venerdì 14 febbraio 2020

Trovate il trend la cui premessa è falsa e scommetteteci contro





di Francesco Simoncelli


Si dice spesso che gli eventi storici non si ripetono nel modo esatto in cui sono accaduti in precedenza, ma fanno rima col passato. Nel mondo economico di oggi ci sono parecchie assonanze con gli anni '70. All'epoca i pianificatori monetari centrali stavano mettendo una toppa alle catastrofi di Lyndon Johnson dovute alle politiche "guns and butter". L'inflazione dei prezzi al consumo era risultata bassa per due decenni: all'inizio degli anni '60 era meno dell'1,5%, proprio come lo è oggi (almeno secondo le statistiche ufficiali). Poi però salì al 5,8% nel 1970 e il resto del mondo che deteneva miliardi in dollari iniziò ad innervosirsi. Piuttosto che onorare il proprio impegno a rimborsare dollari statunitensi a $35 l'oncia d'oro, l'amministrazione Nixon chiuse la "finestra dell'oro" e creò una nuova valuta: un dollaro coperto dal nulla. I pianificatori monetari centrali potevano ora stamparne quanti ne volevano.

Gli investitori accorti anticiparono la mossa: l'oro era già arrivato a $40 l'oncia quando l'annuncio fu dato il 15 agosto 1971. Il dollaro continuò ad affondare mentre l'oro, alla fine del 1979, era trattato a $512 l'oncia. La premessa del Ministero del Tesoro degli Stati Uniti e degli economisti che lo consigliavano, incluso Milton Friedman, era che il nuovo dollaro sarebbe stato altrettanto buono quanto quello vecchio e che i suoi "guardiani" avrebbero fatto attenzione a non stamparne troppi. Inutile dire che quella premessa era falsa. Nel 1973 gli arabi lo dimostrarono, dovendo far salire il prezzo del petrolio del 300% solo per tenere il passo con un dollaro che si svalutava a ritmo incalzante.

I pianificatori monetari centrali stavano spendendo troppi soldi, facendo salire a dismisura i deficit pubblici. Questo indebitamento andava a mettere fuori dai giochi il settore privato, privato di risorse necessarie per far crescere genuinamente ed in modo sostenibile l'economia. La combinazione di aumento dei prezzi al consumo e di una stagnazione economica venne definita come il mostro della "stagflazione". Nel 1974 quel mostro era scatenato: i prezzi al consumo erano saliti all'11% ed il debito pubblico degli Stati Uniti era passato da $371 miliardi nel 1970 a $908 miliardi nel 1980. In quest'ultimo anno il tasso di inflazione aveva raggiunto il 14%.

Oggi il tasso di inflazione è inferiore al 2%, almeno secondo le statistiche ufficiali. Attenzione, però, perché sin dagli anni '90 i pianificatori monetari centrali hanno continuamente cambiato il modo in cui calcolano i numeri dell'inflazione dei prezzi. Se ritenevano che la qualità di un prodotto fosse aumentata, allora secondo loro gli acquirenti avrebbero ottenuto di meglio con la stessa quantità di denaro. Quindi hanno fatto finta che i consumatori avrebbero pagato un prezzo più basso. Se un nuovo computer è 10 volte più veloce di uno vecchio, ad esempio, allora questa gente abbassa il prezzo del 90%, anche se bisogna pagare tanto per quello nuovo quanto per quello vecchio.

Questi aggiustamenti "edonici" abbassano sostanzialmente il tasso d'inflazione dei prezzi, ma analisti indipendenti come John Williams o il Chapwood Index continuano a calcolare l'inflazione dei prezzi utilizzando la stessa formula utilizzata nel 1980. Non sorprende che il tasso d'inflazione per l'anno scorso è un dieci percento tondo tondo. In altre parole, usando la stessa metrica l'inflazione dei prezzi è già più alta di quanto non fosse nel 1970. E il prezzo dell'oro, anch'esso una buona misura dell'inflazione dei prezzi reali, è salito dell'8% l'anno scorso.

Gli anni '70 si sono conclusi senza un crollo del mercato azionario, ma al netto dell'inflazione dei prezzi e del denaro reale i guadagni sono stati nulli. Il 2020 potrebbe essere simile? "Trovate il trend la cui premessa è falsa e scommetteteci contro", ha sempre detto George Soros. La falsa premessa degli anni '70 era che il nuovo dollaro era buono come quello vecchio. Un investitore poteva moltiplicare il proprio denaro di 13 volte scommettendo contro il nuovo dollaro: tutto quello che doveva fare era comprare oro. E adesso? La premessa principale di oggi è che l'economia USA sia più sana che mai. Ci basta solo "misurarla" in termini di denaro reale per capire che questa narrativa è stata solo un'illusione.





PREZZI ED INFORMAZIONE

I prezzi sono segnali e se non vengono manomessi dallo stato o da un'agenzia privata autorizzata dallo stato (cartello), riflettono le migliori stime di compratori e venditori in base a domanda ed offerta, sia nel presente che nel futuro. Il sistema dei prezzi in un'economia di libero mercato è il più grande fornitore unico di informazioni accurate nella società. Quelle persone che prevedono erroneamente i prezzi subiscono perdite e questo segnale d'allarme scatta quando entra in gioco un altro sistema informativo: profitti e perdite.

Lo stato può intervenire direttamente manomettendo i prezzi attraverso leggi che stabiliscono massimi o minimi, e in tal senso l'esempio più fulgido è rappresentato dal salario minimo. Esistono altri modi per manometterli, perché ad esempio lo stato può concedere ad un'associazione che rappresenta un'industria il diritto di limitare l'ingresso a nuove realtà. Qualsiasi attore di mercato che sfida il cartello è minacciato da sanzioni. E badate bene, va sottolineato in modo marcato che è lo stato che approva tali leggi. Lo stato non è quella figura integerrima che si erge a baluardo dei più deboli; no, lo stato è una baldracca al soldo dell'offerta più alta.

Tutto ciò che interferisce con il sistema di prezzi distorce l'accuratezza delle informazioni. Quando ci sono restrizioni e barriere all'ingresso in un settore, vediamo inevitabilmente la formazione di cartelli. Si tratta di associazioni di produttori che consentono ai loro membri di staccare rendimenti superiori a quelli che avrebbero staccato se fossero rimasti in regime di concorrenza sana. In questo modo si trincerano dietro la burocrazia e parassitano chi invece continua a produrre ricchezza.

