giovedì 24 febbraio 2022

L'economia della Turchia è in grossi guai

 

 

di Joseph Solis-Mullen

Nel corso degli anni gli osservatori della politica turca si sono in qualche modo abituati alle oscillazioni irregolari nelle linee di politica di Ankara. Soprattutto dopo le riforme del 2017, il suo alto grado di controllo sulle funzioni primarie dello stato significa che il presidente Recep Tayyip Erdoğan deve affrontare pochi ostacoli per eseguire cambiamenti bruschi che considera corretti o necessari. Questa mancanza di un effettivo controllo istituzionale sulla sua autorità sta, attualmente, portando il Paese giù da un dirupo economico.

Già dal 2018 il Paese era in una crisi multifrontaliera. Caratterizzata da stagnazione, disoccupazione, forti oscillazioni del prezzo della lira, inflazione in aumento, bilancia commerciale in calo, oneri finanziari crescenti ed un aumento delle insolvenze aziendali, l'attuale interferenza di Erdoğan con la banca centrale invita a far esplodere l'intera faccenda in un catastrofe monumentale. Mentre i confronti con l'iperinflazione che ha sopraffatto Weimar in Germania sono spesso iperbolici, il pericolo in Turchia è reale.

L'insistenza di Erdoğan sul fatto che tassi più alti della banca centrale portino ad un'inflazione più alta, l'esatto opposto dell'ortodossia economica, ha portato la banca centrale turca a tagliare i tassi quattro volte in altrettanti mesi, anche se l'inflazione ha continuato a salire. Come mostrato nel grafico qui sotto, gli investitori globali sono fuggiti dalla lira, così come molti in Turchia, con il valore della valuta turca in forte calo.

L'apparente rianimazione della lira dopo l'annuncio di metà dicembre da parte di Erdoğan di un piano per proteggere i depositi in lire è un'illusione. Mentre consumatori e imprese hanno ridepositato circa ₺3 miliardi nelle banche turche, il vero rinvigorimento della lira è arrivato grazie alla banca centrale turca, che attraverso attività di mercato aperto e tramite banche statali si è impegnata in acquisti per oltre $7 miliardi in appena due giorni. Come tutte le crisi monetarie, quindi, la banca centrale sta svuotando le sue riserve estere per sostenere il prezzo della lira. Quando questo sostegno si rompe, come alla fine quasi sempre accade, nessuno sa dove andrà a finire la lira. Per parafrasare Ernest Hemingway, il processo sarà graduale e poi improvviso.

Sul piano interno, Erdoğan ha cercato di definire la serie di crisi come il risultato di dazi esteri ostili, come quelli emanati dagli Stati Uniti nel 2018, e la perfidia di una cabala bancaria globalista. Resta da vedere se sarà in grado di convincere o meno la classe media (ancora) numerosa e istruita della Turchia, e questo lo vedremo quando voteranno per le prossime elezioni nel 2023. Le prime indicazioni non sembrano promettenti. Nel 2019 il suo partito, l'AKP (Adalet ve Kalkınma Partisi, o Partito della giustizia e dello sviluppo), ha subito le peggiori sconfitte elettorali da quando prese il timone nel 2003, perdendo il controllo locale su Istanbul ed Ankara.

La coalizione elettorale di Erdoğan è cambiata gradualmente nel corso dei suoi due decenni al potere; tuttavia l'AKP ha sempre tratto il suo sostegno primario dai musulmani ortodossi, dalle comunità rurali e dai poveri (infatti tra le sue argomentazioni per abbassare i tassi d'interesse, di recente ha citato il divieto coranico all'usura). Inizialmente in servizio come primo ministro, Erdoğan ha supervisionato un'espansione dell'economia e dello stato sociale della Turchia, rendendo lui e l'AKP comprensibilmente popolari. Tuttavia la crescita dell'economia è stata sbilanciata: i disavanzi ampi e persistenti sono diventati la norma man mano che la spesa pubblica è cresciuta e la dipendenza dai mercati del credito globali è aumentata. In particolare durante il secondo decennio del suo mandato, quando i suoi piani di riforma si bloccarono e le sue disavventure in politica estera aumentarono, clientelismo e corruzione sono diventati sempre più pervasivi; così anche il perseguimento di coloro ritenuti ostili al regime. Fortemente dipendente da sussidi statali sempre più inaccessibili, l'ulteriore crollo della lira renderà proibitivi i necessari input importati richiesti dall'economia turca. Nonostante le speranze di Erdoğan, la bilancia commerciale turca calerà ulteriormente nonostante la svalutazione della lira, poiché la paralisi della sua economia a causa dell'inflazione creata dalle sue continue ingerenze farà crollare la capacità produttiva del settore privato e pubblico. Seguirà poi una disoccupazione di massa.

Dieci anni fa molti esperti di previsioni geopolitiche e geoeconomiche avevano intuito che Ankara sarebbe diventata la potenza dominante della regione ed un attore di importanza mondiale. Con la leva della sua geografia e l'appartenenza all'Organizzazione del Trattato del Nord America, aveva un alto grado di flessibilità strategica grazie ad un'economia in crescita ed una popolazione relativamente giovane e istruita. Quella popolazione si aspettava grandi cose ed è stata sempre più delusa.

Se Erdoğan continuerà su questa strada, lui e l'AKP potrebbero non arrivare alle elezioni del 2023. Indipendentemente dal fatto che il tentativo di colpo di stato del 2016 che Erdoğan afferma di aver respinto fosse legittimo o artificioso, trincerato nel suo palazzo dalle mille stanze, e costruito per un costo di diverse centinaia di milioni di dollari, è opinabile se un esercito sempre più pagato con denaro senza valore sarà disposto a respingere, o addirittura ad abbattere, i suoi connazionali nel tentativo di rovesciare un regime sempre più impopolare.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 23 febbraio 2022

Perché l'essere umano non è una macchina?

 

 

di Jeffrey Tucker

A difesa degli obblighi normativi durante le discussioni orali, il giudice della Corte Suprema, Sonia Sotomayor, ha pronunciato le seguenti parole: "Perché un essere umano non è come una macchina se (mentre parla) sputa virus?" Per lei è una cosa semplice: le imposizioni normative governano il mondo delle macchine, quindi perché non anche quello umano?

La domanda è stata accolta (milioni di persone hanno ascoltato queste argomentazioni per la prima volta) con giustificata sorpresa. Come si può "ragionare" in questo modo? Gli esseri umani sono portatori di agenti patogeni, decine di miliardi di essi. Sì, ci infettiamo a vicenda ed il nostro sistema immunitario si adatta come si è evoluto per fare. Tuttavia abbiamo dei diritti, abbiamo la libertà e questi ci hanno concesso vite più lunghe e migliori.

La Carta dei diritti non riguarda le macchine, esse non rispettano le Costituzioni. Le macchine non hanno volizione, sono cose che devono essere alimentate da fonti esterne, programmate da esseri umani e comportarsi esattamente come sono gestite per comportarsi. Se una macchina non fa ciò che ci si aspetta, è rotta e quindi viene riparata o sostituita.

