La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/la-cina-ha-reso-manifesta-la-fine)
Ormai da settimane assistiamo a una farsa sullo Stretto di Hormuz. È aperto? È chiuso? È più lo Stretto di Schrödinger che altro, ovvero entrambe le cose contemporaneamente.
L'ambiguità è il punto centrale dell'esercizio. Non si possono scrivere titoli di giornale, influenzare i mercati petroliferi e alimentare la dissonanza cognitiva di chi odia Donald Trump se lo Stretto è, o in un modo o nell'altro, aperto o chiuso.
Sebbene questa ambiguità abbia un valore strategico, tale valore è soggetto a un decadimento temporale, come nel caso di un'opzione. Esistono date specifiche nel futuro che ne faranno rapidamente diminuire il valore.
Anche la funzione temporale per la valutazione delle opzioni non è affatto lineare. È pari a zero per un lungo periodo, poi negli ultimi trenta giorni del contratto la funzione temporale diventa più rilevante, fino a quando il valore del contratto non è essenzialmente zero, a seconda di quanto ci si discosta dallo strike price.
Più ci si allontana da esso, più aggressiva diventa la funzione di decadimento temporale sul valore dell'opzione (suggerimento: non fate trading con le opzioni, la maggior parte delle persone non è brava, me compreso).
Lo stesso principio di base si applica alle crisi politiche. Entrambe le parti elaborano la propria strategia, schierano i propri team di propaganda, espongono le proprie ragioni all'opinione pubblica, manovrano le proprie risorse materiali, esercitano pressioni dietro le quinte e poi vedono chi vince.
Ma alla fine quel disegno di legge dovrà essere messo ai voti, l'altra parte prenderà i suoi negoziatori e se ne andrà, oppure un blocco costringerà una delle due parti a iniziare a scaricare petrolio nel mare anziché interrompere la produzione.
Nel caso dell'Iran abbiamo assistito a tutti e tre questi eventi in successione e contemporaneamente.
In diretta da Hormuz, ecco il Gioco della Confusione!
Parliamo dunque della strategia iraniana dello Stretto di Schrödinger. Non è Donald Trump ad aver bisogno dello Stretto in un contesto di identità statale ambigua. È l'Iran. È tutto ciò che ha e Trump può sfruttare l'ambiguità a suo vantaggio, ma non ne ha bisogno.
Perché? Perché ha il controllo fisico della situazione. Lui e l'esercito americano se lo sono guadagnato nei primi giorni di marzo. Da allora non è stato altro che una guerra di propaganda volta a mantenere la percezione di qualcosa di falso... ovvero che l'Iran (o più specificamente le Guardie Rivoluzionarie) controlli il flusso di petrolio nel mondo.
Abbiamo visto i numeri: 7 milioni di barili sauditi al giorno diretti verso il Mar Rosso (e neanche un missile Houthi in vista), centinaia di petroliere dirette verso il Golfo d'America spingendo le esportazioni statunitensi a livelli record.
Gli Emirati Arabi Uniti sono fuori dall'OPEC, quindi “l'Iran” attacca il terminale dell'oleodotto a Fujairah per rappresaglia, dove vengono caricati e spediti altri 2 milioni di barili al giorno senza il loro consenso e senza che venga pagato il loro stupido pedaggio.
Trump annuncia l'Operation Freedom per scortare le petroliere attraverso le acque del Golfo dell'Oman, ma i capitani delle navi, di un livello di stupidità particolarmente elevato, si rifiutano di accettare la sua offerta. Questo, come la cancellazione dei contratti assicurativi da parte dei Lloyd di Londra, fa chiaramente parte della guerra di propaganda.
L'Iran sta cercando di vincere la guerra di propaganda, o di intelligence, mentre Trump ha già vinto quella sul campo. Attacchi casuali a navi qua e là non sono una strategia, gente, è solo il maggiore Habib Imadumassijad che lancia un missile per finire sui giornali.
Il titolo viene ripreso con entusiasmo dai soliti noti media e si propaga attraverso X alla velocità dell'algoritmo.
Non passano mai più di 48 ore da qualche mossa di ritorsione per mantenere vivo il gioco dell'ambiguità. Eccone una di stamattina:
Due giorni fa la Marina britannica ha dichiarato che un cacciatorpediniere statunitense è stato colpito da un missile iraniano. Nessun video, nessuna foto... solo un'espressione di incredulità da parte dei media britannici.
Da due mesi ci viene propinata la stessa replica del solito gioco che si ripete ogni volta che scoppia una di queste crisi.
Per quattro anni siamo stati assaliti da favole sui droni ucraini, sui fantasmi di Kiev e sui bombardamenti contro le infrastrutture russe che avrebbero potuto avere luogo solo con l'aiuto di forze NATO di una nazionalità o dell'altra.
In realtà non è molto diverso dalle storie di droni ucraini che si spingono in profondità nel territorio russo per colpire raffinerie di petrolio, o parte della triade nucleare russa. L'Ucraina non sta agendo strategicamente per vincere la guerra con queste mosse, si tratta di provocazioni per danneggiare politicamente Putin in patria e costringerlo ad intensificare il conflitto, andando oltre la questione di fondo, ovvero il deplorevole trattamento riservato dall'Ucraina alla minoranza russa nel Donbass.
L'obiettivo è sempre il trito e ritrito gioco dell'allungare il brodo e fingere. Confusione e costernazione, escalation anziché riconciliazione. Le marionette della cricca di Davos/City di Londra si rifiutano di negoziare nell'interesse dei propri cittadini; il tutto viene sempre giustificato da un appello alle emozioni, in questi casi per punire il prepotente.
