venerdì 21 marzo 2025

Ciò che l'eurodollaro ha dato, l'eurodollaro si sta riprendendo (Parte #4): il “frullato” del dollaro e la soluzione al Dilemma di Triffin

 


di Francesco Simoncelli

(Versione audio dell'articolo disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/cio-che-leurodollaro-ha-dato-leurodollaro-b23)

Ultimo saggio di questa serie che ci ha visto affrontare un viaggio alquanto complesso e che ha permesso ai lettori di entrare in una sequenza di temi ostici da trattare per la loro difficoltà, ma che sono stati asciugati il più possibile affinché potessero essere compresi anche dai non addetti ai lavori. Fino al 2022 era giusto criticare gli Stati Uniti per la loro posizione lassista in ambito monetario e fiscale, l'ho fatto anche io. Dal lancio del SOFR è cambiato radicalmente tutto, un'inversione di 180° rispetto al passato. L'importanza epocale di questo cambiamento è accuratamente descritta nel mio ultimo libro, Il Grande Default, è sufficiente dire qui che ciò permetterà di abbandonare il cosiddetto tasso di riferimento della FED e decentralizzare il potere della stessa nelle 12 FED regionali, tornando a un assetto che esisteva prima degli anni '30 quando la Grande Depressione aprì la porta all'escalation di interventismo economico il cui culmine è stato raggiunto nel 2020. È questo a cui porterà l'audit della FED.

Tale risultato, però, non sarebbe stato possibile realizzarlo senza che gli USA si sganciassero dal LIBOR e mettessero un freno alla creazione di dollari all'estero, come descritto nella Prima parte di questa serie. Infatti l'anamnesi dell'eurodollaro ci ha permesso di capire, poi, nella Seconda parte, che il cuore della creazione artificiale di dollari ombra è la City di Londra e nel tempo questo artificio è stato usato per consumare la ricchezza reale americana a vantaggio di tutti quei player esteri che usavano l'hub londinese per attingere indirettamente dalla stampante americana e salvaguardare i propri interessi. L'estremo dimenarsi degli inglesi in ambito geopolitico e politico da quando Trump è entrato in carica è dovuto al fatto che tutte le micce finanziarie conducono a Londra. Infatti la FED ha operato in territorio ostile fino alle scorse elezioni, barcamenandosi come meglio poteva per restringere la politica monetaria interna e operare un “damage control” nei confronti del Dipartimento del Tesoro a cui capo c'era la Yellen.

La cosiddetta “onda rossa” post-elezioni era propedeutica affinché si potesse restringere senza intoppi anche la politica fiscale del Paese, la quale, durante le precedenti amministrazioni, era stata usata per gonfiare, in particolare sin dal 1971, l'offerta degli eurodollari. La chiusura della USAID è stato il simbolo di questa necessità, dato che l'obiettivo adesso è ricostruire la credibilità e l'affidabilità degli USA; e possono farlo perché essi rimangono il Paese con il gradiente e la capacità di “autarchismo” più grande di tutti nel mondo, da punto di vista energetico, militare e industriale.

Inoltre la sua resilienza economica a fronte di un ambiente economico con tassi alti è superiore a quella europea, dove la BCE la settimana scorsa ha platealmente ammesso che il baraccone europeo non riesce a resistere nemmeno a un 3% dei tassi di riferimento. Se ci fosse stato ancora il LIBOR questa debolezza avrebbe infettato anche la FED e gli USA. La catalizzazione delle attenzioni nell'ultima settimana è stata principalmente per il pair EURUSD. Vi basta vedere la candela settimanale per capire che puzza lontano un miglio di manipolazione... e qual è il maggiore centro di intermediazione del Forex? In secondo luogo, poi, le attenzioni sono state accuratamente pilotate verso il selloff del marcato azionario statunitense. Del selloff del comparto obbligazionario europeo, invece, poco o niente... e qual è il maggiore centro di giornalismo finanziario?

Al di là dell'euforia per le dichiarazioni riguardanti il piano “faraonico” di spesa militare, cari investitori retail, qual è il piano per tirare su TUTTI gli €800 miliardi? La fiducia? La speranza? Oppure qualche altro vertice europeo? Tra l'altro, è questo il collateral su cui state puntando quando vi lasciate imbonire dalle pubblicità in TV sui BTP “patriottici”: le chiacchiere alle riunioni europee. Questa settimana ce ne sarà un'altra e vedrete che la risposta alle domande qui sopra non ci sarà. Se ne sentono di ogni su Trump ormai sulla stampa, proprio perché non sanno come attaccarlo/ricattarlo. Lui ha una visione. Perché? Perché è un leader. Putin ha una visione, perché è un leader. Xi ha una visione, perché è un leader. E questo mi porta a concludere che ci sarà una Yalta 2.0 dove questi tre leader troveranno un accordo sul commercio e sposteranno le relative attenzioni sul Pacifico. Gli investitori devono ficcarsi in testa che il mondo della “consensus policy” non esiste più; è tornato quella della “power policy”, dimostrato anche ieri con la retromarcia, coda tra le gambe, del Canada. E non è un caso che Europa, Canada e Inghilterra siano i player che si dimenano di più, visto che non hanno leadership (e questo era qualcosa che avevate letto in tempi non sospetti tramite la penna di Gary North). Come si farebbe, altrimenti, a perseguire un'unione politica, fiscale e obbligazionaria dell'UE se ci fossero leader carismatici in ogni stato membro? Ecco perché gente come Orban o Fico sono osteggiati. Una parvenza di leader, ma nondimeno una spina nel fianco per la classe dirigente europea.

Obbligazioni SURE, il veicolo finanziario Savings and Investments Union, l'euro digitale: sono il canto del cigno di una struttura di potere che si rifiuta di riconoscere la propria obsolescenza. Quando Trump ha detto a quell'imbecille di Zelensky che “non ha le carte”, si rivolgeva indirettamente a coloro che stanno dietro di lui. Le “carte” in questo frangente storico sono le commodity e l'Europa ne è carente per sostenere il grado di complessità socioeconomico a cui è abituata la popolazione media. Anche qui: come si faranno a sfornare tanti bei giocattolini militari senza materie prime? E anche se si dovessero trovare, come faranno gli altri settori industriali a operare correttamente e in accordo con prezzi reali di mercato in presenza di una domanda artificiale pompata ad hoc?

Il caos alimentato da Bruxelles e dalla City di Londra rappresenta l'ultimo strumento in mano alla cricca di Davos per non presentarsi al tavolo delle trattative a mani vuote. È per loro che sta suonando la proverbiale “campana del default”. La più recente riconquista di Kursk premette a Putin di presentarsi al tavolo delle trattative dicendo che se ieri voleva “A+B”, adesso può permettersi di chiedere “A+B+C”. È così che agiscono i leader. Se Trump può permettersi di dire che applicherà dazi del 200% sul vino francese e italiano, può farlo perché senza la leva dell'eurodollaro queste nazioni sono state svuotate della capacità di tenere in piedi la complessità raggiunta in ambito socioeconomico. Non è una questione di export, è una questione che i propri “vizi” (militari e diritti sociali) sono stati appaltati alla stampante monetaria ombra degli USA. Ora che quei rubinetti sono chiusi, Trump può fare leva su quel lassismo per raggiungere i propri obiettivi. È così che agiscono i leader. Ed ecco perché ha ripetuto che “l'UE è nata per fregarci”.

Infine, nella Terza parte, abbiamo visto come anche la BoJ è stata usata, durante l'era della ZIRP e del “consenso del sistema bancario centrale del mondo”, come ulteriore strumento di leva del mercato degli eurodollari e come la fine del carry tade sullo yen ha inciso sulla contrazione dell'offerta di dollari ombra. Più ho scavato, più ho portato alla luce una cruda verità: il potere di monopsonio dell'Europa si basava tutto su un'illusione, alimentata dal suo continuo attingere al mercato degli eurodollari a scapito del resto del mondo. Il colonialismo europeo e inglese non è mai scomparso, ha solo cambiato forma. E nel momento in cui questa illusione è scomparsa, il panico risultate ha iniziato a far salire il prezzo dell'oro come forma di assicurazione contro la volatilità dei mercati e, soprattutto, come metro di giudizio in attesa di un ritorno a una ponderazione dei rischi in sintonia con forze di mercato genuine. La conseguenza più importante è la corsa agli sportelli della LBMA. Non solo, ma ci sono altre tegole per la City di Londra.

Ed ecco, quindi, perché Bruxelles e City di Londra desiderano ardentemente che la guerra continui a tutti i costi.

Oggi vedremo che la salita del prezzo dell'oro è la più grande margin call della storia moderna ed è nei confronti dell'euro e della sterlina, non del dollaro. Quest'ultimo finalmente trarrà vantaggio dal Dilemma di Triffin, poiché è stato risolto nel momento in cui Bitcoin è entrato a far parte della strategia economica statunitense.


IL FRAPPÈ MONETARIO

I primi segni di stress del sistema monetario mondiale sono eruttati nel 2022, circa 9 mesi dopo l'entrata in scena del SOFR negli Stati Uniti e il loro sganciamento (definitivo) dal treno mondiale del coordinamento delle politiche monetarie. Da allora gli USA hanno dimostrato che era sostanzialmente il LIBOR, e quindi il dolore economico altrui, a trascinare in crisi il Paese e a forzare la mano della FED anche quando non ce n'era bisogno internamente. L'ulteriore prova di ciò è stato il fallimento di un trittico di banche di San Francisco senza maggiori danni all'economia statunitense. Invece c'è chi ha mostrato i suoi limiti senza supporto estero e ha iniziato a frammentarsi: l'Inghilterra. Il 28 settembre del 2022 la Banca d'Inghilterra è intervenuta per stabilizzare i mercati obbligazionari britannici, annunciando che avrebbe acquistato tutto il debito pubblico necessario per ristabilire l'ordine sulla scia di una crisi finanziaria innescata dai piani di riduzione delle tasse dell'allora Primo Ministro, Liz Truss. Dopo che gli interventi verbali erano falliti nei due giorni precedenti, la banca centrale ha avviato un programma di emergenza per acquistare “Gilt” e impedire che il caos si intensificasse.

Non solo, ma l'Inghilterra ha dovuto iniziare a fare incetta di titoli di stato americani affinché potesse usarli come garanzia per accedere al mercato pronti contro termine statunitense, il più liquido al mondo per i prestiti overnight e che dopo il 2019 accettava solo titoli obbligazionari americani, in modo da attenuare la crisi incalzante dei finanziamenti. Il venditore principale era la Cina: li vendeva per sostenere il cambio CNY/USD. Per fare concorrenza agli inglesi è sceso in campo il Giappone, ricoprendo il ruolo di succursale della FED in oriente. Infatti a supporto della Gran Bretagna sono intervenuti anche tutti gli altri suoi “satelliti” che vedete nel grafico qui sotto, nel tentativo di tamponare il sanguinamento di tutte quelle nazioni che hanno sofferto per la chiusura dei rubinetti dell'eurodollaro e di conseguenza la loro improvvisa incapacità di influenzare le linee di politica statunitensi. E da qui si capisce perché la Yellen ha fatto una sorta di QE tramite il Dipartimento del Tesoro e la politica fiscale degli USA è stata estremamente lassista, quello che Powell stava cercando di contrastare attraverso il ciclo di rialzo dei tassi d'interesse. Ovviamente quello che lui poteva “controllare” era la politica monetaria e il front-end della curva dei rendimenti, c'era quindi bisogno che arrivasse qualcuno alla Casa Bianca per mettere ordine anche da questo punto di vista e porre un ulteriore freno al flusso di dollari che finivano all'estero e venivano sottoposti a leva per gonfiare la loro offerta ombra.