Il paradosso è che chi cerca di aggirare questa situazione è tacciato di "imbrogliare" e viene additato come un furfante. Questo perché i cartelli soffrono costantemente la minaccia di venire spazzati via dalla dinamicità dei mercati, il che significa concorrenza sui prezzi, in particolare di quei nuovi arrivati ​​che operano in modo più efficiente. Il cartello reagisce in due modi: spinge lo stato a limitare l'ingresso nel settore; spinge lo stato a far rispettare le regole del cartello contro chi vuole competere in modo genuino in modo da ridurre la redditività dei membri del cartello.

Come spero abbiate appreso dalle letture del blog, la staticità non è una condizione normale dei mercati. Questo perché la loro mutevolezza non è data altro che da chi li compone: gli esseri umani. I loro desideri in continuo mutamento rappresentano l'inevitabile fine delle condizioni di privilegio artificiali. E questo è un fatto apodittico, visto che ineluttabilmente ogni cartello alla fine scopre che non può rispondere a nuove condizioni di domanda e offerta. Una crisi lo travolge e il cartello non può far altro che andare incontro alla sua frantumazione.

Il sistema più dannoso di manomissione dei prezzi è il sistema bancario a riserva frazionaria. Lo stato autorizza le banche commerciali ad emettere più banconote di quante ne abbiano in riserva. I depositanti sono indotti a credere di poter prelevare il proprio denaro in qualsiasi momento e quando lo fanno, soprattutto in tempo di recessione, le banche si trovano di fronte lo spettro della bancarotta. Per evitare ciò gli stati hanno dato vita ad istituzioni monopolistiche chiamate banche centrali: ufficialmente il loro compito è quello di salvaguardare la stabilità dei mercati (come è possibile se i mercati sono dinamici per definizione?), ufficiosamente il loro compito è salvaguardare dalla bancarotta stati e grandi banche. E cosa sono le banche centrali, quindi, se non cartelli?



LE BANCHE CENTRALI

La Banca Centrale Europea è il braccio esecutivo del cartello del sistema bancario europeo.

Il suo compito reale è quello di mantenere solventi le più grandi banche. Attraverso il suo controllo sulla base monetaria, la BCE può stabilire il tasso d'interesse a breve termine al quale le banche commerciali si prestano denaro reciprocamente. Questo è stato lo strumento principale di controllo che tutte le banche centrali hanno sull'economia. Ma con un tasso vicino allo zero percento in tutte le giurisdizioni mondiali, lo strumento non riesce più a manipolare il mercato. La BCE, come anche le altre sue pari, sa che deve acquistare asset che non possono più essere venduti ad un prezzo simile a quello pagato da banche, compagnie assicurative e fondi pensione.

In realtà la BCE è terrorizzata da una svalutazione dei bilanci delle banche commerciali, perché se si contraggono, suddetti istituti dovranno far rientrare i prestiti per compensare tale contrazione. Una contrazione del credito significa recessione immediata, pertanto la BCE vuole evitare a tutti i costi che i bilanci di quelle realtà importanti a livello sistemico inizino a diventare delle gigantesche groviere. Inutile dire che questa operazione serve solamente a gettare fumo negli occhi, come ha fatto ad esempio Powell nelle sue dichiarazioni di due settimane fa. Davvero non sa chi/cosa stia trainando il mercato azionario statunitense?




Nella conferenza stampa Powell ha elencato ogni possibile motivo per un rallentamento della crescita globale nel 2018, tranne ovviamente quello vero: la FED ha ridotto l'afflusso di liquidità e le azioni si sono schiantate. Il loro calo del 20% nel quarto trimestre del 2018 ha spaventato i banchieri centrali ed i loro sforzi per normalizzare i tassi e il bilancio si sono conclusi con un fallimento. Un calo costante delle azioni, secondo la loro ottica, avrebbe comportato un ulteriore rallentamento dell'attività economica e avrebbe rischiato una recessione. Quindi hanno fatto inversione ad U e sono tornati alla grande a calciare il barattolo più in là lungo la strada. E quando la crisi dei pronti contro termine è scoppiata all'improvviso, si sono fatti prendere dal panico e hanno irrigato il sistema con liquidità che ha portato ad un'ulteriore accelerazione dei prezzi degli asset. Ma ecco la prova empirica che in realtà le banche centrali sono un cartello al soldo delle grandi banche ed il loro compito non è affatto quello di stabilizzare l'economia in toto: le banche commerciali sono state leste a tagliare i tassi sui depositi e altrettanto leste ad alzare quelli sui prestiti.




Ma attenzione, perché la BCE non è stata da meno. Nell'ultimo decennio abbiamo assistito a diversi piani per iniettare denaro nell'economia con un ritmo vertiginoso e mai visto prima, iniziando dal 2008 con i €200 miliardi per infrastrutture, imprese e settori strategici. La disoccupazione in Europa non è stata ridotta in risposta, mentre è diminuita più rapidamente in quei Paesi che hanno promosso la liberalizzazione delle riforme strutturali, come nel caso della Germania, dell'Irlanda e, su scala ridotta, della Spagna.

Anche se la prima strategia della BCE è fallita, nel 2014 ha presentato un altro piano di investimenti pubblici, questa volta con oltre €500 miliardi. Secondo la BCE ciò avrebbe accelerato la crescita economica nell'UE di un ulteriore 1,3% fino al 2020. Invece lo stimolo è fallito ancora una volta, con Paesi come l'Italia e la Germania in recessione tecnica, e molti altri come la Spagna e la Francia in stagnazione. A questo punto possiamo certamente parlare di una giapponesizzazione dell'economia europea. Il bilancio della BCE, a quasi €4.700 miliardi, rappresenta quasi il 40% del PIL totale dell'Eurozona, un numero astronomico rispetto agli Stati Uniti, dove il bilancio della FED rappresenta meno del 20% del PIL.

Nel suo primo discorso da quando è diventata presidente della BCE, Christine Lagarde si è concentrata su ciò che gli stati membri possono fare e sulla parte che un aumento degli investimenti pubblici dovrebbe svolgere in futuro. Ha sottolineato che la politica monetaria "non può e non dovrebbe essere l'unico strumento" e ha esortato i governi europei ad aumentare le spese. L'unica salvezza della struttura economica e monetaria della zona Euro è stata profondamente critica, ovvero, quei Paesi che hanno gestito le proprie finanze in modo relativamente responsabile come i Paesi Bassi e la Germania. Per quanto assurda possa sembrare, la soluzione dei banchieri centrali è incoraggiare i pochissimi stati membri con budget stabili a destabilizzarsi. Criticare la disciplina e le eccedenze di bilancio e promuovere la spesa pubblica è una strategia destinata a fallire, andando ad aggravare l'impatto del rallentamento economico.

