giovedì 13 dicembre 2012

I Pericolosi Luoghi Comuni di Paul Krugman

Leggiamo cosa riporta questo articolo della BBC:
«Gli USA hanno deciso di non accusare la Cina di aver manipolato la sua valuta per guadagnare un vantaggio commerciale iniquo. [...] Nel suo report semi-annuale, viene detto che Pechino non ha soddisfatto i criteri per essere definito un manipolatore della moneta, che avrebbero potuto innescare sanzioni commerciali Statunitensi.»
Nel 1965 Milton Friedman disse, "Ora siamo tutti Keynesiani." Oggi ci viene invece fatto intendere che, "Ora siamo tutti manipolatori di moneta." Le banche centrali in tutto il mondo stanno seguendo esattamente questo percorso. Perché? Perché ogni paese con una banca centrale è per definizione e senza eccezione un manipolatore della moneta. Ogni paese che salva banche fallite è un manipolatore di moneta. Ogni banca centrale che acquista bond del Tesoro, titoli garantiti da ipoteca o azioni in generale è un manipolatore di moneta. Ogni banca centrale che tenta di risolvere i problemi di debito pubblico attraverso la stampante è un manipolatore di moneta. Il pericolo delle implicazioni derivanti dall'applicazione di tali "strategie" pare estraneo ad alcuni soggetti. Uno di questi risponde al nome di Jospeh Stiglitz, che non perde occasione di diffondere il verbo Keynesiano fottendosene delle conseguenze. Un altro risponde al nome di Paul Krugman.
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da Zerohedge


In un recente articolo sul New York Times dal titolo "Incredible Credibility," Paul Krugman ancora una volta prende di mira coloro che credono che non sia una buona idea far lievitare il debito del governo. Al fine di comprenderne lo scenario, Krugman è un Keynesiano che pensa che le recessioni debbano essere combattute aumentando la spesa a deficit e la stampa di denaro. Inoltre, è un maestro nel presentare qualsiasi prova per sostenere la sua tesi, mentre ignora o denigra le prove che sembrano contraddire le sue convinzioni.

Tra le prove che ignora troviamo ad esempio la "stagflazione" degli anni '70, o l'incapacità del Giappone di rilanciare la sua economia nonostante abbia intrapreso la più grande e folle spesa a deficit mai fatta in un'economia moderna industrializzata. La prova che gli piace spesso screditare è il successo evidente delle politiche di austerità dei paesi Baltici (evidente a tutti tranne che a Krugman).

Come i lettori di questo blog sanno, siamo del parere che è impossibile decidere o provare i punti della teoria economica con l'aiuto della storia economica – il metodo che Krugman sembra utilizzare regolarmente. Questo è il motivo per cui abbiamo elencato le prove che egli ignora o scredita: il fatto che esistano un sacco di prove che contraddicono le sue opinioni e un corpo molto più piccolo di elementi che sembrano a suo favore (ma solo ad uno sguardo poco attento), ci dimostra già che l'approccio positivista alla teoria economica deve essere fallace.

Un economista deve approcciarsi alle cose esattamente nel modo opposto, ma si tratta nuovamente di un noto difetto del pensiero Keynesiano che tende a mettere il carro davanti ai buoi (esempi che ricadono in questa categoria coinvolgono l'idea che consumare crei ricchezza economica piuttosto che il risparmio e l'investimento, o che l'occupazione crei crescita; ma è esattamente il contrario in entrambi i casi).

Come si dovrebbero affrontare le "prove" della storia economica? Come abbiamo mostrato in numerose occasioni, un metodo particolarmente stupido è quello di guardare ai prezzi dei mercati finanziari e quindi concludere che tali mercati "sanno" qualcosa sul futuro. Il metodo corretto è quello di avere dapprima una teoria economica sostenibile e realista, e poi impiegarla per interpretare i fatti della storia economica. La maggior parte degli storici, anche i cosiddetti storici economici, ha fallito in questo compito. Il motivo per cui si deve usare questo approccio è che l'economia non è come la fisica: non ci sono esperimenti ripetibili che in teoria si potrebbero condurre per "testare" un'ipotesi. Gli esseri umani non sono rocce, hanno una mente e una volontà, perseguono degli scopi e devono impiegare mezzi economici scarsi per conseguirli. C'è bisogno quindi di una teoria dell'azione umana prima di interpretare la storia economica. Ogni incidenza della storia economica è unica, e soggetta ad una miriade di fattori diversi che sono correlati e producono i risultati osservati. Non è nemmeno possibile isolare tutti questi fattori con precisione. E tuttavia, alla base di ogni episodio ci sono senza dubbio le leggi della prasseologia e dell'economia – che vincolano le nostre interpretazioni del passato così come le nostre previsioni del futuro.



