giovedì 10 giugno 2021

11 anni di Freedonia

 

 

di Francesco Simoncelli

Oggi, come ogni 10 giugno di ogni anno, il blog Freedonia spegne le candeline e in questo giro di boa è arrivato a spegnerne undici. Un risultato che è andato contro ogni mia più rosea aspettativa quando nel 2010 decisi di dare voce alle mie riflessioni. Quella voce, nel corso del tempo, è diventata sempre più risonante e diffusa, grazie soprattutto ad una platea di lettori attenti e consapevoli che qualcosa intorno a loro non andasse. Qui, ritengo, hanno trovato la spiegazione ai loro dubbi e presentimenti inquadrati secondo un quadro analitico e critico sintonizzato sulle onde degli insegnamenti della Scuola Austriaca. Infatti attraverso di essa ho cercato di divulgare la cosiddetta "buona economia", ovvero strumenti metodologici e d'indagine critica in grado di dare una spiegazione diretta e accurata dei fenomeni economici e sociali. Soprattutto perché, nell'immaginario collettivo, questa materia tende a ricadere in una sfera prettamente grigia data la vagonata di fallacia che nel tempo sono state sfornate da accademici mainstream ed autorità. In questo modo è stato possibile escludere la maggior parte delle persone dall'interessarsi a questioni cruciali per la loro vita, poiché inutile dirlo esse passano inevitabilmente dalla sfera economica. E se non ci si occupa dell'economia, allora sarà quest'ultima ad occuparsi di voi.

Infatti il disinteresse generale nei confronti dell'economia ha permesso e permette ancora ai pianificatori centrali di vendere l'illusione che solo loro sono in grado di direzionare ottimamente il corso della società e addirittura degli investimenti. In questo modo l'ambiente economico passa dall'essere libero ad essere ostacolato e infine ad essere comandato/controllato. Questa deriva, da un'economia di mercato ad una socialista/pianificata è ciò di cui ci mise in guardia Mises quando scrisse Planned Chaos: non potrà mai esistere un'economia mista. Il tutto certificato dagli accademici mainstream, i quali, appoggiando il costruttivismo di chi li foraggia, sono lieti di ergersi come latori indiscussi della conoscenza, ignorando il fatto che quest'ultima se non è distribuita porta inevitabilmente ad errori economici progressivi. È un circolo vizioso tra autorità e accademici mainstream, dove i primi erodono porzioni di libertà per consegnare privilegi ai clientes e mantenere in piedi il proprio sistema di controllo, mentre i secondi giustificano le azioni dei pianificatori centrali presentando teorie sempre più strampalate. Prendiamo ad esempio l'interventismo monetario, esistono due modi per caratterizzarlo: monetarista e keynesiano. Il monetarismo fa leva sulle relazioni macroeconomiche di lungo periodo, ovvero, la relazione positiva tra il tasso di creazione del denaro e l'inflazione. Il paradigma keynesiano presume che la macroeconomia tenda a funzionare in modo sub-ottimale e si occupa della relazione negativa di breve periodo tra reddito e tassi d'interesse. In pratica, gli elementi di ciascuno appaiono insieme.

L'intervento monetarista cerca di prevenire o alleviare disgiunzioni nei mercati finanziari garantendo un tasso d'inflazione modesto. Un tasso al 3%, ad esempio, può impedire ai mercati finanziari di avvicinarsi al proverbiale zero bound, anche se potrebbero esserci brevi periodi in cui il tasso d'interesse reale debba spostarsi in territorio negativo per portare risparmi ed investimenti nell'uguaglianza, consentendo una più rapida riallocazione delle risorse durante una recessione. In parte questo ragionamento si basa sulla convinzione che le fluttuazioni di breve periodo siano una funzione dell'incertezza: quando gli investitori sono fiduciosi nella loro valutazione del presente e futuro, l'economia si avvicinerà all'equilibrio macroeconomico. La cosiddetta inflation targeting del Federal Reserve Open Market Committee segue questa logica.

L'intervento keynesiano dice di abbassare i tassi d'interesse, attraverso l'espansione monetaria, nel tentativo di stimolare la domanda aggregata. Tassi d'interesse più bassi incoraggiano più prestiti e, di conseguenza, maggiori spese. Inutile sottolineare che entrambe le teorie sono due facce della stessa medaglia, visto che l'abbassamento artificiale dei tassi d'interesse porta inevitabilmente nel lungo periodo ad una relazione positiva tra espansione monetaria ed inflazione.

Ma questi interventi attivi, o positivi, stanno iniziando a far emergere tutta una serie di criticità. Infatti la propensione del sistema bancario centrale a trattare l'economia come se soffrisse persistentemente di mal aggiustamenti di breve periodo è diventata una barriera alla vitalità economica. La risultante crescita anemica della varie economie occidentali non è affatto un caso. Non solo, ma nonostante l'incredibile misallocation di risorse sulla scia di queste follie interventiste, le banche centrali hanno intenzione di alzare ancora di più l'asticella.

Il vero dramma è che l'attenzione pubblica è al minimo nei confronti di questa progressiva presa di potere e come diceva il compianto economista Walter Williams: "I politici sfruttano l'analfabetismo economico". Quando un politico dice che può dare a tutti cibo gratis e risolvere il riscaldamento globale con il suo piano ambizioso, o sta mentendo o è ignorante... oppure entrambe le cose. Regola n°1 in economia: esiste la scarsità. Non viviamo in un'utopia alla Star Trek in cui possiamo semplicemente materializzare ciò di cui abbiamo bisogno. Qualcuno da qualche parte deve produrlo, qualcuno deve distribuirlo, qualcuno deve assumere lavoratori, qualcuno deve fare pubblicità, e così via. Inoltre abbiamo tutti un tempo limitato, talenti diversi, risorse disuguali, idee in competizione e così via. Non possiamo fidarci dello stato affinché gestisca tutto questo attraverso il processo politico. Ecco perché le persone si dedicano alla propria attività e formano società private. Come facciamo a sapere di quanti negozi di alimentari abbiamo bisogno? Nessuno lo sa di preciso, ecco perché gli individui decidono volontariamente come e dove spendere i propri soldi.

Ogni transazione volontaria invia un segnale su quali tipi di prodotti sono desiderati, a quale prezzo, in quale posizione, e così via. E poi da qui viene presa una quantità esponenziale di decisioni riguardo catene di approvvigionamento, agricoltura, servizi pubblici, manodopera, ecc., in modo da ottenere i prodotti di cui si ha bisogno. Questo è un sistema di mercato ed è per questo che è meglio lasciare la maggior parte delle funzioni sociali al mercato (ovvero gli individui) e non nelle mani dei politici. Comunemente si pensa che si tratti solo di fare e spendere soldi, mentre invece si tratta soprattutto di creare la civiltà. Nuove invenzioni, nuovi concetti organizzativi, nuove tecniche di gestione, nuovi prodotti e praticamente tutto ciò che riguarda le nostre vite sono il prodotto dell'interazione volontaria degli attori di mercato. Questo perché la risoluzione dei problemi e la creazione di valore sono prerequisiti per fare soldi.

Prezzi e profitto sono due delle funzioni di mercato più importanti e più odiate. Senza questi due meccanismi la società andrebbe in pezzi con carestie devastanti e sprechi giganteschi, come descrisse accuratamente Ludwig Von Mises nel suo libro Economic Calculation in the Socialist Commonwealth. La proprietà privata ed i meccanismi dei prezzi sono essenziali per un processo decisionale nella società. I prezzi esistono per comunicare prima di tutto informazioni: prezzi elevati significano che c'è una carenza e ciò attrae i fornitori per alleviarla; prezzi bassi significano che c'è un eccesso di offerta, quindi le risorse sarebbero utilizzate meglio altrove. In un mondo di informazioni imperfette, queste entità associate comunemente all'avidità sono di fatto la luce guida che mantiene la società in carreggiata. Pensate solo a quelle società in cui prezzi e profitti non sono rispettati, come in Corea del Nord o nell'ex-Unione Sovietica: catastrofiche scarsità di cibo, inefficienza dispendiosa e squallida stagnazione. Tutto ciò che fanno i prezzi è consentire l'allocazione di risorse scarse e facilitare la cooperazione volontaria degli individui verso obiettivi reciprocamente vantaggiosi. Il profitto è semplicemente un segnale che le risorse vengono utilizzate in modo ottimale.

Di conseguenza l'innovazione e la prosperità sono un prodotto della libertà e la società dà il suo meglio quando lo stato si toglie dai piedi. Infatti le normative statali sono obsolete, fuorvianti, o addirittura imposte deliberatamente a beneficio dei clientes. In un sistema di associazione volontaria e proprietà privata, gli individui che agiscono nel proprio interesse tendono a raggiungere accordi reciprocamente vantaggiosi. Ecco perché c'è una forte correlazione tra Paesi con alti gradi di libertà economica e prosperità. Regolamentazioni onerose e farraginose sono un peso sulla capacità di crescita della società.

È più chiaro adesso perché è importante occuparsi dell'economia? Una maggiore consapevolezza della materia permette agli individui di non farsi fregare dagli imbonitori, ma soprattutto di votare con lo strumento che più conta realmente: il denaro. Questo articolo di oggi cerca di andare oltre ciò che gli individui comunemente "vedono", permettendo loro di saggiare anche ciò che "non si vede". Come? Utilizzando strumenti metodologici d'indagine analitica forniti dalla Scuola Austriaca, una scuola di pensiero economico che, parlando direttamente alle persone e con semplicità senza trincerarsi in matematica o formule astruse, recide finalmente quell'aura di negatività che è stata sapientemente calata sulla materia dagli accademici mainstream. Il blog ha sempre avuto questo obiettivo sin da quando è nato e dallo scorso dicembre ho messo a disposizione dei lettori un "manuale d'uso" affinché potessero accedere allo strumento analitico sopraccitato: La fine delle fallacie economiche.

