venerdì 5 febbraio 2021

Addio bond vigilantes, benvenuti Bitcoin vigilantes

 

 

di Peter C. Earle

Nel 2020, accanto alla politica monetaria espansiva, gli sforzi degli stati per contrastare gli effetti del coronavirus (causati dalle loro stesse politiche) hanno incluso la più grande emissione di debito pubblico da decenni. Misurato sulla base del rapporto debito/PIL, l'ultima volta che i Paesi occidentali sono stati fiscalmente dissoluti è stato durante e subito dopo la seconda guerra mondiale.

Dopo anni di monetizzazione del debito da parte della FED, i rendimenti sono stati abbassati a livelli storicamente bassi: acquistando buoni del tesoro la FED spinge e mantiene alti i loro prezzi. E poiché i prezzi delle obbligazioni ed i loro rendimenti (l'interesse pagato ai detentori di esse) si muovono in modo inverso, l'aumento dei prezzi delle obbligazioni significa una diminuzione dei rendimenti.

Non sorprende che ciò stia accadendo senza alcun freno. I verbali del Federal Open Market Committee di dicembre 2020 hanno indicato un'inclinazione quasi unanime verso una politica monetaria altamente accomodante per gli anni a venire, con un graduale tapering pianificato una volta che si deciderà di porvi fine.

Gli investitori ed i trader di obbligazioni ne hanno preso atto, con l'effetto delle loro operazioni e allocazioni di portafoglio che hanno creato una "bear steepening". Ciò si verifica quando i rendimenti su emissioni a lungo termine superano quelli a breve termine e segnalano maggiori aspettative di inflazione tra gli attori dei mercati finanziari più consapevoli ed esperti.

Di seguito sono riportate le variazioni di prezzo delle varie scadenze dei buoni del Tesoro USA misurate da cinque ETF (Exchange Traded Funds) dall'inizio di novembre, quando è iniziato il bear steepening. I fondi sono elencati con scadenze a breve e lungo termine: BIL (1–3 mesi), SHY (1–3 anni), IEI (3–7 anni), IEF (7–10 anni), TLH (10–20 anno) e TLT (20+) anni.

Fonte: Bloomberg Finance, LP

È evidente che cali di prezzo più significativi (ritorno totale tra novembre e 15 gennaio 2020) hanno colpito le obbligazioni con scadenze più lunghe rispetto a quelle più brevi.

È anche raffigurato qui, sul lato del rendimento. Tra l'inizio di novembre (curva gialla, inferiore) e il 19 gennaio 2020 (curva verde, superiore), i rendimenti sono saliti per le emissioni a lungo termine rispetto a quelle a breve termine.

Fonte: Bloomberg Finance, LP

E quindi sorge la domanda: i bond vigilantes sono tornati?


L'età d'oro dei bond vigilantes

Un rapido passo indietro. I bond vigilantes sono investitori istituzionali che si oppongono a politiche monetarie o fiscali inflazionistiche (o altrimenti poco sagge) vendendo le loro partecipazioni obbligazionarie. Come gruppo, i bond vigilantes tendono ad essere di natura piuttosto fluida: non ci sono "membri" fissi, ma banche, società di intermediazione mobiliare e altri grandi gestori patrimoniali con massicce partecipazioni in titoli di stato, istituti quindi sia nazionali che internazionali.

Poiché il mercato dei titoli del Tesoro degli Stati Uniti è cresciuto alla fine degli anni '60 e all'inizio degli anni '70 a seguito della guerra del Vietnam e dei programmi "Great Society" di Lyndon B. Johnson, il diluvio del nuovo debito pubblico degli Stati Uniti ha avuto una serie di effetti collaterali. Uno è stato l'arrivo di dealer specializzati in debito sovrano, un altro è stato la nascita dei mercati pronti contro termine, accordi di prestito titoli a breve termine (spesso overnight). Ma quello che ha portato direttamente alla coalescenza dei bond vigilantes è stata la crescente dipendenza del governo dalle grandi istituzioni finanziarie per l'acquisto di debito pubblico.

Durante gli anni '80 e l'inizio degli anni '90, ogni volta che i bilanci federali o i nuovi programmi federali sembravano particolarmente spendaccioni, i bond vigilantes entravano in azione, vendendo titoli di stato di varie scadenze e, a loro volta, abbassando i prezzi e facendo aumentare i rendimenti. Per chi emetteva queste obbligazioni, e quindi per i debitori (in questo caso per il governo degli Stati Uniti), ciò significava rendimenti in aumento e costi di finanziamento più elevati. Suddetto periodo storico è stato quello di massimo splendore per i bond vigilantes, e infatti uno dei loro momenti migliori è arrivato nel 1994 con il "Great Bond Massacre".

Mentre l'amministrazione Clinton proponeva budget esorbitanti, i bond vigilantes vendettero i titoli del Tesoro USA ad un tasso che, in soli nove mesi, portò il costo di prestito del governo USA da poco più del 6% a quasi l'8%. Non molto tempo dopo, i titoli di stato di altri Paesi industrializzati furono oggetto di dumping, con effetti simili sui costi di finanziamento.

La rivista New York ha riassunto il momento con uno slancio caratteristico nel 1999:

Per quanto possa essere difficile crederlo in questo momento, la cosa più importante che Bill Clinton abbia mai detto non è stata "Non ho avuto rapporti sessuali con quella donna". Sebbene quell'affermazione avesse la sua virtù (dal punto di vista della memorabilità), beh, una bugia sfacciata, non c'è niente di particolarmente profondo in essa. Al contrario, prendete in considerazione il passaggio da The Agenda di Bob Woodwardin in cui Clinton pone una domanda retorica: "Vuole dire che il successo del mio programma economico e la mia rielezione dipendono dalla Federal Reserve e da un gruppo di trader di obbligazioni [imprecazioni cancellate]?" [...] Fu catartico quel momento in cui Clinton si rese conto che il mercato obbligazionario statunitense aveva un potere di veto effettivo su tutti i suoi piani economici. I trader di obbligazioni [...] erano considerati come il controllo delle leve segrete dell'economia. Se non gli piaceva quello che vedevano a Washington, o sul mercato immobiliare, schiacciavano il  pedale del freno, facendo impennare i tassi d'interesse [...].

A metà ottobre 1994, la svendita di bond sovrani aveva generato perdite per oltre mille miliardi di dollari. I bond vigilantes avevano parlato e la sobrietà fiscale divenne l'argomento all'ordine del giorno.

Ma questa è una narrativa del mercato finanziario. Un resoconto più scientifico e macroeconomico includerebbe anche dati controfattuali e terrebbe conto delle questioni correlate. I compromessi, per esempio: la disciplina di mercato imposta allo stato dai bond vigilantes avviene a spese dei contribuenti (poiché l'aumento dei tassi d'interesse significa costi di finanziamento più elevati, che nel tempo si traducono in inflazione, tasse più elevate o entrambi)? E qual è il compromesso tra uno stato meno capace di contrarre prestiti e uno che aumenta le tasse in risposta a tassi più alti? Che effetto hanno avuto quei tassi d'interesse in aumento, causati da bond vigilantes, sull'inclinazione della FED a far scoppiare la bolla tecnologica diversi anni dopo?

Ancora più importante: i capi dei trading desk di obbligazioni presso aziende private sono più responsabili dei funzionari pubblici che presiedono la politica fiscale o monetaria? Chi è più propenso a prendere sul serio l'inflazione e ha la pelle in gioco: i trader di Brooklyn o i dottorandi in economia della Ivy League?


Ibernazione

Una serie di fattori hanno cospirato per creare un mercato rialzista nel debito pubblico; è "ufficialmente" iniziato nel 1981 (quando i rendimenti del Tesoro USA superavano il 14%) e da allora i rendimenti sono scesi abbastanza costantemente.

