venerdì 5 ottobre 2018

Non è stagflazione, ma impoverimento inflazionistico





di Alasdair Macleod


Mio zio, Iain Macleod, inventò il termine stagflazione poco prima che fosse nominato cancelliere ombra nel 1965. Non è più un termine che viene usato nel suo contesto originale. Da Hansard (il resoconto ufficiale dei dibattiti parlamentari), 17 novembre di quell'anno:
Ora abbiamo il peggio di entrambi i mondi: non solo l'inflazione da una parte o la stagnazione dall'altra, ma entrambe le cose insieme. Abbiamo una sorta di situazione di "stagflazione" e la storia in termini moderni sta venendo alla ribalta.

L'inflazione a cui Iain si riferiva era quella nei salari, con un aumento medio del 6.2% e un aumento della stagnazione nella produzione, scesa da un indice di 134 a 131. Fu questa divergenza a dargli l'opportunità di inventare questo termine. Ora è diventato d'uso comune per descrivere un'economia che non risponde allo stimolo dell'inflazione monetaria.

Il suo uso in questo contesto è quindi diverso da quello originale. L'idea che la stagflazione esista come un fenomeno economico è vera solo per i neo-keynesiani, i quali considerano l'inflazione economicamente stimolante e si sorprendono se fallisce nello stimolare l'attività economica. In questo senso, è spesso applicato alle condizioni odierne, in cui sembra che un massiccio stimolo monetario, almeno finora, non abbia portato alla crescita economica che ci si aspettava.

La spiegazione per cui lo stimolo monetario non ha funzionato come previsto non è difficile da capire, ma per i neo-keynesiani è sgradevole. Questo articolo prende spunto dall'errata applicazione del termine stagflazione per spiegare perché lo stimolo keynesiano dell'economia è destinato a fallire, ed i sintomi comunemente definiti oggi come stagflazionari sono semplicemente un riflesso dei costi della politica monetaria imposti sulla gente comune.

Bisogna riscoprire la Legge di Say, non come Keynes l'ha descritta in modo fuorviante: l'offerta crea la propria domanda. Bisogna comprendere il perché l'inflazione distrugge la ricchezza. E bisogna comprendere che il PIL non è altro che un'identità contabile ingannevole che copre solo una piccola parte dell'economia. Spiegherò la rilevanza di questi argomenti e perché la stagflazione è una descrizione inappropriata di una sorta di condizione intermedia tra inflazione e deflazione.



La Legge di Say

Secondo la Legge di Say lavoriamo per consumare, lo scopo alla base della divisione del lavoro. Questo è vero, ed è un mistero il perché chiunque possa pensarla diversamente. Keynes gli diede una definizione sbagliata, misteriosa e quindi difficile da criticare in modo completo. Tuttavia se torniamo al punto che Jean-Baptiste Say propose oltre due secoli fa, non c'è dubbio che avesse ragione. Anche i disoccupati, i pensionati ed i bambini sono inclusi nella Legge di Say, perché se non lavorano, qualcun altro deve pagare il conto per loro.

La Legge di Say era un ostacolo insormontabile per i pianificatori statali. Keynes doveva liberarsene per far sì che lo stato avesse un ruolo centrale nelle nostre faccende quotidiane. Keynes negò la validità dell'equazione e giocò sul desiderio di credere che i soldi elargiti dallo stato fossero soldi veri. La Legge di Say ci dice che è impossibile, ma stabilendo l'indipendenza del denaro dalla produzione, Keynes fece un ulteriore passo avanti e separò completamente la produzione dal consumo. Così forte è il desiderio collettivo di credere possibile l'esistenza della formula "qualcosa in cambio di niente", che la si sottoscrive senza batter ciglio.

Ma c'è un costo, che forse è difficile da comprendere per il cittadino comune. Se lo stato tassa i ricchi o dissolve il loro denaro per ridistribuire la ricchezza, quest'ultima viene semplicemente dissipata al punto in cui scompare. Finisce per pagare gli stipendi del burocrate di turno e viene spesa per il welfare. Quando è investita in servizi pubblici, viene quindi sprecata. Ma soprattutto, è lo stato che impoverisce la sua cittadinanza attraverso le tasse e la corruzione monetaria, ed arricchire lo stato è l'obiettivo non scritto della politica monetaria.

La giustificazione della distruzione della ricchezza da parte dello stato dipende fortemente dalla percezione che il risparmio non ha alcun ruolo costruttivo nel creare la domanda, quindi può e deve essere sacrificato. Ma Keynes andò oltre, sostenendo che un risparmio crescente riducesse la domanda aggregata che a sua volta avrebbe ridotto il risparmio totale. Per Keynes il pericolo era al massimo quando l'economia cadeva in recessione, quando l'aumento dei risparmi accelerava il declino della domanda aggregata e quindi determinava un calo dei risparmi stessi.



Keynes ed il paradosso della parsimonia

Questa assurdità deriva da una mancanza di apprezzamento del ruolo del risparmio, che può essere descritto più accuratamente come consumo differito. Il denaro risparmiato non scompare, come suggeriva Keynes. Viene reindirizzato attraverso il sistema finanziario verso investimenti nei mezzi di produzione, resi redditizi dalla riduzione dei tassi d'interesse che deriva da una diminuzione dei consumi immediati. È l'accumulo di investimenti nella produzione che costituisce la spina dorsale della ricchezza di un Paese e permette un aumento dello standard di vita che tutti miriamo a raggiungere. Ma no, Keynes ci disse che i soldi non spesi per il consumo immediato erano una risorsa sprecata.