Questo libro, infatti, rappresenta un esempio empirico di come si possa utilizzare la metodologia analitica "ciò che si vede/ciò che non si vede" per smascherare tutte quelle illusioni che ancora oggi imperversano nell'ambiente economico. I temi trattati sono i più famosi e reiterati, ma ciò che davvero vuole trasmettere è una visione chiara e cristallina della realtà, una che non possa essere intorbidita da suadenti promesse di de-responsabilizzazione. Una visione, questa, decisamente pericolosa perché riesce a separare "buona economia" da "cattiva economia", ma in generale "buone pratiche" da "cattive pratiche". Saper discernere da soli questi aspetti conferisce spirito critico che, al giorno d'oggi, abbiamo visto essere molto sgradito dai pianificatori centrali poiché "rovina" i loro piani presumibilmente ben congegnati. Ma, come emerso nell'articolo di oggi, senza libero mercato e quindi senza attori di mercato "pensanti" la civiltà muore e con essa la società.

Ma questa non è affatto la fine della storia, perché se con La fine delle fallacie economiche ho voluto gettare le basi metodologiche con cui sondare la realtà mutevole che ci circonda e offrire alcuni esempi per mostrarne il funzionamento, con il prossimo libro si assisterà ad una rinascita. Infatti ciò che "manca" al mio libro è la trattazione delle criptovalute, ma ero consapevole che tale argomento non poteva essere esaurito in uno, due o anche cinque capitoli. No, aveva bisogno di una trattazione omnicomprensiva sotto ogni punto di vista dello scibile umano: sociale, economico, legale, politico, ecc. Quindi ho iniziato la traduzione della magnifica opera di Wendy McElroy, La rivoluzione di Satoshi. Mancano pochissimi capitoli e sarà finita, spero quindi di riuscire a pubblicarla entro fine anno. Comunque, prima di affrontare un viaggio simile, consiglio di iniziare dal mio libro, La fine delle fallacie economiche, perché rappresenta una sorta di preambolo teorico a quello che poi verrà trattato nel libro della McElroy. Soprattutto per chi è a digiuno di teoria economica; immaginate che il mio libro sia la pars destruens con cui liberarsi da tutte quelle illusioni che nel tempo sono state erette attraverso la pianificazione centrale, mentre la pars costruens sia quella che verrà presentata con La rivoluzione di Satoshi. Uniteli ed otterrete un risultato adamantino di conoscenza, consapevolezza e indipendenza di pensiero.

Per 11 anni adesso il blog Freedonia ha fornito un porto sicuro per tutti coloro che intuivano che esistesse qualcosa di "sbagliato" ma non vi sapevano dare forma, offrendo un'opera di divulgazione attenta agli eventi del mondo presente senza dimenticarsi di quelli del passato. Senza questi ultimi come monito, il futuro sarà pingue degli stessi errori. I temi presentati quotidianamente rappresentano una trattazione specifica, mentre invece il comparto letterario tratta gli stessi temi da un punto di vista più generale.

Cari amici e lettori, il mio blog, Francesco Simoncelli's Freedonia, esiste grazie al lavoro che ogni giorno vi dedico, impiegando una parte preziosa del mio tempo per promuovere e diffondere un messaggio di libertà. Affinché possa continuare ad estendere questo messaggio potete dimostrare il vostro apprezzamento lasciando un contributo al seguente link: paypal.me/FrancescoSimoncelli

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mercoledì 9 giugno 2021

Una fiumana di cambiamenti

 

 

di Alasdair Macleod

Esiste una relazione consolidata tra obbligazioni e azioni che fornisce un quadro di riferimento per la performance futura degli asset finanziari. Sarebbe un errore ignorarla, soprattutto in vista dell'imminente rialzo dei tassi d'interesse globali.

L'inflazione dei prezzi sta ruggendo e finora le banche centrali l'hanno negato, ma è sempre più difficile vedere come i pianificatori monetari centrali possano estendere la soppressione dei tassi d'interesse ancora per molto. Ci può essere un solo risultato: i mercati, cioè i prezzi determinati da attori non statali, costringeranno le banche centrali a capitolare in estate.

Poco notato è il fatto che la Cina stia deliberatamente frenando la sua economia, cosa che influenzerà il dollaro a meno che gli Stati Uniti non lo difendano alzando i tassi d'interesse. Come parte della sua strategia, la Cina sta portando la guerra finanziaria con gli Stati Uniti nel mercato dei cambi.

I rendimenti obbligazionari saliranno, con i titoli del Tesoro USA a 10 anni che si lasceranno alle spalle il 2%. I mercati azionari percepiranno il pericolo e potrebbe risultare che maggio sarà stato il mese del picco nei valori degli asset finanziari.


Introduzione

Il 10 maggio, che finora ha segnato il punto più alto dell'indice S&P 500, può aver segnato l'inizio della discesa, ma è troppo presto per dirlo. Tuttavia sappiamo che a seguito della diluizione senza precedenti del potere d'acquisto delle principali valute sin da marzo 2020, i prezzi delle materie prime sono saliti in modo sostanziale, la logistica globale è bloccata ed i prezzi al consumo stanno salendo rapidamente ovunque, una combinazione di eventi che è destinata a portare ad un rialzo tassi d'interesse. Ma come accade di solito in tempi come questi, i banchieri centrali e coloro che sono bullish stanno desiderando che questa realtà scompaia.

Solo la scorsa settimana il Federal Reserve Board ci ha detto che: "La commissione cerca di raggiungere la massima occupazione e un'inflazione al 2% nel lungo periodo. Con l'inflazione che scorre costantemente al di sotto di questo obiettivo di lungo periodo, la commissione mirerà a raggiungere un'inflazione moderatamente superiore al 2% per un po' di tempo, in modo che sia mediamente del 2% nel tempo e le aspettative d'inflazione a lungo termine rimangano ben ancorate al 2%. La commissione si aspetta di mantenere un atteggiamento accomodante riguardo la politica monetaria fino a quando questi risultati non saranno raggiunti".

2%, 2% e 2%. Chiaramente i pianificatori monetari centrali più potenti del mondo sono volontariamente ciechi di fronte alla realtà. In un'intervista con Greg Hunter di USAWatchdog.com, John Williams di Shadowstats.com, che calcola l'IPC USA su base non aggiustata, ha stimato l'inflazione dei prezzi correnti oltre l'11%. Se i suoi numeri sono più vicini alla realtà, si sta addensando un enorme shock sui tassi d'interesse che probabilmente colpirà i mercati senza molto preavviso.

Le banche centrali sono sempre riluttanti a lasciar salire i tassi d'interesse e di conseguenza sono terribilmente spiazzate. Non menzionato nella dichiarazione della FED sopra c'è lo stimolo mensile da $120 miliardi che sta ancora gonfiando le bolle finanziarie e che sta alimentando ancora più inflazione nel sistema. Inoltre la FED non può smettere di inflazionare: a meno che la soppressione dei tassi d'interesse ed il QE non vengano abbandonati, il risultato certo sarà l'iperinflazione. Probabilmente il dollaro è già su quella strada e il suo potere d'acquisto è in fase di declino.

L'idea che mantenere lo stimolo monetario ed i tassi d'interesse a zero aiuti l'economia è una pazzia. La FED ha due obiettivi non scritti che prevalgono sull'economia: finanziare la spesa pubblica nel modo più economico possibile e mantenere gonfiata la bolla degli asset finanziari. Pertanto non può permettersi di considerare gli orrori di un rialzo dei tassi d'interesse e di ridurre il pompaggio mensile di denaro, il cui obiettivo è continuare a gonfiare bolle finanziarie. In queste circostanze i mercati stessi alla fine spezzeranno il controllo sui prezzi degli asset finanziari da parte delle agenzie governative.

Gli attori non statali includono investitori sia stranieri che nazionali e devono essere considerati separatamente perché le loro motivazioni sono diverse. Secondo le statistiche TIC del Tesoro degli Stati Uniti, la proprietà estera di asset finanziari e depositi bancari denominati in dollari ammonta a $30.000 miliardi e rappresenta una volta e mezza il PIL americano. Il settore privato da solo è di $22.000 miliardi. Se il trade weighted index del dollaro può essere una guida, agli occhi di questa classe di investitori il dollaro sta perdendo potere d'acquisto, non solo misurato rispetto alle materie prime industriali e alle materie prime in generale, ma anche rispetto alle valute rivali. Questo trend continuerà ancora di più quando gli stranieri inizieranno a liquidare sul serio gli asset finanziari denominati in dollari, comprese le azioni.

Finora, oltre alle materie prime, potrebbero non vedere una valuta alternativa che offra chiari vantaggi rispetto al dollaro, ma ciò cambierà con una prospettiva guidata dall'inflazione. Sta anche cambiando con la volontà cinese di limitare la creazione di credito, una politica monetaria in netto contrasto con quella dei governi occidentali.

Fu William Shakespeare ad inventare la frase "fiumana di cambiamenti" come sostituto dell'inversione di tendenza ne La tempesta. La battuta che seguì fu "in qualcosa di ricco e strano". Gli hodler di Bitcoin si identificheranno come strani molto probabilmente.


L'errore di stampare denaro per preservare la ricchezza

Il precedente su come distruggere una valuta fiat perseguendo politiche monetarie per gonfiare i valori degli asset ci è stato fornito da John Law, il proto-keynesiano che, nel 1720, tentò di sostenere la sua bolla Mississippi stampando moneta. Grazie al dominio del dollaro USA, la FED sta ripetendo la storia di Law su scala globale, apparentemente ignara delle conseguenze. Nel 1720 la compagnia di Law sopravvisse, anche se il prezzo delle azioni dell'impresa Mississippi crollò da un massimo di 12.000 livree a circa 3.000. Quello che non sopravvisse fu la moneta, il livre francese che in circa sei mesi dal picco della bolla divenne completamente senza valore. Sembrerebbe che la FED e altre banche centrali siano ora bloccate in una versione moderna e globale dell'esperienza di John Law.

Coloro che devono ancora capire perché i mercati e il dollaro sono destinati a cadere insieme dovrebbero considerare come si svilupperanno le cose da qui. Senza dubbio i mercati finanziari sono diventati sopravvalutati e il loro futuro sta diventando binario, ma entrambi i risultati sono negativi. Supponiamo che gli ottimisti abbiano ragione su una ripresa sostenibile post-lockdown. In tal caso i tassi d'interesse si "normalizzeranno", i rendimenti obbligazionari saliranno e le valutazioni azionarie saranno indebolite. Ogni mercato ribassista in un normale ciclo del credito si evolve da queste condizioni.

