giovedì 16 febbraio 2017

La Trumponomics non aiuterà l'entroterra americano





di David Stockman


Le principali misure necessarie per sradicare la cultura della Finanza delle Bolle sono poche e semplici: abrogazione della legge Humphrey-Hawkins, abolizione del Federal Open Market Committee (FOMC) e vendita del debito di Tesoro USA e delle GSE in pancia alla FED.

Questo è tutto — perché la determinazione dei prezzi in un mercato libero farebbe tutto il resto.

In una parola, farebbe rigare dritto la FED e permetterebbe ai tassi d'interesse, alla curva dei rendimenti, ai prezzi delle azioni e dei derivati d'essere determinati dalle forze della domanda e dell'offerta, le quali si originano nell'economia di Main Street e non dalle agenzie di pianificazione centrale. I mercati potranno quindi ripristinare, costantemente e in modo affidabile, la prosperità capitalistica.

Queste semplici misure sono cruciali. L'abolizione dell'idea keynesiana di banca centrale, infatti, spiega anche il motivo per cui ciò che passa per Trumponomics è in contrasto con la cosiddetta accensione del motore della crescita reale e della prosperità.

Basti dire che l'abolizione del FOMC sarebbe molto più efficace nel ripristinare la prosperità capitalistica per l'entroterra americano piuttosto che migliaia di miliardi in "stimoli" sotto forma di tagli fiscali, muri di confine, autostrade, ponti e protezionismo commerciale.

Questo perché le attuali banche centrali keynesiane falsificano in modo sistematico i prezzi di azioni, obbligazioni, derivati ed altre forme di debito, ed è questo che sta frantumando gli investimenti, la produttività, la crescita, l'occupazione e il reddito reale delle famiglie.

Visto dal punto di vista della storia e del pensiero economico pre-keynesiano, l'idea stessa di 96 mesi consecutivi di tassi del mercato monetario a zero è palesemente assurda.

La falsificazione dei tassi d'interesse in tale misura poteva essere lontanamente giustificata solo da qualche crisi inimmaginabile di debito insufficiente. Proprio così — una circostanza in cui quantità irrazionali di debito causerebbero tanto danno economico da diventare priorità dello stato e della banca centrale sopprimere drasticamente i tassi d'interesse e, quindi, sovvenzionare i mutuatari al fine di indurli ad accumulare più obbligazioni sovrane.

Inutile dire che, dopo 30 anni di leveraged buyout nazionali (LBO) in cui l'economia degli Stati Uniti è stata ricoperta da $35,000 miliardi di debito, una crisi dovuta ad una carenza di debito è l'ultima cosa che affligge l'economia americana. Ed indurre artificialmente il settore pubblico e privato a sprofondare ancora di più nel debito, è l'ultima cosa che dovrebbe fare un organo dello stato.

Non esiste prova più definitiva del rapporto d'indebitamento nazionale per spiegare l'attuale condizione di Picco del Debito, e il declino sistematico nel tasso tendenziale di crescita economica. È aumentato drammaticamente sin dagli anni '80. È la pistola fumante che la Finanza delle Bolle della FED, inaugurata da Alan Greenspan, è stata un misero fallimento e dev'essere eliminata alla radice dall'Eccles Building.

Data questa prova schiacciante, e che troppo poco debito e tassi d'interesse troppo alti non sono il problema, perché la FED s'è seduta sullo zero-bound per 96 mesi consecutivi? La risposta è che ha usato il mandato Humphrey-Hawkins come una storia di copertura per giustificare un regime intrusivo di pianificazione monetaria centrale.

Il fatto è che, in un'economia globale con massicci flussi di commercio e capitali, la FED non ha alcuna possibilità di raggiungere obiettivi quantitativi per quanto riguarda disoccupazione ed inflazione al consumo — anche se potessero essere misurate con precisione, e non è possibile.

Infatti in condizioni di Picco del Debito l'unica cosa che la FED può fare è gonfiare bolle e distorcere i prezzi a Wall Street, mentre trasferisce migliaia di miliardi in ricchezza delle famiglie ad una piccola fetta della popolazione composta da speculatori e proprietari di asset finanziari.

Nel Capitolo 4 del mio ultimo libro, Trumped!, “The Case Against Keynesian Central Banking and Why the FOMC Should Be Abolished”, dimostro perché la massiccia intrusione della FED nei mercati finanziari è del tutto inutile. Dimostro anche che se davvero vogliamo mantenere una banca centrale, allora dovrebbe funzionare sulla falsariga della "banca dei banchieri" immaginata dal deputato Carter Glass nel 1913.

Lo scopo di quest'ultima doveva essere fornire liquidità al sistema bancario con prestiti (a tassi più alti di quelli di mercato) a breve termine in cambio di garanzie commerciali solide. Allo stesso tempo, le era vietato perseguire obiettivi macroeconomici come la crescita del PIL, l'occupazione, le vendite al dettaglio, il settore immobiliare e tutto il resto dell'armamentario di pianificazione centrale.

In tale contesto, i tassi d'interesse dovrebbero salire a livelli di compensazione del mercato.

Dovrebbe esistere un mandato istituzionale affinché il bilancio della FED venga ridotto di nuovo a $900 miliardi nei prossimi dieci anni — o circa $350 miliardi l'anno — al fine di ripristinare lo status quo antecedente la folle baldoria monetaria di Bernanke dopo il fallimento della Lehman. Chiamatelo pure "QE negativo".

Inutile dire che, in un sistema di rendimenti sul denaro e sul debito determinati dal mercato, l'idea di un programma per infrastrutture sarebbe molto meno attraente, e infatti si sarebbe rivelato per quello che è: un espediente keynesiano abbracciato per disperazione e l'incapacità di capire perché la nazione soffra di una scarsità di crescita, posti di lavoro e redditi.

Sin dall'inizio del secolo gli Stati Uniti hanno quasi raddoppiato la spesa pubblica per aeroporti e per il trasporto di massa.

Gli investimenti in infrastrutture, quindi, non sono mancati e sono completamente in contrasto con l'idea che una maggiore spesa per questi sia la chiave per far tornare l'America di nuovo grande.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


mercoledì 15 febbraio 2017

Come i deficit statali ci impoveriscono





di Frank Shostak


Secondo alcuni commentatori il deficit di bilancio degli Stati Uniti resta ancora un grave problema economico, nonostante il tema attiri meno attenzioni rispetto al passato. Il bilancio del governo federale ha registrato un attivo di $33.4 miliardi a settembre 2016 rispetto ad un attivo di $90.9 miliardi a settembre del 2015. La media mobile a 12 mesi del bilancio del governo federale si è attestata ad un passivo di $49 miliardi a settembre 2016 rispetto ad un passivo di $44.2 miliardi ad agosto 2016, e ad un passivo di $37 miliardi a settembre del 2015.

La maggior parte degli esperti è del parere che il danno arrecato dal deficit di bilancio derivi dal cosiddetto "effetto spiazzamento": l'idea che il debito pubblico assorba fondi degli investitori che altrimenti sarebbero stati utilizzati per gli investimenti privati, facendo salire i tassi d'interesse. Tuttavia, dato che attualmente i tassi d'interesse rimangono a livelli storicamente bassi, essi sostengono che non vi sia alcun bisogno di preoccuparsi del deficit di bilancio in quanto tale. Al contrario, molti esperti sostengono che aumentare il deficit possa rappresentare un vantaggio per la crescita economica.