Nel quadro analitico keynesiano il flusso monetario in continua espansione è la chiave della prosperità economica. Ciò che alimenta la crescita economica è la spesa monetaria e quando le persone spendono di più, ciò implica che risparmiano di meno. Al contrario, quando le persone riducono la propria spesa monetaria, ciò viene visto come un segno di un maggiore risparmio. Secondo questo modo di pensare il risparmio è considerato una brutta notizia: più persone risparmiano, più le cose peggiorano.

Ovviamente il quadro illogico keynesiano non capisce che le persone non pagano con denaro, ma piuttosto con i beni che hanno prodotto. Il ruolo principale del denaro è mezzo di scambio, quindi la domanda di beni è limitata dalla produzione non dalla quantità di denaro. Dire che le persone possano avere una domanda quasi illimitata per il denaro, cosa che presumibilmente porta ad una trappola della liquidità, significa dire che le persone non scambiano più denaro con beni. Ovviamente questo non è uno scenario realistico, dato che le persone hanno bisogno di beni per vivere. La loro domanda di denaro non serve solo per accumularlo, ma soprattutto per impiegarlo in cambio. Il mezzo di scambio non ha nulla a che fare con la produzione di beni di consumo finali e vicendevolmente significa che non ha nulla a che fare con i risparmi reali.

Ciò che consente l'aumento del bacino di risparmi reali è l'aumento dei beni capitali, cioè strumenti e macchinari, i quali migliorano la capacità dei lavoratori di produrre beni e di una qualità superiore.

Fintanto che il ritmo di crescita del bacino dei risparmi reali rimane positivo, attività produttive e non produttive troveranno terreno fertile. I problemi sorgono quando, a causa di politiche monetarie e fiscali allentate, il consumo di beni finali supera la loro produzione: un calo del bacino dei risparmi reali. Questo a sua volta indebolisce il supporto per quegli individui che sono impiegati nelle varie fasi della struttura produttiva, portando l'economia alla stagnazione. Qualsiasi tentativo dello stato o della banca centrale di rilanciare l'economia è destinato fallire, perché non solo non riusciranno nel loro intento, ma esauriranno ulteriormente il bacino dei risparmi reali prolungando la crisi economica.

Il fatto che le politiche delle banche centrali si rivelino inefficaci nel rilanciare l'economia non è dovuto ad una trappola della liquidità, ma al declino del bacino dei risparmi reali. Le banche centrali stanno facendo del loro meglio per nascondere il grado di rischio e l'incertezza nei mercati dei capitali. Le banche centrali di tutto il mondo stanno collaborando con la FED e questo è uno sforzo internazionale per ingannare la popolazione.

La FED, la BCE e tutte le altre sono intervenute nei mercati dei capitali privati ​​come mai prima nella storia e lo hanno fatto al fine di nascondere la realtà: impedire che tali mercati riflettessero le vere condizioni della domanda e dell'offerta. In breve, le banche centrali hanno ritenuto che il loro compito principale fosse di informare male la popolazione riguardo la gravità della crisi. Gli economisti in questi istituti stanno facendo del loro meglio per proteggere le grandi banche, mentre quelle piccole sono gli agnelli sacrificali.



IL POTERE DEL LIBERO MERCATO

Ci vuole tempo affinché le vere condizioni della domanda e dell'offerta nei mercati dei capitali si riflettano nel mercato azionario e nel mercato obbligazionario. Questi mercati presuppongono che le cifre siano capitali. La realtà è più complessa. Il capitale è qualsiasi ricchezza che gli investitori cedono agli imprenditori e lo fanno nella speranza di ottenere più capitale. Le banche centrali controllano l'offerta di cifre, non controllano l'offerta di capitale. Comprano asset cattivi al valore nominale per sostenere artificialmente gli investitori. Gli investitori vedono il risultato di queste cifre di nuova creazione: supportare il prezzo di un numero limitato di asset d'investimento.

Quello che le banche centrali alimentano è un'illusione: creare cifre dal nulla e usarle per acquistare asset che altrimenti calerebbero di prezzo e manderebbero in bancarotta le grandi banche.

Nel tempo, però, il mercato valuterà di più quegli asset che producono rendimenti superiori al mercato, non basati sull'accesso al credito bancario, ma perché i consumatori sono disposti ad acquistarli. I consumatori riprenderanno il controllo dei mercati ad un certo punto. Se le banche centrali continueranno ad alimentare l'illusione che le cifre siano ricchezza, arriverà l'inflazione di massa. Questo processo rivelerà a milioni di persone che le cifre delle banche centrali non sono ricchezza.

Infatti le proposizioni su cui si basa Bitcoin rappresentano rendimenti e valori superiori a quelli del mercato. La sua infrastruttura lo rende estraneo al mondo illusorio creato dalle banche centrali; soprattutto lo rende uno strumento in grado di scardinare quel cartello che è stato istituito più di un secolo fa. In questo modo la decentralizzazione delle informazioni torna nelle mani di un ambiente  dilatato, in grado di veicolare genuinamente segnali economici che permettono una salutare e sostenibile crescita economica. Perché diversamente da come dicono alcuni pseudo-Austriaci, Bitcoin è a tutti gli effetti il prodotto di un ordine spontaneo. I processi e meccanismi che gli hanno dato vita non sono affatto in disaccordo con un Teorema della Regressione misesiano.

Proprio come gli esseri umani hanno usato (e alla fine abbandonato) conchiglie, perline, grandi dischi di pietra e diversi tipi di metalli (rame, argento, oro, ecc.) come denaro, Bitcoin è il nesso tra diversi processi di sperimentazione ed innovazione. Sia l'ascesa dell'oro che lo sviluppo di Bitcoin sono avvenuti attraverso una serie di processi iterativi e non coordinati: nel caso dell'oro col commercio e nell'industria mineraria; nel caso di Bitcoin come prodotto derivante da numerose innovazioni originariamente non correlate, ognuna di esse, a sua volta, proveniente da diverse fonti con obiettivi non correlati all'inizio.

