lunedì 7 giugno 2021

Le premesse farlocche per espandere lo stato amministrativo

 

 

di Ethan Yang

Negli Stati Uniti ci sono due modi in cui il governo esercita il potere sui suoi cittadini. Il primo è attraverso il processo legislativo: i rappresentanti eletti nella legislatura votano un disegno di legge e il presidente lo approva o pone il veto. Questo è principalmente il modo in cui le leggi dovrebbero essere approvate in una democrazia rappresentativa. Poi c'è il processo amministrativo di regolamentazione, gestito principalmente da burocrati non eletti che forniscono un livello di competenza tecnocratica. Tali agenzie includono organizzazioni come l'Environmental Protection Agency, il Department of Education, il Department of Motor Vehicles e così via. Queste agenzie esistono per stabilire regole marginali ed assicurarsi che le leggi approvate dal Congresso, che è composto da rappresentanti democraticamente eletti, adempiano al loro scopo previsto.

Ovviamente oggi non è così. Le agenzie amministrative sono praticamente diventate un organo di governo che opera in modo indipendente, esercitando il controllo sulla popolazione senza responsabilità democratica o trasparenza. Philip Hamburger, nel suo lavoro intitolato Is Administrative Law Unlawful?, osserva che:

Il diritto amministrativo ha ormai sminuito il diritto statutario ed è diventato la modalità pervasiva del governo federale di trattare con il pubblico. Pertanto, piuttosto che un semplice mezzo per completare il lavoro del Congresso e dei tribunali ai margini, il potere amministrativo è diventato centrale.

In un precedente articolo ho riassunto l'ascesa dello stato amministrativo da una manciata di agenzie all'inizio della repubblica alla sua struttura attuale dove ci sono più agenzie federali che funzionari eletti nella Camera dei Rappresentanti. L'ascesa dello stato amministrativo risale alle visioni progressiste di uomini come Woodrow Wilson e Franklin Roosevelt, mentre ha sperimentato una rapida espansione negli anni '70. Gran parte dello stato amministrativo moderno è un prodotto dell'amministrazione Obama. Peter Wallison cita l'illustre giurista Christopher DeMuth quando scrive che:

Negli anni della presidenza Obama, osserva DeMuth, l'espansione del potere esecutivo è diventata essenzialmente illegale: "La partenza più drammatica dal governo esecutivo negli anni successivi al 2008 è stato l'unilateralismo: le agenzie esecutive, e spesso il presidente Obama personalmente, hanno effettuato una serie di cambiamenti in violazione di requisiti legali ragionevolmente chiari, spesso per il fatto che il Congresso non li aveva messi in atto".

L'espansione dello stato amministrativo ne avrebbe inevitabilmente giovato. La crescita dell'apparato normativo si è basata sull'idea che a volte il legislatore è troppo lento e troppo diviso per approvare leggi per una società migliore. In pratica, la sua crescita unilaterale e il suo potere sono semplicemente un modo rapido di stipare un'agenda politica dal più alto livello di governo.

Questa spiegazione è supportata dalla recensione di un libro in difesa dello stato amministrativo, pubblicata dalla Harvard Law Review e che si apre con la seguente dichiarazione:

Parlando alla Yale Law School nel 1938, il preside James Landis espose una potente difesa del New Deal del presidente Franklin Roosevelt, e in particolare della sua innovazione di nuove agenzie amministrative federali. "Il processo amministrativo", dichiarò Landis, "è, in sostanza, la risposta della nostra generazione all'inadeguatezza del processo giudiziario e legislativo".

L'articolo include la contro-argomentazione scrivendo:

L'eminente Dean Roscoe Pound, allora presidente di una commissione speciale dell'American Bar Association che valutava l'ascesa dello stato amministrativo sulla scia del New Deal, considerava la mescolanza di funzioni legislative, esecutive e arbitrali in agenzie come la Securities and Exchange Commission (SEC) – che Landis stesso aveva progettato e poi presieduto – come l'equivalente di un "assolutismo amministrativo".

Oggi, con l'ampia autorità normativa che le agenzie amministrative possiedono, le paure di Dean Pound sini pienamente materializzate. Ecco un articolo pubblicato da Ascent sulla regolamentazione finanziaria:

Il 50% degli intervistati in un sondaggio della Risk Management Association ha dichiarato di spendere il 6-10% delle proprie entrate in costi di conformità. Le grandi aziende riferiscono che il costo medio per continuare ad essere conformi con le norme è di circa $10.000 per dipendente. Le banche commerciali e le grandi società di brokeraggio con oltre 20.000 dipendenti potrebbero finire per spendere oltre $200 milioni in conformità ogni anno [...].

Sebbene sorprendenti, anche questi numeri mostrano solo un'istantanea. Non riescono a catturare l'accelerazione del cambiamento normativo e il livello di complessità normativa, entrambi esplosi nell'ultimo decennio. Il cambiamento normativo è aumentato del 500% sin dalla crisi finanziaria del 2008 e, senza sorprese, ha aumentato i costi normativi nel processo.

E questo solo sulla regolamentazione finanziaria. Lo stato amministrativo continua ad espandersi in vasti settori dell'economia, imponendo regole spesso complicate, costose e controproducenti. In una recensione del libro dello studioso di diritto Richard Epstein, The Dubious Morality of Administrative Law, la Federalist Society scrive:

Questo fallimento è strettamente connesso al moderno clima normativo, in quanto gli statuti federali impongono "sistemi globali di controllo statale sull'ambiente, sullo sviluppo di farmaci, sulle telecomunicazioni e sui rapporti di lavoro, ecc.", dando alle agenzie governative ampi poteri di intervento. Debole tutela dei diritti di proprietà e ampie concessioni di autorità normativa consentono alle agenzie governative di regolamentare ampie aree dell'economia senza un sufficiente riguardo per gli interessi delle entità regolamentate.

Nel suo libro, Simple Rules for a Complex World, Epstein delinea i gravi problemi causati dall'espansione dello stato amministrativo in tutti i settori della vita economica e sociale. Sostiene il passaggio netto ad un insieme più semplicistico di regole primarie (es. protezione dei contratti, degli scambi e dei diritti individuali), consentendo al contempo alla discrezione privata di funzionare ininterrottamente nella misura in cui non viola tali regole. Questo punto di vista è anche congruo con quello del Premio Nobel Elinor Ostrom, il cui lavoro pluripremiato ha coperto il modo in cui la distribuzione condivisa del potere tra attori privati ​​e pubblici porti a risultati di gran lunga migliori rispetto a quando è esercitata da una singola entità. Il governo dovrebbe stabilire alcune regole operative di base, ma il processo decisionale dovrebbe essere ampiamente disperso nel settore privato e lasciato alle interazioni volontarie.


La tesi discutibile per l'espansione dello stato amministrativo

Oggi c'è un dibattito simile a quello che c'era nel XX secolo sul pericolo o sulla necessità di potenziare il braccio burocratico dello stato. Oggi sembra che la necessità di un apparato normativo in continua crescita si riduca di giorno in giorno man mano che il danno si fa più evidente. Per riassumere questa tesi, K. Sabeel Rahman scrive per la Harvard Law Review:

Se siamo nel bel mezzo di una “Terza Ricostruzione” che cerca di realizzare le aspirazioni per l'inclusione economica, razziale e di genere dopo gli alti e bassi del ventesimo secolo, lo stato amministrativo sarà una fonte istituzionale di potere e politica.

È chiaro che lo stato amministrativo non rende la società più efficiente e non la rende più innovativa. Si può sostenere che non lo renda nemmeno più sicura, ma può modellarla in modo "più democratico" e raggiungere gli obiettivi politici.

Questa tesi è viziata in due punti, una pratica e l'altra filosofica. Il difetto pratico è che spesso la maggior parte dei regolamenti non funziona come previsto e non raggiunge l'obiettivo di rendere la società un luogo più equo. In genere inducono solo maggiori costi e difficoltà per gli individui che devono conformarsi, andando invece a beneficio di interessi economici radicati come le grandi società ed i sindacati.

