lunedì 21 luglio 2014

La manipolazione del prezzo dell'oro non avrà ripercussioni

«Due settimane fa, quando è uscita la notizia del primo caso confermato di manipolazione dei prezzi dell'oro (perché nonostante tutti gli "scettici" sostenessero il contrario, e cioè che ogni altra classe di asset poteva essere sistematicamente manipolata, ma non l'oro, giammai l'oro, si è invece scoperto che -- sì -- anche il prezzo dell'oro è stato manipolato), avevamo detto che questo sarebbe stato solo il primo di molti casi simili (e molto diversi) presentati alla popolazione. Oggi, tramite il Financial Times, apprendiamo solo una minuscola frazione di ciò che potrebbe saltare fuori da questo articolo: "Trading to influence gold price fix was ‘routine’." Approviamo la supervisione editoriale che ha preferito la parola "influenzare" a "manipolare" -- trasmette al lettore sensazioni molto più... distaccate.»

~ Gold Price Manipulation Was "Routine", FT Reports, Zero Hedge, 3 giugno 2014.
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di Greg Canavan


Che si tratti di una coincidenza o no, non lo sappiamo, ma l'oro è rimasto molto tranquillo sin da quando lo scorso aprile Deutsche Bank ha lasciato la propria posizione nel London gold fixing panel.

Prima di ciò, i regolatori stavano indagando su questo London gold "fix"... e qualcosa puzzava.

Il London gold fix è un processo mediante il quale cinque banche di investimento impostano (errr... aggiustano) il prezzo dell'oro due volte al giorno a Londra. E' andato avanti così sin dal 1919, quando N.M. Rothschild controllava il processo.

Ma a gennaio la Deutsche Bank ha annunciato che avrebbe abbandonato la sua posizione (sotto la pressione del regolatore finanziario tedesco). Si sperava che avesse venduto la sua posizione ad un altro player, ma stranamente nessuno era interessato. Di conseguenza a fine aprile ha lasciato il suo posto con un preavviso di due settimane.

Allo stesso tempo la Deutsche si è dimessa anche dal silver fix. Poiché la correzione quotidiana del prezzo dell'argento aveva solo tre partecipanti, questa mossa ha effettivamente ucciso il processo di fissaggio dei prezzi. La correzione del prezzo dell'argento, che ha avuto inizio nel 1897, cesserà ad agosto di quest'anno.

Quindi qui abbiamo un player importante che esce da una posizione apparentemente venerabile. Poi, poche settimane più tardi, la Financial Services Authority (FSA) del Regno Unito ha multato Barclays Bank per un ammontare di £26 milioni per aver manipolato il processo del gold fix. Naturalmente questo è stato solo un incidente isolato, e la FSA ha anche multato un "trader ombra" di Barclays per un ammontare di £96,000 per aver preso parte alla manipolazione.

Forse è per questo che il prezzo dell'oro è stato molto tranquillo in queste ultime settimane. I manipolatori sanno che i regolatori stanno guardando. Ognuno si sta comportando "bene", ma non durerà a lungo.

La multa a Barclays per aver manipolato il gold fix, evidenzia che razza di racket degenere sia diventato l'intero sistema finanziario. E' un grande modello di business per le banche e gli stati. Ecco come funziona:

I governi e le banche centrali assicurano una costante politica di inflazionismo e di denaro facile... il quale fluisce nelle grandi banche commerciali prima che arrivi a chiunque altro nell'economia. Questo fiume di denaro è sicuro che corromperà anche il cittadino più onesto, perché quando si tratta di soldi se ne può sempre avere di più, giusto?

E' ovvio poi che in un tale sistema si avranno errori di giudizio, mancanza di supervisione, inganno e corruzione. Ma le autorità di regolamentazione cercano di fermare tutto ciò?

No, impongono solo multe per ottenere la loro parte. Le multe non scoraggiano il comportamento negativo; sono solo un costo del fare business.

Nel 2013 la FSA ha incassato quasi £500 milioni... finora è arrivata a £141 milioni.

Secondo l'analisi del Financial Times, le banche d'investimento globali hanno pagato $100 miliardi per vertenze giuridiche dopo la crisi finanziaria del 2008. Eppure nessun dirigente di una qualsiasi grande banca ha avuto a suo carico accuse penali.

Il nostro insegnante di economia al liceo una volta ci disse: "Ragazzi, se state pensando di entrare nel business della criminalità, fate il lavoro dei colletti bianchi. Ci andranno leggeri se vi coglieranno in fallo." Aveva fatto centro... più di quanto avrebbe pensato al momento.

I regolatori non sono interessati alle accuse penali. Non sono interessati a scoraggiare tale comportamento. Sono interessati a prendere la loro parte ed a mandare avanti il gioco. E' uno sporco racket e siete voi che ne state pagando il prezzo.

Date un'occhiata alla storia di Barclays. La recente multa per il gold fixing fa riferimento al 2012, pochi giorni dopo che la stessa banca ha ricevuto una multa record per la manipolazione del tasso di interesse "Libor". Ora i dirigenti della banca sono sotto investigazione da parte del Serious Fraud Office del Regno Unito, per affari sporchi in Qatar nel corso del 2008. Ma che bella banca che è Barclays!

Non aspettatevi che queste cose si fermino qui. E' quello che succede nelle ultime fasi del capitalismo clientelare. I critici sono pronti a sottolineare come il capitalismo sia il problema. Non è così.

Il problema principale è la manipolazione costante del tasso di interesse. Mantenendo i tassi al di sotto del "tasso naturale" (il tasso di libero mercato in cui si incrociano le esigenze dei risparmiatori e degli investitori) per un periodo di tempo prolungato, si vengono a creare distorsioni su grande scala; non c'è, quindi, una sana correzione degli errori accumulati.

Nel frattempo, i banchieri si comportano male ed i regolatori tassano questo comportamento (ma non lo scoraggeranno). Questa situazione porterà ad un maggiore risentimento e ad una la lotta di classe. Gli estimatori di Thomas Piketty e dei suoi schemi marxisti di ridistribuzione della ricchezza guadagneranno trazione, e la ricchezza reale diminuirà ulteriormente poiché i produttori verranno tassati a morte.

Tornando alla manipolazione dell'oro, stiamo asisstendo all'inizio della fine di un'epoca a Londra. Il Financial Review riporta oggi che:

La Cina ha avvicinato banche estere e produttori di oro affinché partecipino insieme ad un gold exchange mondiale a Shanghai, hanno riferito persone vicine alla vicenda. Il più grande produttore e importatore mondiale del metallo giallo cerca una maggiore influenza sulla determinazione dei prezzi.