Ad esempio: la storia della crittografia, che rappresenta le fondamenta su cui poggia Bitcoin, risale alla storia antica; nei tempi moderni la crittografia inizia nel 1976, con il paper di Diffie e Hellman sulla crittografia a chiave pubblica. La Proof of Work utilizzata per confermare nuove transazioni e aggiungere nuovi blocchi alla blockchain trova alcune delle sue prime ispirazioni in articoli del 1992 e del 2002 (quest'ultimo dopo essere stato proposto nel 1997). Napster potrebbe essere stata la prima azienda popolare ad utilizzare un'architettura peer-to-peer, ma di certo non è stata la prima. IRC e Usenet l'hanno preceduto e sono stati seguiti da aziende come Limewire, Gnutella e Kazaa, ognuna delle quali ha aggiunto nuove funzionalità.

Lo sviluppo di Bitcoin non è iniziato dal 2009, ma da società private, comunità e scrip stamp che risalgono a più di un secolo fa; da idee come quella di Chaum nel 1983 sulle valute digitali e l'introduzione del 1990 di DigiCash; da un certo numero di protagonisti dell'era delle dot-com tra cui Beenz, Flooz, CyberCash e Confinity, oltre a PayPal anche. Per non parlare di quei progetti che hanno cercato di replicare l'oro in forma digitale, tra cui e-gold, e-Bullion e Liberty Reserve.

Bitcoin è tanto un prodotto dell'ordine spontaneo del libero mercato quanto l'oro. L'idea che sia semplicemente apparso dal nulla quando il suo/suoi sviluppatore/i l'ha/hanno creato ignora un secolo di progresso tecnologico e diversi decenni di innovazione nel campo monetario.



CONCLUSIONE

Esiste l'economia reale e quella digitale. Quest'ultima dovrebbe riflettere l'economia reale e le banche centrali stanno facendo di tutto per ritardare questo incontro. Si può impedire che arrivi tal giorno? No. Le banche centrali possono ritardarlo? Sì. È l'unica cosa che possono fare.

Alla fine arriverà il giorno della resa dei conti e ci si accorgerà che le cifre delle banche centrali sono sempre state cifre anziché ricchezza, voci contabili anziché beni strumentali.


giovedì 13 febbraio 2020

È lo stato che deve salvarci dal Coronavirus?





di Jeffrey Tucker


Nella primavera del 2014, quando la consapevolezza sull'ebola stava appena iniziando a fare capolino, è spuntato un caso di infezione nella città di Harbel, in Liberia. Il principale datore di lavoro nella zona è Firestone. La compagnia creò immediatamente un'area di quarantena nel suo ospedale per la donna infetta, che purtroppo morì però.

Firestone distribuì tute hazmat ai lavoratori, studiò tutto ciò che poteva, costruì un centro di trattamento e diede una risposta ferma al focolaio d'infezione. La trasmissione del virus si interruppe bruscamente e anche adesso gli unici casi visti in quell'area provengono al di fuori della comunità.

L'ennesimo trionfo del mercato e della volontà umana! Tuttavia questa lezione non è stata appresa. Come per ogni crisi nella storia del mondo moderno, la paura dell'ebola ha suscitato dibattiti sul potere dello stato, proprio come ha fatto il Coronavirus.

La Cina ha avviato la più grande quarantena della storia moderna. Come George E. Wantz, illustre professore di storia della medicina all'Università del Michigan, ha scritto:
Per combattere il contagio il governo cinese ha compiuto il passo straordinario di mettere in quarantena la città di Wuhan, nonché i distretti e le città limitrofe. I confini sono sigillati ed i trasporti sono bloccati. I funzionari pubblici hanno chiuso i sistemi di trasporto pubblico. Venerdì mattina oltre 35 milioni di persone si sono svegliate vedendo riduzioni significative della loro libertà.

Tutto ciò è necessario? Wantz guarda ai numeri:
È possibile che questo coronavirus non sia altamente contagioso e potrebbe non essere così mortale. Inoltre non sappiamo ancora quante persone hanno lievi infezioni da coronavirus, ma non sono state sottoposte a cure mediche, soprattutto perché la malattia inizia con sintomi del tratto respiratorio da lievi a moderati, simili a quelli del comune raffreddore, tra cui tosse, febbre e congestione. Sulla base dei dati di altri coronavirus, gli esperti ritengono che il periodo di incubazione di questo nuovo sia di circa cinque giorni (l'intervallo va da 2 a 14 giorni), ma non sappiamo ancora in che modo si diffonda da persona infetta a persona sana. E poiché gli anticorpi per il coronavirus non tendono a rimanere nel corpo così a lungo, è possibile che qualcuno contragga un "raffreddore" con il coronavirus e quindi, quattro mesi dopo, riprenda nuovamente il virus.

Il tasso di mortalità dei casi, una statistica molto importante in epidemiologia, viene calcolato dividendo il numero di decessi noti per il numero di casi noti. Allo stato attuale, il virus sembra avere un tasso di mortalità di circa il 3%, che rispecchia quello della pandemia di influenza del 1918. Ma cosa succede se a Wuhan ci sono 100.000 cittadini cinesi con infezioni lievi di cui non sappiamo? Ciò ridurrebbe il tasso di mortalità allo 0,02%, che si avvicina ai tassi di mortalità dell'influenza stagionale. In tal caso una misura seria come la quarantena cinese sembrerebbe folle e costerebbe una fortuna in termini di sforzi per la salute pubblica, commercio interrotto, dissonanza pubblica, fiducia, buona volontà e panico.

In breve, questo virus potrebbe essere tanto "grave" quanto una qualsiasi influenza stagionale. Tuttavia, quando le persone hanno paura, hanno questa inclinazione irrazionale a rivolgersi allo stato affinché le salvi. Non importa se di questo potere se ne abusa o potrebbe non essere nemmeno un potere necessario, lo stato è magico: se qualcosa è grande, importante o cruciale, le persone desiderano che lo stato faccia qualcosa.

Abbiamo bisogno di un Dirigente del Coronavirus che lavori nel Dipartimento della sicurezza nazionale? Queste sono le stesse persone che spiano le vostre e-mail, registrano le vostre telefonate, guardano le vostre abitudini online, gestiscono la TSA, e così via. Cosa c'entra tutto ciò con la salute? Nessuno può dubitare che il Coronavirus verrà utilizzato, proprio come ogni altra crisi prima di essa, come mezzo per amplificare il potere dello stato.