In alternativa, supponiamo che la ripresa post-lockdown sia ostacolata dall'aumento dei prezzi, la conseguenza della mancanza di produzione per soddisfare la spesa gonfiata con mezzi monetari e l'incapacità di correggere questo squilibrio con politiche produttive nel più grande disastro logistico globale mai registrato. A ciò si aggiunge una carenza di credito bancario per finanziare la produzione, perché le banche hanno esaurito la loro capacità di bilancio.

Entrambi i risultati vedranno un indebolimento dei valori finanziari, perché in comune portano ad una maggiore inflazione dei prezzi ed inevitabilmente a tassi d'interesse più alti. Ma la FED, la BCE, la BoJ e la BoE sono tutte impegnate a mantenere gonfiate le loro bolle obbligazionarie e azionarie. Il primo segnale di una crisi d'inflazione può sfociare in una sola risposta: iniettare ancora più denaro nei mercati finanziari per mantenerli a galla e per compensare un riluttante rialzo dei tassi d'interesse. Se le banche centrali non riusciranno ad aumentare il ritmo dell'inflazione monetaria mirata agli asset finanziari, i rendimenti obbligazionari ed i tassi d'interesse continueranno a salire e la bolla azionaria scoppierà. Senza altra scelta che continuare a sostenere i mercati e il loro effetto ricchezza, un aumento del tasso d'interesse naturale porterà semplicemente ad un'accelerazione dell'inflazione monetaria. Il fantasma del crollo di Wall Street del 1929-32 perseguiterà i pianificatori monetari centrali se non agiranno abbastanza rapidamente per fornire valuta extra.

Il fatto è che l'uso dell'inflazione monetaria per manipolare i mercati richiede un'accelerazione della svalutazione per mantenere viva l'illusione, ma nella migliore delle ipotesi il sacrificio della valuta ritarda solo temporaneamente le cose. Questo è ciò che elaborò nel 1719 Richard Cantillon, il banchiere franco-irlandese contemporaneo di John Law: il modo più sicuro per trarre profitto dall'implosione di una bolla non era quello di shortarla, ma shortare invece la valuta scoperta, cosa che fece a Londra e Amsterdam in cambio di metalli preziosi.

Oggi non ci sono valute alternative coperte dai metalli preziosi, il supporto per tutte è il dollaro USA, che affronta lo stesso destino della livrea di Law. Un'altra importante lezione dalla fallacia della "stampa di denaro per preservare la ricchezza gonfiando gli asset finanziari" è che non ci vuole una perdita incrementale e accelerata del potere d'acquisto attraverso una politica di svalutazione continua per indebolire la valuta, come invece supporrebbero i monetaristi. Il crollo delle valute fiat, piuttosto che essere alimentato dall'aumento dei prezzi di beni e servizi, è legato a quello degli asset finanziari. Invece di un processo evolutivo ha il potenziale per essere molto più improvviso, legato ad un travolgente crollo del mercato azionario.

Mentre gli eventi si svolgono contemporaneamente, è dopo una crisi finanziaria che i principali utilizzatori di una valuta al collasso subiscono tutti gli effetti. Non solo vedono aumentare i prezzi degli elementi essenziali, che potrebbero erroneamente attribuire alla precedente crisi finanziaria, ma salgono anche i tassi d'interesse. Gli economisti tradizionali diranno a tutti che tassi d'interesse più alti stanno riducendo la domanda e che senza ulteriori stimoli le imprese falliranno in numero ancora maggiore. L'inflazione risultante sarà solo temporanea a causa del calo della domanda e solleciteranno le autorità a mantenere e persino incrementare il tasso di creazione di moneta per rilanciare l'economia e impedire che entri in crisi.

Ciò che economisti, investitori e la persona comune non riescono a capire fino a quando non è troppo tardi è che il problema principale è uno: il crollo del potere d'acquisto di una valuta scoperta, fenomeno che richiede una soluzione completamente diversa.

Dopo che i detentori stranieri vendono, sono gli utenti effettivi di una valuta scoperta che pagano, gli ultimi a rendersi conto che essa è destinata a collassare completamente e che dovrebbero sbarazzarsene in cambio di qualsiasi altra cosa. Questo risultato finale è certo, finché la banca centrale continua con le sue politiche inflazionistiche.

È a questo punto che l'economia sperimenta un crack-up boom. Quando e se possono permetterselo, le persone comprano anche azioni ed immobili, semplicemente per uscire dalla valuta fiat. Ma entrambe queste classi di asset saranno sostanzialmente calate di valore se misurate in una valuta in rapido deprezzamento prima che questa condizione sia manifesta.


I tassi d'interesse stanno già salendo

Nella nostra analisi abbiamo identificato tassi d'interesse più alti come l'innesco che farà scoppiare la bolla degli asset finanziari. Mentre le banche centrali occidentali continuano a sopprimere i tassi d'interesse a brevissimo termine, nella misura in cui riflettono il costo del prestito essi stanno già salendo, come mostra il grafico dei titoli del Tesoro USA a 10 anni.

L'aumento iniziale dallo 0,48% a marzo 2020 non ha ancora frenato l'entusiasmo ai mercati azionari. Questo è un comportamento ciclico normale, perché i rendimenti obbligazionari di solito salgono durante l'ultima tappa di un mercato azionario bullish. E l'attuale e probabile tappa finale per l'aumento delle azioni statunitensi è iniziata solo pochi giorni dopo il rendimento più basso registrato il 9 marzo 2020.

La psicologia degli investimenti per le azioni diventa positiva in questi momenti. Un moderato aumento dei rendimenti obbligazionari è considerato una prova del miglioramento delle prospettive economiche e non un segnale di pericolo. Un istituto d'investimento che guarda all'indietro non teme ancora l'inflazione, che ingenuamente considera un semplice aumento dei prezzi. La partecipazione della popolazione aumenta nella certezza che il mercato è in rialzo e ciò si riflette nell'indebitamento per sfruttare i rendimenti rialzisti, la cui posizione attuale è mostrata nel seguente grafico.

Il grafico qui sopra è un riflesso allarmante della mentalità rialzista degli investitori, ma pochissimi vi prestano attenzione. Inoltre l'iniezione mensile di QE da parte della FED nei mercati finanziari dà a tutti un'enorme fiducia che continuerà.

È l'inversione di questa follia che alimenta sempre un successivo mercato ribassista. La causa è in bella vista: è in atto un secondo aumento dei rendimenti obbligazionari, alimentato dall'aumento dei prezzi dei beni. Ed è quasi sempre il secondo aumento dei rendimenti obbligazionari che innesca mercati ribassisti ciclici. Ma il mercato azionario statunitense non è il solo: dei loro $30.000 miliardi, gli stranieri hanno $10.700 miliardi investiti in azioni statunitensi. Tenendo presente i messaggi dei grafici precedenti, anche loro sono profondamente colpiti dal messaggio di quello successivo qui sotto.

Dalla fine di marzo 2020, quando il TWI del dollaro è sceso, i guadagni del 90% sull'indice S&P 500 sono stati compensati da un calo del 12,6% nel TWI. E alla luce delle politiche di spesa elevata del presidente Biden, il grafico suggerisce che gli investitori stranieri dovranno affrontare un'importante rottura al ribasso nel TWI e che l'aumento ciclico dei rendimenti obbligazionari che ne consegue inevitabilmente porterà ad una doppia perdita sulle loro partecipazioni delle azioni statunitensi. A meno che non si muovano rapidamente, gli stranieri potrebbero incappare in sonore perdite.

Il TWI del dollaro è fortemente ponderato a favore dell'euro, quindi anche le prospettive per quest'ultimo sono importanti. Nell'Eurozona la domanda dei consumatori sta crescendo al ritmo più veloce da prima della grande crisi finanziaria, senza una produzione sufficiente per rifornirla. Di conseguenza le prospettive d'inflazione dei prezzi sono pericolose almeno quanto per il dollaro. La differenza è che la BCE mantiene ancora un tasso sui depositi negativo, quindi i rendimenti obbligazionari ed i tassi d'interesse hanno una base più bassa da cui salire. È questa prospettiva che renderà sicuramente un dollaro sovra-posseduto vulnerabile ad un euro relativamente sotto-posseduto. Una situazione simile si verifica per lo yen giapponese.

Ma forse il tasso di cambio più importante sarà quello con lo yuan cinese. Lo scorso settembre la Cina ha avviato un progressivo giro di vite sull'eccesso di credito che continua ancora oggi. I pochi analisti occidentali che ne sono a conoscenza attribuiscono questa politica a fattori ciclici, un tentativo di prevenire il surriscaldamento dell'economia cinese dopo i primi stimoli. Sono anche consapevoli che una posizione monetaria più ristretta in Cina si rifletterà in uno yuan più forte, destabilizzando potenzialmente i tassi di cambio.

Inoltre ha anche senso che la Cina attiri flussi d'investimenti attualmente sovraesposti al dollaro, inviando un chiaro segnale che lo yuan è la valuta più forte. Sarebbe la risposta della Cina al tentativo americano di distruggere la rotta Hong Kong-Shanghai per gli investimenti interni. E priverebbe anche i mercati dei capitali statunitensi di fondi esteri, forzando un aumento anticipato dei tassi d'interesse del dollaro nel tentativo delle autorità statunitensi di prevenire un crollo del biglietto verde.

La conclusione può essere solo che il cambiamento epocale che sta per colpire i mercati dei capitali sarà sia ampiamente inaspettato che improvviso. Il suo grado di violenza finanziaria rifletterà la differenza accumulata tra la crescente manipolazione dei mercati da parte degli stati insieme alle illusioni economiche/monetarie. I tassi d'interesse non smetteranno di salire di pochi punti percentuali: prendendo come punto di partenza la stima di John Williams di un'inflazione dei prezzi all'11%, i mercati porteranno i tassi d'interesse verso livelli correlati. Prima di allora, fasce di imprese indebitate saranno minacciate di fallimento, cosa destinata a riflettersi nelle valutazioni del mercato azionario. Il mito di vecchia data secondo cui le azioni offrono protezione dall'inflazione verrà profondamente ridimensionato.


