venerdì 2 gennaio 2026

Ci era stata promessa una recessione... allora, dov’è?

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Lance Roberts

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/ci-era-stata-promessa-una-recessione)

Negli ultimi tre anni il dibattito economico si è incentrato su una “recessione promessa”. Se leggevate i titoli dei giornali, tracciavate i sondaggi degli economisti, o anche ascoltavate gli strateghi di Wall Street, si ipotizzava che una flessione fosse imminente. Molti investitori, blogger e YouTuber hanno sfoggiato una “parata di orribilia” che prometteva una recessione all’orizzonte. La logica era abbastanza semplice: la Federal Reserve ha rialzato aggressivamente i tassi da quasi zero, l'inflazione è salita ai massimi di quattro decenni, la curva dei rendimenti si è invertita per il tratto più lungo mai registrato, le indagini riguardo la manifattura sono crollate e le azioni sono entrate in un mercato ribassista nel 2022. Dal punto di vista storico queste condizioni sono state precursori affidabili di dolore economico.

Eppure, eccoci qui, al 2025, e l'economia statunitense è ancora in piedi. Non solo in piedi, ma il PIL rimane ampiamente positivo, la disoccupazione è relativamente bassa e i mercati azionari si trovano ai massimi storici. Se la “recessione promessa” fosse vicina non dovrebbe esserci niente di tutto ciò e per molti investitori la “recessione che non è arrivata” è stata una delle grandi sorprese di questo ciclo.

Ma questo significa che siamo sfuggiti del tutto? O la recessione è ancora in agguato, ritardata da distorsioni politiche e stimoli fiscali?

Voglio affrontare questa domanda oggi perché il modo in cui rispondiamo è importante per la strategia di portafoglio. Sia la posizione recessione sì che quella recessione no hanno credito. Ognuna ha le sue probabilità, rischi e implicazioni di mercato.


Perché una recessione sembra ancora plausibile

Cominciamo dagli orsi.

La storia ci dice che una recessione è praticamente una certezza quando la curva dei rendimenti si inverte, beh, tecnicamente, è quando l'inversione viene riassorbita in realtà. Tuttavia, a partire dagli anni sessanta, ogni inversione sostenuta è stata seguita da una contrazione economica, a volte rapidamente, a volte con un ritardo. L’inversione iniziata nel 2022 è stata la più profonda e la più lunga che abbiamo mai vissuto. Se quel segnale ha ancora un peso, è logico che dovremmo aspettarci che emerga debolezza economica.

Inoltre l'attività manifatturiera è stata in territorio di contrazione per la maggior parte degli ultimi tre anni. L'ISM Manufacturing Index, a lungo visto come un indicatore leader, ha registrato 26 mesi consecutivi sotto i 50 all'inizio del 2025, è brevemente risalito e poi è tornato di nuovo in zona di contrazione. Dal punto di vista storico questo tipo di debolezza persistente non avviene a caso. Di solito si presenta negli utili aziendali, nelle assunzioni e nella fiducia dei consumatori.

Inoltre si è aggiunto il ruolo della stretta monetaria della FED. La politica monetaria opera notoriamente con “lag lunghi e variabili”. Il ciclo di rialzo dei tassi più aggressivo degli ultimi quattro decenni richiede tempo per filtrare nei mercati del credito, nella spesa delle famiglie e nei bilanci aziendali. Le distorsioni post-pandemiche e i massicci deficit fiscali potrebbero aver esteso i ritardi, ma dovremmo aspettarci che l’effetto di base non sia stato abrogato.

E a proposito di deficit, questo è un altro problema. Washington ha effettivamente gestito stimoli a livello di crisi nonostante un'economia in crescita. La spesa federale ha contribuito a mascherare la debolezza di fondo, ma ha anche aumentato i rapporti debito/PIL a livelli che alla fine limiteranno la politica fiscale. La crescita “drogata” e finanziata dal deficit non è permanente, soprattutto perché il debito riduce la crescita economica a lungo termine.

Infine ci sono le valutazioni, come abbiamo discusso di recente. I mercati azionari sfornano prezzi per la perfezione, con le mega-cap nel settore della tecnologia che guidano la carica. Ciò significa che se la crescita vacilla, anche modestamente, il rovescio della medaglia potrebbe essere amplificato dalla semplice realtà dei multipli tesi.

Nel loro insieme questi fattori suggeriscono che gli annunci di una recessione non erano sbagliati, solo che sono arrivati troppo in anticipo. Il paziente sembra sano oggi, ma i risultati dei test mostrano condizioni di base che non possono essere ignorate.

Se dovessimo assegnare una probabilità di recessione per i prossimi 12-18 mesi, è probabile che ruoti attorno al 55%.


Perché l'economia potrebbe schivarla

Ora diamo quanto dovuto ai tori e spieghiamo perché hanno fatto bene a respingere la tesi della “recessione promessa”.

Il motivo più grande per cui non siamo caduti in recessione è semplice: la spesa. Sia i consumatori che il governo federale sono stati più resilienti del previsto e la massiccia quantità di liquidità iniettata nell'economia a seguito della pandemia ha creato enormi distorsioni nei dati economici. L’enorme impennata della base monetaria non ha alimentato il cosiddetto “effetto ricchezza” nell’economia, ma ha sostenuto l’attività economica.

Nonostante i tassi di interesse più elevati, le famiglie hanno beneficiato di un eccesso di risparmi accumulati durante la pandemia, di un aumento della ricchezza da abitazioni e mercati, e di un mercato del lavoro in buone condizioni; tutte queste cose hanno mantenuto elevati i salari nominali. Le persone hanno continuato a spendere e si sono indebitate ulteriormente, cosa che ha mantenuto a galla il PIL.