Tutto questo sembra incredibilmente ovvio ed innegabile, tanto che si può solo tirarsi indietro con timore reverenziale se qualcuno ne dubita, in particolare un giudice che tiene nelle sue mani il destino della libertà umana. Sembra assolutamente sorprendente che una persona del genere non riesca a cogliere la differenza tra l'esperienza umana ed un dispositivo meccanizzato.

Eppure quello che ha detto non è così fuori fuoco. Non era un punto che ha chiarito sul momento, ma la presunzione che le persone dovrebbero essere gestite come macchine è stata un'ipotesi di base nella pianificazione delle pandemie per la maggior parte degli ultimi 15 anni. L'illusione è nata nella testa di una manciata di persone che erano vicine al potere e da allora non ha fatto che crescere.

Molti grandi pensatori hanno cercato di denunciare queste tendenze intellettuali. Vent'anni fa Sunetra Gupta ci avvertì di questa deriva. Tuttavia i modellisti ed i pianificatori centrali hanno continuato, costruendo più modelli, fantasticando sui piani centrali, mettendo insieme strategie di mitigazione e complottando in altro modo per rimuovere la volontà umana dall'elenco delle incognite durante una pandemia.

In altre parole, trattare le persone come macchine non è un'idea radicale e non è puramente l'invenzione irritabile di un giudice di corte ideologicamente motivato. Quello che ha detto Sotomayor non è affatto insolito, almeno non nei confini della sua bolla intellettuale. Ha offerto una dichiarazione sommaria su molte delle presunzioni dietro i lockdown e ora degli obblighi. Fa parte dell'agenda da molto tempo, un'opinione sostenuta da alcuni dei principali intellettuali mondiali che hanno gradualmente guadagnato influenza all'interno della professione epidemiologica nell'ultimo decennio e mezzo.

Tutto questo è ben documentato. Non l'avevamo sperimentato completamente fino al 2020. Quello è stato l'anno in cui hanno trovato l'opportunità di testare la teoria secondo cui gli esseri umani possono essere gestiti come macchine e quindi generare risultati migliori.

Date un'occhiata al libro di Michael Lewis sull'argomento. Nonostante tutti i suoi difetti, fa un tuffo nella storia della pianificazione delle pandemie. Nacque sostanzialmente nell'ottobre 2005 su sollecitazione del presidente George W. Bush e "l'innovatore" era un uomo di nome Rajeev Venkayya. Oggi gestisce un'azienda di vaccini, ma all'epoca era a capo di un gruppo di studio sul bioterrorismo all'interno della Casa Bianca. Bush voleva un grande piano, qualcosa di simile alla grande visione che aveva portato alla guerra in Iraq; voleva dei mezzi per schiacciare un virus.

"Stiamo per inventare la pianificazione delle pandemie", annunciò Venkayya allo staff. Reclutò un gruppo di programmatori di computer che non avevano alcuna conoscenza di virus, pandemie, immunità e nessuna esperienza nella gestione e mitigazione delle malattie. Erano programmatori di computer e tutti i loro programmi presumevano esattamente ciò che diceva Sotomayor: siamo tutti macchine da gestire.

Tra loro c'era Robert Glass del Sandia National Laboratory, da cui nacque l'idea del distanziamento sociale con l'aiuto della figlia. L'idea era che se fossimo rimasti tutti lontani l'uno dall'altro, il virus non si sarebbe trasmesso. Cosa succede al virus? Non è mai stato chiaro, ma credevano che in qualche modo un virus che non riusciva a trovare un ospite sarebbe poi in qualche modo scomparso nel firmamento, per non tornare mai più.

Niente di tutto ciò ha mai avuto senso, tranne che nei modelli. Nel mondo della modellazione al computer, tutto ha un senso secondo le regole stabilite dai programmatori.

Potete leggere il documento originale di Glass sul sito Web del CDC, dov'è ancora oggi: Targeted Social Distancing Designs for Pandemic Influenza. È un piano centralizzante che rimuove tutta la volontà umana. Ognuno è mappato in base alla probabilità di diffusione della malattia. Le scelte sono sostituite dai piani degli scienziati ed il modello si basa su una piccola comunità, ma si applica ugualmente ad un'intera società.

Il distanziamento sociale mirato per mitigare l'influenza pandemica può essere progettato attraverso la simulazione della diffusione dell'influenza all'interno delle reti di contatto sociale della comunità locale. Dimostriamo questo progetto per una comunità stilizzata rappresentante una piccola città negli Stati Uniti. L'importanza fondamentale dei bambini e degli adolescenti nella trasmissione dell'influenza viene prima identificata e presa di mira. Per l'influenza infettiva, come l'influenza asiatica del 1957-58 (≈50% infetta), la chiusura delle scuole ed il mantenimento di bambini e adolescenti a casa hanno ridotto il tasso di attacco del >90% . Per i ceppi più infettivi o la trasmissione meno focalizzata sui giovani, devono essere presi di mira anche gli adulti e l'ambiente di lavoro. Adattato a comunità specifiche in tutto il mondo, tale progetto produrrebbe difese locali contro un ceppo altamente virulento in assenza di vaccini e farmaci antivirali.

Ecco una piccola mappa delle trasmissioni dell'infezione presentata in quel documento.

Aspettate un attimo, questa è la mia comunità? Questa è la società?

Hanno mappato quello che immaginano essere il percorso dell'infezione. Sostituiscono questo percorso con chiusure, separazioni, limiti di capacità, restrizioni ai viaggi, costringendo tutti a rimanere a casa e al sicuro. Vi chiedete perché hanno preso di mira le scuole? I modelli gliel'hanno detto.

Così è stata inventata la pianificazione delle pandemie, contraddicendo un secolo di esperienza di salute pubblica ed un millennio di conoscenza su come finiscono davvero le pandemie: attraverso l'immunità collettiva. Niente di tutto questo importava, ciò che contavano erano i modelli e ciò che sembrava funzionare sui loro programmi informatici.

Quanto agli esseri umani, sì, in questi modelli sono macchine. Niente di più. Quando sentite proferire una cosa del genere da un giudice, essa è tanto ridicola quanto spaventosa. Indipendentemente da ciò, è del tutto sbagliata. Sicuramente ogni persona intelligente conosce la differenza tra una persona e una macchina.

Ma in un contesto diverso, potete prendere la stessa visione del mondo, esibire alcuni grafici colorati, supportarli da una presentazione Powerpoint, aggiungere variabili che possono cambiare il funzionamento del modello in base a determinate presunzioni e genererete quello che sembra essere un sistema altamente intelligente che rivela cose che altrimenti non vedremmo.

Accecati dalla scienza, potremmo dire. Molte persone alla Casa Bianca erano davvero accecate ed anche il CDC lo è stato. Avevano sperato di implementare il sistema di controllo dei virus già nel 2006, con l'influenza aviaria. Infatti all'epoca gli esperti dissero che avrebbe potuto uccidere metà delle persone che avrebbero contratto il virus. Anthony Fauci disse la stessa cosa: un tasso di mortalità del 50%.

