mercoledì 23 settembre 2026

La Germania si sta preparando a introdurre una tassa patrimoniale?

Ricordo a tutti i lettori che su Amazon potete acquistare il mio nuovo libro, “La rivoluzione di Satoshi”: https://www.amazon.it/dp/B0FYH656JK 

La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

____________________________________________________________________________________


di Thomas Kolbe

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://fsimoncelli.substack.com/p/la-germania-si-sta-preparando-a-introdurre)

Il 2027 sarà l'anno in cui verrà introdotto il registro patrimoniale? La ministra del Lavoro, Bärbel Bas, ha confermato al quotidiano Bild che il prossimo anno il suo ministero prevede di condurre un'indagine rappresentativa sui cittadini riguardante i loro patrimoni e le loro opinioni sulla giustizia distributiva. Un classico dietrofront di questo governo: solo tre settimane prima, la Bas aveva categoricamente escluso qualsiasi piano del genere.

Nello specifico, è prevista una raccolta dati finanziata con fondi pubblici che coinvolgerà circa 5.000 cittadini. L'iniziativa sarà gestita da un istituto di ricerca esterno nell'ambito di una gara d'appalto a livello europeo, il cui termine per la presentazione delle offerte è fissato al 1° settembre.

“Esperimento di indagine sulla disuguaglianza di ricchezza nella popolazione” è il nome apparentemente innocuo di questo studio, che probabilmente non è altro che un primo passo verso un registro completo della ricchezza tedesca.

Avvolta nel manto della ricerca scientifica, la linea di politica si sta avvicinando, passo dopo passo, alla delicata questione che da anni incombe sul dibattito politico come una spada di Damocle: il registro patrimoniale. Questo registro – uno dei numerosi progetti dell'Unione Europea – ha lo scopo ultimo di consentire valutazioni patrimoniali personalizzate e senza intoppi: la base imponibile perfetta per un cittadino perfettamente trasparente.

La novità non risiede tanto nel formato: indagini simili sulla ricchezza sono già state condotte ogni quattro anni da istituti come il DIW di Berlino. La vera novità sta nell'esplicita cornice politica e nell'interpretazione normativa dei risultati.

Naturalmente, la distribuzione della ricchezza in Germania è ineguale: una conseguenza naturale di un sistema di libero mercato e parte integrante di un sistema fondato sul principio che la ricompensa debba essere proporzionale al merito.

La progettazione dell'indagine e l'interpretazione dei suoi risultati si basano direttamente su questa disuguaglianza e mirano a legittimare opzioni politiche come l'introduzione di una tassa patrimoniale, l'aumento delle imposte di successione o altre misure ridistributive. Almeno Berlino si preoccupa ancora di mantenere una parvenza di razionalità scientifica prima di mettere in atto il suo spudorato saccheggio dei risparmi della classe media.

Che il governo tedesco abbia fatto ben più che limitarsi a dare un'occhiata alla ricchezza dei cittadini è ormai diventato evidente. L'Ufficio federale di statistica ha riportato un deficit nazionale di €71,3 miliardi per il primo semestre dell'anno, con un aumento di €36,6 miliardi rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. La situazione è disperata. I danni che le politiche ideologiche di Berlino e Bruxelles hanno inflitto all'economia negli ultimi anni rischiano di mandare in rovina le casse dello Stato tedesco.

Solo una settimana prima, l'Istituto IFO aveva lanciato l'allarme su un punto di non ritorno per le finanze pubbliche. Gli economisti avevano concluso che le entrate fiscali avrebbero potuto effettivamente diminuire in futuro, ponendo fine alla linea di politica spendacciona di Berlino. Come possibili contromisure, Berlino sta ora chiaramente pianificando aumenti delle tasse e un ampliamento della base imponibile per includere il patrimonio dei cittadini.

La situazione è drammatica: le imposte ciclicamente sensibili, come l'imposta sulle società e l'imposta sul commercio, mostrano un andamento negativo da diversi trimestri, e l'ondata di insolvenze che sta travolgendo il Paese, il crescente numero di chiusure aziendali e l'aumento della disoccupazione non lasciano presagire un'inversione di tendenza a breve termine.

Dal punto di vista del cittadino medio, la situazione si presenta così: dati gli enormi oneri fiscali che un apparato statale in continua espansione gli impone, un sovrano rischia di diventare un vassallo fiscale, se non lo è già diventato.

Uno Stato che non riesce a tenere sotto controllo il proprio bilancio tende a sperperare denaro pubblico e non esiterà a imporre pesanti tasse sul patrimonio di famiglie e imprese, già gravato da molteplici imposte.

Sapete già come funziona: tutto viene fatto in nome della giustizia sociale. Si trovano sempre delle giustificazioni, ma con questo tipo di politiche si erode la sovranità residua della società stessa, il motore stesso della prosperità, della stabilità sociale e del repubblicanesimo.

Friedrich August von Hayek avrebbe probabilmente giudicato così: la Germania è sulla strada verso la schiavitù, e ne ha già percorso un buon tratto.

E chiunque creda ancora che i raid alla ricchezza, alle eredità e alle terre si fermerà ai cosiddetti ricchi, si troverà di fronte a una brutta sorpresa: i veri ricchi sfuggono alla retata fiscale proprio grazie alla loro elevata mobilità geografica.

No, lo Stato ha messo gli occhi su coloro che non possono sottrarsi al suo controllo: la classica classe media, il Mittelstand, coloro che sono legati alla terra, giusto per usare una terminologia neofeudale.

L'opposto del feudalesimo sarebbe un diritto illimitato alla proprietà privata, che naturalmente include anche l'accumulo di ricchezza, senza alcun dibattito politico. Le persone non sono sovrane quando la spada di Damocle della tassazione arbitraria incombe sulle loro teste: una volta che lo Stato può confiscare i beni a piacimento, la proprietà privata diventa un possesso preso in prestito e il cittadino si trasforma in un servo spremuto dalle tasse. È proprio per questo che i dibattiti, alimentati dall'invidia, sulle imposte patrimoniali e sulla giustizia distributiva sono così pericolosi: trasferiscono il potere dal cittadino all'apparato statale, che per sua stessa natura non conosce limiti e ormai non si preoccupa nemmeno più di nasconderlo.

Alla fine, rimane solo un'amara constatazione: uno Stato che spreme senza vergogna i propri cittadini, spogliandoli della sacralità della proprietà privata e degli ultimi rifugi che un tempo lo rendevano sovrano, con un argomento meschino e intriso di risentimento, ha già spezzato il legame di fiducia tra di esso e il cittadino. La ricchezza, quale ultima linea di difesa di quest'ultimo, non può far altro che evaporare.

•••

[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.

•••

Nessun commento:

Posta un commento