Basta guardare ai sindacati dei taxi per vedere quali pressioni sono state esercitate affinché venissero regolamentate le app come Uber. Questo ha poco a che fare con il miglioramento della sicurezza pubblica e invece serve ad incrementare il potere dello stato amministrativo in modo che elimini la concorrenza a spese della società. Chris Edwards, uno studioso del Cato Institute, cita uno studio condotto dalla National Association of Manufacturers:

Nel settore manifatturiero si è scoperto che i costi normativi per dipendente per le piccole imprese sono del 152% superiori ai costi per le grandi imprese.

Una tale dinamica è emblematica negli effetti regressivi di politiche progressiste. C'è anche la consapevolezza derivante dalla teoria della public choice, secondo cui lo stato non è composto da angeli ma da esseri umani con limitazioni su ciò che possono realizzare e limitazioni sulla loro integrità. Dare un potere sempre maggiore alle agenzie di regolamentazione credendo che raggiungeranno i loro obiettivi e gestiranno la società meglio di quanto si possa gestire da sé è un'idea profondamente sbagliata.

Il secondo, e forse il più importante difetto della tesi secondo cui lo stato amministrativo è necessario per modellare democraticamente la società, è il fatto che un tale mandato non solo è imperfetto, ma non esiste. Lo stato amministrativo è spesso basato sull'idea che gli interessi economici debbano essere combattuti in modo da promuovere l'interesse pubblico; tuttavia il nocciolo della questione è che l'interesse pubblico è solo una parola vuota che invece sottende un interesse politico arbitrario. Non si può assolutamente giustificare l'idea che la vasta espansione dello stato amministrativo nella vita economica e sociale sia nell'interesse del pubblico in generale. Sia che la causa sia l'applicazione della parità di genere o razziale, la ridistribuzione del reddito, lo scoraggiamento del consumo di zucchero, l'obbligo di pregare, il divieto del mentolo o la forzatura delle persone a fare esercizio, tali "interessi pubblici" sono semplicemente l'obiettivo di coloro che sono al potere e dei gruppi con interessi specifici che li sostengono.

Gli interessi politici arbitrari dovrebbero essere messi in atto attraverso il processo legislativo in cui possono essere discussi, controllati e i loro architetti alla fine ritenuti responsabili. Rivolgersi allo stato amministrativo, che può agire come giudice, giuria e carnefice, per far passare la propria visione politica non solo mostra un disprezzo per la vita dei singoli cittadini, ma è anche tirannico. È un segno rivelatore di una prospettiva filosofica che valorizza la democrazia liberale solo nella misura in cui promuove i propri obiettivi politici piuttosto che come un sistema che esiste per costruire consenso nella governance proteggendo la libertà individuale. 


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 4 giugno 2021

Dalla Grande Recessione alla Grande Disintegrazione

 

 

di Francesco Simoncelli 

Lo scorso gennaio i lettori di questo blog hanno potuto leggere quella che io ho definito "Legge di Simoncelli", in cui, applicando i principi della Scuola Austriaca, ho voluto dimostrare come il crowding-out delle risorse economiche non avviene solo a livello fisico/materiale, ma anche a livello delle idee. Nell'articolo di oggi proporrò la dimostrazione pratica di quella Legge per quanto riguarda il mondo fisico, poi la settimana prossima parleremo invece del mondo delle idee. In questo contesto, quindi, è utile ricordare che nel momento in cui un'entità centrale si intromette nella struttura di produzione della società, alterando quindi gli esiti della miriade di scambi che avvengono giornalmente, emergono mismatch nell'allocazione delle risorse economiche scarse. Tali disconnessioni hanno conseguenze inizialmente minime, ma vengono rinforzate dal persistere di suddetto interventismo. Il risultato deleterio si palesa visibilmente quando gli errori che ne derivano si fanno talmente grandi da richiedere una correzione necessaria attraverso una recessione. L'urgenza del processo correttivo viene segnalata dalla progressiva gravità di sovrabbondanze e carenze all'interno dell'ambiente economico, fenomeno che se viene portato all'estremo avrà come risultato una rottura definitiva del tessuto produttivo.

L'allocazione genuina delle risorse economiche, sia quelle inanimate che animate, è l'unica costante all'interno dell'ambiente economico data l'estrema variabilità dell'essere umano. Perché? Perché esiste la scarsità e l'esperienza della rivoluzione industriale ha dimostrato che il capitalismo di libero mercato è risultato il mezzo più efficiente per permettere all'essere umano di sconfiggere lo stato di natura. Oggi tale lezione pare essersi sciolta nell'ammasso tsunamico di chiacchiere da parte dei banchieri centrali, i quali si sono arrogati il diritto di poter dirigere "efficacemente" l'intera economia. In realtà, tale "diritto" è una conseguenza inevitabile dell'interventismo sempre più capillare a cui un'entità centrale deve ricorrere per tenere in piedi l'architettura costruita nel tempo per arrogarsi privilegi e vantaggi a scapito degli altri. Il costo? Distorsioni sempre più preponderanti, un peso progressivamente insostenibile per il bacino della ricchezza reale. Questa "volontà" di continua intromissione all'interno dell'ambiente economico, nonostante le nefaste conseguenze per la popolazione nel suo complesso, è perfettamente incorniciata dalla trasformazione della Federal Reserve nel corso del tempo (ma anche dal sistema bancario centrale nel suo complesso).

Dagli anni '70 fino alla fine degli anni 2000 se la Federal Reserve fosse stata preoccupata da una recessione incombente, avrebbe attuato una politica monetaria espansiva: creare nuovo denaro ed usarlo per acquistare asset (solitamente titoli di stato a breve termine) nel mercato secondario. Gli investitori che vendevano le obbligazioni alla FED avrebbero visto aumentare i loro conti bancari e ciò sua volta avrebbe aumentato le riserve totali nel sistema bancario. Quest'ultimo avrebbe risposto aumentando l'intermediazione finanziaria: approvare nuovi prestiti che sarebbero poi stati incanalati in investimenti. Il nuovo denaro avrebbe aumentato la domanda di beni e servizi, riducendo i rischi di recessione ma facendo anche salire l'inflazione dei prezzi. La politica monetaria restrittiva funzionava nel modo inverso: la FED avrebbe venduto obbligazioni ritirando denaro. Le riserve bancarie sarebbero scese e, ovviamente, l'intermediazione finanziaria sarebbe calata. Nel caso in cui la FED fosse stata preoccupata per un'inflazione eccessivamente alta, avrebbe fatto ricorso ad una politica monetaria restrittiva.

Con la crisi del 2008, però, c'è stato un grande cambiamento nel modo in cui la FED conduce la politica monetaria: essa non tenta di influenzare le variabili macroeconomiche modificando la quantità di riserve nel sistema bancario, invece interviene su uno dei suoi tassi d'interesse amministrati (IOER). L'idea originale alla base della FED era quella di una stanza di compensazione, o banca dei banchieri. Sebbene abbia ancora alcune di queste caratteristiche, all'indomani delle turbolenze che hanno dilaniato i mercati nel 2008, la FED chiese e ricevette dal Congresso il permesso di pagare interessi alle banche che detenevano depositi presso di essa superiori al minimo richiesto dalla legge. Modificando questo tasso amministrato (leggasi non di mercato), la FED ha potuto modificare gli incentivi per le banche nell'intermediazione finanziaria. In altre parole, non esiste più un collegamento diretto tra la quantità totale di riserve bancarie e l'attività economica complessiva. Se la FED vuole attuare una politica espansiva, abbassa il tasso pagato sulle riserve in eccesso, ciò riduce l'incentivo per le banche a detenere riserve presso di essa (vengono pagate di meno) e aumenta l'incentivo nell'intermediazione finanziaria. Se invece vuole attuare una politica monetaria restrittiva, aumenta il tasso pagato sulle riserve in eccesso: ciò aumenta l'incentivo per le banche a detenere riserve presso la FED (vengono pagate di più) e riduce l'incentivo nell'intermediazione finanziaria.

