lunedì 1 ottobre 2018

Il problema dell'Italia non è l'euro, ma la spesa pubblica





di Daniel Lacalle


Il governo italiano ha creato l'ennesima turbolenza nei mercati europei con la sua proposta di bilancio 2019.

Con un enorme aumento della spesa, ha stimato un disavanzo del 2.4% per il 2019 rispetto al precedente obiettivo dello 0.8% e l'1.6% annunciato dal ministro delle finanze.

Non solo rappresenta un enorme aumento in un Paese che ha già un rapporto debito/PIL al 131%, ma una breve analisi delle entrate fiscali stimate mostra che la cifra presentata è semplicemente irraggiungibile. La maggior parte degli analisti indipendenti ha evidenziato la presenza di ricavi stimati eccessivamente ottimistici, sollevando il timore di un ulteriore deficit finanziario di €14 miliardi.

Il mercato azionario di Milano è crollato, le banche hanno visto la sospensione dei loro titoli in borsa dopo cali del 6-7%, i rendimenti obbligazionari sono saliti ed il decennale italiano è sceso al livello peggiore da un anno a questa parte nonostante gli interventi della Banca Centrale Europea.



Questo è ciò che accade quando un Paese con enormi problemi interni vuole una soluzione magica: spendere molto di più ed aumentare i deficit.

Molti hanno commentato che questo è il "prezzo della sovranità". Qualcuno deve illuminarmi su come si possa conseguire la sovranità aumentando il debito ed aumentando le spese correnti.

Chiunque creda che aumentare gli squilibri e minacciare di default l'euro sia la soluzione sta sognando, perché l'Italia ha di fronte miliardi in scadenze e le banche sono gravate da enormi prestiti non-performanti e titoli di stato.

La prospettiva di controlli sui capitali, corse agli sportelli delle banche e fallimenti a catena è il minimo che ci si possa aspettare.


Il più grande problema delle "nuove" proposte è che incarnano gli stessi vecchi errori che non hanno mai funzionato. Le massicce sovvenzioni e la spesa politica non sono strumenti per la crescita, ma la ricetta per la stagnazione e, in definitiva, aggiustamenti più grandi e più dolorosi nel lungo termine.


L'Italia è stata uno dei principali beneficiari del programma di acquisto di obbligazioni della BCE. Nonostante l'enorme bolla e la compressione dei rendimenti delle obbligazioni creata dalla politica di quantitative easing, i rendimenti dei titoli italiani sono saliti alle stelle. Immaginate la stessa situazione al di fuori della zona Euro e con una banca centrale impegnata a copiare l'Argentina e le politiche monetarie turche, come hanno fatto la Spagna o l'Italia prima dell'euro.


L'enorme peso del debito italiano non è una conseguenza della cosiddetta "austerità". È fuorviante definire come austerità una spesa pubblica al 48.9% del PIL nel 2017. La spesa pubblica in percentuale del PIL in Italia è stata in media del 49.83% dal 1990 fino al 2017.


La mostruosa spesa pubblica che l'Italia sta proponendo non è la soluzione. Inoltre sarebbe impossibile al di fuori dell'euro, con la consapevolezza storica che la banca centrale perseguirebbe una politica inflazionistica (distruttiva per il potere d'acquisto) come è avvenuto negli anni precedenti all'euro.


I problemi economici dell'Italia sono auto-inflitti, non sono causa dell'euro.

  • L'Italia ha visto più governi dalla seconda guerra mondiale di qualsiasi altro Paese nell'Unione Europea.
  • I governi di tutti i colori hanno costantemente promosso "imprese di bandiera" inefficienti ed aziende semi-statali a spese delle piccole e medie imprese, della competitività e della crescita.
  • Le rigidità del mercato del lavoro sono rimaste tutte lì dov'erano, lasciando alta disoccupazione e differenze tra le regioni.
  • Un sistema finanziario incentivante perverso in cui le banche sono state incentivate a concedere prestiti a società statali obsolete ed indebitate nelle loro disastrose acquisizioni, in municipalizzate inefficienti, così come finanziare ingenti spese pubbliche locali e nazionali. Ciò ha portato alla più alta cifra di prestiti non performanti in Europa.
  • Un sistema legale da incubo che rende praticamente impossibile riacquisire beni da crediti inesigibili, facendo salire i prestiti non performanti e gli investimenti improduttivi.
  • Un fiorente ecosistema delle esportazioni e delle piccole imprese è stato costantemente limitato dalla tassazione e dalla burocrazia. Ciò ha ridimensionato le aziende fiorenti, spingendole ad andare fuori dall'Italia.

Per questo motivo la spesa pubblica ha continuato a salire ben al di sopra delle entrate. Poiché l'Italia, come Spagna e Portogallo, ha deciso di penalizzare i settori ad alta produttività con l'aumento delle imposte, i ricavi sono diminuiti mentre le spese sono salite. L'Italia, come tanti Paesi nella periferia dell'UE, ha creato un massiccio effetto "crowding out" nei confronti del settore privato. Non è un caso se la maggior parte dei cittadini in Italia, come in Spagna o Portogallo, preferisca essere dipendente pubblico piuttosto che imprenditore.

