Come si suol dire, non tutto è oro ciò che luccica. Ed è così. Questo a sua volta significa che il gradiente di errori e inefficienze nel settore dell'IA è presente; ciò non significa, però, che esse siano superiori ai vantaggi. È una questione di bilanciamento, soprattutto in un ambiente economico, come quello americano, dove la FED si sta muovendo per proteggere la classe media piuttosto che affossarla. Di conseguenza il monitoraggio delle attività legate a questo settore è pressoché serrato e finché sarà in una espansione sostenibile non dovrebbe rappresentare una minaccia. Almeno non a livello economico. La preoccupazione più comune riguardo all'intelligenza artificiale è il suo consumo di risorse, principalmente elettricità e acqua. I detrattori sostengono che il consumo dell'IA sia pericoloso, eccessivo e superfluo. È vero che i modelli LLM consumano quantità considerevoli di elettricità e acqua, ma il consumo effettivo è molto inferiore a quanto comunemente si creda. OpenAI ha riferito che ChatGPT elabora 2,5 miliardi di query al giorno: 750 milioni di wattora al giorno e 650.000 litri d'acqua al giorno. Considerati singolarmente, questi numeri sembrano molto più allarmanti di quanto non siano in realtà. Se visti in paragone con altre tecnologie, la situazione cambia. Il confronto in termini di consumo idrico è ancora più sconcertante. L'US Geological Survey riporta che gli Stati Uniti consumano oltre 1.200 miliardi di litri d'acqua ogni giorno. Ciò significa che ChatGPT rappresenta circa lo 0,00000043% del consumo idrico giornaliero degli Stati Uniti. Se il consumo di elettricità e acqua dell'IA è motivo di preoccupazione, abbiamo una lunga lista di problemi ben più urgenti. C'è poi la preoccupazione per le risorse scarse: dato il dubbio valore dell'IA allo stato attuale, non dovremmo considerare la possibilità di limitarne l'uso per preservare le nostre risorse naturali? Non corriamo il rischio che la Terra “esaurisca” metalli preziosi o rari a breve? Ad esempio, l'USGS stima che ci siano tra le 54.000 e le 64.000 tonnellate metriche di oro in riserve sotterranee accertate, rispetto alle circa 210.000 tonnellate di oro estratte nel corso della storia. Allo stesso modo stima che rimangano 6,3 miliardi di tonnellate di rame, di cui solo 700 milioni di tonnellate estratte finora. Le risorse finite sono sempre una preoccupazione, ma la storia ci dimostra che i mercati sono abili nel gestire i vincoli e le carenze attraverso due metodi: il razionamento legato al prezzo e l'incentivazione di beni sostitutivi. Un esempio storico mostra questo meccanismo di mercato: tra il XVI e il XVII secolo il legno era di gran lunga la principale fonte di combustibile per il riscaldamento e la cottura. L'uso della legna da ardere era così massiccio che gli alberi divennero sempre più difficili da trovare e reperire. Il prezzo della legna nel 1620 era dieci volte superiore a quello del 1540. Con la progressiva diminuzione degli alberi, gli inglesi cercavano disperatamente un'alternativa più economica. All'epoca il carbone era già noto come potenziale fonte di combustibile, ma non era ampiamente utilizzato. Quando il prezzo della legna, però, salì alle stelle, divenne un'alternativa sempre più allettante. Grazie a ulteriori investimenti e innovazioni il carbone divenne più economico, più facilmente reperibile e alla fine sostituì la legna come combustibile. Oggi l'Inghilterra è di nuovo ricoperta di alberi e foreste. Ciononostante anche se l'impatto dell'intelligenza artificiale è minimo, e il rischio di esaurimento delle risorse naturali è basso, si dice che il suo funzionamento causi comunque danni ambientali. Questa, però, è una vecchia fallacia che ancora ci portiamo dietro e che presuppone l'intoccabilità della natura. Coem se gli esseri umani non si fossero evoluti e non avessero sconfitto lo stato di natura modificando l'ambiente! E questa fallacia è anche il cuore dell'ambientalismo da quattro soldi che ha soffocato artificialmente e consapevolmente lo sviluppo industriale europeo, soprattutto in quei settori energetici che in questo frangente storico sarebbero stati salvifici per il benessere della classe media europea.
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(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/lintelligenza-artificiale-non-rendera)
Nel 1935 la casa editrice Macmillan pubblicò un libro intitolato, Planned Society, curato dall'economista e giornalista americano George Soule. L'idea centrale era che la disoccupazione di massa, la depressione economica, l'instabilità finanziaria e la privazione materiale avessero tutte una soluzione: c'era bisogno che i migliori e i più brillanti arrivassero al potere con un nuovo piano per l'intera società.
Seguirono numerosi capitoli che esplorarono l'idea. Con il piano giusto il governo può produrre e distribuire cibo; può costruire tutte le case e gli appartamenti; può esercitare la principale influenza sui mercati dei capitali e quindi stabilizzare i cicli economici; può fissare i prezzi e garantire che siano corretti; può fornire standard di vita minimi per tutti, oltre a garantire istruzione e assistenza sanitaria.
