venerdì 7 giugno 2019

Il nono anniversario di Francesco Simoncelli's Freedonia





di Francesco Simoncelli


Riuscite a crederci? Questo spazio virtuale è arrivato al suo nono anno di vita. Pubblicazioni, riflessioni, commenti, analisi, tutte queste attività hanno caratterizzato l'opera che da 108 mesi vi offre un punto di vista alternativo a quello dei media generalisti. L'immagine di copertina vuole celebrare proprio questo aspetto, ovvero, la mia opera non è altro che la riscoperta della logica nella critica di ciò che ci accade intorno. Più in particolare offrire la metodologia d'indagine attraverso la quale discernere da sé le cosiddette fake news da ciò che conta veramente. In sostanza, pensate al mio blog in questi termini: filtrare le sfaccettature essenziali dei fatti che osserviamo dal rumore di sottofondo rappresentato da tutto il resto. La metodologia è quella della prasseologia, ovvero, lo studio dell'azione umana. Ludwig von Mises ci ha lasciato in eredità uno strumento potente che è possibile applicare in ogni materia dello scibile umano. Nel mio spazio virtuale viene applicata principalmente all'economia, ma è facile capire come essa possa avere importanti risultati anche in altri campi di studio. Infatti, partendo dall'assioma sempre vero "l'essere umano agisce" e affiancandovi un altro assioma sempre vero "l'essere umano apprende", diventiamo abili nel giudicare attendibili o meno tutte quelle informazioni in cui ci imbattiamo nelle varie materie specifiche, proprio perché per deduzione logica stiliamo una serie di ragionamenti che ci portano infine ad una conclusione che è vera. Non è arroganza questa, perché il motivo è cristallino: il punto di partenza è vero, quindi la concatenazione di ragionamenti sarà altrettanto vera.

Facciamo un piccolo esempio. Oggi mi sono ritrovato a leggere questa notizia: secondo un sondaggio di Schwab, il 62% dei millenial vive di busta paga in busta paga. In sostanza, non riescono a risparmiare ed i loro (eventuali) anni di pensionamento saranno molto magri. Come applicare quanto detto finora a questo esempio particolare? Sappiamo che "l'essere umano agisce" e "l'essere umano apprende", questo ci suggerisce che la scelta di questi individui è razionalmente incanalata in lavori che possono offrire una retribuzione congrua con le loro capacità. Inutile dire che se avessero potuto svolgere un lavoro migliore l'avrebbero fatto, soprattutto in accordo con la frequentazione da parte loro di università prestigiose. Ma data la carenza istituzionale o eventualmente l'assenza di domanda per settori specifici ad alta specializzazione, li costringe a scegliere qualcos'altro. Perché non aspettare? Perché tanta fretta? Perché hanno finanziato il loro corso di studi attraverso il credito agli studenti e questo presuppone ripagare i propri oneri. Ovviamente possono ottenere un aiuto, o perlomeno coloro fortunati che hanno ancora i genitori, ma ciò presuppone un ulteriore colpo incapacitante ai risparmi. Ciò a sua volta significa anche meno consumi, meno costruzione di nuove famiglie e un senso di precariato latente.

Questo crea appiattimento nel mondo del lavoro e nell'offerta di servizi forniti alla società, scendendo lungo la piramide di Maslow verso attività ricreative piuttosto che creative. Ecco perché è tutto un fiorire di bar, ristoranti, pizzerie e fast food ad esempio. Senza contare anche che le grandi imprese non hanno intenzione di stimolare il settore della ricerca/sviluppo dato che possono fare soldi attraverso l'ingegneria finanziaria. Questo riduce ulteriormente la richiesta di personale tecnico e non intacca minimamente i dividendi elargiti. Stagnazione economica ed intellettuale sono le risultanti: non c'è tempo per capire il proprio disagio, perché gli individui sanno che il tempo è denaro. Ciononostante ignorano l'altro lato della medaglia: il denaro è tempo.

Il furto del nostro tempo attraverso la svalutazione monetaria è continuato a ritmo sostenuto da quando l'oro è stato rimosso dal sistema monetario. I prezzi hanno iniziato a salire rapidamente poi, poiché il potere d'acquisto del denaro scendeva. I pianificatori centrali hanno trovato una soluzione all'aumento dei prezzi: negare che stesse accadendo. Il contenuto dell'indice dei prezzi al consumo viene continuamente aggiustato, il che porta ad un modesto aumento annuale del 2%. Negli anni '80 gli stati hanno creato un nuovo slogan per contrastare il risparmio in declino: accendere prestiti per gonfiare beni e consumi. Il credito è diventato sempre più disponibile per immobili residenziali, carte di credito e prestiti personali. Le banche hanno guadagnato potere economico e profitti creando questo credito dal nulla ed i banchieri hanno fatto fortuna.

Dagli anni '80 la distruzione dei risparmi reali è stata compensata dall'inflazione degli asset. Tali eccessi hanno portato al crash del 1987, alla bolla dot-com nel 2000 e alla bolla immobiliare nel 2006-07. Ma le correzioni sono state sempre impedite da ancora più credito. Dopo la crisi di Lehman di dieci anni fa, la svalutazione monetaria è stata accelerata, i prezzi degli asset sono stati rigonfiati e l'inflazione dei prezzi è stata nascosta dall'IPC ufficiale.

La mancanza di una certa stabilità nella valuta consente allo stato di agire senza che la maggior parte della popolazione si accorga di essere derubata dei suoi guadagni, dei suoi risparmi, del suo futuro, del suo tempo. Non solo tutti sono più poveri di quanto sarebbe accaduto in assenza di tale interventismo, ma sono anche più poveri in termini assoluti. Ogni anno la popolazione viene derubata di più, al punto che alla fine rimarrà molto poco in relazione alle crescenti richieste dello stato.

