venerdì 21 giugno 2024

La libertà non è né di destra né di sinistra

 

 

di Richard Ebeling

Viviamo in un periodo storico in cui quasi tutti i partiti politici rappresentano la stessa ideologia: l'interventismo statale e la ridistribuzione obbligatoria. E questo vale anche per i media generalisti. Anche molti di coloro che dicono di aderire ad una visione “pro-mercato” finiscono solo per essere più “moderati” di fronte a regolamenti statali e di programmi di welfare.

Questo è il motivo per cui le etichette politiche hanno acquisito sempre più significato. Già negli anni '50 e '60 era una pratica comune nelle discussioni politiche riferirsi a persone di “sinistra” come socialiste o comuniste, e definire quelle di “destra” come fasciste o naziste.


La falsa distinzione tra “sinistra” e “destra”

I liberal americani erano considerati “di sinistra”, grandi sostenitori dello stato e in sintonia con il socialismo; i conservatori erano visti come “di destra” ed erano “pro-grandi imprese” e contro quelle “piccole” e di conseguenza molto vicini ai fascisti.

Queste distinzioni erano fuori luogo ed irrilevanti, perché la storia del ventesimo secolo ha dimostrato che sia coloro “di sinistra” sia coloro “di destra” erano solo due varianti dello stesso tema collettivista: entrambi favorevoli al controllo dello stato sulla vita sociale ed economica, con differenze istituzionali lievi.

I socialisti marxisti sostenevano la nazionalizzazione statale e la pianificazione centrale diretta su tutta la produzione, mentre i fascisti italiani e i nazisti tedeschi erano per la regolamentazione totale e la pianificazione di tutti i beni che rimanevano nominalmente in mani private.

Inoltre i marxisti parlavano di rivoluzione del movimento operaio internazionale, mentre fascisti e nazisti parlavano di guerre nazionalistiche e razziali. Socialisti e fascisti quindi credevano che il mondo era diviso in gruppi – classi sociali, nazioni, o razze – intrinsecamente ed inevitabilmente in conflitto tra loro. Non c'era posto per l'individuo e per l'esistenza al di fuori della tribù o della mandria sociale.

Oggi il fascismo di Mussolini e Hitler è una cosa del passato e anche il socialismo sovietico.


Il rifiuto della “sinistra” della libertà

Quello che rimane nel panorama politico sono quelli che si definiscono “liberal” (o “progressisti”) e “conservatori”, e che sostengono d'essere ideologicamente molto distanti gli uni dagli altri. Ma lo sono davvero?

A “sinistra” i liberal dicono che sono per le libertà civili e la libertà personale, ma continuano a sostenere una maggiore regolamentazione statale nell'economia, una ridistribuzione della ricchezza e varie forme d'ingegneria sociale per manipolare i rapporti umani e i relativi comportamenti.

Non spiegano mai come possa essere conservata la libertà personale e garantite le libertà civili se lo stato impone una psicopolizia per far rispettare una condotta e un linguaggio “politicamente corretti”, o se la società è divisa in gruppi razziali, etnici e di genere, ciascuno deve vedersi assegnato dal potere politico alcuni favori e privilegi a scapito di altri.

Né la libertà individuale può essere garantita quando lo stato tassa la ricchezza di alcuni per ridistribuirla agli altri considerati più meritevoli a causa dell'influenza ideologica o del peso politico. Allo stesso modo la libertà ha poco significato quando lo stato può sequestrare la proprietà della gente, regolare le loro imprese e l'industria, oltre a interferire con gli scambi pacifici e volontari che gli uomini e le donne accettano di effettuare per il loro reciproco miglioramento.

“La sinistra” continua a non capirlo: la libertà è una parola vuota se non viene rispettata la proprietà privata e se tutte le relazioni umane non si basano sul consenso personale.


Il rifiuto della libertà da parte della “destra”

Per quanto riguarda la “destra”, molti conservatori usano ancora la retorica della libertà individuale e la libera impresa, ma sotto la superficie troppo spesso si tratta di mera forma senza contenuto. Molti conservatori hanno rinunciato a contrastare e abolire lo stato interventista/sociale.

Hanno fatto pace col cosiddetto Big Government. Credono che le persone non possano essere svezzate dal paternalismo politico, quindi hanno adottato un obiettivo un po' più “modesto” per ottenere il controllo della macchina politica, per gestire lo stato sociale e usarlo per dirigere la società in modo “migliore” e più “virtuoso”.

Una cinquantina di anni fa i conservatori solevano raccontare ai loro avversari a sinistra: “Non si può legiferare la moralità”. Una condotta migliore non poteva che venire dal miglioramento dei singoli e attraverso le possibilità pacifiche nell'associazione volontaria.

È raro che un conservatore dica una cosa del genere, invece desiderano utilizzare lo stato per progetti d'ingegneria sociale, lievemente diversi da quelli dei loro avversari a sinistra. I conservatori si contendono il controllo dei consigli scolastici e dei programmi scolastici affinché la scuola imponga una mentalità diversa da quella che i “progressisti” vorrebbero implementare.


