giovedì 8 luglio 2021

Vladimir Putin: uomo della cricca di Davos

 

 

di Gary North

Come ho già scritto, penso che il Great Reset di Klaus Schwab sia tutto fumo e niente arrosto. È verbosità senza sanzioni. I globalisti sono in modalità disperata.

Stanno affrontando quella che Martin Gurri definisce la rivolta della popolazione. Ho scritto su questo tema più volte. I social media stanno creando forze sociali e politiche centripete che continuano ad indebolire lo stato-nazione. Il mondo non sta andando verso la cooperazione internazionale, ma si sta dirigendo verso il crollo politico ed il decentramento.

I globalisti hanno una parola per definirlo: populismo. Contrastano il populismo con la loro parola preferita: democrazia. Si rifiutano di affrontare questa realtà, però: il populismo è democrazia sotto steroidi. Il populismo è la rivolta del popolo.


UNA VECCHIA AGENDA

Il 28 gennaio 2021 Putin ha tenuto un discorso programmatico al World Economic Forum. Era una presentazione virtuale. Quest'anno non ci sono stati raduni a Davos a causa del COVID-19. Il discorso è stato poi riportato dal sito Russia Briefing.

Il discorso è stato scritto da una commissione di burocrati russi ed era uno di quei discorsi burocratici che offrono ampie generalizzazioni, slogan politicamente corretti e pochi dettagli. Era un'esibizione standard del Nuovo Ordine Mondiale.

Nessun politico parla in questo modo tranne quando si rivolge ad altri leader mondiali in una conferenza di pubbliche relazioni. Ho letto discorsi simili per oltre mezzo secolo e sono sempre senza contenuti. Non affrontano mai i problemi del mondo reale.

Analizzerò questo discorso che è rilevante solo per due fatti: (1) l'ha dato Putin; (2) l'ha dato al WEF.

Ciò che è significativo è l'indistinguibilità da centinaia di altri discorsi e personaggi minori in Occidente negli ultimi otto decenni. Questa è la linea dell'establishment: l'integrazione tra Russia ed Occidente. Sta arrivando un governo mondiale.

Nel 1953 il Comitato Reece indagò sulle principali fondazioni esenti da tasse in America. L'investigatore, Norman Dodd, ha poi riferito della sua intervista al capo della Fondazione Ford, H. Rowan Gaither.

Naturalmente sa che noi a livello esecutivo siamo stati, una volta o l'altra, attivi nell'OSS [predecessore della CIA - GN], nel Dipartimento di Stato o nell'Amministrazione economica europea. A quei tempi, e senza eccezioni, abbiamo operato secondo le direttive emanate dalla Casa Bianca. Continuiamo ad essere guidati proprio da tali direttive [...]. La sostanza [di queste direttive] era che dovevamo fare ogni sforzo per alterare la vita negli Stati Uniti in modo tale da rendere possibile una comoda fusione con l'Unione Sovietica.

Conoscevo Dodd. Ho avuto un incontro con lui alla fine degli anni '60 e ancora è fedele alla sua storia.

Ho pubblicato l'intervista di Dodd del 1982, potete vederla qui.

Dichiarazioni simili sono arrivate da altri leader nazionali.

"Alcuni credono addirittura che facciamo parte di una cabala segreta che lavora contro i migliori interessi degli Stati Uniti, caratterizzando me e la mia famiglia come 'internazionalisti' e cospirando con altri in tutto il mondo per costruire una struttura politica ed economica globale più integrata. Se questa è l'accusa, sono colpevole e ne sono orgoglioso". [David Rockefeller, Memorie, p. 405]

"Ecco una ragione ottimista per credere che l'unità prevarrà sulla disunione, l'integrazione sulla disintegrazione. Infatti scommetto che entro i prossimi cento anni (sto dando al mondo il tempo per le battute d'arresto e a me stesso il tempo di essere fuori dal gioco delle scommesse, nel caso in cui perdessi), le nazioni come le conosciamo saranno obsolete; tutti gli stati riconosceranno un'unica autorità globale. Una frase brevemente in voga a metà del XX secolo – “cittadino del mondo” – avrà assunto un vero significato entro la fine del XXI secolo.

Tutti i Paesi sono fondamentalmente accordi sociali, adattamenti a circostanze mutevoli. Non importa quanto permanenti e persino sacri possano sembrare in qualsiasi momento, in realtà sono tutti artificiali e temporanei. Nel corso dei secoli c'è stata una tendenza generale verso unità più grandi che rivendicano la sovranità e, paradossalmente, una graduale diminuzione di quanta vera sovranità abbia effettivamente un Paese". [Strobe Talbott, "America Abroad: The Birth of the Global Nation", Time (20 luglio 1992). Ha servito come Vice Segretario di Stato dal 1994 al 2001, la posizione n°2 nel Dipartimento di Stato.]

"Mentre non vedremo un governo mondiale nel senso antiquato di un'unica autorità globale onnicomprensiva, gli elementi chiave della pianificazione e della gestione planetaria sorgeranno su quei problemi molto specifici in cui i fatti di interdipendenza obbligano le nazioni, il loro illuminato interesse personale, ad abbandonare il processo decisionale unilaterale a favore di processi multilaterali". [Richard N. Gardner, “Can the United Nations Be Revived?” Foreign Affairs (luglio 1970), p. 563. Foreign Affairs è il giornale del Council on Foreign Relations. L'autore ha servito come ambasciatore d'America sia in Italia che in Spagna.]

Questa è stata l'introduzione di Schwab.

La Russia è un'importante potenza globale e c'è una lunga tradizione di partecipazione della Russia al World Economic Forum. In questo momento storico, in cui il mondo ha una finestra unica e breve di opportunità per passare da un'era di confronto ad un'era di cooperazione, la capacità di ascoltare la propria voce, la voce del Presidente della Federazione Russa, è essenziale.

Notate la tempistica: breve. È sempre breve. È proprio come il riscaldamento globale: stiamo esaurendo il tempo per agire. Ma non ci viene mai detto che il tempo è scaduto, perché ciò porrebbe fine alle richieste del NWO per un governo mondiale. Quindi il tempo non scadrà mai, ufficialmente. È come l'orologio dell'apocalisse del Bulletin of the Atomic Scientists: di anno in anno varia da cinque minuti prima della mezzanotte a due minuti, dove è in questi giorni. È una storia che va avanti sin dal 1947.

Putin ha iniziato così:

Sono stato molte volte a Davos, partecipando agli eventi organizzati da Mr. Schwab, anche negli anni '90. Klaus ha appena ricordato che ci siamo incontrati nel 1992. Infatti durante il mio soggiorno a San Pietroburgo, ho visitato molte volte questo importante forum. Vorrei ringraziarvi per questa opportunità, oggi, affinché possa trasmettere il mio punto di vista alla comunità di esperti che si riunisce su questa piattaforma di fama mondiale grazie agli sforzi di Mr. Schwab.

Quindi lui e Schwab si conoscono dal 1992. L'Unione Sovietica fu sciolta da Gorbaciov il 25 dicembre 1991 e Schwab non perse tempo nell'individuare un futuro leader in Russia. Ha reclutato Putin in anticipo.


FRAMMENTAZIONE

Putin sa cosa sta succedendo: frammentazione, non unificazione. È allarmato.

Infatti è difficile trascurare i cambiamenti fondamentali nell'economia globale, nella politica, nella vita sociale e nella tecnologia. La pandemia di coronavirus, di cui ha appena parlato Klaus, che è diventata una seria sfida per l'umanità, ha solo stimolato e accelerato i cambiamenti strutturali, le cui condizioni erano state create molto tempo fa. La pandemia ha esacerbato i problemi e gli squilibri che si erano accumulati nel mondo. Ci sono tutte le ragioni per credere che le differenze rischiano di rafforzarsi. Queste tendenze possono manifestarsi praticamente in tutte le aree.

Ha identificato le aree chiave di scontro. In fondo è... rullo di tamburi... populismo!

Stiamo assistendo ad una crisi dei precedenti modelli e strumenti di sviluppo economico. La stratificazione sociale si sta rafforzando sia a livello globale che nei singoli Paesi. Anche di questo abbiamo già parlato, ma, a sua volta, sta causando oggi una forte polarizzazione delle opinioni pubbliche, provocando la crescita del populismo, del radicalismo di destra e di sinistra e di altri estremi, e l'esacerbazione dei processi politici interni.

Tutto ciò incide inevitabilmente sulla natura delle relazioni internazionali e non le rende più stabili o prevedibili. Le istituzioni internazionali si indeboliscono, i conflitti regionali emergono uno dopo l'altro e il sistema di sicurezza globale si deteriora.

Sta dicendo che questa volta il tempo per il NWO sta davvero scadendo.

C'è la possibilità che dovremo affrontare una formidabile rottura dello sviluppo globale, una guerra di tutti contro tutti e tentativi di affrontare le contraddizioni attraverso la nomina di nemici interni ed esterni e la distruzione non solo dei valori tradizionali come la famiglia, che in Russia ci sta a cuore, ma libertà fondamentali come il diritto di scelta e la privacy.

