venerdì 12 dicembre 2014

Riflessioni sulla legge di Moore





di Gary North


Remnant Review

Legge di Moore: il numero di transistor per pollice quadrato su un chip raddoppia ogni [??] mesi. Il numero di mesi si assottiglia decennio dopo decennio. Il ritmo è accelerato sin dal 1965, quando Moore fece la sua osservazione. Oggi quel numero potrebbe essere 12.

Il costo delle informazioni continua a scendere, decennio dopo decennio. Questa è stata una costante come minimo sin dal censimento degli Stati Uniti nel 1890 -- il primo censimento con schede perforate.

"Quando il prezzo scende, la domanda aumenta": la legge della domanda. E' il fondamento della scienza economica.

Un tasso costante di crescita produce una curva esponenziale. Come ho descritto nel 1970, la continuità produce discontinuità.

Come ho sostenuto, sempre nel 1970, ogni curva esponenziale ha sempre rallentato, e poi si è fermata. E' diventata a forma di S. Si esauriscono le risorse. Questa è la legge dei rendimenti decrescenti. Gli economisti l'hanno enunciata per quasi due secoli. Ma l'Occidente ha avuto una crescita composta per oltre due secoli. La curva non si è fermata. Si è estesa a tutto il mondo, poiché il libero mercato si è esteso attraverso la concorrenza sui prezzi. La libertà è sempre meno costosa. Ne verrà richiesta di più. La concorrenza dei prezzi funziona. Questa è una cosa molto buona.

Poi c'è quella risorsa insostituibile: il tempo. Il tempo è una freccia. Non torna indietro. La seconda legge della termodinamica è di fatto una legge. Le cose si degradano, finiscono. Soprattutto, il tempo si esaurisce. Il mondo si sta degradando.

Ciò solleva la questione fondamentale della nostra epoca: ​​la legge di Moore è davvero una legge, o è l'osservazione di un fenomeno temporaneo? Moore pensa che la risposta corretta sia la seconda.

Alcuni osservatori no.



SUPER INTELLIGENZA

Reason ha pubblicato una recensione del libro di Nick Bostrom, Superintelligence: Paths, Dangers, Strategies.  E' stato pubblicato dalla Oxford University Press.

E se l'umanità sancisse la creazione di macchine intelligenti? Questa è la domanda impellente al cuore del nuovo libro di Nick Bostrom, Superintelligece. Bostrom sostiene, in modo convincente, che la prospettiva di macchine super intelligenti è "la sfida più importante e più scoraggiante che l'umanità abbia mai affrontato." Se non riusciremo a rispondere per le rime a questa sfida, conclude, l'intelligenza artificiale malevola o indifferente (IA) è probabile che ci distruggerà.

Se accurata, questa sintesi è di gran lunga la più apocalittica che abbia visto in un libro pubblicato da un'importante casa editrice universitaria. Penso che sia una sintesi accurata, ma la valutazione è altrettanto accurata? Non penso, ma mi baso sulla teologia, non sulla tecnologia.

Ecco la mia posizione. La conoscenza è sempre analogica. I dati possono essere digitali, ma la conoscenza è una questione di giudizio, e il giudizio è analogico. Una macchina non può esercitare il giudizio. E' in grado di rispondere solo ai dati strutturati da equazioni matematiche. Eseguire un algoritmo non è lo stesso di esercitare un giudizio.

Se si calcia una macchina, si sta imputando umanità ad una macchina. Non è viva.

Una macchina non è né gentile né malevola. Non se ne preoccupa.

Il mondo non è impersonale. Una macchina sì. Non è pertanto responsabile. Gli uomini sì.

Una macchina non ha anima e nessun fondoschiena da prendere a calci.

L'intelligenza è una questione di giudizio. Non si tratta di dati digitali e algoritmi.

Una macchina è uno strumento. Il problema è che le persone malvagie possono mettere le mani e le menti su potenti strumenti.

Questo è il motivo per cui non mi preoccupo di questo scenario.

Sin dall'invenzione del calcolatore elettronico a metà del XX secolo, i teorici hanno pensato a come far diventare una macchina tanto intelligente quanto un essere umano. Nel 1950, per esempio, il pioniere informatico Alan Turing propose la creazione di una macchina che simulasse la mente di un bambino e che potesse essere istruita fino al livello adulto. Nel 1965 il matematico I.J. Good osservò che la tecnologia deriva dall'uso dell'intelligenza. Quando l'intelligenza usa la tecnologia per migliorarsi, sosteneva, il risultato sarebbe stato un ciclo di feedback positivo -- un'esplosione di intelligenza -- in cui l'auto-miglioramento dell'intelligenza sarebbe sfociato nella super intelligenza. Concluse che "la prima macchina ultra intelligente sarà l'ultima invenzione dell'uomo, a condizione che tale macchina sia abbastanza docile da dirci come tenerla sotto controllo." Come mantenere il controllo è la questione affrontata da Bostrom.

Circa il 10% dei ricercatori sull'intelligenza artificiale crede che la prima macchina a livello dell'intelligenza umana arriverà nei prossimi 10 anni. Il 50% crede che sarà sviluppata entro la metà di questo secolo, e quasi tutti pensano che sarà realizzata entro la fine del secolo. Dal momento che la nuova IA probabilmente avrà la capacità di migliorare i propri algoritmi, l'esplosione della super intelligenza potrebbe essere una questione di giorni, ore, o addirittura secondi. L'entità risultante, afferma Bostrom, sarà "intelligente, nello stesso senso in cui un essere umano medio è intelligente rispetto ad un coleottero o un verme." Alla velocità di elaborazione nettamente superiore a quella del cervello umano, fa notare Eliezer Yudkowsky del Machine Intelligence Research Institute, una IA potrebbe condensare i pensieri di un anno in 31 secondi.

Si tratta di fantascienza? Gli esperti dicono di no. È semplicemente uno scenario che rappresenta un'estensione delle tendenze esistenti, estrapolato da un futuro lontano meno di un secolo.

La chiave per comprendere questo scenario è la definizione di intelligenza. Gli esperti vedono l'intelligenza come una miscela di dati digitali e algoritmi. Un processo decisionale privo di etica. Un processo decisionale senza responsabilità.

Questa è fantascienza.



CONTINUITA' E DISCONTINUITA'

Ecco la mia preoccupazione. Posso immaginare una serie di eventi che potrebbero invertire questa tendenza. Tutti comportano uno sfaldamento della divisione internazionale del lavoro. Quello che non riesco a immaginare è un evento che possa invertire questa tendenza e che di per sé non sia apocalittico. Non riesco ad immaginare un'inversione di tendenza che si basi su una tendenza rivale. La continuità indica la super intelligenza. Non c'è discontinuità che possa far cessare la continuità esistente. La grandezza di una discontinuità che possa invertire questa tendenza dovrebbe essere così immensa, dal punto di vista sociale, che rappresenterebbe un vero e proprio crollo dell'ordine sociale. In altre parole, la tendenza attuale è tanto una parte integrante dell'ordine sociale esistente che tutto ciò che potrebbe invertirla minaccia lo stesso ordine sociale esistente.

Più a lungo la continuità farà il suo corso, maggiore dovrà essere la portata della discontinuità sufficiente ad invertirla. Inoltre, quanto più la continuità andrà avanti, più l'intero ordine sociale diventerà interdipendente dalla sua continuazione.

Detto in altro modo, è una scelta obbligata: se la supportiamo saremo dannati, se non la supportiamo saremmo dannati lo stesso.

La tendenza di base è la tendenza verso la super intelligenza, almeno è quello che ci viene detto. Ma è vero? Siamo di fronte a macchine che si trasformeranno in creature intelligenti, poi creature super intelligenti, e poi padroni? Sarà una battaglia tra Terminator e l'umanità? È una guerra quello di cui si sta parlando: uomini contro le macchine? Sarebbe terreno fertile per la fantascienza, non per l'etica

Tutto questo ha a che fare con la divisione del lavoro. Ha a che fare con l'interdipendenza del sistema economico. E' ciò che Hayek scrisse nel 1945. Il sistema del libero mercato sta introducendo informazioni nell'ambiente economico. I possessori di questa conoscenza sono alla ricerca di profitto: lo scambio di una serie di condizioni per una migliore ad un tasso di rendimento superiore alla media. Hayek aveva ragione: non vi è alcuna agenzia governativa che possa creare una potenza intellettuale sufficiente da superare la conoscenza decentrata di una società libera. Questa è una difesa della libertà e io l'ho accettata senza riserve.



DECENTRAMENTO E OPPORTUNITA'

Questo mi porta a riflettere su ciò che sta facendo il decentramento per mettere le informazioni nelle mani di milioni di persone che non vi avrebbero mai potuto accedere prima. Questo è ciò che sta facendo Internet.

C'è una catastrofe che ci potrebbe colpire domani, e che scatenerebbe un crollo della civiltà. E' stato possibile per oltre 35 anni: un attacco russo con missili balistici intercontinentali armati con testate nucleari. Questo è tecnologicamente possibile, ma anche statisticamente improbabile.

L'Unione Sovietica aveva un'ideologia ufficiale: conquistare tutto il mondo. Era ufficialmente marxista. La Russia non ha più quell'impulso. Il nazionalismo russo non è più una filosofia dell'impero mondiale. Inoltre il declino del tasso di natalità russo, che ha portato ad un declino della popolazione russa, indica che il nazionalismo è meno aggressivo di quanto non fosse un secolo fa. L'impero dello zar nel 1900 era molto più grande della Federazione Russa di oggi.

Il nazionalismo russo ha sempre limitato l'imperialismo comunista. Stalin era un georgiano; Trotsky era un ebreo ateo. Stalin era molto più nazionalista di Trotsky. La visione di Stalin del socialismo contraddiceva la visione di Trotsky della rivoluzione in tutto il mondo. Stalin lo fece assassinare. Quella era la risposta del nazionalismo russo all'internazionalismo comunista. L'assassino usò addirittura una scure, simbolo del nazionalismo russo. L'ascia è stata un simbolo del nazionalismo russo per 1,000 anni. Dal punto di vista simbolico, l'icona e l'ascia superarono la falce e il martello.