Statistic: Major foreign holders of United States treasury securities as of December 2024 (in billion U.S. dollars) | Statista
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Le pressioni sul mercato inglese hanno costretto i fondi pensione a vendere titoli di stato per soddisfare le richieste di garanzia su posizioni derivate sommerse, o per ridurre l'esposizione dovuta all'incapacità di soddisfare le richieste di rimborso. La Banca d'Inghilterra agì per salvaguardare i fondi pensione, i principali detentori di titoli di stato a lunga scadenza e affermò che i suoi acquisti miravano a ripristinare l'ordine e sarebbe stato fatto “tutto il necessario” per raggiungere tale obiettivo. Il 23 settembre 2022 i rendimenti dei titoli di stato a cinque anni fecero registrare un aumento di oltre 50 punti base, il più grande salto giornaliero dal 1991; il 25 settembre i rendimenti dei titoli di stato a due anni salirono di 40 punti base, un'impennata paragonabile solo alle fluttuazioni osservate durante la crisi del 1992. La deviazione standard delle variazioni giornaliere dei tassi era di soli 5 punti base, quindi queste variazioni equivalevano a una tendenza che normalmente avrebbe richiesto mesi mentre allora ebbe luogo in un solo giorno. Le misure di emergenza continuarono per tutto ottobre e persino l'euro sprofondò rompendo la parità con il dollaro nello stesso mese.

Gli eventi di quel periodo possono essere ricondotti all'ennesimo esempio della cosiddetta “Teoria del frappè” postulata da Brent Johnson: un quadro di riferimento per comprendere come potrebbe verificarsi un default del debito sovrano, con oro, dollaro e azioni in ascesa mentre gli investitori si affannano per trovare sicurezza e liquidità. Il paradosso è la forza del dollaro in mezzo al caos finanziario, alimentato dal suo status di riserva mondiale. Mentre le altre valute si sgonfiano, così come le relative economie, il dollaro invece si gonfia. L'oro infatti ha raggiunto il massimo storico di $3.000 l'oncia come copertura contro l'incertezza, il dollaro rimane forte e le azioni stanno tenendo duro nonostante le turbolenze finanziarie.... e il frappè è servito anche nel 2025.

Per comprendere appieno le sfumature, dobbiamo ricostruire la storia del dollaro aggiungendo tutto quello che abbiamo appreso finora. Dopo la Seconda guerra mondiale il sistema di Bretton Woods rese il dollaro la star dello spettacolo: le nazioni europee spedirono il loro oro negli USA durante la guerra ed essi, alla fine delle ostilità, si ritrovarono a essere un punto di riferimento mondiale quindi l'oro rimase agganciato esclusivamente al dollaro (a $35 l'oncia) mentre altre valute del mondo si agganciarono a quest'ultimo. Parallelamente a questo sistema si sviluppò anche quello dell'eurodollaro, le cui prime tracce documentate apparvero negli anni '50: una innovazione finanziaria partorita dalla Midland Bank nel Regno Unito, la quale capitalizzò l'elevato costo del capitale nella Gran Bretagna del secondo dopoguerra. La capacità della Midland di prestare in dollari le diede un vantaggio competitivo, consentendole di partecipare al mercato forward prestando dollari e investendo in titoli di stato con rendimenti più elevati e intascare la differenza. Questa pratica creò le premesse per la crescita esplosiva di questo mercato dagli anni '50 agli anni '70, espandendosi al punto che oggi, nove dollari su dieci in tutto il mondo sono eurodollari. Stiamo parlando di una delle parti più opache e complesse del sistema finanziario moderno.

A differenza dei prestiti nazionali che possono essere influenzati dalle linee di politica delle banche centrali, i prestiti in eurodollari non possono essere gonfiati dai creditori. Questa struttura crea una domanda sostenuta di dollari al di fuori degli Stati Uniti, i cui numeri adesso si stima che superino i $400.000 miliardi ed eclissano i $36.000 miliardi di debito nazionale americano. Quando Lehman Brothers crollò il 15 settembre 2008, scatenò onde d'urto nel mercato offshore del dollaro ed esplose il differenziale tra i tassi onshore (OIS a 3 mesi) e offshore (LIBOR a 3 mesi), con questi ultimi che schizzarono alle stelle. Bernanke e Paulson dovettero darsi da fare per predisporre programmi di emergenza e impedire che il sistema implodesse. Arrivarono massicci salvataggi che sostennero l'intero sistema dei fondi del mercato monetario. I tassi furono tagliati in modo aggressivo e la FED raddoppiò la disponibilità di dollari tramite linee di swap. La rete di swap globale trasformò la FED nella banca centrale mondiale. 

Il 13 ottobre 2008 la FED andò oltre, annunciando linee di swap illimitate con tutte le principali banche centrali occidentali. Finì per prestare la sbalorditiva cifra di $3.300 miliardi in fondi di emergenza, con una bella fetta destinata a banche straniere e grandi aziende come Barclays, RBS e persino Toyota. Sebbene questi interventi stabilizzarono (temporaneamente) l'economia globale, non avvenne senza conseguenze: la FED era giocoforza diventata il prestatore di ultima istanza del mondo intero. La “Teoria del frappè” di Brent Johnson prevede che, man mano che la bolla del debito sovrano si sgonfia, la domanda di dollari si gonfia, facendolo rafforzare rispetto alle altre valute. Questo effetto di rafforzamento attrae capitali verso asset denominati in dollari, anche se i livelli di inflazione e debito mettono a dura prova le economie globali. La teoria suggerisce che, mentre molti asset potrebbero calare in questo contesto, il dollaro salirà, insieme all'oro, poiché gli investitori cercheranno rifugi sicuri dall'instabilità del debito sovrano.

Un gigantesco frullato di liquidità è stato creato dalle banche centrali globali con il dollaro come ingrediente chiave, ma se il dollaro sale di valore, questo frullato verrà risucchiato negli Stati Uniti, creando una spirale che potrebbe rapidamente destabilizzare i mercati finanziari. Il dollaro è il fondamento del sistema finanziario mondiale. Lubrifica le ruote del commercio e degli scambi globali: la disponibilità di dollari, il costo e il livello del dollaro stesso possono avere un impatto sproporzionato sulle economie e sulle opportunità di investimento.

Ma più importante del livello assoluto, o della disponibilità di dollari, è il suo tasso di variazione del livello: se si muove troppo rapidamente, allora i problemi iniziano a spuntare ovunque (i Paesi stranieri iniziano ad andare in default). Oggi molte persone sono convinte che sia il ruolo del dollaro sia il livello stia scendendo. Le persone pensano che gli Stati Uniti stiano stampando così tanti dollari che il mondo sarà inondato dai biglietti verdi, causandone la caduta del valore.

Sebbene sia vero che gli USA stanno stampando molti dollari, anche altri Paesi lo stanno facendo, quindi in teoria dovrebbe pareggiare in termini di valore. Ma il problema nascosto è la differenza nella domanda: ricordate che il sistema finanziario globale è costruito sul dollaro, il che significa che anche se non li vogliono, tutti ne hanno comunque bisogno e se avete bisogno di qualcosa non avete molta scelta.

Stiamo parlando di un'estensione del Dilemma di Triffin: esportare la valuta di riferimento globale a scapito della ricchezza reale del proprio Paese. Johnson evidenzia un futuro in cui la forza del dollaro e il valore dell'oro aumentano parallelamente, spinti dal crollo dei sistemi gravati dal debito e dallo spostamento verso asset stabili. Il motivo per cui questi due asset saliranno insieme è un sintomo del sistema eurodollaro basato sul debito in cui il mondo si ritrova intrappolato. Mentre i mercati del debito globale si frammentano, i debitori si precipitano alla ricerca di liquidità e ciò significa vendere asset rischiosi (es. obbligazioni e azioni) e correre verso porti sicuri (es. oro e dollari). L'ironia di questo sistema, come spiega Johnson, è che man mano che vengono prestati sempre più eurodollari, il carico di debito complessivo sull'economia globale aumenta, il che fa aumentare la domanda di dollari e assicura che la prossima correzione sarà ancor più severa. Nessuno sa quali sono le cifre precise quando si parla di eurodollari, o del debito denominato in eurodollari: queste metriche sono state considerate troppo difficili da misurare e la segnalazione è stata eliminata gradualmente a metà degli anni 2000. L'offerta di denaro M3, ad esempio, che includeva alcune misure in eurodollari, è stata eliminata nel 2006.

Una crisi del “frappè monetario” si presenta come segue:

Ma il vero rischio emerge quando altre economie iniziano a rallentare o quando gli Stati Uniti iniziano a crescere rispetto alle altre economie. Se c'è meno attività economica altrove nel mondo, allora ci sono meno dollari in circolazione globale che altri possono usare nelle loro attività quotidiane e, naturalmente, se ce ne sono meno in circolazione, il prezzo sale perché le persone inseguono quella fonte di dollari in calo. Il che è terribile per i Paesi che stanno rallentando, perché proprio quando stanno soffrendo economicamente, devono pagare molti beni in dollari e devono onorare i loro debiti che sono spesso anch'essi denominati in dollari.

Quindi inizia il vortice, o come mi piace chiamarlo il frullato del dollaro: man mano che il valore del dollaro aumenta, il resto del mondo ha bisogno di stampare sempre più valuta per poi convertirla in dollari in modo da pagare i beni e onorare il suo debito in dollari. Ciò significa che il dollaro continua a salire e in risposta molti Paesi saranno costretti a svalutare le proprie valute, quindi il dollaro salirà di nuovo e questo metterà a dura prova il sistema globale.

Come accennato in precedenza, nell'autunno del 2022 il valore del dollaro s'è impennato, cosa che ha iniziato a causare enormi problemi nel sistema finanziario globale. Un avvenimento, questo, alimentato dal ciclo di rialzo dei tassi da parte della FED annunciato a marzo di quell'anno, il più rapido della sua storia e che ha persino superato lo shock di Volcker dei primi anni '80. Il rialzo dei tassi è arrivato quando il resto del mondo era ancora sotto lo zero, soprattutto in Europa. Infatti il tasso di riferimento della BCE era di ben 100 punti base inferiore a quello degli Stati Uniti e, a un certo punto, il differenziale tra i tassi giapponesi e quelli americani aveva superato i 500 punti base. Ciò alimentò diversi carry trade: prendere in prestito in euro o yen e prestare in dollari, di fatto vendendo allo scoperto queste valute più deboli. Nel tempo queste pressioni si sono accumulate fino al punto che entrambe le valute hanno sostanzialmente iniziato un crollo al rallentatore e il “frullatore” è stato acceso.