La soluzione di Keynes era di scoraggiare i risparmi allo scopo di finanziare gli investimenti con un aumento della quantità di denaro, incluso il credito bancario. Ciò su cui tacque è che il denaro creato ex-novo diluisce il potere d'acquisto del denaro esistente. E a causa del lag di tempo tra l'aumento della quantità di denaro e l'effetto sul potere d'acquisto, la sua teoria sembrò plausibile. Lo stimolo keynesiano non è quindi altro che un trucco da salotto, che si basa sulla svalutazione del denaro. Non si può pretendere un miglioramento economico quando tutti lo pagano con la svalutazione della moneta. Lo stimolo keynesiano è solo di breve termine e si basa su un gioco di prestigio monetario, e si inverte quando i prezzi riflettono la diluizione del potere d'acquisto a causa dell'espansione monetaria.



La distruzione della ricchezza è il risultato

È chiaro che lo stimolo keynesiano vada a diluire il potere d'acquisto del denaro esistente. Da ciò segue un trasferimento di ricchezza da coloro che già possiedono denaro. I beneficiari sono le banche che creano i nuovi soldi e i loro clienti preferiti che per primi lo ricevono sotto forma di prestiti, compreso lo stato. Questi mutuatari arrivano a spenderli prima che i prezzi siano spinti al rialzo dai nuovi soldi che entrano in circolazione. È importante capire che l'inflazione monetaria, invece di avvantaggiare la popolazione più ampia, la lascia in condizioni peggiori. Il processo attraverso il quale avviene questo trasferimento di ricchezza è stato riconosciuto da Richard Cantillon, un banchiere vissuto trecento anni fa. Aveva notato che l'afflusso di oro e argento dal Nuovo Mondo in Spagna aveva svalutato il loro potere d'acquisto, rendendo le merci più costose nei porti in cui l'oro e l'argento erano stati utilizzati per primi, e nelle città in cui venivano trasportati. Questa nuova moneta era distribuita gradualmente man mano che veniva spesa, facendo salire i prezzi. Questo divenne noto come Effetto Cantillon. Coloro che ricevevano questo nuovo denaro più tardi nel tempo, vedevano che i prezzi erano già aumentati a riflesso di suddetta diluizione. I loro risparmi compravano meno beni rispetto a prima, ma per quanto riguardava i loro guadagni, l'effetto era disomogeneo. In un'economia agricola, il valore dei prodotti richiesti da coloro che ricevono per primi il nuovo denaro aumenterebbe di più rispetto ai prodotti più in generale, mentre i prezzi degli alimenti più basilari mangiati dai contadini potrebbero rimanere inalterati, almeno per un certo periodo di tempo.

Un'economia industriale e basata sui servizi è molto diverso. L'effetto del trasferimento di ricchezza svantaggia coloro con salari fissi, i cui stipendi acquistano meno a causa di prezzi più alti. Danneggia coloro che non hanno il potere di chiedere salari più alti rispetto a chi può farlo. Nel Regno Unito degli anni '60 c'erano sindacati potenti che erano in grado di tenere il governo sotto scacco, chiedendo salari più alti. Questa era l'inflazione nella stagflazione di Iain Macleod. Questi aumenti salariali venivano concessi nonostante il calo della produzione collettiva, ovvero, la stagnazione nell'indice della produzione.

Chiudendo un occhio sul collegamento tra espansione monetaria e il suo effetto sui prezzi, Keynes ipotizzò che gli stati potessero contenere le ricadute negative della politica monetaria. L'espansione monetaria divenne quindi la panacea economica di tutti i mali. Questo era possibile solo perché Keynes aveva respinto la Legge di Say e quindi i legami tra produzione e consumo erano stati rimossi. Per il Regno Unito di cinquant'anni fa, si trattò di un errore enorme che portò ad una sottoperformance economica, ad una declino della valuta, ad uno sconvolgimento industriale e civile, e ad un salvataggio da parte del FMI nel 1976.



Prodotto interno lordo

La terza parte del nostro triste racconto è rappresentata dalle carenze del principale indicatore dello stato in cui versa l'economia. Il PIL incarna solo quella parte dell'economia in cui è specificatamente inclusa la componente monetaria. La misura più comune del PIL è il consumo, il totale dei beni e servizi venduti ai consumatori come prodotti finali. È ovvio che i risparmi, che non vengono spesi per i prodotti finali, sono inutili quando si conteggia il totale del PIL, ed è quindi nell'interesse politico di qualsiasi governo (che misura il proprio successo aumentando il PIL) scoraggiare i risparmi. Come notato sopra, Keynes fornì la giustificazione per scoraggiare i risparmi con la sua tesi sul paradosso del risparmio.

Il PIL dovrebbe essere preso in considerazione più per ciò che esclude piuttosto che per ciò che include, e come identità contabile va bene solo fino ad un certo punto. Il PIL potrebbe essere descritto come i dati di vendita di un'azienda. Ma se stavate considerando di acquistare azioni di una società, lo fareste solo sulla base di informazioni storiche sulle vendite? Se fosse così, perdereste denaro, perché conta il successo della produzione futura. Tuttavia gli econometrici ed i keynesiani non fanno alcuna distinzione tra la storia di un'economia ed il suo futuro. Presumono che domani acquisteremo ciò che abbiamo comprato in passato. Non c'è spazio in questo approccio per il progresso o il cambiamento.