Data la crescita economica ancora sottotono, viene anche sostenuto che un aumento del deficit di bilancio in risposta ad un forte aumento della spesa pubblica, andrà ad aumentare la domanda aggregata e questo a sua volta rafforzerà la crescita economica globale. Ancora una volta, questi commentatori considerano gli attuali tassi d'interesse bassi come un'opportunità affinché la politica fiscale diventi più attiva.

Al contrario, ci sono commentatori che sono a favore di una riduzione del deficit, i quali sono del parere che i conti dello stato devono essere sempre bilanciati, vale a dire, lo stato deve vivere dei propri mezzi così come fa ogni individuo.



Conta la spesa pubblica — non il deficit

Ciò che conta per la salute dell'economia non è la dimensione del deficit di bilancio, bensì la dimensione della spesa pubblica. Quando lo stato approva progetti per aumentare la domanda aggregata, questi progetti in realtà consumano ricchezza. Il fatto che il settore privato non abbia intrapreso questi progetti, indica che hanno una bassa priorità tra gli individui.

La realizzazione di questi progetti indebolirà il benessere degli individui, perché sono finanziati a scapito di progetti che hanno una priorità più alta e sarebbero stati realizzati dal settore privato.

Quando lo stato decide di promuovere una particolare attività, finanzierà i vari individui che sono impegnati in tale attività. Il denaro ricevuto, a sua volta, permetterà loro d'accedere al bacino della ricchezza reale.

Lo stato non è un creatore di ricchezza reale. Parassita il settore privato. Questo a sua volta significa che più lo stato spenderà, meno finanziamenti reali saranno disponibili per il settore privato.

Ciò impedirà la creazione di ricchezza reale e impoverirà l'economia nel suo complesso. Si osservi che se lo stato potesse generare ricchezza reale, allora non avrebbe bisogno di tassare il settore privato.

Vari commentatori sono del parere che negli USA e in altre grandi economie, lo stato potrebbe portare crescita economica migliorando le strade. Il miglioramento delle strade sembra una grande idea. La questione chiave è se per un determinato bacino di ricchezza, gli individui americani possano permetterselo.

Ad esempio, un individuo potrebbe pensare di comprarsi una Mercedes, purtroppo il suo bacino di ricchezza reale gli consente solo d'avere una Toyota di seconda mano. Se dovesse destinare tutta la sua ricchezza all'acquisto di una Mercedes, correrebbe il rischio di danneggiare gravemente il benessere suo e della sua famiglia, poiché non avrà mezzi sufficienti per sfamarla.



Deviare ricchezza dai produttori

La modalità con cui si devia ricchezza reale del settore privato è di secondaria importanza. Ciò che conta è se viene deviata ricchezza reale. Il metodo può avvenire attraverso le imposte dirette o le imposte indirette e tramite la stampa monetaria.

Il livello effettivo delle imposte è quindi dettato dalla spesa pubblica — più lo stato prevede di spendere, più ricchezza reale verrà sottratta al settore privato.





Un mutuatario dev'essere un creatore di ricchezza affinché possa essere in grado di rimborsare il prestito più gli interessi. Questo aspetto non vale quando parliamo dello stato, poiché non è un creatore di ricchezza, esso la consuma solamente.



Il danno causato dal debito pubblico

Un altro strumento per deviare ricchezza reale è attraverso i prestiti. Ma come?

Come può lo stato, che non produce ricchezza reale, ripagare il debito?

L'unico modo in cui può farlo è prendere in prestito ancora una volta dallo stesso creditore — il settore privato che invece genera ricchezza. Stiamo parlando di un processo in cui il governo prende in prestito da voi al fine di rimborsarvi.

A questo proposito possiamo vedere che il debito pubblico in percentuale del PIL, che si attestava al 55% nel 1959, è arrivato al 100.5% nel 2015.

Inoltre, poiché lo stato non è un'entità che genera ricchezza, più spende più risorse deve prendere dai creatori di ricchezza. Ciò significa che il livello effettivo delle imposte è la dimensione dello stato stesso. Suggeriamo che l'obiettivo di compensare il deficit di bilancio in quanto tale, potrebbe essere una politica sbagliata. In definitiva ciò che conta per l'economia non è la dimensione del deficit di bilancio, ma la dimensione della spesa pubblica — la quantità di risorse che lo stato ingloba.

Ad esempio, se la spesa pubblica è di $3,000 miliardi e le entrate sono di $2,000 miliardi, allora lo stato avrà un deficit di $1,000 miliardi. Dal momento che la spesa pubblica deve essere finanziata in qualche modo, questo significa che lo stato deve far ricorso ad altre fonti di finanziamento, quali i prestiti, la stampa di denaro o nuove tasse. Lo stato impiegherà ogni sorta di mezzo per ottenere risorse dai creatori di ricchezza e sostenere le proprie attività.

Ciò che conta qui, non non è se il deficit è di $1,000 miliardi. Ciò che conta è che la spesa pubblica ammonta a $3,000 miliardi. Per esempio, se le entrate dello stato fossero state di $3,000 miliardi grazie a tasse più alte, allora potremmo parlare di un bilancio in pareggio. Ma come questo cambierebbe il fatto che lo stato sottrae $3,000 miliardi in risorse dai creatori di ricchezza?


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 14 febbraio 2017

Trump deve licenziare Janet Yellen





di David Stockman


Gli statalisti keynesiani presso la FED pensano che i bust devastanti sin dal 1987 sono stati causati da un mix tra esuberanza eccessiva degli investitori, troppa deregulation, una mania una tantum riguardo gli immobili e un'accoppiata avidità/corruzione a Wall Street.

E non trascurate alcuni dei motivi più inverosimili riguardo i due crolli finanziari di questo secolo. Primo tra questi è la favola di Greenspan/Bernanke secondo cui i lavoratori cinesi che guadagnano meno di $1 l'ora stavano risparmiando troppi soldi, causando così bassi tassi dei mutui a livello mondiale e un boom del mercato immobiliare in America!

Inutile dire che, non solo queste razionalizzazioni sono completamente fasulle, ma lo è anche l'intero fondamento logico della pianificazione monetaria centrale.

Quando si afferma che il capitalismo di mercato è cronicamente instabile e che il ciclo economico ha bisogno di gestione costante e di stimolo da parte dello stato e della banca centrale, ciò viene smentito dai fatti storici.

Ogni battuta d'arresto economica dei tempi moderni, tra cui la Grande Depressione, è stata causata dallo stato. Il catalizzatore era o una guerra finanziaria o un'espansione del credito alimentata dalla banca centrale, non le carenze o le presunte instabilità intrinseche del capitalismo di mercato.

Tuttavia il modello della FED deruba milioni di lavoratori, imprenditori, investitori e risparmiatori, e distorce i miliardi di prezzi del lavoro e del capitale attraverso i quali essi interagiscono e, infine, generano produzione, reddito e ricchezza. Invece la FED si concentra sugli aggregati macroeconomici come modo per raggiungere il suo cosiddetto doppio mandato: stabilità dei prezzi e piena occupazione.