Quanto conta questo cambiamento? Tanto. Il vecchio modo di condurre la politica monetaria comportava costi immediati, quindi la FED sarebbe stata costretta a ridimensionarsi rapidamente. Ora il legame tra politica monetaria espansiva e risultati indesiderabili, come l'aumento dell'inflazione, è molto più debole: la FED può stampare denaro, acquistare qualsiasi asset desideri e quindi impedire che tali acquisti abbiano conseguenze macroeconomiche indesiderabili pagando interessi sulle riserve in eccesso. Ciò significa che la FED ora ha un grado molto più elevato di libertà nell'allocazione preferenziale del credito (es. come accaduto per i MBS), senza contare che ha concesso prestiti di emergenza a banche ammanicate a livello politico senza alcun riguardo per la loro solvibilità effettiva.

Il tallone d'Achille? Ha continuato ad abusare di questo potere soprattutto nell'ultimo anno, dove ha concesso prestiti diretti ad organizzazioni non finanziarie, grandi società e governi locali. Sebbene l'entità di queste scelte non sia ancora grande, è stato stabilito un pericoloso precedente: in caso di turbolenze sul mercato, la FED può fornire liquidità ma anche allocare credito. 

In altre parole, ha smesso di attuare esclusivamente la politica monetaria, sforando nella politica fiscale. E qual è stato il risultato? Nonostante la maggiore presa di controllo che in teoria avrebbe dovuto fornire un benessere relativo all'economia in generale, e uno assoluto ai clientes della pianificazione centrale, l'ambiente economico si sta atrofizzando ancora di più rispetto a prima. La crescita economica continua ad essere latitante, poiché l'allocazione scadente del credito viene assegnata dalla politica, non dal sistema profitto/perdite. La FED diventerà un agente meno efficace nel "combattere" le recessioni e correrà sempre più il rischio di perdere il controllo, fenomeno ormai palese se guardiamo al caos nel mercato dei pronti contro termine; e questo riguarda anche il sistema bancario centrale in generale, dato che il problema è che il nuovo quadro operativo offre troppe opportunità per funzionari pubblici e burocrati di immischiarsi in affari che esulano dalle loro competenze.


CARENZE

Più l'energia di una società è "investita" da funzionari pubblici e burocrati (piuttosto che da investitori privati con una motivazione di profitto), minore è il rendimento. È più probabile che gli "investimenti" statali siano trasferimenti del welfare sotto mentite spoglie, o peggio cattedrali nel deserto. In entrambi i casi, il rendimento reale è in genere inferiore allo zero. Ricordate, quando le persone possono lavorare, risparmiare, investire ed innovare senza interferenze, prosperano; ma quando sono manipolate, detenute, ingannate od ostacolate nei loro progetti, la società diventa più povera. Atrofizzazione economica e conseguente zombificazione sono il risultato. La spesa pubblica rappresenta un indicatore approssimativo di quale percentuale della popolazione consuma la ricchezza reale e, in generale, più zombi ci sono minore è la ricchezza della società.

Fonte: spesa pubblica USA in percentuale del PIL

Inutile dire che, sebbene le chiusure dell'ultimo anno abbiano senza dubbio contribuito ulteriormente a mandare nel caos le supply chain globali, il loro abbattimento parte da lontano ed è incarnato dal moltiplicarsi degli zombi all'interno dell'ambiente economico. Le carenze che vediamo oggi in vari settori industriali (componenti per auto, materie prime, chip e altri) sono fondamentalmente figlie della misallocation emersa sulla scia della trasformazione del settore bancario centrale in un market maker uber alles. Malgrado ci siano previsioni che vedono la fine di queste carenze tra la fine di quest'anno e il prossimo, la causa di ciò rimane ancora in piedi e pronta a raddoppiare i propri sforzi per mantenere a galla il suo sistema di clientes. Anche perché i processi di mercato avvengono lentamente e con un certo lag di tempo rispetto alle distorsioni che li danno origine, ma una volta innescati sono inesorabili ed agiscono come una slavina. I lockdown sono stati semplicemente il colpo di grazia. L'economia è uno strumento accordato all'unisono, invece i burocrati potrebbero pensare che sia una semplice interruttore che si può accendere/spegnere.

E questo, ovviamente, porterà ad una spirale inflazionistica dei prezzi auto-rinforzante. Molti investitori hanno abbassato la guardia riguardo l'inflazione, soprattutto perché il credo popolare è che il sistema bancario centrale ce l'abbia sotto controllo. Ma come abbiamo visto nella sezione precedente, la politica monetaria della Federal Reserve, in particolar modo, sostiene intenzionalmente la politica fiscale e sostiene livelli di indebitamento del governo federale senza precedenti. Il risultato è stato un'esplosione di M2, cosa che ha incrementato il rischio d'inflazione. Questa espansione fiscale non farà altro che aggravare la sfiducia nella solidità della politica fiscale statunitense e, di conseguenza, nel dollaro USA.

Più nello specifico, il costo dei prodotti alimentari è salito complessivamente del 2,4% nell'ultimo anno e il rialzo dei prezzi della carne al dettaglio è stato molto più marcato. Rispetto ad aprile 2020 i prezzi della carne di maiale sono aumentati dell'11%, i prezzi della pancetta sono aumentati del 16,3% e quelli della carne bovina sono aumentati del 4,8%. I prezzi del pollame sono superiori dell'11% rispetto allo scorso anno. Il prezzo delle alette di pollo, che hanno raggiunto il record di $2,92 per libbra, è superiore del 180% rispetto all'inizio del 2020. Dopo aver toccato i minimi storici nel 2020, il prezzo medio di un gallone di benzina negli Stati Uniti è salito sopra i $3 per la prima volta sin dal 2014. Poi ci sono i prezzi delle case, i quali sono aumentati mediamente del 33,9% su base annua.

Il prezzo del legname è aumentato del 377% nell'ultimo anno, aggiungendo fino a $36.000 al prezzo di una casa di nuova costruzione. Anche i prezzi al dettaglio per l'elettronica hanno iniziato a salire, alimentati dal prezzo dei televisori a grande schermo, che sono il 30% più costosi rispetto allo scorso anno. I prezzi delle auto usate e dei camion sono aumentati del 10% solo il mese scorso e del 21% negli ultimi 12 mesi. Il prezzo del noleggio di un'auto è aumentato del 16,2% il mese scorso. L'inflazione è sempre un fenomeno monetario e questa volta non è diverso. Ciò che le banche centrali definiscono "effetti transitori" non sono i veri motori delle pressioni inflazionistiche: l'iniezione di migliaia di miliardi di liquidità ha fatto sì che più denaro inseguisse meno beni e l'aumento dell'inflazione reale percepita dai cittadini è molto più grande dell'IPC ufficiale.

Per anni i prezzi al consumo sono stati tenuti bassi grazie all'importazione di merci da Paesi con manodopera a basso costo, e sebbene ciò abbia avuto in costo in termini di perdita di posti di lavoro nel settore manifatturiero, non racconta tutta la storia. Infatti il problema più grande dei numeri ufficiali riguardo l'inflazione dei prezzi è che sono viziati a livello politico e sono il risultato dei cambiamenti effettuati negli anni '90, quando si è modificata la natura dell'IPC. Questi cambiamenti sono stati promossi sotto la copertura di teorie accademiche e la presunta tesi che l'IPC sovrastimasse l'inflazione. Le dichiarazioni di Greenspan alimentarono molte discussioni, ma la popolazione in generale vi prestò poca o nessuna attenzione. In verità, gli "aggiustamenti" all'inflazione ufficiale facevano parte di uno sforzo per ridurre il deficit federale senza che il Congresso danneggiasse la previdenza sociale. L'impatto di quelle modifiche ridussero il livello ufficiale dell'inflazione annuale IPC di circa sette punti percentuali, il che significa che non ci sono dubbi sulla sottovalutazione dell'inflazione. La questione importante è che senza questi cambiamenti, gli assegni della previdenza sociale sarebbero molti di più di quelli che sono oggi.