Cosa Sanno i Mercati Finanziari?

Come osservato in precedenza, i mercati finanziari in realtà non "sanno" niente. E' certamente vero che i loro prezzi trasmettono segnali agli attori dell'economia, ma dato il fatto che il denaro è pianificato centralmente da una burocrazia, questi segnali sono molto spesso gravemente distorti e fuorvianti.

Nel suo articolo, Krugman discute il fatto che il Regno Unito e gli Stati Uniti hanno attualmente tassi di interesse molto bassi nei titoli di stato – e si lamenta che alcuni osservatori attribuiscono il basso livello dei tassi di interesse del Regno Unito "all'austerità." Se fosse vero, si chiede Krugman, allora perché sono bassi anche negli Stati Uniti "non austeri"? Naturalmente il punto di tutto l'esercizio è quello di screditare il rigore fiscale. Krugman fa già un importante passo falso prendendo come un dato di fatto che vi sia in realtà "austerità" nel Regno Unito. In realtà, si parla solo dell'austerità; non esiste ancora. Ecco per esempio un recente articolo di Bloomberg dal titolo: “UK Deficit Unexpectedly Swells on Spending Gain.” Leggiamo:

"Peggio del previsto, l'indebitamento del settore pubblico nel mese di Ottobre ha messo pressione al cancelliere dello scacchiere," ha detto Robert Wood, economista presso la Berenberg Bank di Londra mentre forniva consulenza ai responsabili della politica della Banca d'Inghilterra all'inizio di quest'anno. "Una crescita stagnante significa che il deficit è probabile che vada oltre le previsioni ufficiali di quest'anno, mentre le previsioni di crescita nell'ultimo bilancio saranno suscettibili di un ridimensionamento."

(Il corsivo è mio)

Questo è per caso un esempio di "austerità"? Nel Regno Unito non è mai stata altro che una frase vuota, uno slogan politico. La realtà non è ancora riuscita a sperimentarla.

Krugman inoltre omette cavallerescamente il fatto non trascurabile che la Banca d'Inghilterra ha acquistato £375 miliardi di Gilt Inglesi, quasi il 30% del debito pubblico a lungo termine. Ciò potrebbe aver avuto effetto sui tassi di interesse? Allo stesso modo, nel 2011, la FED ha acquistato circa il 60% del debito del Tesoro emesso quell'anno nel corso del "QE2." Con "l'Operazione Twist" ha continuato a rimuovere debito a lungo termine dal mercato.

Tuttavia, Krugman ricorda che il possesso della stampante è un vantaggio in queste cose. Leggiamo quello che scrive:

C'è un interessante mix di contrasti e somiglianze tra i dibattiti politici in Gran Bretagna e negli Stati Uniti in questo momento. In entrambi i paesi — come in ogni paese che mantiene la sua moneta e ha debiti denominati in tale valuta nazionale — i tassi di interesse sono ai minimi record.

Tuttavia, Persone Molto Serie ci raccontano storie molto diverse sulle due nazioni. Negli Stati Uniti, si suppone che abbiamo bassi costi di finanziamento nonostante il nostro deficit di bilancio — e se non attuiamo immediatamente la Bowles-Simpson, i bond vigilantes attaccheranno. Davvero! Questa volta sul serio!

Nel frattempo, nel Regno Unito, la linea ufficiale è che i tassi bassi sono una ricompensa per tutta quella austerità fiscale — e le Persone Molto Serie si arrabbiano se qualcuno ben informato evidenzia che una spiegazione migliore è che gli investitori si aspettano che l'economia resterà debole, e quindi i tassi a breve a rimarranno molto bassi per lungo tempo.

