo modo di operare e convertire il suo ristorante in un negozio da asporto al fine di conformarsi al modello della concorrenza perfetta?

Tutto ciò con cui abbiamo a che fare è la preferenza individuale dei vari consumatori: preferiscono cenare al ristorante piuttosto che nel negozio da asporto. Allora, cosa c'è di sbagliato?

Supponiamo ora che i consumatori abbiano completamente abbandonato i negozi da asporto e acquistino hamburger solo al ristorante, questo significa che lo stato debba intervenire?

L'intera questione di un monopolio dannoso non ha alcuna rilevanza nel contesto del libero mercato. Un monopolista dannoso rischia di emergere quando lo stato, per mezzo di licenze e autorizzazioni, limita la varietà di prodotti in un determinato mercato. (I burocrati statali decidono quali prodotti devono essere forniti sul mercato.)

Imponendo restrizioni e limitando la varietà dei beni e dei servizi offerti ai consumatori, lo stato limita le scelte dei consumatori riducendo così il loro benessere.



Sintesi e Conclusione

Suggeriamo che l'idea dello stato che regola le grandi imprese, al fine di promuovere la concorrenza e difendere il benessere delle persone, sia un errore. Tale intervento soffoca solamente la concorrenza di mercato e abbassa il tenore di vita. L'obiettivo di Alfred Nobel era quello di premiare gli scienziati le cui invenzioni e scoperte miglioravano la vita delle persone e il loro benessere. Rafforzare i controlli statali nei mercati è in contrasto con lo spirito del Premio Nobel.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 14 gennaio 2015

La banca centrale può controllare i tassi di interesse?

Tenersi da parte notizie apparse gli anni passati pubblicate dai saltimbanchi monetari, come Krugman, aiuta a smascherare la loro incompetenza Quindi, sebbene il nostro supereroe abbia gongolato il 28 novembre scorso denigrando la posizione di coloro che si aspettavano un aumento dei tassi di interesse a seguito del tapering, fu egli stesso (per quanto paradossale possa sembrare) quattro anni fa a spiegare il meccanismo alla base: contano di più i flussi che i titoli in quanto tali. E' per questo che i titoli del Tesoro USA continuano a languire in una zona di bassi rendimenti (oltre al fatto che la FED re-investirà i proventi dei titoli maturati in nuovi T-bond). E' per questo che il dollaro ancora guadagna trazione. Gli investitori credono nel potere di "guarigione" della banca centrale americana. La FED ha sottratto dal mercato una fetta consistente di tali titoli creando artificialmente un appetito che col tempo ha acquistato costanza. Anche perché se la FED fosse subentrata totalmente alle emissioni del Tesoro, quanta credibilità le sarebbe rimasta? Le sue sono illusioni. Manipolazioni. Distorsioni. Influenza i mercati affinché prendano una certa direzione, poiché se si sostituisse totalmente ad essi l'illusione finirebbe molto presto. Nella seguente pubblicazione potrete approfondire tali concetti attraverso due articoli fusi di Robert Murphy (uno e due).
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di Robert P. Murphy


Nel mio ultimo post ho spiegato il duplice punto di vista di Paul Krugman: da un lato critica aspramente la BCE per il restringimento del 2011 attuato mediante l'aumento dei tassi di interesse; e, dall'altro, si lamenta di come ci siano così tanti idioti nel mondo finanziario che pensano che il QE2 abbia in qualche modo spinto verso il basso i tassi di interesse.

Tuttavia, pensare che la FED sia impotente (almeno durante una trappola della liquidità) in materia di tassi di interesse non rappresenta una posizione condivisa solo da Krugman. Jeffrey Rogers Hummel, per esempio, ha composto un lungo saggio in cui sostiene che le banche centrali non sono così potenti quando si tratta di tassi di interesse (come la maggior parte degli analisti pare pensare). In questo post voglio prendere, per la prima volta, le parti del parere mainstream: le banche centrali hanno un ampio margine di discrezionalità quando si tratta di tassi di interesse, anche i tassi di interesse "reali" (aggiustati all'inflazione dei prezzi) .

In primo luogo, diamo un'occhiata al federal funds target rate e all'effective federal funds rate in un certo periodo di tempo, quando la FED "ha tagliato i tassi" bruscamente e poi li "ha alzati" di nuovo. Il grafico seguente mostra la stretta connessione:




OK, quindi il grafico qui sopra fa sembrare che gli obiettivi annunciati dalla FED per quanto riguarda il tasso dei federal funds siano molto accurati. Ma forse i funzionari della FED stavano solo anticipando un movimento dei mercati già in atto? Dopo tutto, un astronomo potrebbe indicare come si "muoverà" Venere nel cielo notturno e (se sa quello che sta facendo) sembrerà in grado di controllare le orbite planetarie. E' la stessa cosa che sta succedendo con il mio grafico qui sopra?