La scorsa settimana lo Shanghai Gold Exchange (SGE) ha ottenuto il via libera dalla banca centrale per lanciare una piattaforma di trading globale, una mossa che potrebbe sfidare il predominio di New York e di Londra nel commercio dell'oro e nella determinazione dei prezzi.

Questa è una grande impresa, e ci vorrà un po' di tempo. Ma se la Cina può garantire un processo di prezzaggio più trasparente rispetto a Londra, sarà sulla buona strada per usurparne il posto come centro importante di commercio di oro. L'altra grande sfida per la Cina è quella di proteggere i diritti della proprietà privata.

I grandi detentori di oro (pensate ai sauditi) sono felici di lasciare il loro oro a Londra, perché il Regno Unito è sicuro (è un'isola ed è difficile da invadere) e sanno che le autorità non confischeranno il loro oro. Ha una lunga storia di protezione della proprietà privata.

I sauditi si sentirebbero sicuri a lasciare il loro oro sul continente cinese? Non adesso. Ma la Cina può sgretolare il vantaggio competitivo del Regno Unito promulgando leggi sui diritti di proprietà e sostenendole in tutte le circostanze.

Per lo meno la Cina vuole sviluppare un hub di trading asiatico per il metallo prezioso, così come per altre materie prime di cui è grande consumatrice. Strappare una parte di questo ruolo a Londra dovrebbe migliorare la trasparenza dei prezzi e del business. Quando si tratta di hub di trading, la liquidità genera altra liquidità e potrebbe presto dominare il mercato, trasformando Londra in una semplice unità di immagazzinamento... non è un business molto redditizio.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 18 luglio 2014

Sprechi, Sprechi e Null'altro





di Francesco Simoncelli


Prendere spunto dalle situazioni che circondano la nostra vita è quella fonte inesauribile di ispirazione che permette ai prasseologi di occuparsi delle azioni umane che caratterizzano la nostra società. Sicuramente, o per meglio dire, quasi sicuramente, la prerogativa di qualsiasi essere umano è quella di massimizzare quelle due componenti che più ha a cuore: tempo ed efficienza. Non è certo un capriccio. Nel corso dei secoli la volontà umana è stata caratterizzata dalla necessità di soddisfare i propri desideri. Raggiungere questo scopo ha permesso di dare i natali a tutte quelle migliorie che hanno scandito il progresso ed il successo del genere umano. Consentire la realizzazione e proteggere tale processo è stata una delle priorità degli individui.

Infatti, se una determinata cosa o percorso ha la tendenza a migliorare la nostra vita, perché abbandonarlo o sabotarlo? In questo processo l'efficienza ed il tempo giocano un ruolo predominante: minore è il tempo impiegato nella realizzazione di quei prodotti che andranno a soddisfare i desideri degli individui, maggiore sarà la remunerazione e la probabilità di progredire nel campo in questione. Maggiore sarà l'efficienza con cui verranno realizzati quegli elementi che andranno a soddisfare i desideri degli individui, maggiore sarà il grado di specializzazione con cui verranno creati e minore sarà la possibilità di incappare in errori.

In questo contesto il calcolo economico scevro da influenze destabilizzanti, rappresenta un imperativo imprescindibile da cui partire. Tutti gli strumenti insiti nel suo corretto svolgimento, devono essere puramente accompagnati da fondamentali economici veicolanti segnali di mercato il più vicino possibili alla realtà. Di conseguenza il fallimento non è un evento da cui rifuggire ad ogni costo, bensì un monito di fronte al quale cercare di operare nel modo più affine possibile a ciò che desiderano le forze di mercato.

Cercare di mantenere in una vita artificiale entità in disaccordo con le forze di mercato, costringe un'allocazione errata delle risorse scarse presenti sul mercato. La vita artificiale presuppone, infatti, la preclusione di risorse di capitale ed umane nelle mani di quelle attività che più soddisferebbero i desideri degli individui o che sarebbero nate a seguito della scomparsa di quelle fallite.

L'apparato statale, purtroppo per noi, rappresenta il più grande elargitore di vita artificiale a fini clientelari. Sebbene possano esistere degli investimenti presumibilmente produttivi con una certezza quasi tangente alla sicurezza, poiché presi in alta considerazione dalla maggior parte delle persone la maggior parte del tempo, lo stato è riuscito a trasformare anch'essi in un'orgia di azzardo morale e spese sconsiderate. L'apparato statale tende ad essere un predatore il più silenzioso possibile, ed è ben noto per non fare prigionieri. E' alla stregua di un coyote affamato: quando non trova di che cibarsi, inizia a mangiare sé stesso. Non fidatevi dei riformatori, nessuno potrà mai riformare quella grande regola enunciata da Frederic Bastiat: "Lo stato è quella grande illusione dove tutti cercano di vivere a spese di tutti."

Infatti lo stato è riuscito a corrompere il sistema sanitario a tal punto, da renderlo uno dei più grandi pachidermi burocratici/clientelari/spendaccioni che sia mai esistito. Insieme alla Previdenza Sociale, il SSN sarà l'innesco per la detonazione finale di tutti gli errori finora commessi e mai corretti. In Italia le spese del sistema sanitario ammontano a circa €100 miliardi annui, con una spesa pro-capite che ammonta a circa €1,800. Un esborso non indifferente se pensate alla qualità che viene resa al contribuente (per non parlare delle spese aggiuntive che bisogna sopportare quando ci si rivolge al settore privato). Negli anni l'aumento perenne dei costi sanitari ha rappresentato un fardello gravoso sulle spalle del contribuente, il quale è stato soverchiato dalla comparsa di una selva intricata di nuove tasse facenti riferimento al SSN.

In questo periodo stiamo raggiungendo a passi spediti il punto di saturazione, con debiti irrimediabilmente impagabili ed una propaganda incentrata sulla levitazione della spesa sanitaria. Da investimento potenzialmente proficuo, la sanità è diventata una dolina per le risorse scarse che vi vengono convogliate, assicurando all'apparato statale quel "vizio" a cui ha ceduto per tutto questo tempo: prendere in prestito a lungo termine e spendere a breve termine.

Ma se le soluzione che sono state calate costantemente dall'alto hanno dato prove di essere dei fallimenti sequenziali, per non provare l'opposto? Perché concentrarsi sempre e comunque nel fare la stessa cosa e aspettarsi un risultato diverso? Lo stato sottomette l'efficienza ai suoi scopi clientelari, e questo significa che mette in secondo piano anche le cure erogate. Non bisogna gridare allo scandalo davanti al fallimento, né richiedere maggiore presenza dell'ingerenza statale, bensì prendere atto di come le scelte del passato siano state sbagliate e ritornare in carreggiata permettendo alle risorse (materiali ed umane) di andare laddove se ne richiede la presenza più urgentemente. La via da intraprendere per migliorare il settore sanitario, è senza dubbio quella che passa da una deregolamentazione del settore sanitario/medico e dall'abolizione delle restrizioni che frenano l'ingresso di nuove figure in questo mercato.