In sostanza, si crede che gli Stati Uniti siano un'economia chiusa che assomiglia ad una gigantesca vasca da bagno. Nel perseguimento della "piena occupazione", il lavoro della banca centrale è quello di riempirla di "domanda aggregata" fino all'orlo. Ma gli aggregati macroeconomici nazionali dell'occupazione e dell'inflazione non possono essere misurati su una base accurata e tempestiva.

Né possono essere affidabili ed influenzati direttamente dagli strumenti grezzi della banca centrale, come la manipolazione del tasso del mercato monetario, la manipolazione della curva dei rendimenti attraverso il QE, lo stimolo degli spiriti animali a Wall Street con il cosiddetto "effetto ricchezza" e varie altre forme d'intervento come la "forward guidance".

Questi strumenti di gestione della domanda aggregata keynesiana, pare abbiano funzionato per diversi decenni prima dell'arrivo del Picco del Debito. Ma è stato un trucco monetario da salotto una tantum. Le famiglie e gli altri attori economici sono stati più volte indotti ad "indebitarsi" attraverso cicli periodici di stimolo monetario, integrando in tal modo la spesa al consumo non più coi redditi correnti, bensì con prestiti incrementali.

Ciò può spingere la "domanda aggregata", ma solo su base temporanea e artificiale. Cioè, i rapporti d'indebitamento sempre crescenti delle famiglie non hanno fatto altro che prendere in prestito dal futuro; non hanno generato nuova ricchezza. E ora lo stimolo monetario non funziona più, perché i bilanci delle famiglie sono pienamente ingolfati.

Questa realtà di base è completamente ignorata dai banchieri centrali, perché sono in balia dell'idea tramandata da J. M. Keynes stesso: il ciclo economico capitalistico è sempre a corto di "domanda aggregata".

Quest'ultima è presumibilmente una quantità indipendente nella "spesa" delle famiglie e delle imprese, la quale dovrebbe permettere la piena utilizzazione della capacità del lavoro e delle imprese. Il termine indipendente è degno di nota...

In base alla sempre vera Legge di Say, l'offerta crea la propria domanda. La produzione viene prima. La domanda aggregata non è indipendente; è un derivato della produzione e del reddito. È quello che le famiglie e le aziende scelgono di spendere, invece di risparmiare, dal reddito corrente e dal flusso di cassa.

Prima delle confusioni introdotte da John Maynard Keynes, la maggior parte degli economisti capiva la proposizione comune che la produzione viene prima. In un'economia onesta e stabile, è ancora così. Di conseguenza, la vera "domanda aggregata" non ha bisogno di alcun aiuto da parte dello stato e della banca centrale.

Vale a dire, la fonte di un aumento della domanda aggregata è più ore di lavoro e una maggiore produttività, un maggiore sforzo imprenditoriale ed efficienza gestionale, maggiori risparmi e investimenti, e più innovazione tecnologica e invenzioni.

Al contrario, le banche centrali di oggi che leggono sui testi keynesiani, sono stataliste. Sostengono di sapere che il livello effettivo di "domanda aggregata" proveniente da produzione e risparmio non è corretto ed è cronicamente carente.

Di conseguenza, il lavoro dello stato è quello di fornire questo quoziente cronicamente mancante di "domanda aggregata".

La Legge di Say viene quindi sostituita dalla presunta saggezza superiore dei banchieri centrali. Riuscendo ad intuire il corretto livello di "domanda aggregata", la banca centrale è quindi incaricata di sopperire alla mancanza.

Questo aumento di spesa si ottiene tagliando i tassi d'interesse o monetizzando il debito pubblico per favorire un maggiore indebitamento, integrando in tal modo la spesa derivante dalla produzione attuale con i profitti incrementali dell'espansione del credito.

Alla fine, secondo i testi keynesiani, la vasca da bagno economica della nazione si riempie fino all'orlo con la giusta quantità di "domanda aggregata." Di conseguenza ogni tipo di lavoro trova il suo spazio, le industrie funzionano al 100% della loro capacità, le casse del governo traboccano di entrate e gli unicorni svolazzano felicemente in cielo.

Ecco il punto: il suddetto modello della vasca da bagno e l'idea associata di "piena occupazione", sono una bufala. Strabordano di una serie di parametri di riferimento che sono assolutamente senza senso nell'economia globale di oggi, fluida e tecnologicamente dinamica.

Questo significa anche che la "domanda aggregata", obiettivo della politica della FED, è un'illusione. A differenza della domanda aggregata reale derivante dalla produzione effettiva e dal reddito, la versione dei banchieri centrali keynesiani è semplicemente dedotta da congetture grezze sulla produzione e sull'occupazione dell'economia domestica.

In realtà il "PIL potenziale" e la "piena occupazione" non sono nemmeno parametri di riferimento scientifici; sono poco più che scarabocchi econometrici di accademici keynesiani. I risultati sono così stupidi, primitivi, in continua evoluzione e logicamente superficiali che viene da chiedersi una cosa: se la massiccia finanziarizzazione e il denaro a buon mercato non fossero così convenienti per Wall Street e Washington, gli adulti prenderebbero sul serio i nostri banchieri centrali keynesiani?

Penso di no. La Finanza delle Bolle per Wall Street e la monetizzazione senza fine del debito pubblico per Washington è il velo di convenienza che permette ai nostri pianificatori monetari centrali di operare praticamente senza restrizioni.

Di conseguenza l'intrusione nei mercati finanziari sarà una costante per i soldati della Federal Reserve, tra cui la follia di quelli che oggi sono 94 mesi di ZIRP. Gli abitanti dell'Eccles Building sono come quei pazzi nelle stazioni degli autobus che agitano le braccia in preda al delirio. In modo simile, il FOMC armeggia con variazioni frazionali del tasso del mercato monetario sotto l'illusione che possa colmare la mancanza di domanda aggregata e chiudere così il divario tra PIL effettivo e potenziale.

Bene, vediamo un po'. Tutti sanno che si tratta di un'economia di servizi. Quindi come si fa a misurare il prodotto potenziale di uno studio di pilates e se i suoi istruttori, attrezzature e impianti sono pienamente occupati? Tale calcolo dovrebbe basarsi su cinque o sette giorni alla settimana, e lezioni da uno, due o tre turni di otto ore al giorno?

E quali sono le unità di output — assoli, duetti e sessioni di gruppo di un'ora, o più, o meno? Che dire invece delle flotte di autisti di limousine nere? Ora che esiste Uber ed il suo servizio on demand, flotte di veicoli non spendono più metà del loro tempo seduti ad aspettare i clienti. L'enorme capacità della flotta latente è stata quindi liberata dalla tecnologia, e anche in circostanze simili. Per esempio, qual è la capacità di stanza degli alberghi in un mondo in cui esiste Airbnb?

Vale a dire, "l'utilizzo della capacità" è una condizione assolutamente fluida, mutevole e dinamica che non può essere neanche lontanamente scandagliata in un mondo tecnologicamente dinamico e in un'economia moderna incentrata sui servizi. L'idea di misurare il prodotto potenziale è uno stupido ritorno agli anni '50, quando i dottorati keynesiani stavano cercando una scusa per mettere in pratica le loro abilità matematiche.