No, non proprio. La FED ha vari modi per influenzare il movimento del tasso dei federal funds, perché (attraverso le operazioni di mercato aperto) ha il potere di aggiungere o rimuovere riserve dal sistema. Il tasso dei fed funds è il tasso di equilibrio di mercato connesso ai prestiti delle riserve: vendendo asset e drenando riserve, la FED può spingere verso l'alto il prezzo dei prestiti del (piccolo) bacino delle riserve. Oppure, acquistando nuovi asset e aggiungendo riserve al sistema bancario, la FED può spingere verso il basso il prezzo dei prestiti del (grande) bacino delle riserve.

Il grafico seguente mostra la relazione tra la crescita anno/anno della base monetaria (che la FED può controllare direttamente con i suoi acquisti di asset) e il livello dell'effective fed funds rate, dal 1990 all'agosto 2008 (poco prima che la base monetaria si impennasse, perché non avevo voglia di schiacciare il grafico):




La descrizione da manuale delle operazioni di mercato aperto, e come la FED le usa per alzare/abbassare i tassi di interesse, sembra corrispondere decentemente col grafico qui sopra. Nei primi anni '90, quando il tasso dei fed funds (linea rossa) è sceso, la base monetaria (linea blu) è cresciuta rapidamente. Poi, quando la FED ha iniziato ad innalzare i tassi nel 1995, la crescita della base monetaria è scesa drasticamente. C'è stata un'altra impennata della base monetaria nei primi anni 2000, che è coincisa con il famoso taglio dei tassi di Greenspan, e poi la crescita della base monetaria è tendenzialmente scemata mentre la FED innalzava i tassi dal 2004 in poi.

Non fraintendetemi, il grafico qui sopra ha un sacco di "slittamenti"; ci sono periodi che non rientrano esattamente in questa storia. Se volessimo essere più precisi, avremmo bisogno di prendere in considerazione una risoluzione più fine sulla crescita della base monetaria (piuttosto che guardare l'andamento anno/anno) e avremmo bisogno di guardare anche alle aspettative. Ma il mio punto è che lo schema generale degli ultimi 18 anni sembra abbastanza chiaro: la FED "controlla" i tassi di interesse attraverso la sua capacità di accelerare o rallentare la crescita del suo bilancio.

In conclusione, non è affatto un concetto folle pensare che i vari giri di QE abbiano schiacciato i tassi di interesse, anzi, era la logica ufficiale di questi programmi secondo molte persone, tra cui i funzionari della FED stessa. Guardate, ecco Bernanke in un discorso in cui dice come i vari programmi di QE abbiano spinto verso il basso i tassi di interesse:

Negli ultimi anni le azioni della Federal Reserve hanno riguardato anche i premi, attraverso una serie di programmi denominati Large-Scale Asset Purchase (LSAP). Questi programmi sono costituiti da acquisti sul mercato aperto di titoli di debito, titoli garantiti da ipoteca e titoli del Tesoro a lungo termine. Nella misura in cui i titoli del Tesoro e i titoli garantiti delle agenzie non sono sostituti perfetti di altri asset, gli acquisti di tali asset da parte della Federal Reserve dovrebbero abbassare i loro premi, mettendo pressione al ribasso sui tassi di interesse a lungo termine e allentando le condizioni finanziarie in senso più ampio. Anche se gli effetti stimati variano, un crescente corpo di ricerca sostiene che i LSAP siano efficaci per abbassare i premi e, quindi, ridurre i tassi a lungo termine. Naturalmente la Federal Reserve ha utilizzato questo approccio non convenzionale per abbassare i tassi a lungo termine, perché, con tassi a breve termine vicini allo zero, non può più utilizzare il suo approccio convenzionale di tagliare il target del federal funds rate.