Per questo motivo, il PIL è una statistica sterile e retrograda. Inoltre la produzione di tutti i prodotti e servizi richiede tempo tra l'assemblaggio delle materie prime e il prodotto finale. Nulla di tutto ciò è registrato nel PIL, il quale registra solo i prodotti finali. In un'economia basata sulle merci, queste attività business-to-business (B2B) rappresenterebbero in genere una cifra complessiva maggiore nel PIL, mentre in un'economia basata sui servizi, queste attività B2B non sono così pesanti a causa dei tempi di consegna più brevi. Nell'odierna economia orientata ai servizi, la produzione lorda, che è essenzialmente B2B, ammonta ancora a circa il 100% dell'attività aggiuntiva al PIL.[1]

L'importanza del B2B, che solo negli ultimi anni ha cominciato ad essere compresa negli Stati Uniti (e sfortunatamente non ancora altrove), rappresenta all'incirca la metà di tutte le attività economiche non finanziarie in tale economia ed è alimentata dagli investimenti. In altre parole, il B2B si aggiunge ai valori del consumo finale rappresentati dal PIL. L'unica fonte stabile d'investimento che alimenta il B2B è il risparmio, perché il credito bancario fluttua con il ciclo del credito. Eppure Keynes scacciò il risparmio dai suoi schemi economici, desiderando persino "l'eutanasia del redditiero".[2]

C'è anche il settore finanziario, dove finisce inizialmente il denaro creato ex-novo, destinato a gonfiare il PIL. La progressione dell'inflazione monetaria nei prezzi e nelle retribuzioni è ritardata all'inizio del ciclo del credito. Le banche centrali sopprimono i tassi d'interesse per incoraggiare l'espansione del credito bancario e stimolare sia i consumatori che il settore industriale. La politica monetaria attiva di fatto un'espansione del credito a vantaggio delle banche commerciali e dei loro clienti favoriti, che nelle prime fasi del ciclo del credito non sono i produttori di beni e servizi, ma altre istituzioni finanziarie.

Mentre la fiducia rimane bassa a Main Street, Wall Street pullula di coloro che traggono beneficio dai tassi d'interesse artificialmente più bassi. I governi, che emettono obbligazioni ritenute prive di rischio, approfittano dell'opportunità di indebitarsi a tassi inferiori rispetto a quelli che i mercati liberi avrebbero altrimenti richiesto, mentre i proprietari di titoli di stato godono di un significativo aumento della loro ricchezza. A poco a poco si diffonde l'effetto ricchezza dell'inflazione degli asset, senza alcun impatto notevole sul PIL (almeno in un primo momento). È solo più tardi, dopo che i prezzi delle obbligazioni hanno raggiunto il picco, che il denaro comincia a fluire in quantità crescenti nelle imprese medie e piccole, le quali sono responsabili della maggior parte della produzione economica nel settore privato.

Pertanto, come misura dell'attività economica, il PIL è inutile e fuorviante. Manca completamente di carpire l'attività B2B e quella finanziaria, ed è una statistica che guarda in retrospettiva. Nasconde i trasferimenti di ricchezza derivanti dalle distorsioni economiche, nonché la distruzione generale della ricchezza a causa dell'inflazione monetaria. Non è qualitativo, essendo puramente una misura quantitativa del denaro, il quale finisce per essere speso dai consumatori, ed ignora le perdite nel potere d'acquisto del denaro.

I tentativi di adeguare il PIL all'inflazione equivalgono ad un doppio conteggio, perché se l'aggiustamento fosse perfetto, non ci sarebbe alcun aumento del PIL. Lo sappiamo perché se prendiamo un'economia chiusa in cui tutto è stato registrato e la quantità di denaro fosse fissa, non potrebbe esserci alcun cambiamento nel PIL. Il fatto che vi sia una differenza tra il PIL nominale e il PIL aggiustato all'inflazione equivale al tempo necessario dell'entrata in circolazione dei nuovi capitali. In sintesi, questo metodo statistico ha l'integrità di un setaccio.

Qualsiasi studente delle inflazioni monetarie sa che impoveriscono la gente comune. Il meccanismo è riassunto sopra. Ignorare ciò significa che i tedeschi nel 1920-23 siano stati arricchiti dall'inflazione monetaria, e che oggi i venezuelani siano altrettanto benedetti. Resta il fatto che l'inflazione impoverisce. Se stimola l'attività economica, è solo un effetto temporaneo. Gli economisti classici ed Austriaci pre-Keynes, che accettarono e capirono la Legge di Say e le sue implicazioni, capivano che l'inflazione impoveriva le persone. Sembra che gli economisti moderni siano ciechi invece.

Questo ci riporta all'uso del termine stagflazione. Quando viene utilizzato per descrivere un'economia che rifiuta di rispondere allo stimolo artificiale a seguito di un aumento della quantità di denaro e credito, la stagflazione ha senso solo per i neo-keynesiani che non riescono a comprendere le vere conseguenze degli interventi dello stato e del suo deficit. Non è così che il termine fu usato per la prima volta. Sarebbe meglio se avessero difficoltà a comprendere gli effetti dell'inflazione monetaria, a valutare gli effetti sotto i loro occhi, invece di inserire un termine senza senso in questo contesto.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] È grazie agli sforzi di Mark Skousen, Preside della Chapman University, che il Bureau of Economic Affairs ha iniziato a calcolare il prodotto lordo. Ciononostante la maggior parte degli analisti finanziari sembra inconsapevole del suo significato, o perfino della sua esistenza.

[2] Si vedano i capitoli conclusivi della Teoria Generale di Keynes.