Siamo ormai vicini a questo punto. Solo questa settimana abbiamo visto il fallimento della IPO di Uber e le conseguenze che può avere a livello sistemico. Le azioni bancarie in calo sono un indicatore preminente (qualcuno ha detto Deutsche Bank?). Ovunque le persone sono meno inclini ad accettare il credito offerto dalle case automobilistiche per finanziare l'acquisto delle loro auto. I default per il debito delle carte di credito è ai massimi. Inoltre i dazi, che sono tasse sul consumo e sulla produzione, in realtà vengono imposti agli americani rendendoli più poveri.

Dietro l'angolo non c'è un boom, ma un bust, e quando lo stato raccoglie rendimenti decrescenti attraverso le tasse, cerca sempre di recuperarli attraverso ulteriori svalutazioni monetarie. Sappiamo che ci sarà una crisi, perché la storia e la logica ci dicono così. E sembra proprio che ci siamo vicini a causa del messaggio che lanciano i mercati: le obbligazioni societarie sia negli Stati Uniti che nell'UE sono in una fase di stallo, le banche statunitensi stanno togliendo il tappeto da sotto i prestiti alle società, ecc. Ciò che sta accadendo è la conseguenza di un furto sistematico e continuo da parte dello stato attraverso l'emissione sconsiderata di denaro e credito. Chiamarla deflazione incoraggia i pianificatori monetari centrali a svalutare ulteriormente la valuta, nella convinzione ingenua che sia il contrario dell'inflazione.

I mercati azionari stanno ora scendendo, perché gli investitori diventano sempre più scettici che lo stato abbia tutto sotto controllo e quando gli investitori cominciano a pensare, al contrario di credere, vengono in mente domande imbarazzanti: se il denaro viene svalutato ancora e ancora, lo stato non dovrà accendere prestiti sempre più cospicui? E poiché si è assunto la responsabilità del nostro benessere attraverso il welfare state, non dovrà accendere ancora più prestiti? Da dove arriverà il denaro? E a quali tassi d'interesse?

È solo la fiducia che ci ha permesso di credere diversamente, senza di essa il denaro scoperto dello stato perde il suo potere d'acquisto. Questa fiducia è stata instillata, non guadagnata, attraverso la macchina della propaganda, ovvero, la scuola pubblica, partendo da un semplice e piccolo punto di plausibilità: la gestione del tempo.



IL TEMPO È CRUCIALE

Siamo tutti diversi e ci piacciono cose diverse, quindi il tempo perso non è tale finché è una nostra scelta personale. Nessuno può allocare il tempo in modo tanto efficace quanto l'individuo. Infatti sprecarlo può essere molto frustrante, perché perdere tempo è la negazione dell'ambizione personale. Evitare perdite di tempo richiede un'azione personale positiva, ma viviamo in un mondo in cui tale decisione viene progressivamente assimilata dalla pianificazione centrale. Quest'ultima, però, ha poca idea dell'importanza del tempo, sostituendolo con l'indecisione e la posticipazione. Il tempo offre cambiamenti e progressi, tranne che per lo stato, perché l'evoluzione degli eventi indebolisce le certezze della pianificazione centrale.

Nel mondo degli affari il tempo è un costo che va a scapito del profitto, perché il profitto viene sempre misurato entro un periodo di tempo. Un uomo d'affari efficiente è una persona stimata nella società: è produttivo e massimizza i profitti limitando il tempo speso per raggiungerli. Il tempo è anche la base dei tassi d'interesse, che lungi dal rappresentare il costo del denaro, sono un'espressione delle preferenze temporali individuali.

Attraverso la politica monetaria lo stato sequestra le nostre preferenze temporali, costringendoci a seguire il suo. Spesso non ci rendiamo conto di quanto sia dannosa la perdita di libertà quando non siamo noi a determinare la nostra quarta dimensione. Se capissimo che lo stato ci sta privando del tempo, probabilmente il sol pensiero ci farebbe infuriare. Questo furto è alla base della crescente frustrazione provata dalla gente comune; è il filo conduttore del libro The Road to Serfdom di F.A. Hayek, di come lo stato cospira per rubare la libertà del suo popolo e quindi mandare avanti le priorità nella sua agenda politica. Gli statalisti non se ne preoccupano, perché danno poca attenzione al tempo. La loro guida è la Teoria Generale di Keynes la quale non menziona il significato del tempo.

La dimensione temporale non si sposa bene con l'approccio matematico di Keynes all'economia, perché l'assunto dietro le equazioni è che il tempo non le modifica. In realtà, un mondo statico in cui le azioni di ieri replicano quelle di domani, non esiste; se esistesse, non ci sarebbe progresso umano perché si negherebbe l'assioma spiegato all'inizio di questo saggio (apprendimento). Pertanto il tempo porta con sé il cambiamento, quindi è un'incognita che i neo-keynesiani scelgono di ignorare. La motivazione di Keynes era quella di scartare la teoria classica per far posto a proposizioni che avrebbero favorito il controllo del denaro da parte della pianificazione centrale.

Prendendo questo controllo, ha persuaso gli individui che avrebbe potuto gestire meglio i loro soldi e con tale sotterfugio è arrivata a derubarli del tempo. Quando questo furto era relativamente basso, era tollerato, ma quando ci troviamo a lavorare sempre più per lo stato, trascorrendo quasi la metà della nostra vita lavorativa a farlo, cresce il malcontento e il risentimento. Non abbiamo più il controllo del frutto del nostro lavoro, del nostro tempo. La banca centrale ci "viene in aiuto", creando il denaro perso in tasse e incoraggiando le banche commerciali ad estendere il credito per permetterci di spendere di più. Per un breve periodo sembra funzionare, a patto che i perdenti non se ne accorgano e non si lamentino, ma alla fine porta all'instabilità economica sostituendo la casualità dei nostri desideri con un ciclo di espansione/contrazione del credito.