Possiamo discutere dei numerosi modi in cui l'aumento del costo di beni e servizi nell'IPC ufficiale viene mascherato (es. medie discutibili, tasse escluse e sottostimando il peso di alcuni beni nel paniere, ecc.) ma il cuore del problema rimane uno: i pianificatori centrali devono giustificare la stampa di più soldi e la scusa che non c'è inflazione è perfetta. Quando quest'ultima aumenta, dicono che è transitoria; quando continua a salire incolpano le aziende e gli imprenditori, presentandosi come la soluzione con i famigerati "controlli sui prezzi". Anni fa, quando l'America stava sperimentando gli anni della "Grande Inflazione", nessuno l'aveva considerata un grosso problema fino a quando non è arrivata a due cifre. Oggi l'errore si ripete. Manipolare i dati per abbassare artificialmente il tasso ufficiale d'inflazione alimenta l'illusione della stabilità economica, permettendo a politici e banche centrali di vendere l'idea che l'inflazione non è e non diventerà un problema. Queste false informazioni vengono quindi utilizzate dagli individui per pianificare e prendere decisioni riguardanti i loro investimenti e le esigenze di pensionamento. 

È solo l'inizio, c'è molto di più in arrivo, specialmente con un sistema bancario centrale deciso a voler continuare a stampare.


SOVRABBONDANZE

Ma se da un lato abbiamo una pletora gorgogliante di carenza, dall'altro non mancano le sovrabbondanze. Quali sono? Investimenti inutili ed improduttivi, aziende zombi, denaro a pioggia e disuguaglianza artificiale indotta dalle politiche monetarie. Una ricerca di Deutsche Bank stima che quasi un quinto delle società statunitensi quotate in borsa sono ora degli zombi rispetto al 10% del 2013. Un altro passaggio è decisamente illuminante:

Quando l'economia opera al di sotto del potenziale e le forze che la riportano a tal potenziale sono assenti o deboli, i costi per uccidere le aziende zombi sono enormi. Uccidere uno zombi cancella immediatamente il reddito che i suoi lavoratori devono spendere in beni e servizi in tutta l'economia. Questo calo della spesa trascina il PIL verso il basso, al di sotto di ciò che l'azienda zombi produceva attraverso un effetto moltiplicatore keynesiano.

Nel settembre 2020 la BRI ha analizzato 14 economie avanzate, scoprendo che negli ultimi tre decenni il numero di società zombi è passato dal 4% (fine anni '80) al 15% nel 2017. Ma come si è arrivati a tal punto? Se i tassi d'interesse non fossero stati abbassati artificialmente e gli stati non avessero cercato di proteggere le aziende e le industrie privilegiate, esse sarebbero stata sostituite molto tempo fa, lasciando il posto a concorrenti nuovi, innovativi ed efficienti. Il sistema attuale sta causando un basso tasso di crescita del reddito reale impedendo che l'aumento dei tassi d'interesse possa allocare il credito verso il suo uso più prezioso. 

Uno studio del 2019 ha rilevato che il 21% delle piccole e medie imprese giapponesi erano zombie, nonostante vent'anni di politica statale per rianimarle. Nonostante il QQE e la generosità fiscale, i venti contrari di una popolazione che invecchia, i bassi livelli di migrazione interna ed un boom finanziario alimentato da un tasso di cambio artificialmente debole, hanno costretto il Giappone a sopportare due decenni di stagnazione. I problemi economici di quel boom di investimenti eccessivi, alimentati da tassi d'interesse artificialmente bassi, non sono stati risolti ma spostati, dal settore privato a quello pubblico. Sebbene la Federal Reserve Bank di San Francisco ritenga che lo stimolo fiscale possa portare risultati migliori della ZIRP, il PIL giapponese suggerisce che, sin dal 1995, la crescita economica è rimasta anemica nonostante il sostanziale stimolo fiscale.

Le politiche adottate da molte economie avanzate, prima e dopo l'emergenza sanitaria, seguono il copione giapponese e, come ho avuto modo di dire in altri pezzi, esso è il paziente zero. Se un cocktail di stimoli monetari e fiscali non ha funzionato per il Giappone, perché dovrebbe funzionare per gli altri? Naturalmente il modo più veloce per ridurre la disoccupazione nel breve periodo è mantenere gli zombi in vita, ma ciò che non si vede in mezzo alla presunta ripresa di oggi è il danno a lungo termine inflitto alla crescita sostenibile dell'economia reale. La nipponizzazione dell'Europa e degli Stati Uniti è inevitabile. La presunta ripresa a cui stiamo assistendo oggi è costruita sulle fondamenta fatiscenti dei malinvestment seriali risultanti dai precedenti tentativi di evitare il dolore economico proveniente da una correzione degli errori economici del passato. Fino a quando i mercati non si saranno liberati degli zombi, la crescita economica rimarrà sub-ottimale. E questo ci porta a considerare un altro punto in merito alle sovrabbondanze, perché man mano che gli zombi consumano ricchezza reale essa viene sottratta a quelle realtà che avrebbero potuto utilizzarla al meglio e in modo efficiente. Infatti non potendo entrare in possesso degli input produttivi e del capitale necessario, anche la loro capacità di spesa viene intaccata; in questo modo la società ci perde due volte, perché non solo non si crea un circolo virtuoso di spesa e premiazione di quegli imprenditori più capaci e abili, ma si impedisce l'emersione di realtà che avrebbero potuto migliorare gli standard di vita di tutti. Inutile dire che è questo il risultato velenoso e più dannoso dell'Effetto Cantillon.

La disuguaglianza di ricchezza è una caratteristica naturale di un'economia di mercato. Le risorse di capitale (animate ed inanimate) sono eterogenee, quindi i redditi varieranno in base alle diverse produttività di questi input. Tramite il sistema profitti/perdite, però, le risorse non vengono sprecate sistematicamente ed i desideri e le esigenze dei consumatori sono soddisfatti nella misura più ampia possibile. Queste disuguaglianze sono naturali e salutari. Quando però entra in gioco l'espansione monetaria, essa modifica ed aggrava la disuguaglianza di ricchezza in modo permanente. Le future espansioni monetarie moltiplicheranno questi effetti ed il risultato inevitabile è l'emergere di classi in contrasto e conflitto sociale.


CONCLUSIONE

L'articolo di oggi ha voluto mettere in evidenza cosa accade materialmente quando l'interventismo del sistema bancario centrale diventa preponderante nel corso del tempo, andando infine ad intaccare direttamente, e non più indirettamente, la struttura della produzione e l'allocazione sostenibile delle risorse economiche scarse (animate ed inanimate). La settimana prossima vedremo come questo sia stato giustificato a livello intellettuale: carenza di buone teorie economiche e sovrabbondanza di teorie sballate.

Di conseguenza l'assenza di segnali economici genuini non fa altro che generare caos nell'ambiente economico, facendo emergere carenze di beni/servizi necessari (domanda reale non soddisfatta o rimandata indefinitamente) e sovrabbondanza di beni/servizi inutili (domanda reale nulla). Inutile dire che l'effetto è un impoverimento generale, dapprima silenzioso e all'improvviso devastante. La recente impennata dei prezzi al consumo, quindi, non è un caso: è stata generata dal sistema bancario centrale in generale e, nel caso particolare degli USA, dalla Federal Reserve nella loro crociata per mantenere in piedi un boom insostenibile e supportare i loro clientes a scapito di tutti gli altri.

