di
Francesco Simoncelli
John Maynard Keynes è stato tenuto in grande considerazione per diversi decenni grazie al suo lavoro in economia all'inizio del XX secolo. La teoria che egli rese popolare nel tentativo di comprendere meglio la Grande Depressione, chiamata teoria keynesiana, rivoluzionò la politica economica: Keynes sosteneva una maggiore spesa pubblica e tasse più basse per stimolare l'attività economica , soprattutto durante i periodi di difficoltà economica. Successivamente, molto tempo dopo la sua morte, i suoi discepoli dissero che una performance economica ottimale potesse essere raggiunta attraverso una frequente "messa a punto" dell'economia, attraverso politiche monetarie e fiscali.
La prescrizione iniziale di Keynes si è trasformata in un'applicazione costante anche durante le lievi flessioni cicliche. Infatti in seguito alla crisi finanziaria 2007-2008, la minima turbolenza nei mercati ha costretto i pianificatori monetari centrali a ricorrere a rimedi keynesiani che un tempo erano riservati alle crisi serie. L'effetto è stata una dipendenza globale dallo stimolo economico,
ma il triste record di crescita dei Paesi che per anni, se non decenni, vi hanno fatto ricorso, indica che la sua presunta efficacia è diminuita, se non scomparsa. In realtà queste misure disperate hanno causato più danni che benefici, perché un'eccessiva dipendenza cronica da farmaci nel breve termine ha portato ad una grave malattia nel lungo termine. Ormai siamo arrivati al punto in cui, secondo la teoria (neo-keynesiana), abbassare i tassi d'interesse è un modo per prendere in prestito dalla domanda futura al fine di prevenire una recessione oggi; ma poi arriva la pratica e in particolar modo la stagnazione economica in Europa.
Quando i tassi d'interesse raggiungono lo zero, o peggio ancora finiscono in territorio negativo, è lecito ritenere che non ci sia più una domanda futura che possa essere anticipata nel presente. Quindi, dopo un po', se si vuole continuare a consumare oltre la propria produzione, l'unica soluzione è usare i risparmi del passato. Ad esempio, in Germania i tassi di lungo termine sono scesi dal 4,5% del 2007 allo 0,3% di oggi. Ora immaginate un fondo pensione tedesco, o compagnia assicurativa, i cui investimenti sono interamente in bund tedeschi. Inoltre immaginate che il 10% del portafoglio maturi ogni anno e che questo fondo pensione, o compagnia assicurativa, debba versare il 3% del suo valore ogni anno in prestazioni pensionistiche.
Tra il 2007 e il 2011 il rendimento sui bund si è attestato intorno al 3%, quindi il nostro ipotetico fondo pensione non ha avuto problemi. Tuttavia, dal discorso di Mario Draghi del luglio 2012, i rendimenti sui bund sono crollati e ora oscillano attorno allo 0,3%. Per il nostro ipotetico fondo pensione tedesco, il suo reddito da cedole obbligazionarie (0,3%) non è più sufficiente per coprire il pagamento annuale ai suoi pensionati (3%). Ciò significa che deve vendere obbligazioni e le prime che venderà saranno quelle con cedola più alta acquistate tempo addietro, perché sono quelle su cui il fondo ha fatto i maggiori guadagni in conto capitale. Ma vendendo questi strumenti il fondo riceverà in futuro cedole medie più basse, perché i proventi di queste vendite saranno investiti in obbligazioni di nuova emissione con un rendimento molto più basso.
Alla fine, il fondo pensionistico esaurirà le vecchie obbligazioni da vendere e l'unica soluzione sarà o iniziare a pagare le pensioni dando fondo al suo capitale, oppure ridurre drasticamente le sue prestazioni pensionistiche.
Quando i tassi di interesse raggiungono lo zero, dopo un po' i guadagni in conto capitale scompaiono e l'unico modo per mantenere il consumo è iniziare a consumare lo stock di risparmi.
Prendiamo la Francia come esempio: una delle cause scatenanti la protesta dei Gilet Gialli è stata la decisione del governo francese di fermare l'indicizzazione delle pensioni al tasso d'inflazione francese. Il livello basso dei tassi d'interesse significa che lo stock dei risparmi francesi è attualmente insufficiente a fornire adeguati rendimenti ai pensionati, quindi per sostenere il potere d'acquisto dei pensionati francesi, quindi l'unica opzione per il governo francese sarebbe stata quella di aumentare le tasse sui lavoratori. Ma una mossa del genere è sia politicamente che economicamente impossibile, dato il livello già elevato delle imposte dirette e indirette.
