______________________________________________________________________________________
di Thomas Kolbe
(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/cloudflare-contro-litalia-la-battaglia)
Le autorità italiane stanno cercando di costringere il fornitore di servizi Internet, Cloudflare, a eliminare e bloccare alcuni servizi online. Cloudflare oppone resistenza e si è rivolta al governo degli Stati Uniti per chiedere supporto.
La lotta per un internet libero si sta intensificando.
La lotta per il controllo dell'informazione, la censura e il predominio economico nello spazio digitale sta diventando sempre più una questione legata al preservare ciò che rimane della civiltà e della decenza. Il fatto che l'Unione europea veda ora non solo la Commissione, ma anche i governi nazionali e gli apparati di sicurezza schierarsi a favore dei diktat dell'informazione, in contrasto con il principio fondamentale della libertà di parola, invia un segnale pericoloso al mondo: l'UE si è di fatto ritirata dalla cerchia degli attori statali atti a garantire lo stato di diritto.
In questo quadro si inserisce un recente accadimento dall'Italia. Un tweet del fondatore e amministratore delegato del fornitore di infrastrutture internet Cloudflare, Matthew Prince, ha suscitato scalpore.
Yesterday a quasi-judicial body in Italy fined @Cloudflare $17 million for failing to go along with their scheme to censor the Internet. The scheme, which even the EU has called concerning, required us within a mere 30 minutes of notification to fully censor from the Internet any… pic.twitter.com/qZf9UKEAY5
— Matthew Prince 🌥 (@eastdakota) January 9, 2026
Prince riferisce che Cloudflare è stata multata per $17 milioni da una – come la chiama lui – cricca clandestina in Italia. L'accusa: Cloudflare si è rifiutata di partecipare a un meccanismo di censura italiano su richiesta di suddetta cricca.
Una cabala di regolatori e corporazioni
Nello specifico si tratta di un sistema controllato dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM) denominato “Scudo antipirateria”. Questo sistema di blocco è ufficialmente finalizzato a contrastare i servizi illegali di streaming sportivo e multimediale. I principali obiettivi sono gli interessi economici di importanti attori come la Lega Calcio di Serie A, Sky Italia, DAZN, Mediaset e altre grandi società europee di media e diritti.
All'interno di questo sistema, attori privati, i cosiddetti “Segnalatori attendibili” all'interno del quadro normativo del DSA e ormai ben noti in Germania, operano per conto del settore italiano delle comunicazioni. Segnalano siti web, indirizzi IP, o domini sospetti allo Scudo antipirateria. L'autorità obbliga quindi i provider di servizi Internet e i gestori di infrastrutture come Cloudflare a implementare i blocchi corrispondenti entro soli 30 minuti. Ogni minuto pubblicitario conta; la pirateria è infatti un fattore economico significativo. La domanda è: in che modo gli stati e le aziende interessate applicano il diritto d'autore? Operano nel rispetto dello stato di diritto ed evitano danni collaterali, come la censura statale indiretta?
Secondo Prince, tutto ciò avviene senza un ordine giudiziario o una revisione preventiva, aggirando completamente il normale iter legale. Le misure non solo colpiscono contenuti presumibilmente illegali, ma invadono anche profondamente l'infrastruttura tecnica di Internet.
Cloudflare come nodo infrastrutturale critico
Cloudflare ha annunciato che contesterà la multa. Essendo un'azienda statunitense che gestisce parti della sua infrastruttura in Europa, è prevedibile che questa resistenza si trasformi rapidamente in un conflitto politico. Prince ha già dichiarato che presenterà il suo caso a Washington. L'Italia dovrebbe prepararsi a uno scomodo confronto con il vicepresidente statunitense, J. D. Vance, noto per i suoi discorsi schietti sulla libertà di parola. Trucchi e manovre dei politici europei sono ben noti negli ambienti governativi statunitensi.
Per comprendere la portata di questa situazione, è necessario analizzare il modello di business di Cloudflare. L'azienda è uno dei pilastri centrali dell'infrastruttura Internet. Protegge milioni di siti web dagli attacchi informatici, accelera i flussi di dati e fornisce servizi fondamentali come il resolver DNS 1.1.1.1. Cloudflare non è un fornitore di contenuti tradizionale, ma uno scudo digitale e, proprio per questo, un bersaglio particolarmente vulnerabile per gli sforzi di censura statale.