A questo proposito mi piacerebbe portare come esempio il caso della Germania. Negli ultimi 20 anni il modello tedesco ha prediletto una struttura di erogazione del servizio sanitario orientata al settore privato, dove la ricerca del profitto ha stimolato un accrescimento dell'efficienza, della qualità ed un controllo dei costi. Sebbene sappiamo sin dal 1776, anno in cui Adam Smith pubblicò The Wealth of Nations, che la ricchezza delle nazioni si basa sul libero commercio e su tasse basse, e non su opere finanziate dal clientelismo dello stato, siamo un popolo lento ad apprendere: nel campo sanitario, in Italia solo il 25% di tutte le prestazioni viene fornita da privati.

In Germania esistono circa circa 2,100 ospedali i quali si possono dividere in tre categorie: privati a scopo di lucro, privati non a scopo di lucro, pubblici. Dando per scontato la comprensione della natura di questi ultimi, i primi due fanno riferimento a strutture totalmente private (gli ospedali non a scopo di lucro sono spesso posseduti da organizzazioni religiose). Il sistema di finanziamento passa attraverso un canale duplice: per le infrastrutture c'è l'erogazione di fondi prelevati dalla fiscalità generale, mentre i costi operativi sono sovvenzionati dai singoli pazienti. Sebbene il sistema si appoggi ancora allo stato, il ruolo di quest'ultimo non è preponderante come ci si aspetterebbe, lasciando al paziente la facoltà di scelta sul dove essere curato. In questo modo gli ospedali devono competere per ottenere la fiducia e la rispettabilità dei pazienti, altrimenti finirebbero in bancarotta. Quindi lo spazio per gli errori è davvero ristretto, e farne uno significherebbe intraprendere successivamente un duro percorso di riabilitazione agli occhi dei consumatori delle prestazioni mediche.

Il settore privato ha accettato la sfida e negli ultimi decenni si è mosso per aumentare l'efficienza nelle prestazioni mediche, mentre il settore pubblico, a causa delle sue inefficienze intrinseche, è stato costretto a cedere il passo. Di conseguenza non ha potuto far altro che privatizzare (o privatizzare almeno in parte) quegli istituti sanitari che in precedenza aveva sotto la sua ala. Negli ultimi 20 anni il numero degli ospedali a scopo di lucro è pressoché raddoppiato, mentre quelli pubblici sono dimezzati. E tutto ciò non ne ha inficiato la qualità del servizio, poiché è sottoposto a regole stringenti sulla trasparenza. La loro ricerca del profitto, quindi, permette di soddisfare adeguatamente il volere principale di quei consumatori che si rivolgono a questi ospedali privati: curare il paziente. L'esempio tedesco vuole semplicemente mostrare al lettore come la competitività, la soddisfazione dei desideri degli consumatori ed il libero accordo tra attori economici genera prosperità all'interno della società.

Chiunque voglia mettere le mani sulla sanità per permettere un cambiamento dovrebbe tener nota della Germania e di come il laissez-faire produca quell'agognato benessere di cui i pianificatori centrali amano riempirsi la bocca... ma solo a parole. Essi, invece, tendono a difendere strutture di produzione che garantiscano ai loro protetti un privilegio a scapito del resto della popolazione e soprattutto a spese del contribuente. Difendono queste posizioni di privilegio sventolando il feticcio del duro lavoro immesso da coloro che operano nell'attività in questione. Illustrano scenari apocalittici in cui il servizio offerto scomparirebbe magicamente dalla faccia della terra, come se coloro che fino al giorno prima lo svolgevano di colpo facessero tabula rasa delle proprie competenze e conoscenze.

Nel 1871 Carl Menger pubblicò il libro Principi di Economia, in cui smentiva tutti quegli economisti neoclassici (tra cui Marx) che ritenevano il lavoro come la quintessenza del valore di un determinato bene o servizio. I pianificatori centrali hanno pensato che, essendo la sanità una componente altamente importante nella vita degli individui, potevano gozzovigliare a loro piacimento in questo settore senza conseguenze significative. Non è così. Perché? Perché non esistono pasti gratis ed il valore non è qualcosa di oggettivo e misurabile. Le persone cambiano idea. Quando i consumatori tolgono il loro voto (es. denaro) da questa o quella attività e smettono di finanziarla, il suo destino è segnato se non riesce a reinventarsi ed a soddisfare i loro desideri. Che si tratti di pianificazione centrale o libero mercato, le forze di mercato sono inesorabili. In un modo o in un altro prevalgono sempre, facendo emergere "vincitori" e "vinti".

Lasciarle agire senza ostacoli non comporta conseguenze negative per la società, ma solo per coloro che non soddisfano i desideri degl iattori economici o commettono errori su errori di calcolo economico. Se invece le si tenta di arginare, le conseguenze per tutta la società saranno tanto ampie quanto più si è tentato di sopprimerle.


giovedì 17 luglio 2014

“Sovranità monetaria”: parole in codice per “keynesismo nazionale”





di Gary North


Una delle frasi più perverse che possiamo sentire oggi tra i conservatori ed i sostenitori del libero mercato, è questa: "sovranità monetaria". Ogni volta che leggete o sentite le parole "sovranità monetaria", pensate al "Federal Reserve System".

Oggi qualsiasi difesa della sovranità monetaria, è una difesa del Federal Reserve System e di un sistema monetario fiat gestito dal governo federale: biglietti verdi. E' sia Janet Yellen sia Ellen Brown. In entrambi i casi, è keynesismo.

Non vedo alcuna ragione per sostenere la sovranità monetaria, a meno che non siate molto precisi e dite che la sovranità monetaria significa sovranità esclusiva del libero mercato, il che significa niente licenze statali per le banche -- locali, statali, nazionali o internazionali. Questo non è ciò che la maggior parte delle persone intende con sovranità monetaria, né è ciò che la maggior parte delle persone capisce quando ascolta le parole "sovranità monetaria".



