giovedì 11 ottobre 2018

I supervisori europei stanno monitorando la liquidità delle banche italiane “con molta preoccupazione”





da Zerohedge


Con i rendimenti dei titoli di stato italiani che negli ultimi mesi sono arrivati ai massimi livelli in oltre 4 anni, il settore che è stato il più colpito è stato quello bancario, il quale ha perso un terzo del suo valore di mercato nei sei mesi successivi al picco di aprile.


Mentre i rendimenti più elevati tendono ad essere positivi per le banche locali, le quali possono guadagnare un profitto maggiore sul margine d'interesse netto, l'Italia negli ultimi anni è stata un caso emblematico in cui le cose sono andate "alla rovescia", in gran parte a causa delle massicce riserve di debito sovrano italiano nelle banche nazionali.

E, come ha scritto di recente Bloomberg, mentre i bilanci delle banche italiane sono molto migliorati dalla crisi del debito sovrano nel 2011, le banche hanno utilizzato gran parte dei fondi successivamente iniettati dalla Banca Centrale Europea per acquistare ancora più debito sovrano.

Come mostrato di seguito, le istituzioni finanziarie del Paese detengono di gran lunga il maggior numero di obbligazioni statali tra i creditori in Europa. In particolare, secondo i dati della BCE, le banche italiane detengono circa €375 miliardi di obbligazioni nazionali (o il 10% dei loro attivi) e l'impennata dei rendimenti, danneggiando il valore di tali possedimenti, erode i loro livelli di capitale rendendole particolarmente vulnerabili ad ulteriori aumenti.


Ciò significa che quando i prezzi dei titoli italiani crollano, come stanno facendo ora, ciò porta alla sottocapitalizzazione delle banche e, se il calo dei prezzi è abbastanza ampio, potrebbe addirittura portare all'insolvenza bancaria.

Di qui l'aumento dei prezzi delle azioni e l'aumento dei CDS al crescere delle probabilità di default.


Commentando questo problema strutturale che affligge le banche italiane, Luigi Zingales, professore di finanza presso la School of Business dell'Università di Chicago, ha dichiarato a fine settembre che "l'Italia si trova di fronte ad un circolo vizioso che può portare ad una crisi simile a quella del 2011". Peggio ancora, Zingales ha avvertito che "dal 2011 non è cambiato nulla a livello europeo" aggiungendo che "senza il completamento delle misure bancarie e di sostegno, l'Italia rischia una spirale negativa come accaduto nel 2011. L'incertezza sta facendo salire gli spread delle obbligazioni, influenzando così i bilanci delle banche ed il loro costo di finanziamento, e in ultima analisi la loro capacità di dare credito".

Ecco che ritorna la proverbiale spirale distruttiva.

Ora sembra che l'Europa stessa stia cominciando ad essere preoccupata perché, secondo la Reuters, le autorità europee di vigilanza bancaria hanno intensificato il monitoraggio dei livelli di liquidità delle banche italiane a causa delle turbolenze nei mercati dei giorni scorsi, cosa che ha provocato un forte aumento dei rendimenti dei titoli di stato del Paese.

E visto che l'Italia è l'unica nazione che, dopo la Grecia, corre il rischio più alto di una corsa agli sportelli bancarie, l'ultima cosa che l'UE vuole (o la BCE può permettersi) è innescare un panico bancario con la notizia che le banche ora sono "intensamente monitorate", così la Reuters ha citato una fonte europea di alto livello la quale ha affermato che "non c'è motivo di allarmarsi".

Naturalmente l'alternativa vuole che ci sia ragione di allarmarsi, e si formerebbero improvvisamente file per ritirare i propri depositi e risparmi e poi parcheggiarli in un qualche posto molto più sicuro.

Secondo la Reuters, il monitoraggio UE riguarda sia i depositi dei clienti sia il mercato interbancario, utilizzato dalle banche per prestarsi denaro reciprocamente senza richiedere garanzie collaterali, ha detto la fonte, aggiungendo che non c'è "nessun segnale di allarme".

Inoltre l'ampia liquidità fornita dalla BCE durante anni di politica monetaria ultraespansionistica sta proteggendo il mercato interbancario da qualsiasi tensione, hanno detto i trader di Milano.

Ancora più importante, le banche italiane non hanno visto alcuna fuga di depositi nonostante le recenti turbolenze sui mercati ed i prezzi delle banche in ribasso: a luglio i depositi nelle banche italiane erano a €2,390 miliardi, in calo da €2,410 miliardi a giugno.

Questo potrebbe cambiare presto se l'UE continuerà a scavare, spingendo la popolazione locale a chiedersi perché Bruxelles è così nervosa.

