mercoledì 7 febbraio 2018
Andare alla cieca, Parte 3: Perché adesso non è né tempo né luogo per multipli PE alle stelle
di David Stockman
Come abbiamo indicato nella Parte 2, l'idea che possiate pagare il 26X EPS per l'indice S&P 500 alla fine di un ciclo di ripresa lungo 103 mesi, è davvero ridicola. Cioè, c'è un tempo per anticipare un forte rimbalzo dei profitti durante i primi anni di una ripresa, meritando quindi un solido multiplo PE.
Ma c'è anche il punto ovvio che le espansioni alla fine diventano troppo lunghe e finiscono in recessione. Nonostante le stampanti monetarie della banca centrale, il ciclo economico non è stato messo fuori legge.
Dopotutto, ecco perché l'Eccles Building è ora finito in un punto di svolta epocale che è lieto di chiamare "normalizzazione" dei tassi d'interesse e restringimento del bilancio (QT). In parole povere, stiamo parlando di dumping obbligazionario su scala senza precedenti. Ed è stato fatto per paura che la prossima recessione avesse colto la FED alla sprovvista ed impotente.
Gente, queste persone non sono totalmente stupide. Hanno accumulato potere e un dominio plenario sull'economia capitalistica della nazione, solo coltivando assiduamente la Madre di Tutte le Bugie. Vale a dire, il mito secondo cui il capitalismo privato è pericolosamente instabile e desideroso di finire in crolli periodici, i quali possono essere prevenuti solo dagli abili interventi della banca centrale.
Sono balle, ovviamente. Ogni recessione dell'era keynesiana moderna è stata causata dalla Federal Reserve, e soprattutto la calamità del 2008-2009. E l'ultima "ripresa economica" sin da allora, così come quelle che risalgono agli anni '50, sono dovute ai poteri di rigenerazione intrinseca del libero mercato, non al tasso d'interesse e alle macchinazioni della FED.
Quindi quello che abbiamo veramente qui, è un Mago monetario di Oz. Non c'è nulla dietro al sipario dell'Eccles Building, ad eccezione di un gruppo di economisti incompetenti che trascorrono il 90% delle volte a schiacciare il pulsante "compra" sulla stampante digitale della FED, mentre falsamente rivendicano il credito per l'intrinseca propensione alla crescita del capitalismo privato.
Ma lasciamo che avvenga il prossimo ciclo di recessione/ripresa mentre il FOMC cerca di avere spazio di manovra con i tassi d'interesse, come i 550 punti base dopo entrambe le recessioni 2000-01 e 2008-09. Questo perché l'economia degli Stati Uniti si riprenderà altrettanto bene senza una compressione artificiale del tasso del mercato monetario, come ha già fatto due volte in questo secolo.
Quindi la vera implicazione del QT e l'imminente campagna di dumping obbligazionaria da $600 miliardi della FED non è solo un drastico azzeramento dei tassi d'interesse, già "quotato" nei 2850 dell'indice S&P 500. Il vero messaggio è che anche i banchieri centrali keynesiani si stanno preparando al prossimo inverno economico.
Inutile dire che è per questo che i venditori di fumo a Wall Street, che puntano ad una crescita dei profitti del 33% nei prossimi due anni, sono del tutto irrilevanti nella migliore delle ipotesi. Questo perché tutta questa storia dimostra che non c'è la possibilità che tali livelli di profitti possano essere sostenuti a lungo termine.
Ad esempio, dopo l'espansione del ciclo economico durata 119 mesi negli anni '90, i cosiddetti "profitti operativi" raggiunsero un picco di $56.79 per azione nel periodo annuale terminante a settembre 2000. Ma questo picco non era remotamente sostenibile.
Infatti gli utili crollarono del 32%, ad un minimo di $38.85 per azione dell'indice S&P 500, nel dicembre 2001. Non sorprende, ovviamente, se l'indice S&P 500 fosse calato di oltre il 35% durante quel periodo.
Allo stesso modo, durante l'espansione di 70 mesi dall'inizio del 2001, i guadagni operativi dell'indice S&P 500 raggiunsero un picco di $91.47 per azione nel periodo annuale terminante a giugno 2007. Successivamente crollarono del 57%, toccando il fondo otto trimestri dopo a $39.61 per azione a settembre 2009. Allo stesso modo, anche l'indice S&P crollò del 55% durante quell'intervallo di tempo.
A quel punto, ovviamente, i profitti aziendali uscirono ancora una volta dal buco della recessione, ma il punto di partenza non potrebbe essere più eloquente.
Per intenderci, i "guadagni operativi" al minimo a settembre 2009 non erano più alti di quanto fossero nove anni prima a settembre 2000. L'ennesima prova che i numeri dei venditori di fumo di Wall Street sono inutili: i profitti del mondo reale sono schiavi del ciclo di ripresa e recessione; non sono fagioli finanziari magici che fanno crescere piante fino al cielo.
Oggi gli utili GAAP già stimati per il 2017 sono scesi a soli $110 per azione, rispetto ai guadagni previsti per il 2017 di $122 per azione a gennaio 2017 e di $115 per azione a settembre.
Quest'ultimo dato è la prova della vecchia truffa della revisione degli utili, che è andata avanti per decenni, ma sottolinea anche qualcosa di molto più cruciale.
Il magheggio statistico con gli utili per questo ciclo è già finito. Non importa quanto in alto puntino i venditori di fumo per il 2018 o il 2019, la prossima grande mossa farà finire i guadagni nel cassonetto della recessione: giù dal 30% al 60%, o anche più.
Detto in modo diverso, gli utili dell'indice S&P 500 a $110 per azione sono valutati ad un multiplo ultra elevato (26X). Ovunque e sempre, questa è stata una formula per drastiche perdite post-crash.
Allo stesso tempo, dovrebbe anche essere riconosciuto che $110 per azione per gli utili S&P 500 nella penultima fase del ciclo economico, non è qualcosa per cui essere eccitati. Al contrario, significa che il tasso di crescita tendenziale degli utili societari è crollato.
Pertanto il tasso di crescita a 10 anni è ora pari a solo il 2.4% all'anno dal picco del ciclo precedente di $85 per azione nel giugno 2007 e appena del 4.0% all'anno per due cicli a partire dal picco del 2000 a $54 per azione.
Detto in modo diverso, nessuno sano di mente dovrebbe pagare 26 volte per una crescita degli utili a bassa cifra. Quest'ultima cifra ha a malapena compensato l'inflazione negli ultimi 10 anni e solo il 2% all'anno in termini reali per tutto il secolo fino ad oggi.
Inoltre ricordate che un multiplo EPS uguale per tutti è assolutamente privo di senso. Come abbiamo indicato nella Parte 2, il giusto multiplo di valutazione dipende dal tempo e dal luogo. Eppure chiunque presti la minima attenzione può vedere che attualmente non è affatto un momento propizio.
Nel settembre 2000, ad esempio, quando il multiplo degli utili per l'indice S&P 500 a 26.7X raggiunse il picco, più o meno ai livelli di oggi, le prospettive erano molto più positive. All'epoca il bilancio della FED era di appena $500 miliardi, il che significa che gli stampatori di moneta avevano uno spazio di manovra immenso per entrare nell'economia con crediti bancari fraudolenti provenienti dalla banca centrale.