I bond vigilantes iniziarono a disperdersi verso la fine del secolo. L'inflazione era cronicamente bassa; i mercati finanziari si sono espansi enormemente, sia in termini di volume che di numero di emissioni trattate; i risparmi sono aumentati sulla scia degli attacchi dell'11 settembre e dello scoppio della bolla azionaria tech/dotcom; i deficit di bilancio sono rimasti (per gli standard odierni) bassi. Si discuteva addirittura la possibilità di futuri avanzi di bilancio, un'idea singolare per la finanza pubblica di oggi. I tassi d'interesse vennero mantenuti prossimi allo zero per circa tre anni, poi tra il 2004 e il 2006 passarono da circa l'1% a poco più del 5%.

Con il crollo dei prezzi degli immobili e la Grande Recessione (2007-2010), la FED portò i tassi d'interesse a livelli prossimi allo zero (ZIRP) e avviò tre programmi di quantitative easing. E quando nel 2008-2009 la Federal Reserve iniziò a monetizzare direttamente il debito degli Stati Uniti, acquistando titoli del Tesoro statunitensi per spingere denaro nell'economia, una persistente pressione al rialzo è stata applicata al prezzo del debito pubblico degli Stati Uniti, mantenendo i rendimenti a livelli storicamente bassi per oltre cinque anni. Se i bond vigilantes hanno tentato di agire, non hanno avuto successo. I rendimenti sono diventati quasi impossibili da far salire, poiché le vendite di obbligazioni sono state prontamente digerite ed i prezzi del Tesoro USA sono rimasti alti. I bond vigilantes sono stati neutralizzati.

A causa degli sforzi diretti a mitigare l'epidemia sin dallo scorso marzo, l'indebitamento globale è aumentato di circa $15.000 miliardi nel 2020, con circa il 60% rappresentato da prestiti governativi. In qualsiasi altro periodo storico, i bond vigilantes sarebbero entrati in azione. E sebbene i rendimenti obbligazionari siano saliti un po' di recente, portando ad alcune ipotesi di un risveglio, la capacità dimostrata e la volontà della FED di sopprimere i rendimenti con programmi di acquisto di obbligazioni illimitati hanno silenziato i bond vigilantes a tempo indefinito.

La tendenza al rialzo del debito statunitense e le dimensioni del bilancio della FED; si noti il ​​salto nel bilancio della FED in risposta all'epidemia nel primo trimestre del 2020. (Fonte: Bloomberg Finance, LP)

È vero che, con tassi così bassi, i pagamenti di interessi ("servizio del debito") che il governo federale è obbligato ad onorare sono relativamente bassi. Inoltre il rendimento del decennale USA ha raggiunto lo 0,318% il 9 marzo 2020 e probabilmente c'è spazio per un ulteriore calo. Infatti uno dei principali strumenti nella categoria nota eufemisticamente come politica monetaria non convenzionale, sono i tassi d'interesse negativi. Sono già stati impiegati in Europa e in Asia.


Si faranno avanti altri vigilantes?

Esistono altri mezzi affinché i responsabili delle politiche fiscali e monetarie notino l'insoddisfazione degli attori di mercato? Esistono altre o nuove strade per instillare la disciplina fiscale tra i funzionari statali?

L'acquisto di credit default swap (CDS), aumentando così il costo dell '"assicurazione" sul debito pubblico degli Stati Uniti, può servire a questo scopo, ma le negoziazioni di CDS sono estremamente costose. E a meno che i cambiamenti nei prezzi dei CDS non portino ad un cambiamento nelle valutazioni delle agenzie di rating sull'affidabilità creditizia del governo degli Stati Uniti, è improbabile che vengano notati al di fuori di un ambito molto ristretto di grandi e sofisticate istituzioni finanziarie.

Anche il cosiddetto "attivismo" incentrato sul dollaro potrebbe essere un'opzione, soprattutto in concomitanza con i cambiamenti nei prezzi dell'oro e dell'argento. Una svalutazione del dollaro alimentata dal mercato (vendere il dollaro ed i proventi diretti in altre valute) attirerebbe probabilmente l'attenzione dei banchieri centrali e dei trader internazionali e, molto probabilmente, farebbe anche salire l'inflazione. Ma ciò, soprattutto alla luce dei recenti commenti del presidente della FED Jerome Powell, aiuterebbe a raggiungere gli obiettivi inflazionistici della FED, anche se nel processo il valore dei risparmi verrebbe eroso ed i creditori indeboliti. E con il dollaro USA ancora la valuta di riserva mondiale, il potenziale impatto dei "dollar vigilantes" è probabilmente limitato.


Entrano in scena i Bitcoin Vigilantes

C'è un'alternativa: una estranea alle insidie ​​di altre forme di militanza nei mercati finanziari e senza i suddetti compromessi. Chiaramente il mercato delle criptovalute ha l'attenzione di funzionari politici e altri artigiani della politica economica. L'ex-presidente degli Stati Uniti ha fatto diversi commenti su Bitcoin nel luglio 2019 e, sebbene le sue argomentazioni fossero infantili, ha confermato il fatto che i capi di stato sono consapevoli dell'esistenza e del potenziale delle criptovalute. (Il nuovo Segretario al Tesoro degli Stati Uniti ha rilasciato dichiarazioni simili negli ultimi giorni.) L'obiezione bipartisan è il segno più chiaro che le criptovalute, e Bitcoin in particolare, sono un referendum efficace sulle politiche che incorrono in debito, inflazione e altri aspetti perniciosi della regolamentazione bancaria e finanziaria.

Da qualche anno una manciata di Paesi ha tentato di vietare Bitcoin, con livelli di successo prevedibili: nessuno. E nonostante la volatilità (generando una raffica infinita di necrologi prematuri), il mercato di Bitcoin è cresciuto fino ad includere futures negoziati in borsa, una vasta rete di trader, copertura di ricerca e dozzine di exchange, il tutto senza compromettere lo strumento sottostante.

Bitcoin è apolide, senza confini, senza burocrati e presenta barriere all'ingresso non superiori al download di un'app sul cellulare o all'esecuzione di un file .exe. Bitcoin, scambiato 24 ore su 24, 7 giorni su 7 a livello globale con costi di transazione bassi e in calo, è l'ideale come barometro silenzioso e incorruttibile delle tendenze e degli eventi nella politica monetaria e fiscale. Con il ritmo accelerato e la portata più ampia dell'intervento economico negli ultimi quindici anni, le vie canoniche attraverso le quali i mercati possono rispondere alle politiche statali sono state chiuse. Ma grazie al genio di Satoshi Nakamoto , dove una volta si trovavano i bond vigilantes, ora ci sono i Bitcoin vigilantes.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


giovedì 4 febbraio 2021

Le persone ignorano la qualità migliore di Captain Marvel

 

 

di Jordan J. Ballor 

Uno degli ultimi film della Marvel è andato bene ai botteghini e per una buona ragione: è un'introduzione ad un nuovo personaggio che promette di essere centrale nell'arco narrativo in seguito ad Avengers: Infinity War (seguono alcuni spoiler).

Ci sono alcuni temi degni di nota in Captain Marvel e ne evidenzierò un paio. In primo luogo, apprendiamo molto di più sui Kree, la civiltà introdotta in Guardiani della Galassia. Mentre Yon-Rogg guida la sua squadra in battaglia, fa loro un discorso di incoraggiamento che sostanzialmente equivale al mantra: siate pronti e sacrificatevi per il bene superiore. Sebbene possa essere un credo lodevole, i Kree interpretano questa enfasi sul bene comune come una forma estrema di collettivismo. L'ideologia collettivista dei Kree è anche intrisa di un senso di purezza razziale.

Nel film Guardiani della Galassia, ad esempio, gli obiettivi di Ronan l'Accusatore (ripulire la galassia da coloro che reputa indesiderati) sono espliciti, e anche il conflitto dei Kree con gli Skrull è coerente con questo punto. Quindi c'è molta carne al fuoco per esplorare i temi dell'individualismo, del collettivismo e del bene comune in Captain Marvel.

E insieme alle idee di individualismo e auto-realizzazione, un tema sorprendente in tutto il film è il viaggio da autodidatta di Carol Danvers. Vediamo in lei una donna che ha combattuto per tutta la sua vita affinché potesse arrivare dove voleva essere. Ogni volta che ha fallito, ha provato di nuovo; ogni volta che cadeva, o veniva abbattuta, si rialzava. Forse più di qualsiasi eroe introdotto finora nell'universo Marvel, Carol Danvers incarna la virtù della grinta, o la perseveranza di fronte alle avversità.