Rialzare i tassi alla pari con gli Stati Uniti ha significato default diffusi, poiché sia l'Europa che l'Inghilterra sono fortemente indebitati, anche se in misura diversa, ovviamente. Non c'è opzione e nessuna soluzione fiat: nessun'altra valuta può usurpare l'Onnipotente dollaro. E questo Powell e i NY Boys lo sapevano: dopo aver brancolato nel buio per decenni riguardo le cause delle crisi negli Stati Uniti, finalmente avevano individuato nell'eurodollaro il colpevole principale. Potremmo definirlo un “super ciclo economico”, uno internazionale, che letteralmente ha posto sull'altare sacrificale della dissolutezza fiscale e monetaria la ricchezza reale degli USA. Un sistema, quello dell'eurodollaro, che per quanto abbia reso, all'apparenza, gli Stati Uniti e la loro relativa valuta i punti di riferimento mondiale, ciò ha significato altresì la socializzazione mondiale dei frutti della loro prosperità. Come ho spiegato anche nel mio ultimo libro, Il Grande Default, l'impostazione del LIBOR avveniva a Londra e questo significa che se emergevano criticità in quella giurisdizione, esse si ripercuotevano anche negli Stati Uniti... anche se questi ultimi avrebbero potuto sopportarle e superarle più agilmente.

Gli abusi del sistema dell'eurodollaro sono diventati talmente di ampia portata che il 2008 ne ha segnato la rottura definitiva. Troppa confusione, troppa ponderazione del rischio sbilanciata e troppo intorbidimento dei segnali di prezzo. La portata dei quantitative easing sin da allora ha cercato di rincorrere l'offerta di dollari ombra fino a quel momento creata e tamponare i buchi che apparivano qua e là nelle varie economie del mondo, incapaci però di sistemare davvero le cose. Un palliativo, non una cura definitiva. In quel frangente la Federal Reserve è diventata la banca centrale del mondo a tutti gli effetti, il cui unico scopo non era più il doppio mandato cui è sottoposta, bensì tenere quanto più liquido possibile il mercato degli eurodollari sia dal punto di vista monetario che fiscale... a scapito dell'economia interna. Ed è qui che fa acqua da tutte le parti la “teoria del dominio americano” tramite il dollaro e l'Impero militare: autodistruggersi non è lungimirante, né fisiologico, per la sopravvivenza sia della propria divisa che del proprio (presunto) Impero.

Attenzione, la mia tesi non è che gli USA fossero completamente eterodiretti a Londra e quindi scagionarli da tutte le colpe, ma che quest'ultima riusciva a influenzare (tramite infiltrati) aspetti importanti delle linee di politica americane affinché l'impero inglese potesse sopravvivere. Così come quello colonialista europeo, perché per quanto i colonialisti possano perdere il pelo non perdono il vizio. L'eurodollaro s'è dimostrato il guinzaglio perfetto, dal punto di vista economico, per usare un proxy e impostare/favorire un'agenda che veniva decisa oltreoceano. La narrativa che per anni è stata spacciata sulla stampa era una in cui l'Inghilterra appariva come una reliquia del passato in quanto a egemonia mondiale, mentre Washington era l'egemone di quest'epoca storica. Inutile dire che gli inglesi sono sempre stati maestri a sviare le attenzioni da loro: forniscono una corretta analisi dei problemi, ma poi si svincolano dalle relative cause scatenanti.

Ora è tornato il “frappè monetario del dollaro”, ma dopo l'entrata in scena del SOFR e lo sganciamento dal LIBOR, gli USA adesso hanno davvero il potere del dollaro nelle loro mani. Solo dal 2022 hanno ripreso il controllo sul proprio destino monetario e solo da allora hanno potuto avviare il ciclo di rialzo dei tassi più repentino della storia economica moderna senza preoccuparsi delle conseguenze. Perché? Perché i veri malati economici si trovano altrove: a Londra e a Bruxelles. Se l'economia mondiale la immaginassimo come un cesto della biancheria sporca, Washington sarebbe la camicia meno sporca di tutte. Ad esempio, la caduta delle varie banche commerciali a San Francisco non ha avuto alcun effetto sulle controparti newyorkesi; il selloff recente sui mercati azionari americani verrà compensato dalla diminuzione del deficit pubblico cosa che libererà risorse economiche affinché possano essere usate dal settore privato; le turbolenze commerciali verranno compensate dall'onshoring industriale e dalla rilocazione delle industrie europee; ecc. Sebbene il DXY abbia subito una breve flessione nell'ultimo mese (pensate poi dove viene intermediato il mercato dei cambi mondiale...), ciò è avvenuto dopo un anno record per il dollaro, in cui ha guadagnato quasi il 7% rispetto alle principali valute. La rupia indiana, ad esempio, è scesa a un minimo storico; lo yuan è stato svalutato progressivamente senza effetti concreti; ecc.

I problemi stanno emergendo anche dall'altra parte dell'Atlantico, poiché il Regno Unito è ora alle prese con un mix tossico di rendimenti dei titoli di stato in forte ascesa e una sterlina in rovina, una combinazione solitamente riservata ai mercati emergenti, non alla sesta economia più grande del mondo. I rendimenti dei titoli di stato sono saliti ai massimi livelli dal 1998, una triste pietra miliare che sottolinea lo stato precario delle finanze della Gran Bretagna. Questi stessi livelli di tensione finanziaria hanno costretto Liz Truss a lasciare l'incarico nel 2022. Gli hedge fund si stanno posizionando per un ulteriore calo della sterlina, segnalando un profondo sentimento ribassista e una mancanza di fiducia nelle prospettive economiche del Regno Unito. La sterlina è diventata un sacco da boxe per i mercati globali, trascinata verso il basso da passi falsi fiscali e dall'implacabile ascesa del dollaro. A nord l'economia canadese non se la passa tanto meglio. Il dollaro canadese si è deprezzato di quasi l'8% rispetto al dollaro statunitense nell'ultimo anno e i rendimenti obbligazionari sono in aumento. Il crescente divario dei tassi d'interesse tra Canada e Stati Uniti è un fattore chiave. Mentre la Federal Reserve statunitense li ha mantenuti alti, la Banca del Canada li ha tagliati sin da giugno dello scorso anno nel tentativo di sostenere un'economia in indebolimento. L'instabilità politica ha solo aggiunto benzina sul fuoco. Le recenti dimissioni del primo ministro Trudeau hanno momentaneamente dato respiro al dollaro canadese, ma l'incertezza sulla futura leadership canadese ha rapidamente invertito la tendenza. Questa combinazione di indebolimento della valuta, aumento dei rendimenti obbligazionari, incertezza politica e minacce commerciali da parte di Trump stanno creando un contesto difficile per l'economia canadese.

Tutto questo senza nemmeno menzionare l'elefante nella stanza: l'euro. La valuta si è indebolita notevolmente nell'ultimo anno e si sta avvicinando alla parità con il dollaro. L'Eurozona sta affrontando una serie di problemi, tra cui l'indebolimento della crescita economica, una crisi dell'immigrazione, alti tassi d'interesse e una crescente inflazione. A dicembre 2024 l'inflazione dell'Eurozona ha raggiunto il massimo di cinque mesi al 2,4%, alimentata dall'aumento dei costi dei servizi. La BCE ha tagliato i tassi d'interesse per sostenere l'economia nell'ultimo anno, dal 4% al 2,5%.

Ma ci rendiamo conto che questi saltimbanchi hanno concluso un vertice decidendo solo che “bisogna fare in fretta” e sono soddisfatti di tale risultato? Ma qui altro che parità tra euro e dollaro, la moneta europea sprofonderà ben al di sotto. Come si fa a non ridere quando dice che a fronte della nuova baldoria di spese, poi, però, bisogna tornare sulla via della rettitudine fiscale tenendo sotto controllo i conti pubblici? Ma davvero crede che le persone abbiano l'anello al naso e che l'etichetta “off-budget” possa far sembrare domani meno ingombranti gli squilibri fiscali? Quale percorso di sostenibilità del debito si può avere se quanto già fatto ha avuto i risultati devastanti attuali?

Questi sono spaventati a morte dal dollaro e della sua versione digitale di mercato, Tether. È un'alternativa credibile e affidabile affinché i risparmiatori possano sfuggire ai controlli dei capitali. Sono come le blatte nelle stamberghe che quando uno accende la luce nella stanza scatta un fuggi-fuggi generale. Forse non hanno capito che Tether è già sviluppato e funziona, mentre l'euro digitale deve ancora essere inaugurato. Non solo, ma ciò che li fa impazzire di più è che le aziende americane che operano sul suolo europeo possano usarlo per bypassare tutte quelle normative idiote (es. DSA, DMA, GDPR, Mica, ecc.) che servono solo a estorcere loro denaro tramite le multe. Ma questi sono morti (economici) che camminano. L'UE non esiste, è già morta.

In ogni caso, il “frappè monetario” teorizzato da Brent Johnson è vivo e vegeto: il DXY sale perché ciò che viene contratta è l'offerta di dollari ombra, dato che le varie nazioni del mondo non sono più capaci di usare a leva il mercato degli eurodollari. Senza il LIBOR per tenere sotto scacco la Federal Reserve, e quindi costringerla a stampare denaro in base alle necessità estere, e senza una politica fiscale espansiva che usava proxy come la USAID per mandare dollari all'estero, ci troviamo infine di fronte a una domanda genuina di dollari che seguirà le metriche interne dell'offerta di denaro. Certo, gli eurodollari ancora circoleranno, ma i rischi adesso saranno tutti di coloro che commetteranno azzardo morale e non più spalmati sull'economia americana. Ora il resto dei Paesi del mondo o guardano saltare in aria le loro valute, o intervengono utilizzando miliardi di dollari in riserve. Ciò si traduce in un dollaro più forte e in maggiori afflussi di capitali negli Stati Uniti.

Gli Stati Uniti possono adesso bere questo “frullato” a cuor leggero, senza doversi più preoccupare del Dilemma di Triffin.


LA FINE DEL DEFICIT STATUNITENSE DELLA BILANCIA COMMERCIALE

Il Dilemma di Triffin è risultato il difetto fatale del sistema di Bretton Woods: un paradosso che alla fine distrugge ogni valuta di riserva. Ma se fosse possibile risolverlo?

Il sistema di Bretton Woods fu istituito nel 1944 come sistema monetario internazionale progettato per fornire stabilità all'economia mondiale dopo le devastazioni della seconda guerra mondiale. Il dollaro statunitense era agganciato all'oro e le altre valute principali erano agganciate a esso. Il dollaro divenne la principale valuta di riserva mondiale e i Paesi membri accettarono di mantenere i tassi di cambio entro bande specifiche intervenendo sul mercato dei cambi. Anche il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale furono creati come parte del quadro di Bretton Woods per facilitare la cooperazione e lo sviluppo economico internazionale.

L'emergere di un sistema oro-dollaro fu guidato da una crescita insufficiente nell'offerta globale di oro per supportare l'espansione del commercio mondiale e della produzione: la scelta delle parità tra valute nel dopoguerra, che mantenevano basso il prezzo reale dell'oro e ne limitavano la produzione, contribuì a questa carenza. Inoltre l'URSS e il Sudafrica, principali fornitori di oro, furono considerati inaffidabili. Per colmare il divario tra domanda e offerta di riserve globali, i dollari divennero sempre più importanti, generati attraverso l'accumulo di crediti ufficiali a breve termine sugli Stati Uniti a partire dai primi anni '50. Ciò significava che gli Stati Uniti registravano costantemente deficit della bilancia dei pagamenti negli accordi ufficiali, accumulando passività verso funzionari stranieri senza un corrispondente aumento di attivi come l'oro. In sintesi, esportavano più dollari di quanti ne importassero. Questi dollari in eccesso erano registrati nel sistema globale in una moltitudine di modi: come depositi bancari in eurodollari, in linee di swap e come riserve in eccesso presso banche centrali straniere. Le aziende e i governi che accumulavano questi surplus avevano liquidità a disposizione che prontamente reinvestivano nel sistema finanziario nazionale, principalmente sotto forma di titoli del Tesoro USA.