Ah, sì, le libertà fondamentali del diritto di scelta e della privacy... le tradizionali libertà russe. Voglio dire, quando le persone pensano al diritto di scelta e alla privacy, la maggior parte di loro pensa alla Svizzera e agli Stati Uniti o alla nazione precedentemente nota come Unione Sovietica? Ovviamente le prime due.

Dice che ci sono crisi incombenti in tre aree. Appena le ho lette, ho saputo che qualche burocrate aveva scritto il discorso. Queste tre aree sono problemi socioeconomici, sociopolitici e internazionali.

È estremamente preoccupato per la disuguaglianza economica, così come la gente di Davos in generale. Qual'è la soluzione? Più potere statale, soprattutto a livello internazionale. "Un ruolo crescente dello Stato nella sfera socioeconomica a livello nazionale implica ovviamente una maggiore responsabilità e una stretta interazione interstatale quando si tratta di questioni nell'agenda globale".

È un uomo della cricca di Davos.

Ha un piano ed è il piano di ogni sostenitore della politica del welfare state in Occidente.

In primo luogo, tutti devono avere condizioni di vita confortevoli, compresi immobili e infrastrutture di trasporto, energia e servizi pubblici a prezzi accessibili. Più il benessere ambientale, qualcosa da non trascurare.

In secondo luogo, tutti devono essere sicuri di avere un lavoro in grado di garantire una crescita sostenibile del reddito e, quindi, un tenore di vita dignitoso. Tutti devono avere accesso ad un sistema efficace di istruzione, che è assolutamente indispensabile ora e che consentirà alle persone di fare carriera e ricevere una pensione e prestazioni sociali dignitose.

In terzo luogo, le persone devono essere sicure di ricevere cure mediche di alta qualità ed efficaci quando necessario e che il sistema sanitario nazionale garantirà l'accesso ai servizi medici moderni.

Quarto, indipendentemente dal reddito della famiglia, i bambini devono poter ricevere un'istruzione dignitosa e realizzare il proprio potenziale. Ogni bambino ha un potenziale.


IL CASO DI UN PROGETTO MANCANTE

Questo è il suo piano per la Russia.

Una strategia, attuata anche dal mio Paese, fa perno proprio su questi approcci. Le nostre priorità ruotano attorno alle persone, alle loro famiglie, e mirano a garantire lo sviluppo demografico, a proteggere le persone, a migliorare il loro benessere ed a tutelare la loro salute. Ora stiamo lavorando per creare condizioni favorevoli per un lavoro degno ed economico ed un'imprenditorialità di successo, il tutto per garantire la trasformazione digitale come fondamento di un futuro high-tech per l'intero Paese piuttosto che per un ristretto gruppo di aziende.

Intendiamo concentrare gli sforzi dello Stato, della comunità imprenditoriale e della società civile su questi compiti e attuare una politica di bilancio con i relativi incentivi negli anni a venire.

Non ha offerto dettagli.

Sono passati quasi 30 anni da quando l'URSS è stata demolita. Perché questo piano ha impiegato così tanto tempo per essere lanciato?

Sa che i governi nazionali non sono d'accordo su questi temi, quindi il mondo ha bisogno di armonia.

La realtà è tale che nel mondo hanno preso forma centri di sviluppo davvero diversi con i loro modelli distintivi, sistemi politici e istituzioni pubbliche. Oggi è molto importante creare meccanismi per armonizzare i loro interessi per evitare che la diversità e la competizione naturale dei poli di sviluppo inneschi l'anarchia ed una serie di conflitti prolungati.

Per raggiungere questo obiettivo dobbiamo consolidare e sviluppare istituzioni universali che abbiano una responsabilità speciale nell'assicurare stabilità e sicurezza nel mondo e nel formulare e definire le regole di condotta sia nell'economia globale che nel commercio.

Problema: chi "creerà meccanismi per armonizzare i propri interessi e prevenire la diversità e la competizione naturale"? Come? Le Nazioni Unite sono impotenti e questa era il punto di Richard Gardner nel 1970.

Putin non l'ha detto.

Schwab non lo dice mai.

La cricca di Davos non lo dice mai.

Manca un progetto.

Putin conclude così:

È molto importante valutare onestamente la situazione, concentrarsi sui problemi globali reali e non artificiali, sulla rimozione degli squilibri critici per l'intera comunità internazionale. Sono sicuro che in questo modo saremo in grado di raggiungere il successo e di affrontare adeguatamente le sfide del terzo decennio del XXI secolo.
Non c'è nulla nel suo discorso che offra dettagli.


OSSERVAZIONI FINALI

In un breve Q&A tra Schwab e Putin, quest'ultimo ha aggiunto:

Solo una cosa conta: dobbiamo affrontare il dialogo gli uni con gli altri onestamente. Dobbiamo scartare le fobie del passato, smettere di usare i problemi che abbiamo ereditato dai secoli passati nei processi politici interni e guardare al futuro. Se possiamo superare questi problemi del passato e liberarci di queste fobie, allora godremo sicuramente di una fase positiva nelle nostre relazioni.

Sentiamo questa roba da otto decenni: ci deve essere dialogo, il dialogo porterà alla terra promessa. Parole, parole, parole. Bla, bla, bla.

Dobbiamo anche superare le fobie dei secoli, dobbiamo farlo molto presto, il tempo sta finendo.


CONCLUSIONE

Il Great Reset di Schwab non arriverà finché non ci sarà un governo mondiale in grado di imporre sanzioni negative. Putin ha ragione: "La pandemia ha esacerbato i problemi e gli squilibri che si erano accumulati nel mondo. Ci sono tutte le ragioni per credere che le differenze possano diventare più forti".

Queste persone sono vecchi stanchi. Hanno sostituito i vecchi stanchi che si sono stancati cercando di attuare questa visione.

Nel frattempo, il libero mercato sta superando la povertà su una scala che sarebbe sembrata utopica nel 1991.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 7 luglio 2021

Come gli insider nello stato traggono profitto a scapito degli altri

 

 

di Bill Bonner

YOUGHAL, IRLANDA – Il tema di questa settimana è la trasformazione e la zombificazione.

L'amministrazione Biden desidera trasformare il governo, rendendolo più grande e migliore che mai. Per farla breve, quello che stanno facendo davvero è zombizzare l'intero Paese.

Ma i trasformatori sono in marcia ovunque.

Ogni gruppo ha i suoi feticci...

Gli "anti-razzisti" stanno cercando di trasformare la mente umana... Non avremo più i pregiudizi e le disuguaglianze che sono così naturali per tutti noi.

I vegani stanno cercando di trasformare la dieta umana... Dite addio a quelle bistecche di manzo e agli slogan "Got Milk"... Non solo questo fermerà lo sfruttamento degli animali, ma fermerà anche tutta quella flatulenza delle mucche che sta distruggendo il pianeta.

Gli attivisti democratici cercano di distruggere le ultime vestigia del Partito Repubblicano, cercando di prendere il potere tutto per sé stessi.

Gli attivisti repubblicani sperano di risorgere... e riportare il Paese sulla strada della rettitudine.

E gli attivisti desiderano trasformare le compagnie petrolifere in compagnie di energia pulita.

Per noi non si tratta solo di curiosità accademica. Il nostro "Trade del decennio" prevede petrolio e gas sul lato long (siamo short sul dollaro USA dall'altro lato).

Come stiamo andando? Continuate a leggere…

Solo perché gli attivisti prendono di mira un settore non significa che sia un cattivo investimento. I capitalisti sono conniventi... ed il capitalismo sopravvive. Ricordate, lo stato è intrinsecamente reazionario... cerca sempre di proteggere la vecchia élite che lo controlla. Quindi più i pianificatori centrali "trasformano" un settore, più è probabile che gli addetti ai lavori ne traggano profitto.

Ieri abbiamo esaminato le aziende produttrici di tabacco ed il nostro vecchio amico Chris Mayer ha sottolineato che la trasformazione operata da attivisti e regolatori non ha danneggiato minimamente gli investitori nelle grandi società del tabacco.

Nel 1998 il Tobacco Master Settlement Agreement richiedeva alle quattro principali compagnie di sigarette americane (Philip Morris, RJ Reynolds, Brown & Williamson e Lorillard) di pagare un minimo di $206 miliardi nei successivi 25 anni per saldare le richieste mediche contro di loro.

Poi, nel 2012, The Tobacco Atlas ha riportato: "I profitti dell'industria del tabacco sono più grandi che mai".

Come poteva essere?

Quando gli attivisti o i pianificatori centrali prendono di mira un settore, la prima conseguenza è che i soldi si allontanano da quel settore. Temendo tasse più alte, cattiva stampa o una regolamentazione più severa, gli investitori si spostano.

Nessuno avvia una nuova compagnia di sigarette quando i pianificatori centrali stanno cercando di vietare il fumo; e pochi investitori metteranno i loro soldi nella costruzione di nuove piattaforme petrolifere quando gli stessi pianificatori centrali insistono per diventare "verdi".

Questo ha l'effetto di rendere più prezioso il capitale esistente, già investito nel settore. Nessuna nuova concorrenza, in altre parole; maggiori profitti.