Guadagni e risparmi, i frutti del nostro tempo, vengono trasferiti ai privilegiati dallo stato grazie alla soppressione dei tassi d'interesse, andando così a ridurre le preferenze temporali. Nel corso dei decenni i consumatori sono stati gradualmente impoveriti ed i produttori hanno imparato ad amare lo stato più del consumatore. Invece di creare un mondo migliore, la pianificazione centrale ha impoverito la ricchezza degli individui con le tasse e la svalutazione monetaria, lasciando in futuro ben poco da rubare. Ma il tempo è denaro, quindi i pianificatori centrali ne stampano di più per guadagnare più tempo. In assenza di pressioni temporali, ritengono che il futuro possa essere rinviato indefinitamente e alla fine tutto andrà bene. Basta avere pazienza...



RIPRENDERSI IL PROPRIO TEMPO

Se poi ci guardiamo intorno, soprattutto se consideriamo il caso particolare nostrano, notiamo che suddetta pazienza equivale ad un ulteriore furto. In questo contesto il rifugio contro una tempesta fiscale/finanziaria diventa una priorità impellente per l'individuo saggio, cercando di diversificare la sua posizione in asset che gli possano garantire protezione. Come abbiamo visto nel corso del tempo le criptovalute svolgono in modo egregio questo compito, soprattutto da un punto di vista di protezione della propria privacy. Attenzione, però, perché non basta buttarsi a capofitto in questo mondo e sperare che le cose vadano bene, perché il miglior investimento è sempre quello in conoscenza in primo luogo e successivamente si passa alla "parte pratica". Il mio blog si inserisce in questo contesto, fornendo con i suoi articoli quotidiani ed i suggerimenti in merito (come l'utilizzo del wallet Melis ad esempio) gli strumenti necessari affinché gli individui possano comprendere in modo esaustivo un mondo in continuo sviluppo e che offrirà vaste opportunità nel futuro a venire.

Bitcoin, infatti, permette di ritrovare quella fiducia nel futuro che tanto è smarrita al giorno d'oggi, uno degli ingredienti fondamentali nella storica rivoluzione industriale. Questo, unito al mondo in cui fa viaggiare l'informazione e al modo in cui fa riscoprire una teoria solida riguardo società/economia, rappresenta l'innesco per un cambiamento di paradigma radicale: una rivoluzione industriale 2.0.

Ciò che leggete su queste pagine è solo la cronistoria di tale sviluppo, oltre ad un background teorico/filosofico che ne va a spiegare le sfaccettature economiche/sociali: le origini del denaro, la preferenza temporale, la teoria Austriaca del ciclo economico, il denaro e la libertà e infine il denaro digitale. Le banche centrali e l'egemonia del denaro fiat non si arrenderanno facilmente, anche ricorrendo ad un ritorno ad uno pseudo-gold standard per scongiurare la minaccia della sovranità monetaria individuale, del Bitcoin e della rivoluzione digitale. Solo una visione chiara del mondo e delle meccaniche economiche garantirà l'immunità a tentativi del genere, unita ad una sana dose di consapevolezza e conoscenza.

Quindi, cari amici e lettori, il mio blog, Francesco Simoncelli's Freedonia, esiste grazie al lavoro che ogni giorno vi dedico, impiegando una parte preziosa del mio tempo per promuovere e diffondere il messaggio di libertà. Affinché possa continuare ad estendere questo messaggio, potete dimostrare il vostro apprezzamento lasciando un contributo al seguente link: paypal.me/FrancescoSimoncelli

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Esso sarà destinato a finanziare tutte le spese che servono per mantenere il blog, ampliarne i contenuti ed offrire nuovi e migliori servizi. Se pensate, quindi, che Freedonia debba continuare ad offrire la sua testimonianza in questo triste mondo collettivista, offritegli qualcosa in cambio. Liberamente, s'intende.


giovedì 6 giugno 2019

I combustibili fossili sono stati una benedizione per l'umanità





di Robert P. Murphy


Potreste essere inclini a pensare che i combustibili fossili siano stati una maledizione per l'umanità. Dopotutto, guardate quanti Paesi ricchi di petrolio sono gestiti da governi repressivi... giusto?

Al contrario, i combustibili fossili sono stati una benedizione per l'umanità. Sebbene l'esplosione della prosperità materiale abbia fatto il suo ingresso dopo la rivoluzione industriale, la pronta disponibilità di fonti di energia sotto forma di carbone per navi a vapore e locomotive, e successivamente di petrolio per alimentare autoveicoli e aeroplani, è stata di certo un fattore determinante.

Per valutare l'adeguatezza dei combustibili fossili riguardo lo sviluppo delle reti di trasporto, considerate i seguenti fattori sulla densità energetica dei vari tipi di stoccaggio:


Ora, data la loro alta densità energetica e comodità per il trasporto, è comprensibile che i combustibili fossili siano molto valutati sul mercato. Questo, a sua volta, spiega la cosiddetta "Maledizione delle risorse", dove quei Paesi con grandi dotazioni di risorse naturali tendono a peggiorare in termini di democrazia e persino di sviluppo economico. Tuttavia controesempi come gli Stati Uniti e il Canada, Paesi con enormi dotazioni di combustibili fossili e ancora ottimi risultati in termini di diritti umani e sviluppo, dimostrano che non sono tanto i combustibili fossili che fanno diventare repressivi i governi, ma piuttosto che i regimi autocratici possano farla franca se sostenuti da lucrose esportazioni minerarie.