Il pensiero comunque però si fissa su questi punti: il virus è terrificante, quindi non si può permettere alle persone di vagare con la malattia e infettare gli altri; potremmo morire tutti in tali condizioni, quindi abbiamo bisogno dello stato affinché discerni chi ha la malattia, costringa queste persone contro la loro volontà a stare lontano dagli altri e diriga un piano su come affrontare l'epidemia di massa, anche se ciò comporta la creazione di campi di malati e la loro detenzione lì con la forza.

Il governo degli Stati Uniti ha già un piano per la gestione delle malattie trasmissibili e questi piani prevedono quarantene forzate. Potete leggere le disposizioni sul sito web del Centro per il controllo delle malattie. Le ammende in caso di infrazione delle norme del CCM? Una multa non superiore ai $1000, o la reclusione per non più di un anno, o entrambi.

Se siete disposti a rischiare un anno di reclusione e una sanzione di mille dollari, potete andare in giro e infettare chiunque. Se questo è il vostro obiettivo, è improbabile che tali sanzioni vi dissuaderanno. Non riesco ad immaginare che qualcuno possa pensare: "Vorrei infettare molte persone con la mia malattia mortale, ma ci sto ripensando perché non posso permettermi una multa da $1000". Nel frattempo, il governo degli Stati Uniti ha già il potere di creare campi di malati, rapire ed internare persone solo se c'è il sospetto che siano malate e tenerle in tali campi per un periodo di tempo indeterminato.

Chiunque sia preoccupato per la libertà umana dovrebbe sentirsi a disagio sapendo che esistono queste linee guida, soprattutto vista l'isteria che circonda la questione delle malattie trasmissibili. Le regole non garantiscono risultati e lo stato non ha ragioni per stare attento a chi viene finisce nei campi e perché. È facile immaginare uno scenario in cui tali poteri finiscono per esporre le persone non malate piuttosto che proteggere le persone dalla malattia.

È vero che la costrizione alla quarantena esiste fin dal mondo antico e difficilmente viene messa in discussione. Una volta ho partecipato ad un dibattito sul ruolo dello stato e il mio avversario faceva affidamento su questo potere come prova che abbiamo bisogno dello stato, perché la società è troppo stupida per capire come affrontare un problema così importante.

D'altro canto, l'abuso di tali poteri è ancora più frequente. Il problema è la soglia bassa relativa al rischio e una volta che lo stato ha il potere, può usarlo come vuole. Durante la prima guerra mondiale le prostitute venivano regolarmente arrestate e messe in quarantena in nome della prevenzione della diffusione di malattie. Nell'epidemia di tifo del 1892 divenne comune arrestare e mettere in quarantena qualsiasi immigrato dalla Russia, dall'Italia, o dall'Irlanda, anche senza alcuna evidenza di malattia.

Nel 1900 il Board of Health di San Francisco mise in quarantena 25.000 residenti cinesi e fece loro un'iniezione pericolosa per prevenire la diffusione della peste bubbonica (si rivelò in seguito del tutto inutile). Conosciamo l'internamento dei giapponesi che invece finì per promuovere la malattia. In tempi più recenti, i timori di AIDS hanno portato a richieste di arresto degli immigrati messicani per prevenire la diffusione di tale malattia.

E non si tratta solo di malattie. Il potere di quarantena è stato utilizzato da governi dispotici di tutto il mondo per segregare i nemici politici. La paura della malattia è una buona scusa come una qualsiasi. Per un elenco completo dei campi di concentramento ed internamento, consultate questa voce su Wikipedia.

È proprio vero che lo stato ha bisogno del potere di quarantena? Riflettiamoci razionalmente: immaginate di non sentirvi tanto bene, andate in ospedale e scoprite di avere malattia mortale trasmissibile. Andate da qualche parte? No. È assurdo. Di questi tempi non potete nemmeno andare in ufficio con la tosse senza suscitare il disprezzo dei vostri colleghi. L'altro giorno ho tossito leggermente mentre ero in fila e mi sono ritrovato con un vuoto di un metro e mezzo tra me e le persone davanti e dietro di me!

Una volta scoperta una malattia mortale, nessuno ha motivo di lasciarsi andare, abbracciare la morte e portare gli altri con sé. Ci vuole solo un momento di riflessione per rendersene conto. Vorrete essere dove potete guarire o almeno minimizzare il dolore. Se ciò significa rimanere in isolamento, così sia. Anche se questa idea non vi piace, altri si assicureranno che capiate.

Diciamo che non potete sopportarlo e saltate fuori dalla finestra. In verità l'intero ordine sociale si organizzerebbe contro di voi, anche in assenza dell'uso della coercizione. Non avresti alcuna possibilità di trovare un posto dove dormire o mangiare un boccone, da nessuna parte. E, nel mondo reale, è probabile che una tale persona venga sparata a vista.

Il potere dello stato non è affatto necessario. Non è nemmeno probabile che sia efficace. E quando non è efficace, la tendenza è quella di reagire in modo eccessivo nella direzione opposta, reprimendo e abusando, esattamente come abbiamo visto con la guerra al terrore e la risposta della Cina a questo virus, che potrebbe essere tanto "grave" quanto l'influenza stagionale. Tuttavia la gente presume che lo stato stia facendo il suo lavoro. Poi fallisce e quindi fa in modo di ottenere più potere con cui fare cose terribili. È la stessa storia ancora e ancora.

Ricordate che non è lo stato che scopre la malattia, la cura, impedisce ai pazienti malati di girovagare o li costringe i malati a non scappare dai loro letti. Sono le istituzioni a farlo, istituzioni che fanno parte dell'ordine sociale e non sono esogene.

Agli individui non piace ammalarsi. Alla gente non piace ammalarsi. Detto questo, abbiamo un meccanismo che funziona davvero: la società ha la capacità e il potere di ottenere risultati simili alla quarantena senza introdurre il rischio che il potere di quarantena dello stato venga utilizzato e abusato per scopi politici.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


mercoledì 12 febbraio 2020

Perché seguire pessime metriche conduce a pessime scelte





di Bradley Thomas


Alla vigilia della Grande Recessione l'ex-presidente George W. Bush, in un discorso del 2007, esortava le persone a "fare shopping" per far "crescere la nostra economia".

Infatti la stampa difficilmente completa un rapporto sull'economia americana senza informarci che "la spesa per consumi costituisce il 70% dell'economia".

Se dobbiamo credere ai politici e ai media, il consumo è la componente più importante: la spesa al consumo alimenta un'economia.

Davvero?