L'affermazione di un presunto fallimento del ciclo economico e la necessità di interventi di politica monetaria implacabili nei mercati finanziari progettati per stimolarli ed ottimizzarli, è un'invenzione di banchieri centrali ed economisti keynesiani.

È il mito da cui dipende il loro potere, i loro mezzi di sussistenza e la loro presunta importanza. La verità è che se la produzione e la crescita del reddito fossero lente o addirittura inesistenti, tale condizione sarebbe sempre causata da barriere dal lato dell'offerta, non da una presunta mancanza di "domanda aggregata".

Così la storia di un presunto fallimento del ciclo economico è una totale assurdità. L'Humphrey-Hawkins Full Employment Act è una delle leggi più stupide, pericolose e antidemocratiche mai promulgate. Delega potere ad un piccolo drappello non eletto ed irresponsabile di burocrati monetari. Deve finire.

Saluti,


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


lunedì 13 febbraio 2017

L'ansia tedesca per l'inflazione potrebbe portare ad uno shock elettorale nel 2017





di Brendan Brown


Il mantra della BCE, che imposta la sua linea di politica in base all'unione monetaria nel suo complesso e non per il suo grande membro (Germania), potrebbe far comparire un evento imprevedibile — sotto forma di shock politico tedesco il prossimo autunno. I funzionari politici con sede a Francoforte stanno ignorando le osservazioni dell'economista premio Nobel Robert Mundell: le banche centrali dei vari stati membri non sono attente ai sintomi d'instabilità monetaria che affliggono i loro membri economici dominanti — per esempio: Ontario in Canada e New South Wales in Australia. (La California, che copre circa il 13% dell'economia degli Stati Uniti, non si qualifica come "dominante".)

L'economia tedesca sta ora emettendo segnali di forti disturbi monetari, sebbene vengano soffocati dalle varie medie statistiche in tutta l'area dell'euro registrate dalle burocrazie monetarie di Francoforte. Il cancelliere Merkel, la moderna Metternich e disperatamente in lotta per sostenere lo status quo europeo, a quanto pare non sente e non vede uno qualsiasi di questi segnali d'allarme. Tra questi, un tasso d'inflazione in salita (già all'1.7% anno/anno a dicembre — pari al 2.5% se, come negli Stati Uniti, venissero inclusi i fitti imputati delle abitazioni occupate dai proprietari — e probabilmente superiore nei prossimi trimestri). Degno di nota è anche un mercato surriscaldato nel settore immobiliare residenziale ed un surplus commerciale enorme (a circa l'8% del PIL) alimentato da una moneta ultra-economica.



Sacrificare i consumatori tedeschi per salvare il progetto europeo

L'apparente insensibilità del cancelliere tedesco deriva dal suo bisogno che Mario Draghi "faccia tutto il necessario" per salvare il progetto europeo. E Draghi ha bisogno della Merkel per salvare la stabilità finanziaria italiana. Alle prossime elezioni per il Bundestag, gli elettori tedeschi avranno la possibilità di respingere questa coppia. Le fonti di malcontento economico sono i risparmiatori su cui vertono tassi reali profondamente negativi, gli aspiranti proprietari di case, gli affittuari preoccupati circa la convenienza degli affitti e quegli individui che lottano per provvedere alla loro vecchiaia. E chi lo sa, potrebbe scoppiare una guerra commerciale USA/Europa, il cui catalizzatore sarebbe l'enorme surplus commerciale tedesco e l'euro a buon mercato. Ci sarebbero una miriade di potenziali vittime.

Anche così, non sarà facile per questi elettori insoddisfatti rovesciare lo status quo, dato che si confronteranno 7 partiti. Il meglio che possiamo sperare è una situazione di stallo. Ciò potrebbe verificarsi se vi sarà sufficiente reazione contro le "élite" di Berlino e Francoforte, le quali hanno promesso ai loro concittadini una protezione totale contro il pericolo economico dopo l'abbandono del Marco tedesco. Infatti è stato il leader della Bundesbank (il professor Otmar Issing), che Berlino ha mandato alla BCE, che ha formulato un quadro politico d'inflazione permanente (l'obiettivo d'inflazione al 2%) e che non si è opposto alla consuetudine dei policymaker di ignorare i sintomi monetari provenienti dai membri dominanti.

Molti cittadini tedeschi, soprattutto i lettori accaniti del Bild, mettono in discussione le motivazioni della BCE, sospettando che Mario Draghi abbia sottoposto il risparmio tedesco a tassi d'interesse reali fortemente negativi per salvare il governo italiano e le banche italiane. Professori di spicco provenienti da istituti di ricerca, sono d'accordo sul fatto che la BCE stia perseguendo una politica inflazionistica in modo da alleviare la crisi del debito nell'Europa meridionale.

Questo è l'incubo che temevano i pionieri tedeschi dell'Unione Monetaria Europea. E infatti l'attuale capo della Bundesbank lo scorso anno ha difeso la BCE contro gli attacchi di politici tedeschi (tra cui il ministro delle finanze Schaeuble) e della stampa riguardanti il gigantesco trasferimento di risparmio tedesco nell'Europa meridionale tramite la BCE.

Sia la BCE sia i capi della Bundesbank sembrano concordare che a volte la Germania debba accettare condizioni d'inflazione simili per il bene della stabilità monetaria. (Negherebbero che l'aumento dei prezzi sia sintomatico di un'inflazione monetaria, data la loro fissazione per le medie della zona Euro.) In particolare, sono del parere che prezzi e salari tedeschi dovrebbero essere elevati al di sopra del trend per un certo periodo di tempo in modo da ridurre il calo di quelli altrove, praticamente un modo per arrivare ad una sorta di "ri-equilibrio".



Segnali di pericolo economico ed un possibile contraccolpo politico

Non ci vuole granché per capire che i segni dell'inflazione monetaria si trovano sia nel cuore dell'Europa (Germania) sia nella periferia. Ciò comprende bassi spread di credito e gigantesche operazioni di carry trade che si sono formate in valute (fuori dai tassi negativi europei e dentro le valute estere), credito (fuori dal rischio di credito basso e dentro il rischio di credito alto) e premi di termine (fuori dai titoli di stato a breve maturità e dentro quelli a lunga maturità).

Qualsiasi inversione dei carry trade nel bel mezzo di un calo dei mercati finanziari globali, renderebbe vulnerabile l'élite tedesca, compresa l'Unione Cristiano-Democratica, il Partito Socialdemocratico e la Bundesbank, alla rabbia popolare in un periodo antecedente le elezioni. Senza una tale inversione vi sarebbe il rischio di una salita dell'inflazione, altro anatema per tanti elettori tedeschi, specialmente nel contesto di tassi nominali a zero o negativi. Il voto più forte contro l'élite è un voto per il partito Alternative per la Germania (AFD), oppure il Partito della Sinistra. Non c'è dubbio che i partiti principali cercheranno tutti di propagandare la santità delle scelte della BCE.

Prendere in considerazione l'esito di un voto anti-élite nei mercati della Germania significherà probabilmente prendere sul serio uno scenario in cui la grande coalizione (CDU/Unione Cristiano Sociale/SDP) perde la propria maggioranza parlamentare; l'SDP e l'AfD potrebbero arrivare a parimerito per il secondo posto (15-20% ciascuno del voto popolare) e la Sinistra in un range del 10-15%. Quindi potrebbe essere possibile che non esca nessuna coalizione di governo funzionale, innescando nuove elezioni.