La seconda conseguenza, ed ecco perché siamo così ottimisti sull'energia, è che la mancanza di nuovi investimenti fa diminuire l'offerta.

Ma il tenore di vita odierno dipende in gran parte dall'energia del petrolio e del gas. Nel tempo uranio, idrogeno, pannelli solari e mulini a vento potrebbero svolgere ruoli più importanti, ma per ora usiamo petrolio e gas.

E con la nuova concorrenza in gran parte eliminata... e poca crescita o nuovi investimenti... le compagnie petrolifere saranno più redditizie che mai.

Ma anche loro verranno trasformate in zombi.

La produzione diminuirà... La domanda continuerà ad aumentare... ed i prezzi saliranno (successivamente gli attivisti ed i pianificatori centrali daranno la colpa alle compagnie petrolifere "avide" per l'aumento dei prezzi).

Il consumo di benzina è già tornato ai livelli pre-COVID negli Stati Uniti

Ed i nostri investimenti in petrolio e gas sono aumentati di oltre il 50% dall'inizio dell'anno. Finora il petrolio è il settore più performante.

Non solo gli investitori si aspettano maggiori profitti, ma stanno anche cercando petrolio e gas per proteggersi dall'inflazione.

Una volta che che si sta pompando petrolio, la spesa in conto capitale diventa "sommersa". Si può continuare a pompare finché il pozzo non si prosciuga e tenere il passo con l'inflazione aggiustando i prezzi verso l'alto.

Sì, anche questa è una grande storia oggigiorno: l'inflazione.

Quando l'offerta di beni e servizi diminuisce (grazie alla zombificazione dell'economia) e l'offerta di denaro aumenta (nei 12 mesi dell'isteria COVID-19, le principali banche centrali hanno aggiunto quasi $10.000 miliardi ai loro bilanci)...

…i mercati razionano i suddetti beni e servizi aumentando i prezzi.

Il che ci porta ad altre note nella nostra cronologia di un'economia in declino.

Il deficit di bilancio degli Stati Uniti lo scorso anno è stato di $3.200 miliardi... o 14,9% del PIL (per fare un confronto, l'Argentina, con un'inflazione del 50%, ha avuto un deficit di bilancio l'anno scorso dell'8,5% del PIL).

E ora Joe Biden ha proposto un budget di $6.000 miliardi. L'inflazione è ora una linea di politica intenzionale… deliberata… e disastrosa.

Il Financial Times è sul pezzo:

L'indicatore chiave dell'inflazione registra un grande balzo negli Stati Uniti.

Lo scorso aprile la misura dell'inflazione statunitense attentamente monitorata dalla Federal Reserve ha registrato il suo più grande balzo su base annua dagli anni '90, salendo più del previsto e alimentando preoccupazioni sugli aumenti dei prezzi.

Sta parlando dell'indice della spesa per consumi personali (PCE). Ora sta salendo del 3,1% su base annua (l'indice dei prezzi al consumo, IPC, un'altra importante misura dell'inflazione, è salito ad un tasso annuo del 5% durante il primo trimestre di quest'anno).

Il che di per sé non è così allarmante, ma preannuncia l'andamento dell'inflazione che ci aspettiamo.

Combinando gli ultimi dati di IPC e PCE, il blob statistico "emette un debole odore di stagflazione", ha affermato Paul Ashworth di Capital Economics.

Anche qui, alla deriva attraverso il mare cristallino del vento del Nord Atlantico fino alla nostra attuale sede in Irlanda, l'odore degli zombi è inconfondibile.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 6 luglio 2021

Il divieto cinese al mining di Bitcoin è un vantaggio sotto mentite spoglie?

Era ora! Quasi provo pena per quei critici che per molto tempo hanno sventolato il feticcio della Cina come fallacia dell'uomo di paglia per affermare "se la Cina bandisce il mining di Bitcoin, quest'ultimo è finito". Ancora una volta hanno avuto torto. In realtà vedere che la Cina prendesse misure contro Bitcoin ha rappresentato un momento che molti bitcoiner stavano aspettando, "already baked in" potremmo dire, anche perché poteva sembrare strano che un Paese centralizzatore ed iper-keynesiano potesse continuare a "tollerare" un'attività decentralizzante come Bitcoin. Per quanto possa tentare di tenere tutto sotto controllo, tale assetto della società è fallimentare sul lungo termine ed è solo una questione di tempo prima che gli individui si organizzino per evadere ed eludere quelle misure coercitive lesive della loro ricchezza. Aver permesso ai cinesi di assaporare la ricchezza è stato sia un bene che un male per il PCC: un bene perché ciò ha significato più entrate fiscali e afflussi di capitale; un male perché gli individui si "abituano" alle agiatezze e non sono poi d'accordo a vedersele sfilare sotto il naso. Ecco perché nell'ultimo periodo i cinesi hanno fatto ricorso ad ogni mezzo per mettere al sicuro i propri capitali. La fuga in questo contesto non è stata tollerata per il fatto che si trattasse di crypto asset, bensì che potesse rappresentare una via preferenziale nel momento in cui si verificasse una crisi e PCC/PBOC dovessero in qualche modo tamponarla. Per questo tipo di controllori una via preferenziale del genere è intollerabile, quindi hanno iniziato a tirare fuori l'artiglieria pesante. Anche perché lo yuan digitale è alle porte. Ma diversamente dai diktat e dai capricci di una manipolo di persone, Bitcoin ha dalla sua una rete molto ampia di individui che scelgono ed agiscono fornendo quindi un tasso di dinamicità ed adattamento decisamente superiore. Infatti già adesso si sta adattando alla nuova realtà, con gli incentivi economici che fanno da perno a tale adattamento. La pianificazione centrale è un segmento, mentre Bitcoin è una linea retta continua.

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da Epoch Times

L'ampliamento del divieto di Pechino al mining delle criptovalute ha, per ora, paralizzato il settore e fatto crollare i prezzi di Bitcoin .

Ma poiché i minatori si spostano in altre regioni e Paesi, la recente azione della Cina potrebbe inaugurare un periodo di maggiore stabilità per il re delle criptovalute. Potrebbe anche essere in vista una distribuzione più diversificata dell'energia e un maggiore utilizzo di energie rinnovabili.

Alla fine di maggio il Consiglio di Stato cinese ha promesso di reprimere il commercio e l'estrazione di bitcoin ed il divieto è arrivato ​​dopo che la banca centrale cinese ha iniziato ad implementare la propria valuta digitale.

Il Partito Comunista Cinese (PCC) considera le criptovalute come Bitcoin una seccatura, che sconvolge l'ordine economico e facilita i trasferimenti illegali di ricchezza. Inoltre Pechino ha denunciato l'enorme consumo di energia da parte dei minatori di Bitcoin.

A seguito del diktat del PCC, diverse province e territori, tra cui lo Xinjiang, la Mongolia interna e il Sichuan, hanno avviato misure coercitive per chiudere le attività di mining.

Ciò ha fatto precipitare i prezzi di Bitcoin sotto i $30.000 la settimana del 14 giugno, dopo aver toccato i massimi storici sopra i $60.000 ad aprile.

Perché il calo? Il divieto cinese del mining ha interrotto la potenza di calcolo disponibile per mantenere e aggiornare la blockchain di Bitcoin.

Si stima che la Cina ospiti più della metà della capacità di mining di Bitcoin, con la maggior parte dei minatori situati nella regione autonoma dello Xinjiang e nella provincia del Sichuan. Secondo un'analisi del Cambridge Bitcoin Electricity Consumption Index, nel 2020 circa il 65% dell'estrazione mondiale di Bitcoin si trovava in Cina. Sebbene quella quota di mercato sia diminuita un po' più di recente, la Cina continua a dominare la potenza di calcolo riguardante Bitcoin.

A differenza delle operazioni di estrazione di minerali come oro e ferro, l'estrazione di Bitcoin non comporta attrezzature ingombranti. I miner di Bitcoin utilizzano magazzini di computer per risolvere problemi computazionali e verificare le transazioni, oltre ad aggiornare e mantenere la blockchain di Bitcoin. Infatti i miner la mantengono aggiornata e, a loro volta, vengono compensati con la coinbase dei nuovi blocchi.

Da quando è stato messo al bando in Cina, l'hashrate di Bitcoin, la potenza di calcolo disponibile per estrarrlo ed è un riflesso dell'efficienza della rete, è diminuito di quasi il 50% nell'ultimo mese, secondo i dati di The Block. Si pensa che le sole province dello Xinjiang e del Sichuan abbiano contribuito al 30% della potenza mineraria totale.

Questo è sicuramente un vento contrario a breve termine, ma il giro di vite della Cina potrebbe essere uno sviluppo positivo a lungo termine per l'industria delle criptovalute.

Per prima cosa, né il divieto della Cina né il successivo crollo dell'hashrate dovrebbero sorprendere. In effetti, è scioccante che così tanto mining sia stato concentrato in Cina sin dall'inizio.

Il PCC sta combattendo contro le criptovalute da quasi un decennio: nel 2013 Pechino ha vietato a tutte le istituzioni finanziarie di gestire le criptovalute; la Cina ha quindi vietato tutte le ICO nel 2017; a metà del 2019, la People's Bank of China ha bloccato l'accesso a tutti gli exchange di criptovalute nazionali ed esteri per eliminare l'attività di trading.