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giovedì 4 ottobre 2018

Senza i capitalisti “avvoltoi”, la nostra economia marcirebbe

Contrariamente al collettivismo, il capitalismo intensifica il nostro livello di compassione ed amplifica di conseguenza il senso di inclusione. In un saggio su Forbes, A Virtuous Cycle, James Surowiecki spiega perché il capitalismo promuova la fiducia, l'onestà e la decenza anche con gli estranei: "L'evoluzione del capitalismo è andata nella direzione di maggiore fiducia e trasparenza e meno comportamenti egoistici; non a caso questa evoluzione ha portato con sé una maggiore produttività e crescita economica". Questa evoluzione non ha avuto luogo perché i capitalisti sono brave persone a priori, ma perché i benefici della fiducia e dell'essere affidabili sono potenzialmente immensi e soprattutto perché un sistema di mercato di successo insegna alle persone a riconoscere tali benefici. È dimostrato dalla storia che le economie fiorenti richiedono un alto livello di fiducia nell'affidabilità e nella correttezza delle transazioni quotidiane. L'ascesa dell'altruismo è avvenuta in concomitanza con l'ascesa del capitalismo. Questa correlazione non è spuria: per fare affari impariamo a fidarci degli estranei e ad essere degni di fiducia verso gli estranei. Di conseguenza poniamo più valore per quanto riguarda il benessere degli estranei. La proporzione di persone che vivono in estrema povertà è scesa da circa il 90% della popolazione globale nel 1820 a poco meno del 10% di oggi, e tale aumento della prosperità e della qualità la vita è stata la fonte di molti altri effetti positivi (generosità ed altruismo nei confronti degli estranei. Più capitalismo ha voluto dire più compassione ed altruismo nei confronti degli estranei. Surowiecki osserva come il capitalismo "abbia incoraggiato l'universalismo rispetto al provincialismo, la volontà di stringere e mantenere promesse, spesso verso estranei [...] un senso di responsabilità individuale piuttosto che di gruppo". Dal momento che, come scrive Surowiecki, "il rapporto tra capitalismo ed umanitarismo è essenzialmente invisibile ora", molte persone credono, in contrasto con i dati, che più collettivismo porterà ad una società più premurosa. C'è fratellanza nell'umanità; ed è stato il capitalismo ad indicare la via, non il collettivismo.
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di Jairaj Devadiga


Gli avvoltoi sono creature brutte, tuttavia svolgono una funzione vitale: si sbarazzano delle carcasse degli animali in modo sicuro. Le carcasse putride degli animali sono infestate da molti agenti patogeni, come quelli che producono la tossina botulinica, o causano colera o antrace, e tra le altre cose sono mortali per l'uomo.

Gli avvoltoi nello stomaco hanno acidi molto potenti che uccidono tutti questi agenti patogeni e li rimuovono in sicurezza dall'ambiente.

Ciò è stato particolarmente utile in India, dove la maggioranza della popolazione indù considera sacre le mucche. Dato che la maggior parte delle mucche non è destinata alla tavola, gli avvoltoi fungono da sistema di smaltimento efficace per le mucche morte e altri animali. La comunità Parsi, a causa delle loro credenze religiose, preferisce lasciare i suoi morti agli avvoltoi piuttosto che cremarli o seppellirli.

Il problema è iniziato negli anni '90 quando gli agricoltori hanno iniziato ad usare un farmaco chiamato diclofenac per curare il loro bestiame. Il diclofenac è ​​tossico per gli avvoltoi e le carcasse contaminate hanno decimato la popolazione di avvoltoio dell'India. Da 80 milioni di avvoltoi negli anni '80, oggi ne rimangono solo poche migliaia in India.

Cos'è successo con l'assenza degli avvoltoi? Cani e ratti hanno iniziato a nutrirsi delle carcasse. A differenza degli avvoltoi, i cui tratti digestivi distruggono tutti i patogeni mortali, i cani e i ratti ne diventano portatori. Le incidenze di antrace, peste e rabbia sono salite alle stelle. Più della metà delle morti per rabbia nel mondo avvengono ogni anno in India.

La comunità Parsi ha dovuto interrompere le sue pratiche funebri, perché non ci sono abbastanza avvoltoi per liberarsi dei cadaveri, e i corpi sono in putrefazione e causano un fetore che ha turbato gli abitanti delle località vicine, per non parlare delle minacce ambientali poste dai cadaveri in decomposizione.



I capitalisti-avvoltoi

Le società di private equity e gli hedge fund vengono spesso definiti come "capitalisti avvoltoi". Queste aziende "cattive", sostengono i detrattori, si preoccupano solo dei propri profitti. Acquistano aziende in difficoltà ad un prezzo basso, le spolpano e le vendono pezzo per pezzo per guadagnare denaro e approfittarsi di migliaia di persone.

Sono stati accusati per la scomparsa di Toys ‘R’ Us e, più di recente, per i tagli al personale del giornale Denver Post. Nel caso di Toys ‘R’ Us, la vera ragione della sua bancarotta è stata l'incapacità di competere con rivenditori online come Amazon e l'incapacità di adattarsi alle mutevoli preferenze dei consumatori (i bambini preferiscono giocare sugli iPad, ad esempio, piuttosto che con i giocattoli).

Anche con il Denver Post, il fatto evidente è che la maggior parte delle persone riceve le proprie notizie online di questi tempi, cosa che restringe il mercato per i giornali fisici. Piuttosto che aspettare che il giornale muoia di una morte lenta e dolorosa, i proprietari hanno deciso di estrarne il massimo valore finché sono ancora in grado di farlo. Se si fossero aspettati che sarebbe tornato ad essere proficuo in futuro, non avrebbero agito in tal modo.

Come spiega Steve Horwitz, i capitalisti-avvoltoi svolgono una funzione utile. Cercano di rianimare le aziende in fallimento e, se non ci riescono, vendono gli asset di tali aziende (terreni, edifici, macchine e così via). Questa ridistribuzione del lavoro e del capitale da un'attività inefficiente e fallita ad un business nuovo e più efficiente, è importante affinché l'economia cresca.