Nel 1960 un economista belga di nome Robert Triffin tenne una presentazione di fronte al Congresso su quello che considerava un difetto fatale nel sistema monetario globale di Bretton Woods. Quel difetto divenne noto come il Dilemma di Triffin, o il Paradosso di Triffin, e, a suo dire, avrebbe distrutto Bretton Woods. Aveva anche previsto che questa contrazione delle riserve globali avrebbe portato a una crisi deflazionistica mondiale, che non si verificò, manifestandosi invece come un'ondata di inflazione che si abbatté sugli Stati Uniti e su gran parte delle economie mondiali.

Il dollaro è la valuta di riserva mondiale, ciò significa che sarebbe stato utilizzato nel commercio internazionale come riserva delle banche centrali per regolare le transazioni finanziarie e per prendere in prestito/prestare in dollari offshore (Eurodollaro). Tuttavia il resto del mondo mancava di un fattore cruciale: la capacità di generare dollari. Tutti hanno bisogno di commerciare, indebitarsi e risparmiare in una valuta CHE NON POSSONO STAMPARE (a meno che, come abbiamo visto, non si forza la mano della Federal Reserve indirettamente).

L'America si sarebbe trovata di fronte a un dilemma: soddisfare questa domanda o no? Se non avessero stampato, sarebbe emersa un'insufficienza di riserve globali, il commercio avrebbe iniziato a bloccarsi, le banche centrali non sarebbero riuscite a difendere la propria valuta sul mercato dei cambi e le banche non sarebbero riuscite a gestire i prestiti in dollari. Ciò avrebbe potuto causare inadempienze a livello di sistema e una crisi deflazionistica che si sarebbe diffusa da una nazione all'altra. Per evitare ciò gli Stati Uniti hanno avuto deficit persistenti delle partite correnti, inviando più dollari al sistema globale di quanti ne ricevessero indietro, per finanziare tutte queste necessità. A lungo termine ciò significa che gli Stati Uniti avrebbero stampato più dollari di quanto altrimenti giustificato dal rapporto di riserva rispetto all'oro. Questo rapporto sarebbe sceso sempre di più, finché non ci sarebbe stato un tale eccesso di dollari da innescare una corsa globale agli sportelli del dollaro stesso.

Ecco in sostanza cosa è successo. Mentre il mondo iniziava a globalizzarsi e la crescita del PIL nominale al di fuori degli Stati Uniti iniziava ad accelerare, sempre più dollari si accumulavano al di fuori del sistema finanziario nazionale. Nel 1965 il presidente francese Charles de Gaulle fece i calcoli e si rese conto che gli Stati Uniti avevano emesso molti più dollari di quanti fossero giustificati dal coefficiente di riserva di $35/oncia e iniziò a riscattare dollari in oro, come aveva diritto in base a Bretton Woods. Non era il solo, altre nazioni seguirono presto l'esempio. Iniziò una corsa alle riserve auree americane quando migliaia di tonnellate metriche di oro iniziarono a fuoriuscire dagli Stati Uniti.

De Gaulle stava facendo manifestare le conseguenze del Dilemma di Triffin, chiedendo persino il ripristino del gold standard. Così facendo, stava mettendo in evidenza quello che il suo ministro delle finanze, Valéry Giscard d'Estaing, aveva chiamato “il privilegio esorbitante”, la capacità degli USA di gestire deficit della bilancia dei pagamenti e deficit fiscali e costringere il sistema globale ad assorbirne le ricadute. Le altre nazioni dovevano rimanere responsabili dal punto di vista fiscale e monetario e mantenere la loro valuta agganciata al dollaro entro il tasso di cambio ristretto, ma gli USA non avevano bisogno di farlo: ricevevano beni reali per una valuta che potevano stampare, alimentando la affamata macchina imperiale statunitense. Col senno di poi abbiamo scoperto quali appetiti stava sfamando questo meccanismo, ovvero quelli della City di Londra e del suo colonialismo sotto mentite spoglie, e probabilmente non è stato un caso che allora fu proprio la Francia a chiamare il bluff sull'oro...

Gli USA avevano avviato il sistema con un'enorme riserva di oro: circa il 50% di tutte le riserve auree estratte erano detenute dagli americani. La corsa agli sportelli del dollaro iniziò a prosciugarle fino a quando quella percentuale non si ridusse di oltre la metà. La crisi raggiunse il culmine nell'agosto del 1971, quando Nixon decise di chiudere la finestra dell'oro, congelando la capacità delle banche centrali e dei governi stranieri di convertire i dollari in oro. Così facendo, tagliò l'ultimo legame tra il dollaro cartaceo e la moneta reale sottostante: la capacità dei cittadini di chiedere oro in cambio di dollari era già stata vietata nel 1933 da Roosevelt. Naturalmente Nixon aveva promesso che questa rottura con il gold standard sarebbe stata temporanea e che una volta trovata una soluzione sarebbero tornati a una moneta sana/onesta. Tuttavia, ciò non accadde mai. Da allora fu adottato il sistema di cambio fiat e la situazione non ha fatto che peggiorare. Quella fu la prima vera crisi dell'eurodollaro e il cambio di paradigma fu necessario affinché lo schema Ponzi potesse essere traslato a un livello superiore, così come l'azzardo morale conseguente. Infatti il nuovo asset di riserva sarebbero diventati i titoli del Tesoro americani.

L'attuale consenso tra i macroeconomisti è la dottrina TINA: non c'è alternativa al dollaro. La Russia è un esportatore di materie prime e ha un surplus delle partite correnti, il quale dovrebbe essere trasformato in deficit per essere una valuta di riserva; la Cina ha un mercato dei capitali chiuso; l'India non ha un mercato obbligazionario sufficientemente profondo; il Sudafrica è politicamente instabile. Senza contare che nessuno dei BRICS ha uno stato di diritto sufficientemente buono. Come sottolinea anche Brent Johnson, gli Stati Uniti hanno mercati obbligazionari profondi e liquidi, stato di diritto, un sofisticato sistema finanziario e monetario e un esercito gigantesco per far rispettare il sistema del dollaro, fondamentalmente tutto ciò che si potrebbe desiderare.

L'elenco dei requisiti per una valuta di riserva è il seguente: 

  1. stabile
  2. sicura
  3. riserva di valore
  4. mezzo di scambio
  5. ampiamente accettata
  6. fidata
  7. mercati profondi e liquidi

Bitcoin è ancora nella sua fase iniziale di crescita come valuta. Nel 2023 la capitalizzazione di mercato era di circa $720 miliardi e BTC veniva scambiato a $36.800. La volatilità è ancora elevata poiché le dimensioni del mercato implicano che quantità di denaro relativamente piccole possono spostare l'azione dei prezzi in modo sproporzionato rispetto ad altri mercati. Il test della “stabilità” lo fallisce... per ora.

Bitcoin è sicuro? È sicuro quanto la vostra capacità di conservare le chiavi private! Se possedete Bitcoin e tenete al sicuro il vostro seed, allora è sicuro. Probabilmente molto di più rispetto a quasi qualsiasi altra cosa: simile all'oro fisico, è un bene al portatore e una vera merce digitale. Non può essere rubato facilmente o censurato. Gli asset denominati in valute fiat, come abbiamo visto con il divieto per la Russia di usare la rete SWIFT, possono essere congelati o sequestrati; le transazioni possono essere inserite in una blacklist; si può essere censurati.

Bitcoin è la migliore riserva di valore mai inventata, persino superiore all'oro. Il metallo giallo aumenta la sua offerta di circa il 2% all'anno e nessuno conosce la vera quantità di oro esistente. BTC ha invece un programma di emissione determinato matematicamente e imposto dalla struttura della rete (consenso dei nodi e dei miner), garantendo che 21 milioni sia la quantità massima di bitcoin che può essere minata.

Per quanto riguarda il mezzo di scambio, svolge anche questo ruolo in quanto è molto facile da trasferire e la conferma delle transazioni richiede circa 10 minuti, ma è molto più veloce su Lightning Network, la soluzione di scalabilità di cui BTC ha bisogno per essere un mezzo di scambio per la vita quotidiana in una moderna economia digitale.

Per quanto riguarda la fiducia, Bitcoin ha successo anche qui, poiché utilizza crittografia di livello militare e dispendio energetico dei miner per proteggere la sua blockchain. Una forma inversa del Dilemma del prigioniero assicura che nessun singolo miner, o nodo, abbia un incentivo a mentire sulla validità delle transazioni, poiché creare falsi blocchi e transazioni richiede di essere esponenzialmente più fortunati con il passare del tempo e di spendere energia (e denaro) per farlo. Per molte ragioni, complesse e tecniche, attaccare la rete non è fattibile.

Mercati profondi e liquidi: anche qui ancora non ci siamo, ma man mano che BTC guadagna adozione globale, profondità e liquidità seguiranno, smorzando la volatilità e portando sempre più capitale nell'ecosistema. Simile all'effetto volano con le aziende di software, sempre più utenti (e stati) che adottano Bitcoin significano che il prezzo sale, la volatilità si smorza e l'adozione accelera in cicli di feedback positivi.

Bitcoin risolve il Dilemma di Triffin. Non lo evita, non lo mitiga: LO RISOLVE.

Il Paradosso si basa su diversi punti fondamentali, il principale dei quali è un attore centrale che emette la valuta di riferimento. Bitcoin NON è emesso centralmente. Non esistono confini per Bitcoin, nessun singolo nodo di emissione. Qualsiasi miner nell'intera rete può essere scelto per la prossima ricompensa di blocco. Una valuta di riserva neutrale, non emessa centralmente, libera di fluttuare, orientata alla privacy, è stato lo standard per secoli prima del sistema fiat. Lo stesso Triffin immaginò una soluzione al problema: la sua idea era quella dei DSP (diritti speciali di prelievo), un'unità di riserva emessa dall'FMI che si basava su un paniere di altre valute. I DSP non fanno nulla per mitigare i problemi di inflazione e svalutazione; inoltre sarebbero incredibilmente difficili da gestire. Immaginate di riscattare i DSP per le valute sottostanti e di dover andare in ogni Paese per riscuotere il denaro.

Con una valuta di riserva neutrale, i deficit o i surplus delle partite correnti delle singole nazioni sarebbero sempre in equilibrio (dinamico). Se un Paese spende più di quanto guadagna, alla fine è costretto a ricominciare a guadagnare (produrre). E se si verifica l'inverso, il surplus può essere utilizzati per il consumo. Bitcoin, quindi, risolverebbe anche tutti gli altri dubbi che i macroeconomisti hanno su di esso: si svilupperebbero mercati liquidi e profondi, il prezzo salirebbe esponenzialmente, l'adozione si diffonderebbe poiché le nazioni lo adotterebbero e inizierebbero a usarlo e a richiederlo nel commercio e nella finanza internazionale.