L'intento del libro non era quello di replicare l'esperienza sovietica, che a quel tempo era già stata screditata. Gli slogan sui lavoratori rivoluzionari e sull'espropriazione degli espropriatori non erano di moda. Anzi, intellettuali e industrie influenti temevano seriamente tali atteggiamenti. La società pianificata descritta in quel libro doveva rappresentare l'alternativa.
Il presupposto di fondo – condiviso da quasi tutti gli intellettuali pubblici dell'epoca – era che sia la libertà che la democrazia avessero fallito. Avevano condotto al caos e alla divisione sociale. Queste idee antiquate – basate sul lasciare che la società si evolvesse da sola – erano profondamente antiscientifiche. Dovevano essere sostituite da nuove idee provenienti dalle università dell'Ivy League.
L'appellativo di “società pianificata” servì anche a sostituire il socialismo come programma politico. Perché il socialismo doveva essere sostituito? In primo luogo era politicamente perdente a causa dei disastri che si stavano consumando nell'Unione Sovietica. In secondo luogo tutte le classi sociali negli Stati Uniti e nel Regno Unito tenevano ai propri diritti di proprietà, alla religione e alla famiglia, e non avevano alcun interesse in un piano per rinunciarvi. In terzo luogo a quel tempo nessuno aveva una soluzione al fallimento economico del socialismo.
Per comprendere quest'ultimo punto, torniamo indietro di oltre un decennio, al 1920. L'economista Ludwig von Mises scrisse un saggio intitolato, Economic Calculation in the Socialist Commonwealth. In esso proponeva un punto di vista innovativo in contrapposizione alla teoria socialista. Si era generalmente dato per scontato che il socialismo fallisse perché gli esseri umani non sono angeli e, pertanto, non ci si può aspettare che lavorino per il bene di tutti.
Mises disse qualcosa di diverso: era felice di immaginare un mondo di persone con un forte senso di comunità, altruiste e che non avessero bisogno di incentivi monetari per lavorare e fare un buon lavoro. Persone felici di produrre, condividere e impegnarsi per il benessere di tutti. Diciamo pure che tutti gli esseri umani siano degli angeli: anche in tal caso il socialismo fallirà necessariamente per una precisa ragione tecnologica.
Il socialismo immagina di eliminare la proprietà privata del capitale, ovvero dei mezzi di produzione. Parliamo di acciaio, legno, tutti gli strumenti, i camion e qualsiasi altra cosa che non sia né una risorsa naturale né un bene di consumo. Tutto ciò sarebbe di proprietà collettiva. In questo modo, secondo le tesi socialiste, si potrebbe impedire che il valore fluisca ingiustamente dai lavoratori ai proprietari. Questo risponde alla tesi centrale di Karl Marx nel suo libro, Il Capitale, e a una lamentela costante dei socialisti fin dall'antichità.
Con la proprietà collettiva dei beni capitali, il mercato per questi ultimi scomparirebbe; di conseguenza non ci sarebbe più scambio di capitali, né prezzi per essi. Senza tali prezzi, verrebbe meno anche la contabilità dei profitti e delle perdite derivanti dal capitale. Ci ritroveremmo con enormi cumuli di beni che dovrebbero essere allocati attraverso metodi diversi dalla normale contabilità; ciò significa che la responsabilità spetterebbe ai pianificatori.
Quali segnali avrebbero i pianificatori? I prezzi sarebbero stati eliminati: non avrebbero accesso ai sistemi informativi sui bisogni della società. Non saprebbero se le risorse scarse di acciaio dovrebbero essere destinate a treni, camion, ponti, edifici, riparazioni di strutture obsolete, o alla costruzione di nuove. Non saprebbero se cotone e lana dovrebbero essere utilizzati per coperte, abbigliamento, biancheria da letto, o uniformi. Non avrebbero idea dei compromessi implicati in queste decisioni e nessun mezzo per valutare se avessero preso la decisione giusta.
E poi c'è il problema del cambiamento. Nel mondo reale tutto è in continua evoluzione: gusti dei consumatori, tecnologia, esigenze stagionali, demografia e talenti. Una società socialista gestita dall'alto non disporrebbe di alcun sistema di segnalazione per adattarsi a tali cambiamenti. La società rimarrebbe bloccata e la vita economica ristagnerebbe. Questo è il miglior risultato possibile; il peggiore è il caos più totale.
“Senza calcolo economico non può esserci economia”, scrisse Mises, “pertanto in uno stato socialista in cui la ricerca del calcolo economico è impossibile, non può esserci – nel proprio senso del termine – alcuna economia”.
Cosa sostituirebbe l'economia?