I Paesi combattono per i combustibili fossili

Non sono solo gli esportatori di petrolio che tendono ad avere governi repressivi, anche le democrazie ben funzionanti vengono coinvolte in guerre per il petrolio in Medio Oriente.

Le guerre sono davvero una tragedia e gli esseri umani sfortunatamente combattono per cose che valutano molto. (Le persone spesso derubano le banche, ma ciò non dimostra che il denaro sia una maledizione per l'umanità.) Non c'è nulla nei combustibili fossili di per sé che induca gli umani a combattere; gli Stati Uniti e il Canada hanno dotazioni prodigiose ed i proprietari di queste risorse sono in genere lasciati in pace. I combustibili fossili rendono l'umanità più ricca e l'umanità sarebbe ancora più ricca se smettesse di litigare per chi controlla i combustibili fossili.

Gli Stati Uniti non hanno "bisogno" di sorvegliare il Medio Oriente per assicurarsi il flusso di petrolio. Il punto centrale di un autocrate regionale che conquista il territorio del suo vicino è quello di vendere quel petrolio sul mercato mondiale.

Dal momento che il petrolio è fungibile, anche se un regime ostile ha cercato di negare le esportazioni negli Stati Uniti, ciò semplicemente riorganizzerebbe il commercio mondiale e significherebbe che l'America importerebbe il petrolio da luoghi più amichevoli. Gli shock economici degli anni '70 non furono causati dall'embargo dell'OPEC, ma furono invece causati dal controllo sui salari e sui prezzi dell'amministrazione Nixon.



I costi sociali dei combustibili fossili

"È possibile che i combustibili fossili siano serviti come un utile 'ponte' per trasportarci nell'età moderna, ma con la crescente minaccia dei cambiamenti climatici e il calo dei costi delle fonti energetiche alternative, l'umanità deve svezzarsi rapidamente dai combustibili fossili." Sembra plausibile, giusto?

È molto conveniente per gli attivisti ambientali in Europa e negli Stati Uniti vivere con i benefici della rivoluzione industriale, raccomandando al contempo che le persone in India e in Africa evitino le forme di energia più economiche in nome della mitigazione dei cambiamenti climatici. Ad esempio, i dati più recenti della Banca Mondiale mostrano che nel 2014 il consumo di elettricità pro-capite (misurato in kilowattora) era 310 in Bangladesh, 355 in Ghana e 806 in India, mentre in Francia era di 6.938, 7.035 in Germania e 12.987 negli Stati Uniti.

Anche secondo i suoi stessi termini, il concetto di "costo sociale del carbonio" prende in esame la presunta "esternalità negativa" delle emissioni di anidride carbonica che non vengono prese in considerazione nei normali prezzi di mercato. Anche se le stime ufficiali rilasciate dall'EPA sul "costo sociale del carbonio" fossero corrette, e vi sono gravi problemi nel modo in cui questi numeri sono calcolati, non proverebbero che i combustibili fossili in generale siano dannosi per l'umanità. Piuttosto significherebbe solo che "al margine" gli esseri umani emettono troppa anidride carbonica e dovrebbero ridurla.

Anche con i progressi nel campo dell'energia eolica e solare, le stime del governo prevedono ancora che i combustibili fossili soddisferanno la maggior parte del fabbisogno energetico degli Stati Uniti nei decenni a venire.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 5 giugno 2019

Capitalismo: perché il Cile è molto più ricco del Venezuela





di Daniel J. Mitchell


Sono in Cina questa settimana, a tenere varie conferenze alla Northeastern University di Shenyang. Il mio argomento di oggi è "Esempi dal mondo reale", cosa che mi ha dato l'opportunità di condividere molti dei grafici che ho costruito mostrando come le nazioni orientate al mercato godano di un successo molto più a lungo termine.

Uno dei grafici mostra come il Cile abbia goduto di una forte crescita da quando è passato ai mercati liberi, soprattutto rispetto al Venezuela, che è gravato da una forma di statalismo vizioso.


Ma ho sottolineato che ho creato questo grafico nel 2011 e mostra solo i dati degli anni tra il 1980 e il 2008. Ho pensato che avrebbe potuto indurre gli studenti a pensare che stavo deliberatamente omettendo gli ultimi anni perché i dati in qualche modo avrebbero potuto contraddire il mio messaggio sui mercati liberi e su uno stato limitato.

Quindi è tempo di aggiornare il mio confronto tra Cile e Venezuela e avrò molte prove da condividere, perché la Banca Mondiale ha pubblicato un lungo documento in merito solo un paio di anni fa. Il capitolo 7 confronta in modo specifico i due Paesi che stiamo esaminando oggi.

Il documento spiega come nessuno dei due Paesi abbia avuto molto successo negli anni '70, sebbene il Venezuela ricco di petrolio abbia almeno beneficiato dell'aumento dei prezzi dell'energia.

Ciò che è più rilevante, almeno per la discussione di oggi, è il modo in cui il Cile ha poi scavalcato il Venezuela grazie a riforme pro-mercato.

Ecco un grafico tratto dal documento, il quale mostra come l'economia cilena sia cresciuta rapidamente mentre il Venezuela languiva.


Il documento è pieno di molti altri dati.

Un elemento che ha attirato la mia attenzione (in parte a causa delle politiche miopi di Trump in America) è il modo in cui il Cile ha ridotto drasticamente le barriere commerciali mentre il Venezuela è stato più protezionista.

Ma il successo del Cile va ben oltre la politica commerciale.

Ecco una tabella sulla ricerca della qualità della governance e della burocrazia.


Ed ecco alcuni dati che esaminano gli ostacoli all'imprenditorialità. Come potete vedere, ci voleva quasi quattro volte più tempo per aprire un'attività in Venezuela nel 1999.