Ora, in tutta onestà, credo che Hummel potrebbe obiettare: "Beh, non c'è dubbio che Bernanke volesse alimentare il mito secondo cui può controllare i tassi di interesse, ma ha torto." Tuttavia sarebbe difficile che Krugman possa sostenere che Bernanke fosse confuso quando parliamo di QE2 e tassi di interesse, dal momento che ha affermato che l'ex-Governatore era l'uomo giusto a cui affidare il timone della FED durante la crisi. In ogni caso, in spirito di equità vi segnalo questo pezzo in cui Krugman prima loda Bernanke per essere andato fino in fondo, poi sostiene che è impotente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Più studio l'episodio di Bill Gross, più diventa interessante. In un post precedente ho discusso di come Paul Krugman avesse ragione a dire che la scommessa di Gross contro il Ministero del Tesoro gli sarebbe esplosa in faccia, ma l'impostazione di questa previsione secondo il suo quadro keynesiano era sbagliata. In questo post voglio andare oltre, fornendo sia la teoria sia la prova che i programmi di quantitative easing della FED (QE) hanno davvero abbassato i tassi di interesse a lungo termine.

Krugman in questo post, e ancora di più Brad DeLong in quest'altro, chiariscono come Gross stesse scommettendo che la fine del QE2 avrebbe portato ad un aumento del rendimento del decennale USA (e forse anche quelli di altri titoli del Tesoro). Ora Krugman e DeLong stanno cercando di spiegarci perché Bill Gross avesse torto (o fosse cieco, secondo il punto di vista di Krugman – DeLong a suo credito è molto più civile).

Ora, teoricamente, anche un buon keynesiano, pienamente consapevole della trappola della liquidità e del ritorno della depressione, potrebbe credere che i programmi di QE abbiano abbassato i tassi di interesse a lungo termine. Beh, ecco Krugman stesso nel marzo 2009 che ci spiega la logica dietro al QE, quando venne annunciato per la prima volta:

La grande novità di questa settimana è stata la decisione della FED di acquistare $1 bilione di obbligazioni a lungo termine, andando oltre la normale politica di acquisto di debito a breve termine. Buona mossa – ma probabilmente vale la pena sottolineare che sì, ciò espone la FED, e indirettamente il contribuente, ad alcuni rischi [...].

La FED sta [...] creando una nuova passività: la nuova base monetaria per comprare questi titoli. In effetti sta stampando $1 bilione e lo sta utilizzando per acquistare obbligazioni. È inflazionistico? Speriamo di sì! La ragione per un quantitative easing è che la normale espansione monetaria, stampare denaro per comprare debito a breve termine, non ha trazione a causa dei tassi prossimi allo zero. Guadagnare un po' di trazione – in effetti, ottenere un effetto inflazionistico – è ciò che si prefigge tale politica.

[...]

Ma qui sta il punto: se e quando l'economia si riprenderà, è probabile che i tassi di interesse a lungo termine saliranno, soprattutto se l'attuale politica della FED riuscirà ad abbassarli. [Il sottolineato è mio.]

Così, quando la FED ha annunciato il QE al mondo, Krugman ha scritto sul suo blog che lo scopo di quella politica era abbassare i tassi di interesse a lungo termine. Gli Stati Uniti erano in una trappola della liquidità (a giudizio di Krugman) all'epoca, situazione non dissimile da quella odierna, in cui Krugman rotea sfastidiato i suoi occhi quando sente parlare tipi come Gross (il quale pensava che in qualche modo il QE teneva bassi i tassi di interesse).

Non voglio accanirmi troppo su questo punto, perché Krugman era davvero in disaccordo con Gross nel 2011, prima che il QE2 terminasse (e quindi anche Gross aveva torto). Ho riportato la citazione qui sopra perché penso che sia ironico; penso che dimostri come avevo ragione quando ho sostenuto nel mio post precedente che il disaccordo tra Krugman e la previsione di Gross non verteva proprio sulle opinioni del primo riguardo una trappola della liquidità di per sé.



La Prova

In ogni caso, passiamo alla prova empirica. Il QE2 ha smosso i tassi di interesse? Qui devo dare ragione a Krugman: i rendimenti del decennale statunitense hanno fatto l'esatto opposto di ciò che aveva detto Gross. Il QE2 è stato annunciato (anche se la stessa FED non ha definito ufficialmente "QE" questi programmi) il 3 novembre 2010 ed è finito nel giugno 2011. Poi è stata annunciata l'Operation Twist nel settembre 2011.

Con questa linea temporale in mente, ci si sarebbe aspettato (se vi piaceva la visione del mondo di Bill Gross) che i rendimenti del decennale sarebbero scesi nel novembre 2010 e che avrebbero iniziato a salire intorno a giugno 2011, solo per ridursi drasticamente nel settembre 2011 con l'annuncio dell'Operation Twist.