Questo modo di pensare è il risultato di come lo stato "misura" l'economia: il prodotto interno lordo (PIL).

Difetti significativi nel modo in cui viene misurato il PIL non solo lo rendono un indicatore fuorviante, ma hanno portato a conclusioni errate su ciò che fa progredire un'economia. Tali errori portano a politiche pubbliche estremamente costose e dannose.

In breve, il PIL tenta di misurare il valore totale dei prodotti e servizi finiti della nazione in un determinato periodo, in genere un anno.

Ma questa attenzione ai beni finali rappresenta un quadro accurato dell'attività economica totale? Come può testimoniare qualsiasi lettore del saggio di Leonard Read, Io, la matita, la maggior parte dell'attività economica si svolge ben al di sotto della superficie del prodotto finito che vediamo sugli scaffali dei negozi.

I prodotti finiti subiscono varie trasformazioni, passando attraverso diversi stadi intermedi rispetto alla loro origine come materie prime. I beni strumentali, la manodopera e gli input necessari per portare a compimento il prodotto finale sono tutti protagonisti di suddetti stadi.

È qui che vengono rivelate le carenze della metodologia del PIL.



L'errore del “doppio conteggio”

Per evitare ciò che gli economisti chiamano "doppio conteggio", il PIL non conta i soldi spesi dalle imprese che investono in beni intermedi.

I beni intermedi sono classificati come quei beni usati nella produzione di un bene finale. Ad esempio, una pagnotta di pane venduta sugli scaffali della drogheria è un bene finale; anche le macchine, come i miscelatori ed i forni acquistati dal produttore di pane e utilizzate per produrlo, sono considerate beni finali per i calcoli del PIL, poiché non vengono utilizzate nel processo di produzione.

Al contrario, la farina, il grano e altri ingredienti prodotti e quindi inclusi nel pane sono considerati prodotti intermedi. Pertanto i soldi spesi dai fornai per questi elementi non sono inclusi nel PIL. Allo stesso modo, la società di autotrasporti che consegna la farina al forno fornisce quello che è considerato un servizio intermedio, quindi anche il denaro speso per tale trasporto viene lasciato fuori dal PIL.

La spiegazione classica per evitare il "doppio conteggio" dei beni intermedi nel PIL sostiene che se la vendita di acciaio fosse aggiunta alle vendite di Ford, l'acciaio verrebbe conteggiato due volte; una volta quando venduto a Ford e di nuovo quando Ford vende l'auto contenente suddetto acciaio.

Tale logica è errata, poiché unisce il valore totale dei beni intermedi con il loro valore aggiunto al prezzo finale a cui un bene viene venduto.

Tornando alla pagnotta, possiamo immaginare questo semplice esempio:
  • Un produttore di fertilizzanti vende semi di grano ad un agricoltore per $1.
  • L'agricoltore vende quindi il suo grano al mugnaio per $3.
  • Il mugnaio quindi vende la sua farina ad un fornaio per $5.
  • Il fornaio trasforma questa farina in pane e lo vende al consumatore per $6.

Il prezzo di vendita finale del pane è di $6, ma nel processo il denaro totale speso per i beni intermedi è di $9. Ovviamente l'importo totale speso per i beni intermedi non è incluso nel prezzo di vendita finale.

Ciò che è incluso nel prezzo di vendita è il valore aggiunto in ogni fase intermedia.
  • Il valore aggiunto del produttore di fertilizzanti è di $1.
  • Il valore aggiunto del coltivatore di grano è di $2 ($3 a cui ha venduto il grano meno $1 che ha speso per il fertilizzante).
  • Il valore aggiunto del mugnaio è di $2 ($5 a cui ha venduto la farina meno i $3 che ha speso per il grano).
  • Il valore aggiunto del fornaio è di $1 ($6 a cui vende il pane meno i $5 che ha speso per la farina).

È il valore aggiunto che comprende il prezzo di vendita finale.



La spesa per investimenti aziendali, non il consumo, è il cuore della spesa nell'economia

Una volta presa in considerazione tutta la spesa per beni intermedi, la spesa al consumo rappresenta solo il 30% circa dell'economia.

L'economista Mark Skousen ha descritto la necessità dell'uso di una misurazione chiamata Gross Output (GO) che catturi tutte le spese economiche. Questa misura, finalmente adottata dal Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti nel 2014, rivela che la maggior parte dell'attività economica non riguarda la spesa al consumo di beni finiti, ma le imprese che investono nella produzione di tali beni.

Da ciò possiamo dedurre che la spesa dei consumatori non guida un'economia.



L'aumento della spesa al consumo è il risultato, non la causa, della crescita economica

La società non può consumare per trovare la via verso la prosperità. Il risparmio fornisce le risorse necessarie alle imprese per investire in attività produttive e la spesa aziendale per la produzione è ciò che guida veramente un'economia.

Per sottolineare ulteriormente il primato della spesa per investimenti sulle condizioni economiche, prendete in considerazione i seguenti dati della Grande Recessione: secondo la relazione del 2010 del Consiglio dei Consulenti Economici del presidente, la spesa privata al consumo è scesa solo del 2% dal suo picco nel quarto trimestre del 2007.

La spesa totale privata per investimenti ha iniziato il suo calo molto più significativo quasi due anni prima. Gli investimenti interni privati ​​totali hanno raggiunto l'apice nel primo trimestre del 2006 e sono poi scesi di circa il 36%.



Pessime metriche portano a pessime scelte

Basarsi sul PIL è sbagliato e fuorviante se si vuole valutare la salute economica, poiché induce i politici a favorire politiche distruttive volte a raggiungere obiettivi sbagliati. I politici si concentrano su iniziative per "stimolare" la spesa dei consumatori a spese di risparmi ed investimenti, cosa che può portare ad un maggiore indebitamento dei consumatori e all'esaurimento della capacità produttiva dell'economia.

Un prosciugamento del bacino delle risorse necessarie per alimentare gli investimenti produttivi si traduce in stagnazione economica, danneggiando le persone poco qualificate perché sono spesso le prime ad essere licenziate quando l'economia finisce in crisi.

Uno degli errori economici più accettati e dannosi è l'idea che la spesa dei consumatori guidi l'economia. La misura economica più pubblicizzata dallo stato, il PIL, è in gran parte responsabile.