Il rapporto proprietà/patrimonio

Un'altra classe di asset che si ritiene offra protezione contro una valuta in declino è la proprietà immobiliare. Infatti vengono comunemente citati sia i terreni agricoli che gli immobili residenziali, ma possederli richiede risorse aggiuntive per garantire il loro continuo possesso attraverso una crisi inflazionistica. E le risorse necessarie dipenderanno a loro volta dalle caratteristiche e dalla durata dell'interruzione dell'attività economica.

Durante un normale ciclo del credito, nelle prime fasi dell'aumento dell'inflazione dei prezzi le azioni si dimostrano più sensibili alla minaccia di un aumento dei tassi d'interesse rispetto agli immobili residenziali. I singoli investitori tendono a credere che le azioni offrano poca o nessuna protezione contro una minaccia di inflazione, perché i rialzi dei tassi d'interesse da essa innescati sono ritenuti negativi per le prospettive aziendali, ma non abbastanza da indebolire i valori di asset non finanziari. Ci sono alcune eccezioni, come le azioni minerarie, ma per il resto questa affermazione è vera.

Di conseguenza le persone si rivolgono ad asset non finanziari per proteggersi dall'inflazione e la più importante di queste è la proprietà immobiliare: principalmente immobili residenziali e terreni agricoli. Inoltre ci sono vantaggi incoraggianti come l'assenza di imposte sulle plusvalenze per i proprietari di immobili residenziali; e gli acquirenti per la prima volta sono spesso sovvenzionati dallo stato.

La proprietà immobiliare residenziale è già esplosa sulla scia di tassi d'interesse molto bassi e un desiderio diffuso di uscire dalle principali conurbazioni, fenomeno innescato dai lockdown. In molte giurisdizioni il lavoro da casa per almeno una parte della settimana lavorativa è considerato il futuro, aumentando il tempo trascorso e quindi l'importanza relativa della propria casa. Per la classe media si accumulano fondi non spesi e dietro a tutto ciò c'è stato il prestito ipotecario alimentato dalla soppressione dei tassi d'interesse da parte della FED e dal QE.

Le prospettive per i mercati degli immobili residenziali cambiano quando i tassi sui mutui sono costretti a salire notevolmente, in linea con l'aumento dei tassi d'interesse. L'erosione del potere d'acquisto di una valuta, che alimenta l'aumento dei prezzi al consumo, spinge i tassi d'interesse più in alto di quanto la maggior parte dei mutuatari possa permettersi di pagare. Chi ha mutui a tasso fisso ottiene un po' di sollievo, ma i nuovi acquirenti sono scoraggiati. Inoltre l'inflazione mette in moto un trasferimento distruttivo di ricchezza dall'economia produttiva, impoverendo gli attori economici a vantaggio dello stato. Inevitabilmente la produzione ne soffre e la disoccupazione aumenta. Molti proprietari di case con mutui sono spinti in un patrimonio netto negativo e non possono più permettersi le rate del mutuo.

Questo ciclo è diverso in quanto la corsa agli immobili residenziali si è verificata prima che la minaccia dell'inflazione si fosse materializzata a sufficienza da indebolire i valori degli asset finanziari e non finanziari. È quindi probabile che il rialzo dei tassi d'interesse e degli oneri finanziari che possiamo aspettarci nei prossimi mesi indebolirà i prezzi degli immobili residenziali in concomitanza con la fine del mercato azionario bullish.

Ma fintanto che i proprietari di case possono pagare le rate del mutuo, riusciranno a superare la crisi inflazionistica. Se riescono a resistere, la loro situazione potrebbe essere salvata da un crollo quasi totale del potere d'acquisto della valuta fiat, eliminando gran parte o tutte le loro passività ipotecarie in termini reali. I mutui che hanno le risorse per mantenere i pagamenti eviteranno la crisi, mentre invece le perdite finiranno a carico di coloro che li forniscono e dei risparmiatori.

Solo allora la proprietà immobiliare residenziale darà il meglio di sé offrendo un grado di protezione contro un crollo monetario.


Il ruolo dei metalli preziosi

Abbiamo fatto riferimento alla saggezza di Richard Cantillon quando vendette la valuta scoperta di John Law a Londra e Amsterdam in cambio di alternative coperte, principalmente sterline e fiorini.

Per inciso, quando crollò l'impresa Mississippi, portando con sé la livrea, la South Sea Bubble subì lo stesso destino; ma lo scellino d'argento sopravvisse. Oggi non ci sono valute coperte da metalli preziosi; invece sono quasi tutte scoperte e il dollaro è al centro del nostro problema. Dove va il dollaro, dovremmo presumere che andranno tutte le altre valute.

Le banche centrali stanno pianificando le proprie valute digitali e l'intenzione è di usarle per accelerare ancora di più le loro politiche monetarie fallimentari. Fortunatamente è improbabile che le CBDC vedano la luce, data l'imminenza e la potenziale portata di una crisi finanziaria e monetaria.

E questo ci porta ai metalli preziosi come base di una futura moneta e come accaduto sempre nel corso della storia. L'oro è l'unico asset monetario posseduto dalla maggior parte delle banche centrali che non sia fiat: solo 24 su 130 banche centrali hanno dichiarato di non detenere oro o di non aver segnalato una partecipazione al FMI alla fine dello scorso anno. Dopo il fallimento del denaro fiat, l'unico modo in cui un banchiere centrale ed i suoi padroni politici possono essere pagati sarà con una valuta coperta. E anche in questo caso, a meno che ciò non venga eseguito correttamente, sarà probabilmente poco più di una soluzione temporanea.

Un errore spesso ostentato è che l'oro non abbia un tasso d'interesse, pertanto si dice che il rialzo dei tassi d'interesse penalizza i possessori di oro. Ma questo significa fraintendere il ruolo dei tassi d'interesse: essi compensano un prestatore che rinuncia al possesso del proprio denaro, compensano qualsiasi cambiamento previsto del potere d'acquisto durante la durata del prestito e compensano il rischio di essere un creditore. Con una valuta fiat, la cui svalutazione è ovvia per un prestatore, ci si può aspettare che la combinazione di questi fattori porti ad un tasso d'interesse alto, che, come detto in questo articolo, porterà a tassi d'interesse ancora più alti per impedire che gli stranieri vendano dollari.

Come le banconote fiat, l'oro fisico posseduto non ha tassi d'interesse, ma come denaro viene regolarmente prestato e scambiato. Questo non accadrebbe se l'oro non fosse denaro. Grazie alla sua stabilità innata, il tasso d'interesse dell'oro è basso ed il seguente grafico ne illustra il motivo.

Viene mostrato il prezzo mensile del rame misurato in dollari e oro sin dal 1990. Il rame è considerato dagli analisti delle materie prime come un riferimento per la domanda industriale di metalli, e quindi come un riflesso della domanda economica globale.

Negli ultimi tre decenni il prezzo in dollari del rame ha oscillato tra un minimo del 58% nel gennaio 1990 ed un massimo del 418% nel 2011, un livello che oggi stiamo vedendo di nuovo. Il valore medio su tutti i 31 anni è stato del 186% nel 1990.

Il prezzo del rame in oro è variato tra il 45% ed il 192%, arrivando oggi all'8% rispetto all'inizio del periodo. Il suo prezzo medio per tutti i 31 anni è aumentato dello 0,8% rispetto al prezzo del 1990, praticamente invariato.

Non solo l'oro è stato una forma di denaro molto più stabile negli ultimi trent'anni per gli utilizzatori di rame, ma si è dimostrato stabile per periodi molto più lunghi rispetto a qualsiasi cosa, dalle materie prime comuni ai prodotti finiti a bassa tecnologia. La stabilità dei prezzi è stata un importante motore della rivoluzione industriale, perché permise agli imprenditori di calcolare i costi di produzione ed i ritorni degli investimenti. L'investimento nella produzione tendeva anche a ridurre i prezzi al consumo, aumentando il tenore di vita.

Pertanto possiamo affermare inequivocabilmente, e senza dover approfondire la teoria monetaria, che solo l'oro può essere la base del futuro sistema monetario non fiat. I successi ed i fallimenti delle future valute coperte dall'oro non ci riguardano ancora: ci sono molte cose da fare prima di arrivarci. Il nostro interesse attuale è cercare protezione dalle follie accumulate dalle banche centrali e dalle loro politiche inflazionistiche. In questo senso l'oro rimane il nostro legame principale con un futuro post-crisi.

Deve essere il metallo fisico, perché qualsiasi altra cosa trasmette rischio di controparte, e questa è l'ultima cosa che vorreste in una crisi finanziaria. Quando l'importanza dell'oro verrà di nuovo compresa, c'è un rischio significativo di confisca da parte dello stato ed è qui che l'argento entra in scena. Le banche centrali non ne possiedono, o almeno nessuna di cui siamo a conoscenza, quindi nel caso in cui gli stati se la prendessero con l'oro, l'argento diventerebbe molto più prezioso.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


martedì 8 giugno 2021

Perché è importante la fungibilità per capire le criptovalute e il denaro

Una delle bellezze della rete Bitcoin è la sua natura open-source. Questo significa che è un protocollo in divenire ed impossibile da inquadrare in una semplice istantanea. I problemi di oggi sono le soluzioni di domani. Uno dei grattacapi della rete è presentato nell'articolo di oggi e, sebbene per ovviarlo al momento si possano usare in parallelo a Bitcoin altre criptovalute (come anche Haven aggiungerei io oltre alle coin elencate nell'articolo), ciò non significa che la rete non stia affrontando un processo di riflessione e apprendimento. Tra le altre cose basti pensare ai Dex e, perché no, alla migrazione totale verso un'economia di scambio in Bitcoin. Il dinamismo, la creatività e l'inventiva degli sviluppatori non hanno limiti in questo mercato non ostacolato e la mutevolezza con cui può cambiare Bitcoin è l'arma definitiva contro ogni pianificazione centrale costretta a rincorrere.