Beh, se andate a controllare i grafici, noterete che la storia reale è quasi l'opposto: i rendimenti sono saliti vertiginosamente nel novembre 2010 ed erano in caduta libera nell'agosto 2011. Inoltre i rendimenti sono aumentati di nuovo con l'annuncio del Twist.

Il problema è che in macroeconomia e in finanza si ha a che fare con le aspettative, così come altri fattori che ostacolano il vostro piccolo "esperimento". Per esempio, il grande trionfo repubblicano alle elezioni del novembre 2010; forse aveva qualcosa a che fare con i rendimenti in rialzo. (Potrebbe essere così perché gli investitori pensavano che i repubblicani avrebbero promosso la crescita futura, o che avrebbero agito da folli e avrebbero causato un default del Tesoro.) E in ogni caso, non c'è motivo di aspettarsi un'altalena improvvisa dei prezzi da una politica annunciata con largo anticipo (come ad esempio uno stop agli acquisti di obbligazioni).

Ecco perché è un bene se possiamo discernere quando i mercati hanno cominciato a sospettare le mosse future riguardo la linea di politica. Un episodio molto più definito in questo senso è il "taper", quando la FED ha iniziato a spargere suggerimenti secondo cui avrebbe terminato il programma QE3. Ricordo con certezza che la popolazione ha appreso l'esistenza di questa volontà nell'aprile 2013, quando sono stati rilasciati i verbali della riunione di marzo. Poi Bernanke l'ha detto ufficialmente al Congresso il 22 maggio 2013.

Tuttavia, e questo lo ricordo distintamente, il 18 settembre 2013 la FED "ha sorpreso i mercati" con il suo annuncio: avrebbe rinviato il tapering.

Così, l'episodio del tapering ci fornisce un buon esempio in cui i mercati sono stati inizialmente portati a credere una cosa (che gli acquisti della FED si sarebbero interrotti prima di quanto i mercati avevano inizialmente pensato) e poi è successo il contrario (la FED avrebbe continuato a comprare più a lungo di quanto fosse stato annunciato in precedenza).

In base a questo fatto, il rendimento del decennale si è comportato proprio come avrebbe voluto Bill Gross:




Si noti che il trend dei rendimenti è salito intorno ad aprile/maggio del 2013, quando sono cominciate le chiacchiere su un possibile tapering. Dalla testimonianza di Bernanke del 22 maggio fino a metà settembre, il rendimento del decennale USA è salito di un punto percentuale.

La linea verticale mostra il giorno precedente all'annuncio di un rinvio del tapering. Potete vedere come il rendimento sia sceso abbastanza bruscamente il giorno successivo (quando l'annuncio è diventato ufficiale).

Tenete a mente che tutte queste tendenze sottostimano l'impatto effettivo, in quanto gli addetti ai lavori erano stati sicuramente già avvisati e così hanno cominciato a spingere i prezzi in vista dell'annuncio. Ad esempio, si può vedere che nel mese di settembre il rendimento ha iniziato a scendere un paio di giorni prima del rinvio effettivo; sono sicuro che ci sono state fughe di notizie.



Conclusione

In conclusione, voglio ribadire che NON sto dicendo "Bill Gross in realtà aveva ragione". No, ha puntato un mucchio di soldi e ha sbagliato. Quando si tratta di speculazione finanziaria, non importa se si aveva "davvero" ragione ma altri fattori X si sono intromessi; gli imprenditori devono prevedere il futuro reale, non un ipotetico futuro a parità di condizioni.

Tuttavia, ho pensato che fosse importante sottolineare che quando Paul Krugman (e, in misura minore, Brad DeLong) ci spiega perché Bill Gross aveva torto, le sue spiegazioni non funzionano. Gross non era pazzo a pensare che il QE2 avrebbe abbassato i rendimenti del Tesoro; Krugman stesso ha ammesso che era l'obiettivo del QE, e (almeno a marzo 2009) Krugman non ha avuto alcun problema con questo ragionamento.

Inoltre, quando si parla di QE3 (non QE2), abbiamo un esempio migliore per quanto riguarda le aspettative degli investitori. In questo quadro di riferimento, il rendimento del decennale USA si è comportato proprio come aveva previsto Gross.