Il significato della grinta è sempre più tenuto in conto nella ricerca delle scienze sociali, e per una buona ragione: possiamo saggiarne l'importanza nello sport, dove spesso il duro lavoro batte il talento; è ugualmente importante nell'imprenditoria, dove si manifesta una specie di lotta per la sopravvivenza.

Quando vediamo qualcuno vittorioso, negli affari o nello sport o in altro, non vediamo tutti i fallimenti che hanno preceduto quel successo. E ci sono molti fallimenti e cadute, sia per i grandi che per i piccoli, che arrivano prima di ogni conquista. Quando qualcosa come il 90% delle startup fallisce, vogliamo una cultura che incoraggi e responsabilizzi le persone affinché si rialzino, imparino dagli errori e continuino a correre rischi.

In una società che sottolinea spesso la sicurezza a scapito di un'azione coraggiosa, anche rischiosa, la grinta di Captain Marvel può essere la caratteristica più saliente del film per i nostri tempi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 3 febbraio 2021

La questione delle mascherine

 

 

di Jenin Younes

Invidio quel lettore che è arrivato alla fine di Unreported Truths About Covid-19 and Lockdowns: Masks di Alex Berenson senza strapparsi i capelli per la frustrazione data l'assurdità del mondo di oggi, che a quanto pare non è così diverso da quello di Galileo quattro secoli fa.

Berenson dimostra che non ci sono prove che le mascherine chirurgiche e in tessuto funzionino per controllare la diffusione del coronavirus, mentre ce ne sono che facciano male. Tuttavia, chiunque abbia cercato di discutere l'argomento in uno stato blu è stato tacciato di eresia praticamente, dato il grado di politicizzazione con cui è stato infarcito questo argomento.

Questo è il terzo saggio di una serie chiamata Unreported Truths About Covid-19 and Lockdowns. I primi due si concentrano sugli effetti deleteri dei lockdown e sulla sovrastima della pericolosità del virus. Berenson, che lavorava come giornalista al New York Times prima di diventare un romanziere a tempo pieno, è stato etichettato fin dall'inizio come un "contrarian" del coronavirus e da allora ha raggiunto lo status non ufficiale di re tra gli scettici riguardo questa storia. Poiché il suo profilo Twitter lo ritrae notoriamente con un sorriso sardonico e con una mascherina sotto il mento, era ora che affrontasse anche l'argomento delle mascherine.

Berenson documenta il famigerato voltafaccia dei cosiddetti esperti sulle mascherine lo scorso marzo. Dopo aver detto per settimane che le museruole non bloccano la trasmissione del virus, Anthony Fauci, i Center for Disease Control (CDC), il Surgeon General e altri hanno fatto un 180° ed invertito improvvisamente la rotta. La spiegazione per questo cambiamento improvviso è che il primo messaggio era stato dato solo per prevenire una carenza di mascherine tra gli operatori sanitari. Berenson sconfessa questa interpretazione, sostenendo che il messaggio iniziale era corretto, ma queste persone e istituzioni hanno ceduto alle pressioni politiche.

Qual è la prova che ci sono state pressioni politiche? Sebbene Berenson non lo affermi esplicitamente, vale la pena notare che l'ex-presidente Trump ha immediatamente sfidato l'idea di indossare la mascherina, come hanno fatto molti dei suoi sostenitori, e credo che questo abbia portato alla reazione estrema nella direzione opposta tra democratici e liberal.

Berenson sottolinea che da quel momento in poi giornali e riviste hanno iniziato a pubblicare pezzi "insopportabilmente arroganti" che ritraevano coloro che si opponevano alle mascherine come cretini, narcisisti e persino sociopatici. Questo accarezza l'idea, sostenuta da molti in questo Paese, che coloro che non sono dalla loro parte sono fondamentalmente diversi, moralmente inferiori o forse addirittura malvagi.

Ma la vera prova sta nel fatto che, contrariamente al dogma che ha messo radici nella società americana, specialmente nei circoli democratici, non esiste fondamento scientifico per affermare che le mascherine, così come vengono indossate nella vita di tutti i giorni, proteggano chi la indossa o chi si viene a contatto. Nelle parole di Berenson: "La prova che i rivestimenti per il viso facciano qualcosa di buono è decisamente più porosa delle mascherine stesse". Secondo me, se l'argomento non fosse così politicamente irto, è improbabile che l'evidenza scientifica potesse essere ignorata.

Berenson descrive gli studi che valutano se le mascherine chirurgiche e in tessuto proteggano chi le indossa e il suo verdetto, a questo punto, non sorprenderà. L'evidenza scientifica stabilisce che le mascherine chirurgiche e in tessuto "non offrono alcuna protezione", perché il virus viaggia su particelle così piccole che per fornire protezione il materiale dovrebbe essere abbastanza fine da catturare quasi tutti gli aerosol e le goccioline.

A parte i respiratori N95, che sono anche più efficaci perché si adattano al viso dell'individuo, le mascherine non sono realizzate con tale materiale. Non solo gli N95 sono costosi, ma indossati correttamente sono "soffocanti, scomodi e difficili da tollerare per lunghi periodi".

La prova ancora più forte che queste mascherine non siano efficaci proviene da studi randomizzati controllati (RCT). Come spiega Berenson, la ricerca di Hong Kong e del Vietnam non ha trovato prove che le mascherine chirurgiche riducano la trasmissione dell'influenza, mentre ha scoperto che le mascherine chirurgiche e in tessuto aumentano i tassi d'infezione.

Il primo grande RCT, condotto in Danimarca per valutare l'utilità delle mascherine contro SARS-CoV-2, non ha riscontrato differenze nei tassi d'infezione tra coloro che le indossavano e coloro che non le indossavano (ho analizzato in precedenza la distorsione dello studio, soprattutto da parte del New York Times e di altre testate di centro-sinistra).

Per quanto riguarda l'affermazione che le mascherine potrebbero non proteggere chi le indossa ma proteggere coloro intorno, ricordiamo ancora una volta che "le mascherine non hanno nessuna possibilità di catturare la maggior parte delle particelle che espiriamo" a causa delle dimensioni delle stesse, come spiegato in un articolo pubblicato sul Lancet. (Da un punto di vista logico, o la mascheina funziona come una barriera o no.

Berenson osserva che l'autore "non è arrivato al punto di definire inutili le mascherine, una impossibilità oggi a livello ufficiale, ma è stato critico soprattutto sulla presunta protezione delle altre persone nel caso più ovvio: quando sono indossate da casi sintomatici negli ospedali".

Allo stesso modo, il 5 giugno l'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha pubblicato un documento in cui afferma che "l'uso diffuso di mascherine da parte di persone sane nell'ambiente comunitario non è ancora supportato da prove scientifiche dirette o di alta qualità e ci sono altri potenziali benefici e danni da prendere in considerazione".

Anche in questo caso, dato il clima politico, l'OMS ha "ventilato" un tiepido sostegno all'uso delle mascherine: "I governi dovrebbero incoraggiare il pubblico in generale ad indossare mascherine in situazioni e contesti specifici".

Berenson sfata in modo convincente il mito secondo cui studi osservazionali dimostrano l'efficacia delle mascherine, come il tanto citato salone nel Missouri dove due parrucchieri che avevano sintomi da coronavirus indossavano mascherine e pare non abbiano infettato 139 clienti. Come osserva Berenson, ci sono innumerevoli altre spiegazioni per questo risultato. Ad esempio, forse il salone aveva una buona ventilazione, o forse i parrucchieri non erano molto contagiosi. Nonostante la mancanza di rigore scientifico e intellettuale sottostante, questo aneddoto è servito da fondamento logico per gli obblighi delle mascherine in molte giurisdizioni. Inoltre le prove empiriche puntano tutte nella direzione opposta: nonostante l'uso ampiamente diffuso delle mascherine a livello mondiale, i casi sono lo stesso in aumento.

Come sa bene chiunque sia rimasto coinvolto nel dibattito sulle mascherine, la domanda successiva è sempre: perché non indossarne una dal momento che non lo sappiamo con certezza e c'è una possibilità che aiutino? Come sostiene Berenson, le direttive ufficiali dovrebbero essere supportate da prove.