Nel frattempo l'Italia continua la disputa con l'UE sul suo bilancio, lo spread del debito sovrano continua a salire e gli analisti di Credit Suisse avvertono che uno spread superiore a 400 punti base non sarebbe sostenibile per le banche italiane. Secondo le stime, un ampliamento di 200 punti base a partire da fine giugno ridurrebbe in media il coefficiente patrimoniale dei creditori italiani di 66 punti base. E questo potrebbe innescare la necessità di un aumento di capitale, hanno detto gli analisti, incluso Carlo Tommaselli.


Per ora, il motivo principale per cui i depositanti locali sono rimasti ottimisti malgrado il calo dei prezzi delle azioni e l'accelerazione del declino della capitalizzazione, è che molti confidano che il capo della BCE, Mario Draghi, non permetterà mai che le banche italiane falliscano. Ma alla luce dell'attuale governo populista, può essere un'ipotesi ottimistica: dopo tutto, quale modo migliore per impartire al nuovo governo di coalizione una lezione se non lasciare che i rendimenti salgano ancora più in alto e mandino in bancarotta una o più banche, concentrando la rabbia pubblica sul governo Di Maio-Salvini?

Per ora la BCE si è rifiutata di giocare questo asso nella manica, anche se a giudicare dall'impennata dei rendimenti, non è intervenuta neanche con acquisti aggressivi. In agosto, Goldman Sachs ha sottolineato che le banche italiane spesso forniscono una fonte costante di domanda nei momenti di crisi, ma che il crescente rischio politico ed i cambiamenti normativi potrebbero renderle più riluttanti ad intervenire.

E la ragione principale di ciò è che, dopo 3 anni, il Q€ della BCE sta finalmente giungendo al termine.


Questo è il motivo per cui mentre gli ispettori dell'UE ritengono che non ci sia "nulla per cui allarmarsi", potrebbero voler vigilare attentamente per i prossimi 3 mesi, sempre più vicini al giorno in cui la BCE non monetizzerà più il debito italiano e non supporterà più le banche italiane. Non saremmo sorpresi se, pochi giorni prima della suddetta scadenza, inizieranno a formarsi le temute file di depositanti davanti le banche...


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.com/


mercoledì 10 ottobre 2018

Gli ingredienti di un “catalizzatore”





di Lance Roberts


Un mese fa c'è stato il decimo anniversario del crollo della Lehman Brothers. Naturalmente c'erano molti articoli che raccontavano il crollo e davano la colpa della "grande crisi finanziaria". Ma, come sempre, un "catalizzatore" è sempre colpa di varie inversioni piuttosto che delle azioni che ne hanno creato l'ambiente necessario. Nel caso della "crisi finanziaria", Lehman era il "catalizzatore" che ha accelerato una correzione del mercato già in corso.


Ho sottolineato il processo di topping e il punto in cui siamo usciti dai mercati. È importante sottolineare che, mentre il mercato stava dando ampi segnali che qualcosa stava andando male, l'analisi mainstream ha continuato a promuovere la narrativa di una "Goldilocks Economy". È stato a dicembre 2008 che è stato dichiarato lo stato di recessione, quando i dati economici sono stati rivisti negativamente.

Naturalmente il punto focale era la "Lehman" e la scusa era: "Nessuno avrebbe potuto prevederlo".

Ma molti invece l'avevano già previsto, soprattutto gli economisti Austriaci. Nel dicembre del 2007 abbiamo scritto: "Siamo probabilmente in procinto di entrare nella peggiore recessione sin dalla Grande Depressione."

Un anno dopo, sapevamo la verità.

Nel corso della storia, ci sono stati numerosi "eventi finanziari" che hanno devastato gli investitori. I maggiori sono segnati in modo indelebile nella nostra storia finanziaria: "The Crash Of 1929", "The Crash Of 1974", "Black Monday (1987)", "The Dot.Com Crash" e "The Financial Crisis".

Ciascuno di questi eventi era ritenuto l'ultimo. Ogni volta che veniva indicato il "colpevole", i mercati erano sicuri che il problema non si sarebbe più verificato. Ad esempio, in seguito al crash del 1929 furono istituiti la Securities and Exchange Commission e il Securities Act del 1940 per prevenire eventuali crash successivi separando banche e società di brokeraggio e alzando barriere contro un altro Charles Ponzi. (Nel 1999 è stata approvata una legge per consentire alle banche e alle società di brokeraggio di riunirsi, 8 anni dopo abbiamo avuto una crisi finanziaria e Bernie Madoff. Coincidenze?)

Con il senno di poi, il governo ha sempre agito per impedire ciò che si credeva la "causa" del precedente crash. Più di recente, leggi come il Sarbanes-Oxley e il Dodd-Frank Act sono state approvate in seguito ai crolli del mercato nel 2000 e nel 2008.

Ma più leggi non rappresentano la cura per la causa del crollo dei mercati. Le leggi affrontano solo il sottoprodotto visibile degli ingredienti sottostanti. Ad esempio, il Sarbanes-Oxley Act ha affrontato la contabilità e le segnalazioni difettose di aziende come Enron, WorldCom e Global Crossing. Il Dodd-Frank Act (il quale ora è stato in gran parte abrogato) riguardava principalmente il "comportamento cattivo" delle banche.