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di Michael Milano

Man mano che la rivoluzione decentralizzata prende slancio e l'adozione delle criptovalute raggiunge nuove vette, le preoccupazioni relative alla qualità del denaro vengono troppo spesso ignorate. Secondo un articolo di Crypto.com, il numero di possessori di Bitcoin ha superato i 71 milioni a gennaio, ma quanti di loro sono consapevoli che non è anonimo ma piuttosto pseudoanonimo? La scarsità di Bitcoin significa un ritorno ai principi del denaro sano ed onesto, ma la visione peer-to-peer del suo creatore alla fine non è all'altezza senza fungibilità, perché viene ad emergere il rischio di controparte. I problemi di fungibilità di Bitcoin derivano dalla storia delle coin. L'inserimento della fiducia nelle transazioni esaminando la cronologia delle coin ha il potenziale per frammentare la rete Bitcoin, aumentando nel processo le commissioni a causa dei costi di conformità normativa. Una blockchain trasparente si trasforma inevitabilmente in una catena di sorveglianza su cui viaggia la reputazione e al fine di prevenire la censura e proteggere i nostri diritti naturali alla privacy, una valuta fungibile non è un lusso, ma un requisito.

Il denaro facilita gli affari sul mercato fungendo da mezzo di scambio, riserva di valore e unità di conto. La Federal Reserve Bank di St. Louis elenca sei caratteristiche della moneta: durabilità, portabilità, divisibilità, offerta limitata, uniformità e accettabilità. Le ultime due sono direttamente influenzate dalla fungibilità di una valuta.

I beni fungibili sono intercambiabili. All'estremità non fungibile dello spettro ci sono asset fondamentalmente unici come immobili e opere d'arte, mentre i metalli preziosi rappresentano beni fungibili fisici. L'oro, ad esempio, può essere fuso e scambiato senza complicazioni. Come notato da Menger (1892), l'adozione dell'oro e dell'argento come forme di denaro nel corso della storia può essere parzialmente attribuita all'omogeneità di questi materiali. Al fine di soddisfare i criteri di fungibilità di Berg (2020): "Ogni unità di una valuta, o qualsiasi merce utilizzata in una funzione monetaria, dovrebbe essere indistinguibile da altre della stessa denominazione" e "una singola unità di suddetta valuta non dovrebbe essere ri-identificabile attraverso il tempo e il cambiamento".

Gli asset decentralizzati digitali più utilizzati e progettati per servire come denaro sono Bitcoin (BTC), Litecoin (LTC) e Bitcoin Cash (BCH). Tutte queste criptovalute, tuttavia, sono di natura non fungibile. Ogni satoshi, la più piccola unità BTC, possiede una cronologia accessibile sul registro trasparente della rete. Di conseguenza 1 BTC ≠ 1 BTC.

Immaginate di vendere un'automobile su Craigslist ad uno sconosciuto che, a vostra insaputa, si è guadagnato la propria fortuna vendendo di contrabbando sul dark web. Successivamente tentate di depositare i proventi della vendita, ma con vostra sorpresa l'exchange ha contrassegnato la transazione e non accetterà il vostro bitcoin "contaminato".

Secondo Mises (1953): "Il valore d'uso soggettivo del denaro, che coincide con il suo valore di scambio soggettivo, non è altro che il valore d'uso previsto delle cose che devono essere acquistate con esso". I calcoli economici diventano sempre più difficili quando l'ambiguità pervade il mezzo di scambio. I soldi fungibili mantengono il loro potere d'acquisto indipendentemente dall'uso passato, eliminando così l'incertezza associata all'uso futuro. Senza fungibilità, viene intaccata la fiducia che il proprio denaro sarà accettato dalle future controparti. Se torniamo al nostro esempio di Craigslist, il proprietario dell'automobile farebbe bene a richiedere ulteriori informazioni all'acquirente o ad aumentare il prezzo di vendita per compensare il rischio.

L'implicazione a lungo termine di questo problema per Bitcoin è una frattura della rete sulla base delle leggi antiriciclaggio (AML). Regolamenti di questo tipo non sono solo progettati per ostacolare il comportamento criminale e prevenire il finanziamento del terrorismo, ma sono stati approvati dagli stati per aumentare le entrate fiscali. Una divisione della rete può verificarsi lungo una dicotomia pulito-sporco o, con ogni probabilità, attraverso la categorizzazione di coin bianche, grigie e nere. Sulla base di quest'ultima tassonomia, le coin bianche o pulite sarebbero quelle detenute in conti custodial (ad esempio, Coinbase, Gemini o Binance) visto che questi exchange impiegano rigorosi requisiti di conoscenza del cliente (KYC) per i loro utenti. Le coin grigie, o discutibili, sarebbero identificate come criptovalute detenute in wallet non custodial, dove il proprietario possiede le proprie chiavi private. Sebbene non abbiano alcun collegamento diretto con attività illegali, chiunque volesse trasferire le proprie coin grigie su un exchange sarebbe probabilmente costretto a rispondere a domande invasive sulla propria identità e sulla fonte dei fondi. Infine qualsiasi coin utilizzata sul dark web o per acquisti etichettati come nefasti sarebbe marchiata come coin nera o sporca. Coin di questo tipo verrebbero immediatamente congelate se depositate su un exchange regolamentato.

I segni di una rete Bitcoin fratturata possono essere visti in tutto il mondo. In aderenza ai requisiti legali olandesi, l'exchange Bitstamp ora richiede agli utenti di fornire informazioni sul proprio patrimonio netto, nazionalità, prova di residenza e fonte dei fondi prima che possano effettuare un prelievo. Le linee guida proposte dalla Financial Action Task Force (FATF), un influente organo intergovernativo, hanno etichettato le transazioni peer-to-peer tra wallet non custodial come più rischiose. La FAFT prosegue raccomandando una migliore tenuta dei registri da parte dei fornitori di servizi di asset virtuali (VASP) per mitigare i rischi durante l'interazione con i wallet non custodial. Su Reddit e Twitter ci sono numerose storie di exchange chiusi per aver usato i mixer, che sono strumenti progettati per preservare la privacy. Come evidenziato da questi esempi, le coin grigie sono già viste con sospetto. Gli esperti del settore hanno affermato che i Bitcoin vergini, quelli appena minati e senza cronologia delle transazioni, vengono venduti ad un premio del 10-20%. Nel complesso è chiaro che le criptovalute della stessa denominazione sono trattate in modo diverso e che è emersa una gerarchia di valore basata sulla storia di una coin.

Gli obblighi normativi hanno reso sempre più saliente l'identità del mezzo di scambio. L'enfasi sulla storia delle coin ha incentivato la formazione di società in grado di identificare i rischi (ad es. Chainalysis o CipherTrace) e in molti casi gli utenti sono stati etichettati come colpevoli per associazione, poiché queste società applicano informazioni imperfette nella costruzione dei profili di rischio. Se questa tendenza dovesse continuare, la vendibilità delle valute non fungibili ne risentirà. Nel rintracciare le origini del denaro, Menger (1892) afferma che la popolazione seleziona la merce più commerciata da utilizzare come mezzo di scambio. Questo crea un ciclo auto-rinforzante che aumenta la domanda di questo tipo di merce. Le riduzioni della vendibilità di Bitcoin possono influenzare negativamente la sua desiderabilità ed i suoi usi nel mondo reale.

La privacy è un attributo che le persone tendono ad ignorare finché non è disperatamente necessario. Le istituzioni hanno finora represso i crimini finanziari, ma il fenomeno della cancel culture ed il rabbioso silenzio delle voci dissidenti sui social media è un pericoloso precedente che pone le basi per l'onnipresente rifiuto delle transazioni finanziarie basate su convinzioni politiche o sociali. Quando le unità monetarie contengono una storia, l'attività finanziaria può portare alla luce le tendenze ideologiche del suo possessore. Le comunità sotto regimi totalitari, in particolare, sono a maggior rischio in questo senso.

Tuttavia i mercati stanno già tentando di affrontare il problema della fungibilità. Ad esempio, criptovalute come Monero, Zcash e Dash affermano di fornire agli utenti livelli aggiuntivi di privacy e fungibilità; tali utenti sono gli stessi che determineranno quali valute forniscono una quantità sufficiente di privacy e fungibilità.


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


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Riferimenti

Berg, A. 2020. "The Identity, Fungibility, and Anonymity of Money." Economic Papers 39, no. 2: 104–17.

Menger, Carl. 1892. "On the Origins of Money." Economic Journal 2, no. 6: 239–55.

Mises, Ludwig von. 1953. The Theory of Money and Credit. New Haven, CT: Yale University Press.

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lunedì 7 giugno 2021

Le premesse farlocche per espandere lo stato amministrativo

 

 

di Ethan Yang

Negli Stati Uniti ci sono due modi in cui il governo esercita il potere sui suoi cittadini. Il primo è attraverso il processo legislativo: i rappresentanti eletti nella legislatura votano un disegno di legge e il presidente lo approva o pone il veto. Questo è principalmente il modo in cui le leggi dovrebbero essere approvate in una democrazia rappresentativa. Poi c'è il processo amministrativo di regolamentazione, gestito principalmente da burocrati non eletti che forniscono un livello di competenza tecnocratica. Tali agenzie includono organizzazioni come l'Environmental Protection Agency, il Department of Education, il Department of Motor Vehicles e così via. Queste agenzie esistono per stabilire regole marginali ed assicurarsi che le leggi approvate dal Congresso, che è composto da rappresentanti democraticamente eletti, adempiano al loro scopo previsto.

Ovviamente oggi non è così. Le agenzie amministrative sono praticamente diventate un organo di governo che opera in modo indipendente, esercitando il controllo sulla popolazione senza responsabilità democratica o trasparenza. Philip Hamburger, nel suo lavoro intitolato Is Administrative Law Unlawful?, osserva che:

Il diritto amministrativo ha ormai sminuito il diritto statutario ed è diventato la modalità pervasiva del governo federale di trattare con il pubblico. Pertanto, piuttosto che un semplice mezzo per completare il lavoro del Congresso e dei tribunali ai margini, il potere amministrativo è diventato centrale.

In un precedente articolo ho riassunto l'ascesa dello stato amministrativo da una manciata di agenzie all'inizio della repubblica alla sua struttura attuale dove ci sono più agenzie federali che funzionari eletti nella Camera dei Rappresentanti. L'ascesa dello stato amministrativo risale alle visioni progressiste di uomini come Woodrow Wilson e Franklin Roosevelt, mentre ha sperimentato una rapida espansione negli anni '70. Gran parte dello stato amministrativo moderno è un prodotto dell'amministrazione Obama. Peter Wallison cita l'illustre giurista Christopher DeMuth quando scrive che:

Negli anni della presidenza Obama, osserva DeMuth, l'espansione del potere esecutivo è diventata essenzialmente illegale: "La partenza più drammatica dal governo esecutivo negli anni successivi al 2008 è stato l'unilateralismo: le agenzie esecutive, e spesso il presidente Obama personalmente, hanno effettuato una serie di cambiamenti in violazione di requisiti legali ragionevolmente chiari, spesso per il fatto che il Congresso non li aveva messi in atto".