CDU/CSU, per riconquistare il sostegno dell'AfD, potrebbero scaricare Angela Merkel e trovare un nuovo candidato cancelliere che allevi le rimostranze tedesche per quanto riguarda l'unione monetaria (e, naturalmente, l'immigrazione). Tanti voti per CDU/CSU in questa potenziale seconda elezione potrebbero significare la formazione di un governo con partner (forse FDP e Verdi) che stringerebbero un accordo di coalizione a patto di una revisione delle clausole monetarie nel Trattato di Maastricht. L'obiettivo sarebbe quello di invertire la "erosione costituzionale" dei primi due decenni delll'UME che hanno reso la Germania altamente vulnerabile all'inflazione ed ai trasferimenti fiscali indiretti.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: http://francescosimoncelli.blogspot.it/


venerdì 10 febbraio 2017

Il sogno di una notte di mezza età: la pensione





di Francesco Simoncelli


L'ambiente economico in cui ci troviamo ad operare le nostre scelte non è qualcosa che è possibile scindere dalle manipolazioni dei pianificatori monetari centrali. Purtroppo per noi, sebbene le scelte volontarie dei vari attori di mercato riescano a contrastare efficacemente la presunta onniscienza di suddetti ingegneri, la mano pesante dei loro interventi riesce pur sempre ad inficiare la completa validità delle scelte dettate dall'ambiente di mercato. In questo modo il futuro proiettato dalla lungimiranza degli attori di mercato viene distorto inevitabilmente dalla saccenza di un manipolo di individui che ritiene d'avere la formula magica per un Eden economico. Non è così e la persistenza della crisi economica, nonostante una pseudo-ripresa sventolata dai media mainstream, ne è la prova. Non esiste conoscenza nelle decisioni prese dai policymaker, bensì esiste l'asservimento a benefici di breve termine. Non esiste un piano per raggiungere la prosperità economica consono con le esigenze dei vari attori di mercato, esiste la convinzione di un manipolo di persone che l'economia nel suo complesso dovrebbe eseguire delle linee presumibilmente salutari dal punto di vista economico.

In sintesi, non esiste un focus ai bisogni dei vari attori di mercato poiché materialmente impossibile da realizzare; esiste invece la distruzione dei singoli piani individuali che avrebbero apportato miglioramenti significativi al futuro del panorama economico. Col passare del tempo questa distruzione erode progressivamente il bacino dei risparmi reali, andando a compromettere seriamente quelle attività che, in assenza d'intromissione centrale, avrebbero prosperato sfornando beni e servizi domandati genuinamente dalla popolazione e migliorando la divisione del lavoro. Invece le risorse economiche scarse vengono ridistribuite ad attività che le sprecano, incanalando la società lungo una strada costituita da un lento ed inevitabile declino, qualora tale meccanismo dovesse persistere.

In questo contesto va ad inserirsi uno dei temi che su questo blog è stato spesso riproposto. Perché? Perché rappresenta l'ultima colonna grazie alla quale il parassitismo dello stato viene ancora accettato. Sto parlando del sistema pensionistico pubblico. Esso si presume che metta da parte i soldi che i contribuenti pagano in tasse e li investa in titoli sicuri. L'obiettivo è quello di ottenere più soldi affinché si possano pagare quei contribuenti che vanno in pensione. L'immaginario comune, infatti, presuppone l'esistenza di una qualche cassetta di sicurezza in una qualche banca famosa che conserva i loro soldi fino alla pensione. Non solo, ma a ciò suddetto immaginario aggiunge anche la fantasia che tali soldi siano investiti in asset "sicuri" che alla fine renderanno un capitale maggiore. Alla fine non funzionano così anche tutti gli altri fondi pensione? Quelli privati probabilmente, ma quelli pubblici no.

Lo stato è l'unica istituzione talmente stupida nella società da prendere in prestito a breve termine e spendere a lungo termine. Alla fine questa consuetudine lo manderà in bancarotta, ma non perirà senza provare a sopravvivere un giorno in più. Questo significherà operare raid nei fondi pensione per decurtare le prestazioni che aveva promesso nel momento in cui riscuoteva i contributi. Il CBO degli Stati Uniti, ad esempio, prevede (in modo ottimistico) che entro il 2033 lo zio Sam sarà in grado di garantire solo i tre quarti delle prestazioni pensionistiche. Attenzione, perché qui stiamo parlando di cifre on-budget, visto che se si considerano anche quelle off-budget abbiamo a che fare con una bomba finanziaria ben oltre i $200,000 miliardi. Queste sono passività non finanziate nel presente, ovvero, passività di bilancio esistenti ora; ciò a sua volta vuol dire che i pianificatori centrali devono tirare fuori questa somma adesso e sperare che gli investimenti in cui verranno gettati renderanno, come minimo, il 5%. E questo solo per rendere sostenibile l'attuale quantità di baby-boomer che sta andando in pensione.




Secondo il Wall Street Journal i baby-boomer hanno risparmiato nei loro conti di risparmio circa $10,000 miliardi, ma se pensiamo che esistono circa 75 milioni di persone che ricadono in questa categoria, allora abbiamo a che fare con $133,000 a persona. Una cifra che difficilmente potrà sopperire a circa 20 anni di pensionamento. Senza contare che il panorama economico per i loro figli è diventato a dir poco duro. Inoltre la prima ondata di baby-boomer è andata in pensione nel biennio 2013-2014, e guardate cosa è accaduto nel contempo:




Esatto: i contributi in entrata non basteranno a sorreggere la quantità di prestazioni in uscita.




In passato i fondi pensione potevano "contare" su investimenti sicuri come le obbligazioni del Tesoro o le obbligazioni societarie con rating elevato. I rendimenti di questi titoli "sicuri" avrebbero aiutato i fondi pensione a far crescere i loro conti quel tanto che bastava per pagare i pensionati. Ma tutto questo è cambiato da quando la FED ha abbassato i tassi d'interesse e li ha tenuti inchiodati allo zero bound per quelli che sono ormai 94 mesi.



EUFORIA INGIUSTIFICATA

La FED, così come le altre principali banche centrali, ha sostenuto alacremente il settore finanziario dell'economia, presentando la tesi secondo cui un presunto "effetto ricchezza" a cascata si sarebbe materializzato nell'economia grazie alla trasmissione di presunta ricchezza reale dal mercato azionario/obbligazionario al resto dell'ambiente economico. Questa teoria, purtroppo, è tratta direttamente dal libro magico del keynesismo, secondo il quale non esistono mai bilanci che si possono saturare e la domanda aggregata è solamente una funzione monetaria. Indovinate un po' invece? La baldoria del credito facile terminata nel 2008, almeno per Main Street, ha fatto raggiungere alla maggior parte degli americani il livello di Picco del Debito. In questa condizione sono tornati a spendere alla vecchia maniera: in base al reddito corrente. Nonostante i pungolamenti da parte degli economisti keynesiani, la banca centrale ha fatto ben poco per migliorare l'occupazione reale o il consumo per la stragrande maggioranza degli americani.