Mentre la contabilità difettosa e il "comportamento cattivo" hanno sicuramente contribuito al risultato finale, questi problemi non erano la causa dello schianto.

Di recente John Mauldin ha affrontato questo problema:
In questa impostazione semplificata, la legge di potere indica anche qualcos'altro: la conclusione sorprendente che anche il più grande degli eventi non ha cause speciali o eccezionali. Dopotutto, ogni valanga grande o piccola che sia inizia allo stesso modo, quando un singolo granello cade e rende la pila leggermente troppo ripida in un punto. Ciò che rende una valanga molto più grande di un'altra non ha nulla a che fare con la sua causa originale, e non a che fare con qualche situazione particolare prima che inizi a rotolare. Ha a che fare con l'organizzazione perennemente instabile dello stato critico, che rende sempre possibile che il prossimo granello inneschi una valanga di qualsiasi dimensione.

Mentre l'idea è corretta, questo presuppone che ad un certo punto i mercati crollino sotto il loro stesso peso.

Penso che in realtà le cose siano un po' diverse. Dal mio punto di vista ingredienti come azoto, glicerolo, sabbia e involucri sono perlopiù innocui e rappresentano un piccolo pericolo reale da soli. Tuttavia, quando vengono combinati insieme e viene applicato un processo per vincolarli, ci ritroviamo per le mani la dinamite. Ma anche la dinamite, sebbene pericolosa, non esplode immediatamente fintanto che viene gestita correttamente. È solo quando la dinamite entra in contatto con il catalizzatore appropriato che diventa un problema.

"Eventi di ripristino alla media", mercati orso e crisi finanziarie sono il risultato di un insieme combinato di ingredienti a cui è stato applicato un catalizzatore. Guardandoci indietro troviamo ingredienti simili ogni volta.



Gli ingredienti

Leva

In tutto l'ecosistema monetario, vi è un consenso sul fatto che "il debito non ha importanza" finché i tassi d'interesse rimangono bassi. Ovviamente la politica dei tassi d'interesse ultra-bassi amministrata dalla Federal Reserve è responsabile della "corsa a rendimenti decenti" e ha favorito una massiccia ondata di indebitamento negli Stati Uniti sin dalla "crisi finanziaria".

Il debito e la leva finanziaria di per sé non sono un pericolo. In realtà, la leva finanziaria è favorevole a prezzi più alti degli asset finché i tassi restano bassi e la domanda per altri asset rimane elevata.


Valutazioni

Allo stesso modo, le valutazioni elevate sono anche "inerti" a condizione che tutti i prezzi degli asset aumentino. Infatti le valutazioni crescenti supportano la tesi "rialzista" poiché le valutazioni più elevate rappresentano un crescente ottimismo sulla crescita futura. In altre parole, gli investitori sono disposti a "pagare" oggi per l'ulteriore crescita prevista.


Mentre le valutazioni sono un pessimo "indicatore temporale" per la gestione di un portafoglio nel breve periodo, le valutazioni sono il "grande predittore" dei rendimenti futuri degli investimenti nel lungo periodo.

Psicologia

Uno dei fattori critici dei mercati finanziari nel "breve termine" è la psicologia degli investitori. Con l'aumento dei prezzi degli asset, gli investitori diventano sempre più fiduciosi e disposti ad impegnare livelli crescenti di capitale per asset rischiosi. Il grafico seguente mostra il livello degli asset dedicati al contante, ai fondi del mercato orso e ai fondi del mercato rialzista. Attualmente il livello di "ottimismo rialzista" rappresentato dalle allocazioni degli investitori è al più alto livello mai registrato.

Ancora una volta, finché non avviene nulla di negativo, "il sentiment rialzista genera un sentiment rialzista" il quale è favorevole a prezzi degli asset più alti.


Possesso

Ovviamente l'ingrediente chiave è il possesso. Valutazioni elevate, sentiment rialzista e leva finanziaria sono completamente privi di significato se non vi è il possesso delle azioni sottostanti. I due grafici qui sotto mostrano sia i livelli di partecipazione azionaria di famiglie ed aziende rispetto ai precedenti punti della storia.



Ancora una volta, riteniamo che i crescenti livelli di possesso siano una buona cosa finché i prezzi aumentano. All'aumentare dei prezzi, le persone continuano ad aumentare il possesso di asset che, a sua volta, aumenta il prezzo degli asset acquistati.

Momentum

Un altro ingrediente chiave per l'aumento dei prezzi degli asset è il momentum. Man mano che i prezzi aumentano, aumenta anche la domanda per quegli asset che aumentano di prezzo cosa che a sua volta crea un'ulteriore domanda su un'offerta limitata di asset aumentandone i prezzi ad un ritmo più veloce. L'aumento del momentum favorisce l'aumento dei prezzi degli asset nel breve termine.