Non esiste una “bussola per la morale” attraverso la coercizione

Questi conservatori hanno dimenticato che non può essere promossa nessuna bussola morale, condotta virtuosa, o corretto senso di comunità attraverso la propaganda politica o l'indottrinamento governo-scuola. Le fonti di queste virtù sono la famiglia e gli amici, e, soprattutto, una filosofia morale d'individualismo e diritti individuali. Può solo sbocciare al di fuori del processo politico.

Inoltre troppi conservatori non vedono niente di sbagliato in interventi statali, sussidi e regolamenti, purché essi servano i loro interessi commerciali e il reddito personale. L'establishment conservatore considera le restrizioni commerciali alla concorrenza estera, i regolamenti che limitano rivali interni, i benefici fiscali per assicurare maggiore profitti ed i contratti statali, come la strada da seguire.

Così nell'America contemporanea della “sinistra” liberal e della “destra” conservatrice, il tema collettivista è ancora imperante: entrambi desiderano usare il potere dello stato per manipolare l'ambiente sociale ed economico.

Si differenziano per la loro concezione del mondo politico che vorrebbero veder realizzato, ma entrambi sono determinati a usare la coercizione statale per vedere realizzati i risultati che desiderano.


Ciò che chiede l'amante della libertà

Gli amanti della libertà non sono né di “sinistra”, né di “destra”. I liberali classici e i libertari rifiutano la moralità o la capacità della politica di modellare la natura umana o creare attraverso la forza un presunto “mondo migliore”.

Il liberale classico considera la libertà dell'individuo l'unico bene supremo. La funzione dello stato in una società libera è quello di affrancare tutti dal comportamento predatorio sugli altri. Lo scopo della legge e della polizia è assicurarsi che le più alte sfere dell'individuo siano protette: vita, libertà e proprietà acquisita onestamente.

Il pilastro della società etica è composto da relazioni umane basate sul consenso e sul comune accordo. Il libero mercato è l'arena naturale della libertà, in cui tutte le associazioni sono il risultato di una libera scelta e nessuno può essere costretto a essere lo strumento degli scopi di un'altra persona.

La società non è una gigantesca scacchiera, tanto per usare una metafora di Adam Smith, su cui l'ingegnere sociale muove le pedine per soddisfare il suo piacere politico. La società civile composta da esseri umani liberi è quella in cui formiamo associazioni volontarie.

La grande dicotomia politica, quindi, è tra coloro che sostengono la forza (e spesso in nome di “buone intenzioni” e “cause nobili”) e coloro che apprezzano la libertà (promuovendo una società prospera e giusta).

Per questo motivo la causa della libertà continua a superare la distinzione erronea tra “sinistra” e “destra”.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una “mancia” in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


giovedì 20 giugno 2024

La morte della fiducia: man mano che le istituzioni vengono svuotate dal loro contenuto, Bitcoin è la nostra unica speranza

 

 

da Bitcoin Magazine

Di recente ho pensato molto alla scommessa da $1 milione di Balaji Srinivasan secondo cui Bitcoin avrebbe raggiunto il milione di dollari a giugno, alla sua iperbole riguardo all'imminente iperinflazione del dollaro e alle sue riflessioni sui lockdown a livello digitale. Mi è sembrato tutto un po' inverosimile.

A questo proposito, mi ricorda Peter Schiff, un uomo che per decenni ci ha detto che il cielo sarebbe caduto sulle nostre teste e che il mondo sarebbe finito con il collasso di tutte le valute fiat; un uomo che rivendica la superiorità intellettuale rispetto agli “sciocchi” presso la Federal Reserve (nel frattempo l’economia globale va avanti e il collasso sembra, almeno per il momento, essere oggetto di clickbait su YouTube).

Io, per esempio, cerco di evitare questo tipo di pensiero. Sì, sono scettico riguardo alle previsioni di una catastrofe imminente, ma detto questo c’è un lato nascosto in questo modo di pensare che rivela una dinamica molto più preoccupante; una dinamica che è in rapida ascesa. Ed essa sarà molto più distruttiva, molto più catastrofica, di quanto potrebbe mai essere il presunto collasso della valuta fiat o l’avvento di una crisi bancaria globale.

Stiamo entrando in un’era in cui tutta la fiducia sta morendo e con la sua fine arriva anche la fine di... tutto. Certo, potrei pensare che Srinivasan e tutti gli altri catastrofisti abbiano perso la brocca, ma c'è qualcosa di magnetico nel potere delle loro riflessioni, non tanto per le previsioni in quanto tali bensì nell'attenzione e nell'eccitazione che attirano.

Nessuno si fida più di niente e di nessuno, e questo mi terrorizza.


LA MORTE DELLA FIDUCIA

L’elenco delle istituzioni di cui diffidiamo sempre più è, beh, infinito; e la profondità e l’ampiezza di tale sfiducia crescono ogni giorno.

Non credo debba fornire al lettore un’analisi approfondita della nostra perdita collettiva di fiducia in tutto e quindi, per brevità, ecco la versione ridotta.

Seguite i numeri e vedrete che la fiducia nel governo è ai minimi storici e continua a crollare. Che sia perché i nostri leader sono in realtà disonesti, egoisti, avidi, assetati di potere, lobbisti, o perché è così che vengono rappresentati dai media generalisti, i funzionari governativi e le istituzioni ormai godono di una totale e profonda sfiducia.