Nessuno di questi problemi verrà risolto dalla nuova scelta di bilancio. Verranno ivnece aggravati dall'aumento massiccio dei trasferimenti del welfare e dei sussidi.

Non c'è da meravigliarsi se, mentre le compagnie private sono riuscite a sopravvivere e migliorare "nonostante la preponderanza dello stato", i prestiti non performanti ed i debiti siano aumentati vertiginosamente.

Molti incolpano l'euro... come se lo stesso effetto crowding out non si verificherebbe al di fuori della moneta unica. L'unica differenza è che al di fuori dell'euro, il governo italiano distruggerebbe i risparmiatori ed i cittadini attraverso continue "svalutazioni competitive", le quali sono state la causa delle debolezze economiche del passato. Le continue svalutazioni non hanno reso l'Italia, la Spagna o il Portogallo più competitivi, li hanno resi perennemente poveri e hanno perpetuato i loro squilibri.

La corruzione costa all'Italia €60 miliardi all'anno, pari al 4% del suo PIL. Un problema che riguarda anche la Spagna. Aumentare i fondi per i politici aumenta solo il clientelismo, gli interessi speciali e gli incentivi perversi.

Le svalutazioni non sono mai state uno strumento per la competitività, ma uno strumento per il clientelismo. E questo ha spinto l'Italia alla stagnazione.

Incolpare l'euro non salverà l'Italia. Aumentare gli squilibri che hanno portato alla stagnazione peggiorerà la sua delicata situazione.

Le soluzioni magiche non funzionano mai. Ciò di cui l'Italia ha bisogno è di ridurre gli incentivi perversi, gli interessi speciali e smettere di sovvenzionare i settori a bassa produttività penalizzando quelli ad alta produttività.

Il problema dell'Italia è la spesa pubblica e questo budget ne intensificherà la gravità.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


domenica 30 settembre 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 30/9/2018


Nuovo appuntamento con l'anali tecnica del prezzo di Bitcoin, dove vaglieremo i vari archi temporali e diversi indicatori per cercare di individuare quel pattern più probabile che il prezzo seguirà. Oggi giornata importante visto che chiuderanno insieme la candela giornaliera, quella settimanale e la candela mensile.
È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin--30-9-2018-c0c7c62ee6de


venerdì 28 settembre 2018

Bitcoin non evaporerà ed ecco perché





di Francesco Simoncelli


Jordan Belfort, il cosiddetto "Wolf of Wall Street", crede che Bitcoin alla fine evaporerà.

Parlando in un documentario della CNBC intitolato "Bitcoin: Boom or Bust", Belfort ha detto che gli investitori in BTC si stanno dirigendo verso una triste fato. Secondo lui, infatti, BTC è una grande truffa che porterebbe alla bancarotta molte persone una volta che la bolla scoppierà definitivamente. Ecco cosa ha detto tra le altre cose:
Ero un truffatore. Ce l'avevo nel DNA, ed è esattamente quello che sta succedendo con Bitcoin. Il tutto è così stupido, questi tipi si sono fatti fare il lavaggio del cervello.

Questa cosa [Bitcoin] finirà per evaporare come un miraggio. Ci sono molte persone oneste che verranno massacrate dal punto di vista finanziario.

Per più di un secolo gli anti-statalisti si sono concentrati sul danno causato dagli interventi dello stato nel campo monetario. Visto che le commodity sono state rimpiazzate da una carta senza valore, i libertari e gli economisti Austriaci hanno denigrato le valute fiat e hanno sostenuto il denaro coperto dalle commodity, in particolare l'oro e l'argento.

Sfortunatamente a volte le filippiche contro il denaro fiat possono essere imprecise, portando i libertari a comprendere erroneamente come funziona il denaro. Il denaro fiat non è un'esclusiva di uno stato coercitivo, né lo stato ha il potere di costringere gli individui ad usare una qualsiasi cosa come denaro. In altre parole, non bastano le armi ed il carcere, fino a quando non avremo chiaro il ruolo del mercato nello stabilire il mezzo di scambio comunemente accettato, cioè finché non comprendiamo come compratori e venditori arrivano a decidere ciò che è denaro, continueremo a dividerci tra denaro fiat e denaro del libero mercato.

Innanzitutto dovremmo definire i termini: nel suo classico del 1912, The Theory of Money and Credit, Ludwig von Mises espone la differenza tra merce e moneta fiat in questo modo:
Ci sono due tipi di cose che possono essere usate come denaro: da un lato, i beni fisici in quanto tali, come l'oro o l'argento; dall'altro lato, oggetti che non differiscono tecnologicamente da altri oggetti che non sono denaro, il fattore che decide se sono denaro non è una caratteristica fisica ma legale. Un pezzo di carta che è specificamente caratterizzato come denaro dall'impronta di qualche autorità non è in alcun modo diverso, dal punto di vista tecnologico, da un altro pezzo di carta che ha ricevuto un'impronta simile da una persona non autorizzata, proprio come un pezzo autentico di cinque franchi non differisce dal punto di vista tecnologico da una "replica autentica". L'unica differenza sta nella legge che regola la fabbricazione di tali monete e la rende impossibile senza l'autorità [...]. Possiamo dare il nome di denaro-merce a quel tipo di denaro che è allo stesso tempo un bene; e quello di denaro fiat a quello che comprende cose con una qualifica legale speciale.