Questo è l'opposto dell'attuale disperato bisogno della FED di ridurre il suo bilancio da $4,400 miliardi per rimanere nel gioco dello "stimolo". Così facendo, tuttavia, sta mettendo a rischio un mercato azionario orribilmente gonfiato che è stato alimentato da tassi d'interesse sistematicamente falsificati, i quali, a loro volta, sono stati ampiamente sfruttati dagli speculatori di Wall Street e dagli ingegneri finanziari nei piani alti delle grandi aziende.
Allo stesso modo, allora il profilo del bilancio federale era molto più favorevole. Durante l'anno 2000 ci fu un considerevole surplus grazie ad una serie di plusvalenze, ma soprattutto, Washington era immersa in un dibattito sulla presumibile scomparsa del debito federale!
Proprio così. Persino il Maestro stesso aveva ipotizzato un riarrangiamento del modus operandi della FED se non ci fosse stato più un debito pubblico da monetizzare. In tutta onestà, Dick Cheney non aveva ancora pronunciato la dottrina del "deficit non conta", né il GOP aveva intrapreso due enormi tagli fiscali scoperti.
Invece gli analisti avevano semplicemente supposto che il ciclo economico fosse stato eliminato e che, in base al robusto scenario di crescita proiettato fino al 2010, le entrate federali e le eccedenze annuali avrebbero ripagato il debito pubblico entro la fine di quel decennio.
Questo è sempre stato un sogno irrealizzabile, naturalmente, ma all'epoca anche una prospettiva futura molto più sobria non sarebbe stata verosimile, così come è una certezza che il debito pubblico raggiungerà $40,000 miliardi e il 140% del PIL entro il 2030.
In breve, vista l'assoluta certezza di una collisione tra la politica fiscale e la politica monetaria negli anni a venire, l'attuale picco degli utili a 26X per l'indice S&P 500 ha ancora meno senso di quanto non ne avesse nel 2000. Alla fine condusse le pecore alla macellazione e anche oggi accadrà la stessa cosa; per non parlare del picco dei multipli al 17.7X nel giugno 2007.
Infatti le folli capitalizzazioni di mercato di oggi non sono altro che un invito all'auto-obliterazione finanziaria. A differenza del settembre 2000, o giugno 2007, è un fatto acclarato la drastica diminuzione della capacità di crescita dell'economia nazionale e globale.
Nel caso dell'economia interna, è solo l'aumento una tantum, ma insostenibile, della quota degli utili del PIL che ha sostenuto il tasso di crescita nominale del 4.0% degli utili dell'indice S&P 500 dall'inizio del secolo. Al contrario, il reddito mediano reale delle famiglie americane a $59,039 è quasi esattamente dove si trovava nel lontano 1999.
Detto in modo diverso, i redditi medi reali delle famiglie sono cresciuti di soli $22 all'anno per l'intero secolo; e questo prima che la prossima recessione li faccia capitolare ancora una volta.
Indipendentemente dal momento preciso della prossima recessione, una cosa è importante: gli attuali tassi di capitalizzazione non sono affatto giustificati dall'andamento dell'economia interna. Nessuna economia può crescere in modo robusto nel lungo periodo, quando gran parte delle famiglie è morta dal punto di vista economico.
Infatti durante la totalità di questo secolo (eccetto per i periodi di recessione), i margini di profitto delle imprese si sono mantenuti molto al di sopra delle norme storiche. Mentre non otteniamo alcuna indicazione specifica sul quando e per quanto ritorneranno alla media di lungo termine (linea rossa nel grafico), siamo abbastanza fiduciosi che abbiamo già superato il picco secolare. La crescita degli utili tramite i profitti delle azioni è finita.
Il potenziale aumento dei tassi d'interesse costituirà un enorme ostacolo per gli utili azionari. Attualmente ci sono circa $13,000 miliardi in debito di imprese non finanziarie, rispetto ai soli $4,000 miliardi alla fine del secolo.
Di conseguenza anche un aumento di 250 punti base dei rendimenti medi nei prossimi anni ammonterebbe a $325 miliardi di aumento degli interessi passivi, o circa il 25% degli utili correnti delle attività non finanziarie al lordo delle imposte.
Allo stesso modo, il tasso di crescita del PIL nominale, ossia la sostanza economica da cui vengono estratti i profitti delle imprese, è anch'esso rallentato drasticamente rispetto alle tendenze storiche. Durante il periodo tra il 2007 e il 2017, ad esempio, il tasso di crescita del PIL nominale è crollato ad appena il 3.1%; il che si confronta con il 4.5% durante il ciclo precedente e il 5.6% tra il 1965 e l'anno 2000.
Inutile dire che una combinazione di PIL in calo e una crescita lenta del reddito nominale, non si tramuta in nessun tipo di scenario di profitti in forte espansione su una base a lungo termine. Di conseguenza gli attuali multipli PE sono ancora più folli quando le tendenze precedenti vengono adeguate a questi fattori.
Come mostrato di seguito, sulla misura del CAPE di Shiller, ma rettificato per margini elevati e una crescita del PIL nominale nettamente rallentata, i multipli di valutazione sforano i grafici storici: attualmente superano del 35% il precedente massimo storico del 1929, e si attestano a più del 3.6X la media storica moderna.
Con un dollaro temporaneamente traballante i permabull hanno dato sfoggio di un ultimo appiglio a cui aggrapparsi: l'arena internazionale tradurrà il ciclo di "crescita globale sincronizzata" in un'impennata dei profitti in dollari.
Come abbiamo dimostrato ripetutamente, il leggero aumento del commercio mondiale e la crescita del PIL nell'ultimo anno sono quasi interamente attribuibili all'enorme impulso di credito emanato dalla Cina, mentre i Suzerain Rossi di Pechino preparavano il tavolo economico per l'incoronazione di Xi come seconda venuta di Mao durante il XIX Congresso del partito comunista l'ottobre scorso.
La nostra tesi è che la crescita del credito in Cina ha successivamente raggiunto una velocità di stallo rispetto all'espansione guidata dallo stato durante gran parte del 2016-2017. E quando i $40,000 miliardi di credito cinesi iniziano a veder svanire il loro effetto, svaniscono anche il commercio mondiale e, con un certo ritardo, la crescita globale.
Non sorprende se la Corea del Sud sia considerata il canarino nella miniera di carbone a livello mondiale, perché la sua economia ad alta tecnologia funziona da scalo per la produzione industriale della Cina.
In tale contesto i dati recenti sulle esportazioni della Corea del Sud nel quarto trimestre hanno rappresentato un campanello d'allarme. La crescita delle esportazioni è crollata ad un minimo visto l'ultima volta nel 1985 e il PIL trimestrale è finito in territorio negativo per la terza volta in questo secolo.
Potremmo dire che siete stati avvertiti. Diciamo anche che questo particolare momento e luogo non è sicuramente l'occasione per multipli PE al 26X.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
martedì 6 febbraio 2018
Andare alla cieca, Parte 2: La distruzione di una determinazione onesta dei prezzi e le sue conseguenze
di David Stockman
Nella Prima Parte abbiamo sottolineato che il vero male della Finanza delle Bolle non è solo quello che porta a scoppi ciclici delle bolle; o che gli speculatori ottengano ciò che meritano; o anche che i giocatori ignari vengano sempre condotti al macello alla fine.