Una minoranza in continua erosione ha ancora fiducia nelle forze dell’ordine, forse perché ha parenti che prestano servizio nelle forze di polizia o perché il loro potere è sostenuto dalle macchinazioni della polizia e dei sistemi legali. Agli occhi della maggior parte delle persone gli agenti di polizia sono come ex-disadattati delle scuole superiori che hanno magicamente trovato il biglietto della lotteria della violenza dato che, in veste di poliziotti, possono maltrattare gli altri. Aggiungeteci la corruzione che permea ogni angolo delle forze dell’ordine e del nostro sistema giudiziario: non c’è da meravigliarsi se “f*****o la polizia” sia un ritornello culturale ormai popolare.

È interessante notare che sempre meno persone si fidano dei cosiddetti media generalisti; talmente pochi, infatti, che in realtà non esiste più qualcosa come un media generalista. Praticamente tutti i media sono diventati un’espressione di vetriolo ideologico, una danza teatrale volta a catturare una quota di mercato più ampia di disagiati neurologici; una bestia cinica nata e allevata per riempire le tasche di coloro che comandano queste fonti di disinformazione.

Pochi si fidano dei sistemi scolastici pubblici. Quella che una volta era vista come un'istituzione virtuosa, uno sforzo per il massimo bene, è stata divorata da ogni possibile gruppo d'interesse a propulsione ideologica; il vomito che ne è seguito ha dipinto un quadro dell’istruzione pubblica pieno di insegnanti pigri che insegnano a ragazzini sconsiderati.

Potrei andare avanti: dalle aziende corrotte e dai loro amministratori delegati corrotti ai leader egoisti, ipocriti e autoesaltati del lavoro organizzato; dagli attivisti ambigui che sollecitano la necessità di una corretta aderenza ai pronome ai leader religiosi, reazionari e manipolatori che cercano di riportare la nazione indietro di decenni, ecc. La fiducia sta svanendo in quell'etere in cui questi individui alimentano il loro fuoco e consolidano le loro narrazioni egocentriche.

Ma aspettate! Va meglio. Per ora, sovrapposto a questo panorama già desolante, fate ciao con la mano a ChatGPT, alla tecnologia deep fake, alle valute digitali delle banche centrali; date il benvenuto a cuore aperto all’ultima frontiera della fiducia, un mondo in cui discernere la verità dalla menzogna diventa praticamente impossibile.

Che schifo di mondo! Cosa fare, quindi?

Entra in scena Bitcoin.


BITCOIN E LA VERIFICA DELLA VERITÀ

Ho scritto diversi articoli su Bitcoin, esaltando le virtù di questa tecnologia davvero straordinaria. In tutti questi articoli chiedevo al lettore, anzi lo imploravo, di avere un po' di immaginazione nel considerare il futuro di Bitcoin. Qui andrò oltre: Bitcoin è la nostra unica speranza in un mondo sempre più senza fiducia, poiché all'interno del suo protocollo si trova la risposta a tutti gli enigmi posti da un mondo senza fiducia: la verifica della verità.

Quando suggerisco di avere un po’ di immaginazione, in realtà non sto chiedendo poi così tanto. Le scatole in cui viviamo, le lenti attraverso le quali vediamo la realtà, si sono evolute di volta in volta. Non è passato molto tempo da quando credevamo che la Terra fosse il centro dell’universo, che gli esseri umani non avrebbero mai volato, che i computer fossero la provvidenza della NASA. Le cose sono cambiate e sono cambiate velocemente. Internet pubblico è nato circa 30 anni fa, più o meno; ora guardatevi: è quasi impossibile immaginare cosa porteranno i prossimi 10 anni.

Quindi, perché Bitcoin? Perché questa tecnologia relativamente semplice (ingegnosa ed elegante, complessa e ricca di sfumature... ma comunque semplice) è la risposta alla rovina imminente che tutti dobbiamo affrontare se non siamo in grado d'innescare e riavviare il nostro motore di fiducia nazionale e internazionale?

È semplice: perché Bitcoin è la verità. A un livello più elementare, il protocollo Bitcoin – e le decine di migliaia di nodi che eseguono il software – verifica ogni singola transazione che avviene sulla sua catena. Nessuno ha il controllo. La parola nessuno dev'essere presa come un fatto. La verità è manifesta e verificabile sulla blockchain stessa. Innumerevoli nodi del tutto oggettivi rendono impossibile la falsificazione dei documenti. Bitcoin è quindi una verità inviolabile, immutabile, incontrovertibile.

Abbiate un po' d'immaginazione!

E se la rete Bitcoin, col tempo, diventasse lo strato base di questa cosa che chiamiamo Internet? Cosa accadrebbe se tutti i dati che passano attraverso questa rete venissero verificati e scrutati alla ricerca di falsità dai futuri miliardi di nodi di verifica? Nodi che diventano nativi dei dispositivi che utilizziamo per tutte le nostre comunicazioni e interazioni sociali/virtuali? E se sempre più persone, nel tentativo di credere in qualcosa, abbandonassero il mondo digitale cinico, sfruttatore e fetido che si è evoluto fino a oggi, e si unissero invece a una rete di verità inattaccabile?