Immaginiamo, per un momento, un mondo senza capitalisti-avvoltoi. Cosa succederebbe alle aziende in bancarotta? I funzionari statali, come i cani ed i topi, entrerebbero in azione e nazionalizzerebbero le attività.

Prendete in considerazione il salvataggio di General Motors e di altre case automobilistiche nel 2008. Si è trattato di un gigantesco fallimento, il quale ha portato i contribuenti ad essere derubati e ha generato altri costi invisibili, come i posti di lavoro che non sono mai stati creati altrove. Infatti lasciare le compagnie in bancarotta ai capitalisti-avvoltoi avrebbe assicurato che i loro beni sarebbero stati riassegnati a società estere più redditizie.

I capitalisti-avvoltoi aiutano non solo a sbarazzarsi dell'inefficienza nel settore privato, ma anche nello stato. Prendiamo in considerazione l'Argentina, il cui governo è stato lasciato ai capitalisti-avvoltoi, notoriamente Paul Singer, quando si trovava in una crisi del debito. Poiché la gente come Singer imponeva dure sanzioni al governo argentino, quest'ultimo è stato costretto a rimettersi in sesto. Oggi l'economia argentina sta andando meglio di allora e anche la sua salute fiscale è migliorata.

In contrasto con quello che è accaduto col governo greco, il quale è stato salvato dagli altri governi europei durante la crisi del debito. Non sorprende se la Grecia continui ad essere un caso disperato, con aliquote fiscali esorbitanti, uno stato sociale preponderante e una politica fiscale complessivamente rovinosa.

Proprio come gli uccelli da cui prendono il nome, i capitalisti-avvoltoi sono ingiustamente derisi per il servizio essenziale che rendono alla società. Tutti i partecipanti ad un sistema, sia esso ecologico o economico, svolgono funzioni vitali e indispensabili. Anche se a volte queste cose possono sembrarci brutte, come nel caso degli avvoltoi, le alternative sono molto più brutte.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 3 ottobre 2018

Ciò che importa davvero di Bitcoin





di Jeffrey Tucker


Dopo che Bitcoin superò i $10,000, sulla stampa finanziaria mainstream sembrava che questa cosa fosse davvero importante. C'è stata una corsa per recuperare informazioni a riguardo. Alcuni hanno invece continuato a dire che fosse una bufala. Altri l'hanno liquidato come una bolla. Alcuni pezzi grossi hanno chiesto che fosse bandito, come se fosse addirittura possibile bandire un protocollo matematico.

C'è tanta confusione! Avendo seguito questa tecnologia sin dal 2010, ecco i dieci punti che ritengo più salienti di Bitcoin e dell'intero settore dei criptoasset.

1. Non è stato inventato dallo stato. Sin dal mondo antico è stato affermato che il denaro fosse di dominio dello stato: come minimo proteggerlo, ma anche inventarlo, imporlo e gestirlo. Verso la fine del 19° secolo si sviluppò un'intera scuola di pensiero economico: la teoria statale del denaro. Il trattato di Georg Friedrich Knapp venne pubblicato con questo nome nel 1905 (traduzione inglese 1924) e contribuì a consolidare la nazionalizzazione del denaro nelle mani delle banche centrali. Bitcoin mostra che quella teoria è sbagliata. Il denaro buono emerge dallo scambio e dall'imprenditorialità, come disse Carl Menger.

2. Non è stato inventato dal mondo accademico. Il protocollo di Bitcoin è stato rilasciato da un programmatore anonimo su una piccola lista di email e poi reso comune. Gli economisti – per non parlare di politologi e sociologi – erano completamente fuori dal giro. Questo aspetto è affascinante, perché la gerarchia intellettuale tradizionale pone il mondo accademico al primo posto e tutti gli altri al di sotto. Le vesti nere dei laureati dominano il corso della storia e tutti gli altri sono i loro beneficiari, come se esistesse una struttura di produzione per le idee. Il problema con questa teoria è emerso nell'era del capitalismo, quando i praticanti, non i teorici, hanno iniziato ad avere tutte le buone idee. Poi il contraccolpo arrivò nel ventesimo secolo: gli esperti avrebbero gestito la società. Ora stiamo scoprendo qualcosa di straordinario: le idee migliori vengono da chi ha i piedi a terra.

3. Non si tratta solo di Bitcoin. In un certo senso i prezzi della criptovaluta principale sono una distrazione rispetto alla tecnologia sottostante: il libro mastro distribuito chiamato blockchain. Questa tecnologia ha generato un settore finanziario grande quanto Bitcoin stesso, con migliaia di applicazioni, tra cui ogni forma di contratto. La blockchain potrebbe anche portare ad uno cambiamento di paradigma nella relazione tra l'individuo e lo stato. La cosa fondamentale da capire su tale tecnologia è questa: è un modo migliore di fare le cose e fa rispettare i diritti di proprietà. Se non capite cosa significhi questa frase, mi dispiace ma non capite il valore di questa tecnologia.

4. I vecchi regolamenti non funzioneranno. Questa tecnologia è completamente nuova, mentre tutti i meccanismi finanziari e normativi esistenti si basano su una tecnologia che funziona in un certo modo. Riorganizzare le regole per adattarle, non funzionerà. Creerà solo pasticci, rallentando il progresso. Le burocrazie combatteranno, ma nulla può fermare questa rivoluzione, che è senza confini e digitale, rendendone impossibile il controllo da parte dello stato. Inoltre ogni normativa riduce la competitività e consolida le imprese inefficienti. Pensate che se lo stato avesse vietato, ad esempio, i ferri di cavallo, l'elettricità, la combustione interna, o il volo, ciò avrebbe effettivamente impedito a queste idee di diventare realtà? Gli stati sono un fastidio, non gli autori della storia.