La riserva strategica statunitense ha come obiettivo finale quello di rendere Bitcoin l'hard asset per eccellenza che permetta di disintermediare definitivamente la nazione dal circuito dell'eurodollaro. Non accadrà dall'oggi al domani, saranno necessari passaggi intermedi obbligati. Innanzitutto il dollaro, così come il Paese stesso, dovrà riguadagnare credibilità e affidabilità. La sua forza è propedeutica a tal proposito: un dollaro forte all'estero e un dollaro debole in patria. A coadiuvare tale assetto c'è l'oro che viene sottratto alla LBMA e questo sarà l'anno del metallo giallo dato che rappresenta ancora l'hard asset storico che nei momenti di incertezza ha funto da rifugio sicuro; oltre a essere un barometro appropriato per un ritorno a una ponderazione del rischio reale e genuina. Diciamo che in una fase tumultuosa e incerta, la certezza storica dell'oro, pronta e disponibile, è una garanzia. Nel frattempo si permette che la capitalizzazione di mercato di Tether cresca organicamente. La digitalizzazione del dollaro, infatti, sta passando dall'ascesa di Tether come compratore di ultima istanza dei titoli del Tesoro USA; praticamente sta stabilendo una nuova consuetudine per prendere il posto della Federal Reserve, la quale verrà ri-regionalizzata nelle sue 12 branche regionali e verrà smantellato quell'apparato burocratico che è stato costruito su di essa da Roosevelt in poi. Ripple, invece, sta ottenendo attenzioni perché può essere strumentalizzato contro l'intermediazione del mercato dei cambi a Londra e sostituire il sistema SWIFT. Il momento di Bitcoin arriverà solo dopo che Tether avrà consolidato la sua presenza sui mercati come nuovo colosso, comprare titoli sovrani americani serve anche a sottrarli a quei player esteri che li usano per prolungare la vita al mercato degli eurodollari (es. Inghilterra, Canada, Europa). Ecco perché l'azienda di Ardoino sta diversificando anche in altri asset e molto probabilmente arriverà a essere un attore dello stesso peso di una JP Morgan, ad esempio.

Tra i suoi attivi, però, c'è anche Bitcoin e questo significa non solo digitalizzaione del dollaro ma anche una copertura fatta da un hard asset in quella che rappresenterà un'unione fondamentale per superare il sistema dell'eurodollaro, offrire un mezzo di scambio sano/onesto, un ambiente di mercato in cui domanda/offerta si incontrano genuinamente, un settore privato in grado di prosperare e resistere alle ondate di inflazione, la capacità di abbattere debito, deficit e spesa pubblica.


CONCLUSIONE

Quando ho pubblicato il mio ultimo libro, Il Grande Default, uno degli obiettivi era quello di documentare come gli USA stessero erigendo barriere intorno al dollaro per difenderlo dagli attacchi esterni tramite gli eurodollari. Il rinsavimento a livello di politica monetaria e fiscale serve a minimizzare questo rischio, non l'ha eliminato. Per quanto i player esteri adesso debbano interfacciarsi direttamente con la FED se vogliono dollari, esistono ancora scappatoie. Una di queste era il tentativo di intermediare i titoli di stato americani a Londra e scongiurato da Bessent lo scorso gennaio. Adesso se ne presenta un'altra tramite la Banca del Canada e l'emissione di titoli canadesi denominati però in dollari americani (siete sorpresi che sia arrivato sulla scia dell'elezione ad interim di Carney?).

Di norma il differenziale tra il tasso di riferimento della FED e quello della Banca del Canada è sempre stato di circa 50 punti base; oggi è di 150 punti base. L'obiettivo è quello di mettere in moto un carry trade tra il dollaro canadese e quello americano: riciclare il surplus commerciale canadese (capite adesso anche la narrativa di Trump sui dazi?) per pagare i coupon di quelle obbligazioni. Ma perché comprare questi titoli che rendono il 3% quando gli omologhi americani rendono di più? Perché possono essere posti come garanzia nel mercato pronti contro termine americano e quindi avere una via secondaria con cui accedere ai dollari. Un attacco diretto al SOFR. Inutile dire che il Canada ha la capacità di emettere questi asset perché, grazie la QE del Dipartimento del Tesoro quando c'era la Yellen, ha comprato una vagonata di titoli di stato americani che può usare come garanzia alla base di operazioni finanziarie del genere.

Carney, che sa come mettere in piedi facility del genere grazie alla sua esperienza nella Banca d'Inghilterra, e il Canada stanno diventando il proxy attraverso cui la City di Londra e Bruxelles possono avere un canale indiretto attraverso cui tornare ad accedere facilmente ai dollari, influenzare la politica monetaria della FED, avere un surrogato del LIBOR e finanziare le loro cattedrali nel deserto.

Gli USA non possono essere emendati da eventuali colpe per aver alimentato le mire espansionistiche inglesi, ciononostante sono questi ultimi coloro che hanno sempre avuto (dal punto di vista storico) il dente avvelenato contro la Russia e hanno impedito che essa avviasse una partnership con gli USA stessi. Ora gli inglesi possono finalmente essere tagliati fuori sia geopoliticamente che commercialmente, visto che il Mediterraneo perderà man mano la sua importanza a vantaggio invece del circolo polare artico (soprattutto ora che Suez è ancora inagibile). Chi ha molto da perdere qui è Londra, per tutti i motivi elencati in questa serie. Alla luce di tutto ciò, l'ironia più grande è se fosse la Russia a essere messa a guardia dell'Europa in un futuro non tanto lontano. Ma la cricca di Davos non cederà facilmente le armi e, in base alle ultime notizie provenienti dal Canada, sta creando la sua nuova base d'attacco da quelle parti. Cercheranno di resuscitare il mercato degli eurodollari perché hanno disperatamente bisogno di finanziamenti a buon mercato per tenere in piedi gli Stati sociali ipertrofici e non cadere sotto il peso delle enormi promesse fatte in precedenza. Nel frattempo cercheranno di impostare il campo di gioco per i cosiddetti perpetual bond, già una parziale realtà tra la Savings and Investments Union e le obbligazioni SURE che dovrà finanziare.

E voi, cari lettori, ricordate che la prima linea di difesa individuale è sempre la conoscenza e la consapevolezza per acquisire un vantaggio competitivo.


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giovedì 20 marzo 2025

La liberazione incompiuta nella guerra contro le criptovalute

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “Il Grande Default”: https://www.amazon.it/dp/B0DJK1J4K9 

Il manoscritto fornisce un grimaldello al lettore, una chiave di lettura semplificata, del mondo finanziario e non che sembra essere andato "fuori controllo" negli ultimi quattro anni in particolare. Questa è una storia di cartelli, a livello sovrastatale e sovranazionale, la cui pianificazione centrale ha raggiunto un punto in cui deve essere riformata radicalmente e questa riforma radicale non può avvenire senza una dose di dolore economico che potrebbe mettere a repentaglio la loro autorità. Da qui la risposta al Grande Default attraverso il Grande Reset. Questa è la storia di un coyote, che quando non riesce a sfamarsi all'esterno ricorre all'autofagocitazione. Lo stesso è accaduto ai membri del G7, dove i sei membri restanti hanno iniziato a fagocitare il settimo: gli Stati Uniti.

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di Aaron Day

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-liberazione-incompiuta-nella-guerra)

Le ultime due settimane sono state a dir poco surreali. Se avete seguito il mio viaggio negli ultimi due anni e mezzo, sapete che ho dedicato la mia intera vita a mettere in guardia contro l'imminente minaccia delle valute digitali delle banche centrali (CBDC) e la crescente repressione dello stato contro le criptovalute. Quando il presidente Trump ha preso tre misure che sono una risposta diretta a tutto ciò per cui ho combattuto (perdonare Ross Ulbricht, vietare qualsiasi ricerca su una CBDC statunitense e annullare l'Ordine esecutivo 14067 di Biden), il mio spirito era al settimo cielo.

Ma sentivo che non tutto era ancora compiuto.

All'inizio, quel senso di incompiutezza, l'ho attribuito al fatto di aver combattuto (e perso) così tante battaglie contro lo stato che lo shock mi aveva scombussolato, o forse era una sorta di stress post-traumatico. Ho vissuto momenti bui, divorzi, anni di guerra legale, e ho imparato che la ripresa spesso implica l'affrontare dure verità, perdonare le persone che ti hanno ferito e poi, cosa più dura di tutte, perdonare te stesso. Alla fine sostituisci la rabbia o la tristezza con l'accettazione e il dolore si attenua, facendoti diventare più saggio.

Tuttavia non è così semplice, o diretto, perché mentre la mossa di Trump di annullare l'Ordine esecutivo 14067 è stata un passo in avanti enorme, la brutale “guerra giudiziaria” scatenata da quell'ordine continua. Decine di aziende e individui nella comunità delle criptovalute stanno morendo dissanguati per le spese legali e le perdite aziendali, e alcuni affrontano persino condanne a pene detentive che ti cambiano la vita. È difficile festeggiare quando ci sono ancora tante persone intrappolate sotto lo stesso meccanismo contro cui stavamo tutti combattendo.

Credo che se le persone, e il presidente Trump, comprendessero veramente la devastazione causata da quella repressione, chiederebbero vera giustizia. Finché ciò non accadrà, non posso permettermi di festeggiare, non finché non verranno liberati coloro ancora intrappolati in una guerra che non avrebbe mai dovuto essere combattuta in primo luogo.


Contesto

Nel 2009 ho visto la mia seconda azienda, una fiorente impresa sanitaria, crollare sotto il peso di linee di politica federali come l'Obamacare, il Dodd-Frank Act e l'eccesso di potere del procuratore generale Eric Holder. Non ero finito nel mirino personalmente; ero solo un ingranaggio in quel meccanismo chiamato “danno collaterale” nell'implacabile espansione del governo federale. Per anni mi è stato detto, “Il pendolo oscilla sempre”, ma non l'ho mai visto tornare indietro. Invece il debito continuava a crescere, il dollaro continuava a perdere valore e le guerre infinite andavano avanti. La delusione più grande è arrivata dai repubblicani che non solo si rifiutarono di abrogare l'Obamacare, ma lo ampliarono tramite il Medicaid.

Disperato per un cambiamento, sono diventato un attivista politico. Ho gestito organizzazioni che reclutavano candidati libertari per le elezioni statali e federali e mi sono persino gettato nella mischia. Nel 2018, però, avevo perso ogni fiducia nella politica, che non sembrava mai rallentare la crescita del governo federale. Quindi ho rivolto lo sguardo a ciò che credevo potesse far pendere la bilancia a favore della libertà individuale: le criptovalute. Da quando ho sentito parlare per la prima volta di Bitcoin nel 2012, ho visto come il denaro decentralizzato potesse minare la tirannia delle banche centrali e alimentare la libertà economica in tutto il mondo. Più lo studiavo, più mi rendevo conto che questa tecnologia poteva eliminare inutili intermediari in tutto, dalle negoziazioni azionarie alle catene di fornitura ai titoli immobiliari.

Dopo l'arrivo del Covid è emerso qualcosa di ancora più oscuro: ho iniziato a notare uno sforzo statale concertato per colpire aziende e individui esattamente all'intersezione tra criptovalute e libertarismo. Molte di queste persone erano amici intimi dei miei tempi in cui presiedevo il Free State Project, o persone che partecipavano a eventi come il Liberty Forum e il Porcfest. Jeremy Kauffman ha creato LBRY (noto anche come Odysee), un'alternativa a YouTube resistente alla censura, solo per essere perseguitato dalla SEC per cinque anni, distruggendo di fatto la sua attività (anche se la tecnologia sopravvive ancora). Ian Freeman e i Crypto Six sono rimasti intrappolati in una vasta operazione governativa per aver gestito bancomat Bitcoin, cosa che ha coinvolto talpe e trappoloni da parte di più agenzie governative.

