giovedì 2 aprile 2026

Stablecoin: l'ancora di salvezza inaspettata per il dollaro

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La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.

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di Rowan Parchi

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/stablecoin-lancora-di-salvezza-inaspettata)

Al centro della finanza mondiale si pone ora un paradosso: il governo statunitense, nel tentativo di stabilizzare i propri mercati del debito, ha legittimato proprio quelle forze di libero mercato che stanno erodendo il suo monopolio sul denaro.

A metà del 2025 gli Stati Uniti hanno promulgato il GENIUS Act, il primo quadro giuridico completo per le stablecoin: dollari digitali emessi privatamente e interamente coperti, che si muovono istantaneamente su reti blockchain aperte anziché attraverso il sistema bancario regolamentato. La legge ha conferito legittimità ufficiale a un settore già in forte espansione, ma le sue conseguenze più profonde vanno ben oltre le crittovalute: ha trasformato coloro che emettono stablecoin in una nuova e affidabile categoria di acquirenti di debito pubblico statunitense.

In un momento in cui le banche centrali estere stanno riducendo le proprie partecipazioni in titoli del Tesoro americani e il peso fiscale è in aumento, questo flusso di domanda privata è diventato una vera e propria ancora di salvezza. Ed è proprio qui che risiede il paradosso: consentendo ai mercati privati di creare e far circolare dollari digitali coperti da titoli del Tesoro statunitensi, il governo federale si è assicurato un sollievo a breve termine dalle crescenti pressioni finanziarie, permettendo al contempo a una quota sempre maggiore del sistema del dollaro di evolversi al di fuori del suo controllo diretto.


Una base di acquirenti in calo e crescenti tensioni fiscali

Gli Stati Uniti registrano ormai deficit di bilancio persistenti – la differenza tra le spese e le entrate del governo federale – che superano il sei percento del PIL. Il pagamento degli interessi sul debito pubblico è diventato una delle voci di spesa più consistenti sul bilancio federale, al pari delle spese per la difesa e della previdenza sociale. Ogni aumento di un punto percentuale nel costo medio del debito comporta un incremento di centinaia di miliardi di dollari nelle spese annuali, riducendo le risorse disponibili per tutte le altre voci di spesa pubblica.

Per decenni le banche centrali estere, come quelle di Cina e Giappone, hanno contribuito a finanziare questi deficit acquistando titoli del Tesoro statunitensi, ovvero le obbligazioni a breve e lungo termine emesse dal governo federale per raccogliere fondi. Ora quest'epoca sta volgendo al termine. Entrambi i Paesi sono diventati venditori di titoli del Tesoro americani, utilizzando i proventi per difendere i tassi di cambio e sostenere le economie nazionali.

Quando gli acquirenti tradizionali si ritirano, gli Stati Uniti devono trovarne di nuovi. Senza una domanda costante, i prezzi dei titoli del Tesoro americani calano e i rendimenti (tassi di interesse) aumentano, il che incrementa i costi di indebitamento del governo federale e aggrava proprio il problema del debito che sta cercando di risolvere.

L'ultima risorsa a disposizione della Federal Reserve, la banca centrale americana, è quella di acquistare direttamente il debito pubblico utilizzando moneta di nuova creazione, un processo noto come monetizzazione. Questa strada, però, comporta rischi evidenti. Creare moneta per acquistare debito pubblico mina la fiducia nel dollaro, aumentando il rischio di svalutazione rispetto ad altre valute e facendo lievitare i prezzi interni. L'inflazione è, di fatto, la tassa occulta dello squilibrio fiscale.

Evitare, o quantomeno minimizzare, tale esito è diventata una priorità urgente. Un modo inaspettato in cui gli Stati Uniti lo stanno raggiungendo è attraverso l'ascesa delle stablecoin. Convogliando la domanda globale di dollari digitali nell'acquisto di titoli del Tesoro statunitensi, coloro che emettono stablecoin contribuiscono a finanziare il deficit pubblico, riducendo la necessità di nuova stampa di moneta da parte della Federal Reserve, stabilizzando silenziosamente le finanze americane e trasferendo al contempo una quota maggiore del sistema del dollaro in mani private.