Nel frattempo i deficit pubblici hanno riversato quantità di denaro senza precedenti nel sistema al di fuori di un periodo di crisi. I progetti infrastrutturali, le iniziative di politica industriale e la spesa per i diritti sociali hanno fornito un sostegno continuo. Infatti Washington ha gestito “stimoli fiscali di emergenza” in modo permanente, il che ha impedito che si verificassero normali fattori di recessione.

In secondo luogo la natura dell'economia stessa è cambiata. Oggi gli Stati Uniti sono molto più guidati dai servizi rispetto ai cicli passati. La debolezza manifatturiera è notevole, ma oggi rappresenta solo circa il 30% dell'economia contro quasi il 70% negli anni '70. Dato che è un fattore molto più piccolo dell'economia, sono i servizi su cui dovremmo concentrarci e, sebbene deboli, non sono stati in territorio recessivo. Il grafico qui sotto, l'ISM Services and Manufacturing, mostra che i rischi di recessione sono elevati, ma al momento nessuna recessione.

In terzo luogo le aziende americane si sono adattate notevolmente bene. Hanno approfittato dei tassi ultra-bassi nel 2020-2021 per rifinanziare il debito. I loro bilanci sono più forti nel complesso e molte aziende hanno bloccato i finanziamenti a basso costo per anni. Ciò ha ridotto la pressione immediata del rialzo dei tassi della FED. Tuttavia questo non riguarda le società a piccola e media capitalizzazione, e il rischio di un aumento dei fallimenti non è zero quando devono rifinanziare il loro debito. Ciò potrebbe indebolire la crescita economica, ma non è necessariamente un risultato in cui la recessione è garantita.

Infine la stessa Federal Reserve ha mostrato la volontà di cambiare rapidamente la sua linea di politica. Dopo aver lasciato che i tassi salissero in modo aggressivo, ha iniziato a tagliarli lo scorso settembre, segnalando che la “gestione del rischio” e la prevenzione di danni economici inutili erano le priorità. Che voi siate d'accordo o meno, il suo supporto ha fornito sostegno psicologico a mercati e aziende.

I tori sostengono che questi supporti strutturali e politici potrebbero consentire agli Stati Uniti di evitare del tutto una recessione. La crescita può rallentare, i guadagni di produttività (in particolare dall'intelligenza artificiale e dall'automazione) possono ammortizzare i margini e l'espansione economica potrebbe marciare più a lungo di quanto gli scettici si aspettino.

Ma anche questa non è una garanzia e la probabilità assegnata allo scenatio “recessione no” per i prossimi 12-18 mesi è del 45%.


Cosa significa tutto questo per i mercati

Per gli investitori le probabilità contano meno della preparazione. Che l'economia scivoli in recessione o meno, l'implicazione è che la volatilità rimarrà elevata e la gestione del rischio è essenziale. Inoltre non significa che i mercati finanziari non possano sperimentare una correzione del 5, 10 o 20% al di fuori della “recessione promessa”.

Se arriverà infine, le valutazioni azionarie probabilmente si comprimeranno, le stime degli utili scenderanno e le attività di rischio si riprezzeranno più in basso. I settori difensivi, come le utility, l'alimentare e il sanitario, potrebbero sovraperformare. I buoni del Tesoro americani, ironicamente dati per i morti nel 2022, probabilmente fornirebbero certezze mentre i rendimenti scendono e gli investitori fuggiranno verso la sicurezza.

Se invece si materlizzerà lo scenario “recessione no”, anche i mercati potrebbero non essere “tutti chiari”. Le correzioni si verificano ogni anno e possono influire sulle prestazioni del portafoglio e sulla psicologia degli investitori. Con gran parte della narrazione che ha già prezzato il cosiddetto “atterraggio morbido”, il rischio di correzione è elevato. L'indice S&P 500 è scambiato a multipli storicamente riservati a periodi di forte crescita, lasciando poco margine di sicurezza. Anche modeste delusioni potrebbero innescare correzioni.

Torno a ripeterlo: la mia preocupazione qui è la gestione del rischio. Come ho scritto molte volte, investire non significa fare previsioni audaci, ma allineare i portafogli alle probabilità, proteggere dal rovescio della medaglia e partecipare al rialzo quando arriva.

Oggi questo significa rimanere prudenti anche se i mercati esultano per i nuovi massimi. Significa ridurre l'esposizione in cui le valutazioni sono allungate, detenere una sana allocazione alla liquidità e al reddito fisso, ed essere selettivi nell'esposizione azionaria. Significa riconoscere che entrambi gli esiti – “recessione sì” e “recessione no” – sono plausibili e posizionarsi di conseguenza.

Facciamo anche un passo indietro e parliamo della lezione generale. Gli economisti hanno un terribile track record nel prevedere le recessioni.

• Nel 2007 due terzi non ne hanno visto arrivare una.

• Nel 2022 due terzi pensavano che una fosse imminente.

Entrambe le volte si sono sbagliati. Perché? Perché l'economia non è una macchina che sputa risultati prevedibili. È un sistema complesso e adattativo modellato dal comportamento umano, dalle distorsioni della politica e dagli shock imprevisti. I modelli possono dirci cosa dovrebbe accadere, ma “recessione promessa” o meno, la realtà spesso trova il modo di sorprenderci.

Questo non significa che gli indicatori debbano essere ignorati. Le curve di rendimento, le indagini sulla produzione e gli spread di credito hanno tutti contenuti informativi, ma significa che dobbiamo trattarli come parte di un mosaico più ampio, non come vangelo.

In veste di investitori, l’umiltà è la chiave. Il mercato non ci deve chiarezza. Il compito non è conoscere il futuro con certezza, ma navigare l'incertezza con la disciplina.

Quindi dimenticatevi di una “recessione promessa” e concentratevi su ciò che conta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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