Il grafico qui sotto mostra il prezzo reale dell'indice S&P 500 rispetto alle Bande di Bollinger di lungo termine, le valutazioni, la forza relativa e la sua deviazione superiore alla media mobile a 3 anni. Le linee verticali rosse mostrano dove si trovavano i picchi in queste misure.




La formulazione

Come la dinamite, i singoli ingredienti sono relativamente innocui. Tuttavia quando gli ingredienti vengono combinati diventano potenzialmente pericolosi.

Leva + Valutazioni + Psicologia + Possesso + Momentum = "Inversione alla Media"

È importante sottolineare che, nel breve termine, questa particolare formula rimane favorevole a prezzi più alti degli asset. Naturalmente più aumentano i prezzi, più l'investimento diventa ottimistico, poiché diventa comune credere che "questa volta è diverso".

Mentre la combinazione di ingredienti è davvero pericolosa, rimangono "inerti" fino all'esposizione al giusto catalizzatore.

Questi stessi ingredienti erano presenti durante ogni crash nel corso della storia.

Tutto ciò di cui avevano bisogno era il catalizzatore giusto.

Il catalizzatore, o meglio la "scintilla che accendeva la miccia", era lo stesso ogni volta.



Il catalizzatore

Negli Stati Uniti la Federal Reserve è stata il catalizzatore di ogni precedente evento finanziario da quando è diventata "attiva" dal punto di vista monetario. Come mostrato nel grafico qui sotto, quando la FED ha intrapreso una campagna di rialzo dei tassi d'interesse, "brutte" cose sono accadute dopo.


Con la FED che dovrebbe rialzare i tassi altre 2 volte nel 2018, e ancor più nel 2019, è probabile che abbia già "acceso la miccia" del prossimo evento finanziario.

Sì, la correzione inizierà come nel passato, lentamente, in silenzio, e molti investitori presumeranno che si tratterà semplicemente di un'altra opportunità per "comprare durante i ribassi".

Poi all'improvviso, senza motivo, il rialzo dei tassi d'interesse scatenerà un evento legato al credito. Il sell-off guadagnerà trazione, il sentiment si invertirà e mentre i prezzi diminuiranno, le vendite accelereranno.

Poi ci sarà una seconda esplosione quando inizieranno le margin call. Quando ciò accadrà, inizierà un ciclo di liquidazione forzata. Quando gli asset vengono venduti, i prezzi diminuiscono. Con l'ulteriore calo dei prezzi, si attiveranno ulteriori margin call che richiederanno ulteriori liquidazioni. Il ciclo di liquidazione continuerà fino all'esaurimento del margine.

Ma il rischio per gli investitori non è solo un calo del mercato del 40-50%.

Mentre un tale declino, di per sé, devasterebbe l'80% della popolazione, che al momento è tristemente poco preparata per la pensione, scatenerebbe anche una serie di crolli correlati in tutta l'economia: una corsa per liquidare i propri possedimenti di asset sopravvalutati e rischiosi.

La vera crisi arriva quando arriverà una "corsa agli sportelli delle pensioni". Con un gran numero di pensionati già in attesa di ritirarsi dal mondo del lavoro, il prossimo declino nei mercati probabilmente stimolerà la "paura" che i benefici andranno persi del tutto. L'attuale sistema pesantemente sottofinanziato sarà travolto da una debacle di proporzioni epiche in un momento in cui i prezzi degli asset staranno calando. Richiederà un massiccio piano di salvataggio del governo per tamponarla.

Ma non finisce qui. I consumatori sono ancora una volta fortemente indebitati a causa dei prestiti auto subprime, mutui e debito degli studenti. Quando arriverà la recessione, la riduzione dell'occupazione danneggerà ulteriormente ciò che rimane del risparmio personale e della capacità di consumo. La crisi aumenterà la pressione su un sistema di welfare governativo già gravato da un numero insufficiente di persone paganti, poiché andranno  a rimpolpare il bacino crescente di baby-boomer. Sì, saranno necessari ulteriori finanziamenti governativi per risolvere anche questo problema.

Poiché i debiti e i deficit saliranno nei prossimi anni, ciò avrà un impatto negativo sulla crescita economica. Ad un certo punto, ci sarà una realizzazione della vera crisi: non un crollo nei mercati finanziari, ma un decadimento strutturale dell'economia che sta deprimendo gli standard di vita della famiglia americana media. C'è stata una ridistribuzione della ricchezza in America sin dall'inizio del secolo, sfortunatamente è stata nella direzione sbagliata in quanto gli Stati Uniti hanno creato una propria classe di royalty e servitù.

Sono attualmente presenti tutti gli ingredienti per il prossimo crollo del mercato, manca solo il "catalizzatore".