Dato abbastanza tempo, i mercati si riprendono perché il capitalismo ha una spinta intrinseca a crescere, generando in tal modo rendimenti, profitti, ricchezza e indici azionari più elevati. Ciò significa che, a sua volta, gli investitori alla fine si riprenderanno dai crash delle bolle -- nonostante la tendenza degli speculatori professionisti sia quella di vendere ai minimi e tornare indietro dopo che la maggior parte dei profitti è stata fatta.
Invece la vera iniquità economica della Finanza delle Bolle alimentata dalla banca centrale è che distrugge tutti i segnali di prezzo che sono essenziali per la disciplina finanziaria. E per quanto possa sembrare strano, la disciplina è la condizione sine qua non della stabilità a lungo termine e di guadagni sostenibili in termini di produttività, standard di vita e ricchezza reale.
I politici della Città Imperiale dovrebbero rimanere pietrificati dalla prospettiva di prendere in prestito $1,200 miliardi durante l'anno fiscale imminente (2019) ad un ritmo del 6.0% del PIL dal mese #111 al mese #123 dell'attuale fase espansiva; e tutto questo proprio nel momento in cui la banca centrale sta attuando il QT (quantitative tightening), coinvolgendo una vendita di titoli pari a $2,000 miliardi dal suo bilancio elefantico.
Secondo anche l'ABC dell'economia, l'imminente offerta di obbligazioni da $1,800 miliardi tra le vendite del Tesoro americano ($1,200 miliardi) e la zavorra della FED ($600 miliardi), è evidentemente abbastanza da far esplodere l'esistente equilibrio tra domanda e offerta e quindi innescare rendimenti più elevati.
Ma questa è a malapena la metà della storia. Tutte le leggi dell'economia, che ora vengono ignorate dai revisori del mercato azionario, sono anche vincolate al tempo e al luogo. Vale a dire, la finanza in deficit in un Paese come gli Stati Uniti è sempre un'idea altamente discutibile.
Dopotutto, è praticamente garantito sulla base delle attuali finanze che entro il 2030 il debito pubblico si avvicinerà ai $40,000 miliardi rispetto ai $930 miliardi in cui si trovava quando Reagan si insediò nel gennaio 1981. In mezzo secolo, il PIL, gonfiato dall'inflazione, sarà cresciuto di 8.5 volte rispetto ad un'eruzione di debito pari al 43X.
Ciononostante, il contesto ciclico è la parte molto più assurda. L'idea di gestire un deficit al 6.0% del PIL in quella che sarebbe l'espansione economica più lunga nella storia registrata è semplicemente folle. Eppure, mentre Trump e la sua banda di repubblicani di Capitol Hill inciampano in una risoluzione bi-settimanale dopo l'altra, mostrano totale noncuranza per la bomba fiscale ad orologeria legata al loro petto.
Certo, i democratici sono molto peggio. Anche se difendono la causa dei sognatori per la ragione sbagliata (vale a dire, la ricerca di elettori democratici piuttosto che soddisfare la reale necessità economica di lavoratori aggiuntivi), la loro vera agenda al momento è la stasi politica. Cioè, nessun cambiamento di sorta nel mostro welfaristico da $2,500 miliardi, ma stanziamenti interni per far fronte all'aumento delle spese per la difesa ($80 miliardi all'anno) richiesto dai falchi del GOP.
Il nostro punto è che prima dell'arrivo di Greenspan alla FED nel 1987, i politici di entrambe le parti avevano una sana paura dei deficit perché, in assenza di una massiccia monetizzazione da parte delle banche centrali, l'aumento dei deficit tendeva a causare "crowding out" e alti tassi d'interesse.
Infatti anche le politiche monetarie quasi oneste del periodo 1953-1987 generarono collegi elettorali a favore della rettitudine fiscale. Così, quando i tassi d'interesse aumentarono, le lobby per le piccole imprese, i costruttori di case, i risparmiatori, gli agricoltori ed i fornitori di beni strumentali, fecero valere il loro peso politico in nome della restrizione fiscale.
Niente più di tutto ciò adesso. La massiccia e incessante repressione dei rendimenti operata dalla FED ha eliminato i collegi elettorali favorevoli alla rettitudine fiscale e, alla fine, ha vaporizzato nei politici la paura dei deficit.
Il debito pubblico è salito del 220% rispetto al picco pre-crisi (4° trim. 2007), mentre gli interessi passivi sono aumentati solo del 20%. Con il debito in aumento di 10 volte più velocemente del costo del suo ripagamento, perché qualcuno dovrebbe aspettarsi che i politici facciano qualsiasi cosa se non calciare il barattolo?
Infatti la colpevolezza della FED per l'imminente catastrofe fiscale della nazione è doppiamente evidente quando si analizza la portata dei falsi segnali del grafico qui sopra.
Non solo la FED ha spinto il costo medio ponderato del debito federale a meno dell'1.7% e quindi in territorio a rendimento negativo quando viene inclusa l'inflazione; la sua massiccia monetizzazione del debito ha ulteriormente ridotto al minimo il costo reale del debito pubblico a causa della cosiddetta "cessione dei profitti" al Tesoro USA.
Cioè, la FED raccoglie $125 miliardi di rendimenti sui suoi $4,400 miliardi tra titoli del Tesoro e delle GSE, ma non paga sostanzialmente nulla per le sue passività, che sono stampate dal nulla. Il reddito da interessi lordo della FED meno diversi miliardi di costi operativi e $25 miliardi di pagamenti IOER alle banche (un incentivo per le banche a mantenere inattive le loro riserve in eccesso e a non prestarle al di sotto di suddetto tasso), viene quindi restituito al Tesoro USA.
Come illustrato di seguito, dopo l'esplosione del bilancio della FED da $900 miliardi al momento del tracollo della Lehman a $4,400 miliardi, questi pagamenti al Tesoro USA sono saliti alle stelle, raggiungendo un picco di $117 miliardi nel 2015. Di conseguenza oltre il 25% del costo del debito federale negli ultimi anni è stato nascosto. Ossia, compensato da questo finto giro monetario di pagamenti della FED al Tesoro USA.
In pratica, le barre nel grafico qui sotto si dirigeranno verso lo zero nei prossimi due anni, mentre i pagamenti IOER alle banche continueranno a salire (mentre la FED aumenterà il tasso sui fondi federali); e tra l'altro è anche costretta ad includere "accantonamenti per perdite" a fronte dei suoi profitti annuali, man mano che i tassi d'interesse saliranno e calerà il valore di mercato del suo bilancio.
Così, all'improvviso, l'attuale costo da $300 miliardi sul debito pubblico verrà colpito da un doppio smacco. Il rendimento medio ponderato del debito federale aumenterà di 200-400 punti base negli anni a venire e sparirà l'enorme flusso di denaro dalla FED.
Di conseguenza prevediamo che la spesa per interessi netti raddoppierà a $600 miliardi entro tre anni e supererà $1,000 miliardi all'anno ben prima del 2027.