5. Il denaro sarà in concorrenza. Molte persone vedono la situazione attuale come una lotta tra il dollaro e Bitcoin. Questo punto di vista è troppo semplificato. La vera lotta è tra i monopoli monetari nazionali e un nuovo sistema competitivo. Questa competizione si verifica tra criptovalute e cryptoasset. Le persone vogliono sapere chi sarà il vincitore. Anche questo è un pensiero appartenente al vecchio mondo. Il processo competitivo non si fermerà mai. Vincere sarà temporaneo, e un nuovo sfidante si alzerà e prenderà il primo posto. Questo è un nuovo mondo. Nessuna persona vivente sa come sarà, perché il denaro è stato protetto per troppo tempo dalla pressione del mercato. In particolare, gli americani dovranno abituarsi ad un mondo in cui il dollaro non sarà più il re.

6. Il settore bancario e il credito cambieranno. L'intero sistema bancario centrale si fonda sull'idea di un monopolio monetario che consente in tal modo il pieno controllo e la gestione macroeconomica. Le criptovalute non devono essere in prima linea per poter distruggere questa presunzione. Devono solo far sparire il monopolio. Con una capitalizzazione di mercato di cinquecento miliardi di dollari al momento in cui viene scritto questo articolo, questo fatto potrebbe essere già successo. Inoltre le reti distribuite intrecciano denaro e sistemi di pagamento, quindi i processori di pagamento del vecchio mondo saranno destinati a soccombere. Nuovi giocatori spuntano fuori di giorno in giorno.

7. Coloro che non usano il sistema bancario hanno lo stesso i diritti. Alcune persone stimano che la porzione di popolazione mondiale che non usa il sistema bancario sia costituita da due miliardi di persone. Questa è sicuramente una sottostima. Pensate al mondo in via di sviluppo, ma non limitatevi solo a quello. Dove vivo, coloro che non usano il sistema bancario sono ovunque, e lo fanno per una serie di motivi. Forse temono le intrusioni nella loro privacy. Hanno stili di vita e fonti di reddito che cadono fuori dal mainstream. Potrebbero avere professioni sospette. O sono troppo giovani. Forse è un problema di famiglia, o hanno paura di entrare nel sistema. In ogni caso, hanno lo stesso i loro diritti economici e la tecnologia blockchain offre loro un'opzione per la prima volta. Questa è la popolazione che alimenterà l'imprenditorialità in questo settore.

8. Nessuno sarà al comando. La blockchain non ha un punto centrale di fallimento e nessuna forza dominante al comando. Gli intermediari finanziari non sono fuori dai giochi, ma non sono essenziali. I sistemi del passato si sono evoluti in cartelli; i sistemi del futuro saranno sempre più decentralizzati con una disintermediazione non-stop. Chiunque cerchi il pieno controllo dovrà tirare i remi in barca. Questo vale per le grandi società finanziarie e anche per gli stati. La logica tradizionale della politica è radicata nella presunzione della preminenza di una singola visione. Il futuro decentralizzato sarà radicato nella realtà dell'invenzione senza sosta. Nessuna ideologia può fermare questa evoluzione.

9. È un modello per tutto. Bitcoin non è solo denaro, riguarda la libertà umana. Non siamo felici di vivere in gabbie . L'obiettivo della vita umana è trovare una via per la libertà. Gli stati e i loro lacchè hanno riso e hanno respinto l'intera rivoluzione, dal 2009 fino ad oggi. Il genio ormai è fuori dalla lampada.

10. Nessuno conosce il futuro. Nessuno avrebbe potuto prevedere che ciò sarebbe accaduto. Nessuno può sapere cosa ci riserva qualcosa. Il futuro è entropico, non entalpico. Questo apparente caos si avvierà verso l'ordine e migliorerà la vita sulla Terra.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 2 ottobre 2018

SocGen: si stanno addensando nuvoloni neri, mentre si avvicina la prossima recessione





da Zerohedge


Prima JP Morgan, poi Morgan Stanley, oggi è il turno di SocGen.

L'ultimo rapporto Global Economic Outlook di Societe Generale intitolato "Storm Clouds Gathering" è il più cupo delle ultime tre edizioni. La banca francese afferma che mentre la crescita globale è stabile in questo momento, i rischi di una recessione diventando sempre più pronunciati. Questi rischi sono profondamente radicati in fattori ciclici e finanziari, ma soprattutto nel processo decisionale politico, prevedendo che la prossima recessione negli Stati Uniti arriverà nel 2019/20.


Quattro dei principali rischi di recessione indicati dalla banca (protezionismo/guerre commerciali, forte correzione dei prezzi delle azioni, incertezza nella politica europea e profonda crisi economica in Cina) si stanno trasformando in minacce significative. Sono rappresentate dall'iconico "Swan Chart" della banca francese.


Nei prossimi 12 mesi un'ulteriore intensificazione della guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina danneggerà la crescita globale, oltre ad una forte ripercussione sui mercati finanziari. SocGen sostiene che mentre l'impatto della guerra commerciale sulla crescita del PIL globale rimane difficile da quantificare, il commercio globale e la crescita del PIL rallenteranno perché aumenteranno i prezzi delle importazioni nelle economie che impongono dazi o quote.