Le probabilità di un attacco missilistico agli Stati Uniti da parte del governo russo è al limite dell'improbabile. La Russia dipende economicamente dalle esportazioni verso l'Occidente. Esporta oro, petrolio e gas naturale. Questo mercato crollerebbe immediatamente se l'economia degli Stati Uniti capitolasse a causa di un attacco russo. Inoltre ci sarebbe un attacco di rappresaglia contro la Russia. Ecco il mio punto. La natura molto centralizzata delle armi nucleari è una delle principali restrizioni alla guerra nucleare. Le vittime saprebbero chi ha lanciato i missili. Ci sarebbe una rappresaglia. Ecco perché non abbiamo mai avuto una guerra nucleare.

Ora diamo un'occhiata al libero mercato: sta abbassando drasticamente il costo di produzione delle armi biologiche. Questo costo continuerà a diminuire. Questo è l'effetto della legge di Moore. Questo è l'effetto della scoperta del genoma. Sappiamo che ci saranno enormi innovazioni nel campo della biologia.

Ecco il problema. Con il declino dei prezzi, la domanda aumenterà. Con il declino dei prezzi, ci vorranno meno soldi rispetto al passato per produrre un'arma biologica apocalittica. Ad un certo punto, cioè ad un certo prezzo, uno scienziato pazzo sarà in grado di produrre l'arma. Questa è la logica della legge di Moore. Questa è la logica della concorrenza dei prezzi. Questa è la logica del capitalismo di libero mercato.

Non c'è modo di sapere chi potrebbe farlo. Non c'è modo di vendicarsi nei confronti di chi lo farebbe. Un burocrate del governo che lancerebbe un attacco ad una nazione nemica, sa che ci saranno ritorsioni da parte dei sopravvissuti all'attacco. Ma uno scienziato pazzo equipaggiato con un laboratorio rudimentale di armi biologiche, può essere in grado di evitare il rilevamento e quindi evitare ritorsioni.

Questo è il lato oscuro del decentramento: è liberatorio, ma non messianico. Il peccato non si supera con la concorrenza dei prezzi. Il decentramento e l'innovazione abbassano il costo del peccato, insieme al costo di tutto il resto. Il peccato ha un prezzo più competitivo. La legge della domanda è sempre valida: al calo del prezzo, la domanda sale. Non dobbiamo confondere l'efficienza con la rigenerazione.

Ecco un esempio letterario importato dalla mitologia islamica: un genio che esce dalla lampada. Alcuni team di ricercatori rilasciano accidentalmente un organismo assassino.

Un'altra cosa è un laboratorio governativo per le armi biologiche. Ciò potrebbe produrre una vera e propria arma di distruzione di massa. Potrebbe liberarsi, accidentalmente o deliberatamente.

Se la nanotecnologia diventa disponibile, allora stiamo davvero parlando di geni e lampade. La nanotecnologia consentirà ai piccoli microbi di riprodursi e combinarsi. Potremmo essere a 50 anni di distanza da uno scenario simile, ma dubito che siano 100 anni. Pensate a quel vecchio film di fantascienza, Blob - Il fluido che uccide.

Non si tratta di scenari fantascientifici. Si tratta di un'estensione delle tendenze esistenti, oltre a rappresentare una discontinuità. Un genio è sempre una fonte di discontinuità: tre desideri.

Ne basterebbe solo uno. Ciò, di conseguenza, abbasserebbe le probabilità di uno.



LA LEGGE DI MOORE E IL NICHILISMO

Così ci viene detto che siamo di fronte a tre implicazioni della legge di Moore. Una riguarda i programmi stessi: super intelligenza. E' falsa, presuppone che la conoscenza prescinda le responsabilità personali. Una seconda riguarda piccoli arme biologiche di distruzione di massa. Queste sono minacce reali, perché la conoscenza è personale, e questo significa etica. Ci sono persone cattive là fuori. Una terza presuppone che la ricerca scientifica vada storta. Anche questa rappresenta una minaccia.

Il problema, ancora una volta, è questo: le tendenze sono chiare. Le tendenze indicano il continuo aumento delle applicazioni informatiche e il loro calo dei prezzi. Ciò che oggi può essere prodotto in modo molto costoso da gruppi governativi di ricercatori, sarà possibile produrlo per piccole squadre di nichilisti rivoluzionari prima della fine di questo secolo.

Le persone malvagie saranno in grado di acquistare macchine potenti.

I nichilisti rivoluzionari esistono davvero. Ci sono persone che credono davvero che la razza umana sia un cancro per madre natura. Credono davvero che la cosa eticamente giusta da fare sia quella di ridurre la popolazione mondiale di circa 500 milioni di persone. Si tratta di un impulso religioso. Questa religione non si riscontra nella popolazione generale. La ritroviamo tra le persone molto intelligenti e altamente istruite.

La vecchia protezione era questa: il numero di persone che avrebbero potuto tirare fuori qualcosa di simile era così limitato, e la spesa era così immensa, che la probabilità statistica che accadesse una cosa del genere era vicino all'impossibile. Ma al calare del prezzo della tecnologia e all'aumento della potenza della tecnologia, diventa sempre più possibile che piccoli gruppi di nichilisti rivoluzionari distruggano la società moderna.

Siamo di nuovo al dilemma di cui abbiamo parlato prima: l'unica cosa, scientificamente parlando, che sembra in grado di fermare queste tendenze è un evento discontinuo che metterebbe a rischio l'ordine sociale. Ci sarebbe uno sfaldamento della divisione del lavoro.

Ma c'è di più. Ci sono eventi discontinui che ri-modellano le tendenze, le deviano.

E c'è sempre un'altra cosa: la legge dei rendimenti decrescenti. Io preferisco quella dei mostri dall'id.



MOSTRI DALL'ID

Non si tratta solo di macchine. Si tratta di uomini.

Bostrom illustra vari percorsi verso il raggiungimento della super intelligenza. Due, discussi brevemente, comportano il potenziamento dell'intelligenza umana. In uno, le cellule staminali di embrioni vengono dapprima trasformate in sperma e uova, e poi combinati di nuovo per produrre successive generazioni di embrioni, e così via, con l'idea di generare persone con un QI medio di circa 300.

Fantascienza.

L'altro approccio prevede interfacce cybernetiche innestate nel cervello con cui potenziare l'intelligenza umana. Bostrom rigetta, più o meno, entrambi i percorsi: sia quello eugenetico sia quello cybernetico, anche se riconosce che rendere le persone più intelligenti potrebbe contribuire ad accelerare il processo di sviluppo della super intelligenza nelle macchine.

Fantascienza.

La questione che dobbiamo affrontare ora non è come integrare l'uomo e la macchina. Questo è uno scenario da fantascienza. Piuttosto il problema è porre limiti etici a coloro che usano le macchine. Ciò significa sanzioni.

Se ci fidiamo dello stato, vale a dire dei burocrati di ruolo, affinché imponga tali sanzioni, poniamo la nostra fede in un falso dio.

Allora quale assetto istituzionale è in grado di imporre sanzioni positive e negative? Uno che si basa sulla conoscenza decentrata. Nient'altro è in grado di monitorare e modellare i trend.

Ecco il problema.

Bostrom sostiene che è importante capire come controllare una IA prima di accenderla, perché resisterà ai tentativi di cambiare i suoi obiettivi finali una volta attivata. In tal caso, avremo una sola possibilità di dare all'IA i giusti valori e obiettivi. In linea di massima, Bostrom prende in considerazione due modi con cui gli sviluppatori potrebbero cercare di proteggere l'umanità da una super intelligenza malvagia: controllo delle capacità e selezione della motivazione.

Fantascienza. Inoltre si tratta solamente di gergo accademico. Burocratese. Somewhere, over the rainbow, way up high.

"Nel frattempo, Bostrom pensa che sia più sicuro se la ricerca su una IA super intelligente avanzi lentamente." Cosa importa quello che pensa? Non ha alcun potere di imporlo. Non è Dio. Nessun governo nazionale può farlo.

Ed egli esorta i ricercatori e i loro sostenitori ad impegnarsi per il bene comune: "La super intelligenza dovrebbe essere sviluppata solo a beneficio di tutta l'umanità e al servizio di ideali etici ampiamente condivisi." Un sentimento bello, ma data l'attuale rivalità internazionale e commerciale, l'adozione universale di questo principio sembra improbabile.

Molto improbabile.



CONCLUSIONE

Dove siamo arrivati, quindi?

Vorrei saperlo. Se fossi più intelligente, potrei.

Nessuno sulla terra è abbastanza intelligente da saperlo.

Ma non mi serve saperlo per forza. Ho fiducia in due cose: Dio e processi di mercato. Per coloro che rifiutano entrambi, posso solo dire questo: i trend sono in atto. Se si considera affidabile lo stato affinché dia loro forma attraverso la conoscenza a disposizione delle commissioni, si dispone di una sola speranza: un po' di forte discontinuità.

Nel frattempo, la legge di Moore è in atto. . . nel presente. È la grande costante. . . nel presente. È il grande trend. . . nel presente.

Forse può essere rovesciata da una discontinuità inattesa. Non voglio pensare a quanto dovrebbe essere discontinuo tale evento. Nemmeno voi dovreste. Preferisco di gran lunga la legge dei rendimenti decrescenti.

Il trend è endogeno. Si è auto-generato nell'economia. L'economia di mercato è enorme. I partecipanti sono molti. La prossima innovazione è per sua natura imprevedibile. Chiunque poteva immaginarla. La riduzione dei prezzi può contribuire al suo sviluppo.

I trend precedenti hanno esaurito le risorse. La legge dei rendimenti decrescenti ha vinto. Ma la crescita economica è andata avanti. La creatività e la libertà hanno sostenuto il processo di crescita. Poche persone vogliono fermare tale processo. Molte persone non vogliono una crescita economica pari a zero.

La legge di Moore presenta un alto tasso di crescita mai eguagliato nella storia: 50 anni. Sembra permanente. Ma l'apparenza inganna.

Nessuno stato può fermare questo trend, a meno che non voglia scatenare una conflagrazione. E' un trend del libero mercato. Questo processo sembra condurre verso una forte discontinuità: qualcosa di nuovo sotto il sole. Sta diventando esponenziale.

Torniamo all'articolo di Kurzweil sulla legge dei rendimenti acceleranti. Torniamo di nuovo a questo articolo. Egli pensa che la grande discontinuità sarà quella che lui definisce la singolarità: una fusione tra uomo e macchina.

Fantascienza.

Bostrom teme una discontinuità: l'evoluzione delle macchine in divinità. Io no. Le macchine non saranno mai intelligenti. Riciclare i rifiuti attraverso gli algoritmi non equivale ad essere intelligenti. Non equivale ad un processo decisionale responsabile.