NIENTE SOVRANITA' MONETARIA IN MANO ALLO STATO

C'è stato un tempo, nella storia di questa nazione, in cui non esisteva alcuna sovranità monetaria. Questo era prima della Rivoluzione Americana. Sotto il monopolio della Banca d'Inghilterra, i governi coloniali non erano autorizzati a rilasciare le proprie valute fiat. Benjamin Franklin fu un grande promotore del denaro fiat, ma non fu mai in grado di veder realizzato il suo piano, perché l'Impero Britannico non concedeva questa sovranità ai governi coloniali. Questo era un vantaggio enorme per le persone che vivevano sotto il dominio britannico in Nord America. Nessun governo statale poteva costringerle ad adottare denaro di carta. Non esisteva il corso legale nelle colonie britanniche.

Il sistema monetario era completamente nelle mani delle piccole banche locali e del governo della Spagna. La valuta principale in Nord America era il dollaro d'argento spagnolo. L'articolo di Wikipedia è molto buono, e lo consiglio. Abbiamo dimenticato che cosa fosse la libertà monetaria.

Il real da 8 (noto anche come pezzo da otto o dollaro spagnolo; in spagnolo real de a ocho, peso de ocho o dólar español; in inglese eight real coin, piece of eight o Spanish dollar) è una moneta d'argento, dal valore di otto real, che fu coniata nell'Impero spagnolo dopo una riforma della monetazione nel 1497. Ebbe corso legale negli Stati Uniti fino all'emissione dell'Act del Congresso che abolì la pratica nel 1857. A causa dell'ampia diffusione in Europa, nelle Americhe e nell'Estremo Oriente, divenne la prima moneta mondiale verso la fine del XVIII secolo. Molte monete in circolazione, come dollaro canadese, dollaro statunitense e lo yuan cinese, come la maggior parte delle monete dell'America Latina e il peso filippino erano inizialmente basati sulle monete da 8 real.

Il termine peso era usato in spagnolo per indicare questa moneta e divenne la base per molte delle monete delle ex-colonie spagnole, tra cui i peso di Argentina, Cile, Colombia, Costa Rica, Cuba, Repubblica Domenicana, Ecuador, Guatemala, Honduras, Messico, Nicaragua, Paraguay, Filippine, Porto Rico, San Salvador, Uruguay e Venezuela.

Apprendiamo anche questo: "Il Coniage Act del 1792 creò la Zecca degli Stati Uniti, ma i primi dollari non erano così popolari come i dollari spagnoli, i quali erano più pesanti ed erano fatti di argento più fine."

In altre parole, la base economica di questa nazione si fondava principalmente su una valuta estera. Non c'è stata sovranità monetaria in Nord America fino a quando il Congresso non iniziò a stampare moneta nel 1777, cosa che portò alla prima ed unica iperinflazione nella storia americana. Quando il Congresso affermò la sovranità monetaria nel 1777, fu il passo preliminare per distruggere il sistema monetario. Era il classico esempio di sovranità monetaria federale.

Subito dopo la seconda ratificazione della Costituzione -- la prima venne ratificata nel 1781 -- Alexander Hamilton promosse la Banca degli Stati Uniti come banca centrale controllata a livello nazionale. Questo fu il secondo grande esperimento di sovranità monetaria nella storia degli Stati Uniti. Il primo fu il sistema monetario fiat della rivoluzione. Durò 20 anni: 1791-1811. Nel 1811 non venne rinnovato l'atto costitutivo. Nel 1816 iniziò il terzo esperimento: la Seconda Banca degli Stati Uniti, che durò fino al 1836 quando il presidente Jackson terminò la sovranità monetaria delegata ad un'organizzazione bancaria privata. Questa grande lotta politica ebbe luogo nel 1832, e Jackson sconfisse le forze di Henry Clay quando pose il veto sul rinnovo dell'atto costitutivo della Seconda Banca degli Stati Uniti. Quindi non esistette sovranità monetaria fino al 1913, quando un immigrato tedesco di nome Paul Warburg si alleò con le forze dei Morgan e dei Rockefeller per promuovere l'atto costitutivo della Federal Reserve. Fu il più grande periodo di crescita economica nella storia americana. Fu il periodo di maggiore libertà economica nella storia. Il cuore, la mente e l'anima di quella libertà erano legate a questo fatto centrale: non vi era alcuna sovranità monetaria nazionale negli Stati Uniti. C'erano le banche. Non esisteva alcuna banca centrale. C'erano monete d'oro e d'argento emesse dalla zecca, ma potevano essere usate anche altre monete.

Questa era l'epoca del gold standard internazionale. Non esisteva sovranità monetaria internazionale.

Esisteva sovranità monetaria statale, la quale fu un errore enorme. Se non fosse esistita alcuna sovranità monetaria statale, allora avremmo avuto una vera moneta di libero mercato, che è ciò che Ludwig von Mises raccomandò nel suo libro, La Teoria della Moneta e del Credito. Il suo grande avversario fu Irving Fisher, economista di Yale, che invece promuoveva una moneta nazionale fiat. Fisher era un grande difensore del settore bancario centrale. Vinse il dibattito, ma non riuscì mai a raggiungere il suo obiettivo: riserva al 100% per le banche commerciali. Era l'imbonitore accademico di Warburg, dei Rockefeller e dei Morgan.

Nel 1913, verso la fine del mese di dicembre, gli Stati Uniti ingoiarono forzatamente la sovranità monetaria federale: il Federal Reserve System. Gli americani non hanno mai più avuto libertà nel campo monetario. Il motivo è chiaro: la sovranità monetaria federale.



INTERNAZIONALISMO MONETARIO

Il gold standard è rimasto internazionale fino alla fine del XIX secolo. Non era controllato dai governi nazionali. Incorporava la sovranità monetaria, ed è per questo che era odiato da tutti i difensori del denaro fiat. Viene ancora odiato. I difensori del denaro fiat cercano la sovranità monetaria nazionale e disprezzano quella internazionale: il gold standard. Lo considerano come un freno alla manipolazione keynesiana dell'economia. Hanno ragione. Ecco perché Nixon abolì le sue ultime tracce il 15 Agosto 1971. Lo aveva annunciato il 4 gennaio 1971: "Ora sono un keynesiano." Potete scommetterci che lo fosse -- soprattutto negli affari monetari. Lo dimostrò il 15 agosto.

Oggi assistiamo ad una versione fiat money dell'internazionalismo monetario. Si sta cercando di convertire la sovranità della banca centrale nella sovranità internazionale della banca centrale. Ci sono banchieri centrali che vogliono un cartello internazionale paragonabile a quello nazionale, il quale è rappresentato dal Federal Reserve System. Ci sono 7,000 banche commerciali negli Stati Uniti, ed i pianificatori monetari centrali preferirebbero il modello canadese, che porterebbe il numero delle banche a circa una dozzina, con il conseguente predominio delle quattro o cinque più importanti. Questo può essere fatto solo con la sovranità monetaria federale.