Ciononostante molte persone rimasero deluse: il virus non passò mai dagli uccelli agli umani. Non potevano provare il loro nuovo fantastico schema. Tuttavia il movimento di modellazione è cresciuto costantemente nell'arco di un decennio e mezzo, ottenendo reclute da molti settori e poi godendo di enormi finanziamenti dalla Bill & Melinda Gates Foundation. Ovviamente lo stesso Gates era e rimane convinto che il modo migliore per affrontare gli agenti patogeni sia attraverso i programmi antivirus che chiamiamo vaccini, mitigando la diffusione attraverso il distanziamento sociale.

Nel 2006 avevo ipotizzato che la pianificazione delle malattie fosse una nuova frontiera per il controllo statale dell'ordine sociale. "Anche se l'influenza dovesse arrivare", scrissi, "lo stato coglierà sicuramente la palla al balzo per imporre restrizioni ai viaggi, chiudere scuole e attività commerciali, mettere in quarantena le città e vietare gli assembramenti pubblici. È il sogno di ogni burocrate! Se ci farà stare di nuovo bene, beh, quella è un'altra questione".

"È una cosa seria", continuai, "quando lo stato pretende di pianificare l'abolizione di ogni libertà e la nazionalizzazione di tutta la vita economica e di mettere ogni affare sotto il controllo dei militari, soprattutto in nome di un patogeno che è in gran parte limitato alla popolazione degli uccelli. Forse dovremmo prestare più attenzione".

A quel tempo la maggior parte delle persone ignorava tutto questo. Era solo l'ennesima conferenza stampa della Casa Bianca, solo l'ennesimo stravagante sogno burocratico dal quale le nostre leggi e tradizioni ci avrebbero protetto. Ne ho scritto non perché credessi che ci avrebbero provato, il mio allarme era che chiunque potesse inventarsi una trama così folle.

Quindici anni dopo quel rumore è diventato la calamità che ha destabilizzato la libertà e la legge, distrutto il commercio e la salute, distrutto innumerevoli vite e gettato in seri dubbi il nostro futuro di popolo civile.

Non distogliamo lo sguardo dalla realtà: tutto questo è stato un prodotto di intellettuali che hanno fatto e pensato esattamente come Sotomayer. Non siamo esseri umani con diritti, siamo macchine da gestire. Infatti se guardate indietro alla conferenza stampa del 16 marzo 2020, in cui vennero annunciati i lockdown, la dottoressa Birx disse: "Vogliamo che le persone restino separate in questo momento, in modo da affrontare questo virus, perché non abbiamo un vaccino o una terapia".

Qui abbiamo un consulente di spicco del presidente che sosteneva essenzialmente una trasformazione sociale completamente nuova e radicale, gestita dai "professionisti" della salute pubblica. Un piano completo per separare tutti, esattamente come i pianificatori delle malattie 15 anni prima avevano sostenuto nei loro modelli computerizzati.

Perché i giornalisti non hanno fatto più domande? Perché la gente non ha urlato che l'intero schema è disumano e profondamente pericoloso? Come hanno potuto le persone sedersi e fingere che fosse tutto normale?

È pura follia, ma la follia può attraversare i decenni purché i suoi creatori vivano all'interno di bolle intellettuali, godano di generosi finanziamenti e non debbano mai confrontarsi con i risultati dei loro schemi.

Questa è la storia di ciò che è successo alla libertà negli Stati Uniti e in tutto il mondo. È stata distrutta dal fanatismo, tutto radicato nella presunzione che staremmo molto meglio come esseri umani se la nostra classe dirigente ci considerasse non diversi dalle macchine che sputano scintille. È stato permesso loro di riorganizzare la nostra vita sulla base di tal principio.

Ciò che ha detto il giudice Sotomayer ora ci sembra pericoloso e delirante. E lo è, eppure la sua convinzione è ampiamente condivisa, e lo è da almeno 15 anni, tra la classe di intellettuali che ci ha dato lockdown e controlli pandemici. È il loro modello. Alle loro feste e conferenze per tutti questi anni, tali pensieri erano considerati normali, responsabili, intelligenti e saggi.

Ora che ci hanno provato, dove sono per difendere i risultati? Invece hanno per lo più lasciato la scena, lasciando il sacco della spazzatura intellettuale nelle mani di un giudice della Corte Suprema che è sia il loro portavoce accidentale che la loro vittima sacrificale. È stata la dichiarazione che definirà la sua carriera, citata per sempre come prova che non avrebbe mai dovuto ricoprire quella posizione.

Infatti ciò che Sotomayer diceva delle macchine e degli esseri umani non era radicato nell'ignoranza in quanto tale; è stato il compimento delle illusioni di innumerevoli intellettuali di tutto il mondo per la maggior parte di questo secolo. Stava riassumendo innumerevoli documenti e presentazioni sotto forma di una battuta casuale, mostrandola per l'assurdità che rappresenta veramente.

"I pazzi al comando", scrisse John Maynard Keynes, "che sentono voci nell'aria, stanno distillando la loro frenesia mediante qualche scribacchino accademico di qualche anno fa". A volte tale distillazione è ciò che rivela esattamente quello che abbiamo cercato di ignorare per così tanto tempo. Sotomayer ha rivelato la minaccia esistenziale, in un modo mortificantemente ridicolo, ma ha anche racchiuso tutto ciò che è andato storto nei nostri tempi.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 22 febbraio 2022

L'inflazione del Giappone è nascosta dietro i sussidi del sistema bancario centrale

 

 

di Taiki Murai & Gunther Schnabl

Mentre i tassi dell'inflazione negli Stati Uniti e in Europa sono aumentati vertiginosamente nel corso del 2021, l'inflazione dei prezzi al consumo in Giappone si è attestata allo 0,1% ad ottobre 2021 (Grafico 1). Inoltre l'inflazione dei prezzi alla produzione in Giappone dell'8% è rimasta molto indietro rispetto a Stati Uniti ed Europa. Un'inflazione estremamente bassa in Giappone persiste da più di trent'anni, nonostante una politica monetaria estremamente espansiva e un debito pubblico in crescita. Ci sono tre ragioni per il "miracolo dell'inflazione" in Giappone.

In primo luogo, le aziende giapponesi sono state in grado di mantenere bassi i prezzi perché i costi del capitale e del lavoro sono diminuiti in modo significativo dallo scoppio della bolla finanziaria all'inizio degli anni '90. La prolungata politica monetaria accomodante della Banca del Giappone ha abbassato il tasso d'interesse medio sui prestiti alle imprese dal 7,5% nel 1991 allo 0,75% di recente. Le garanzie sui prestiti pubblici hanno ridotto i premi di rischio sui prestiti. A differenza dell'area Euro, le società giapponesi non devono pagare interessi negativi sui loro depositi presso le banche.