Quindi il denaro di nuova creazione è rimasto principalmente intrappolato nel sistema finanziario, andando a gonfiare i prezzi degli asset. Le uniche realtà che hanno potuto godere di questa manna sono state quelle i cui asset finanziari sono stati comprati in massa. In questo modo le grandi imprese, invece di sviluppare settori cruciali per la produzione, hanno riciclato il denaro nei casinò finanziari del mondo, cedendo in ostaggio i loro bilanci alla speculazione selvaggia di robo-trader e amanti della leva finanziaria. Quindi la pseudo-ripresa di cui siamo stati testimoni nell'ultimo periodo è stata sostanzialmente una funzione dell'espansione del credito e dell'ingegneria finanziaria, uccidendo l'innovazione e spianando la strada ad un mercato drogato dal credito e disposto ad alzare l'asticella dell'azzardo morale ad un nuovo livello.

La prossima recessione segnerà quindi la fine dell'efficacia delle banche centrali di calciare il barattolo lungo la strada. Main Street, l'elemento motore dell'economia, non sarà in grado di diventare ancora una volta la discarica in cui scaricare pattume finanziario attraverso il credito facile per mandare avanti la baracca.




C'è una grande differenza tra una ripresa economica supportata dalla forza economica sottostante al contrario di un'inflazione dei prezzi degli asset derivante da iniezioni di liquidità. La prima è sostenibile, mentre quest'ultima è "sostenibile" solo finché ci sono bilanci puliti da saturare. Gli interventi delle banche centrali sono finiti, soprattutto perché c'è un limite al numero di bond che possono essere scambiati per contanti prima che il mercato del credito si inceppi del tutto. C'è anche un limite alla capacità del mondo di funzionare nel contesto di un ambiente permeato da tassi d'interesse negativi. L'economia non è un macchinario che può essere guidato dalla presunta lungimiranza di un manipolo di individui che presumibilmente possono muovere le leve monetarie in una banca centrale. L'economia è un complesso stratificato di decisioni individuali che mirano a migliorare il benessere e la vita degli attori di mercato. Ognuno di loro ha un piano specifico per giungere alla migliore conclusione che considera soddisfacente per la sua persona.

Infatti in un mercato privo di ostacoli la redditività delle imprese, ad esempio, deriva dalla loro capacità di soddisfare al meglio i desideri degli attori di mercato. Sebbene il valore sia nell'occhio del consumatore, l'imprenditore di successo è colui che riesce ad intuire ed anticipare questo valore in base ad un calcolo economico effettuato in base a fondamentali di mercato genuini. La progressione sociale, tecnologica ed economica derivante da questo assetto è decisamente elevata, perché se pensate ad esempio a quanto sia utile per voi un'automobile o il vostro portatile e moltiplicate questa utilità per tutte le persone nel mondo, il risultato eclisserà totalmente i profitti monetari registrati dalla varie imprese. Discorso diverso, invece, se di mezzo ci sono privilegi, protezioni, barriere all'entrata, sussidi statali, ecc. In questo panorama economico i benefici sono ad esclusivo appannaggio delle imprese coinvolte, perché non essendo in grado di soddisfare le necessità degli individui, si abbeverano alla fonte del monopolio statale per impedire alla concorrenza di spodestarle dal loro trono.

In un mondo come quello attuale, in cui il capitalismo clientelare è imperante, la spia del profitto non rappresenta più un segnale genuino che determina quale impresa debba "sopravvivere" e quale "perire", bensì rappresenta una corsa sfrenata a sfruttare gli aiuti statali ed è in questo modo che i pochi prosperano a scapito dei molti. E questo è particolarmente vero quando pensiamo al recente rally nell'azionario guidato dall'elezione di Trump. La sua inclinazione al protezionismo ed al clientelismo può benissimo far salire in borsa determinate società legate al settore industriale che potrebbe essere "stimolato" da una politica fiscale allentata, ma questo significa un arricchimento esclusivo ed artificiale di quelle realtà inondate dal denaro pagato in tasse dagli americani. I ponti e le autostrade in America non stanno crollando. È così che il mercato diventa un gioco a somma zero, in cui alcuni traggono profitto mentre altri vengono lasciati in condizioni peggiori.

Il rally nell'azionario ed il sentimento positivo lascerà profonde ferite all'interno del tessuto economico americano, soprattutto perché soffocherà lentamente quel tipo d'imprenditoria dedito alla soddisfazione dei desideri degli attori di mercato per prosperare, unico modo attraverso il quale passa una ripresa economica genuina e sostenibile. Man mano che i profitti diventano sempre più arbitrari e legati a favoritismi, anche quelle aziende che continuano a creare valore avranno più difficoltà a giustificare i loro profitti. Questa perdita di fiducia nella base etica del mercato eroderà il supporto per mercati veramente competitivi, confondendo le persone e facendole finire per supportare abomini sociali partoriti dalla pianificazione centrale.

Gli utili e l'aumento dei prezzi delle azioni in mercati veramente liberi, riflettono una creazione di valore reale connesso alla soddisfazione dei desideri degli attori di mercato. Gli utili e l'aumento dei prezzi delle azioni in un sistema di nazionalismo economico e clientelismo, riflettono la soddisfazione dei desideri di chi ha il potere politico. Le imprese e gli attori politici possono guadagnare più potere ed influenza, ma la maggior parte degli individui, molti dei quali hanno creduto alle loro parole suadenti in periodo elettorale, saranno i grandi perdenti.



LA PALUDE ITALIANA TRASCINERÀ A FONDO L'EUROPA

Sebbene mi sia focalizzato principalmente sugli Stati Uniti per portare avanti il mio punto, diamo anche un breve sguardo all'Italia e a come può rappresentare la goccia che farà traboccare il vaso europeo. Il seguente grafico è emblematico:




In esso è rappresentato il motivo per cui alla fine la BCE perderà il controllo della situazione europea. I front-runner, cavalcando inizialmente l'euforia fuoriuscita dalla stampante monetaria di Draghi, stanno tornando ad essere quello che erano una volta: bond vigilantes, araldi di morte della sconsideratezza fiscale baldanzosamente sfoggiata dagli stati. La crisi bancaria in Italia sta giocando un ruolo chiave in questa "resurrezione". Il problema principale è l'alto tasso di prestiti non performanti (NPL) del settore bancario commerciale italiano. Circa il 17% di tutti i prestiti delle banche italiane è in sofferenze secondo l'Autorità Bancaria Europea. La banca messa in condizioni peggiori è Monte dei Paschi di Siena, con €45 miliardi di NPL ed altri incagli.

Il fallimento dell'aumento di capitale del dicembre scorso la dice lunga sullo stato reale della banca senese, ed è per questo che lo stato italiano s'è fatto avanti per salvarla, sborsando €6.6 miliardi degli €8.8 miliardi necessari per tenerla a galla. Il 29 luglio dello scorso anno è risultata la peggiore nell'Unione Europea dopo gli stress test condotti dalla BCE. Da allora MPS è finita sotto la lente d'ingrandimento per la sua incapacità di gestire i suoi prestiti tossici. In virtù di ciò la BCE intimava l'urgenza di una "ricapitalizzazione", rivedendo le cifre iniziali di altri tre miliardi di euro dopo il fallimento della cordata di privati ed il fondo Atlante nel voler salvare MPS.