E' iniziato con la sovranità monetaria statale. E' continuato con la sovranità monetaria federale. Ora, si suppone, si concluderà con la sovranità monetaria internazionale. Ogni passo è peggiore di quello precedente.

La soluzione, teoricamente e moralmente, alla sovranità monetaria è il free banking. Questo è ciò che Mises raccomandò nel 1912. Ciò significa che i banchieri, i quali non si fidano l'uno dell'altro, ricoprono il ruolo di agenti economici della popolazione. I banchieri generano corse agli sportelli delle altre banche richiedendo il rimborso, in monete d'argento o d'oro, di quelle ricevute di deposito emesse da altre banche commerciali.



I CARTELLI BANCARI

Fintanto che le grandi banche non possono costituire un cartello a livello statale, che è quello che cercano sempre di fare, la sovranità monetaria viene conservata nel libero mercato, non nello stato. I banchieri commerciali vogliono sempre la sovranità monetaria statale, perché non vogliono corse agli sportelli nei confronti delle grandi quantità di ricevute di deposito che in realtà non possiedono nei loro caveau. Vogliono un cartello autorizzato dallo stato per proteggersi dagli altri banchieri. In primo luogo, c'è lo stato che autorizza le banche ad operare. In secondo luogo, subentra la licenza federale. In terzo luogo, c'è un trasferimento di sovranità monetaria federale ad una banca centrale privata, che viene creata per proteggere le grandi banche commerciali. Infine, c'è il tentativo di trasferire la sovranità monetaria ad un cartello bancario internazionale.

Il problema con tutte queste sciocchezze è il concetto di sovranità statale sul denaro. Non c'è nulla nell'etica o nella teoria economica che possa giustificare la sovranità monetaria statale. L'autorizzazione statale è sempre il tentativo dei banchieri commerciali, che cercano di formare un cartello, di tenere fuori i vari concorrenti e di stabilire tassi di rendimento superiori a quelli di mercato per coloro all'interno del cartello bancario. I banchieri commerciali difendono sempre la sovranità monetaria statale perché vogliono tenere fuori i nuovi concorrenti, ed usano lo stato per ottenere un oligopolio sulla popolazione.

Più e più e più volte vediamo che i conservatori, nonostante le buone intenzioni, si ritrovano a promuovere questo sistema di intervento statale negli affari monetari. Questa è una richiesta di keynesismo pura e semplice. Significa contraffazione della banca centrale -- fiat money -- per comprare il debito del governo federale, il quale va in deficit per cercare di controllare l'economia. Questa pratica viene difesa come una sorta di diritto naturale del governo civile. Non esiste un diritto simile. Si tratta semplicemente di una intrusione dello stato nel libero mercato, sempre in nome del consumatore e sempre gestita dai banchieri commerciali (soprattutto dai grandi banchieri commerciali che tentano di stabilire un cartello per se stessi e che usano l'intervento dello stato per mantenere fuori i concorrenti).

Questa situazione è andata avanti per così tanto tempo che oggi è stata metabolizzata ed inglobata nel pensiero della popolazione, la quale non appena sente le parole "sovranità monetaria" pensa ad una difesa contro la "sovranità monetaria internazionale". In realtà è un attacco all'idea di un libero mercato nel settore bancario. E' keynesismo nazionale contro keynesismo internazionale.

I conservatori americani sono stati nella tasca del Federal Reserve System per così tanto tempo da credere onestamente che una difesa della sovranità monetaria, che per un secolo è stata una difesa politica del Federal Reserve System, sia una sorta di dovere patriottico degli americani. Non è così.



CONCLUSIONE

Per favore non usate le parole "sovranità monetaria" senza usare anche le parole "nessuna licenza statale per le banche". Se non lo fate, diventerete un utile idiota del Federal Reserve System. La Federal Reserve ha tutti gli utili idioti di cui ha bisogno nel Congresso, nei media e nelle università. Non aumentatene il numero.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 16 luglio 2014

La fase terminale di una gigantesca bolla del credito

Come ho ripetuto più volte, l'innesco della prossima crisi saranno i fallimenti aziendali. Eventi apparentemente di poco conto, che invece metteranno a dura prova il recalcitrante esperimento monetario che va avanti da 100 anni ormai. L'ho detto per l'Europa, ma vale anche per gli USA. Le nenie tedianti di una ripresa dietro l'angolo si sono sfracellate ancora una volta contro il muro della realtà: nel primo trimestre di quest'anno il PIL USA è sceso del 2.9%. Tutte le menzogne vomitate dai media mainstream su una ripresa sostenibile, annunciavano solamente il tentativo goffo dei banchieri centrali di riparare l'economia mondiale col nastro adesivo. Hanno drogato l'economia con tassi di interesse ridicolmente bassi, inviando informazioni errate in tutto il panorama economico. Agendo in questo modo non si veicolano altro che errori. Ad oggi le corporazioni, grazie ai proventi che riescono ad incamerare grazie alla falsa fiducia nel mercato obbligazionario, stanno facendo incetta di azioni. Il circuito finanziario è un grande casinò a cui hanno accesso solo determinati individui, di certo non è aperto alla gente comune. Quest'ultima è quella a cui viene lasciato il cerino in mano. I pezzi grossi cercheranno di calcolare il momento in cui uscire e lasciare la patata bollente al prossimo fesso di turno (di solito è quasi sempre il contribuente). E' andata così nel 2007 e andrà così anche la prossima volta. La tempistica sarà tutto. Fatevi trovare pronti, perché non è una questione di "se" bensì una questione di "quando".
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di Byron King


"Il mondo è entrato nella fase terminale di una gigantesca bolla del credito e degli asset?"

Tale domanda ha aperto la stimolante relazione del noto commentatore economico Marc Faber alla conferenza Wolrd War D in Australia, a cui ho partecipato e discusso. Questo era solo l'inizio. Il suo messaggio era come minimo preoccupante, per non dire altro.

Ma ho un modo migliore per descriverlo.

Fase terminale? Se questo non attrae la vostra attenzione, nient'altro potrà farlo. "Il panico non distrugge il capitale", ha continuato Faber, citando un principio classico della Scuola Austriaca. "Rivela la misura in cui è già stato distrutto dalle decisioni sbagliate."

Ancora peggio, secondo Faber la maggior parte di coloro che hanno preso "cattive decisioni" — i banchieri centrali, i politici, i burocrati senza volto ed i privilegiati nel ramo aziendale — non pagano alcun prezzo per i loro errori. Uno di questi giorni, andranno in pensione e vivranno comodamente ... o almeno così pensano.