Quante volte abbiamo sentito questa sciocchezza sull'Ucraina? “Basta che Putin lasci l'Ucraina e la guerra finirà”.
Quante volte avete sentito una variante di “Ma lo stretto era aperto il 27 febbraio...”
È la stessa logica fallace che riduce le preoccupazioni geopolitiche e la complessità degli interessi a livelli assurdi di ignoranza. In realtà, sta creando una nuova categoria di fallacia logica: l'appello allo status quo.
Dalla fine della fase principale dell'Operazione Epic Fury, abbiamo assistito a una tipica strategia di soft power anglo-iraniana nella fase intermedia del conflitto.
Si verificano delle mosse in cui la parte che dispone solo di opzioni di soft power (Iran, Ucraina) pensa di aver segnato un punto, o di aver scambiato una torre con un pedone, e poi vengono annunciati nuovi colloqui, vengono riproposte le stesse linee rosse e le stesse condizioni perché hanno ottenuto un vantaggio creato dal nulla, e poi tutto viene respinto senza indugi dalla parte con la forza militare, che viene quindi dipinta come la cattiva per aver ostacolato la pace.
Dopo pochi giorni di speranza, tutti tornano a casa, i mercati vengono gonfiati e poi svuotati, qualcuno ha guadagnato un sacco di soldi per evitare che i propri assegni venissero respinti.
Poi il ciclo si ripete.
Il tempo scorre
Ma, come ho detto all'inizio, tutto questo ha un meccanismo di decadimento temporale. Prima o poi il catering comincia a deteriorarsi sotto il sole cocente del pomeriggio, la band non ha più voglia di fare un quinto set e tutti non vedono l'ora che la festa finisca.
Una volta che un gruppo ha fatto il giro dei saluti, tutti gli altri iniziano ad avere la stessa idea.
A quel punto tutti colgono il segnale sociale all'improvviso: è come se un'onda invisibile attraversasse la stanza e tutti iniziassero a fare i bagagli contemporaneamente.
E c'è ben poco che l'ospite possa fare se vuole che la festa continui, a meno di non fare qualcosa di orribile.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno lasciato l'OPEC e l'OPEC+: la festa del cartello che manipolava i prezzi del petrolio è finita.
Nella stessa settimana il ministro degli Esteri iraniano, Aragchi, è stato convocato a Pechino e potete star certi che non era lì per discutere di come tenere bloccati i futuri flussi petroliferi della Cina dietro a un gruppo di capitani di navi indiane incompetenti che si rifiutano di accettare l'aiuto di Donald Trump per consegnare i loro carichi di petrolio.
No, gli è stato detto di smetterla con le idiozie, di iniziare a negoziare sul serio. L'infiltrato delle Guardie Rivoluzionarie che stava mandando a monte le trattative è stato licenziato.
Trump ha posticipato di un mese l'incontro con Xi Jinping per poter attuare appieno la sua strategia volta a porre fine al ricatto petrolifero iraniano.
Secondo alcune fonti l'Iran starebbe ora scaricando petrolio nel Golfo Persico (sottolineo “secondo alcune fonti”) anziché interrompere la produzione petrolifera, il che comprometterebbe la ripresa da questa situazione per anni.
L'Iran ha finalmente estromesso Mohammad Bagher Ghalibaf dai negoziati, lui che era il “falco” e si rifiutava di cedere su tutti i punti chiave della trattativa. Credete che sia successo solo perché gli sono uscite le farfalle dal sedere?
No, Ghalibaf era l'infiltrato della cricca di Davos e per questo è stato allontanato.
Il tempo stringe. La Cina desidera stabilità nei flussi energetici provenienti dal Medio Oriente. In quanto esportatrice di beni e importatrice di energia, ha bisogno di buoni rapporti con gli Stati Uniti per superare i propri squilibri strutturali mentre gli Stati Uniti ricostruiscono.
Trump e Xi si sono incontrati per discutere di queste cose e, possibilmente (si spera), per gettare le basi di un nuovo ordine mondiale che escluda il Vecchio Mondo della cricca di Davos. Trump e Putin hanno orchestrato un cessate il fuoco di tre giorni in occasione del Giorno della Vittoria russo per la Seconda guerra mondiale, allineando i calendari cerimoniali di Stati Uniti e Russia, in quello che è l'ennesimo grave affronto all'Europa.
Sia all'Iran che all'Ucraina viene detto che è finita, basta con queste sciocchezze una volta per tutte. Siete solo pedine e coloro con cui siete alleati stanno perdendo. È ora di stringere nuove alleanze con il Nuovo Mondo che si sta formando.
Persino l'UE sta cercando di far credere di essere aperta al dialogo con Putin. Così tanto sono disperati. Hanno colpito un paio raffinerie di petrolio, hanno fatto sanguinare di nuovo il naso a Putin e pensano: “Ora possiamo costringerlo a negoziare”.
Non ci sono colloqui... solo gente dell'UE che si sfoga per scrivere un titolo e far sembrare irragionevole il rifiuto di Putin.
Putin ha minacciato apertamente Kiev di annientamento se avesse violato il cessate il fuoco. Trump ha schierato un immenso arsenale per scatenare la prossima ondata di violenza contro le Guardie Rivoluzionarie e il popolo iraniano.
Quelle opzioni sono molto lontane dal loro strike price. Tic tac, l'orologio di Hormuz corre.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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