Quindi per Mises la distinzione cruciale tra denaro-merce e denaro fiat non coinvolgeva la persuasione contro la coercizione. Piuttosto la differenza (per Mises) è che il denaro-merce è tale semplicemente in virtù del suo essere un'unità di quella merce, mentre il denaro fiat si qualifica come tale solo se possiede certe caratteristiche stabilite da alcune autorità che sono arbitrarie e servono solo a limitarne artificialmente la quantità.

Possiamo rendere più chiara la distinzione di Mises contrapponendo il "coniare" unità addizionali di una merce rispetto al coniare denaro fiat. Prima di addentrarci in questo paragone, dobbiamo chiarire cosa significa qualificarsi come unità della stessa merce. Usando la teoria del valore soggettivo, un economista classificherà un'oncia d'oro come un pezzo di metallo abbastanza vicino a qualsiasi altra "oncia d'oro" tale da essere intercambiabile con le altre stesso tipo. In realtà, nessuno dei due pezzi di metallo avrà lo stesso numero di atomi, e quindi nessuno dei due sarà un "un'oncia d'oro" canonica. Tuttavia possiamo definire un'unità d'oro quella che può soddisfare fisicamente le possibili applicazioni che hanno in mente le persone. Tipicamente è l'oncia.

Questo non significa che ogni oncia d'oro ha lo stesso valore soggettivo; una persona valuterà meno la quindicesima oncia d'oro in suo possesso rispetto alla quattordicesima oncia d'oro (a causa dell'utilità marginale inferiore) anche se questi pezzi di metallo potrebbero essere simili dal punto di vista fisico. Tenendo presente queste sottigliezze, possiamo comprendere perché sia la realtà fisica che la valutazione soggettiva interagiscono per porre distinzioni significative tra "un'oncia d'oro" e "un'oncia di formaggio svizzero".

Quando l'oro fu abbracciato dal mercato come denaro, un'oncia d'oro era un'oncia d'oro. Una zecca privata (o statale) poteva prendere un'oncia del metallo giallo e coniarla in una moneta di una certa forma e con determinati segni. Ma la funzione di tale conio serviva semplicemente a rassicurare la popolazione che l'oggetto circolante nelle loro mani era davvero un'oncia d'oro. Il processo di conio di per sé non trasformava l'oro in denaro.

Invece quando una "stampante" statale prende carta e inchiostro e crea nuove banconote, questi particolari pezzi di carta diventano ulteriori unità di denaro a causa del processo di conio. Non è che una banconota "vera" da €20 possa fornire servizi che una banconota falsificata da €20 non può. No, l'unica differenza è che uno dei due pezzi di carta soddisfa le regole (arbitrarie) di autenticità promulgate dall'UE e dalla BCE.

Con la distinzione di Mises in mente, apprendiamo che il denaro fiat emesso privatamente ed accettato volontariamente è teoricamente possibile. Friedrich Hayek immaginava istituzioni finanziarie nel settore privato che avrebbero emesso valute concorrenti. E in fin dei conti Bitcoin è una sorta valuta fiat emessa dal settore privato (sebbene a mio avviso non sia ancora "denaro").

Inoltre dovremmo guardarci da un errore che è fin troppo comune nelle discussioni libertarie sul denaro. Il termine "denaro fiat" a volte porta a dichiarare che lo stato può trasformare qualcosa in denaro "per decreto". A prima vista questa affermazione sembra seguire abbastanza naturalmente la definizione di denaro fiat di Mises, ma sempre in The Theory of Money and Credit scrisse anche:
Per evitare ogni possibile fraintendimento, bisogna sottolineare che tutto ciò che la legge può fare è regolare l'emissione della moneta. Garantire che diventi effettivamente denaro, ovvero impiegata effettivamente come mezzo di scambio comune, va al di là del potere dello stato. Tutto ciò che lo stato può fare con il suo timbro ufficiale è quello di individuare determinati pezzi di metallo, o di carta, tra tutte le altre cose dello stesso tipo in modo che possano essere sottoposte ad un processo di valutazione indipendente da tutte le altre [...]. Queste merci non potranno mai diventare denaro solo perché lo stato lo comanda; il denaro può essere creato solo dall'uso di coloro che prendono parte alle transazioni commerciali.

Per illustrare il punto di Mises possiamo usare l'euro. L'Europa può annunciare regole che dicono agli europei quali pezzi di carta sono e non sono autentici: per esempio, ci sono delle regole (che le banche sanno molto bene) che descrivono quanto di una banconota di carta può essere strappato via, e come abbiamo visto di recente gli euro di carta vengono ridisegnati per stare al passo con i contraffattori.