Tra questi c'è la Federal Reserve. Presumibilmente ricopre il ruolo di banca centrale "indipendente". Ma la FED marcia ad un ritmo dettato dal governo degli Stati Uniti. Anno dopo anno, la FED immette liquidità in modo che il Dipartimento del Tesoro possa firmare assegni a fronte di un budget fuori controllo approvato dal Congresso, inondando il mondo di dollari.

Cioè, la FED stampa mucchi di denaro per pagare livelli esplosivi di spesa federale. Il grafico che segue ci mostra la base monetaria degli Stati Uniti sin dal 1920.




Come illustra questo grafico, la politica monetaria degli Stati Uniti è stata espansionista sin dal 1960. Abbiamo a che fare con un problema multigenerazionale che ora è sistemico. Cioè, "tanta spesa" è così che funziona. E' diventata parte del DNA nazionale, per così dire.

Dove ci porterà? Beh, per Faber, le cose "andranno a fuoco, ad un certo punto." Poi ha aggiunto seccamente: "Sarà un evento spiacevole."

Guardando indietro, l'economia statunitense pre-1960 non necessitava di grandi quantità di nuovo denaro per funzionare. In passato, l'economia statunitense funzionava abbastanza bene. Ad esempio, negli anni '60 potevate acquistare una nuova auto per circa $2,000, al contrario dei $30,000 che ce ne vogliono oggi. La retta di Harvard era di $2,000 alla fine degli anni '60, rispetto ai $50,000 di oggi. Nessuno nota un certo trend inflazionistico?

Si noti, inoltre, che anche durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale — gli anni '40 — la spesa pubblica non ha portato ad un'espansione permanente della base monetaria. Non era così che si agiva allora.

Allora qual è il problema attuale? Perché far crescere l'offerta di moneta? Perché sin dal 1960 il governo federale ha continuamente richiesto più e più fondi ogni anno, oltre al prelievo fiscale, per bilanciare i suoi conti.

Guardatela in un altro modo. "Governare significa scegliere", disse il Primo Ministro britannico Margaret Thatcher. Ma oggi il governo non sceglie; finanzia praticamente tutto ciò che può generare consenso politico.

In altre parole, la grande questione del nostro tempo — la versione moderna di "Roma brucia", per così dire — è come pagare per il Big Government e il suo welfare state, più la sua controparte "warfare state". "Entrambi sono i riflessi dell'arroganza politica all'interno della classe politica. Dimenticatevi della formula "In God We Trust". Il motto moderno è: "Noi governiamo perché possiamo."

Triste a dirsi, il Big Government riflette un ethos politico che crede con fervore nel gravare il futuro con debito impagabile del passato. Ad esempio, una volta ho sentito che il senatore Edward Kennedy diceva: "Noi non saremo qui per affrontare il problema", quando gli venne chiesto di parlare del debito nazionale degli Stati Uniti. "Qualcun altro si ritroverà per le mani questa gatta da pelare", aggiunse.

Ancora peggio, quelli di noi ancora tra i vivi devono vedersela col decollo dell'offerta di moneta statunitense dopo il crollo del 2008. Come è evidente dal grafico di sopra, questa esplosione della base monetaria riflette i salvataggi federali di banche, stati, città e gruppi politici privilegiati, oltre ad altre spese post-crash. Erano i politici, i burocrati ed i banchieri che facevano il proverbiale "qualcosa" di fronte ad un disastro totale. Abbiamo speso i soldi, e siamo ancora nei guai. Ora che cosa accadrà?

Non è difficile concludere che il sistema monetario degli Stati Uniti sia crollato catastroficamente nel 2008, innescato dalla crisi dei mutui subprime. Cioè, nel 2008 gran parte dell'economia degli Stati Uniti — e l'economia globale — era legata alla bolla ipotecaria/finanziaria. Questa bolla è stata gonfiata dalla politica del governo degli Stati Uniti: espandere l'offerta di moneta e lasciare che le persone, le imprese ed altri enti governativi prendessero in prestito fondi, sebbene non avessero alcuna possibilità di rimborsarli.

La bolla dei mutui è scoppiata improvvisamente nell'autunno del 2008. Incolpate Lehman Bros., se volete, ma c'è qualcosa di più. L'intero sistema finanziario basato sul dollaro era sul punto di capitolare. Nel 2008 ho sentito dire all'ex-Segretario del Tesoro Paul O'Neill che gli americani avrebbero potuto svegliarsi una mattina e scoprire che gli "sportelli bancomat in tutto il paese non funzionano." Più di recente, nel 2013, ho sentito dire all'ex-presidente George W. Bush che "stava per scatenarsi l'inferno. "

Quindi cosa ha fatto la FED? Ha aperto i rubinetti della liquidità, ha fissato i tassi di interesse ad una spanna sopra lo zero per cento e ha chiarito che la politica monetaria allentata sarebbe durata a tempo indeterminato. Infatti, con i livelli crescenti del debito federale, per la FED è diventato quasi impossibile alzare i tassi di interesse, per timore che la spesa possa sopraffare rapidamente la capacità del governo di far fronte ai propri obblighi.

Nel frattempo, dopo il 2008, il Dipartimento del Tesoro e la FED hanno cominciato a monetizzare i titoli di stato tramite il quantitative easing (QE). In un certo senso, secondo Faber, questa strategia rappresenta la campana a morto del dollaro. Cioè, è la prima fase dell'iperinflazione monetaria. Naturalmente, non l'abbiamo ancora vista... o l'avremmo saputo — carriole piene di valuta e cose simili.

E' giusto chiedersi se questa nuova generosità della FED — maggiore liquidità e bassi tassi di interesse — abbia realizzato qualcosa. Dopo tutto, le ali sono ancora attaccate al velivolo, giusto? Non si è scatenato l'inferno come temeva l'ex-presidente Bush.

Guardandoci intorno, abbiamo ancora un'economia e sembra funzionare. Avete ancora soldi in banca. Acquistate generi alimentari presso i negozi e riempite il serbatoio della vostra auto al distributore di benzina, giusto? Quando le cose vanno male in altre parti del mondo — Ucraina o simili — il denaro ritorna negli Stati Uniti e il dollaro si rafforza, giusto? Beh, sì... ma per quanto tempo?

"Il problema con l'offerta di moneta gonfiata", afferma Faber, "è sapere dove finisce. Non tutto il denaro rialza tutti i prezzi e gli asset nello stesso tempo... I prezzi aumentano in modo differenziato." In altre parole, dice Faber, ciò che accade dipende dai tempi e dalle circostanze.