Per migliorare le nostre condizioni economiche, sempre più persone devono respingere la misura del PIL e le conclusioni dannose a cui conduce.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 11 febbraio 2020

La gente di Davos: progenie deforme del sistema bancario centrale keynesiano





di David Stockman


Circa 119 miliardari hanno partecipato al meeting di Davos quest'anno, più Trump ovviamente. Il patrimonio netto dei miliardari del mondo nel 2000 era di $1000 miliardi secondo Forbes, oggi invece siamo arrivati a poco meno di $10.000 miliardi. Quindi questa gente ora ha un patrimonio netto maggiore del 60% della popolazione mondiale. Stiamo parlando di 4,6 miliardi di persone!

Ovviamente nessuno qui si vuole unire alla brigata Bernie Sanders/AOC. In un mondo in cui regnerebbero libero mercato, denaro sano ed onesto e governo de minimis, allora più miliardari ci sarebbero meglio starebbero tutti. Ma ciò di cui dubitiamo è che ci sia stata una base onesta e sostenibile per un guadagno di 10 volte il patrimonio netto dei miliardari in un periodo di due decadi in cui il PIL nominale del mondo è salito da $35.000 miliardi ad $85.000 miliardi, o del 2,4X.

Dopotutto, gli asset finanziari che comprendono il patrimonio netto mondiale sono semplicemente la capitalizzazione del suo reddito o PIL sottostante. E non vi è alcuna base né in economia né in matematica affinché i primi crescano quasi quattro volte più velocemente del secondo per due decenni consecutivi.

Detto in altro modo, a meno che le antiche leggi sul denaro sano ed onesto non siano state abrogate dagli stessi dei economici, la gente di Davos si appresta a diventare qualcosa di raro come l'uomo di Neanderthal o, più precisamente, l'uomo di Piltdown.

Quest'ultimo era stato propagandato da alcuni furfanti nel 1912 come un homo sapiens di 500.000 anni e l'anello mancante dell'evoluzione. Purtroppo era uno scheletro umano vecchio di 50.000 anni, fuso con la mascella e i denti di un moderno orangutan.


Ci sono voluti circa tre decenni al mondo per capire che l'uomo di Piltdown era una bufala, ma la bufala della gente di Davos è stata già sbugiardata in un solo giorno. Questo perché tollerando persino l'isteria disfattista di Greta e le scemenze di Donald sulla ripresa statunitense, i miliardari riuniti stanno dimostrando di non essere dei geni dopo tutto, ma solo dei cacciatori di bolle che seguono le pazzie delle banche centrali.

Gente, queste sono solo fesserie. Siamo alla fine della fase espansiva del ciclo economico più lunga e più debole della storia (mese n° 127), eppure il reddito familiare reale mediano è appena tornato al punto in cui si trovava due decenni fa. L'idea che Trump possa spianare la strada al "più alto tenore di vita che chiunque possa immaginare" è semplicemente ridicola.

I fatti mostrano che lo standard di vita negli Stati Uniti è rimasto stagnante per due decenni, aumentando e diminuendo con il ciclo economico, ma guadagnando in media la grande somma di $87 all'anno sin dal 1999.

Proprio così. Come mostrato nel grafico qui sotto, la media di $63.179 riportata per il 2018 è senza dubbio il miglior punteggio per gli anni a venire, ma rappresenta un guadagno del 2,7% rispetto al livello di $61.526 registrato nel 1999.

Mentre i dati per il 2019 non sono ancora disponibili, è evidente che le varie categorie di guadagno dell'anno scorso sono state a malapena al passo con l'inflazione, il che significa che il reddito familiare reale mediano è risultato piatto. Pertanto la prossima recessione farà abbassare considerevolmente le barre nere, come accaduto durante e dopo ciascuna delle recessioni contrassegnate dallo spazio bianco.


Ecco il punto: le politiche di Donald hanno danneggiato immensamente le basi su cui poggia l'attuale ciclo economico. Tuttavia non vi è stato alcun vantaggio a breve termine in termini di accelerazione della crescita complessiva del PIL e in realtà una forte decelerazione degli investimenti delle imprese e della crescita delle esportazioni.

Allo stesso modo, il decantato 70% del PIL attribuibile alla spesa per consumi personali (PCE) è stato essenzialmente mantenuto in vita dai prestiti.

Quasi il 67% dell'aumento delle spese per consumi personali dal 4° trimestre 2012, quando l'economia americana si era completamente ripresa dalla Grande Recessione, è stato rappresentato dalla crescita del debito delle famiglie. Quest'ultimo (barre viola) è salito di $2.400 miliardi, ad un livello record di $16.000 miliardi rispetto ad una crescita del consumo personale (PCE) di soli $3.600 miliardi nello stesso periodo di 81 mesi.

Ciò che i feticisti della "economia forte" dimenticano è che prima o poi bisogna ripagare i propri debiti. Bisognerebbe farlo durante la fase di crescita del ciclo, ma ciò non è affatto accaduto.

Quindi Trump può vantarsi, solo davanti alla platea della gente di Davos, della più grande economia di sempre, ma questo non nasconde l'insostenibile marciume economico e monetario su cui si basa.


Alla fine, ciò che Donald sta osservando è semplicemente lo slancio residuo di un'economia indebolita, indebolita dalla crescita che ha ereditato, e ciò che la gente di Davos chiama un'economia "forte" è in realtà un simulacro di un boom economico: una finzione racchiusa in prezzi delle azioni e opzioni su azioni artificialmente e irrazionalmente in aumento

La verità è che ci stiamo dirigendo verso lo Strang-und-Drang dei turbolenti anni venti, ma i presunti adulti a Davos non ne ha idea. Apparentemente pensano che la fantasia trentennale di un'America dedita ai pasti gratis e alla guerra sfrenata sia sostenibile indefinitamente.

Non è così. Se siete seduti su valori azionari fantasmagorici e non sudate per le implicazioni di un bilancio da $25.000 miliardi delle banche centrali, i $255.000 miliardi di debito del mondo, il monumentale default dello Schema Rosso di Ponzi, la guerra di Donald al commercio, gli immigrati e il buonsenso fiscale, la guerra bipartisan al governo costituzionale in America, la pretesa dell'Impero di extraterritorialità globale e il comando/controllo statale crescente in nome di una finta crisi climatica, siete molto molto distratti.

Ecco un grafico dei guadagni netti negli Stati Uniti rispetto al reddito nazionale (PIL) sin dal 4° trimestre 2000. Inutile dire che il grafico parla da sé.
  • Il patrimonio netto dell'1% superiore (linea marrone) è salito da $11.800 miliardi a $34.500 miliardi, o del 193%;
  • Il PIL nominale è salito da $10.500 miliardi a $21.500 miliardi, o del 106%;
  • Il patrimonio netto del 50% inferiore è cresciuto da $1.400 miliardi a $1.700 miliardi, o solo del 17%.