I programmi per computer sono digitali, non sono analogici. Non sono fatti a immagine dell'uomo, non più di quanto l'uomo sia fatto a immagine di una macchina. Il mondo non è un gigantesco orologio, e l'uomo non è un piccolo ingranaggio in esso. Gli ingranaggi non sono agenti responsabili. Né lo sono le macchine. Gli ingranaggi non compiono azioni propositive. Nemmeno le macchine. Gli ingranaggi non pianificano. Né lo fanno le macchine.

Per quei teologi -- perché questo è quello che sono -- che pensano che gli uomini siano ingranaggi di una macchina cosmica, la prossima singolarità non pianificata rappresenterà una nuova evoluzione. Ma chi la supervisionerà? L'umanità (nel senso di alcuni uomini) o le macchine? Si preoccupano di questo.

Io no. Ma sono preoccupato per una manciata di persone che può usare un po' di tecnologia in modo irresponsabile. Un qualche genio devastante può uscire dalla lampada.

Ecco il mio punto. Il problema è etico, non riguarda le cifre. Nessuna discontinuità cambierà questa cosa. . . a parte quella che pone il limite su ogni curva esponenziale: la scarsità insostituibile del tempo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


giovedì 11 dicembre 2014

F. A. Hayek: Un breve ritratto





di Francesco Simoncelli


«La logica è legata a questa condizione: supporre che si diano casi identici, perché senza costanti l'uomo non può sopravvivere.» -- Friedrich Nietzsche


Oggi 11 dicembre ricorre il quarantesimo anniversario in cui F. A. Hayek ricevette il Premio Nobel per l'economia. Sebbene il suo iter teorico prese una strada diversa da quella tracciata da Mises, dal punto di vista socio-economico, egli rimane ancora uno dei più grandi contributori al pensiero Austriaco quando parliamo di ciclo economico e sistema dei prezzi. La sua conoscenza dell'economia lo portò a scalare ben presto le vette della materia, conducendo i suoi studi a lasciare un segno indelebile nella storia di tale materia. Non mancò neanche di risultare determinante in materie come la giurisprudenza e la psicologia. La figura di Hayek, infatti, si è prestata nel corso del tempo ad una mutazione perenne dettata dalla sua inclinazione alla ricerca e allo studio dell'essere umano in tutta la sua completezza. Non basterebbero dieci vite per presentare un lavoro omnicomprensivo dell'essere umano, ma l'economista viennese è riuscito a lasciare una sintesi più che adeguata attraverso la quale avere dei paletti di riferimento nel caso in cui dovessimo perdere di vista il nostro obiettivo: l'essere umano agente. Oggi io voglio cercare di presentare una "sintesi della sintesi", con tutta la modestia del caso; voglio proporvi una biografia esaustiva di quest'uomo e del suo pensiero per onorare la sua memoria e la grande conoscenza senza tempo che ci ha lasciato.

Nato a Vienna l'otto maggio del 1899, a diciotto anni entra nell'Università di Vienna dove riesce a conseguire una laurea in giurisprudenza nel 1921 e una in scienze politiche nel 1923. E' proprio in questo ambiente che inizia a sviluppare il suo interessamento per la teoria Austriaca, stimolato dapprima dal professor Friedrich Wieser e poi cementato da Ludwig von Mises. Ciò risulta evidente per molte idee che hanno costellato il pensiero di Hayek, soprattutto quelle relative al ciclo economico, all'inefficienza dei sistemi socialisti, alla nocività dell'interventismo statale e la metodologia di studio. Dopo un breve viaggio negli Stati Uniti, Hayek nel 1925 diventa presidente dell'Austrian Institute for Business Cycle Research. Sebbene in quel momento fosse ancora una piccola realtà, presto avrebbe guadagnato prestigio.



HAYEK SUL CICLO ECONOMICO

Ciò sarebbe accaduto con la pubblicazione del libro Prices and Production (1931), il quale non era altro che la raccolta di una serie di seminari che Hayek tenne all'inizio degli anni '30 a Londra presso la London School of Economics. Questo manoscritto divenne così influente che con esso crebbe vertiginosamente anche la fama dell'economista di Vienna. Ma la differenza vera la fa il libro Monetary Theory and the Trade Cycle (1933) in cui Hayek inaugura la sua sfida decennale contro Keynes sulla teoria economica, e non a caso il terreno di scontro è proprio la Grande Depressione. Nella sua opera Hayek descrive come un attivismo febbrile da parte della Federal Reserve negli anni '20 abbia portato all'accumulo di una serie tale di errori da culminare con quella che viene ricordata come una delle peggiori crisi della storia umana.

In quegli anni il mondo aveva accolto un nuovo tipo di gold standard, in cui l'oro era stato relegato a semplice comparsa nel panorama monetario, lasciando la scena a dollari e sterline. Tale organizzazione iniziò a sgretolarsi sotto il peso delle sue contraddizioni nel 1925, quando l'allora governatore della Banca d'Inghilterra, Montagu Norman, convinse il governatore della Federal Reserve di New York, Benjamin Strong, a sollecitare il governatore della Federal Reserve affinché inflazionasse l'offerta di moneta statunitense. Gli inglesi tentavano in questo modo di arrestare l'enorme deflusso di oro dal paese che lo stava mandando in bancarotta. Tornare alla parità aurea senza considerare l'espansionismo monetario della prima guerra mondiale fu un grave errore, ma ciò venne ignorato. Fu un errore che richiese un prezzo alto da pagare.

Infatti l'interventismo della FED non rimase senza conseguenze, perché all'aumentare dell'offerta monetaria aumentarono di riflesso le riserve bancarie. Di colpo il panorama economico si ritrovava per le mani una quantità di fondi mutuabili disponibili da sfruttare senza un risparmio reale a sostenerli. La struttura economica ne venne pesantemente influenzata, andando ad abbassare artificialmente i tassi di interesse e inducendo gli individui ad accendere una quantità spropositata di mutui. All'inizio del ciclo economico ciò che si percepisce è una presunta sensazione di stabilità, ed è quello che accadde anche durante la seconda metà degli anni '20: prima che il denaro di nuova creazione influenzasse l'economia più ampia c'era bisogno di tempo, perché la sua propagazione non avviene uniformemente e tutta in una volta. Avviene per gradi e in modo scomposto.

Nel frattempo quegli investimenti che con un tasso di mercato non manipolato non erano realizzabili, con un tasso di mercato manipolato diventano miracolosamente accessibili, inducendo gli individui a concentrare risorse umane e materiali nella loro realizzazione. Data la loro impossibile conclusione, tali progetti richiedono dosi crescenti di finanziamenti e con un crescente calo dei tassi di interesse la speranza di realizzarli resta viva. Essa si infrange contro il muro della realtà una volta che la banca centrale tira il freno a mano, ovvero, quando un aumento generalizzato dei prezzi costringe i banchieri centrali a smettere di manipolare il mercato per cercare di capire cosa stia succedendo. Nel biennio 1928-1929 si verificò proprio questo, con la Federal Reserve che smettendo di gonfiare l'offerta di moneta e di deviare ricchezza reale verso attività in bolla, innescò la liquidazione di queste ultime che culminò con il crash azionario dell'ottobre del 1929.

Hayek, nel suo libro, non aveva fatto altro che raffinare la teoria di Mises esposta nel 1912 e affermare che l'azzardo morale del settore bancario commerciale non era altro che una conseguenza della falsa lungimiranza dei banchieri centrali. Credendo di poter stabilizzare il mercato attraverso i loro interventi, avevano innescato un processo decisamente peggiore che avrebbe richiesto anni di dolore economico per essere pulito. Infatti la bancarotta delle attività in bolla, grazie al previo inattivismo della banca centrale, avrebbe consentito al mercato di eliminare tutti quegli investimenti in disaccordo con la volontà di mercato, di riaggiustare la struttura dei prezzi in modo da rispecchiare una realtà economica in sincronia con i desideri degli attori economici e di riallocare forza lavoro e risorse materiali verso quegli stadi della produzione più necessitanti di tali fattori di produzione.

Nonostante la chiarezza degli argomenti di Hayek e la prova storica della depressione del 1920, la propaganda statalista ebbe il sopravvento sfruttando il malcontento di tutte quelle persone che erano state risucchiate dalle attività in bolla e che non volevano veder ridimensionata la loro posizione. Ciò alimentò i sindacati. Ciò alimentò la burocrazia. Ciò alimentò la richiesta di ulteriori interventi nell'economia. E con Keynes che si erse ad alto dacerdote di queste "soluzioni", oscurò la figura dell'economista viennese nel 1936 quando pubblicò con la Macmillan la sua General Theory.

Qui Hayek commise un errore: non rispose direttamente con una confutazione dettagliata. Questa sarebbe arrivata circa 25 anni dopo con Henry Hazlitt, ma ormai era tropo tardi. Il keynesismo era ormai divenuto predominante. Hayek si limitò a tradurre una serie di articoli e saggi di Mises che cercavano di indirizzarsi al problema, ma il pubblico non recepì il messaggio. Il libro Collectivist Economic Planning venne ignorato poiché strategicamente e intellettualmente inadatto ad indebolire la nuova macroeconomia spacciata da Keynes.

L'influenza di Hayek andò via via scemando nel mondo accademico e nella mente della popolazione in generale, e così anche la teoria Austriaca. Questo trend si invertì nel 1948, quando Hayek iniziò lentamente a spostarsi da temi strettamente economici a quelli più socio-economici e filosofici.



HAYEK SULL'IMPORTANZA DELLA CONOSCENZA DECENTRATA

Quello fu l'anno di Individualism and Economic Order (1948). In questo fantastico libro apprendiamo come l'economista viennese si stesse chiedendo come l'agire umano influenzasse l'ambiente circostante, e come quest'ultimo influenzasse l'attore economico. Studiare le vie dell'azione umana lo portarono a sondare il meccanismo di coordinamento che intercorre tra le varie azioni degli individui: il sistema dei prezzi. Questo, infatti, rappresenta una sorta di smistatore di tutte le informazioni presenti sul mercato, la cui decentrazione e soggettività impedisce ad un qualsiasi ente centrale di poterne usufruire a piacimento senza ripercussione alcuna. Ogni individuo è possessore di conoscenze esclusive che gli permettono di decifrare la mole di informazioni che ogni giorno percorrono il mercato. La specializzazione in questo compito permette ai vari individui di avere successo economicamente e, soprattutto, è quella che permette alla divisione del lavoro di assegnare compiti specifici ad individui specifici secondo le loro abilità.