Di fronte all'impennata dei costi per il ripagamento del debito e all'aumento dei rendimenti nei mercati obbligazionari, i politici saranno presi dal panico. Avendo sperimentato esattamente tutto ciò da vicino durante i primi anni '80, quando il rendimento del decennale USA toccò quasi il 16%, siamo abbastanza sicuri che il vecchio panico nei confronti dei deficit risorgerà nella Città Imperiale.
Siamo anche abbastanza sicuri che sarà troppo tardi: sulla scia della riforma fiscale del GOP e della baldoria di spesa in corso, il debito pubblico crescerà presto da $1,500 miliardi a $2,000 miliardi all'anno. Con la normalizzazione dei tassi d'interesse, solo questo aggiungerà dai $50 miliardi ai $75 miliardi all'anno al conto degli interessi passivi.
In breve, nel momento in cui l'aumento dei tassi d'interesse e l'aumento dei ripagamenti del debito semineranno la paura tra i politici, non ci sarà alcun modo immaginabile per fermare la macchina del redde rationem.
E questo è il costo reale quando si falsificano sistematicamente i rendimenti ed i prezzi nel mercato obbligazionario.
Nella Parte 3 affronteremo i falsi segnali trasmessi da Wall Street. Come nel caso dell'interesse sul debito pubblico, le metriche rilevanti sono vincolate sia dalle leggi dell'economia che dal momento e dal luogo in cui vengono misurate.
Al momento attuale, l'indice S&P 500 è trattato ad un multiplo assurdo del 26.3X, che si stima siano gli utili del 2017. Tuttavia i venditori ambulanti di fumo dicono di non preoccuparsi, perché il multiplo annuale sugli utili deve ancora sbocciare pienamente.
Cosa?!
Il ciclo economico non è stato messo fuori legge e quello attuale, nel migliore dei casi, ha ancora qualche trimestre o anche un anno o due di vita. Quindi gli utili futuri sono un'assurdità irrilevante. L'idea stessa di valutare il mercato sulla base di un multiplo PE futuro senza tempo è folle. Eppure questo è esattamente il punto in cui ci hanno portato la drastica repressione finanziaria della FED e la distruzione della determinazione onesta dei prezzi.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
lunedì 5 febbraio 2018
Andare alla cieca, Parte 1: Come la finanza delle bolle distrugge l'efficienza e la razionalità economica
di David Stockman
Si potrebbe ringraziare il cielo che qualcuno abbia finalmente smesso di comprare durante i ribassi. Poi salta fuori che praticamente non ce ne sono più!
Questo è il caso anche se la vostra idea di un "ribasso" è un giorno in cui il mercato non sale. Finora non c'è stato neanche un calo durante il 2018. O peggio ancora, se si tiene in considerazione la metrica tradizionale di almeno un calo del 5%, si è già fuori dal business degli "acquisti durante i ribassi".
Proprio così, siamo in un territorio da record. Sono passati ben 395 giorni di trading da quando il mercato ha visto un calo del 5%, e questo non è mai successo prima d'ora.
Tra l'altro, prima del 1995 le banche centrali del mondo non avevano mai nemmeno immaginato di poter creare dal nulla $22,000 miliardi in credito fiat. Ma nei nove anni trascorsi dall'ultima crisi finanziaria hanno generato $14,000 miliadi di nuovi stanziamenti e oltre $20,000 miliardi negli ultimi tre cicli di bolle messi insieme.
Inutile dire che questa emissione da $20,000 miliardi di "qualcosa in cambio di niente" ha deformato e avvelenato l'intero tessuto del sistema finanziario globale. Ovunque i prezzi degli asset finanziari sono stati massicciamente gonfiati e falsificati, causando una distorsione a due fasi dell'economia globale.
Inizialmente la massiccia stampa monetaria da parte della FED ha favorito interventi difensivi sul mercato valutario e la soppressione dei tassi di cambio da parte della PBOC, della BOJ, della BOK e degli altri esportatori di merci e beni industriali. Comprando dollari e sequestrandoli nelle proprie banche centrali, gli esportatori mercantilisti del mondo -- inclusi i petro-stati collegati al dollaro -- importavano l'inflazione del dollaro USA.
Così facendo hanno ampliato le proprie basi monetarie e i sistemi di credito nazionali. Ciò ha portato, a sua volta, ad un boom globale delle spese in conto capitale finanziato non con risparmi in denaro reale, ma direttamente e indirettamente dalle emissioni di credito delle banche centrali. Di conseguenza le spese in conto capitale delle società quotate in borsa in tutto il mondo sono aumentate del 5X nel decennio conclusosi nel 2012.
In definitiva, lo tsunami di capitali a basso costo ha finanziato una monumentale eccedenza di capacità nelle industrie minerarie, energetiche, navali, manifatturiere e della distribuzione, e ha mobilitato centinaia di milioni di lavoratori dalle risaie e dalle economie dei villaggi asiatici nei mercati mondiali. Il conseguente prezzo delle merci cinesi e il prezzo dei servizi indiani basati su Internet hanno determinato un massiccio appiattimento della curva globale del costo del lavoro.
Insieme, l'eccesso di capacità industriale e di lavoro, hanno inaugurato un'era di disinflazione dei prezzi industriali e delle commodity, la quale ha portato ad una reazione assolutamente perversa tra i banchieri centrali keynesiani. Cioè, l'unica lezione che hanno mai imparato dopo che l'ultimo residuo di denaro reale è stato distrutto da Nixon nell'agosto del 1971, è che un'eccessiva espansione monetaria porta ad un IPC in aumento e in definitiva punitivo.
Ma i banchieri centrali non hanno visto molta inflazione nell'attuale era di stampa di denaro -- specialmente dopo che negli anni '80 e '90 le autorità hanno eliminato l'inflazione con trucchi statistici come l'edonica, gli aggiustamenti geometrici delle medie e le imputazioni come i proprietari di case equivalenti al posto dei prezzi immobiliari effettivi e misurabili. Quindi hanno percepito "luce verde" per quanto riguardava stampare denaro fiat.
Solo che si è trattato di un gigantesco errore dovuto al fatto che i loro modelli mentali risalgono al nazionalismo economico e alle opinioni autarchiche del Grande Pensatore stesso, John Maynard Keynes.
Dopo il 1930, e molto prima che la sua opera fosse pubblicata nel 1936, Keynes era diventato un militante protezionista che sosteneva "beni interni" e un mercantilismo tale che avrebbe fatto arrossire anche Donald Trump.
Ahimè, il mercantilismo keynesiano non funziona in un contesto di espansione monetaria globale, di capacità in eccesso ed investimenti improduttivi. Ciò che è emerso dopo la metà degli anni '90 è stato, di fatto, qualcosa di nuovo che ha ridotto i modelli del Grande Pensatore e dei suoi discepoli americani a questioni economiche senza senso.
Ciò che intendiamo qui è che nel mondo pre-1971, con una moneta basata sull'oro e tassi di cambio relativamente fissi, parlare d'inflazione nell'IPC significava essenzialmente parlare di "inflazione in un Paese". Questo perché l'eccessiva espansione monetaria in quel contesto portava ad un eccesso di domanda, aumentando i salari, i prezzi ed i costi domestici, e ad un aumento delle importazioni per colmare il divario.