Fonte: Eurostat; Ministero degli Affari Interni e delle Comunicazioni del Giappone; Ufficio di Statistiche sul Lavoro; Ufficio britannico di statistica nazionale.

Inoltre la crisi permanente del Giappone ha indebolito il potere contrattuale dei dipendenti. I sindacati erano disposti a scendere a compromessi nelle trattative salariali per prevenire la disoccupazione. La percentuale di lavoratori precari (soprattutto giovani, donne e pensionati), che lavorano senza legami sindacali, è aumentata dal 20% nel 1990 al 37% nel 2020. Dalla crisi finanziaria giapponese del 1998, i livelli salariali del settore privato sono diminuiti di 12%.

In secondo luogo, il governo giapponese ha mantenuto bassi i prezzi di molti beni attraverso la generosa fornitura di sussidi ad un'ampia gamma di industrie. Secondo le stime della Washington International Trade Association, oltre il 40% del reddito degli agricoltori giapponesi proviene dal governo centrale. Gli aiuti generosi ai coltivatori di riso ne hanno contribuito al calo sostanziale dei prezzi. Inoltre vengono sovvenzionati grano, soia, grano saraceno e colza (usati anche come mangimi per animali). Il cibo rappresenta il 26% dell'indice dei prezzi al consumo.

Altri sussidi rilevanti possono essere trovati nel trasporto ferroviario, che svolge un ruolo vitale in un Giappone densamente popolato. I prezzi dei trasporti pubblici sono rimasti stabili per lungo tempo, così come i prezzi per l'istruzione, poiché gli aiuti del governo hanno abbassato le tasse scolastiche e universitarie sin dal 2009. La domanda di automobili è stata ripetutamente stimolata dai sussidi, più di recente per i veicoli elettrici, in modo che i prezzi delle auto rimanessero sostanzialmente costanti sin dal 1990. I contributi statali al sistema sanitario in rapida crescita hanno smorzato l'aumento dei prezzi dell'assistenza sanitaria. I prezzi di acqua ed elettricità, che sono controllati dal governo centrale, sono aumentati solo moderatamente. In risposta al recente forte aumento dei prezzi della benzina, il ministro dell'industria giapponese Koichi Hagiuda ha annunciato sussidi per i grossisti del settore.

Nel complesso, almeno il 50% dell'indice dei prezzi al consumo è controllato dal governo centrale, il che si riflette nella crescita significativa della spesa pubblica per i sussidi (Grafico 2). Secondo le nostre stime, dal 1990 i sussidi sono cresciuti in media di circa il 3,5% all'anno. La crescita è stata particolarmente forte negli anni della crisi. Nel 2020 i sussidi del governo centrale e locale (esclusi i sussidi per il sistema pensionistico e la previdenza sociale) hanno raggiunto il picco a circa ¥78.000 miliardi (circa €600 miliardi), ovvero circa il 15% del prodotto interno lordo.

In terzo luogo, mantenendo i tassi d'interesse a lungo termine ben al di sotto di quelli degli Stati Uniti, la Banca del Giappone ha mantenuto deflussi di capitali persistenti dal Giappone pari ad una media annua di $127 miliardi sin dal 1990. Se questa enorme quantità di capitale fosse rimasta nel Paese e se fosse stata spesa sul mercato interno, l'inflazione sarebbe stata probabilmente molto più alta. Un aumento dei prezzi degli immobili, ad esempio, avrebbe spinto verso l'alto i costi delle case, i quali sono rimasti sostanzialmente costanti sin dalla seconda metà degli anni '90.

Fonte: Ministero delle Finanze giapponese. Le stime escludono i sussidi per il sistema pensionistico, la spesa sociale ed i soccorsi in caso di calamità.

Pertanto il governo centrale è stato in grado di mantenere bassa l'inflazione solo perché la Banca del Giappone ha fornito sostegno acquistando titoli di stato. Poiché le sovvenzioni dirette e indirette finanziate dalla banca centrale hanno contribuito a mantenere l'inflazione al di sotto dell'obiettivo ufficiale del 2%, la Banca del Giappone ha giustificato i propri acquisti di titoli di stato rendendo possibili maggiori sovvenzioni governative. Lo svantaggio è che il debito pubblico del Giappone come quota del prodotto interno lordo è aumentato dal 67% nel 1990 al 266% nel 2020, con la Banca del Giappone che detiene circa la metà dei titoli di stato in circolazione. 

Il modello giapponese di controllo nascosto dell'inflazione attraverso una stretta collaborazione tra governo centrale e banca centrale potrebbe presto essere adottato in Europa, dove alcuni Paesi come Spagna e Francia hanno già lanciato sussidi energetici in risposta all'aumento dei prezzi dell'energia. Tuttavia questa inflazione nascosta non impedisce la perdita di potere d'acquisto, la quale è ampiamente attribuita all'inflazione dei prezzi al consumo.

In Giappone, la perdita di potere d'acquisto si è concretizzata nella diminuzione dei salari nominali, nella mancanza di interessi sui risparmi e nella fuga di capitali. Ulteriori rischi per il declino del benessere economico sono emersi dalla zombificazione delle società giapponesi, come riflesso nel calo dei livelli di produttività a causa della politica monetaria persistentemente espansiva della Banca del Giappone. Pertanto il modello giapponese di controllo nascosto dell'inflazione non sarebbe una saggia politica economica per domare un'elevata inflazione che si può attualmente osservare in Europa e negli Stati Uniti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 21 febbraio 2022

La BCE e la Lagarde sopravviveranno a questo punto di svolta in geopolitica?

 

 

di Tom Luongo

Di recente il presidente della BCE, Christine Lagarde, ha scioccato i mercati con discorsi sorprendentemente aggressivi durante la sua ultima conferenza stampa sulla politica monetaria.

La Lagarde non ha fatto mosse improvvise in politica o altro, visto che la BCE deve ancora terminare almeno uno dei suoi progetti di acquisto di obbligazioni e trasferimento di debiti interni, e non lo farà almeno fino al terzo trimestre di quest'anno.

I mercati non erano preparati ad affrontare un tono così audace. Dite quello che volete sulla politica di comunicazione del FOMC, almeno con Jerome Powell vi dicono cosa faranno e poi lo fanno.

Ma la Lagarde doveva fare qualcosa di pesante, perché i mercati dei capitali si stavano muovendo rapidamente contro di lei.

I trader hanno smesso di provare a non credere all'illusione dell'atteggiamento da falco della FED e alla fine hanno accettato ciò che stava dicendo Powell. Nel bene o nel male la FED farà salire i tassi a marzo.

Questo non è un articolo sul fatto che la FED stia commettendo un errore di politica o meno, non riguarda nemmeno Christine Lagarde e la BCE. Le azioni di queste due figure sono a valle dei rapidi mutamenti in atto nel panorama geopolitico.

Questi cambiamenti hanno costretto la Lagarde a far salire l'euro più in alto ed a scongiurare un crollo degli spread creditizi.