Hanno influenzato al ribasso i tassi d'interesse rendendo attraente la speculazione immobiliare, ad esempio. Molti degli acquirenti, sulla scia della crisi Lehman, sono stati grandi banche e grandi aziende, visto che hanno potuto prendere in prestito denaro a tassi ridicoli. Sono diventati loro i nuovi padroni di case nel commercio lucrativo buy to rent, oppure potevano venderle nuovamente. Le case oggi sono più grandi, con l'aria condizionata e vari altri comfort ma in termini di prezzo e tempo, stanno diventando di nuovo inaccessibili. Nel 1971, prima che il denaro venisse sganciato definitivamente dalla sua controparte reale, la tipica casa americana costava circa $25.000; oggi costa quindici volte di più. Nel 1971 il lavoratore americano medio guadagnava circa $3,60 l'ora e gli ci sarebbero volute 173 settimane per comprare una casa media. Oggi il salario medio è di circa $25 l'ora e dovrà lavorare 341 settimane per comprarsene una. Lo stesso discorso possiamo farlo per l'automobile, il cui prezzo medio oggi è di circa $40.000. Il lavoratore medio oggi dovrebbe lavorare 40 settimane per potersela permettere, mentre invece nel 1971, quando il prezzo medio era di $2.300, impiegava solo 16 settimane.

E se il costo di cibo, immobili ed automobili aumenta, in termini di tempo necessario per acquistarli, la popolazione in generale non sta diventando più povera?


giovedì 3 giugno 2021

Correlazione ≠ Causa

 

 

di Frank Shostak

Spesso si osserva che due serie di dati, che non dovrebbero avere alcuna relazione, sembrano avere una correlazione visiva molto elevata. Ad esempio, si può scoprire una forte correlazione tra l'intensità dell'abbaiare di un cane ed i movimenti dei prezzi delle azioni. Si è quindi tentati di approfittare di questa scoperta per fare soldi in borsa.

In realtà sia l'abbaiare del cane che i movimenti degli indici di borsa non hanno nulla a che fare tra loro. Ciò che può far emergere l'apparente correlazione è che entrambi mostrano una tendenza al rialzo a lungo termine. Inoltre le fluttuazioni di questi dati non sembrano convergere verso un trend, ma sembrano solo muoversi verso l'alto. Questi tipi di dati vengono etichettati dagli statistici come non stazionari.

Al contrario, i dati che convergono verso un valore fisso vengono etichettati come stazionari. I dati stazionari implicano una struttura invariata, qualcosa di stabile e quindi si può dargli un senso, mentre i dati non stazionari sono associati a fluttuazioni irregolari, il che ovviamente rende molto difficile darvi un senso. Quindi se qualcosa va alla deriva senza meta, non è possibile dire molto sul suo corso futuro. Se si cerca di dare un senso ai dati irregolari, ovviamente non si andrà molto lontano; tuttavia ciò crea un grave problema per gli economisti e gli analisti finanziari che si ritrovano a dover elaborare dati non stazionari. Di conseguenza incorporare questi tipi di dati nelle analisi economiche porta a risultati fuorvianti.

Ad esempio, un economista vuole stabilire l'importanza dei cambiamenti nella produzione sul consumo delle persone. La procedura comune a tal fine consiste nell'applicazione di metodi statistici sui dati di consumo e di produzione al fine di stabilirne l'interrelazione.

Attraverso una tecnica statistica, detta anche analisi di regressione, si stabilisce come consumo e produzione siano quantitativamente connessi tra loro.

Supponiamo che un economista abbia scoperto che la relazione tra consumo e produzione possa essere riassunta dalla seguente espressione matematica: Consumo = 10 + 0,5 * Produzione

Armato di questa scoperta, l'economista può ora dirci la direzione del consumo se c'è un cambiamento nella produzione. Quindi, se la produzione è 100, il consumo sarà 60 (perché 10 + 0,5 * 100 = 60). Gli economisti etichettano i numeri 10 e 0,5 come parametri.

Si osservi che le informazioni riguardanti la dimensione di questi parametri (cioè se sono 10 e 0,5 o altro) si ottengono mediante la tecnica della regressione. I numeri 10 e 0,5, che sono stati generati con il metodo di regressione, sono le stime del mondo reale.

Si ritiene che in media queste stime siano molto vicine ai parametri reali. Si ritiene inoltre che qualsiasi conclusione derivata dall'equazione relativa al rapporto tra consumo e produzione sia un riflesso della realtà, purché le prestazioni del modello in termini di capacità di previsione siano buone.

Il premio Nobel Clive Granger contesta questo approccio.[1] Sostiene che non si possono trarre conclusioni significative dall'equazione di cui sopra se i dati impiegati per stabilire questa equazione non sono stazionari. Infatti secondo Granger i dati che gli economisti stavano impiegando nella ricerca passata erano probabilmente di natura non stazionaria.

I parametri che si ottengono da tali dati possono essere fuorvianti e quindi è probabile che il risultato dell'analisi sia privo di significato. Allora come si supera il problema?

Se si dovesse stabilire un fattore comune che influenza sia il consumo che la produzione, si dice che queste due serie temporali sono collegate o co-integrate. Granger e altri hanno dimostrato mediante metodi matematici e statistici che l'introduzione di un fattore comune rende stazionaria l'interrelazione tra serie temporali non stazionarie.

Pertanto il consumo e la produzione possono essere osservati separatamente come serie temporali non stazionarie. Se si tentasse di stabilire relazioni economiche tra di loro, si otterrebbero risultati fuorvianti; tuttavia se si dovesse stabilire che sia il consumo che la produzione hanno un fattore comune, si potrebbe dedurre che nel tempo sia il consumo che la produzione devono muoversi insieme.

Questo fattore comune o di co-integrazione potrebbe essere che il benessere delle persone richiede consumo e produzione, oltre al fatto che senza produzione non può esserci consumo e senza consumo non è possibile produzione.

Un altro esempio è un bene identico che viene scambiato in luoghi diversi. Le fluttuazioni giornaliere dei prezzi possono sembrare casuali in varie località e quindi molto probabilmente non corrisponderanno tra loro; tuttavia l'esistenza dell'arbitraggio e la legge della domanda/offerta garantiranno che nel tempo i prezzi in varie località si avvicineranno l'uno all'altro.

Invece di cercare di scoprire qual è il fattore di co-integrazione, Granger e altri hanno prodotto una struttura meccanizzata che consente agli economisti di stabilire se i dati sono conformi alla co-integrazione, cioè se la relazione tra i dati ha senso per così dire. Una volta stabilito che i dati sono co-integrati, possono quindi essere utilizzati con una determinata procedura matematica per stabilire i parametri corretti.[2]

Vari risultati statistici prodotti mediante il modello di Granger sono pertanto considerati validi in quanto applicati su dati co-integrati.

Il metodo di Granger solleva seri dubbi sulle conclusioni del passato in merito alle interrelazioni economiche, che sono state raggiunte per mezzo delle vecchie tecniche. Fornisce anche una critica all'uso delle correlazioni senza cercare di darvi un senso.

La struttura di Granger sembra fornire agli economisti un potente strumento che aiuta a ridurre al minimo l'uso di correlazioni prive di significato. Ad esempio, il modello di Granger indicherà che i movimenti nel mercato azionario e l'intensità dell'abbaiare del cane non possono essere co-integrati e quindi l'uso di queste relazioni per fare soldi in borsa potrebbe rivelarsi un esercizio molto costoso.

Pertanto sembra che la struttura di Granger sia un ottimo strumento per promuovere la nostra comprensione dell'universo economico... ma lo è davvero?


Ci sono costanti in economia?

Il problema principale che Granger non ha affrontato non è se le vecchie tecniche stiano generando stime valide dei parametri, ma se tali parametri esistono in primo luogo.