“Ci sarebbero centinaia e migliaia di fabbriche in funzione. Pochissime di queste produrrebbero beni pronti all'uso; nella maggior parte dei casi ciò che verrebbe prodotto sarebbero beni semilavorati e prodotti intermedi. Tutte queste attività sarebbero interconnesse. Ogni bene attraverserebbe una serie di fasi prima di essere pronto per l'uso. Nell'incessante fatica e nelle difficoltà di questo processo l'amministrazione centrale non avrebbe alcun mezzo per verificarne la correttezza. Non sarebbe mai in grado di stabilire se un determinato bene non sia stato trattenuto per un tempo superfluo nei necessari processi produttivi, o se lavoro e materiali non siano stati sprecati per la sua realizzazione”.
Infine: “Pertanto nella comunità socialista ogni cambiamento economico diventerebbe un'impresa il cui successo non può essere valutato né preventivamente, né successivamente. Si brancolerebbe nel buio. Il socialismo è l'abolizione dell'economia razionale”.
La tesi di Mises fu devastante per gli intellettuali europei e trovò conferma nell'esperienza sovietica. Nessuno riuscì a trovare una vera risposta fino a quando, a metà degli anni '30, l'economista polacco Oskar Lange non se ne occupò. Egli sostenne che i pianificatori centrali non avrebbero avuto bisogno di mercati reali, in quanto avrebbero potuto simularli con le aste. Lo stato avrebbe potuto assumere operatori finanziari per fare offerte e richieste, ottenendo così prezzi che i pianificatori avrebbero potuto utilizzare come informazioni per alimentare i loro piani.
Tale tesi fu ulteriormente sviluppata da F. A. Hayek, il quale ampliò il concetto di Mises in una teoria generale della conoscenza nella società. Tutti i sistemi sociali necessitano di informazioni per il coordinamento e la pianificazione, ma da dove provengono queste informazioni? Secondo Hayek le uniche informazioni affidabili sono connesse al tempo, al luogo e all'esperienza umana reale. Anche in questo caso ogni decisione economica si basa su speculazioni riguardo ai bisogni umani e alle incertezze future. I dati di cui abbiamo bisogno sono necessari per localizzare e diffondere, e spesso anche per incorporare tacitamente informazioni in abitudini, costumi e tradizioni.
I pianificatori centrali, disse, saranno sempre ignoranti rispetto all'intelligenza delle società che governano.
Negli anni Cinquanta i pianificatori elaborarono un nuovo schema che sembrava confutare tutte le precedenti critiche al socialismo e offrire una nuova via per organizzare una società razionale. Sostenevano che l'avvento dell'era informatica avesse reso la pianificazione socialista pienamente possibile. “Inseriamo il sistema di equazioni in un computer elettronico e otterremo la soluzione in meno di un secondo”, scrisse Lange. “Il processo di mercato, con i suoi macchinosi meccanismi di compensazione, appare così antiquato. Anzi, può essere considerato un dispositivo di calcolo dell'era pre-elettronica”.
Naturalmente quel sistema non funzionò. Il problema della conoscenza, chiarì Hayek, non era semplicemente una questione tecnica risolvibile con una maggiore potenza di calcolo. Era un problema di apprendimento e scoperta che richiedeva libertà d'azione, di scelta e di scambio per generare informazioni utili che si adattassero al cambiamento.
Avrete capito dove si vuole arrivare: innumerevoli pensatori si sono schierati a favore di una soluzione tecnologica al problema socialista del calcolo economico razionale e dell'uso oculato delle risorse.
Jack Ma, fondatore di Alibaba, ha scritto: “Nell'era dei big data, le capacità degli esseri umani di acquisire ed elaborare dati sono superiori a quanto si possa immaginare. Con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, o delle intelligenze multiple, la nostra percezione del mondo raggiungerà un nuovo livello. Pertanto i big data renderanno il mercato più intelligente e consentiranno di pianificare e prevedere le forze di mercato, permettendoci così di raggiungere finalmente un'economia pianificata”.
È la stessa arroganza che portò Vladimir Lenin a credere che risolvere il problema economico sotto il comunismo fosse facilissimo, finché non scoprì, due anni dopo essere salito al potere, che persino le torte erano sparite.
Lo stesso accadrà a chi pensa che l'intelligenza artificiale realizzerà i propri sogni. Lo sapete già: anche i dati migliori sono dati passati. Non forniscono una sfera di cristallo per il futuro. Sono inoltre profondamente soggetti a errori. Come tutti i sistemi pianificati centralmente, non offrono alcun meccanismo di adattamento alla realtà, nemmeno quando quest'ultima richiede a gran voce un cambiamento.
Non è incredibile? Per qualche ragione gli intellettuali sono sempre restii ad ammettere di non essere in grado di pianificare la società sotto alcuna bandiera ideologica, e che solo la libertà è capace di generare i migliori risultati sociali ed economici possibili. Le vecchie soluzioni dei diritti individuali e della libertà – i principi cardine dei Padri Fondatori americani – non solo hanno resistito alla prova del tempo, ma offrono ancora il modello migliore per il futuro.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
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