Una volta che viene raggiunta l'eutanasia del redditiero, le politiche keynesiane smettono di funzionare e come possiamo vedere le vittime principali sono i pensionati. E non solo per quanto riguarda i fondi pensione privati,
ma anche e soprattutto quelli pubblici. Attenzione, però, perché nonostante tutte le prove empiriche che abbiamo a nostra disposizione (nonostante lo sapessimo a priori), si sta facendo strada un nuovo tipo di pensiero: le banche centrali possono stampare tutto il denaro che vogliono per compensare le carenze di risparmio. La stampa di denaro affinché gli stati possano spendere anche quando i risparmi non consentono tali spese, ora si chiama Modern Monetary Theory, o MMT.
RIANIMARE KEYNES: A CHE PREZZO?
Il nome è già un ossimoro: non c'è nulla di
moderno in questa "teoria monetaria". Confondere la creazione di denaro
con la creazione di ricchezza è un dibattito vecchio di 300 anni, qualcosa di già dimostrato dai fallimenti di John
Law e dai saggi consigli di Richard Cantillon nel suo
Essay on Commerce. Per capire come la MMT sia semplicemente più della stessa cosa che finora ha fallito, è importante ricordare come funziona la politica monetaria convenzionale. Se una banca centrale pensa che i tassi d'interesse dovrebbero essere inferiori per incoraggiare la crescita economica, crea denaro e lo usa per acquistare obbligazioni statali da banche private. Queste ultime, a loro volta, concedono prestiti ad un tasso di interesse più basso, incoraggiando consumi ed investimenti. Se la banca centrale teme l'inflazione, opera il processo inverso. (Va notato che è
molto difficile capire quanti soldi creare o eliminare per raggiungere il delicato equilibrio tra prezzi stabili e crescita economica.)
La MMT trasferisce queste decisioni al parlamento. La banca centrale continuerebbe a creare denaro, ma il parlamento di una nazione determinerebbe quanto crearne. Il denaro creato
ex novo non passerebbe inizialmente dalle banche, ma dai destinatari dei vari programmi della spesa pubblica. L'inflazione continuerebbe ad essere una preoccupazione, data la mole di denaro che verrebbe creata, e la MMT ha una risposta:
le tasse. Nel mondo della MMT le tasse non vengono utilizzate per raccogliere fondi per le spese future, ma per "distruggere" denaro e bilanciare le spese precedenti. Inutile sottolineare come la MMT non eviti affatto il problema della (iper)inflazione.
I politici hanno scarsi incentivi a frenare le spese, perché esse portano benefici nel breve termine (prima delle elezioni) ad un costo nel lungo termine (dopo le elezioni). Né vi è ragione per supporre che i politici aumenteranno le tasse per bilanciare le loro spese. Le tasse sono sempre impopolari; la loro presenza può persino far deragliare il sostegno a politiche popolari. L'atteggiamento miope dei politici è il motivo per cui le economie forti stabiliscono l'indipendenza della banca centrale. Con la MMT avremo lo stesso risultato che abbiamo ora: la spesa supererà di gran lunga le tasse, ma con l'iperinflazione.
Inoltre tasse elevate generano poche entrate, perché riducono l'incentivo a fare tutto ciò che viene tassato: un'imposta sul reddito scoraggia il lavoro, un'imposta sulle vendite scoraggia gli acquisti, un'imposta sulle plusvalenze scoraggia gli investimenti, ecc. C'è un limite a quanti soldi lo stato può incamerare con le tasse e non è possibile bilanciare una spesa illimitata tassando solo i gruppi che sono i migliori ad evitare le tasse. Dal momento che non è possibile bilanciare la creazione di denaro senza restrizioni, tassando solo i ricchi, i politici saranno costretti a combattere l'inflazione con tasse più alte per tutti. Questi ultimi risponderanno di conseguenza, richiedendo più spese mentre i gruppi con interessi speciali vorrebbero esenzioni fiscali. Ancor più di adesso, la spesa pubblica rappresenterà la descrizione dello stato fornita da Bastiat: "Quella grande finzione attraverso la quale ognuno si sforza di vivere a spese di tutti gli altri".