Allarmato, ho iniziato a scavare. Non sono cieco di fronte ai cattivi attori nel mondo delle criptovalute, ma queste erano persone che promuovevano piattaforme di libertà di parola e interazioni economiche pacifiche, non menti criminali. Alla fine ho scoperto l'Ordine esecutivo 14067 di Biden, firmato il 9 marzo 2022. Il suo duplice scopo era inequivocabile: accelerare l'adozione di una CBDC statunitense e lanciare un assalto governativo totale alle criptovalute. Con la brutale repressione in pieno svolgimento, e altri Paesi che correvano per introdurre le CBDC, sapevo che dovevo suonare l'allarme. Ho scritto un libro, The Final Countdown: Crypto, Gold, Silver, and the People’s Last Stand Against CBDC Tyranny, esponendo tutto. Ho anche partecipato alle primarie presidenziali repubblicane sperando di poter usare la piattaforma per informare il pubblico e gli altri candidati.

Ho incontrato per la prima volta Vivek Ramaswamy durante la campagna elettorale nel New Hampshire e gli ho consegnato una copia del mio libro. Con mio grande stupore, non solo l'ha letto, ma nei mesi successivi ne abbiamo approfondito il contenuto in più occasioni, in conversazioni approfondite. Poiché la mia unica missione nella corsa alla presidenza era quella di mettere in luce la minaccia incombente delle CBDC, e poiché Vivek sembrava “capirlo” meglio di chiunque altro, ho proposto di ritirarmi e di sostenerlo, a una condizione: avrebbe dovuto firmare il mio impegno anti-CBDC.

Dovete capire che il New Hampshire è speciale. Sede del Free State Project, vanta una comunità libertaria enorme e unita. In una precedente corsa presidenziale statale, avevo ottenuto quasi 18.000 voti. Il mio sostegno aveva un po' di peso in quella che si stava delineando come una primaria sul filo del rasoio, e di fondamentale importanza. Sebbene Vivek abbia concluso la sua campagna prima che potessimo finalizzare l'impegno e il sostegno, ha esortato Trump a denunciare le CBDC proprio prima del voto nel New Hampshire. Quella mossa sottolinea quanto fosse forte l'influenza del movimento libertario qui nel Granite State. Sono grato a Vivek per questo, poiché Trump ha esplicitamente riconosciuto a Vivek il merito di averlo informato su questa importante questione.

4 luglio 2023: con mia grande sorpresa Vivek aveva effettivamente letto il mio libro e ne avevamo discusso.

Trump ha annunciato di essere contrario alle CBDC nel New Hampshire poco prima delle primarie

Dopo che mi sono ritirato dalla corsa alle presidenziali, abbiamo intrapreso un tour nazionale (e alla fine globale) per mettere in guardia le persone sui pericoli incombenti delle CBDC e per dimostrare come prosperare utilizzando valute alternative come oro, argento e criptovalute basate sulla privacy (Zano, Monero, ecc.). Personalmente non ho più avuto un conto in banca dal 2019, un atto di resistenza individuale contro il crescente stato di sorveglianza. Per me il modo migliore per fermare la tecnocrazia è usare denaro privato, non controllato dallo stato.

Non possiamo permetterci di essere compiacenti. Ciò che potrebbe sembrare una vittoria potrebbe non essere altro che un gioco di prestigio semantico. Ecco perché voglio approfondire il vero impatto dell'Ordine esecutivo 14067 di Biden, ora revocato, e di come abbia scatenato un'ondata di “giustizialismo” che sta ancora rovinando vite e perché cancellarlo non ha ancora fatto scomparire quelle ripercussioni.

Questa battaglia per la libertà finanziaria ha trovato un alleato inaspettato nel Presidente Trump, il quale comprende in prima persona la strumentalizzazione del potere governativo.


La guerra di Trump contro il controllo digitale dello Stato profondo

La guerra dello Stato Profondo contro la libertà finanziaria

Quando Donald Trump ha graziato Ross Ulbricht e revocato l'Ordine esecutivo 14067 di Biden, non è stata solo un'altra decisione politica, bensì personale. Trump sa in prima persona cosa significa essere presi di mira da agenzie federali trasformate in armi. Proprio come il Dipartimento di Giustizia, l'FBI e i procuratori statali lo hanno perseguitato senza sosta con incriminazioni e giustizialismo, queste stesse agenzie durante l'amministrazione di Biden hanno mosso guerra agli innovatori nel mondo delle criptovalute e ai sostenitori della libertà.

I parallelismi sono sorprendenti. Mentre Trump ha affrontato procedimenti giudiziari motivati ​​politicamente a New York, Georgia e DC, i pionieri delle criptovalute come Roger Ver affrontano accuse fiscali retroattive progettate per metterli a tacere. Mentre gli avvocati di Trump vengono perquisiti e le comunicazioni private sequestrate, la comunità delle criptovalute osserva i propri team legali affrontare intrusioni simili. È lo stesso copione, schierato contro diverse minacce al potere istituzionale.


La posizione di Trump contro la tirannia digitale

Trump ha capito che la repressione di Biden riversata sul mondo delle criptovalute non riguardava la protezione degli investitori, ma il controllo. Proprio come i nemici di Trump hanno cercato di metterlo a tacere tramite divieti sui social media e restrizioni bancarie, l'Ordine esecutivo 14067 di Biden mirava a eliminare la libertà finanziaria:

• Strumentalizzando la SEC contro progetti innovativi nel mondo delle criptovalute;

• Usando l'IRS per terrorizzare i sostenitori delle criptovalute

• Impiegando il Dipartimento di Giustizia per criminalizzare gli strumenti di privacy;

• Sfruttando la FDIC per operare un debanking nei confronti delle aziende di criptovalute.


Il bersaglio: l'innovazione americana

L'amministrazione Biden non ha solo attaccato le criptovalute, ma ha preso di mira anche il vantaggio competitivo dell'America. Mentre la Cina corre avanti con il suo yuan digitale, la repressione delle criptovalute di Biden ha paralizzato l'innovazione statunitense. Trump capisce che la leadership americana nell'era digitale richiede di abbracciare, non di schiacciare, le nuove tecnologie che migliorano la libertà.


La strada da seguire

Le azioni di Trump segnalano una rottura decisiva con l'agenda di controllo digitale dello Stato profondo:

• Perdonare Ross Ulbricht: significa aver riconosciuto la natura motivata politicamente delle azioni penali sulle criptovalute;

• Vietare le CBDC: significa aver riconosciuto la necessità di proteggere gli americani dalla sorveglianza sotto forma monetaria;

• Annullare l'Ordine esecutivo 14067: significa aver posto fine alla guerra all'innovazione delle criptovalute.

Ma la lotta non è finita. Decine di pionieri delle criptovalute devono ancora affrontare accuse motivate politicamente. Proprio come Trump combatte per prosciugare la palude, questi innovatori hanno bisogno di protezione dalle agenzie governative strumentalizzate.


Un invito all'azione

Trump può consolidare la sua eredità di paladino della libertà finanziaria:

• Ordinando la revisione immediata di tutti i casi avviati ai sensi dell'Ordine esecutivo 14067;

• Ordinando alle agenzie governative di abbandonare le azioni penali motivate politicamente;

• Istituendo normative chiare e pro-innovazione sulle criptovalute;

• Proteggendo i diritti alla privacy nella finanza digitale.

La posta in gioco non potrebbe essere più alta. Come ha detto Trump: “Non vogliono me, vogliono voi: e io mi frappongo nel mezzo”. Lo stesso vale per i pionieri delle criptovalute. Lo Stato profondo non sta solo attaccando loro, sta attaccando il diritto di ogni americano alla libertà finanziaria.

Per comprendere la portata completa di questo assalto alla libertà finanziaria, dobbiamo esaminare esattamente come l'Ordine esecutivo 14067 di Biden abbia scatenato un'ondata senza precedenti di conformità coordinata.


Ordine esecutivo 14067, Parte 1: Esplorazione di una CBDC

Avevo sentito voci sulle valute digitali delle banche centrali (CBDC) per anni, un dollaro digitale che un giorno avrebbe potuto alimentare il reddito di cittadinanza o essere legato ai punteggi di credito sociale. Ma non mi ero mai reso conto di quanto velocemente questi piani stessero avanzando in tutto il mondo. Nel 2020 circa 35 Paesi stavano studiando le CBDC (con la sola Cina che ne stava sperimentando una). Nel 2022 oltre 100 Paesi si erano uniti alla corsa. E oggi? Ben 134 nazioni, che rappresentano il 98% del PIL globale, hanno in corso iniziative CBDC. Quasi la metà è andata oltre la semplice ricerca e almeno 11 sono già state inaugurate.

Negli ultimi due anni mi sono immerso in questo argomento, scavando nei progetti globali e osservando attentamente cosa stesse succedendo negli Stati Uniti. È stato allora che ho scoperto che gli Stati Uniti avevano testato almeno tre progetti pilota CBDC dal 2019 e che il nostro dollaro era già altamente digitale, il che significa che poteva essere monitorato, programmato e censurato. Più scoprivo, più diventava ovvio: le CBDC sono la rampa di accesso alla tirannia digitale.

Non si tratta solo di Stati Uniti contro Cina, o Occidente contro BRICS. È una battaglia per il libero arbitrio. Stiamo affrontando un programma di lunga data per una moneta digitale globale unica (potenzialmente basata sul credito energetico), abbinata a un sistema di credito sociale che ricorda l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Date agli stati il potere di tracciare, programmare e censurare il denaro e non passerà molto tempo prima che spuntino fuori i punteggi di credito sociale e ID digitali. Una volta che ciò accadrà, la libertà sarà un ricordo del passato.

Poi è arrivato l'Ordine esecutivo di Biden. All'improvviso tutto ha avuto senso:

Il vero obiettivo dietro l'Ordine esecutivo di Biden era quello di schiacciare qualsiasi progetto di ispirazione libertaria, quelli che minacciavano direttamente una valuta digitale completamente programmabile, tracciabile e censurabile. Dopotutto se le persone non hanno alternative, saranno costrette ad accettare la tirannia totale di una CBDC. Eliminate la concorrenza e potrete lanciare una valuta digitale senza alcuna resistenza.

Questo è esattamente il motivo per cui le persone e le organizzazioni incentrate sulla libertà sono finite nel mirino. Nessuno sceglierebbe volontariamente una valuta digitale controllata a livello federale se esistessero delle alternative, quindi la via più rapida per l'adozione di massa è garantire che tali alternative non vedano mai la luce del giorno.

 

Ordine esecutivo 14067, Parte 2: Un approccio statale a tutto tondo alla regolamentazione degli asset digitali

Non potrò mai sottolineare abbastanza quanto sia stato spietato l'assalto dell'amministrazione Biden all'industria delle criptovalute. Non si è trattato di un insieme sparso di azioni di coercizione, ma di un attacco coordinato, dall'alto verso il basso. Quando dico “tutto il governo”, intendo che quasi ogni branca federale si è schierata contro le criptovalute, tutto in una volta. Lasciate che vi mostri esattamente come si è svolto.

Biden ha trasformato il governo federale in un'arma per schiacciare l'industria delle criptovalute. Nell'immagine qui sopra, ho evidenziato solo sei delle agenzie coinvolte.

