La traduzione in italiano dell'opera scritta da Wendy McElroy esplora Bitcoin a 360°, un compendio della sua storia fino ad adesso e la direzione che molto probabilmente prenderà la sua evoluzione nel futuro prossimo. Si parte dalla teoria, soprattutto quella libertaria e Austriaca, e si sonda come essa interagisce con la realtà. Niente utopie, solo la logica esposizione di una tecnologia che si sviluppa insieme alle azioni degli esseri umani. Per questo motivo vengono inserite nell'analisi diversi punti di vista: sociologico, economico, giudiziario, filosofico, politico, psicologico e altri. Una visione e trattazione di Bitcoin come non l'avete mai vista finora, per un asset che non solo promette di rinnovare l'ambito monetario ma che, soprattutto, apre alla possibilità concreta di avere, per la prima volta nella storia umana, una società profondamente e completamente modificabile dal basso verso l'alto.
____________________________________________________________________________________
(Versione audio della traduzione disponibile qui: https://open.substack.com/pub/fsimoncelli/p/il-sogno-tedesco-sullidrogeno-si)
La Corte dei conti tedesca (Bundesrechnungshof) ha smantellato la strategia governativa sull'idrogeno. Né sul fronte dell'offerta, né su quello della domanda, i risultati sono minimamente in linea con gli obiettivi politici. La Germania rischia l'ennesimo disastro causato dai sussidi.
Berlino è in preda ai postumi della crisi. La crisi economica in corso sta impietosamente smascherando le illusioni della cosiddetta transizione verde. Dopo il crollo della produzione di batterie – si pensi a progetti fallimentari come Northvolt, finanziati a suon di sussidi – la ritirata dell'industria dall'“acciaio verde” e il fallimento della transizione energetica sotto il peso dell'eolico e del solare, diventati pozzi senza fondo di sussidi, ora è sotto attacco anche l'altro grande progetto: la strategia dell'idrogeno.
La Corte dei conti esce allo scoperto
In una relazione recente la Corte dei Conti tedesca ha esaminato l'economia dell'idrogeno: un vero e proprio capolavoro di artifici politici. Dal 2020 il settore è stato inondato di sussidi, solo per il 2024 e il 2025 sono stati stanziati oltre €7 miliardi. Un bel po' di lubrificante per un motore che ha borbottato fin dal primo giorno e che ancora si rifiuta di partire.
Gli investitori privati, allettati dalle garanzie e dai prezzi sostenuti dallo stato, contribuiscono con oltre €3 miliardi all'anno. E qual è il risultato dopo cinque anni di finanziamenti costanti? A dir poco devastante. L'attuale produzione di idrogeno verde si attesta a soli 0,16 gigawatt; altri 0,2 gigawatt sono in fase di costruzione.
In altre parole: un mercato che praticamente non esiste, sta già consumando circa €8 miliardi all'anno, tra fondi pubblici e privati, come un buco nero.
Come sempre accade quando lo stato cerca di gestire centralmente settori complessi dell'economia, l'idrogeno in Germania sta diventando un cimitero di sussidi, e a pagarne il conto saranno i contribuenti. La Corte dei conti lo definisce educatamente “un rischio finanziario per il contribuente”, ma è molto di più.
La pianificazione centralizzata ha fallito... di nuovo
Sì, persino la Corte dei conti, essendo parte dell'apparato statale, segue il modello ideologico di Bruxelles. Eppure il verdetto è sorprendentemente chiaro. I revisori pongono due domande centrali:
- Con questa strategia la Germania riuscirà ancora a raggiungere l'obiettivo, ormai sancito dalla Costituzione, della neutralità climatica entro il 2045?
- Tutto ciò è economicamente sostenibile?
Un punto di critica fondamentale: il Ministero dell'Energia ha eliminato l'obbligo per le nuove centrali a gas di essere predisposte per l'utilizzo dell'idrogeno. Senza tale obbligo, viene a mancare un cruciale stimolo alla domanda.
Allo stesso tempo la rete centrale di idrogeno viene descritta come eccessivamente ambiziosa. Domanda e offerta sono completamente sfasate.
In altre parole: non esiste una domanda di mercato significativa per un prodotto ecologico sovraprezzato.
Chi l'avrebbe mai detto? La pianificazione centrale ha fallito miseramente ancora una volta.
In conclusione la Corte dei Conti vede il pericolo di un finanziamento statale permanente, con rischi di vasta portata per l'industria tedesca e, come sempre, con costi incalcolabili per i contribuenti.
In parole povere: stiamo assistendo alla nascita di un'altra nicchia per il capitalismo clientelare verde. Un asset sovraprezzato viene prodotto artificialmente nonostante non esista un mercato reale. Le aziende si stanno ritirando, lasciando dietro di sé un giudizio impietoso da parte dell'opinione pubblica sulla politica energetica tedesca: un voto di sfavore.
Un rimprovero notevole
La natura esplosiva di questa critica risiede nella sua fonte: la Corte dei conti (Federal Audit Office), un'istituzione solitamente indulgente nei confronti della cattiva gestione politica. Il fatto che la sua analisi sia così aspra dimostra la portata del fallimento delle linee di politica, lo spreco di denaro pubblico e l'eccessivo indebitamento contratto per imporre obiettivi politici.
E con l'aumento del debito pubblico, la Corte dei conti avrà molto più da fare. Solo quest'anno il nuovo indebitamento netto – includendo i cosiddetti “fondi speciali”, che non sono altro che debito riclassificato – ammonta a circa il 4,7% del PIL.
Se il governo tedesco sopravvive, l'economia rimane debole e il cancelliere Friedrich Merz resta in carica, il debito pubblico totale della Germania potrebbe raggiungere circa l'80% del PIL entro la fine del suo mandato.
Lo spazio per ulteriori iniziative di sovvenzioni ecologiche si sta riducendo rapidamente.
Senza industria, non si può raggiungere la scalabilità
La mancanza di sussidi non è l'unico problema. Un freno importante all'espansione dell'idrogeno è il crollo dell'industria tedesca, causato proprio dalle linee di politica riguardo la transizione verde. Bruxelles e Berlino non avevano previsto la fuga degli investimenti dovuta all'impennata dei costi energetici.
L'aumento della produzione di idrogeno richiede una domanda industriale, ma tale domanda sta svanendo.
Le linee di politica si muovono a tentoni, passando da un sussidio all'altro, spinte dalla disperazione di mantenere in vita progetti di riqualificazione urbana fallimentari. È uno spettacolo terribile, per ogni contribuente costretto a finanziarlo.
E il mondo degli affari ha già emesso il suo verdetto. Dopo che ArcelorMittal ha rinunciato a un sussidio di €1,3 miliardi per la produzione di acciaio verde a base di idrogeno, altri hanno seguito l'esempio: HH2E a Thierbach, il Gruppo Forsight, RWE, ritirandosi da uno dei più grandi progetti del Paese sull'idrogeno.
Nessuno vuole toccare questo coacervo di sussidi, non importa quanti nuovi prestiti Klingbeil e soci concedano.
[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/
Supporta Francesco Simoncelli's Freedonia lasciando una mancia in satoshi di bitcoin scannerizzando il QR seguente.


Nessun commento:
Posta un commento