Presumo che i numeri siano peggiori oggi... supponendo, ovviamente, che qualcuno volesse aprire un'attività in quel triste Paese.

Ecco alcuni estratti dalla conclusione del documento della Banca Mondiale. Questo è un sommario piuttosto buono di come il Cile abbia invertito la sua discesa verso il socialismo mentre il Venezuela abbia raddoppiato la cattiva politica.
Nel periodo 1971-2003 sia il Cile che la República Bolivariana del Venezuela hanno vissuto periodi di crescente statalismo nella loro politica economica. In Cile, tuttavia, si è trattato solo di un breve episodio (esperimento socialista di Allende nel 1971-73), mentre nella República Bolivariana del Venezuela questa direzione politica è stata mantenuta quasi per tutto il periodo coperto dall'analisi (con il culmine durante l'elezione dell'amministrazione populista di Chávez nel 1998). Durante suddetto periodo, le imprese statali sono cresciute in entrambi i Paesi; i meccanismi di mercato sono stati ulteriormente disturbati dai controlli dei prezzi e dalle restrizioni imposte alla libertà di ingresso nel mercato e dalle attività economiche limitate in molti settori dell'economia [...]. Inoltre sono state imposte severe restrizioni al commercio estero e ai flussi di capitali. In Cile, l'esperimento statalista è stato interrotto dopo tre anni, quando l'economia era in uno stato di profondo squilibrio con un deficit gigantesco e un'inflazione incontrollata. È stato avviato un programma radicale di stabilizzazione economica e riforme che avrebbe ampliato la libertà economica. Questo cambiamento nell'orientamento economico ha prodotto risultati positivi. Dalla seconda metà degli anni '80 fino alla fine del periodo analizzato (2003), il Cile è stato il Paese in più rapida crescita in Sud America.

Ora è il momento di condividere una versione aggiornata del mio grafico (anche se sto rimuovendo l'Argentina in modo che possiamo concentrarci solo su Cile e Venezuela). Come potete vedere, grazie ai numeri aggiornati presi dal Maddison database, niente è cambiato rispetto al mio grafico del 2011.


E perché il Cile è cresciuto molto più velocemente? Come ho detto agli studenti qui in Cina, perché c'è più libertà di impegnarsi in scambi volontari.

Nell'ultimo documento dell'Economic Freedom of the World, il Cile è al quindicesimo posto, mentre il Venezuela è in fondo.

P.S. Alcune persone hanno cercato di ritrarre il Cile come un fallimento, ma tali asserzioni sono facilmente smentibili.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.com/

martedì 4 giugno 2019

L'unico modo reale per “aggiustare” il capitalismo





di Bill Bonner


YOUGHAL, IRLANDA - I mercati azionari mondiali sono già scesi di oltre $2.000 miliardi, presumibilmente a causa delle "preoccupazioni per la guerra commerciale".

E ora i dazi sono aumentati: $200 miliardi di importazioni cinesi ora subiscono prelievi del 25%, salendo dal precedente 10%. I mercati esteri stanno scendendo un po' di più, ma non in modo catastrofico.

Questi negoziati sono una grande perdita di tempo, da un punto di vista economico, ma sembrano aver aiutato l'approvazione nei confronti di Donald Trump. Non c'è niente come una guerra,- anche una guerra commerciale, per radunare le masse.

Ciò che non lo aiuterà è un grande, prematuro crash del mercato. Trump vuole incolpare la FED per la prossima recessione. Non può permettersi di innescarla ora...

La nostra ipotesi è che gli investitori si aspettino ancora un accordo con la Cina e un'ulteriore ipotesi è che Donald si assicurerà che ne ottengano uno.

Ma aspetteremo e vedremo...



Capitalismo politicamente corretto

Nel frattempo torniamo a Warren Buffett e Charlie Munger.

La saggezza ha un prezzo: invecchiamo, ma alcune persone la pagano cara... e ottengono poco nonostante tutti i soldi fatti.

Buffett aveva ragione sul tempo e sull'amore: queste sono le cose che contano davvero. Ma Buffett e il suo compare di lunga data, Munger, hanno entrambi torto su ciò che pretendono di capire meglio: il capitalismo.

Il capitalismo si sta prendendo un sacco di critiche recentemente. Naturalmente Alexadra Ocasio-Cortez, Elizabeth Warren e Bernie Sanders sono contrari. Vanno a caccia di voti dicendo di poter elargire pasti gratis. Mentre il capitalismo si tiene ben lontano dal promettere una cosa del genere.

Ma anche i ricchi sembrano essergli contrari. Non condannano il capitalismo, vogliono solo aggiustarlo... migliorarlo... renderlo più gentile e politicamente corretto.

Non eravamo consapevoli di quanto fosse pervasiva questa frase finché qualche anno fa non siamo stati ad una conferenza. Gli organizzatori volevano un dibattito tra coloro che volevano "aggiustarlo", persone che abbracciavano il "capitalismo cosciente", ed i capitalisti "incoscienti".

Pensavano che il sottoscritto sarebbe stato un buon sostenitore del secondo tipo di capitalismo, così lo hanno messo contro John Mackey, fondatore e CEO di Whole Foods, che è praticamente un santo.

Ci siamo subito resi conto che si trattava di una battaglia persa. Chi potrebbe essere contro un ambiente più pulito, salari migliori e un'impresa più responsabile? E perché le corporazioni non dovrebbero essere "consapevoli" di questi obiettivi e fare ciò che possono per raggiungerli?

Che tipo di mostro avrebbe preso l'altro lato di tale discussione?

Beh... il sottoscritto.