Tali concetti vengono rafforzati nel capolavoro The Use of Knowledge in Society (1945) in cui Hayek prosegue con la sua analisi dell'azione umana e porta ad un livello superiore le basi gettate in precedenza. Qui apprendiamo che nella società esistono, principalmente, tre tipi di conoscenza. Una è la conoscenza scientifica, quella che si può acquisire attraverso uno studio particolareggiato di determinate materie. Questo tipo di conoscenza viene acquisita da coloro che, ad esempio, frequentano le università o il sistema scolastico più in generale; ovvero, coloro che rinunciando a parte del loro tempo lo impiegano per approfondire schematicamente il loro sapere riguardo un campo di studio specifico. In secondo luogo c'è la conoscenza delle circostanze particolari, quella che si ritrova nelle cosiddette esperienze di vita.

Credo che ognuno di noi abbia sperimentato nella propria vita un momento in cui, nonostante tutte le sue conoscenze accumulate durante gli anni di studi, si sia ritrovato ad andare nel panico poco prima di applicarle. O, per fare un altro esempio, immaginate uno speaker ad una conferenza. Immaginate che sia la sua prima volta. Nonostante tutto il sapere che può aver accumulato nella sua carriera, ritrovarsi in quella situazione nuova per lui lo potrebbe indurre a commettere errori a causa dell'ansia o della titubanza davanti ad un pubblico che pende dalle sue labbra. Sebbene avesse provato giorni addietro esercitandosi davanti ad uno specchio, l'impatto con la realtà si potrebbe dimostrare diverso da quello che si era prefigurato in mente. Può pur sempre chiedere aiuto o consiglio a chi ha già affrontato esperienze simili, provando di conseguenza a cercare di acquisire una dose di sicurezza maggiore in vista del suo turno, ma ciò non toglie che qualsiasi cosa abbia studiato in precedenza non riuscirà a prepararlo adeguatamente per quel primo impatto. Solo una esperienza continua di discorsi pubblici lo farà diventare esperto, e soprattutto lo forgerà per affrontare tutti quegli imprevisti che possono spuntare nei momenti meno opportuni. Lo stesso vale per un qualsiasi altro lavoro in cui eventi eccezionali possono destabilizzare la capacità conoscitiva del capo di un'azienda, il cui successo dipenderà ovviamente da come supererà tali eventi.

Infine abbiamo la cosiddetta conoscenza tattica. Questa classificazione è pittoresca perché con essa si intende tutte quelle persone capaci di svolgere un compito ma che non saprebbero esprimerlo a parole, ovvero, non saprebbero comunicare verbalmente ad un altro individui la loro conoscenza. Immaginate ad esempio una madre e un padre che si ritrovano a crescere un figlio. Sicuramente cercheranno di ottenere consigli da altri genitori che hanno già passato l'esperienza. La maggior parte di loro non saprà spiegare compiutamente e dettagliatamente come performare questo compito. Ci si limiterà ad enunciare un paio di frasi di rito e qualche incoraggiamento, lasciando l'arduo compito alla coppia di neo-genitori. Non sapranno spiegarlo, ma ci sono riusciti lo stesso a crescere in modo sano (si spera) i loro figli. Ciò vale, ovviamente, per qualsiasi altro lavoro. Dal punto di vista imprenditoriale ciò lo si nota nella prontezza dei riflessi da parte degli imprenditori nel vagliare il mercato e scoprire quelle opportunità che potrebbero fare al caso loro, e, sfruttandole, staccare un profitto e soddisfare i desideri dei consumatori.

Così come Hayek raffinò la posizione di Mises, oggi Israel Kirzner sta raffinando la posizione di Hayek in questo campo. La realtà di tutti giorni, quindi, suggerisce che l’informazione non è mai un asset completamente pubblico, e ognuno di noi è depositario esclusivo di qualche rilevante frammento di informazione. L’informazione è asimmetrica. Se l’informazione fosse distribuita perfettamente tra tutte le parti, invece, non ci sarebbe alcun incentivo a scambiare, perché tutti sarebbero dotati delle stesse preferenze. Lo scambio economico è anche uno scambio di informazioni. Se non fossimo dotati di informazioni differenti sulle varie opzioni che derivano dalle scelte, non esisterebbe scambio.

Ma il discorso di accettazione del Nobel segna la rinascita di Hayek e The Pretense of Knowledge segna una pietra miliare nella storia dell'economia Austriaca. In quel memorabile pezzo di antologia, l'economista viennese ci descrive come le forze di mercato saranno sempre superiori a qualsiasi pianificazione centrale diretta da un qualche essere umano illuminato o manciata di essere umani presumibilmente onniscienti, la quantità sconfinata di informazioni presenti nel mercato assicura un sempiterno fallimento di coloro che hanno l'ardire di intraprendere un simile percorso. I pianificatori centrali, infatti, non comprendono come la natura dell'informazione non sia solo quantitativa, ma anche qualitativa. Quindi loro potranno raccogliere tutte le informazioni che desiderano, ma non avranno mai gli strumenti per decifrarla con successo e per loro tornaconto. Non potranno avere mai le capacità e le conoscenze di un imprenditore che è in grado di anticipare i movimenti del mercato, perché mentre l'imprenditore segue la corrente del mercato per trarne profitto i pianificatori centrali vogliono controllare e direzionare la corrente del mercato per trarne profitto. Se immaginiamo il mercato come un fiume, l'imprenditore ci naviga; il pianificatore centrale vuole costruire una diga invece, peccato, però, che non abbia le competenze e la diga finirà per crollare.

Scrisse Hayek:

La complessità organizzata indica questo: il carattere delle strutture che la espongono dipende non solo dalle proprietà dei diversi elementi di cui sono composte e dalla frequenza relativa con cui si presentano, ma anche dal modo in cui i diversi elementi sono collegati tra loro. Nella spiegazione del funzionamento di tali strutture non possiamo, per questo motivo, sostituire le informazioni sui diversi elementi con informazioni statistiche, ma necessitiamo delle informazioni complete su ogni elemento se dalla nostra teoria dobbiamo dedurre previsioni specifiche su eventi separati. Senza tali informazioni specifiche sui diversi elementi saremmo limitati a ciò che, in un’altra occasione, ho chiamato “semplici previsioni della struttura” – previsioni di alcuni degli attributi generali delle strutture che si formeranno, non contenenti specifiche dichiarazioni circa i diversi elementi di cui le strutture si comporranno.

Ciò è particolarmente vero per le nostre teorie che spiegano la determinazione dei sistemi dei prezzi e degli stipendi relativi che si formeranno in un mercato funzionante. Nella determinazione di questi prezzi e stipendi entreranno gli effetti di informazioni particolari possedute da ciascuno dei partecipanti nel processo di mercato – una somma di fatti che, nella loro totalità, non possono essere noti all’osservatore scientifico o a qualunque altra mente individuale. È, in effetti, la fonte della superiorità dell’ordine del mercato e la ragione per cui, quando non è soppresso dai poteri pubblici, rimuove regolarmente altri tipi di ordine, il fatto che nella risultante allocazione delle risorse sarà utilizzata una conoscenza particolare, la quale esiste soltanto dispersa fra innumerevoli persone, più grande di quella che una sola persona può possedere. Ma poiché noi, gli scienziati che osservano, non potremo mai conoscere tutti i fattori determinanti di un tale ordine e di, conseguenza, nemmeno potremo sapere a quale particolare struttura di prezzi e stipendi la domanda eguaglierebbe ovunque l’offerta, allo stesso modo non potremo misurare le deviazioni da quell’ordine; né possiamo verificare statisticamente la nostra teoria, secondo la quale sarebbero le deviazioni da quel sistema di “equilibrio” di prezzi e stipendi a rendere impossibile vendere certi prodotti e servizi ai prezzi a cui sono offerti. [...]

Il conflitto fra ciò che il pubblico nel suo umore attuale si aspetta dalla scienza, al fine di soddisfare speranze popolari e ciò che è realmente in suo potere fare, è una questione seria perché, anche se i veri scienziati riconoscessero tutti le limitazioni nel campo degli affari umani, finché il pubblico si aspetterà di più, ci sarà sempre chi fingerà, e forse onestamente crederà, di poter fare di più, di quanto sia realmente in suo potere, per rispondere alle esigenze stesse. È spesso abbastanza difficile per l’esperto, e certamente in molti casi impossibile per il profano, distinguere fra pretese legittime ed illegittime avanzate nel nome della scienza. L’enorme pubblicità, recentemente fatta dai media a un rapporto “scientifico” circa I limiti alla crescita e il silenzio degli stessi media sulla critica devastante che questo rapporto ha ricevuto dagli esperti competenti, deve renderci, in qualche modo, prudenti riguardo l’uso che può esser fatto del prestigio della scienza. Non solo nel campo dell’economia sono stati lanciati proclami esagerati, in nome di una direzione più scientifica di tutte le attività umane e dell’opportunità di sostituire processi spontanei con il “controllo umano cosciente”. Se non sbaglio, la psicologia, la psichiatria e alcuni rami della sociologia, per non parlare della cosiddetta filosofia della storia, sono ancor più influenzate da ciò che ho definito pregiudizio scientistico e dai proclami speciosi su ciò che la scienza può realizzare.

Se dobbiamo salvaguardare la reputazione della scienza e impedire l’arrogarsi di conoscenza basata su una somiglianza superficiale della procedura con quella delle scienze fisiche, un grande sforzo dovrà essere orientato verso la confutazione di tali pretese, alcune delle quali sono ormai diventate interessi acquisiti di sezioni di università riconosciute. Non possiamo essere abbastanza riconoscenti a moderni filosofi della scienza come sir Karl Popper, il quale ci ha consegnato un test con cui possiamo distinguere fra cosa possiamo accettare come “scientifico” e cosa no – un test che, sono sicuro, alcune dottrine ora ampiamente accettate come “scientifiche” non passerebbero. Ci sono alcuni particolari problemi, tuttavia, in relazione a quei fenomeni essenzialmente complessi di cui le strutture sociali rappresentano un caso così importante, che mi fanno desiderare di riaffermare, in conclusione ed in termini più generici, le ragioni per le quali in questi campi non soltanto ci sono ostacoli assoluti per la previsione di eventi specifici, ma perché comportarsi come se possedessimo una conoscenza scientifica tale da permetterci di oltrepassarli può in sé diventare un serio ostacolo al progresso dell’intelletto umano.