Facciamo un po' di chiarezza. E' davvero difficile credere che Stati Uniti e Inghilterra possano andare in default dal momento che se hanno bisogno di denaro possono stamparlo. E data l'assenza di un rischio reale di insolvenza, i tassi di interesse a lungo termine dovrebbero essere più o meno uguali ad una media dei tassi a breve termine futuri (non con esattezza, a causa del rischio della maturità, ma questo è un dettaglio abbastanza piccolo).

Quindi, se vi aspettate che le economie di Stati Uniti e Regno Unito restino depresse per lungo tempo, con la banca centrale che mantiene i tassi bassi, anche i tassi a lungo saranno bassi — fine della storia.

Ma tale stampa monetaria non causerà inflazione? Non fino a quando l'economia rimarrà depressa. I deficit di bilancio potrebbero portare le persone ad aspettarsi un aumento dell'inflazione nel corso del tempo, una volta che la crisi si concluderà — ma questa sarebbe una cosa buona per l'economia nel breve periodo, scoraggiando le persone che stanno sedute sui contanti ed indeboliscono il tasso di cambio, rendendo pertanto le esportazioni più competitive.

Il punto, quindi, è che l'intera tesi della "credibilità" è incoerente.

Per il momento lasciamo da parte la tesi assurda alla fine del suo post secondo cui "l'inflazione" (qui nel senso di aumento dei prezzi di beni e servizi) e una valuta in deprezzamento sono in qualche modo cose "buone."

In primo luogo, qui ci sono alcune cose con cui siamo d'accordo:

Krugman ha ragione quando dice che le aspettative riguardanti l'andamento futuro dell'economia giocano un ruolo importante nel mantenere bassi i tassi di interesse. Sarebbe più preciso affermare che "le aspettative sull'inflazione" (vale a dire, la stima del mercato sul futuro tasso di variazione del CPI) stanno influenzando i tassi di interesse a lungo termine. Inoltre, vi è il fatto che un folto gruppo di investitori ha avuto paura di investire in asset giudicati rischiosi sin dalla crisi del 2008. Ciò può essere visto nei rendimenti dei titoli di stato ad alto rating in tutto il mondo. Sin dal 2008 c'è stata anche una crescente carenza di debito con rating elevato, che svolge un ruolo importante come garanzia nei mercati dei pronti contro termine. Questo è un altro motivo per cui tale debito è in fase di rilanciamento. Alcuni paesi godono anche di tassi di interesse nominali negativi nel breve termine sulla curva di maturità. Così, i tassi sono tenuti bassi non solo dal fatto che le banche centrali stanno riducendo l'offerta di debito con il quantitative easing. Krugman ha anche ragione quando dice che "l'austerità" non è ciò che mantiene bassi i tassi di interesse nel Regno Unito, anche perché semplicemente non c'è "austerità" nel Regno Unito.

Tuttavia, poi commette un grave errore: conclude dicendo che i mercati "sanno" qualcosa, e che quindi non ci si deve preoccupare di quanto possa diventare grande la montagna di debito pubblico, specialmente se il paese interessato ha la propria stampante a sua disposizione.

A questo si potrebbe controbattere: i credit default swap a 5 anni sul debito pubblico Greco venivano venduti a 35 punti base nel 2007. Quattro anni più tardi, la Grecia è andata in default e gli stessi CDS sono saliti a più di 26,800 punti base. Che cosa "sapeva" il mercato nel 2007? "Sapeva" che nessun debitore sovrano nel mondo sviluppato sarebbe mai andato in default. Cosa sapeva quattro anni più tardi? Che la Grecia sarebbe andata in default con assoluta certezza.

E' la stessa storia con i tassi di interesse ultra-bassi sul debito pubblico dei paesi che attualmente hanno un rating AA o AAA. Oggi, i mercati "sanno" che questo debito è "sicuro." Questo fatto non ci dice proprio nulla sui futuri stati di conoscenza. Tra qualche anno, i mercati potrebbero "sapere" decisamente l'opposto.



La Stampante e il Default

Tuttavia Krugman direbbe, coprendosi con la foglia di fico chartalista della "Teoria Statale della Moneta" (oggi chiamata "MMT"), che la Grecia non aveva il controllo della stampante! Sicuramente non sarebbe mai andata in default se ce lo avesse avuto!