Nel mondo della MMT, dato che il denaro viene creato dallo stato ed è in grado di stamparne quanto ne vuole, esso ha implicitamente il controllo su quantità illimitate di ricchezza reale. Se lo stato determina ciò che dovrebbe essere considerato come denaro e quale sarà il suo valore, ciò significa anche che imporrà il tasso di scambio tra denaro, beni e servizi. Ciò significa che i prezzi verranno stabiliti dallo stato e le forze di mercato verranno aggirate.
La teoria economica mostra che tale condotta conduce all'uso inefficiente delle risorse e, a sua volta, all'impoverimento economico. Un esempio a questo riguardo è il crollo dell'Unione Sovietica e l'incapacità delle economie pianificate, come Cuba e Corea del Nord, di sfamare la propria popolazione.
SOLO IL LIBERO MERCATO HA LA SOLUZIONE
La via d'uscita è più libero mercato, il motore di un aumento della produttività, degli standard di vita, della ricchezza real e della prosperità economica. La visione di un ordine anarco-capitalista con un'economia altamente produttiva e una società apolide è in netto contrasto con il sistema di governance socialdemocratico contemporaneo che marcia lungo una maggiore spesa pubblica, più debito pubblico, più burocrazia, più stagnazione produttiva/creativa e meno potere d'acquisto dei salari. Il fine ultimo di questo sistema non è la stabilità, la ricchezza e la libertà, ma la bancarotta, la miseria e la repressione.
L'agenda politica della democrazia moderna afferma che lo stato potrebbe prevenire e curare la disoccupazione, le crisi economiche, le recessioni, l'inflazione, la deflazione e la disuguaglianza e che potrebbe fornire istruzione, assistenza sanitaria e previdenza sociale per tutti. Le promesse di aumento dei redditi e dell'occupazione dominano le campagne politiche, eppure la politica non ha
mai soddisfatto queste affermazioni. Le politiche socialiste non funzionano perché distruggono la produttività e quest'ultima è la chiave della prosperità.
La risposta non è più interventismo statale, ma eliminare lo stato. Non sarà il socialismo democratico a salvarci, ma l'anarco-capitalismo.
Nuove innovazioni tecnologiche renderanno obsoleto l'apparato politico e consentiranno la privatizzazione delle funzioni dello stato, della pubblica amministrazione e del sistema giudiziario. Con la fine della politica di partito e del predominio statale monopolistico, la popolazione si scrollerà di dosso un peso finanziario colossale. In un mondo senza stato nel senso convenzionale in cui è inteso, il costo della vita sarà nettamente inferiore a quello di oggi ed i contributi obbligatori richiederanno solo una parte trascurabile del proprio reddito. La produttività sarà così alta che il potere d'acquisto degli stipendi eliminerà le ansie sulla sicurezza del posto di lavoro e il pagamento delle bollette.
Per evitare un nuovo totalitarismo, la risposta è più libero mercato e meno politica. Un sistema politico libero da politiche di partito, unitamente ad un ordine monetario basato sul mercato e alla disposizione privata del diritto e della sicurezza pubblica, ridurrà e infine abolirà lo stato come organizzazione monopolistica di dominio. Un ordine anarco-capitalista permetterebbe alle nuove tecnologie di eliminare la valanga di politiche e regolamenti pubblici che hanno soffocato la società fino ad oggi; eliminare in definitiva il sistema attuale inefficiente, corrotto, ingiusto e che nella sua essenza è anche antidemocratico.
Negli ultimi duecento anni, sin dalla rivoluzione industriale, la tecnologia ha trasformato profondamente l'esistenza umana. Nei prossimi decenni le innovazioni tecnologiche cambieranno il mondo ancor più di quanto accaduto negli ultimi duecento anni. Il libero mercato, insieme alla drastica riduzione dello stato e all'abolizione della politica, eliminerà quegli oneri finanziari che affliggono gli individui ed impediscono loro creare le basi di un ambiente economico prospero. L'intervento statale nella vita economica non porta alla prosperità, la quale invece può essere raggiunta solo da un costante smantellamento dello stato e dalla fine della politica.