Anche se il PCC ha smesso di dichiarare illegale la proprietà di criptovalute, ha vietato tutte le forme di commercio e scambio, incluso il divieto alle istituzioni finanziarie nazionali di scambiare valute digitali con lo yuan. Tali azioni erano per lo più incentrate sulla limitazione del trasferimento di ricchezza, ma l'intento del PCC è stato chiaro sin dal 2013.

Quindi cosa significa questo per Bitcoin ed il relativo mining? A breve termine, con la diminuzione della capacità di estrazione a causa della repressione del PCC, minare Bitcoin diventa molto più redditizio.

"Man mano che più hashrate diminuisce dalla rete, la difficoltà si aggiusterà verso il basso e l'hashrate che rimane attivo sulla rete riceverà di più per la quota proporzionale dei premi del mining", ha affermato Kevin Zhang, vicepresidente della società di apparecchiature per il mining di criptovalute The Foundry, in una recente intervista alla CNBC. In altre parole, la "ricompensa" incrementale per il mining di Bitcoin è maggiore quando ci sono meno minatori.

Ma ci sono altri aspetti positivi a lungo termine.

Una minore concentrazione geografica promette di rendere la blockchain di Bitcoin meno vulnerabile ai capricci e alle normative di un singolo Paese. Molte attività di mining cinesi hanno spedito le loro attrezzature all'estero, con gli Stati Uniti ed il Kazakistan come beneficiari netti.

Ad esempio, BIT Mining con sede a Shenzhen e quotata sul NYSE ha spedito la maggior parte delle sue attrezzature minerarie al di fuori della Cina, secondo una dichiarazione della società. Circa 320 macchine minerarie sono state consegnate ad una struttura in Kazakistan e la società ha affermato che le sue operazioni dovrebbero tornare online entro il 27 giugno.

Si prevede che gran parte dell'attività mineraria si sposterà negli Stati Uniti. Eunice Yoon della CNBC ha scritto su Twitter il 21 giugno che una società di logistica con sede a Guangzhou stava trasportando 6.600 libbre di computer per il mining di Bitcoin in Maryland.

Un altro potenziale beneficiario è lo stato del Texas, che ha anche alcuni dei politici più favorevoli al Bitcoin negli Stati Uniti. Il Texas ha i prezzi dell'energia più bassi del Paese ed una quota crescente di fonti di energia rinnovabile.

La diversificazione energetica è fondamentale. Trasferire l'hashrate di bitcoin dalla Cina agli Stati Uniti, che hanno un approvvigionamento energetico molto più diversificato, migliorerebbe l'impronta di carbonio del mining di Bitcoin, una critica chiave negli ultimi tempi. (Sebbene infondata, NdT.)

Il fondatore e CEO di Tesla, Elon Musk, ha annunciato che Tesla non accetterà più Bitcoin fino a quando il suo hashrate non raggiungerà il 50% da fonti di energia pulita. Anche la senatrice democratica Elizabeth Warren si è espressa contro Bitcoin per il suo consumo energetico ed il conseguente impatto sull'ambiente.

Mentre la redditività a lungo termine delle criptovalute e di Bitcoin è ancora in divenire, spostare la capacità di mining al di fuori della Cina è un primo passo tangibile per affrontare tali preoccupazioni e critiche.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 5 luglio 2021

Troppa liquidità

 

 

di Alasdair Macleod

Questo mese il FOMC ha rilasciato la sua dichiarazione di giugno ed è servita solo a ricordarci che i suoi membri sono impotenti di fronte alle condizioni inflazionistiche. Rifiutano di accettare le conseguenze sui prezzi dell'inflazione monetaria, aggrappandosi ancora ad una speranza sempre più insostenibile che gli aumenti dei prezzi siano "transitori".

Il fatto è che il mondo è ora inondato di denaro in eccesso, i due maggiori inflazionisti sono la FED e la Bank of England. Negli Stati Uniti il QE mensile da $120 miliardi continua a far salire i valori degli asset finanziari, mentre il governo degli Stati Uniti ha speso altre migliaia di miliardi dal suo conto generale presso la FED. Questa marea di denaro ha minacciato i fondi del mercato monetario con tassi negativi, motivo per cui la FED ha aumentato i suoi pronti contro termine a $721 miliardi.

I tassi d'interesse dovranno salire molto prima di quanto la FED ammetta per impedire agli stranieri di scaricare dollari, non solo in cambio di materie prime che sono quasi raddoppiate da marzo 2020, ma anche per altre valute.

Benvenuti nel mondo in cui tutto è in bolla, alimentata da politici neo-keynesiani americani e britannici che ora sono sempre più messi alle strette dai loro stessi errori monetari.


Introduzione

Per gentile concessione delle banche centrali, ormai viviamo in un mondo in cui tutto è in bolla. Eravamo consapevoli della straordinaria stampa di denaro della Banca del Giappone per conquistare il mercato giapponese degli ETF, ma questo non è più un argomento di conversazione. La Banca del Giappone ora possiede circa ¥48.000 miliardi in ETF, l'azione più aggressiva di stampa di denaro dai tempi di John Law e la sua bolla del Mississippi rispetto alle dimensioni del mercato nei tempi moderni. Ma i pianificatori monetari di oggi hanno respinto l'evidenza empirica di qualsiasi pericolo, definendolo quindi irrilevante.

La peggiore inflazione non è dovuta ai giapponesi ma agli anglosassoni, come illustra la tabella seguente, che risale a prima dell'introduzione delle misure straordinarie da parte delle banche centrali a seguito della crisi Lehman.

Chiunque avesse sperato che la risposta inflazionistica alla crisi finanziaria del 2008/09 fosse solo un evento una tantum è rimasto deluso. E chiunque avesse pensato che la Cina, o il Giappone, fossero le nazioni più irresponsabili, avrebbe sbagliato anche in questo. Addirittura la BCE sembra relativamente moderata rispetto agli inglesi e agli americani.

Naturalmente oltre all'espansione dei bilanci delle banche centrali, ci sono altri fattori nella politica monetaria che possiamo giustamente etichettare come inflazionistici. Ma è interessante che il capo economista della Banca d'Inghilterra abbia scelto quest'estate di rassegnare le sue dimissioni, decidendo allo stesso tempo di non seguire più la linea ufficiale sull'aumento dei prezzi. Mentre alcuni dei suoi colleghi nel Comitato per la politica monetaria solo di recente hanno tifato per tassi d'interesse negativi e dal Governatore in giù stanno ora affermando che l'aumento dei prezzi è solo temporaneo, Andrew Haldane sembra averne abbastanza. E ci si chiede perché la sterlina non si stia indebolendo rispetto al dollaro, vista la solidarietà della Bank of England con la FED in termini di politiche monetarie comuni. Il messaggio della tabella qui sopra è che la sterlina, che è salita da $1,15 a causa della debolezza del dollaro a $1,41 attualmente, non avrebbe dovuto salire di molto, soprattutto perché il valore percepito dopo la Brexit sarebbe dovuto essere sostituito dagli effetti economici del Covid e dei suoi lockdown prolungati.

Sulla scia del lancio di un pacchetto di stimolo da €1.000 miliardi questa settimana, la distruzione operata dalla BCE è economica oltre che monetaria. L'effetto è quello di mantenere i rendimenti dei titoli dell'Eurozona soppressi; persino l'Italia in bancarotta sfoggia un rendimento dei titoli di stato a dieci anni inferiore all'1%. Tutti conosciamo, o dovremmo conoscere, il vero scopo di questo stimolo, ed è quello di finanziare e facilitare ulteriormente il finanziamento futuro degli stati dissoluti dell'Eurozona. Non sorprendetevi se le aziende produttive non ottengono nulla. E senza il conservatorismo monetario della Bundesbank, la BCE sarebbe ancora più spericolata.

La Cina esce relativamente bene da questo confronto. L'espansione del bilancio della PBOC è stata di gran lunga la più piccola in termini percentuali, il suo rapporto tra debito pubblico e PIL è il più basso per gradi di grandezza ed i pianificatori monetari centrali della PBOC hanno per la maggior parte frenato l'espansione del credito da un anno ormai. Ciò suggerisce che lo yuan è significativamente sottovalutato rispetto al dollaro, con il potenziale futuro di attrarre flussi di capitali verso l'interno, cercando di sfuggire alle valute in declino delle nazioni più dissolute.

Dovremmo tenere a mente il diverso approccio della Cina, perché le conseguenze geopolitiche di uno yuan più forte che diventa attraente per i flussi di capitali internazionali porterà ad un evidente contrasto con gli Stati Uniti, i quali invece impoveriscono la loro popolazione attraverso la svalutazione monetaria mentre i cinesi godono di un miglioramento del tenore di vita. Inoltre, a meno che gli americani non decidano improvvisamente di diminuire le loro spese e aumentare i loro risparmi, il surplus commerciale della Cina con gli Stati Uniti continuerà a salire. Nonostante il rallentamento della crescita monetaria riflesso nei numeri del PIL, i cinesi sembrano essere in una posizione molto più forte rispetto alle loro controparti occidentali, sia economicamente che dal punto di vista monetario.