Ahimè, quello era anche il lato negativo: un deficit delle partite correnti in espansione avrebbe alla fine fatto uscire dai confini nazionali l'oro, in quanto gli investitori esteri avrebbero perso interesse nell'accumulare le passività in valuta nazionale di quei Paesi in cui l'inflazione era cavalcante.
Alla fine, il sistema bancario del Paese in cui l'inflazione era cavalcante veniva prosciugato delle proprie riserve -- causando una contrazione del credito e dell'attività economica interna.
La fine del gold standard per mano di Nixon nel 1971 fu precisamente motivata dal suo desiderio di rompere la disciplina finanziaria; cioè, voleva evitare che la contrazione necessaria del credito interno per arginare la domanda di oro da parte di altre banche centrali sedute su montagne di passività in dollari, avrebbe innescato una recessione nel 1972 che non sarebbe stato in grado di sostenere.
In ogni caso, la stampa di denaro sincronizzata a livello globale -- specialmente dopo che la Cina ha scelto di diventare un esportatore mercantilista nei primi anni '90 -- significava l'opposto di quello che è implicito nell'economia della vasca da bagno professata dai banchieri centrali keynesiani.
A dire il vero, troppa stampa di denaro in un sistema bancario centrale collegato a livello globale porta ad una capacità in eccesso, ad un disinvestimento dilagante e, di conseguenza, alla disinflazione industriale e al consumo, non all'inflazione.
Questa cosa è diventata particolarmente evidente dopo il picco delle spese globali in conto capitale e il picco delle materie prime del 2012. Subito dopo, l'enorme emissione di credito delle banche centrali è semplicemente finita nei canyon di Wall Street e delle sue controparti finanziarie globali.
Cioè, ha portato ad un'inflazione virulenta dei prezzi degli asset finanziari che i banchieri centrali keynesiani non sono stati in grado di riconoscere. Alla vigilia dell'ultimo ciclo, ad esempio, era evidente che il prezzo dei titoli garantiti da mutui ipotecari, in particolare quelli sostenuti da prestiti subprime, aveva raggiunto livelli fasulli, alimentando così una virulenta inflazione dei prezzi delle abitazioni residenziali completamente distaccata dai fondamentali del reddito familiare e della capacità di ripagarli.
Allo stesso modo, oggi il Russell 2000 si trova a 1600, il che rappresenta un aumento assurdo del 135X tra le piccole e medie imprese di Main Street all'interno dell'indice. Eppure i banchieri centrali di fronte a questa pura follia riescono a dire solo una cosa: i prezzi delle azioni sono leggermente "elevati".
No, non lo sono. Sono praticamente finiti sulla Luna e anche oltre. E ora gli indici continuano a salire solo perché il mare di liquidità che è stato generato dalle banche centrali negli ultimi due decenni sta finanziando un livello di speculazione e di scambi basati sul momentum che non ha precedenti in tutta la storia finanziaria.
Ahimè, l'attuale pazzia basata sul momentum è, per fortuna, l'ultimo sussulto dell'era del settore bancario centrale keynesiano. I $22,000 miliardi di credito delle banche centrali ne sono il segno. Un giorno verrà registrato dagli storici che il punto di svolta nella storia economica moderna si è verificato quando le banche centrali sono passate al QT in base all'errata conclusione che avevano raggiunto il nirvana della piena occupazione.
No, non è accaduto. Ci sono 43 milioni di beneficiari di buoni pasto, 102 milioni di adulti senza lavoro (di cui 50 milioni hanno 65 anni), stipendi reali stagnanti, il 30% in meno nel patrimonio netto medio reale (dalla fine degli anni '90) e $67,000 miliardi di debito pubblico e privato.
Inoltre la prerogativa di asset finanziari gonfiati si basa su tassi d'interesse estremamente bassi per sempre e un'incessante espansione del ciclo economico, un mondo senza fine.
Ma questo non accadrà, soprattutto quando le banche centrali attueranno il QT, guidate dal piano della FED di svincolare le obbligazioni dal suo bilancio ad un ritmo di $600 miliardi. E quindi non sorprende se il mercato obbligazionario si stia lentamente risvegliando dal suo sonno.
E questo ci porta al vero male della Finanza delle Bolle, che approfondiremo nella Parte 2. Vale a dire, non solo porta a scoppi di bolle e speculatori che ottengono ciò che meritano; distrugge anche tutti i segnali di prezzo che sono essenziali per la disciplina finanziaria.
Considerate due esempi, che sono solo la punta dell'iceberg. Da un lato, la Città Imperiale è stata resa fiscalmente irresponsabile dai bassi tassi d'interesse e dall'assorbimento del debito pubblico da parte della banca centrale.
Tanto per fare un esempio, di recente è stato approvatto un differimento di due anni per le tasse ObamaCare sui piani Cadillac, le compagnie assicurative ed i dispositivi medici.
Stiamo parlando di una perdita di entrate pari a $31 miliardi, ma in realtà è la terza volta che queste tasse vengono rimandate, il che significa che non saranno mai raccolte. Il vero costo è di oltre $310 miliardi in un decennio. E questo senza contare nuovi deficit tra i $15,000 miliardi ed i $20,000 miliardi a causa di tagli delle tasse e spese inarrestabili.
Allo stesso modo, ora sembra che Netflix genererà un flusso di cassa negativo di $9 miliardi lungo i cinque anni terminanti nel 2018. Tuttavia la sua capitalizzazione di mercato è salita a $110 miliardi.
L'intero mondo dei media e della tecnologia si sta spostando nei servizi di streaming e nella produzione di contenuto originale, il che significa che non esiste un modo per sapere se Netflix genererà un profitto anche lontanamente commisurato alla sua eccessiva valutazione.
Ciò che è chiaro, tuttavia, è che i $10 miliardi che ha preso in prestito a tassi ridicoli per finanziare la sua prodigiosa mancanza di incassi, non è nemmeno lontanamente razionale o sostenibile.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
venerdì 2 febbraio 2018
I luddisti finiscono sempre tra le fila dei perdenti della storia
di Francesco Simoncelli
Vi siete mai domandati che fine hanno fatto coloro che accendevano i lampioni la sera? Ed i cocchieri? Che fine ha fatto la filiera che costruiva carrozze? La maggior parte delle volte che ascoltate coloro preoccupati per il futuro dei disoccupati, chiedetevi che fine abbiano fatto tutte queste figure professionali del passato. Nessuna carestia ha ridotto alla fame la società occidentale. Nessuna ondata di disoccupazione ha pervaso l'ambiente economico delle nazioni del primo e secondo mondo a causa della scomparsa di suddette figure. La divisione del lavoro ha fatto emergere nuovi lavori, i quali hanno permesso il re-indirizzamento di quelli precedenti in corsi più efficienti e produttivi. Produttivi per chi? Per i consumatori, i quali sono i re in un'economia di mercato. Essi decidono chi premiare o no in base a due semplici conclusioni: comprare, o astenersi dal comprare. L'ostilità nei confronti di strumenti in grado di ridurre il lavoro, si concentra tra i dipendenti di aziende specifiche che ne contemplano l'acquisto. Di solito la popolazione non se ne preoccupa più di tanto. In realtà, alla popolazione non importa come vengono prodotti beni e servizi.