Nelle scienze naturali l'impiego della matematica consente agli scienziati di formulare la natura essenziale degli oggetti. Di conseguenza entro determinate condizioni, si otterrà ripetutamente la stessa risposta. Lo stesso approccio non è valido in economia, perché essa ha a che fare con gli esseri umani e non con gli oggetti. Secondo Mises:

L'esperienza con cui devono confrontarsi le scienze dell'agire umano è sempre un'esperienza di fenomeni complessi. Non è possibile eseguire esperimenti di laboratorio riguardo all'azione umana.[3]

Le persone hanno la libertà di scelta, di cambiare idea e perseguire azioni contrarie a quanto osservato in passato. A causa della natura unica degli esseri umani, le analisi in economia possono essere solo qualitative. Non ci sono parametri nell'universo umano. Infatti Mises ha scritto:

Non ci sono, nel campo dell'economia, relazioni costanti e di conseguenza non è possibile alcuna misurazione.[4]

Il punto di vista mainstream secondo cui l'attività economica umana può essere catturata da formule matematiche espresse attraverso parametri fissi, implica che gli esseri umani operano come macchine. Ad esempio, contrariamente al modo di pensare matematico, le spese individuali per i beni non sono "causate" dal reddito in quanto tale. Nel proprio contesto ogni individuo decide quanto di un dato reddito sarà utilizzato per il consumo e quanto per il risparmio.

Sebbene sia vero che le persone rispondono ai cambiamenti dei loro redditi, la risposta non è automatica e non può essere catturata da una formula matematica. Ad esempio, un aumento del reddito di un individuo non implica automaticamente che aumenterà la sua spesa per consumi. Ogni individuo valuta l'aumento del reddito rispetto agli obiettivi che vuole raggiungere, pertanto potrebbe decidere che è più vantaggioso per lui aumentare i suoi risparmi piuttosto che aumentare i consumi.

Nella migliore delle ipotesi le formulazioni matematiche possono essere viste come una tecnica per fornire un'istantanea in un dato momento di vari dati economici. In questo senso possono essere considerate come una forma particolare di presentazione dei dati storici, ciononostante non può dirci nulla sulle cause trainanti l'attività economica umana. Inoltre l'impiego di relazioni storiche consolidate per valutare l'impatto dei cambiamenti nelle politiche statali produrrà risultati fuorvianti nonostante il modello di Granger.

Dopotutto, supporre che un cambiamento nella politica statale lascerà intatta la struttura delle equazioni significherebbe che gli individui nell'economia hanno cessato di essere vivi e sono stati, di fatto, congelati.

A questo proposito Mises ha scritto:

In quanto metodo di analisi economica, l'econometria è un gioco infantile con le cifre che non contribuisce in alcun modo alla delucidazione dei problemi della realtà economica.[5]

Suggeriamo che la causalità non può essere accertata per mezzo di metodi matematici, ma per mezzo della comprensione. Questo a sua volta può essere fatto una volta che la struttura del nostro pensiero è basata su un assioma non confutabile: gli esseri umani usano i mezzi per raggiungere i fini. Con l'aiuto di questo approccio, si stabilirà che la causalità proviene dagli esseri umani stessi e non da fattori esterni.

Non ci sono standard costanti per misurare le menti, i valori e le idee degli esseri umani. La valutazione è il mezzo con cui un individuo propositivo e cosciente valuta i fatti dati della realtà. Un individuo stabilisce quali sono i fatti, quindi valuta quali di questi fatti accertati siano i più adatti a raggiungere i suoi vari fini.

Gli obiettivi o i fini individuali stabiliscono lo standard per valutare i fatti della realtà. Ad esempio, se l'obiettivo di un individuo è quello di migliorare la sua salute, allora stabilirà quali beni andranno a beneficio della sua salute e quali no. Tra di essi alcuni saranno più efficaci di altri, tuttavia non è possibile quantificarne l'efficacia. Tutto ciò che si potrebbe fare è classificare questi prodotti in base all'efficacia percepita.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Note

[1] Granger, C.W.J. & Newbold, P. (1974) "Spurious Regressions in Econometrics", Journal of Econometrics, Vol. 2, pp 111-20.

[2] Granger, C.W.J. & Weiss, A. A. 1983, "Time series analysis of error-correction models," in S.Karlin, T. Amemiya & L.A. Goodman, Studies in Econometrics, Time series and Multivariate Statistics, in Honor of T.W. Anderson, Academic Press, San Diego, pp 255-278.

[3] Ludwig von Mises, Human Action (1963), p 31.

[4] Human Action, p 55.

[5] Ludwig von Mises, The Ultimate Foundation of Economic Science (1962), p 63.

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mercoledì 2 giugno 2021

Joker e l'ideologia della distruzione

 

 

di Jeffrey Tucker 

"È un film sulla discesa di un uomo nella follia. Nient'altro".

Così ha commentato il venditore di biglietti al cinema dopo avergli detto quale film avrei visto: Joker. Perché stava recensendo questo film per me? Probabilmente un modo per prevenire ciò che preoccupava le persone, vale a dire, che il caos immaginario del film potesse spingere le persone nel mondo reale a fare le cose viste nella pellicola.

Tuttavia la sua mini recensione mi ha in un certo senso rassicurato. Ho dovuto sforzarmi per andare a vedere il film di cui tutti parlano, le anteprime da sole erano troppo inquietanti. La vita è abbastanza dura senza che i film introducano più tristezza ed è proprio per questo che mi piace vederne di leggeri. Tuttavia mi sono lasciato convincere lo stesso a vederlo.

In un certo senso il venditore di biglietti aveva ragione: si tratta solo di una persona. Anche dopo essere uscito dal cinema, continuavo a ripetermelo. Eppure dopo la fine ho sperimentato esattamente ciò che molti altri hanno sperimentato: il film trasmette un'aura che non si può ignorare. La portate a casa con voi, ci dormite, vi svegliate la mattina e vedete di nuovo quella dannata faccia. Ricordate le scene e iniziate a darvi un senso, non un senso morale ma un senso narrativo.

È stata anche una visione tremendamente spiacevole, le due ore più difficili di un film che possa ricordare. È brillante e avvincente in ogni fotogramma, la fotografia è perfetta e la recitazione encomiabile.

Per quanto riguarda l'interpretazione "solo un uomo", è difficile da sostenere. Le scene della vita di strada, la metropolitana piena di persone che indossavano maschere da clown, il ricco uomo d'affari in corsa per la carica di sindaco, le proteste contro di lui, lo strano modo in cui questa figura inquietante e violenta diventa un eroe popolare... c'è sicuramente un punto più profondo rispetto a suddetta semplice interpretazione.

Sì, ho visto il solito tiro alla fune su Twitter su ciò che significa. È pro-Antifa! È un avvertimento conservatore contro la politica estremista! È una protesta di destra contro la deriva dei democratici! È un'apologia di sinistra per l'ascesa dei lavoratori contro le élite!

Il problema è che nessuna di queste interpretazioni spiega il disagio e l'ambiguità che il film crea all'interno dello spettatore.

Mi ci è voluto un giorno intero per elaborare una teoria alternativa. Sebbene si voglia dare un certo background all'antagonista di Batman, il focus è il retroscena più elaborato mai realizzato sul grande schermo per il personaggio di Joker. Il film inizia con la narrazione di una serie di insuccessi personali. Sebbene il protagonista ne resti turbato, pensa che forse non è così irredimibile. Potrebbe ancora farcela, proprio come tutti gli altri hanno a che fare con i propri demoni. Joaquin Phoenix fa un ottimo lavoro nel recitare i momenti di lucidità e quelli di pazzia: sembra comportarsi bene con sua madre e la sua fidanzata, ha interazioni che non sono completamente distrutte dalla sua eccentricità.

Eppure ci sono circostanze della vita che continuano a spingerlo sempre più sull'orlo del baratro, al punto da perdere l'amore per la vita così com'è. Rinuncia alla speranza e abbraccia pienamente la disperazione come modo di pensare e vivere. E poi fa del male e scopre qualcosa che lo autorizza a farlo: la sua coscienza non gli dice di fermarsi. Al contrario, il male che fa lo fa sentire importante e apprezzato.

La sua vita non funzionava; trova finalmente qualcosa che funzionava per lui e poi l'ha abbracciato.