Non è stato smentito che fare la verticale prevenga la diffusione del coronavirus, ma la maggior parte di noi vedrebbe un problema se lo stato ci richiedesse di farla per cinque minuti al giorno... così, perché non si sa mai. In altre parole, consentire allo stato di stabilire regole senza prove adeguate della loro efficacia crea il rischio che emetta direttive arbitrarie per dare l'impressione di fare qualcosa.

Inoltre, come spiega Berenson, le mascherine non sono innocue. Descrive in dettaglio la decisioni del 2013 da parte di due giudici canadesi, i quali dovevano decidere su una causa riguardante regole ospedaliere che richiedevano agli infermieri di indossare mascherine se non si erano vaccinati contro l'influenza. Entrambi i giudici giudicarono a favore degli infermieri e stabilirono che c'erano prove limitate o inesistenti che dimostrassero "l'utilità delle mascherine nel ridurre la trasmissione" e invece danni sostanziali, inclusi disagio e irritazione della pelle.

Sebbene Berenson non ne discuta, l'uso diffuso ed a lungo termine di mascherine causa danni psicologici significativi, specialmente a bambini e neonati e ancora di più a quelli con disabilità come l'autismo. Persino il New York Times ha riconosciuto che le mascherine ostacolano lo sviluppo cognitivo dei bambini, nonostante sia giunto alla conclusione irrazionale che tale danno sia inevitabile.

Uno dei punti più critici di Berenson è che ora ci sono prove sostanziali che il coronavirus sia diffuso molto raramente, se non mai, da individui asintomatici. La convinzione che la trasmissione asintomatica fosse una delle forze primarie che alimentassero il coronavirus ha spianato la strada a lockdown e obbligo di mascherine in primavera.

Se solo le persone sintomatiche diffondono il virus, non c'è alcuna giustificazione per mettere in quarantena e mascherare i sani: tutto ciò che le società deve fare è chiedere alle persone che presentano sintomi di rimanere a casa.

Diversi studi recenti hanno stabilito che la trasmissione asintomatica del coronavirus è estremamente rara, se non addirittura assente; anche l'OMS ha riconosciuto questo fatto. Naturalmente questi studi sono stati completamente ignorati dai media. Coloro che hanno scommesso la propria reputazione personale e professionale sull'efficacia e la necessità di lockdown e obbligo di mascherine non possono ora riconoscere di aver commesso un errore così grave.

Berenson conclude teorizzando che l'obbligo delle mascherine riflette "uno sforzo degli stati per scoprire quali restrizioni alle libertà civili accetteranno le persone sulla base delle prove più sottili possibili [...]. Oggi dobbiamo indossare mascherine, domani avremo bisogno di test Covid negativi per viaggiare tra i Paesi. O vaccini per andare a lavorare".

Come ho già avuto modo di scrivere, concordo con la conclusione di Berenson, anche se tendo ad incolpare l'incompetenza dello stato e il rifiuto di ammettere errori come motivi più nefasti.

Ovviamente, anche i media sono colpevoli, con testate e canali televisivi come New York Times, Washington Post, CNN e MSNBC che promuovono un'ideologia ciecamente pro-lockdown e pro-mascherina, scartando le prove che arrivano da tutti gli angoli della Terra: i lockdown non funzionano come soluzioni a lungo o medio termine, mentre stanno distruggendo milioni di vite e le mascherine sono inefficaci. Anche adesso, con un vaccino a disposizione, il New York Times pubblica articoli in cui si sostiene che dato il presunto nuovo ceppo mortale del virus, i Paesi devono bloccare tutto più duramente e più a lungo; l'Australia prevede di mantenere i propri confini chiusi fino alla fine del 2021, se non più a lungo; e il Regno Unito ha indicato che rimarrà bloccato almeno fino a luglio.

Berenson vede la proverbiale scritta sul muro: fino a quando una parte sostanziale di noi non si alzerà in piedi e dirà di non tollerare di essere privata ​​della vita, della libertà, della proprietà e della dignità, gli stati continueranno ad infliggere queste misure repressive.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 2 febbraio 2021

L'illusione del risparmio nel bel mezzo di un periodo di crescente incertezza economica

 

 

di Lance Roberts

Il grafico seguente, aggiornato di recente, suggerisce un livello di risparmio senza precedenti tra gli americani. Il problema è che è un'illusione data la realtà di una crescente incertezza economica.


Il miraggio del risparmio

Per capire perché il  "tasso di risparmio" non è quello che sembra, è necessario comprenderne la costruzione sottostante. Il sito HowMuch.com ha fornito questo calcolo sulla popolazione americana.

Anche se la tabella è datata, il punto è che per la maggior parte delle persone rimane poco per i "risparmi".


Bugie, dannate bugie e statistiche

Ci sono anche altri problemi con il sopraccitato calcolo.

  1. Presume che tutti negli Stati Uniti vivano con il budget delineato sopra.
  2. Presuppone inoltre che i costi di alloggio, assistenza sanitaria, cibo, servizi pubblici, ecc. siano standardizzati in tutto il Paese.
  3. Presume che tutti spendano le stesse percentuali e acquistino gli stessi articoli di tutti gli altri.

Il costo della vita tra la California e il Texas è piuttosto elevato, ad esempio. Mentre un reddito familiare medio aggiustato all'inflazione di $68.703 può bastare ad una famiglia di quattro persone a Houston, sarà problematico a San Francisco.

Sebbene queste problematiche siano evidenti, il 10% dei percettori di reddito più ricchi stravolge il tasso verso l'alto. Lo stesso problema affligge anche il reddito personale disponibile e il rapporto debito/PIL, come discusso in precedenza in "America's Debt Burden Will Fuel Next Crisis". Vale a dire:

Ancora più importante, il 20% più ricco, e in particolare il 5% più ricco, dei percettori di reddito stravolge la misura.  Quelli nel 20% più alto hanno visto una crescita salariale mediana sostanzialmente maggiore rispetto all'80% più povero. (Nota: tutti i dati utilizzati di seguito provengono dal Census Bureau e dall'IRS.)

Poiché i percettori di reddito più alti hanno entrate più che sufficienti per mantenere il proprio tenore di vita, il saldo rientra nei risparmi. Questa disparità di reddito genera anche una "inclinazione" verso un tasso di risparmio più corposo.

Sì, c'è una quantità significativa di contanti e depositi rispetto all'economia generale, che è anche sbilanciata al rialzo dal calo del PIL, ma è nelle mani dei ricchi.

Se i risparmi fossero davvero alle stelle, l'americano medio non sarebbe così preoccupato per la propria sicurezza finanziaria. Ciò è stato documentato in un recente sondaggio di SimplyWise.


Insicurezza finanziaria

Nonostante i mercati in espansione, milioni di americani hanno dovuto affrontare difficoltà finanziarie senza precedenti causate dalle risposte al COVID-19. Hanno ribaltato l'aspetto del lavoro, del reddito e delle opportunità di lavoro, oltre al pensionamento. Hanno consumato risparmi, hanno costretto le persone ad indebitarsi e hanno creato livelli di instabilità abitativa senza precedenti. E mentre i vaccini danno qualche speranza, i continui lockdown insieme al cambio di potere a Washington e le attuali agitazioni politiche stanno facendo sì che molti continuino a sentirsi incerti sul futuro. Tuttavia una parte corposa della popolazione in generale, inclusi gli anziani, le persone di colore e gli americani a basso reddito, sono state colpite in modo sproporzionato sia dal virus stesso che dall'instabilità che ne è derivata.
Ecco alcuni dei punti principali:

• Il 55% delle persone è più preoccupato per la pensione rispetto a questo periodo dell'anno scorso.

• Il 44% degli americani teme che non sarà mai in grado di andare in pensione, il massimo storico.

• Il 23% degli americani non ha alcun piano pensionistico.

• Il 51% degli americani avrà bisogno di un terzo assegno del governo entro i prossimi 3 mesi.

• Il 48% dei bianchi americani non potrebbe contare più di 3 mesi sui propri risparmi.