Stablecoin: dollari digitali privati ​​coperti dal debito pubblico

Una stablecoin è essenzialmente una versione digitale del dollaro statunitense: un token che può essere detenuto, o inviato, come una crittovaluta, ma che ha sempre un valore di un dollaro. Le persone le desiderano per le stesse ragioni per cui usano il dollaro: stabilità, fiducia e accettazione globale. La differenza sta nel meccanismo di erogazione. Le stablecoin si trasferiscono istantaneamente oltre confine, vengono liquidate in pochi secondi e sono disponibili per chiunque abbia uno smartphone, anche dove l'accesso ai servizi bancari statunitensi è limitato, o inaffidabile. Per gli imprenditori nei mercati emergenti, i freelance pagati dall'estero, o le famiglie che inviano rimesse a casa rappresentano una forma di dollaro più veloce, economica e aperta.

Oltre a questi usi pratici le stablecoin fungono anche da ponte tra il denaro tradizionale e il più ampio mondo degli asset digitali. Forniscono la liquidità stabile, ancorata al dollaro, che mantiene in funzione i mercati delle crittovalute e consentono ad asset come Bitcoin di essere utilizzati come investimenti, o garanzie, senza la necessità del sistema bancario tradizionale.

A differenza dei depositi bancari tradizionali, che vengono prestati e sono solo parzialmente coperti da liquidità, le stablecoin sono completamente coperte: per ogni token emesso esiste un dollaro, o un buono del Tesoro statunitense (un'obbligazione governativa a breve termine), corrispondente detenuto in riserva. Questa distinzione è fondamentale. Il sistema bancario a riserva frazionaria permette a due parti di credere di possedere contemporaneamente lo stesso ammontare di denaro – il depositante e il debitore – e quest'illusione dura solo finché persiste la fiducia. Quando la fiducia vacilla, le banche si trovano ad affrontare corse agli sportelli e dipendono dagli interventi di salvataggio delle banche centrali. Le stablecoin evitano questa fragilità per loro stessa natura: i fondi di garanzia non vengono mai prestati nuovamente e il rimborso è immediato e trasparente.

Quando un utente invia dollari a una società che emette stablecoin come Circle (USDC), Tether (USDT), o PayPal USD la società acquista titoli del Tesoro statunitensi, o detiene liquidità di pari valore. Tali attivi generano interessi per l'emittente, mentre il token circola liberamente online. Al momento del riscatto del token, la società vende i titoli del Tesoro per restituire il denaro all'utente.

Il GENIUS Act formalizza questo modello. Richiede a coloro che emettono stablecoin di detenere riserve in “attivi sicuri e liquidi” – contanti o titoli di Stato a breve termine – verificate da audit indipendenti e pubblici. Agli emittenti è inoltre vietato fornire garanzie implicite da parte dello stato, o assicurazioni da parte della banca centrale.

L'effetto: ogni dollaro domandato in stablecoin si trasforma in un nuovo dollaro di domanda per i titoli del Tesoro americani. La crescente domanda globale di dollari digitali fa sì che i maggiori emittenti detengano collettivamente oltre $150 miliardi in buoni del Tesoro statunitensi (circa il 2-3% di tutti i titoli del Tesoro a breve termine in circolazione), una cifra paragonabile alle partecipazioni di un importante creditore estero. E tale cifra è in rapida crescita. Ai tassi di interesse attuali, queste partecipazioni generano miliardi di dollari di reddito per gli emittenti e forniscono una domanda stabile e insensibile alle fluttuazioni di prezzo per il debito pubblico statunitense.

In pratica, la sete mondiale di dollari digitali sta ora finanziando una quota significativa e crescente del deficit americano, volontariamente, in modo redditizio e senza alcuna direttiva da parte della Federal Reserve.


Perché è improbabile una CBDC statunitense

Tutte le principali potenze hanno esplorato l'idea di una valuta digitale della banca centrale (CBDC), un dollaro digitale emesso dal governo federale che sarebbe registrato direttamente nel registro della Federal Reserve. Per i policymaker il fascino è evidente: offre completa visibilità e controllo sul denaro. Una CBDC potrebbe consentire allo stato di visualizzare ogni transazione, tracciare ogni destinatario, congelare, o confiscare, fondi all'istante, bloccare pagamenti indesiderati, o persino far scadere il denaro per costringere le persone a spenderlo. La tassazione potrebbe diventare automatica; sanzioni e sussidi potrebbero essere applicati tramite codice informatico.