Potremmo dire che dipenda dalla definizione di "default." Con ogni probabilità, data la dimensione del debito della Grecia e la corruzione e l'inefficienza della sua amministrazione, avrebbe inflazionato spropositatamente la propria valuta. Sarebbe andata lo stesso in default, anche se non in modo "formale." Le obbligazioni sarebbero state ancora rimborsate; però con denaro che valeva forse un decimo di quello che valeva quando era stato contratto il debito. Per i titolari di obbligazioni non fa alcuna differenza pratica se ottengono 10 lepta sulla dracma dopo un default "formale" o dopo che il valore della dracma è stato distrutto.

Krugman poi amplia il suo errore affermando che c'è "assenza di rischio di default" nel resto del mondo sviluppato (ex-periferia Europea, si presume). Questo è un grande salto di immaginazione; infatti, se non cambia la porzione "obbligatoria" della spesa pubblica sulle elargizioni future, il default – in un modo o l'altro – sembra quasi certo.

Non contento di fare tali dichiarazioni su un futuro sconosciuto, Krugman afferma poi che "Ma la stampa di denaro non causerà inflazione? Non fino a quando l'economia rimarrà depressa."

Come Kyle Bass ha osservato in una recente lettera agli investitori di Hayman Capital, questo treno di pensiero – secondo cui i governi che hanno la loro stampante non andranno in default e che non ci può essere inflazione in un'economia depressa – può essere uno degli equivoci più pericolosi del nostro tempo.

Lasciando da parte che ogni singola casalinga in America e in Europa rimarrebbe a bocca aperta per la dichiarazione di Krugman sull'inflazione in tempi di recessione (dopo tutto, solo perché gli effetti dell'inflazione nei prezzi non appaiono nella statistica "CPI" del governo non significa che tale effetti non siano evidenti), Krugman sembra aver completamente dimenticato che i Keynesiani hanno detto la stessa cosa negli anni '50 e '60, e poi si sono trovati completamente incapaci di spiegare la "stagflazione" degli anni '70. In realtà, questo episodio ha quasi sepolto il dogma Keynesiano per sempre. Non è un caso che persone come Milton Friedman e Friedrich Hayek siano salite alla ribalta nel corso di quel decennio. Krugman ha convenientemente dimenticato che sia mai successo.

Tuttavia, se si pensa alle cose in modo corretto, si dovrebbe capire che un'economia debole non è affatto una "garanzia" per domare "un'inflazione nei prezzi," dato che le banche centrali stampano un sacco di soldi ogni volta che l'economia si indebolisce. Supponiamo ad esempio che il boom del credito che precede il bust abbia indebolito il bacino dei finanziamenti reali a tal punto che non è più possibile deviare risorse verso le varie attività in bolla. La struttura produttiva dovrà essere ridotta, non importa quanto denaro supplementare venga gettato nell'economia, in quanto non ci saranno le risorse reali necessarie per mantenere intatta la dimensione attuale della struttura. Come ci ricorda Ludwig von Mises (Azione Umana, cap. XX, 6):

"Qualunque siano le condizioni, è certo che nessuna manipolazione delle banche possa fornire beni di capitale al sistema economico. Ciò che è necessario per una sana espansione della produzione è rappresentato da beni di capitale aggiuntivi, non denaro o mezzi fiduciari."

Nel tempo ciò diminuirà la produzione nell'economia. Poi, ad un certo punto nel futuro, emergerà una situazione in cui l'enorme crescita di denaro supererà la quantità in diminuzione di beni. In breve, le recessioni in realtà hanno una intrinseca tendenza di lungo termine ad influenzare negativamente il potere d'acquisto della moneta, sia dal lato della politica monetaria sia dal lato dei beni.

Inoltre, Krugman ignora sempre che i tempi di latenza coinvolti sono molto variabili e spesso molto grandi (un altro motivo per cui i tassi di interesse bassi di oggi non ci dicono assolutamente nulla sul futuro).

Dopo tutto, sappiamo per certo che la vera offerta di moneta degli Stati Uniti era pari a $5.3 bilioni il primo Gennaio 2008, e si trova ora a quasi $9 bilioni. C'è già stata una massiccia inflazione.