Le conseguenze dell'espansione monetaria sono destinate a portare ad un aumento dei prezzi, cosa che riflette la perdita di potere d'acquisto a causa della diluizione del valore delle valute nazionali. Finora l'uso di indici dei prezzi al consumo strettamente controllati per nascondere le prove ha nascosto la reale portata dell'aumento dei prezzi, ma la diluizione monetaria è diventata così formidabile che la realtà dell'aumento dei prezzi per beni essenziali come cibo ed energia sta diventando ovvia ed i prezzi stanno iniziando ad esplodere verso l'alto.

Nella tabella qui sopra, a guidare la carica è il dollaro USA, che dovrebbe preoccuparci tutti perché è la valuta di riserva mondiale. E mentre dichiarazioni simili provengono dal Comitato di politica monetaria della Banca d'Inghilterra, sono quelle del FOMC della FED che hanno sempre un significato globale.


Il problema del FOMC

La stampa di denaro da parte della FED è continuata a ritmo sostenuto, tanto che gravi distorsioni economiche lo stanno riflettendo, anche per coloro che hanno una visione economica gravemente compromessa. Mentre l'economia statunitense si sta riaprendo a seguito dell'allentamento delle restrizioni Covid, i pianificatori centrali si aspettavano un aumento della domanda di denaro, a riflesso dell'aumento della produzione di beni di consumo per soddisfare la domanda e quindi del capitale circolante necessario. Ma guardando al credito bancario nei confronti delle realtà non finanziarie (prestiti e leasing nella tabella H.8 della FED) non ci sono prove che ciò stia accadendo. Finora le banche non sembrano desiderose di prestare, o forse i loro clienti non vogliono prendere in prestito, come mostrato nel grafico qui sotto.

Prestiti e leasing hanno visto un aumento prima dei lockdown, quando le banche hanno riconosciuto che dovevano colmare il flusso di cassa dei loro clienti o rischiare di portarli in un territorio non redditizio. Inventari invenduti si stavano accumulando, che nel corso dell'ultimo anno sono stati gradualmente eliminati lasciando poco o nessun prodotto sugli scaffali e riducendo la necessità di capitale circolante.

Ma in un'economia agganciata al denaro fiat e all'espansione del credito, la FED ha dovuto continuare a stimolare i mercati, cosa che ha fatto e fa tuttora agitare i mercati finanziari con $120 miliardi di QE ogni mese. Per la FED è fondamentale che la fiducia del mercato rimanga intatta e un'iniezione mensile di QE senza precedenti ha questo obiettivo. Con i mercati obbligazionari assuefatti all'acquisto di obbligazioni attraverso il QE, il Tesoro degli Stati Uniti è stato in grado di raccogliere grandi quantità di denaro attraverso la vendita di obbligazioni in previsione di un livello senza precedenti di spesa pubblica.

Tra di loro i pianificatori monetari centrali della FED e del Tesoro degli Stati Uniti hanno commesso un errore importante: i keynesiani, che mostrano poca simpatia per l'economia dal lato dell'offerta, credevano che la spesa dei consumatori alla fine dei lockdown avrebbe automaticamente portato ad un aumento della produzione. Invece, dopo decenni di perfezionamento dei metodi di produzione, le aziende hanno dovuto affrontare una combinazione letale di continue interruzioni delle catene di approvvigionamento, prezzi più alti delle materie prime ed una forza lavoro riluttante a tornare al lavoro. L'assunto che lo stimolo del consumo provocherebbe un rimbalzo automatico nell'offerta di prodotti e servizi è risultato fuori luogo.

Se le banche sono state caute nel concedere prestiti, è stato per una buona ragione e non sorprende che non siano aumentati. Che si tratti delle banche preoccupate per il rischio o per queste condizioni, le imprese non vedono alcun motivo per richiedere più capitale circolante senza la capacità di produzione per dispiegarlo. Ma è del tutto coerente con un catastrofico fallimento dal lato dell'offerta.

Per i consumatori è un po' come vestirsi a festa per andare ad un ballo solo per scoprire che non c'è nessuno con cui ballare.


Il problema della liquidità era prevedibile

Senza l'espansione della produzione, c'è un eccesso di liquidità nel sistema finanziario americano, il che spiega perché nelle ultime settimane i rendimenti obbligazionari sono scesi ed è emersa una sensazione di condizioni deflazionistiche. Spiega un mistero inesplorato da alcuni commentatori che guardano solo al lato dei reverse repo. Il motivo per cui i reverse repo hanno raggiunto un record di $721 miliardi non è dovuto a garanzie insufficienti nel sistema bancario, ma alla FED che vede che c'è troppa liquidità inutilizzata. E a peggiorare la situazione, invece di raccogliere denaro attraverso la vendita di obbligazioni, il Tesoro degli Stati Uniti ha prelevato dal suo saldo sul Conto Generale presso la FED e ha messo in circolazione denaro che prima non c'era.

Dallo scorso ottobre circa mille miliardi di dollari sono apparsi nell'offerta di moneta in questo modo. E allo stesso tempo la FED ha emesso quasi mille miliardi di dollari attraverso il QE. Tutta questa liquidità in eccesso con un sistema bancario vincolato dalla mancanza di capacità di bilancio minaccia di far diventare negativi i tassi d'interesse di mercato.

Se i tassi di mercato diventassero negativi, i fondi del mercato monetario quasi certamente porterebbero ad una crisi nel cuore del sistema finanziario per questo mercato da $4.500 miliardi, i cui investitori sono stati indotti a credere che i loro fondi sono al sicuro. La FED ha risposto a queste preoccupazioni fissando il tasso sui pronti contro termine inversi allo 0,05% nella recente dichiarazione del FOMC.

Non c'è da meravigliarsi se la FED abbia dovuto recuperare parte di questa liquidità per paura di spingere i tassi d'interesse in territorio negativo. Questa situazione è stata prefigurata in un articolo dello scorso marzo, quando ho sottolineato che c'era il rischio che questi eventi avrebbero portato a tassi d'interesse negativi imposti dal mercato, in particolare se la FED non avesse esteso la sospensione temporanea del coefficiente di leva supplementare (SLR) e aumentato il limite di controparte (RRP) a $30 miliardi sulla sua linea di pronti contro termine inversa. Ha aumentato il limite RRP a $80 miliardi, ma non ha esteso la sospensione del SLR.

A marzo dello scorso anno già commentavamo l'evoluzione di queste condizioni, ma la cecità della FED riguardo le questioni dal lato dell'offerta e l'inflazione dei prezzi avrebbe rapidamente indebolito il suo controllo. E con analisti indipendenti, come John Williams di Shadowstats.com, che stimano che l'inflazione dei prezzi è ora superiore all'11% annuo, la distorsione nei mercati finanziari inondati da un eccesso di liquidità a tassi d'interesse zero è sempre più destabilizzante.

Con tutte le sue politiche che hanno fallito, come procederà la FED? Se dovesse tirare il freno a mano, il mercato azionario quasi sicuramente crollerà, spazzando via l'apprezzata politica della FED di utilizzare il mercato azionario per mantenere tutti ottimisti. Se rialza i tassi d'interesse, ciò andrà contro la religione keynesiana e non è contemplabile. Questo è il motivo per cui l'inadempienza politica nella dichiarazione del FOMC è stata quella di dare il più breve cenno alla minaccia dell'inflazione e riaffermare la convinzione che, se lasciato in pace, il problema scomparirà da sé.


I tassi d'interesse dovrebbero salire

Il segnale ricevuto dai pianificatori centrali dall'apparente mancanza di domanda di denaro è che la deflazione ha avuto il sopravvento, una tesi che probabilmente useranno per raddoppiare i loro sforzi: infatti è raro che gli sfiori l'idea che ci sia troppo denaro nel sistema. Ma con M1 che ammonta a $19.000 miliardi in un'economia da $20.000 miliardi...

Certo, gli statistici hanno cambiato la definizione di M1 lo scorso febbraio spostandovi la maggior parte di M2, ma resta il punto che c'è troppo denaro nell'economia rispetto ad un'attività economica genuina. C'è una latenza nel suo assorbimento, il che significa che l'aumento di liquidità è solo temporaneo prima che i mercati si adattino. L'aggiustamento sta emergendo attraverso l'aumento dei prezzi, perché in assenza di un aumento del risparmio è il potere d'acquisto del denaro che inevitabilmente compensa l'eccesso di offerta monetaria rispetto alla domanda.

C'è confusione nelle menti dei macroeconomisti su questo tema. In un momento in cui il potere d'acquisto del dollaro è destinato a scendere, il pensiero dell'establishment nota un calo dell'attività economica coerente con condizioni deflazionistiche. Stando così le cose, i neo-keynesiani sostengono che il calo della domanda porta ad un calo dei prezzi; o in altri termini un aumento del potere d'acquisto del dollaro. Il problema, come spesso accade, è definire la deflazione. Se esiste — e questo è discutibile — implica una contrazione della quantità totale di denaro e credito, e le conseguenze che ne conseguono. E possiamo ragionevolmente presumere che qualsiasi ulteriore tendenza alla contrazione del credito bancario nei confronti dei mutuatari non finanziari sarà più che contrastata da aumenti dei disavanzi fiscali finanziati dall'espansione monetaria.