Aggiustare il capitalismo

Abbiamo provato la derisione, lo scetticismo e l'incredulità; abbiamo provato il sarcasmo... l'indignazione... e la presa in giro. Niente ha funzionato

Non potevamo spiegare facilmente perché il capitalismo dovrebbe essere indifferente alle preoccupazioni e alle mode della vita contemporanea.

E dire così ci mette in disaccordo, non solo con Mackey, ma con quasi tutti.

Solo nelle ultime settimane, oltre a Buffett, molte delle star del capitalismo (tra cui Ray Dalio, Jamie Dimon, Bill Gates, Steve Schwarzman e Howard Schultz) si sono svegliate tutte insieme e volevano aggiustarlo.

Ad esempio, in un articolo sul Wall Street Journal Buffett ha aperto la porta ad un'imposta sul reddito più elevata per alleviare il problema della disuguaglianza. In altre parole, Buffett è "consapevole" di chi dovrebbe ottenere cosa.

Ma ciò che spiega la maggior parte delle fortune dei miliardari di oggi non sono le "uova d'oro" del capitalismo onesto, ma le uova marce del capitalismo clientelare.

E questo è aggiustabile... non attraverso la generosità della legislatura... dando via il denaro degli altri ai gruppi privilegiati... ma lasciando che il capitalismo onesto funzioni di nuovo.

A questo proposito il compare di Buffett, Charlie Munger, coglie meglio il succo diquesta storia. Per quanto riguarda la disuguaglianza, "andrebbe via da sola", ha detto. Ha ragione su questo.

Lasciate che la FED annunci che non è più responsabile di mantenere gonfiati i prezzi degli asset. Nel giro di poche ore, i ricchi perderebbero la metà... forse anche tre quarti... della loro ricchezza. Problema risolto!



Capitalismo accidentale?

Ma anche Munger non è un fan del capitalismo vero. Ecco cosa dice della crisi del 2008:
Eravamo nei guai. Eravamo alla vigilia di una grande recessione che avrebbe potuto trasformarsi in una Grande Depressione, seguita poi dall'ascesa di persone come Adolf Hitler e così via. Avevamo di fronte una vera catastrofe.

Non abbiamo mai stampato tanto denaro e speso così velocemente e indebitatoci così tanto come accaduto sin da allora. Era ed è un territorio inesplorato, e nessuno sapeva per certo come avrebbe funzionato.

Nessuno stava cercando di arricchire i ricchi. Era solo un sottoprodotto accidentale di una decisione statale corretta fatta su una base bipartisan.

Un'emergenza? Dov'era il fuoco? Il mercato stava semplicemente correggendo gli errori degli ultimi 30 anni, inclusi gli errori principali della FED: mantenere i tassi troppo bassi per troppo tempo... lasciarli salire per cercare di sgonfiare la bolla che aveva causato... rigonfiare la bolla con più tagli dei tassi.

Un incidente? Sì e no.

Potrebbe essere stato un errore in buona fede quando i federali hanno creato soldi falsi nel 1971 rimuovendo il tessuto connettivo tra l'oro e il biglietto verde, ma nel 2008 sapevano cosa stavano facendo.

All'epoca il CEO di Goldman Sachs, Lloyd Blankfein, parlò con il capo del Tesoro statunitense Hank Paulson almeno due dozzine di volte.

Ponetevi questa domanda: se le politiche della FED avessero tagliato a metà i prezzi delle azioni, delle obbligazioni e degli immobili... il programma sarebbe continuato per un altro anno, per non parlare di 10 anni?

Bipartisan? È incredibile quante persone appoggeranno un programma che sposta $30.000 miliardi nella loro direzione.

Ed è così che il capitalismo "cosciente" funziona davvero: trucca il gioco. Le persone si infilano gli assi nelle maniche e fingono di proteggerci da Adolf Hitler.

Sistemano a loro modo il mazzo, affermando che si tratta di rendere più felici gli impiegati o più verde il pianeta. Danno alle carte come meglio gradiscono.



Il vero capitalismo

I capitalisti sono coscienti, infatti cercano sempre di ottenere i risultati che vogliono... e non si preoccupano di barare quando possono farla franca.

Il capitalismo vero, d'altra parte, non è cerebralmente morto; non ha mai avuto un cervello, tanto per cominciare. Non importa cosa pensiate, non importa quello che volete, non gliene frega niente del pianeta... dell'impiegato... dell'azienda... o dei suoi proprietari. Il capitalismo non ha una destinazione in mente e non lo saprebbe se arrivasse lì.

E la disuguaglianza? Il capitalismo non si preoccupa del risultato; si preoccupa solo del processo.

Di recente gli organizzatori del grande dibattito capitalistico, che ora lo definiscono tra "capitalismo cosciente e pura avidità", sono tornati alla ribalta. Hanno chiesto se avremmo preso di nuovo le parti della "pura avidità".

Abbiamo respinto l'invito con questa nota:
Tutti sono avidi, capitalisti e non, ma il capitalismo stesso non lo è perché è incosciente. È organico... come un virus... irriflessivo e non orientato. Non intende né far del bene, né far danno.

Un piano invece è cosciente, l'omicidio premeditato è cosciente, le guerre commerciali sono coscienti. Ma il capitalismo è in coma e non appena lo si sveglia, non è più capitalismo... è clientelismo, o socialismo, o corporativismo, o benevolenza coercitiva. Cioè, il capitalista non dà più ai clienti quello che vogliono; dà loro ciò che vuole che abbiano.

Ecco perché la famosa mano di Adam Smith è "invisibile". Il capitalista non sa cosa vuole il cliente... o cosa dovrebbe dargli. Lascia che "la mano invisibile" lo guidi.