Anche se l'Europa può dire quali pezzi di carta sono denaro autentico, non può imporre agli europei l'uso degli euro dal punto di vista economico. L'esistenza del corso legale e di altre normative complica l'emissione, ma è possibile che domani nessuno vorrà più possedere euro e quindi il suo potere di acquisto crollerà (con i prezzi denominati in euro che ovviamente saliranno vertiginosamente). Ciò è accaduto con varie monete fiat nel corso della storia, e questi episodi non si sono verificati perché lo stato ha abrogato una normativa che in precedenza aveva assicurato che la sua moneta sarebbe stata il denaro della nazione. No, le persone che usavano quelle monete le hanno semplicemente abbandonate, nonostante la "volontà" contraria dello stato, ricorrendo al baratto o adottando una moneta alternativa.

In sintesi, l'associazione storica del denaro privato con le merci e il denaro statale con monete fiat non si allinea perfettamente con la teoria economica; è assolutamente possibile immaginare denaro fiat emesso privatamente. Se le criptovalute come il Bitcoin diventeranno ampiamente accettate, e quindi denaro a tutti gli effetti, allora si qualificheranno come tali: nessun decreto statale, solo una storia attraverso la quale gli individui abbracciano le criptovalute come mezzo di scambio comunemente accettato. Ma forse "fiat" non è proprio la caratterizzazione esatta per Bitcoin, poiché esso è un sistema costruito per fornire un mezzo di scambio digitale a prova di manomissione: una rete di computer distribuiti in grado di garantire la validità di una moneta meglio di quanto gli stati possano fare.

E finora il sistema blockchain su cui è stato costruito Bitcoin ha dimostrato questa teoria: un milione circa di Bitcoin sono stati rubati da vari wallet a partire dal 2009, ma il registro distribuito, il sistema contabile su cui si basa Bitcoin, è rimasto intatto dopo 10 anni nonostante i numerosi attacchi. La prospettiva di ottenere ricchezza in maniera istantanea fa impazzire la gente ed i numerosi furti e imbrogli fanno tornare in mente le storie di avidità e corruzione durante la famosa "corsa all’oro" del XIX secolo. Ciononostante crimini e truffe non hanno fatto evaporare il valore dell'oro. L'incorruttibilità del registro di Bitcoin è sopravvissuta, non solo grazie alle sue protezioni crittografiche, ma anche alla buona fede della maggioranza del network e il buon senso dei singoli sviluppatori che hanno portato avanti il progetto durante turbolenze simili.

A causa di furti come quello ai danni dell'exchange Mt. Gox, scoperto nel 2014, l'ecosistema della blockchain ha subito un bruttissimo colpo, infatti l'impressione era che Bitcoin stesso fosse stato violato, quando in realtà era la rete di sicurezza del più grande exchange presente sulle scene mondiali allora che era stata violata. Non solo, ma le accuse sono continuate additando Bitcoin perché viene e veniva utilizzato sul deep web per comprare e vendere armi, droghe, ecc. La maggior parte delle banconote da cento dollari portano tracce di cocaina. Il fatto che il denaro contante "canonico" sia utilizzato in transazioni criminali lo delegittima in qualche modo? No. La verità è che il denaro è "contaminabile" per sua stessa natura.

Ben presto, il sistema blockchain si trasformerà e si fonderà con altri sistemi, perché il suo valore è incalcolabile. Gli investitori, da Wall Street alle grandi banche commerciali, hanno già investito notevoli quantità di denaro, tempo e sforzi in attività basate sulla blockchain. Le crisi economiche di governi instabili come quelli di Grecia, Cipro e Spagna hanno già innescato una serie di picchi nei mercati delle criptovalute. Infatti quando il governo cipriota ha cercato di risolvere la crisi bancaria del 2013, imponendo un taglio del 7% ai depositi bancari dei suoi cittadini, il prezzo di Bitcoin è salito vertiginosamente. Perché? Perché molti risparmiatori provenienti da Paesi molto indebitati hanno pensato che Bitcoin poteva rappresentare un "luogo" più affidabile dove parcheggiare i loro risparmi. Le istituzioni finanziarie esistenti sono profondamente inclini alla corruzione e questa è una cosa che succede da molto prima che il Bitcoin balenasse nella mente di Satoshi Nakamoto.

Indipendentemente dai difetti nel sistema che Nakamoto ha lanciato nel 2009, che per alcune cose sono ancora sostanziosi, è ormai dimostrato che esiste un modo infallibile, affidabile ed incorruttibile di scambiarsi valore. Senza fare affidamento su autorità esterne, come banche o governi. L'ultimo esempio è l'Argentina: gli argentini hanno prelevato circa $490 milioni dai conti di risparmio personali negli ultimi due giorni di agosto, quando il peso ha raggiunto il record di $41.6 per dollaro USA.



Questo è il calo più grande in 15 mesi, portando le riserve dell'Argentina a scendere ai livelli pre-salvataggio del FMI. È evidente che il crollo del peso argentino stia rendendo nervosi gli argentini... ed è iniziata la proverbiale corsa agli sportelli delle banche. E cosa stanno scegliendo al posto del peso? Bitcoin. Prima il Venezuela, ora l'Argentina, poi la Turchia e alla fine il mondo intero. Le criptovalute si dimostreranno la migliore copertura contro la prossima recessione finanziaria e il miglior tipo di denaro scelto volontariamente dalle persone.


giovedì 27 settembre 2018

L'obbligo di vaccinazione è incompatibile con la libertà





di Robert P. Murphy


L'obbligo di vaccinazione è una grave violazione della libertà. Su alcune questioni di politica governativa, tra cui quarantene obbligatorie, checkpoint aeroportuali e scansione della posta elettronica, vi è almeno una dichiarazione coerente di un compromesso tra la libertà individuale e la sicurezza pubblica. Ma quando si tratta di obbligo di vaccinazione, c'è poco spazio per un dibattito plausibile.