Per lo stato diventare il motore che guida l'economia quando si ritiene che il libero mercato fallisca è la filosofia keynesiana di base. Nel frattempo abbiamo assistito di recente ad un stabilizzazione del trade weighted index (TWI) del dollaro oltre il 2% al di sopra dei minimi recenti ed un calo dei rendimenti obbligazionari. Il grafico qui sotto mostra il rendimento dei titoli del Tesoro USA a 10 anni e quello successivo mostra il TWI del dollaro.

Senza dubbio i commentatori finanziari e la FED stanno seguendo da vicino questi grafici. Per loro è probabilmente confortante che i mercati non sembrino prendere sul serio una minaccia di inflazione, al contrario di quello che dicono alcuni commentatori indipendenti secondo cui i tassi d'interesse saliranno entro la fine dell'anno, e non più tardi del 2022. La minaccia dell'inflazione non solo è reale, ma quando i mercati se ne accorgeranno non c'è niente che la FED o il Tesoro USA possano fare per prevenire le conseguenze.

La realtà di fondo è che se i tassi d'interesse non saranno mantenuti ad un punto in cui i detentori stranieri sono scoraggiati dal vendere il dollaro sia per altre valute sia per “asset reali” come le materie prime, il potere d'acquisto del dollaro non potrà far altro che calare drasticamente. Questo fenomeno è già visibile nei prezzi delle materie prime, come illustra chiaramente il seguente grafico.

Da quando la FED ha abbassato artificialmente i tassi d'interesse a zero nel marzo 2020 e ha iniziato un QE da $120 miliardi ogni mese, il quasi raddoppio dell'indice sopraccitato ci dice che il potere d'acquisto del dollaro in termini di materie prime si è quasi dimezzato. Il fatto che il dollaro sia calato solo di circa il 13,7% nei confronti dell'euro (la componente maggiore nel suo TWI) indica che anche l'euro ha perso potere d'acquisto, anche se non nella stessa misura del dollaro. Per la FED affermare che l'inflazione sia semplicemente transitoria significa essere in malafede o ignorare le teorie dello scambio.

La FED è già stata giudicata colpevole dal tribunale dei mercati delle materie prime. È difficile vedere come non sarà giudicata allo stesso modo da altri "tribunali", essendo le conseguenze delle politiche monetarie inflazionistiche decisamente ampie. Con la proprietà straniera di asset finanziari denominati in dollari e depositi in contanti fino a $30.000 miliardi, il dollaro è più esposto di qualsiasi altra valuta significativa al giudizio dei cambi. Di conseguenza quando diventerà chiaro agli stranieri che la sovraponderazione dei dollari non è più sicura, il rovescio della medaglia del Dilemma di Triffin diventerà manifesto.

Triffin descrisse la situazione in cui chi emette una valuta di riserva deve attuare politiche inflazionistiche in definitiva distruttive per soddisfare la domanda mondiale per essa, fino a quando una crisi monetaria porta inevitabilmente al suo rifiuto finale. L'ultima crisi del genere è avvenuta in un periodo di escalation d'inflazione del dollaro, iniziata con il fallimento del Gold Pool di Londra alla fine degli anni '60, seguita dall'abbandono dell'accordo di Bretton Woods nell'agosto 1971 e dall'inflazione dei prezzi ruggente nel decennio successivo.

Oggi le distorsioni senza precedenti nei mercati, associate all'accumulo di statistiche disoneste e all'ignoranza keynesiana, sono considerevolmente più pericolose che il fallimento del Gold Pool di Londra e la fine di Bretton Woods. Pertanto, quando questa volta si materializzerà la previsione di Triffin, possiamo aspettarci che il deterioramento sia improvviso e molto visibile.

I monetaristi, come disse Milton Friedman, che capiscono che l'inflazione è sempre un fenomeno monetario, sono consapevoli solo di metà della storia. Secondo loro la relazione tra denaro e prezzi è essenzialmente meccanicistica. Non è così, come attesta il seguente esempio ben documentato: tra l'aprile 1919 e il marzo 1923 l'aumento cumulativo del debito pubblico del governo tedesco, cioè la differenza tra entrate e spese finanziate da una combinazione di risparmi ed inflazione monetaria, misurata in marchi d'oro, fu del 203%. Eppure i marchi scoperti in circolazione salirono di 207 volte nello stesso lasso di tempo ed il loro potere d'acquisto diminuì da tre marchi di carta ad un marco d'oro, a 5.047:1. Quindi un aumento della spesa pubblica cumulativa del 203%, perlopiù finanziata dall'inflazione, ebbe un effetto sproporzionatamente destabilizzante sulla valuta.

Solo allora iniziò il crollo finale del marco di carta, come documentato da Costantino Bresciani Turroni in The Economics of Inflation: A Study of Currency Depreciation in Post-war Germany, 1914-1923. Questo era ciò che l'economista Austriaco von Mises definì crack-up boom, il fenomeno per cui la popolazione in generale rendendosi finalmente conto che la valuta cartacea non si stabilizza più, alla fine l'ha vende per qualsiasi altra cosa, necessaria o meno.

La lezione da questa e da molte altre storie spiacevoli che coinvolgono valute scoperte emesse dallo stato è che il crollo di una valuta è sempre inaspettato per chi la usa e quando accade può essere un evento rapido. Oggi un risveglio del mercato dovrà far fronte ad una crisi del mercato azionario, una crisi del mercato obbligazionario e la consapevolezza che tutti gli asset finanziari sono mal valutati. Se John Williams di Shadowstats ha ragione, allora un calo del potere d'acquisto del dollaro oltre l'11% richiederà un tasso d'interesse adeguato per compensare i detentori stranieri. Ma anche la metà eliminerà le società sovraindebitate e costringerà il governo degli Stati Uniti ad accettare tagli alla spesa che adesso non è disposto ad attuare.

I suoi consiglieri sono keynesiani e molto tempo fa hanno respinto la teoria economica classica. Non offrono soluzioni, ma solo cattivi consigli. È probabile che il loro prossimo consiglio sarà quello di buttare più soldi sul problema al fine di stabilizzare i mercati azionari, finanziare il debito crescente del governo federale e sovvenzionare la produzione industriale. È anche probabile che ritengano che un dollaro più basso stimoli l'attività economica e forse che dovrebbero essere introdotti controlli sui prezzi.

Insieme agli asset denominati in dollari venduti dagli stranieri, la valuta è destinata a continuare il suo crollo. Come abbiamo visto con le dimissioni del capo economista della Banca d'Inghilterra, le verità sgradevoli continueranno ad essere nascoste sotto il tappeto. E man mano che il potere d'acquisto della valuta fiat calerà, la domanda pubblica per essa aumenterà; non perché sia ​​voluta di per sé, ma perché il suo potere d'acquisto scenderà più velocemente di quanto ne venga messa in circolazione.

Questo è ciò che fece arroventare la stampante monetaria 24 ore su 24, 7 giorni su 7 in Germania nel 1923. Con la moneta elettronica, non ci sono restrizioni fisiche e l'espansione dell'offerta di denaro assumerà una vita propria, accelerando potenzialmente il processo. Ciò che accadde tra maggio e novembre 1923, quando il marco scoperto infine si sgretolò, oggi può essere facilmente compresso in poche settimane.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 2 luglio 2021

Teorema della Regressione ed il vero “Effetto disruption”: Bitcoin tra teoria e pratica

 

 

di Francesco Simoncelli

La nascita e l'evoluzione di Bitcoin hanno creato uno sconvolgimento senza precedenti a più livelli all'interno della società. Su queste pagine avete avuto la possibilità di leggere come suddetti sconvolgimenti abbiano modificato il settore finanziario, economico e sociale, permettendo agli individui di adattare le proprie esigenze alla nuova realtà. Inutile dire che anche il campo intellettuale è stato invaso dal cambiamento di paradigma introdotto nel 2009 col white paper di Satoshi. In particolar modo il mondo intellettuale, il quale piuttosto che analizzare la mutevolezza dell'ambiente di mercato s'è voluto trincerare nelle proprie teorie difendendole a spada tratta nonostante le evidenze empiriche. Purtroppo in questa categoria sono ricaduti anche diversi commentatori ed economisti Austriaci, i quali hanno sfoggiato il Teorema della Regressione di Mises per invalidare la soundness monetaria di Bitcoin. Secondo loro non sarebbe mai potuto diventare mezzo di scambio perché non soddisfa adeguatamente le linee teoriche che in passato ogni merce ha seguito rigorosamente prima di diventare merce più commerciata e quindi denaro. È un peccato assistere, ancora oggi dopo 11 anni, ad un dibattito che è tenuto vivo solo dall'ignoranza da parte di chi l'alimenta. Proprio così, perché arrivati a questo punto è manifesta la realtà che chi lo alimenta lo fa perché non ha affatto capito le basi teoriche dell'economia Austriaca.