Entro i limiti della decenza, un capitalista dovrebbe preoccuparsi solo di fare soldi e l'unico modo onesto per fare soldi è non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Non volete migliorare la loro vita o creare un mondo migliore... non sapreste come farlo.

Dovete solo provare a fornire un servizio o un prodotto migliore... e soddisfare il cliente. Lasciate che vi dica cosa fare. Qualsiasi intrusione "cosciente" nel capitalismo è vanità.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 3 giugno 2019

Vette assurde





di David Stockman


Nelle ore piccole della scorsa notte, Donald ha dato vita alla sua minaccia di colpire l'economia degli Stati Uniti con enormi dazi per insegnargli una lezione! Ma poi, almeno per poche ore, il mercato è diventato verde e come ha spiegato Zero Hedge, il ragionamento non poteva essere più contorto.

Vediamo un po'. Dopo mesi di bollettini di Kudlow e Mnuchin incentrati su un "progresso solido delle trattative", pensavamo che ci sarebbero state diverse migliaia di punti Dow sulla scia di un "affare fatto". Invece il contrario: nessun affare e un aumento dei dazi è stato un esito gradito a Wall Street.

Vale a dire, il casinò è così truccato che non c'è nulla che non possa essere fatto per farlo apparire verde quando gli algoritmi ed i day trader schiacciano il pulsante buy.

Per quanto riguarda i negoziati in corso con i cinesi, per quanto ne sappiamo sono andati avanti quasi senza interruzione sin dalla fine degli anni '90. Così come "i soldi ai margini", apparentemente anche "i negoziati commerciali ai margini" sono diventati un altro motivo sempreverde per comprare.

Quando si arriva a vette che fanno impallidere l'assurdità, praticamente qualsiasi idea è buona per portare avanti la farsa.


Questo è un segno che qualcuno sa qualcosa?

In realtà, è solo un'ulteriore prova del fatto che lo smantellamento del sistema si è metastatizzato a tal punto che nessuno ormai sa davvero nulla. L'intero baraccone di trader, politici, stenografi dei media e, forse, anche il Deep State, stanno brancolando nel buio.

Il mercato è tornato a rimbalzare dallo shock della scorsa notte nella speranza che si tratti di una specie di fugace momento di chiarimento e che le due parti torneranno a fare ciò che devono fare.

Questo perché Wall Street richiede un accordo commerciale e ha sempre creduto, sin dal secondo voto TARP del settembre 2008, che otterrà sempre e comunque ciò di cui ha bisogno per mantenere gonfiate le bolle.

Eppure ecco cosa ha detto Mnuchin ad un reporter:
Secondo Edwards Lawrence Mnuchin ha anche detto al vicepremier Liu "avete circa quattro settimane altrimenti quasi tutte le importazioni dalla Cina negli Stati Uniti si ritroveranno un dazio del 25%. Il presidente dice che parliamo di articoli per un valore di $325 miliardi. In altre parole, gli Stati Uniti ricordano sempre alla Cina che ha una pistola alla testa e il tempo stringe.

In realtà, non è affatto una pistola. Si tratta di una bomba a tempo da $140 miliardi che può esplodere su tutta l'economia statunitense e sull'intera filiera mondiale focalizzata sulla Cina, che ora trasporta merci per $7,2 miliardi nei porti degli Stati Uniti ogni giorno, contando le domeniche, le vacanze e le giornate di neve.

Sì, alcuni economisti keynesiani feticisti dei numeri o venditori ambulanti di strategie finanziarie dicono che non preoccuparsi, perché il potenziale dazio del 25% di Donald sui $563 miliardi di esportazioni cinesi negli Stati Uniti ammontano a solo lo 0,7% del PIL.

Poi, come al solito, le cose non si verificano a livello macroeconomico, ma a livello microeconomico e sull'infinita cascata di effetti a catena sul futuro.

Ora è chiaro che:
  • la Fed è diventata una confusa torre di babele che sicuramente distruggerà la fiducia, non la instillerà;
  • Washington è divisa e paralizzata politicamente come mai prima;
  • il debito pubblico e l'indebitamento degli Stati Uniti sono in aumento, con volontà politica pari a zero nel voler arrestare l'emorragia;
  • il cigno arancione nell'Ufficio Ovale è quasi completamente fuori controllo.

Queste condizioni sarebbero abbastanza problematiche in tempi normali, figuriamoci adesso in cui i tempi sono tutt'altro che normali. Il sistema non può reggere GRANDI SHOCK, perché la FED è senza frecce al proprio arco, Main Street è sepolto nel debito e Wall Street è spaventato dalla fine delle bolle e delle speculazioni febbrili.

Eppure, data la possibilità di uscire presentatasi la scorsa notte, il casinò oggi mostrava la proverbiale intelligenza di una falena che si dirige verso la proverbiale lampadina. La determinazione onesta dei prezzi è morta e la prospettiva di una guerra commerciale incontrollata tra le due economie più grandi del pianeta non ha più risonanza di un albero che cade in una foresta.

Né la drammatica escalation della guerra commerciale di Donald è stata l'unica esplosione di assurdità di oggi. L'IPO di Uber fa impallidire la minaccia di una guerra commerciale, perché è l'ennesimo manifesto della gigantesca bolla tecnologia che è la fonte di calamità future.

Abbiamo solo bisogno di quattro cifre per cogliere la follia alla base di questa storia. La prima è $33,2 miliardi e rappresenta la somma di denaro che Uber ha speso per operazioni e spese generali negli ultimi tre anni (2016-2018). La seconda è $23,1 miliardi e riflette l'importo delle entrate nette generate da tutte queste spese.

La terza è la perdita operativa cumulativa della società, $10,1 miliardi, durante gli ultimi 36 mesi; numero peggiorato dalla perdita operativa di $1,1 miliardi registrata nel trimestre appena conclusosi.