I clienti agiscono nel loro interesse personale. Sono sempre alla ricerca di affari migliori. Non chiedono che tipo di strumenti abbia reso possibile questi affari. Non chiedono quanti dipendenti sono stati assunti o licenziati a seguito dell'uso di questi strumenti. In questo caso, "ciò che non si vede", ovvero i lavoratori disoccupati, sono dalla parte di coloro che favoriscono il libero mercato. Negli ultimi 250 anni gli stati occidentali non hanno avuto successo nel limitare l'uso di nuovi strumenti in grado di ridurre la mole di lavoro. È per questo che l'occidente ha sperimentato un notevole sviluppo economico, decennio dopo decennio. I dipendenti sono preoccupati per l'uso di tali strumenti, ma a meno che non siano membri di sindacati, probabilmente non avranno successo nel persuadere lo stato a limitare l'introduzione di uno strumento specifico, in un settore specifico, in una società specifica. I politici non rispondono a meno che i lavoratori non riescano a convincere un sacco di elettori alle elezioni successive. Le aziende in un settore specifico hanno maggiori probabilità di mobilitare grandi quantità di denaro per le campagne elettorali rispetto ai lavoratori.
C'è un altro fattore economico importante che ostacola l'introduzione di grandi restrizioni all'uso di nuovi strumenti: la maggior parte degli aumenti di produzione non deriva dall'uso di nuovi strumenti; proviene dall'aumento dell'efficienza di computer e software. È molto più economico migliorare i software piuttosto che inventare, brevettare, produrre, vendere e distribuire un macchinario. Al distanziarsi della produzione dalla manifattura e all'avvicinarsi ai servizi, le restrizioni all'uso dei macchinari diventano sempre meno rilevanti. Non esiste quasi più resistenza politica contro l'introduzione di un software specifico in un'attività imprenditoriale specifica. Questa è una buona notizia. Ci viene detto che l'uso della robotica computerizzata porterà ad una disoccupazione di massa. Finora non ci sono prove a sostegno di quest'affermazione. In ogni caso, che cosa può fare lo stato a questo proposito? Come può limitare l'implementazione di aggiornamenti dei software?
La risposta è, semplicemente non può. Allo stesso modo, l'emergere delle criptovalute rappresenta un cambiamento socio-tecnologico in grado di rendere obsoleti determinati tipi di lavoro. In particolar caso, gli intermediari, come quelli nel settore bancario e nel settore giuridico ad esempio. Inutile dire che ci sarà una certa resistenza all'inizio e soprattutto una campagna denigratoria nei confronti della novità. Poi, data l'inevitabilità del cambiamento, come è sempre stato poiché l'efficienza e il risparmio del tempo sono due delle caratteristiche più tenute in conto dalla maggior parte degli individui, si cercherà di affiancare la tecnologia emergente cercando opportunità per non rimanere indietro. Questo significa che tutte quelle realtà promettenti saranno "inglobate" o sostituiranno quelle obsolete, andando a guadagnare in modo repentino enormi quote del mercato.
Più il cliente sarà il fulcro delle attenzioni delle nuove realtà, più la loro possibilità di avere successo aumenterà.
UN CASO DI STUDIO: IL WALLET MELIS
Le prerogative proposte dal mondo delle criptovalute è quello di permettere agli individui di riportare nelle proprie mani il destino economico e finanziario dei loro risparmi. Niente più scartoffie da compilare, niente più terrore nei confronti di un'agenzia statale in grado di spiare i vostri movimenti, niente più fiducia in terze parti per gestire quanto guadagnato con duri sforzi, niente più appropriazione indebita da parte delle banche dei depositi dei clienti attraverso la riserva frazionaria. ricordate, le misure statali atte a "proteggere" la popolazione dai malfattori non sono indirizzate nei confronti di questi ultimi, ma a tenere in un recinto le persone oneste e rispettose della legge. Se davvero lo stato fosse in grado di debellare la criminalità, avrebbe già avuto successo, mentre invece tutte le misure messe in campo hanno fallito miseramente. Per non parlare dei fondi dedicati a tale lotta!
Tutto ciò che è rimasto è un conto in rosso e i criminali che possono farla franca. Le criptovalute, in questo contesto, non sono un mezzo per commettere atti illeciti, sono il mezzo di difesa della maggior parte delle persone contro le azioni dei criminali. La responsabilità individuale ritorna ad avere quell'importanza che aveva tempo fa, prima che il paternalismo delle istituzioni centrali cullasse le menti degli individui ignari e ne rubasse l'anima. In questo contesto è interessante analizzare un esperimento di mercato di cui ho potuto saggiare le potenzialità. Il suo caso d'uso è incentrato proprio sulla responsabilità individuale e sulla capacità di badare ai propri affari senza l'intromissione di enti terzi o la dipendenza da enti terzi. A scapito di dedicarvi porzioni ingombranti di tempo? No, perché vengono coniugate in esso efficienza e risparmio del tempo.
Tutti i processi di custodia a cui eravamo abituati in passato migliorati e potenziati in un ambiente adatto alle criptovalute. È esattamente questo quello che viene consegnato dal wallet Melis. Essendo alla ricerca di una soluzione pratica, efficiente ed intuitiva alla necessità di custodire le criptovalute, mi sono imbattuto in questo gioiello di software in grado di coniugare ciò a cui eravamo abituati con i vecchi conti correnti e la novità portata dalle criptovalute. Nel suo genere è unico, proprio perché conduce i clienti attraverso una transizione verso un nuovo mondo rassicurandoli con caratteristiche a loro già note.
Una di queste, ad esempio, è la possibilità di effettuare transazioni apponendo firme multiple. Ovvero, senza la presenza del numero di firme minimo, scelto al momento della creazione del conto sul wallet, è impossibile muovere i fondi. Questa opzione, ad esempio, può essere un ottimo appeal per i consigli d'amministrazione di un'impresa o più semplicemente per avere un conto co-intestato in famiglia. Ma il suo uso non è limitato ad un singolo dispositivo, bensì può essere ampliato ad un ventaglio di altri dispositivi come smartphone, iPad, computer portatili, ecc. L'importante è conservare la frase di backup con la quale abilitare sui propri dispositivi l'accesso ai fondi disponibili. Ovviamente il primo dispositivo su cui si installa Melis sarà automaticamente quello primario, avente caratteristiche particolari rispetto ai secondari, ma questa impostazione può essere cambiata in qualsiasi momento nella schermata delle impostazioni generali.
Ai fini della sicurezza ci sono altre due impostazioni molto interessanti: la possibilità di nascondere alcuni conti sul proprio wallet ed i limiti di spesa. La prima caratteristica permette agli utenti che subiscono un attacco esterno sul wallet, o vengono derubati di un dispositivo su cui hanno il wallet, di nasconderli mediante apposito clic nella schermata delle impostazioni generali. Solo il dispositivo primario potrà vederli tutti, quelli secondari invece non sapranno della loro esistenza e non potranno spendere i soldi depositati. La seconda caratteristica si può impostare giornalmente, settimanalmente, o mensilmente, in modo da tenere sott'occhio le proprie spese. Non solo, ma in caso di attacco di malintenzionati, una volta sforati i limiti di spesa i fondi restanti non potranno essere più spesi; inoltre in caso di cambiamento di tale impostazione, essa diventerà effettiva dopo che passerà il periodo di tempo impostato per il limite di spesa (Es. se viene impostato un limite di spesa settimanale, bisognerà aspettare una settimana prima che il cambiamento diventi effettivo qualora li si voglia spostare il limite di spesa da settimanale a mensile).