L'obiettivo di Mises, quando formulò il Teorema della Regressione, non era spiegare l'origine della moneta, né quali particolari merci potessero e non potessero emergere spontaneamente come denaro, ma fornire esclusivamente una spiegazione soggettivista del potere d'acquisto presente del denaro. Per adempiere a questo scopo era necessario che la merce in questione fosse valutata e scambiata soggettivamente dagli individui prima del suo utilizzo come mezzo di scambio, non che avesse un uso oggettivo pre-monetario.

Nella sua spiegazione Mises sfruttò la teoria soggettiva e l'utilità marginale del valore sviluppate da Menger e, sebbene fosse consapevole di poter finire in un loop a causa del fatto che il potere d'acquisto del denaro è determinato dal valore imputato dagli individui ma questi ultimi lo valutano così perché quella particolare forma di denaro ha potere d'acquisto, vi aggiunse la sua brillantezza intellettuale: la dimensione temporale. Infatti la genialità fu quella di enunciare che gli individui ricercano oggi potere d'acquisto perché si aspettano che esso sia valido anche domani, basando fondamentalmente le proprie decisioni sulla storia passata dello stesso potere d'acquisto. La critica successiva sarebbe stata quella di puntualizzare la discesa in una regressione infinita, ma Mises aveva pensato anche a questo sottolineando che la ricerca può fermarsi nel momento in cui la merce che viene presa in considerazione non viene più scambiata semplicemente con le altre merci, bensì diventa talmente commerciata da fungere da mezzo di scambio. Anche qui una precisione è dovuta, il mezzo di scambio non è ancora denaro a tutti gli effetti denaro perché tale è un processo in divenire, una spirale auto-rinforzante che porta quel determinato mezzo di scambio, sempre in base alle valutazioni soggettive degli individui, a diventare più comunemente accettato.

In base a questo background iniziale possiamo vedere come Bitcoin ricada perfettamente nel Teorema, visto che inizialmente era "solamente" un numero o una cifra su Internet cui nessuno dava importanza. Sebbene lo scopo con cui sia stato concepito fosse quello di diventare denaro un giorno, ciò non toglie che sarebbe potuto rimanere nell'oblio. Ad essere rigorosi, Bitcoin in realtà ha una storia molto più complessa alle spalle e la sua origine non è affatto nel 2009 bensì molto più indietro. Infatti la spontaneità del libero mercato ha lavorato nel sottobosco sin dal 1971 per far emergere quella merce che davvero fosse selezionata dalle scelte soggettive degli attori di mercato. Qualcosa che fosse più resistente della censura statale e si adattasse ogni volta che quest'ultima provava un attacco. Il punto è proprio questo e che alcuni Austriaci non capiscono: visto che il processo di selezione naturale di una merce come denaro è stato alterato artificialmente dall'interventismo attivo dello stato, il libero mercato ha risposto concentrandosi su qualcosa che potesse aggirare efficacemente questo veto.

Molti hanno tentato con l'oro, l'ultima merce selezionata dal mercato come denaro, ma hanno fallito data la censurabilità facile del metallo giallo; altri hanno tentato la via del digitale, ma anche qui problemi tecnici di protocollo hanno impedito il successo di quei progetti. Bitcoin ha rappresentato la summa di tutti i suoi predecessori che hanno fallito, incarna infatti le qualità migliori dell'oro ed i vantaggi presenti nell'essere nel mondo digitale. La visione imprenditoriale di Satoshi gli ha permesso di mettere insieme tutti i "pezzi del puzzle" che ognuno dei tentativi del passato ha rappresentato e creare un protocollo che fosse in grado di superare la censura statale, oltre ovviamente fornire una potenziale merce di valore. Bitcoin, quindi, non nasce ex nihilo come invenzione partorita dalla singola mente di Satoshi, invece incarna un mosaico molto più complesso evolutosi nel tempo per soddisfare un desiderio di valore degli attori di mercato: aggirare il sistema statale del denaro fiat e, in particolar modo, far sì che il potere d'acquisto di oggi non fosse derubato domani attraverso il proverbiale Effetto Cantillon incorporato nell'attuale monopolio sul denaro da parte delle banche centrali.

Sebbene la teoria Austriaca si distingua dalle altre scuole di pensiero economico per la trattazione della dimensione temporale, è la parte che più sfugge alla maggior parte dei critici di Bitcoin. Infatti, così come il white paper di Satoshi non è stato l'origine di nulla bensì il proseguimento di un processo in costante divenire, il Teorema della Regressione di Mises non voleva affatto condensare la teoria presentata in esso in qualcosa che potesse essere considerata l'origine del denaro. Sono due cose ben distinte. Non è un caso infatti che in The Theory of Money and Credit Mises ponga la trattazione del Teorema e dell'origine del denaro in capitoli diversi a distanza di circa un centinaio di pagine; lo stesso accade in Human Action dove sottolinea che il Teorema della Regressione è un dispositivo per spiegare il potere d'acquisto del denaro, non uno "per capire" quale merce sul mercato possa diventare in futuro denaro. Se fosse vero che il Teorema della Regressione richiedeva che la merce avesse avuto un uso oggettivo prima del suo utilizzo come mezzo di scambio, si potrebbe sostenere che Bitcoin lo possa invalidare indipendentemente dall'obiettivo originale del Teorema. Inutile dire che le cose non stanno così, visto che Mises sottolinea ripetutamente ed esplicitamente che il punto di partenza del valore del denaro non è altro che il risultato di valutazioni soggettive. Ancora una volta, quindi, l'idea che Bitcoin abbia acquisito potere d'acquisto perché gli individui lo hanno scambiato direttamente in base alle loro preferenze individuali, piuttosto che per un uso oggettivo, non solo non solo non invalida il Teorema, ma si allinea del tutto con esso.

Se si dovesse spezzare una lancia a favore di chi è rimasto confuso dall'ascesa di Bitcoin e ha fallito nell'inquadrarlo da un punto di vista Austriaco, si può dire che l'aggettivo "industriale" usato da Mises in Human Action può essere stato in qualche modo fuorviante. Tuttavia una lettura più attenta rivela che tale aggettivo, per quanto possa trasmettere un senso di "oggettività", maschera una definizione decisamente soggettiva: “[...] usarla a fini industriali, cioè o per il consumo [la diretta soddisfazione delle proprie preferenze soggettive] o per la produzione”. Ciò sottolinea ulteriormente che il valore è soggettivo ed il Teorema non richiede che una determinata merce abbia originariamente posseduto un qualche uso oggettivo al fine di spiegarne il potere d'acquisto. L'obiettivo del Teorema della Regressione non era delimitare quali merci particolari possono e non possono emergere come denaro, ma spiegare il potere d'acquisto di quest'ultimo utilizzando la teoria soggettiva dell'utilità marginale del valore. Ciò richiede solo che una determinata merce sia valutata dagli individui e quindi scambiata direttamente, senza che avesse un uso "oggettivo" pre-monetario. Alla luce di ciò dovrebbe essere chiaro che la presunta invalidazione del Teorema misesiano da parte di Bitcoin non ha senso.

Le persone continuano ad effettuare scambi con Bitcoin in cambio di beni e servizi "reali" e coloro che li ricevono, almeno una parte di loro, intendono utilizzare i proventi per acquistare a loro volta altri beni e servizi "reali" con esso; non c'è dubbio, quindi, che Bitcoin sia attualmente un mezzo di scambio, anche se non ancora denaro. In conclusione, il Teorema della Regressione di Ludwig von Mises non è affatto un ostacolo al processo attraverso il quale Bitcoin andrà eventualmente oltre e diventerà denaro, né Bitcoin invalida in qualche modo la scoperta geniale di Mises. Se pensate che la teoria soggettiva del valore non dimostri che una valuta digitale possa diventare una merce più commerciata e comunemente accetta negli scambi, perché nessuno avrebbe esperienza con cui valutarla, allora vi sbagliate: è accaduto nel 2010 e adesso il prezzo spot è una guida più che adeguata.


IL VERO “EFFETTO DISRUPTION” DI BITCOIN

Avendo avuto cura di inquadrare il fenomeno Bitcoin dal punto di vista teorico, e soprattutto avendo visto come esso vi si include egregiamente senza attriti, adesso possiamo spostarci al lato pratico ed osservare quali sono i motivi per cui infrastruttura e protocollo rappresentano non solo una fonte di valore, ma addirittura la prima possibilità concreta dopo tempo immemore di colpire in modo incapacitante la struttura statale, i criminali che la utilizzano e tutti i parassiti che vi orbitano attorno per sfruttare la ridistribuzione della ricchezza grazie al denaro fiat. Sebbene negli ultimi anni la comunità Bitcoin sia stata in qualche modo trascinata nel mondo della finanza, la possibilità di usarlo come mezzo di scambio è sempre presente. Non scompare perché in un determinato momento esiste una tendenza a vederlo e considerarlo in una determinata ottica. E anche se il mondo finanziario ha attratto le attenzioni della comunità Bitcoin, esso non è più volatile di altri asset speculativi. Da questo punto di vista, infatti, non c'è alcuna caratteristica esclusiva che renda Bitcoin tanto diverso da operazioni di istituzioni finanziarie rischiose; basta vedere un qualsiasi prospetto informato sugli investimenti dove c'è anche il rating del rischio.