• Il 25% degli americani sulla sessantina non potrebbe resistere più di 3 mesi sui propri risparmi, il massimo storico.

• Il 75% delle persone licenziate a causa delle misure sul COVID-19 non è riuscito ad ottenere $500 in contanti.

• Il 45% dei neri americani ora teme di rimanere indietro sull'affitto o sul mutuo rispetto al 44% degli ispanici americani e al 28% dei bianchi americani.

Queste criticità incapsulano difficoltà finanziarie che non solo esistevano prima dell'epidemia, ma da allora sono peggiorate. Nonostante un mercato azionario in ascesa che ha aumentato la disparità di ricchezza nell'economia, la maggior parte degli americani rimane finanziariamente insicura.


Preoccupazioni crescenti lungo tutto lo spettro demografico

Sebbene le statistiche economiche, come il rapporto debito/reddito, i risparmi e il patrimonio netto, sembrino all'apparenza migliorate nel complesso, non è affatto stato così ad uno sguardo più attento. In ogni caso, il 10% più alto dei percettori di reddito che ha pochi debiti, ha un flusso di cassa sostanziale e investe pesantemente, finisce per stravolgere i dati verso l'alto. Una precedente analisi del Wall Street Journal ha rivelato la nostra stessa conclusione.

Il patrimonio netto mediano delle famiglie nel 20% intermedio della scala dei redditi è aumentato del 4% in termini aggiustati all'inflazione: $81.900 tra il 1989 e il 2016, secondo gli ultimi dati disponibili. Per le famiglie nel 20% più ricco, il patrimonio netto mediano è più che raddoppiato: $811.860. E per l'1% più ricco, l'aumento è stato del 178%: $11.206.000.

In altre parole, dal 1989 al 2016 il valore del patrimonio di tutte le famiglie statunitensi è aumentato a $58.000 miliardi, aggiustati all'inflazione. Un 33% di guadagno ($19.000 miliardi) è andato all'1% più ricco,  secondo un'analisi dei dati da parte della FED.

Data questa disparità di reddito e patrimonio netto, non sorprende che il sondaggio di SimplyWise abbia rilevato che più della metà degli americani (55%) è preoccupata per il proprio pensionamento.

Ancora una volta, questa è una risposta molto diversa a quanto suggerirebbero gli attuali "tassi di risparmio".


Il piano D.A.D.

Il problema non sta migliorando nonostante i ripetuti assegni provenienti dal governo federale, interventi monetari e speranze di politica fiscale. Attualmente il 44% degli americani teme di non poter mai andare in pensione.

La mancanza di sicurezza finanziaria e le preoccupazioni per la solvibilità e la stabilità del benessere sociale hanno portato un numero crescente di americani ad adottare il piano pensionistico D.A.D. (Die at desk, ovvero, muori lavorando sempre).

Il sondaggio ha anche rilevato un numero record di americani che intendono andare in pensione e continuare a lavorare.

Tuttavia, per la maggioranza degli americani oggi, "andare in pensione" non significa più la fine. L'indice di gennaio ha rilevato che il 71% dei lavoratori prevede di continuare a lavorare durante la pensione.

Ancora più importante, le persone tra i 50 ed i 60 anni stanno pianificando di posticipare il pensionamento a causa dell'insicurezza finanziaria.

Un 32% delle persone sulla cinquantina ora sta pianificando di posticipare il pensionamento dal lavoro. E un 21% delle persone sulla sessantina sta ora pianificando di posticipare il pensionamento dal lavoro.

Queste statistiche non sono nuove. Tuttavia vi sono conseguenze di vasta portata sulla solvibilità fiscale e sul benessere sociale di un'ampia porzione della popolazione.


Il dilemma del risparmio

Sì, queste sono statistiche piuttosto deprimenti e certamente non supportano la narrativa rialzista tradizionale. Tuttavia non dovrebbero sorprendere i blocchi per essere "finanziariamente sicuri" per l'80% più povero dei percettori di reddito, la cui crescita del reddito è stata stagnante negli ultimi due decenni. Un recente studio di Brookings mostra il problema.

Tra il 1979 e il 2018 la retribuzione oraria aggiustata all'inflazione dei lavoratori nel mezzo (il 50° percentile, o il lavoratore che fa più della metà di tutti i lavoratori ma meno dell'altra metà) è cresciuta del 12%. Al contrario, i salari verso il percentile più alto (il 90° percentile, il lavoratore che fa più del 90% di tutti i lavoratori) è aumentato del 34%. I salari sul lato più basso invece (il 10° percentile) sono cresciuti solo del 4%.

Ancora una volta, tornando alla nostra tabella dei risparmi in aumento, se i risparmi fossero equamente distribuiti, allora non vedremmo più del 50% degli intervistati incapace di sborsare $500 in contanti per far fronte ad un'emergenza.

Inoltre non parleremmo di una vasta maggioranza di americani incapace di risparmiare sostanzialmente per la pensione.

Come notato in un precedente sondaggio di Kiplinger e Personal Capital, l'incapacità degli americani di risparmiare per la pensione deriva dal costo della vita e del debito.

• L'alto costo dell'assicurazione sanitaria. "Dal 1999 al 2017 il costo della copertura assicurativa sanitaria ha più che raddoppiato l'importo che consuma".

• Performance di investimento deludente. "Poco meno del 30% di tutti gli intervistati (29,4%) ha affermato che la performance deludente degli investimenti ha impedito loro di risparmiare per la pensione quanto avrebbero voluto".

• L'importo del debito al consumo che hanno pagato. "Il 21,3% degli americani ha affermato che il debito, esclusi i prestiti agli studenti, ha impedito loro di risparmiare per la pensione in combinazione con l'aumento del costo della vita".


Rapporto debito/reddito reale

C'è una grande differenza tra il livello di indebitamento (per famiglia) per chi si trova nell'80% più povero.

Naturalmente l'unica grazia salvifica per molte famiglie americane è che i tassi d'interesse artificialmente bassi hanno ridotto i livelli medi del servizio del debito. Sfortunatamente, però, quelli nell'80% più povero vedono ancora una grossa fetta del loro reddito disponibile medio consumato dai pagamenti del debito. Ciò riduce ulteriormente la loro capacità di spesa discrezionale.

Il problema è abbastanza chiaro: con i tassi d'interesse già ai minimi storici, un forte indebitamento al consumo e una crescita dei salari stagnante, la capacità dei consumatori di aumentare i consumi per favorire tassi di crescita economica più elevati è limitata.

Questo è anche il motivo per cui i tassi d'interesse NON POSSONO salire di molto senza innescare una crisi legata al debito. Il grafico seguente rappresenta il rapporto del servizio del debito totale dei consumatori (il grafico è troppo ottimistico in quanto presuppone che tutti i benchmark del debito al consumo corrispondano al tasso del decennale USA). Bastano piccoli aumenti dei tassi per innescare un evento di "recessione" o "crisi".


Un'illusione di prosperità

L'illusione di un aumento dei tassi di risparmio, o il calo del rapporto debito/reddito, offusca i problemi economici reali e alimenta la convinzione che le politiche monetarie stiano funzionando.

Non è affatto così.

La maggior parte degli americani non può aumentare i consumi, motore della crescita economica, senza aumentare ulteriormente gli oneri del debito. Per coloro che fanno parte del 10% più ricco dei detentori di ricchezza, prezzi più elevati degli asset, tagli fiscali, ecc., non portano ad aumenti dei consumi poiché sono già a pieno regime.

Sebbene gli interventi in corso, i programmi di stimolo, ecc. della Federal Reserve abbiano certamente fatto salire i prezzi degli asset, l'unico vero risultato è stato un ampliamento del divario di ricchezza. Ciò che gli interventi monetari non sono riusciti a realizzare è un aumento della produzione per favorire livelli di attività economica più elevati.

Con l'americano medio che vive ancora ben oltre i propri mezzi, la realtà è che la crescita economica rimarrà impantanata e scivolerà ulteriormente verso il basso, poiché un debito eccessivamente elevato ed i deficit utilizzati per scopi non produttivi inibiscono ulteriormente la prosperità economica.