Quindi abbiate pazienza mentre collego il nuovo accordo sul gas tra Russia e Cina alle divisioni all'interno della gerarchia politica anglo/europea. Perché una volta che avrò finito, spero che vedrete il punto di svolta in cui ci troviamo ora nel gioco geopolitico delle Grandi Potenze.

Quindi, torniamo alla Lagarde.


Focus sull'Eurasia

Nelle ultime settimane ho parlato di quella che penso sia la vera storia dietro la spinta USA/Regno Unito alla guerra contro le repubbliche separatiste ucraine conosciute come il Donbass.

In breve, è una crisi artificiale per progettare l'indipendenza dell'Unione Europea dalle forze tradizionali USA/Regno Unito che hanno spinto il mondo allo stato attuale. Biden farà il duro con i russi minacciandoli di sanzioni ed i tedeschi avranno finalmente il loro nuovo gasdotto luccicante che ne consoliderà il controllo politico sull'UE.

Nonostante la propaganda, la NATO è un'alleanza aggressiva progettata per promuovere l'egemonia anglo-europea sull'Eurasia. La sua linea di politica è chiara sin dagli scritti di Halford Mackinder più di 100 anni fa.

Colui che controlla l'Eurasia, controlla il mondo. Se non riuscite a controllarla, impedite a chiunque altro di farlo. Questa semplice massima guida tante persone all'interno della politica estera occidentale e dei circoli militari.

È un'idea che muore un po' di più ad ogni generazione, ma dal momento che Davos si rifiuta di lasciare che le generazioni successive prendano il controllo negli Stati Uniti e in Europa, la linea di politica persiste con tutta l'energia che un gruppo di ottuagenari può raccogliere.

Tuttavia, mentre Mackinder domina ancora il pensiero occidentale su Russia e Cina, negli ultimi due decenni c'è stato un cambiamento sottile ma molto reale nell'equilibrio di potere interno tra Europa e Stati Uniti, a svantaggio degli Stati Uniti.

L'Europa vuole controllare la politica estera occidentale, soppiantando l'asse USA/Regno Unito che ha dominato sin dalla prima guerra mondiale o prima.

Questo è il cuore della mia teoria Davos: il denaro della vecchia Europa vuole riprendersi il controllo della politica economica ed estera occidentale dagli Yankees e dalle Colonie dopo due secoli di subordinazione.

E ciò che mi è diventato chiaro è che, dopo Trump/Brexit, ci sono dei difetti nel rapporto intimo tra queste due tribù culturalmente molto diverse: l'Anglosfera degli Stati Uniti/Regno Unito e le tradizionali potenze coloniali europee.

Quando l'URSS cadde, quando la Russia era debole, fu facile per loro unirsi in una causa comune: distruggere l'URSS, spogliare la risultante Federazione Russa dei suoi beni, conquistare il Paese dall'interno, centralizzare il controllo sull'Europa a Bruxelles, elevare le istituzioni del secondo dopoguerra per imporre un Nuovo Ordine Mondiale.

Questa è l'essenza della storia di Bill Browder e di tutta la successiva espansione della NATO verso est.


Fuori Brzezinski, dentro Putin

Questa dinamica è cambiata quando Putin è salito al potere, ma è stata davvero sentita quando la Russia è intervenuta in Siria nel 2013, fermando i piani di invasione di Obama, dopo che i conservatori avevano impedito a David Cameron di seguire Obama. Putin usò la diplomazia per tirare indietro le cose dall'orlo del baratro.

La ricompensa della Russia per questo fu la rivolta di Maidan alla fine del 2013/14 e la cacciata del presidente ucraino Viktor Yanukovich, che ha portato alla situazione attuale: il Donbass nel limbo, la Crimea ora parte della Russia e l'Occidente furioso per essere stato ostacolato da Putin... che per di più ha avuto successo.

Da allora ha piantato una bandiera di sfida e ha iniziato a prendere posizione. Avrebbe mantenuto quella posizione nell'ottobre 2015, quando le forze armate russe hanno iniziato a sostenere le forze dell'esercito arabo siriano che riprendevano il territorio dalle forze ISIS e Al-Qaeda sostenute dagli Stati Uniti.

Allo stesso tempo, la Russia ha costruito relazioni (con la Cina, l'India, la Turchia, ecc.) che hanno intaccato le relazioni tra USA/Regno Unito ed Europa. Ha messo in luce le linee di frattura tra questi ultimi utilizzando la crescente dipendenza dell'Europa dalle importazioni di energia ed il desiderio ideologico europeo di elevarsi al di sopra degli Stati Uniti/Regno Unito e sostituirli; in sostanza, l'Europa ha sempre avuto in mente la creazione di un'URSE.

Putin e Xi hanno sfruttato questa arroganza europea e la "contrarietà" britannica/americana per radicare le divisioni tra di loro, con un certo successo nel corso degli anni.

Ma ora guardiamo seriamente all'Ucraina. L'Europa vuole uscire dal conflitto, gli anglosassoni lo vogliono disperatamente. Il francese Macron ed il tedesco Scholz hanno cercato di disinnescare la situazione; Biden e gli inglesi non hanno fatto altro che infiammarlo con una propaganda follemente isterica.

Sono persino arrivati ​​​​al punto di telegrafare un evento false flag per ottenere la guerra che vogliono, mentre la Russia nega fermamente di avere progetti espansionistici sull'Ucraina. La Russia non vuole l'Ucraina, infatti essa è solamente un guaio, economicamente, politicamente e socialmente.

La Russia ha già ciò che è veramente prezioso dell'Ucraina: i giacimenti di carbone, l'industria del Donbass ed i porti della Crimea. Il resto del Paese è uno stato fallito per gentile concessione dell'ingerenza occidentale in cui tutti, compresa l'UE, hanno molte responsabilità.

Ma se, come ho postulato da oltre un anno, la Casa Bianca di Biden è controllata dalla gente di Davos che non vuole assolutamente la guerra con la Russia, perché lui, tra tutte le persone, dovrebbe essere il protagonista del più grande stallo geopolitico tra le potenze nucleari sin dal 1962?

La saggezza convenzionale, citando l'incompetenza, non lo copre.

È una spiegazione troppo comoda. Biden è un capro espiatorio, è un burattino. Anche quelli che gestiscono la sua Casa Bianca sono comandati, non comandanti. Questa strategia non ottiene nulla se Biden è costretto a fare marcia indietro, a parte l'umiliazione degli Stati Uniti.

Quindi se l'incompetenza non è una buona risposta (e non lo è, dal momento che non si adatta agli incentivi delle persone coinvolte), si tratta di una politica deliberata con un obiettivo molto preciso. Un obiettivo che cambia il gioco. Dopotutto, grandi obiettivi richiedono grandi operazioni.

Ed il più grande evento geopolitico dai missili russi a Cuba soddisfa questo standard.