Ci sono molti che attualmente credono che i "bear market" ed i "crash" siano una reliquia del passato. Le banche centrali a livello globale ora hanno sotto controllo i mercati finanziari e non permetteranno mai che si verifichi un altro crash. Forse è proprio così. Tuttavia vale la di pena ricordare che tali convinzioni sono sempre state presenti quando, giusto per citare Irving Fisher, "le azioni hanno raggiunto un picco permanente".

Ma questo è il grafico a cui dovreste prestare attenzione:


Ci sono diversi punti importanti da notare nel grafico qui sopra:
  • Negli ultimi 40 anni, ci sono state solo sette (7) altre occasioni in cui i tassi sono stati così ipercomprati. In ogni caso, è stato un grande momento per comprare obbligazioni e vendere azioni. (Quando i tassi venivano ipervenduti, era tempo di vendere obbligazioni e comprare azioni).
  • Ci sono stati solo altri due (2) periodi in cui i tassi erano così estesi al di sopra delle loro medie mobili a lungo termine. Ciò si è verificato tra il 1980-1982, all'inizio del declino di lungo termine dei prezzi delle obbligazioni.
  • La crescita economica ha raggiunto il picco ogni volta che i tassi si sono estesi. (Cosa che non dovrebbe essere una sorpresa.)
  • Ogni volta che i tassi hanno spinto le deviazioni 2-standard dalla loro media mobile a 2 anni sono avvenuti eventi come il Crash del 1974, il Crash del 1987, LTCM, il Default del debito russo, il Contagio asiatico, il Crash delle Dot.com e la crisi finanziaria del 2008.

Mentre i mercati stanno attualmente ignorando il rischio insito nel rialzo dei tassi, anche una rapida occhiata al grafico qui sopra ci suggerisce che siamo vicini al punto in cui "i tassi contano".

Sospetto che il "Numero magico" non sia probabilmente superiore al 3.25%.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


martedì 9 ottobre 2018

Il pericolo del debito pubblico estero

Il seguente articolo è solo un promemoria per rinfrescare la mente a tutti quei cialtroni che fanno paragoni impropri tra l'Italia e il Giappone per quanto riguarda il debito pubblico, considerando quest'ultimo la panacea di tutti i mali economici. Non esistono debiti pubblici migliori di altri, il debito pubblico è essenzialmente improduttivo ed è progettato per derubare risorse da coloro che creano ricchezza reale. Il Giappone riesce a sostenere meglio la sua baracca pubblica? Questo non significa che anch'esso non finirà vittima delle legge economiche che sebbene possano essere aggirate temporaneamente, non possono essere violate. Ho dedicato anni a spiegare come e perché, quindi chiunque voglia intavolare discussioni in merito deve prima studiare e poi parlare. Non esistono pasti gratis. Esplorate il lungo e in largo il tag "Giappone" su questo sito per trovare le risposte: https://francescosimoncelli.blogspot.com/search/label/Giappone
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di Philipp Bagus


Gli economisti ed i giornalisti si lamentano spesso del pericolo dei debiti pubblici esteri — rispetto ai debiti interni, considerati meno fastidiosi. Il Giappone è un esempio calzante; ha un enorme debito pubblico in rapporto al PIL (oltre il 200%). Si sostiene che l’elevato rapporto non è un problema, perché i giapponesi risparmiano un sacco ed i titoli di stato sono detenuti per lo più da cittadini giapponesi; debito interno quindi.

Al contrario, l'Italia, con un rapporto molto più basso di debito pubblico rispetto al PIL (a circa il 130%), è considerata più instabile da molti investitori. Tra i motivi addotti alla fragilità italiana c’è quello per cui una parte sostanziale dei suoi titoli di stato risulta posseduta da stranieri.[1]

A prima vista, uno potrebbe dubitare di questa linea di ragionamento. In realtà, se prendessimo un individuo che vive in Italia, probabilmente non gli importerebbe se ricevesse un prestito da un francese o da un amico tedesco. Perché il governo italiano dovrebbe essere diverso? Perché preoccuparsi se i prestiti provengono da francesi o da tedeschi?

I governi sono, in ultima analisi, basati sulla violenza fisica o sulla minaccia di violenza fisica. Lo stato è il monopolista della violenza in un dato territorio. E la violenza è quella che fa la differenza. I debiti detenuti internamente generano entrate per i cittadini, che possono essere tassate con la minaccia della violenza. Ciò implica che una parte degli interessi pagati sul debito interno rifluisce al governo attraverso le tasse. Gli interessi pagati sul debito estero, invece, sono tassati dai Paesi esteri.

Vi è un altro, ancora più convincente, motivo per cui il monopolio della violenza è importante: non posso forzare né il mio amico francese né quello tedesco a rinnovare il suo prestito nei miei confronti quando arriva a scadenza. Mentre il governo non può obbligare gli individui al di fuori del suo territorio a rinnovare i prestiti, può farlo con i cittadini e le istituzioni nell’ambito della propria giurisdizione. In una forma più subdola, i governi possono fare pressioni sui loro finanziatori tradizionali, le banche, affinché rinnovino il debito pubblico.