L'obbligo di vaccinazione comporta una violazione grave della libertà, in cui gli agenti dello stato iniettano sostanze nel corpo di qualcuno contro la sua volontà. Dall'altro lato, anche in linea di principio, l'obbligo di vaccinazione non offre molti vantaggi in termini di miglioramento del benessere pubblico, rispetto ad una società libera. Quando solleviamo preoccupazioni realistiche per quanto riguarda l'incompetenza e la malversazione del governo, la tesi contro l'obbligo di vaccinazione è schiacciante.

Prima di presentare il mio punto, spiegherò in termini basilari come i diversi gruppi siano suscettibili nel trattare l'argomento, secondo le principali concezioni in relazione al ruolo dello stato. Lo faccio per dimostrare che, anche se siamo favorevoli a concezioni più inclusive della libertà come principio, l'obbligo di vaccinazione non è giustificabile.

Innanzitutto, tra coloro che seguono rigorosamente un principio di non aggressione e una società apolide, l'obbligo di vaccinazione è, ovviamente, una bestemmia. Che si identifichino come "strettamente libertari", "volontaristi" o "anarco-capitalisti", questi gruppi ovviamente non condonerebbero mai lo stato che costringe qualcuno ad essere vaccinato, perché la maggior parte di loro crede che lo stato sia illegittimo.

Secondo, per i minarchici, il ruolo appropriato per lo stato è quello di un "guardiano notturno", uno stato minimo che protegga l'individuo solo da criminali interni e minacce estere. In un quadro minarchista, è legittimo che lo stato agisca contro qualcuno che sta violando (o minacciando di violare) i diritti di un altro. L'incapacità di una persona di vaccinarsi non è di per sé una violazione dei diritti di qualcun altro. Suonerebbe strano dire che si ha il diritto a vivere in una società in cui tutti gli altri sono vaccinati contro il morbillo.

Terzo, e più interessante, consideriamo una nozione più ampia di libertà, una che metta in equilibrio una presunzione di autonomia individuale e il benessere pubblico. Secondo questo approccio, non esiste un diktat generale affinché lo stato limiti le libertà degli individui, anche quando non hanno ancora fatto del male a qualcun altro, purché tali restrizioni impongano pochi danni ai destinatari e possibilmente prevengano una grande quantità di danni. Questa è l'unica concezione di stato in base alla quale è possibile un dibattito sull'obbligo di vaccinazione.

Cerchiamo di essere caritatevoli e avalliamo questa definizione più ampia: anche i libertari potrebbero non opporsi a pene severe per chi guida ubriaco, o a divieti per quei cittadini che costruiscono bombe atomiche nei loro scantinati. Come contestualizzare l'obbligo di vaccinazione in tale quadro, in cui non stiamo discutendo in termini di principi qualitativi ma eseguendo invece un test quantitativo costi/benefici?

Anche così, la tesi dell'obbligo di vaccinazione è debole. Prima di tutto, l'unico scenario realistico in cui il problema sarebbe rilevante è uno in cui la stragrande maggioranza della popolazione pensa che sarebbe una buona idea se tutti fossero vaccinati, ma (per qualsiasi motivo) una piccola minoranza fosse fortemente in disaccordo. Questo è ovvio: se il caso clinico per un vaccino fosse così discutibile che, diciamo, metà della popolazione non pensa che avrebbe senso somministrarlo, allora difficilmente ci sarebbe un problema di uno stato che chiede a gran voce di vaccinare metà della popolazione contro il proprio volere.

Spingiamo ulteriormente la nostra analisi. Diciamo che abbiamo uno scenario in cui la stragrande maggioranza della popolazione pensa che sarebbe una buona idea se tutti si vaccinassero. In tale ambiente, se i vaccini sono volontari, possiamo essere sicuri che quasi tutti questi entusiasti si vaccinerebbero. In altre parole, qualsiasi "dissidente" sarebbe solo al margine, se la maggior parte della popolazione volesse vaccinarsi e quindi sarebbe improbabile un focolaio della malattia in questione.

Questo è un punto cruciale, e mostra perché la tesi dell'obbligo di vaccinazione è molto più debole rispetto, ad esempio, alle restrizioni obbligatorie sulle emissioni di anidride carbonica o ai contributi obbligatori all'esercito nazionale. Quando una persona viene vaccinata, il beneficiario principale è sé stesso. E questo vantaggio è tanto maggiore quanto minore è il tasso di vaccinazione nella popolazione in generale. In altre parole, tra una popolazione di persone in cui tutti credono che un vaccino sia efficace, l'analisi costi/benefici individuale di vaccinarsi produrrà solo una tentazione di "essere dissidenti" una volta che una frazione sufficiente della popolazione è vaccinata, quindi garantendo "l'immunità della mandria".