Ad esempio, l'aumento dell'offerta di moneta può creare una bolla in uno o più parametri chiave quali salari, energia, cibo, altre materie prime, immobili, obbligazioni, azioni, arte "da collezione" e molto altro. A volte, non si sa davvero dove possa trovarsi la prossima bolla fino a quando non è pronta a scoppiare. Tecnologia? Rette del college? Pensioni comunali? Anche la Cina potrebbe innescare un crollo, ora che il Regno di Mezzo ha gonfiato una bolla del credito attraverso il leverage delle esportazioni; questo ha generato città e magazzini pieni di di rame a sostegno di prestiti in sofferenza.

A questo punto, consideriamo quello che l'offerta di moneta ha fatto al prezzo dell'oro. Quando si parla di oro, la FED non lavora da sola. Cioè, le banche centrali di tutto il mondo coordinano le rispettive politiche monetarie. I risultati si riflettono nel prezzo dell'oro, che agisce come una sorta di barometro monetario.

Ecco un grafico che confronta gli sforzi combinati di Stati Uniti, Gran Bretagna, Europa e Giappone nella creazione di denaro rispetto all'oro sin dal 2001.




Negli ultimi 14 anni il continuo aumento dei prezzi dell'oro ha seguito l'offerta di moneta, riflettendo un consenso nell'investimento globale — certamente tra coloro che acquistavano oro — secondo cui l'offerta di moneta stava crescendo troppo in fretta. Molti dollari-sterline-euro-yen si sono spostati nel metallo giallo, per preservare la ricchezza e cavalcare l'onda. Anche dopo il recente pullback dei prezzi dell'oro è chiaro che, più o meno, l'oro segue l'offerta di moneta.

Qual è la fonte della domanda per l'oro? I gold bug, giusto? In termini di quantità, qualche acquisto è ancora concluso da parte di, diciamo, persone come voi — o acquisti molto più grandi da parte di individui molto ricchi. La domanda per l'oro proviene anche da fondi e istituzioni rispettabili, inclusi nomi risonanti come Northwest Mutual Life Insurance Co. e l'Università del Texas.

Negli ultimi dieci anni, più e più oro è finito nelle banche centrali, come ad esempio in quelle di Cina e Russia, passando dal Medio Oriente e altrove. Il recente calo dei prezzi dell'oro è solamente una pausa nel lungo schema delle cose. Il pullback permette il ribilanciamento delle riserve auree mondiali, mentre gli investitori di tutto il mondo attendono altre notizie circa la politica monetaria degli Stati Uniti. Date al processo un po' di tempo...

Da qui, dove potrebbe arrivare l'oro? Rispetto ai livelli attuali a $1,300 l'oncia, il prezzo dell'oro potrebbe muoversi verso i $2,000 grazie ad una semplice notizia riguardante la sua "offerta" (come un crollo minerario in Sud Africa, per non parlare di un annuncio importante sui numeri delle riserve d'oro da parte, per esempio, della banca centrale della Cina). Rispetto a tutti i problemi economici che ha la Cina, accumulare oro non è uno di essi.

Alcuni gold bug credono che l'oro potrebbe poi arrivare a $5,000 o $10,000 l'oncia (con l'argento che arriverebbe a $200 o $400 l'oncia). Ancora una volta, dategli tempo. Uno dei motivi principali per esser rialzisti è che prima o poi le banche centrali di tutto il mondo avranno bisogno di più oro quando smetteranno di aver fiducia nei dollari — per non parlare dei titoli di stato degli Stati Uniti — come fonte di preservazione della ricchezza.

Infatti, nelle giuste circostanze (o nelle circostanze sbagliate, a seconda del vostro punto di vista) i titolari esteri di dollari potrebbero decidere di vendere le obbligazioni americane e comprare oro in modo da mettere in sicurezza i propri sistemi bancari. Alla fine, come ha sottolineato Marc Faber e come ho sostenuto più e più volte anch'io, l'oro è un asset chiave per la conservazione della ricchezza nel lungo periodo. Il dollaro soffre da decenni a causa di errori monetari vari. D'altra parte, l'oro è un hard-asset di lungo termine con cui preservare la ricchezza.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 15 luglio 2014

Il castello di carte della banca centrale europea

«Quando chiedete lumi sulla crisi dei debiti sovrani al chief investment officer di Allianz, preparatevi a sentire una risposta che avete già sentito. "I problemi fondamentali non sono stati risolti, e tutti lo sanno," ha detto Maximilian Zimmerer a Bloomberg. "La crisi della zona euro non è finita." Mentre lo stimolo straordinario della Banca Centrale Europea ha incoraggiato gli investitori ad ingozzarsi di bond degli stati europei, secondo Zimmerer, il quale è responsabile di €556 miliardi ($757 miliardi) in una delle compagnie assicurative più grandi d'Europa, questa presunta soluzione non rappresenta un rimedio sufficiente. I paesi europei continuano ad accumulare debiti, e questo significa problemi nel futuro prossimo. Come ha ricordato Zimmerer, quando le azioni e le obbligazioni delle istituzioni finanziarie portoghesi sono di recente finite sotto pressione, agli investitori è stato dato un promemoria sulla volatilità della crisi dei debiti sovrani iniziata nel 2009. Nel mezzo di una quattro giorni di crisi, i rendimenti dei decennali portoghesi sono saliti di 279 punti base rispetto alla loro controparte tedesca, il differenziale più marcato sin dallo scorso 18 marzo. "C'è solo un paese il cui livello di debito lo scorso anno è risultato inferiore a quello del 2012 e questo può solo significare che la crisi del debito non è finita," ha detto Zimmerer il 9 luglio. "Se i livelli di debito non scenderanno i nostri problemi si faranno sempre più asfissianti, questo è certo."»

-- Portugal Smolders as Allianz Says Crisis Isn't Over, Eshe Nelson, Bloomberg, 11 luglio 2014
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di Frank Hollenbeck


La Banca Centrale Europea (BCE) di recente ha imposto tassi negativi sui depositi e sta preparando una forma di quantitative easing (QE) per acquistare titoli coperti da asset, obbligazioni societarie o forse obbligazioni. Questa politica può sembrare sorprendente. Perché la BCE vorrebbe costringere le banche a concedere prestiti non performanti, o prendere in considerazione l'attuazione di una politica di quantitative easing la quale è stata chiaramente un fallimento totale (con ovvie conseguenze indesiderate) sia negli Stati Uniti sia in Giappone? La risposta si trova altrove. Con la scusa di evitare la deflazione o la "lowflation", la BCE è, in realtà, in preda al panico e sta cercando di salvarsi dalla scure del boia. Il settore bancario europeo e la sua schiera di giornalisti, sostengono all'unanimità questa prospettiva di un furto continuo tramite la svalutazione. Sono eccitati alla prospettiva di un aumento dei prezzi degli asset, di redditi bancari più alti (ingiustificati dai fondamentali) e dal massiccio trasferimento di reddito e di ricchezza dai non abbienti ai ricchi.