Cosa ha abbracciato? Il distruzionismo. Non è solo un'ideologia debole, è una che pretende di dare forma alla storia e significato alla vita. Essa afferma che l'unico scopo dell'azione umana dovrebbe essere quello di abbattere ciò che gli altri hanno creato, compresa la vita stessa. Questa ideologia diventa necessaria perché fare del bene sembra praticamente impossibile, perché bisogna fare una certa differenza nel mondo per sentire che la propria vita abbia una direzione e perché fare del male è facile. L'ideologia del distruzionismo consente ad una persona di razionalizzare il fatto che il male prepari il terreno ad un migliore stato della società in futuro.

Qual è? Potrebbe essere qualsiasi cosa. Forse è un mondo in cui tutti possiedono tutto allo stesso modo. Forse è un mondo senza felicità, o un mondo con felicità universale. Forse è un mondo senza fede. Forse è una produzione nazionale senza commercio internazionale. È una dittatura: la società conforme ad una sola Volontà. È l'assenza del patriarcato, un mondo senza combustibili fossili, un'economia senza proprietà e tecnologia private, produzione senza divisione del lavoro. Una società di perfetta moralità. L'ascesa di una religione. Qualunque cosa sia, è illiberale e quindi impraticabile e irrealizzabile, quindi il distruzionista trova conforto non nel creare ma nel distruggere l'ordine esistente.

La prima volta che ho incontrato questo concetto è stato nel libro Socialismo di Ludwig von Mises. Ne parla verso la fine, dopo aver dimostrato che il socialismo stesso è impossibile. Se non c'è nulla di positivo da fare, nessun piano reale per ottenere qualcosa di socialmente vantaggioso, poiché l'idea è assurda tanto per cominciare, i sostenitori devono o abbandonare la teoria o trovare soddisfazione nella demolizione della società così come esiste. Mises afferma che tale atteggiamento è molto evidente nel comunismo, ma, dice, è altrettanto presente nelle versioni socialdemocratiche perché i loro piani per raggiungere l'ideale utopico in più fasi sono altrettanto insostenibili nella pratica.

Il distruzionismo diventa una psicologia del terrore impartita da un'ideologia che è un fallimento in teoria e in pratica. Il Joker ha fallito nella vita e quindi ha deciso di distruggere quella degli altri. Lo stesso fanno anche coloro consumati da una visione ideologica a cui il mondo rifiuta ostinatamente di conformarsi.

Questo è il motivo per cui qualsiasi interpretazione sinistra/destra del film Joker è troppo limitata. Oggi i media e la politica ci inondano con visioni folli di come dovrebbe funzionare la società. Non dovrebbe sorprenderci quando questi visionari alla fine fanno ricorso alla rabbia, alla disumanizzazione degli avversari e poi tracciano piani per abbattere ciò che esiste: il commercio mondiale, il consumo di energia, la diversità, la scelta umana in generale, l'esistenza dei ricchi, una razza degenerata, la frustrazione di un uomo.

Il distruzionismo è la seconda fase di qualsiasi visione irrealizzabile di come dovrebbe essere la società, contro una realtà che rifiuta di conformarsi. Il distruzionismo si rivela anche stranamente affascinante per quei movimenti populisti che sono ansiosi di abbattere i loro nemici e colpire le forze che ostacolano l'affermazione del loro potere. Alla fine scoprono soddisfazione nella distruzione, fine a sé stessa, perché li fa sentire vivi e dà senso alla loro vita.

Joker, quindi, non è solo un uomo, non è solo una persona pazza, ma l'istanza dei pericoli insani e morbosi associati ad un fallimento personale supportato dalla convinzione che quando c'è un conflitto tra una visione ed una realtà, può essere risolto solo dalla creazione di caos e sofferenza. Per quanto spiacevole sia, Joker è un film che dobbiamo vedere per capire e quindi prepararci agli orrori che questa mentalità incontrollata può scatenare nel mondo.

In altre parole, Joker ha già creato copie e lo fa da secoli. Il film è il copione.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 1 giugno 2021

Passaporti vaccinali e paternalismo sanitario

 

 

di Birsen Filip

I passaporti vaccinali sono stati implementati, o sono in fase di sviluppo, in numerosi Paesi in tutto il mondo. Lo scorso febbraio Israele ha introdotto il suo "Green Pass", che diventa "efficace la settimana dopo aver ricevuto la seconda dose" del vaccino e scade dopo sei mesi. Ha fatto seguito la Cina che a marzo ha lanciato il suo "Certificato sanitario internazionale di viaggio" digitale. Successivamente, ad aprile, la Danimarca ha implementato il suo "Coronapass" e l'Estonia ha introdotto il "VaccineGuard". Sebbene il governo degli Stati Uniti abbia respinto l'idea di un passaporto vaccinale nazionale, lo stato di New York ha già lanciato il proprio "Excelsior Pass" e molti altri stati stanno sviluppando programmi simili, mentre il Sud Dakota, Montana, Idaho, Utah, Florida, Texas e Arizona hanno vietato l'uso di passaporti immunità COVID-19 all'interno dei loro confini. Anche altri Paesi hanno annunciato la loro intenzione di approvare i passaporti vaccinali nel prossimo futuro, tra cui il Regno Unito, che utilizzerà un'app su smartphone del NHS (National Health Service) a partire dal 17 maggio e l'Unione Europea, che sta progettando di "facilitare la libera circolazione all'interno dell'UE" con il suo "Certificato verde digitale" a partire da giugno.

Oltre a vietare il viaggio a persone non vaccinate (es. imbarco su aerei, soggiorno in hotel, ecc.), questi documenti elettronici vengono già utilizzati per impedire loro di partecipare ad eventi sociali e culturali in stadi, teatri e musei. Ai cittadini non vaccinati non è inoltre consentito entrare in una varietà di altri luoghi e attività commerciali come palestre, discoteche, piscine, parrucchieri, sale per matrimoni, negozi di tatuaggi, ristoranti e caffetterie, ecc. In sostanza l'implementazione dei passaporti vaccinali ha portato ad una situazione in cui i governi proteggono i diritti e le libertà dei cittadini vaccinati, violando quelli delle loro controparti non vaccinate.

L'obiettivo finale dei passaporti vaccinali, che si basano sulla nozione di "paternalismo sanitario", è costringere le persone ad accettare l'iniezione di vaccini sperimentali che sono stati incessantemente promossi per molti mesi da politici, media generalisti e presunti medici. Tuttavia quegli individui che non vengono persuasi a sottoporsi a procedure mediche indesiderate dalla propaganda, saranno costretti a vivere una "vita peggiore della morte" attraverso la sospensione della loro libertà. James M. Buchanan ha messo in guardia sulle misure statali coercitive che aboliscono la libertà, poiché sosteneva che le norme statali progettate per proteggere gli individui sulla base della "scienza"sono "altamente ingannevoli", perché lo stato usa l'autorità scientifica per imporre un unico valore morale sulla società.[1]  Allo stesso modo Robert D. Tollison e Richard E. Wagner hanno sostenuto che consentire allo stato di imporre norme in base ad una presunta protezione della salute dei suoi cittadini, rappresenta "un invito alle discussioni di domani sul costo sociale dello zucchero, del prendere il sole, dei grassi saturi, delle lesioni ricreative, dell'obesità e così via. Lungo questa strada non c'è una società libera, ma una società totalmente regolamentata con un solo stile di vita accettabile come prescritto dai paternalisti della salute".[2] Milton Friedman era contrario ai "paternalisti della salute", poiché sosteneva che se allo stato fosse stata assegnata la responsabilità di proteggere la nostra salute "la logica richiede che ci protegga dalle biciclette, dalle pistole ad aria compressa e da attività ancora più pericolose come il deltaplano, il motociclismo e lo sci".[3]  Nella sua opposizione al "paternalismo sanitario", Mises scrisse:

Perché limitare la benevola provvidenza dello stato alla protezione del solo corpo dell'individuo? Il danno che un uomo può infliggere alla sua mente e alla sua anima non è forse più disastroso di qualsiasi male fisico? Perché non impedirgli di leggere brutti libri e vedere cattive opere teatrali, di guardare dipinti e statue brutti e di sentire cattiva musica?[4]

I passaporti vaccinali supportano l'idea che le persone possano e debbano essere costrette a fare scelte sane, pratica che sarebbe etichettata come "una forma di fascismo sanitario" da Hayek, Buchanan, Friedman, Mises e molti altri. Inffatti essi sosterrebbero che i passaporti vaccinali eliminano la libertà, perché consentono ad un'autorità esterna di interferire deliberatamente nella vita delle persone non vaccinate in modi che impediscono loro di raggiungere i propri obiettivi ed interessi personali. Ad esempio, Hayek, Buchanan, Friedman e Mises definirono la libertà come "l'assenza di coercizione di un uomo sui suoi simili" e avvertirono che il pericolo principale per la libertà era qualsiasi forma di potere centrale che interviene nelle sfere private degli individui e attua politiche volte a raggiungere un fine predeterminato sulla base di opinioni scientifiche.