A differenza di altri esempi di enormi (e presunti) compromessi tra benefici individuali e pubblici, con le vaccinazioni non vi è alcuna minaccia di un'epidemia di massa in una società libera. Con i vaccini, quando qualcuno sceglie di vaccinarsi, a condizione che il vaccino sia efficace, allora tale persona è in gran parte protetta dalle conseguenze delle decisioni degli altri riguardo alla vaccinazione.

Tuttavia, i sostenitori dell'obbligo di vaccinazione affermano che questa analisi è sciocca. Ci sono persone che non possono subire certe vaccinazioni a causa di condizioni mediche, compresi i giovani (bambini) che non sono ancora abbastanza grandi da ricevere determinati farmaci. È per proteggere questi casi vulnerabili che alcuni vogliono che lo stato costringa a vaccinarsi coloro che sono troppo ignoranti o troppo egoisti da riconoscere il loro dovere di vivere in una comunità.

Notate l'ironia e quanto sia diventata debole la tesi dell'obbligo di vaccinazione. Non ci viene più detto che i vaccini sono "sicuri" e che chiunque tema complicazioni mediche è un complottista che si affida a Jenny McCarthy piuttosto che ai tipi in camice bianco. Al contrario, il CDC avverte alcuni gruppi di non vaccinarsi a causa dei rischi per la salute. Non è più una questione di principio (la gente dalla parte della scienza è pro-vaccino, mentre i pazzi sono anti-vaccino), invece è un disaccordo tra quelle persone che dovrebbero vaccinarsi e quelle che non dovrebbero vaccinarsi a causa dei pericoli troppo grandi insiti nei vaccini.

Per quanto riguarda i bambini, i conflitti sociali possono essere risolti attraverso l'applicazione più completa dei diritti di proprietà privata. Se tutte le scuole, gli ospedali e gli asili nido fossero gestiti privatamente e avessero il diritto legale di escludere qualsiasi cliente desiderassero, i proprietari potrebbero decidere le politiche di vaccinazione. Qualsiasi genitore terrorizzato all'idea che il piccolo Jimmy possa giocare con un bambino non vaccinato, potrebbe scegliere la scuola che frequenterà.

Abbiamo visto che anche presumendo il meglio per quanto riguarda i funzionari statali, è difficile esprimere una tesi a favore dell'obbligo di vaccinazione. Eppure il dibattito si incrina ancora di più quando ricordiamo che nel corso della storia, i funzionari statali hanno preso decisioni orribili in nome del benessere pubblico, sia per incompetenza che per secondi fini. Dovrebbe essere ovvio che nessun fan della libertà può sostenere l'iniezione di sostanze nel corpo di una persona innocente contro la sua volontà.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 26 settembre 2018

La trappola keynesiana dell'imbecillità, non della liquidità





di Gary North


Per prima cosa, riportiamo alla memoria questo sketch.




Ora imiterò Ben Stein per farvi divertire.

Cos'è la liquidità? Nessuno lo sa? Nessuno?

La liquidità è la capacità di entrare in un negozio e comprare qualcosa perché avete soldi.

Cos'è una trappola? Nessuno lo sa? Nessuno?

Una trappola è qualcosa che impedisce di muovervi.

Cos'è una trappola della liquidità? Nessuno lo sa? Nessuno?

Una trappola della liquidità è quando potete entrare in un negozio e comprare qualcosa, ma scegliete di non farlo.

Perché una trappola della liquidità è un male? Nessuno lo sa? Nessuno?

Una trappola della liquidità è un male perché le persone nel negozio non possono vendervi nulla. Il negozio potrebbe fallire se molte persone fanno come voi.

Cosa si può fare contro una trappola della liquidità? Nessuno lo sa? Nessuno?

Lo stato può stampare denaro e distribuirlo gratuitamente alle persone affinché possano comprare le cose.

Perché questo è illogico? Nessuno lo sa? Nessuno?

Qui finisce la mia imitazione, ma supponiamo che voi non siate il ragazzo con la testa sul banco: cosa rispondete? Perché questa idea è illogica? Riuscite a capirlo?

Andiamo su Wikipedia. Ecco il paragrafo iniziale alla voce "Trappola della liquidità".
La trappola della liquidità (Liquidity trap in inglese) è un concetto ipotizzato negli anni trenta dal celebre economista John Maynard Keynes. La spiegazione tipica delle cause della trappola della liquidità indica le aspettative da parte degli operatori economici di eventi negativi (come deflazione, guerra civile o conflitti internazionali, caduta della domanda aggregata) che li inducono ad una maggiore preferenza per la liquidità. Il segno distintivo della trappola è la caduta dei tassi di interesse a breve vicino a zero e il verificarsi della circostanza che variazioni della base monetaria non si riflettono in corrispondenti variazioni nell'indice generale dei prezzi. In questa situazione, con i tassi d’interesse nominali ormai zero o vicini a zero, le banche centrali non possono farli scendere ulteriormente, e gli strumenti a disposizione della politica monetaria si esauriscono. Il vero motore dei consumi, infatti, come aveva intuito Keynes, risiede nella fiducia prima ancora che nei tassi. Se la fiducia viene meno, nemmeno tassi di interesse nulli o un aumento della base monetaria possono far ripartire i consumi. Quando le aspettative negative si diffondono all'intera economia, esse tendono ad autoalimentarsi in un circolo vizioso. Accumulando liquidità anziché spendere, gli operatori economici inconsapevolmente realizzano le loro peggiori aspettative: senza domanda di beni, si innesca la recessione, che conduce ad un aumento della disoccupazione, a minori redditi, e dunque a minori consumi e investimenti, e così via, in una spirale che si autoalimenta.