Il volume degli scambi globali si sta già indebolendo


L'indice del commercio mondiale e la crescita delle esportazioni cinesi hanno raggiunto il picco


Naturalmente una guerra commerciale a tutto campo tra Cina e Stati Uniti danneggerebbe la Cina in diversi scenari, continua la banca francese. Nel 2017 le esportazioni cinesi totali verso gli Stati Uniti sono ammontate a poco più di $500 miliardi, quasi il 4% del PIL cinese. Una riduzione del 50% di tali flussi danneggerebbe la crescita della Cina. E con la Cina che nell'economia globale ricopre circa il 15% degli scambi commerciali, ciò si tradurrebbe in uno shock negativo per la crescita globale. Per anticipare questi shock, le autorità cinesi hanno già ridimensionato il loro sistema bancario ombra in preparazione alle turbolenze finanziarie.

SocGen ha quindi indirizzato le proprie preoccupazioni sulle economie "vulnerabili" dei mercati emergenti, in particolare l'Argentina, la Turchia, il Brasile e il Sudafrica, le cui valute si sono deprezzate del 18-20% rispetto al dollaro sin dall'inizio del 2018. L'attenzione si concentra sulla governance e sul debito in valuta estera nel contesto di un aumento dei tassi d'interesse USA e di una salita del dollaro.


Il restringimento della politica monetaria degli Stati Uniti e la fine del denaro a basso costo stanno rendendo anche SocGen più consapevole del rischio nei mercati, la quale ha aggiunto che una carenza di dollari è stato il principale colpevole del caos nei mercati emergenti.

Ancora più importante, SocGen ritiene che il ciclo di rialzo dei tassi negli Stati Uniti durerà molto di più (salire fino a quando qualcosa non si rompe), e la pressione delle valute dei mercati emergenti e dei relativi asset potrebbe diffondersi a livello globale nel 2019. Inoltre le economie che hanno ignorato la pressione proveniente dai mercati emergenti potrebbero finire nei guai a breve termine.


Nel frattempo i rischi di correzione nei mercati azionari delle economie sviluppate rimangono una minaccia significativa. SocGen ha detto che gli indici del mercato azionario degli Stati Uniti hanno continuato a stabilire nuovi record, sebbene la maggior parte dei mercati azionari delle altre economie sviluppate sia in calo da inizio anno, soprattutto in Europa.

Il divario crescente tra i mercati azionari statunitensi e il resto del mondo è stato illustrato nell'ultimo podcast di Jeff Gundlach.


Non è solo SocGen e Gundlach che sostengono che i mercati azionari statunitensi abbiano raggiunto l'apice, l'ultimo rapporto di Morgan Stanley ha mostrato che le proiezioni di crescita dell'indice S&P 500 sono destinate a declinare rapidamente nel primo trimestre del 2019.


L'espansione americana è forte per ora, ma la prossima recessione incombe nel 2019/20

Per quanto riguarda l'economia degli Stati Uniti, l'unica domanda è quando scadrà lo stimolo fiscale di Trump:
Il rallentamento della crescita negli Stati Uniti tra fine 2017 e inizio 2018, per quanto lieve, si è dimostrato transitorio e il PIL ha avuto una forte accelerazione nel 2° trimestre. La forza del rimbalzo ha superato le nostre aspettative e quindi le previsioni degli Stati Uniti sono salite da 0.2 p al 2.8% e 1.6% rispettivamente per quest'anno e per il prossimo, ancora sostanzialmente al di sotto del consenso generale (circa il 2.6%). Infatti prevediamo una crescita trimestrale rallentata da qui e una crescita anno/anno in declino da oggi in poi.

Per il prossimo anno o giù di lì, l'economia degli Stati Uniti continuerà ad essere sostenuta da tagli delle tasse e da una maggiore spesa pubblica, predice SocGen. Questo, insieme ad una crescita dell'occupazione solida, sosterrà la crescita dei consumi privati ​​ad un tasso salutare fino al 2019. I tagli delle imposte sulle società possono anche essere un fattore trainante gli investimenti, ma le prove non sono chiare, considerato lo scopo relativamente ristretto di queste spese, molte delle quali sono andate in IT, software e trivellazione petrolifera.

Se le riduzioni delle tasse fossero un fattore importante negli investimenti, la spesa dovrebbe essere più ampia. Più in generale, condizioni ristrette dell'offerta giocano probabilmente un ruolo maggiore rispetto alle riduzioni fiscali, la maggior parte delle quali viene restituita agli investitori tramite acquisti di azioni.

Per quanto riguarda la crescita prevista degli Stati Uniti, ecco l'unico grafico che il presidente Trump spera non si trasformi in realtà, in quanto l'alternativa è un salto nel baratro.



[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 1 ottobre 2018

Il problema dell'Italia non è l'euro, ma la spesa pubblica





di Daniel Lacalle


Il governo italiano ha creato l'ennesima turbolenza nei mercati europei con la sua proposta di bilancio 2019.

Con un enorme aumento della spesa, ha stimato un disavanzo del 2.4% per il 2019 rispetto al precedente obiettivo dello 0.8% e l'1.6% annunciato dal ministro delle finanze.

Non solo rappresenta un enorme aumento in un Paese che ha già un rapporto debito/PIL al 131%, ma una breve analisi delle entrate fiscali stimate mostra che la cifra presentata è semplicemente irraggiungibile. La maggior parte degli analisti indipendenti ha evidenziato la presenza di ricavi stimati eccessivamente ottimistici, sollevando il timore di un ulteriore deficit finanziario di €14 miliardi.

Il mercato azionario di Milano è crollato, le banche hanno visto la sospensione dei loro titoli in borsa dopo cali del 6-7%, i rendimenti obbligazionari sono saliti ed il decennale italiano è sceso al livello peggiore da un anno a questa parte nonostante gli interventi della Banca Centrale Europea.



Questo è ciò che accade quando un Paese con enormi problemi interni vuole una soluzione magica: spendere molto di più ed aumentare i deficit.