In sintesi, anche se la previsione di Bill Gross era totalmente sbagliata, penso ancora che i vari programmi di QE della FED abbiano abbassato i tassi di interesse nella curva dei rendimenti. Questa evidenza è valida sia in teoria – anche secondo Krugman – sia in pratica, poiché abbiamo visto almeno un episodio importante in cui si è verificata.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 13 gennaio 2015

C'è una gigantesca bolla del debito pronta a scoppiare





di Bill Bonner


Ieri non c'è stata molta azione sul mercato. Il Dow ha chiuso in parità. L'oro non si è mosso. Una giornata piatta.

Gli schermi televisivi sono piatti. Alcuni cantanti sono piatti. Le torte escono piatte. I pneumatici sono piatti. I pugili vanno a terra piatti. Anche i morti.

Prima o poi, tutti noi finiremo piatti.

Uno dei nostri editorialisti preferiti, Thomas Friedman, ha scritto un libro su questo argomento, The World Is Flat.

Potete contare su Friedman. Ha qualcosa da dire su qualsiasi argomento.

Ha così tanti pensieri perché non gli costa niente. Non è un pensatore profondo.

Ma non ce l'abbiamo con i pensieri superficiali. Per certi versi sono migliori. Sono facili da capire e da ripetere alle cene. E, soprattutto, molto più lesti da citare.

Questo è il vero vantaggio del pensiero superficiale: è la benzina che i somari mettono nei loro serbatoi.

Dimenticate le sfumature. Ignorate i paradossi. Non pensateci su troppo. Date loro una semplice idea, e la useranno per fare un grande pasticcio.

Friedman vuole migliorare il mondo. In realtà, non vuole che le cose migliorino. Se lo volesse davvero, allora aggiusterebbe le sue finestre, raccoglierebbe la spazzatura lungo i marciapiedi e flirterebbe con donne grasse.

No. Insiste affinché le persone facciano quello che dice lui. Non è un vero uomo d'azione; è una vera e propria rottura di scatole. Ha un piano per ogni situazione e una soluzione per ogni problema. In ogni caso, sostiene di prevedere il futuro e di poterlo migliorare prima che accada.

Ricordate il nostro motto: le persone che cercano di costringere gli altri a rispettare le loro idee, sono sempre persone le cui idee sono idiote. Potete citare liberamente questa frase.

Anni dopo la pubblicazione, Friedman ha spiegato quello che voleva comunicare col suo libro del 1993:

Quando ho scritto The World Is Flat, ho detto che il mondo è piatto. Sì, siamo tutti collegati. Facebook non esisteva; Twitter era un suono; il cloud era una nuvola; il 4G era un posto auto; LinkedIn era una prigione; le applicazioni erano ciò che si inviava nei college; e Skype, per la maggior parte delle persone, era un errore di battitura.

Friedman aveva ragione. La globalizzazione, sotto l'egida della Pax Americana, era una tendenza. L'ha capito subito. L'ha presa in giro. E ha scritto un libro su di essa che è diventato un bestseller.

Ma c'era molto di più della semplice globalizzazione nelle nuove tecnologie e nel capitalismo americano.

È importante sottolineare che è stata finanziata da un nuovo sistema monetario corrotto. Secondo l'accordo di Bretton Woods del dopoguerra, le nazioni straniere avrebbero legato le loro valute al dollaro USA... e il dollaro era legato all'oro ad un tasso fisso.

Nel corso dei secoli l'oro si è dimostrato utile. Potrebbe non essere il denaro perfetto, ma è stato il migliore finora scoperto.

Alcune criptovalute, come ad esempio Bitcoin, potrebbero eventualmente rivelarsi più utili, ma questo lo deciderà il futuro. Per noi, per il momento, l'oro funziona. Il denaro "fiat", o la cartamoneta, no.

Dal momento che l'offerta d'oro è limitata, i prezzi al consumo tendono a rimanere stabili. L'offerta di credito è limitata, perché la moneta è limitata. Quando aumenta la domanda per il credito, il prezzo (i tassi di interesse) sale. E il boom alimentato dal credito volgerà al termine.

Negli anni '60 il presidente Johnson perseguì una guerra costosa e senza speranza in Vietnam, e un programma ambizioso di elargizioni clientelari. "Guns and butter" — voleva tutto.

Quando i nodi vennero al pettine, i maghi finanziari a Washington ebbero un'idea: "Invece di pagare in oro, come di consueto (e legale), cambiamo il sistema in modo da poter pagare i nostri debiti in IOU — pezzi di carta verdi che chiameremo dollari."

"Aspettate un attimo", obiettarono le persone più premurose. "Un sistema monetario puramente fiat non ha mai funzionato. Se è possibile creare denaro reale stampando semplicemente pezzi di carta verde, ognuno potrebbe farlo. "

Decise a non pensarci troppo, le autorità applaudirono i benefici di questa nuova moneta "flessibile".

