giovedì 9 aprile 2026

I Repubblicani alla Camera confermano ufficialmente che l’“Operazione Chokepoint 2.0” ha preso di mira le aziende legate a Bitcoin e alle crittovalute

L'articolo di oggi è decisamente importante perché ci dà conferma che le intenzioni delle amministrazioni Democratiche, così come le incrostazioni nello Stato profondo americano, avevano intenzione di arginare a tutti i costi l'ascesa di Bitcoin. La mia intuizione riguardo la sua origine, ovvero di matrice squisitamente americana, ha ancor più senso se si inquadra il contenuto del Genesis Block (tema economico + quotidiano inglese) e l'attuale guerra civile tra inglesi e americani. Potremmo dire che qualcosa si stava muovendo già da allora affinché si avesse a disposizione uno strumento utile contro un nemico invisibile, opaco e sfumato. E come si fa a rendere visibile, netto e definito un tale nemico? Lo si costringe a venire allo scoperto. A volte bisogna lasciar fare una mossa all'avversario affinché si possa contrattaccare con più efficacia... e probabilmente la “sconfitta” di Trump nelle elezioni del 2020 è stato proprio uno di questi casi. Infatti l'amministrazione Biden, attraverso le sue linee di politica, ha evidenziato tutti quei settori e punti di snodo di cui i NY Boys avrebbero dovuto occuparsi per iniziare il percorso di bonifica e repulisti americano. Bitcoin è uno di questi. La famosa “Operazione Chokepoint 2.0” non è stata altro che un tentativo di sopprimere una di quelle armi capaci di essere impiegate per rimuovere i “caselli” nella proverbiale autostrada dei flussi monetari e di investimento governati dalla City di Londra. Il nome stesso di suddetta operazione lasciava intendere l'intento di base, così come tutta la regolamentazione bancaria arrivata sulla scia del Dodd-Frank Act e successivamente Basilea III. L'obiettivo finale della compagine Democratica e dei loro mandanti oltreoceano a Londra e Bruxelles era quello di approvare una CBDC sul territorio americano e con essa avere l'arma per eccellenza con cui operare un haircut del debito pubblico. Ciò avrebbe annientato uno dei super poteri degli USA, ovvero quello di non essere mai andati in default per il proprio debito, e avrebbe rappresentato la vera fine del dollaro e della proiezione di potere militare all'estero degli Stati Uniti. L'euro digitale, lanciato in tempi più brevi rispetto a quelli dilatati di adesso, avrebbe raccolto i capitali in uscita dal Paese i quali avrebbero fornito il propellente strutturale per ristrutturare i debiti insostenibili di UE e Regno Unito. Il ritardo, adesso, di cui soffre l'implementazione dell'euro digitale è figlio proprio di questo piano che è stato mandato all'aria nel 2017 e forse potremmo addirittura dire il 3 gennaio 2009.

______________________________________________________________________________________ 


da Bitcoin Magazine

(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/i-repubblicani-alla-camera-confermano

I repubblicani della Commissione per i servizi finanziari alla Camera hanno pubblicato una relazione di 50 pagine che descrive dettagliatamente quello che definiscono un sistematico tentativo di debanking da parte delle autorità di regolamentazione dell'amministrazione Biden, soprannominato “Operazione Chokepoint 2.0”. 

Sebbene molti dei risultati – come le pressioni esercitate dalla FED, dalla FDIC e dall'OCC sulle banche affinché non investissero in crittovalute attraverso linee guida informali, e l'approccio della SEC “prima applicare le norme, mai emanarle” – fossero già noti, la relazione li inserisce ora a pieno titolo negli atti del Congresso.

La relazione individua almeno 30 entità che sono state di fatto “escluse dal sistema bancario” attraverso linee guida informali e pressioni di vigilanza. Queste imprese, sostiene la Commissione, sono state costrette ad abbandonare il sistema bancario statunitense senza l'adozione di provvedimenti formali.


Coercizione governativa, applicazione parziale e pressione privata, il tutto mentre si nega

Secondo la relazione la Federal Reserve, la Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC) e l'Office of the Comptroller of the Currency (OCC) hanno impiegato una serie di tattiche per influenzare il comportamento delle banche.

Tra queste figuravano lettere di “non obiezione”, lettere di “sospensione” e altre forme di indicazioni informali volte a dissuadere le banche dall'intrattenere rapporti con le società di crittovalute.

Nel frattempo la Securities and Exchange Commission (SEC) avrebbe adottato una politica del tipo “prima si applicano le norme, mai si creano regole”, ricorrendo a un'applicazione selettiva delle norme anziché a chiari quadri normativi per limitare le attività legate agli asset digitali.

La relazione mette in evidenza la SAB 121, una direttiva della SEC che di fatto ha impedito alle banche di offrire servizi di custodia per crittovalute.

La relazione delinea un quadro in cui le autorità di regolamentazione negavano pubblicamente qualsiasi pregiudizio nei confronti degli asset digitali, mentre in privato esercitavano pressioni sulle banche affinché interrompessero i rapporti con le società di crittovalute. La relazione afferma che, sebbene le autorità di regolamentazione abbiano costantemente negato di scoraggiare le attività legate agli asset digitali, le prove raccolte dalla Commissione mostrano un modello di pressione privata e coercizione informale.

I repubblicani della Commissione sostengono che queste azioni rappresentino una rinascita dell'Operazione Chokepoint, un controverso programma dei primi anni 2010 che utilizzava pressioni normative e reputazionali per dissuadere le banche dal servire determinati settori ad alto rischio.

La relazione afferma che le tattiche utilizzate contro le aziende di crittovalute riproponevano gli stessi metodi: indicazioni informali, aspettative di vigilanza poco chiare e avvertimenti sui rischi reputazionali.

“La mancanza di regole chiare, unita a un'applicazione aggressiva delle norme, ha creato un effetto dissuasivo sul settore degli asset digitali”, ha dichiarato un portavoce della Commissione. “Le aziende americane legittime sono state costrette a trasferirsi all'estero, o a chiudere i battenti, non per aver commesso illeciti, ma a causa di un eccesso di regolamentazione”.


Le aziende di crittovalute hanno faticato a mantenere aperti i conti bancari

La relazione include testimonianze aneddotiche di aziende che hanno avuto difficoltà a mantenere i propri conti bancari aperti nonostante avessero rispettato tutte le leggi applicabili.

Un dirigente ha descritto ripetute richieste di documentazione, improvvise chiusure di conti e vaghi avvertimenti da parte dei responsabili della conformità che citavano “incertezza” normativa.

Un altro ha raccontato di essere stato di fatto escluso dal sistema bancario statunitense dopo aver presentato una normale documentazione regolamentare.

I repubblicani in seno alla Commissione sostengono che questo contesto abbia soffocato l'innovazione e spinto le attività finanziarie a trasferirsi all'estero.

Chiedono al Congresso di invertire queste linee di politica, fornire indicazioni esplicite e garantire che le aziende di crittovalute legittime possano accedere ai servizi bancari senza timore di pressioni arbitrarie.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


Nessun commento:

Posta un commento