Le banche ed i governi vivono in un rapporto simile ad una simbiosi. I governi hanno concesso alle banche il privilegio di operare a riserva frazionaria e hanno dato loro garanzie di salvataggio implicite ed esplicite. Un ulteriore supporto è fornito attraverso la banca centrale, che può aiutarle in quei momenti in cui si presentano problemi di liquidità. Inoltre i governi controllano il sistema bancario attraverso una miriade di regolamenti: in cambio del privilegio di creare denaro dal nulla, le banche utilizzano questo potere per finanziare i governi, acquistando i loro bond.

A causa di questo rapporto intenso e del monopolio della violenza, il governo giapponese può spingere le sue banche a rinnovare il debito; può anche spingerle ad astenersi da una vendita repentina ed incoraggiarle a prendere ancora più debito sui loro libri contabili. Eppure il governo giapponese non può obbligare gli stranieri ad astenersi dal vendere il loro debito o accumularne di più. Qui sta il pericolo per i governi con debiti pubblici esteri come quello italiano.

Mentre le banche italiane ed i fondi d'investimento non riverseranno sul mercato titoli di stato italiani, gli istituti stranieri possono benissimo farlo.[2] Il governo italiano non può “convincere” o costringerli a non farlo in quanto si trovano in altre giurisdizioni. L’unica cosa che il governo italiano può fare — ed i governi periferici lo stanno effettivamente facendo — è quella di spingere i politici nei Paesi membri a fare pressione sulle proprie banche affinché mantengano i bond nei loro libri e li rinnovino.

I debiti pubblici esteri rappresentano anche un pericolo per il governo degli Stati Uniti. Le banche centrali estere, come la Banca della Cina o la Banca del Giappone, detengono somme importanti di titoli di stato degli Stati Uniti. La minaccia, credibile o meno, di riversare queste obbligazioni sul mercato, può dare ai loro governi, in particolare quello cinese, una qualche influenza politica.



E il deficit della bilancia commerciale?

Per quanto riguarda la stabilità di una valuta o la sostenibilità dei debiti pubblici, anche la bilancia commerciale (differenza tra esportazioni ed importazioni di beni e servizi) è importante.

Un’eccedenza delle esportazioni (astraendo dal fattore aiuti al reddito e trasferimenti del welfare state) implica che un Paese accumula asset esteri. Mentre vengono accumulati asset esteri, la moneta tende ad essere più forte. Gli asset esteri possono essere utilizzati in tempi di crisi per avere spazio di manovra. Il Giappone è di nuovo un caso emblematico; dopo il terremoto del marzo 2011, gli asset esteri sono stati rimpatriati, pagando per le importazioni necessarie. I cittadini giapponesi hanno venduto i loro dollari ed euro per riparare i danni in patria. Non c’era bisogno di vendere asset interni agli stranieri, mettendo pressione sullo yen.

Le eccedenze nelle esportazioni giapponesi si manifestano anche nel bilancio della Banca del Giappone. La Banca del Giappone ha acquistato valuta estera dagli esportatori giapponesi. Queste riserve potevano essere utilizzate in una situazione di crisi per ridurre i debiti pubblici o difendere il valore della moneta sui mercati dei cambi. Infatti il livello netto dei debiti pubblici del Giappone scende del 20% tenendo conto delle riserve in moneta estera della Banca del Giappone (più di $1,000 miliardi). Pertanto le eccedenze delle esportazioni tendono a rafforzare una moneta e la sostenibilità dei debiti pubblici.

Al contrario, le eccedenze nelle importazioni (astraendo dal fattore aiuti al reddito o trasferimenti del welfare state) hanno come risultato il debito estero. Sono importati più prodotti di quelli esportati; la differenza viene pagata da nuovi debiti. Questi debiti sono spesso tenuti sotto forma di titoli di stato. Un Paese con anni di deficit nell’importazione può essere esposto a grandi debiti pubblici esterni che possono comportare problemi futuri, come abbiamo discusso in precedenza.

La bilancia commerciale può anche essere un indicatore della competitività di un’economia e, indirettamente, della qualità di una valuta. Più un’economia è competitiva, più è probabile che il governo possa sostenere la sua moneta fiat espropriando la ricchezza reale e non avere problemi di debito pubblico. Inoltre, più è competitiva l’economia, meno è probabile che i problemi del debito pubblico vengano risolti dalla stampa di denaro.

Mentre un’eccedenza delle esportazioni è un segno di competitività, un’eccedenza delle importazioni può essere un segno di una sua mancanza. Anzi, i deficit di lunga durata nell’importazione possono essere il segno di una mancanza di competitività e spesso vanno di pari passo con alti debiti pubblici, aggravando la mancanza di competitività.