L'espansione dello stato amministrativo ne avrebbe inevitabilmente giovato. La crescita dell'apparato normativo si è basata sull'idea che a volte il legislatore è troppo lento e troppo diviso per approvare leggi per una società migliore. In pratica, la sua crescita unilaterale e il suo potere sono semplicemente un modo rapido di stipare un'agenda politica dal più alto livello di governo.

Questa spiegazione è supportata dalla recensione di un libro in difesa dello stato amministrativo, pubblicata dalla Harvard Law Review e che si apre con la seguente dichiarazione:

Parlando alla Yale Law School nel 1938, il preside James Landis espose una potente difesa del New Deal del presidente Franklin Roosevelt, e in particolare della sua innovazione di nuove agenzie amministrative federali. "Il processo amministrativo", dichiarò Landis, "è, in sostanza, la risposta della nostra generazione all'inadeguatezza del processo giudiziario e legislativo".

L'articolo include la contro-argomentazione scrivendo:

L'eminente Dean Roscoe Pound, allora presidente di una commissione speciale dell'American Bar Association che valutava l'ascesa dello stato amministrativo sulla scia del New Deal, considerava la mescolanza di funzioni legislative, esecutive e arbitrali in agenzie come la Securities and Exchange Commission (SEC) – che Landis stesso aveva progettato e poi presieduto – come l'equivalente di un "assolutismo amministrativo".

Oggi, con l'ampia autorità normativa che le agenzie amministrative possiedono, le paure di Dean Pound sini pienamente materializzate. Ecco un articolo pubblicato da Ascent sulla regolamentazione finanziaria:

Il 50% degli intervistati in un sondaggio della Risk Management Association ha dichiarato di spendere il 6-10% delle proprie entrate in costi di conformità. Le grandi aziende riferiscono che il costo medio per continuare ad essere conformi con le norme è di circa $10.000 per dipendente. Le banche commerciali e le grandi società di brokeraggio con oltre 20.000 dipendenti potrebbero finire per spendere oltre $200 milioni in conformità ogni anno [...].

Sebbene sorprendenti, anche questi numeri mostrano solo un'istantanea. Non riescono a catturare l'accelerazione del cambiamento normativo e il livello di complessità normativa, entrambi esplosi nell'ultimo decennio. Il cambiamento normativo è aumentato del 500% sin dalla crisi finanziaria del 2008 e, senza sorprese, ha aumentato i costi normativi nel processo.

E questo solo sulla regolamentazione finanziaria. Lo stato amministrativo continua ad espandersi in vasti settori dell'economia, imponendo regole spesso complicate, costose e controproducenti. In una recensione del libro dello studioso di diritto Richard Epstein, The Dubious Morality of Administrative Law, la Federalist Society scrive:

Questo fallimento è strettamente connesso al moderno clima normativo, in quanto gli statuti federali impongono "sistemi globali di controllo statale sull'ambiente, sullo sviluppo di farmaci, sulle telecomunicazioni e sui rapporti di lavoro, ecc.", dando alle agenzie governative ampi poteri di intervento. Debole tutela dei diritti di proprietà e ampie concessioni di autorità normativa consentono alle agenzie governative di regolamentare ampie aree dell'economia senza un sufficiente riguardo per gli interessi delle entità regolamentate.

Nel suo libro, Simple Rules for a Complex World, Epstein delinea i gravi problemi causati dall'espansione dello stato amministrativo in tutti i settori della vita economica e sociale. Sostiene il passaggio netto ad un insieme più semplicistico di regole primarie (es. protezione dei contratti, degli scambi e dei diritti individuali), consentendo al contempo alla discrezione privata di funzionare ininterrottamente nella misura in cui non viola tali regole. Questo punto di vista è anche congruo con quello del Premio Nobel Elinor Ostrom, il cui lavoro pluripremiato ha coperto il modo in cui la distribuzione condivisa del potere tra attori privati ​​e pubblici porti a risultati di gran lunga migliori rispetto a quando è esercitata da una singola entità. Il governo dovrebbe stabilire alcune regole operative di base, ma il processo decisionale dovrebbe essere ampiamente disperso nel settore privato e lasciato alle interazioni volontarie.


La tesi discutibile per l'espansione dello stato amministrativo

Oggi c'è un dibattito simile a quello che c'era nel XX secolo sul pericolo o sulla necessità di potenziare il braccio burocratico dello stato. Oggi sembra che la necessità di un apparato normativo in continua crescita si riduca di giorno in giorno man mano che il danno si fa più evidente. Per riassumere questa tesi, K. Sabeel Rahman scrive per la Harvard Law Review:

Se siamo nel bel mezzo di una “Terza Ricostruzione” che cerca di realizzare le aspirazioni per l'inclusione economica, razziale e di genere dopo gli alti e bassi del ventesimo secolo, lo stato amministrativo sarà una fonte istituzionale di potere e politica.

È chiaro che lo stato amministrativo non rende la società più efficiente e non la rende più innovativa. Si può sostenere che non lo renda nemmeno più sicura, ma può modellarla in modo "più democratico" e raggiungere gli obiettivi politici.

Questa tesi è viziata in due punti, una pratica e l'altra filosofica. Il difetto pratico è che spesso la maggior parte dei regolamenti non funziona come previsto e non raggiunge l'obiettivo di rendere la società un luogo più equo. In genere inducono solo maggiori costi e difficoltà per gli individui che devono conformarsi, andando invece a beneficio di interessi economici radicati come le grandi società ed i sindacati.

Basta guardare ai sindacati dei taxi per vedere quali pressioni sono state esercitate affinché venissero regolamentate le app come Uber. Questo ha poco a che fare con il miglioramento della sicurezza pubblica e invece serve ad incrementare il potere dello stato amministrativo in modo che elimini la concorrenza a spese della società. Chris Edwards, uno studioso del Cato Institute, cita uno studio condotto dalla National Association of Manufacturers:

Nel settore manifatturiero si è scoperto che i costi normativi per dipendente per le piccole imprese sono del 152% superiori ai costi per le grandi imprese.

Una tale dinamica è emblematica negli effetti regressivi di politiche progressiste. C'è anche la consapevolezza derivante dalla teoria della public choice, secondo cui lo stato non è composto da angeli ma da esseri umani con limitazioni su ciò che possono realizzare e limitazioni sulla loro integrità. Dare un potere sempre maggiore alle agenzie di regolamentazione credendo che raggiungeranno i loro obiettivi e gestiranno la società meglio di quanto si possa gestire da sé è un'idea profondamente sbagliata.

Il secondo, e forse il più importante difetto della tesi secondo cui lo stato amministrativo è necessario per modellare democraticamente la società, è il fatto che un tale mandato non solo è imperfetto, ma non esiste. Lo stato amministrativo è spesso basato sull'idea che gli interessi economici debbano essere combattuti in modo da promuovere l'interesse pubblico; tuttavia il nocciolo della questione è che l'interesse pubblico è solo una parola vuota che invece sottende un interesse politico arbitrario. Non si può assolutamente giustificare l'idea che la vasta espansione dello stato amministrativo nella vita economica e sociale sia nell'interesse del pubblico in generale. Sia che la causa sia l'applicazione della parità di genere o razziale, la ridistribuzione del reddito, lo scoraggiamento del consumo di zucchero, l'obbligo di pregare, il divieto del mentolo o la forzatura delle persone a fare esercizio, tali "interessi pubblici" sono semplicemente l'obiettivo di coloro che sono al potere e dei gruppi con interessi specifici che li sostengono.

Gli interessi politici arbitrari dovrebbero essere messi in atto attraverso il processo legislativo in cui possono essere discussi, controllati e i loro architetti alla fine ritenuti responsabili. Rivolgersi allo stato amministrativo, che può agire come giudice, giuria e carnefice, per far passare la propria visione politica non solo mostra un disprezzo per la vita dei singoli cittadini, ma è anche tirannico. È un segno rivelatore di una prospettiva filosofica che valorizza la democrazia liberale solo nella misura in cui promuove i propri obiettivi politici piuttosto che come un sistema che esiste per costruire consenso nella governance proteggendo la libertà individuale. 


[*] traduzione di Francesco Simoncelli: https://www.francescosimoncelli.com/


venerdì 4 giugno 2021

Dalla Grande Recessione alla Grande Disintegrazione

 

 

di Francesco Simoncelli 

Lo scorso gennaio i lettori di questo blog hanno potuto leggere quella che io ho definito "Legge di Simoncelli", in cui, applicando i principi della Scuola Austriaca, ho voluto dimostrare come il crowding-out delle risorse economiche non avviene solo a livello fisico/materiale, ma anche a livello delle idee. Nell'articolo di oggi proporrò la dimostrazione pratica di quella Legge per quanto riguarda il mondo fisico, poi la settimana prossima parleremo invece del mondo delle idee. In questo contesto, quindi, è utile ricordare che nel momento in cui un'entità centrale si intromette nella struttura di produzione della società, alterando quindi gli esiti della miriade di scambi che avvengono giornalmente, emergono mismatch nell'allocazione delle risorse economiche scarse. Tali disconnessioni hanno conseguenze inizialmente minime, ma vengono rinforzate dal persistere di suddetto interventismo. Il risultato deleterio si palesa visibilmente quando gli errori che ne derivano si fanno talmente grandi da richiedere una correzione necessaria attraverso una recessione. L'urgenza del processo correttivo viene segnalata dalla progressiva gravità di sovrabbondanze e carenze all'interno dell'ambiente economico, fenomeno che se viene portato all'estremo avrà come risultato una rottura definitiva del tessuto produttivo.