Vedete, la promessa di Bitcoin non è quella di fungere da moneta solida in un universo monetario malsano; la promessa non è quella di creare un sistema bancario privo d'intermediari truffaldini e fraudolenti; no, la promessa è molto, molto più profonda.

La promessa di Bitcoin è che divorerà lentamente quella stessa bestia che ha dato vita alla sua necessità.

La fiducia è un imperativo umano, un imperativo sociale. Senza fiducia, ne consegue il caos. In un mondo in cui la fiducia nelle cose dev'essere sempre messa in discussione, la salute mentale ne soffre, i governi falliscono e il caos dilaga; l’illegalità e la violenza diventano la norma anziché l’eccezione. In un mondo senza fiducia l’isolamento e l’accaparramento sono visti come virtù piuttosto che come disadattamenti. In un mondo senza fiducia tutto crolla, le istituzioni crollano, i signori della guerra e i demagoghi emergono in un’ondata crescente d'incertezza e paura.

Ci stiamo muovendo verso un futuro come questo, verso un mondo come questo. Bitcoin è la nostra unica speranza. In Bitcoin esiste la possibilità che la fiducia possa essere ristabilita lentamente, non basandosi sulle parole, ma su un protocollo digitale universale che vaglia i fatti e arriva sempre, senza pregiudizi, alla verità.

Dobbiamo avere la fantasia per credere in questa possibilità. Questo è ciò che rende Bitcoin un faro di speranza, un raggio di luce che permea la foschia di una strisciante nebbia di resa.

Predico le virtù di Bitcoin perché oso sperare, per i miei pronipoti, in una comunità mondiale governata dalla verità, verificata dall'obiettività; un mondo in cui la fiducia costituirà di nuovo il nucleo della nostra esistenza.

Quindi a Srinivasan, a Schiff e a tutti gli altri catastrofisti dico: forse avete ragione, ma la verità è che l’unica via d’uscita da questa spirale distruttiva è attraverso una rinascita della fiducia e solo Bitcoin, realizzato al suo potenziale più alto e maestoso, può garantirla.

Basta solo immaginarlo.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una “mancia” in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


mercoledì 19 giugno 2024

La concorrenza in economia è diversa da una lotta darwiniana

La maggior parte delle persone considera il profitto come il risultato dello sfruttamento di alcuni su altri. Il profitto, però, non ha nulla a che fare con lo sfruttamento: riguarda l’uso più efficiente dei risparmi reali. Dovrebbe essere visto come un indicatore del fatto che essi siano impiegati nel miglior modo possibile o meno. Ovviamente un’espansione del bacino dei risparmi reali, il cuore della crescita economica e si manifesta attraverso i profitti, dovrebbe essere considerata il fattore chiave per innalzare il tenore di vita degli individui. Il profitto o la perdita possono essere accertati solo in un’economia di mercato in cui i prezzi dei beni e dei vari fattori di produzione sono stabiliti dall'interazione volontaria degli individui. Intuendo la discrepanza tra il prezzo di certi fattori di produzione e il valore potenziale che può emergere dalla loro trasformazione, un imprenditore la rimuove e quindi il suo premio è “il profitto”. Ma affinché un imprenditore possa realizzare profitti, deve anticipare le preferenze dei consumatori e di conseguenza investire in anticipo sulla propria idea. Attraverso la previsione accurata delle esigenze future dei consumatori, le aziende assegnano risparmi reali alla creazione di quell’infrastruttura che consentirà loro di soddisfare suddette esigenze. La pianificazione e la ricerca, tuttavia, non possono mai garantire i profitti, dato che diversi eventi imprevisti possono sconvolgere le previsioni. Gli errori, che portano a perdite, sono una parte essenziale degli strumenti di navigazione che dirigono il processo di allocazione delle risorse in un ambiente incerto. L’incertezza fa parte dell’ambiente umano e costringe gli individui ad adottare adeguate contromisure. Infatti profitti e perdite sono gli strumenti attraverso i quali i consumatori affidano la direzione delle attività produttive nelle mani di coloro che sono più adatti a servirli. Pertanto tutte quelle linee di politica intraprese per ridurre o confiscare i profitti compromettono questa funzione. In un contesto di interferenze da parte dello stato e delle banche centrali, la conseguente distorsione dei prezzi rende molto più difficile misurare se le imprese stanno realizzando profitti o meno. Di conseguenza diventa un compito arduo capire chi crea ricchezza reale da chi la spreca invece, andando a sconquassare la comunicazione imprenditori-consumatori e a intasare il panorama economico di errori che poi dovranno essere corretti.

____________________________________________________________________________________

 

di Gary Galles

Coloro che promuovono l’idea che il capitalismo sia un sistema “cane mangia cane” iniziano la loro storia in un mondo con una quantità di risorse fissa o “data”. Ciò ha senso se parliamo di specie non umane perché non espandono le risorse disponibili per gli altri della loro specie. Di conseguenza la concorrenza è solo dal lato del consumo, dove ciò che uno guadagna, l’altro perde. Tuttavia questo ragionamento presupporre un mondo di risorse “date”, il che è enormemente fuorviante se si prende in considerazione le persone.