Anche chi sceglie di utilizzare un conto singolo può usufruire di una maggiore sicurezza indicando la firma del server Melis come misura protettiva aggiuntiva a quelle di base. In questo modo il codice di autenticazione a due fattori sarà una indispensabilità per poter trasferire i propri fondi, e non una formalità come nel caso in cui c'è assenza di firma del server. Tutte queste sono misure per assicurare all'utente la massima protezione dei propri fondi in linea con un ventaglio ampie di soluzioni alle proprie esigenze. In questo modo gli intermediari obsoleti vengono cancellati dall'equazione, potendo essere assorbiti nei nuovi settori che emergono in base ai nuovi standard oppure assumendo quegli individui che sono meglio preparati ad affrontare le condizioni mutate del mercato.
In entrambi i casi, il dinamismo del mercato spinge l'ambiente economico verso quei lidi in cui le esigenze degli attori di mercato sono soddisfatte. Non esiste pianificazione centrale che tenga, non esiste programma statico che possa tenere il passo con questo cambiamento imprevedibile ed impossibile da tracciare in anticipo. Solo gli imprenditori lungimiranti sono in grado di inquadrare al meglio la domanda futura dei clienti e di conseguenza offrire quel prodotto capace di rappresentare la summae essenziale di ciò che vanno cercando.
Le criptovalute, quindi, insieme a tutti quei servizi che possono nascere dalla loro adozione, scardinano tutti quei sistemi che nel corso del tempo si sono sedimentati grazie al privilegio di un'autorità centrale, la quale ha fatto di tutto per modificare l'ambiente di mercato affinché riflettesse le condizioni di crescita quanto più affini possibili ai suoi protetti. Non ha funzionato. Non funziona mai. La presunzione di conoscenza dei pianificatori centrali li porterà a sbattere sempre contro lo stesso muro: l'azione umana è una forza di mercato superiore a qualsiasi imposizione calata dall'alto. Infatti, come ho ripetuto varie volte, gli individui sono i migliori controllori di sé stessi quanto i migliori sabotatori.
CONCLUSIONE
Ovunque guardiamo, noteremo sia il potere creativo sia quello "distruttivo" dell'innovazione: le trebbiatrici ridussero l'occupazione agricola, poi i trattori misero fuori mercato le trebbiatrici; il telegrafo e le ferrovie misero fuori mercato i sistemi di comunicazione che si basavano sui cavalli; le auto mise fuori mercato l'industria dei cavalli; la produzione in serie di tessuti "distrusse" la domanda di oggetti fatti a mano; i grandi magazzini "hanno distrutto" i negozi più piccoli, ora i discount "stanno distruggendo" i grandi magazzini; i noleggi di videocassette cambiarono l'industria del cinema, ora Netflix e altri "hanno distrutto" i noleggi di videocassette, mentre il successo di Napster (nonostante la sua illegalità) ha predetto la fine della vecchia industria musicale; la crescita della Cina e l'outsourcing hanno rimodellato le industrie tradizionali nei Paesi sviluppati.
Il progresso economico riduce l'occupazione in un posto, e consente la creazione di nuovi posti di lavoro nel settore dei servizi. Durante il processo di liquidazione dei posti di lavoro, un enorme sviluppo economico è in grado di moltiplicare la produzione pro-capite entro una generazione, influenzando positivamente tutte le classi sociali. Allo stesso modo, le innovazioni nel mondo delle criptovalute e l'emersione di nuove attività ad esso legate sostituiranno quei servizi inefficienti e ormai incapaci di soddisfare le necessità degli attori di mercato.
Quella attuale, non è la fine della storia e del mondo. È solo la fine degli intermediari obsoleti.
giovedì 1 febbraio 2018
Perché la tassazione equivale alla schiavitù: la testimonianza di Frederick Douglass
di Joe Jarvis
Come definireste la situazione in cui qualcuno si prende il 100% del vostro lavoro con la forza? Schiavitù.
La schiavitù consiste nell'essere costretti a lavorare contro la vostra volontà per il beneficio del vostro padrone. L'unica ragione per cui possiedono i prodotti del vostro lavoro, è perché posseggono voi. Se avete il controllo esclusivo di ciò che fate col vostro corpo, il più basilare diritto dell'autoproprietà, non dovreste dare i frutti del vostro lavoro a nessuno.
Dunque anche una piccola quantità di lavoro forzato è schiavitù, sebbene in un grado ovviamente inferiore.
Se un centesimo o un milione di dollari viene confiscato senza consenso, è furto. E se qualcuno vi forza a lavorare per l'1% o il 100% del tempo, si tratta ancora di schiavitù.
Frederick Douglass era uno schiavo, sotto ogni aspetto. Di conseguenza è interessante leggere le sue stesse parole in materia, poiché vide i suoi salari guadagnati onestamente confiscati con la forza. Nel suo libro, My Bondage and My Freedom, Douglass descrive lo stato della sua servitudine, dove tutto il suo duro lavoro gli veniva confiscato.
Inoltre, ora guadagnavo — come già detto — un dollaro e cinquanta centesimi al giorno. Ho contrattato per averli, lavorato per averli, guadagnati e quindi ricevuti; venivano pagati a me, ed erano giustamente di mia proprietà; eppure ad ogni sabato sera questo denaro — i miei sudati guadagni, ogni centesimo di essi — mi venivano richiesti e presi dal Master Hugh. Non li aveva guadagnati lui; non aveva fatto niente per averne diritto; perché, dunque, doveva averli? Non gli dovevo nulla. Non mi aveva dato alcuna istruzione, da lui avevo ricevuto solo cibo e vestiario; e i miei servigi erano dal principio intesi per ripagarli. Il diritto di trattenere i miei guadagni, era il diritto del ladro. Aveva il potere di obbligarmi a dargli i frutti del mio lavoro, e la forza era il suo solo diritto. Divenni sempre più insoddisfatto della mia situazione [...].
Frederick Douglass aveva ragione, il solo "diritto" che lo stato ha di prendere il vostro denaro, è il diritto del ladro. Si, ha il potere di forzarvi a consegnargli il denaro, e questa è la sola cosa che lo rende "legittimo". Di sicuro nessuno avalla la sua schiavitù solo perché il padrone gli forniva cibo e un tetto sulla testa.
Douglass poi riflette su quali fossero le condizioni che consentivano agli schiavisti di mantenere gli uomini in schiavitù.