Come Ludwig von Mises scrive a proposito del modo di precedere dell'inflazione e dei suoi effetti sul potere d'acquisto della moneta (Azione Umana, cap. XVII, 8):

"Il corso di una inflazione progressiva è questo : inizialmente l'afflusso di moneta addizionale fa aumentare i prezzi di alcune merci e servizi; successivamente aumentano gli altri prezzi. L'aumento di prezzo interessa cioè le varie merci e servizi in tempi e misura differenti.
Questo primo stadio del processo inflazionistico può durare molti anni. Mentr'esso dura, i prezzi di molti beni e servizi non si sono ancora aggiustati sull'alterata relazione monetaria.

Vi è ancora gente nella campagna che si rende conto di essere di fronte a una rivoluzione dei prezzi che in definitiva li farà aumentare considerevolmente tutti, sebbene non nella stessa dimensione. Questa gente crede ancora che i prezzi un giorno cadranno. Attendendo questo giorno, limita gli acquisti e contemporaneamente aumenta il contante. Fintanto che queste idee sono assecondate dalla pubblica opinione, il governo è ancora in tempo ad abbandonare la sua politica inflazionista.


Ma alla fine le masse si svegliano. Improvvisamente si rendono conto del fatto che l'inflazione è una politica deliberata e continuerà senza fine. Il crollo si manifesta nell'aumento catastrofico dei prezzi. Ognuno è ansioso di convertire la sua moneta in beni "reali", ne abbia o meno bisogno e qualunque ne sia il prezzo. In un tempo brevissimo, poche settimane o addirittura giorni, le cose usate come moneta cessano di fungere da mezzo di scambio. Diventano carta straccia e nessuno desidera dare qualcosa in cambio di esse."

(Il corsivo è mio)

Chiaramente, siamo nel punto in cui i prezzi di "alcuni beni e servizi sono aumentati," la "prima fase che può durare per molti anni." La domanda per i saldi di cassa rimane ancora elevata, e quindi (in teoria) vi è ancora tempo affinché l'autorità monetaria abbandoni la politica inflazionistica prima che le cose sfuggano di mano. Dovrebbe essere ovvio che la velocità a cui aumenta il debito pubblico influenzerà il processo decisionale dell'autorità monetaria, a prescindere dalla sua "indipendenza." Una volta che l'opinione pubblica cambia idea sulla politica inflazionistica – vale a dire, nel momento in cui la "credibilità" tanto vantata della FED andrà in fumo a causa del "risveglio delle masse" – sarà troppo tardi.

Krugman ha sicuramente ragione che il governo non andrà necessariamente e formalmente in default per il proprio debito precedentemente contratto; ma i detentori del debito verranno pagati in "carta straccia."


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


6 commenti:

  1. Il risveglio delle masse?
    È notte fonda....

    Si svegliano solo pochi individui.

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  2. ieri c'erano tante bele foto, di signori ragionevoli, per bene ed eleganti. ed un sacco di commenti. guarda oggi che tristezza è venuta a tutti...nessuno commenta...
    ma qui ci sta qualosa di nuovo, che è più difficile da scoprire in questo fuat money nell era del globale. dove ci sta le guerra per imporre una valuta nel mondo. e l europa (la germania) la cerca di difendere facendo pagare a cittadini senza colpa le nefandezze di banche e governi. mentre in usa si cercano di far pagare le stessi cose agli stati esteri, coi cittadini che anche li non capiscono piu un tubo e ci vanno di mezzo. la cina non manipola la moneta finchè gli usa non decideranno che la manipola. poi, è ovvio che lo faccia. ed in ogni caso manipola i sudditi ai lavori forzati. senza garanzie, assistenza, paga, sanità. quindi in denaro fiat mondiale i vecchi schemi sono inservibili: keynes elaboro comunque la sua teoria in gold st. (anche se voleva superarlo): il debito era debito vero, e comunque limitato. di sicuro è stato usato e non sappiamo che direbbe oggi. gli austriaci, pur nel giusto, economico, di libertà. di giustizia, sono inservibili nel fiat globale. o si torna tutti indietro o nessuno, non potendo qualcuno negli scambi internazionali dare euro per avere carta. allora si imbroglia a carte. come imbrogliare a proprio favore senza farsi scoprire e senza capitolare è il fine. se la cina non riuscira a contenere le istanze sociali, perderà. dovra dare ai cittadini e non sara in grado di fare questi surplus commerciali. a quel punto si dara loro un po di carta ed un po di petrolio, carissimissimo dopo che gli usa ce ne avranno tanto e l iran magari avra i pozzi bombardati. invece magari si avra una nuova bretton woods su altre basi (di solito le paci si fanno dopo le guerre... speriamo di no). la banca centrale piu austriaca di tutte, la buba, cerca di direzionare la bce, ma ci sono un sacco di pierini, e le aspettative dello stato sociale sono tante. di qui le nostre difficolta. questa è fantapolitica, solo alcuni dei tanti possibili scenari. si naviga a vista e comunque durera tanto (l urss, ben peggio che noi, ci ha messo decadi ad implodere), e sara dura. il trucco per vincere si deve ancora scoprire...

