lunedì 4 marzo 2024

La scandalosa persecuzione nei confronti di Julian Assange

 

 

di Connor O'Keeffe

Due settimane fa c'è stato il secondo e ultimo giorno di quello che potrebbe essere il processo di estradizione definitivo a Julian Assange. Da quasi cinque anni il governo degli Stati Uniti sta lavorando per far estradare negli Stati Uniti il ​​fondatore di Wikileaks, accusato di aver violato la legge sullo spionaggio.

Ispirato dalla pubblicazione dei Pentagon Papers di Daniel Ellsberg nel 1971, Julian Assange ha fondato Wikileaks nel 2006. La visione di Assange era quella di sviluppare un portale online in cui gli informatori potessero presentare prove di illeciti aziendali o governativi senza doversi identificare o rischiare di esporsi. Una volta inviati, team di volontari e giornalisti avrebbero analizzato i documenti per determinarne la legittimità; se poi ritenuto autentico, avrebbero pubblicato il materiale direttamente su Internet in modo che le persone avessero potuto vederlo.

Negli ultimi quindici anni Wikileaks ha svelato una serie di storie importanti. Molte delle informazioni provenivano dai diari di guerra in Afghanistan e Iraq, insieme alle cosiddette soffiate dai diplomatici, tutti pubblicati nel 2010. I documenti trapelati rivelavano che non solo il governo degli Stati Uniti aveva commesso numerosi crimini di guerra in Iraq e Afghanistan nel primo decennio di guerra al terrorismo, ma c’erano stati sforzi ufficiali per insabbiarli.

I diari di guerra in Iraq hanno anche portato alla luce molti dettagli sull'uso della tortura da parte della Central Intelligence Agency (CIA). E, come scrive il giornalista Keven Gosztola nel suo eccellente libro sul caso di Assange, dopo che il presidente Barack Obama si rifiutò di perseguire chiunque fosse coinvolto, o di risarcire i sopravvissuti, le soffiate dai diplomatici hanno rivelato che i funzionari americani “si erano intromessi nei sistemi giudiziari francesi, tedeschi, italiani e spagnoli per proteggere gli agenti della CIA, gli ufficiali militari statunitensi e i funzionari dell’amministrazione Bush dai procedimenti giudiziari” legati al programma di tortura.

Nel 2016 decine di migliaia di e-mail di alti funzionari democratici e del Comitato nazionale democratico sono trapelate a Wikileaks. Contenevano rivelazioni politicamente dannose per la campagna elettorale di Hillary Clinton – come dettagli su una serie di discorsi privati ​​che il candidato aveva tenuto ai dirigenti di Wall Street – e persino alcune prove di vera e propria corruzione, come il fatto che il Comitato Nazionale Democratico avesse condiviso le domande imminenti con la Clinton prima dei dibattiti delle primarie.

Un anno dopo l’organizzazione fondata da Assange cancellò ogni possibilità d'essere vista di buon occhio da parte della Casa Bianca di Donald Trump quando pubblicò i cosiddetti documenti Vault 7. Le fughe di notizie dettagliavano aspetti delle capacità di guerra informatica da parte della CIA, in particolare la capacità dell'agenzia di monitorare e controllare a distanza le auto più recenti, le smart TV, i personal computer, i browser web e la maggior parte degli smartphone.

Le fughe di notizie fecero infuriare l'allora direttore della CIA Mike Pompeo. In risposta rivolse l'attenzione dell'agenzia ad Assange, a cui era stato concesso asilo presso l'ambasciata ecuadoregna a Londra cinque anni prima. La CIA convinse UC Global, la società spagnola responsabile della sicurezza dell'ambasciata, a registrare segretamente Assange, anche mentre incontrava i suoi avvocati, e a spedire le registrazioni alla CIA: un piano di cui il capo della società sarebbe stato successivamente accusato nei tribunali spagnoli.