A me sembra che il miglior risultato per la gente di Davos sia proprio questo: Biden ed il Regno Unito tornano indietro sull'Ucraina, ma riescono a salvare la faccia nel processo. Nancy Pelosi ha detto esattamente questo: la Russia è stata fermata da minacce che Putin non poteva gestire.

Significa che tutta questa crisi è stata progettata. A che fine? Per consentire finalmente a Germania e Francia di assumere il controllo della politica estera europea per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale. Per farlo bisognava creare una situazione in cui gli Stati Uniti, in quanto membro dominante della NATO, si rivelavano una tigre di carta quando si sarebbero confrontati con un avversario inamovibile, in questo caso la Russia.

Sicuramente Pelosi e Biden lo venderanno come "Oooh, Biden è così forte! Votate per noi quest'autunno". Ma sono solo chiacchiere.

Più a lungo questa situazione di stallo andrà avanti, peggio ne usciranno Stati Uniti e Regno Unito agli occhi del mondo. Non pensate nemmeno per un secondo che non fosse il punto centrale di tutto questo esercizio inutile; non era un difetto, ma un pregio.

Gli Stati Uniti ed il Regno Unito perdono un'enorme quantità di status, Biden ottiene una "vittoria" sulla politica interna e l'Europa ottiene la sua indipendenza.


I segnali lungo la via

Quando si tratta di questa divisione anglo/europea, significa anche ricollegare gli eventi in Ucraina alla politica monetaria ed alla ricerca della Lagarde di un rialzo dei tassi:

• JP Morgan ha rifiutato le garanzie delle banche europee per tutto il 2019 dopo che Powell ha tagliato i tassi per evitare un crollo del mercato nel gennaio 2019, cosa che ha innescato la crisi dei pronti contro termine a settembre del 2019.

• La crisi sanitaria è stata sincronizzata perfettamente con la tempistica di Martin Armstrong e l'aspettativa della "buona volontà" della FED di intervenire per fornire sollievo.

• È stato scatenato alla riunione dell'OPEC+ in cui Putin ha rifiutato di tagliare la produzione mandando il petrolio nella madre di tutti i crolli.

• Le banche statunitensi oggi sono ancor più ostili nei confronti delle banche europee di quanto non lo fossero nel 2019.

• Ho ricevuto note personali da parte di mecenati europei ed americani che i prestiti di soccorso COVID non potranno essere mai rimborsati, anche se le persone non hanno mai speso i soldi, ovvero gonfiando gli attivi delle banche.

Il sistema bancario a marzo 2020 era sull'orlo del collasso. Bisognava fare qualcosa ed il COVID-19 è stata una scusa perfetta per eseguire una massiccia operazione di stampa di denaro per costringere la FED a tornare allo zero sui tassi d'interesse.

Poi la Lagarde, poche ore dopo che la Banca d'Inghilterra (!!) aveva rialzato i tassi per la seconda volta, se ne esce duramente nella sua retorica, facendo volare l'euro insieme ai rendimenti degli eurobond. Ma è stato questo tweet di Zerohedge che mi ha fatto alzare in piedi e prenderne atto.

Nulla di quello che ha detto la Lagarde è stato particolarmente degno di nota. La dichiarazione era quasi identica a quella di gennaio, ma l'euro ha avuto un picco nelle notizie e JP Morgan è stata schiacciata nelle pieghe monetarie? Sì, certo, come se non ci fossero coincidenze...

Quindi, con tutto questo in mente, prendiamo come riferimento questa tesi sulla divisione anglo/europea.

Ecco solo alcuni dei titoli di giornale recenti che collegano un mucchio di punti:

• Russia e Cina aggiungono alla loro cooperazione energetica altri 10 miliardi di metri cubi/anno e verranno saldati in euro, non in dollari.

• L'ex-cancelliere tedesco Gerhard Schroeder è nominato per il consiglio dei governatori di Gazprom, un aggiornamento rispetto al fatto di essere nel consiglio di Nordstream 2.

• Macron incontra Putin e sia la Francia che la Germania sabotano la riunione del Consiglio di sicurezza dell'ONU convocata da USA/Regno Unito per isolare la Russia, come ben spiegato da The Duran.

• Video del reporter di AP che ha inseguito Spox, membro del Dipartimento di Stato, per essersi rifiutato di fornire "prove" di un evento "false flag russo", è diventato virale la scorsa settimana. Chi ha fatto uscire allo scoperto questa verità?

• L'amministrazione Biden ha fatto passi avanti sulla retorica dell'"invasione imminente", limitando tutte le minacce di sanzioni all'"invasione dell'Ucraina da parte della Russia".

• Il Regno Unito ha ritirato tutte le sue truppe dall'Ucraina, dopo averle messe lì per un intervento della NATO.

• Grazie ai camionisti canadesi la maggior parte dell'Europa sta revocando le restrizioni COVID.

• Ora le restrizioni sanitarie vengono revocate in tutti gli Stati Uniti, poiché i Democratici temono una debacle a novembre.

• L'Italia è ancora più sotto il tallone tedesco grazie a Draghi.

• "Svolta" dopo quasi un anno di assenza di movimento nelle discussioni del JCPOA a Vienna.

• Biden ha revocato le sanzioni al programma nucleare iraniano la scorsa settimana. L'Europa ha bisogno che la Russia e la Cina siano felici e abbiano accesso al gas/petrolio iraniano a buon mercato.  

• Biden si lascia sfuggire che il vero obiettivo dell'operazione in Ucraina è quello di “ridurre la posizione della Russia” nel mondo durante la telefonata di questo fine settimana con Putin, facendo eco alle dichiarazioni di Pelosi.

• La Germania si rifiuta di assecondare l'invio di truppe della NATO in tutta l'Europa orientale.

Tutte queste cose indicano che la divisione non è solo reale, ma progettata. Macron ha provato a lavorare sull'angolo della pace per farsi rieleggere ad aprile/maggio. Boris Johnson nel Regno Unito è sotto pressione per dimettersi a causa del PartyGate, il che non ha senso.

Il tentativo di convincere Putin a sferrare il primo pugno in Ucraina è fallito. Gli Stati Uniti hanno inviato i loro principali caccia, gli F-22, ad Abu Dhabi, non a Berlino. Tutti i discorsi su una guerra non sono stati altro che un teatro per creare l'opportunità per gli europei di essere protagonisti e ricoprire il ruolo di pacificatori.

L'impulso per la risoluzione finale è stato Putin che ha chiamato il presidente francese la scorsa settimana. Ha detto a Macron che non ci sarebbero state discussioni sulle azioni della NATO. L'azione di un singolo membro, secondo Putin, sarebbe stata interpretata come un'azione di tutti loro messi insieme, quindi se non volevano una guerra che avrebbe inghiottito tutta l'Europa, allora era meglio che i suoi colleghi americani e britannici se ne rendessero conto.


La fine di Mackinder

È stata una lotta a mani nude fino al traguardo tra i neoconservatori USA/Regno Unito ed i globalisti dell'UE. E per coloro che sono confusi dal fatto che Russia e Cina stabiliscano accordi energetici in euro, è facile capirlo.