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  3. dare oro per avere carta

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  4. Ciao Andrea e gdbarc.

    Vi propongo questa disamina di Carlo Lottieri (che faccio mia) sulla staticità Italiana. Aggiungo che se la maggior parte degli individui non sarà in grado di riscoprire quello spirito liberale che ha caratterizzato gente come Einaudi ad esempio, beh, il popolo Italiano è destinato all'estinzione. Il voto coi piedi e le sanzioni negative del mercato innescheranno questo processo; continuare ad avvelenare il proprio corpo con sostanze nocive porterà infine ad un collasso se non si permette una purga da tali elementi.

    Se non è dettato dalla volontà il cambiamento, sarà imposto dal mercato. Da Economic Calculation In The Socialist Commonwealth sappiamo che il socialismo è fallimentare, e lo stato ricorre a questo "espediente" per accentrare a suo vantaggio il maggior potere possibile fino allo scoppio della sua presunzione come nell'URSS.

    Diceva Wilde, "esperienza è il nome che diamo ai nostri errori." Se non avessimo imparato nulla dal nostro passato non esisterebbero persone come Fidenato e la sua lotta contro il sostituto d'imposta, e non ci sarebbero persone come quelle intervenute oggi nella trasmissione Nove in Punto capaci di arrivare a proporre uno sciopero fiscale. Fino ad ora non avevamo visto un simile "azzardo" da parte delle persone comuni contro il famigerato "papà-stato," buono per definizione.

    C'è speranza. Ma come dice gdbarc, il percorso sarà lungo e confuso.

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  5. Jacques Rueff lo gridò inascoltato: finirà male.
    Io nel frattempo ho cominciato a convertire anche in grigio.
    Se poi continuassero con l'attuale andazzo sarà di nuovo conveniente convertire in giallo.
    Risposte individuali. Scusatemi ma non ci credo più alle risposte collettive.
    Sarà un bagno di sangue.
    Poi passerà. Cercherò di sopravvivere.
    Segni premonitori dell'imminenza?
    Comunque durerà' a lungo.
    Un nuovo medio evo?
    Una nuova cavalleria di ventura?
    Feudalesimo fatto di carta e paura?

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  6. Andrea, quello a cui assistiamo ogni giorno, come ho ricordato spesso, è una guerra tra bande che si godono il privilegio di usarci come carne da macello. La farsa dello stato è il mezzo. Quando le bande puntano su persone, prendono tutte le precauzioni del caso. Il fatto è che non possono calcolare le reazioni di altre persone, quelle che non fanno parte del loro libro paga. Sta a noi mandare il giochetto a gambe all'aria

    Come? Non credendo alle loro storielle ed esercitando una sana avversione per qualsiasi personalità che ci possa venire imposta.

    Ma credere di poter sfruttare le personalità che ci passano è alquanto ingenuo: loro li hanno in pugno, noi no. Ad esempio, possiamo anche andare agli spettacoli di Grillo, ridere, meditare, ma poi la cosa si arena lì: non siamo noi che possiamo sfruttare lui, ma lui che può sfruttare noi (se gliene lasciamo la possibilità). Giusto per farsi un'idea di come certe influenze hanno colonizzato la mente piuttosto che il corpo.

    Il male minore è quello che alla lunga ti fotte del tutto.

    Consiglio cinematografico in tal senso: Queimada. Un superbo Marlon Brando.

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