Le economie con salari alti ed inflessibili — come nell’Europa meridionale — possono non essere competitive ed avere deficit della bilancia commerciale. La scarsa competitività viene avallata e resa possibile dall’elevata spesa pubblica. I governi dell’Eurozona meridionale hanno assunto persone in settori pubblici diventati enormi, hanno disposto generosi regimi di pensionamento e hanno offerto sussidi di disoccupazione, alleviando così le conseguenze della disoccupazione causata da mercati del lavoro ingessati. Il risultato della spesa pubblica non è stato quindi solo una mancanza di competitività ed un deficit della bilancia commerciale, ma anche un deficit pubblico. Pertanto i grandi deficit della bilancia commerciale e quelli pubblici vanno spesso di pari passo.

Nella periferia europea, le importazioni erano pagate con i prestiti. Le eccedenze nelle importazioni non possono andare avanti all’infinito, poiché il debito pubblico aumenterebbe sempre. Una situazione di eccedenze persistenti nelle importazioni, come in Grecia, può essere interpretata come una mancanza di volontà politica di riformare i mercati del lavoro e di recuperare competitività. Pertanto la persistenza delle eccedenze nelle importazioni può causare una vendita della valuta sottostante o del debito pubblico. In questo senso, l’eccedenza tedesca nelle esportazioni sostiene il valore dell’euro, mentre le eccedenze della periferia nelle importazioni ne diluisce il valore.

In sintesi, i debiti pubblici elevati (esterni) e le eccedenze persistenti nelle importazioni sono i segni di una moneta debole. Il governo rischia di andare in default o di stampare denaro per tentare di uscire dai suoi problemi. I debiti pubblici bassi (esterni) e le eccedenze persistenti nelle esportazioni, al contrario, rafforzano la valuta.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


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Note

[1] Un’altra ragione importante è che il governo italiano non può usare la stampante monetaria a sua volontà, perché è condivisa con altri governi dell’Eurozona i quali avrebbero qualcosa da ridire. Il Giappone, tuttavia, controlla la sua banca centrale e pertanto la stampante monetaria.

[2] Dovrebbe essere notato che sempre più nuovo debito italiano viene assorbito esclusivamente da banche italiane, perché altri investitori sono progressivamente meno interessati nel finanziare un governo che semplicemente si rifiuta di implementare misure d’austerità vere ed effettive.

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lunedì 8 ottobre 2018

Vivere da milionario con Bitcoin





di Jeffrey Tucker


L'opportunità è quella di realizzare ogni sogno che avevate nel cassetto. Adesso. Il problema è che per ogni sogno che realizzate, dovete cedere parte della vostra proprietà. Ed ogni pezzo di questa proprietà è difficile da trovare, straordinariamente profittevole e la cosa più richiesta sulla Terra.

Quindi, sì, potreste viverci. Invece diventate dipendenti dal vedere la vostra ricchezza netta crescere e crescere... oh, e crescere ancora di più, molto di più. L'unica cosa a cui badare è non morire prima che la si possa spendere. Sembra abbastanza semplice.



Ciò che spendete oggi

Ecco il problema quando si usa Bitcoin (rispetto a quando lo si risparmia): non mancano occasioni per spenderlo (venderlo). Però una volta speso, non lo si ha più. Spendete $1 e forse non avrete $2 tra un mese. Spendete $50,000 per una macchina, mentre potevano diventare $100,000 e comprare due macchine. Quindi vi ritrovereste con una stupida macchina piuttosto che con qualcosa che vi permette di incamerare più liquidi. Quindi preferite guidare la vecchia macchina, per quanto imbarazzante possa essere.

La vostra prossima macchina sarà una Tesla. Potreste comprarla oggi, ma tale spesa da $75,000 potrebbe trasformarsi in $100,000 che non avrete tra due mesi. Troppo rischioso, meglio prendere l'autobus.

Vale lo stesso quando si tratta di vestirsi bene. Onestamente, a chi importa più? Ogni ammontare speso per l'abbigliamento potrebbe trasformarsi in un mancato guadagno nel vostro wallet. Quindi vi ritrovate ad indossare jeans vecchi, maglioni trasandati e scarpe vecchie di due anni.



Spese ideali: zero

Tra i ricchi nel mondo delle criptovalute va di moda essere poveri. Bisogna essere tirchi e taccagni. Non dare alcuna manifestazione di ricchezza. Si potrebbe fare la carità... ma perché? Tra sei mesi la vostra gentilezza avrebbe potuto moltiplicarsi di cinque volte. Un giorno potreste diventare un benefattore adorato da tutti... un giorno. Fino ad allora la carità può aspettare.

Meglio mostrare segni di povertà. Fare la spesa al Walmart, ai discount e vendere ogni cosa che si possiede su eBay – perché aver speso tanto per cose inutili? – in modo da poter comprare più criptovalute. Tutti devono sapere quando poco spendete su qualsiasi cosa. Ogni affare è una medaglia all'onore. Niente più pranzi. Stiamo scherzando? Sono $9 che potrebbero trasformarsi in $18 e quindi due pranzi. Perché essere stupidi e spendere adesso?