IL RUOLO DELLE CRIPTOVALUTE
Ma quali sono le innovazioni tecnologiche di cui abbiamo parlato finora? Possiamo scorgerle sin da ora? Assolutamente sì e mi riferisco alle criptovalute. Bitcoin, nello specifico, potrebbe essere una via d'uscita, il modo migliore per prepararsi alla prossima recessione globale e al successivo reset della mole di debiti impagabili accumulati sino ad ora. Bitcoin è la
sensazionale criptovaluta decentralizzata che potrebbe essere la risposta al sistema bancario centrale, il quale da quando è stato creato non ha fatto altro che rendere ciclico l'alternanza boom/bust. Le prospettive economiche stanno diventando così tetre che,
come ci ricorda Macleod, esistono inquietanti parallelismi tra oggi e la Grande Depressione.
Il sistema che le banche centrali hanno creato si fonda su basi sabbiose e infine arriverà ad un
redde rationem;
in tal contesto il decentramento sarà la chiave per assicurarsi che una cosa del genere non debba mai più ripetersi. L'economia globale sembra andare bene, basta chiederlo ai media generalisti, ma tutto sta accadendo mentre uno degli indicatori economici di recessione
sta segnalando il proverbiale "allarme rosso". Una delle maggiori preoccupazioni è la crisi del debito, in particolare il debito sovrano, il quale a livello mondiale sta superando i massimi storici. A partire dal disastro del 2008, il valore nominale di tutte le forme di debito è aumentato di decine di migliaia di miliardi di dollari, poiché le banche centrali di tutto il mondo hanno sostenuto i bilanci dei cosiddetti "Too big to fail", le imprese hanno potuto accendere più prestiti per "promuovere la crescita" ed i consumatori
hanno speso più che mai. Il tutto mentre gli investimenti improduttivi e la Legge dei Rendimenti Decrescenti hanno continuato a far pagare dazio a quelle realtà che hanno deviato risorse reali scarse verso attività di mercato che le hanno sprecate.
La società occidentale
ha accumulato oltre $87,000 miliardi in nuovi debiti sin da allora, accentuando che gli stati e le banche centrali non hanno imparato dagli errori del passato.
La storia si ripete e pochi su questo pianeta hanno imparato le lezioni del passato. La situazione fiscale è insostenibile e la Federal Reserve
è stata messa a "scacco matto" dal sistema stesso che ha aiutato a creare. Le tecnologie non hanno lo stesso tipo di ciclo vitale degli esseri umani. Sono più simili alle specie, nascono e si evolvono lentamente con i loro habitat. La mania delle ICO ha raggiunto il picco nel marzo 2018, quando le startup blockchain rendevano $1,75 miliardi e il mercato ICO sembrava inarrestabile. A novembre tale cifra era scesa a $360 milioni. Oh, e il prezzo di bitcoin era sceso di circa due terzi. In realtà era inevitabile che scoppiasse, la mania, una necessità del processo di maturazione di questa nuova tecnologia. Ciononostante la stampa ha accolto questo processo come una marcia funebre, un corteo di persone disilluse da un qualcosa che sembrava promettere mari e monti e invece non ha lasciato altro che macerie. Una triste fine, potreste pensare, per tutti coloro che avevano speso tempo ed energie per studiare e cercare di capire meglio cosa fosse bitcoin e come funzionasse. Inutile girarci intorno: il movimento blockchain è morto.
Duecentocinquanta milioni di anni fa la Siberia vide l’inizio di eruzioni vulcaniche che con la loro lava alla fine coprirono un’area di 770.000 miglia quadrate e non si fermarono per un milione di anni. Si stima che il 96% delle specie marine e il 70% degli abitanti della terra si fossero estinti. È conosciuto come l’evento di estinzione del Permiano-Triassico. Ciononostante la vita è andata avanti, dopo molte prove e tribolazioni, ed eccoci qui a commentare la morte del movimento blockchain. Nella grande narrazione della vita sulla Terra, una catastrofe di proporzioni che non possiamo lontanamente immaginare è stata ridotta ad una pagina di
Wikipedia e ad alcuni documentari su
Discovery Channel. Col senno di poi siamo molto bravi a spiegare come una tecnologia ha cambiato il mondo. Pensate ad Internet. Pensate a come le auto abbiano sostituito i cavalli e a come anche l’uomo medio capisca di motori. Quello che non comprendiamo all’inizio, il disordine durante le transizioni, è la cosa davvero interessante.