Nel 1968 Johnson chiese al Congresso di eliminare il requisito che il dollaro fosse coperto dall'oro. Poi nel 1971 il suo successore, Richard Nixon, pose fine alla convertibilità diretta del dollaro in oro.

In tal modo gli Stati Uniti abbandonarono l'oro e aprirono il vaso di Pandora del denaro fiat. Non ci sarebbe stato quasi nessun limite alla quantità di denaro che poteva essere creata... o al numero di bolle che potevano essere gonfiate.

La gente avrebbe potuto comprare cose che non poteva permettersi, e probabilmente di cui non aveva bisogno, con soldi che non aveva. Carte di credito, linee di credito, mutui e loro derivati!

Senza l'oro, gli unici cartelli rimasti indicavano la direzione sbagliata. I consumatori americani hanno acquistato — a credito — merci cinesi. I dollari sono volati in Cina. E per impedire che la propria valuta si apprezzasse rispetto al dollaro, il governo cinese ha dovuto creare renminbi per comprare dollari da possessori privati.

Ciò ha causato un boom in Cina, cosa che ha aggiunto capacità in eccesso nell'export cinese e ha schiacciato sempre di più la produzione industriale degli Stati Uniti.

Cosa doveva farci la Cina con tutti quei dollari? Doveva investire di nuovo negli Stati Uniti. Così ha comprato debito del Tesoro americano. Questo ha contribuito ad abbassare i tassi di interesse negli Stati Uniti, stimolando maggiori acquisti alimentati dal credito.

Il mondo non è stato tanto appiattito, bensì è stato modellato dalla politica monetaria statunitense e ha assunto una forma grottesca.

I cinesi hanno prodotto troppo. Gli americani hanno consumato troppo. E in tutto il mondo, una grande bolla del debito è diventata sempre più grande — in procinto di scoppiare.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 12 gennaio 2015

Prasseologia, scienze naturali e banche centrali





di Doug French


Janet Yellen deve sentirsi come se stesse dando da mangiare ai gatti. La Federal Reserve sta mantenendo i tassi di interesse a zero, pensando che l'uomo della strada spenderà soldi o comprerà azioni. La Yellen vuole far aumentare il nostro carico di rischio, perseverando sulla strada tracciata da Bernanke.

La banca centrale ha quadruplicato il proprio bilancio e non può generare abbastanza inflazione dei prezzi per rendere felici i notabili monetari. (Alcuni di noi direbbero che non hanno guardato abbastanza bene.) I dottorati non riescono a capirlo. Non comprendono come sia possibile che dopo l'iniezione di $4.5 bilioni non sia successo niente. Tutte quelle persone intelligenti armate di modelli complicati e del potere della stampante monetaria, e non sta accadendo nulla ad eccezione di un'altra bolla a Wall Street. Yawn.

Un paio di dipendenti della St. Louis FED pensano di aver trovato la risposta. Gli economisti Yi Wen e Maria A. Arias hanno sollevato la questione nel loro paper: "Perché l'aumento della base monetaria non ha provocato un aumento proporzionale nel livello generale dei prezzi (o nel prodotto interno lordo)?"

E' possibile che le persone abbiano ripensato ai loro modelli di vita dopo il crollo del 2008 e stiano facendo la cosa saggia — risparmiare denaro — a prescindere dai perversi incentivi che la banca centrale li sta sventolando in faccia? Sì, infatti secondo Wen e Arias: "La risposta sta nella volontà del settore privato di accumulare soldi invece di spenderli. Tale aumento senza precedenti della domanda di moneta ha rallentato la velocità del denaro."

Forse è meglio se la FED si rinfreschi un po' le idee con la prasseologia... lo studio dell'azione umana, il cui enunciato, come ci ricorda Murray Rothbard, recita: "I singoli esseri umani agiscono, cioè, il fatto sempiterno che gli individui si impegnano in azioni consapevoli per raggiungere determinati obiettivi. Questo concetto di azione è in contrasto con un comportamento puramente riflessivo, o istintivo, che non è utilizzato per raggiungere obiettivi. "

Il problema, come sottolinea Rothbard, è che "la prasseologia rappresenta la metodologia distintiva della Scuola Austriaca." Possiamo contare il numero di economisti Austriaci che lavorano alla FED, beh, su nessuna mano.