Avere preso consapevolezza di come il sistema dei prezzi strutturasse la società aiutando gli individui a districarsi nel panorama economico, permise ad Hayek di estendere i suoi studi ad altre materie, come la giurisprudenza e la psicologia. Ma il libro che io ho più apprezzato è stato The Fatal Conceit (1988). A ottantotto anni suonati ancora era capace di padroneggiare le facoltà mentali ed estrapolare da essi pezzi di letteratura che sarebbero rimasti nella storia. Era inarrestabile. In quest'ultima sua fatica, egli continua a limare le idee che hanno caratterizzato il suo percorso accademico ma lo fa osservando come la libertà non è altro che il destino ultimo dell'umanità. E' come se portasse ad un livello superiore il concetto di "mano invisibile" di Smith descrivendo come il ruolo coordinativo del sistema dei prezzi conduce la società verso un "ordine spontaneo". E' un'utopia? Forse no. Pensate a quando comunicate. Pensate alla lingua che parlate. L'ha pianificata qualcuno a tavolino? No, è l'unione di una serie di convenzioni a cui gli individui hanno dato ampiamente un significato e su cui concordano utile l'utilizzo.

Lo stesso vale per la società. Sebbene un piccolo nucleo di persone può, in qualche modo, essere controllato dato il numero esiguo di partecipanti, l'ingrandimento di questo numero impone la prerogativa di un sistema decentrato di informazioni affinché l'ambiente economico possa rimanere prospero. L'unica mente, che può conoscere tutti gli individui di una ristretta cerchia di persone, fallisce nel suo intento pianificatore quando questo numero si allarga e la divisione del lavoro richiede anch'essa un ampliamento. Saranno le azioni individuali a generare organizzazione, e non un progetto partorito da una qualsiasi mente umana. Quest'ultima, infatti, tenderebbe a distorcere a suo favore il sistema dei prezzi conducendo la società lungo la via verso la schiavitù. Secondo Hayek, e come scrisse anche in The Road to Serfdom (1944), l'unico modo per prevenire una situazione del genere è quello di affidarsi ad un Rule of Law.[1] Detto in altro modo, le società libere secondo l'ottica di Hayek potrebbero esistere solo se il relativo governo è limitato dal Rule of Law.



UNA SPLENDIDA CARRIERA, SEPPUR CON QUALCHE MACCHIA

Il prestigio della carriera di Hayek non deriva affatto dal Nobel, bensì da quello che la sua mente ha partorito e quello che il suo pugno ha inciso sulla carta. Ma anche Hayek ha commesso alcuni errori durante il suo cammino accademico. Essi sono lampanti nel libro The Constitution of Liberty del 1960. Per la precisione nel Capitolo XVI. Leggiamo alcuni stralci:

Vi è poi la questione importante della sicurezza, una protezione contro i rischi comuni a tutti, dove il governo può spesso o ridurre tali rischi o assistere le persone. Qui, tuttavia, dev'essere tracciata un'importante distinzione tra due concezioni di sicurezza: una sicurezza limitata può essere obiettivo raggiungibile (e cioè nessun privilegio), al contrario di una sicurezza assoluta che invece in una società libera non può essere affatto raggiunta. La sicurezza limitata entra in gioco solo contro gravi privazioni fisiche, un minimo di sussistenza per tutti; la garanzia di un determinato livello di vita, che è determinato confrontando lo standard goduto da una persona o un gruppo con quello di altri. La distinzione, allora, è tra la sicurezza di un reddito minimo uguale per tutti e la sicurezza di un reddito particolare che una persona si pensa debba meritare. [...]

Quella che noi oggi conosciamo come assistenza pubblica, che viene fornita da tutti i Paesi, non è altro che la vecchia legge per i poveri adattata alle condizioni moderne. La necessità di tale disposizione in una società industriale è indiscussa -- anche se fosse solo nell'interesse di coloro bisognosi che necessitano di una protezione contro la disperazione. Probabilmente è inevitabile che questo sollievo non debba limitarsi a coloro che non sono stati in grado di sopperire alle proprie esigenze (i "poveri meritevoli", come si suole chiamarli), ma l'ammontare non dovrebbe essere più di quanto sia assolutamente necessario per mantenerli in vita e in salute. Dobbiamo anche aspettarci che la disponibilità di questa assistenza indurrà alcuni a trascurare il fatto che tale disposizione è solo contro le emergenze. [...]

Una volta che diventa dovere del pubblico provvedere ai bisogni estremi della vecchiaia, della disoccupazione, della malattia, ecc., a prescindere dal fatto che le persone abbiano potuto e dovuto provvedere a loro stesse, e in particolare una volta che la salute è garantita in misura tale da ridurre gli sforzi degli individui, sembra un ovvio corollario costringerlo a fornire protezione contro quei rischi comuni della vita. [...]

Infine, una volta che lo stato richiede a tutti di prendere disposizioni del genere che solo alcuni avevano preso prima, ne deriva un ragionevole corollorario secondo cui lo stato dovrebbe contribuire allo sviluppo di istituzioni appropriate. [...]

Fino a questo punto la giustificazione per l'intero apparato della "Previdenza Sociale" può essere accettata dai difensori della libertà più coerenti.

Sebbene Hayek ci abbia avvertito per quasi tutta la sua vita dei pericoli che incombono sulla strada verso la libertà, in questo capitolo egli pare prevedere una deviazione. Lascia spazio di manovra allo stato. Secondo questo modo di ragionare è possibile imporre paletti ad un apparato famelico come lo stato. "Qui e non oltre", si dice. Ogni volta questo limite viene scavalcato, e ogni volta la formula rimane la stessa: "Qui e non oltre." Abbiamo visto questo balletto per il tetto al debito federale statunitense. Aprire uno spiraglio di legittimità alla Previdenza Sociale significa aprire uno spiraglio di legittimità alle azioni dello stato. E' sempre stato così. Quando pensate allo stato e pensate di dovergli concedere qualcosa, ricordate questa formula: "Se gli dai un dito, si prederà il braccio." Attraverso lo specchietto per le allodole rappresentato dal welfare state, lo stato continua a finanziarsi e ad espandersi. E questo è un trend che nel futuro non potrà cambiare. Qualunque inversione volontaria dello stato porterà a questo risultato: default ordinato. Non accadrà mai. I costi verranno espansi. La burocrazia ad essi annessa verrà espansa. La libertà ne risentirà drammaticamente. Infine, ci sarà un default disordinato perché a questo condurranno i piani assistenziali nel lungo termine: rappresentano delle doline economiche che risucchiano risorse materiali e umane.

Ronald Hamowy espone queste criticità nel pensiero di Hayek nel seguente articolo: http://oll.libertyfund.org/pages/hamowy-s-critique-of-hayek-s-concept-of-freedom

Se Hayek era disposto ad accettare quanto scritto in quel capitolo del suo libro del 1960, allora abbiamo di fronte due persone diverse: prima e dopo il 1960. Questo non accadde con Mises o Rothbard, i quali avevano una visione chiara di cosa fosse la libertà. Non persero mai di vista il loro obiettivo. Mises fornì gli strumenti epistemologici in Theory and History (1957). Rothbard li rafforzò in Man, Economy and State (1962). Hayek li smarrì. Sebbene diede prova di averne in argomenti come il calcolo economico, la conoscenza decentrata, il sistema dei prezzi, sembrò deficitarne quando parlò dei programmi di assistenza medica e pensionistica e, più in generale, dello stato sociale. Se una persona non riesce a classificare questi programmi come una minaccia alla libertà, allora manca di quell'intuizione che connette i principi generali ai casi specifici.



CONCLUSIONE

Friedrich Hayek è stato un economista che, con tutti i suoi pregi e difetti, ha segnato gran parte del pensiero Austriaco moderno. I suoi studi ci hanno permesso di migliorare la nostra conoscenza dei mercati e, soprattutto, di migliorare la conoscenza di noi stessi. Sebbene si possa imputare una sorta di alone mistico intorno all'apparato statale e a coloro che lo gestiscono, non sono nient'altro che uomini comuni come me e voi. Si limitano ad entrare nelle vite delle persone e a privarle di risorse e libertà. I burocrati dietro una scrivania non sono affatto la fonte dell'ordine sociale. Sono il disordine sociale. E' oggi che stiamo vivendo il caos, è l'apparato statale che sovverte la libertà la vera fonte di caos sociale. Accentrare i poteri per "controllare meglio e fare il bene della società" è una presunzione di conoscenza. Ciò di cui ha bisogno la società per prosperare è decentramento. Ciò di cui ha bisogno la società per ottenere ordine sociale è decentramento.

Presumere che un'entità centrale possa risolvere tutti i nostri problemi è sciocco e assurdo. Solo ognuno di noi è in grado di risolverli "con prontezza" e "nell'immediato". Perché, come ricorda Hayek, il vero nemico della pianificazione centrale è il tempo. Lo scorrere del tempo porta a dei cambiamenti e tali cambiamenti portano tutta una serie di nuove informazioni. Anche se fosse possibile acquisire un'istantanea del mondo con tutte le informazioni concernenti, un attimo dopo sarebbe già storia vecchia e sorpassata. Le informazioni in questione, infatti, sarebbero scadute e inutilizzabili.

Ed è proprio questo il cuore del problema della conoscenza e delle informazioni: non si tratta solo dell'economia, si tratta delle nostre vite. Pianificare l'economia significa invadere la nostra sfera individuale e decidere per noi. Tale invasione viene ridotta con uno stato minimo, ma è pur sempre presente e pronta a ritornare qualora l'onniscienza dei pianificatori centrali prendesse di nuovo vigore nelle menti intorbidite della popolazione. Ci sono le nostre vite in gioco. La possibilità di abbattere il leviatano è concreta, ma deve essere chiaro qual è la strada da seguire. Mises e Rothbard l'hanno seguita fino in fondo; Hayek l'ha smarrita alla fine della sua carriera.


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Note

[1] Rule of Law significa che tutte le iniziative del governo devono passare al vaglio di un set fisso di regole e leggi, le quali vengono decise prima della sua formazione e non possono essere cambiate arbitrariamente. Essendo stabilite in questo modo, si sa in anticipo a cosa condurranno certe azioni e, soprattutto, a quali sanzioni.