  1. La Securities and Exchange Commission: da quando la SEC ha iniziato a prendere di mira le società di criptovalute nel 2013, ha avviato 173 azioni di coercizione contro aziende e individui. Il 63% di tali azioni è avvenuto solo nei due anni successivi all'ordine esecutivo di Biden. Mentre la SEC afferma che i suoi obiettivi primari sono proteggere gli investitori da frodi e manipolazioni di mercato, e promuovere mercati ordinati, le sue azioni legate alle criptovalute hanno spesso soffocato l'innovazione, in particolare tra i progetti orientati al libertarismo che sfidano la spinta per le valute digitali delle banche centrali (CBDC). Un problema importante è la tendenza della SEC a etichettare molti token come titoli illegali senza fornire un quadro chiaro affinché questi progetti diventino conformi. In realtà, una grande quota di questi token sono “utility token”, non “token di investimento”. Gli utility token funzionano più come i token arcade: li acquistate per accedere o utilizzare un prodotto o un servizio. Il loro valore deriva da quanto sono utili all'interno di una determinata piattaforma, pensate ai crediti su un sito Web o a una valuta di gioco in un videogioco. Per natura non sono progettati per generare profitti basati sugli sforzi di qualcun altro, che di solito è il segno distintivo di un titolo. I token di investimento, invece, vengono acquistati con l'aspettativa di guadagnare un profitto se l'impresa sottostante ha successo, in modo simile all'acquisto di azioni in una società o alla partecipazione ai suoi ricavi. In base alla legge tradizionale sui titoli, gli utility token non rientrerebbero normalmente nella competenza della SEC. Tuttavia essa ha ampliato le sue definizioni per includere molti di questi progetti nel suo ombrello di applicazione, prendendo di mira in particolare quelli con tecnologie mature e funzionali. Io sosterrei la legalizzazione totale dei token di investimento. Potrebbero rivoluzionare i mercati dei capitali offrendo ai piccoli investitori nuove vie per finanziare le startup e agli imprenditori nuovi modi per accedere al capitale. Tuttavia, dopo oltre due decenni di navigazione tra raccolta fondi, capitale di rischio e investment banking, sono convinto che la SEC sia più interessata a mantenere lo status quo che a salvaguardare veramente gli investitori. Questo, tuttavia, è un argomento per un altro giorno.

  2. Il Dipartimento di Giustizia: esso si è concentrato sulle risorse digitali incentrate sulla privacy, perseguitando gli sviluppatori che le hanno create. Nell'agosto 2023 Roman Storm, co-fondatore di Tornado Cash, è stato arrestato per aver creato un software che “mescola” le transazioni per mantenerle private, trovandosi ad affrontare accuse di riciclaggio di denaro e “trasmissione di denaro senza licenza” che avrebbero potuto fargli “guadagnare” 45 anni di prigione. Poi, nell'aprile 2024, i fondatori di Samourai Wallet, Keonne Rodriguez e William Lonergan Hill, sono stati accusati allo stesso modo di trasmissione di denaro senza licenza per aver codificato un'app che protegge l'identità degli utenti, correndo il rischio di farsi 20 anni di prigione. Un altro sviluppatore di Tornado Cash, Alexey Pertsev, è stato arrestato nei Paesi Bassi nel 2022 per motivi simili, rischiando anche lui una condanna a 20 anni. Ciò che tutti questi sviluppatori hanno in comune è che hanno scritto software per la privacy, non servizi finanziari tradizionali. Eppure il Dipartimento di Giustizia sta trattando il codice informatico, destinato a proteggere l'anonimato degli utenti, come se fosse una vera e propria impresa criminale. Ciò espone un netto conflitto: la spinta per la privacy finanziaria nelle criptovalute si scontra con la spinta dello stato per la massima sorveglianza. E con le valute digitali delle banche centrali (CBDC) all'orizzonte, valute progettate per la completa trasparenza delle transazioni, la battaglia sul fatto che la privacy rimanga un diritto, o diventi un crimine, si sta solo intensificando.

  3. L'IRS: dal 2022 ha intensificato la sua repressione delle criptovalute, introducendo nuove regole che obbligano i broker di asset digitali a presentare il modulo 1099-DA per le transazioni, in sostanza mettendo in luce ogni mossa che fate nell'ecosistema delle criptovalute. Il caso di Roger Ver è un ottimo esempio. Ver è accusato di aver evaso quasi $50 milioni in tasse, un'accusa grave e fasulla che esploreremo più in dettaglio in seguito. Prendendo di mira uno dei più influenti sostenitori del denaro peer-to-peer, l'IRS non mira solo ad abbattere un oppositore delle CBDC; sta anche creando un pericoloso precedente che potrebbe tornare indietro retroattivamente e in avanti indefinitamente, espandendo la presa dell'agenzia sugli utenti di criptovalute ovunque. Questa spinta è sostenuta da un'infusione di $80 miliardi nell'IRS, la quale ha assunto oltre 87.000 nuovi agenti, molti dei quali ora concentrati sulle criptovalute, lavorando in tandem con i principali exchange per tracciare le transazioni. Il risultato? Un sistema di controllo fiscale rafforzato e armato che dovrebbe far suonare campanelli d'allarme ovunque e per chiunque.

  4. La FDIC: dal 2022 è stata al centro di una tempesta che molti chiamano Operation ChokePoint 2.0, uno sforzo dietro le quinte per impedire alle attività legate alle criptovalute di usufruire dei servizi bancari. Questa spinta includeva la chiusura forzata di Signature Bank e Silvergate Bank, due importanti istituzioni favorevoli alle criptovalute, che a loro volta hanno spianato la strada al sistema FedNow della Federal Reserve. La FDIC ha anche impedito a Custodia Bank di ottenere un conto master, marginalizzando un modello pro-crypto dal sistema bancario tradizionale. In una recente intervista al podcast di Joe Rogan, Marc Andreessen ha rivelato che gli amministratori delegati nel settore tecnologico che lavorano nel mondo delle criptovalute per anni sono stati silenziosamente esclusi dal sistema bancario. Tale epidemia non è limitata alle criptovalute; il presidente Trump ha di recente preso di mira Bank of America come bersaglio politico, dato che personaggi di alto profilo, come Melania Trump, Barron Trump, Joseph Mercola, Kayne West, Eric Prince e Catturd (da X) hanno tutti dovuto affrontare la chiusura dei loro conti. Questa ondata di misure di controllo è diventata un altro artefatto della posizione aggressiva dello stato, evidenziando un inquietante schema di strumentalizzazione delle istituzioni finanziarie contro minacce sia ideologiche che tecnologiche.

  5. Il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti: dal 2022 ha scatenato un livello di forza normativa sul settore delle criptovalute senza precedenti, culminando in un accordo da record da $4,3 miliardi con Binance per presunte violazioni antiriciclaggio e sanzioni. Questa sanzione senza precedenti, la più grande di sempre, ha inviato un messaggio forte e chiaro: le criptovalute sono un pericolo per il controllo finanziario tradizionale e lo stato era pronto a smantellarle. Prendendo di mira un peso massimo come Binance, il Dipartimento del Tesoro non ha solo punito un trasgressore delle regole; voleva spianare la strada alle CBDC. In un regime del genere, le nozioni di privacy, decentralizzazione e autonomia personale rischiano di essere spazzate via sotto la bandiera “sicurezza e regolamentazione”. In altre parole il Dipartimento del Tesoro aveva trasformato la sua autorità in un'arma per inaugurare un'era di sorveglianza finanziaria e controllo statale.

  6. La Commodities Futures Trading Commission (CFTC): dal 2022 ha aumentato la sua attenzione sullo spazio delle criptovalute, con circa il 60% delle sue azioni di controllo mirate alle criptovalute. Una parte significativa di queste azioni è stata rivolta alle piattaforme di finanza decentralizzata (DeFi). Per comprendere la DeFi, immaginate un mercato digitale gestito da programmi informatici auto-eseguibili, chiamati “smart contract”, i quali facilitano prestiti e scambi di asset senza il bisogno di una banca tradizionale o di un intermediario finanziario per supervisionare la transazione. Questo approccio è in netto contrasto con la finanza convenzionale, in cui grandi istituzioni o enti normativi fungono da gatekeeper, e pone una sfida direttamente all'idea delle valute digitali delle banche centrali (CBDC). Invece di avere un'autorità centrale che controlla la creazione e il flusso della valuta, la DeFi incentiva la creazione di asset finanziari peer-to-peer regolati da codice informatico. Per questo motivo la mossa della CFTC contro la DeFi, vista in casi come Ooki DAO, era progettatata a frenare questo settore in espansione applicando le regole finanziarie esistenti che presuppongono un'autorità centralizzata. Allo stesso tempo, limitando l'ascesa della DeFi, i regolatori volevano spianare la strada alle CBDC, che si affidano alla supervisione centralizzata per gestire la politica monetaria e monitorare l'attività finanziaria.


Il costo umano della repressione delle criptovalute da parte dell'amministrazione Biden

Dietro queste azioni ci sono persone reali le cui vite sono state distrutte dall'assalto coordinato del governo federale. Mentre la SEC ha decantato le statistiche di applicazione e il Dipartimento del Tesoro ha celebrato multe record, intere famiglie sono state distrutte, i risparmi di una vita vaporizzati e decenni di lavoro innovativo distrutti. Ogni caso di seguito non rappresenta solo una tragedia individuale, ma un avvertimento per chiunque osi sfidare il controllo statale sul denaro. Questi non sono solo fascicoli di casi, sono storie di americani che hanno rispettato la legge, cercato consulenza legale, creato attività legittime e si sono comunque ritrovati nel mirino dello stato.