Coloro che sperano che i "risparmi" salveranno l'economia rimarranno profondamente delusi quando il miraggio svanirà.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 1 febbraio 2021

I keynesiani vanno all-in

 

 

di Alasdair Macleod

Gli economisti mainstream stanno celebrando l'elezione di Joe Biden a presidente degli Stati Uniti. Per i keynesiani, tale prospettiva, è una riaffermazione della gestione economica da parte dello stato e delle politiche monetarie reflazionistiche per ripristinare la crescita economica a seguito dei danni causati dai lockdown.

Questo articolo sottolinea gli errori nella tesi keynesiana, mostra come le principali statistiche economiche siano state manipolate e travisate per nascondere le illusioni a giustificazione degli interventi statali. E sulla base dei programmi inflazionistici solo annunciati finora, possiamo aspettarci che il deficit di bilancio degli Stati Uniti nell'anno fiscale 2021 sfori i $5.000 miliardi. Inoltre l'ipotesi del doppio deficit suggerisce che quando il temporaneo aumento del rapporto di risparmio si esaurirà, anche il deficit commerciale degli Stati Uniti aumenterà di conseguenza.

Ciò non presuppone alcuna interruzione delle incognite note, come un'inevitabile crisi bancaria e la liquidazione da parte degli stranieri del loro mucchio di asset finanziari e depositi bancari da $27.000 miliardi, causando un forte aumento dei tassi d'interesse.

Come per ogni ciclo di credito bancario, le politiche monetarie keynesiane saranno nuovamente confutate, ma questa volta, senza un cambiamento importante nelle politiche economiche e monetarie, le valute fiat è quasi certo che crolleranno, rendendo necessaria la loro urgente sostituzione col sound money.


Introduzione

I keynesiani, che superano in modo schiacciante i monetaristi e gli Austriaci, sono fermamente al comando. Ieri (20 gennaio) Joe Biden è diventato ufficialmente presidente degli Stati Uniti con un'agenda politica che supererà per ambizione qualsiasi stimolo nella storia americana: mettere a tacere il coronavirus, promuovere la crescita economica e riportare l'America nell'agenda verde. Non c'è dubbio nelle menti keynesiane che per i cambiamenti nella politica economica, Donald Trump è stato Herbert Hoover e Franklin Roosevelt sarà Joe Biden. I keynesiani tirano un sospiro di sollievo per il fatto che il controllo statale sulla macroeconomia è tornato in buone mani.

Secondo loro adesso l'economia statunitense si riprenderà e crescerà. Gli Stati Uniti saranno inondati da investimenti da tutto il mondo, spingendo il dollaro più in alto rispetto alle valute che persistono con misure di austerità (in altre parole, ogni valuta di ogni nazione che si rifiuta di seguire politiche reflattive). Anche il FMI esorta tutti i governi a spendere il più possibile. Per i keynesiani americani, le prospettive economiche sono migliorate incommensurabilmente con la partenza di Trump.

L'establishment bancario crede indubbiamente in questo miglioramento delle prospettive, a causa delle loro credenziali keynesiane e dei loro interessi commerciali. Credono in tre cose: l'inflazione è tenuta a bada visto che l'IPC cresce a meno del due per cento, dando ampio spazio all'espansione monetaria nell'ambito del doppio mandato della FED; l'industria può ricominciare ad investire con crescente fiducia quando la crisi sanitaria sarà finita; e con il tasso di risparmio che è stato incrementato durante i lockdown, c'è un'ampia spesa in potenza che potrebbe persino sfociare in un'economia ruggente come quella degli anni '20.

Per ora, strateghi e gestori di investimenti keynesiani ignorano l'oro. Vedono un leggero aumento dei tassi d'interesse che riporterà i mercati alla normalità, e mentre la ripresa economica si trasforma in una crescita sostenuta, le finanze nazionali torneranno ad un equilibrio e quindi in surplus quando le entrate fiscali saranno completamente recuperate. È sostanzialmente la tesi keynesiana degli anni '60 resuscitata e riconfezionata per il 2021.

Quante volte abbiamo visto questo film? Ad ogni svolta del ciclo del credito la tesi keynesiana finisce per essere fallace, solo per poi tornare come faro di speranza dell'establishment.

Ci sono due evidenti falsità statistiche dietro le ipotesi keynesiane. La prima riguarda la relazione tra inflazione monetaria e prezzi e la seconda è la rappresentazione del PIL come misura dell'attività economica. È essenziale comprendere appieno gli errori su queste due misure macroeconomiche prima di poter procedere a valutare la gravità di qualsiasi disinformazione che forniscono e come queste false rappresentazioni influenzeranno l'economia.


Cambiamenti nel livello generale dei prezzi

Il livello generale dei prezzi è un concetto economico che non può essere misurato. Il fatto che sia solo un concetto offre una notevole libertà nel proprio metodo a chiunque tenti di stabilirlo come proxy. Gli statistici ufficiali hanno sfruttato appieno questo fatto per ridurre l'onere della compensazione dell'inflazione da parte degli stati sia nei confronti della popolazione in generale che degli investitori che detengono titoli di stato indicizzati.

È un processo cumulativo che è iniziato subito dopo che gli stati accettarono di risarcire i loro cittadini per l'aumento dei prezzi sulla scia degli anni '70. John Williams di Shadowstats.com ha decodificato i cambiamenti nel metodo statistico implementato dal Bureau of Labor Statistics degli Stati Uniti dall'inizio degli anni '80 per arrivare ad una cifra per l'inflazione dei prezzi scevra da questi cambiamenti. La differenza rispetto alle stime ufficiali dell'IPC è notevole. E se guardiamo al Chapwood Index, che copre i prezzi "dei primi 500 articoli per i quali gli americani spendono i loro dollari al netto delle tasse nelle 50 città più grandi", vediamo che i prezzi annui misurati in questo modo sono aumentati del 13,4% (Sacramento) e del 7,1% (Albuquerque). Anche le grandi città hanno tassi elevati: New York 12,7%, Los Angeles 13,1% e San Francisco 12,8%. Ma con una media aritmetica in tutte le 50 città al 10,1%, questa cifra è notevolmente diversa dall'IPC ufficiale per il 2020 all'1,4%.

Inoltre il Chapwood Index mostra un tasso d'inflazione medio annuo del 9,97% in tutte le città tra il 2011 e il 2020. Prendendo questi calcoli, possiamo derivare il grafico mostrato nel Grafico 1.

Utilizzando il PIL nominale del 2010 come punto di partenza, possiamo tracciare il PIL "reale", deflazionato dall'indice dei prezzi al consumo (US City Average, quindi paragonabile al Chapwood), il PIL nominale deflazionato dal Chapwood ed il PIL nominale deflazionato dagli aumenti di M3. È immediatamente ovvio che la versione dei fatti ufficiali è quella anomala, con Chapwood ed espansione monetaria che si confermano a vicenda. L'implicazione è che l'economia statunitense non è cresciuta in termini ufficiali aggiustati all'inflazione. Al contrario, si è contratta continuamente se si aggiustano sia le stime sull'inflazione dei prezzi al Chapwood Index, sia l'inflazione monetaria misurata in termini di M3, in stretta correlazione l'uno con l'altro. Inoltre, dopo gli effetti destabilizzanti iniziali sulla scia del fallimento della Lehman, è stato stabilito il modello per questa correlazione e l'effetto di composizione da una base del 2010 ha portato ad un PIL più che dimezzato nel 2020 in termini aggiustati, deflazionato da queste due misure.

L'uso del Chapwood Index e M3 come deflatori suggerisce che c'è stata una piccola alterazione nel livello generale di liquidità nelle mani dei consumatori, altrimenti avrebbero mostrato una certa divergenza. Approssimativamente, a parte un breve picco nel 2012, il tasso di risparmio è rimasto ragionevolmente costante nel periodo, come mostrato dal grafico qui sotto.

Nel 2010 questa correlazione sarebbe stata sufficiente per annullare le prove del lag di tempo tra la nuova moneta in circolazione ed i suoi effetti sul potere d'acquisto del dollaro.