E secondo uno straordinario articolo di Yahoo News a firma di Zach Dorfman, Sean Naylor e Michael Isikoff, la CIA di Pompeo avrebbe poi “complottato per rapire il fondatore di Wikileaks” convincendo i dipendenti della UC Global a lasciare “accidentalmente” la porta dell'ambasciata aperta. Inoltre “alcuni alti funzionari della CIA e dell’amministrazione Trump hanno addirittura discusso dell’uccisione di Assange, arrivando al punto di richiedere "bozze" o "opzioni" su come assassinarlo”. Secondo le deposizioni dei dipendenti della UC Global, il piano migliore era avvelenarlo.

Evidentemente è stato scelto un approccio diverso. Nel 2018 gli Stati Uniti incriminarono Assange per aver cospirato per ottenere materiale riservato nel 2010. Un anno dopo l'Ecuador ne revocò l'asilo, portando al suo arresto nell'aprile 2019 da parte della polizia di Londra. Il mese successivo gli Stati Uniti chiesero l’estradizione e aggiunsero diciassette accuse di spionaggio contro Assange.

Il processo di estradizione si è trascinato per quasi cinque anni, in gran parte a causa delle preoccupazioni sulla sicurezza di Assange durante la custodia. E sulla base dei resoconti di Dorfman, Naylor e Isikoff, questa è una preoccupazione molto ragionevole.

Ci sono tanti aspetti assurdi e scandalosi di ciò che il governo degli Stati Uniti ha fatto, sta facendo e intende fare a Julian Assange. Il principale tra questi è il fatto che tutto ciò di cui i pubblici ministeri vogliono accusarlo ai sensi della Legge sullo spionaggio ricade nell'attività giornalistica legale e comune. Il fatto che i giornalisti spesso cerchino, ottengano e pubblichino materiale riservato è la ragione per cui il governo degli Stati Uniti è stato riluttante a perseguire il fondatore di Wikileaks. Se il giornalismo di Assange è un crimine, lo è altrettanto gran parte del giornalismo sul New York Times, sull’Associated Press e su ogni altro importante organo d'informazione del Paese.

Stranamente il procuratore capo degli Stati Uniti ha cercato di eludere questo fatto scomodo suggerendo che Assange non aveva diritto di appellarsi al Primo Emendamento perché è australiano. Ma ricordate una cosa: lo stanno accusando di violazione della Legge sullo spionaggio, una legge statunitense. In altre parole, i pubblici ministeri statunitensi ritengono che un giornalista straniero che opera al di fuori degli Stati Uniti debba rispettare la legge statunitense, ma che il governo statunitense non sia vincolato dalle proprie leggi perché quello stesso giornalista è uno straniero che opera al di fuori degli Stati Uniti.

Julian Assange non è una spia, né un terrorista e né un agente democratico o repubblicano. È un giornalista che ha previsto il potenziale di Internet per dare potere e proteggere gli informatori (il sistema d'invio anonimo immaginato da Assange e dai suoi colleghi è ora standard in tutto il settore dell'informazione).

Il motivo per cui Assange è stato sottoposto a varie forme di detenzione per quasi dodici anni non è perché abbia commesso realmente dei crimini, ma perché ha messo in imbarazzo l’establishment politico.

Oggi quello stesso establishment politico finge indignazione per il presunto omicidio del dissidente russo Alexei Navalny, così come per l’incarcerazione del reporter del Wall Street Journal Evan Gershkovich a Mosca, il tutto mentre cerca di gettare un giornalista occidentale in isolamento per il resto della sua vita per aver osato rivelare storie davvero incriminanti.

Spetta a quelli di noi che hanno davvero a cuore la verità e che si oppongono non solo ai misfatti dei regimi stranieri che i nostri governi vogliono rovesciare ma, cosa più urgente, all’autoritarismo già all’opera nei nostri Paesi, chiedere a chi è al potere nel Regno Unito e negli Stati Uniti di attenersi ai principi che finora hanno solo finto d'incarnare. E tutto inizia con il far cadere le accuse contro Julian Assange.

Se si rifiutano di farlo, ciò rivelerà di più su di loro di quanto potrebbe fare qualsiasi giornalista dissidente.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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