L'Europa è un incidente annunciato. Poco è stato fatto per arginare l'ingolfamento dei settori pubblici. In quasi tutti i paesi europei la spesa pubblica è aumentata sin dal 2008. I rapporti debito/PIL continuano ad aumentare e molti paesi hanno sforato la soglia del 100%. I tassi di crescita del PIL avrebbero dovuto superare il 3% solo per stabilizzare questi rapporti. La soglia di deficit del 3% è priva di significato quando la crescita economica è in gran parte bloccata. Fatta eccezione per la Germania, la crescita nella zona euro è stata praticamente inesistente. La crescita italiana sin dal 1990 è stata in media meno dell'1%. Tali obiettivi di deficit sono un'illusione di sostenibilità e, in realtà, garantiscono semplicemente una morte lenta.

La cosiddetta austerità attuata in Europa è stata pingue di massicci aumenti delle imposte sul settore privato, costringendolo a sopportare il peso di quello che è sempre stato un problema del settore pubblico. Naturalmente, questa è una politica molto miope. Ai livelli fiscali correnti, aumentare le tasse alla fine si rivelerà controproducente. Tali aumenti fiscali possono aumentare i ricavi nel brevissimo termine, ma avranno conseguenze devastanti più avanti nel tempo. Implementare un tax rate marginale al 75%, come in Francia, può gonfiare le entrate fiscali quest'anno, ma probabilmente costringerà la vostra base imponibile a trovare pascoli verdi altrove. Vauban nel 1707 riteneva che la “dîme royale” (la decima reale) non dovesse superare il 30%. La curva di Laffer probabilmente ha un tax rate marginale massimo al di sotto del 30%. Eppure anche un tax rate pesante al 30% è di gran lunga auspicabile rispetto al carico fiscale di oggi in tutti i paesi europei.

Sotto le attuali condizioni economiche e politiche, una rottura dell'euro è quasi una conclusione scontata. Invece di lasciare che questo accada, la BCE, nel tentativo di salvare se stessa, preferisce rischiare di distruggere il valore dell'euro (cosa che si suppone dovrebbe proteggere) creando enormi distorsioni dei prezzi ed allocazioni errate e sperando che il quantitative easing possa risolvere magicamente i profondi problemi strutturali radicati nell'Europa.

Mario Draghi considera il suo commento del luglio 2012, "all'interno del nostro mandato, la BCE è pronta a fare tutto il necessario per preservare l'EURO; e, credetemi, sarà sufficiente", una delle sue azioni politiche di maggior successo. Purtroppo per lui, si sbagliava. Il suo commento ha portato ad un calo dei tassi di interesse in tutta Europa, cosa che ha alleviato la pressione sul blocco meridionale dei paesi europei nell'adottare riforme strutturali significative. I mercati finanziari sono ormai totalmente dipendenti dalle conseguenze non intenzionali di questo commento che ora viene chiamato “bluff di Draghi”.

I tassi di interesse in Europa sono ormai totalmente distorti. Essi sono i prezzi più importanti in un'economia e riflettono le scelte di consumo intertemporali della società ed i rischi di default insiti in un'economia capitalista. Distorcere i tassi di interesse vuol dire distorcere tutti gli altri prezzi, causando un divario sempre crescente tra ciò che la società vuole che sia prodotto e ciò che viene effettivamente prodotto. Più questa distorsione va avanti, maggiore sarà il suddetto divario, e più a lungo durerà l'aggiustamento necessario per riallineare la produzione più vicino a ciò che la società vuole davvero.

Inoltre, tutto ciò ha solo aumentato il sentimento anti-europeo. Le recenti elezioni europee hanno visto un rafforzamento dei movimenti euroscettici. Prima del commento di Draghi, le riforme strutturali sarebbero state estremamente difficili, ma fattibili. Oggi, l'ambiente politico è molto meno favorevole ad approvare tali riforme, seppur essenziali.

L'Europa è un treno in corsa il cui futuro la porterà in un burrone. La BCE ne è ben consapevole, ed è anche consapevole della fragilità politica dell'Europa. E non è cieca alle pressioni politiche, come quella di Berlusconi nel 2012 quando auspicava che l'Italia potesse avere una stampante. Il blocco meridionale dell'Europa, come ha fatto in precedenza, sceglierà sempre la strada più facile (che passa attraverso la svalutazione). La conseguenza di questa scelta, naturalmente, è la distruzione completa della funzione di allocazione dei prezzi. E' difficile immaginare una Germania disposta ad andare avanti in questo modo, data la sua passata esperienza con l'iperinflazione.

Quasi tutti gli episodi di iperinflazione seguono un percorso simile. C'è una breve ripresa dell'attività economica che diventa sempre più breve, poi c'è bisogno di un'espansione monetaria esponenzialmente crescente, fino a quando il denaro non perde sia la sua funzione di mezzo di scambio sia la sua funzione di riserva di valore. L'attività economica si arresta e sono necessari decenni per ripristinare il capitale, l'industria, il commercio ed il credito ai livelli pre-iperinflazione.

La Germania e altri paesi affini farebbero meglio a riflettere sul vero scopo delle azioni attuali della BCE. Meglio contrastare le azioni ora con il rischio di una rottura dell'Euro, piuttosto che avere a che fare con una rottura dopo ed affrontare anche gli effetti distorsivi della stampa di denaro una volta che prenderà piede.

Invece di lasciar accadere questa inevitabile rottura, l'attuale politica della BCE è quella di far affondare tutta la nave se questo salverà temporaneamente la situazione. Questo è un perfetto esempio dell'aforisma di Robert Burn “The best laid schemes o’ mice an’ men.” La BCE è stata istituita per essere una banca centrale indipendente, il cui scopo era quello di ridurre le pressioni politiche in materia di politica monetaria. Eppure tale indipendenza non ha protetto la politica monetaria dagli interessi personali degli individui che la gestiscono. Quando si tratta di BCE o, se è per questo, di qualsiasi altra banca centrale, gli interessi personali di chi gestisce la politica monetaria vinceranno sempre sugli interessi pubblici molto più grandi!

La BCE finirà per morire, ma solo dopo enormi sofferenze. Sembra che la gente non riesca ad imparare dal passato. L'unica strada per la stabilità economica di lungo termine e la prosperità, è basata sul denaro stabile divorziato da qualsiasi interferenza dello stato.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/