Inutile dire che quando la ricchezza dell'1% superiore (1,3 milioni di famiglie) sta crescendo a quasi il doppio del tasso di reddito nazionale e di 11 volte più della metà inferiore delle famiglie (63,5 milioni), non c'è assolutamente nulla di sostenibile. In realtà è la ragione per cui la vera minaccia di estinzione non è quella di cui Greta sta starnazzando.

E se non riescono a dire che Trump è il più grande ciarlatano economico che abbia mai ricoperto la carica di alto rango nella più grande economia del mondo, allora meritano davvero il loro destino.



[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


lunedì 10 febbraio 2020

Affogare nel debito





di Sven Henrich


Ecco alcuni fatti ignorati che si sono rivelati veri: tutte le proiezioni sulla crescita futura a seguito delle riduzioni fiscali sono state smentite; tutte le promesse che i tagli delle tasse avrebbero generato più entrate sono state smentite; tutte le promesse che il debito pubblico può essere ripagato sono state smentite.

Lo so, lo so, per anni il debito pare non abbia avuto importanza e questo fatto sembra dare ragione a chi sostiene che il debito non conta. Sì, niente conta fino a quando non conta per davvero.

Il 29 gennaio il Congressional Budget Office (CBO) ha pubblicato le sue ultime previsioni di budget ed inutile dirlo ma sono tristi... ancora una volta

Migliaia di miliardi di dollari di deficit a perdita d'occhio per ogni anno nel prossimo decennio e aumento del debito fino alla stratosfera.


Affogheremo letteralmente nel debito.

Ogni pretesa di prendersi cura del debito o del deficit è completamente svanita dal discorso politico pubblico. Anche se non ci vuole Nostradamus per immaginare che i repubblicani riscopriranno improvvisamente le preoccupazioni fiscali qualora non saranno più al potere ad un certo punto nel futuro. L'ipocrisia percepita da ambo i lati dello spettro politico, sebbene possano sembrare divise di primo acchito, concordano su una cosa: approvare ogni budget. Senza alcuna disciplina fiscale all'orizzonte, le proiezioni del CBO sono accurate al centesimo di dollaro.

Tranne ovviamente che non lo sono in realtà, perché non incorporano una recessione nel futuro... mai.


La realtà è che debito e deficit si espandono ad un ritmo ancora più accelerato durante le recessioni, poiché lo stato ha bisogno di elargire welfare e trovare modi per stimolare una economia in contrazione.

Negli ultimi decenni l'aumento della spesa pubblica in combinazione con una politica monetaria allentata è stato il carburante principale per continuare a ridurre al minimo l'impatto della recessione. Questa ovviamente non gode di forte popolarità e non favorisce la politica elettorale, pertanto deve essere evitata a tutti i costi e durare il ​​più brevemente possibile.

Non sono d'accordo, sono quindi a favore di milioni di disoccupati e alti tassi di povertà? Non lo so, ma il problema è che ci siamo espansi lungo un ciclo sempre più consequenziale di boom e bust. Ci vuole sempre più debito per produrre una crescita sempre meno incrementale.


Ed eccoci qui, a questo punto di un ciclo economico durato davvero tanto e all'inizio di un decennio in cui il deficit salirà per migliaia di miliardi di dollari.


Siamo al punto di partenza e non a quello di arrivo. Meditate su questo fatto.

Possibile che tutto lo stimolo economico finora non abbia prodotto crescita? No, tutte sciocchezze.

Non è successo.

Quello che è successo veramente è che le grandi aziende hanno ringraziato e hanno fatto sparire i contributi.


Ora sentiamo promesse su come ripagare il debito se la FED riducesse ulteriormente i tassi d'interesse...

Mostratemi quei Paesi con tassi infimi e negativi che stanno ripagando i loro debiti. Non esistono. Tranne la Germania forse, perché ha un avanzo di bilancio. Ricordate ancora cosa sia?

Il debito globale è più elevato che mai proprio a causa dei tassi artificialmente bassi.


Tassi bassi alimentano una scarsa disciplina fiscale, facendo sembrare che non esistano conseguenze all'azzardo morale. Ma c'è un problema più grande: la realtà.

Se davvero i tassi bassi contribuiscono a far ripagare il debito, allora i tassi zero per anni non hanno fatto nulla del genere.


Il fatto è che l'interesse sul debito è aumentato così come il debito stesso durante i periodi di ZIRP. Solo il minimo rialzo dei tassi ha prodotto una curva accelerata degli interessi sul debito. È stato accumulato così tanto debito che tassi più elevati sono praticamente impossibili per sostenere le enormi quantità di debito.

La verità è che siamo tutti intrappolati in un ciclo del debito che ne richiede sempre di più per una crescita sempre meno incrementale. Ma nessuno vuole sentire la verità perché è impopolare.

Peggio ancora, mentre la trappola del debito diventa sempre più scoraggiante, la paura di una recessione diventa sempre più pronunciata. Ed è giusto che sia così. Le società e l'1% superiore hanno raccolto la maggior parte dei benefici del debito e del ciclo del denaro facile. E mentre i lavoratori possono consolarsi con un basso tasso di disoccupazione, devono anche sapere di essere il primo agnello sacrificale quando arriverà la prossima recessione. Non sono i dirigenti che vengono licenziati, sono i lavoratori che possono sperimentare il nuovo round di "ridimensionamento giusto" in nome dell'efficienza.

Sì, le cose sembrano sempre andare bene durante il boom, ma è importante che chi si ritrova a pagare il conto una volta che scatta il bust capisca il costo che gli è stato affibbiato.

Questo boom è stato finanziato con il debito e il mondo ci sta ora affogando dentro come mai prima d'ora. L'amministrazione Trump sta già promuovendo nuovi tagli fiscali, quelli a sinistra offrono programmi come il giubileo del prestito studentesco (spostandone il costo sui contribuenti in generale) e le banche centrali incoraggiano i governi di tutto il mondo ad impegnarsi in "stimoli fiscali" (cosa che significa più debito).

Il debito non avrà importanza fino a quando non l'avrà per davvero, ma attenzione, ciò che sta accadendo qui è una tragedia e il prossimo bust ci perseguiterà tutti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/