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mercoledì 10 dicembre 2014

Keynes, Lenin e l'iperinflazione

Ci sono ancora commentatori là fuori che si sforzano di trovare lati positivi o spiegazioni plausibili al recente tonfo del Giappone. Ci mostrano grafici sulla disoccupazione, sull'occupazione, trasformazioni delle statistiche del PIL e quant'altro per venderci l'idea che il Giappone non è in recessione. Sono d'accordo. Non lo è. Infatti il Giappone è economicamente morto. Guardate quest'immagine e fissatela nella mente. Rappresenta il fallimento del mantra keynesiano spacciato come verità: "I deficit aiutano a superare una recessione." Lo yen sta sanguinando a morte a causa delle politiche economiche e fiscali dell'accoppiata Abe/Kuroda. E' già da un anno che questo blog si adopera a spiegarne le origini e le conseguenze. La politica folle di Abe è stata un fallimento sin da quando è stata implementata due anni fa e l'Abenomics non ha fatto altro che danneggiare l'economia reale. Le banche possono far finta di essere in salute e l'indice azionario può sfondare i tetti; nel frattempo la popolazione viene spremuta e si arrocca sempre di più nei propri saldi di cassa, ed essendo la spesa al consumo circa il 60% del PIL giapponese, l'economia non sta subendo colpi di coda da parte dell'inflazione dei prezzi. Nel frattempo i primi ricevitori del denaro di nuova creazione possono derubare del potere d'acquisto coloro che lo ricevono per ultimi o non lo riceveranno affatto. Su base cumulata, tutte le misure monetarie sono schizzate in alto; ma soprattutto è il bilancio della BoJ che si è impennato esponenzialmente. Il Giappone è un paese estreamemente interconnesso con il sistema bancario globale; se l'Europa è stata salvata dalla FED finora, chi salverà la BoJ?
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di Gary North


Nel 1919 John Maynard Keynes divenne una figura internazionale di notevole influenza grazie al suo libro, Le Conseguenze Economiche della Pace. Era una critica sull'imposizione dei risarcimenti bellici alla Germania in base al Trattato di Versailles.

In quel libro, Keynes fece le seguenti osservazioni.

Si dice che Lenin abbia dichiarato che il modo migliore per distruggere il sistema capitalista fosse quello di svilire la moneta. Con un continuo processo di inflazione, i governi possono confiscare, segretamente e inosservati, una parte importante della ricchezza dei loro cittadini. Con questo metodo non solo confiscano, ma lo fanno arbitrariamente; e mentre il processo impoverisce i molti, arricchisce i pochi. La vista di questo riarrangiamento arbitrario di ricchezza non solo colpisce la sicurezza, ma la fiducia nella distribuzione della ricchezza. Coloro ai quali il sistema porta guadagni inattesi, persino al di là delle loro aspettative o desideri, diventano i "profittatori", l'oggetto dell'odio della borghesia, che l'inflazionismo ha impoverito, e del proletariato. Con il procedere dell'inflazionismo e l'oscillazione selvaggia del valore della moneta di mese in mese, tutti i rapporti tra debitori e creditori, che costituiscono il fondamento ultimo del capitalismo, diventano così disordinati da divenire quasi privi di significato; e il processo di confisca della ricchezza degenera in un gioco d'azzardo e una lotteria.

Lenin aveva certamente ragione. Non vi è mezzo più sicuro e subdolo per rovesciare l'attuale base della società rispetto a quello di svilire la valuta. Il processo coinvolge tutte le forze nascoste della legge economica sul lato della distruzione, e avviene in un modo che nemmeno un uomo su un milione può diagnosticarlo.

Questa divenne una delle affermazioni più citate di quel libro. Eppure il manoscritto non verteva sull'inflazione, Lenin e la distruzione del capitalismo. Ma la citazione era semplicemente troppo importante per i difensori del gold standard tradizionale.

A partire dagli anni '70, l'autenticità della citazione di Lenin venne messa in discussione da una serie di economisti e storici. Non vi è alcun riferimento a questo concetto nelle opere complete di Lenin. L'ostilità nei confronti del gold standard era così grande, che questa volta addirittura Keynes venne chiamato in causa dai suoi accoliti accademici. Se si tratta di attaccare il gold standard o chiamare in causa Keynes, i keynesiani sono disposti a chiamare in causa Keynes. Prima le cose più importanti.

Ma si scopre che Keynes aveva ragione, e la critica a Keynes su questo punto era sbagliata. Lenin disse molto di più rispetto al breve estratto che Keynes gli attribuì. Lenin mise in chiaro perché credesse che l'inflazione avrebbe distrutto il capitalismo. Stava supervisionando il processo di questa distruzione, e l'uso della cartamoneta era cruciale nei suoi piani organizzativi. Ecco cosa disse:

Centinaia di migliaia di rubli sono stati emessi quotidianamente dal nostro Tesoro. Questo non viene fatto per riempire le casse dello stato con carta praticamente senza valore, ma con l'intenzione deliberata di distruggere il valore del denaro come mezzo di pagamento. Non vi è alcuna giustificazione per l'esistenza del denaro nello stato bolscevico, in cui le necessità della vita devono essere pagate solo col lavoro.

L'esperienza ci ha insegnato che è impossibile sradicare i mali del capitalismo con la semplice confisca ed espropriazione, poiché per quanto spietate possano essere tali misure, gli speculatori astuti e ostinati delle classi capitaliste riusciranno sempre a sfuggirvi e continuare a corrompere la vita della comunità. Il modo più semplice per sterminare lo spirito del capitalismo è quindi quello di inondare il paese con banconote prive di garanzie finanziarie di qualsiasi tipo.

Ormai una banconota da cento rubli è quasi priva di valore in Russia. Presto anche il contadino più semplice si renderà conto che è solo un pezzo di carta inutile. Gli uomini smetteranno di desiderarle e accumularle non appena scopriranno che non compreranno nulla, e la grande illusione del valore e del potere del denaro, su cui lo stato capitalista si basa, sarà definitivamente distrutta.

Questo è il vero motivo per cui le nostre stampanti monetarie stanno sfornando rubli giorno e notte, senza riposo.

Questa dichiarazione è stata ristampata in un articolo di due economisti, Michael V. White e Kurt Schuler: "Who Said 'Debauch the Currency': Keynes or Lenin?" E' stato pubblicato sul Journal of Economic Perspectives, Volume 23, Numero 2 (Primavera 2009), p. 217. Questa è una pubblicazione dell'American Economic Association. L'articolo è online.

Il motivo per cui gli studiosi non l'hanno trovata nelle opere complete di Lenin è che fu riportata sui giornali dell'epoca. Gli autori dell'articolo ce lo spiegano: "Il 23 aprile 1919 il Daily Chronicle di Londra e il New York Times pubblicarono una relazione di un colloquio con Lenin. Datato 22 aprile e cablato da Ginevra, suddetta relazione sosteneva di basarsi su 'note autentiche di un colloquio con Vladimir Ulianoff Lenin, il sommo sacerdote del bolscevismo, che furono comunicate da un giornalista a Mosca'."

Poiché l'autore di questo articolo non fu mai identificato, gli scettici la definiscono una bufala. Ma Lenin non disse che si trattava di una bufala, né contestò la dichiarazione sommaria di Keynes. Nel 1920 commentò il libro di Keynes, ma non definì falsa quell'affermazione.



L'OSSERVAZIONE E' CORRETTA?

Le iperinflazioni che si sono verificate in Germania, Austria e Ungheria nei primi anni '20 non distrussero il capitalismo. Di certo espropriarono investitori e possessori di obbligazioni, polizze vita, conti bancari e altri investimenti che erano legati al valore delle rispettive valute fiat. Ciononostante altri capitalisti prosperarono. Chi aveva acquistato beni immobili per mezzo di un mutuo, o qualsiasi agricoltore che aveva acquistato la sua fattoria per mezzo di denaro preso in prestito da una banca, ne beneficiò notevolmente. Ci furono vincitori e vinti, ma più perdenti che vincitori.

Tranne che in tempo di guerra, e fatta eccezione per il periodo immediatamente successivo alla guerra perduta, solo una nazione occidentale ha avuto iperinflazione: lo stato di Israele a metà degli anni '80. Le iperinflazioni tedesche e austriache finirono nel 1924. La memoria dell'iperinflazione in Germania ha impartito una lezione ai banchieri centrali tedeschi.

Ci furono periodi in cui emerse quella che potremmo definire inflazione repressa, dove le nazioni inflazionano le loro valute, ma controllano i prezzi e i salari per legge e quindi nascondere gli effetti di questa politica. Tuttavia non abbiamo mai visto una situazione in occidente in cui il capitalismo è stato chiamato in causa a seguito dell'iperinflazione. Lenin aveva torto. Keynes aveva torto.

L'iperinflazione è un fenomeno di breve durata. Per sua stessa natura interrompe i processi di mercato. Ma ciò significa che sconvolge i processi di mercato legali, rendendo redditizio il mercato nero. In reazione all'affarismo durante le grandi inflazioni subito dopo la prima guerra mondiale, ci fu una notevole ostilità contro i capitalisti, soprattutto i capitalisti ebrei. Ma poiché gli ebrei erano perlopiù gente di città, e l'iperinflazione ferì di più le città che le campagne, dove invece era praticabile il baratto, gli ebrei nelle città vennero espropriati di tutti i loro beni. E' vero che molti agricoltori se la cavarono, ma uno dei titoli dei libri più brevi del mondo è questo: Famous Jewish Farmers.

Le iperinflazioni ridistribuiscono la ricchezza. Non durano a lungo, perché non è possibile condurre affari economici con una valuta che è crollata. È possibile pagare i vecchi debiti, ma non si può comprare qualsiasi cosa di valore. Distruggono la divisione del lavoro nei mercati legali e la trasferiscono nei mercati neri. Poiché l'iperinflazione non è compresa dalla maggioranza delle persone, ci sono pochi vincitori e ci sono un sacco di perdenti. Ma non abbiamo visto un passaggio diretto da iperinflazione al socialismo o al comunismo.

Si dice spesso che Hitler fosse il risultato dell'iperinflazione in Germania. Questa non è una valutazione accurata. La Repubblica di Weimar rimase in vita per nove anni a seguito dell'iperinflazione, prima che Hitler salisse al potere nel 1933. Non era un'istituzione socialista. Aveva quello che potremmo definire un'inclinazione verso il welfare state, ma non fu segnata dalla proprietà dello stato dei mezzi di produzione. Era più come il New Deal che l'URSS. Hitler fece correre la Germania su questi stessi binari.