Ma diversamente da essi offre un mezzo attraverso il quale evadere dalle pratiche totalitariste ed inflazioniste: trasferire valore senza preoccuparsi di intermediari che possano bloccare la transazione e farlo solo in base a dinamiche di domanda/offerta. Pensate al Venezuela e a come il governo socialista abbia devastato il Paese con le sue politiche deliberatamente distruttrici della valuta nazionale. Grazie a Bitcoin i poveri disgraziati investiti dall'iperinflazione hanno avuto un modo per conservare potere d'acquisto e commerciare con l'estero, accedendo a beni e servizi che in caso contrario sarebbero stati inaccessibili. Lo stesso discorso lo possiamo fare per l'Iran, dove determinate cose sono bandite, o per tutti quei Paesi che mettono al bando il denaro contante, spingendo la popolazione verso un Grande Fratello finanziario. Tutte queste motivazioni sono visibili e spiegano perché Bitcoin continua ad attrarre le attenzioni del mondo.

Infatti la semplicità d'uso dello stesso permette a chiunque di poter gestire un wallet ed effettuare/ricevere transazioni. È utile guardare ad un esempio concreto come il wallet Melis per farsi un'idea di come si possa essere neofiti ma allo stesso tempo essere in grado di accedere alle funzionalità basilari del suo uso. La bellezza di questo wallet, comunque, è il fatto che accompagna l'utente verso un percorso di maturazione tecnologica progressiva, permettendogli di apprendere nuovi modi di personalizzare le transazioni grazie alla grande varietà di opzioni presenti. Bitcoin è user-friendly e soprattutto business-friendly, caratteristica questa che spiega il crescente fascino che esso continua ad attrarre. Ma al di là di ciò il fatto che la blockchain di Bitcoin sia pubblica è un fattore che avalla i fatti. Detto in parole semplici, se MicroStrategy afferma di aver comprato X BTC ciò è verificabile da tutti andando a vedere un qualsiasi explorer della blockchain di Bitcoin. In questo senso Bitcoin rappresenta un incentivo non indifferente all'onestà e alla verificabilità dei fatti, oltre al fatto di consentire un "servizio" di timestamp indelebile all'interno dei suoi blocchi rafforzando ancora di più l'onestà nella comunità.

Esiste la stessa verificabilità nel mondo finanziario canonico? Assolutamente no. E un esempio spesso riportato su queste pagine è il mercato manipolato dell'oro, il quale ormai è scollegato non solo dal mondo monetario ma anche da dinamiche di domanda/offerta di mercato. Ma anche se Bitcoin può essere inondato di ETF e altri derivati simili, la sua natura trustless e permissionless permette ancora di utilizzarlo senza il bisogno di far intervenire terze parti di fiducia. Bastano pochi clic ed è possibile utilizzarlo per aggirare norme liberticide o pratiche di mercato di dubbia onestà. Con l'oro, invece, questo non è possibile perché esiste il minus rappresentato dalla sua fisicità e questo è un vantaggio per i manipolatori che possono rimanere nell'ombra e farla franca. Su Bitcoin, invece, è tutto verificabile e si può "identificare" "chi" sta vendendo, "chi" sta acquistando e "chi" sta risparmiando. E questo aspetto ci porta direttamente alla motivazione legata alla trasparenza: immaginate se le stesse whale nel mondo dell'oro fossero traslate al mondo Bitcoin.

Innanzitutto ci sarebbe la pistola fumante che potrebbe essere riconducibile ad un particolare soggetto, ovvero le grandi banche d'investimento; in secondo luogo sarebbero pubblicamente visibili le quantità spostate e soprattutto si potrebbero verificare le quantità fisiche con quelle sintetiche; i "pesci piccoli" invece risulterebbero quelli che si lanciano sul metallo fisico, lo accumulano e cercano di preservare in questo modo la propria ricchezza. Inutile dire che diventerebbe palese a tutti che esistono una manciata di big player che stanno facendo di tutto per mantenere soppresso il prezzo dell'oro sfruttando il mercato scam dell'oro sintetico. Ma questo discorso può essere generalizzato e traslato anche allo stato, e verrebbero inchiodate tutte le menzogne che sono state accumulate nel tempo per frodare la popolazione. Sarebbe principalmente visibile e tracciabile la rete di clientes che sfruttano la coercizione statale per proprio tornaconto, oltre a seguire il flusso dell'Effetto Cantillon. Tutte le chiacchiere starebbero a zero.

Provate ad immaginare l'apparato statale che utilizza Bitcoin e faccia passare tutte le sue operazioni attraverso un singolo hash della sua chiave pubblica. Inutile dire che in tal modo si potrebbe risalire a tutte le transazioni fatte in passato e capire cosa è stato acquistato. In questo modo non avrebbe più carta bianca come accade adesso con il calderone delle tasse e soprattutto non potrebbe sventolare il feticcio dei "controllori" che in realtà sono manovrati dal controllato, ovvero lo stato. Pensate, ad esempio, alla recente affermazione della Banca d'Italia riguardo presunte irregolarità negli appalti riguardanti materiale sanitario. Nel contesto attuale c'è disinteresse e pressapochismo da parte della popolazione in generale perché tutto rimarrà nella foschia e nella nebulosità, senza poter identificare puntualmente i responsabili. Con Bitcoin l'aggettivo presunto non esiterebbe. La trasparenza della blockchain di Bitcoin farebbe emergere tutte quelle truffe e quei raggiri che ancora oggi vengono perpetrati alle spalle dei contribuenti e che sono ordite per trattarli come schiavi e parassitare gran parte dei frutti del loro lavoro. In un mondo in cui Bitcoin fosse ampiamente diffuso, nessuno investirebbe più nel mercato dell'oro sintetico e altresì nessuno parteciperebbe più ad una gara d'appalti pubblica. Sono la trasparenza e l'immutabilità della blockchain di Bitcoin ciò che terrorizza l'establishment finanziario e statale.

Quindi che sia tramite Lightning Network o tramite Bitcoin Cash, ad esempio, usatelo ogni giorno e fate in modo di vivere quanto più possibile attraverso il mondo delle criptovalute, perché è la chiave di volta reale per eliminare definitivamente le varie mafie statali che poggiano sul denaro fiat e l'Effetto Cantillon.


CONCLUSIONE

Economisti Austriaci e libertari dovevano essere i primi a carpire il netto cambiamento di paradigma introdotto da Bitcoin, eppure alcuni di essi ancora fanno fatica. Soprattutto quando si tratta di inquadrare questo fenomeno sotto la lente d'ingrandimento della teoria. I cosiddetti gold bug per anni hanno sostenuto la rilevanza e l'importanza dell'oro nel mercato monetario, grazie in particolar modo all'immutabilità del metallo giallo. E l'hanno fatto a ragion veduta per due motivi: non c'erano alternative migliori ed il valore storico dell'oro "garantiva" che avrebbe conservato il suo valore anche cent'anni dopo.

Ineccepibile dal punto di vista fisico, ma non da quello economico. Infatti esiste ancora un rischio latente: il risparmiatore che punta sull'oro "scommette" sul fatto che le caratteristiche fisiche dell'oggetto in questione saranno talmente influenti da condizionare a suo favore la componente economica. Non va alla ricerca di qualcosa che sia fisicamente lo stesso in un certo punto nel futuro, ma qualcosa che sia economicamente lo stesso. Infatti le economie, essendo costituite da attori di mercato i cui valori e desideri sono mutevoli, non potranno mai garantire qualcosa al 100%.

Quindi, dal punto di vista teorico, Bitcoin soddisfa tutti i "requisiti" per essere considerato inizialmente un mezzo di pagamento, ed è sulla strada per diventare denaro a tutti gli effetti. Non rappresenta un'eccezione alla teoria Austriaca o qualcosa che la va ad invalidare. Non rappresenta un'alternativa assoluta all'oro, ma relativa visto che anch'esso non è avulso dalle stesse leggi sopra spiegate: fisicamente immutabile, ma economicamente variabile. Rischio di cambio ed incertezza sono due componenti economiche insite nella natura umana, e, diversamente dalle altre scuole di pensiero, la Scuola Austriaca le accetta per quelle che sono e non le vuole annullare. Anzi, le studia e le analizza in modo da individuare quegli elementi che le possano minimizzare.

Bitcoin fa esattamente questo: nel lungo periodo minimizza rischio di cambio ed incertezza meglio dell'oro. Ecco perché è stato premiato economicamente dagli attori di mercato. Adesso arriva la vera sfida: riportare in primo piano la questione della privacy e smantellare, pezzo per pezzo, le truffe erette dall'apparato statale attraverso il raggiro del denaro fiat e lo schiavismo della tassazione. Trasparenza, immutabilità e meccaniche di prezzo basate sul libero mercato (es. domanda/offerta) rendono Bitcoin il peggiore degli incubi per burocrati, parassitume statale di vario tipo e totalitaristi illusi di poter esercitare la loro tirannia per sempre.