Per i pianificatori centrali questa soluzione sarebbe efficiente: uno strumento per garantire la perfetta conformità alle normative e stimolare l'economia in modo immediato. Per i cittadini significherebbe la fine del contante come strumento privato e l'inizio di una moneta programmabile il cui utilizzo dipenderebbe dall'autorizzazione. La privacy finanziaria, così come l'abbiamo conosciuta, svanirebbe.

Nonostante l'attrattiva del potere che offre, l'emissione di una CBDC statunitense rimane improbabile, non per la complessità tecnologica, ma perché la logica fiscale va nella direzione opposta. Il governo federale trae già enormi vantaggi dalla domanda privata per il suo debito, generata dalle stablecoin; una CBDC non genererebbe tale domanda. Sarebbe semplicemente un'ulteriore passività governativa in circolazione all'interno del sistema ufficiale, senza alcun effetto attrattivo sui capitali esterni. Le stablecoin, al contrario, attraggono i risparmi privati ​​globali e li reinvestono in titoli del Tesoro statunitensi, trasformando la domanda mondiale di dollari digitali in una fonte stabile di finanziamento per il deficit di Washington.


Dove porterà tutto questo

Se le stablecoin continueranno a espandersi, l'architettura del controllo monetario cambierà inevitabilmente. Per oltre un secolo la Federal Reserve, la banca centrale americana, ha guidato l'economia attraverso due strumenti principali:

  1. Aggiustamento dell'offerta di riserve (la base monetaria detenuta dalle banche) per incentivare o limitare i prestiti;
  2. Impostare i tassi di interesse per influenzare prestiti, spese e investimenti.

Entrambi gli strumenti si basano su un presupposto: che la maggior parte dei dollari circoli all'interno del sistema bancario regolamentato. Le stablecoin rompono questo legame: ogni token rappresenta attivi reali – titoli di Stato o liquidità – ma si muove su reti che operano al di fuori del controllo diretto della Federal Reserve.

Con la crescita di questo bacino di dollari “fuori dalle banche”, gli strumenti tradizionali della FED perdono di efficacia. Creare maggiori riserve presso la banca centrale non garantisce più credito quando individui e imprese possono detenere, o trasferire, dollari digitali in modo indipendente. L'aumento dei tassi di interesse può rallentare l'attività delle banche tradizionali, ma non nell'economia globale del dollaro digitale, che ormai si basa su una propria infrastruttura.

Questo non elimina completamente l'influenza della FED – che continua a impostare i rendimenti dei titoli del Tesoro, determinando la redditività dell'emissione di stablecoin – ma trasforma la politica monetaria da un controllo diretto a un coordinamento indiretto con i mercati. La FED diventa un attore tra i tanti in un ecosistema monetario aperto e che non controlla più completamente.

Nel lungo periodo questo cambiamento potrebbe segnare il primo passo di una più ampia evoluzione che porti ad abbandonare la moneta fiat – una valuta che esiste esclusivamente per decreto governativo – per orientarsi verso una moneta basata sul mercato, ovvero dollari che rimangono denominati in unità statunitensi ma circolano e si autoregolano attraverso istituzioni private e competitive.

Bitcoin approfondisce questa evoluzione. Grazie alla sua offerta fissa e all'indipendenza da qualsiasi stato, funge da copertura naturale contro l'inflazione e la cattiva gestione delle valute fiat. Oggi funziona principalmente come riserva, o garanzia collaterale, all'interno del sistema delle stablecoin, ma nel tempo potrebbe evolversi in una riserva di valore più ampia, un punto di riferimento solido e volontario per un nuovo ordine monetario digitale.

Più questo sistema si radica, più la sua logica diventa chiara: più Washington ritarda la riforma fiscale, più titoli del Tesoro dovrà emettere e più dipenderà dalla domanda globale di stablecoin per assorbirli. Ogni passo aumenta la dipendenza dalla moneta basata sul mercato e diminuisce il controllo centrale.

Tale dipendenza potrebbe rivelarsi una limitazione salutare. Impone disciplina a un governo che l'ha a lungo elusa e apre la strada a un'era di indipendenza monetaria, in cui il denaro appartiene nuovamente al mercato e non ai ministeri.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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