Nell’ultimo anno un movimento è morto e sono stati piantati i semi di un’industria. Quando un gruppo di piccoli imprenditori indipendenti trova una nuova idea, spesso decide di far parte di una rivoluzione che sconvolgerà lo status quo. Niente di più vero con la tecnologia Bitcoin/blockchain. La sua natura, in cui gli individui possono fare a meno degli intermediari, ha spinto le persone a considerare le sue applicazioni come un elisir per qualsiasi problema politico nel mondo. Le persone hanno iniziato a sognare ad occhi aperti, sognare di abbattere vecchi ordini che disprezzavano. L’opposizione a questa tecnologia ci ha fatto vedere anche strani compagni di letto: i più ardenti gold bug ed i socialisti hanno visto minacciati i loro giocattoli preferiti. Le chiacchiere sui social media secondo cui la blockchain è o il fondamento di una società utopica o una grande truffa si trascineranno ancora un po', ma non ha più importanza ormai.
Anche il più recente scandalo intorno a Bitfinex non ha più importanza, e infatti il prezzo di Bitcoin ne è stato solo marginalmente influenzato. L'unica vera stablecoin è una ancorata all'oro,
come Ekon, le altre, quelle legate alle valute fiat, sono solo l'eredità che un mondo morente cerca di ancorare a quello nascente. KYC, riserva frazionaria, centralizzazione dei depositi, certificazione di terzi della presenza di riserve, ecc., sono tutti figli del mondo che Bitcoin è nato per sostituire.
Quello attuale è un periodo di transizione, di comprensione potremmo dire.
La tecnologia Bitcoin/blockchain cambierà il mondo, ma probabilmente non nel senso di cui è stato discusso negli ultimi anni. Alcuni dei “sopravvissuti” potrebbero avviare mega società che diventeranno nomi noti a tutti nel futuro prossimo; altri saranno assunti da banche di Facebook, Google o Wall Street che potrebbero andare a costituire lo status quo che hanno cercato di rovesciare. Quelle società li cambieranno e loro cambieranno quelle società. Tra 20 anni avremo una storia da raccontare e la sentiremo ripetere anche nei documentari: come è morto un movimento, da cui è nato un settore industriale nuovo che ha apportato miglioramenti alla vita di tutti i giorni e si è evoluto incenerendo gli scetticismi che ancora oggi stentano a scomparire. Un esempio recente è il
continuo travaso di bile di Roubini senza aver capito niente della tecnologia bitcoin. Equiparare bitcoin ad una bolla in generale è una cosa che ci si può aspettare da parte di chi non dispone degli strumenti di base per comprendere né la struttura del libero mercato, e quindi la scienza economica, né bitcoin. Queste equiparazioni sono equivalenti alla seguente di Paul Krugman, premio Nobel per l’economia:
“Entro il 2005 sarà divenuto chiaro che l’impatto di Internet sull’economia non sarà superiore a quello del fax”. Ricordiamoci quindi di questi articoli fra qualche anno, come oggi ci ricordiamo di queste parole di Krugman.
CONCLUSIONE
Il "lungo termine" cui Keynes faceva riferimento nei suoi scritti è infine arrivato e la maggior parte delle persone non è pronta ad affrontare le conseguenze di questa situazione. Infatti giustificare ad oltranza il keynesismo in tutte le sue assurde prescrizioni economiche, crisi economica dopo crisi economica, ha silenziosamente distrutto l'ultimo baluardo su cui si fonda la fiducia nelle autorità di pianificazione centrale: le pensioni. Durante la prossima recessione i fondi pensione, che sono già fortemente sottofinanziati, cadranno in un buco nero finanziario dal quale non potranno mai scappare.
Stati e città, molti dei quali emettono obbligazioni per coprire le loro spese, saranno declassati a spazzatura e il loro accesso al credito sarà pesantemente tagliato, a meno che non aumentino le tasse (economicamente impossibile) o taglino i benefit previdenziali (politicamente impossibile). Le città e gli stati più deboli
saranno costretti ad andare in default, gettando nel caos il mercato dei bond municipali e statali. Di fronte a un fallimento a cascata di una parte cruciale dell'universo del reddito fisso, le banche centrali reagiranno come hanno fatto nel 2008 accarezzando l'idea di seguire le idee della MMT.
A quel punto c'è una buona possibilità che la crisi si diffonda dalle pensioni alle valute fiat.
Sarà questa la molla che spingerà la maggior parte delle persone a rifugiarsi nelle criptovalute, oltre a perdere la fiducia nello stato per quanto riguarda le prestazioni pensionistiche, che come ci stanno insegnando
Venezuela,
Brasile e
Argentina sono l'unico modo affinché gli individui possano trattenere potere d'acquisto e libertà.