L'iperinflazione è un bau-bau. Non dovrebbe esserlo.

Il problema delle banche centrali non è che conducono all'iperinflazione. Il problema delle banche centrali è il ciclo infinito di espansione e contrazione, di euforia e delusione. Questi periodi tendono ad aumentare il controllo degli stati sull'economia, soprattutto durante i periodi dei grandi salvataggi bancari. Vi è un passo verso il keynesismo, ma non c'è uno spostamento netto verso il socialismo o il comunismo. Le vittime dell'iperinflazione non invocano il rovesciamento del capitalismo. Non si sono spinte nemmeno ad invocare la cessazione della banca centrale. Il settore bancario centrale è entrato in voga durante la prima guerra mondiale, e sin da allora non ha mai fatto un passo indietro. La Germania e l'Austria non hanno abolito le loro banche centrali dopo il 1923. Se l'iperinflazione del periodo 1921-1923 non convinse gli elettori che il gold coin standard è superiore alla banca centrale, allora i banchieri centrali hanno ragione a non vedere alcuna minaccia al loro controllo sulle economie nazionali.

L'iperinflazione non è nel nostro futuro. I debiti enormi del moderno welfare state non sono tali da poter essere pagati con due o tre anni di iperinflazione. Le promesse politiche fatte dagli stati alla popolazione, sono promesse che si pensa si estendano attraverso i secoli: irrevocabili. Gli oneri fiscali della Previdenza Sociale e del Medicare non possono essere alleviati dall'iperinflazione. Quest'ultima produce la distruzione della moneta. Le promesse politiche del welfare state moderno rimarranno sui libri anche dopo un'iperinflazione. Questo è il motivo per cui lo stato e le banche centrali non traggono alcun guadagno dall'iperinflazione.

L'iperinflazione richiama l'attenzione sull'incompetenza dei banchieri centrali. Questo è il motivo per cui ai banchieri centrali non piace, tranne quando gli stati li costringono a finirvi dentro.

L'inflazione al 450% nello stato di Israele nel 1984, non ha portato alla chiusura della banca centrale. Smise di inflazionare. Il capitalismo è rimasto intatto. Ci vorrà più di un'iperinflazione per distruggere il capitalismo o le banche centrali.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 9 dicembre 2014

Perché l'élite politica ha bisogno del vostro voto





di Bill Bonner


"Ciao, sono Michelle Obama..."

Si sentono le cose più incredibili per le strade di Baltimora. Il giorno delle elezioni un altoparlante montato su un furgone bianco va su e giù per le strade con un messaggio registrato.

Ci avviciniamo per carpirlo, e scopriamo che è la voce della First Lady la quale esorta a votare tutti gli aventi diritto.

Come si dice a Wall Street, sembrava "un libro parlante". L'élite politica ha bisogno del voto delle masse come il trattore ha bisogno del gasolio — per andare dove deve andare.

La scorsa settimana il Wall Street Journal ha rinfrancato i nostri spiriti quando ci ha comunicato che le aspettative di vita sono più lunghe di quanto pensassimo. I nuovi dati mostrano che un uomo di 65 anni probabilmente vivrà fino a 86.6 anni — ben due anni in più rispetto all'ultima previsione.

Altri due anni? Cosa ci faremo?

Correre per una carica pubblica? Imparare una lingua straniera? Rapinare un negozio di liquori e finire 24 mesi in carcere?

Aspettate un attimo, perché non tutto può essere rosa e fiori. "Le nuove stime [...] potrebbero eventualmente aumentare le passività dell'età pensionabile di circa il 7%", puntualizza il WSJ.

L'ultima volta che abbiamo guardato, gli Stati Uniti erano così sott'acqua da farsi venire un malore da decompressione. Secondo i principi contabili del GAAP, Washington è in rosso di circa $212 bilioni — denaro che non ha — per pagare le pensioni e le prestazioni dell'assistenza sanitaria.

Se le persone vivono più a lungo, tali oneri devono aumentare. Vediamo, il 7% di $212 bilioni... Hmmm... potete farli anche voi i conti. Il nuovo totale dovrebbe essere di circa $15 bilioni in più.

E se le cose stanno così, che cosa significa per le pensioni e i sistemi di assistenza sanitaria in tutto il mondo sviluppato?

Significa che andranno in bancarotta, guidati da quei vecchietti dei giapponesi.

Sì, nella gara per vedere quale welfare state moderno andrà in bancarotta per primo, il Giappone è in testa.

Come i lettori di vecchia data già sanno, l'essenza dello stato è la rapina a mano armata. Persuasi ad andare alle urne da Michelle, gli elettori fantasticano di essere coloro che possono decidere il fato degli Stati Uniti d'America. Ma è l'elite che si trova sul sedile del conducente.

Questa è la nostra osservazione... e la conclusione di due studi universitari riportati di recente su queste pagine. La popolazione si limita a votare per qualsiasi candidato la inganna meglio.

Poi l'élite utilizza il potere dello stato per trasferire ricchezza e potere dagli elettori a sé stessa. Motivo per cui la formazione paramilitare delle forze di polizia locali è così allarmante: suggerisce che useranno il pugno duro su di noi.

Ai vecchi tempi erano antipatiche. Nel XIX secolo l'esercito di Napoleone ancora calpestava tutta l'Europa riempiendosi la bocca con Libertà, Uguaglianza e Fraternità. Ma nel loro cuore albergava solo il furto. I soldati della Grande Armée rubavano tutto quello che potevano.

Lo stato moderno richiede più frode che forza. Il capitalismo dipende da complessi rapporti di fiducia e da investimenti fissi di lungo termine. Rubare le cose sconvolge tali pratiche. La produzione diminuisce. Le nazioni che non hanno alcun rispetto per le esigenze del capitalismo, hanno economie deboli. E le economie deboli non possono permettersi molta potenza di fuoco.

Questo è ciò che ha portato la Cina e la Russia ad abbandonare le loro credenze comuniste nel tardo XX secolo. Le economie di comando sono economie deboli, e le economie deboli non possono competere militarmente.

Dopo la Rivoluzione Francese, quasi tutti i Paesi più importanti percepivano di dover far sentire più importante la gente comune, come se fosse a capo dello stato.

E dopo Bismarck i partiti politici percepirono di dover offrire agli elettori una qualche forma di assistenza sociale. In caso contrario, avrebbero affrontato una "rivolta delle masse".

Questo è quello che ha trasformato i governi di oggi in grandi compagnie di assicurazione cleptocratiche. Gestiscono programmi di assistenza sanitaria e di previdenza gravemente inefficienti; le élite rubano gran parte del flusso di cassa (sussidi, QE, Fannie Mae, prodotti farmaceutici, salvataggi, ecc.).

Questo modello ha funzionato abbastanza bene negli ultimi 150 anni. I capitalisti hanno aggiunto più carne alla dieta dell'uomo medio e più tempo libero alla sua vita. Sentendosi più ricco, ha richiesto... ed è stato in grado di supportare... programmi di assicurazione sempre più ambiziosi.

Ma il modello di Bismarck ha raggiunto il suo apice nella seconda metà del XX secolo. I grandi aumenti dei redditi reali si sono conclusi negli anni '70 in Europa e negli Stati Uniti. I Ford e i Rockefeller sono spariti. E i nuovi capitalisti sono stati così incatenati da tasse, norme e regolamenti che hanno trovato difficoltà ad andare avanti.

Anche il debito e la demografia hanno ridotto i tassi di crescita. Ma la gente voleva ancora più benefici e si è rivolta allo stato e agli istituti di credito per ottenerli. I presidenti Johnson e Nixon hanno reciso il legame del dollaro con l'oro nel 1968 e nel 1971 — permettendo loro di sprofondare di più nel debito rispetto al passato.

All'aumentare dei benefici, più divenivano importanti agli occhi delle persone che li ricevevano... più divenivano costosi per le tasche degli stati. I politici avrebbero scoperto che non potevano aumentare le tasse o tagliare tali benefici. Tutto quello che potevano fare era prendere in prestito di più.

Come è raccontato superbamente dall'ex-consigliere economico di Reagan, David Stockman, il Partito Repubblicano ha perso la lotta per i bilanci in pareggio nei primi anni '80.

Da allora in poi non vi è stata più un'opposizione seria ai deficit. All'inizio del XXI secolo più della metà degli elettori riceveva un sostegno da parte dello stato. I lupi hanno superato gli agnelli nei seggi elettorali; cosa ci fosse sul menù era una conclusione scontata.

Negli Stati Uniti il taglio delle spese militari potrebbe ancora finanziare la spesa sociale. Ma anche il settore della sicurezza è stato assorbito dal gigantesco complesso assicurativo — con milioni di lupi che bramano posti di lavoro, contratti, assistenza sanitaria e prestazioni pensionistiche.

E ora — con popolazioni brizzolate, un tasso di natalità in calo, un debito insostenibile e una crescita lenta — le rivendicazioni aumentano. Il modello della compagnia di assicurazioni è diretto verso la bancarotta. La buona notizia della scorsa settimana sulle aspettative di vita è che abbiamo una buona possibilità di vivere abbastanza a lungo da vederla.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 8 dicembre 2014

Il vostro “panem et circenses” personale





di Richard Daughty (alias The Mogambo Guru)


Per diverse settimane la tragica anima del Mogambo è stata turbata da lievi perturbazioni nella Forza, tanto per usare una vecchia metafora di Star Wars, le quali hanno portato in primo piano la questione interessante di come se la caverebbe una spada laser Jedi contro un paio di mitragliatrici calibro .50.

Oltre a riflettere su questo tipo di questioni profondamente filosofiche, era la solita situazione "È tutto tranquillo... è tutto troppo tranquillo...", dove ci si guarda sempre le spalle e si intravedono nemici in agguato in ogni ombra. Ogni nervo, muscolo e pelo del corpo è teso, il che non fa che dimostrare il suddetto punto.

Per esempio, ho iniziato a rilevare strane vibrazioni quando ho letto quello che gente come Paul Krugman dice su Janet Yellen & Co. per quanto riguarda la politica monetaria.

E quando li chiamo per farmi spiegare come mai sono i soliti Terrestri idioti che non capiscono di economia, mi riagganciano in faccia!