Diventa ovvio il motivo per cui i pianificatori monetari centrali devono credere ai numeri dell'IPC. Avendo fissato un obiettivo politico di piena occupazione coerente con un obiettivo d'inflazione al 2%, è chiaro che in base a dati realistici i tassi d'interesse siano fortemente soppressi. La soluzione dei pianificatori è stata quella di far credere a gestori di investimenti, gestori di fondi e persino agli investitori stranieri che l'inflazione dei prezzi è contenuta e non rappresenta una minaccia per le politiche inflazionistiche. Hanno avuto un notevole successo: ora tutti credono a questa favoletta. Sono come i cittadini nella fiaba di Hans Christian Andersen che hanno paura ad ammettere la loro idiozia nel sottolineare che l'imperatore non indossa abiti. Di conseguenza gli statalisti se la sono cavata imponendo politiche monetarie inflazionistiche nell'impunità pubblica... almeno finora.

Quando l'inganno sarà finalmente esposto, le conseguenze saranno drammatiche. Non solo la soppressione dei tassi d'interesse come mezzo per stimolare l'economia degli Stati Uniti è stata un fallimento totale e l'inflazione dell'offerta di moneta è stata la metrica migliore per adeguare il valore nominale al PIL reale, ma è probabile che le conseguenze della scoperta siano scioccanti ed improvvise.

Come nella fiaba, un bambino innocente può sottolineare l'aritmetica che sfugge alla comprensione degli economisti "armati" di dottorato. A scopo illustrativo, supponiamo un'economia con una bilancia commerciale e senza afflussi o deflussi netti di capitali. E supponiamo inoltre che il PIL sia costituito da tutta l'attività economica.

Nulla è cambiato nell'economia, a parte la sua rappresentazione numerica. Se si aggiunge denaro a quello già in circolazione, il PIL aumenta di conseguenza. Ma allo stesso tempo il denaro esistente in precedenza viene diluito nel potere d'acquisto, il che significa che il valore di tutte le transazioni viene ridotto in proporzione al denaro aggiuntivo. Nonostante la spinta temporanea di nuovo denaro che entra nell'economia, una volta che la distorsione sarà completamente assorbita, lo svalutazione del valore di tutte le transazioni significherà che non c'è stato alcun aumento dell'attività economica.

Per confermare tale affermazione, ci rivolgiamo al Grafico 2 che copre lo stesso periodo nel Grafico 1: dal 2010 alla fine del 2019. Non c'è quasi alcuna differenza tra la somma totale del PIL nel 2010 e l'aumento di M3 e la statistica del PIL nel 2019.

Che ci sia una differenza così piccola conferma la tesi che il PIL non è altro che un totale in denaro. In altre parole, la percezione comune che gli aumenti del PIL rappresentino la crescita economica è completamente falsa; non rappresenta altro che la crescita del denaro. E dato che tutte le principali valute stanno subendo espansioni senza precedenti nelle loro quantità, la divergenza tra le statistiche del PIL considerate come crescita economica rispetto alla realtà economica diventerà sempre più fuorviante.

I keynesiani si sono illusi credendo che un aumento del PIL equivalga al progresso economico e rappresenti un aumento della produzione e del consumo. Il progresso economico è una questione separata e non misurabile, che nella giostra delle spiegazioni keynesiane viene confusa con la crescita monetaria.

È una testimonianza del potere del libero mercato che il progresso economico non sia annullato facilmente dall'interferenza keynesiana. La prova della capacità del libero mercato di sfuggire ai pianificatori economici e monetari si vede nella creazione di nuove industrie, costringendo i regolatori statali ad elaborare nuovi regolamenti ex post. Invece di lasciare prosperare nuove innovazioni e imprese, gli statalisti non vedono l'ora di imporre loro normative oiù restrittive. Ma è tale innovazione che segna il progresso economico, al di là della portata dei pianificatori centrali.

Gli errori commessi ignorando questi ovvi fattori verranno esposti troppo tardi, in un momento di inflazione monetaria e globale senza precedenti. E non si limitano all'America: la soppressione dell'inflazione dei prezzi al consumo, con piccole variazioni, è standardizzata a livello internazionale, il che significa che tutte le banche centrali sono libere, per ora, di commettere gli stessi errori.


Le conseguenze delle politiche monetarie statunitensi nell'anno fiscale 2021

Ora che abbiamo identificato gli errori che saranno commessi dai keynesiani e dai macroeconomisti, è tempo di valutare la misura in cui verranno effettuati nell'anno fiscale in corso fino alla fine di settembre 2021. Dobbiamo prima presumere che le politiche di Biden e della FED seguiranno il loro corso senza una crisi bancaria globale o qualsiasi altra interruzione significativa.

Biden ha già pianificato di aggiungere un pacchetto di stimoli da $1.900 miliardi, oltre ai $935 miliardi del Coronavirus Response and Relief Act approvati dal Congresso lo scorso fine dicembre. Aggiungetevi la continuazione dei $700 miliardi del programma di protezione dello stipendio (parte del precedente CARES Act), e finora nell'anno fiscale 2021 abbiamo un extra di $3.535 miliardi di spesa relativa al Covid rispetto alla stima del CBO dello scorso settembre a $1.810 miliardi. Supponendo che non ci siano ulteriori pacchetti relativi al Covid, il deficit di bilancio per il 2021 si sta già dirigendo verso i $5.345 miliardi.

Le stime del governo per il PIL fino a settembre 2020, in linea con l'anno fiscale, sono di $21.000 miliardi. Supponendo che tutto il deficit di bilancio sia finanziato dal quantitative easing e dall'espansione del credito bancario, in altre parole dall'inflazione monetaria, possiamo aspettarci che il PIL nominale per l'anno fiscale 2021 cresca in modo significativo, ridotto solo da due fattori significativi: la contrazione dei prestiti bancari al settore privato, un processo già in corso, e l'accumulo di risparmi. Tenendo conto di questi venti contrari, è probabile che il risultato per il PIL nominale venga lodato dai keynesiani come una forte ripresa, a piena giustificazione degli stimoli di Biden. Per coloro che sono convinti della falsità che il PIL equivalga a crescita economica, questo risulta un risultato straordinario e forse inaspettato.

Dovrebbe iniziare a riflettersi nel primo trimestre, coprendo il periodo in cui la spesa in deficit per compensare gli effetti economici del coronavirus sarà al suo apice. Ma ci si chiede quanti noteranno la dicotomia tra questo risultato statistico e altre stime non monetarie dell'attività economica, come spedizioni di prodotti e livelli di occupazione.


Tracciare l'effetto sui prezzi

Di una cosa possiamo essere ragionevolmente certi, che sia gli individui che le aziende cercheranno di ridurre la loro liquidità monetaria ai livelli abituali una volta che tornerà una sorta di normalità post-Covid. Prendendo il reddito personale disponibile moltiplicato per il tasso di risparmio, otteniamo un risparmio totale di $2.230 miliardi, circa $1.000 miliardi al di sopra del livello normale. Ciò aumenterà a seguito dell'helicopter money sui conti bancari delle famiglie ($1400 per ogni adulto qualificato in aggiunta ai $600 erogati dalla precedente amministrazione). Insieme ai sussidi settimanali dell'assicurazione di disoccupazione supplementare ($400), è probabile che la spesa extra da liberare si aggiri intorno ai $2.500 miliardi, rincorrendo quantità limitate di beni e servizi.

Non c'è dubbio che questa spesa faccia parte del piano dei politici come mezzo per riportare l'economia alla normalità. Ma ciò non tiene conto della mancanza di produzione immediata disponibile per soddisfare questa domanda, né tiene conto dell'interruzione delle supply chain, in particolare nei settori sensibili come la produzione alimentare. I prezzi dei prodotti alimentari stanno già aumentando. È anche degno di nota il fatto che nella lunga storia della svalutazione monetaria, i fattori sembrano cospirare in tempi d'inflazione monetaria per far salire i prezzi dei prodotti alimentari più di ogni altra cosa, portando a disordini sociali man mano che i prezzi aumentano ed accentuano la povertà.