Per impedire ad uno schiavo di ribellarsi, bisognava impedire che pensassero. È necessario ottenebrare la sua visione morale e mentale e, per quanto possibile, annichilirne la capacità di ragionamento. Non deve essere in grado di intravedere alcuna incoerenza nella schiavitù. L'uomo che prende i suoi guadagni, deve essere in grado di convincerlo che ha tutto il diritto a farlo. Non deve dipendere solo dalla mera forza; lo schiavo non deve conoscere altra legge se non il volere del suo padrone. La relazione non deve solo dimostrarsi necessaria, ma anche assolutamente legittima. Se ci fosse anche una sola fessura attraverso la quale una goccia possa sfuggire, essa finirà certamente con l'arrugginire la catena dello schiavo.
Ed è per questa medesima ragione che il popolo accetta la tassazione. Riveriamo l'autorità e accettiamo lo stato come una necessità, e crediamo di ricevere dei benefici dalla nostra schiavitù.
Quante volte sentite che le persone sostengono qualcosa perché "lo dice la legge"? Esiste una legge più alta di quella che lo stato emette per il suo proprio beneficio, e che esercita con la forza? La forza dello stato è la legge più alta che conosciamo.
Ma non appena comprendiamo che non è mai giusto essere derubati, non importa per quale minimo valore, l'ingiustizia è una dimostrazione potente che siamo alla mercé di una banda di ladri che ha convinto la maggior parte del popolo che, in questo caso, il furto e la schiavitù sono accettabili.
Nel caso che siate fissati con la percentuale di lavoro rubato, è interessante notare che a Frederick Douglass non veniva sempre confiscato il 100% del suo denaro.
Non vedo alcuna ragione per la quale dovrei, alla fine di ogni settimana, versare il compenso della mia fatica nella borsa del mio padrone. Quando gli porto il salario settimanale, dopo aver contato il denaro, mi guarda in faccia con la fierezza del rapinatore, e chiede: "Questo è tutto?" Vuole fino all'ultimo centesimo. A volte, quando gli versavo sei dollari, mi restituiva sei centesimi, per incoraggiarmi. Aveva l'effetto opposto. Lo vedevo come una sorta di ammissione del mio diritto all'intera somma. Il fatto che mi restituisse una qualunque parte del mio compenso era la prova, nella mia mente, che sapeva che avevo il diritto a tutto. Mi sentivo sempre peggio qualora avessi ricevuto qualcosa; poiché temevo che il darmi alcuni centesimi gli alleggerisse la coscienza, facendolo sentire una sorta di ladro con onore.
Quante volte il popolo urla che i ricchi debbano pagare la loro "giusta parte"? Non importa quanto guadagni una persona, lo stato vuole rubare sempre di più. E in qualche modo ha convinto milioni di persone che i ladri sono i buoni, e che i produttori di ricchezza meritino di essere schiavizzati e derubati.
Non dovremmo nemmeno eccitarci quando otteniamo un rimborso fiscale, dovremmo essere al contrario ancor più infuriati. Lo stato sa e ammette che quello è il nostro denaro, che noi l'abbiamo guadagnato, e sul quale non ha alcun diritto. Eppure lo prende comunque, e noi restiamo schiavi passivi e impotenti mentre veniamo derubati. La parte peggiore è che il ladro è convinto che sia un gesto onorabile, date le circostanze! Welfare, strade, un esercito per "proteggerci": i nostri ladri, i nostri schiavisti, vogliono che li ringraziamo perché ci restituiscono i centesimi dei nostri dollari rubati!
Ma io non lo accetterò. Non pretenderò come il resto degli schiavi che questo sia giusto. Si, darò i miei salari davanti alla canna di una pistola, ma quello è l'unico diritto che lo stato ha su di me, il diritto del ladro.
Mi esortava ad accontentarmi e ad essere obbediente. Mi diceva che se avessi voluto essere felice, non dovevo fare progetti per il futuro. Diceva che se mi fossi comportato bene, si sarebbe preso cura di me. Mi consigliava la completa spensieratezza per il futuro e mi insegnava a dipendere esclusivamente da lui per la mia felicità. Sembrava che non vedesse altro che la necessità di dissipare la mia natura intellettuale, affinché potessi crogiolarmi nella schiavitù. Ma malgrado lui, e perfino malgrado me stesso, ho continuato a pensare, e a pensare all'ingiustizia della mia schiavitù, e ai modi per fuggire.
Questo passaggio ha un tono sinistro, perché chiunque può notare come lo stato ci dia esattamente gli stessi consigli, così come il padrone di Frederick Duglass faceva con lui. Pagate le vostre tasse, votate, pagate i contributi, e tutto andrà bene! Non vi preoccupate, non avete bisogno di null'altro che la rete protettiva dello stato per essere felici e contenti.
Se il popolo si sente dipendente dallo stato, sarà atterrito dall'essere libero! Lo stato si prenderà cura di voi, a patto che abbandoniate il vostro intelletto e rimuoviate ogni pensiero riguardante il vostro futuro. Lasciate il vostro destino nelle mani dello stato.
Frederick Douglass ha mostrato un intuito incredibile nell’identificare la vera natura della schiavitù. Era lo schiavo consapevole di sé che ogni schiavista teme. Frederick Douglass a volte era perfino posto nello stesso tipo di schiavitù in cui ci troviamo noi oggi, dove abbiamo l'apparenza della libertà. Ma in realtà è il peggiore di entrambi i mondi.
Mi era concesso di sottoscrivere i contratti con i miei collaboratori, e trovare il mio impiego; e, in cambio di questa libertà, dovevo pagare tre dollari alla fine di ogni settimana; trovare per conto mio gli strumenti per calafatare, alloggio e abbigliamento. Il mio alloggio mi costava due dollari e mezzo la settimana. Questo, con l'usura dell'abbigliamento e degli utensili, portava le mie spese settimanali a sei dollari la settimana. Ero costretto a racimolare questa somma, o a rinunciare al privilegio di potermi far impiegare. Pioggia o sereno, lavoro o non lavoro, alla fine di ogni settimana il denaro doveva arrivare, o dovevo rinunciare ai miei privilegi. Questo accordo era decisamente a favore del mio padrone. Lo sollevava da ogni bisogno di prendersi cura di me. Il suo denaro era assicurato. Riceveva tutti i benefici del possesso di schiavi, senza gli svantaggi; mentre io sopportavo tutti i mali di uno schiavo, e soffrivo tutte le preoccupazioni e l'ansietà di un uomo libero.
Precisamente. Siamo "liberi!" solo fino a quando ogni fine settimana paghiamo allo stato il prezzo della nostra protezione. Se non troviamo lavoro, dobbiamo comunque ricorrere alle cure sanitarie, dobbiamo comunque pagare le tasse sulla proprietà, le tasse sui consumi, e così via. Abbiamo lo stress degli uomini liberi senza averne i benefici! E lo stato ha tutti i benefici del possessore di schiavi senza le complicazioni.
La critica che Frederick Douglass esprime nei confronti dei suoi padroni è perfettamente sovrapponibile alle critiche allo stato. Prestate attenzione alle sue parole. Douglass fu uno schiavo a volte al 100%, altre volte al 99% e ad un certo punto perfino schiavo al 50%, a seconda di quanto del suo lavoro veniva confiscato.
Ma era comunque uno schiavo. Non lasciate che i padroni vi mantengano schiavi senza cervello.
[*] traduzione di Giuseppe Jordan Tagliabue per Francesco Simoncelli's Freedonia: http://francescosimoncelli.blogspot.it/
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