I keynesiani presso la banca centrale pensano che le persone siano così insignificanti che possono essere inserite in equazioni e modelli per determinare come impostare il tasso dei Fed Funds, o a quanto debba ammontare un QE.

Wen e Arias si riferiscono ad un'equazione che probabilmente cercavate di dimenticare, sentita in una di quei corsi di economia noiosi: MV = PQ. M sta per denaro, V sta per velocità, P sta per livello dei prezzi e Q sta per quantità di beni e servizi prodotti.

I ricercatori hanno inserito i numeri e hanno concluso: "L'inflazione negli Stati Uniti sarebbe dovuta arrivare al 31% l'anno tra il 2008 e il 2013, quando l'offerta di moneta è cresciuta ad un ritmo medio del 33% l'anno e la produzione è cresciuta ad una media appena al di sotto del 2%."

Oops. I prezzi aumentano a meno del 2%, secondo il modo in cui il governo li "conta".




La velocità del denaro (quante volte un dollaro gira nell'economia), come riflette il grafico, è precipitata da oltre il 17X prima della recessione a 4.4X durante la prima metà del 2014.

Secondo Arias e Wen, i consumatori sono tristi sin dalla crisi finanziaria per una buona ragione: "La drastica riduzione dei tassi di interesse ha costretto gli investitori a ri-aggiustare i propri portfoli, strizzando l'occhio al denaro liquido e sfavorendo gli asset fruttiferi (Es. titoli di stato)."

Tutto questo ha senso dal punto di vista prasseologico. L'azione umana è mirata a raggiungere obiettivi migliorando le condizioni di una persona. Questo non significa che le persone abbiano sempre ragione. "Tutto ciò che afferma la prasseologia è che l'attore economico adotta obiettivi e ritiene, a ragione o a torto, che possa raggiungerli con l'impiego di taluni mezzi", spiega Rothbard.

Ma dopo un crollo finanziario devastante, che ha lasciato milioni a testa in giù per il loro principale asset — la casa — e con conti pensione molto più piccoli, ha perfettamente senso che MV = PQ abbia rallentato. Scrive Rothbard:

L'econometria non solo tenta di scimmiottare le scienze naturali utilizzando complessi fatti storici eterogenei come se fossero fatti di laboratorio omogenei e ripetibili; tenta anche di ridurre la complessità qualitativa di ogni evento ad un numero quantitativo, e quindi aggrava l'errore agendo come se questi rapporti quantitativi rimanessero costanti nella storia umana. In netto contrasto con le scienze fisiche, che poggiano sulla scoperta empirica di costanti quantitative, l'econometria, come ha sottolineato più volte Mises, non è riuscita a scoprire una singola costante nella storia umana. E date le mutevoli condizioni della volontà umana, la conoscenza, i valori e le differenze tra gli uomini, è inconcepibile che l'econometria possa mai scoprirla.

Ovviamente nulla di tutto ciò dissuade i banchieri centrali, insieme ai pianificatori centrali, dal continuare a stampare denaro; e la coppia di St. Louis probabilmente non ha migliorato la propria carriera commentando la politica del loro datore di lavoro:

A questo proposito, la politica monetaria non convenzionale ha rafforzato la recessione stimolando la domanda di moneta del settore privato attraverso il perseguimento di una politica di tassi di interesse troppo bassi (vale a dire, la politica dei tassi di interesse a zero).

Gli individui agiscono con uno scopo in mente e hanno capito che il rendimento dei titoli di stato pari a zero non è meglio del denaro, e, di fatto, sono più rischiosi. Wen e Arias scrivono: "La migliore forma di asset privo di rischio non è rappresentano dai titoli di stato a breve termine, ma dal denaro." Così le famiglie sono sedute su $2.15 bilioni di risparmi — un aumento di circa il 50% nel corso degli ultimi cinque anni — e le banche hanno $2.8 bilioni di riserve.

Secondo un sondaggio Gallup dell'aprile scorso, il 62% degli americani intervistati ha dichiarato di preferire il risparmio; il 34% la spesa. Fino alla crisi, i numeri erano circa 50-50.




L'economia non è un'equazione da risolvere o una macchina da riparare. Si tratta di oltre 314 milioni di persone che agiscono con uno scopo. "La prasseologia, così come i vari aspetti sani delle altre scienze sociali," ha scritto Rothbard, "poggia sull'individualismo metodologico, sul fatto che solo gli individui percepiscono, assegnano un valore, pensano e agiscono"... e se devono farlo, accumulano denaro.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


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di Frank Shostak


Gli economisti sono sempre stati invidiosi delle scienze naturali. Hanno pensato che se nell'economia fossero stati introdotti i metodi delle scienze naturali, come gli esperimenti condotti nei laboratori, ciò avrebbe migliorato la nostra comprensione del mondo.