Concorrenza volontaria nella produzione

La ragione è che in una società capitalista la concorrenza nella produzione precede quella nel consumo, e la concorrenza nella produzione è la chiave. Bisogna prima produrre affinché gli altri guadagnino le risorse necessarie a finanziare i nostri desideri di consumo. Poiché in un mercato libero tale processo dev'essere volontario, come affermò da Murray Rothbard:

Un essere umano guadagna solo servendone un altro [...] attraverso la cooperazione pacifica [...] attraverso lo sviluppo della divisione del lavoro e dell'investimento di capitale.

I mercati costringono le persone a competere innanzitutto nella produzione, a cercare modi per avvantaggiare gli altri come modi indiretti per avvantaggiare sé stessi, a differenza di coloro che cercano di consumare a spese degli altri invece. Come ha scritto Sheldon Richman:

la competizione che si svolge sul mercato non è, per la maggior parte, competizione nel consumo, ma piuttosto competizione nella produzione [...] competiamo per consumare competendo per produrre.

Nei mercati le persone competono e prosperano aumentando il valore dei beni e dei servizi prodotti più di quanto ricevono in cambio, soprattutto attraverso nuove idee e innovazione. E se io riesco a produrre un widget “nuovo e migliorato” per $10 e a venderlo per $11 a qualcuno che lo valuta a $12, altri riceveranno un valore maggiore nello stesso momento in cui traggo profitto dallo scambio.

Come George Reisman ha descritto il risultato:

L'essere umano, in virtù del suo possesso della ragione, può aumentare l'offerta di tutto ciò da cui dipendono la sua sopravvivenza e il suo benessere. Quindi [...] la competizione in economia in un ambiente capitalista è una competizione tra chi può aumentare maggiormente l’offerta di cose [...] offrendo i prodotti migliori e più economici che le loro menti possano ideare [...] nella creazione positiva di nuova e aggiuntiva ricchezza.

Un altro modo di dirlo è che nei mercati la concorrenza nella produzione premia coloro che meglio cooperano con i consumatori. Gli individui competono per consumare espandendo la produzione e la ricchezza per gli altri.


La cooperazione viene premiata

Nella competizione economica chiunque può offrirsi di collaborare a condizioni stabilite e accettabili. Tale processo premia coloro che sono maggiormente in grado di soddisfare i desideri dei consumatori, chiunque essi siano. La competizione supera le restrizioni erette contro coloro che si offrirebbero volentieri di cooperare a condizioni migliori, aprendo a migliori opportunità per coloro che saprebbero fare meglio se ne avessero la possibilità. Favorisce, quindi, coloro che sono più capaci di servire gli altri.

Inoltre i mercati forniscono una ricompensa speciale per produrre ciò che “le masse” vogliono e sono disposte a pagare, in modo che tali “benefattori” possano staccare un guadagno dato che forniscono grandi benefici agli altri e non a spese degli altri. In questo modo la concorrenza nella produzione è, di fatto, la principale forza edificante per i poveri, non un mezzo per calpestarli.

Il capitalismo inoltre ovvia alla necessità per coloro che vorrebbero servire gli altri di ottenere il permesso di produrre da parte di qualche pianificatore centrale. Poiché tutto ciò che serve per acquisire le risorse è convincere un numero sufficiente di investitori che un progetto è in grado di apportare benefici sufficienti ad altri, misurati in base ai profitti potenziali, ciò aumenta notevolmente la gamma di idee e approcci che possono essere testati sul mercato, il che aumenta l’intensità della concorrenza nella produzione a vantaggio di tutti i consumatori.

Inoltre la competizione nella produzione ha creato una cornucopia di investimenti, ricchezza e tecnologia che ci ha reso tutti più produttivi, per non parlare di tutti i miracoli medici che ora salvano persone altrimenti “non idonee”.


Concorrenza antidarwinistica

Per riconoscere l’importanza della concorrenza nella produzione volta a soddisfare i desideri degli altri, basta guardare alle imposizioni statali di tetti ai prezzi (come il controllo dei prezzi degli affitti) e alle restrizioni normative che prevalgono sui prezzi e sugli accordi di mercato volontari: in questo modo si capisce come indeboliscano la stabilità dei produttori e i relativi incentivi per fornire ciò che i consumatori desiderano.

Come ha riconosciuto anche William Graham Sumner:

Libertà significa la sicurezza data a ciascun uomo di [...] disporre dei prodotti esclusivamente come preferisce. È impossibile sapere donde si possa ricavare una definizione o un criterio di giustizia, se non la si deduce da questa visione delle cose; e se non è la definizione di giustizia che ciascuno possa godere del frutto del proprio lavoro e della propria abnegazione, qual è allora?

Tuttavia gli accaniti accusatori del capitalismo negherebbero alla gente questo frutto duramente guadagnato, pertanto la soluzione è nella libertà e nella proprietà privata:

lasciare che ogni essere umano conduca la propria vita a modo suo, garantendogli soltanto che qualunque cosa faccia in termini di industria, economia, prudenza, buon giudizio, ecc., ricadrà sul suo benessere e non sarà dirottata a beneficio di qualcun altro.