L'allocazione genuina delle risorse economiche, sia quelle inanimate che animate, è l'unica costante all'interno dell'ambiente economico data l'estrema variabilità dell'essere umano. Perché? Perché esiste la scarsità e l'esperienza della rivoluzione industriale ha dimostrato che il capitalismo di libero mercato è risultato il mezzo più efficiente per permettere all'essere umano di sconfiggere lo stato di natura. Oggi tale lezione pare essersi sciolta nell'ammasso tsunamico di chiacchiere da parte dei banchieri centrali, i quali si sono arrogati il diritto di poter dirigere "efficacemente" l'intera economia. In realtà, tale "diritto" è una conseguenza inevitabile dell'interventismo sempre più capillare a cui un'entità centrale deve ricorrere per tenere in piedi l'architettura costruita nel tempo per arrogarsi privilegi e vantaggi a scapito degli altri. Il costo? Distorsioni sempre più preponderanti, un peso progressivamente insostenibile per il bacino della ricchezza reale. Questa "volontà" di continua intromissione all'interno dell'ambiente economico, nonostante le nefaste conseguenze per la popolazione nel suo complesso, è perfettamente incorniciata dalla trasformazione della Federal Reserve nel corso del tempo (ma anche dal sistema bancario centrale nel suo complesso).

Dagli anni '70 fino alla fine degli anni 2000 se la Federal Reserve fosse stata preoccupata da una recessione incombente, avrebbe attuato una politica monetaria espansiva: creare nuovo denaro ed usarlo per acquistare asset (solitamente titoli di stato a breve termine) nel mercato secondario. Gli investitori che vendevano le obbligazioni alla FED avrebbero visto aumentare i loro conti bancari e ciò sua volta avrebbe aumentato le riserve totali nel sistema bancario. Quest'ultimo avrebbe risposto aumentando l'intermediazione finanziaria: approvare nuovi prestiti che sarebbero poi stati incanalati in investimenti. Il nuovo denaro avrebbe aumentato la domanda di beni e servizi, riducendo i rischi di recessione ma facendo anche salire l'inflazione dei prezzi. La politica monetaria restrittiva funzionava nel modo inverso: la FED avrebbe venduto obbligazioni ritirando denaro. Le riserve bancarie sarebbero scese e, ovviamente, l'intermediazione finanziaria sarebbe calata. Nel caso in cui la FED fosse stata preoccupata per un'inflazione eccessivamente alta, avrebbe fatto ricorso ad una politica monetaria restrittiva.

Con la crisi del 2008, però, c'è stato un grande cambiamento nel modo in cui la FED conduce la politica monetaria: essa non tenta di influenzare le variabili macroeconomiche modificando la quantità di riserve nel sistema bancario, invece interviene su uno dei suoi tassi d'interesse amministrati (IOER). L'idea originale alla base della FED era quella di una stanza di compensazione, o banca dei banchieri. Sebbene abbia ancora alcune di queste caratteristiche, all'indomani delle turbolenze che hanno dilaniato i mercati nel 2008, la FED chiese e ricevette dal Congresso il permesso di pagare interessi alle banche che detenevano depositi presso di essa superiori al minimo richiesto dalla legge. Modificando questo tasso amministrato (leggasi non di mercato), la FED ha potuto modificare gli incentivi per le banche nell'intermediazione finanziaria. In altre parole, non esiste più un collegamento diretto tra la quantità totale di riserve bancarie e l'attività economica complessiva. Se la FED vuole attuare una politica espansiva, abbassa il tasso pagato sulle riserve in eccesso, ciò riduce l'incentivo per le banche a detenere riserve presso di essa (vengono pagate di meno) e aumenta l'incentivo nell'intermediazione finanziaria. Se invece vuole attuare una politica monetaria restrittiva, aumenta il tasso pagato sulle riserve in eccesso: ciò aumenta l'incentivo per le banche a detenere riserve presso la FED (vengono pagate di più) e riduce l'incentivo nell'intermediazione finanziaria.

Quanto conta questo cambiamento? Tanto. Il vecchio modo di condurre la politica monetaria comportava costi immediati, quindi la FED sarebbe stata costretta a ridimensionarsi rapidamente. Ora il legame tra politica monetaria espansiva e risultati indesiderabili, come l'aumento dell'inflazione, è molto più debole: la FED può stampare denaro, acquistare qualsiasi asset desideri e quindi impedire che tali acquisti abbiano conseguenze macroeconomiche indesiderabili pagando interessi sulle riserve in eccesso. Ciò significa che la FED ora ha un grado molto più elevato di libertà nell'allocazione preferenziale del credito (es. come accaduto per i MBS), senza contare che ha concesso prestiti di emergenza a banche ammanicate a livello politico senza alcun riguardo per la loro solvibilità effettiva.

Il tallone d'Achille? Ha continuato ad abusare di questo potere soprattutto nell'ultimo anno, dove ha concesso prestiti diretti ad organizzazioni non finanziarie, grandi società e governi locali. Sebbene l'entità di queste scelte non sia ancora grande, è stato stabilito un pericoloso precedente: in caso di turbolenze sul mercato, la FED può fornire liquidità ma anche allocare credito. 

In altre parole, ha smesso di attuare esclusivamente la politica monetaria, sforando nella politica fiscale. E qual è stato il risultato? Nonostante la maggiore presa di controllo che in teoria avrebbe dovuto fornire un benessere relativo all'economia in generale, e uno assoluto ai clientes della pianificazione centrale, l'ambiente economico si sta atrofizzando ancora di più rispetto a prima. La crescita economica continua ad essere latitante, poiché l'allocazione scadente del credito viene assegnata dalla politica, non dal sistema profitto/perdite. La FED diventerà un agente meno efficace nel "combattere" le recessioni e correrà sempre più il rischio di perdere il controllo, fenomeno ormai palese se guardiamo al caos nel mercato dei pronti contro termine; e questo riguarda anche il sistema bancario centrale in generale, dato che il problema è che il nuovo quadro operativo offre troppe opportunità per funzionari pubblici e burocrati di immischiarsi in affari che esulano dalle loro competenze.


CARENZE

Più l'energia di una società è "investita" da funzionari pubblici e burocrati (piuttosto che da investitori privati con una motivazione di profitto), minore è il rendimento. È più probabile che gli "investimenti" statali siano trasferimenti del welfare sotto mentite spoglie, o peggio cattedrali nel deserto. In entrambi i casi, il rendimento reale è in genere inferiore allo zero. Ricordate, quando le persone possono lavorare, risparmiare, investire ed innovare senza interferenze, prosperano; ma quando sono manipolate, detenute, ingannate od ostacolate nei loro progetti, la società diventa più povera. Atrofizzazione economica e conseguente zombificazione sono il risultato. La spesa pubblica rappresenta un indicatore approssimativo di quale percentuale della popolazione consuma la ricchezza reale e, in generale, più zombi ci sono minore è la ricchezza della società.

Fonte: spesa pubblica USA in percentuale del PIL

Inutile dire che, sebbene le chiusure dell'ultimo anno abbiano senza dubbio contribuito ulteriormente a mandare nel caos le supply chain globali, il loro abbattimento parte da lontano ed è incarnato dal moltiplicarsi degli zombi all'interno dell'ambiente economico. Le carenze che vediamo oggi in vari settori industriali (componenti per auto, materie prime, chip e altri) sono fondamentalmente figlie della misallocation emersa sulla scia della trasformazione del settore bancario centrale in un market maker uber alles. Malgrado ci siano previsioni che vedono la fine di queste carenze tra la fine di quest'anno e il prossimo, la causa di ciò rimane ancora in piedi e pronta a raddoppiare i propri sforzi per mantenere a galla il suo sistema di clientes. Anche perché i processi di mercato avvengono lentamente e con un certo lag di tempo rispetto alle distorsioni che li danno origine, ma una volta innescati sono inesorabili ed agiscono come una slavina. I lockdown sono stati semplicemente il colpo di grazia. L'economia è uno strumento accordato all'unisono, invece i burocrati potrebbero pensare che sia una semplice interruttore che si può accendere/spegnere.

E questo, ovviamente, porterà ad una spirale inflazionistica dei prezzi auto-rinforzante. Molti investitori hanno abbassato la guardia riguardo l'inflazione, soprattutto perché il credo popolare è che il sistema bancario centrale ce l'abbia sotto controllo. Ma come abbiamo visto nella sezione precedente, la politica monetaria della Federal Reserve, in particolar modo, sostiene intenzionalmente la politica fiscale e sostiene livelli di indebitamento del governo federale senza precedenti. Il risultato è stato un'esplosione di M2, cosa che ha incrementato il rischio d'inflazione. Questa espansione fiscale non farà altro che aggravare la sfiducia nella solidità della politica fiscale statunitense e, di conseguenza, nel dollaro USA.

Più nello specifico, il costo dei prodotti alimentari è salito complessivamente del 2,4% nell'ultimo anno e il rialzo dei prezzi della carne al dettaglio è stato molto più marcato. Rispetto ad aprile 2020 i prezzi della carne di maiale sono aumentati dell'11%, i prezzi della pancetta sono aumentati del 16,3% e quelli della carne bovina sono aumentati del 4,8%. I prezzi del pollame sono superiori dell'11% rispetto allo scorso anno. Il prezzo delle alette di pollo, che hanno raggiunto il record di $2,92 per libbra, è superiore del 180% rispetto all'inizio del 2020. Dopo aver toccato i minimi storici nel 2020, il prezzo medio di un gallone di benzina negli Stati Uniti è salito sopra i $3 per la prima volta sin dal 2014. Poi ci sono i prezzi delle case, i quali sono aumentati mediamente del 33,9% su base annua.

Il prezzo del legname è aumentato del 377% nell'ultimo anno, aggiungendo fino a $36.000 al prezzo di una casa di nuova costruzione. Anche i prezzi al dettaglio per l'elettronica hanno iniziato a salire, alimentati dal prezzo dei televisori a grande schermo, che sono il 30% più costosi rispetto allo scorso anno. I prezzi delle auto usate e dei camion sono aumentati del 10% solo il mese scorso e del 21% negli ultimi 12 mesi. Il prezzo del noleggio di un'auto è aumentato del 16,2% il mese scorso. L'inflazione è sempre un fenomeno monetario e questa volta non è diverso. Ciò che le banche centrali definiscono "effetti transitori" non sono i veri motori delle pressioni inflazionistiche: l'iniezione di migliaia di miliardi di liquidità ha fatto sì che più denaro inseguisse meno beni e l'aumento dell'inflazione reale percepita dai cittadini è molto più grande dell'IPC ufficiale.