Capito? La frase chiave è questa: "Accumulando liquidità anziché spendere".



ACCUMULARE LIQUIDITÀ

Mi rendo conto che il ragazzo con la testa appoggiata sul banco non avrebbe alzato la mano e detto a Ben Stein: "Nessuno accumula liquidità in questi giorni. Tutti hanno una carta di credito tranne me, ma ne prenderò una il giorno del mio diciottesimo compleanno."

Se le persone non portano molto denaro in tasca, allora dove lo tengono? Lo tengono in una banca.

Cosa ci fa la banca con quel denaro? Lo presta. C'è solo un'eccezione: quando gira il denaro digitale dei depositanti alla Federal Reserve affinché lo conservi come riserve in eccesso. La Federal Reserve accumula questo denaro digitale, non lo spende. L'unica fonte di una trappola della liquidità in America oggi è la Federal Reserve. Il denaro che accumula non è denaro cartaceo, è denaro digitale. Ma il denaro digitale e la valuta cartacea sono identici in termini di conseguenze economiche. Il denaro nei caveau di una banca è esattamente la stessa cosa delle riserve in eccesso detenute dalla Federal Reserve, sia dal punto di vista legale che economico.

Capito?

Vi dirò chi ancora non l'ha capito: Paul Krugman, l'economista keynesiano più famoso d'America.

Ma sto divagando. Da dove è uscita questa idea? Da John Maynard Keynes. Non ha mai usato le parole "trappola della liquidità", ma ha fornito il concetto. Ecco come Keynes descrisse la trappola della liquidità nel 1936, a pagina 207 della sua Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e del denaro.
Esiste la possibilità, per le ragioni sopra discusse, che, dopo che il tasso d'interesse è sceso ad un certo livello, la preferenza per la liquidità possa diventare praticamente assoluta nel senso che quasi tutti preferiscono il contante al possesso di un debito che rende un tasso d'interesse basso. In questo caso l'autorità monetaria avrebbe perso un controllo effettivo sul tasso di interesse.

C'era un problema con questa analisi all'epoca, almeno negli Stati Uniti. Nel 1936 nessuno stava accumulando liquidità. Non c'era motivo di accumulare valuta a meno che non si era talmente indigenti da non aver un conto in banca. Ma le persone tanto povere da non avere un conto in banca non stavano accumulando abbastanza liquidità da fare tanta differenza per l'economia americana.

Perché gli americani non avevano accumulato valuta nel 1936? Perché il primo gennaio 1934 il Federal Deposit Insurance Corporation aprì i battenti. Ecco cosa dice il FDIC riguardo le sue prestazioni.
Un'agenzia indipendente del governo federale, il FDIC è stato creato nel 1933 in risposta alle migliaia di fallimenti bancari verificatisi negli anni '20 e nei primi anni '30. Da quando ha aperto i battenti il primo gennaio 1934, nessun depositante ha perso un solo centesimo di fondi assicurati a causa di un fallimento.

Questa affermazione è accurata dal punto di vista storico.

Dalla fine del 1929 fino al 6 marzo 1933, circa 9,000 banche americane andarono in bancarotta su un totale di circa 16,000 banche che non erano membri del Federal Reserve System. Altre 8,000 banche erano membri. La stragrande maggioranza delle 9,000 banche che andarono in bancarotta erano piccole banche. Alcune erano rurali. La maggior parte delle altre si trovava in piccole città.

Non appena il FDIC divenne operativo, non ci furono più corse agli sportelli. La gente sapeva che il proprio denaro era protetto dal governo federale. A quel punto non c'era motivo di accumulare liquidità. Le corse agli sportelli erano finite.

Era il 1934. Keynes, nel 1934, era a due anni dalla pubblicazione della sua Teoria Generale. Avrebbe dovuto prestare maggiore attenzione a ciò che stava accadendo al sistema bancario e all'offerta di moneta negli Stati Uniti. Roosevelt chiuse unilateralmente le banche nella prima settimana della sua amministrazione, la seconda settimana del marzo 1933. La chiamò festività bancaria. Quando riaprirono nella terza settimana di marzo, vennero effettivamente assicurate dal governo centrale. Poi fece in modo che il Congresso, all'una del mattino del 6 marzo, approvasse una legge che confermasse ciò che aveva fatto unilateralmente e senza alcuna autorizzazione costituzionale.

Ecco cosa è successo all'offerta monetaria.