C’è un abisso tra la storia che ci racconta la pletora di critici “cane mangia cane” e il fatto che il capitalismo non abbia eguali quando si tratta di fornire beni e servizi più abbondanti, e quindi più economici, per tutti. Praticamente tutti sopravvivono meglio, rendendo la concorrenza nella produzione antidarwinistica. Infatti a differenza di una lotta darwiniana in cui gli altri (nel loro unico ruolo di consumatori) sono nemici, la concorrenza nella produzione rende i produttori i migliori amici dei consumatori.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una “mancia” in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


martedì 18 giugno 2024

Prolungare la guerra in Ucraina avrà solo conseguenze negative

Per quanto tutti gli occhi siano puntati in Ucraina, un altro potenziale fronte continua a ribollire in Georgia. È impossibile non preoccuparsene perché stiamo assistendo di nuovo allo stesso copione accaduto a Kiev nel 2014: ingerenza occidentale in un governo estero, destabilizzazione sociale e politica, rivoluzione colorata, iniziano a volare i proiettili e infine macchina della propaganda che mescola le carte sul tavolo per confondere i fatti della storia. E non crediate che quest'ultimo aspetto sia in qualche modo unico alla guerra tutt'ora in atto, è una macchina ben oliata in realtà che trae le sue origini nientemeno che dalla prima guerra mondiale e le scelte (consapevolmente) scellerate di Wilson. Da qui capite, cari lettori, il motivo per cui ci sono così tanti giornalisti con lo scolapasta in testa e troll sui social che, nonostante l'evidenza, continuano imperterriti a travisare volutamente i fatti della storia affinché possano fornire a chi legge una visione distorta delle cose. Tanto poi, dopo acqua passata sotto i ponti, si può sempre dire che era tutto falso... proprio come accadde con i Sisson Documents. Di conseguenza è fondamentale tenere d'occhio cosa accade in Georgia proprio per tenere la mente fresca e allenata, ricordando i fatti per come sono accaduti e, quindi, impedire ai propagandisti, sia dell'una che dell'altra parte, di tirarvi per la giacchetta con visioni polarizzate della realtà. Questo per ricordare, soprattutto, che l'attuale governo in carica è stato eletto per le sue posizioni filo-occidentali e per il suo “sogno” di aderire all'UE (da qui il nome Sogno georgiano), cosa che la stampa nostrana pare dimenticarlo e ribalta le cose. Questa rinnovata pressione sulla Georgia, tra l'altro, è qualcosa che arriva anche sulla scia della sua potenziale adesione ai BRICS e visto che i giochi in questa fase storica vertono molto sulla geopolitica, soprattutto quando si parla di BRICS e sfere d'influenza, tale flirt può aver indispettito chi si aspettava una dipendenza esclusiva solo da una parte della “barricata”. A tal proposito sono a dir poco “curiose” le voci che vogliono l'ex-Ministro della difesa, accusato di frode, circolare liberamente in Europa e alimentare le braci di una rivoluzione nel suo Paese d'origine per conto terzi.

____________________________________________________________________________________


di Connor O'Keeffe

La settimana scorsa il presidente Joe Biden e alcuni alti funzionari americani ed europei si sono incontrati in Normandia per partecipare alla cerimonia in occasione dell’ottantesimo anniversario dello sbarco in Normandia. In un paio di discorsi Biden lo ha definito come quell’operazione che, a suo dire, ha segnato l’inizio della “grande crociata per liberare l’Europa dalla tirannia”, prima di tracciare un collegamento diretto con la guerra in Ucraina.

Biden ha etichettato il presidente russo Vladimir Putin come un tiranno, il quale ha invaso l’Ucraina semplicemente perché “era deisderoso di estendere il suo dominio”; ha poi rinnovato uno dei suoi luoghi comuni preferiti, affermando che se l’Ucraina cade, il suo popolo sarà sottomesso, i suoi vicini saranno in pericolo e tutta l’Europa sarà minacciata dalle ambizioni di Putin.

Ma la rappresentazione occidentale di Putin come un tiranno deciso a conquistare l’intero continente europeo ha subito l'ennesima battuta d’arresto il mese scorso, quando è emerso che il presidente russo è interessato a fermare i combattimenti e a negoziare un accordo che riconosca le attuali linee del campo di battaglia.

Putin sta mostrando questo interesse anche se l’esercito russo è in una posizione forte e sembra destinata a diventare ancora più forte. La tanto attesa controffensiva ucraina dello scorso anno aveva lo scopo di cacciare le forze russe dall'Ucraina, ma dall’estate scorsa quest'ultima ha perso più territorio di quanto ne abbia guadagnato. Di recente i russi hanno persino avviato una nuova incursione nella città nord-orientale di Kharkiv, territorio che era già stato riconquistato dagli ucraini alla fine del 2022.

I campi minati, l’artiglieria e le bombe plananti della Russia non solo hanno impedito alle forze ucraine di avanzare, ma le hanno costrette a lottare per mantenere le loro posizioni lungo l’attuale linea del fronte. Nel frattempo la Russia ha incrementato in modo significativo la produzione legata alla guerra ben oltre a quanto visto dall’Occidente, il che, sebbene negativo per l’economia russa nel lungo termine, garantisce che l’intensità dei bombardamenti russi non cesserà tanto presto.