Nessuno dei due vuole un crollo disordinato dell'UE, proprio come la Russia non vuole un crollo disordinato degli Stati Uniti. Questa è una manna per la Lagarde e Schwab, affinché possano affrontare i propri pasticci, ma in questo modo sono in debito nei confronti della Russia e della Cina. Inoltre ricordate che la Russia sta cercando di separare la Germania dall'anglosfera ed il modo migliore per farlo è accumulare riserve nella valuta tedesca nel caso in cui in futuro i tedeschi diventino altezzosi.

L'amministrazione Biden e l'UE hanno rinunciato a tutti i colloqui sulle peggiori sanzioni, ovvero l'espulsione dallo SWIFT, che l'Europa non ha mai voluto nonostante alcuni discorsi duri. Quelle minacce sono sempre state un bluff, poiché l'effetto boomerang sarebbe stato devastante per l'Europa.

Putin ha abilmente coperto le sue scommesse contro i doppiogiochisti europei concludendo un accordo con l'Ungheria, il modello perfetto per accordi sul gas con i Paesi cuscinetto più piccoli e periferici. Poiché una volta che gli Stati Uniti ed il Regno Unito non riusciranno a fermare Nordstream 2, alla luce del loro fallimento con l'Ucraina, potranno stipulare nuovi accordi nell'Europa orientale e meridionale.

Pensate ora all'enorme giacimento iraniano nel Caspio e vedrete dov'è diretto.

Adesso è un tavolo da gioco molto diverso. L'unica cosa che impedisce che si svolga come ho spiegato qui è che gli inglesi tirino fuori un false flag nel Donbass e costringano la Russia a rispondere militarmente.

E se questa fosse una seria minaccia ora, i britannici non ritirerebbero tutte le loro truppe e l'UE non offrirebbe al Regno Unito il ruolo di leadership nella nuova architettura di sicurezza europea. Oh, a proposito, questo significa che anche la NATO è a rischio.

Questo mi dice che la crisi ucraina è già finita, che Biden e gli Stati Uniti sono stati adeguatamente umiliati. Se il Regno Unito vuole sopravvivere, dovrebbe schierarsi con i vincitori del conflitto, l'UE.

Il che mi riporta indietro alla Lagarde ed alla BCE: La sua è stata una scelta di Hobson quando ha parlato di eventuali rialzi dei tassi e della fine del QE. La vittoria dell'Europa su USA/Regno Unito potrebbe essere quindi una vittoria di Pirro. Sebbene abbiano ancora alleati nell'amministrazione Biden, questi alleati non hanno quasi alcun potere reale per influenzare la politica statunitense ora. Alla fine di gennaio ho posto la domanda: "Chi ha paura di Jerome Powell?"

La risposta è Christine Lagarde.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 18 febbraio 2022

Italia: il cigno nero europeo

 

 

di Francesco Simoncelli

Nel corso degli ultimi mesi ho pubblicato diversi post in cui ogni volta andavo ad analizzare un diverso aspetto dell'economia italiana, in modo da dimostrare come in realtà le sciocchezze che si ascoltano sui media generalisti sono infondate. Illusioni statistiche per non "far agitare le acque" e tenere buona una popolazione allo stremo delle sue forze fiscali e finanziarie. Questo ovviamente non significa che il dolore economico finirà presto, ma che verrà somministrato gradualmente e a dosi crescenti affinché gli ignari se ne accorgano il più tardi possibile. Infatti ho mostrato come l'indebitamento progressivo italiano abbia eroso il bacino della ricchezza reale del Paese, come lo stimolo monetario della BCE non abbia affatto aiutato la produzione del lavoro, come l'ingegneria finanziaria abbia alimentato la crescita delle società zombi, come l'inflazione dei prezzi di oggi sia figlia degli interventi monetari di ieri e come la devastazione economica incessante in Italia la renda l'elemento di contagio sistemico da trincerare a tutti i costi.

Oggi approfondiremo quest'ultimo punto, perché se nel precedente pezzo a riguardo mi concentravo essenzialmente sui prestiti interni al sistema euro attraverso i saldi TARGET2, oggi parleremo delle conseguenze della cosiddetta "finanza creativa", ovvero, le amministrazione pubbliche affette da ludopatia che cercano disperatamente di ottenere rendimenti decenti sui mercati dei derivati.

Nell'ultimo documento della Banca d'Italia riguardante questioni di economia e finanza, possiamo notare a pagina 27 come gli esborsi netti in derivati finanziari da parte delle amministrazioni pubbliche italiane siano cresciuti in modo significativo negli ultimi anni analizzati. Soprattutto se le paragoniamo al resto dei Paesi membri dell'UE. Un progressivo giocherellare con gli interest rate swap, per la precisione, da parte di un entourage la cui professione è puntare sul cavallo sbagliato anche quando all'ippodromo il cavallo in gara è solo uno. Quando l'incompetenza è l'unico talento che si può sfoggiare, è impossibile non farne costante uso. Di conseguenza invece di ridurre l'onere del debito sulle amministrazioni pubbliche, queste lo hanno aumentato scommettendo su un ambiente economico permeato da un rialzo dei tassi... in un periodo storico in cui la ZIRP, e poi la NIRP, della BCE l'hanno fatta da padrone. La tavola 3A che trovate nel seguente link vi fornisce un quadro di riferimento, seppur ristretto, rispetto all'andamento delle passività italiane collegate agli strumenti derivati. Ma se allarghiamo l'arco temporale fino al 2009, otteniamo un quadro generale più completo ed esaustivo.

Non è un caso che spesso su queste pagine si ripeta con sicurezza che i burocrati non sanno effettuare un calcolo economico in accordo col mercato. Dal 2020, però, pare che suddetti burocrati incapaci abbiano capito l'antifona e, come si legge a pagina 82 nell'ultima relazione del MEF sul debito pubblico, l'ambiente di mercato favorevole permette un cambio di prospettiva. Ovvero, adesso puntano sui tassi bassi per sempre e rimodulano quindi le loro scommesse sui derivati. Spesso e volentieri sulle pagine di questo blog avete trovato spiegazioni ed analisi sulla trappola "Inflate or die" in cui si trovano le banche centrali del mondo, ma lasciamole un attimo da parte; diciamo di voler credere alla volontà della Lagarde di voler rialzare i tassi a breve. Il solo commento che possiamo fare agli incompetenti che infestano le amministrazioni pubbliche italiane è "complimenti per il tempismo!" Ma la loro incapacità sarebbe altrettanto manifesta anche se la Lagarde non facesse niente e Powell invece seguisse come annunciato il percorso di normalizzazione dei tassi; se questa gente crede di vivere in un'economia mondiale a compartimenti stagni si sbaglia di grosso. Le decisioni della FED si ripercuoterebbero inevitabilmente anche sulle sponde europee.

Non sorprende, quindi, che i credit default swap legati all'Italia stiano facendo segnare un'inversione di trend al rialzo sin dallo scorso autunno.