Basta essere grassi e felici. I milionari nel mondo delle criptovalute sono emaciati e smunti.

Vengono chiamati HODLer, quelle persone che rinunciano a consumare oggi per farlo domani. Di sicuro quel denaro andrà da qualche parte. Forse uno yacht, una casa, o una Maserati. Viaggi infiniti in... Nuova Zelanda, l'unico posto in cui le persone voglio andare alla fine. Continuate a sognare.

Nel frattempo avete sviluppato l'abitudine di trasformare il reddito in criptovalute, a vivere da vagabondi, a stare lontano dai centri commerciali e dai biglietti di prima classe.

Non site mai stati così ricchi in vita vostra, così come non siete stati così poveri.

Nella comunità di Bitcoin, non ci si azzarda a dare sfoggio di ricchezza. Qualcuno potrebbe pensare che siete poveri.

Andare al cinema potrebbe essere una follia. Aspettate una settimana e potreste scaricare il film dal torrent e guardarlo sull'iPhone — a meno che non sia occupato a minare Bitcoin Platinum. Oppure potreste cedere per una volta e andarci, ma vi portate da casa birra e popcorn.

Ricordate i bei vecchi tempi quando Bitcoin stava a $350? Le persone vivevano, spendevano come dannati in alcolici, auto veloci, avevano storie d'amore fugaci e ballavano sulle navi. A cosa stavano pensando? Se avessero agito diversamente, adesso sarebbero state miliardarie, non milionarie. Mai più un errore simile. Se proprio dovete comprare qualcosa, allora comprate i Cryptokitties.



Ciò che è veramente reale

Il denaro di Inernet è diventato una cosa reale, se per reale s'intende cifre sul computer. Le cifre sono tutto ciò che conta. Sono tanti zeri che si allineano mentre dormite. Non c'è niente di paragonabile. Tutte le cose fisiche sembrano ridicole. La sola realtà è virtuale.

Pensate ai tempi della grande inflazione di Weimar quando coloro che spendevano erano saggi ed i risparmiatori erano sciocchi. L'irresponsabile sapeva cosa c'era in gioco e il prudente era ignorante. L'intera società era stata messa sotto sopra. La cultura della parsimonia divenne la cultura del consumo forsennato.

E perché? Perché il denaro non valeva più niente. Una situazione generata da una grande inflazione che divorò i risparmi in un breve periodo di tempo e condusse alla fame. Ecco quello che può fare l'iperinflazione quando non ci sono opzioni reali al denaro nazionalizzato.



Ripudiare lo sperpero

Con il mercato di Bitcoin le cose stanno diversamente. Questa è la criptodeflazione in cui l'unità monetaria si apprezza sempre di più in termini di beni e servizi — semmai verrà il tempo in cui le persone lo spenderanno. La società è stata messa sotto sopra ancora una volta, per diventare un mondo in cui comanda il frugale e coloro che spendono sono praticamente scomparsi. È il complemento perfetto ad un secolo d'inflazione.

Weimar condusse a Hitler. La grande criptodeflazione globale condurrà a qualcos'altro. Forse sarà la libertà. Sta permettendo la nascita di una nuova classe basata sul risparmio e sul merito, non sull'eredità o il privilegio. Queste persone non hanno rubato niente. Invece hanno riposto la loro fiducia in qualcosa di nuovo, e non solo una nuova tecnologia. È una nuovo modo di vivere, uno che ripudia lo sperpero in tutte le sue forme.

Le persone dicono che i sostenitori di Bitcoin stanno credendo ad un'illusione. Forse è l'opposto. Forse hanno finalmente compreso una vecchia verità: ciò che si spende oggi vanifica la potenziale ricchezza di domani. Dopo 100 anni di cattivo sistema monetario, tale verità era evaporata dalla coscienza delle persone. Bitcoin ce l'ha ricordata.

Questa potrebbe essere la vera eredità duratura della rivoluzione tecnologica della blockchain: il ripristino della frugalità come base per costruire una ricchezza grazie alla quale tutta la società potrà beneficiarne.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://francescosimoncelli.blogspot.it/


domenica 7 ottobre 2018

Analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, 5/10/2018


Nuovo appuntamento con l'analisi tecnica del prezzo di Bitcoin, in cui approfondiremo il pattern che sta seguendo adesso per cercare di intuire gli scenari futuri più probabili che seguirà. Oltre al canonico focus su Bitcoin, l'analisi conterrà alcuni spunti intriganti su altre Altcoin che al momento sembrano alquanto promettenti.
È possibile consultare l'analisi tecnica al seguente indirizzo: https://www.yours.org/content/analisi-tecnica-del-prezzo-di-bitcoin-e-potenziali-opportunita%CC%80-di-merc-e51b044d9475