Per anni i prezzi al consumo sono stati tenuti bassi grazie all'importazione di merci da Paesi con manodopera a basso costo, e sebbene ciò abbia avuto in costo in termini di perdita di posti di lavoro nel settore manifatturiero, non racconta tutta la storia. Infatti il problema più grande dei numeri ufficiali riguardo l'inflazione dei prezzi è che sono viziati a livello politico e sono il risultato dei cambiamenti effettuati negli anni '90, quando si è modificata la natura dell'IPC. Questi cambiamenti sono stati promossi sotto la copertura di teorie accademiche e la presunta tesi che l'IPC sovrastimasse l'inflazione. Le dichiarazioni di Greenspan alimentarono molte discussioni, ma la popolazione in generale vi prestò poca o nessuna attenzione. In verità, gli "aggiustamenti" all'inflazione ufficiale facevano parte di uno sforzo per ridurre il deficit federale senza che il Congresso danneggiasse la previdenza sociale. L'impatto di quelle modifiche ridussero il livello ufficiale dell'inflazione annuale IPC di circa sette punti percentuali, il che significa che non ci sono dubbi sulla sottovalutazione dell'inflazione. La questione importante è che senza questi cambiamenti, gli assegni della previdenza sociale sarebbero molti di più di quelli che sono oggi.

Possiamo discutere dei numerosi modi in cui l'aumento del costo di beni e servizi nell'IPC ufficiale viene mascherato (es. medie discutibili, tasse escluse e sottostimando il peso di alcuni beni nel paniere, ecc.) ma il cuore del problema rimane uno: i pianificatori centrali devono giustificare la stampa di più soldi e la scusa che non c'è inflazione è perfetta. Quando quest'ultima aumenta, dicono che è transitoria; quando continua a salire incolpano le aziende e gli imprenditori, presentandosi come la soluzione con i famigerati "controlli sui prezzi". Anni fa, quando l'America stava sperimentando gli anni della "Grande Inflazione", nessuno l'aveva considerata un grosso problema fino a quando non è arrivata a due cifre. Oggi l'errore si ripete. Manipolare i dati per abbassare artificialmente il tasso ufficiale d'inflazione alimenta l'illusione della stabilità economica, permettendo a politici e banche centrali di vendere l'idea che l'inflazione non è e non diventerà un problema. Queste false informazioni vengono quindi utilizzate dagli individui per pianificare e prendere decisioni riguardanti i loro investimenti e le esigenze di pensionamento. 

È solo l'inizio, c'è molto di più in arrivo, specialmente con un sistema bancario centrale deciso a voler continuare a stampare.


SOVRABBONDANZE

Ma se da un lato abbiamo una pletora gorgogliante di carenza, dall'altro non mancano le sovrabbondanze. Quali sono? Investimenti inutili ed improduttivi, aziende zombi, denaro a pioggia e disuguaglianza artificiale indotta dalle politiche monetarie. Una ricerca di Deutsche Bank stima che quasi un quinto delle società statunitensi quotate in borsa sono ora degli zombi rispetto al 10% del 2013. Un altro passaggio è decisamente illuminante:

Quando l'economia opera al di sotto del potenziale e le forze che la riportano a tal potenziale sono assenti o deboli, i costi per uccidere le aziende zombi sono enormi. Uccidere uno zombi cancella immediatamente il reddito che i suoi lavoratori devono spendere in beni e servizi in tutta l'economia. Questo calo della spesa trascina il PIL verso il basso, al di sotto di ciò che l'azienda zombi produceva attraverso un effetto moltiplicatore keynesiano.

Nel settembre 2020 la BRI ha analizzato 14 economie avanzate, scoprendo che negli ultimi tre decenni il numero di società zombi è passato dal 4% (fine anni '80) al 15% nel 2017. Ma come si è arrivati a tal punto? Se i tassi d'interesse non fossero stati abbassati artificialmente e gli stati non avessero cercato di proteggere le aziende e le industrie privilegiate, esse sarebbero stata sostituite molto tempo fa, lasciando il posto a concorrenti nuovi, innovativi ed efficienti. Il sistema attuale sta causando un basso tasso di crescita del reddito reale impedendo che l'aumento dei tassi d'interesse possa allocare il credito verso il suo uso più prezioso. 

Uno studio del 2019 ha rilevato che il 21% delle piccole e medie imprese giapponesi erano zombie, nonostante vent'anni di politica statale per rianimarle. Nonostante il QQE e la generosità fiscale, i venti contrari di una popolazione che invecchia, i bassi livelli di migrazione interna ed un boom finanziario alimentato da un tasso di cambio artificialmente debole, hanno costretto il Giappone a sopportare due decenni di stagnazione. I problemi economici di quel boom di investimenti eccessivi, alimentati da tassi d'interesse artificialmente bassi, non sono stati risolti ma spostati, dal settore privato a quello pubblico. Sebbene la Federal Reserve Bank di San Francisco ritenga che lo stimolo fiscale possa portare risultati migliori della ZIRP, il PIL giapponese suggerisce che, sin dal 1995, la crescita economica è rimasta anemica nonostante il sostanziale stimolo fiscale.

Le politiche adottate da molte economie avanzate, prima e dopo l'emergenza sanitaria, seguono il copione giapponese e, come ho avuto modo di dire in altri pezzi, esso è il paziente zero. Se un cocktail di stimoli monetari e fiscali non ha funzionato per il Giappone, perché dovrebbe funzionare per gli altri? Naturalmente il modo più veloce per ridurre la disoccupazione nel breve periodo è mantenere gli zombi in vita, ma ciò che non si vede in mezzo alla presunta ripresa di oggi è il danno a lungo termine inflitto alla crescita sostenibile dell'economia reale. La nipponizzazione dell'Europa e degli Stati Uniti è inevitabile. La presunta ripresa a cui stiamo assistendo oggi è costruita sulle fondamenta fatiscenti dei malinvestment seriali risultanti dai precedenti tentativi di evitare il dolore economico proveniente da una correzione degli errori economici del passato. Fino a quando i mercati non si saranno liberati degli zombi, la crescita economica rimarrà sub-ottimale. E questo ci porta a considerare un altro punto in merito alle sovrabbondanze, perché man mano che gli zombi consumano ricchezza reale essa viene sottratta a quelle realtà che avrebbero potuto utilizzarla al meglio e in modo efficiente. Infatti non potendo entrare in possesso degli input produttivi e del capitale necessario, anche la loro capacità di spesa viene intaccata; in questo modo la società ci perde due volte, perché non solo non si crea un circolo virtuoso di spesa e premiazione di quegli imprenditori più capaci e abili, ma si impedisce l'emersione di realtà che avrebbero potuto migliorare gli standard di vita di tutti. Inutile dire che è questo il risultato velenoso e più dannoso dell'Effetto Cantillon.

La disuguaglianza di ricchezza è una caratteristica naturale di un'economia di mercato. Le risorse di capitale (animate ed inanimate) sono eterogenee, quindi i redditi varieranno in base alle diverse produttività di questi input. Tramite il sistema profitti/perdite, però, le risorse non vengono sprecate sistematicamente ed i desideri e le esigenze dei consumatori sono soddisfatti nella misura più ampia possibile. Queste disuguaglianze sono naturali e salutari. Quando però entra in gioco l'espansione monetaria, essa modifica ed aggrava la disuguaglianza di ricchezza in modo permanente. Le future espansioni monetarie moltiplicheranno questi effetti ed il risultato inevitabile è l'emergere di classi in contrasto e conflitto sociale.


CONCLUSIONE

L'articolo di oggi ha voluto mettere in evidenza cosa accade materialmente quando l'interventismo del sistema bancario centrale diventa preponderante nel corso del tempo, andando infine ad intaccare direttamente, e non più indirettamente, la struttura della produzione e l'allocazione sostenibile delle risorse economiche scarse (animate ed inanimate). La settimana prossima vedremo come questo sia stato giustificato a livello intellettuale: carenza di buone teorie economiche e sovrabbondanza di teorie sballate.

Di conseguenza l'assenza di segnali economici genuini non fa altro che generare caos nell'ambiente economico, facendo emergere carenze di beni/servizi necessari (domanda reale non soddisfatta o rimandata indefinitamente) e sovrabbondanza di beni/servizi inutili (domanda reale nulla). Inutile dire che l'effetto è un impoverimento generale, dapprima silenzioso e all'improvviso devastante. La recente impennata dei prezzi al consumo, quindi, non è un caso: è stata generata dal sistema bancario centrale in generale e, nel caso particolare degli USA, dalla Federal Reserve nella loro crociata per mantenere in piedi un boom insostenibile e supportare i loro clientes a scapito di tutti gli altri.

Hanno influenzato al ribasso i tassi d'interesse rendendo attraente la speculazione immobiliare, ad esempio. Molti degli acquirenti, sulla scia della crisi Lehman, sono stati grandi banche e grandi aziende, visto che hanno potuto prendere in prestito denaro a tassi ridicoli. Sono diventati loro i nuovi padroni di case nel commercio lucrativo buy to rent, oppure potevano venderle nuovamente. Le case oggi sono più grandi, con l'aria condizionata e vari altri comfort ma in termini di prezzo e tempo, stanno diventando di nuovo inaccessibili. Nel 1971, prima che il denaro venisse sganciato definitivamente dalla sua controparte reale, la tipica casa americana costava circa $25.000; oggi costa quindici volte di più. Nel 1971 il lavoratore americano medio guadagnava circa $3,60 l'ora e gli ci sarebbero volute 173 settimane per comprare una casa media. Oggi il salario medio è di circa $25 l'ora e dovrà lavorare 341 settimane per comprarsene una. Lo stesso discorso possiamo farlo per l'automobile, il cui prezzo medio oggi è di circa $40.000. Il lavoratore medio oggi dovrebbe lavorare 40 settimane per potersela permettere, mentre invece nel 1971, quando il prezzo medio era di $2.300, impiegava solo 16 settimane.

E se il costo di cibo, immobili ed automobili aumenta, in termini di tempo necessario per acquistarli, la popolazione in generale non sta diventando più povera?