Voglio dire, dico chiaramente alla segretaria che io sono il Favoloso e Geniale Mogambo (FGM) e che chiamo per farmi spiegare come mai la loro idea keynesiana del Quantitative Easing non sia stata altro che un grande, grosso e schifoso fallimento; inoltre mi piacerebbe sapere che cosa hanno intenzione di proporre dopo per quanto riguarda la politica monetaria, ed è meglio che NON sia più quello stupido Quantitative Easing, poiché sono pronto a chiarire nel dettaglio quanto debbano essere idioti a credere che l'inflazionamento della massa monetaria (e anche l'aumento del debito) possa funzionare. Voglio dire, che possibilità ha di funzionare? Una su un milione? Una su un zilione? Eppure si vorrebbe continuare su questa strada per molto tempo ancora!

Ma, ahimè, non riesco a farlo capire a nessuno. Mai! Anche dopo che spiego chiaramente alla segretaria chi sono, il Favoloso e Geniale Mogambo (FGM), e perché sto chiamando nella speranza di velocizzare le cose.

Anche riformulare l'analisi di sopra, attraverso le osservazioni di un Junior Mogambo Ranger (JMR), non dà, purtroppo, alcun risultato.

Così, esausto e confuso, vengo lasciato con un senso di terrore crescente, cosa che si addice alla situazione.

Tuttavia sapevo istintivamente che stava accadendo qualcosa di GROSSO, poiché la fronte corrugata e gli spasmi del mio corpo mi dicevano di abbandonarmi ad un frenetico acquisto di oro, argento e armamenti difensivi.

E con il cuore in gola e il corpo ricoperto da sudori freddi, mi rendevo improvvisamente conto che il motivo per cui non mi rispondevano POTEVA essere solo uno: credevano davvero che il colossale tentativo dalla Federal Reserve di stampare denaro per uscire dalla crisi fosse il modo giusto, favoloso, miracoloso, glorioso di agire. Anche se 2,500 anni di storia economica, una triste storia in cui uno stato dopo l'altro è finito in bancarotta, dimostrano il contrario.

Dato che io sono il già citato Favoloso e Geniale Mogambo (FGM), ho sempre saputo che il fine ultimo della grottesca espansione dell'offerta di moneta era quello di espandere le dimensioni dello stato per far rivivere, in un modo o nell'altro, le famigerate politiche di "panem et circenses" dell'antica Roma: le masse, impoverite da aumenti dei prezzi, falcidiate da un governo oppressivo e da condizioni di vita pessime, vengono placate dallo stato che dà loro cibo e intrattenimento, una politica disastrosa che porta sempre a Cose Molto Molto Brutte (CMMB).

Quindi ero più paranoico e cinico del solito.

Sentimenti amplificati dalla lettura di un articolo su Zerohedge dal titolo agghiacciante: "It Begins?" Quando l'ho visto mi è parso di sentir urlare spiriti irrequieti e ululare lupi famelici in lontananza, i quali si avvicinavano sempre di più. Sempre di più.

"It Begins?", mi dispiace dirlo, non è il titolo di un nuovo film horror in cui vengono spiattellati su tutto lo schermo litri di sangue e proiettili di ogni calibro, in cui ci sono esplosioni di fuoco, inseguimenti ad alta velocità e orde di zombie mutanti che per lo più sembrano bellissime modelle in lingerie, solo meno vestite.

Invece "It Begins?" si riferisce ad un articolo della rivista Foreign Affairs, scritto da Mark Blyth e Eric Lonergan del Council on Foreign Relations, cosa che è abbastanza inquietante di per sé.

L'essenza dell'articolo è questa: "Stampare di meno ma trasferire di più: perché le banche centrali dovrebbero dare i soldi direttamente al popolo." Accidenti!

Per risparmiare la fatica di strofinarvi gli occhi per la completa incredulità, andiamo direttamente al punto: "Piuttosto che cercare di stimolare la spesa del settore privato attraverso l'acquisto di asset o cambiamenti nei tassi di interesse, le banche centrali, come la FED, dovrebbero consegnare il denaro direttamente ai consumatori."

Lanciare denaro dai grattacieli! E' panem et circenses a palate! "Ecco un po' di soldi per comprare cibo e intrattenimento!" Wow!

Gli autori, che hanno torto su tante cose importanti in questo articolo, hanno comunque assolutamente ragione quando dicono: "A breve termine tali trasferimenti di denaro potrebbero rimettere in moto l'economia"!!!

I tre punti esclamativi conclusivi sono stati aggiunti da me in modo da conferire un accento chiaramente drammatico alla cosa, per assicurarmi che voi capiate che milioni di consumatori che spendono improvvisamente un sacco di nuovo denaro farebbero di sicuro riprendere l'economia!! Wow! Che boom che ne uscirebbe!

La parte più ridicola è quando hanno detto che dare denaro alle persone "non causerebbe inflazione dannosa, e pochi dubbi sul fatto che funzionerebbe. L'unica vera domanda è perché nessun governo c'abbia provato." Hahahaha!

Ve l'avevo detto che avevano torto su alcune cose e qui ce ne sono tre in una sola volta, perché, in primo luogo, è certo che CAUSEREBBE inflazione, ma viene definita "dannosa".

E, contrariamente alla ridicola conclusione degli autori, nessuno dubita che funzionerebbe! Nessuno! Un sacco di nuovi capitali scaricati in un'economia NON avvierebbero un boom? Hahahaha!

E la ragione per cui nessun governo c'ha provato è perché E' Dannatamente Stupido (EDS), poiché "Nessun governo che ha lanciato soldi alla popolazione è durato abbastanza a lungo da poterlo raccontare."

Gli autori pensavano di essere così intelligenti da anticipare l'obiezione dello Sgradevole Mogambo Contrario (SGC): "Un'inflazione terrificante è garantita, idioti, e la povera gente diverrebbe sempre più povera e affamata, e tutti se la prenderebbero coi propri figli che piangerebbero per la fame, per il freddo e per la pioggia, e tutto degenererebbe quando le persone scatenerebbero un caos per le strade, e ben presto non si potrebbe più comprare una buona pizza nel raggio di chilometri."

Invece di sgattaiolare via per la vergogna e per il mio disprezzo, perseverano nel rendersi ridicoli: "Altri critici avvertono che lanciare denaro dagli elicotteri potrebbe causare inflazione. I trasferimenti, tuttavia, sarebbero uno strumento flessibile. I banchieri centrali potrebbero decollare ogni volta che lo riterrebbero opportuno e aumentare i tassi di interesse per compensare eventuali effetti inflazionistici." Hahahahahahaha!

I banchieri centrali potrebbero lanciare sempre più denaro "ogni volta che lo riterrebbero opportuno"... ma se qualche tempo dopo la FED dovesse ritenere "opportuno" smettere di lanciare denaro e, quindi, causare un rallentamento economico, rischiando una deflazione dei prezzi degli asset con un leverage di 100 a 1? Hahahaha! Come direbbero i Monty Python: "Tira l'altra leva!"

Alzare i tassi di interesse per sterilizzare in qualche modo uno tsunami di denaro contante? Mi preoccuperei dei tassi di interesse se ricevessi sempre più denaro e l'inflazione dei prezzi stesse ruggendo? Hahaha! Che fessi!

Ma a parte gli scherzi e la stupidità, qualcuno si sta aspettando un po' di nuove entrate? No perché Chuck Butler di EverBank riferisce che "il credito al consumo (leggi indebitamento) a luglio è cresciuto di $26 miliardi, e la cifra di giugno è stata rivista al rialzo ($18.8 miliardi) rispetto a quella pubblicata in precedenza ($17.2 miliardi)."

Lui, come me, lo caratterizza così: "Roba da matti, come se il 2008 non fosse mai accaduto! Cosa diavolo sta succedendo qui? Possibile che nessuno impari mai?"

Dave Gonigam, direttore di The 5 min. Forecast, seziona quella cifra: "Rispetto al totale, $5.4 miliardi sono costituiti da carte di credito — un impulso inedito durante la 'ripresa economica' anemica di questi ultimi cinque anni."

"Dei restanti $20.6 miliardi, la maggior parte è costituita da prestiti per comprare auto e prestiti agli studenti."

Queste persone hanno improvvisamente posti di lavoro per spiegare le loro spese folli? No. In realtà, ancora meno persone hanno un lavoro.

E se volete un po' di cattive notizie sul fronte dell'occupazione, oltre alle solite storie sconvolgenti su un tasso di disoccupazione alto e di come i lavori stanno scomparendo più velocemente di una pizza in una partita del Super Bowl, il pamphlet intitolato "Pocket World in Figures" della rivista The Economist ha una tabella dal titolo “Largest Manufacturing Output” che mette gli Stati Uniti in cima alla lista, a $1,771 miliardi.

Questo ci conferisce un misero vantaggio di $14 miliardi rispetto alla Cina. La situazione si aggrava se si guarda alla tabella successiva nella sezione “Largest Services Output”: gli Stati Uniti sono ancora al primo posto, a $10,574 miliardi, mentre il secondo posto è detenuto dal Giappone con $3,904 miliardi e il terzo dalla Cina con $3,172 miliardi.

In breve, tutti quei lavoratori statunitensi nel settore dei servizi sono impiegati per produrre qualcosa. Probabilmente tutto ciò ha qualcosa a che fare con il nostro deficit commerciale da $40 miliardi al mese! Hahaha!

Ma a parte il deficit commerciale, questi "servizi" e la bizzarria di lanciare denaro alla gente ci porterà quasi certamente ad una nuova politica fiscale che li giustificherà entrambi dal momento che il comportamento che una volta era considerato idiota e suicida, ora è considerato l'unica via d'uscita. Qualcuno ha detto "nuova guerra"? Se la storia è una guida, non ci sarà da sorprendersi.

E quando il governo inizierà a distribuire tutti quei soldi, e spenderli verrà elevato a dovere patriottico, sarà tempo di prendere i pop-corn!

E se questa cosa del "dare i soldi direttamente alle persone" avrà anche una vaga speranza di essere implementata, allora sarete lieti di avere un po' di tempo per accumulare un sacco di oro e argento durante la Grande Festa Monetaria (GFM) che sicuramente ne seguirà, e se avrete un altro po' di tempo per pensare e sognare ad occhi aperti scoprirete che i loro prezzi schizzeranno in alto a causa della calamità inflazionistica della sopra citata Grande Festa Monetaria (GFM). Tutto il resto è cenere e mal di cuore. Poesia!

Whee! Questa roba dell'investire è facile!

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/