Allo stesso tempo il governo ucraino si trova ad affrontare una grave carenza di soldati che nessun aiuto straniero o trasferimento di attrezzature può alleviare. All’inizio di quest’anno il parlamento ucraino ha approvato una legge che mira ad aumentare i tassi di coscrizione, rendendo più facile per il governo trovare e identificare gli uomini idonei alla leva. Ma il problema persiste, portando i funzionari ucraini ad attingere alla popolazione carceraria del Paese, a tagliare i servizi consolari agli ucraini in età militare che vivono all’estero e a vietare agli uomini con doppia cittadinanza di lasciare l’Ucraina. Poiché l'offerta di giovani nel Paese sta scarseggiando, l'età media di un soldato ucraino è salita a quarantatré anni.

Ciò che rende la situazione dell’Ucraina ancora più tragica è la facilità con cui avrebbe potuto essere evitata. Un mese dopo l’invasione russa all’inizio del 2022, entrambe le parti avevano raggiunto un accordo in base al quale la Russia si sarebbe ritirata ai confini pre-invasione e, in cambio, l’Ucraina avrebbe accettato di non chiedere l’adesione alla NATO.

L’accordo avrebbe potuto porre fine ai combattimenti e dare a Kiev il controllo di tutta la terra che la Russia aveva appena conquistato. Ma secondo i negoziatori di entrambe le parti e i mediatori di alto livello dei vari Paesi che hanno facilitato i colloqui, i funzionari del Regno Unito e degli Stati Uniti hanno convinto gli ucraini ad abbandonare l’accordo e a combattere.

Da allora l’influenza dell’Ucraina sulla Russia è solo diminuita, molti ucraini sono stati uccisi o mutilati mentre la guerra si è trasformata in una brutale guerra di trincea. Nel frattempo la Russia ha rivendicato permanentemente la terra che aveva precedentemente accettato di restituire all’Ucraina.

Anche con le sue leggi sulla coscrizione, l’Ucraina non ha abbastanza soldati per sfondare le linee della Russia, ora pesantemente fortificate, e ancor meno per cacciare le forze russe da tutto il territorio rivendicato da Kiev. Finora gli ucraini sono riusciti a impedire ai russi di avanzare e di impadronirsi di tutto il territorio che Mosca ora rivendica, ma con il loro numero in diminuzione le forze ucraine non saranno in grado di mantenere queste linee per sempre.

Quindi accettare l’offerta della Russia di spostare questo conflitto dal campo di battaglia al tavolo delle trattative è certamente la migliore possibilità che l’Ucraina ha di mantenere il territorio orientale che ancora controlla.

Ma invece di coglierla, il governo ucraino e i suoi sostenitori in Europa e negli Stati Uniti hanno invece deciso di intensificare il conflitto con provocazioni sfacciate e strategicamente inutili.

Il presidente Biden e numerosi altri capi di stato europei hanno dato all’Ucraina il via libera all’uso delle armi della NATO per condurre attacchi all’interno della Russia; l’Ucraina ha colpito due radar strategici di allerta nucleare russi e ha tentato di colpirne un terzo più in profondità nel territorio russo.

E, come se ostacolare la capacità della Russia di intercettare un attacco nucleare non fosse stato abbastanza, gli Stati Uniti hanno poi testato due missili balistici intercontinentali nucleari, lanciandoli a quattromila miglia dalla California alle Isole Marshall.

L’escalation non è stata unilaterale. La Russia ha condotto esercitazioni simulando l’uso di armi nucleari strategiche in Bielorussia e ha inviato navi da guerra e un sottomarino nei Caraibi; i russi hanno anche intensificato i bombardamenti e gli attacchi aerei in Ucraina in risposta agli attacchi sul loro territorio.

Niente di tutto questo è necessario. Gli attacchi sul territorio russo non si sono tradotti in conquiste ucraine sul campo di battaglia e il radar di allarme russo colpito dall’Ucraina non era nemmeno mirato allo spazio aereo ucraino. Questa escalation non fa altro che prolungare la sofferenza del popolo ucraino, spingendo il mondo sempre più vicino a un catastrofico incidente nucleare. Invece di fantasticare di lanciare un’offensiva da Seconda Guerra Mondiale contro la Russia, Biden e i suoi amici nella NATO dovrebbero tornare alla realtà e, prima che sia troppo tardi, accettare di risolvere questo conflitto con le parole piuttosto che col cambiamento.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una “mancia” in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


lunedì 17 giugno 2024

I diritti di proprietà sono ciò che separa gli esseri umani dagli animali

 

 

di Gary Galles

Come persona che ha studiato politiche pubbliche per decenni, sono stato spesso colpito da quante persone sono talmente assuefatte dal loro ismo preferito da ignorare analisi contraddittorie e prove che confutano le loro tesi proprio sotto il loro naso.

Un buon esempio di questa ignoranza intenzionale è la frequenza con cui gli oppositori del capitalismo reiterano il mantra “cane mangia cane”, la “sopravvivenza del più forte” e la “legge della giungla” come arsenale retorico per portare avanti la loro sequela di calunnie.