L'attuale immunità di Cloudflare da tali interferenze è dovuta in gran parte alla sua sede centrale negli Stati Uniti. Lì, l'attuale governo statunitense sostiene esplicitamente la libertà di Internet, indipendentemente dalle critiche della stampa e della politica europea nei confronti di Donald Trump.
Censura al posto dello stato di diritto
La collaborazione tra le autorità di regolamentazione italiane e le potenti multinazionali dei media evidenzia un problema: invece di scegliere la via legale attraverso i tribunali – ad esempio, bloccando i flussi finanziari verso servizi illegali – gli attori ricorrono a blocchi immediati, imposti dall'esecutivo. Ciò crea un'infrastruttura che consente una censura di vasta portata, anche nei confronti degli oppositori politici. Due obiettivi sono al cuore di questa linea di politica: far rispettare gli interessi aziendali nazionali e posizionare l'apparato di sorveglianza italiano all'interno della più ampia traiettoria della politica europea, sempre più incentrata sul controllo e la regolamentazione di Internet.
L'amministratore delegato di Cloudflare ha chiarito che questa strategia potrebbe avere conseguenze immediate per l'Italia. Le risposte previste includono la sospensione dei servizi di sicurezza gratuiti per gli utenti italiani, la rimozione dei server dalle città italiane e il blocco di ulteriori investimenti nel Paese. Persino la protezione informatica pro bono per le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina è ora in discussione.
L'Italia sta inviando segnali contrastanti. Il governo del Primo ministro, Giorgia Meloni, si schiera spesso contro la linea di Bruxelles: critico nei confronti della guerra in Ucraina, scettico nei confronti di ulteriori regolamentazioni sul clima e più restrittivo in materia di immigrazione. Che il Paese apra le porte all'arbitrarietà normativa in materia di libertà di parola digitale è particolarmente sconcertante in questo contesto.
Cloudflare come precedente
Cloudflare rappresenterebbe un precedente. È probabile che le autorità di regolamentazione europee ne esaminino attentamente le conseguenze legali. Per l'UE potrebbe diventare una leva per applicare le proprie misure di censura in modo più efficace, bloccando in ultima analisi piattaforme indesiderate – come X di Elon Musk – e restringendo ulteriormente la carreggiata del dibattito pubblico accettabile.
Tuttavia Cloudflare, con sede a San Francisco, è soggetta principalmente alla legge statunitense. Né l'Italia, né l'Unione Europea possono regolamentare a livello mondiale l'azienda, la quale protegge digitalmente circa il 20% del traffico internet globale. L'UE può esercitare pressioni solo all'interno del suo mercato, attraverso sanzioni, procedimenti contro le filiali europee, o un'espansione costante dei requisiti normativi.
Il fatto che un'escalation aperta non si sia ancora verificata è dovuto in gran parte al ruolo sistemico di Cloudflare per le imprese, la pubblica amministrazione e la sicurezza informatica europee. Un ritiro di Cloudflare dall'infrastruttura digitale europea comporterebbe rischi tecnici imprevedibili e, in un contesto di crescenti minacce hacker, un danno economico significativo.
Le attuali indicazioni suggeriscono che il governo degli Stati Uniti porrà nuovamente la sua mano protettiva su Cloudflare e quindi su elementi centrali della libertà di parola. L'Italia sarebbe quindi costretta ad affrontare lo streaming illegale e le sistematiche violazioni dei diritti di copyright attraverso mezzi legali, come la cooperazione con banche e fornitori di servizi di pagamento. La negoziazione, anziché brandire il martello normativo per calpestare i diritti fondamentali, diventerebbe l'approccio principe.
Le richieste di estendere la sorveglianza delle agenzie di sicurezza – ad esempio, il BND tedesco – mostrano che l'Europa sta scivolando ulteriormente verso un piano inclinato che conduce alla censura capillare. La libertà di parola rischia di perdere il suo status di diritto inalienabile, mentre sta tornando a essere un elemento centrale della civiltà negli Stati Uniti.
Anche Papa Leone XVI, nel suo discorso di Capodanno, ha messo in guardia contro l'erosione della libertà di parola nelle nazioni occidentali, un segnale di avvertimento definitivo contro la discesa nella barbarie della civiltà europea.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


Nessun commento:
Posta un commento