Questo cambiamento di sentimento non è dettato solo dalla scelleratezza in ambito finanziario delle amministrazioni pubbliche italiane, ma anche da un quadro macroeconomico in persistente deterioramento. Infatti, sebbene i media  generalisti parlino di "ripresa" dell'occupazione sulla scia dei delta mensili, ciò che non dicono è che si tratta di lavori part-time e non da capofamiglia. Questi ultimi continuano a rimanere stagnanti e soprattutto ancora al di sotto del trend pre-crisi europea del debito, mentre i primi sono in un trend in ascesa sin dal 2004. Non solo, ma i lavori da capofamiglia esistenti sono quelli che continuano ad essere rischio sotto la crescenti pressione dei tavoli di crisi ancora aperti al MISE.

E questo tipo di disoccupazione, ricordiamolo bene, è istituzionale non catallattica. Ovvero, il riassorbimento della forza lavoro disoccupata sarà lento, disordinato ed inefficiente, proprio perché gli interventi centrali per salvaguardare lo status quo impediscono la nascita di nuove realtà più competitive ed efficienti e canalizzano le risorse di capitale verso società che le sprecano piuttosto che metterle a buon frutto. Ed a proposito di sprechi e distruzione di ricchezza reale, la recente crescita del PIL di cui tessono le lodi i media generalisti è avvenuta gran parte grazie al cosiddetto "superbonus 110%" che ha rappresentato una gigantesca canalizzazione di denaro a pioggia verso il settore edilizio. Inutile dire che si è trattato di un condono fiscale e di uno stimolo artificiale al settore immobiliare affinché trainasse, almeno nell'immediato futuro, i numeri del Paese. A che prezzo? Ovviamente distorsioni di prezzo, spreco di risorse reali e tutta una serie di altre storture.

I prezzi dei lavori sono aumentati come minimo di dieci volte sulla scia di questa misura, perché il committente cede il credito d’imposta all'impresa che realizza l’opera ed essa non gli fa pagare nulla o quasi nulla per il lavoro. Al committente, quindi, non interessa quanto costa il lavoro ed è tutto regolare e previsto dalla legge visto che il superbonus è indirizzato a “far investire e migliorare gli immobili”. L’impresa  “riscuote” il credito d’imposta dallo stato o lo cede all’istituto di credito che la rimborsa e gli genera un profitto esorbitante, minimo 10 volte più alto del valore del lavoro. Poi l’istituto di credito lo “vende” a chi non vuole pagare le tasse, generando un’enorme elusione fiscale... legalizzata. L’impresa che ha molte richieste, perché viene stimolata una domanda artificiale attraverso il superbonus, e dato che verrà pagata dallo stato mediante la cessione del credito, non è più disposta a realizzare i lavori accontentandosi del normale guadagno: emette fatture molto più alte rispetto al costo effettivo e le fa pagare a tutti i contribuenti inclusi quelli che non sono proprietari di case. Lo stato, in sostanza, ha falsato gli equilibri generati dalla domanda e dall’offerta, le uniche forze di mercato in grado di stabilire il giusto valore dei beni e dei servizi. Ha creato “crediti d'imposta” di gran lunga superiori al valore dei lavori effettuati e li fa pagare a tutti i contribuenti.

Più "regole" non cambieranno la natura distorcente alla base di tale misura, ciononostante lo stimolo fiscale attraverso di esso esaurirà il suo effetto adesso che gli istituti di credito effettueranno una stretta creditizia sul settore immobiliare con il mutamento delle norme. Poste e CDP hanno già smesso di vendere i crediti d'imposta; anche le banche seguiranno l'esempio per non finire intrappolate con asset illiquidi nei propri bilanci. E se non ci riusciranno, sappiamo benissimo che fine faranno questi asset magicamente diventati patate bollenti: cartolarizzate oppure trasformate in garanzie in bonis per essere dirottate nel sistema TARGET2 o nei pronti contro termine.


CONCLUSIONE

L'economia italiana non è più quella di dieci anni fa. Non è nemmeno più quella di venti anni fa, né di trenta anni fa. Detto in parole povere, qualsiasi paragone con una fase di boom sperimentata nel passato è fuori luogo. Non solo, ma qualsiasi chiacchiera riguardante locomotive sono infondate. L'Italia è un carrello a mano... in salita. Nel corso degli ultimi mesi ho dedicato ampio spazio per analizzare a fondo i problemi economici del Paese, con i link dei vari articoli all'inizio di questo pezzo, e in quest'ultimo post dedicato mi sono concentrato sulla sconclusionata avventura nel mondo dei derivati da parte dei burocrati italiani, la percezione del pericolo di default e le finestre di respiro che diventano sempre più ristrette. Ovvero, gli stimoli fiscali continuano a veder diminuire la loro efficacia seguendo un percorso simile a quello dei rendimenti decrescenti. Non sorprende, quindi, la necessità di comando/controllo che sta caratterizzando l'Italia negli ultimi due anni: la natura di questa deriva è puramente economica, le cui radici affondano nel fallimento della pianificazione centrale che per cercare di controbilanciare i propri fallimenti deve gestire porzioni crescenti dell'economia pena la perdita di controllo generale. Sfociare nel totalitarismo è una conseguenza inevitabile.

Ma anche questa strada non è priva di deragliamenti. Il tasso di riferimento della BCE è stato sotto lo zero negli ultimi 9 anni ed una crescente pletora di attori di mercato ha un disperato bisogno di tassi bassissimi per rimanere solvibili. L'attuale tasso di inflazione (ufficiale) è al 5% e l'unico modo di arginarlo è quello di arrestare di netto la stampa di denaro, rialzando nell'immediato i tassi come minimo al 10%. Immaginate, però, cosa farebbe un simile rialzo ai mercati azionari, ai mercati obbligazionari, ai mercati dei derivati e ai milioni di aziende e famiglie zombi che fanno affidamento su finanziamenti a basso costo. I tassi d'interesse bassissimi della BCE hanno incoraggiato tutti a prendere in prestito: ora famiglie, imprese e soprattutto i governi spendaccioni d'Europa (in primis l'Italia) sono carichi di debiti altissimi. Come potrebbe la BCE far salire i tassi adesso? Tutti dipendono dalla sua ZIRP, da qui all'eternità. Chi ha problemi con "un po' di inflazione"? Non i governi spendaccioni, il cui debito diventa più gestibile; non i clientes e coloro che capitalizzano sull'Effetto Cantillon. Sono i contribuenti e le persone ordinarie che soffrono, ma a nessuno importa niente di loro. Attenzione, però, perché in realtà esiste anche un problema per governi spendaccioni e clientes: l'inflazione non rimarrà al guinzaglio.

Gli smart money hanno capito che la BCE è bloccata nella trappola "Inflate or die"; sanno che non può frenare seriamente l'inflazione, non senza causare un crash sistemico che sta cercando disperatamente di evitare. E l'Europa e l'euro resteranno sulla strada verso la distruzione.