La deflazione monetaria finì non appena Roosevelt riaprì le banche il 13 marzo 1933. Ne ho discusso nel 2012. Leggete cosa ho scritto: https://francescosimoncelli.blogspot.com/2012/08/perche-la-tesi-dei-deflazionisti-e.html

Quindi il problema che Keynes aveva articolato nel 1936 non era più un problema negli Stati Uniti già dopo il 13 marzo 1933. Ciò non fermò la depressione, sebbene non fosse più causata, modellata o influenzata dall'accumulo di liquidità. Qualunque cosa stesse causando la depressione, non aveva nulla a che fare con l'accumulo di liquidità negli Stati Uniti. Inoltre non aveva nulla a che fare con la politica della Federal Reserve, che era altamente inflazionistica.

C'è stata una seconda recessione nel 1937. Anche questa non venne causata dall'accumulo di liquidità.

In altre parole, tutto ciò che è associato alla frase "trappola della liquidità" è falso, sia in termini teorici che in termini pratici.

In termini teorici, non c'è un accumulo monetario a meno che non ci sia la riserva frazionaria che moltiplichi l'offerta di moneta oltre le promesse che il sistema bancario può mantenere. In altre parole, c'è un accumulo monetario perché c'è un inganno da parte delle banche, un inganno che è una frode. Ma il governo centrale consente la frode, perché permette l'esistenza della riserva frazionaria. L'accumulo monetario non arriva in risposta al libero mercato, arriva in risposta ad un precedente intervento nel libero mercato da parte del governo centrale.

Ma dal 13 marzo 1933 negli Stati Uniti non c'è stato un accumulo generalizzato di liquidità. Tale "minaccia" non esiste più da 80 anni.

Inoltre, nel mondo di oggi, la stragrande maggioranza dei depositi bancari è costituita da enormi fondi d'investimento che non possono far uscire il denaro dal sistema bancario sotto forma di valuta. I fondi hanno la possibilità di decidere in quali banche depositare i loro soldi digitali, ma non hanno la possibilità di prelevare $10 miliardi in banconote di piccolo taglio. Quindi non vi è alcuna minaccia di corse agli sportelli. Le uniche persone che potrebbero ottenere i loro soldi sotto forma di valuta sono i depositanti comuni e il deposito medio nei conti di risparmio della persona media negli Stati Uniti è inferiore ai $1,000. Spiccioli. Hanno un effetto pari a zero sull'economia generale.



L'ILLUSIONE DI KRUGMAN

Ma questo fatto non turba l'economista premio Nobel Paul Krugman, l'economista keynesiano più importante d'America. Ecco cosa ha scritto sul New York Times a gennaio 2012.
Sono circolate molte informazioni sin dal 2008, non credete? Se non altro, abbiamo imparato che la trappola della liquidità non è né un frutto della nostra immaginazione né qualcosa che accade solo in Giappone; è una minaccia reale, e quando ce ne libereremo dovremmo comunque fare attenzione ad un suo ritorno — il che significa che c'è un forte motivo per un obiettivo inflazionistico più alto e per una politica monetaria aggressiva quando la disoccupazione è alta a l'inflazione bassa.

La morale della favola è che la FED quasi sicuramente non lo farà, e sicuramente non dovrebbe iniziare a rialzare i tassi d'interesse in tempi brevi.

Nel dicembre 2008 la Federal Reserve iniziò a pagare degli interessi sulle riserve in eccesso: 0.25%. Le riserve in eccesso sono aumentate in risposta a questo sistema di rimborso garantito.

https://fred.stlouisfed.org/series/EXCSRESNS

La Federal Reserve non ha iniziato ad aumentare i tassi d'interesse fino all'inizio del 2016. Inoltre l'unico tasso che può aumentare direttamente è il tasso che paga alle banche commerciali sulle riserve in eccesso detenute presso la Federal Reserve stessa. Ciò significa che gli economisti della Federal Reserve sapevano che l'innalzamento di suddetto tasso avrebbe convinto le banche commerciali a destinare più denaro alla Federal Reserve piuttosto che prestarlo nell'economia più ampia. Questa è una legge dell'economia: se gli acquirenti aumentano il prezzo, ne verrà fornito di più.

La Federal Reserve non presta il denaro detenuto come riserve in eccesso. È l'equivalente legale del denaro nei caveau. Ciò significa che la Federal Reserve sta facendo esattamente l'opposto di ciò che Krugman pensava che la Federal Reserve dovesse fare: restringere la posizione monetaria. Nel 2012 ancora non aveva capito che la Federal Reserve può controllare solo il tasso che paga sulle riserve in eccesso. Pertanto più alto è il tasso d'interesse, più l'economia cade nella trappola della liquidità, supponendo che ce ne sia una tra l'altro. Le banche commerciali non prestano questo denaro, quindi nessuno lo spende. Anche la Federal Reserve accumula denaro. Questo è esattamente ciò da cui Keynes mise in guardia nel 1936.



CONCLUSIONE

I keynesiani governano il Paese. Governano il mondo. Gestiscono le banche centrali. Si preoccupano all'infinito di un problema che non esiste. Per evitarlo, adottano una politica monetaria che creerebbe questo problema se esistesse.

È per questo che definisco il keynesismo una trappola dell'imbecillità. Gli economisti keynesiani non riescono a pensare come le persone normali. Per citare il defunto Mitch Jayne, due dei loro cervelli non ne farebbero nemmeno uno.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/