Infatti stiamo entrando nel regno delle conseguenze non intenzionali. Con la prospettiva quasi certa di un aumento dei prezzi alimentari globali, le persone a bassa retribuzione, i pensionati ed i disoccupati ne soffriranno maggiormente. L'effetto marginale del 19% del PIL liberato in un breve periodo di tempo dai consumatori carichi di contanti sarà disastroso. Potrà essere soddisfatto solo da un forte aumento del deficit commerciale con una differenza rispetto al recente passato: come sostenuto dal FMI, la domanda globale alimentata da aumenti della spesa pubblica, ma senza la capacità produttiva per coprirla, ridurrà la capacità delle importazioni di fungere da freno all'aumento dei prezzi.


Tassi d'interesse

Questo ci porta ai tassi d'interesse. Sembra inconcepibile che attraverso questo processo inflazionistico i mercati continueranno a credere ai numeri dell'IPC. Anche prima di questo evento sempre più certo, il rischio per i piani di spesa keynesiani sta già crescendo sotto forma di aumento dei rendimenti delle obbligazioni in dollari. L'ultima posizione è illustrata nel Grafico 3.

Il trend rialzista è saldamente stabilito. Mentre i keynesiani possono sostenere nervosamente che i rendimenti delle obbligazioni anticipano un ritorno alla crescita economica, una valutazione più realistica è che gli obbligazionisti stanno cominciando a sospettare la diluizione del potere d'acquisto del dollaro, e quindi richiederanno un compenso sotto forma di maggiore interesse. Stando così le cose, è chiaro che i rendimenti delle obbligazioni devono salire al punto in cui il Chapwood Index e l'aumento di M3 mostrati nel Grafico 1 arriveranno al livello di compensazione richiesto. Senza alcuna ulteriore accelerazione rispetto alla sua posizione alla fine del 2019, teoricamente il rendimento potenziale del decennale USA dovrebbe arrivare intorno al 10%.

Ma come abbiamo visto, da allora si è assistito ad un indebolimento monetario accelerato che, se continuato, invece di essere solo temporaneo, aumenterà ulteriormente anche l'obiettivo di rendimento. L'effetto sulle finanze del governo federale saranno catastrofiche e molti debitori aziendali rischieranno di essere spazzati via.


Il risultato più probabile

Finora abbiamo ipotizzato un corso degli eventi senza la presenza di eventi sistemici e altri eventi imprevisti, con l'obiettivo di tracciare il corso dell'economia statunitense attraverso la crisi del coronavirus. Le politiche monetarie ed economiche finora annunciate mirano a stabilizzare l'economia statunitense. Sono attesi ulteriori stimoli per rilanciare la crescita economica e sostenere gli investimenti nell'energia verde. Anche senza ulteriori svalutazioni monetarie rispetto a quelle annunciate finora, vi sono alcune importanti minacce che potrebbero accorciare le probabili tempistiche.

• Ampliamento del deficit commerciale. L'unico compenso per un deficit commerciale corrispondente al deficit di bilancio federale è un aumento del tasso di risparmio. Per l'economia statunitense si tratta di un effetto temporaneo, che probabilmente nasconderà per un breve periodo un sostanziale deterioramento del deficit commerciale americano. Con la mia stima di un deficit di bilancio, nel migliore dei casi, di $5.345 miliardi nell'anno fiscale in corso, quando la spesa dei consumatori post-lockdown verrà liberata ed i livelli di liquidità in contanti personali torneranno alla normalità, ci sarà un deficit commerciale complessivo simile al deficit di bilancio. A parte le conseguenze politiche e protezionistiche, dobbiamo considerare l'effetto sulla bilancia dei pagamenti. A meno che i $5.000 miliardi aggiuntivi derivanti dal deficit commerciale non vengano reinvestiti in dollari invece di essere venduti in valuta estera, la FED non avrà altra scelta che veder salire i tassi d'interesse. La FED non solo dovrà quindi sostenere il deterioramento delle finanze pubbliche attraverso un ulteriore quantitative easing, ma dovrà anche assorbire le conseguenze di un dollaro in calo sui mercati obbligazionari statunitensi.

• Un crollo dei valori degli asset finanziari. Il QE era inizialmente rivolto a soggetti non bancari, come fondi pensione e compagnie assicurative. Insieme alla soppressione dei tassi d'interesse, la FED ha deliberatamente creato una bolla finanziaria. Con la prospettiva di un aumento dei rendimenti obbligazionari, la bolla scoppierà sicuramente. E come dimostrato da John Law che alimentò la sua bolla Mississippi con la stampa di denaro, lo scoppio di una bolla finanziaria abbatte la valuta fiat. Tenete presente che gli stranieri possiedono già circa $27.000 miliardi in asset finanziari denominati in dollari e depositi in dollari, che potranno liquidare qualora si rendessero conto delle conseguenze delle politiche monetarie statunitensi.

• Una crisi bancaria. La crisi sanitaria ha distrutto fasce di imprese che fanno affidamento sui finanziamenti bancari per rinviare insolvenze e bancarotte. L'escalation di crediti inesigibili sarà amplificata dalle banche orientate all'operatività, portando a fallimenti sistemici che si diffonderanno dai sistemi bancari più deboli ad altri in altre giurisdizioni attraverso il rischio di controparte. Le banche dell'Eurozona sono ovviamente le più deboli, ma non sono le sole. È sempre più probabile che le banche centrali dovranno organizzare la nazionalizzazione delle loro banche commerciali, o almeno la sottoscrizione dei loro crediti inesigibili nella loro interezza. Qualunque sia la soluzione, sarà necessaria una significativa monetizzazione aggiuntiva dei debiti del settore privato per prevenire una depressione globale su vasta scala.

• Mercati che scontano la futura svalutazione della valuta. Nel 2020 abbiamo assistito ad un calo sostanziale del potere d'acquisto delle valute fiat, misurato in materie prime, criptovalute, mercati azionari e oro. Come descritto sopra, ci sono anche sostanziali cali del potere d'acquisto misurato rispetto a beni e servizi quotidiani, non riflessi nella misura dell'IPC. L'esposizione della soppressione dell'inflazione dei prezzi sembra essere solo una questione di tempo. Inoltre, il dollaro ha perso potere d'acquisto rispetto alle altre principali valute fiat, riflettendo l'eccedenza dei $27.000 miliardi investiti da fonti estere in asset finanziari denominati in dollari e depositi bancari. Esiste quindi un potenziale sostanziale per la vendita di dollari sulle borse estere che vada ad accentuare il declino del dollaro.

• Perdita di fiducia nelle valute fiat. Il destino finale del dollaro è nelle mani del popolo americano. Per gentile concessione dei saldi di cassa alimentati dall'inflazione, avranno $2.500 miliardi in più da spendere in acquisti futuri di beni. E come descritto sopra, questo creerà sicuramente un drammatico effetto marginale sui prezzi. Quando finalmente capiranno che il problema è un dollaro che crolla e non l'aumento dei prezzi, è probabile che i consumatori andranno ancora oltre, scaricando quanta più liquidità monetaria possibile, perdendo ogni fiducia nella valuta fiat. E con il dollaro come valuta di riserva di quasi tutte le nazioni che seguono politiche inflazionistiche simili, le loro valute saranno minacciate da un destino simile.


Conclusione

L'accelerazione dei programmi di stimolo keynesiani poterà a compimento la distruzione dell'universo delle valute fiat. Nei suoi maldestri tentativi di controllare il libero mercato, lo stato finisce sempre per impoverire la sua gente, una verità empirica che sarà dimostrata ancora una volta.

Una nota positiva: la distruzione delle valute fiat deve avvenire prima che le economie nazionali possano tornare ad un libero mercato e massimizzare il progresso della condizione umana. Ciò richiede una forma di denaro che sia solida e flessibile, ma non sotto il controllo dello stato perché il risultato è sempre stata la rapina della sua gente.

Prima scompare il monopolio dello stato sul denaro, meglio è. Fortunatamente esiste una soluzione semplice: impiegare le riserve auree nazionali per trasformare la valuta fiat in sostituti dell'oro completamente coperti. La fine del denaro fiat costringerà tutte le nazioni ad adottare questo corso, perché è l'unico modo in cui possono continuare a raccogliere le tasse e finanziare la spesa pubblica.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/