Inutile dire che la quarta cifra è $86 miliardi e rappresenta un grosso "vedremo": una IPO in cui né la storia della società, né i punti al suo interno mostrano una tabella di marcia chiara anche per un solo centesimo di profitti.

Tuttavia le teste di legno alla CNBC lo hanno riassunto bene... Dopo aver notato il passato di Uber e le potenziali perdite, e l'ammissione del suo CEO che le perdite massime non sono state ancora registrate, Joe Kiernan ha individuato il problema: "Non faranno mai soldi, se devono continuare a pagare gli autisti!"

L'unica cosa più folle di questa, ovviamente, è la storia di copertina: le potenziali perdite perpetue di Uber sono considerate una buona cosa, perché accelereranno solo il giorno in cui si sbarazzerà dell'ultimo autista e diventerà una flotta globale di veicoli completamente autonomi.

Vale a dire, la tecnologia non esiste ancora, nemmeno lontanamente; è allo stadio 2 (super-cruise control) in un'evoluzione di almeno cinque fasi. Né sono stati immaginati i sistemi politici, normativi e di controllo della sicurezza che sarebbero necessari. E questo per non parlare dell'adozione da parte dei consumatori, in un mondo in cui anche gli aerei di linea hanno ancora piloti umani nella cabina di pilotaggio nonostante tutti gli automatismi.

In una parola, al cosiddetto mercato azionario è stato chiesto di comprare una fregatura da $86 miliardi, cioè un modello di business e una società che non esiste ancora in un'industria che non è stata neppure inventata. E l'ha quasi fatto.

Perché una fregatura? Nel 2014 le spese operative e generali della società sono state di $1,14 miliardi, ma quella cifra è esplosa a $14,3 miliardi nel 2018, rappresentando quindi un aumento di $13,2 miliardi.

Oltre alla sua incredibile capacità di spendere soldi, i ricavi di Uber sono cresciuti da $495 milioni nel 2014 a $11,27 miliardi nel 2018. Cioè, la crescita di $10,9 miliardi dei suoi ricavi non ha tenuto lontanamente il passo con i $13,2 miliardi di spese.

Peggio ancora, il tasso di crescita delle sue entrate sta rallentando bruscamente, il che significa che se non ha pareggiato la crescita delle spese con le entrate negli ultimi quattro anni, quali possibilità ha di farlo in futuro?

Dopo tutto, la crescita dei ricavi anno/anno è scesa dall'80% nel primo trimestre 2018 al 54% nel secondo trimestre, al 28% nel terzo trimestre e solo al 13% nel quarto trimestre.

Inoltre è facile individuare esattamente il perché la crescita dei ricavi è destinata a cifre singole: ogni autista di Uber risponde anche alle chiamate di Lyft, Juno e di un gruppo di nuovi arrivati che selezionano i migliori autisti e clienti di Uber dando ai primi salari migliori e migliori tariffe ai secondi.

In questo contesto, il grafico qui sotto è particolarmente preoccupante: il tasso di corse di Uber, o la percentuale delle registrazioni lorde (importanti poi per le entrate nette della piattaforma principale), è risultato in costante calo nel 2018. E il motivo per cui il tasso di utilizzo è diminuito dal 22% nel primo trimestre al 18% nel quarto trimestre non è un segreto di stato: stava perdendo autisti e opportunità di prezzo a causa della legione di concorrenti, e quindi ha dovuto alleggerire la pressione sugli autisti che a mala pena raggiungono il salario minimo.


Il grafico qui sotto mostra l'importo del profitto che Uber ricava dalla sua attività di core business, divisa per i ricavi. Ahimè, nel quarto trimestre del 2018 tale numero è diventato negativo!


Come ultimo esempio di come l'assurdità abbia raggiunto vette spropositate, prendete in considerazione il pattern di Uber sui suoi $12.000 miliardi di "mercato indirizzabile".

Proprio così. In una specie di cugino di secondo grado dei $14 miliardi dell'era delle dotcom, la società afferma di essere nelle fasi iniziali di catturare ciò che si stima essere un mercato indirizzabile totale di $12.000 miliardi, il quale include mobilità personale, consegna di cibo e spedizione merci.

Il PIL globale è di circa $80.000 miliardi, quindi dopo aver bruciato miliardi di dollari negli ultimi tre anni, Uber mira a catturare il 15% del PIL globale!

In effetti, l'S-1 della società ha mostrato di aver generato $9,3 miliardi di flussi di cassa negativi negli ultimi tre anni, compresi $2,5 miliardi di flusso di cassa negativo nell'anno appena conclusosi.

Inutile dire che non sappiamo quale multiplo sui $2,5 miliardi di inchiostro rosso serva per arrivare ad una valutazione di $86 miliardi... Ma, naturalmente, perché dovrebbe essere così importante?

Durante il 2018 l'81% delle aziende statunitensi ha avviato le proprie IPO come entità in perdita. Il grafico qui sotto mostra la percentuale di IPO con guadagni per azione negativi sin dal 1980: prima di Greenspan parliamo del 15-20% e da allora è stata in costante aumento.

Per le imprese tecnologiche lo scorso anno la cifra era ancora più elevata, all'84%. Non sorprende che l'ultima volta che accadeva una cosa del genere era il 1999 e il 2000. All'epoca l'86% delle aziende Internet che si rivolgeva a Wall Street non erano redditizie.


Quindi, sì, ci stiamo davvero stancando della guerra commerciale di Donald, ma in realtà non si capisce cosa sia peggio: se i suoi tweet pingui di ignoranza economica o le teste vuote a Wall Street che compravano azioni di una società che non ha un minimo di redditività passata presente e futura.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/