La libertà dalla coercizione, nota come concetto negativo di libertà (ovvero "libertà da"), era molto apprezzata da Locke, Constant, Tocqueville, Hobbes, Bentham, Hayek, Mises, Friedman e Buchanan, oltre a molti altri liberali. Tutti questi eminenti pensatori si preoccupavano di rispondere ad una domanda: "Quanto devo essere governato?"[5]  In tal modo reagivano contro governanti e governi dispotici e tirannici. I sostenitori del concetto di libertà negativa credevano che "dovrebbe esserci sempre una frontiera tra la sfera pubblica e quella privata, e che gli individui dovrebbero sempre essere liberi di fare ciò che vogliono e di vivere come vogliono quando sono nella loro sfera privata '', dove nessuno si sognerebbe di intervenire.[6] Tuttavia l'implementazione dei passaporti vaccinali significherebbe essenzialmente che non esistono più sfere private. Questo è qualcosa di cui Hayek mise in guardia quando parlò di come la coercizione sarebbe "molto più comune" se non ci fossero sfere private.[7]

In base al concetto di libertà sostenuto da Hayek, Buchanan, Friedman e Mises, i passaporti vaccinali violano anche la libertà economica, che fondamentalmente si riferisce alla libertà di consumare, produrre, scambiare e cooperare spontaneamente e volontariamente. Credevano che "se si abolisce la libertà dell'uomo di determinare il proprio consumo, si tolgono tutte le libertà".[8]  In altre parole se azioni statali coercitive violassero o abolissero la libertà economica, la libertà in generale verrebbe essenzialmente tolta agli individui, inclusa la libertà di parola, la libertà di espressione, la libertà di religione, la libertà di riunione, la libertà di stampa e la libertà intellettuale.

Il concetto di libertà difeso da Hayek, Buchanan, Mises e Friedman mirava a salvaguardare "il massimo grado di libertà per ogni individuo affinché fosse compatibile con quella degli altri".[9] Per loro una più ampia area di non interferenza e una più ampia gamma di scelte a disposizione degli individui corrispondevano ad un maggior grado di libertà. In innumerevoli occasioni questi eminenti liberali hanno avvertito che per avere libertà, il potere coercitivo di qualsiasi entità doveva essere limitato, specialmente quello dello stato. Avevano fiducia nel sistema giudiziario come strumento sufficiente per evitare di imboccare "la strada per la servitù" ed impedire alle autorità statali di possedere poteri illimitati che potevano essere usati per esercitare violenza. Tuttavia, dall'inizio dell'epidemia Covid, i sistemi giudiziari di Paese dopo Paese non sono riusciti a salvaguardare la sfera privata degli individui da interferenze o coercizioni da parte dello stato.

Durante questa epidemia gran parte del mondo è stata soggetta all'implementazione rapida ed improvvisa di regole e norme mal studiate, basate sulla pianificazione e progettazione centrale incompetente ed inesperta. Queste decisioni sono state spesso prese consultando solo una manciata di consulenti medici che non sono formati in aree come scienze politiche, economia, sociologia, finanza, storia, demografia, psicologia, filosofia, etica, antropologia e diritto, campi di studio che offrono considerazioni importanti per decisioni che riguardano l'intera società e il bene comune. In sostanza i politici, in collaborazione con i loro consulenti sanitari non eletti, sono riusciti ad ottenere il controllo su intere società e rimodellarle in uno sforzo per raggiungere il presunto bene comune, trascurando secoli di progressi compiuti da eminenti pensatori liberali quando si tratta di proteggere i diritti e le libertà degli individui. Ora questi stessi politici sono determinati ad imporre passaporti vaccinali, i quali amplieranno enormemente l'oppressività dei poteri statali, emarginando le persone non vaccinate e sopprimendone diritti e libertà, oltre a privarle della loro capacità di raggiungere la felicità e lo sviluppo personale. Inoltre questi governi e leader oppressivi che stanno spingendo per i passaporti vaccinali non avvertiranno quelle persone che non vogliono essere iniettate con sostanze sperimentali su ciò che li attende:

Penserai come me o morirai; dice: sei libero di non pensare come me; la tua vita, i tuoi beni, tutto rimane a te; ma da oggi in poi sei uno straniero in mezzo a noi. Manterrai i tuoi privilegi di cittadino, ma saranno inutili per te. Se aspiri ad essere la scelta dei tuoi concittadini, loro non sceglieranno te, e se chiedi solo la loro stima, faranno comunque finta di rifiutartela. Rimarrai tra gli uomini, ma perderai i tuoi diritti sull'umanità. Quando ti avvicini ai tuoi simili, fuggiranno da te come un essere impuro. E quelli che credono nella tua innocenza, anche loro ti abbandoneranno, perché le persone fuggirebbero da loro a loro volta. Vai in pace; Ti risparmio la vita, ma ti lascio una vita peggiore della morte.[10]


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Note

[1] Buchanan, James M. 1986. ‘Politics and Meddlesome Preferences.’ In Smoking and Society, ed. Robert D. Tollison, 335–342. Toronto: Lexington Books, pp. 341.

[2] Tollison, Robert D., & Richard E. Wagner. 1992. The Economics of Smoking. London: Kluwer Academic Publishers, pp. X.

[3] Friedman, Milton, & Friedman, R.D. 1990 [1980]. Free to Choose: A Personal Statement. New York: Harcourt Brace Jovanovich, pp. 227. 

[4] Mises, Ludwig von. 1998 [1949]. Human Action: A Treatise on Economics. Auburn: The Ludwig von Mises Institute, pp.729.

[5] Berlin, Isaiah. 2002 [1969]. Incorporating Four Essays on Liberty. Edited by H. Hardy. Oxford: Oxford University Press, pp.39. 

[6] Filip, Birsen. 2020. The Rise of Neo-liberalism and the Decline of Freedom. (Part of the Palgrave Insights into Apocalypse Economics book series). Cham: Palgrave Macmillan, pp.40. 

[7] Hayek, F. A. 2011 [1960]. The Constitution of Liberty: The Definitive Edition. Ed. Ronald Hamowy. Chicago: The University of Chicago Press, pp.206. 

[8] Mises, Ludwig von. 1998 [1949]. Human Action: A Treatise on Economics. Auburn: The Ludwig von Mises Institute, pp. 729. 

[9] Filip, Birsen. 2020. The Rise of Neo-liberalism and the Decline of Freedom. (Part of the Palgrave Insights into Apocalypse Economics book series). Cham: Palgrave Macmillan, pp.43. 

[10] Tocqueville, Alexis de. 2010 [1835]. Democracy in America: Historical-Critical Edition of De la démocratie en Amérique, vol. 2. Ed. Eduardo Nolla, tradotto dal francese da James T. Schleifer. Indianapolis: Liberty Fund, pp.97.

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