Ma mentre un laboratorio è un luogo valido in cui fare ricerca nel campo delle scienze naturali, non è lo stesso in economia. Perché?

Un laboratorio è necessario in fisica poiché solo lì uno scienziato può isolare i vari elementi relativi all'oggetto della sua indagine.

Anche se lo scienziato è in grado di isolare i vari fattori, non conosce le leggi che li governano.



Ipotesi e Certezza Logica

Tutto quello che può fare è avanzare ipotesi sulla "legge vera" che regola il comportamento delle varie particelle identificate.

Non può essere certo delle leggi "vere" della natura. Su questo argomento Murray Rothbard ha scritto:

Le leggi possono essere solo ipotizzate. La loro validità può essere determinata solo da una deduzione logica delle loro conseguenze, le quali possono essere verificate facendo ricorso ad esperimenti di laboratorio. Anche se le leggi spiegano i fatti, e le loro inferenze sono coerenti tra di loro, le leggi della fisica non possono mai essere stabilite in modo assoluto. Proprio perché un'altra legge può rivelarsi più elegante o in grado di spiegare una più ampia gamma di fatti. In fisica, dunque, le spiegazioni postulate devono essere ipotizzate in modo tale che esse o le loro conseguenze possano essere provate empiricamente. Anche così, le leggi sono solo temporanee piuttosto che valide in modo assoluto.

Contrariamente alle scienze naturali, i fattori relativi all'azione umana non possono essere isolati e suddivisi in elementi semplici.

Tuttavia in economia abbiamo una determinata conoscenza di certe cose, che a loro volta potrebbero aiutarci a capire il mondo dell'economia.

Ad esempio, sappiamo che un aumento dell'offerta di moneta genera una situzione in cui viene scambiato qualcosa per nulla. Ciò conduce ad una deviazione di ricchezza da coloro che la creano a coloro che la sprecano. Questa è una conoscenza certa e non deve essere verificata.

Sappiamo anche che per una determinata quantità di beni, un aumento dell'offerta di moneta (ceteris paribus) deve portare ad un esborso maggiore di denaro per unità di merce — un aumento dei prezzi delle merci. (Ricordate, il prezzo è la quantità di denaro per una unità di un bene).

Sappiamo anche che se nel paese A l'offerta di moneta cresce ad un ritmo più veloce dell'offerta di moneta nel paese B, allora nel corso del tempo, ceteris paribus, la valuta di A deve deprezzarsi nei confronti della moneta di B. Questa conoscenza ci arriva dalla legge della scarsità.

Quindi per qualcosa che rappresenta una conoscenza certa, non vi è alcun obbligo di una verifica empirica.



Come Può Essere Applicata Questa Conoscenza?

Ad esempio, se osserviamo un aumento dell'offerta di moneta alimentato dalla banca centrale — possiamo concludere che ciò determina una deviazione di ricchezza reale da coloro che la creano a coloro che la sprecano. Comporta l'indebolimento del processo di generazione di ricchezza.

Questa conoscenza, però, non può dirci quale sia lo stato del bacino della ricchezza reale e quando la cosiddetta economia si sgretolerà.

Mentre si possono ricavare alcune conclusioni da certi fattori, l'interazione complessa dei vari fattori impedisce la conoscenza di ciascun fattore in qualsiasi punto nel tempo.

Alcuni fattori come l'offerta di moneta — in quanto opera con un certo ritardo — può fornirci informazioni utili su eventi futuri — come i cicli di boom/bust e l'inflazione dei prezzi. Ma una variazione dell'offerta di moneta non interessa tutti i mercati nello stesso momento. Va da un individuo ad un altro individuo — da un mercato all'altro. (E' questo che causa il ritardo dai cambiamenti nell'offerta di moneta e ai suoi effetti nei vari mercati.)

Contrariamente alle scienze naturali, in economia — attraverso la consapevolezza che ogni effetto deve avere una causa e la comprensione della legge della scarsità (più abbiamo, meno importante diventa) — siamo in grado di ricavare l'intero corpo della conoscenza economica.

Questa conoscenza, che non dovrebbe essere confusa con la conoscenza acquisita da campi relativi come la storia, la storia economica e la statistica, è certa e non deve essere verificata mediante esperimenti in laboratorio.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/