Molti hanno commentato che questo è il "prezzo della sovranità". Qualcuno deve illuminarmi su come si possa conseguire la sovranità aumentando il debito ed aumentando le spese correnti.

Chiunque creda che aumentare gli squilibri e minacciare di default l'euro sia la soluzione sta sognando, perché l'Italia ha di fronte miliardi in scadenze e le banche sono gravate da enormi prestiti non-performanti e titoli di stato.

La prospettiva di controlli sui capitali, corse agli sportelli delle banche e fallimenti a catena è il minimo che ci si possa aspettare.


Il più grande problema delle "nuove" proposte è che incarnano gli stessi vecchi errori che non hanno mai funzionato. Le massicce sovvenzioni e la spesa politica non sono strumenti per la crescita, ma la ricetta per la stagnazione e, in definitiva, aggiustamenti più grandi e più dolorosi nel lungo termine.


L'Italia è stata uno dei principali beneficiari del programma di acquisto di obbligazioni della BCE. Nonostante l'enorme bolla e la compressione dei rendimenti delle obbligazioni creata dalla politica di quantitative easing, i rendimenti dei titoli italiani sono saliti alle stelle. Immaginate la stessa situazione al di fuori della zona Euro e con una banca centrale impegnata a copiare l'Argentina e le politiche monetarie turche, come hanno fatto la Spagna o l'Italia prima dell'euro.


L'enorme peso del debito italiano non è una conseguenza della cosiddetta "austerità". È fuorviante definire come austerità una spesa pubblica al 48.9% del PIL nel 2017. La spesa pubblica in percentuale del PIL in Italia è stata in media del 49.83% dal 1990 fino al 2017.


La mostruosa spesa pubblica che l'Italia sta proponendo non è la soluzione. Inoltre sarebbe impossibile al di fuori dell'euro, con la consapevolezza storica che la banca centrale perseguirebbe una politica inflazionistica (distruttiva per il potere d'acquisto) come è avvenuto negli anni precedenti all'euro.


I problemi economici dell'Italia sono auto-inflitti, non sono causa dell'euro.

  • L'Italia ha visto più governi dalla seconda guerra mondiale di qualsiasi altro Paese nell'Unione Europea.
  • I governi di tutti i colori hanno costantemente promosso "imprese di bandiera" inefficienti ed aziende semi-statali a spese delle piccole e medie imprese, della competitività e della crescita.
  • Le rigidità del mercato del lavoro sono rimaste tutte lì dov'erano, lasciando alta disoccupazione e differenze tra le regioni.
  • Un sistema finanziario incentivante perverso in cui le banche sono state incentivate a concedere prestiti a società statali obsolete ed indebitate nelle loro disastrose acquisizioni, in municipalizzate inefficienti, così come finanziare ingenti spese pubbliche locali e nazionali. Ciò ha portato alla più alta cifra di prestiti non performanti in Europa.
  • Un sistema legale da incubo che rende praticamente impossibile riacquisire beni da crediti inesigibili, facendo salire i prestiti non performanti e gli investimenti improduttivi.
  • Un fiorente ecosistema delle esportazioni e delle piccole imprese è stato costantemente limitato dalla tassazione e dalla burocrazia. Ciò ha ridimensionato le aziende fiorenti, spingendole ad andare fuori dall'Italia.

Per questo motivo la spesa pubblica ha continuato a salire ben al di sopra delle entrate. Poiché l'Italia, come Spagna e Portogallo, ha deciso di penalizzare i settori ad alta produttività con l'aumento delle imposte, i ricavi sono diminuiti mentre le spese sono salite. L'Italia, come tanti Paesi nella periferia dell'UE, ha creato un massiccio effetto "crowding out" nei confronti del settore privato. Non è un caso se la maggior parte dei cittadini in Italia, come in Spagna o Portogallo, preferisca essere dipendente pubblico piuttosto che imprenditore.

Nessuno di questi problemi verrà risolto dalla nuova scelta di bilancio. Verranno ivnece aggravati dall'aumento massiccio dei trasferimenti del welfare e dei sussidi.

Non c'è da meravigliarsi se, mentre le compagnie private sono riuscite a sopravvivere e migliorare "nonostante la preponderanza dello stato", i prestiti non performanti ed i debiti siano aumentati vertiginosamente.

Molti incolpano l'euro... come se lo stesso effetto crowding out non si verificherebbe al di fuori della moneta unica. L'unica differenza è che al di fuori dell'euro, il governo italiano distruggerebbe i risparmiatori ed i cittadini attraverso continue "svalutazioni competitive", le quali sono state la causa delle debolezze economiche del passato. Le continue svalutazioni non hanno reso l'Italia, la Spagna o il Portogallo più competitivi, li hanno resi perennemente poveri e hanno perpetuato i loro squilibri.

La corruzione costa all'Italia €60 miliardi all'anno, pari al 4% del suo PIL. Un problema che riguarda anche la Spagna. Aumentare i fondi per i politici aumenta solo il clientelismo, gli interessi speciali e gli incentivi perversi.

Le svalutazioni non sono mai state uno strumento per la competitività, ma uno strumento per il clientelismo. E questo ha spinto l'Italia alla stagnazione.

Incolpare l'euro non salverà l'Italia. Aumentare gli squilibri che hanno portato alla stagnazione peggiorerà la sua delicata situazione.

Le soluzioni magiche non funzionano mai. Ciò di cui l'Italia ha bisogno è di ridurre gli incentivi perversi, gli interessi speciali e smettere di sovvenzionare i settori a bassa produttività penalizzando quelli ad alta produttività.

Il problema dell'Italia è la spesa pubblica e questo budget ne intensificherà la gravità.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/