Diritti di proprietà

La confutazione di tali affermazioni è disponibile nel libro più famoso della storia dell'economia: La ricchezza delle nazioni di Adam Smith, in stampa dall'anno in cui gli americani pubblicarono la Dichiarazione d'Indipendenza. È nel Libro 1, Capitolo 2, quindi anche un piccolo investimento in termini di tempo potrebbe portare il lettore fin lì. Inoltre una delle citazioni più famose di colui che molti chiamano “il padre dell’economia” (“Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio che ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro riguardo per i propri interessi. Ci rivolgiamo non alla loro umanità ma al loro amor proprio, e non parliamo mai delle nostre necessità ma dei loro vantaggi”) dovrebbe già scardinare le tesi contrarie al capitalismo.

Il problema centrale nasce dal rischio che si corre quando si usa una qualunque analogia o metafora. Due cose diverse vengono equiparate, ma quando ci sono differenze importanti nelle circostanze sottostanti, che portano a differenze sostanziali nel comportamento e negli effetti prevedibili, se ne può abusare per indurre le persone a concludere che sono uguali mentre in realtà sono molto diverse. Questo è il caso quando si descrivono le relazioni di mercato volontarie come una legge della giungla dove cane mangia cane.

Come scrisse Adam Smith, i cani non hanno diritti di proprietà, diversamente dagli esseri umani.

Nessuno ha mai visto un animale con i suoi gesti e le sue grida dire a un altro, questo è mio, quello è tuo.

Non hanno “le strutture della ragione e della parola” che consentirebbero loro di negoziare e stipulare contratti. Non effettuano scambi tra loro.

Nessuno ha mai visto un cane fare uno scambio giusto e deliberato [...] con un altro cane.

E i cani, di conseguenza, non producono l’uno per l’altro, traendo vicendevole vantaggio in base ai loro diversi talenti e specializzazioni. “[Per] mancanza di potere o disposizione al baratto o allo scambio”, essi “non contribuiscono minimamente alla migliore sistemazione e convenienza della specie”, e quindi ciascuno “non trae alcun tipo di vantaggio da quella varietà di talenti con cui la natura ha distinto i suoi simili”.


Espansione della produzione

L'assenza di qualsiasi titoli di proprietà nel regno animale, oltre alla loro capacità di scoraggiare le invasioni altrui, significa che non hanno la protezione dei diritti sulla proprietà privata che Herbert Spencer descrisse come “la dimostrazione che i deboli possono proteggersi dai forti” e John Locke definì la ragione come “la disponibilità degli esseri umani a unirsi e formare la società”. Ignorare il motivo per cui le persone si uniscono e formano una società è una differenza piuttosto difficile da ignorare quando qualcuno equiparare il capitalismo alla giungla.

L'assenza di scambi e di produzione per gli altri da parte degli animali crea un mondo a somma zero in cui ciò che uno vince, l'altro perde. La concorrenza limitata a tali circostanze può effettivamente essere una lotta feroce, “fai o muori”, ma questa non è la competizione nei mercati bensì la competizione della guerra, in cui gli stati competono per ignorare i diritti che altri stati cercano di garantire ai propri cittadini.

Le persone, protette dai diritti sulla proprietà privata e dal diritto derivato di contrattare, sono unite dai vari benefici che la produzione e lo scambio possono generare dalle nostre differenze di interessi e capacità. Invece di un gioco a somma zero, in un sistema capitalista la concorrenza di mercato produce un “gioco” a somma incredibilmente positiva in cui ognuno avvantaggia sé stesso trovando modi migliori e nuovi per avvantaggiare gli altri, cosa che George Reisman ha accuratamente descritto come una situazione in cui “il guadagno di uno è positivamente il guadagno di altri”.

E ciò avviene attraverso la capacità di creare e scambiare con gli altri, che come Smith scrisse è “comune a tutti gli esseri umani, e non si trova in nessun’altra razza di animali”, motivo per cui per l’essere umano “la maggior parte dei suoi desideri occasionali sono fornito da [...] trattati, baratto e acquisti”, che, a loro volta, “danno vita alla divisione del lavoro” e alla massiccia espansione della produzione che rende possibile un'espansione del consumo.


Cooperazione volontaria

Non ha senso descrivere la cooperazione volontaria, che deve rispettare i diritti degli attori di mercato, come una battaglia disperata per la sopravvivenza in cui “tutto è lecito”. Tale comportamento “io vinco, tu perdi” è riconducibile a risorse date e limitate, che non è la situazione che le persone affrontano in un sistema capitalista, il quale ha fatto più di ogni altra “scoperta” sociale per sostituire tale comportamento con possibilità vantaggiose per tutti. Nelle parole di Smith:

Tra gli esseri umani, [...] i geni più dissimili sono utili gli uni agli altri [...] dove ogni essere umano può acquistare qualunque cosa i talenti degli altri esseri umani possono realizzare.

A condizione che la proprietà delle persone di sé stesse e della propria produzione sia rispettata, facendo affidamento esclusivamente su accordi volontari, la produzione e lo scambio sono il processo attraverso il quale tutti guadagnano. E un tal mondo, uomo-servizio, è ben lontano da un mondo dove cane mangia cane.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una “mancia” in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.