Il fatto che l'Europa sia tornata alla politica fallimentare dei salvataggi bancari, dopo che a Brisbane nel 2014 s'era deciso d'implementare il bail-in, rischia di far perdere molti soldi agli investitori e, soprattutto, rischia di erodere il pilastro su cui si fonda l'attuale sistema finanziario: la fiducia. Infatti quando MPS infine fallirà, perché questo è il destino delle doline finanziarie, altre banche italiane verranno colpite dal cosiddetto "effetto contagio" ed i €20 miliardi stanziati dal parlamento italiano per assistere le banche in difficoltà non saranno affatto sufficienti.

Non solo, ma questo "effetto contagio" non sarà contenuto alla sola Italia, perché, ad esempio, le banche degli Stati Uniti hanno un'esposizione superiore ai $2,000 miliardi nei confronti delle banche europee. Ciononostante stiamo già vedendo sotto i nostri occhi la prossima recessione prendere forma. Voglio dire, il fallimento della cordata di privati per la ricapitalizzazione, i soldi pubblici per salvare le banche, il ritorno dei bond vigilantes, lo stato pietoso in cui versano altre banche europee (es. Deutsche Bank, Banco Popolare in Spagna, ecc.)

Nel frattempo ecco cosa ha avuto il coraggio di dire Padoan: “[...] Ciò che ci distingue da molti interlocutori è la ricetta per perseguire l’obiettivo: mentre altri pensano che l’austerità sia il modo migliore se non addirittura l’unico per ridurre il debito, noi siamo convinti che l’enfasi debba essere messa sulla crescita e l’occupazione."

Quindi, ancora oggi, il fantasma di James Tobin ancora aleggia tra di noi. Non c'è da sorprendersi se tra i posti di comando ci siano economisti di stampo neo-keynesiano che ancora credono alla favoletta della vasca da bagno, rappresentata dalla nazione nel suo complesso, la quale deve essere riempita di domanda aggregata. In questo modo si raggiungerà il nirvana della piena occupazione e della presunta crescita economica. Se non sbaglio in periodo di presunta crescita economica il vate di questi cialtroni ricordava come il deficit dovesse essere ridotto piuttosto che aumentato. Invece ogni santissimo giorno si chiede flessibilità perché il mercato del lavoro è fiacco e bisogna raggiungere il PIL potenziale.

Secondo questi imbecilli economici ridurre la mole dell'interventismo dello stato nel settore produttivo della società equivale ad una bestemmia accademica. Soprattutto perché la loro misura di crescita preferita, il PIL, contiene la fantomatica G, ovvero, la spesa pubblica. In questo modo si può spacciare la storiella che c'è fiacchezza nei dati in entrata e quindi stimolare la domanda aggregata attraverso la spesa pubblica è un percorso auspicabile. Inutile dire che siamo di fronte ad una tautologia economica. La spesa pubblica sottrae risorse economiche scarse dal settore privato e le alloca in un modo avulso da un calcolo economico genuino, perché lo stato è incapace di rispettare le leggi economiche fondamentali. Non è in grado di operare un calcolo economico in accordo con le forze di mercato perché non deve comportarsi come una impresa per incamerare le proprie entrate, ad esempio.

Questo significa, a sua volta, che all'aumentare della distruzione delle risorse economiche scarse, finirà sotto pressione il bacino della ricchezza reale, impedendo ulteriormente l'emersione di una crescita economica genuina. Quindi, no, caro Padoan, una "vera" austerità (cosa mai vista finora), una diminuzione della spesa pubblica e delle tasse, è l'unico modo per permettere ai mercati di pulirsi e far emergere quelle realtà più in linea con le forze di mercato. Ma questo pare proprio non accadrà, soprattutto perché il mese scorso l'Italia ha ottenuto l'approvazione da parte della Commissione Europea affinché il governo italiano possa stanziare fino a €150 miliardi per le sue banche in difficoltà. Questo in un momento in cui il prezzo delle azioni Monte dei Paschi è crollato oltre l'80%.

Senza contare che se non dovessero bastare i fondi stanziati dal governo italiano, allora dovrebbe entrare in gioco l'Unione Europea stessa. Infatti se il parlamento tedesco dovesse accettare questa disposizione per salvaguardare lo status quo, questo significherebbe un maggiore peso sui contribuenti tedeschi che fino ad ora hanno rappresentato la garanzia collaterale dietro il progetto europeo.




Il piano di salvataggio statale per le banche italiane potrebbe essere un forte indicatore: il 2017 potrebbe essere l'inizio di un trend molto preoccupante per la zona Euro. Aggiungeteci la dolina finanziaria per eccellenza all'interno dell'UE, ovvero la Grecia, che continua a sprofondare nella melma dei prestiti-ponte, ed avrete ben chiara la lenta agonia che attende il futuro del progetto europeo. Monte dei Paschi non rappresenta altro che il domino che innescherà una nuova serie di salvataggi bancari e l'inizio della perdita di fiducia nell'infallibilità delle banche centrali.



IL SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ETÀ: LA PENSIONE

Dopo aver analizzato il panorama economico di questo inizio anno, possiamo tracciare un bilancio di quello che si trovano di fronte coloro che sperano di ottenere una pensione ed i manager stessi che gestiscono i fondi pensione. Questi ultimi, infatti, si trovano davanti la triste biforcazione di continuare ad investire in bond statali "sicuri" (ottenendo rendimenti incapaci di garantire le prestazioni future), oppure investire in asset più rischiosi (ottenendo rendimenti nel breve termine congrui coi piani di pagamento, ma esponendo la loro attività ad un rischio incompatibile con la loro missione). La FED, in questo modo, ha innalzato il livello di ferocia della sua guerra contro i risparmiatori, incoraggiando l'ambiente economico a ritenere un'opportunità quella d'investire in un mercato azionario drogato di credito a buon mercato.

Come abbiamo visto finora, l'euforia nel ristretto mondo finanziario è stata un parto delle banche centrali e del loro presunto "effetto ricchezza a cascata". Non c'è niente di genuino negli attuali fondamentali di mercato che possa giustificare il rally nel mercato azionario statunitense. Ed ora, per la terza volta in questo secolo, si sta cercando di vendere la balla agli investitori retail di un mercato azionario crescente all'infinito e di un ambiente economico senza una recessione per 207 mesi di fila. Non è un caso se i pesci grossi stiano vendendo azioni, scaricando il pattume azionario gonfiato dalla stampante monetaria ai cosiddetti "sciocchi più sciocchi". Di conseguenza questo è un pericolo per gli investitori retail, ma soprattutto per i fondi pensione.

È notizia recente che il rally azionario alimentato dall'elezione di Trump, abbia consentito ai fondi pensione di ridurre il loro fiume d'inchiostro rosso di $116 miliardi. Ora, sebbene questo fiume sia ancora nel range dei $414 miliardi e questi sono soldi necessari affinché si possano ottemperare a tutti gli obblighi pensionistici, il fatto cruciale è che suddetta riduzione è figlia di stime: maggiori aspettative circa rendimenti superiori dagli investimenti futuri. In sostanza questa gente si aspetta che il rialzo dei tassi d'interesse permetterà loro di tornare ad investire in bond statali con rendimenti decenti e che le azioni nei loro portfoli non incapperanno in perdite.