  1. Roger Ver: “Ho iniziato immediatamente a sensibilizzare sul caso di Roger nel momento in cui è stato arrestato in Spagna l'anno scorso. Perché? Perché in base al successo senza precedenti di Roger nella diffusione del denaro digitale peer-to-peer come alternativa alle banche centrali negli ultimi 15 anni, egli è il nemico numero 1 per coloro che spingono le CBDC e il principale obiettivo dell'Ordine esecutivo 14067”. Sebbene il caso di Roger Ver tecnicamente precedesse l'Ordine esecutivo 14067, la decisione finale di convocare una giuria popolare e incriminarlo non è stata presa prima del 2024, ma dopo che suddetta legge ha fornito il quadro per colpire in modo aggressivo coloro che promuovevano alternative al denaro controllato dallo stato. Non si è mai trattato di tasse; si trattava di eliminare uno dei sostenitori più efficaci del denaro digitale decentralizzato. Ver ha trascorso gli ultimi 15 anni a promuovere instancabilmente il denaro digitale peer-to-peer, investendo e promuovendo Bitcoin e in seguito Bitcoin Cash affinché si potesse creare un mondo in cui gli individui, non gli stati, controllassero i propri destini finanziari. I suoi sforzi non riguardavano solo l'innovazione nel mondo delle criptovalute; erano una sfida diretta a un sistema che si basa sul controllo per finanziare guerre, imporre la coercizione economica e mantenere il potere. Dall'adozione pionieristica di Bitcoin nel commercio al finanziamento di iniziative globali che hanno ampliato la libertà finanziaria, Ver è stato in prima linea in ogni importante sviluppo della finanza decentralizzata. È proprio a causa di questo impatto che è diventato il bersaglio principale dell'Ordine esecutivo 14067, uno strumento progettato per spianare la strada al lancio di una CBDC, schiacciando qualsiasi seria opposizione. Ma l'attacco a Ver è più di un semplice assalto alle criptovalute: il governo federale non lo ha solo accusato di reati fiscali; ha cancellato uno dei principi fondamentali della giustizia violando il privilegio tra avvocato e cliente. I pubblici ministeri hanno fatto irruzione nel team legale di Ver, sequestrato comunicazioni private e distorto i suoi meticolosi sforzi per conformarsi alle leggi fiscali. Questa mossa stabilisce un precedente terrificante: anche quando gli individui seguono alla lettera i consigli legali, possono comunque essere perseguiti se sono considerati una minaccia politica. Ancora più pericolosa è la capacità dell'IRS di riscrivere retroattivamente la cronologia finanziaria per scopi politici. Quando Ver è espatriato, Bitcoin era un asset non classificato senza chiare linee guida fiscali. Per garantire la conformità, assunse alcuni dei migliori avvocati fiscali, contabili ed ex-procuratori federali. Eppure, anni dopo, il governo federale ha reinterpretato arbitrariamente la politica fiscale, trasformando le sue azioni un tempo legittime in un crimine. Questa è un'azione penale selettiva nella sua forma più sfacciata, un avvertimento a qualsiasi innovatore o imprenditore che nessuna diligenza legale li proteggerà se si oppongono all'agenda dello stato. La sua incriminazione ai sensi delle politiche post-Ordine esecutivo 14067 segnala un pericoloso precedente: l'uso dell'IRS come arma politica per mettere a tacere il dissenso e criminalizzare coloro che sfidano lo status quo. Prendendo di mira Ver, il governo degli Stati Uniti ha inviato un messaggio agghiacciante: l'adozione di nuove tecnologie finanziarie al di fuori del controllo statale incontrerà gravi ritorsioni. Se questa azione penale regge, consoliderà un'era in cui la conformità non è più una questione di legge ma di favore politico e coloro che sfidano l'egemonia monetaria affronteranno l'annientamento legale. Questo caso non riguarda solo Roger Ver, riguarda il futuro della libertà finanziaria. Se sono riusciti a fare questo all'uomo che più ha sponsorizzato il denaro elettronico peer-to-peer, possono farlo a chiunque. Esiste un breve documentario che espone il calvario di Roger. Tracciando parallelismi con i destini di Julian Assange e John McAfee, presenta resoconti di prima mano, sconvolgenti eccessi e un duro avvertimento per chiunque tenga alla libertà finanziaria. Potete leggere il mio articolo più approfondito sul tema, Why Roger Ver Deserves a Presidential Pardon, e potete rimanere aggiornati sul caso firmando una petizione a sostegno di Roger su freerogernow.org.

  2. Ian Freeman: l'uomo che ha introdotto Roger Ver a Bitcoin nel 2010, è stato arrestato il 16 marzo 2021, mesi prima che l'Ordine esecutivo 14067 di Biden fosse anche solo un luccichio negli occhi di Washington. Eppure, dopo la sua approvazione, le agenzie federali hanno raddoppiato i loro sforzi per farlo tacere, portando a una condanna a otto anni di carcere il 2 ottobre 2023. Mia moglie e io eravamo in tribunale quel giorno, e ciò a cui abbiamo assistito è stato un tentativo, politico, a tutto campo di abbattere una figura chiave sia nel mondo delle criptovalute che nel movimento per la libertà. Ian e il suo socio in affari, Mark Edge, sono co-conduttori di Free Talk Live, un programma radiofonico trasmesso a livello nazionale che è stato una delle voci più influenti nella promozione della libertà personale. Si stima che fino al 10% dei partecipanti al Free State Project abbiano scoperto per la prima volta la comunità libertaria del New Hampshire grazie a quel programma; infatti parlare direttamente con Ian e Mark ha avuto un ruolo importante nella mia decisione di trasferirmi nel Granite State. Chiaramente il governo federale non stava solo inseguendo l'ennesimo appassionato di criptovalute, stava prendendo di mira un intero movimento che ha innescato un cambiamento nel mondo reale. Il reportage investigativo di Jacob Hornberger espone come il Dipartimento di Giustizia abbia utilizzato un agente dell'IRS sotto copertura, che si spacciava per un concessionario di automobili, per attirare Ian in uno scenario di “spaccio di droga” inventato, uno schema che Ian alla fine ha rifiutato. Ma il Dipartimento di Giustizia ha comunque trasformato tutto in accuse penali. Al momento della sentenza i pubblici ministeri sono andati oltre, facendo sfilare davanti al giudice vittime di truffe sentimentali per insinuare che Ian le aveva ingannate, nonostante non ci fossero accuse o condanne del genere. Questa narrazione era così fuori dal mondo che l'ufficio di libertà vigilata inizialmente si è rifiutato di designare questi individui come “vittime” idonee al risarcimento. È ovvio che il suo caso non aveva niente a che fare con la giustizia; si trattava di mettere a tacere un sostenitore del denaro decentralizzato e della libertà. L'appello di Ian è fissato per il 5 febbraio 2025 presso la Corte d'appello di Boston. Se vi interessa resistere all'eccesso federale e difendere il diritto alla libertà finanziaria e personale, scoprite come sostenere il caso di Ian su www.freeiannow.org.

  3. Joe Roets: Dragonchain, spesso definita “la blockchain americana”, aveva a capo Joe Roets, paladino della libertà individuale in un panorama finanziario che gravita verso la centralizzazione. Offrendo una blockchain completamente operativa e alimentata da un utility token (DRGN), anziché da una moneta speculativa, Dragonchain voleva offrire un'alternativa alle CBDC. Il suo approccio trasparente, l'attenzione alla privacy e l'architettura supportata da brevetti rappresentavano una sfida diretta al controllo centralizzato, portando molti a credere che la causa della SEC, che rivendicava offerte di titoli non registrati, fosse alimentata più dal desiderio di sopprimere una tecnologia concorrente che dalla protezione degli investitori. Poiché Dragonchain aveva prodotti e clienti reali prima di introdurre DRGN, funzionava più come uno strumento che come un meccanismo di raccolta fondi, sottolineando ulteriormente la sua legittimità. I sostenitori affermano che l'impegno di Dragonchain per la libertà personale e la decentralizzazione, attributi chiave che minacciano una CBDC, l'hanno reso un obiettivo primario ai sensi dell'Ordine esecutivo 14067. Se volete mostrare il vostro sostegno, prendete in considerazione la possibilità di firmare questa lettera aperta di supporto.

  4. Steven Nerayoff: molto prima che l'Ordine esecutivo 14067 accendesse la miccia su quella che molti vedono come una spinta verso le CBDC, il governo federale stava già stringendo le sue maglie attorno ai sostenitori delle criptovalute e della libertà. Nella mia intervista dell'anno scorso con Steven Nerayoff ho condiviso il suo straziante resoconto di un raid dell'FBI nella sua casa, descrivendo in dettaglio una scena sconvolgente più adatta a un film thriller che a un arresto di routine. Nerayoff ha insistito sul fatto che il caso di estorsione risultante è stato fabbricato ad arte per costringerlo a incriminare altre persone come Roger Ver, Patrick Byrne, Bruce Fenton e Naomi Brockwell. In risposta Nerayoff ha intentato una causa da $9,6 miliardi contro il governo federale, con il famoso avvocato Alan Dershowitz tra coloro che lo rappresentano. Nerayoff sostiene che la sua ordalia è stata tutt'altro che un incidente isolato, suggerendo invece che riflette un'escalation sistemica di “giustizialismo” precedente all'Ordine esecutivo 14067, che il governo federale ha sfruttato per accelerare il controllo sugli asset digitali e spianare la strada alle CBDC, stritolando l'ethos di libertà che l'ecosistema delle criptovalute era stato progettato per proteggere.


Trump dovrebbe porre fine immediatamente alla guerra nei tribunali

Dal punto di vista di Roger, Ian, Joe, Steven e migliaia di altri che sono stati colpiti dall'applicazione dell'Ordine esecutivo, i suoi effetti sono ancora in vigore.

Apprezzo il fatto che Trump sia impegnato e abbia molte priorità; tuttavia lui, più di chiunque altro, può comprendere il prezzo che il giustizialismo ha sulla vita di una persona. Ha affermato che vuole che gli Stati Uniti siano leader mondiali sia nell'intelligenza artificiale che nelle criptovalute. Ha anche affermato che vuole rendere di nuovo grande l'America e inaugurare un'età dell'oro. Dopo aver concesso la grazia a Ross Ulbricht e aver annullato l'Ordine esecutivo 14067, so che dovrei dargli il beneficio del dubbio. Tuttavia non possiamo davvero essere leader nel mondo delle criptovalute se i pionieri, sui cui sforzi è stato costruito l'intero ecosistema, rimangono vittime del giustizialismo della precedente amministrazione Biden.

Presidente Trump, nello spirito delle sue coraggiose grazie per gli imputati del 6 gennaio, dovrebbe ordinare immediatamente ai suoi incaricati presso la SEC, la CFTC e il Dipartimento di giustizia di abbandonare tutte le azioni esecutive nell'Ordine esecutivo 14067 di Biden. Ciò include, ma non è limitato solo a loro, i casi contro Roger Ver (evasione fiscale), Ian Freeman (scambio di bitcoin senza licenza) e Joe Roets di Dragonchain (titoli non registrati). Queste azioni sono state intensificate sotto un Ordine esecutivo progettato per promuovere una CBDC, un programma che ha respinto, e per eliminare le criptovalute decentralizzate e incentrate sulla libertà.

Naturalmente se viene scoperta una vera attività criminale, sarà un giusto processo ad accertarlo. Fino ad allora, una presunzione di innocenza dovrebbe sostituire l'atmosfera di “colpevole fino a prova contraria” che ha preso piede sotto l'approccio ostile dell'amministrazione Biden. Intraprendere questo passo placherebbe la percezione che l'apparato giudiziario americano venga trasformato in un'arma per spianare la strada a una CBDC. Sarebbe anche in linea con la sua visione più ampia di un mercato fiorente, in cui innovazione e libertà personale, non l'eccesso di potere del governo federale, dettano il ritmo per il futuro finanziario americano.


Perché ancora non posso festeggiare

Mettetevi nei panni di Roger Ver per un momento. Ogni mattina si sveglia da solo in un Paese straniero in cui non parla la lingua. Non abbraccia i suoi genitori da oltre un decennio. Ogni due giorni deve dimostrare a un'aula di tribunale di non essere fuggito e, nel frattempo, il mondo si entusiasma per una nuova età dell'oro delle criptovalute costruita in parte sulle sue spalle. Vive nel terrore costante che la polizia possa irrompere, portarlo via e rispedirlo negli Stati Uniti, dove lo attende una condanna quasi certa all'ergastolo.

E perché? Ha pagato le tasse, assunto professionisti e messo tutti i puntini sulle “i”. Non si tratta di tasse; è un gioco di potere. Con la repressione dell'amministrazione Biden, Roger è diventato un simbolo, qualcuno che doveva essere neutralizzato affinché le CBDC potessero avanzare senza opposizione.

Quindi come possiamo celebrare una cosiddetta “vittoria” se persone come Roger, e tante altre, rimangono intrappolate in questo incubo giudiziario? La vera chiusura di questo capitolo buio arriverà solo quando potrà camminare libero e ogni caso motivato politicamente contro gli innovatori nel mondo delle criptovalute verrà finalmente abbandonato. Forse allora potrò credere che questa volta sarà davvero diverso. Forse allora decenni di promesse non mantenute, crescente potere statale e il senso strisciante di tradimento perpetuo, anche se brevemente, lasceranno il posto a qualcosa di meglio.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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