Gente, solo gli sciocchi si stanno bevendo la favoletta del Dow a 20,000 proiettato verso i 30,000. L'era della contabilità fantasiosa è destinata a concludersi in modo rovinoso, poiché ormai gli errori economici accumulati sono un quantitativo esorbitante. A nessuno è venuto in mente che se le stime di suddetta riduzione sono troppo ottimistiche, i fondi pensione dovranno mettere più soldi per proteggere le loro posizioni? Con quali prestiti in un mondo in cui sta vedendo un aumento dei costi dei finanziamenti? Davvero lo stato può permettersi il fallimento di uno di questi fondi e rischiare una rivolta per le strade? Con quali soldi può salvarli visto che la FED sta tirando il freno a mano?

L'unico modo che i pianificatori monetari centrali hanno per tamponare temporaneamente questa situazione è raddoppiare la posta in gioco, inglobando una quantità maggiore di azioni. Secondo il WSJ questo piano è proprio quello a cui stanno pensando le banche centrali.




Ma se questa strada verrà perseguita ulteriormente i tassi negativi faranno a pezzi ciò che rimane di Main Street e del bacino della ricchezza reale, mentre il mercato azionario alla fine sperimenterà una crisi della fiducia che renderà insolventi le banche centrali. E sebbene non possano diventare insolventi teoricamente, possono diventarlo praticamente.

Fortunatamente, in questo caos pianificato, per gli investitori retail e per coloro che aspirano ad avere un piccolo gruzzolo per la vecchiaia, ci sono ancora opzioni. Nel momento storico in cui ci troviamo la maggior parte degli investitori non ha capito che esiste un tempo per investire ed un tempo per proteggersi. Quest'ultima opzione viene presa in considerazione al margine quando si stilano i piani di portfolio, ed è comunemente affiancata da posizioni significativamente "propositive" nei confronti degli investimenti. Il caos monetario e politico di cui siamo testimoni ci ricorda come quello attuale sia un periodo storico in cui conta la protezione, poiché essa stessa rappresenta, ora, un investimento per il futuro. (Ovviamente non dovete prendere i seguenti consigli come un invito "sicuro" all'azione, bensì come integrazione alle informazioni che già avete in possesso, in modo da poter avere una panoramica a 360° riguardo a come muovervi in questa palude finanziaria.)

Di conseguenza il breve periodo offre grandi occasioni per posizionarsi short nei confronti del mercato azionario, soprattutto all'appropinquarsi del 15 marzo. In secondo luogo il proprio portfolio dovrebbe contenere come minimo un 10% d'allocazione in oro fisico. La proverbiale scritta sul muro è data dall'enorme esposizione che Russia e Cina hanno sfoggiato nei confronti dell'oro. Negli ultimi dieci anni la prima ha aumentato le sue riserve d'oro del 280% (da 386.5 tonnellate nel 2006 a 1,498.7 tonnellate nel 2016), mentre la seconda del 203% (da 600 tonnellate a 1,823.3 durante lo stesso periodo). Aumenti simili si sono visti anche in Turchia, Iran, Kazakistan, ecc.

In India l'appetito per l'oro fisico è aumentato in vista della folle tentativo del presidente Modi di scoraggiare l'uso del denaro contante. Con una produzione mineraria piatta, vendite in Occidente ormai esigue ed acquisti spropositati in Oriente, è solo una questione di tempo prima che la catena delle delivery salti una consegna generando una corsa all'oro. Il tutto nonostante le costanti manipolazioni di prezzo. Cosa guardare per individuare l'inizio di questa corsa? Innanzitutto il dumping dei titoli di stato dello Zio Sam da parte dei creditori esteri, i quali stanno lentamente sbarazzandosi del pattume obbligazionario americano. Lentamente perché sanno in cosa potrebbero incappare se smobilitassero tali investimenti tutti in una volta: una legge del 1977 permetterebbe al presidente statunitense di bloccare i conti di coloro che posseggono suddetti titoli.




L'altro indicatore è mostrato nei seguenti due grafici, dove vengono mostrati i possedimenti da parte di Cina e Arabia Saudita di titoli di stato statunitensi.





E, come abbiamo visto prima, gli acquisti d'oro sono aumentati. Ovviamente non è opportuno mettere le proprie fiches tutte in un'unica scommessa, poiché il mondo della tecnologia ci sta venendo incontro per apportare una buona dose di decentramento ad un ambiente economico pesantemente distorto dalle contorsioni dei pianificatori centrali. In particolare, un futuro promettente l'avrà Bitcoin, grazie alla sua caratteristica che permetterà agli individui di custodire la propria ricchezza in uno strumento che non solo ne manterrà il valore, ma lo aumenterà vertiginosamente man mano che l'esperimento monetario delle banche centrali fallirà inevitabilmente. Privacy ed anonimato permetteranno di avere per le mani una succulenta scommessa da cui trarre profitto nel futuro prossimo. Ciò servirà anche ad evadere i controlli di capitali che gli stati metteranno in piedi per controllare quanto più possibile la ricchezza degli individui e sfruttarla per sopravvivere ancora un giorno in più. Cina e India, e più in generale la lotta al contante, sono un monito da non sottovalutare; rappresentano le misure oppressive insite nel futuro economico dominato da una pianificazione top-down.

Al giorno d'oggi la capitalizzazione totale dei vari mercati finanziari totalizza i $300,000 miliardi, come possiamo vedere dal seguente grafico (il quale, però, non tiene conto dei mercati immobiliari, altrimenti staremmo parlando di circa $500,000 miliardi).




Quindi immaginate per un momento quando decine di migliaia di miliardi inizieranno a cercare un'alternativa agli investimenti canonici qui sopra raffigurati. Oro e argento hanno rappresentato porti sicuri, ma non è detto che gli investitori non cerchino alternative e vogliano differenziare ulteriormente i loro portfoli. E Bitcoin, in un mondo in cui gli stati si stanno affannando per restare in vita, può rappresentare oltre che un valido modo per emanciparsi dalle follie dirigiste, anche il punto di partenza verso quel decentramento verso cui il libero mercato ci sta proiettando.

Con una attuale capitalizzazione di mercato di $14 miliardi, immaginate cosa potrebbe rappresentare per il prezzo dei Bitcoin un flusso anche solo dell'1% dai suddetti $300,000 miliardi. Anzi, volendo essere "pessimisti", immaginate cosa potrebbe rappresentare per il prezzo di Bitcoin un flusso dello 0.1%. Un'infusione di $300 miliardi farebbe schizzare in alto la capitalizzazione di mercato di 20 volte, e dato che i bitcoin in circolazione sono limitati nell'offerta (circa 18 milioni, tenendo anche conto di quelli persi e di quelli ancora da minare), il prezzo si moltiplicherebbe per la stessa cifra. E anche se considerassimo un flusso di denaro dello 0.05%, staremmo parlando di un balzo in su di dieci volte.

Prestate quindi attenzione ai segnali, cari lettori e lettrici, e preparatevi adeguatamente alla prossima tempesta finanziaria, i cui venti stanno già soffiando nelle sale dei casinò finanziari. Fate in modo che il futuro dei vostri risparmi rimanga nelle vostre mani e non in quelle di enti terzi che lo dilapideranno.